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Archive for gennaio 2017

QUESTO È UN DILEMMA

Ho letto questo articolo dell’amica Mirna:

https://mifo60.wordpress.com/2017/01/26/sono-indignata/

Mi ha fatto pensare, e, di seguito ho raggiunto questa conclusione:

Commento solo la prima parte che trovo essere particolarmente importante e fonte di commozione, cioè quella del cittadino del Gambia che s’è suicidato gettandosi nel Canal Grande.

Per prima cosa debbo dire che non mi sarei gettato nell’acqua per salvarlo perché so nuotare “quasi niente”… anche se son genovese.

In secondo luogo, se è vero che gli hanno gettato ben quattro salvagenti e lui non ne ha approfittato, vuol dire che non aveva alcuna intenzione di salvarsi.

 

Questi sono due dati di fatto… inconfutabili.

 

Ora però mi chiedo e chiedo: “Se qualcuno l’avesse salvato, contro la sua volontà, che ne sarebbe stato di lui? La Repubblica Italiana avrebbe risolto per lui tutti i suoi problemi?

Credo che si possa rispondere di no.

Sarebbe stato meglio? Credo… difficilmente.

 

Pare anche che la temperatura dell’acqua fosse di 5° e quindi sufficientemente gelida per “stordire” chiunque… anche di buona volontà.

 

Quello che non riesco a comprendere è il mentecattismo di quelli che urlavano epiteti contro quel poveretto.

E se qualcuno fosse riuscito a salvarlo e la Repubblica Italiana gli avesse dato tutto quello che desiderava, cosa sarebbe successo? Come avrebbero reagito i giornali vari che avrebbero sicuramente commentato in modo controverso?

Avrebbero detto o pensato che per ottenere qualcosa poteva essere sufficiente buttarsi nel Canal Grande?

Venezia è una città stupenda e unica. Ci sono stato poche volte, ma una volta ho fotografato proprio la Stazione e il Canal Grande… così bello!

Venezia Santa Lucia

Venezia Santa Lucia

Perché quel poveretto è partito da Milano per venire a Venezia a por termine alla propria esistenza? Forse ci sarebbe una risposta se gli Organi Preposti riuscissero ad avere delle idee un po’ più chiare e non “abbandonassero” al loro destino queste giovani vite.

Quindi? Non riesco a concludere, nel senso che forse qualcuno ha delle risposte giuste.

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(terza parte)

Forse non tutti sanno, ed io non lo sapevo, che il Parlamento del Canada diventò del tutto indipendente da quello inglese solo nel 1982 (prima aveva solo “la facoltà” di non accogliere le leggi promulgate dal parlamento inglese). La componente però interessante è che il sovrano d’Inghilterra, tuttavia, ha continuato ad essere il capo di Stato. Ho voluto fare una piccola ricerca, e, ho visto che, nel 1953, esattamente il 4 giugno, in occasione dell’Incoronazione di Elisabetta II, oltre ai tanti, proprio tanti francobolli stampati per tutte le Colonie Inglesi, fu stampato anche un semplice francobollo per il Canada con l’effige della Regina.

Incoronazione di Elisabetta II.

Incoronazione di Elisabetta II.

NEL FRANCOBOLLO DELL’INCORONAZIONE È SCRITTO POSTES (in francese) e POSTAGE (in inglese).

In Canada, come detto, si parla in alcune zone come a Montreal e nel Quebec la lingua francese. Questo, perché in passato, quelle zone dipesero direttamente, come colonie, dalla corona francese.

Può essere interessante prendere in considerazione il fatto che nella zona francofona del Canada, il francese è un po’ diverso, tant’è vero che il mio francese a Montreal era compreso molto male. Ricordo a me stesso che negli anni 60 ho vissuto ben 5 mesi in una zona della Svizzera dove si parla un buon francese. Fu un’estate molto bella ; ho dovuto lavorare veramente molto, però ero gratificato da un lavoro che mi dava soddisfazione e da una popolazione che era grata per quello che facevo… e parlavamo francese… il francese quello vero.

Furono solo 5 mesi molto interessanti anche dal punto di vista economico, senza parlare del fatto che, appunto considerando la lingua che avevo un poco imparato a scuola, fu da me appresa praticamente, nel senso che se prima, prima di parlare dovevo « tradurre », dopo quei cinque mesi, la mia parlata divenne sciolta ; in poche parole ero arrivato a pensare in francese.

