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Archive for giugno 2019

Si parte… e si ritornerà.

Così:

e così:

Autopostale

Un abbraccio a tutti i miei amici… e… anche agli altri.

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

È bello andare in giro… e, in fondo in fondo, è ancor più bello poter utilizzare i mezzi pubblici.

Ho sempre apprezzato i mezzi pubblici… anche perché si vedono visi nuovi e personaggi, raramente però… particolari.

Quando vado sui mezzi pubblici me ne sto tranquillamente al mio posto e non scambio quasi mai parole o prese di posizione con qualcuno. Se conosco ciò che si vede dal finestrino, mi piace leggere, altrimenti gioisco nei riguardi di ciò che scorre davanti ai miei occhi.

Guardo anche chi è intorno a me.

Non sopporto chi chiacchiera a voce molto alta e, ancor meno chi s’attaca al Cellulare e non lo molla neppure quando scende.

Ciò che però mi farebbe urlare di vera rabbia sono quelle « personcine » che mettono i piedi sui sedili.

Ne ho fotografato due.

 

 

Maleducata N° 1

 

Makleducata N° 2

Queste “personcine” non sanno che le suole delle scarpe non sono mai pulite, e che potrebbero aver strisciato una bella cacca di cane ?…  trascinata poi sul sedile ?… per chi poserà le sue chiappe un po’ più tardi… proprio lì` ?

 

Certo, non gradisco neppure i bimbi che, dopo aver mangiato pane e marmellata, con le manine sporche di marmellata, per spostarsi appoggiano le loro « dolci manine » sulla mie ginocchia. Ma questi sono casi rari o, quasi unici.

 

Quest’oggi, che potrebbe essere anche ieri o domani, ho potuto assistere a qualcosa di incredibile.

 

Sul bus trovo questa donna, che non oso chiamare signora, che occupa due posti ; uno per il suo poderoso fondo schiena, l’altro per lo zainetto.

Tira fuori dallo zainetto il deodorante ascellare e lo striscia delicatamente alle due ascelle.

Poi, comincia a pettinarsi i lunghi capelli ; indi poscia, con mia grande meraviglia, dà inizio alla produzione di una treccia… una unica treccia che dal vertice del cranio scende in basso all’indietro… nel mezzo.

A questo punto estraggo il mio cellulare e, aspettando la prima fermata mi produco col primo scatto.

CONTROLUCE… ma si comprende la produzione della treccia… con le braccia alzate.

 

La treccia è praticamente finita.

 

 Dopo il deodorante, la pettinatura e la produzione del treccione, pensavo che questa donna avesse finito. No, no… non ha ancora finito.

Deve finire di vestirsi.

Ha messo il treccione a posto in posizione posteriore e comincia ad armeggiare con un indumento scuro… verosimilmente una giacchetta di lana… o cotone… che si mette.

Forse dava fastidio l’aria condizionata ?… o stava veramente terminando di vestirsi ?

La giacchetta di lana… o cotone.

A questo punto, ed io essendo leggermente arretrato, non ho potuto vedere e fotografare che comincia ad armeggiare coi piedi… o coi sandali … o con le unghie… per qualche minuto.

La nostra Umana, mentre il bus, con non pochi viaggiatori, prosegue la sua corsa verso il centro di Lugano, forse avrebbe avuto bisogno di un lavandino o di un bel gabinetto, ma il bus cittadino ne è sprovvisto. Pensavo fosse ormai paga e potesse essere soddisfatta dello spettacolo offerto.

No, non ancora !. Estrae dallo zainetto una brioche, o qualcosa di simile, e, noncurante del fatto che molte briciole cadono sul lindo pavimento, comincia a rifocillare il proprio corpo.

Mangia tranquillamente fino al capolinea, in centro.

La donna ha indossato l’indumento scuro e… mangia.

Mentre la donna finisce la propria colazione, mi sovviene che il regolamento dei bus di Lugano vieta di bere e di mangiare sui bus… e naturalmente anche di sporcare per terra.

