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Archive for the ‘amare la Patria’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Sono tranquillo in casa… in casa mia… in quella casa che è semplicemente un appartamento riattato in una costruzione degli anni ’20. Ora sono in ferie, anche se, per essere sinceri, io sono sempre in ferie dato che non lavoro; non lavoro più perché ho avuto la fortuna di diventare vecchio.

Ora sono in ferie perché non abito più qui… in Riviera… nella Riviera dei Fiori dove il clima è meraviglioso e quelli che ci abitano da sempre non l’hanno ancora capito. Io ci sono arrivato per caso un po’ di anni fa, e, in un certo senso, l’essere arrivato qui ha cambiato la mia vita… in meglio naturalmente.

Ora, come dicevo, sono in casa e sento una sirena… la sirena di un’ambulanza che passa proprio sotto casa; non è bello quel suono, anche se a me è piuttosto familiare. Quando sono per la strada e mi passa vicino un’ambulanza con la sirena a tutto volume, mi tappo le orecchie. È forte quel rumore, e, anche se, come dicevo mi è familiare, mi dà fastidio e, fra l’altro, mi obbliga a ricordare.

Sì, è proprio così, mi obbliga a ricordare… non posso farne a meno.

Ma è sempre necessario ricordare?” mi si potrebbe chiedere.

Io sono convinto che sia giusto lasciare spazio ai ricordi; quando uno dei nostri sensi, di solito 5, ci stimola al ricordo, è terribilmente sbagliato ostacolarne l’effetto. Ricordare è umano… disumano pretendere di dimenticare… anche perché non tutti i ricordi sono negativi.

La vita è fatta di bicchieri mezzi pieni e di bicchieri mezzi vuoti.

Certi ricordi possono essere altamente positivi… anche perché collegati al lavoro che s’è cercato di portare avanti con coscienza… oltre che con quella “scienza” che dovrebbe essere semprepresente.

Prima di arrivare in questa ridente cittadina della Riviera dei Fiori facevo l’anestesista all’Università… in quella Facoltà di Medicina e Chirurgia che si pensa sia sempre al top… l’importante crederlo.

Qui in Riviera trovai un ospedale desideroso di lavorare con coscienza per il bene della popolazione… almeno questa sembrava l’intenzione del corpo medico. Purtroppo, a far funzionare un ospedale, non c’è solo la Manovalanza fatta da medici, corpo infermieristico e tecnici; ci sono anche i “tecnici amministrativi” fiancheggiati dai politici che capiscono tutto se si parla di corpo elettorale, ma capiscono ben poco se si parla di medicina; per loro la medicina non è importante, nello stesso modo come non è importante il termine “sofferenza”… finché non la subiscono.

 

Non è qui il caso di polemizzare… anche se, stando alla mia decennale esperienza, non sarebbe sbagliato parlar male di chi amministra la Sanità.

 

Si parlava della sirena dell’ambulanza. Ora è quasi sempre bitonale, non so se l’hanno imparata dai tedeschi o dai francesi; un tempo era un sibilo quasi continuo… a me piaceva di più.

Quando si sente una sirena, si pensa a qualcuno che sta male. Un tempo, quando la sirena si faceva sentire e la gente doveva correre nei rifugi per non farsi colpire da qualche bomba, preannunciava la possibilità quasi garantita che qualcuno avrebbe potuto arrivare a star male o addirittura cessare di vivere.

Bisogna parlare dei bombardamenti… quei bombardamenti che sembrano oggi, qui da noi in disuso, ma che, mica poi tanti anni fa, hanno fatto piangere molto… anzi moltissimo.

L’ultima guerra mondiale… la Seconda Guerra Mondiale ha prodotto danni ingentissimi… e tanti morti. Sono morti in tanti, ma non per colpa proprio delle battaglie che ci sono in guerra, cioè non solo sul fronte dove gli opposti eserciti cercavano di superarsi, ma anche e soprattutto nelle città. È nelle città che risuonavano le sirene quando arrivavano gli aerei carichi di esplosivo… arrivavano di giorno e di notte. Oggi si possono sentire in qualche film, ma io le ho sentite davvero, e, se era di notte bisognava saltar fuori dal letto e precipitarsi nei rifugi. Per noi bimbi era normale, non conoscevamo altro; sapevamo che la guerra avrebbe fatto grande la nostra Patria. Lo sapevamo perché ce l’avevano detto… perché in Italia c’erano tanti Balilla e tanti Figli della Lupa, e anch’io avevo la mia bella divisa di Figlio della lupa con nel mezzo una bella M di Mussolini.

Per aiutare la Patria, mio Nonno donò il suo anello d’oro, quello del matrimonio… gli diedero un anello di vile metallo… sembrava latta. Non saprò mai se lo fece perché ci credeva o perché fu obbligato a farlo; so solo che aveva un anello che faceva ridere. Comunque sia, noi bimbi eravamo abituati alle sirene, ai bombardamenti e allo straziante rumore di tanti aerei che insieme trasportavano le bombe.

Che ne sapevamo noi della pace e della possibilità di arrivare a muoversi tranquillamente e liberamente e andare un po’ dappertutto a visitare Paesi nuovi? La nostra libertà era quella di imitare le sirene… le sirene degli allarmi… quelle che facevano mettere tutti in movimento.

Proprio così, assieme ai miei fratelli, eravamo in tre, prima di dormire, quando eravamo già a letto, imitammo le sirene dell’allarme, e le imitammo così bene che si mise in movimento tutto il condominio e tutti si misero a scendere le scale per raggiungere il rifugio della casa.

