Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘amore’ Category

STO COMBATTENDO… 2

Sì, sto combattendo… e va bene… e andrà bene del tutto.

Non è così per tutti e non tutti hanno capito che sarà la donna che potrà salvarci.

Ho sempre detto, e scritto, che la donna ha una marcia in più.

Da “La Settimana Enigmistica”

Possiamo metterla sul ridere, ma, in quella vignetta, con presupposti diversi, c’è molta serietà. Non dobbiamo mai sottovalutare, come fanno in modo esecrabile molte culture, le arti dell’elemento femminile che ci circondano, ci sostengono, ci aiutano, ci amano, ci ispirano e arrivano pure a salvarci.

I FUTURI GOVERNANTI DI MAIO E SALVINI che vogliono il cambiamento…

HANNO INVITATO LE DONNE?

 

Annunci

Read Full Post »

STO COMBATTENDO…

STO COMBATTENDO…

…contro tosse, mal di gola e febbre.

Da più di 10 giorni… e ne ho le tasche piene.

POI OGGI HO VISTO QUESTA DOLCE VIGNETTA:

Da “La Settimana Enigmistica”

e ho pensato che non bisogna mai perdere la speranza.

Perché?

PERCHÉ ESISTE L’AMORE.

Read Full Post »

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Ottavo Capitolo

 

La kinesiologia

 

Claudio è felice come una Pasqua; è convinto di aver finalmente capito cosa è, almeno per ora, importante fare subito: cambiare lassativo.

Nel QUARTO capitolo, si può vedere quali gocce omeopatizzate Claudio diede a Livia. Non è però specificato come arrivò a quella cosiddetta “prescrizione” dal momento che non siamo di fronte a veri e propri medicamenti e neppure di fronte a una ”classica” omeopatia.

Per arrivare a fare una diagnosi, è possibile utilizzare i muscoli… che possono “parlare”, se interrogati nel modo giusto. Potrebbe essere questo un modo di dire della kinesiologia per la diagnostica e la prescrizione terapeutica; per non parlare anche dei vantaggi terapeutici.

Fu George Goodheart chiropratico americano, nel 1964, ad “inventare” la Kinesiologia Applicata, e fu proprio un corso di questa branca della kinesiologia ad attirare Claudio. Ne fu affascinato e si rese conto che può essere molto difficile metterla in pratica nella quotidiana pratica professionale. Prese atto che la “kinesiologia applicata” è un’arte altamente positiva che ha però bisogno di essere coltivata in modo attivo e continuativo. Non la si può improvvisare.

È però possibile comprenderne i principi, accettarli dopo averne preso visione e farne un uso parziale e pratico, eventualmente anche solo ad uso diagnostico. Dal 1964 ad oggi, e quindi nello spazio di soli 50 anni, si sono evolute numerose branche della kinesiologia… non solo “fisiche” ma anche collegate alla “psiche”.

Claudio capì che avrebbe potuto applicare una parte di quei princìpi nell’approccio di tutti i giorni con quei pazienti che, naturalmente, avrebbero potuto “accettare il discorso”. Discorso sicuramente non facile.

 

Il principio terapeutico della kinesiologia applicata è di una grande semplicità. La difficoltà sta nel riuscire a muoversi nella direzione giusta.

Triade della salute

Se consideriamo un triangolo equilatero come nella figura Triade della salute, possiamo vedere una figura geometrica perfettamente armoniosa. Se uno dei lati diventa deficitario (più lungo o più corto) perché si è creato un problema a quel livello, tutti i lati e tutti gli angoli non saranno più uguali. Lo scopo terapeutico della kinesiologia dovrà essere quello di ripristinare la lunghezza del lato e ridare armonia al triangolo. Quanto molto interessante che Claudio capì e che scontra un poco coll’approccio della Medicina Accademica, è che se un lato del triangolo diventa più corto, non si deve agire terapeuticamente su quel lato, ma su uno degli altri due lati modificati (o tutt’e due), per poter riportare il primo lato alla lunghezza giusta. L’esempio calzante è che se ci si trova di fronte a un deficit muscolare tipo torcicollo, non si dovrebbe indebolire con miorilassanti il muscolo patologico, ma agire sull’antagonista. Ma per fare questo, il terapeuta dovrà sempre chiedersi il “perché”; in poche parole, dovrà andare alla radice. È a questo livello che Claudio ipotizza come “artista” il terapeuta kinesiologo… perché è difficile muoversi in quel determinato modo.

