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Archive for agosto 2010

APPUNTI DI VIAGGIO 2

Quante volte avete visto una capra brucare sul tetto di una casa?

CAPRA CHE BRUCA

L’ho vista con piacere e l’ho fotografata un paio di mesi fa in Norvegia.

ALLA MALGA DI HERDAL

Ho saputo che a certe latitudini fanno crescere l’erba sui tetti per avere isolamento dal freddo.

Un tempo, per evitare che l’acqua si infiltrasse nell’abitazione, usavano fogli di corteccia di betulla. Oggi usano naturalmente fogli di plastica.

In certe zone della Norvegia il formaggio di capra è prelibato.

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APPUNTI DI VIAGGIO 1

Da un po’ di tempo a questa parte si direbbe che le fabbriche di biciclette abbiano sponsorizzato i sindaci delle città.
Vanno tutti in bicicletta .

BRUXELLES

ANCHE A BRUXELLES !

E pensare che quand’ero molto più giovane mio padre mi proibiva di andare in città in bicicletta. Diceva che era pericoloso.

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Quel mio nipotino, il secondo, non aveva ancora due anni. Aveva già da tempo dimostrato di avere un carattere particolarmente forte e, in un certo senso, poco malleabile. Testardo, sapeva quello che voleva per cui era sempre molto difficile ottenere da lui diversamente da quanto lui aveva deciso. Questi apprezzamenti sono nei suoi riguardi decisamente positivi. Spero che non lo “disturbino” troppo col crescere.
Quel giorno era in macchina. Con lui era la nonna, la mamma, il fratellino e il sottoscritto. Ci fermiamo per far scendere mia figlia e i due bambini; mia moglie ed io dovevamo proseguire. Scende mia figlia, scende il nipotino numero uno, non vuole scendere il nipotino numero due. Testardamente si rifiuta di scendere. Sta bene in macchina coi nonni.
A questo punto ci sono due soluzioni: o tirarlo giù dalla macchina rischiando pianti infiniti o crisi isterosimili o trovare il modo di convincerlo.
La seconda soluzione ha il sopravvento.

PARCO GIOCHI

Dice la Mamma:”Va bene, stai pure. Noi andiamo al parco giochi”. Mia figlia non aveva ancora terminato l’ultima sillaba che il bimbetto stava già scendendo dalla macchina. Naturalmente andarono al “parco giochi” e così via. Guai se l’avessero imbrogliato andando altrove. Sarebbe stato sufficente per perdere la fiducia nei genitori.
Ancora una volta un “piccolo avvenimento” attuale mette in moto i miei circuiti cerebrali e mi trovo obbligato a ripensare alla scuola dei miei tempi (che non credo molto diversi dagli attuali).
Se io devo andare a scuola pende sul mio carattere un obbligo categorico e indelebile. Questo obbligo rimarrà impresso come un marchio a fuoco nel mio inconscio e condizionerà il resto della mia esistenza.

Infatti, come suonano male queste due asserzioni:

PRIMA IL DOVERE POI IL PIACERE.
SCUOLA DELL’OBBLIGO.

Le dicevano anche a voi?
Dovere e obbligo sono due parole opprimenti che non ti lasciano alcuno spazio di manovra autonoma.
Quel mio bellissimo e affettuosissimo nipotino stava meravigliosamente bene coi Nonni. Stava vivendo un momento piacevole e positivo. Se l’avessero “strappato” da quel sedile sul quale si sentiva sovrano, nel suo inconscio sarebbe rimasta l’offesa del suo affetto verso i nonni e l’obbligo di doverli lasciare (abbandono).
Così non è stato. Lo stratagemma materno fece sì che fu lui a decidere e nulla turbò la sua personalità.

Dicono che sono le piccole cose quelle che fanno la bontà di un matrimonio.


Analogamente sono sovente piccoli avvenimenti dell’infanzia quelli che condizionano una vita.
Anni in un campo di concentramento lasciano un ricordo brutto e indelebile che rimane circoscritto a quel periodo.

L’”abbandono” di un bimbo da parte della madre il primo giorno di scuola può risultare in futuro altamente positivo per le case farmaceutiche produttrici di psicofarmaci.

Certamente non è sempre così altrimenti sarebbe la fine del mondo. Sarei però convinto che, se si cercasse di essere un po’ più psicologi le cose andrebbero meglio; tanto da parte delle autorità quanto da parte dei Genitori.