Mi fa sorridere il rammentare che a Montreal, i locali che non capivano il mio francese o io non capivo il loro francese, allora ripiegavano sull’inglese. Ma io l’inglese non lo so, non l’ho mai voluto imparare dopo un periodo scolastico, scuole medie, in cui avrebbero dovuto insegnarmelo. Forse oggi con la riforma scolastica voluta da Matteo Renzi, tutti imparano bene l’inglese così diventa più facile espatriare alla ricerca di un buon lavoro… dopo una « buona scuola ».

UNA CABINA TELEFONICA CANADESE

UNA CABINA TELEFONICA CANADESE

Non trovai cabine telefoniche, ma, grazie a internet, ne ho trovato una molto bella e altrettanto simpatica. Non so se è della stessa compagnia telefonica ; è però indubbiamente canadese.

Se si va in crociera, è possibile, ad ogni scalo, prenotare delle escursioni più o meno lontane. In quell’occasione non andammo da nessuna parte, ma, altri crocieristi andarono in una località rinomata che si chiama Peggys Cove. Qui è un paesello dove abitano circa 50 persone ; e a pochi chilometri da qui nell’Atlantico, il 2 settembre 1998 si schiantò il volo 111 della Swissair diretto a Ginevra. Prima dello schianto ci furono per i pilota e i passeggeri ben 17 minuti veramente drammatici ; infatti il personale di bordo si accorse dell’inizio di un incendio e, malgrado ogni sforzo, gli fu impossibile portare l’aereo in salvo. Dev’essere stato allucinante per quelle 229 persone… che persero la vita.

Due simpatici croceristi di nazionalità tedesca da noi conosciuti a bordo andarono a Peggys Cove in escursione, e avendo conosciuto il mio pallino « postale », fotografarono per me la buca che trovarono in quell’angolo di mondo. Di Peggys Cove è anche rinomato il faro proteso nell’Atlantico.

IL BELLISSIMO FARO DI PEGGYS COVE.

IL BELLISSIMO FARO DI PEGGYS COVE.

 

LAPIDE RICORDO DEL NAUFRAGIO IN DUE LINGUE.

LAPIDE RICORDO DEL NAUFRAGIO IN DUE LINGUE.

 

 

 

Oltre al faro, è possibile vedere una grande lapide in ricordo del naufragio dell’aereo della Swissair. È stata scritta in lingua inglese e in lingua francese. Ho riportato di seguito la parte in francese facilmente leggibile e ben comprensibile.

PARTICOLARE DELLA LAPIDE IN LINGUA FRANCESE.

PARTICOLARE DELLA LAPIDE IN LINGUA FRANCESE.

Naturalmente, la buca che si trova a Peggys Cove è uguale a tutte le altre buche del Canada, ma questa fotografata è sicuramente di quella località. Fa un po’ parte del gioco l’aver buche o altro di varie località ; naturalmente sapendo qual’è la provenienza e, possibilmente chi è il fotografo.

BUCA DI PEGGY’S COVE FOTOGRAFATA GENTILMENTE DALL’AMICO MATTHIAS.

BUCA DI PEGGY’S COVE FOTOGRAFATA GENTILMENTE DALL’AMICO MATTHIAS.

Questa buca mi fu particolarmente gradita come alcune altre buche speditemi da una gentilissima conoscente.

La mia passeggiata ad Halifax non durò moltissimo. Mi permise, assieme a mia moglie, di acquistare alcuni regali per i vari parenti grandi e specialmente piccini. Infatti, nella zona in cui attraccò la nave c’era la possibilità di comperare di tutto. Accettavano tranquillamente i dollari USA o le carte di credito. Oggi, bisogna dire la verità, se si vuol spendere non ci sono problemi. Purtroppo non mi fu possibile spedirmi una cartolina, col francobollo, perché era tutto chiuso ; e poi, oggi, le cartoline non sono più di moda come un tempo.

Trovai però un’altra buca… come tutte le altre, ma per la strada… domenicale senza anima viva.

L’ULTIMA BUCA CANADESE DA ME FOTOGRAFATA AD HALIFAX.

