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Archive for luglio 2019

BINARI

SI PARTE ANCORA… MA SI RITORNERÀ

 

 

Siamo nuovamente in partenza… sapendo che… ci sarà comunque un ritorno.

POSSONO PORTARE LONTANO

Nel frattempo il blog potrà riposare.

 

UN GRANDE SALUTO A CHI MI SEGUE… E A CHI NON HA VOGLIA DI FARLO… E ANCHE A CHI MANCA IL TEMPO PER FARLO.

 

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MANDATO ZERO

 

 Avevo scritto che quell’uomo mi faceva paura.

 

È PROPRIO LUI

 

Era il 15 maggio di quest’anno :

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2019/05/15/che-paura-tanta-paura/

Ora bisognerebbe parlare di terrore.

Sì, perché se un personaggio che fa paura riesce a escogitare il MANDATO ZERO…

 

Certe Sue Panzane M’HAN DATO ZERO garanzie verso il futuro

 

Lo trovo da pelle d’oca ; degno dei migliori dittatori che, con promesse altisonanti, son riusciti a rimanere sulla breccia e proseguire nell’ipocrisia più sfacciata. Ho trovato terribilmente irritante l’apparente serietà con la quale ci ha raccontato la « lieta novella ».

Mi sono chiesto : « Ma siamo proprio tutti così scemi ? »

La risposta arriverà quando l’italica gente avrà dovuto (o potuto) adire democraticamente al seggio elettorale.

 

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BELLO… BELLO… o no?

 

 Ogni tanto bisogna poter sorridere… o piangere.

Nel Mercato Coperto di una ligure cittadina non ho potuto fare a meno di prendere la macchina fotografica e fotografare una scritta abbastanza significativa.

Perché significativa ?

Perché dimostra per l’ennesima volta l’incapacità di essere coerenti nel proprio ruolo… quello di proprietari di cani.

Dimostra inoltre l’incapacità dei « gestori » che dovrebbero impedire l’ingresso ai cani… dove si vendono alimentari.

Volete vedere la scritta che ho fotografato ?

Deliziatevi…

Ma non ridete troppo… no, tutti noi non dovremmo ridere troppo, perché se l’Italia è arrivata a un punto così « assurdo » per cui qualcuno s’è sentito in dovere di redigere un cartello di questo genere, vuol dire che tutti noi, o almeno una maggioranza di noi ha eletto male i propri amministratori… e, fra gli amministratori ci metterei anche quei Governanti che, a Roma, più o meno diplomaticamente, litigano o fanno finta di litigare.

Che lo facciano diplomaticamente o no, fanno molto male e dimenticano che il loro « lavoro » è quello di governare per il bene del cittadino.

Io, quei Governanti, li assimilerei a quei padroni di quadrupedi abbaianti che permettono ai loro animali di fare pipì (sul cartello manca l’accento) nell’interno di un mercato coperto.

Lo so, è colpa di tutti noi, che non siamo stati capaci di votare in modo oculato e, naturalmente, di tutti quelli che non hanno voluto esprimersi.

Se è vero che siamo « ancora un poco » in democrazia, sarà bene sfruttare il bene del potersi esprimere… anche se poi… « Loro fanno quello che vogliono ».

 

Credo proprio che, dopo aver analizzato l’orina di un cane e quello che succede a Roma, quel cartello potrà farci piangere.

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Colori 4

CLICCARE SUL “MI PIACE” SENZA AVER LETTO L’ARTICOLO È UN “NON SENSO”

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

S’era detto, ovvero, mi ero permesso di scrivere che si può « creare » e, di conseguenza produrre in modo singolare ed esclusivo se non ci si fa « rimorchiare » o non si sente la necessità di portare avanti il proprio vivere imitando altri o oggetti altrui.

GLI OMBRELLI COLORATI… A GENOVA.

Certo che la città di Genova si sentì in dovere di imitare l’altrui operato quando permise che alcune strade del centro venissero paludate con ombrelli multicolori.

Non voglio parlar male di Genova… anche se più di una volta mi son trovato a dire che la Liguria dorme… e Genova è la capitale della Liguria… e a Genova sono nato… e a Genova ho studiato e mi sono laureato.

Oggi vivo lontano dalla mia città.