Per fortuna furono fermati dai nostri genitori, e la paura generale finì in risate per loro, ma non per noi che fummo sonoramente sgridati.

Che poi, le sirene dell’allarme bombardamento, avvertivano solo… non salvavano la vita.

Come dicevo, ai tempi era per noi normale, e sembrava pure che la guerra fosse qualcosa di normale; ma è e sarà sempre normale? Come si può infatti pensare che non si “picchino” fra Nazioni quando in una normale riunione condominiale s’azzuffano… magari solo a parole?

Quando ero bimbo, e pensavo, ovvero mi avevano abituato a pensare che Mussolini ci avrebbe dato la gloria, gli aerei, ma anche le navi, bombardavano le città… e morivano i civili.

La propaganda era importante. VINCEREMO era scritto dappertutto sui muri… e molti italiani, forse troppi, erano convinti che sarebbe accaduto.

Pure i francobolli che cominciavo ad apprezzare la raccontavano in quel modo… e parlavano di morte… perché per vincere bisogna ammazzare.

I FRANCOBOLLI CHE INNEGGIANO ALL’AMMAZZARE… per la gloria.

“Ma perché, malgrado le sirene, morivano i civili?” potrebbe chiedersi un cittadino qualunque.

Semplicissimamente perché il Genere cosiddetto Umano non ha alcun rispetto per la vita… degli altri.

Non posso prendere in considerazione tutti i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. Sembrava un bel gioco o una lotteria prendere un po’ di aerei, caricarli di tritolo e spedirli tutti insieme su una qualche città ad alleggerirsi della morte che trasportavano. I bombardamenti che mi hanno particolarmente colpito sono quelli di Lubecca e di Dresda in Germania, quelli di Zara in Dalmazia e, naturalmente quelli di Voltri alla periferia di Genova.

UN PANORAMA DI LUBECCA

Lubecca fu bombardata nel 1942, esattamente il 28 marzo. Fu un “bel bombardamento” perché riuscì a distruggere quanto architettonicamente oggi ricostruito è “Patrimonio dell’Umanità”. Secondo i britannici, che programmarono ed eseguirono il bombardamento, anche con molte bombe incendiarie, era necessario agire contro il morale dei tedeschi… e quindi bisognava distruggere ed ammazzare. Sì perché Hitler aveva detto loro che sarebbero diventati i padroni del mondo… o magari solo dell’Europa.

L’Europa lo lasciò fare quando si prese quel pezzetto di Cecoslovacchia abitato per buona parte da umani di etnia tedesca… intendo il territorio dei Sudeti.

Detto per inciso mi sovviene il fatto che qualche anno fa, la Russia di Putin si prese la Crimea che faceva parte dell’Ucraina… e lo lasciarono fare.

E lui, Hitler, andò avanti, e i suoi sudditi, almeno una gran parte l’osannò. Sì, perché cominciarono a credere che la loro Nazione stava di nuovo diventando una Grande Nazione: avevano un capo prestigioso che ci sapeva fare. E allora, per cercare di abbassare il morale di una certa popolazione che ci credeva, fu necessario ammazzarne un po’… con un po’ di bombe?

A me sembra strano, però lo fecero… e sicuramente con soddisfazione.

UNA STRADA DI LUBECCA

Ci fu poi un altro bombardamento… che passò veramente alla storia: quello di Dresda. Assieme ai britannici ci pensarono anche gli americani degli Stati Uniti… tutti insieme a scaricar bombe tra il 13 e il 15 febbraio del 1945… quando la guerra era ormai agli sgoccioli. Non so se era proprio necessario dimostrare di essere forti o se c’era nei magazzini un surplus di tritolo da consumare.

2001 – Dresda Italienisches Dörfchen

È un fatto che quel bombardamento fu micidiale e, per giunta su una città che non aveva nulla di strategico al punto che proprio in quella bella città c’erano molti sfollati di altre zone della Germania a rischio bombardamenti.

2001 – Dresda Semperoper (Teatro dell’Opera di Sassonia)

Non si saprà mai quanti furono i morti di quei bombardamenti; si sa che le bombe che furono sganciate furono migliaia di tonnellate, che la città fu rasa al suolo e che il fenomeno terribile denominato “tempesta di fuoco” trascinò, a causa del forte vento conseguenza del caldo delle esplosioni, gli esseri umani dentro le fiamme. Fu una tragedia, malgrado la guerra, considerata criminale… proprio come un crimine di guerra… ma ai vincitori non lo si doveva e non lo si poteva dire.

Si parlò molto di questo bombardamento. Ora Dresda fu in parte ricostruita com’era prima… ma non abbastanza… e non sarà mai come prima.

S’è parlato, almeno secondo me, troppo poco dei bombardamenti di Zara… oggi Zadar (Croazia).

Dal 2 novembre 1943 fino alla fine di ottobre del 1944, la città di Zara subì da parte delle forze angloamericane ben 54 incursioni aeree con relativi bombardamenti.

Zara fu per moltissimi anni una delle città più importanti della Repubblica di Venezia. Dopo la Prima Guerra Mondiale, esattamente dopo il Trattato di Rapallo, divenne ufficialmente territorio del Regno d’Italia… era anche capoluogo di provincia e contava circa 25.000 abitanti.

Dopo l’armistizio del famoso o famigerato 8 settembre del 1943, la città fu occupata dalle truppe naziste. La città rimase però sotto la giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana. Può essere interessante notare che i francobolli usati in quel periodo erano italiani soprastampati DEUTSCHE BESETZUNG ZARA.

