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Archive for settembre 2016

PRIMO CAPITOLO

Il caso

Claudio è ormai piuttosto quasi vecchio… o vecchio davvero. Faceva il medico, lo faceva nel senso che non esercita più, ma è ancora medico. Sì perché la laurea in medicina e chirurgia rimane fino alla tomba.
Livia è la moglie di Claudio, molto più giovane di lui, ma con lui sposata da ormai 49 anni.
Fanno una vita abbastanza tranquilla anche se a Claudio piacerebbe andare sempre in giro. Dato che, si trovano ambedue piuttosto disturbati a livello intestinale, il modo migliore per andare a spasso, cosa che Livia accetta qualche volta di buon grado, è la crociera.

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Sono tornati il 9 maggio, da una bellissima crociera che li ha portati dal Mediterraneo fin sul Mar Baltico. Anche se la qualità del Servizio della nave non fu come qualche anno prima, è sempre molto bello potersi muovere “col proprio albergo” e trovarsi, o a navigare lentamente in un fiordo, o godere dalla propria cabina lo spettacolo di una città mai vista prima. Ogni giorno è diverso e lo spirito ne gode… anche senza sfrenati divertimenti che sembrano oggi indispensabili.

La nostra storia comincia il primo giorno del mese di giugno nel pomeriggio dopo pranzo. Livia, seduta sul divano, è sofferente; fa fatica a respirare, è angosciata e si rivolge a Claudio: “Non so cosa mi sta succedendo, ma, faccio fatica a respirare e mi sento come se il mio cuore ballasse nel torace. Non sto bene.”
Claudio, che, come abbiamo detto è medico, e ha, bisogna dirlo, l’esperienza di vent’anni di sala operatoria come anestesista in vari ospedali d’Italia e Svizzera, mette due dita sul polso di Livia: è bradicardica ed ha una frequente extrasistolia.
“Perbacco,” pensa Claudio “qui c’è una sofferenza cardiaca in atto.”
Bisogna sapere che nella cittadina dove abitano Livia e Claudio c’è un Centro Cardiologico che vuole sentirsi importante… al punto che è riuscito a collegarsi con l’Università di Zurigo.
Claudio è molto preoccupato, per cui telefona subito a questo Centro e comunica che porterà subito la moglie per una visita.
Livia, in condizioni di pronto soccorso, quindi con urgenza, viene visitata da una dottoressa che consiglia di mettere subito un Holter per le prossime 24 ore. “Sì” ammette la dottoressa “c’è qualche extrasistole, ma non credo assolutamente doversi preoccupare.”
“Capperi” pensa Claudio “qui non c’è solo qualche extrasistole, c’è un’extrasistole ad ogni pulsazione!… e le pulsazioni sono troppo poche. È bradicardia bella e buona! Vedremo cosa dirà domani l’Holter. D’altra parte io non sono cardiologo e, quando facevo l’anestesista, avevo sempre avuto un buon rapporto coi cardiologi. Aspettiamo con fiducia”.

Non tutti sono obbligati a sapere cos’è l’Holter. Viene in aiuto Wikipedia: “L’ECG dinamico secondo Holter è una metodica diagnostica utilizzata per monitorare l’attività elettrica del cuore durante un intervallo di tempo più o meno lungo, solitamente corrispondente a 24-48 ore, ma con i registratori di ultima generazione sino ad un massimo di sette giorni.”
In questo caso viene messo a Livia per 24 ore.
La notte passa bene, Livia riesce abbastanza a dormire, ma non è troppo tranquilla. Aspetta con ansia il momento in cui, il giorno dopo, potrà restituire l’apparecchiatura.
Penso sia necessario, da parte di ogni medico, riuscire ad essere un poco empatici specialmente quando un paziente ha problemi cardiaci e respiratori. Il paziente al quale viene applicato un holter, spera che le 24 ore passino presto per poter togliere l’apparecchio e poter sapere cosa c’è scritto (registrato) in quel marchingegno. Il paziente, che può soffrire perché “sente” il cuore o perché può aver fame d’aria, vede in quella “macchina” e nei suoi operatori, la speranza di veder alleviata la sofferenza.
Il giorno seguente Claudio accompagna Livia al centro cardiologico proprio con lo spirito ansioso di chi vuol sapere. Accade incredibilmente… l’imprevedibile!

