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Archive for febbraio 2010

Una mia amica mi ha detto che sul Blog mi ripeto e che dico sempre le stesse cose ; che cioè sarei ripetitivo.
Credo che, in certe situazioni della vita, sia necessario, quasi obbligatorio, essere ripetitivi, non foss’altro che per il fatto che certi »concetti » di onestà non riescono a penetrare nella mente di individui che conoscono solo l’egoismo, l’avidità e l’ingordigia.

Ai tempi in cui si andava a teatro in questo modo, le comunicazioni e i mezzi pubblici erano un poco più lenti.

Certi personaggi che, dopo aver fatto molte promesse, sono arrivati nella « stanza dei bottoni », si sono dimenticati delle promesse e hanno abbracciato l’ingordigia come una dea Risolvetutto.
Nel dimenticarsi delle promesse fatte, hanno accarezzato l’idea dell’immortalità, ma hanno continuato a sorridere agli ingenui che continuano a vederli come padreterni.
Salvo rarissime eccezioni anche questi personaggi arriveranno a quella « sofferenza » che si sono dimenticati di lenire nel loro prossimo quando avrebbero potuto farlo.

Non mi riferisco solo agli Ospedali o a quei luoghi dove si dovrebbero lenire le sofferenze, ma anche ai Servizi Pubblici (Treni, Bus, Poste, ecc.) che, con disservizi o gratuite astensioni dal lavoro procurano alle volte sofferenze incalcolabili.

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Desidero sottoporvi questo articolo tratto da un giornale “IL CAFFÈ” del Canton Ticino.

In un punto dell’intervista questo signore che è, ovvero era, un giornalista molto conosciuto dice testualmente:

“Fare i conti con le tue certezze, che sino a lì ti hanno supportato e permesso di andare avanti. Significa prendere coscienza della precarietà dell’esistenza… Accettare di navigare a vista, insomma”.

E poi aggiunge che bisogna affidarsi a chi ne sa di più.

Quando lessi questo articolo, Dario Robbiani, il giornalista, era ancora fra di noi.

Trovo essere molto importante analizzare la realtà nella quale è arrivato a trovarsi questo signore. A un certo momento della sua esistenza ha visto cadere quelle che credeva fossero “certezze” e si è reso conto della precarietà dell’esistenza.

Ha quindi capito che sarebbe stato necessario “affidarsi”. Per affidarsi bisogna prima avere una quasi certezza di potersi fidare.

Se sto male, se sono ammalato, se mi hanno diagnosticato una grave malattia o se addirittura mi hanno detto:”Hai il cancro”, non ho molto tempo per tergiversare e per analizzare che cosa mi offre “il mercato” della guarigione. Senza bighellonare più di quel tanto, se conosco bene, ma molto bene, un medico che potrà consigliarmi, ho qualche probabilità in più di essere curato bene. Se non conosco nessuno molto bene, finisco in quell’ingranaggio per cui, come nella maggior parte delle situazioni terrestri, il 50 percento dipende dalla fortuna.

E allora sì che le cose possono mettersi male.

“CADE IL SENSO D’IMMORTALITA’ E TI RITROVI NELLE MANI DI ALTRI”

Questo il titolo del trafiletto giornalistico; e poi

“LA MALATTIA MUTA MOLTE DELLE TUE CERTEZZE”

e questo quanto posso leggere vicino alla foto del giornalista. In questo caso non ci sono dubbi. Se ti trovi ad essere in buona salute quasi credendo di essere immortale sarebbe bene se ti muovessi un poco per non arrivare alla malattia e annaspare o precipitare in quell’ingranaggio perverso  nel quale non potrai fare altro che finire nelle “MANI DI ALTRI”.

Termino con una grande speranza rivolgendomi a chi avrà la pazienza di leggermi:

DIVULGATE QUESTO BLOG!