Perché 54 bombardamenti e tanti morti fra i civili per una città strategicamente non importante? Pare che questo micidiale e, secondo me, criminale accanimento, fosse dettato, o richiesto, da TITO, futuro dittatore della Jugoslavia. Pare che fosse necessario uccidere la maggior quantità possibile di italiani, distruggere il più possibile della città per far fuggire gli italiani “non ancora ammazzati”. Solo in questo modo le slave truppe partigiane poterono entrare nella città e renderla parte integrante della futura Federazione Jugoslava.

Non riesco a comprendere questo accanimento degli Anglo Americani.

Neppure riesco a comprendere l’odio che sprigiona il poeta Vladimir Nazor:

Spazzeremo dal nostro territorio le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo dell’oblio. Al posto di Zara distrutta sorgerà una nuova Zara, che sarà la nostra vedetta sull’Adriatico.

Comprendo invece Enzo Bettiza, noto giornalista italiano, studente a Zara, che vide nell’accanimento che distrusse Zara, la stessa ferocia che portò la distruzione di Dresda.

 

Si parlò ancora meno dei bombardamenti di Voltri, alla periferia di Genova.

Perché scrivo dei bombardamenti di Voltri quando la città di Genova ne subì per così di incursioni aeree? Semplicemente perché le bombe caddero molto vicino a dove eravamo noi (io bimbo coi miei fratelli e coi miei genitori) e mio papà, malgrado tutto, ne uscì vivo.

Ne ho parlato in un capitolo del mio libro TUTTO VERO Istantanee di vita. In poche parole, fu un bombardamento che fece solo dei morti fra i civili ma non distrusse neppure un ponte… quando le incursioni erano per distruggere i ponti.

Non avevo ancora 10 anni, ma ricordo benissimo l’ansia di mia mamma che non sapeva se il suo uomo, il padre dei suoi tre bimbi era ancora vivo o se giaceva sotto delle macerie provocate da quelle inutili distruzioni. Non eravamo per niente lontani; avevamo visto gli aerei, li avevamo sentiti in picchiata, avevamo sentito le mitragliatrici e sapevamo che  quell’uomo era là… proprio là dove le bombe seminavano morte.

Mio papà ne uscì vivo… ma se fosse morto sarebbe stato solo un morto in più… nel numero dei resoconti di guerra. Un numero… ma quale dramma per chi rimaneva? Anche questa è guerra… quella che i Grandi si divertono a “giocare”. Noi lo facevamo coi “soldatini”, loro, dato che sono GRANDI lo fanno coi “soldati veri”.

Sarebbe utile parlare anche dei bombardamenti “moderni” con bombe intelligenti… alla ricerca di armi di distruzione di massa. Potrebbe anche essere utile, di fronte a certi crimini, non dimenticare che esiste il Tribunale dell’Aja contro i crimini di guerra.

 

Dobbiamo parlare di sirene. Non ci sono solo le sirene delle auto che passano davanti a tutti, ci sono anche quelle belle… con la coda di pesce… che non dovrebbero far male a nessuno… anzi è bello considerare la loro leggiadria.

Il personaggio che più avrebbe potuto essere danneggiato dal melodioso canto delle sirene fu Ulisse… che però fu previdente, si fece legare all’albero maestro della nave e fece tappare le orecchie dei suoi marinai.

Bella l’illustrazione di Herbert James Draper.

Noi abbiamo le sirene delle fontane. È famosa quella di Napoli, bella quella di Cattolica, spettacolare quella di Mondello e simpatica quella di Bordighera.

Non a tutti è accaduto di poter vedere La Fontana delle Sirene di Bordighera, ma tutti hanno avuto l’occasione di sentire la sirena di un’ambulanza.

La Fontana delle Sirene a Bordighera.

Mi soffermo un momento con piacere sulla Fontana di Bordighera, anche se non tutti sanno dov’è quella cittadina; non importa, dato che tutti sanno dov’è Sanremo e dato che tutti hanno, più o meno, subìto il tormentone del Festival, possono sapere che la Francia è vicina. Ebbene Bordighera è dopo Sanremo, se da quella città si vuole andare in Francia. La fontana che vi presento, anni fa fu restaurata e recentemente munita di una sovrastruttura di dubbio gusto. Ve la presento:

Fontana delle Sirene… oggi.

Fontana delle Sirene… oggi… particolare.

Tornando alle sirene delle auto che viaggiano sulle nostre strade con targa di Croce Rossa Italiana, Pubblica Assistenza con croci di vario colore, Polizia, Vigili del Fuoco e auto di personaggi importanti…che magari hanno fretta di andare a comprare il prosciutto per un buon panino imbottito, posso dire che a me personalmente accadde più volte di dovermi fare un viaggio in ambulanza targata CRI per accompagnare malati gravi, per lo più traumatizzati cranici, in un ospedale maggiormente attrezzato. Furono viaggi lunghi, il più delle volte notturni e spesso con autisti cosiddetti “volontari”… che certamente guidavano molto bene, ma che… quello non era il loro lavoro; erano “volontari”…

Nei viaggi di andata, quando col mio infermiere o infermiera dovevamo occuparci del paziente… sempre gravissimo, potevamo al massimo sentire l’apprensione quasi insopportabile; infatti con un occhio e mezzo ci occupavamo di quel povero disgraziato, più di là che di qua, che “sopportava” i nostri sforzi terapeutici, col mezzo occhio ancora libero osservavamo la strada e la tecnica di guida del “volontario”.

Se non ricordo male, era la prassi di quei tempi, affidare a “volontari” la guida notturna di ambulanze.

