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Archive for aprile 2016

Riparto

Sissignori… Si parte; ancora una volta.
Vi lascio un piccolo omaggio floreale dal Castello di Pralormo.

TULIPANI

TULIPANI

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PIANGO ANCH’IO!

Qualcuno ha scritto: “IL PAPA PIANGE A LESBO”.
E ha ragione… più che ragione. Se lui che è importante piange, se ne accorgono tutti e potrebbe succedere qualcosa di buono.
Piango anch’io… ma nessuno se n’accorge. Io non sono importante. Piango.
Sì, piango perché guardo cosa succede nella mia “civilissima” Italia.

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Sì, è proprio così. Abito a Lugano che mi ospita ormai educatamente e civilmente da un po’ di anni. Ho anche ricevuto la cittadinanza svizzera, ma sono rimasto anche italiano e, tramite il Consolato d’Italia di Lugano ho già votato… sì. Non foss’altro che per il fatto che spero che l’Italia venga un po’ meno deturpata e si facciano funzionare i SERVIZI.
Soffro, come italiano, quando leggo sul Corriere del Ticino questo articolo che vi offro integralmente, sorrido un poco come svizzero quando mi accorgo che fra poco potrò andare a Zurigo in treno, nella nuova galleria lunga ben 57 chilometri e che l’Italia non è stata capace di terminare un tratto di ferrovia per arrivare comodamente da Lugano alla Malpensa… dove a guadagnarci sarebbero solo i servizi italiani.

La cartina della Svizzera coi vari cantoni... PER GLI AMICI DI RENZI.

La cartina della Svizzera coi vari cantoni… PER GLI AMICI DI RENZI.

AMO L’ITALIA, MA NON SOPPORTO L’AVIDITÀ, L’ARROGANZA, L’EGOISMO, L’INGORDIGIA E LA MALEDUCAZIONE.

GLI SBRUFFONI MI FANNO VENIR VOGLIA DI VOMITARE.

HO PAURA E SOFFRO PER GLI ITALIANI CHE DEVONO SOFFRIRE “GRATUITAMENTE”.

Dal Corriere del Ticino del 16 aprile 2016

di GIOVANNI GALLI – «Col piglio dell’aspirante autocrate che, in fondo, è e si compiace di essere Matteo Renzi ha cambiato la Costituzione del 1948 con voto ordinario del Parlamento, invece che con le procedure della democrazia rappresentativa» ha scritto ieri su «Il Giornale» Piero Ostellino. Fosse solo quello. In realtà, il premier l’ha fatta ancora più grossa. Oltre alla Carta fondamentale del suo Paese, con lo stesso piglio ha allungato, di almeno un centinaio di chilometri, anche i confini di Stato. In una conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri – e quindi in un contesto che più ufficiale non si può – Renzi ha vantato i meriti del suo Governo in tema di opere pubbliche, appuntandosi sul petto, in tono trionfalistico, persino la medaglia di Alptransit. Insomma, a sentire il presidente del Consiglio, il tunnel ferroviario del San Gottardo si troverebbe in Italia, mentre la nuova trasversale alpina sarebbe stata pagata da Roma e non per intero dai contribuenti svizzeri.
A questo punto le possibilità sono due. O i nostri consiglieri di Stato Gobbi e Vitta, che negli scorsi giorni sono stati in visita di lavoro a Roma, hanno venduto segretamente il Ticino all’Italia. E in tal caso nulla da dire su Renzi. Oppure, ipotesi di gran lunga più probabile, il primo ministro ha poca dimestichezza con la geografia ed è talmente abituato a sparare cifre che stavolta non s’è accorto di averla fatta (e abbondantemente) fuori dal vaso. Per carità, non è la prima volta che oltre confine capita di assistere a simili scivoloni. Quando nel 2001 ci fu il rogo nel tunnel autostradale, il Corriere della Sera scrisse che il San Gottardo collegava l’Italia alla Svizzera. E pochi giorni dopo, due deputati dell’opposizione presentarono a Roma un atto parlamentare contro il Governo Berlusconi chiedendo conto delle negligenze nella gestione della galleria. Solo che in questo caso lo svarione è tanto più grave in quanto viene da una delle più alte cariche dello Stato. Con tanto di dramma nel dramma. Il ministro dei trasporti Graziano Delrio, che in quel momento sedeva accanto a Renzi, invece di tirargli un calcio sotto il tavolo per avvisarlo della gaffe, annuiva senza essere sfiorato dal minimo dubbio. E chi dall’altra parte del tavolo prendeva appunti se l’è bevuta in pieno. Ahinoi, nessun sito d’informazione italiano che va per la maggiore s’è accorto dello scivolone. Ora, visto che Renzi dovrebbe partecipare all’inaugurazione di Alptransit il 1. giugno, ci permettiamo di fargli presente quattro cose, in forma amichevole, giusto per evitargli nuove figure. Primo: forse Lei si è confuso con il tunnel di Monte Olimpino, che collega Como a Chiasso. Sappia che il San Gottardo, in realtà, si trova in Svizzera. Per arrivare a Pollegio, all’imbocco sud del tunnel di base, dal confine ci sono 74 chilometri in territorio elvetico. Quindi porti il passaporto. Secondo: Alptransit è costata 28 miliardi di franchi, tutti a carico dei contribuenti svizzeri. Se proprio ci tiene a versare un obolo, mandi un bonifico al seguente indirizzo: Ueli Maurer, Dipartimento federale delle finanze, Bernerhof, Berna. Terzo: la Svizzera non solo ha pagato tutta l’opera ma ha pure stanziato 280 milioni di franchi per realizzare in Italia il corridoio di 4 metri destinato al trasporto merci su rotaia lungo l’asse Nord-Sud. Quarto: la linea ferroviaria Mendrisio-Malpensa, che sarebbe dovuta entrare in funzione per Expo 2015, è stata ultimata solo in territorio ticinese. Quindi, meno proclami a vanvera e più fatti. E si compri un atlante geografico.

