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Archive for marzo 2011

ARRIVEDERCI ?

Umberto Veronesi ha scritto il libro :

« IL DIRITTO DI NON SOFFRIRE ».

Non l’ho letto e non so se lo leggerò mai.
L’ho sentito a « Che tempo che fa » e mi sono reso conto che non mi ha convinto quando ha parlato del nucleare.
Anzi : Mi ha disgustato.
Ma come si fa a sperare nel « nucleare di quarta generazione » dopo quello che ancora sta accadendo in Giappone !

Sarebbero solo 439!!!!!!!!

Avrebbe proposto per l’Italia una moratoria di un anno. E dopo?
Quanto è accaduto in Giappone ha fatto consumare fiumi di inchiostro, non si sa assolutamente come andrà a finire e non si sa neppure quanti saranno in futuro i morti.

Il titolo del libro è qualcosa di fantasticamente ipocrita.

Da quando ho iniziato questo Blog, nel tentative di far qualcosa contro le “sofferenze gratuite”, mi sono reso conto che, appunto le “sofferenze gratuite” sono una quantità inimmaginabile e, quasi tutte volute dall’uomo.

Recentemente sono andato a vedere questa “mostra”.

Ho potuto, già un poco lo sapevo, constatare quanto possano essere “mostri” gli psichiatri con la psichiatria.

E pensare che già svariati anni fa, proprio due psichiatri scrissero un libro sull’importanza delle intolleranze alimentari.

Quanti psichiatri, anzichè pasticarvi, vi hanno proposto di analizzare l’esistenza in voi di eventuali intolleranze alimentari?
Sicuramente nessuno! E perché?

Non conosco la risposta. Posso dire quasi per certo che il 98% dei medici non conoscono la differenza fra allergia e intolleranza! Usano in modo improprio “l’intolleranza a glutine e/o lattosio”.

Gli psichiatri e le case farmaceutiche continuano a “decerebrare” il genere umano riempendosi le tasche di “dollaroni”.

Col mio Blog non ho combinato, per ora, nulla di buono; ho conosciuto dei personaggi simpatici senza arrivare a una vera amicizia, ma non ho “mosso” nulla.

Forse dovrei dedicare quasi tutte le mie energie a questa specie di crociata.
L’Umberto “nazionale” osannato dalla Patria mi ha disgustato e mi ha fatto ricordare certe ipocrisie della medicina… e non solo quella psichiatrica.

Bisogna avere il coraggio di riconoscere i propri limiti. Quindi:

Ho deciso di fermarmi. Piccola pausa di riflessione? Non lo so.

Ringrazio di cuore tutti coloro che, fino ad oggi, mi hanno voluto seguire.

Un forte abbraccio a tutti.

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Mia figlia ha voluto farmi un regalino per la festa del papà.
Ha organizzato una gita coi miei “amatissimi” nipotini.

Dapprima col treno normale e poi col trenino che da Locarno va fino a Domodossola. Ebbi già occasione di scriverlo:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/04/13/articoletto-5/

Oggigiorno se volete far felice un bimbo, dovete portarlo su un mezzo pubblico (Bus, Tram o Treno). Svariati anni fa per i bimbi era una gran festa se potevano andare in auto. Oggi, quasi quasi “nascono” in macchina e diventa una festa poter salire su un Bus cittadino.

Se andare su un Bus è bello; immaginiamo quanto può essere bello andare dapprima su un treno normale, cambiare dopo una mezz’oretta, salire su un altro treno normale e poi su un trenino.

Mi fece un regalo veramente bellissimo. Anche se era la Festa del Papà, abbastanza commerciale, come Nonno la gradii in modo quanto mai superlativo.

L’idea di andare una giornata in treno con loro, di averli vicini, di andare al ristorante, di tenerli per mano, di vederli correre mi produsse una “tenerezza” particolare. Aspettavo quel giorno e mi auguravo che non piovesse. La presenza della Nonna ha reso la giornata più che appagante. Loro infatti “stravedono” per la Nonna… e io ne sorrido in silenzio.

E così è arrivato il 19 marzo e, tutto secondo copione, abbiamo potuto gioire immensamente. La giornata stupenda proprio come desideravamo; la temperatura ideale e il ristorante simpatico e accogliente.