 

Grazie però a una “kinesiologia spicciola”, Claudio ha potuto essere sicuro che Livia è intollerante (non allergica) allo sciroppo. Il muscolo forte di Livia, dopo contatto epidermico con lo sciroppo diventava debole. Intollerante e non allergica perché l’allergia si vede subito, l’intolleranza dopo svariate assunzioni… e dopo mesi.

Anche l’argomento “intolleranze alimentari” dovrebbe diventare un argomento medico di primaria importanza e non rimanere appannaggio di una medicina complementare o alternativa.

Quando è sufficiente, o indispensabile, eliminare un alimento per vedersi avviare una guarigione, significa che l’argomento va preso in seria considerazione, tanto più che in questi processi è coinvolta la mente… così determinante tanto per la malattia quanto per la guarigione.

 

In questo momento Livia sospende il lassativo, continua a prendere le sue gocce, ma Claudio vorrebbe trovare una strada per accelerare l’eliminazione dall’organismo di Livia delle “tossine” del lassativo. Il problema è così fatto, e cioè che Livia assumendo per molto tempo quelle “lunghezze d’onda” (energie) negative, ne ha fatto una certa provvista. Nel momento che viene interrotta l’assunzione di quel determinato alimento, in questo caso il lassativo, quelle energie negative, che potremmo chiamare tossine, si mobilitano dalle riserve e non fanno altro che peggiorare la situazione; fintanto che ce ne sarà.

Claudio si rammenta che in un paio di casi, aveva visto come positiva l’energia del cristallo Ematite in casi di intolleranze e di allergie. L’energia di questo cristallo, sempre grazie alla kinesiologia summenzionata si rivela utile.

EMATITE

È un’energia che agisce come antidoto nei riguardi di quelle tossine che dovranno essere smaltite. Livia viene adeguatamente testata e prenderà 20 gocce di Ematite 3 volte al dì.

La ricerca del componente “colpevole” è infruttuosa, per cui si considera l’intolleranza verso il prodotto in toto e, almeno per il momento, irrilevante l’eventuale componente psicologica legata a quello sciroppo.

È lo stesso ragionamento che si farebbe se una persona fosse intollerante al caffè; sarà intollerante al caffè come tale e non solo alla caffeina o ad altri eventuali alcaloidi del caffè.

L’esperienza professionale di Claudio ci dimostra che si può essere intolleranti o allergici anche alla semplice acqua.

 

Arriva nello studio di Claudio un omone di taglia superiore che racconta di convivere con una “igienista dentale”, di essere separato dopo un infelice matrimonio e di essere ansioso.

È un po’ poco per intraprendere una terapia; però sovente accade proprio così; per cui sta a Claudio il saper porre le giuste domande. E Claudio s’informa su molte cose apparentemente banali. Non gli basta sapere se va regolarmente di corpo, ma vuole conoscere la qualità delle feci. Se qualcuno va regolarmente di corpo, ma le feci sono sciolte, vuol dire che qualcosa a livello colon non funziona.

Chiede poi: “Quanta acqua beve nell’arco della giornata”.

Risponde: “Abbastanza”.

“Ma quanta, più o meno; e poi, intendo acqua pura, minerale o del rubinetto”.

La risposta dell’omone: “Non bevo mai acqua pura. Non mi va, non riesco a mandarla giù. Bevo sempre o tisane o sciroppi.” e aggiunge “Se poi, alla sera, dopo aver lavato i denti ho sete, non bevo nulla”.

“Perché?” chiese Claudio.

“La mia compagna igienista dentale mi sgriderebbe dato che nello sciroppo c’è sempre un po’ di zucchero; e allora dovrei lavare di nuovo i denti”.

Claudio è perplesso, anche di fronte all’intransigenza dell’igienista. Comunque sia, dato che lo “strumento terapeutico” più importante che usa Claudio è l’ipnosi, viene da sé che sarà interessante fare chiarezza.

