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Archive for febbraio 2016

QUAND’ERO GIOVANE

Proprio così! Quand’ero giovane mi mandarono un biglietto d’auguri… di quelli che si aprono. Era il mio compleanno.

L’ho ritrovato… cercando altro:

Solo per uomini

Solo per uomini

Vi aspetto domani per aprirlo.

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Ho ricevuto una cartolina da Scansano. Ma non ora, bensì tre anni fa. Era di un mio parente molto stretto. Era rimasta in un angolo, ed ora è saltata fuori.

L’ho riletta, ho riletto i soliti saluti, convenevoli, ecc., ma mi ha colpito il francobollo… molto bello:

DINGHY

Secondo me è un bel francobollo delle nostre poste che, se lo si vuole prendere in considerazione, ci stimola all’approfondimento.

Ho scoperto che il Dinghy, non lo sapevo, è una piccola barca a vela alla portata “di tutti”, lunga un po’ più di tre metri e mezzo e che partecipò anche ad alcune olimpiadi. Secondo me, la cosa più interessante è che fu disegnata da un avvocato.

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IL GABBIANO

Avant’ieri sono andato in centro a Lugano.
Son passato velocemente sul lungolago e ho visto questo gabbiano. Sembrava che stesse aspettando me. Sarà un discendente di Jonathan? L’ho fotografato.

Il Gabbiano

Il Gabbiano

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Il terrore da terrorista è oggi di moda. Per molte persone, la parola terrore era quasi sconosciuta.
Grazie a quella che è stata la mia professione, conosco questa parola da molto tempo.
Il terrore è il massimo della paura. Bisogna però distinguere e non far scivolare tutto nel terrore… più o meno intenso.
Il primo gradino di quel disagio che può portare al terrore o al cosiddetto timor panico è la prudenza. Se una persona è prudente potrà sentirsi dire: “Tu hai paura di tutto”. Risponderà: “Non è vero. Semplicemente so che in certe situazioni bisogna stare attenti. È l’esperienza che mi ha insegnato questo.”
Quindi? Quindi, tanto per cominciare dobbiamo tenere nella giusta considerazione la forza dell’esperienza che è anche collegata alla storia… che non è altro che l’esperienza degli altri.
La paura, quel gradino oltre la prudenza, può essere patologico. Dico può, dato che non sempre deve esserlo.
Esistono, in medicina psichiatrica un’infinità di fobie (paure) che possono arrivare al terrore e sono sempre patologiche, come l’agorafobia (paura degli spazi aperti), l’aracnofobia (paura dei ragni) e la ginecofobia (paura della donna) tanto per citarne una minima parte.
Lo sbruffone, quello che vanta qualità che non possiede, non ha apparentemente mai paura. Guai essere sbruffoni o troppo sicuri di sé, se si deve fare un lavoro delicato o di responsabilità! Io stesso, che per venti lunghi anni, al servizio della chirurgia e del popolo, ho esercitato l’arte dell’anestesia (sì perché l’anestesia è un’arte), tutte le volte che dovevo iniziare un’anestesia, quando il paziente già si trovava sul tavolo operatorio, avevo un pizzico di paura (che significava anche rispetto). Non era una paura patologica: era la conseguenza di una situazione sconosciuta; non sapevo con precisione cosa sarebbe successo dato che ogni individuo sulla faccia della terra è diverso, ed io non potevo sapere prima come avrebbe potuto reagire alla “violenza” dei devastanti medicamenti che gli iniettavo. Sapevo solo che esisteva una statistica… che non era sufficiente… perché non tutti reagiscono nello stesso modo… altrimenti non si sarebbe chiamata statistica. E qualche volta questa paura poteva anche diventare qualcosa di più, perché accadeva l’imprevedibile e c’era la paura di non riuscire a risolvere il problema. Era una folle paura che non dovevo lasciar trasparire per non mettere in apprensione i colleghi e il personale che mi circondava… ma non era ancora patologica.

Ma quando la paura diventa patologica può passare nel regime del terrore senza accorgersene. Senza parlare del terrorizzato che alla domanda: “Perché hai paura?” risponderà: “Non lo so. Ho paura.”

Non vorrei parlare del terrore e del terrorismo che stimola molte persone e che ha una radice politica nell’incapacità dei Governanti, ma soprattutto nel non aver saputo valutare… ciò che sarebbe stato possibile fare.

Apro un capitolo particolarmente interessante che stimola l’incredulità del lettore: la paura, il timor panico che apparentemente esiste senza alcuna ragione. Quelle paure abbastanza di moda che sentiamo frequentemente denominate “crisi di panico”.
Hanno sicuramente sempre un perché se è vero che Nulla si crea e nulla si distrugge e che Non può esserci un effetto senza una causa. In questi casi, trovare la causa, può essere difficile o impossibile. Può però essere giusto utilizzare gli strumenti idonei per cercare quel perché, anziché inondare d’emblée di psicofarmaci un organismo.
Ricordo un caso emblematico di una giovane donna sofferente di crisi di panico. Ebbene, questa persona guarì perché, intollerante al frumento (frumento non glutine) eliminò dalla propria dieta tutti gli alimenti che contenevano frumento, come pane, pasta e pizza, e, in un secondo tempo accettò l’ipnosi medica che la portò a focalizzare il perché di quell’intolleranza: “In tenera età, mentre mangiava la pastasciutta (frumento), fu maltrattata dalla madre che normalmente era con lei affettuosa e amorevole. Ebbe paura (panico) di perdere l’affetto della mamma”. Non è questa la sede di analizzare il perché del pessimo momentaneo comportamento della madre; è sufficiente dire, senza scendere nei particolari dell’iter terapeutico, che un po’ di tempo dopo, questa donna, non solo non ebbe più crisi di panico, ma poté ricominciare a mangiare cibi contenenti frumento.

