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Archive for maggio 2019

 

 Ogni tanto passo la frontiera… la frontiera fra la Svizzera e l’Italia… vado in Italia:

 

quell’Italia che mi ha dato i natali quando ancora Benito Mussolini dettava legge,

quell’Italia che preferì la Repubblica a Umberto II,

quell’Italia che ebbe fra i propri Governanti un cittadino dell’Unione Sovietica,

quell’Italia che maltrattò gli italiani profughi dall’Istria, Fiume e Dalmazia,

quell’Italia del famoso miracolo economico,

quell’Italia che rese immortale la Vespa e la FIAT 500,

quell’Italia che si tappò il naso e votò Democrazia Cristiana,

quell’Italia che svende i propri Gioielli,

quell’Italia che stravede per un pallone… anche se non è sempre quello,

quell’Italia che tentò la svolta con un reddito di cittadinanza e una quota 100,

quell’Italia, infine, che ancora non sa se amare o odiare l’Europa.

 

Mi piace, ogni tanto, attraversare la frontiera.

Mi piace andarci col trenino… così posso camminare.

Mi piace, ogni volta, bere un buon caffè… al bar… in piedi.

Mi piace portarmi la macchina fotografica.

 

Ogni volta la luce è diversa. Gli specchi d’acqua del Ceresio e del Tresa possono assumere risvolti magici, ogni volta diversi.

 

Oggi, mentre tornavo al trenino, e camminavo alla svelta perché qui in Svizzera tutti i treni cercano di osservare l’orario e non fa piacere vedere il treno dal di dietro, ecco spuntare un barchino quasi silenzioso con una bella e simpatica scia.

IL CERESIO

La foto non è perfetta… la luce non è ideale… ma a me è piaciuta… e ve l’ho passata.

 

Qualcuno potrebbe chiedersi “Cos’è il Ceresio e cos’è il Tresa.

 

Il Ceresio è il Lago di Lugano.

Il Tresa è il fiume emissario del Lago di Lugano. È un fiume corto. Si forma appunto a Ponte Tresa sponda svizzera, a Lavena Ponte Tresa sponda italiana. Per qualche chilometro segna il confine fra l’Italia e la Svizzera… poi scorre in territorio italiano e sfocia ne Lago Maggiore presso Luino.

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Certo che se ci si trova a guardare vecchie cartoline, di quelle col francobollo, può essere piacevole stupirsi e vedersi stimolata la curiosità.

Ho trovato questo francobollo tedesco del 1997. M’è piaciuto moltissimo, anche dal punto di vista grafico :

Francobollo tedesco del 1997

Il francobollo mi ha spinto alla ricerca della località effigiata sul francobollo…

La Germania è grande, però, , bisogna dirlo, internet è utilissimo e permette, in poco tempo, di trovare ogni località… anche la più lontana.

Non solo si trova facilmente l’ubicazione di una località, ma è possibile arrivare a rendersi conto quanto potrebbe essere interessante andarci… grazie alle fotografie.

Ci andrei volentieri… in fondo non è neppure così distante.

È PROPRIO QUI.

Un po’ a nord di Monaco di Baviera e poco lontano dalla Repubblica Ceca.

HO SCELTO QUESTA FOTOGRAFIA

Non mi sono fermato a Straubing. Ringraziando il particolare che i timbri delle poste tedesche sono piuttosto nitidi e leggibili, ho voluto andare a vedere dov’è la località da dove è stata spedita la cartolina : TITISEE-NEUSTADT.

 

 

TITISEE-NEUSTADT… nella Foresta Nera.

HO SCELTO QUESTA FOTOGRAFIA

È poco lontano dal confine svizzero e, appunto nella Foresta Nera… che richiama il piacere di arrivare anche a una torta… molto buona.

CHE BUONA!

Potrei fermarmi, ma, dal momento che esistono le associazioni di idee, non ho potuto fare a meno di scivolare nel ricordo dell’inizio del mio matrimonio quando, nelle domeniche libere s’andava un po’ a spasso.

 

Abitavamo, io e mi moglie, poco lontano dalla Germania e, con la nostra Giulietta ti, Alfa Romeo d’altri tempi, ricordo che andammo a « trovare » le sorgenti di quel grande fiume che si chiama Danubio… andammo a Donaueschingen.