 

L’Omone è in sonno ipnotico profondo e, dopo i necessari approfondimenti e la richiesta di lasciarsi scivolare indietro nel tempo, Claudio gli chiede dove si trova o cosa vede. L’Omone risponde: “Sono un bimbo piccolo e vedo vicino a me dell’acqua”.

“Che acqua è? Di un lago?”

“No” risponde l’Omone “è acqua che si muove; è un ruscello.”

“Chi c’è insieme a te?” chiede Claudio.

“Non c’è nessuno. Sono solo. Sto giocando nell’erba.”

“Bene” gli dice Claudio “lascia passare il tempo, e, quando succederà qualcosa di importante dimmelo”.

Passano un paio di minuti tranquilli in cui l’Omone respira tranquillamente, finché, all’improvviso, comincia a respirare affannosamente come se avesse paura di qualcosa.

“Cosa sta succedendo” chiede Claudio.

“Sono scivolato nell’acqua; è fredda.”

“E poi?” chiede Claudio perché sa che in queste situazioni non conviene interferire, ma si può chiedere.

“Sono tutto nell’acqua, non riesco a tornare indietro, l’acqua scorre, mi porta giù, sono con la testa sott’acqua, non riesco più a respirare, ho paura, non so cosa devo fare. Sto affogando.”

“Stai morendo?”

“Sì”

“Bene,” gli dice Claudio “dimmi quando sarai morto”.

Sembra cinismo, ma non lo è. In questi casi bisogna lasciare che le cose vadano come devono e seguano il loro corso. Il bimbo è caduto in acqua e annaspando in cerca di aria, riempie i propri polmoni di acqua e muore.

Ha bevuto molta acqua!

Dopo poco l’Omone dirà “Sono morto”, il viso ritornerà in uno stato di distensione e descriverà quello che vedrà dall’alto fra cui il proprio corpo nell’acqua del ruscello.

 

Al risveglio quest’uomo ricorderà “stupitissimo” tutto. Se all’inizio della seduta Claudio si rivolse a lui col “lei”, continuò col “tu” dato che stava parlando con un bimbo. Al risveglio l’Omone non ricordava assolutamente il “tu”. Lui era quel bimbo che affogò nel ruscello.

 

Quando l’Omone ritornò, disse a Claudio: “ Ora bevo l’acqua. Ma lo sa che l’acqua è proprio buona?”

 

Si può essere increduli o scettici, ma questa persona, in una vita precedente era quel bimbo; dopo aver rivissuto quell’avvenimento “come se fosse la prima volta”, svanì l’avversione, o allergia, o intolleranza all’acqua.

Poté anche risolvere il problema del divorzio che la moglie non voleva concedergli. Lui temeva la moglie.

In uno dei prossimi capitoli verrà affrontato l’argomento e l’Omone troverà la ragione che gli faceva temere la moglie.

 

Dopo aver approfondito la realtà delle intolleranze alimentari, sarà bene verificare l’erronea dizione della Medicina Accademica nei riguardi del lattosio e del glutine.

 

L’intolleranza al lattosio è l’incapacità presente in alcuni individui di digerire lo zucchero del latte, il Lattosio appunto, con conseguenti sintomi gastrointestinali quali flatulenza, meteorismo, crampi e diarrea; è provocato da una carenza dell’enzima deputato alla sua idrolisi, la lattasi, che scompone il lattosio nei due composti più semplici, Glucosio e Galattosio. Non sembra quindi una vera intolleranza.

 

L’intolleranza al glutine o celiachia o morbo celiaco è una condizione genetica. Essere celiaci significa essere “intolleranti” al glutine, gruppo di proteine che si trovano nel frumento, nell’orzo e nella segale.

Con l’introduzione del glutine, i celiaci producono anticorpi che creano uno stato d’infiammazione della mucosa che distrugge progressivamente i villi intestinali; gli alimenti non vengono più assorbiti, ed è così che si manifesta una serie di complicazioni, quali: diarrea, anemia, magrezza, decalcificazione, depressione e irritabilità.

