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Archive for the ‘amare la Patria’ Category

 

Campione d’Italia è un comune della Repubblica Italiana. Non è uno stato sovrano ed è nella provincia di Como.

LO STEMMA DEL COMUNE DI CAMPIONE D’ITALIA.

È in Italia, ma è come se non fosse in Italia. Ha delle particolarità tali per cui val la pena di prenderlo in considerazione separatamente dall’Italia.

La figura dimostra che il Comune è completamente circondato da territorio svizzero, per cui è impossibile raggiungerlo senza passare dalla Svizzera. Si può via terra dal paese di Bissone o via lago… sempre attraversando il territorio lacuale svizzero. Il Lago di Lugano ha, in Italia, la cittadina di Porto Ceresio fino a Lavena Ponte Tresa in provincia di Varese e, dall’altra parte Porlezza in provincia di Como, per non parlare della famosa Valsolda ben viva nel romanzo “Piccolo Mondo Antico” di Antonio Fogazzaro.

La Provincia di Como. Il Comune di Campione d’Italia è quel puntino rosso… sul lago di Lugano

Anni fa, abbastanza anni fa, fui a Campione come libero professionista. Abitando in Svizzera, solo in terra italiana potevo esercitare la mia professione medica; quel fazzoletto di terra circondato dalla Svizzera, mi permise di lavorare.

Questa volta da Lugano, mi portò a Campione d’Italia un bus gestito dalla “Società Navigazione Lago di Lugano” con sede a Lugano.

 

 

IL BUS PER CAMPIONE D’ITALIA

Da Lugano a Campione d’Italia s’arriva passando da Melide e Bissone. Il Confine fra la Svizzera e l’Italia è annunciato dall’arco di Piazza Indipendenza.

L’ARCO CONFINARIO FRA SVIZZERA E ITALIA – CAMPIONE D’ITALIA DA WIKIPEDIA

 

Si fa presto ad arrivare in centro.

Il bus fa qualche fermata dato che serve anche i frontalieri, e, non solo quelli, non sono molti, che vogliono andare a tentare la fortuna al Casinò. Oggi si viene accolti da questi tre archi che permettono la vista sul lago.

GLI ARCHI CON PICCOLE CADUTE D’ACQUA

Per chi può essere un po’ distratto e viene appunto dalla Svizzera, la bandiera italiana riporta alla realtà. Sembra di essere in Svizzera, ma si è, a tutti gli effetti in territorio italiano.

La giornata come quella in cui mi recai a Campione era un po’ tediosa; quando s’arriva s’incontra questo grande posteggio semivuoto.

CAMPIONE D’ITALIA: IL LAGO DI LUGANO O CERESIO

Voltando la schiena al lago si prende atto che c’è il Casinò.

LA MASTODONTICA SCRITTA.

A questo punto s’impone una piccola sottolineatura, e cioè cosa significa per la Repubblica Italiana la parola Casinò.

Pare che negli anni 20 ci fossero in Italia molti casinò. Ho fatto alcune ricerche e ho trovato che il primo Casinò in assoluto fu probabilmente a Ospedaletti, in provincia di Imperia (fra Sanremo e Bordighera), dal 1884 al 1914… anche se  a Bagni di Lucca, nella Repubblica di Lucca, nel lontano 1308 ci fu  il primo Casinò; e questo a livello mondiale! Altri Casinò a San Pellegrino Terme, Anzio, Arco e Gardone. Una menzione a parte meritano i casinò liguri di Rapallo e di Bordighera che, nel 1927, lasciarono il posto a quello di Sanremo. Oggi, assieme a Sanremo, hanno un Casinò Venezia, St. Vincent in Valle d’Aosta e Campione d’Italia. Questa la foto del vecchio Casinò di Campione d’Italia.

Il vecchio Casinò di Campione d’Italia in riva al lago (foto casinocampione.it).

Non trovo, per ora, nessuna cabina telefonica; forse sono state tutte eliminate. Questa la prima buca lettere vicino all’imbarcadero:

La prima buca… sul Lungolago.

 

 

Mi dirigo allora verso l’Ufficio Postale. Imbocco una stradina in salita alla destra di una antica costruzione che ha tutto l’aspetto di una cappella. Essendo di pomeriggio la strada è molto tranquilla e trovo l’Ufficio Postale che, lo si vede anche dalla scritta è gestito (o era gestito) dal Comune di Campione.

 

 

Ufficio Postale di Campione d’Italia

Nel particolare si vede molto chiaramente, alla sinistra di PT (Poste e Telegrafi) lo stemma del Comune di Campione d’Italia che gestisce l’Ufficio.

 

Ufficio Postale di Campione d’Italia (particolare)

Anche vicino all’Ufficio Postale c’è una buca. Le buche nel territorio del comune hanno la scritta obsoleta LETTERE STAMPE; quella vicino all’ufficio è più recente, è liscia e pulita e reca solo la scritta POSTE.