Questa sequenza, « rubata » col cellulare, malgrado la presenza di altri viaggiatori, mi ha offeso… soprattutto come Umano un po’ civilizzato.

Come si fa ad essere così menefreghisti e maleducati ?… e irrispettosi verso tutti gli altri viaggiatori ?

 

Scese dal bus trascinando il proprio adipe confondendosi nella folla del mattino……

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Registrazione del 1° Giugno 2019

Personaggi:

L’Albero, Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

 

L’Albero : « Perbacco caro Alessandro… non vieni più a trovarci ».

 

Alessandro : « Vado sempre di fretta ».

 

Panchina Ingenua : « Ma siediti un po’ qui… fatti un po’ coccolare ».

 

Alessandro : « Va bene… siete proprio carinissimi ».

 

L’Albero : «Ma dove sei stato ? »

 

Alessandro : «Sono stato velocemente a « trovare » la casa dove abitava mia Nonna ».

 

Panchina Petulante : « Cosa significa ? »

 

Alessandro : « Significa che a me piace tanto andare a rivedere la casa dove abitava mia Nonna… sul Lago di Costanza. Quando ero bambino, proprio giovane, dopo che smisero di scoppiare le bombe e fu nuovamente possibile attraversare il confine e andare in Svizzera, ritrovai la mia Nonna per qualche giorno. Il bello però è che quando fui leggermente più grandicello, mi lasciarono stare da mia Nonna un bellissimo lungo mese. Sapevo un pochino di tedesco, ma, durante quel mese, anche se con mia Nonna parlavo italiano, con tutti gli altri parlavo tedesco o addirittura il dialetto. In poche parole, per un bellissimo lungo mese mi trovai a vivere come i locali… a giocare coi bimbi del vicinato… ad andare in riva al lago a passeggiare… ad andare a pescare… ad andare al porto a veder partire i vaporetti… a far visita ai parenti ».

 

L’Albero : « Quindi ti trovasti a vivere con tua Nonna e coi turgovesi del luogo? »

 

Alessandro : «Certamente. Ne ho un ricordo coinvolgente, nel senso che quando ci penso mi sento ancora andare a spasso per la città a piedi nudi… proprio come i bimbi del luogo.

 

Ingenua : « Che bello ! Lo sai che, da come sento fremere le tue chiappe sui miei legni, comprendo i tuoi sentimenti ? »

 

Alessandro : « Sì, anche se per poco, mi piace rivedere la casa dove abitava mia Nonna. Sapete, un mese è lungo quando si è bambini ».

 

L’Albero : « Hai qualche ricordo particolare ? »

 

Alessandro : « Sì, ce ne sono più di uno… di ricordi. Un giorno o l’altro ve li racconterò. È la chiesa del posto che mi fa un po’ commuovere… ogni volta che la vedo. Sapete, mia Nonna era molto pia e andava tutte le mattine in Chiesa… che, tra parentesi, è molto bella… ve la voglio far vedere :

LA CHIESA DAL PORTO

Io avevo imparato a far bene il chierichetto… alla svizzera… con grande precisione. Quello però che ricordo con enorme piacere è che al sabato pomeriggio andavo sul campanile, fino in cima, col sacrestano, a far suonare le campane.

Beh, voi dovreste saperlo che in Svizzera, al sabato pomeriggio, a quella determinata ora, le campane di tutte le chiese, che siano cattoliche o protestanti, suonano tutte le campane per 15 minuti. A me piaceva moltissimo.

Le campane erano mosse da motorini elettrici. In cima a questo campanile c’erano 6 campane di grandezza diversa… che suonavano… e suonavano. Che bello ! Quanto mi piaceva stare lassù ! »

 

Ingenua : « Quasi mi commuove questa tua gioia di bimbo mentre vai su quel campanile « semplicemente » per suonare le campane ».

 

Petulante : « Cara sorella, le campane sono un bellissimo simbolo della cristianità degli Umani. Noi, coi nostri legni, non possiamo capire quanto possa essere importante per gli Umani il suono delle loro campane… specialmente ora che l’avanzare dell’Islam non gradisce questo suono ».

