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Archive for maggio 2017

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Registrazione del 29 maggio 2017

Personaggi:
 Passante Alessandro, Ulivo il Saggio, Panchina Ulivia, Panchina Ingenua, L’Albero e Panchina Petulante.

Alessandro: “Ciao caro Ulivo, come stai?”

Ulivo il saggio: “Qual buon vento Alessandro?… anche se le mie foglie stanno tranquille? Che c’è di nuovo?”

Panchina Ulivia: “Ciao Alessandro, ti siedi un momento su di me?”

Alessandro: “Sì grazie. Volevo far vedere al nostro Ulivo quello che ho trovato sul giornale… dopo quello che ci siamo raccontati giorni fa sui vaccini.”

Da “Corriere”

Ulivo: “Molto interessante. Vedo che da parte dei Governanti italiani c’è una grande determinazione a “smontare” ogni opposizione. Se ci fosse la stessa determinazione verso la cura di chi soffre senza tempi lunghi e soste interminabili sulle barelle dei “Pronto Soccorso… Però voi Umani siete proprio strani! Il Buon Dio vi ha dato una straordinaria intelligenza; perché la usate così tanto per farvi del male?

Alessandro: “Chissà come andrà a finire. Mi rattristano quelle famiglie che dovranno fare infinite vaccinazioni ai loro poveri bimbi.”

Ulivia: “Per fortuna che qui in Svizzera non è così… almeno per ora. È vero quello che dici. Dispiace anche a me, se penso a quei poveri bimbi. Ne vengono spesso qui a giocare… anche se non è un parco giochi.”

Alessandro: “Prima di salutarvi desidero farvi partecipi della Mail che ho scritto all’Ordine del Medici di Milano. Anche se non sono più iscritto a nessun ordine provinciale, sono ancora medico e ho il diritto di dire come la penso.
Sono un vecchio medico ormai in pensione e fuggito in Svizzera.
Non riesco a capire come si faccia a radiare dall’Ordine un medico se la pensa in modo diverso rispetto ai dettami di un Governo incapace di governare.
Perché non alzate la voce e pretendete una maggiore assistenza nei riguardi di chi soffre? Che la smettano di tenere ore e ore in barella chi ha bisogno di cure e permettano esami importanti in tempi brevi.
Radiare un medico perché la pensa diversamente mi fa pensare di essere ritornati ai tempi dell’inquisizione e dei roghi alla Giordano Bruno e Jan Hus.

Ulivo: “Ti hanno risposto?”

Alessandro: “Non ancora, ma non credo che risponderanno. Vi saluto. Vado a fare due chiacchiere con Petulante e Ingenua, e vedrò se anche l’Albero ne avrà voglia. A presto.”

Ulivo: “Ciao amico.”

Il tragitto è brevissimo. Pochi minuti dopo.

Panchina Ingenua: “Che bello vederti Alessandro. Ti ho sentito parlare con Ulivia; ho tanto sperato che tu venissi un po’ qui da noi. Ti siedi?”

Alessandro: “Ma certo. Ti scaldo un po’.”

Ingenua: “E io ti coccolo un pochino.”

L’Albero: “Ciao Alessandro. Ti stavo quasi aspettando.”

Alessandro: “Come mai?”

L’Albero: “Volevamo saper ancora di tuo papà… con le SS. Interessa anche a voi… è vero.”

Petulante e Ingenua: “Certamente. Siamo molto curiose.”

Alessandro: “Va bene. Vi ricordate che vi dissi che mio papà era il Direttore di una Ferriera a Genova-Sestri, e che a quei tempi chi effettivamente erano i tedeschi che da alleati diventarono i veri padroni?”

L’Albero, Petulante e Ingenua all’unisono: “Certo che ce lo ricordiamo.”

Alessandro: “Fu così che l’Esercito Tedesco, che la faceva da padrone, compiva frequentemente perquisizioni un po’ dappertutto. Quel giorno, senza preavviso andarono a perquisire lo stabilimento nel quale lavorava mio papà e trovarono nello stipetto di un operaio una pistola. Se l’operaio facesse parte della resistenza partigiana o no, oggi assolutamente non lo so;  è garantito che quell’operaio fu prelevato senza tanti complimenti e portato a Genova nella Casa dello Studente.
Nella Casa dello Studente gli studenti non c’erano; era diventata una sede della polizia tedesca Gestapo; c’erano le SS che, senza alcun rispetto torturavano con la massima tranquillità; l’importante era ottenere le notizie di cui avevano bisogno; era sta soprannominata Casa della tortura o delle torture.
La fabbrica nella quale lavorava mio papà era una ferriera. Il ferrovecchio veniva fuso e veniva prodotto ferro “nuovo”. Erano quindi i rottami di ferro la materia prima della fabbrica.
Come mio papà seppe che l’operaio era stato prelevato, si precipitò a Genova in quella terribile casa dello studente.