Le sorgenti del Danubio da una cartolina del 1967.

Ricordo con piacere quel periodo della mia vita, e contemporaneamente mi rendo conto come da un francobollo sia possibile trovare lo spunto per « andare a spasso »… peccato dover prendere atto che l’utilizzazione del francobollo è diventata un’azione quasi rara.

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Possibile che ci siano solo le elezioni europee ?… nella mente dei nostri Governanti ?

Possiamo ancora considerarli Governanti ?

 

Dopo aver letto questo :

 

https://genovaquotidiana.com/2019/05/20/nodo-ferroviario-maestripieri-cisl-liguria-fermo-da-2-mesi-perche-il-ministro-toninelli-non-decide/

 

e questo :

 

https://genovaquotidiana.com/2019/05/21/sciopero-allaeroporto-per-il-rinnovo-del-contratto-raffica-di-voli-cancellati/

 

come si può pensare che la Liguria stia meglio ?

 

Possibile che dal 1999 ancora non abbiano trovato una soluzione ferroviaria ?

 

E, possibile che chi deve partire o arrivare a Genova debba, dopo aver pagato il biglietto, impazzire semplicemente perché quel determinato contratto di lavoro non è stato rinnovato ?

 

Sono genovese e amo Genova ; ogni volta che vado a Genova mi commuovo. In questo caso però mi arrabbio e… mi chiedo :

 

« Perché non facciamo una colletta per ingrandire le carceri e far posto per certa gente ? »

 

Ci sarà uno o più colpevoli ?

 

Vogliamo metterci un attimo nei panni di chi ha programmato di prendere il volo EasyJet per Manchester delle 17:35 e, arrivato all’aeroporto si sente dire che il volo è cancellato per sciopero.

Si riesce a mettersi in testa che esiste anche della gente precisa che lavora e ha voglia di lavorare in modo preciso ?

 

E quegli individui dotati di « cranio fantastico » che riescono ad arrivare a uno sciopero, per qualcuno sicuramente catastrofico, cosa riescono a pensare quando tornano a casa e trovano la famiglia per la quale dovrebbero essere un esempio ?

 

Per i 43 morti del Ponte Morandi, a distanza di 9 mesi, il tempo di una gravidanza, nessuno ancora alla sbarra.

Non sarebbe meglio smetterla di riempirsi la bocca di spreade di pil e cominciare ad essere un po’ seri… seri davvero ?

 

Ma, il popolo italiano si sta rendendo conto che la mancanza di serietà dei soggetti mandati a Governarci ci sta distruggendo ?

…o sono tutti commossi fino alle lacrime perché Allegri ha lasciato la panchina della Juventus ?

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SE POTESSI…

Se potessi parlare direttamente con Di Maio e con Salvini chiederei loro se non si vergognano a far propaganda elettorale anziché governare… dato che sono stati eletti per governare… e per questo hanno uno stipendio.

Se potessi parlare direttamente con Mattarella gli chiederei per quale ragione non scioglie le Camere, dato che chi dovrebbe governare… fa tutt’altro.

Se poi potessi parlare direttamente agli italiani chiederei loro di andare a votare cecando, nel limite del possibile, di votare per qualcuno… onesto… e non arrivista… ammesso che nel frattempo non siano “schiantati” per nausea irrefrenabile.

 

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CHE PAURA… tanta paura!

CHE PAURA…

 

Sì, quest’uomo mi fa paura… tanta paura.

 

 

Mi rammenta quel prete che dal pulpito dice :

 

« FATE COME VI DICO MA NON FATE COME FACCIO ».

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Scrive MENTI VAGABONDE…

 

 

https://mentivagabonde.net/2019/04/14/banalita-domenicali/

 

In particolare :

 

Non si può modificare ciò che è già successo, ma si può provare a cambiare ciò che sta per accadere.

 

Mi son permesso di dissentire… perché, anche se quanto hai scritto è o sembra vero, è anche vero che noi possiamo dare una fisionomia diversa a ciò che è già accaduto, non tanto modificando l’avvenimento… che se è successo è successo… quanto modificando il punto di vista di chi ha vissuto l’avvenimento stesso.

Sembra un gioco di parole, ma non lo è.

