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Archive for aprile 2010

Quando iniziai questo Blog mi trovai di fronte a qualcosa di sconosciuto. Assolutamente non sapevo a cosa stavo andando incontro. L’ho iniziato con lo scopo di denunciare e alleviare certe sofferenze che, col passare del tempo, ho definito “gratuite”.
Gratuite: potrebbero non esserci.

Ci sono.

Ci sono perchè qualcuno le ha volute o le ha permesse.

Chi le ha volute può essere colui che fa esplodere una bomba e uccide o ferisce.
Chi le ha permesse può essere l’amministratore di un Ospedale che, o per negligenza o per sperare di perseguire il “solito” profitto lascia soffrire chi si rivolge “a lui”.

Questo argomento merita di essere approfondito.

Scrivendo gli “ARTICOLETTI” sono riuscito autobiograficamente a far pensare qualcuno dei miei lettori. Ricordare e pensare può far bene; può far sorridere; può aiutare a trovare soluzioni.

HITLER?

RICORDARE È VITA

È risaputo che la storia insegna.

Se Hitler avesse ponderato la storia, avrebbe capito che “andare” in Russia, come fece Napoleone, avrebbe potuto essere pericoloso.

NAPOLEONE

La nostra storia può darci molti insegnamenti che spesso non vediamo o non vogliamo vedere. Alle volte, stimolati da associazioni di idee, ci troviamo a ricordare eventi apparentemente dimenticati ma di capitale importanza… per il nostro futuro.

Questi miei articoletti, che possono sfiorare argomentazioni mediche, sono scritti per tutti e di facile comprensione. Non vogliono essere polemici ma possono far sorridere.
Qualche volta desiderano aiutare i nostri simili “di buona volontà”.

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E, ancora una volta, questi miei meravigliosi nipotini (forse un giorno vi mostrerò una loro fotografia), mi ispirano e mi fanno ricordare…
Devo aggiungere che nel ricordo che vi racconterò c’è anche un collegamento alla seconda guerra mondiale.

Qualche settimana fa…

Una bella domenica si va a cena in casa dei nipotini. Loro apprezzano molto il budino di vaniglia che fa la Nonna. Che poi se lo si gusta con un po’ di panna momtata è una vera goduria.

La Nonna decide di portare il budino di vaniglia; la panna verrà montata al momento. Per andare dai nipotini in macchina, bisogna lasciare il budino nello scodellone; l’importante, dato che nelle curve potrebbe scivolare via, è muoversi con delicatezza.e affrontare le curve con una delicatezza ancora maggiore.

Questo “andare” mi fece tornare alla memoria i viaggi serali per sfuggire ai bombardamenti.

All’estrema periferia della città c’era una località apparentemente tranquilla che non avrebbe dovuto essere meta di incursioni aeree.

Se la serata si annunciava metereologicamente serena, senza nubi o con poche nubi, cresceva la possibilità delle incursioni aeree. Il mio papà, che poteva essere considerato benestante, aveva a disposizione, se necessario, una macchina della ditta dove lavorava. Lui non guidava la macchina e allora c’era a disposizione anche l’autista. La macchina non era di lusso; era una semplice Balilla, non ricordo se a due o a quattro porte; in ogni caso sufficiente per poter raggiungere la località “tranquilla” per passare la notte senza il pericolo di ricevere una bomba in testa.

CREVARI

All’imbrunire, tutti in macchina. Due adulti e tre bambini più l’autista. Si stava un po’ schiacciati, ma per quei tempi era un gran lusso. Naturalmente le cinture di sicurezza non esistevano ancora e i sedilini per bambini sarebbero stati lo spunto per una barzelletta. Il lusso stava anche nel fatto che c’era benzina a disposizione. La ditta per cui lavorava mio papà, era, in un certo senso, alle dipendenze dello stato. In poche parole lavorava per la Guerra. Quella parte di Guerra che cercavamo di sfuggire.

Una componente molto importante di questo viaggio era la cena. Nella casa dove saremmo andati a passare la notte, avremmo anche cenato. Mia Mamma portava una brocca con la minestra. Faceva parte della cena. Il viaggio non era lungo, ma, specialmente nell’ultima parte, la strada era molto dissestata e c’erano diverse curve. Se non si faceva abbastanza attenzione la minestra usciva e, oltre al fatto che avrebbe sporcato i vestiti e i sedili della macchina, ci sarebbe stata meno cena.

Da dove si arrivava con la macchina, per raggiungere l’abitazione “nostro dormitorio” , bisognava camminare ancora circa un quarto d’ora.
Naturalmente, una volta arrivati, si cenava e poi si andava a letto.

