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Archive for giugno 2020

Mi trovo a leggere questo articolo su GenovaQuotidiana:

 

https://genovaquotidiana.com/2020/06/14/petizione-per-rimuovere-la-statua-di-vittorio-emanuele-da-corvetto/

 

Allibisco di fronte a certi desideri di certe persone.

Sono nato e cresciuto a Genova; sono passato in macchina e a piedi in Piazza Corvetto migliaia di volte e ho sempre visto quella statua equestre con Vittorio Emanuele II che tiene il suo cappello alzato.

Per inciso bisogna dire che, un po’ più in là c’è la statua “pensosa” di Giuseppe Mazzini col viso rivolto a Vittorio Emanuele II.

Si raccontava che il Mazzini pensasse: “Dove la faccio?” e che il Re sulla statua equestre mostrasse il cappello e gli rispondesse: “Falla qui.”

Giuseppe Mazzini pensoso

Statua equestre di Vittorio Emanuele II in Piazza Corvetto

A parte questa facezia e il particolare che il re di allora abbia offeso i genovesi, non credo sia il caso di fare delle tragedie se la statua continua a stare dove si trova.

Certo che se non si seguono le mode non va bene… ma se le “mode” si sentono in dovere di distruggere o di deturpare un oggetto che appartiene a qualcuno in particolare o alla collettività… allora non va bene davvero.

Che poi credo di poter dire che la Nazione ha bisogno di essere sorretta e aiutata, per cui le idee balzane possono rimanere tranquillamente nel cassetto… per sempre.

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Ho letto questo articolo:


https://ilmondodelleparole.com/2020/06/08/non-ci-sono-parole/comment-page-1/#comment-53680

 

e mi sono chiesto cosa potrà pensare un normale italiano leggendo certi misfatti.

Sicuramente penserà che da noi certi misfatti, se dovessero accadere, verrebbero severamente puniti.

Uccidere in quel modo!… proprio non si fa.

 

Mi trovo però a pensare che se è vero che certi imprenditori italiani si sono tolti la vita o hanno visto distrutto il lavoro di una vita perché lo Stato, la Repubblica Italiana, non gli ha pagato in tempi ragionevoli quello che lui gli ha fornito, cosa si dovrebbe dedurre?

La “coppia benestante di Rawalpindi” è da considerare criminale sotto tutti i punti di vista…

…e lo Stato che ordina e poi non paga?

…e i Rappresentanti di quello Stato?

 

A me viene la pelle d’oca quando penso alla tante promesse non mantenute… proprio da quei Governanti che, ad ogni pié sospinto, dicono di lavorare per il bene degli italiani.

 

Sono bugie o crassa ipocrisia… o…

 

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Ho letto questo bell’articolo:


https://marisasalabelle.wordpress.com/2020/06/06/plexiglasssssssssssssss/

 

e quasi in contemporanea ho visto questo di un importante quotidiano italiano… Il Corriere:

Sono rimasto di stucco… mi s’è congelata la circolazione sanguigna e mi sono chiesto se in Italia è lecito rubare.

Sì, lo so che certe domande non vanno bene. Lo so che in Italia i furti sono all’ordine del giorno e vanno benissimo… forse sono tollerati e probabilmente certi comportamenti stimolano pure.

Ma, ai bambini non si deve rubare… loro non riescono ancora a difendersi dalla cattiveria dei Grandi.

Insomma, la scuola, quella vera, quella dei contatti umani, dei litigi, del copiare, dello struggersi perché non s’è studiata la lezione, del rubacchiare idee, del parlarsi sottovoce, del arruffianarsi il docente, ecc. è importante… molto importante… per la vita.

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Avevo 11 anni quando questo stupendo blocco di francobolli da 50 centesimi di lira viaggiò chissà da dove  a dove portando con sé belle o brutte notizie ; a me arrivò e con me rimase :

Blocco viaggiato di 20 francobollo da 50 c. della serie Democratica

Mi sembra abbastanza d’attualità.