È importante prendere in considerazione una particolarità unica per un comune del territorio italiano, e cioè che, nel territorio di Campione d’Italia, si può imbucare oggetti di corrispondenza affrancati indifferentemente con francobolli italiani o svizzeri. Gli oggetti affrancati con francobolli svizzeri verranno timbrati a Lugano.

BUCA PRESSO L’UFFICIO POSTALE.

Un tempo, l’orario d’apertura dell’Ufficio Postale di Campione d’Italia osservava l’orario d’apertura degli uffici svizzeri, e, cioè mattino e pomeriggio; dal 1° febbraio 2016 ricalca gli orari italiani. Quindi l’apertura dell’ufficio è solo alla mattina, salvo il giovedì.

La corrispondenza, anche quella diretta in Italia, veniva inviata col vaporetto all’Ufficio Postale di Lugano in Svizzera, e, da lì, smistata verso tutte le destinazioni.

 

Anche il CAP (Codice di Avviamento postale) è particolare. Dalla Svizzera è 6911, mentre dall’Italia, essendo Campione d’Italia nella Provincia di Como, è 22060.

ORARIO D’APERTURA

A questo punto può diventare interessante prendere in considerazione la ragione per cui questo piccolo comune circondato da territorio elvetico fa parte della Repubblica Italiana.

Pare che si debba partire nell’anno 777 quando un certo aristocratico Totone da Campellione (Campione), di origine longobarda, costruì a Milano un ospedale che affidò all’Amministrazione della Chiesa di Sant’Ambrogio; in questo modo si mise sotto la protezione dell’Arcivescovo Tomaso.

L’ORATORIO DI SAN PIETRO A CAMPIONE D’ITALIA

Sempre nello stesso periodo, l’aristocratico Totone, lasciò ai monaci di S. Ambrogio di Milano la chiesa dei SS. Nazaro e Vittore, che, anche se rimaneggiata nei secoli, oggi in nome a San Pietro, è visibile (solo l’Abside) a chi s’avvia a lasciare in auto il Comune di Campione.

Come curiosità, pare che, fra alcune sepolture abbiano trovato uno scheletro di una donna ben conservato ma di dimensioni troppo grandi per quei tempi. La soluzione sarebbe stata che lo scheletro fosse appartenuto a una donna longobarda.

A quei tempi i Franchi erano i dominatori dell’Italia settentrionale e in ottimi rapporti con Milano. Totone voleva la tranquillità, ma era anche un “catitatevole” dato che aveva installato uno xenodochio (luogo per l’accoglienza e la cura dei pellegrini).

Fu così che il Comune di Campione rimase nei secoli collegato all’Abate del Monastero di S. Ambrogio Maggiore… e così continuò ad essere anche quando l’esercito svizzero sconfisse le truppe francesi di Luigi XII re di Francia e Duca di Milano. L’esercito svizzero, dopo la sconfitta della Battaglia di Marignano, perse il controllo sul Ducato di Milano, ma continuò a rimanere “padrone” dell’attuale Canton Ticino. Malgrado l’avvento di Napoleone e l’avvento del Regno d’Italia del 1805, Campione continuò ad essere strettamente “unita” a Milano; non passò mai sotto la giurisdizione del Cantone Ticino. È interessante notare come per questa ragione, ancora oggi vige a Campione, dal punto di vista ecclesiastico, il rito Ambrosiano.

È dal 1803 che il Canton Ticino fa parte della Confederazione Elvetica. Il Comune di Campione, diventato col tempo parte integrante del Regno d’Italia, fece parte della Provincia di Como. Oggi fa sempre parte della provincia di Como; se però andate nel territorio del comune e osservate le targhe delle automobili, vi accorgete che le targhe non sono italiane di Como, bensì svizzere TI (Canton Ticino). Questo perché la tassa di circolazione viene pagata alla Svizzera dato che, al di fuori del comune di residenza gli automobilisti utilizzano regolarmente le strade della Confederazione.

I collegamenti pubblici con Campione d’Italia sono il Bus e il vaporetto di proprietà della Società di Navigazione del Lago di Lugano.

Anche i telefoni dipendono dalla Svizzera, tant’è vero che se si telefona a Campione dall’Italia, bisogna fare il prefisso della Svizzera.

Se si arriva col vaporetto, si arriva sempre dalla Svizzera e, potrà sembrare strano trovare all’imbarcadero le nostre Fiamme Gialle, oppure, dopo essere scesi veder circolare l’auto dei carabinieri. Non è strano perché il Comune di Campione d’Italia è in tutto e per tutto territorio italiano. Sarà però veramente strano per chi potrà arrivare da lontano vedere gli italici carabinieri, quelli della Benemerita, fare la spesa al supermercato nella confinante Bissone in territorio svizzero. È un fatto però, che se l’auto coi Carabinieri deve raggiungere l’Italia, deve attraversare il territorio elvetico. In questo caso, pare che i Carabinieri debbano viaggiare senza il cappello d’ordinanza in testa… quasi come se fossero in borghese.