È naturale che per modificare il punto di vista di un avvenimento, bisogna poter arrivare all’avvenimento come se fosse la prima volta.

Questo è possibile con uno strumento bellissimo che si chiama ipnosi… meglio ancora se, a scopo terapeutico: ipnosi medica.

 

Certo che, se si desidera asserire qualcosa, è bene poterlo esemplificare.

 

Ipotizziamo un adulto sofferente dall’età di 6 anni per asma bronchiale.

Se consideriamo per un attimo che il respiro di una persona affetta da asma bronchiale potrebbe assomigliare al respiro di chi ha fatto una corsa perché ha dovuto fuggire da una situazione che l’ha spaventato, possiamo dedurre che il respiro asmatico sia causato da paura.

Ordunque, analizzando con oculata ipnosi medica quell’uomo, si giunge all’età di 6 anni e si evince che quando lui aveva 6 anni, fu disturbato dalla nascita di una sorellina. È questa una situazione abbastanza frequente… ed è anche abbastanza frequente che la nascita del fratellino o della sorellina produca gelosia… ma anche paura… o addirittura “terrore” di perdere l’affetto dei genitori.

Ecco che si presenta il terrore… quella folle paura che, magari non subito, richiamata inconsciamente da una qualche apparente banalità scatenerà quell’asma che studiosi di tutto il mondo studieranno fin nei più piccoli particolari.

In questo caso, e non porto un caso fittizio, ma un caso fatto di sacrosanta verità, dopo aver analizzato la situazione di quel bimbo che si vede portare a casa un’intrusa di fronte alla quale tutti s’inchinano, sarà necessario “spostare il punto di vista”.

Ecco che entra in funzione il “modificare ciò che è già successo”, nel senso che, a quell’adulto che sta rivivendo come se fosse la prima volta l’entrata in scena della sorellina, si potrà far rivivere quell’accadimento nel modo più giusto… e cioè:

.“Non è che tu non sei più importante, è che tua sorellina ha bisogno di tutto. Tu sai camminare, andrai presto a scuola, sai già scrivere perché all’asilo ti hanno già insegnato qualcosa… e poi, tu parli, dici quello che pensi, puoi abbracciare e baciare i tuoi genitori. Tua sorellina non sa fare niente; sa solo piangere se ha fame e se qualcosa non va.. e devono darle da mangiare. In poche parole… ha bisogno di tutto… non è in gamba come te”.

Questo, grosso modo, è il “punto di vista” che si può far vedere al bimbo di sei anni; fargli capire che lui è importante e che la sorellina vale poco.

 

In questo caso che ho riportato in modo piuttosto sintetico, in un certo senso è stato “modificato” quanto era successo… e in modo altamente positivo, perché, l’intervento portò a guarigione quella persona.

Intendiamoci, non è tutto così semplice come può sembrare; per arrivare a certe “modifiche” sono necessarie più sedute, non solo, ma anche la possibilità di un insuccesso, tanto dal punto di vista procedurale, quanto dal punto di vista del risultato.

 

L’argomento è delicato. Potrei continuare… ma mi fermo qui.

Credo infatti di essere riuscito a far comprendere il mio apparentemente assurdo pensiero.

 

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Fu così che un paio di giorni fa andai, come altre volte, col solito trenino in quel di Lavena Ponte Tresa in provincia di Varese.

 

IL TRENINO

Ci vanno molti dalla Svizzera… anche per fare la spesa. Io dovevo, fra l’altro, spedire un mio libro a un’amica. Dall’Italia, anche se raccomandata, costa sensibilmente meno.

“Perché raccomandata?” mi si potrebbe chiedere?

“Perché” risponderei “l’onestà dei dipendenti delle Poste Italiane è irreprensibile, e dispiace quando ci si rende conto che un libro arriva a risultare “smarrito”. Rimane la speranza che il ritrovatore del plico col libro abbia potuto apprezzarne la lettura”.

Tornando al “paio di giorni fa”, avvicinandomi al ponte che segna la “differenza” fra la Svizzera e l’Italia, essendo quel giorno piuttosto ventoso mi fece piacere vedere sventolare le bandiere… dato che ogni Nazione ne ha almeno una, perché non esibirla almeno in quel punto dove finisce il territorio?… o comincia se la direzione di marcia è opposta?