Oggi, quasi quasi, bisogna rivolgersi allo psicologo prima di tagliarsi le unghie.

Di fronte a qualunque piccolo o grande dramma c’è sempre pronta un’imponente squadra di psicologi.

Oltre al medico condotto ci sarà lo psicologo comunale?

Ma allora, se ci sono così tanti psi, perchè non aiutiamo un po’ i docenti a rendere la scuola un piacere anzichè un terribile dovere?

UN ASILO

Ringraziandovi per avermi letto, posso comunque dirvi che il mio adorabile nipotino cresce meravigliosamente e non vede l’ora di poter andare di nuovo all’asilo.

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È spesso l’associazione di idee quella che ti può portare alla tristezza più cupa o anche a una grande gioia.

Quando iniziai a scrivere l’Articoletto 13 ero molto, dico molto, triste. Un mio collega mi aveva diagnosticato che il funzionamento del mio pace maker era difettoso.

Il Pace Maker è quello strumentino “bionico” che permette di avere una frequenza cardiaca tale da potersi comportare normalmente. È una questione di elettricità.

Anche i pensieri sono la conseguenza di “scariche elettriche” fra chissà quanti neuroni in chissà quante parti del nostro corpo oltre che, quasi sicuramente, nel nostro cerebro.

Ebbene, poco fa, sotto la mia finestra, ho visto passare a sirene spiegate un’ambulanza come questa (N° 1),

AMBULANZA N° 1

non come questa (N° 2).

AMBULANZA N° 2

Fu un’ambulanza quella che, esattamente il giorno di ferragosto di cinque anni fa mi trasportò, a sirene spiegate, in ospedale dato che l’elettricità del mio cuore aveva deciso di fare sciopero (per fortuna a singhiozzo – altrimenti non sarei qui a raccontarvelo).

Oggi, proprio oggi, il collega ligure che mi mise il marchingegno elettrico che mi permette di sembrare normale (questa asserzione è indipendente dall’elettricità cardiaca – sembravo normale anche prima – ai posteri l’ardua sentenza) dopo un secondo minuzioso controllo mi ha sentenziato il perfetto funzionamento del mio macchinastro.

Il collega del controllo precedente si sarebbe sbagliato!

Quell’ambulanza che ho sentito passare poco fa, mi ha ricordato il trasporto del sottoscritto e la meravigliosa sentenza di oggi.
Non voglio, ora in questa sede considerare le capacità di certi medici.

Tutti possono sbagliare!

FU UNA SOFFERENZA “GRATUITA”

OGGI È UNA GRANDE GIOIA

Voglio far partecipi della mia gioia, i miei pochi (ma buoni) lettori.

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Come si fa a resistere a una vignetta come questa?

DA LA SETTIMANA ENIGMISTICA

Non si può resistere!

Desidero rendervi partecipi; Naturalmente sono molto curioso:
DITEMI COSA NE PENSATE

VALE LA PENA DI RIFLETTERE?

Quarchedundepegi

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Ero col mio nipotino, il più piccolo. Dopo una passeggiata sul Lungolago di Lugano, stavamo aspettando il Bus.

LUNGOLAGO DI LUGANO

Lui molto contento di essere col Nonno, ma ancor più contento di essere trasportato dal Bus (non Autobus!).

Ho cercato, durante la passeggiata, di insegnargli che bisogna attraversare sulle striscie pedonali e che, se c’è un semaforo, bisogna sempre attraversare quando è verde.
Purtroppo la maggior parte degli adulti di Lugano e circondario sono daltonici e attraversano senza rispettare il verde.

Da Wikipedia: Il daltonismo consiste in una cecità ai colori, ovvero nell’inabilità a percepire i colori (del tutto o in parte). È un difetto di natura prevalentemente genetica. Tuttavia, può insorgere anche in seguito a danni agli occhi, ai nervi o al cervello e persino in seguito all’esposizione ad alcuni composti chimici.

Purtroppo la moltitudine di daltonici che ci circondano, per lo più adulti e di ceto anche medio-alto, rende difficile insegnare a un bimbo un principio di educazione molto importante.

E poi ci lamentiamo se, sul treno, mettono le scarpe sui sedili o se al ristorante all’aperto ci gettano il fumo di sigaretta nel piatto!

Mentre aspettavamo il Bus, comodamente seduti su una panchina, vicino ai nostri piedi “passeggiavano” in cerca di cibo un piccione e un passerotto.