 

Sarà poi necessario spendere un po’ di tempo e parole per spiegare meglio cos’è l’energia dei colori e dei cristalli. Intanto Livia, per fortuna non peggiora, ma neppure migliora. Continua a prendere le gocce; Claudio continua a misurarle regolarmente la pressione che non è alta, ma il polso è ancora bradicardico e l’extrasistolia la fa da padrona. Si va ancora una volta a “trovare” la collega di Claudio, la Dr.ssa Canapa perché, fra l’altro, si rende necessario prendere una decisione circa la Risonanza Magnetica.

La dottoressa è l’unico medico che finora ha anteposto la visita “fisica” ai controlli “tecnologici”.

Claudio la vide per spiegare la “scoperta” dell’intolleranza allo sciroppo e le portò, il giorno dopo Livia.

“Ti prego Giacinta, le disse Claudio “tu che per un certo tempo hai fatto l’anestesista, metti due dita sul polso di Livia.”

“Va bene.” la Dr.ssa Canapa mette due dita sul polso di Livia, passano non più di due minuti, ed esclama: ”Un polso impossibile! Se siete d’accordo faccio subito un elettrocardiogramma”.

“Certamente” è la risposta all’unisono.

E fu così che, dopo l’elettrocardiogramma, fu deciso di fare la Risonanza Magnetica… senza grande entusiasmo data l’organizzazione tipo fabbrica del Centro Cardiologico.

 

 

Read Full Post »

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

IL PRESIDENTE

 Registrazione dell’8 maggio 2018

Personaggi:

Alberone, Alessandro, L’Esercito del Lungolago e I Fratelli di Alberone.

 

 

 

Alberone: “Buon Giorno caro Alessandro. Mi fa piacere vederti.”

 

Alessandro : “Anche a me. Come sei bello con tutte quelle foglie nuove… sembrano tanti batuffoli di ovatta.”

ALBERONE

Alberone: “ Vedrai che cresceranno e diventeranno dei bellissimi rami. Lo sai cosa si dice da queste parti… della tua bella Patria?”

Alessandro: “Chi dice?”

Alberone: “Tutti quelli che vengono a sedersi sulle tante panchine che ci sono da queste parti. Il mio “Esercito del Lungolago” è bravo a captare e registrare.”

Alessandro: “Sì? Siete tutti così belli! Beh… raccontami.”

L’Esercito del Lungolago (all’unisono): “Grazie Alessandro… rischiamo di diventare rossi.”

L’ESERCITO DEL LUNGOLAGO

Alberone: “Si sente dire che il vostro Presidente, l’Umano Mattarella è proprio come un bravo Papà che dice ai propri figlioli che litigano: “Vogliatevi bene. Cercate di andare d’accordo.” Si sarebbe dimenticato che lui ha un’autorità e dovrebbe dimostrarla. Com’è possibile che parli per mezz’ora, dicendo pochissimo di concreto minacciando un Governo Sterile.”

Alessandro: “Non ha detto sterile… ha detto neutro.”

Alberone: “Beh, più o meno è la stessa cosa. Se il Governo neutro non può fare nulla di radicale e importante per la Nazione, non è sterile?”

L’Esercito del Lungolago (all’unisono): “Da quello che sentiamo, abbiamo l’impressione che sia meglio un Governo sterile piuttosto che un Governo che, legiferando, riesce a far aumentare il numero dei poveri veri. Almeno, se rimane tutto com’è, il numero dei poveri non aumenta.”

Alberone: “Potreste anche aver ragione, però oggi l’Italia ha bisogno di un Governo che sappia dare un impulso al meglio… non al mediocre.”

L’Esercito del Lungolago (all’unisono): “Ma come vuoi che possano fare? Non sono stati capaci, in due mesi, di dare un po’ di flessibilità ai loro pensieri… o alle loro convinzioni. La flessibilità non è ipocrisia. C’è in natura, e noi alberi possiamo dimostrare che la flessibilità è determinante per la nostra sopravvivenza. Se i nostri rami fossero rigidi, un po’ di vento potrebbe sradicarci molto facilmente; per fortuna Madre Natura ha dato “flessibilità” ai nostri rami che, in questo modo, possono assorbire la forza del vento. La flessibilità potrebbe essere di vitale importanza per gli Umani d’Italia.”