Fu appunto in una di quelle occasioni, attorno alle 3 di notte, che, per evitare il “nostro panico (mio e dell’infermiera che mi accompagnava)”, guidai l’ambulanza durante il viaggio di ritorno… dopo aver consegnato il paziente a chi di dovere.

Fui aspramente redarguito dai dirigenti locali della Croce Rossa… dato che non avevo il patentino che mi avrebbe autorizzato a guidare certi mezzi. Quel ricordo mi spinge però a fare una considerazione… amara.

“Perché, anche se corredati dei necessari burocratici papiri, si permette a “volontari”, non pagati o sottopagati, di mettere a repentaglio la vita di chi, e qui siamo nell’assurdo, lavora con professionalità per salvare la vita di qualcuno un po’ sfortunato o incosciente nel proprio comportamento?

Le sirene di queste ambulanze mi obbligano ad “uscire un poco dal seminato” e ricordare ancora una volta una frase scritta sul mio libro, secondo me, importantissima:

Una Nazione che non paga, o permette che non venga pagato chi lavora, non dovrebbe essere degna di rimanere al cospetto della civiltà.

 

Questa frase che suona anche come una denuncia di furto (sì perché chi non paga ruba) verso certi datori di lavoro, era scaturita in me dalla necessità di espatriare appena laureato. Infatti non è che cercai in Svizzera la scienza e la precisione di alto livello, ma qualcuno disposto a corrispondere la “giusta mercede” ai miei sforzi lavorativi.

 

Questa digressione vuol dire chiaramente anche che ogni autista di ogni mezzo pubblico deve essere “di qualità” e deve essere pagato nel modo giusto… e, a maggior ragione, se il datore di lavoro è un Ente come la Croce Rossa Italiana che, se può avere dei mezzi con una targa così particolare, dovrebbe poter avere anche i mezzi per remunerare chi lavora per lei.

 

C’è un’altra sirena molto importante… almeno per i danesi, ed è “La Sirenetta”, simbolo di Copenhagen. Quando la vidi per la prima volta, devo dire la verità, rimasi un po’ deluso. Credevo fosse più grande.

È bella però, e anche un po’ sfortunata. Fu decapitata due volte, fu maldestramente verniciata e le fu pure amputato un braccio… ma esiste ancora e, ha addirittura compiuto cento anni, ed è stata festeggiata con un francobollo.

IL FRANCOBOLLO DANESE

 

Qui in Svizzera, ogni tanto, con preavviso, si possono sentire delle prove di sirene che eccheggiano di casa in casa. Sono potenti e noiose, ma, potrebbero essere utili in caso d’emergenza… anche se una diga di un qualche lago artificiale dovesse ritrovarsi danneggiata.

 

Dopo tutte queste sirene, c’è qualcosa che potremmo augurarci?

 

La risposta è: “Sì, che il Genere Umano si renda conto che potremmo vivere tutti bene senza la necessità di prevaricazioni e di ammazzamenti in modo più o meno dichiarato… Potremmo anche augurarci di dover sentire sempre meno le sirene delle ambulanze… segno che chi guida lo fa in modo sempre più responsabile.

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Secondo Marco Travaglio direttore del giornale IL FATTO QUOTIDIANO… non sono sano di mente.

 

L’ha detto l’altra sera… 26 marzo 2019 in occasione dell’ennesima trasmissione/dibattito televisivo.

 

Ma perché io non sarei sano di mente ?

 

Perché non darei subito la cittadinanza italiana a quei ragazzi che, con scaltrezza, sono riusciti a salvare se stessi e i compagni dalla furia dell’italiano, originario del Senegal, che guidava il bus… che poi finì in un rogo… il bus.

 

Certo che non ce ne vuole molto per arrivare a darmi del razzista… ma io non sono per niente razzista… Sono quello che da buon italiano, per sfuggire alla « furbizia » di quelli che avrebbero potuto diventare i suoi « Datori di lavoro » e non gli avrebbero pagato nel modo giusto, andò in terra elvetica.

In poche parole, appena laureato, alla ricerca di un lavoro e di chi avrebbe potuto versarmi uno stipendio, attraversai la frontiera e raggiunsi la città di Zurigo.

Fui accolto come assistente e imparai l’arte dell’anestesia, ma anche l’educazione e la precisione. Ero un italiano in terra straniera ; avevo il mio passaporto italiano e non pensavo assolutamente di essere un discriminato.

 

Non pensavo neppure di arrivare, prima o dopo, a chiedere la cittadinanza elvetica ; ero soddisfatto della cittadinanza italiana che avevo e, sapendo che l’avrei perduta se avessi ottenuto la cittadinanza di un’altra nazione, per nessun motivo l’avrei cambiata.

Sapevo, in ogni caso, che non era semplice diventare cittadini svizzeri, e che, oltre tutto, bisognava dimostrare di conoscere bene gli usi e i costumi svizzeri e, dimostrare anche di essere integrati.

Avevo tutti i diritti e i doveri di ogni cittadino svizzero e no. Potevo dire bene della Svizzera che mi aveva ospitato… ma continuavo ad amare la mia Patria lontana.

 

Ancora oggi l’amo… ma soffro.

Soffro nel dover prendere atto che è ormai un anno che abbiamo votato per veder cambiare qualcosa… in meglio però… perché non basta sostenere chi è povero, bisogna sostenere anche chi non lo è ancora evitando di farlo diventare tale ; e bisogna anche sostenere chi soffre e chi ha sofferto…

 

Lo si fa ?

 

Forse.