L’ULTIMA BUCA CANADESE DA ME FOTOGRAFATA AD HALIFAX.

(continua)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

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Questo è quello che “ANDREA” ha scritto su Amazon.

Da Amazon

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Se clicchi sopra si ingrandisce… altrimenti comunicamelo.

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(Seconda Parte)

Nel 2015, la nave da crociera che da Qaqortoq in Groenlandia doveva portarci a St. John’s, a causa del mare agitato fu obbligata a ridurre la velocità, per cui saltò lo scalo e andò direttamente ad Halifax nella Nuova Scozia. Fu quello, in passato, un porto molto importante che registrò l’arrivo via mare di molti emigranti dall’Europa. È conservato un museo dell’emigrazione e uno dei vagoni ferroviari di quelli che trasportavano gli emigranti nell’interno del Canada. Anche se la maggior parte della gente parla in inglese, noto che in molte « targhe esplicative », oltre all’inglese viene usato il francese.

IL VAGONE FERROVIARIO !

IL VAGONE FERROVIARIO !

Questo vagone si trova proprio all’uscita del terminal della nave. Se consideriamo la posizione geografica di Halifax, è facile comprendere come quella località quasi protesa nell’Atlantico potesse accogliere… e smistare migliaia e migliaia di « emigranti ».

C’è solo Terranova maggiormente « in Atlantico », con difficoltà nelle comunicazioni via terra rispetto ad Halifax perfettamente collegata.

LA POSIZIONE GEOGRAFICA DI HALIFAX.

LA POSIZIONE GEOGRAFICA DI HALIFAX.

È significativo il numero d’immigrati che sono passati da questo punto d’accoglienza : più di un milione. Questo punto chiamato « QUAI 21 » fu chiuso definitivamente nel 1971. Ora, al posto del Centro d’accoglienza, c’è un Museo.

LA TARGA ESPLICATIVA BEN LEGGIBILE IN LINGUA FRANCESE.

LA TARGA ESPLICATIVA BEN LEGGIBILE IN LINGUA FRANCESE.

Fotografai la prima buca di Halifax proprio in quel punto.

LA PRIMA BUCA DI HALIFAX.

LA PRIMA BUCA DI HALIFAX.

Il giorno in cui la nave attraccò ad Halifax era domenica, per cui non mi fu possibile « capire » la città in attività. Poco male. M’incamminai verso la città, quella città che fotografai dalla nave prima dell’attracco. Non era mia intenzione raggiungere il centro. È un fatto che quando raggiungo un posto nuovo, mi piace vederlo senza ordine e senza aver molto programmato prima.

HALIFAX DALLA NAVE

HALIFAX DALLA NAVE

 

Purtroppo la giornata era un po’ uggiosa, ma non pioveva. Andai verso una bella passeggiata a mare. La prima cosa che incontrai fu uno stupendo gruppo scultoreo, opera dello scultore emigrato Armando Barbon. Ha interpretato molto bene il pensiero e il fisico dell’emigrante d’altri tempi. Oggi tutti viaggiano col trolley e/o con lo zaino ; le valigie sono quasi in disuso… anche se certi trolley sono enormi come una grande valigia ; con la differenza che sono molto più ingombranti.

IL « LAVORO » DELLO SCULTORE ARMANDO BARBON.

IL « LAVORO » DELLO SCULTORE ARMANDO BARBON.

Si noti la valigia d’altri tempi, pantaloni normali (oggi avrebbe i jeans) e la famiglia in triste attesa (lei oggi avrebbe di  sicuramente i pantaloni).

LA TARGA DEL 2013… ABBASTANZA RECENTE.

LA TARGA DEL 2013… ABBASTANZA RECENTE.

Quella dell’emigrazione è una realtà che si perde nella notte dei tempi. Intere popolazioni si sono mosse alla ricerca di nuove e migliori possibilità vitali. Se ben si pensa, solo nella due Americhe, la maggioranza della popolazione non è quella autoctona, ma quella figlia di emigrati che, molto frequentemente, mal ricordano la lingua dei padri.

Stando a quello che ho potuto imparare, quelle emigrazioni erano piuttosto ordinate e ben organizzate.