Quel martello che spezza la catena di una dittatura durata un po’ di anni…

Iniziò piano piano e fece funzionare l’Italia rispettata a livello internazionale… così almeno si può leggere. Poi qualcosa di terribile scivolò di mano a chi teneva le redini, che abbagliato da miraggi al tempo stesso mirabolanti e catastrofici fece precipitare e portare a morte persone e distruggere cose e speranze.

Il martello che spezza la catena volle dirci, in quel 1945, che non vogliamo più cadere in mano a personaggi autoritari.

Com’è oggi la situazione ?

È, almeno da come sembra a me… al limite.

Si pretende da più parti di intravvedere dappertutto il pericolo fascista…

l’antifascismo è di moda e dilaga come la presenza di personaggi che sanno parlare bene ma « razzolare » male…

personaggi incapaci di vedere la realtà e di costruire;

eccezionali per aver dimenticato i tre concetti più importanti e cioè ONESTÀ, RISPETTO ED EDUCAZIONE.

Non mi sembra che ci sia per ora chi potrebbe prendere le redini del Paese in modo autoritario… ma se dovesse saltar fuori… ADDIO DEMOCRAZIA.

Questo è un francobollo di 75 anni fa… lo si guardi bene… parla chiaro.

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Su 20 Minuti… piccolo giornale gratuto del Canton Ticino ho trovato questo titolo:

che finisce in questo modo:

Ho l’impressione che il Signor Andrea Carlino di Ginevra non abbia tutti i torti.

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Sì, sono in molti a sapere quali sono le incombenze di genitori responsabili. Prima ancora dell’età scolara, molti bimbi vogliono trovarsi adeguati a quanto circola intorno a loro. Ancora prima di andare a scuola, ogni bimbo che va a spasso coi genitori gradisce trovarsi sulle spalle uno zainetto.

 

Zainetti a Zurigo… Coop City.

 

Però, per arrivare ad essere genitori “responsabili”, sappiamo tutti che, oltre alla necessità di essere in due, proprio per il desiderio di essere responsabili si desidera fare le cose bene.

Prima si può arrivare a conoscersi e, proprio per questo, qualche volta ci si trova amabilmente a cena, magari, come abbiamo visto a lume di candela.

Più di una coppia ha preso la “grande decisione” durante o dopo una cena… più o meno romantica. La decisione “responsabile” prevede un matrimonio. Non è che senza matrimonio si sia meno responsabili, però, il matrimonio, quello vero con tutti i crismi della legalità, è un pochino anche come una buona polizza assicurativa… anche se non tutti sono d’accordo.

 

Comunque sia, se si convola a nozze, è quasi di rigore per lei un vestito bianco lungo, un velo e uno strascico più o meno lungo… con dei paggetti che lo reggono amorevolmente.

Lui, un tempo poteva addirittura essere con una tuba. Oggi è quasi di rigore un abito scuro… naturalmente giacca e cravatta. Lei avrà sicuramente delle scarpe bianche… che userà una volta sola… a meno che non abbia intenzione di convolare a nozze una seconda volta.

Scarpe bianche alla CARITAS di Lugano

Un tempo le spose arrivavano al giorno fatidico con un bel corredo. Non mi è dato sapere cosa avrebbe dovuto esserci esattamente. Mi sembra di sapere per certo che le lenzuola per il letto matrimoniale erano molto importanti… con le cifre però.

Oggi tutto è cambiato; non ci si sposa più, si convive, ci si divide i compiti o addirittura può succedere che “lei” vada a lavorare e “lui” facci il casalingo… a tutti gli effetti… anche così registrato all’anagrafe.

Lui fa tutto in casa… proprio come un tempo si pretendeva che facesse lei.