È martedì tardo pomeriggio e Livia, dopo essere arrivati nel Centro Cardiologico, cerca con Claudio un’infermiera che possa togliere l’holter. Stranamente si crea un grosso problema: non si trova nessuno che possa farlo. Eppure loro sono sicuri di non essere in un supermercato e neppure in una panetteria; sono nello stesso posto dove il giorno prima un’infermiera applicò l’apparecchiatura a Livia. Ci vuole tanta pazienza… per fortuna alla fine si trova qualcuno che finalmente può togliere l’Holter.
A questo punto, pensa Claudio: “Speriamo che diano un’occhiata alle registrazioni e che ci dicano qualcosa, cosa si può fare, se è necessario prendere un qualche medicamento e come si può alleviare questa situazione di sofferenza.” Con fatica, proprio faticosamente, si trova la dottoressa del giorno prima. “Che bello! Fra poco sapremo qualcosa” dice Claudio a Livia.
Nossignori, non si creda che la sofferenza e l’urgenza vengano captate: “Posso darvi un appuntamento per venerdì pomeriggio.” è la risposta della dottoressa.
“Come, fra tre giorni? Ma noi siamo venuti d’urgenza, abbiamo bisogno di sapere cosa si può fare. Mia moglie sta male. Almeno avere una qualche indicazione circa ciò che è stato registrato” ribatte e quasi implora Claudio.
“Mi dispiace” chiude il discorso questa dottoressa “chi legge gli holter è molto occupato e non può prima di venerdì.”
Claudio non sa più come fare, cosa dire e cosa pensare. Vorrebbe urlare e dirne di tutti i colori a quell’insipido rappresentante della categoria medica che si defila senza null’altro rispondere. Torna a casa con Livia e telefona al medico che è ufficialmente di famiglia, cioè alla dottoressa Canapa che conosce da più di 30 anni: “Senti Giacinta, sono molto preoccupato. I medici del Centro Cardiologico hanno tolto l’holter di 24 ore a Livia, ma non potranno dirci nulla prima di venerdì. È inaudito. Qui c’è una sofferenza cardiaca; con queste extrasistoli e questa bradicardia, non so cosa fare.”
“Non farmi ridere” risponde la Canapa “qualche extrasistole non può produrre sofferenza cardiaca.”
Claudio, anche se non è d’accordo perché vede come Livia non riesce a muoversi come prima, ma al rallentatore, propone alla dottoressa di disdire l’appuntamento e di far mandare direttamente a lei il risultato dell’holter.

Va bene così… si fa per dire. Si decide, proprio quel venerdì di andare dalla dottoressa Canapa, e fare un prelievo di sangue per conoscere almeno la situazione dal punto di vista elettrolitico. Dopo il prelievo, finalmente questo “medico curante” mette due dita sul polso di Livia e si accorge che veramente qualcosa non va e si limita a dire: “Non mi piace”.

Arriva anche il referto del Centro Cardiologico che dimostra che non c’è solo qualche extrasistole: “Esame con numerosi artefatti. Ritmo sinusale. Non pause patologiche. Modesta incidenza di extrasistolia sopraventricolare con rare coppie e brevi run di tachicardia sopraventricolare ad inizio e fine improvvisi. Numerosissime extrasistoli ventricolari isolate monomorfe talora in bi e trigeminismo raramente in coppia. Paziente sintomatica su extrasistolia ventricolare prevalentemente nelle ore serali.”