LA CASA DELLO STUDENTE DI GENOVA DA UNA VECCHIA CARTOLINA. “Da Wikipedia”

Grazie al fatto che conosceva bene la lingua tedesca, poteva senza mezzi termini, ma educatamente, chiedere di parlare con qualcuno dei superiori. Fu introdotto in un ufficio e gli dissero di attendere. Nell’ufficio c’era un tedesco che controllava, per conto suo, varie scartoffie. Era tutto perfettamente tranquillo quando, a un certo punto si sentì uno sparo. Mio papà impallidì; anche il tedesco alla scrivania impallidì e si fermò nell’attesa di sapere cosa fosse successo. Bisogna dire che mio papà, che sapeva perfettamente che avrebbe potuto benissimo accadere di non uscire vivo da quella casa, dopo quello sparo pensò alla sua fine. Fece finta di niente e rimase fermissimo in attesa degli eventi studiando naturalmente l’eventuale possibile via di fuga.
Colpo di scena: Arrivò trafelata con un sospiro di sollievo una signorina, un’impiegata tedesca che disse, in tedesco al tedesco: “È caduta una scala!”.
Mio papà, dopo un sospiro infinito, pensò: “Per il momento la vita è salva.”
Finalmente un superiore delle SS arrivò da mio papà coll’operaio. La vita di quell’operaio era veramente in bilico; erano i tempi dei partigiani che rompevano abbastanza le scatole alla Wermacht.
A questo punto, con autorità e quasi da arrabbiato come se fosse stato disturbato da un lavoro più importante, mio papà si rivolse all’operaio e gli chiese: “Dove ha trovato quella pistola? Era nel rottame di ferro?”
Mio papà, anche se in quel momento avrebbe preferito scappare, ma conscio del fatto che quell’operaio sarebbe stato sicuramente eliminato… ma dopo tortura, riuscì ad assumere un tono di voce secco, perentorio e spazientito, quasi come se si trovasse ad essere dalla parte degli accusatori. Contemporaneamente riuscì a suggerire all’operaio la risposta giusta.
“Certo” rispose, tremante l’operaio.
“E allora glielo dica. Dica la verità. Che bisogno c’è di farla così tragica?” Poi rivolgendosi in tedesco all’Ufficiale delle SS: “L’ha trovata nel rottame e l’ha messa nello stipetto per consegnarla ai superiori”. Il tedesco accettò la tesi e l’operaio ritrovò la libertà.

Ingenua: “Mi hai tenuta col fiato sospeso.”

Petulante: “Anch’io ho avuto paura per tuo papà? Com’erano cattivi gli Umani delle SS!!!”

L’Albero: “Tuo papà è stato veramente in gamba.”

Alessandro: “Certo che sì. Penso che in certi momenti ci possa essere qualcosa di particolare in ognuno di noi che ci aiuta a muoverci nel modo migliore.”

L’Albero: “Ti ringraziamo per quello che ci hai raccontato. È terribile dover prendere atto una volta di più che gli Umani possono raggiungere livelli molto alti di malvagità… anche perché si sono trovati, in massa, a credere a un pazzo.”

Alessandro: “È così. Non erano pochi quelli che ci credevano. Vi saluto… e grazie della compagnia.”

Petulante e Ingenua: “Noi ti salutiamo e ti aspettiamo presto.”

L’Albero: “Mi unisco alle “ragazze” col mio verde saluto.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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Registrazione del 21 maggio 2017

Personaggi:
Ulivo il Saggio, Passante Alessandro, Panchina Ulivia e Panchina Ulivetta,

Ulivo il saggio: “Buon giorno Alessandro. È un piacere vederti. Cosa c’è di nuovo?”

Alessandro: “Cosa ne pensi di tutto quello che dicono gli Umani d’Italia circa l’obbligo di ben 12 vaccinazioni per i bimbi in età prescolare?”

Ulivo: “Io non sono molto vecchio e quindi non posso dirti molto, però, da quello che ho sentito, credo che si stia esagerando. Addirittura voler vaccinare contro la varicella! Ma la varicella per gli Umani è quasi una promozione; nelle grandi famiglie, se uno dei componenti si cuccava la varicella, gli altri venivano messi a lui vicino affinché venissero contagiati ed era possibile chiudere un capitolo. Lo so che è una malattia un po’ noiosa, ma, anche il vaccino in più per l’organismo… è sicuramente molto noioso.”
Alessandro: “Cosa intendi “noioso per l’organismo”? Posso sedermi su di te Amica 1 che, se non ti dispiace ti chiamerei Ulivia?”

Panchina Ulivia: “Ma certo… e poi mi sembra un bel nome.”

Ulivo: “Penso che l’organismo così giovane con un sistema immunitario altrettanto giovane consideri negativamente così tante sollecitazioni. Non dobbiamo dimenticare che i vaccini devono ricordare; è una questione di memoria.”

Ulivia: “Cosa intendi per memoria?”

Da sin.: Ulivetta e Ulivia… spostata da Umani.

Ulivo: “Nel sistema immunitario è molto importante la memoria. Sì, perché l’anticorpo prodotto dopo la vaccinazione deve riconoscere l’antigene dannoso nuovo arrivato… per renderlo innocuo, distruggerlo o far sì che se ne vada e non rompa le scatole.”