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La partenza da Halifax fu tranquilla.
L’arrivo a New York è suggestivo… dal mare, e, per giunta, al mattino. Eppoi con una giornata bellissima…

L'alba

L’alba… o quasi.

Ci viene incontro la Statua della Libertà.

Ci viene incontro la Statua della Libertà.

New York... col riflesso.

New York… col riflesso.

Pur essendo l’inizio di novembre, la temperatura non era per niente fredda, anzi sembrava a noi calda dopo i 5 gradi sotto lo zero della Groenlandia.

Non ero mai stato a New York, e non avevo mai sentito la necessità di andarvi. L’idea di infilarmi nella carlinga di un aereo e starmene stipato alcune ore solo per vedere com’era fatta New York mi aveva sempre tenuto restio… anche se poteva sembrare un sacrilegio non essere mai stati in quella metropoli.

Anche questo è New York... prima dell'attracco definitivo.

Anche questo è New York… prima dell’attracco definitivo.

Non credo ci sia molto da dire. Le fotografie parlano da sole.

Ho potuto vedere un po’ di New York… fino a quando ci hanno portato all’aeroporto per tornare a casa.
La nave sulla quale sono rimasto quasi tre settimane parlava solo tedesco, ma mi ha fatto sentire un pochino a casa perché era iscritta a Genova e “batteva” bandiera italiana.

Poppa della nave.

Poppa della nave.

Come si può vedere, nella fotografia la fanno da padroni i grattacieli della città. Ce n’è veramente di tutti i tipi. Nella nave siamo rimasti una notte come se fosse un albergo… l’ultima notte dopo quasi tre settimane; dall’Europa all’America. Ebbene, devo dire, anche se si parlava solo tedesco e la cucina era tedesca e vidi scorrere fiumi di birra, c’era quel pizzico della mia città che, anche se fittizio o chissà perché, non mi ha potuto lasciare indifferente. La mia bandiera in terra straniera! Anch’io, nato e cresciuto a Genova, vivo in terra straniera… e amo la mia Patria, e soffro nel vederla calpestata da chi dovrebbe amarla e, giorno dopo giorno, mentre dice che va tutto bene, la spinge sempre più nell’abisso. E gli italiani che vivono in Italia hanno paura perché non sono tutelati…
La bandiera italiana in primo piano.

La bandiera italiana in primo piano.


L’ho voluta mettere in primo piano perché spero che qualche italiano la veda e si vergogni di maltrattarla facendo finta di “lavorare” per il bene degli italiani.

Siamo stati due giorni a New York e ho fatto svariate foto. Vorrei mostrarvi, non le solite foto, ma alcune foto un po’ diverse.
Oggi vanno tutti a New York. Io ero uno dei pochi che non c’era ancora andato e sono riuscito ad andarci in un modo un po’ diverso… e bellissimo.
Questa foto riguarda quella località che è stata denominata GROUND ZERO.

Ground Zero

Ground Zero


Si può vedere dalla foto che ci sono molte persone; c’è però silenzio, un silenzio fatto di raccoglimento… al pensiero di tutte quelle persone morte in seguito all’inimmaginabile malvagità di alcuni umani.
Autunno a New York

Autunno a New York


Questo non è un semplice albero coi colori dell’Autunno. È uno dei tantissimi alberi piantati a New York negli ultimi anni. Questi alberi hanno reso l’aria della metropoli molto più respirabile rispetto a prima.
Casa disabitata.