È un fatto però che, a più di sette mesi dalla tragedia del crollo del ponte di Genova, ancora non esiste un colpevole o presunto tale alla sbarra.

 

Non sono sano di mente.

 

Credevo che essere italiano significasse qualcosa… in una Penisola così carica di arte e di menti meravigliose… quelle che hanno lasciato un segno indelebile a livello mondiale. Basta pensare a Guglielmo Marconi e Antonio Meucci, per fermarsi alle comunicazioni.

 

Certo che è importante ringraziare chi ha saputo essere furbo e ha salvato tanti coetanei, ma, la cittadinanza è qualcosa che può essere veramente compresa solo al raggiungimento della maggiore età.

 

Lo so, NON SONO SANO DI MENTE, e, quasi quasi dovrei pensare che non ho diritto di essere italiano… dato che dall’Italia son fuggito. Non sono stato capace di essere abbastanza furbo e irrispettososo verso il mio prossimo.

È così che si deve fare. Perché essere onesti ? Dichiarare al fisco quello che si guadagna ? Pagare il biglietto se si va in treno ?… ecc. ecc.

 

AMO ANCORA L’ITALIA

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È di Francesco Marchetti, che ringrazio, questa splendida fotografia.:

Da “Francesco Marchetti”

È la fotografia di una statua che mi piacerebbe andare a godere di persona… ma, almeno per il momento, non posso.

È a Rimini… è “LA SPOSA DEL MARINAIO”.

È bellissima, e, per associazione d’idee, non ho potuto non ricordare il gruppo scultoreo che vidi anni fa ad Halifax in Canada.

Prima però, per rimanere in tema, mi son ricordato di un Grande pittore “MASSIMO CAMPIGLI” che le Pose Italiane hanno voluto ricordare con un francobollo del 1995.

FRANCOBOLLO CON TIMBRO GENTILE

Ho voluto mettere in evidenza il timbro dell’ufficio postale di PENNABILLI in provincia di Pesaro e Urbino). Qui, dato che si usavano ancora i francobolli, è chiara la gentilezza dell’operatore che ha voluto l’ottima leggibilità del timbro.

Oltre che gentilezza, qui c’è anche una vera educazione e il rispetto verso l’apparente pedanteria del collezionista… che può avere desideri particolari.

Ricordo infatti che un tempo ormai abbastanza lontano fui in un ufficio postale nella città di Como e, in occasione della spedizione allo sportello di una Raccomandata, chiesi gentilmente all’”operatore” se gli era possibile obliterare i francobolli in un determinato modo; gli chiesi cioè dove mi avrebbe fatto piacere veder timbrare i francobolli e la busta.

Mi guardò piuttosto storto e mi disse: “So io dove devo mettere i timbri”, e li mise dove voleva lui senza seguire i miei desideri di “stupido” collezionista. Feci finta di niente; mi resi conto che quell’uomo, sì perché era un uomo che probabilmente pensava di possedere una mascolinità particolare, non si rendeva conto che lui era un operatore al servizio del cliente, e non viceversa, e che il francobollo, o i francobolli appiccicati sulla busta erano di mia proprietà e, dopo il recapito di proprietà del destinatario. Lui era semplicemente un tramite che doveva verificare la validità dell’importo pagato (francobollo) e, se l’importo risultava sufficiente, avviare la spedizione obliterando il francobollo onde non venisse utilizzato per un’altra spedizione.

Credo che quell’uomo, ci tengo a dire che era un uomo, perché le donne hanno quasi sempre modi più gentili, si sentisse particolarmente importante nella sua funzione di timbratore e annullatore di francobolli… in barba ai noiosissimi collezionisti di pezzetti di carta.

SOLO IL FRANCOBOLLO

Chissà come si sentì dopo avermi “licenziato!”

La statua di Rimini ci mostra una donna con la figlioletta… che salutano.

Quando fui ad Halifax in Canada, fui attratto da un gruppo scultoreo opera dello scultore Armando Barbon nato a Spresiano in provincia di Treviso. L’autore della statua vive in Canada.

Vidi questa statua in occasione di una crociera che ci portò a New York; lo scalo ad Halifax mi permise di comprendere che quella cittadina diede il benvenuto a molti emigranti dall’Europa al Canada. Da qui, col treno proseguivano in quell’immensa nazione. Lasciavano a casa moglie e figli… che non sapevano quando avrebbero rivisto il loro congiunto.

Ho trovato stupendo l’abbigliamento di quell’uomo che partiva nella peranza di un futuro migliore per sé e per la famiglia che l’avrebbe aspettato o seguito. È con la giacca e pantaloni normali (oggi avrebbe i jeans) e con quella valigia che mostra addirittura alcuni angoli coi rinforzi.

HALIFAX – L’EMIGRANTE

Quell’uomo parte con decisione… sì, perché nella vita non basta volere, bisogna riuscire a decidere.

LA TARGA ESPLICATIVA IN TRE LINGUE

Questa la targa esplicativa del gruppo bronzeo. Può interessare poter prendere atto che la targa è scritta in tre lingue: l’inglese e il francese che sono le due lingue ufficiali del Canada… e l’italiano, perché di origini italiane l’emigrato autore del gruppo bronzeo.

Rimangono distaccati ad aspettare la moglie e i due figlioletti.

LA MOGLIE E I FIGLI… CHE SALUTANO

Non sappiamo se, al momento in cui Armando Barbon partì per il Canada, aveva una moglie e due figli piccoli.