Una componente imprevista proiettata nel futuro è questa fotografia che, con la mia macchina, mia figlia ha voluto scattare a mia insaputa.

L’ATTRAVERSAMENTO DEI BINARI COI NIPOTINI PER MANO È UNA SENSAZIONE VERAMENTE INSPIEGABILE!

L’attraversamento era necessario per salire di lì a qualche minuto sul trenino del ritorno.

Eccolo! Sta per partire:

si vede in lontananza il trenino appena incrociato

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È PRIMAVERA!

Ma non è bello, carino e simpatico questo sole?
Sembra sonnecchiante… ma sorridente!

SORRIDIAMO TUTTI INSIEME

Oggi è Primavera… sembra dire questo sole che ho trovato su una staccionata attorno a un cantiere edile.
Vi augura, assieme a me, BUONA PRIMAVERA!

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DA "GITE MENTALI"

Il telefono è uno strumento importantissimo e schiavizzante. Se ne è accorto (o se ne accorgerà) anche il mio nipotino che sta cominciando a utilizzarlo.

Forse guardando la televisione avete avuto la possibilità di vedere la Hunziker che vi propaganda il 187. Com’è carina! Vi fa proprio credere che con il 187 si possa arrivare a tutto.

Recentemente ho dovuto sperimentare l’ipocrisia del 187… per non parlare di TELECOM ITALIA.

MICHELLE HUNZIKER

Ero in Liguria, a casa mia, in quella casa dove ho vissuto diversi anni, dove ho visto crescere tre figli, dove ho visto moglie e figli mangiare, ridere, qualche volte piangere, terrorizzarsi per qualche “botta” di terremoto e… telefonare. Quella era la casa di tutti i giorni dove un telefono rigorosamente “fisso” allietava o disturbava coi suoi squilli. Era sul mare (vicino al mare), in una città costiera che piaceva tanto a chi era costretto alle nebbie e ai freddi del nord. In quella casa, non proprio casa ma piuttosto appartamento, vado quando posso per rilassarmi, ricordare, scrivere, telefonare, assaporare le prelibatezze liguri e respirare l’aria del mare.
Purtroppo, per ragioni di salute, dall’inizio di dicembre 2010 fino a qualche settimana fa, non mi fu possibile andare ad “assaporare quel meraviglioso profumo di mare”. Passò da quelle parti un mio figlio che, fra l’altro, si rese conto che il telefono (quello fisso collegato a Telecom Italia) era isolato, o se preferite “morto”. Non dava segni di vita. Col suo telefonino chiamò il 187, fece presente il diguido, lasciò il numero del cellulare col quale stava chiamando, sentì le rassicurazioni che comunicavano il ritorno alla vita della linea entro 48 ore e, infine, ci “allietò” facendoci partecipi dell’ottimo presunto funzionamento del 187.

Cominciammo a dormire sonni tranquilli o, se preferite, fra due guanciali.

Purtroppo, guardando sul canale italiano la pubblicità, non sapevamo che i messaggi della bella Michelle Hunziker erano presagi di sventura.

I nostri sonni “tranquilli” terminarono (il 2011 era abbondantemente cominciato) quando, con inenarrabile gioia, ci fu permesso di rimettere finalmente piede nella mia bella Liguria.
Dopo aver scaricato i bagagli, ci si sovviene della necessità di avvertire i parenti del viaggio andato a buon fine. Naturalmente si pensa al telefono. Sollevo la cornetta e mi accorgo che la linea è ancora “morta”. Per fortuna non è fatta di materiale organico e qundi non ha rischiato la putrefazione.
Che fare? Semplicissimo. Chiamo, naturalmente col mio cellulare, il 187.
Ora cominciano veramente le danze. Da questo momento mi rendo conto di quanto sia grande la capacità della gente italica di prenderti letteralmente per il sedere. Sì perchè fu da quel momento che mi trovai a parlare con tutta l’Italia (isole escluse).
Dovete sapere che a rispondervi non è Michelle Hunziker con le tette provocanti, nossignori, vi risponde una monotona richiesta di “numeri”.