Claudio aveva esercitato per molti anni in una cittadina in riva al mare dove, con Livia e tre figli, avevano apprezzato l’atmosfera mite dell’aria salmastra e la buona cucina. Emigrando definitivamente in Svizzera, avevano tenuto l’appartamento nel quale avevano vissuto; vi si recavano ogni tanto quasi come fosse un appartamento di vacanze. “Quasi” per il fatto che è rimasto tutto come allora e, quando ci si va… ci si sente a casa.
Avevano deciso di trascorrere alcuni giorni in quella località, fra l’altro per loro familiare, dove Claudio aveva in passato conosciuto molti colleghi. Non è solo un posto che si può definire bello. Per Claudio è bellissimo perché si trova sul “suo” Mar Ligure, per Livia, nata e cresciuta a Zurigo, fu una scoperta meravigliosa fatta di profumi, colori, gusti, sensazioni uniche nonché belle amicizie.
Quell’angolo di Mondo piacque molto anche a Monet che ne apprezzò particolarmente la luce immortalandone molti angoli suggestivi, fra cui questo.

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Decidono di andarci per qualche giorno e Claudio ne approfitta per far vedere il risultato dell’holter a un cardiologo suo buon conoscente… quasi amico che, forse un po’ troppo frettolosamente, consiglia: “In questo caso, trattandosi solo di extrasistolia con pressione normale, conviene o fare una buona visita cardiologica con ecografia o, ancora meglio, non fare nulla.”

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PREFAZIONE DELL’AUTORE

La goccia

Tutti conoscono il proverbio della goccia che fa traboccare il vaso. E quando capita che l’acqua esca abbondante perché chi doveva curarti s’è dimenticato, per l’ennesima volta, di aver di fronte un individuo pensante che ha un corpo e un’anima e ha dimenticato di dare un’occhiata alle “forze della natura”, cioè a tutto ciò che è naturale, può succedere di tutto.
In questo caso, “Chi doveva curarti” non è un uomo in carne ed ossa, ma è un’istituzione di cui noi tutti abbiamo enorme bisogno: è “La Medicina Accademica”, quella medicina che diventa “Ufficiale” perché viene insegnata all’Università.

Noi, io, la mia famiglia, i miei vicini di casa, l’autista del bus, il portalettere, il dirigente della grande industria, il muratore, l’imbianchino, ecc., tutti noi abbiamo bisogno della Medicina Accademica, perché a molti di noi è accaduto di aver quel particolare mal di pancia per cui s’è dovuta aprire la sala operatoria e il chirurgo ha dovuto usare il bisturi, o s’è dovuti ricorrere all’antibiotico a causa di un’imprevedibile polmonite.

Quest’accenno alle necessità di tutti i giorni è sufficiente per comprendere come possiamo e dobbiamo apprezzare tutti coloro che si danno da fare per far conservare al popolo un po’ di salute. Purtroppo, di fronte a un coscienzioso professionista chirurgo che riesce bene nel suo lavoro e riesce a far di nuovo sorridere chi prima soffriva, c’è, malgrado il massimo della democrazia delle nostre latitudini, il Governante e il Docente che, il primo per incapacità e il secondo per miopia, hanno dimenticato ciò che di molto semplice deve essere considerato anche nell’ultimo cittadino: la dignità.
Bisogna però dire che, tanto nel Governante come nel Docente Universitario, non manca mai l’arroganza… ma manca l’umiltà e la consapevolezza che (loro) sono come un granello di sabbia nel deserto e, tutto quello che hanno… è “in prestito”.

Quando oggi si parla di Malasanità è perché è accaduto qualcosa d’importante, di negativo naturalmente, e si cerca subito uno o più colpevoli; la Magistratura fa finta di fare alla svelta e… dopo qualche giorno o qualche settimana, in una località magari molto distante, ecco un altro caso terribile in cui viene amputata la gamba sbagliata o viene trasfuso sangue con un po’ di AIDS. Senza dover andare nei particolari che purtroppo accadono, questi casi hanno, il più delle volte, un colpevole in carne ed ossa: qualcuno ha sbagliato.

Purtroppo, quando si potrebbe, dico si potrebbe, ma sarebbe giusto dire “si dovrebbe” parlare di Malasanità Accademica, non esiste nessun colpevole, se non la pretesa da parte della “Alte Sfere”, di essere i “Depositari del Benessere”, per cui “tutto il resto” è niente e non vale niente.