I FRATELLI DI ALBERONE

Alberone: “Ma cosa si può pretendere da chi per mesi sbandiera il desiderio di “lavorare” per il popolo italiano, e poi, al momento buono s’irrigidisce pensando di essere un padreterno… solo perché ha preso un po’ di voti. Avete ragione… “Loro” sanno solo essere ipocriti… e non conoscono la flessibilità… così vitale.”

I Fratelli dell’Alberone: “Scusate se interveniamo… dato che anche noi sentiamo cosa dicono gli Umani. A noi sembra che l’Umano Mattarella, dopo aver parlato molto, ma dicendo ben poco, sia piuttosto un incapace. La situazione dell’Italia è drammatica e, tutto quello che sa fare lui è minacciare un Governo neutro. Ma che cavolo di Presidente è? Non si offendano gli Umani d’Italia, ma… cambiate presidente.”

I FRATELLI DI ALBERONE

Alessandro: “Ho l’impressione che voi alberi del Lungolago di Lugano amiate l’Italia più di quei milioni che hanno votato… e di quei milioni che si son guardati bene di andare alle urne. Che altro dirvi? Speriamo che si diano una regolata e che si ricordino che, prima di dire che lo fanno per il bene degli italiani, dovrebbero collegare il cervello… per non dire troppe bugie. Devo andare… vi saluto, vi ringrazio e mi complimento per le vostre foglie.”

Alberone: “A nome di tuti noi… Buona Fortuna a te amico e a tutti gli Umani d’Italia.”

Read Full Post »

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

I MONFALCONESI 2

 

Registrazione del 4 aprile 2018

Personaggi:
Alberone, Alessandro, Tasso e Panchina Rotonda.

 

Alberone:“Buondì Alessandro, ti vedo con piacere.”

Alessandro: “Anche a me fa piacere vederti. Penso che il tuo sonno sia ormai finito. Stai aspettando le prime foglioline… e poi i rametti. ”

Alberone: “Sì, era già quasi Inverno. Ora comincia ad arrivare di nuovo la gente… e si siede sulle panchine…”

Alessandro: “Guarda che bella foto t’ho fatto quando non ti avevano ancora “sbarbato”… messo nelle condizioni di affrontare l’Inverno.

Tu hai orecchie per tutti… vero? ”

ALBERONE… prima che fosse “sbarbato”.

Alberone: Sono bello però… e penso anche. E ho pensato a quello che vi siete detti un po’ di giorni fa con Tasso e i suoi fratelli. Ho pensato ai Monfalconesi… E non ho potuto fare a meno di considerare che quegli Umani furono proprio dei poveretti. Anche se la loro ideologia faceva acqua da tutte le parti, non si può non pensare che furono terribilmente sfortunati. Il loro desiderio di portare avanti, assieme agli slavi, con orgoglio l’idea del socialismo a cui credevano, li espose a tal punto da coinvolgere le loro famiglie.”

Alessandro: “Tu dici sfortunati… il che è un po’ poco se consideri che molti di loro ci hanno lasciato la pelle. Secondo me, anche se non ho mai considerato positivamente il comunismo, penso che quei poveretti meriterebbero una medaglia. È un modo di dire, perché, se una persona, o un gruppo di persone crede in quello che fa, meriterebbe un premio.”

Alberone: “Sai tu se quelli che sono riusciti a tornare in Italia, hanno avuto la possibilità di rifarsi una vita?”

Alessandro: “Non ne so abbastanza, ma credo che abbiano avuto molte difficoltà. Fu già per loro difficilissimo, se non impossibile “raccontare” le loro vicissitudini. Non bisogna dimenticare appunto che era tassativamente necessario non danneggiare il partito.“

Alberone: “So che ebbero molte difficoltà. D’altra parte, secondo me, loro erano molti e, avrebbero forse dovuto documentarsi un pochino di più prima di partire per quell’importante avventura.”

Alessandro: “Ma Loro si fidarono di Togliatti e di Secchia che sapevano bene cos’era il comunismo e com’era il grande capo Stalin. Sapevano perfettamente quanto Stalin poteva essere malvagio; sapevano delle “purghe” e della sua spietatezza; proprio così, perché quell’uomo che comandava al Cremlino era spietato. Se qualcuno gli era scomodo, spariva dalla circolazione… da defunto.

Alberone: “Sì, ne ho sentito parlare. Addirittura riusciva a raggiungere, coi suoi carnefici anche lidi molto lontani.”