Quelle che purtroppo viviamo di questi tempi sono molto disordinate e fanno ricordare la « tratta atlantica degli schiavi africani » dall’Africa all’America. Pare si possa stimare che gli africani strappati dalle loro terre siano stati fino addirittura a 10 milioni. Oggi raggiungono disordinatamente le coste europee molti asiatici e africani ; alcuni in fuga da guerre, ma altri alla ricerca di paesi ospitali, più spesso vittime di trafficanti senza scrupoli… che nessuno punirà.

Il mio camminare, quasi bighellonare, in quella giornata freschina col cielo coperto, proprio autunnate, mi permette di fissare l’atmosferta degli alberi che cambiano colore con sullo sfondo la città in una giornata domenicale.

HALIFAX E L’AUTUNNO.

HALIFAX E L’AUTUNNO.

Non vado cercando nulla, ma, m’imbatto con piacere in un telefono pubblico. Coi tempi che corrono, il numero delle buche delle lettere diminuisce, ma i telefoni pubblici vanno lentamente scomparendo. Li troveremo presto nei musei come curiosità che i nostri figli guarderanno sorridendo.

UN TELEFONO PUBBLICO.

UN TELEFONO PUBBLICO.

L’incontro con questo telefono mi ha fatto piacere. Vuol dire che c’è ancora qualcuno che non ha il telefonino o non l’utilizza assiduamente o non ne è ancora diventato schiavo. Ho visto che la « Bell Aliant » è una compagnia telefonica canadese operante sulla costa atlantica. È doveroso prendere in considerazione la parola « Bell » che sta per telefono, dato che fino a un po’ di tempo fa, almeno nell’America del Nord, si pensava che l’inventore del telefono fosse Alexander Graham Bell. In realtà, ad inventare il telefono fu Antonio Meucci. È nel 2002 che, anche negli Stati Uniti , fu riconosciuto, come inventore del telefono l’italiano, nato a Firenze nel 1808, Antonio Meucci. Si chiamava « telettrofono » !

IL FOGLIETTO FRANCOBOLLO DEDICATO AD ANTONIO MEUCCI.

IL FOGLIETTO FRANCOBOLLO DEDICATO AD ANTONIO MEUCCI.

Le poste italiane lo ricordarono con un foglietto di € 0.52 nel 2003. È molto significativo il fatto che il Meucci lasciò l’Italia per Cuba… e da lì passò negli Stati Uniti a New York. Potrebbe essere considerato uno dei tanti geni italiani che lasciano la madrepatria per poter sviluppare le proprie capacità all’estero ? Bisogna anche ricordare che quando lui lasciò la penisola, era cittadino dell’allora Granducato di Toscana. Non c’era ancora l’Italia « raffazzonata » di oggi.

(continua)

 

 

 

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Questo ho trovato:

da "LA STAMPA" del 22 gennaio 2017

da “LA STAMPA” del 22 gennaio 2017

Non capisco… proprio non capisco. Esiste l’ONU, esiste l’UE, esistono degli uomini così ricchi che, non solo spendono meno di quello che guadagnano ma, apparentemente non hanno problemi; esistono delle sacche di terribile sofferenza.

Possibile che non ci sia un individuo con le palle e con una buona coscienza che riesca a catalizzare su di sé un po’ di energie mondiali e faccia smettere certe sconcezze? Ma perché la gente deve soffrire in questo modo? Ma perbacco, siamo nel 2017… è finita anche l’INQUISIZIONE! 

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Quand’ero piuttosto giovane si diceva Canadà coll’accento sull’ultima a; oggi non si mette più l’accento. Chissà in futuro.

Il Canada è uno stato molto vasto, uno dei più vasti del globo. È bagnato da più mari ed è molto legato alla Gran Bretagna ; in ogni caso lo era.

Fui in Canada nel 1999 quando ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire coll’elettronica nel passaggio dal 1999 al 2000. Andò tutto bene.

Sì, mi sarebbe piaciuto andare in Canada, ma non avrei mai considerato molto potabile affrontare un certo numero di ore di volo stipato su un aereo.

Fu così che mia figlia, ormai grandicella e studentessa universitaria, andò, grazie a uno scambio coll’università di Toronto, alcuni mesi in quella bella città. Ci andò col suo ragazzo, e noi, suoi genitori non potemmo fare a meno di andarla a trovare. L’autunno era già inoltrato e, se a Zurigo si stava ancora quasi bene, quando arrivammo a Montreal nevicava ; poco, ma nevicava.