Ulivia: “Un pochino come il Computer?”

Ulivo: “Un pochino sì… proprio così. Se il Computer giovane ha poca memoria può far confusione e, o stancarsi troppo o andare in tilt.”

Ulivia: “Va bene, tu cerchi di dire la tua, ma non pensi che “i Grandi della Scienza prima di andare ad obbligare 12 vaccinazioni a dei bimbetti abbiano valutato tutti i pro e i contro?”

Ulivo: “Sarebbe da sperare, ma se sono allo stesso livello di quelli che hanno governato in Italia negli ultimi 50 anni riuscendo ad impoverire tanti onesti lavoratori senza permetter loro una dignitosa vecchiaia…”

Ulivia: “Vorresti dire che quegli Umani di scienza sono degli incapaci?”

Ulivo: “Non l’ho voluto dire, ma l’ho pensato. Vedi, gli Umani che si danno tante arie, sono gli stessi che obbligano un Umano loro simile sofferente ad aspettare mesi e mesi prima di poter fare una colonscopia, sono gli stessi che con la loro folle burocrazia hanno obbligato quella sofferente donna di Genova ad aspettare ben sei mesi prima di poter fare una mammografia e, dopo che ha potuto finalmente farla, altri Umani chirurghi hanno dovuto amputarle tutt’e due i seni. Nessuno sa come sarebbe andata a finire se avesse potuto fare la mammografia in tempi potabili.”

Ulivia: “Ma sono proprio così incapaci, quegli Umani, a gestire la Sanità?”

Ulivo: “Sai, non so se è incapacità o ignoranza. Sai perché? Perché nella Penisola con noi confinante esistono professionisti e cliniche private che, a pagamento, fanno gli stessi esami in tempi brevi.”

Panchina Ulivetta: “Fino ad ora non ho parlato, ma, da quello che ho sentito, mi sembra di aver capito che la “malvagità” non è solo degli Umani che seminano bombe e uccidono. Si può anche uccidere negando la giusta assistenza?”

Ulivo: “Beh, sotto certi punti di vista credo proprio che tu abbia ragione. Il Governante che nega le giuste cure a chi ne ha diritto e, addirittura lo mette in pericolo di vita, può essere messo allo stesso livello di chi investe un passante e scappa senza prestar soccorso… anzi può essere messo ad un livello peggiore.

Ulivetta: “Ma come fai a dire certe cose! Non dovresti neppure pensarle.”

Ulivo: “Perché non dovrei pensarle? L’Umano che governa ed è addetto alla Sanità dovrebbe preoccuparsi di far star bene i cittadini che soffrono; in fondo l’ha voluto lui quando ha chiesto il voto degli elettori; e se non è all’altezza di fare un buon lavoro, che se ne vada e lasci il posto a chi sa lavorare bene.”

Ulivia: “Perché pensi caro Ulivo che fra i politicanti della vicina Italia ci sia qualcuno all’altezza di fare un buon lavoro… proprio per la Sanità?”

Ulivo: “Si dovrebbe poterlo sperare. Certo che, se è vero che a Roma un Umano su 6 che si presenta al Pronto Soccorso deve aspettare 24 ore per essere soccorso…”

Ulivia: “Perché lo chiamano Pronto Soccorso? Se è “pronto” non può farsi aspettare così tanto! Che lo chiamino soccorso senza pronto.”

Alessandro: “Hai ragione Ulivia. Molti miei colleghi Umani sbagliano, ma, e questo è il lato peggiore, non si accorgono di sbagliare. Parlavamo di vaccini e siete arrivati a parlar male della Sanità italiana. Circa i vaccini, posso dirvi che, molti anni fa, il grande Sabin, lo scopritore del vaccino antipolio che ha salvato molte vite umane, ebbe a dire a un congresso, mi pare a Bologna: “Andateci piano coi vaccini”. Sicuramente si sono dimenticati di lui. E tu Ulivo cosa ne dici?

Ulivo : « Dico che bisognerebbe sempre ascoltare i saggi. E l’Umano Sabin fu un saggio. Però, passando ad altro argomento, lo sai che voi Umani, col vostro comportamento, riuscireste a far ridere chiunque ? »

Alessandro : « Perché ? Cosa ti ha fatto ridere ? »

Ulivo : « La marcia dell’Accoglienza che avete fatto a Milano. »

Alessandro : « Cosa c’era da ridere… e poi, anche se sono un Umano anch’io, non ho partecipato alla Marcia. Quindi il voi non va bene. »

Ulivo : « Ti sei offeso ? »

Alessandro : « Quasi. Ma no che non mi sono offeso. Ma dimmi perché hai riso molto. »

Ulivo : « Perché parlano di Accoglienza. Ma sanno cosa vuol dire ? Ma quegli Umani pensano proprio che siano tutti cretini ?  ACCOGLIENZA è una parola magica e mistica. Se pensi all’Amore, quello vero, fra un umano donna e un umano uomo, se pensi al momento in cui grazie al corpo le loro anime riescono a toccarsi, ti rendi conto che l’umano lei « accoglie » l’umano lui e diventa massimamente gioiosa insieme a lui. Quindi l’accoglienza è e deve essere un «sentimento e con una realtà positiva.»