Mi piace questo particolare della famiglia che saluta. La moglie (oggi avrebbe i pantaloni) non saluta… ma è triste. I bimbi salutano. Ancora non comprendono cosa voglia dire emigrare.

So cosa voglia dire emigrare… e so quanto si possa amare l’Italia una volta fuori… quanto si possa gioire con commozione ogni volta che si viene a conoscenza di “conquiste” positive da parte dei Governanti o di singoli cittadini… e quanto si possa soffrire ogni volta che si percepisce l’imperizia di chi ha ricevuto il mandato per governare… non per distruggere.

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Ho preso questa fotografia da questo articolo :

 

https://pendolante.wordpress.com/2018/12/03/lunedi-scocciato/

 

di PENDOLANTE che… qualche volta con piacere commento.

Da “PENDOLANTE”

Le ipotesi che hanno potuto portare ad una situazione come questa sono molte e molti sono i commenti a questo articolo.

Da parte mia, credo che non sia difficile vedere in questa foto recente su un treno recente la situazione della nostra Italia… recente pure Lei. Questa può essere la fotografia della nostra beneamata Patria… che amo profondamente.

Potremmo definirlo « pressapochismo » ? Forse sì.

Ma si può continuare così in eterno ?

Credo di no.

Ma insomma, non sarebbe ora che la smettessero di discutere, si rimboccassero le maniche, non andassero più a tutti i convegni di tipo politico dove il finale è o propaganda o bla bla bla e costruissero qualcosa di buono ?

 

In questo mese abbiamo deciso, io e mia moglie di andare a trovare i miei parenti a Genova… in treno. Dovrò tener d’occhio il calendario degli scioperi… sì il folklore delle agitazioni sindacali non permette di fare dei progetti a lungo termine… immaginiamoci come va a finire per chi « deve » e « può » lavorare (nel senso che lo Stato gli dovrebbe permettere di lavorare).

 

Un paio di mesi fa ho spedito un mio libro a Palermo… che non è mai arrivato ; cioè, da qualche parte è arrivato ; è arrivato dove qualcuno l’ha rubato… qualcuno delle Poste Italiane o per colpa delle Poste Italiane. Secondo « quelli delle poste » è andato smarrito. Quello che poi ho spedito raccomandato, quello sì che è arrivato. Quindi mi hanno rubato il libro e l’affrancatura… quella normale o quella raccomandata… una delle due. O ciò che s’è smarrito non può essere considerato rubato ?

 

Il 22 novembre 2018 ho spedito, sempre dallo stesso ufficio postale in provincia di Varese, gli auguri ad amici di Bari in Puglia e Ragusa in Sicilia… ho allegato, come altre volte, due tavolette di cioccolato. Ho affrancato ogni invio con € 3.60, quindi in totale € 7.20. Non è ancora arrivato nulla… e, chissà se arriverà. Tempi lunghi… o come il libro ? Invii RUBATI… rubati da POSTE ITALIANE… perché POSTE ITALIANE non devono permetterlo… perché POSTE ITALIANE hanno incassato la tassa per il trasporto e il recapito a domicilio. Che poi, anche se arrivano dopo molti giorni… troppi… si può sempre dire che hanno rubato… una parte della tassa e… la buona fede dell’utente.

Se vado all’ufficio postale a brontolare, « loro » mi rispondono che « Può succedere ». Può succedere per due invii contemporaneamente ? CHE LADRI !

 

Lo stesso vale per chi ci governa ? Se ti aggrediscono o aggrediscono i tuoi averi e ti difendi, ti trovi indagato, se non ti difendi ti dicono : « Mi dispiace »… come quando il treno arriva in ritardo e si perde la coincidenza. Ma dov’è finito il rispetto per il cittadino ? Anche questo è rubare.

 

Dicono che il buon andamento di un matrimonio lo si vede dalle piccole cose.

Un Governo è una specie di matrimonio con la popolazione… e se funziona lo si può vedere dalle piccole cose… ma anche dalle « grandi cose »… come QUELLE che dovrebbero gestire la salute o « alleviare » le sofferenze.

 

Già parlai in passato della Sanità. Ho accennato alle « agitazioni sindacali » sempre più folkloristiche e ai piccoli furti di POSTE ITALIANE e poi… proprio OGGI qui ho visto, grazie a PENDOLANTE il ritratto, quello vero, quello genuino dell’ITALIA… sul treno di TRENITALIA.

 

Non si può dire che non è vero. Basti un piccolo, ma piccolo esempio… quello del Presidente della Repubblica che, a suo tempo, quando tutti sembravano crederci, disse testualmente ai terremotati : « NON VI ABBANDONEREMO ». Così fu… o no ?

Non furono abbandonati… DIMENTICATI… o no ?

 

DALLE PICCOLE COSE SI VEDE IL MATRIMONIO E L’AMORE FRA CONIUGI.

DALLE PICCOLE COSE SI VEDE UN GOVERNO CHE FUNZIONA.

 

MA NON VI VIENE DA PIANGERE ?

NON VI VIENE VOGLIA DI REAGIRE ?

 

Ma cosa ne pensa la nostra povera martoriata Italia ? Qui effigiata con un piccolo accenno filatelico.

Della serie SIRACUSANA o ITALIA TURRITA.

Questa è l’Italia nei francobolli. Questa serie di francobolli (questi sono solo 2 di tanti valori), che è stata usata per molti anni in Italia, si chiama dell’ITALIA TURRITA o Siracusana.

Perché siracusana ?

Perché il viso è stato preso da un’antica moneta di Siracusa.

 

Antica moneta siracusana (da Antonio Randazzo da Siracusa con Amore).