Da "LA SETTIMANA ENIGMISTICA"

Uno, oppure due, oppure ancora uno e, in ogni caso il numero per il quale state chiamando: il vostro numero “morto”. Quando finalmente arrivate ad attendere la voce dell’operatore, comincia “assordante” e provocante la musica, sempre la stessa e forte… troppo forte.
Quando chiamai la prima volta era domenica; non arrivò nessun operatore ma la voce metallica e suadente di chinonsisachisia mi comunicò essere la linea in ordine e che entro 2 giorni avrei potuto ricominciare a sentire il tanto amato “tu tu, tu tu, tu tu”…
Il giorno dopo, non più festivo, richiamo il 187. Ero ancora convinto di poter arrivare ad usare quella linea entro poche ore. La voce metallica mi aveva detto sicuramente la verità. Come si poteva pensare diversamente. Da quel momento, tragico e istruttivo nello stesso tempo, iniziai a farmi una cultura del 187 e della serietà di Telecom Italia nonchè dello spirito col quale lavora (o prende per il sedere) l’italica gente che sta dietro le cuffie.
A parte i numeri (1, 2 o 3 a seconda di ciò che si desidera), fu interessante ascoltare sempre la stessa allucinante musica e constatare che, nelle pause della serietà, lo spirito guerresco, produttivo e ipocrita dell’imprenditore (sempre metallicamente) cercò di propinare il proprio buon nome e la speranza di vendite future.
Ogni volta che riuscivo a parlare con un operatore, mi veniva comunicata una sigla; due lettere e un numero di tre cifre, seguita (la sigla) dalla voce “umana” che dichiarava il proprio nome di battesimo. Normalmente si poteva capire da quale parte d’Italia arrivava la risposta. La prima volta da Roma o dal Lazio, la seconda volta dall’Emilia o da Bologna, un’altra volta, dietro mia richiesta, dal Piemonte, e così via.
Dal lunedì arrivava sempre la rassicurazione che entro mercoledì la linea sarebbe stata ripristinata.
Arriva il giovedì mattina e il telefono, quel mostro apparentemente inanimato, che come un buon amico o come un nemico, a seconda dei casi squillava allegramente, era ancora morto, e sembrava irrimediabilmente defunto.
La fiducia, o speranza o chiamatela come volete, si affloscia come una vela in un momento di bonaccia non prevista e non rimane che ricominciare a digitare quei tre terribili numeri: 187. Ed ecco, che con la solita sigla arriva una voce, questa volta da Genova. Gentilissimo mi rassicura. Questa volta non mi accontento; voglio parlare con un tecnico. E va bene; ne arriva un altro, anche lui con la sua sigla che, alla fine mi fa parlare con un certo Dott. Vattelapesca che non riporto in questo articolo come non riporto i vari Ilaria, Francesca e Mario.
Questo Dott. Vattelapesca ha la voce veramente suadente, gentile, accativante e tutto ciò che può andare a braccetto con la fiducia. Lo abbraccerei tanto mi trovo a volergli bene. Mi garantisce la linea entro il giorno dopo (venerdì), forse entro la sera stessa. Gli chiedo il suo numero telefonico diretto per poterlo eventualmente rintracciare. “Non è necessario – mi dice – la richiamerò io entro due ore”.
Passarono due e più ore e il Dott. Vattelapesca si dimentica di me. Ricomincio a centottantasettare e parlo dapprima col Piemonte e, dopo varie insistenze, la fanciulla mia interlocutrice mi attacca il telefono, ovvero mi manda a quel paese. Desideravo che mi passasse il Dott. Vattelapesca. “No; tutto quello che posso fare è inviare una Mail al tecnico”.

Un call-center. Sono così quelli di Telecom Italia?