Il nostro volo diretta da Zurigo era stato cancellato. Ci mandarono a Bruxelles ; arrivati a Bruxelles, ci stiparono su un aereo delle SABENA.

La SABENA non esiste più, è fallita nel 2001 nello stesso modo come non esiste più la SWISSAIR, che aveva una grossa influenza sulla Sabena; in poche parole, del pacchetto azionario, ne possedeva il 49%. Ora sono sparite tutt’e due. Dalle ceneri della Swissair è sorta la SWISS, ma gli azionisti… sono rimasti per terra e chi possedeva obbligazioni… anche, quasi del tutto. Questo è quello che succede se si ha ingiustamente fiducia in qualcuno (leggi Swissair).

I « nostri ragazzi » ci vennero incontro con una macchina a noleggio, ci prenotarono un bel B&B e ci fu possibile vedere quella città sull’estuario del San Lorenzo. La lingua ufficiale di Montreal è il francese, però è un francese così « strano » per cui, col mio francese era difficile capirsi. Coll’inglese, che non so, ancora peggio.

Fu molto interessante, e lo ricordo benissimo, scoprire una vera e propria città sotterranea con tutti iservizi possibili e immaginabili. Questo permetteva di poter vivere tranquillamente anche durante i rigidissimi inverni canadesi. Il freddo non era ancora intenso; acquistai ugualmente un comodo colbacco, che conservo ancora gelosamente e che mi serve ogni volta che il freddo è veramente freddo. Dopo 2 notti partimmo alla volta di Toronto.

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

Conobbi, dopo una sosta in un autogrill, i bicchieroni di cartone con coperchio che ogni buon americano si porta elegantemente dietro, in macchina e per la strada con quella bevanda calda, color marrone chiaro chiamata caffè.

Non sapevo ancora che mi sarei interessato alle buche delle lettere. Amavo sì i francobolli e tutto ciò che girava attorno al servizio postale, ma sempre legato alla funzione dei francobolli. Imparai, per la prima volta, quello che oggi fanno anche qui in Europa, e cioè il risparmio esagerato a discapito dell’utente: vengono chiusi quegli uffici postali che non rendono abbastanza e si colloca il minimo del servizio all’interno di un negozio o di un supermercato.

Per me era tutto nuovo e, anche se non sapevo ancora che avrei fotografato quelle vere, acquistai una « buca salvadanaio »… che custodisco gioiosamente e che lascerò a un qualche nipotino.

Il soggiorno a Toronto, malgrado il freddo, ci permise di godere alcuni interessanti angoli della città, nonché la presenza nei parchi di molti scoiattoli.

LA BUCA SALVADANAIO

LA BUCA SALVADANAIO

Ci fu anche possibile andare a visitare una Casa particolare diventata museo : La « CASA LOMA », e godere lo spettacolo SWINGSTEP con ritorno in tram. Sì, perché a Toronto c’è anche il tram.

L’inverno è molto rigido con temperature abbondantemente sotto lo zero, per cui la vita è molto movimentata nell’immensa città sotterranea, direttamente collegata alla metropolitana e all’ingresso dei grattacieli. Non mancano i ristoranti e le zone per fumatori… sempre più ghettizzati come se fossero degli assassini.

E pensare che il tabacco fu, per la prima volta, conosciuto da Cristoforo Colombo ed era usato a scopo terapeutico. Chissà che ingredienti vengono oggi miscelati al tabacco per dare ai fumatori la dipendenza.

L’ORSACCHIOTTO

L’ORSACCHIOTTO

Durante un nostro girovagare, acquistammo un simpaticissimo orsacchiotto, che è tutt’ora sulla scrivania di mia moglie ; ricordo cosa disse la commessa quando seppe che l’avremmo portato in Europa : « Ma che bello ! Mi commuove l’idea che questo orsacchiotto vada in Europa. »

Tornammo in Europa col bus fino a Buffalo negli Stati Uniti dopo aver visto le cascate del Niagara; dormimmo lì e, la mattina dopo, con un’auto a noleggio, attraversammo una buona parte dello stato di New York e raggiungemmo Boston da dove un aereo della Swissair ci portò a Zurigo.