Ulivia : « Però, come sei saggio Ulivo mio. »

Ulivo: “Grazie Ulivia. Pensate un po’ che razza di accoglienza possono dare gli Umani d’Italia. Loro stessi hanno una grandissima categoria che viene classificata come povera e pensano di mettere a loro agio migliaia e migliaia di disperati provenienti da altri continenti? A me sembra demenziale… a meno che sotto sotto non ci siano dei disegni di tipo delinquenziale che permettano arricchimento facile. Non credo che fra gli Umani l’ipocrisia sia in disuso. Già abbiamo visto in passato che c’è chi ha la coscienza difettosa… e quindi l’ipocrisia può andarci benissimo a braccetto.”

Alessandro: “Mi sembri esagerato. C’è sicuro della buona fede in molti di quelli che hanno marciato.”

UN ALLOCCO VERO.

Ulivo: “Garantito. Molti sono gli allocchi che credono a tutto quello che viene loro raccontato con delle belle parole… che riescono anche a commuovere. La realtà va però guardata in faccia. Come può un popolo stremato dalle tasse e dall’incapacità di avere un Governo un pochino serio “accogliere” delle popolazioni disperate a cui hanno raccontato tante belle favole?

Alessandro: “ Accetto la tua saggezza e vi saluto.”

Ulivo, Ulivia e Ulivetta: “Ciao Alessandro… a presto.”

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Registrazione del 17 maggio 2017

Personaggi:
Passante Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua e L’Albero,

Alessandro: “Buon giorno ragazze; come state?”

Petulante e Ingenua all’unisono: “Molto bene grazie.?

Alessandro: “E tu amico mio Albero?”

L’Albero: “Io sto molto bene, grazie. Sono un po’ triste perché non m’è piaciuto quello che ho sentito dalla Grecia.”

Alessandro: “Cosa non t’è piaciuto?”

L’Albero: “Che gli Umani greci siano costretti a fare sciopero generale contro una terribile austerità che li sta mettendo sul lastrico. Non capisco fino a che punto è necessario castigare un popolo che in passato ha vissuto forse un po’ allegramente.”

Da “Economia e Finanza”

Alessandro: “Hai perfettamente ragione. È vero, hanno avuto una finanza allegra e magari non avrebbero avuto il diritto di avere l’Euro.”

L’Albero: “Ho delle perplessità. Gli Umani di Germania che pretendono questa austerità non lo sapevano proprio? E poi, siamo sicuri che pensavano già allora di arricchirsi dopo l’entrata degli Umani greci nell’Euro? Infine, tutte le mie foglie rabbrividiscono al pensiero che dopo la “Discesa della Wehrmacht” in Grecia, c’è ora la “Discesa della tecnica tedesca” ad imbrigliare il popolo greco. Ma questa non è un’Unione, questa è una schiavizzazione anni 2000.

Manifestazione ad Atene

Alessandro: “Certo, uno sciopero così, o certe manifestazioni non finiscono in modo drammatico come nel giugno del 1944 a Sestri Ponente.”

Ingenua: “Ciao Alessandro. Cos’era successo a Sestri Ponente… ma dov’è Sestri Ponente?”

Alessandro: “Sestri Ponente fa parte di Genova e si trova sulla costa.”

Petulante: “E cosa accadde di particolare nel giugno del 1944. Se non sbaglio, la Seconda Guerra Mondiale non era ancora finita.

Alessandro: “Non sbagli cara amica. A Sestri Ponente c’erano molte fabbriche di grande importanza, fra cui i Cantieri Navali, quelli che costruirono la famosa nave Andrea Doria. Ebbene, durante la guerra, se non sbaglio, il 9 giugno gli operai di Sestri scesero in sciopero perché naturalmente non erano soddisfatti di quello che stava accadendo. Nello scioperare non considerarono con sufficienza che a governare l’Italia del nord erano le truppe tedesche d’occupazione e i repubblichini della Repubblica di Salò.”

Petulante: “Perché, cosa accadde?”

Alessandro: “Accadde qualcosa di terribile. Accadde quel qualcosa che solo pochi riuscirono a prevedere… fra cui il Prefetto di allora; cioè che qualche giorno dopo, e precisamente il 16 giugno, le truppe tedesche aiutate dalle Brigate Nere rastrellarono gli operai delle varie fabbriche, li caricarono così com’erano sui camion e poi sui carri bestiame e li trasportarono in Germania.”

Petulante: “Ma potevano farlo?”

Alessandro: “Se potevano farlo o no… lo facevano e… bisognava stare buoni perché comandavano loro. Le Brigate Nere, anche loro dovevano ubbidire, così come Mussolini. L’avevano relegato sul Lago di Garda e gli facevano credere di essere lui a comandare.”

Ingenua: “Ma tu c’eri?”