Mi sono allontanato molto presto dalla mia città… dalla mia bellissima città.

Non ero ancora laureato e già avevo trovato un posto di lavoro… all’estero… sì, all’estero. Non mi andava giù l’idea di aver studiato tanto, di aver faticato in modo esagerato per raggiungere la Maturità, aver passato ore e ore sui libri, ore e ore all’Università, ore e ore nelle varie corsie dei vari reparti universitari, e… dopo che in modo altisonante 11 Professori ti dicono che sei diventato dottore, dover elemosinare un lavoro come forse assistente volontario e non guadagnare il becco d’un quattrino.

In poche parole, ricordo la mia Genova con grande tristezza, non solo perché per poter vivere senza elemosinare sono andato via il giorno dopo la laurea, ma perché quando vi tornai per esprimere quanto avevo imparato, dovetti prendere atto che non era cambiato nulla, che i « lecchini » erano una bella quantità e che l’Università faceva pena e non avrebbe avuto il diritto di chiamarsi « degli Studi ».

Forse oggi è tutto meglio ; forse oggi nessuno lecca e chi lavora viene retribuito ; forse oggi, che si fanno anche i trapianti, funziona tutto a puntino.

Mi sembra, dopo aver pianto su quello che era la mia città, di aver fatto un bel « cappello » al mio colorato articolo.

È arrivato quindi il momento di parlare di cappelli.

I CAPPELLI DI LISBONA

Naturalmente non sono gli unici e non riuscirebbero a fare la concorrenza a quelli britannici di Elisabetta II.

In questa vetrina ben illuminata, ci sorprende l’ordine col quale son messi in buona mostra i colorati copricapo.

È tutta un’altra cosa questa vetrina di Merano. Siamo sì in Italia, ma siamo anche un poco in Tirolo… almeno per quanto riguarda la lingua parlata dai locali.

L’APPARENTE DISORDINE DI MERANO

 È interessante poter prendere atto che, se ci si trova in provincia di Bolzano, provincia ufficialmente bilingue, se ci si rivolge ai locali in lingua tedesca, dato che loro si rendono conto che la pronuncia non è perfetta, rispondono volentieri in italiano.

A me sembra bellissimo, per una Nazione, avere delle zone con lingua e cultura diverse… che, sempre secondo me, sono da gelosamente preservare.

Anni fa l’Alto Adige in italiano o Südtirol per loro che sono nella loro terra, era una zona dove chi parlava italiano non era gradito e chi si considerava tedesco o austriaco era inviso al resto d’Italia.

Oggi è tutto cambiato. Loro sanno di essere in Italia come italiani, ma possono utilizzare la loro lingua… che è diventata ufficiale.

Loro, i sudtirolesi, hanno sicuramente sofferto molto ai tempi di Mussolini… sì, perché quel regime pretendeva di italianizzare tutto… tutto quello che stava entro i confini del Regno.

Ho trovato molto significativa, la doppia scritta POLIZIAe POLIZEIsulle auto dei nostri poliziotti e qualche scritta come questa che sta ad indicare l’ufficio postale.

UFFICIO POSTALE A MERANO

È chiaro che, di quella meravigliosa provincia ci potrebbe essere ancora molto da scrivere… però, per scrivere è necessario avere una penna… come una di queste:

QUANTE BELLE PENNE COLORATE… A LUGANO.

Spero di poter scrivere ancora dell’Alto Adige e delle bellezze che offre quella regione.

Che bello scrivere!…ultimamente lo trovo bello e interessante… ma non da molto.

Relativamente alla mia età, potrei dire che non è molto che scrivo volentieri. Ma io lo so perché… per la stessa ragione non amo gli esami… anzi, se fosse permesso odiare qualcosa, li odierei.

Perché?

Semplicissimo; perché quando giovanissimo fui e già mi accarezzava l’idea di studiare medicina, ancora non sapevo quanto gli “esami” avrebbero potuto “tagliare” le gambe a un giovane. La guerra, la Seconda Guerra Mondiale era finita da poco, e, chi aveva dovuto andare a scuola non aveva avuto tutto facile come ora… allora si doveva fare i conti non solo coi bombardamenti ma anche con tanta precarietà… a tutti i livelli. Le mie elementari le feci presso le Suore Orsoline; non ricordo molto di quella scuola e non posso dire di averne un brutto ricordo. Ciò che trovo possa interessare il lettore, fu che era proibitissimo parlare il dialetto; se si veniva pescati a parlare in genovese, si veniva puniti. Mussolini voleva che si parlasse solo italiano.