Casa disabitata.


Andando in giro per New York, si può rimanere stupefatti di fronte alla quantità di grattacieli che… sempre più alti, tutti diversi e di fogge diversissime fanno girare la testa. Al posto di questa casa disabitata “crescerà” presto un grattacielo nuovo e diverso dagli altri.
Si torna sulla nave e:
Di notte.

Di notte.


Prima di andare a letto è possibile vedere dalla nave le tante luci della città. Domani, dopo aver lasciato definitivamente la nave, potremo fare un altro giro in questa New York e raggiungere l’aeroporto per tornare a casa.
Il grattacielo dentro la casa.

Il grattacielo dentro la casa.


Passando vicino a questa casa, che ingloba un grattacielo, ci hanno detto, che da un po’ di tempo, a New York, non è più possibile radere al suolo le vecchie case e costruire un nuovo grattacielo. Se la casa è significativa, va conservata, almeno nei suoi muri esterni e, dentro, far crescere il grattacielo. Questa foto è un bell’esempio di vecchio e nuovo. Abbiamo anche visitato la “Stazione Centrale” dove è stato anche possibile rifocillarci. Pare che questa vecchia stazione non è stata distrutta grazie a Jacqueline Kennedy. Lì, nella stazione trovai anche una buca delle lettere sicuramente antica.
Ci fu un momento in cui avrei voluto bermi un caffè, possibilmente espresso. Non trovando un bar, ovvero un angolo di mondo dove poter bere un caffè, non trovai di meglio che chiedere a un poliziotto. Malgrado il mio pessimo inglese, non solo fu gentilissimo e ci indirizzò positivamente, ma accettò di buon grado di essere (sorridente) fotografato… assieme a mia moglie.
Andiamo a bere il caffè. Così… nel cartone!
Il caffè di New York

Il caffè di New York


Dopo il caffè e qualche altro simpatico giro, arriva il momento di andare all’aeroporto dove comincia il ballo dei controlli.
Dato che ho il pace maker e non posso essere attraversato dai raggi rivelatori di ordigni, e non so l’inglese, fu problematico capirsi. Ci sono i momenti fortunati nella vita; e lì trovai il funzionario originario di Haiti che, parlando anche il francese mi permise di raggiungere l’aereo per Zurigo.
Volo perfetto… veramente perfetto senza nessuna turbolenza e nessun vuoto d’aria. Cambio a Zurigo e… felicemente a Lugano Agno.
Il Lago di Lugano e un pezzo d'Italia.

Il Lago di Lugano e un pezzo d’Italia.


Fu bellissimo attraversare le alpi in una giornata veramente serena. La foto scattata un paio di minuti prima dell’atterraggio mostra una pozza d’acqua. È il Lago di Lugano nel punto in cui confina con la provincia di Varese. Tutto quello che si vede a sinistra dell’acqua è Italia, a sinistra è Svizzera. Dall’alto il confine non esiste e si pensa che vivano tutti nello stesso modo; quando però si mettono i piedi per terra ci si accorge che gli umani sono stati capaci di complicare le cose.
Un pensiero: “Durante l’ultima guerra, se un ebreo si trovava a sinistra dell’acqua, poteva facilmente finire in una camera a gas, se invece poteva superare quell’acqua, poteva rimanere vivo e rispettato.

Oggi non è più così?

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Premetto che non ci sono mai stato… so però dove sono… e anche perché sono famose.

Perché nella capitale George Town che avrebbe circa 21000 abitanti ci sarebbe una quantità esagerata di banche: più di 600.

Come mai tutto questo? Perché è questo un paradiso fiscale per chi ha tanti soldi e non vuole pagare le tasse. Proprio così! Certi ricconi o certe multinazionali che non si sa di chi siano, ma lo si sa, ma, anche se lo si sapesse sarebbe come se non lo si sapesse, portano su quell’isola armi e bagagli e tornano alla vita di tutti i giorni come se niente fosse… ma vivono bene.

Grazie alla gentilezza di una crocerista… che non conosco, son riuscito ad avere questa fotografia: una buca delle lettere delle Isole Cayman (Cayman Islands).

Dall'isola Grand Cayman.

Dall’isola Grand Cayman.

Si capisce perfettamente che si tratta di una Colonia Inglese, ovvero un possedimento della Gran Bretagna… uno dei tanti.

Lo si capisce dalla scritta EIIR (che sta per Elisabetta seconda regina) sormontata dalla corona.