Alessandro: “In un certo senso sì. Avevo 8 anni e abitavo sfollato coi miei due fratelli all’estrema periferia della città.”

Ingenua: “E la tua mamma e il tuo papà?”

Alessandro: “Beh, la mia mamma era con noi, e mio papà lavorava anche lui a Sestri.”

Ingenua: “Cosa faceva? Su, raccontaci come andò a finire.”

Alessandro: “Mio papà era il Direttore di una Ferriera con circa 300 operai… poco lontano dai Cantieri Navali. Mio papà non era né fascista e neppure comunista, ma cercava di muoversi per il bene degli operai. In questa situazione aiutò concretamente gli operai della fabbrica.
L’importanza del lavoro era fondamentalmente per aiutare lo sforzo bellico; molto importante per il Reich che stava perdendo colpi. Quindi lo sciopero significava danneggiamento e doveva assolutamente essere evitato, anche se molti scioperi erano semplicemente per fame.
Prima di uno di questi scioperi, mio papà sentì che stava per accadere qualcosa di terribile, in un certo senso sentì in anticipo “puzzo di bruciato”, e bisognava correre ai ripari. Fece semplicemente una telefonata; telefonò al comando delle SS. Mio papà, che da giovane aveva studiato molto, sapeva molto bene il tedesco. Disse a telefono, quasi testualmente: “Domani ci sarà sciopero generale. Mi dispiacerebbe che ci fossero dei disordini. Quindi, domani io darò libero ai miei operai; dirò loro di non venire al lavoro per evitare disordini con gli operai delle altre fabbriche.”
“Va bene.” gli rispose il graduato delle SS “Fa bene. Mi sembra una buona idea.”
Quando uscì dall’ufficio, passando vicino ad alcuni operai disse loro: “Mi raccomando, domani non venite a lavorare.”
“Sicuramente.” Risposero loro convinti che il giorno dopo avrebbero incrociato le braccia, avrebbero fatto sciopero come tutti gli operai di Sestri Ponente. Il giorno dopo Genova si fermò. Gli operai di numerose fabbriche non andarono a lavorare. Anche gli operai della fabbrica dove lavorava mio papà non andarono a lavorare; loro erano convinti di essere scioperanti, per il comando delle SS invece, a loro era stato dato congedo per evitare disordini, quindi non erano scioperanti e non boicottavano le produzioni, dirette o indirette, belliche.
Quando arrivò il 16 giugno gli operai di Sestri Ponente andarono regolarmente al lavoro, ma ebbero la terribile sorpresa di trovare davanti ai cancelli i camion delle SS. Anziché poter andare regolarmente al lavoro furono fatti salire sui camion e deportati in Germania. Certe cose non devono succedere! Il regime non è democratico e lo sciopero è dannoso! Così la pensavano i tedeschi.
Gli operai della fabbrica di mio papà non furono toccati, ebbero la possibilità di tornare tranquillamente al lavoro e alla sera a casa. Tutti gli altri no. Furono caricati su vagoni piombati e spediti in Germania a lavorare per Hitler o in qualche campo di concentramento, particolarmente a Mauthausen.
Bastò una telefonata ben fatta… ma soprattutto in quella lingua che gli italiani erano arrivati ad odiare.”

Ingenua: “Lo sai Alessandro che ti ho ascoltato senza batter ciglio e mi sono anche un po’ commossa. In ogni caso mi sono venuti i brividi.”

Petulante: “Gli operai della fabbrica dove lavorava tuo papà, gli hanno dimostrato gratitudine?”

Alessandro: “Qualcuno sì; la maggior gratitudine fu che, a guerra finita ci furono molte rese dei conti e molti dirigenti finirono nei forni e… buonanotte. Mio papà non fu neppure toccato. Ebbe anche un altro confronto con le SS per salvar la vita a un operaio, ma questo ve lo racconterò un’altra volta. Quelli erano tempi terribili e… strani. Le frontiere erano importantissime, e l’hanno sempre saputo i cittadini del Canton Ticino.”

Petulante: “Perché parli delle frontiere?… e in particolare del Canton Ticino?”

Alessandro: “Perché proprio a quei tempi in cui gli operai genovesi venivano trascinati in Germania, l’ebreo, se catturato dai tedeschi, finiva anche lui su un carro ferroviario con destinazione Terzo Reich.”

A sinistra: LAVENA PONTE TRESA ITALIA – A destra: PONTE TRESA SVIZZERA

Petulante: “E cosa c’entrano i nostri confini?”

Alessandro: “Guarda un po’ questa fotografia.

Ingenua: “È proprio bella! L’hai fatta tu?”

Alessandro: “Sì, la foto l’ho fatta io. A parte la simpatica foto che permette alle case di specchiarsi in un’acqua quasi calmissima, è interessante notare come le case di sinistra siano nella Repubblica Italiana, e quelle a destra nella Confederazione Elvetica. Durante la guerra non si poteva passare da una parte all’altra come si fa ora, e, ancor peggio, chi si trovava di qua stava tranquillo e non aveva nulla da temere, chi invece stava di là, non sapeva assolutamente cosa avrebbe potuto succedergli; se poi, chi stava di là era ebreo, specialmente dopo il famoso 8 settembre 1943, se i tedeschi lo trovavano, era molto difficile che non finisse in una tedesca camera a gas.