ALBERO TASSO

Alessandro: “Arrivò anche in Messico dove era fuggito Lev Trotzky… e riuscì a farlo defungere.”

Albero Tasso: “Vi sento e considero molto interessante il vostro colloquio… che però vi porta un po’ lontano, e potrebbe addirittura farvi prendere in considerazione la famosa Frida Kahlo.”

Alberone: “Perché la Frida?”

Tasso: “Perché fra la Frida e il Lev ci fu del tenero.”

Alessandro: “Ma lo sapete che a Milano c’è una bellissima mostra della Frida Kahlo?”

2018 – FRIDA KAHLO A MILANO

Tasso: “Sicuramente molto interessante. Sì, lei ebbe una vita piuttosto carica. Aveva una mente e delle energie particolari. Ne potremo eventualmente riparlare. Ora troverei interessante prendere in considerazione come cosa giusta quello che hai detto tu Alessandro; e cioè che, secondo te i Monfalconesi andrebbero premiati.”

Alessandro: “Come dissi, non condivido certe ideologie, ma, loro hanno creduto in massa a quello che hanno loro raccontato e, non solo l’hanno accettato, ma hanno anche messo a repentaglio la vita delle loro famiglie pur di poter portare avanti ciò a cui furono portati a credere. Alcuni furono addirittura dei martiri… ma non doveva saperlo nessuno… altrimenti, quelli che vivevano nell’”imperialismo” avrebbero sentito quale era la realtà del comunismo… almeno quello che veniva predicato a Mosca e preso nella massima considerazione dai leader del Partito Comunista Italiano… comprese le scelleratezze del regime.”

Tasso: “Molti dei Monfalconesi erano stati partigiani e probabilmente, trascinati dall’ideologia, erano rimasti ciechi, nel senso che non erano stati capaci di guardarsi bene intorno.”

Alessandro:“Probabilmente li avevano istruiti molto bene. In ogni caso, l’argomento più importante era quello di ricostruirea tutti i costi… dopo le malefatte del nazifascismo.”

Alberone: “Scusate se m’intrometto; sapete che, ascoltando la gente che sta seduta qui su queste panchine, ho sentito dire che l’Umano Presidente della Repubblica Italiana, mi sembra risponda al nome di Mattarella, avrebbe dettoche il fascismo in Italia non fece nulla di buono? A me sembra strano. Quante volte, proprio su queste panchine, parlando dell’Italia, ho sentito dire testualmente: “ANDAVA MEGLIO QUANDO ANDAVA PEGGIO”. Quelli che lo dicevano non mi sembravano dei nostalgici. Cosa ne dite?”

Tasso: “Hai ragione. L’Umano Mussolini riuscì anche a fare delle cose buone; mi viene ora in mente, per esempio, che riuscì a “prosciugare” certe paludi dove la malaria era di casa. Purtroppo si fece prendere la mano e finì, succube dell’Umano Hitler, con la Repubblica Sociale Italiana.”

Alessandro: “Sì, sì. Ricordo che mio padre mi raccontava che, prima delle bonifiche, se si passava da quelle parti in treno, specialmente col treno della notte, anche in piena estate, era vietatissimoaprire i finestrini. Bisogna tener presente che l’aria condizionata nei treni non esisteva ancora, e che i finestrini potevano essere aperti facilmente… e, nelle stazioni, dai finestrini passava di tutto… anche bambini oltre ai bagagli e alle bibite. E con la Repubblica Sociale Italiana finì, forse eroe, un certo Paride Mori.”

Tasso: “Sì, ho sentito parlare di questo Umano. Volevano dargli una medaglia al valore… veramente non proprio a lui perché morto da molto tempo.”

PARIDE MORI

 

Alberone: “Ne parlavano nel 2015. I parenti di questo Umano avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento al valore. Fu revocato, non si sa bene se perché era un fascista della Repubblica di Salò, o perché morì in combattimento. Pare che a protestare fosse particolarmente l’ANPI, cioè l’Associazione dei Partigiani… che combatterono contro i nazifascisti per liberare l’Italia.