Sulla testa disegnata dal pittore Vittorio Grassi, il capo è cinto da una corona muraria completata da torri.

La missiva del 1980… arrivò in 2 giorni!!!!!

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Questo è quanto ho potuto leggere sul corriere… con questa fotografia.

Corriere

Effettivamente è molto interessante e incomprensibile come un iceberg possa presentarsi squadrato in quel modo. Non so e non mi è dato sapere dove è sta fatta la foto… e, sinceramente non m’interessa perché viene fatto del sensazionalismo per qualcosa che forse non lo è e che vuol farci essere ossequienti verso chi detiene il potere… in questo caso la NASA.

Ma perché tutto questo discorso?

Semplicissimo, perché, proprio nel 2015, quindi esattamente 3 anni fa, mi son trovato a fotografare qualcosa del genere, ma, non solo un pezzettino come la foto del Corriere, ma, in un certo senso, completo.

Sono diventato vecchio e, mi diverto sempre di più, nel senso che mi trovo a sorridere, nel dovermi rendere conto che chi ci governa insiste nel tentativo di inculcarci l’esistenza, da parte di “loro”, di un comportamento piuttosto unico destinato a proteggerci dalle calamità naturali e dai vicini (o lontani) molesti e portatori di disgrazie. Contemporaneamente, potremmo dire sottobanco, continuano a permettere, per esempio, la produzione di oggetti pericolosi, detti volgarmente armi, che saranno venduti per l’impinguamento di chi già è grasso. Sempre contemporaneamente, non si muovono in modo sistematico per il territorio dove “vive” il popolo e lasciano il cosiddetto “dissesto idrogeologico” alla mercé delle bombe d’acqua… sempre più frequenti e catastrofiche.

Loro, sempre loro, direbbero che il dissesto e i “Servizi” malfunzionanti, non potranno essere messi “in ordine” perché mancano i “soldoni”.

Ma perché, almeno per noi italiani, mancano?

Perché la malvagia Europa non ce li dà… o non ci permette di spendere quelli che ci sono… o per altri motivi sempre collegati all’Europa che vuole o non vuole.

Francobollo del 1981

Si sa che i francobolli possono anche raccontarci qualcosa. Ebbene, per quanto riguarda i “dissesti”, ne parlò già un francobollo da 80 lire nel 1981, poi, nel 1995, un altro francobollo con sovrapprezzo ci disse che esistono le alluvioni … dopo quello dell’alessandrino. È chiaro e garantito che non si può prevedere e prevenire tutto, ma, se si spendessero sistematicamente un po’ di pecunia per il terreno della Patria, forse, quando la pioggia arriva torrenziale, i danni sarebbero limitati… o non ci sarebbero per niente.

PRO ALLUVIONATI del 1995

 

I Servizi… ma cosa sono questi benedetti servizi?

Tutto ciò di cui la popolazione ha diritto dopo aver pagato le tasse… dalla scuola ai treni passando attraverso le aule dei tribunali.

Se i servizi non funzionano è la conseguenza dell’evasione fiscale e magari pure dei capitali trasportati all’estero?

Sembrerebbe proprio così… almeno ce lo vogliono far credere.

Quindi, mancano i soldi perché non tutti i cittadini pagano le tasse o portano i soldi alle Isole Cayman e allora…

cadono i soffitti delle aule scolastiche,

le case per i terremotati non arrivano… e se arrivano fanno acqua,

la corrispondenza viene recapitata quando capita,

i tribunali lavorano a singhiozzo e le cause hanno tempi lunghi,

i gabinetti dei treni sono difettosi o sporchi e…

muore tanta gente… proprio quella che in quel momento si trovava su quel ponte autostradale “difettoso”.

O è il Genere Umano difettoso?

Dicevo che son diventato vecchio…

ho visto la guerra,

i bombardamenti anglo-americani,

la Repubblica di Salò,

il referendum per il regno o la repubblica,

tanti manifesti inneggianti al Partito Comunista Italiano e altrettanti inneggianti alla Democrazia Italiana,

VERDEAZZURRONOTIZIE

Gino Bartali che salva l’Italia da una rivoluzione,

le camionette della Polizia incendiate in quel di Genova perché il congresso di un legittimo partito dava fastidio ai portuali… e non solo,

tanti Governi sempre pronti a fare riforme,

la Lega Nord che sputa su Roma ladrona,

Governanti non eletti dal popolo… e molto altro… fra cui ciò che è accaduto negli ultimi anni.

Ho studiato in Italia, ma l’ho lasciata il giorno dopo la laurea perché, come scrissi sul mio libro:

Una Nazione che non paga, o permette che non venga pagato chi lavora, non dovrebbe essere degna di rimanere al cospetto della civiltà.

Ritornai, ma fui “costretto” a ripartire a causa di certe istituzioni nazionali violente, grette e irrispettose.

Ho avuto la fortuna di diventare vecchio e di poterla raccontare. Oggi sono obbligato a sorridere, o piangere?, di fronte al mentecattismo di Governanti che “lavorano” per il popolo (!) dimenticandosi delle vere esigenze della popolazione.

Mi son permesso di enunciare per sommi capi alcune delle vere esigenze… e “quelle farebbero la tanto decantata “crescita” perché permetterebbero di “lavorare”. Permetterebbero di “fare” a chi veramente vuol “fare” senza la necessità di essere “furbi o furbetti”.

Lo so, sembra ch’io abbia inventato l’acqua calda, ma perché non si trova la forza di mettere da parte gli innumerevoli “travet” della burocrazia che sfoderando “la legge” non permettono di “fare” a chi vorrebbe fare?