Ora è diverso; si può parlare il dialetto, ma non lo parla quasi più nessuno… purtroppo.

Comunque sia, dopo 5 anni di scuola elementare, se ero veramente intenzionato a continuare gli studi, dovevo essere presentato a un “Esame d’amissione alle scuole medie”.

Così fu, perché le suore mi presentarono all’esame… in una scuola pubblica. Perché fu così non lo so, so solo che, in quell’occasione, alla fine della Quinta Elementare il tema che mi trovai a scrivere non piacque agli esaminatori e, semplicemente non fui ammesso agli orali e, senza tanti complimenti mi rimandarono ad ottobre (a quei tempi si diceva così). Io non so se ce l’avevano con le suore o se veramente scrissi male il tema; la realtà fu che, io ancora bimbo (mi fecero fare la Prima all’età di 6 anni) mi trovai a fare temi durante tutta l’estate e s’instaurò in me la consapevolezza del non saper scrivere. Ma, ancor peggio, mi trovai ad avere una vera e propria idiosincrasia per tutto ciò che era o sarebbe stato “esame”… e questo fino all’ultimo esame che affrontai all’Università.

Scrivere forse mi sarebbe piaciuto; il piacere arrivò quando ormai potevo essere considerato vecchio; però arrivò e fu in quel momento che mi accorsi che si può scrivere tanto per farlo, oppure per lasciare qualcosa agli altri… qualcosa di interessante o apparentemente sconosciuto.

E allora cominciai a pensare che si poteva scrivere un libro. D’altra parte, oggi tutti scrivono un libro… o se lo fanno scrivere.

L’ho fatto; ho scritto un libro… mi sembrava fosse giusto, e, in fondo in fondo, onesto raccontare di qualcosa sconosciuto ai più… ma qualcosa che può aiutare, essere utile, e, messo in pratica, perché no, permettere guarigioni… non fu un gran successo, ma a qualcuno cambiò la vita, e questo s’è dimostrato più che sufficiente.

 

Si scrivono anche biglietti di condoglianze per i parenti di chi passa a miglior vita… anche se si preferirebbe rimanere a peggior vita. Poi si scrivono i biglietti d’auguri e, quando non si può farne a meno o si ama o c’è affetto, assieme al biglietto d’auguri si confeziona un bel pacchettino… o lo si fa confezionare.

Piace confezionarlo, e, in questo caso sono necessari nastri o nastrini… proprio come questi bene esposti:

NASTRI E NASTRINI A LUGANO

Io non sono proprio capace di confezionare un bel pacchetto… uno di quelli che si presentano bene.

Che poi, cosa ci mettiamo nel pacchetto?

Fare un regalo è sempre difficile… almeno per me. Mia moglie invece è veramente molto in gamba; sa captare il desiderio di quel qualcuno al quale vuol fare un regalo, lo rammenta e, al momento buono lo snocciola, ben impacchettato, con eleganza.

Un regalo sempre utile è uno o più asciugamani… magari intonati con una bella candela. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

SEMPRE A LUGANO

Se si regala uno o più asciugamani, bisogna essere sicuri che non accada di essere mal interpretati… sì, perché potrebbe essere un invito a lavarsi per qualcuno che normalmente puzza… o non si lava mai.

Non dimenticherò mai quell’invito a cena assieme ad altre persone… fra cui quella persona che, almeno i capelli, non li lavava mai… o troppo poco.

A un certo momento, dopo varie discussioni più o meno animate, ma sempre amichevoli, questa persona che si trovava seduta vicino al muro, per poter ridere bene, appoggiò la testa al muro bianco dell’appartamento nel quale ci trovavamo. Fu un attimo, e la strisciatina del cuoio capelluto non lavato lasciò un’impronta indelebile su quella parete. Qualche giorno dopo, il padrone di casa, me lo fece vedere… sorridendo però.