I tempi sono sicuramente cambiati; non si lavano più i piatti; in ogni economia domestica c’è una bella lavastoviglie nella quale si possono mettere oggetti super sporchissimi e quel fantastico “sapone” ben reclamizzato renderà brillante ogni pezzo.

Non si può però immaginare una cucina, o un angolo cottura senza teli da cucina o canovacci di ottimo lino.

Teli da cucina di puro lino a Klaipeda (Lituania)

Ce n’è di tutti i colori e per tutti i gusti…. Specialmente quando è necessario asciugare una qualche stoviglia un po’ delicata.

È quasi normale per una coppia appena sposata andare in viaggio di nozze.

Questo viaggio poteva essere molto importante, specialmente quando era decisamente “proibita” la convivenza prima del fatidico giorno. Era utile per “consumare” e per conoscersi… per imparare cosa vuol veramente dire vivere insieme. Oggi il viaggio di nozze s’è trasformato in una vacanza speciale… non sempre tale. Alcune volte è addirittura pagato da parenti e amici che, anziché regalare un oggetto, vengono sollecitati ad “offrire” denaro. L’importante è andare lontano… molto lontano; sarà perfetto potersi sorbire tante ore di aereo e mandare foto e Mail da sotto una palma vicino ad un mare bollente.

Oggi, senza conoscere la geografia, si va appunto molto lontano e non si conoscono le bellezze di “girato l’angolo”.

Potrà quindi diventare “in” andare in viaggio di nozze senza uscire dai confini della Patria e gustarsi un poco di quella gastronomia che la regione limitrofa può offrire.

Un bel posticino “colorato”, almeno per chi abita in Svizzera e non intende uscire dai confini della nazione, è questo:

APPENZELL

Quel giorno pioveva. Non ci fui come turista; ebbi però il tempo di godermi le case colorate come queste; si specchiavano nell’asfalto come se fosse un lago.

Queste erano e sono solo una piccola parte delle bellezze architettoniche che offre questa cittadina… capitale del Cantone Appenzello Interno.

Per chi ha o avrà dei bimbi, andando in giro per la città, potrà essere interessante quello che riescono a far fare ai bimbi delle scuole.

Ho trovato delle semplici panchine… di quelle che s’incontra volentieri se si cammina e si guarda… panchine colorate; frutto del “lavoro” dei bimbi delle scuole locali.

 

Come dicevo purtroppo quel giorno pioveva e non mi fu possibile sedere su una di quelle panchine.

È bello poter considerare come ogni scolaro abbia potuto colorare la propria mano a piacimento e poi lasciare la propria impronta non solo digitale su quella panchina dipinta di giallo… che poi il giallo sembra essere il colore che piace di più ai più veramente giovani.

 

 

 

 

Panchina N° 1 – MACCHIAMO DI COLORE

Panchina N° 2 – Ognuno ha scritto il proprio nome.

Non solo han voluto lasciare nome e impronta, ma hanno saputo disegnare una delle loro bellissime case con giustamente il verde della natura e, perché no… una chiesetta… forse a significare la cristianità per noi in Europa così importante.

A dirigere la pitturazione delle panchine c’erano sicuramente degli adulti… adulti intelligenti però, perché permisero un lavoro eseguito col punto di vista di un bimbo.

Come può un bimbo vedere un arcobaleno?

Molto grande se non immenso.

Panchina N° 3 – Mettiti tranquillo…

Lo scopo di una panchina è proprio questo.

Sì, perché, che ci sia davanti un bel panorama, la serenità di un lago, la maestosità di un mare che si perde all’orizzonte o un muro più o meno colorato, starsene seduti “tranquilli” su una panchina senza pensare o con pensieri sereni può solo essere positivo. Che poi, se si è su una panchina siffatta con colori gradevoli quasi come ci detta la natura, non può essere che produttivo… non solo per il corpo e i muscoli che “riprendono fiato”, quanto per la mente che pretende di rincorrere problemi e… soluzione di problemi più o meno giustificati.

