Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2014

Al servizio dei cittadini dovrebbero esserci le Poste Italiane… naturalmente per i cittadini d’Italia.

Analogamente le Poste Svizzere dovrebbero essere al servizio dei cittadini di Svizzera.

Questo accadde recentemente. Dato che a Berna, il “Controllore dei prezzi” protestò per l’esagerato aumento delle tariffe postali, le poste svizzere chiesero scusa ai cittadini inviando in regalo a ogni famiglia quattro francobolli da un franco tipo questo e con vignette differenti.

Bollo svizzeroLa tariffa di un franco serve per spedire una lettera fino a 100 grammi in Svizzera; posta A che corrisponde alla posta prioritaria.

Bisogna dire che, quasi sempre, le missive prioritarie arrivano il giorno dopo.

…PROPRIO COME IN ITALIA?

 

Annunci

Read Full Post »

Nel 2004 uscì questo francobollo… che sicuramente fu visto da pochissimi italiani.

Anniversario importante

Anniversario importante

Fu visto da pochissimi italiani dato che le nostre poste fanno stampare i francobolli praticamente solo per estorcere soldi ai collezionisti. Lo dimostra il fatto che se andate in un ufficio postale e chiedete un francobollo da 0.85 centesimi di Euro per spedire una cartolina in Svizzera, molto probabilmente l’impiegato dell’ufficio non sarà nelle condizioni di esaudire la vostra richiesta.

Ora i francobolli ad uso postale li “stampano” al momento!… ma non sono francobolli.

Nel mese di novembre di quest’anno Trieste è ritornata italiana da sessanta anni.

Tornando al francobollo del 2004, in quel francobollo che inneggia al ritorno dell’Italia… dopo la Seconda terribile Guerra Mondiale, è insito l’AMORE per l’Italia dei triestini e la morte di alcuni patrioti che stimolò indirettamente gli Angloamericani a prendere una decisione in merito.

Per i cittadini d’Italia che seguono giornalmente dibattiti a non finire sulla situazione politica della nostra martoriata penisola, Trieste è abbastanza lontana e la storia della città è poco conosciuta.

Sarebbe auspicabile che si ricordasse un poco quanto i triestini, nel lontano 1954, seppero amare la Patria.

Non basta amare la Patria coll’Inno di Mameli prima delle partite di calcio o durante la premiazione di un atleta dopo un evento sportivo. Amare la Patria significa anche cercare di estirpare dal proprio comportamento il “DRITTUME” imperante e comportarsi con la giusta educazione e rispetto.

Quando si dice che qualcuno è morto per un ideale nel Risorgimento, si considera un periodo storico apparentemente molto lontano, ma se si considera il 1953 a noi piuttosto vicino e si pensa che queste sei persone

medaglie

sono morte per amore verso l’Italia, forse sarebbe possibile pensarci un attimo prima di muoversi egoisticamente e contro il benessere della collettività.

Queste persone volevano ritornare ad essere “italiani” a tutti gli effetti.

Amavano davvero l’Italia…

Read Full Post »

SORRIDIAMO?

Ma sì!
Anche se sembra che vada tutto a ramengo, ci rimane la capacità di sorridere.

Da "LA SETTIMANA ENIGMISTICA"

Da “LA SETTIMANA ENIGMISTICA”

Fantastici i nostri figli… e nipoti.

Per fortuna che ci rimane l’esperienza!

Read Full Post »

SE NON HAI TEMPO PER LEGGERE FINO IN FONDO… LASCIA PERDERE.

NON SCRIVERE “Mi piace” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Chiesero ad Alessandro Depegi di scrivere qualcosa su “IL DISPREZZO”.

Considerando il momento drammatico nel quale sembra si voglia pretendere di far precipitare l’Italia, anche se sarà inutile, mi piace esprimere agli italiani il pensiero di un italiano che è andato a vivere all’estero a causa dell’ignoranza (termine benevolo) di Burocrati e Legislatori.

Questo è quanto Alessandro Depegi riuscì a partorire:

La parola disprezzo sembra una parolaccia; quasi sinonimo di odio. Se si dice che non si dovrebbe mai odiare, perché l’odio mette in moto tossine difficilmente degradabili che danneggiano chi odia, analogamente non si dovrebbe mai disprezzare nulla e nessuno.

Leandro ha cercato di analizzare questo particolare problema, e si è reso conto che non è così.

Ha cercato sul dizionario il significato della parola, e ha trovato: Sentimento di chi, giustamente o ingiustamente, ritiene una persona o una cosa troppo inferiore a sé, o vile in sé stessa, o comunque indegna della propria stima e considerazione.