 

In molti scriviamo… e in molti non scriviamo… perché è molto più comodo prendere il telefono e comunicare in quel modo.

Oggi poi che ogni componente di ogni nucleo familiare possiede uno o più smartphone… Sarà bene personalizzarli dando a ogni cellulare il suo colore.

C’è qualcuno che ci pensa.

COPRICELLULARE a MILANO LINATE

Un colore per ognuno… un colore per ogni gusto.

Oggi col telefono si fa tutto… forse in futuro ci sarà pure il cellulare che stirerà le camicie.È interessante dover prendere atto che certi uffici ai quali si scrive per ottenere delle informazioni o per reclamo, non riescono a scomodarsi e rispondere per iscritto… no, usano il telefono. Col telefono manca quello scritto con firma che rende responsabili.

Non so se è vero, ma oggi, sempre meno s’ha il coraggio di essere responsabili. E questo potrebbe essere comprensibile… perché oggi, più che un tempo, esiste un esercito di avvocati che pretendono di sempre “tagliare un capello in quattro”.

Mi considero infatti fortunato… o perché ho lavorato bene… in tanti anni di sala operatoria non sono mai stato “indagato”.

Eppure, chi lavora in campo alimentare ha delle grosse responsabilità… e sicuramente se le sa prendere… anche quando vende “scarpe di cioccolato”.

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 1° Luglio 2019

Personaggi:

Ulivo il Saggio, Alessandro, Panchina Ulivetta, Panchina Ingenua, Panchina Ulivina e L’Albero, .

 

IL PIATTO PIANGE… calde lacrime.

 

Che il « piatto pianga » l’ha sentito dire più volte il giocatore di poker… e, il giocatore di poker, quello bravo, sa anche come si fa a bluffare.

In Italia ci sono alcuni politici, abbondantemente votati da molti strati di italica popolazione, che sembra si trovino davanti al piatto del poker.

Mancano i soldi, non si può più batter moneta…

 

Ho trovato Ulivo il saggio che mi ha chiesto :« Ma perché mancano i soldi ? » così potrebbe chiedersi un qualunque privato cittadino che ha sempre vissuto onestamente e ha sempre pagato le tasse fino all’ultimo centesimo ».

Alessandro : « Caro Ulivo, non è che manchino i soldi , è che vengono sperperati o finiscono nelle tasche sbagliate ».

ULIVETTA

Panchina Ulivetta : « Ciao Alessandro, non vieni più da noi. Vai sempre dalla tua amica Ingenua… che ti coccola ».

Alessandro : « Ma cosa dici… guarda che, come tu ben sai, Ingenua non è lontana e ti sente ».

Ulivetta : « Non m’importa. Siediti e continuiamo il discorso. Dici che in Italia i soldi ci sono… è così ? »

Alessandro : « Certamente… e si potrebbero anche far arrivare dall’estero grazie al lavoro degli italiani… sì, perché « l’italiano » sa lavorare bene, ma non lo lasciano lavorare ».

Ulivo il saggio : « Come sarebbe a dire ? »

Alessandro : « Che se un imprenditore italiano che lavora e dà lavoro deve versare allo Stato, sotto forma di contributi, una cifra superiore a quella che mette nella busta paga del suo dipendente… ».

Panchina Ingenua : « Vi ho sentito sapete ? State dicendo qualcosa di assurdo… impossibile… stento a credere quello che dici caro Alessandro ».

Alessandro : « Eppure è così. D’altra parte lo Stato ha bisogno di « consumare » un mucchio di soldi in un modo veramente assurdo ».

Ulivo il Saggio : « Per esempio ? »

Da Corriere o Stampa

Alessandro : « Per l’Alitalia. Guarda un po’ cosa ho trovato un po’ di giorni fa su un quotidiano italiano :

Sembra impossibile… eppure sembra vero. Io non so se è colpa della Burocrazia o dei Sindacati o della incapacità di affrontare i problemi, ma, alla fine i soldi se ne vanno… nel senso che vanno dalla parte sbagliata ».

Ulivo il saggio : « Beh, io però credo che riescano a buttare i soldi anche in molti altri modi ».

Alessandro : « Ma certo. Per esempio, guardate un po’ questa notizia… sempre da giornali :

Da Corriere o Stampa

Penso che sia giusto remunerare bene chi fa bene il suo lavoro, specialmente se è eccezionale, ma, non mi sembra che sia il caso di questo personaggio. ».