Questo non è un caso limite, bensì una di quelle patologie che ha permesso con successo la ricerca del perché.

Sappiamo tutti che esistono persone che hanno il terrore del dentista e preferiscono lasciarsi marcire i denti in bocca piuttosto che andarsi a sedere su quella poltrona, e persone che si fanno un mucchio di gradini a piedi piuttosto che entrare in un ascensore… e così via; si potrebbe continuare per un po’.

L’argomento è interessante e potrebbe continuare. Esiste anche la paura di non riuscire del terapeuta… di fronte a un caso difficilissimo. Lo dimostrano un pochino le vignette, “Prima e Dopo la Cura” che mi fece un umorista quando a Bordighera era in auge il “Salone dell’Umorismo”.

Prima della Cura

Prima della Cura

Esiste anche la soddisfazione di essere riusciti… anche non come previsto.

Dopo la Cura

Dopo la Cura

E questo dimostra che, non solo in anestesia… può succedere di tutto.

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Libro… il mio libro!

Copertina TUTTO VERO - istantanee di vitaTUTTO VERO Istantanee di vita

È già uscito da un po’ di tempo… e qualcuno l’ha anche letto.
Ho cercato di pubblicizzarlo, ma non sono un buon venditore.
L’ho voluto pubblicato perché pensavo avrebbe potuto essere utile… a qualcuno.
Qualcuno l’ha apprezzato molto; un medico che ben conosco me ne ha chiesto 10 copie perché voleva regalarlo… ma solo a persone di massima fiducia… ma nessuno mi ha messo su Amazon.it come Stefania… infatti è al numero 1.
Ho pensato: Devo dirlo anche a voi… solo per il piacere di farlo sapere… dato che ne ho gioito immensamente.Su Amazon

Ma chi è questa Stefania?

È STEFANIA DIEDOLO scrittrice. Autrice di: ioAmo :

ioAmo

ioAmo

e Bocca di Lupa:

Bocca di Lupa

Bocca di Lupa

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Colgo l’occasione da questo articolo che inneggia ai nostri Parlamentari… di ieri e di oggi:

https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/02/03/la-maledizione-di-arezzo/

Sorrido pensando che anche il Frecciarossa arriva in ritardo… il “Fiore all’occhiello” delle nostre Ferrovie… quello che va sempre bene.

Infatti questa è “LA LINEA”: TORINO – MILANO – ROMA – NAPOLI… poi l’Italia finisce. C’è solo qualcosa per VENEZIA.

E poi?

Ma, già da qualche settimana ci stanno mettendo nelle orecchie e nella retina la città di SANREMO. Tutti, proprio tutti gli italiani sanno e sapranno dov’è la città dei fiori. Se dovessimo chiedere dov’è Ospedaletti o Diano Marina o Bordighera penserebbero magari alle Marche o a un paese del bresciano. Tutti però sanno dov’è Sanremo. Quanti hanno provato ad arrivarci in treno o in macchina?

In macchina ci si arriva bene, ma si paga il pedaggio più alto d’Italia e si deve fare imagesuna specie di gimcana in mezzo ai TIR (con tutte le targhe immaginabili di un’Europa Unita e disunita).

In treno? Si provi a consultare l’orario e a salire sul treno. Non si arriva più. Da Genova a Sanremo ci sono circa 150 chilometri… solo 150 chilometri… da Genova ci vogliono quasi due ore… da Milano più di 3 ore e mezza; se poi si deve cambiare a Genova… più di 4 ore.

Volete invece andare da Milano a Roma (Caput Mundi!)? Ebbene potete avere 2 treni all’ora e impiegherete circa 3 ore!

Ma non sarebbe il caso di accorgersi che l’Italia non finisce a Napoli o a Venezia e che la Riviera dei Fiori fu la prima o una delle prime linee elettrificate d’Italia e che, ai tempi in cui ci si spostava col treno c’era un treno che da Calais portava direttamente a Roma passando da Ventimiglia?

Perché Calais? Perché a Calais arrivavano i londinesi e i britannici. Loro non disprezzavano la Riviera dei Fiori. Loro no… Noi sì.

Da un dépliant di Bordighera

DA UN DÉPLIANT DI BORDIGHERA

Monet amava particolarmente la “luce” di Bordighera e questo quadro riportato dal dépliant è esposto al GAM di Torino.

La stazione di Sanremo è oggi sotterranea.

Quella vecchia? Ve la presento:

Quarchedundepegi

Davanti.

Dove c'erano i binari.

Dove c’erano i binari.

L'interno.

L’interno.

Se andate a Sanremo… godetevela, ma ricordatevi che siete in Liguria… e che la Liguria ha bisogno d’essere amata… Anche dai Liguri!

 

 

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BLOCCO

Sono in blocco… non riesco a comunicare.
Quarc

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