GLI ALBERI D’ULIVO. A sinistra il Lago di Lugano.

Passeggiare nel centro di Campione d’Italia permette d’incontrare, dov’era prima il Casinò questi tre alberi d’ulivo… che sembrano quasi dei bonsai.

Salendo alcune scalette che potrebbero portarci al nuovo e mastodontico Casinò, girando a sinistra, press’a poco dov’era l’entrata dell’antica casa da gioco, incontriamo, sembra abbandonata, un’altra buca delle lettere.

UNA VECCHIA E OBSOLETA BUCA.

È piuttosto vecchia, col colore sbiadito e consumato dalle intemperie e porta ancora la scritta STAMPE… che se non vado errando, per le poste non esistono più. Sicuramente molti non sanno che fino a un po’ di anni fa, se si doveva spedire degli oggetti stampati, se s’aveva l’avvertenza di non incollare la chiusura della busta, si usufruiva di una tariffa particolare, naturalmente inferiore alla tariffa delle lettere; era la tariffa STAMPE. Naturalmente bisognava scrivere sulla busta in modo ben visibile Stampe o Stampati. Non so se questa buca è ancora in funzione… vicino al bidone della spazzatura.

A questo punto se si desidera lasciare il Comune di Campione d’Italia ci sono due possibilità, o l’auto o il vaporetto. Questa volta opto per il vaporetto, ma devo passare davanti alla scalinata del nuovo Casinò,

LA SCALINATA DEL CASINÒ DI CAMPIONE D’ITALIA

È un edificio enorme e pesante opera del famoso Architetto Botta. Lo si potrà vedere meglio dal vaporetto… verso il quale mi dirigo camminando a ritroso. In fondo non c’è molto da vedere a Campione; per giunta se si va di mattina o nel primo pomeriggio ci sono in giro pochissime persone. L’Ufficio Turistico, fuori stagione, è aperto solo 2 giorni alla settimana e solo di mattina. Di sera tarda o in piena notte c’è molto più movimento. Ci sono anche pullman provenienti dal milanese che trasportano ottimisti o incalliti giocatori. Anche solo nel reparto slot, non è come in una squallida tabaccheria; no, qui l’ambiente è quasi sfarzoso. Si pensi che un tempo, non era possibile entrare nelle sale da gioco senza giacca e cravatta; chi non l’aveva la riceveva in prestito dal personale della casa da gioco.

IL VAPORETTO STA ARRIVANDO.

Il vaporetto che porterà a Lugano arriva normalmente da Melide passando sotto il ponte diga del lago. I vaporetti del lago di Lugano sono normalmente in funzione da marzo a ottobre.

UNO SCORCIO MOLTO PITTORESCO DI CAMPIONE DALL’IMBARCADERO…

Nei mesi invernali c’è solo il bus da Lugano o da Bissone e Melide per chi arriva da Chiasso.

Il vaporetto che porterà a Lugano permette di vedere panoramicamente l’enclave di Campione d’Italia.

Ci fu, negli anni passati un tentativo di collegare il comune italiano con la Madrepatria tramite una funivia.I lavori iniziarono ma non vennero mai terminati. Si preferì rimanere “isolati” ma circondati bene. È risaputo infatti che, per fare un esempio interessante, i cittadini di Campione si servono della Sanità svizzera esattamente come i cittadini del Canton Ticino.

CAMPIONE D’ITALIA DAL VAPORETTO

Mentre il vaporetto naviga tranquillamente verso Lugano è possibile vedere in tutta la sua interezza la mastodontica costruzione della Casa da Gioco che stona chiaramente con le abitazioni che la circondano.

Prima di prendere in considerazione la dipartita in auto da Campione, tragitto che ci permetterà di fare una sosta al Santuario della Madonna dei Ghirli, è necessario ricordare quanto accadde a Campione d’Italia negli anni 40 quando nell’Italia del nord comandavano le truppe d’occupazione tedesche in una quasi fasulla Repubblica Sociale Italiana.

In quel terribile periodo nel quale accadde che l’Armistizio del Maresciallo Badoglio mise in terribile crisi il Regio Esercito Italiano, molta gioventù fu costretta ad indossare la divisa della Repubblica di Salò e “fu permesso” alle truppe Naziste di piazzarsi come invasori e padroni in tutti quei territori italiani dove ancora non erano arrivate le Truppe Anglo-Americane, il Comune di Campione, pur facendo parte della Provincia di Como, aderì all’ancora esistente Regno d’Italia, e tramite la Legazione italiana di Berna, poté avere propri francobolli in franchi svizzeri.

DUE FRANCOBOLLI DELLA PRIMA SERIE DI CAMPIONE

In questi francobolli è ben visibile lo stemma del Comune e, possono saltare all’occhio le due R.R. davanti a POSTE ITALIANE che stanno per Regie. Nell’Italia occupata dai tedeschi non c’era più il Re Vittorio Emanuele III che era solo al sud.