So poco di quelle isole… che sono tre e stanno nel Mar dei Caraibi un pochino sotto l’isola di Cuba… quella che diede molto filo da torcere agli americani degli Stati Uniti ai tempi di Kennedy e che proprio nel 2016 è ritornata ad essere amica degli statunitensi… almeno così sembra; al punto che Obama è andato a trovarli… i cubani.

Le navi da crociera, quelle che si muovono nei Caraibi, fanno spesso tappa nelle Isole Cayman… che oltre alle banche hanno anche delle spiagge favolose.

Per chi non ha voglia di andarle a cercare, queste piccole isole sono su questa cartina:

Iles-Caimans

I francobolli delle Isole Cayman fanno parte della collezione delle Colonie Inglesi… che ora si chiamano meglio Possedimenti.

Francobollo delle Isole Cayman

Francobollo delle Isole Cayman

Non so come siano i telefoni e gli uffici postali. Ho solo un francobollo che commemora l’incoronazione di Elisabetta II regina.

Quando mi trovo di fronte a un lembo di terra che riesce ad accumulare i soldi degli altri e diventare un “paradiso fiscale”, mi vengono da fare due considerazioni. La prima riguarda coloro che disonestamente sottraggono soldi al Paese d’origine aiutando o incrementando l’impoverimento della Nazione che s’affatica a tirare avanti senza quelle entrate fiscali. La seconda considerazione riguarda la politica della Nazione che si vede sottrarre certe entrate fiscali e che considera dei malfattori tutti coloro che trasferiscono altrove ingenti somme di denaro. Ebbene sì, quelli sono dei malfattori, ma anche certi Governi lo sono, perché non utilizzano le entrate fiscali per il bene dei cittadini dando loro i giusti e necessari Servizi. Uno Stato, per poter progredire, deve promuovere dei buoni servizi utilizzando le entrate che arrivano dai cittadini. Se non lo fa è tanto colpevole quanto l’evasore.

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Come sono indietro!… con tutto. Spero mi si vorrà scusare.

Dopo 4 giorni e quattro notti con onde… mica male, saltiamo lo scalo di St John’s… colpa delle onde che hanno obbligato la nave a rallentare, e arriviamo finalmente ad Halifax.

Una bella onda.

Una bella onda.

Ancora onde...

Ancora onde…

Non abbiamo goduto particolarmente questa tappa dato che era domenica e la città in “posizione di riposo”. Ero già stato in Canada: a Montreal e a Toronto nel 1999.

Finalmente  la nave non “balla” più. Quelle “simpatiche” onde che ci hanno accompagnato per 4 giorni e 4 notti diventano un ricordo. La nave attracca in faccia a una simpatica isola (George’s Island) con un bel faro.

George's Island col faro.

George’s Island col faro.

Dall’altra parte si vede la città, la stazione ferroviaria e alcuni alberi col “vestito” autunnale.

La stazione ferroviaria.

La stazione ferroviaria.

Halifax è la capitale della NOVA SCOTIA e fu una porta importante dell’immigrazione in Canada. Infatti, appena scesi dalla nave, s’incontra questo vagone ferroviario che vuole indicarci che da qui partirono per il Canada più di un milione di immigrati… per tutto il Canada.

Il vecchio vagone ferroviario.

Il vecchio vagone ferroviario.

Proprio vicino al vagone possiamo trovare questa targa esplicativa…che ho fotografato, e  che è ben leggibile.

Targa ricordo in inglese e in francese

Targa ricordo in inglese e in francese

Dove prima gli immigrati ricevevano la prima accoglienza, c’è ora un museo… proprio dell’immigrazione!

Ingresso del Museo.

Ingresso del Museo dell’immigrazione.

Quel giorno non ho fatto alcuna gita, ma, come piace fare a me, ho bighellonato… senza una meta particolare, senza però perdere l’ubicazione della nave… per poter tornare a bordo prima della partenza.

Vicino a queste panchine sulle quali mi sono seduto tranquillamente, ho trovato un bellissimo recente monumento “all’emigrante”… nel quale mi sono leggermente identificato… dato che anch’io sono un emigrato. Ve lo mostrerò bene la prossima volta. C’è scolpita la sofferenza, la speranza e la solitudine.

Le due panchine... ad Halifax.

Le due panchine… ad Halifax.

Vicino alla passeggiata lungo il mare, ho trovato queste case, sicuramente vecchie:

Case.

Case.

…e queste, nell’interno, che potrei considerare significative.

altre costruzioni... ad Halifax.

altre costruzioni… ad Halifax.

Dopo aver fatto questo piacevole giro ed aver acquistato alcuni ricordi per parenti ed amici, torno sulla nave. Prossimo ed ultimo scalo: New York.

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