Ulivetta : « Ho sentito… che a qualcuno è antipatico ».

Alessandro : « È vero… però sa fare bene il suo lavoro e riesce a intervistare dei personaggi molto importanti ».

Ulivetta : « Sì, però se a molta gente è antipatico, anche se sa far bene il lavoro e molti non lo ascoltano… ».

Ulivo il Saggio : «Non importa se l’ascoltano o no. Chissà con chi è ammanigliato quell’uomo ! Comunque, ho sentito dire che lo Stato italiano, per poter finalmente pagare i tanti soldi che deve ai creditori, ha ideato la « furbata » di stampare dei pezzi di carta di valore scalare dando loro il nome di Minibot ».

Ingenua : «Vi sento… cosa sarebbero questi minibot ? »

Ulivo il Saggio : «Sarebbero piccoli BOT… una specie di piccoli Buoni del tesoro… in poche parole una specie di obbligazione ma di piccolo taglio ».

Ingenua : « Perché di piccolo taglio ? »

Ulivo il Saggio : «Perché così finirebbero coll’essere utilizzati come se fossero soldi veri… questo almeno ipotizzo sia il pensiero degli ideatori di questa “furbata” ».

Panchina Ulivina : « Perché dici furbata ? A me sembra intelligente e giusto trovare il modo di pagare i creditori ».

ULIVETTA e ULIVINA.

 Ulivo il Saggio : «Perché, in ultima analisi, sarebbe come battere moneta. Gli Stati aderenti all’Euro non possono battere moneta quanto e come vogliono ».

Ulivina : « Capisco. Ma allora i creditori dovranno continuare a piangere ? »

Ulivo il Saggio : «Non credo proprio. Penso infatti che questa furbata finiranno col farla nello stesso modo come negli anni settanta riempirono lo stivale di miniassegni ».

Ingenua : « Cosa cavolo dici Ulivo ? Dov’è la tua saggezza ? Che stivale riempirono ? »

Ulivo il Saggio : «Cara Amica, per stivale s’intende l’Italia… che ha la forma di uno stivale. I miniassegni sono assegni circolari di piccolo taglio « sfornati » dalle banche italiane quando in Italia sembrava che non ci fossero più monete. Sicuramente Alessandro potrà farcene vedere qualcuno».

Alessandro : « Certamente. Guardate questo del Banco Ambrosiano.

MINIASSEGNO DEL BANCO AMBROSIANO

Vi piace ? Valeva Cento lire. Se io, a suo tempo non me lo fossi tenuto e fossi andato in banca ad incassarlo, mi avrebbero dato 100 lire ».

Ulivetta : « Quanti Euro sarebbero ? »

Alessandro : « Poco più di 5 centesimi di Euro ».

Ulivetta : «E franchi svizzeri ? »

Alessandro : Un pochino di più dei 5 centesimi di Euro ».

Ingenua : « Tu ti sei tenuto questo miniassegno. Vuol dire che la banca ha guadagnato, con quel pezzo di carta 100 lire. Ne ha stampato sicuramente tanti… immagino ».

Alessandro : « Ma certo. Io ne ho collezionato qualcuno di questi miniassegni. Devi pensare che, a quei tempi, erano in tanti a collezionarli, al punto che stamparono addirittura dei cataloghi, e che certi miniassegni acquistarono, essendo rari, molto valore ».

Ulivo il Saggio : «Penso che ci furono anche quelli che andarono perduti ».

Alessandro : « E quelli un po’ consumati… come questo del Banco di Sicilia :

MINIASSEGNO DEL BANCO DI SICILIA

Si vede in basso a sinistra una macchia marrone che potrebbe anche essere la bruciatura di un mozzicone di sigaretta ; in più c’è una piegatura. Certamente molti miniassegni andarono perduti o distrutti dall’usura… a tutto vantaggio delle banche ».

Ulivo il Saggio : «Ma, questa dei miniassegni, fu, indirettamente, un battere moneta… o no ? ».

Alessandro : « Certamente. Come la storia dei gettoni telefonici o delle schede telefoniche ».