Ingenua: “Cos’è la camera a gas?

Alessandro: “La camera a gas è un metodo di esecuzione della pena di morte ancora in uso in alcuni degli Stati Uniti d’America. Col gas molto tossico scatenato dal cianuro in una reazione particolare si ottiene un gas talmente venefico per cui un Umano muore nello spazio di pochi minuti. Lo stesso metodo usarono i Nazisti per sterminare gli ebrei.

Ingenua: “Che brutte cose fate voi Umani.

L’Albero: “Care ragazze, voi avete sempre vissuto qui in Svizzera dove da moltissimi anni si parla solo delle guerre degli altri e di Umani che si picchiano per un nonnulla o perché il vicino ha delle materie prime interessanti. Contatteremo presto il nostro amico Tasso che dovrà raccontarci ancora quanto accadde dalle parti di Trieste, Fiume e Pola dal 1943 in poi.”

Petulante: “Perché vogliamo sapere?”

L’Albero: “Perché i giovani di oggi, quelli che hanno tutto e pretendono sempre di più… non tutti per fortuna, devono sapere cosa accadde e, sapendo, si può sperare che si comportino in modo un poco saggio.”

Petulante: “Ma i vecchi sanno tutto?”

L’Albero: “Molti vecchi e molti adulti non ne sanno niente.”

Petulante: “Com’è possibile?”

L’Albero: “Possibilissimo… sempre a causa della malvagità di alcuni Umani che si combattevano e volevano avere la supremazia. C’erano i Fascisti e al loro posto volevano subentrare i Comunisti… che non volevano che si sapesse che avevano fatto e stavano facendo tante cose brutte.”

Ingenua: “Non potresti essere un po’ più chiaro?”

L’Albero: “Un’altra volta. Ora posso solo dirvi che i Comunisti italiani non volevano che si sapesse cosa succedeva in Istria, cioè da quelle parti là.”

Petulante e Ingenua: “Va bè… abbiamo capito… devi fare il tuo riposino. Ciao.”

Alessandro: “Ciao ragazze… anch’io devo andare.”

Petulante e Ingenua: “Ciao Alessandro. Torna presto a trovarci.”

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Registrazione del 14 maggio 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro, Panchina Petulante, L’Albero,

Panchina Ingenua: “Ciao caro Alessandro. Ti fermi un po’?”

Alessandro: “Non ho molto tempo.”

Panchina Ingenua: “Mi piace tanto sentire il tuo calore sui miei legni. Ti coccolo un po’.”

Alessandro: “OK. Sapete, oggi è la festa della Mamma. Tutte le mamme vengono coccolate da figli e mariti.”

Panchina Petulante: “Ma tu dove vivi? Ancora ancora i figli! Ma quanti mariti? Per non parlare di quegli indefinibili Umani che, parlando di amore, offendono questo bellissimo sentimento, piantando un coltello nelle carni di una donna.”

Alessandro: “Ma sono eccezioni…”

L’Albero: “Prima di tutto Buon Giorno, e poi, possono essere eccezioni quelle di uccidere la donna, ma, quante volte una donna viene maltrattata dal marito… anche davanti ad altri… per non parlare delle botte che rimangono “segregate” nel segreto delle pareti domestiche!”

Alessandro: “Penso che tu abbia ragione. Ora sì che hai un bel vestito. Le tue foglie sono proprio belle.

L’Albero: “È vero, ora sto bene e mi sento perfettamente a mio agio. Tornando al discorso di prima, non mi piace per niente l’Umano che dice alla propria donna, per esempio: “Sta zitta che non capisci niente.” Secondo me, già questa frase è una violenza che non s’addice a un essere superiore che dovrebbe aver acquisito l’intelletto.”

Petulante: “È vero, l’ho sentito più volte anch’io. E posso dirti che, quasi sempre, la donna diceva delle cose intelligenti, ma scomode per il marito… che non arrivava a comprenderle.”

L’Albero. “E la donna come reagiva?”

Petulante: “La donna stava zitta. Se avesse reagito avrebbe rischiato delle violenze fisiche… o subito o a casa.”

L’Albero: “Non ti sembra caro amico Alessandro che gli Umani siano un po’ ipocriti? Hanno inventato il giorno della donna in marzo e la festa della mamma in maggio. Mi verrebbe da pensare che la festa di marzo sia utile per alleggerire le nostre colleghe “Mimose” e permettere ai floricoltori di guadagnare qualche soldo. Forse sono malvagio, ma, come si fa a ridurre a 2 giorni su 365 il rispetto verso le vostre donne? L’Umano donna dovrebbe essere rispettato… SEMPRE.

Alessandro: “Credo proprio che tu abbia ragione.”