Di questi sfollamenti notturni ci sono due punti importanti che vanno sottolineati.
Il primo punto piuttosto grottesco è che a pochi metri dalla casa nella quale andavamo a passare la notte, le truppe tedesche installarono un robusto “Riflettore” antiaereo. Quella casa diventò quindi molto pericolosa.

RIFLETTORI

Il secondo punto, che penso molto importante dal punto di vista umano. L’autista che ci portava rocambolescamente era dipendente della ditta per cui lavorava mio padre. Era sempre a disposizione e non credo che ricevesse uno stipendio anche per “portare a spasso” una famigliola che aveva paura delle bombe. Non ho la possibilità di informarmi, ma a quanto ne so, lo faceva per quella solidarietà a quei tempi stupendamente vera e non rara..
Non credo esistessero rivendicazioni salariali di tipo sindacale.
Purtroppo, e dico proprio purtroppo, accadde che, dopo il 25 aprile 1945, molti dirigenti della zona, che avevano precedentemente “abusato” della loro posizione, furono fatti “sparire”. Mio padre rimase vivo. Quasi sicuramente perchè, con stratagemmi particolari e innocue bugie, riuscì a eludere determinate pretese dell’Esercito Tedesco occupante e in particolare delle SS, La conseguenza fu che nei momenti più terribili e foschi dell’occupazione nazista, a nessun dipendente di quella ditta fu “torto un capello”.

LA GUERRA FINÌ E QUELLA SOLIDARIETÀ ANDÒ IN VACANZA!

Recentissimamente ho saputo che PNF, ossia Partito Nazionale Fascista veniva detto, da chi era obbligato a fregiarsi del distintivo,  anche:

PER NECESSITÀ FAMILIARE.


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Mi si potrebbe chiedere che collegamento c’è fra il perchè del mio Blog, la chiaccherata del bimbo che fumava delle porcherie e il terrore creato dai Governanti verso i fumatori.

Il collegamento potrebbe sembrare artificioso. È necessaria la premessa:

Come ebbi occasione di dire, mi piacerebbe molto poter, col mio Blog, diminuire certe sofferenze gratuite che noi poveri mortali dobbiamo inutilmente sopportare.

ANALIZZIAMO:

  • IL FUMATORE, se ci riuscisse o se fosse necessario, smetterebbe di fumare da subito.
  • MOLTI NON FUMATORI sono tali perchè non hanno mai veramente fumato o non sono mai riusciti a fumare. Hanno cercato di farlo, per essere come gli altri o per altre ragioni (non ci interessa quali) e, frustrati (non l’ammetteranno mai!) sono passati a combattere quelli che, non solo riuscivano a fumare, ma traevano piacere dal farlo.
  • IL FUMATORE (quello vero, non quello che ogni tanto fuma una sigaretta e non riesce neppure a tenere la sigaretta in mano da “vero professionista del fumo”), quando, dopo aver deciso con determinazione, smette di fumare e accetta la sofferenza dell’astinenza. Non demorde e, dopo svariati mesi senza fumare, continua a desiderare la sigaretta fra le labbra. Aveva deciso di smettere e non ricomincia.

    Quanti tentarono di imitarlo!

La sofferenza che mi interessa in questo frangente non è tanto quella di chi ha smesso di fumare, bensì quella del fumatore che, pur continuando a fumare e a gioire della sigaretta, viene bombardato a più non posso da quelle organizzazioni che hanno come unico scopo quello di tediare il prossimo con “battute” non sempre veritiere.

Chi organizza le scritte sui pacchetti di sigarette? Tipo:

FUMARE VA VENIRE IL CANCRO (?)!

Non è vero. Il cancro al polmone può magari venire più facilmente in una persona che fuma se intervengono altri fattori determinanti.

L’incertezza economica nel futuro ad opera dell’imperante pretesa di profitto sempre crescente.

Questa potrebbe essere causa di cancro. I LUMINARI DELLA MEDICINA, quelli che pretendono di essere I DEPOSITARI DELLA LEGGE, hanno dimenticato che la violenza con la quale si agisce verso un dipendente è pari alla mancanza di quell’amore che va sempre più scemando sulla faccia della terra.

PROFITTO e PIL

Come si fa a volersi bene se queste due parole ci offuscano la mente bombardandoci l’esistenza? Veniamo lentamente avvelenati….

L’antidoto può essere un bicchier di vino, una sigaretta o un buon caffè.

Se poi si sveglia il Vulcano islandese si potrebbe arrivare a capire che la Natura è grande come è grande la natura divina che è in ognuno di noi.