Chiamo ancora e vengo minacciato: “Ogni volta che oso digitare il 187 e dimostrare richiesta di aiuto per il mio telefono, il robot che ricerca il mio danno deve ricominciare daccapo”.
Finalmente una fanciulla gentile e affidabile che avrei abbracciato, baciato ecc. ecc. alle 13.05 del venerdì da Napoli:. “Subito dopo la pausa pranzo telefono al tecnico della sua zona e la richiamo per comunicarle il futuro. Stia tranquillo; la richiamerò entro un’ora”.. Dopo solo 30 minuti squilla il mio Cellulare, È Angelica (il vero nome è un altro) da Napoli che mi annuncia trionfante che entro un’ora un tecnico si sarebbe occupato di me. Avrebbe finito il pasto di mezzogiorno e sarebbe venuto a casa mia. Mi comunica anche che, fino a quel momento tutti (dico e ripeto tutti) quelli con cui avevo parlato mi avevano preso in giro. Non aveva fatto niente nessuno. Lo stesso concetto, ma con parole diverse, mi fu espresso anche dal Dott. Vattelapesca.
Come si fa a non immaginare la mia gioia? È dalla domenica che aspetto e, più che musica, sempre la stessa, non mi son trovato ad ascoltare alcuna bella notizia se non questa!
Gioisco e aspetto. Passano le ore e il telefono continua a tacere. Alle 16.05 ricomincio a digitare il 187. Questa volta mi rispondono da Taranto. Sono esausto e mi sento dire che bisogna avere tanta pazienza perchè il guasto è grosso. “Di cosa si tratta?”chiedo. “È grosso… e basta”.
Tirando le somme penso che ormai la linea rimarra morta, anche se ho sempre pagato regolarmente la bolletta, e inizio a pensare alla partenza. Il giorno dopo sabato è considerato a molti livelli come festivo, domenica dovrò ritornare. Ebbene sì!… ha ragione quello di Taranto. Bisogna aver pazienza… però non si dovrebbe mai perdere la speranza.

SPES ULTIMA DEA… Ormai non per me.
Ed ecco che accade l’imprevedibile. Il giorno dopo, sabato, telefona mio figlio, quello che aveva telefonato il guasto in dicembre e mi comunica che un tecnico sta per raggiungerci a casa. Che bella barzelletta! Mio figlio desidera vedermi morto? Nossignori! Un tecnico sta arrivando. Uno di quelli veri. Con la macchina TELECOM.

L'HO FOTOGRAFATA

Questo meraviglioso uomo, di sabato mattina ispeziona la situazione, intravvede il guasto, prende la scala, si arrampica, raggiunge il filo che, deteriorato dal tempo, non contattava più e, dopo un paio di mezzorette posso nuovamente ascoltare la musica vera: tu tu, tu tu, tu tu,…
Ma allora sono servite le mie continue telefonate? Nossignori! La telefonata di dicembre di mio figlio ha mosso le acque qualche mese dopo. Io infatti avevo lasciato un numero diverso. Effettivamente le mie telefonate sono finite nel nulla! Forse fra un paio di mesi mi telefoneranno…………..
La morale della favola è esattamente come scrissi più sopra: mi sono reso conto di quanto sia grande la capacità della gente italica di prendere per il sedere il prossimo.
Ho parlato con almeno 9 persone del 187. Della maggior parte ho la sigla e il nome. Una di queste persone si è presentata come un capo tecnico e come laureato. Nessuno mi è stato utile se non per farmi perdere tempo e dare massimo discredito a TELECOM ITALIA. Queste 9 persone rispondevano da varie località italiane dal Nord al Sud. Tutte queste persone mi hanno preso in giro, e addirittura due hanno accusato i colleghi di lavoro di menefreghismo.
Se avessi voluto fare una statistica di come lavorano gli italiani di un determinato settore, non avrei potuto far di meglio.
Se questi italiani rappresentano effettivamente le capacità lavorative degli italiani credo che la condanna dovrebbe essere totale e senza appello. Se queste persone con cui ho parlato ricevono uno stipendio, si potrebbe solo dire che sono ladri a tutti gli effetti.
Ogni tanto in Italia si sciopera. Ma fra quelli che scioperano qual’è la percentuale delle persone che, ad eccezione di quando scioperano, lavorano veramente? Qual’è il coraggio con cui si rivendica e si va in piazza?
L’interessante di questa storia rigorosamente vera, ho la sigla e il nome di almeno 5 persone, è che queste persone erano dislocate in vari punti d’Italia e, in un certo senso rapprentavano l’Italia. O erano tutti precari mal pagati che avevano deciso di “distruggere” la Telecom Italia?
Per mia fortuna, durante quella settimana il telefono non era economicamente legato al mio sostentamento. Era utile. Più che utile… ma non mi ha messo in pericolo di vita.