Il pensiero ha fatto presto a svanire. Ha preso il sopravvento la ragione per cui stavo attraversando il confine e andare in quella che è la mia Patria… la prima o la seconda? La risposta dice che si equivalgono… anche perché il sangue che scorre nelle mie vene è al 50 % svizzero… l’altro 50%, è ovvio, italiano.

 

Non rimasi molto in territorio italiano e, mentre m’incamminai verso la Confederazione, la vista delle bandiere che garrivano al vento, meglio dello sventolare, mi fece sentire patriottico… quasi dimenticando lo sfacelo nel quale sta scivolando lo Stivale… presi in mano la macchina fotografica, e…

LE BANDIERE DELL’ITALIA

Pochi metri ancora e…

LA BANDIERA SVIZZERA

Trovo interessante poter condividere il mio patriottismo… o amor patrio che di si voglia.

Ogni volta che attraverso il confine e torno in Svizzera, lascio con rammarico l’atmosfera italiana, ma, non posso fare a meno di non rattristarmi al pensiero di come, in Italia, vien portato avanti l’impegno di Governo. È sofferenza!

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Negli ultimi giorni s’è parlato molto, come ogni anno, del 25 aprile 1945… che è ormai diventato storia.

 

Leggo quanto avrebbe detto Oscar Wilde della storia :

 Sotto il nome di Libro di Storia noi insegniamo ai nostri figli la cronologia dei crimini del mondo.

STATUA DI OSCAR WILDE a Dublino

Come ben si sa Oscar Wilde nacque a Dublino.

La sua asserzione è “terribilmente” valida.

La Seconda Guerra Mondiale fu un folle crimine; i giovani la studiano perché è ormai diventata storia.

Per me fu solo cronaca.

DUBLINO

Ormai è storia in Italia anche l’8 settembre 1943; nonché il 25 aprile 1945.

Il 25 aprile 1945 è diventato una specie di Festa Nazionale; l’8 settembre 1943 dovrebbe essere ricordato come uno dei momenti più tragici della recente storia d’Italia.

Li ho vissuti tutt’e due; ero naturalmente un bimbo, e non potevo ben capire cosa esattamente poteva accadere. Sapevo poco o nulla del significato della parola pace. Sapevo bene cosa significava la guerra e i bombardamenti: morte e distruzione… tanto fumo, ma fumo nero.

So che, negli anni precedenti il conflitto avevo conosciuto la pace e la libertà; ne presi atto recentemente dopo il ritrovamento di una mia foto (1941) all’età di 5 anni ospite, con la mia famiglia, della nonna che abitava in Svizzera… dove si parla tedesco… Come tutti sanno la Svizzera era neutrale… per lo meno non partecipava attivamente alla guerra.

Rividi mia nonna solo un po’ dopo il 25 aprile 1945.

Fu mio fratellino a chiedere a mio papà: “Cos’è la pace?

1941 – SUONAVO IL PIFFERO E AVEVO DELLE BELLE ORECCHIE.

Sicuramente nella mente di un bimbo si ripercuotono i “movimenti” degli adulti e le impressioni visive di ciò che lo circonda. Ricordo perfettamente le grandi scritte DUCE e VINCEREMO, nonché l’immensa speranza degli adulti dopo l’8 settembre 1943.

La speranza svanì in un attimo per lasciar posto agli “sbandati” del Regio Esercito Italiano, alle truppe del Reich e alle milizie della Repubblica Sociale. Non potrò mai dimenticare il terrore di mia mamma verso quello strano esercito… di morti di fame. Sì, almeno dai miei ricordi erano dei “morti di fame” che facevano finta di essere degli esaltati.

 

Una bella mattina suona il campanello di casa dove eravamo sfollati. Mia mamma va ad aprire la porta e si ritrova davanti un giovane delle brigate nere che, educatissimo: “Signora Buongiorno. Nel nostro posto di blocco giù al mare abbiamo fermato un signore con qualche chilo di pasta. Dice che deve portarla qui a lei. Noi le saremmo grati se volesse vendercene un paio di chili”.