Nello stesso modo come non c’è, da parte mia, nessuna stima nei riguardi degli “arrabbiati” contro i FUMATORI, ho immenso rispetto verso tutte quelle persone che silenziosamente per decenni hanno respirato l’atmosfera del fumatore.


Sorrido con sincera partecipazione a quei FUMATORI che, fra una portata e l’altra, pur di foraggiare il polmone astinente, presso l’ingresso del ristorante, sfidano imperterriti le intemperie.

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Chi ha avuto la pazienza di leggere l’Articoletto 5 si è reso conto che nell’infanzia si possono fare delle cose apparentemente terribili. Sto parlando della salute. Volevo scrivere “cosiddetta salute”. Perchè la salute non è sempre quella che intendono gli altri per noi. La salute è quella situazione che ci fa star bene. Lo “Star bene” nella media, non solo al momento.

Forse non si può fumare

Altrimenti si rischia di fraintendere. Infatti chi ha “tracannato” svariati bicchieri di buon vino, può credere di stare benissimo al punto che dovrà essere “trasportato” a casa; non ricorderà nulla e se l’avrà fatto per “dimenticare”, le condizioni di benessere sembreranno ancora maggiori.

Noi ragazzini fumavamo delle vere e proprie porcherie. Tabacco carico di nicotina misto catrame e sputo essicato. Secondo le teorie che vanno oggi per la maggiore avremmo dovuto morire nello spazio di qualche anno. Però eravamo felici; eravamo in compagnia e sapevamo di essere trasgressori. Guai se i nostri genitori avessero saputo.

Eravamo felici. Nel nostro trasgredire avevamo la gioia di quelle intense boccate di fumo e degli stratagemmi messi in atto per evitare che l’alito “pesante” ci facesse la spia al nostro ritorno in famiglia.

Oltre alla gioia che era in noi anche perchè eravamo in compagnia, c’era la consapevolezza che il nostro trasgredire non era contro qualcuno e si limitava a sporadici momenti.
Per noi non era alla stessa stregua della droga, per cui la “dipendenza” non poteva assolutamente essere presa in considerazione.

Poi, molto poi, sono arrivati gli studi dei luminari che hanno sentenziato che la sigaretta fa venire il cancro al polmone, “disturbi” al cuore, “crampi” alle arterie, e così via.
Poi, ancora poi, sono arrivati gli Americani degli USA che hanno cominciato a ghettizzare i fumatori e far chiedere risarcimenti milionari, ai produttori di sigarette, da parte dei fumatori, che “poverini” forse non sapevano che fumare poteva far loro male.
Poi, ancora molto poi, sono arrivati i Governanti europei che, con asservimento ai metodi statunitensi, hanno, piano piano, “costretto” sempre di più i fumatori.

Noi, poco più che bimbi fumavamo delle schifezze ma eravamo felici. Oggi, la popolazione mondiale (almeno quella apparentemente civilizzata) fuma meno; ma è felice? Ha, senza la sigaretta in mano nello scompartimento ferroviario dove era consentito fumare, maggiore serenità?  Dopo aver smesso di fumare, c’è la gioia del borsellino? O ha “aggredito” altri vizi?

In poche parole, a farci ammalare non è solo il tabacco; sono particolarmente le condizioni disagiate nelle quali arriviamo a trovarci a causa delle politiche sempre più imperanti che predicano la necessità di maggiori profitti.

Il fumatore, che si consola con una sigaretta probabilmente un po’ “drogata” per produrre dipendenza, viene terrorizzato da cancri e infarti. Forse smetterà di fumare ma sarà abbracciato dalla sofferenza.

Non desidero assolutamente istigare al fumo, desidero semplicemente mettere l’accento sul fatto che chi pretende il NON FUMO non lo fa per il nostro STAR BENE ma per suoi profitti… o perchè non è mai riuscito a fumare.

È GIUSTO PER MODERARE IL POPOLO FUMATORE TERRORIZZARLO CON PROSPETTIVE CATASTROFICHE?

E SE LO AIUTASSIMO CON AMORE?

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ARTICOLETTO 5

ARTICOLETTO 5

Scrissi nell’Articoletto 2:

Oggigiorno se volete far felice un bimbo, dovete portarlo su un mezzo pubblico (Bus, Tram o Treno). Svariati anni fa per i bimbi era una gran festa se potevano andare in auto. Oggi, quasi quasi “nascono” in macchina e diventa una festa poter salire su un Bus cittadino.

Nella città dove sono nato hanno tolto, già da molto tempo, tutti i tram (l’ultimo Tram circolò nel 1966). Fu una di quelle decisioni non da “lungimirante” fatta sicuramente per “modernità”.