SE CI SARÀ UNA BUONA DIVULGAZIONE SI POTRÀ ANCHE SPERARE DI ARRIVARE AGLI “ADDETTI AI LAVORI”.  NON SOLO AI POLITICI MA ANCHE AI SANITARI CHE, POTRANNO REAGIRE SE, DI BUONA VOLONTÀ, NON POTRANNO ESERCITARE COL DOVUTO AMORE.

Vi sottoporrò la seconda parte dell’articolo. Vi ringrazio fin d’ora per il vostro commento.


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APPENDICE ALL’ARTICOLETTO 3

Avevo scritto:

oggi si visita a “minuti” (almeno in Svizzera). 5 minuti alla volta!

Ebbene sì; è proprio così. Si fa fatica a crederci. Qui di seguito una dimostrazione di quanto scrivo.

Questa fatturazione è di qualche anno fa. Mi piacque veramente molto. Arrivai a capire la grottesca capacità dell’essere umano che con inenarrabile fantasia riesce, senza dar nell’occhio, a turlupinare il prossimo e sottrargli denaro facendo finta di essere serio con paroloni apparentemente comprensibili.

Siete riusciti a leggere?
Si tratta di una semplice visita di “controllo” da parte di un medico verso un collega.
La consultazione avrebbe avuto la durata di minuti venti; cinque alla volta.

Consultazione, i primi 5 min. (consultazione di base)

+Consultazione, ogni 5 minuti successivi (supplemento per consultazione)

+Consultazione, ultimi 5 min. (supplemento per consultazione)

I CHF 14.74+29.48+7.37 che in totale fanno CHF 51.59 sono poca cosa. Bisognava aggiungere qualcosa. Ed ecco che entra in scena il
Piccolo esame clinico da parte del medico specialista per l’assistenza di base

per cui aggiungendo CHF 47.07 si raggiunge una cifra migliore e cioè CHF 98.66. Quasi 100 franchi svizzeri.

I venti minuti non sono ancora sufficientemente ammortizzati. Bisogna trovare altre voci per poter arrotondare la cifra.

Questa bellissima foto viene dalla Liguria. La fattura viene veramente dalla Confederazione Elvetica

Ed ecco che entra in azione una voce meravigliosa:
Presa a carico ambulatoriale di pazienti oncologici da personale curante qualificato, ogni 5 minuti
Tutte queste parole per soli CHF 20.29 che ci permettono però di raggiungere la cifra di CHF 118.95

Non basta. Ecco un’altra voce decisamente “simpatica”:
Prestazione tecnica di base: trattamento e presa a carico di pazienti oncologici
In questa “presa a carico” la cifra è maggiore: CHF 27.06 che aggiunta ai CHF 118.95 raggiunge la cifra di CHF 146.01.

Non basta ancora. La fantasia di “Nonsochi” è inesauribile; o è l’ingordigia; o è la disonestà imperante?
Prestazione medica in assenza del paziente (incluso lo studio degli atti): ogni 5 min.
Questi 10 minuti (5+5) costano CHF 29.48 che sommati ai precedenti 146.01 ci fanno arrivare a CHF 175.49.

Non basta. C’è l’arrotondamento per cui si arriva a CHF 175.50

Questa fattura non è di ieri, e neppure di avant’ieri. L’ho conservata perchè l’ho trovata particolarmente spassosa nel dimostrare l’ingordigia di chi dovrebbe alleviare le nostre sofferenze.

Sì perchè non vi ho ancora detto la cosa più bella.
La visita vera e propria dopo meno di cinque, dico cinque minuti, era finita. Il resto del tempo, fra colleghi, fu consumato per fare quelle piacevoli quattro chiacchere che addolciscono la vita.

Oggi, devo dire la verità, mi fanno veramente sorridere:

Quei cinque minuti sono stati pagati abbastanza cari!…
…intanto paga la Cassa Malati!

Sarà necessario tornare sull’argomento?

Credo proprio di sì.

Fattura

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