Ma che cos’è “TUTTO IL RESTO?”. È tutto ciò che è naturale e fa capo alla Natura. Siamo circondati dalla Natura e da fenomeni naturali che potrebbero giovarci e da una tecnologia che potrebbe aiutarci ad utilizzarli. Onestamente però!

Siamo figli di meravigliosi scopritori come Christian Friedrich Samuel Hahnemann che scoprì l’omeopatia e, più recentemente, di George Joseph Goodheart Jr. che scoprì la kinesiologia, in particolare la kinesiologia applicata. Si potrebbe fare un lungo elenco e includere anche l’ipnosi medica… che è un pochino in noi ed esiste da sempre.

Perché questo libro? Perché, se di gocce causa di trabocco ne ho visto molte, questa volta la goccia è stata tale e talmente “grossolana” per cui s’è quasi allagata la Pianura Padana. In questo caso ho vissuto da vicino minuto dopo minuto l’oggetto della “malasanità accademica”: mia moglie. Ringrazio quella buona Stella che nel 1971 mi fece accostare alla Medicina Naturale e mi permise, via via, di conoscere quello che i “Grandi e indiscussi” che stanno nella Stanza dei Bottoni deridono e disprezzano. Quei Grandi che pensano di sapere tutto e deridono nonché disprezzano l’omeopatia, dovrebbero approfondire le loro conoscenze e smetterla di riempirsi la bocca con la parola “scientifico”. L’essere umano è fantastico anche per il fatto che non esistono due individui identici (neppure i gemelli perché non la pensano nello stesso modo) ed è quindi assurdo pretendere certe statistiche… e curare con le statistiche. La medicina non è una scienza esatta… e quindi non può sempre ricadere nel rigore scientifico. La cosiddetta “Memoria dell’acqua” che i Grandi non possono, o non vogliono riconoscere, potrebbe ricevere un contributo di quasi scientificità se si volesse approfondire la realtà della kinesiologia.

Quella “Buona Stella” mi ha permesso di evitare che mia moglie scivolasse in tutto e per tutto nelle fauci della Medicina Accademica… di cui abbiamo però tutti bisogno.

Mia moglie sta ora benissimo!

Perché questo libro? Perché con la descrizione esatta di quanto ho vissuto con mia moglie durante più di tre lunghi mesi, mi sono reso conto che, con buone probabilità, oggi mia moglie non starebbe benissimo. Non starebbe benissimo se avesse seguito i dettami della Grande Medicina. Quindi, dato che ad aiutarci fu la Medicina Naturale, sarebbe bene, più che auspicabile che la Medicina Accademica si togliesse il paraocchi e accettasse umilmente di andare a guardare un po’ più in là dove c’è quella natura che ha assunto nel nostro campo la denominazione di Medicina Complementare… e non più Alternativa.
Questa descrizione può anche consigliare i medici a rapportarsi direttamente col paziente, e non solo attraverso le macchine… perché il paziente, che di solito soffre, ha un’anima e ha qualcosa da dire… e deve essere ascoltato e non minimizzato.

Sarebbe quindi giusto che, tanto a livello Accademico quanto a livello Governativo, si guardasse, non con benevolenza, quanto con interesse costruttivo e “complementare” a quelle medicine che, usate oculatamente, possono far guarire… e non solo migliorare… e con minimo dispendio di energie.

Ho, di seguito, messo l’accento sui Serocytol… che rischiano di morire, sull’omeopatia… che viene considerata acqua fresca e sull’energia dei colori… affascinante realtà per tutti i giorni. Ho inoltre menzionato la realtà delle intolleranze alimentari… quelle vere e subdole portatrici di sofferenze e quella di una kinesiologia spicciola capace di indirizzare serenamente le proposte di guarigione.

Queste tre stupende realtà, coadiuvate dalla conoscenza di quanto ho menzionato, mi hanno permesso di veder rifiorire mia moglie… che, fra l’altro, ha saputo rifiutare certe tossicità irrimediabilmente dannose.