Alessandro : «Care « ragazze » vi ringrazio per i vostri apprezzamenti, ma, non è qui il caso di fare della polemica di tipo religioso. Vi faccio vedere ancora il campanile visto dal basso… guardate che bello ».

IL CAMPANILE

L’Albero : « Alessandro ha ragione. Bello il Campanile. Da lì sei poi ripartito e sei tornato a casa ? »

 

Alessandro : «Certamente, ma non dalla strada più breve… e cioè da Zurigo. Son passato da San Gallo ».

 

L’Albero : « Bella città. Per gli svizzeri San Gallo è anche un Cantone molto importante… un po’ decentrato, confinante però coll’Austria e col Principato del Liechtenstein. »

Il Canton San Gallo… in verde.

 

Alessandro : «Rimasi poco, praticamente appena in tempo per entrare in una pasticceria…

Prendere atto delle tante leccornie in vendita e acquistare, per la gioia di mia moglie… e naturalmente anche mia… il BIBER… con pasta di mandorle e una specie di pane. Non so esattamente come facciano questa prelibatezza.

Prelibatezze

Ho comperato quello con lo stemma del cantone, e, in quel momento particolare, non m’era mai venuto in mente prima, ho pensato che, specialmente di questi tempi, non sarebbe stato da regalare a certi italiani impegnati politicamente. »

 

L’Albero : « Come fai a dire questo ? »

 

Alessandro : «Beh, tu che sei al di sopra di tutti, e, stai crescendo ancora, conosci perfettamente lo stemma del Cantone di San Gallo. »

 

L’Albero : « Certo che lo conosco »

Lo stemma del Cantone di San Gallo.

Alessandro : «Benissimo. Ora prendiamo un pochino in considerazione lo stemma del cantone e confrontiamolo con l’emblema del Partito Nazionale Fascista. Guarda un po’ quanto sono simili.

P.N.F.

Comunque sia, mia moglie era molto contenta. Lei non si fa assolutamente nessun problema. Lei è nata e cresciuta in Svizzera, e quello che, insieme a me non riesce a capire perché ci si affanni in Italia così tanto a voler essere antifascisti, quando ormai il fascismo è morto e sepolto. »

 

L’Albero : « Ma sì. Anch’io sento e capto sovente questa apparentemente paura. Sembra diventata una specie di moda. Se qualcuno dice che al tempo del fascismo i treni arrivavano in orario e spera che i treni si comportino bene, viene tacciato per fascista. Beh, tu Alessandro che vai volentieri in treno, qui in Svizzera, sai che i treni viaggiano quasi sempre in orario, ma, noi, qui in Svizzera non siamo mica fascisti… semplicemente ci piace un pochino l’ordine e la puntualità. »

 

Petulante : « Albero… mi fai ridere quando parli di moda e antifascismo. Ma la moda è un’altra cosa… la moda è quella delle Umane… anche se poche signore proprio ben vestite, alla moda, vengono ad appoggiare le loro chiappe su di me. Qualche volta mi piacerebbe poter sentire e toccare certi vestiti. »

 

Ingenua : « Ma cosa dici sorella ! A me piace sentire le chiappe di Alessandro… peccato che sento che se ne vuole andare. Eh sì caro Alessandro… le sento le tue vibrazioni… sento che stai per andartene.»

 

Alessandro : «Hai ragione, ma non prima di avervi mostrato la prelibatezza di San Gallo che ho portato a mia moglie. »

BIBER DI SAN GALLO CON LO STEMMA DEL CANTONE

Ingenua : « Sono sicura che tua moglie l’ha gradita… è simpatica. Vi ho visto l’altro giorno quando passavate qui vicino a braccetto ».

 

Alessandro : «Quanto sei carina. Ora me ne vado. Un salutone a tutti voi. »

 

L’Albero, Petulante e Ingenua : « Ti abbracciamo col nostro ligneo pensiero. Torna presto ».

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