Sono sempre i miei adorati nipotini a “dettarmi” una buona parte di quanto scrivo, ovvero a farmi ricordare.
Il nipotino più grande ha appena compiuto 5 anni. Se gli propongo di andare sul BUS è veramente felice. Forse perchè ricorda l’affetto col quale lo portavo col passeggino?

Come sono cambiati i mezzi pubblici cittadini!
Nella città dove sono nato, una buona parte dei tram era senza porte. Se uno ci sapeva fare poteva salire e scendere mentre il mezzo era in corsa. Alcuni Tram erano addirittura aperti da ambedue le parti. Nelle ore di punta il tram viaggiava col “grappolo” umano sul predellino; alle volte, la calca era tale per cui c’era sul predellino il posto per un solo piede. Poteva accadere che ad ogni fermata, si dovesse scendere a terra per permettere ad altri utenti di salire o scendere. In questo modo si faceva riposare il braccio col quale ci si teneva durante la marcia. Queste situazioni, non di tutti i giorni, apparentemente di emergenza, permettevano di giungere a destinazione senza pagare il biglietto. Infatti su ogni tram c’era un bigliettaio che normalmente aveva un posto a sedere sulla parte posteriore del mezzo. Altre volte stava sempre in piedi. Poteva sedersi solo quando l’affluenza di passeggeri era minima o il tram stava raggiungendo il capolinea.

Vecchio tram probabilmente al capolinea di Voltri

Oggi, quando si vuole salire sul bus o sul tram, la preoccupazione maggiore è quella di procurarsi il biglietto. Quando si sale si dovrebbe avere già il biglietto o l’abbonamento. Che stress! Che belli quei tempi! C’era sempre un bigliettaio che vendeva i biglietti o controllava gli abbonamenti.
Oggi è tutto all’insegna dell’efficenza. Alle volte, se non molto sovente, la ricerca dell’efficenza raggiunge la deficenza.

Le linee erano numerate. La tratta più lunga aveva il numero 1 e il tragitto durava quasi un’ora. La tratta, secondo noi più bella aveva, se non ricordo male il numero 27. Con tante, tantissime curve, attraversava anche tutta la parte alta della città. Per chi non l’avesse capito la città è Genova. Pochi sanno quanto sia bella!

Torniamo ai Tram. Quanto può sembrare assurdo è una scritta che chiunque poteva leggere. Naturalmente c’era scritto VIETATO FUMARE, anche se nei primi anni dopo la Guerra, tutti fumavano tranquillamente. L’altra scritta che farà sorridere i più giovani era: VIETATO SPUTARE.

Come dicevo la gente fumava tranquillamente sui tram, e naturalmente, dato che era proibito non c’erano posacenere, la cenere e i mozziconi venivano gettati per terra. Non solo nessuno brontolava, ma era semplicemente “normale”.

I ragazzini come me, quando potevano, fumavano. Le sigarette costavano troppo, anche se era possibile comperare una unica sigaretta. Certamente! I Tabacchini vendevano anche una unica sigaretta! La soluzione era il tabacco che rimaneva nei mozziconi di sigaretta. A quei tempi non avevano ancora “inventato” le sigarette col filtro, per cui, nel mozzicone rimaneva sempre un po’ di tabacco. Era quel tabacco che aveva fatto da filtro per tutta la sigaretta. Era quindi “gonfio” di nicotina e di catrame… e qualche volta l’umidità di qualche sputo.

Considerando il fatto che noi abitavamo vicino al capolinea di un tram che aveva una percorrenza minima di 42 minuti, dal momento che questo tram, prima di ripartire sostava alcuni minuti (anche perchè tanto il manovratore quanto il bigliettaio avevano bisogno di fare pipì), noi, con tutta tranquillità potevamo perlustrare tutto il pavimento del veicolo e far man bassa di mozziconi. Il tabacco che potevamo “estrarre” dai mozziconi veniva poi fumato tranquillamente, naturalmente di nascosto, con delle piccole pipe di fortuna di nostra “artigianale” produzione.

Questo tram si chiamava LITTORINA

La nostra preoccupazione maggiore non era quella dei danni tipo cancro polmonare, ma quella di rimanere piccoli di statura. Gli adulti che ci vedevano fumare ci dicevano:”Se fumi rimani piccolo”. Oppure:”Lo sai che se fumi non diventerai mai grande?”.
Sono stato fortunato: Sono arrivato a 1.79!

SPERO CHE GLI IRRIDUCIBILI ASSERTORI DEL NON FUMO, DOPO AVER LETTO IL MIO ARTICOLO NON SIANO SVENUTI!

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