Non basta, nel senso che sarebbe bene che i pazienti imparassero a chiedere, a informarsi dai medici curanti e a pretendere delle risposte chiare; questa descrizione potrebbe aiutarli a difendersi.

Perché noi, tutti noi abbiamo bisogno di una Medicina (e di una Farmaceutica) capace di fare gli interessi di chi soffre. Abbiamo bisogno di un’apertura complementare con tutto ciò che non è sintetico… e quindi naturale.

Anche i Governanti potrebbero, se lo volessero, aprire le porte a questa “complementarità” anziché tacciare come semplice ciarlataneria tutto ciò che sembra troppo semplice ed estraneo al corrente senso comune.

È indispensabile sottolineare che, contrariamente a certe credenze, non tutto ciò che è naturale è positivo o innocuo. È sempre necessario saper distinguere.

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Ma insomma!
L’Italia non ha bisogno di eliminare quello che chiamano il “Bicameralismo perfetto” (che poi se è perfetto che bisogno c’è di eliminarlo…), ha bisogno di dare un po’ di benessere e un po’ di tranquillità alla popolazione.
Che palle!… ma proprio “che palle!”.
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Che male ci sarebbe ad abbattere la deleteria burocrazia che non permette al cittadino di muoversi agevolmente?
Che male ci sarebbe a snellire la Giustizia e giudicare una buona volta il giudice che sbaglia?
Che male ci sarebbe a prendere seriamente in considerazione il “dissesto idrogeologico? Bastano 4 gocce di pioggia in più perché ci scappi il morto.
Che male ci sarebbe a far viaggiare bene il popolo italico anche al di fuori dell’Asse Torino-Milano-Firenze-Roma-Napoli?
Che male ci sarebbe a dare a certi pensionati una pensione equa?
Che male ci sarebbe se il cittadino sofferente non dovesse attendere mesi e mesi per poter accedere ad esami diagnostici importanti?
E così via… senza parlare dei problemi collegati ai flussi migratori, gli esodati, i creditori dallo Stato, ecc.
Con tutto il tempo consumato nei vari dibattiti che siamo costretti ad ascoltare, l’Italia avrebbe potuto muoversi nella direzione giusta.
E poi, smettiamola di tirare in ballo l’Europa e il PIL… che non sempre, o raramente, danno benessere.
Il benessere, la serenità e la gioia di vivere possono arrivare se prendiamo in considerazione il “DISCORSO SULLA DECRESCITA” secondo Maurizio Pallante.
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CHE PALLE!

Proprio così.
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DIRE NO

Per puro caso… che non esiste (il caso), trovo questo articolo:

https://lunanuvola.wordpress.com/2016/09/19/se-nessuno-te-lha-mai-detto/

Quanto è importante riuscire a dire no; e quante volte diciamo sì anche se vorremmo dire no.

Disturbi o malattie possono aver origine proprio da questa incapacità, che, fra l’altro, riduce la fiducia in se stessi.

IL BUROCRATE. Da "The Pollo Web"

IL BUROCRATE. Da “The Pollo Web”

Saper dire NO… con educazione… aumenta il giusto amore verso se stessi.
Perché devono essere solo i Burocrati a dire no?

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Questa è veramente interessante:

https://unospicchiodicielo.wordpress.com/2010/01/07/la-parabola-dei-sei-ciechi-e-lelefante/?c=40261#comment-40261

Questa storiella mi ha fatto venire in mente il funzionamento moderno della medicina… che definisco Accademica, perché è così che s’insegna all’Università… e cioè a “compartimenti stagni”.
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Ogni medico ha la sua specialità e la specializzazione diventa talmente specializzata, per cui perde di vista che oltre all’oggetto della specializzazione c’è qualcos’altro… e il tutto collegato a un cervello e a una psiche.

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Scrisse John Webster:
I MEDICI SONO COME I SOVRANI: NON SOPPORTANO DI ESSERE CONTRADDETTI.

Mi sembra molto interessante, e penso non sia il caso di aggiungere molto, dato che ognuno di voi può sapere se il Signor Webster aveva ragione o torto.

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