Qualche volta i problemi sembra siano senza soluzione e il nostro cerebro s’arrovella in continuazione. Le meningi diventano roventi e il cranio rischia un deflagrante scoppio. Qualche volta c’è la risorsa… ce lo dicono i bimbi dell’Appenzell.

 

Panchina N° 4 – …MEDITA.

 Lo so, non è facile meditare, però, poco alla volta, lentamente, lasciarsi trasportare con lo spirito in un paesaggio idilliaco circondato dal verde equilibrante permette di liberare la mente, trovare la semplicità e arrivare alla soluzione.

Il paesaggio della panchina è proprio come quello che possiamo trovare tutto intorno a questa cittadina.

Si pensi un po’ un viaggio di nozze alla scoperta di una cittadina quasi d’altri tempi e di una natura tranquilla e rilassante senza piscine megagalattiche e serate alle ore piccole in locali altisonanti. Chissà! Ma non è di moda.

Io ci sono arrivato in treno, e in treno sono ripartito. Nel frattempo smise di piovere e, proprio dal treno mi fu possibile fotografare quel verde meraviglioso, quel cielo tendente all’azzurro e le casette modello presepe.

Così è una parte della Svizzera… molto bella e pittoresca… che molti treni riescono a farci vedere con serenità… non troppa a causa delle tariffe esagerate.

Ecco che dal finestrino ho fissato un angolo del paesaggio che si rivela molto simile a quello della panchina n° 4.

 

Dal treno… manca solo la chiesetta.

Non si può parlare di Appenzell senza rammentare un paio di pezzetti colorati chiamati comunemente francobolli.

 

Francobollo del 1968 – Chiesa di San Maurizio

Questo francobollo fa parte di una serie dedicata ai vari monumenti più o meno importanti delle varie città svizzere. Nel 1982 ci fu l’emissione dedicata allo Zodiaco. Ogni costellazione aveva un corrispettivo. Nel francobollo da 1.60 sono l’illustrate alcune delle bellissime case di Appenzell.

 

 

 

 

 

 

Francobollo svizzero del 1982

Anche il timbro merita due parole. Non è colorato, ma ben disegnato. È di un paesello sul lago di Zug… poco lontano da Zurigo.

Il ritorno a casa dopo un viaggio di nozze in tutta serenità, potrà permettere di ricordare le atmosfere semplici di giornate vissute nella calma.

Che fare per rendere oltremodo positivo quel viaggio non altisonante?

 

Mettere insieme in un bell’album le fotografie fatte… e scrivere con penne colorate… come quelle acquistabili a Lugano.

 

L’album con le fotografie e delle belle didascalie di vari colori ha due funzioni.

La prima è chiara… mettere uno o più avvenimenti in bella vista dentro un album di piacevole fattura che può essere visto da chi passa da quelle parti o da chi desidera rendersi conto quale potrebbe essere stato quel viaggio.

Un’altra funzione, ben collaudata, è ad uso dei protagonisti inseriti nell’album stesso. Qualche anno dopo, o anche molti anni dopo quel fatidico “sì” potrebbe esserci qualche momento non proprio idilliaco fra lui e lei; una terapia, se c’è buona volontà, è quella di sfogliare insieme l’album… rivivere con la mente quei momenti e ri-prendere atto che c’era un grande amore che potrà essere coltivato come se fosse un orticello. Sfogliare l’album delle vite che si sono messe insieme può rimettere in moto quel “motorino” che sembrava assopito per mancanza di lubrificante; l’album può essere come una goccia d’olio che permette agli ingranaggi di girare bene… con l’entusiasmo ritrovato.

Penne di tutti i colori a… Lugano.

I colori sono belli e, aver avuto una vita colorata è ancora più bello.

Se poi, ai colori della vita, aggiungiamo i colori indossati in giornate fredde, c’è solo l’imbarazzo della scelta… lana, lane e lana ancora.

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