Leandro si è reso conto che, spesso e volentieri, si usa il termine disprezzo per sottolineare il suo opposto, come, per esempio: “Non disprezzerei l’idea di vincere alla lotteria” anche se, chi dice o pensa questo non compra mai il biglietto della lotteria.

Tornando al disprezzo vero e proprio, quello o quelli per cui Leandro sente un disprezzo quasi viscerale sono quegli individui che permettono o addirittura desiderano l’altrui sofferenza, definita “gratuita”.
Nella categoria di quelli che lo “permettono”, Leandro non può evitare di considerare certi vigliacchi politicanti da strapazzo che, pur di non perdere ciò che hanno acquisito, non prendono posizione e permettono appunto la sofferenza “gratuita”.
I campi nei quali agiscono questi ignobili personaggi sono un po’ dappertutto; per Leandro però, che ne ha vissuto una “buona fetta”, un campo che sta sotto gli occhi di tutti è quello della Sanità. Il riferimento non è verso quei clamorosi casi di malasanità fortunatamente isolati e frutto d’imperdonabili errori, ma sempre errori che non possono far parte della normalità, ma verso quell’osceno “andazzo” che permette di maltrattare chi soffre.
Non sono sofferenze volute, ma permesse quelle che “abbandonano” un malato su una barella in un rumoroso corridoio privo di servizi, quelle che “obbligano” a lunghe attese chi dovrebbe sottoporsi a importanti esami come colonscopie, TAC, Risonanze magnetiche o anche urgenti interventi chirurgici e quelle che consentono lunghe code per semplicemente ottenere un appuntamento presso un sanitario.
La dignità di chi già si trova a soffrire non può e non deve essere calpestata solo perché è necessario risparmiare.
Leandro non concepisce il trincerarsi dietro al: “Mancano i fondi.” I soldi ci sono, solo che vengono usati nel modo sbagliato o finiscono in tasche molto profonde.
Inoltre, sempre parlando di Sanità, non dovrebbe essere neppure concepibile una lunga sala d’attesa per chi si presenta al Pronto Soccorso; diventa concepibile solo di fronte a imprevedibili catastrofi.

Sempre con cognizione di causa, essendo il disprezzo un non apprezzamento, Leandro non può apprezzare quelle organizzazioni sindacali che producono scioperi più o meno generali solo ed esclusivamente per ragioni politiche. Secondo Leandro, queste organizzazioni vorrebbero sostituirsi ai governanti, quando la loro funzione dovrebbe essere quella di tutelare il mondo del lavoro aiutando il lavoratore a comprendere che ha sì dei diritti ma anche dei doveri.
I Governanti, almeno in Italia, sono eletti democraticamente e dovrebbero muoversi per il bene del popolo.

Da Adnkronos

Da Adnkronos

Sanno i sindacalisti che, con uno sciopero generale, provocano infinite sofferenze “gratuite”? È quello che vogliono? Credono in quel modo violento di salvaguardare la dignità dei lavoratori che rappresentano?
Se è quello che vogliono, pur di ottenere dei miglioramenti per il mondo del lavoro, non siamo più nel campo di chi permette sofferenze, ma di chi vuole produrre sofferenze quanto mai “gratuite”.
Secondo Leandro, che si trovò più volte a soffrire a causa di astensioni dal lavoro, il diritto di sciopero e la minaccia di sciopero dovrebbero essere presi in considerazione solo in situazioni estreme; in caso contrario non si dovrebbe poter neppure pensare all’esistenza di un contesto civile. Viene da sé che lo stesso ragionamento di inciviltà si applica anche ai Governanti incapaci di essere tali per il bene del Paese.

Il massimo del disprezzo va poi a chi vuole a tutti i costi l’altrui sofferenza, a chi priva della libertà e della vita anche un solo uomo o una sola donna, a chi appellandosi alla ragion di stato, a odio popolare o a pretese religiose, priva popolazioni intere della patria, di ogni avere o anche della vita.
Non è necessario andare indietro ai tempi del genocidio degli Armeni o ai tempi di Hitler. Oggi, o se si preferisce nei giorni che stiamo vivendo, alcune popolazioni vengono private di terre, libertà e vita.

Palazzo Ephrussi a Vienna

Palazzo Ephrussi a Vienna

Leandro rimane inorridito di fronte a quelle violenze accadute in passato tipo quella del banchiere Viktor Ephrussi che, da un giorno all’altro, a causa del famoso Anschluss voluto da Hitler, si trova in quel di Vienna, con tutta la famiglia ad essere privato di tutto.