LA CHIESA di dove eravamo sfollati (Crevari)

 Anche se quell’uomo si presentò come un gentiluomo, mia mamma ebbe piuttosto paura. Sì, perché quelle persone facevano paura, e poi, con quel cappellino con su le ossa incrociate e il teschio…

 Mia mamma sapeva che quella pasta era stata acquistata alla borsa nera, tempi bui oggi inimmaginabili, e che, in definitiva avrebbe potuto essere sequestrata.

Disse: “Prendete pure quello che vi serve”.

La Brigata nera rispose: “No signora; noi ne vorremmo avere un paio di chili, per il nostro fabbisogno. Sarebbe necessario che lei scenda con me in caserma per controllare il peso… perché è nostra intenzione pagare quello che prenderemo”.

Inutile dire che per mia mamma… era sola in casa con tre bimbi… avrebbero potuto prendersi tutto e lasciarla in pace. Era terrorizzata all’idea di dover entrare in quella caserma.

Così si presenta oggi l’edificio nel quale era la Caserma delle Brigate Nere

 Fu obbligata a scendere in caserma. Ricordo che, sperando non le facessero nulla di male, prese me per mano e seguì quell’uomo vestito di nero. Avevo 7 anni, ma ricordo benissimo quel momento… per me interessante o divertente. Forse mi sentii importante.

Sulla costa poco dopo l’abitato di Voltri.

 Comunque fu, ricordo perfettamente che, dentro la caserma, pesarono qualche chilo di pasta e pretesero di pagarla… naturalmente a un prezzo inferiore a quello della borsa nera.

Le Brigate Nere ringraziarono… tutte godute perché avevano qualcosa da mangiare.

Anche quei poveretti sbandati del Regio Esercito avevano bisogno d’essere aiutati… ma in un altro modo. Avevano bisogno di dimostrare che non erano più al servizio della Patria… anche perché di colpo non erano più in Patria; almeno quelli dei miei ricordi si trovavano lontano dalla loro Patria… che non potevano raggiungere.

Infatti fra loro e il sud dell’Italia c’era un “fronte” nel quale si affrontavano da una parte i nostri ex alleati e dall’altra i nostri ex nemici assieme ai nostri connazionali che, con la “furbata” dell’armistiziosperavano di finire la guerra stando dalla parte dei vincitori.

A ben pensarci, non è solo di questi tempi che una buona parte delle italiche genti viene definita “furbetta”.

Un paio di quei poveri sbandati ricevettero indumenti civili e furono più volte rifocillati… malgrado la presenza di truppe naziste che ormai da ex alleati diventarono…  occupanti.

Fu così che:

In casa nostra, dove eravamo sfollati, c’erano per fortuna due entrate, o, se si preferisce due uscite. Non so oggi dire quanti erano; so per certo che c’era qualcuno in casa nostra per rifocillarsi; qualcuno che aveva fame e aveva già ricevuto abiti civili… che gli permettevano di non dimostrare il proprio passato nell’esercito.

L’esercito tedesco sapeva che c’erano in giro dei soldati “sbandati” dopo l’8 settembre… e li cercavano… di casa in casa.

Vennero a bussare anche alla porta di casa nostra. L’entrata principale era al primo piano tramite una scala esterna; salirono i tedeschi lungo la scala esterna, mentre dalla porta inferiore fu fatto uscire precipitosamente chi si stava rifocillando. Fortunatamente, mio papà sapeva perfettamente il tedesco, e, grazie alla conoscenza della lingua, riuscì a trattenere i militari nazisti per permettere agli italiani di fuggire dall’altra porta.

Inutile dire che, se i tedeschi si fossero accorti che davamo ospitalità a dei loro nemici, saremmo noi bimbi sicuramente rimasti orfani… o anche noi spariti come molti bimbi ebrei.

 Così… e non solo così, il bimbo che è in me ricorda un paio di avvenimenti causati da quel famoso armistizio.

Fu appunto dopo quel tempismo armistiziale che iniziarono i movimenti partigiani osannati, anno dopo anno, a più non posso.

Il bimbo che è in me ha certi ricordi; l’adulto che recentemente s’è documentato ha dovuto prendere atto anche di altri avvenimenti.