Questi francobolli erano validi solo per la corrispondenza da Campione alla Svizzera e al Principato del Liechtenstein; per tutte le altre destinazioni la corrispondenza doveva essere affrancata con francobolli svizzeri che venivano obliterati in transito a Lugano. La seconda serie è pittorica, sempre stampata in Svizzera e sempre con valori in franchi svizzeri.

DUE FRANCOBOLLI DELLA SERIE PITTORICA.

Nel francobollo marrone da 10 centesimi è raffigurato il Santuario della Madonna dei Ghirli. Per chi desiderasse conoscere il significato di ghirli, pare possa significare vortice o mulinello del confinante lago oppure “luogo frequentato dalle rondini”. In ogni caso non è chiaro.

La componente interessante è che si trova all’entrata del comune ed è anche luogo di pellegrinaggio.

Fu dal mese di maggio del 1944 che Campione d’Italia ebbe propri francobolli. L’accordo con la Svizzera terminò il 31 maggio 1952, nel senso che a partire dal 1° giugno 1952 si potavano usare solo francobolli svizzeri. Sembra strano, ma i francobolli italiani entrarono in uso solo il 10 marzo 1957.

Era però sempre consentito affrancare con francobolli svizzeri. Interessante il fatto che le tariffe da Campione d’Italia erano interne anche per la Svizzera.

I telefoni erano e sono tutt’ora telefoni col prefisso internazionale svizzero e locale con la Svizzera. Per questa ragione, quando le Poste Italiane emisero un francobollo per commemorare il completamento della rete telefonica italiana, in un certo senso fecero un francobollo sbagliato dato che non era ancora possibile chiamare il Comune di Campione con la teleselezione… dato che Campione era telefonicamente all’estero.

UNO DEI FRANCOBOLLI APPARENTEMENTE SBAGLIATO

Per quanto riguarda le emissioni turistiche della Repubblica Italiana, anche Campione ebbe il suo francobollo nel 1984. Raffigura la scalinata della Madonna dei Ghirli con qualche albero in più.

È folcloristico il fatto che, a quei tempi, mi recai appositamente nel comune per spedirmi una lettera con la quartina. La somma dei 4 francobolli era perfetta per la spedizione raccomandata per l’interno.

QUARTINA SERIE TURISTICA DA CAMPIONE CON TIMBRO SPECIALE.

Ricordo che presentai la busta affrancata all’impiegato postale che per l’occasione era venuto… forse addirittura da Roma, e, non era pratico delle speciali tariffe per la Svizzera. Rammento sorridendo che mi fu detto essere l’importo insufficiente perché la Svizzera è all’estero; reagii dicendo che la tariffa da Campione d’Italia andava bene per l’Italia e per la Svizzera; anche lui reagì con sufficienza dicendomi che non avrebbe potuto spedirmi la lettera. Per fortuna, quando stavo giustamente per perdere la pazienza, la testarda ignoranza dell’impiegato gli permise però di chiedere lumi a un dipendente dell’ufficio postale del luogo che confermò quanto avevo detto… e mi fu possibile ricevere a casa in Svizzera la quartina Raccomandata.

Nel francobollo è raffigurato il Santuario della Madonna dei Ghirli come nel francobollo della serie pittorica del 1944.

Questa volta potrò lasciare Campione con l’auto, andando però a visitare il Santuario. Prima però vorrei analizzare i 3 timbri del comune.

 

TIMBRO MECCANICO DEL 1983

 

TIMBRO MECCANICO DEL 1998

Mi piace poter mettere l’accento su questo francobollo del 1992 relativo alle Celebrazioni colombiane di Genova. Quella effigiata dovrebbe essere la casa di Cristoforo Colombo a Genova. È interessante poter considerare che gli spagnoli pretenderebbero che Colombo non fosse genovese, ma ancor più interessante che a scoprire l’America non sia stato lui ma Leitur Eriksson, il Vikingo ben effigiato davanti alla Cattedrale di Reykjavik.

La statua di Leifur Eriksson. La Hallgrimskirkja a Reykjavik capitale dell’Islanda.

Eriksson sarebbe stato il primo europeo a metter piede sul suolo americano intorno all’anno 1000.

Tornando ai timbri, dato che chiunque può spedire una raccomandata dall’Ufficio dell’Enclave, è necessario un timbro manuale. È il terzo timbro di Campione d’Italia, che, come tutti gli altri ha la scritte fra parentesi CO riferito alla provincia di Como.

TIMBRO A MANO DEL 1999

Prima di lasciare il territorio di Campione vado a cercare il Santuario Madonna dei Ghirli che si trova poco prima del confine. È un santuario, meta di pellegrinaggi fra la strada e il Ceresio circondato da tanta tranquillità e bellissimi alberi.

MADONNA DEI GHIRLI

Quando andai a visitare il Santuario, di pomeriggio in un giorno qualunque, non c’era quasi nessuno. Mi fu possibile scendere fino all’altezza del lago e fotografarla quasi come sui 2 francobolli che ho presentato prima.