PASSEROTTO

Il mio nipotino, nel considerare la grandezza dei due volatili, mi chiede se uno è il papà e l’altro il figlioletto.

Meravigliosa e simpaticissima constatazione!

Cercai naturalmente di spiegargli che non era proprio così ma che ogni volatile ha la sua taglia; che esistono uccelli molto piccoli e uccelli di grandi dimensioni.

È in quell momento che la mia memoria, purtroppo non più lucidissima mi porta sul Lago di Costanza nel piccolo giardino dei miei nonni dove mio Nonno su una sedia a sdraio e con le gambe accavallate metteva un “pizzico” di burro sulla punta della scarpa e aspettava l’uccellino che veniva a mangiare.

L’uccellino era una Cinciallegra, della grandezza di un passero.

CINCIALLEGRA

Ricordo la circospezione con la quale si avvicinava, mangiava il burro, e poi, soddisfatto volava via.
Non ero abituato a vedere uccellini così vicini a noi umani. Da noi, in Liguria si usava cacciare un certo tipo di volatili; ricordo con certezza la “gioia” del cacciatore che mostrava cardellini e lucarini morti. Non c’era molto da mangiare…
Oggi mi rattristo al pensiero di quei multicolori frutti del creato uccisi con spirito guerresco.
Eppure credo che, ancora oggi, in certe zone d’Italia, certi uccellini con la polenta sono una leccornia.

QUANTI PICCOLI "OSEI"!

Mi sembra una vera crudeltà per soddisfare certi palati sedicenti fini.

Comunque negli umani la “crudeltà” c’è molto sovente e alle volte “gratuita”.
Ricordo i miei coetanei cacciatori di lucertole! Con fili d’erba particolare riuscivano, producendo un cappio, a prendere la lucertola impiccandola. Non riesco a comprendere la “goduria” di certi comportamenti.

LUCERTOLA

Da parte mia, mi divertivo a dar loro lo zucchero. Sulla punta di una canna tagliata a “becco di flauto” si metteva un po’ di zucchero. Avvicinandosi lentamente alla lucertola colla punta della canna vicino alla testa, appena la lucertola percepiva la presenza dello zucchero, anzichè scappare, lo mangiava.

Quarchedundepegi

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Una persona a me molto vicina mi ha parlato di un bellissimo libro :

LA BAMBINA CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA

COPERTINA DEL LIBRO IN QUESTIONE

Sarebbe il seguito di TRE TAZZE DI TÈ.

Non ho ancora letto i libri in questione. Mi ha colpito però il fatto che un uomo ha cambiato la propria vita e s’è messo a disposizione del prossimo per permettergli di andare a scuola e di imparare le cose più elementari.

Nel villaggio dove l’istruzione permise a una « scolara » di diventare ostetrica, non ci furono più decessi per mancanza di assistenza al parto.

Per noi l’istruzione è talmente ovvia per cui moltissimi bimbi vanno a scuola malvolentieri. Già quando andavo a scuola io, l’istruzione era un obbligo che faceva dimenticare il piacere di imparare.

Prima di ritornare a quei due libri, non posso fare a meno di ricordare gli anni in cui « dovevo » andare a scuola.
Per prima cosa è necessario puntualizzare quello che dicono i « Grandi ».

La chiamano SCUOLA DELL’OBBLIGO ; vuol dire che si DEVE andare a scuola, che si DEVE imparare e che si DEVE quindi frequentare. E tutto ciò che si DEVE suona di per sè molto male.

Senza parole

In certe latitudini la popolazione cerca di evitare tutto ciò che è obbligatorio.

Nei miei primissimi anni di scuola a dettar legge c’era un individuo di nome Benito e di cognome Mussolini. Andavamo a scuola dalle suore, le quali, oltre a garantire la moralità, seguivano gli intendimenti delle leggi e ci aiutavano ad essere dei buoni cristiani.
Innanzitutto era proibito parlare il dialetto. In secondo luogo, oltre ad imparare a leggere, scrivere e far di conto, ci insegnavano ad aver fede.
E ricordo molto bene come ci stimolavano ad aver fede. In che modo ?
Ve lo spiego cominciando col dirvi che questa scuola aveva un grande e bellissimo parco che dava direttamente sull’Aurelia (le auto che circolavano a quei tempi erano veramente poche). Attraversata l’Aurelia, oltre un sottopassaggio sotto la ferrovia, avevamo il mare e una bellissima spiaggia a disposizione. Da quella spiaggia dovevamo raccogliere delle pietre piuttosto grosse e portarle in un certo punto del parco. E fin qui tutto bene.