Read Full Post »

SE NON HAI TEMPO PER LEGGERE FINO IN FONDO… LASCIA PERDERE.

NON SCRIVERE “Mi piace” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

 

Ieri, proprio ieri, ma avrebbe potuto essere anche un altro giorno, o ieri per modo di dire, ero sul treno alla stazione di Arth Goldau. Il treno sul quale io ero tranquillamente seduto era diretto a Lucerna.
Dove si trova Arth Goldau?
Si trova sulla sponda sud del Lago di Zug ed è un nodo ferroviario piuttosto importante, almeno per i treni cha dalla Svizzera tedesca sono diretti in Ticino e possono proseguire per Milano.
Ad Arth Goldau si dirama la ferrovia verso Basilea e verso Zurigo.
Da Arth Goldau, ogni ora, quasi puntualmente un treno va verso Basilea, uno verso Zurigo e uno verso Lugano e Chiasso.
Mentre stavo comodamente seduto, nell’attesa della partenza del treno, dopo aver staccato un momento gli occhi dalle pagine del libro che stavo leggendo e ben assorbendo, vedo sul binario diretto a Chiasso Milano l’Eurocity ex Cisalpino di TRENITALIA. Vedo il logo tricolore delle Ferrovie dello Stato.

Logo

Non era la prima volta che vedevo quel logo e non era la prima volta che andavo in treno. Per me andare in treno era una cosa piuttosto familiare. Da quella stazione ero passato decine, forse centinaia di volte; da bambino, quando lavoravo a Zurigo, a Zug e a Winterthur. Eppure, in quel momento, la vista di quel treno col logo italiano mise in moto una miriade di pensieri.

MARIA

A stimolarli fu sicuramente il libro che stavo leggendo. Non era un romanzo, anche se avrebbe potuto sembrarlo; era un libro di poco più di cento pagine che parlava di una donna eccezionale, Maria Pasquinelli, che aveva dato tutta se stessa alla Patria, a quell’Italia in cui credeva svisceratamente.
Questa donna, nata nel 1913 quando ancora l’Istria faceva parte dell’Impero Austro Ungarico, visse il dramma della cessione dell’Istria e di Pola in particolare all’Jugoslavia con tale tristezza e rabbia, per cui arrivò ad uccidere un generale inglese nel quale vedeva l’autorità politica dei vincitori dell’ultimo conflitto che decise, a Parigi, la spartizione della Venezia Giulia.
Quella donna, morta libera nel 2011 all’età di ben 100 anni, amava l’Italia con serena e quasi patologica dedizione al dovere. Sentiva profondo il dovere di sostenere in tutto e per tutto l’italianità. Come maestra cercava di inculcare nei giovani un genuino amor patrio senza assolutamente odiare i cittadini di altre etnie. Dimostrò questo, in particolare, quando si fece inviare come insegnante a Spalato, in Dalmazia.
Mentre leggevo della vita di questa donna meravigliosa, vedendo un simbolo dell’Italia in terra elvetica, ho sentito profonda la mia italianità e il rammarico per essere stato costretto a emigrare in Svizzera.
In fondo in fondo non mi manca niente; sono abbastanza tutelato e assistito sotto tutti i punti di vista; se, per ragioni sanitarie, devo sottopormi a un qualsivoglia esame di laboratorio o Tac o… chi più ne ha più ne metta, ho più di un ospedale a disposizione e non devo aspettare mesi per una semplice colonscopia. Il personale sanitario è sufficientemente preparato e gli ambienti di diagnosi e cura sono, anche se non è la regola, al limite del lussuoso.
E poi, se mi sposto, localmente o al di fuori del Cantone di residenza, incontro facilmente auto della polizia o poliziotti in divisa che controllano e tutelano l’onesto cittadino.
La concomitanza della lettura della vita di questa “terribile” donna e la vista di un pezzettino d’Italia su ruote, assieme alla nostalgia della città nella quale sono nato e cresciuto, mi hanno fatto ricordare che gli italiani, quando vogliono, sanno lavorare e saprebbero anche insegnare.
Un buon insegnante deve però anche saper apprendere (dagli altri)… altrimenti sarebbe un pessimo insegnante.
La vista di quel treno creò in me quella che si potrebbe definire La sindrome dell’emigrato. Un nonsoché di misto magone e tenerezza rivolti alla Patria lontana. Non sto assolutamente scherzando.
Oggi più che mai sono sempre più triste: “I miei connazionali non vogliono imparare da nessuno e pretendono di far progredire la Nazione verso il baratro annullando sempre di più la democrazia e la giustizia.”
Correva il 1947 quando quella donna poteva dire ai connazionali quanto può essere importante amare la Patria.