I partigiani terminarono, quasi dappertutto la loro opera il 25 aprile. Il bimbo che è in me ricorda alcuni di quei momenti in due modi diametralmente opposti. Noi bimbi, ed altri bimbi, che non eravamo all’altezza di comprendere appieno il significato di quella “pace”, quando ci trovavamo, ricordo nitidamente come cantavamo indifferentemente:

Bandiera rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città…

Oppure:

Di Mussolini vogliam le ossa, bandiera rossa, bandiera rossa…

Naturalmente fra un cantare e l’altro c’era una certa contraddizione. Naturalmente i nostri genitori non sapevano che cantavamo in questo modo.

Il bimbo che è in me visse quei momenti anche con tanta paura.

Mio papà, contrariamente al sottoscritto che non aveva voglia di studiare, era molto bravo a scuola, non solo, ma un po’ più grandicello si prese due lauree e volle studiare a fondo le lingue più importanti… l’inglese, il tedesco e il francese. Fu il tedesco a salvargli la pelle. Infatti, come Direttore di una ferriera a Sestri Ponente, grazie al fatto che parlava correntemente la lingua di Goethe, durante l’occupazione nazista, rischiò più volte la vita per salvare quella degli operai.

Ebbene, questo suo altruistico comportamento verso gli operai di Sestri Ponente che, alla fine del conflitto fu soprannominata Piccola Russia, gli permise di non finire in un Alto Forno e di subire, come si sentiva raccontare, una sommaria esecuzione presso il locale cimitero. Ricordo così il 25 aprile. Il bimbo ricorda, col senno di poi, che a quei tempi aleggiava l’odio, con la stessa intensità con la quale oggi s’inneggia alla libertà conquistata.

Sì, inneggio anch’io alla libertà… ma l’intendo in modo diverso… per lo meno senza quell’odio che faceva temere per la propria pelle e per quella dei familiari.

Non so se fosse proprio il 25 aprile, però ricordo che mi trovavo sul marciapiede a pochi metri dalla Rotonda di Pegli (Lido di Pegli)… dove girava il tram. Non ero solo. Ero inebetito o ipnotizzato nel vedere la colonna di automezzi del Grande Reich che sfilava davanti a noi a velocità ridotta con a bordo mesta e silenziosa una parte umana di quella razza ariana che avrebbe dovuto conquistare l’Europa… e anche un po’ di Africa del nord. Per fortuna non ci riuscì… per fortuna arrivarono a morire per noi dall’altra parte dell’Atlantico.

 Vennero a morire per noi… o per loro?

Qui girava il Tram. Proprio da qui vidi la lunghissima e mesta autocolonna del Reich.

Il bimbo ricorda anche che fino a qualche giorno prima di quel 25 aprile, che, oltre a ricordarci la libertà conquistata ci vuol ricordare la barbarie di certi atti compiuti dai nazisti, lui abitava da pochissimo in una villetta… lassù un po’ in alto… da dove si gode il mare e l’orizzonte. Ebbene, quella villetta, per un po’ di tempo fu “caserma” dell’esercito tedesco, concessa a loro col sottinteso “Cedo alla violenza”. Fu appunto questa apparente concessione in lingua tedesca, che permise al proprietario (mio papà) di ritrovarsi la casa in buone condizioni con per giunta una cassa di vetri per finestre.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entrano i vetri per finestre.

A questa domanda è lecito rispondere che i vetri erano preziosissimi, perché lo spostamento d’aria causato dalla deflagrazione delle bombe li frantumava.

Il bimbo, già allora capì, chissà se ne fece tesoro, che nella vita può essere molto interessante parlarsi anche se si è nemici, e ancor più interessante se ci si parla nella stessa lingua… e, se ci si parla nella stessa lingua, sarà positivo se si eviterà di essere presuntuosi.

Il bimbo ricorda appunto la paura e l’odio che spirava consistente.

Il bimbo è cresciuto ed è diventato vecchio… ha lavorato e, recentemente ha studiato la storia… un po’ di storia… di quando lui c’era e anche di quello che non hanno voluto dirgli.

Sissignori, è proprio così. Ho dovuto prendere atto che la guerra partigiana non è stata così candida come si vorrebbe far credere durante le manifestazioni del 25 aprile.

Un paio di cosine che forse non capirò mai:

Perché s’è voluto trucidare i partigiani italiani nell’eccidio di Porzùs?