È veramente piacevole poter prendere atto che la scalinata che accede al Santuario parte direttamente dall’acqua del lago.

MADONNA DEI GHIRLI DAL LAGO

Guardando l’azzurro del cielo è possibile comprendere come fu piacevole, quasi invidiabile la tranquillità di questa visita.

L’interno del Santuario, praticamente deserto, salvo una frettolosa visitatrice, offre molti affreschi e la necessità di restaurarne alcuni… se possibile.

Ho gradito gli affreschi di Isidoro Bianchi, e in modo particolare due affreschi sulla parete destra della chiesa.

Il primo è “Lo sposalizio di Maria Vergine” e, il secondo “Il seppellimento della testa di San Giovanni.

LO SPOSALIZIO DI MARIA VERGINE

 

SEPPELLIMENTO DELLA TESTA DI SAN GIOVANNI

 Prima di lasciare definitivamente questo angolo di mondo che respira serenità e calma, è veramente godibile il morbido sciacquio delle acque del lago che accarezzano i piedi delle rampe che raggiungono il Santuario e, con una fotografia, permettono di eternare la posizione esatta di quella città che si chiama Lugano… da molti italiani benedetta perché ha custodito tesori pecuniari di rilievo, da altri maledetta per la stessa ragione.

I primi, almeno nei tempi d’oro dei conti cifrati, si facevano sberleffi dei Secondi incapaci di fare un Buongoverno.

SULLO SFONDO LA CITTÀ DI LUGANO.

Torno a casa, proprio a Lugano, la città che mi accolse e mi permise, assieme alla burocrazia del Canton Ticino, di lavorare e di portare avanti un buon lavoro e le mie idee… cosa che sarebbe stato impossibile in Italia a causa della delinquenziale burocrazia che, con la scusa di voler fare applicare le leggi, impedisce, a chi vuol farlo veramente, di lavorare.

OLTRE L’ARCO IL TERRITORIO SVIZZERO; AL DI QUA IL TRICOLORE.

Lascio il fazzoletto d’Italia e imbocco la strada di casa… di quella che è diventata la mia casa. Ogni volta che un italiano lascia l’Italia si rattrista… non tanto perché lascia l’Italia, ma perché sa di lasciare un territorio bellissimo dove un crescente malgoverno sta distruggendo un Paese Meraviglioso.

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CHE BELLO!

L’ho trovato… e ve lo passo:

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Domenica 11 dicembre 2016

L’Albero: “Buogiorno ragazze… posso chiamarvi così? Vedo che vi hanno tolto le foglie e che hanno anche ripulito il terreno. Anche se fa freddo, penso che qualcuno venga a mettere il suo sederino sui vostri legni.”

Panchina 1: “Ma certo che puoi chiamarci così; anche noi eravamo come te… molto tempo fa. Ma tu, che fai? Non dormi più?”

L’Albero: “Mi sono svegliato perché questa cara edera che mi si è aggrappata al tronco, mi tiene sì caldo, ma qualche volta mi provoca prurito e mi sveglio.”

L'Edera.

L’Edera.

Panchina 1: “Non potresti sgridarla e dirle di andare a quel paese?”

L’Albero: “Ma sì, gliel’ho detto… e si è scusata.”

L’Edera: “Scusami Albero. Ora, per un po’ starò ferma. Magari mi muoverò quando mi sembrerà che il tuo sonno sia sufficientemente profondo.”

Panchina 1: “L’ho sentita anch’io. Sono cose che possono capitare… in Italia però capita di peggio.”

L’Albero: “Come sarebbe a dire?”

Panchina 1: “Ma sì, lo sai anche tu, dopo il Referendum…”

L’Albero: “È vero, me l’ha raccontato il collega Ulivo che è un po’ più in là. Lo raccontavano quei due che erano seduti su una tua collega.”

L'Ulivo e la collega delle "ragazze".

L’Ulivo e la collega delle “ragazze”.

Panchina 1: “Che cosa raccontavano?”

L’albero: “Raccontavano che dopo il Referendum di Domenica scorsa, l’Umano Renzi sembrava molto triste.”

Sorella: “Già già, e a me venne il magone.”

L’albero: ” Perché m’interrompi?… Comunque dicevo che l’Umano Renzi sembrava così triste per aver subìto il no secco degli italiani, che si dimise e sembrava quasi che volesse ritirarsi a vita privata. Questo fu giusto una settimana fa. Da quel momento cominciarono in Italia tante, ma tante tante discussioni; quelli che Renzi aveva precedentemente definito un’accozzaglia del no esultarono a più non posso, e gli amici di Renzi sembrava avessero capito di aver sbagliato qualcosa e sembrava che volessero cercare la strada per rimediare agli errori commessi.”

Panchina 1: “Invece cos’è poi successo?”

L’Albero: “È successo che col passare delle ore e dei giorni, quelli del partito al Governo, cioè gli “amici” dell’Umano Renzi, dopo essersi leccate le ferite, si sono accorti che forse era possibile trovare una qualche strada per sopravvivere.”