DA “CORRIERE DELLA SERA”

Ingenua: “Scusate se v’interrompo, ma, proprio stamattina son passati da queste parti due Umani, si sono seduti qualche minuto e si sono raccontati una specie di barzelletta; hanno detto che il 26 e il 27 maggio si riuniranno a Taormina gli Umani Grandi del G7 e, questa è la barzelletta, in quei giorni nessun migrante potrà sbarcare.”

L’Albero: “Non è possibile! Ci saranno gli orari come per i treni?”

Alessandro: “Verrebbe da pensare che hanno ragione quelli che ipotizzano l’esistenza di una programmazione… proprio come se fosse una tratta come quella per l’America di qualche centinaio d’anni fa.”

Petulante: “Ma questa non è una barzelletta… perché è da piangere.”

L’Albero: “Non so più cosa dire. Voi Umani siete proprio strani! Vi saluto.”

Alessandro: “Anch’io che devo andare. Ciao a tutti.”

Ingenua: “Ciao Alessandro.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE È VIETATA

Registrazione del 28 aprile 2017

 

Personaggi:

Panchina Rotonda. Passante Alessandro, Albero Tasso, Panchina Scontrosa, L’Albero, Panchina Petulante e Panchina Ingenua.

 

 

 

Panchina Rotonda: “Buon giorno Alessandro, qual buon vento ti porta qui dalle mie parti?”

PANCHINA ROTONDA… E LA GEMELLA SCONTROSA

 

Passante Alessandro: “Devo continuare una lunga chiacchierata coll’Albero Tasso. Ha molte cose del secolo scorso da raccontarci.”

 

Albero Tasso: “Come stai Alessandro? Hai visto che poco lontano da noi è caduta la neve? Ora sembra però che voglia tornare un po’ di bel tempo.”

 

Alessandro: “Speriamo, forse ha piovuto abbastanza. Vorrei che tu ci raccontassi dei tuoi colleghi, di quello che ti raccontarono in quei lontani e terribili anni. Forse dovresti contattare L’Albero, così sentono anche Petulante e Ingenua… che sono molto interessate.”

 

Tasso: “Certamente. Mi hanno già sentito. Sai, noi abbiamo delle capacità telepatiche meravigliose… e abbiamo pure buona memoria. Ora però, prima di mettere a fuoco certe scelleratezze di voi umani del secolo scorso, vorrei raccontarvi il mio punto di vista verso quei politici italiani che s’arrabbiano molto se qualcuno porta i suoi soldi qui in Svizzera.”

 

Alessandro: “Perché, secondo te è giusto esportare i capitali? Cosa ne pensi Rotonda?… e tua sorella gemella?”

 

Rotonda: “Il mio amico Tasso è molto saggio… e anche i suoi fratelli; in teoria credo che non sia sbagliato esportare capitali… anche se ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole. Son tutt’orecchi e m’interessa sentire Tasso. Mia sorella gemella? Ma lei non si pronuncia… e poi, quando parla brontola sempre.”

 

Panchina Scontrosa: “Perché sorella mia devi sempre parlare male di me?”

 

Rotonda: “Scusami.”

 

Scontrosa: “Scusata. Sentiamo cosa ci racconta Tasso.”

 

Tasso: “Credo sia giusto fare delle distinzioni. Se esportare un capitale guadagnato onestamente significa fargli conservare il potere d’acquisto, mi sembra quasi legittimo; se diversamente, l’esportazione di capitale significa mettere al sicuro quanto è stato rubato o estorto, non solo non è legittimo, ma dovrebbe essere perseguito con la massima severità. Ho menzionato il “potere d’acquisto” che, in poche parole, potrebbe essere definito il valore dei soldi verso ciò che desidero o posso comperare.

Prendiamo in considerazione il potere d’acquisto del francobollo… e tu Alessandro sai bene quanto può costare spedire una lettera.

 

FRANCOBOLLO ITALIANO DEL 1967 COMMEMORATIVO DELLA GRANDE GUERRA

 

Alessandro: “Certo che lo so. Mi piace l’idea del francobollo.”

 

Tasso: “Orbene, se nel 1967 avessi spedito una lettera dall’Italia all’Italia, avrei speso 50 lire che corrispondono oggi a € 0.025. Diversamente, se devo spedire oggi una semplice lettera dall’Italia all’Italia, dovrei affrancare con un francobollo del valore di € 0.95. Quindi, facendo i dovuti calcoli, oggi spendo circa 36 volte di più che 50 anni fa; il che potrebbe significare che il potere d’acquisto della moneta usata in Italia, negli ultimi 50 anni è diminuito di ben 36 volte.

FRANCOBOLLO UTILIZZATO NEL 2017 PER AFFRANCARE UNA LETTERA INDIRIZZATA ALL’ITALIA

Rotonda: “Costava così poco l’affrancatura di una lettera per l’interno?”

 

Tasso: “Non so se costava poco; sicuramente era adeguato ai tempi. Oggi ci sembra che costasse poco perché i prezzi sono molto aumentati. Ora dobbiamo fare lo stesso ragionamento con la Svizzera dove, nel 1967 per spedire una lettera in Svizzera bisognava pagare 30 centesimi di franco svizzero.”