La risposta è abbastanza logica. I partigiani della Osoppo che non erano alle dipendenze né del Partito Comunista Italiano e neppure dei partigiani sloveni, erano particolarmente scomodi perché non volevano in quelle zone d’Italia la supremazia della Jugoslavia… in poche parole non volevano, combattendo le truppe naziste, che la futura Federazione Jugoslava di Tito fagocitasse l’Istria con Trieste e Gorizia.

A questo punto è molto interessante prendere atto che la regia delle truppe partigiane d’Italia voleva essere comunista del PCI. Ma, chi era in Italia diventato il padrone del PCI? Un cittadino dell’Unione Sovietica: Palmiro Togliatti.

Proprio così. Palmiro Togliatti, fuggito o stabilitosi nell’URSS ai tempi del fascismo, nel 1930 rivendicò la “rinuncia alla cittadinanza italiana”. Non solo, ma, nel gioire dell’essere diventato cittadino sovietico, dichiarò di “valere dieci volte più del migliore italiano”. Fin qui, potrebbe essere stato anche scusabile… infatti nell’URSS le purghe erano all’ordine del giorno. Dichiarare però che come italiano si sentiva “un miserabile mandolinista e nulla più” mi sembra che avrebbe dovuto essere sufficiente per negargli addirittura l’ingresso in Italia.

 

Il bimbo di allora non sapeva neppure che Palmiro Togliatti esisteva… anche se era nato a una minima distanza da lui…. Proprio a Genova. Il vecchio però ha cominciato a documentarsi e ancora non è riuscito a comprendere come fosse possibile che un cittadino dell’Unione Sovietica che aveva “sputato” sull’Italia e aveva offeso i mandolinisti, non fosse stato rispedito al mittente. A quei tempi, quando nel 1944 Togliatti rientrò in Italia (Svolta di Salerno), probabilmente non esistevano le Guardie di Frontiera che controllavano passaporti e visti; poi però, quando si trattò di dare una fisionomia al Parlamento, Chipermise a uno straniero, (Togliatti era diventato uno straniero – a quei tempi l’Italia non ammetteva ancora la doppia cittadinanza), di far parte del Governo Italiano?

Se riprese la cittadinanza italiana, Chi fu a concedergliela?

Dopo quello che aveva dichiarato a Mosca potevano esserci gli estremi del vilipendio… o no?

“Perché mi faccio queste domande?” mi si potrebbe chiedere “Cosa c’entra con la Festa della Liberazione?”

C’entra eccome. Fu lui a “consigliare” ai partigiani comunisti del Nord-Est di lasciarsi dirigere dai titini affinché, grazie alla fratellanza italo-slaval’Istria con Trieste uscissero dall’Italia. Era quanto desiderava Tito spalleggiato da Stalin. Ancora non c’era stata la rottura fra Tito e Stalin e Togliatti riceveva ordini direttamente da Mosca.

Malgrado ogni mia ricerca, ancora non sono riuscito a comprendere come fu possibile che a un fuoruscito che rinnegò pubblicamente la sua italianità si dessero incarichi di Governo. Fu addirittura Ministro di Grazia e Giustizia!!!

Chi permise questo? Gli fu restituita la cittadinanza italiana? Se gli fu restituita, chi gliela restituì?

Sicuramente la guerra partigiana sarebbe stata differente e, probabilmente non ci sarebbero stati così tanti morti italiani a Trieste e in Istria… e chissà che la nostra storia non avrebbe avuto dei risvolti diversi?

Sarei contento se qualcuno potesse rispondere a questi miei interrogativi.

In ogni caso, la guerra partigiana coi vari C.L.N. fece indubbiamente la gioia di molti filatelisti che videro fiorire francobolli soprastampati a più non posso.

Ne sono un esempio questi due francobolli della Repubblica Sociale Italiana soprastampati, uno a Ponte Chiasso e l’altro a Savona.

 

Ai tempi ci fu pure chi scomodò Pinocchio per dileggiare il comportamento di Togliatti e Nenni… il gatto e la volpe.

 

 

 

Da “BARBERIST”

Mia definizione di libertà:

FARE CIÒ CHE FA PIACERE A PATTO DI NON NUOCERE A SE STESSI O AD ALTRI

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