Sorella: “Poverini! Bisogna aiutarli.”

L’Albero: “Ma non dire stupidaggini. Quelli hanno il pelo sullo stomaco; l’hai già dimenticato?”

Panchina 1: “Per favore Sorella non interrompere l’Albero. Lascia che ci racconti che poi deve tornare a dormire.”

Sorella: “Scusate.”

L’Albero: “Come dicevo, hanno trovato la strada per sopravvivere con la scusa, anche legittima, che non c’è una legge elettorale e che ci sono molte leggi in sospeso. Ma la cosa più interessante che mi fa veramente sorridere, è che mentre il Presidente della Repubblica Mattarella faceva le “Consultazioni”, l’Umano Renzi dimissionario, faceva anche lui le consultazioni… forse per far dire a Mattarella chi avrebbe dovuto succedergli.”

Panchina 1: “Quindi è probabile che a governare l’Italia siano ancora loro?”

L’Albero: “Sembra proprio che si possa arrivare a questa stranezza. In poche parole, e poi vado a dormire, da quello che ho capito, quasi 2 italiani su 3 hanno espresso il desiderio di mandar via Renzi e l’attuale Governo; ora, a distanza di solo una settimana, pare che saranno di nuovo loro a “fare” in Italia. Ho detto fare, perché governare è una cosa seria e dovrebbe, in una democrazia, essere fatto per il bene del popolo.”

Panchina 1: “Ancora una domanda e poi ti lascio andare a dormire. L’Umana Boschi, che è stata in buona parte l’artefice del Referendum, credi che rimarrà fuori dal nuovo Governo?”

L’Albero: “Pare proprio di no. Sono tutte illazioni, sembra però che avrà ancora un Ministero. Ora vado a dormire pensando che noi, qui in Svizzera, con la nostra “vera” democrazia siamo fortunati.”

Panchina 1 e Sorella (all’unisono): Buon riposo. A noi non rimane che sorridere.”

L’Edera (che era rimasta ad ascoltare): “Sorriderò anch’io… senza molestare il mio Albero.”

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PER FAVORE: NON METTETE “MI PIACE” SE NON L’AVETE LETTO FINO IN FONDO. GRAZIE.

Questo è un fiume molto tranquillo che esce con la sua acqua dal Lago di Lugano.

Il TRESA da Lavena Ponte Tresa

Il TRESA da Lavena Ponte Tresa

Vado frequentemente a Lavena Ponte Tresa che è in provincia di Varese. È pochi chilometri da dove abito, mi permette di respirare aria di casa mia (Italia), spedire dalle Poste Italiane, bere un buon caffè espresso e fare un po’ di spesa.
Quelle case che si vedono nella foto, sono case di Ponte Tresa che è in Svizzera, dove sembra di essere in Italia dato che si parla italiano, ma… è Svizzera a tutti gli effetti.
Trovandomi a passare la frontiera, cosa che accade in pochi istanti dato che raramente si viene fermati per semplicissime formalità, mi son trovato a pensare a quanto succede nel mondo e come dev’esser stato proprio qui durante l’ultimo Conflitto Mondiale.
Oggi siamo piuttosto fortunati, anche se si susseguono dei Governanti incapaci di “lavorare” per il bene della popolazione, almeno per il momento non ci tagliano la gola con riti particolari, i campi di concentramento sono un ricordo e la pena di morte non esiste più. Siamo fortunati perché, male che vada ci danno gli “arresti domiciliari” e, nell’attesa del processo chissà quante cose possono ancora accadere… intanto i Giudici se la prendono comoda… Ma perché bisogna far presto? Anno più anno meno!
Siamo fortunati perché di fronte al mondo facciamo bella figura; salviamo i migranti a pochi metri dalle coste libiche e poi li sistemiamo in alberghi o villette; intanto noi italiani, male che vada, abbiamo sempre un’auto nella quale rifugiarci se piove o se troviamo il nostro letto occupato da sconosciuti alla ricerca di una fissa dimora.
Come dicevo, oggi ci va bene, in Italia.
In Svizzera ancora meglio, perché non dobbiamo fare tutto quello che “vuole l’Europa”. Siamo in mezzo all’Europa ma non siamo nell’UE. I nostri Governanti ci rispettano e il franco svizzero è sempre forte.
Un tempo però era molto diverso.
L’uomo che abitava di qua in Italia (da dove ho scattato la foto), poteva non esserci perché impegnato col moschetto o nei Balcani o in Russia per tenere alto il nome del Regno d’Italia o a difendere la Repubblica Sociale Italiana assieme agli alleati e padroni tedeschi.
Se poi l’uomo che abitava di qua, aveva magari anche una moglie e dei figli ed era etichettato come ebreo (assieme a tutta la famiglia), allora rischiava grosso perché se lo trovavano, ovunque fosse, veniva caricato su un bel carro bestiame con destinazione un campo di concentramento con una bella doccia da cui scaturiva gas venefico anziché acqua termale. Se era di là, dico l’ebreo con famiglia, dove abito da qualche anno perché la mia Patria fu con me piuttosto matrigna, allora non c’erano problemi. Poteva avere qualche difficoltà a reperire caffè o tabacco o qualcosa di tutto ciò che abbonda spudoratamente nei supermercati, ma nessuno avrebbe attentato alla sua vita.
Qualcuno che era di qua riuscì a passare di là e avere salva la vita… quando il doganiere svizzero non lo respingeva.