La scuola dove le suore stimolavano la nostra fede

Ciò che però è opinabile era la stimolazione della fede : »Se avrete fede quelle pietre potranno diventare pane ». Naturalmente cercavo con tutte le mie forze di avere fede ; tutti i giorni, o, per lo meno, molto sovente andavo a vedere se le pietre erano diventate commestibili…

Ho altri ricordi di me scolaro o, più tardi, studente. Quello che, in questo momento, maggiormente ricordo, e che mi permetterà di estrapolare una morale, risale ai tempi in cui frequentavo la quinta ginnasio.
La scuola era in un vecchio edificio e le classi erano al pianterreno. La scuola era mista e trovandosi al confine con un bel parco ricco di piante, era possibile che si infiltrasse nell’edificio un minuscolo topolino.
È facilmente immaginabile cosa avrebbe potuto succedere se, a un certo momento, questo animaletto fosse uscito dalla tana e avesse iniziato a gironzolare nella classe.
Accadde durante un intervallo. Le fanciulle mie compagne di scuola agitatissime strepitavano per vera o falsa paura e il topolino fu reso defunto (non ricordo assolutamente per mano di chi e in che modo).
Fin qui nulla di tragico dato che, con la morte del topolino, tutto avrebbe potuto ritornare nella massima tranquillità. La tragedia cominciò quando il sottoscritto, prese il topolino per la coda e lo sollevò dirigendosi verso la porta dell’aula dove le ragazze stavano per uscire dopo lo « scampato pericolo della belva ». In quel frangente, mentre varie voci femminili urlavano più o meno terrorizzate, entrò la vicepreside.

In questa costruzione era il Liceo Classico - Oggi sede di un Museo Navale

Non ricordo assolutamente quale fu il gran finale, posso solo dirvi che quella donna che si vide a pochi centimetri dalla faccia un topolino morto, dopo essere riuscita a non svenire, ritornò sui suoi passi e, per quel giorno, sparì dalla circolazione.

TOPOLINO

Quella donna, piccola e autoritaria, era anche la professoressa di italiano. Quella donna se la legò al dito e mi negò ogni tentativo atto a dimostrarmi studioso e diligente. Che fatica riuscire ad arrivare al primo liceo classico !

Ho dovuto fare il liceo classico perchè, fin da bambino, avevo deciso, chissà perchè,  di studiare medicina. Eppure non ci sono medici in famiglia!

Non sono mai andato a scuola volentieri e… anche se mi impegnavo mi sentivo sempre dire che mi mancavano le basi.

Queste basi, che sono state il mio incubo fino all’agognata maturità, chi doveva darmele ? o io bimbetto avrei dovuto andare a spasso con una lanterna alla Diogene con la scritta CERCO LE BASI ?

Diogene - Da Enjambement Poesia e Cultura

Gli insegnanti sono solo insegnanti o dovrebbero essere anche degli educatori ? Dovrebbero far amare la materia che insegnano ? Dovrebbero far risaltare i lati positivi di ciò che vanno pedestremente propinando ?


Nella mia infanzia, per la scuola,  ho sofferto veramente molto. Non ero cretino o ritardato. Eppure, in fin dei conti, facevo quella figura. Erano, le mie, sofferenze gratuite ?

Sia chiaro che sto scrivendo di quando ero scolaro. Non ho la possibilità di conoscere la reale situazione attuale.

Ci ritornerò perchè ho altri aneddoti da raccontare.

Voglio ritornare al libro che mi ha stimolato a scrivere questo Articoletto. Quanti giovani, in paesi meno sviluppati del nostro,  vogliono imparare !

Quanti giovani molto intelligenti, in paeselli lontani da tutto e da tutti, vogliono poter sviluppare il loro quoziente intellettivo e sono invece costretti a piccoli lavori con palese « sfruttamento ». ! È quanto accade anche nelle nazioni prese in considerazione da quei libri.

L’autore di questi libri va aiutato. La costruzione di scuole riduce, in certi paesi a rischio, la SOFFERENZA GRATUITA che i Governanti, miopi e non, prediligono.

 

 

 

Quarchedundepegi

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