Ulivetta : « Sì, conosciamo bene le schede telefoniche… forse esistono ancora. Com’è la storia dei gettoni telefonici ? »

Alessandro : «In Italia, per telefonare si usavano dei « gettoni » che avevano delle scanalature particolari e andavano bene solo per i telefoni pubblici. Quando s’andava in viaggio ci si premuniva di avere un numero sufficiente di gettoni per poter avvertire di essere ben arrivati. I telefonini non c’erano ancora ».

Ulivetta : « Quindi, i tanti gettoni in circolazione erano come tante monete coniate da chi non era lo Stato ».

Alessandro : « Proprio così. Quella delle banche italiane fu però una « furbata » veramente colossale che permise agli istituti di credito di arricchirsi senza violare alcuna legge. L’importante fu… far sparire dalla circolazione le monete. Bisogna dire che, di miniassegni, ne facevano anche di quelli carini. Guardate un po’ questo :

MINIASSEGNO DA 200 lire delle PROVINCE LOMBARDE

Si osservi la donna che sembra l’Italia Turrita dei francobolli e tutti i disegnini».

Ulivo il Saggio : «Credo di poter dire che gli italiani sono geniali. Sicuramente riusciranno a far funzionare anche i Minibot e lo Stato ci guadagnerà un mucchio di soldi… come fecero le banche negli anni settanta ».

L’Albero : « Ho sentito tutti i vostri discorsi e m’intrometto. Credo di poter dire che gli Umani italiani, quando vogliono, riescono a far le cose più che bene ; lo dimostra le recente perfezione dimostrata nel far « brillare » quello che rimaneva del Ponte Morandi di Genova ».

Ulivo il Saggio : «Carissimo e bellissimo collega… hai ragione da vendere. L’Italia può essere eccezionale a molti livelli. Non si capisce però come sia possibile che si sia ridotta ad essere uno degli ultimi Paesi dell’Europa Unita ».

L’Albero : « Io non riesco proprio a capirlo. L’Italia che aveva e ha capacità motoristiche all’avanguardia e produce quelle che potrebbero essere considerate le auto più belle e più potenti come le Ferrari, finisce col non essere capace di costruire un po’ di autobus « come si deve ».

Alessandro : « Cosa ti spinge a dire questo ? »

L’Albero : « Non mi dire che tu genovese… non lo sai ».

Alessandro : « So a cosa alludi ».

L’Albero : « Appunto. Dimmi tu se i genovesi per avere dei Bus « come si deve » devono rivolgersi alla Germania. È inaudito che un’Italia che costruiva motori per camion e bus e che possiede i migliori stilisti e carrozzieri, debba rivolgersi a un altro Stato ».

Ulivo il Saggio : «Stento a crederlo ».

 

L’Albero : « Con le onde speciali che ci collegano, anche a grande distanza, ti mando questa foto. Guarda un po’ :

NUOVI BUS MERCEDES PER LA CITTÀ DI GENOVA

Ulivo il Saggio : «Perbacco ! È così bello vedere dei Bus nuovi… nello stesso modo come rattrista moltissimo dover prendere atto che ogni tanto un Bus di Roma prende fuoco. So per certo che gli italiani, quando vogliono, ma soprattutto quando lo decidono, riescono a lavorare in modo fantastico. Perché non si fanno i Bus cittadini « in casa » ? Mi hanno raccontato, non più di due anni fa che a Lucerna, qui in Svizzera, circolano, o circolavano degli IRISBUSche, se non sbaglio, erano costruiti in Italia. Fa veramente dispiacere dover prendere atto che una Nazione così bella debba essere così maltrattata dai suoi Governanti. Cosa ne pensi Alessandro ? ».

Alessandro : « Penso che gli italiani hanno i Governanti che si meritano… da loro votati… e con questo triste pensiero vi saluto e… arrivederci alla fine del mese ».

Ingenua : « Vai via Alessandro ? E non vieni neppure a salutarmi ?»

Alessandro : « Passerò e verrò a sedermi un momento su di te ».

Ulivo il Saggio, L’Albero, Ulivetta e Ulivina : «Buona Fortuna Alessandro… torna a trovarci ».

Ingenua : «Preparo i miei legni… per accogliere le tue chiappe ».

 

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