La distanza fra le due Nazioni è minima.
In questa foto controluce si vede il ponte che divide l’Italia dalla Svizzera. Essere di qua poteva significare morire, di là no.

Il ponte della Dogana. A sinistra si viveva, a destra si poteva morire.

Il ponte della Dogana. A sinistra si viveva, a destra si poteva morire.

Oggi non è più così terribile.
È invece terribile in molti altri posti del mondo dove si muore con la massima facilità.
Ma perché l’essere umano è così “cretino” da non ricordare quanto fu bello quando arrivò la pace?
Ma i Giovani d’oggi e i nostri Governanti d’oggi lo sanno cosa significa “essere in guerra”? subire un bombardamento? essere limitati, giorno e notte, nei propri movimenti?
Cosa vogliono i nostri giovani Governanti dato che non lavorano per il bene di chi li ha votati (Presidente del Consiglio escluso perché raccomandato del Presidente della Repubblica)?
Amano la Patria… o solo Qualcosaltro?

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L’Italia repubblicana ha esattamente 10 anni meno di me.

nascita-Repubblica-italiana
Quando nacque… la Repubblica Italiana avevo 10 anni.
Non ero ancora saggio.
Ora sono un poco saggio… per lo meno lo fui quando mi dissero di andarmene.
Amo la Repubblica Italiana.
La Repubblica Italiana, crescendo, è diventata saggia?

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Sì, è proprio così. Abito a Lugano che mi ospita ormai educatamente e civilmente da un po’ di anni. Ho anche ricevuto la cittadinanza svizzera, ma sono rimasto anche italiano e, tramite il Consolato d’Italia di Lugano ho già votato… sì. Non foss’altro che per il fatto che spero che l’Italia venga un po’ meno deturpata e si facciano funzionare i SERVIZI.
Soffro, come italiano, quando leggo sul Corriere del Ticino questo articolo che vi offro integralmente, sorrido un poco come svizzero quando mi accorgo che fra poco potrò andare a Zurigo in treno, nella nuova galleria lunga ben 57 chilometri e che l’Italia non è stata capace di terminare un tratto di ferrovia per arrivare comodamente da Lugano alla Malpensa… dove a guadagnarci sarebbero solo i servizi italiani.

La cartina della Svizzera coi vari cantoni... PER GLI AMICI DI RENZI.

La cartina della Svizzera coi vari cantoni… PER GLI AMICI DI RENZI.

AMO L’ITALIA, MA NON SOPPORTO L’AVIDITÀ, L’ARROGANZA, L’EGOISMO, L’INGORDIGIA E LA MALEDUCAZIONE.

GLI SBRUFFONI MI FANNO VENIR VOGLIA DI VOMITARE.

HO PAURA E SOFFRO PER GLI ITALIANI CHE DEVONO SOFFRIRE “GRATUITAMENTE”.