Francobollo svizzero con sovrapprezzo PRO JUVENTUTE

 

L’Albero: “Ti sentiamo caro Tasso. Stiamo seguendo il tuo discorso che pensiamo molto interessante.”

 

Tasso: “Anche Petulante e Ingenua stanno seguendo il mio ragionamento?”

 

L’Albero: “Certamente. Sono molto interessate. Sai, qui siamo alla periferia della città e qui non arrivano molti Umani che si occupano di finanza.”

 

Scontrosa: “Qui ne vengono molti a sedersi prima di riprendersi la macchina posteggiata qui sotto. Non crediate che siano particolarmente interessanti. Saranno sì eleganti e incravattati, però a loro interessa solo guadagnare tanti soldi e fare la bella vita. Chi ci rimette è la povera gente.”

 

Rotonda: “Hai ragione sorella. Loro, gli Umani della finanza stanno distruggendo quella che si chiama Media Borghesia. Si danno molta importanza coi loro macchinoni…”

 

Tasso: “Ne potremo riparlare; comunque, guardate che il mio ragionamento è frutto di grande semplicità; quella che i burocrati e i finanzieri d’alto bordo hanno completamente dimenticato. Loro si colmano la bocca di paroloni, di teorie e di calcoli raffinati, e si dimenticano che 2 più 2 fa 4.”

 

Petulante: “Perfetto… ci siamo.”

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA UN FRANCO. L’EFFIGE È QUELLA DI UNA COLLEGA DI ALESSANDRO: MARIE HEIM-VÖGTLIN LA PRIMA DONNA MEDICO DELLA SVIZZERA MORTA NEL 1916.

 

 

 

 

 

Tasso: “Continuando il discorso dei francobolli, oggi in Svizzera, per spedire una lettera che arrivi il giorno dopo ci vuole un francobollo da un franco. L’aumento rispetto a 50 anni prima è di 3.33 volte. Questa però è la tassa PRIORITARIA. Se però si desidera una cosa un poco più tranquilla, la tassa è di 85 centesimi; questo significa che l’aumento è di solo 2.83 volte.

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA 85 CENTESIMI. I piccoli trattini in alto a sinistra dimostrano che l’invio postale ha subito il trattamento elettronico di avviamento postale.

 

L’Albero: “Dove vuoi arrivare? Non ti capisco.”

 

Alessandro: “Io credo di aver capito.”

 

Tasso: “Bravo Alessandro! Ipotizziamo ora di aver avuto in Svizzera la cifra di 1000 Euro che aveva nel 1967 quel potere d’acquisto e… viaggiamo un po’ nel tempo con le varie vicissitudini delle valute ivi comprese le varie inflazioni, se prendiamo come punto di riferimento il francobollo per l’interno, ci è possibile dire che oggi quei 1000 Euro varrebbero non più di € 353,35.

 

Petulante: “E in Italia?”

 

Tasso: “Calma, ci arrivo subito. In Italia, dal 1967 al 2017, sempre col collegamento della tassa postale per la spedizione di una lettera per l’interno, il potere d’acquisto scende vertiginosamente da 1000 a 27,77.”

 

L’Albero: “Com’è possibile una differenza così grande?”

 

Tasso: “I casi sono due: o i Governanti italiani sono stati degli incapaci, o le poste sono esagerate. Io propenderei per la prima possibilità che, sempre ipoteticamente, ci dice che dovrebbe essere messo sotto processo per furto chi ha governato l’Italia dal 1967.”

 

Alessandro: “Ma non ti sembra di essere un po’ esagerato?”

 

Tasso: “Non mi sembra proprio. Loro, se fanno perdere alla moneta il potere d’acquisto in un modo così clamoroso, dimostrano di essere degli inetti. Ad esserne depauperati sono tutti i cittadini ad eccezione di quelli che sono riusciti ad attraversare il confine con la valigetta piena di banconote.”

 

Alessandro: “Quindi, secondo te, gli Umani che hanno esportato capitali sono stati furbi?”

 

Tasso: “No, semplicemente previdenti. Vedi, il vero problema sono le leggi. Chi non sa governare mette ai cittadini delle restrizioni sotto forma di legge, come quella che proibisce di passare la frontiera con molta valuta. Chi sa governare non mette restrizioni di questo genere perché ha la consapevolezza che il cittadino preferisce lasciare i soldi dove sono “governati” bene.

 

Alessandro: “E quelli che “esportano” per evadere il fisco?”

 

Tasso: “Questo è un altro problema… che se volete potremo affrontare in futuro; sarà infatti interessante mettere a punto il significato di imposta.”

 

L’Albero: “In definitiva, e poi ti saluto assieme a Petulante e Ingenua, vorresti dire che esportare “soldi onesti” può essere giusto?”

 

Tasso: “Sì, se i Governanti di quella Nazione non sanno governare o governano molto per i propri interessi.”

 

Ingenua: “Ciao Alessandro. Vieni presto a trovarmi.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

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