A Niagara, anche se il freddo era abbastanza pungente ed eravamo praticamente gli unici turisti, trovai ugualmente l’ufficio postale che, gentilmente mi timbrò una busta… che viaggiò regolarmente fino a Lugano.

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

Fu probabilmente a causa del freddo, se le cascate più famose del Canada e degli Stati Uniti non ci entusiasmarono.

IL TIMBRO D'ARRIVO

IL TIMBRO D’ARRIVO

Ricordo che trovammo a fatica un ristorante dove poter mangiare. Ricordo che mangiammo Pan-cakes con succo d’acero… non c’era quasi nessuno.

Con un altro bus ripartimmo alla volta di Buffalo negli Stati Uniti. Pensavo che i doganieri salissero sul bus come accade in treno da noi ; no ; fu necessario scendere, portare le valigie in dogana, compilare un formulario, pagare qualche dollaro… senza ricevuta e risalire coi bagagli sul bus.

Tornammo un’altra volta in Canada, e già avevo il pallino delle buche delle lettere. Prima di allora però, un parente mi procurò alcune foto di buche canadesi, proprio di Montreal.

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

Sono buche che ricalcano la buca salvadanaio che acquistai durante il primo viaggio… e furono fotografate senza nessun « risparmio ».

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

Sono molto belle e, probabilmente tutte uguali in tutta la nazione.

Il ricordo di Montreal è, grazie anche a queste buche, molto grande, dato che quella fu la prima volta che misi piede in terra americana. Prima di allora non avevo mai sentito un interesse particolare per quel continente nord americano. Avevo sempre avuto l’impressione che gli americani soffrissero un po’ di « complesso di superiorità », che come tale è sempre patologico. Ho sempre sentito la necessità di ringraziare gli Stati Uniti, in particolare, che hanno avuto molti morti per venire in nostro aiuto e salvarci dalle dittature di Hitler e Mussolini. Oggi non so più se l’hanno fatto per essere « gentili » o perché avevano i loro interessi. È un fatto che, se non fossero arrivati loro, sarebbe stato per noi molto difficile scrollarci di dosso il nazifascismo.

(continua)

 

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21 gennaio 2017

Petulante: “Passante? E fermati un attimo.”

Passante: “Ho molta fretta. Cosa vuoi dirmi?”

Petulante: “Sei tu che devi dirmi: laggiù vicino al Gran Sasso d’Italia hanno salvato altri umani? Tu hai la possibilità di vedere su internet; l’Alberone sul Lungolago e i suoi fratelli dormono e non ci dicono niente”.

Passante: “Senti, è molto bello poterti dire che ne hanno estratto vivi da quell’albergo “invaso” dalla slavina sicuramente 9 forse 10; e, anche se c’è un ferito, stanno tutti piuttosto bene”.

Petulante: “Ma che bello! Hai sentito anche tu Ulivo?”.

Ulivo: “Certo che ho sentito… che bella notizia.”

Ingenua: “Evviva, evviva… una notizia così bella scalda i legni della mia panchina”.

Ingenua... la sorella di Petulante.

Ingenua… la sorella di Petulante.

Ulivo: “Ma tu passante, lo so che facevi il medico, che effetto ti fa sentire che in tantissimi hanno lavorato giorno e notte per sperare di salvare delle persone, quando un po’ più in là degli umani, in nome di Dio, sembra si divertano a giocare con la vita di chi non la pensa come loro e alcuni umani come te vengono decapitati?”

Petulante: “Ho pensato la stessa cosa.”

Passante: “Mi piange il cuore… anche pensando che la Comunità mondiale, che a suo tempo fondò l’ONU, rimane a guardare perché non riescono a mettersi d’accordo. Sapeste quante volte, di giorno e di notte, abbiamo lottato in ospedale per salvare una vita e quelli, e non solo quelli, oltraggiano il mistero della vita… sì perché la vita è un mistero.”

Ulivo: “Ma non credi che anche certi gradi di malvagità degli umani possa essere considerato un mistero?”

Passante: “Hai perfettamente ragione. Ne potremo riparlare; ora devo proprio andare. Ciao a tutti.”

Petulante e Ulivo: “A presto. Ci piace chiacchierare con te.”

 

 

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