Morale: il mondo è bello perchè è avariato.

Auspicio: CHE I FURBI SI RAVVEDANO! FANNO DEL MALE A SE STESSI!

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Ho letto recentemente su “IL CAFFE'”

Io sto viaggiando a tutto vapore verso l’anzianità.

Ai miei tempi solo la parola “sesso” era una parolaccia. Immaginiamoci tutto il resto!

Spero nel vostro punto di vista. Eccovi l’articolo ben leggibile:

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IL PENSIERO

Questa è la copertina di una rivista ticinese “GENTESana”.

Numero di Novembre 2010

Mi ha catturato l’EDITORIALE che ugualmente vi presento. Il tema è IL PENSIERO.

Sul “pensiero” sono stati scritti fiumi di parole e, anche in questa rivista se ne parla.

Editoriale GENTEsana Nov.2010

È a firma di Florinda Balli.

Se qualcuno fosse interessato a leggerlo tutto, me lo comunichi; glielo invierò con piacere.

Vengo ora a ciò che mi sono trovato a pensare, specialmente per quanto sta scritto negli ultimi due paragrafi.

1° – Nei primi decenni del Novecento è stato messo in discussione il “dogma” della separazione fra mente e materia (o corpo).

2° – Il pensiero di gruppi di persone può influenzare gli eventi collettivi.

GLI ULTIMI DUE PARAGRAFI

Ricordo di aver letto, anni fa, che dove esistevano “Gruppi di meditazione”, naturalmente positiva, nel raggio di qualche chilometro la delinquenza diminuiva o addirittura svaniva.

Leggendo questo Editoriale, ho pensato a quello che accade in Italia e nel Mondo. Ho pensato a quanto mi trovo sovente a leggere a dritta e a manca. Mi sono reso conto che molti cittadini o sono arrabbiati o tristi; o eliminerebbero volentieri qualcuno dalla faccia della terra, o fanno veramente fatica ad arrivare alla fine del mese, o, peggio ancora, potrebbero arrivare bene alla fine del mese ma non sanno cosa vuol dire accontentarsi.

Ho pensato che, forse, il globo terracqueo godrebbe di maggiore benessere se meno persone fossero arrabbiate e più persone sapessero accontentarsi.

Come già ebbi occasione di scrivere, “viaggiando” in internet e analizzando vari Blog, trovo che molti italiani vivono male perchè scontenti, per esempio, di chi ci governa. E non è solo scontentezza; è rabbia; è livore; è quel movimento di “energie” che, se funzionante epidemiologicamente, porta una maggior quantità di persone ad altrettanta scontentezza, rabbia, livore, ecc. Le ragioni sono buone, o addirittura ottime, ma, non portano a nulla di positivo o costruttivo che dir si voglia. Gli animi sempre più avvelenati dell’opposizione, non riescono a “spostare” nessuno. Riescono a creare sempre più rabbia e malcontento. È una brutta spirale, o “effetto domino” che fa crescere coliti e mal di fegato.

Perchè, mi chiedo, non si accetta la situazione voluta dagli elettori e si contribuisce al benessere del “Bel Paese”? Sorridere anzichè digrignare i denti?

Se molti più italiani sorridessero, sarebbero come un immenso “Gruppo di Meditazione” che, producendo “Energie positive” aiuterebbero i Governanti a governare anzichè litigare.

Sia chiaro: il mio pensiero non è e non vuole essere politico. È per dare una “spintarella” alle sofferenze “gratuite” e inutili di molti italiani.

PRIMA DI METTERE IN ONDA QUESTO ARTICOLO, MANDO UN PENSIERO DI CORDOGLIO ALLE VITTIME DEL TERREMOTO IN GIAPPONE

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Ricordate questo fiore?

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/12/30/appunti-di-viaggio-12/

Qualcuno era stupito circa la grandezza del cactus.

Mi ero ripromesso, alla prima occasione di fotografarlo. Eccolo:

Fotografato in febbraio 2011

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