Dal Corriere del Ticino del 16 aprile 2016

di GIOVANNI GALLI – «Col piglio dell’aspirante autocrate che, in fondo, è e si compiace di essere Matteo Renzi ha cambiato la Costituzione del 1948 con voto ordinario del Parlamento, invece che con le procedure della democrazia rappresentativa» ha scritto ieri su «Il Giornale» Piero Ostellino. Fosse solo quello. In realtà, il premier l’ha fatta ancora più grossa. Oltre alla Carta fondamentale del suo Paese, con lo stesso piglio ha allungato, di almeno un centinaio di chilometri, anche i confini di Stato. In una conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri – e quindi in un contesto che più ufficiale non si può – Renzi ha vantato i meriti del suo Governo in tema di opere pubbliche, appuntandosi sul petto, in tono trionfalistico, persino la medaglia di Alptransit. Insomma, a sentire il presidente del Consiglio, il tunnel ferroviario del San Gottardo si troverebbe in Italia, mentre la nuova trasversale alpina sarebbe stata pagata da Roma e non per intero dai contribuenti svizzeri.
A questo punto le possibilità sono due. O i nostri consiglieri di Stato Gobbi e Vitta, che negli scorsi giorni sono stati in visita di lavoro a Roma, hanno venduto segretamente il Ticino all’Italia. E in tal caso nulla da dire su Renzi. Oppure, ipotesi di gran lunga più probabile, il primo ministro ha poca dimestichezza con la geografia ed è talmente abituato a sparare cifre che stavolta non s’è accorto di averla fatta (e abbondantemente) fuori dal vaso. Per carità, non è la prima volta che oltre confine capita di assistere a simili scivoloni. Quando nel 2001 ci fu il rogo nel tunnel autostradale, il Corriere della Sera scrisse che il San Gottardo collegava l’Italia alla Svizzera. E pochi giorni dopo, due deputati dell’opposizione presentarono a Roma un atto parlamentare contro il Governo Berlusconi chiedendo conto delle negligenze nella gestione della galleria. Solo che in questo caso lo svarione è tanto più grave in quanto viene da una delle più alte cariche dello Stato. Con tanto di dramma nel dramma. Il ministro dei trasporti Graziano Delrio, che in quel momento sedeva accanto a Renzi, invece di tirargli un calcio sotto il tavolo per avvisarlo della gaffe, annuiva senza essere sfiorato dal minimo dubbio. E chi dall’altra parte del tavolo prendeva appunti se l’è bevuta in pieno. Ahinoi, nessun sito d’informazione italiano che va per la maggiore s’è accorto dello scivolone. Ora, visto che Renzi dovrebbe partecipare all’inaugurazione di Alptransit il 1. giugno, ci permettiamo di fargli presente quattro cose, in forma amichevole, giusto per evitargli nuove figure. Primo: forse Lei si è confuso con il tunnel di Monte Olimpino, che collega Como a Chiasso. Sappia che il San Gottardo, in realtà, si trova in Svizzera. Per arrivare a Pollegio, all’imbocco sud del tunnel di base, dal confine ci sono 74 chilometri in territorio elvetico. Quindi porti il passaporto. Secondo: Alptransit è costata 28 miliardi di franchi, tutti a carico dei contribuenti svizzeri. Se proprio ci tiene a versare un obolo, mandi un bonifico al seguente indirizzo: Ueli Maurer, Dipartimento federale delle finanze, Bernerhof, Berna. Terzo: la Svizzera non solo ha pagato tutta l’opera ma ha pure stanziato 280 milioni di franchi per realizzare in Italia il corridoio di 4 metri destinato al trasporto merci su rotaia lungo l’asse Nord-Sud. Quarto: la linea ferroviaria Mendrisio-Malpensa, che sarebbe dovuta entrare in funzione per Expo 2015, è stata ultimata solo in territorio ticinese. Quindi, meno proclami a vanvera e più fatti. E si compri un atlante geografico.

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È ACCADUTO!

È accaduto… purtroppo!!!

L’oculatezza con la quale viene governata l’Italia mi ha fatto ricordare la necessità di andare a vedere cosa accadde in Italia circa il “terribile problema” della medaglia attribuita a Paride Mori.

Ne scrissi il 3 aprile 2015… l’anno scorso.

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2015/04/03/a-n-p-i-e-paride-mori/

Grazie a internet, ho visto che l’onorificenza fu revocata… con grande soddisfazione dell’A.N.P.I.

Non riesco ad essere d’accordo… e mi dispiace veramente molto dover prendere atto che ci possa essere “odio” verso una persona che ha perso la vita per la Patria. Sì, perché a quel tempo, lui amava la Patria e voleva difenderne i confini.

Churchill tifava per Tito e… anche Togliatti tifava per Tito… perché prendeva ordini da Stalin. Trieste avrebbe dovuto passare alla Jugoslavia… secondo loro.

Anche la “Maria Pasquinelli” era fascista e credeva nella Patria… che considerava sacra… e ha rischiato la pena di morte.

Quand’ero bambino ero “Figlio della Lupa”… e la divisa mi piaceva molto… e piansi perché me la buttarono via dopo il famoso 25 aprile; anzi ero molto triste perché non mi sarebbe mai stato possibile arrivare ad essere un balilla come mio fratello.

Figlio della lupa - Da web

Figlio della lupa – Da web

Ero da considerare un fascista se amavo tanto quella M di Mussolini?

Penso proprio di no.

Forse per i signori dell’A.N.P.I. avrei già dovuto fare propaganda antifascista. Mio Papà non era fascista.

Ma, a quei tempi, quando le piazze si riempivano all’inverosimile quando parlava Mussolini e l’Italia si trovò ad avere l’Impero, quanti erano antifascisti? Pochi. O erano in molti ad essere “goduti” perché l’Italia sembrava forte? Tutti amavano l’Italia… quando le cose andavano bene. Dopo, quando le cose cominciarono ad andare male, era più difficile amare la “Patria”. E questo Paride Mori continuò ad amare la Patria e, per difenderne i confini, ne morì. Purtroppo i “politici” di allora e quelli che seguirono fino all’entrata di Slovenia e Croazia nell’Unione Europea, non erano o non volevano essere sufficientemente documentati circa le efferate mostruosità che gli “slavi” di allora perpetrarono contro chi semplicemente era italiano e si trovava da quelle parti.

I Signori dell’A.N.P.I. sicuramente amano la loro Patria, ma odiano anche chi la amò in un modo diverso da loro… e questo non va bene.

 

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