Corre il 2014 e gli italiani, al potere e non, possono dimostrare con falso e ipocrita amore quanto si può odiare e distruggere la propria Patria.

Read Full Post »

PIERINO

In una barzelletta che assolutamente non ricordo, Pierino diceva: “La pubblicità è l’anima del commercio”.

Oggi, a più di sei mesi dalla sua uscita (Il mio libro TUTTO VERO), vorrei ringraziare, di cuore, chi scrisse questo articolo:

http://accantoalcamino.wordpress.com/2014/05/23/tutto-vero-istantanee-di-vita-il-libro-di-quarc/

e contemporaneamente farmi un po’ di pubblicità.

Ho scritto il libro molto lentamente. Credo di aver impiegato più di dieci anni. So di non essere uno scrittore, per cui non mi considero assolutamente un allievo di Alessandro Manzoni.

Quello che ho scritto, e pubblicato a mie spese, è frutto della mia vita e della mia attività professionale.

Chi avrà voglia di leggerlo si renderà conto che esiste qualcosa d’altro… molto interessante… che può dare speranza e permettere di guardare avanti con fiducia.

Read Full Post »

Caro Matteo Renzi,

Ti scrissi un po’ di tempo fa senza naturalmente aspettarmi una risposta:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2014/05/06/caro-matteo/

Infatti non arrivò alcuna risposta ma il funzionamento delle poste verso gli italiani è peggiorato.

Sai ora le poste ti permettono di monitorare le raccomandate. Prima, una raccomandata ci metteva due giorni ad arrivare, ora, normalmente tre.

Però succede anche che tu spedisci una raccomandata con qualcosa di importante e spendi € 6.00. Speri tanto che la raccomandata arrivi presto. Controlli ogni giorno e, sul più bello, vedi che la raccomandata viene rispedita al mittente; cioè ritorna a me… al mio indirizzo in Italia dal quale nel frattempo sono andato via… cioè sono ritornato in Svizzera.

Pazienza. Telefono a una conoscente, telefono all’ufficio postale, scrivo un fax e riesco a far raccattare la mia raccomandata per la quale avevo speso 6 Euro (11617,62 lire!).

Questa:

unnamed

E questo è il particolare:

Il postino ha scritto SCONOSCIUTO!

Il postino ha scritto SCONOSCIUTO!

Il postino ha visto le persiane dell’abitazione chiuse e, senza lasciare nessun avviso, come da regolamento, ha respinto l’invio.

Il destinatario non era per nulla sconosciuto; ha reclamato, gli hanno detto che non c’è niente da fare e ha rischiato di essere maltrattato.

Caro Matteo, posso essere d’accordo che ci possa essere qualche disfunzione, ma se il cliente ti chiede di rimediare, mi sembra giusto cercare di farlo.

Il più bello è che le Tue e le Nostre Poste hanno deciso di aumentare le tariffe. L’ho trovato sul sito delle Poste:

Dal sito di POSTE ITALIANE

Dal sito di POSTE ITALIANE

Pensa un po’ che dal 1° dicembre 2014 se voglio spedire una lettera di 25 grammi o di formato usuale ma non da bustometro dovrò versare alle poste ben € 2,15 (fino al 30 novembre solo € 1.90!).

Caro Matteo, come puoi pensare di far decollare l’Italia se, a rubare impunemente e a non rispettare i patti (se una missiva arriva in ritardo esiste il furto o la mancanza di rispetto verso i patti) sono le Poste Italiane che dovrebbero invece essere fautrici di ripresa economica?

Non so se tu ami la Patria, non so neppure se sarebbe necessario che i dirigenti delle poste portino amore per la Patria, so per certo che se i Servizi non funzionano o prendono in giro il cittadino, l’Italia andrà sempre peggio e tu finirai col fare una brutta figura.

Sono un cittadino italiano emigrato in Svizzera.

In bocca al lupo.

Quarchedundepegi

 

P.S.: Il destinatario della missiva non desidera essere riconosciuto; per questa ragione ho cancellato i dati che potrebbero riconoscerlo.

Ultimissimamente ero a Messina. Volevo spedire due cartoline. Il tabacchino non aveva francobolli da € 0.85 per l’estero. Neppure l’ufficio postale aveva francobolli!!!

Read Full Post »

Older Posts »