Tutto è partito da un pezzo di ghiaccio ben squadrato e misterioso… che solo la NASA sarebbe riuscita a trovare e ora ce lo fa vedere. Perché “loro”, solo loro ci sanno fare e noi dobbiamo essere ossequienti.

Forse oggi c’è qui da noi “Qualcuno” che vuol produrre dei cambiamenti… e forse è vero. Perbacco, lasciamoglielo fare… Perché quelli che si sono installati a Bruxelles e a Strasburgo dietro a una scrivania e un microfono per paura di perdere la scrivania e il microfono mettono i bastoni nelle ruote paventando la povertà di tutti?

Non voglio e non potrei sostituirmi a chi ci governa, ma, anche se è spesso amaro, continuo a sorridere. Penso che non ci vorrebbe molto a collegare il cervello… non proprio del tutto, ma un pochino… poco poco… e il Genere Umano si troverebbe ad essere un po’ meno difettoso.

Eccola la mia foto:

ICEBERG

È bello… o no? questo pezzo di ghiaccio che Madre Natura mi ha permesso di fotografare?

Ma non è più bello di quello della NASA?

Forse qualcuno si chiederà dove sono andato a trovarlo. Forse un giorno ve lo dirò, ma non oggi.

 

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E pensare che siamo sempre tutti, o perlomeno molti, in apprensione per la nostra Compagnia di Bandiera… l’ALITALIA.

Sbagliamo… va tutto a gonfie vele.

Da “LA STAMPA”

Infatti fra un po’ avranno le divise nuove… così potranno lavorare meglio… pare.

Dobbiamo crederci e… amare un po’ di più la nostra Patria.

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 Registrazione del 31 maggio 2018

 

Personaggi:
L’Albero, Panchina Ingenua e Alessandro.

 

L’Albero: “Buon giorno Alessandro, finalmente vieni anche da noi.”

Panchina Ingenua: “Sapessi quanto mi manca il calore delle tue chiappe! Ciao Alessandro… che bello sentirti… dico fisicamente.”

PANCHINA INGENUA

Alessandro: “Buon Giorno amici. Ci sono… e mi fa piacere esserci.”

L’Albero: “Sai com’è caro Alessandro? È che ho ascoltato “in differita” tutto quello che vi siete detti un po’ di giorni fa circa quanto accadde ai poveri Umani di Trieste. So che, con la dipartita dalla città dei titini, le sofferenze dei triestini non finirono lì, non foss’altro che per il fatto che non potevano sentirsi italiani.”

L’Albero

Alessandro: “Appunto. È questo uno dei tanti argomenti Umani che dobbiamo ancora affrontare.”

L’Albero: “E potremo farlo oggi. Sto infatti contattando il mio collega Tasso, nonché l’Ulivo che da qui vedo con facilità. Di tutto quello che vi siete detti l’altra volta, c’è un particolare che non son riuscito a comprendere, e cioè, in che modo l’Umano Palmiro Togliatti poté governare in Italia se aveva la cittadinanza dell’Unione Sovietica dopo che “sputò” sulla cittadinanza italiana e sui cittadini italiani. Fu, se non ricordo male nel 1930, ma ricordo benissimo quello che disse, e cioè: È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano. Quando presi atto che quell’Umano poté governare in Italia dopo aver offeso il popolo italiano, nonché i mandolinisti, credo anche di poter capire con quale facilità possano esistere degli Umani attuali Presidenti della Repubblica che, di fronte a una situazione grave come l’attuale, pasticciano la crisi in un modo a dir poco grottesco. Mio caro Alessandro, so perfettamente che un tempo i cittadini italiani, se ricevevano la cittadinanza di un’altra Nazione, perdevano la cittadinanza italiana. Anche se poté sembrare un’offesa nei riguardi dell’italianità, anni dopo questi cittadini poterono “riavere” la cittadinanza dello stivale. Già mi sembra poco serio, ridare la cittadinanza a chi l’aveva perduta volontariamente perché aveva voluto seguire altre strade, quella però dell’Umano Togliatti mi sembra sia stato piuttosto grottesco o puerile o disonesto verso tutti gli altri Umani d’Italia permettere posizioni di prestigio a chi aveva volutamente e in modo altisonante disprezzato l’italiano. Ma è proprio vero? Può darsi che non sia vero che l’Umano Togliatti avesse la cittadinanza dell’Unione Sovietica, ma, se è vero, trovo gravissimo quanto accadde… tanto più che la presenza di quel perfido Umano provocò molti morti e molti pianti.

 Ingenua: “Sarò ingenua, ma, da quello che dici, capisco tante cose… e anche perché le italiche genti continuano ad accettare che “Altri d’Europa” dettino legge dove non dovrebbero.”

 Alessandro: “Ho l’impressione che tu, caro Albero amico mio abbia messo l’accento su un tasto molto delicato. Pensa che il Ministro della Giustizia Orlando avrebbe detto: “Io sono uno degli ultimi togliattiani”… ripeto:”Della Giustizia”. È da piangere o da ridere?”

L’Albero: “Per oggi, fermiamoci qui… e speriamo che “Chi di dovere” in Italia capisca qual è il bene dell’Italia, ma che soprattutto sappia amare la Patria.”

Alessandro: “Sì, sì… ci vediamo presto e contatteremo di nuovo Tasso e i suoi fratelli e finiremo il discorso di Trieste. Ciao a tutti.

Ingenua: “Mi dispiace che tu vada via… ma ti aspetto. Ciao.”

 

 

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