Tasso: “È vero, era un fascista, ma, a quei tempi quelli che non riuscivano a imboscarsi a fare il partigiano, erano obbligati ad essere inquadrati nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana. Fu un periodo molto difficile per l’Umano italiano del Nord. Dopo che Mussolini fu “prelevato” dalla prigionia sul Gran Sasso e messo a capo della Repubblica di Salò, erano ancora molti gli italiani che speravano in una riscossa… sì, in una ripresa delle ostilità in favore dell’Asse.”

Panchina Rotonda: “Vi sento. I vostri discorsi sono molto interessanti. Io ho sempre sentito parlare bene dei partigiani… che avrebbero liberato l’Italia dalla dittatura; cos’è l’Asse?”

Alberone: “L’Asse è l’unione fra Germania, Italia e Giappone… la chiamavano anche ROBERTO da ROmaBERlinoTOkio. È vero, i Partigiani hanno combattuto in favore della libertà e della democrazia, ma si sono anche lasciati andare a terribili scellerattezze.”

Tasso: “Caro Alberone, dici delle cose giuste… e ne parleremo dopo. Hai interrotto il mio pensiero. Stavo dicendo che a quei tempi era un po’ difficile capire cosa era meglio fare. I giovani erano stati “temprati” dall’ideologia fascista e dal fatto che l’”italica gente” doveva considerarsi migliore… naturalmente assieme a quella ariana. Gli Umani d’Italia che avevano applaudito il DUCE erano moltissimi, e moltissimi di quei moltissimi erano poi diventati antifascisti convinti, forse anche con se stessi, di non essere mai stati con Mussolini. A parte queste trascurabili ipocrisie del dopo, non bisogna sottovalutare la terribile situazione del momento, ancor più “fluida” in quell’Istria dove non solo si cimentavano le truppe naziste, quelle della Repubblica Sociale Italiana, i partigiani del CLN italiano, i titini e sporadicamente, ma con una certa disinvoltura, la X MAS di Junio Valerio Borghese. C’erano anche gli appartenenti al Regio Esercito Italiano che dopo l’8 settembre 1943 non sapevano cosa fare o da che parte voltarsi. Fu, per gli Umani che vivevano da quelle parti un vero e proprio caos, tanto più che i tedeschi avevano decretato l’Adriatisches Küstenland come, a tutti gli effetti, territorio del Reich. Forse qualche Umano amava ancora la Patria Italia e, combattendo, lo faceva con patriottismo. Fu forse il caso di quell’Umano Paride Mori al quale fu negata la medaglia alla memoria?”

Alessandro: “Mentre dicevi che si veniva “temprati” dall’ideologia fascista ho dovuto ricordare che i giovani assorbono molto di più ciò che viene loro “inculcato” e che, appunto, da bambino apprezzavo molto la divisa di “Figlio della Lupa” e invidiavo mio fratello che era già un “Balilla”. Per questa ragione, credo che per un giovane potesse essere più difficile diventare antifascista… e pensare che mio papà non era per niente fascista. Ricordo che fui molto triste quando bruciarono la mia divisa di figlio della lupa.”

Tasso: “Mi dimostri che non penso delle stupidaggini. Naturalmente ci sono sempre le eccezioni e i casi aberranti come quei partigiani che “utilizzarono” la situazione per vendicarsi di torti subiti o per dare sfogo a mostruosi istinti animaleschi. Mai come in circostanze simili, certi Umani si sentono in dovere di dare la massima dimostrazione di quanto si possa essere perversi. Usare in gruppo” una donna, per giunta giovanissima, dovrebbe essere sufficiente per essere cancellati da ogni diritto di tipo Umano.”

Alberone: “Se non sbaglio, caro Alessandro, in un capitolo del tuo libro hai menzionato il titolo di un giornale: “STUPRO, ARMA DI GUERRA”. Hai considerato certi individui “mezzo uomo”.

Alessandro: “Credo che certi individui non debbano essere considerati “uomo”… perché il vero uomo ha un cerebro che, specialmente in certi casi, dovrebbe sempre venir collegato. Chissà se sbaglio, o il genere umano ha bisogno di certi modelli?”

Alberone: “Non struggerti… non ne vale la pena; il mondo va avanti lo stesso… anche con delle folli e inspiegabili storpiature. Tornando al nostro discorso che coinvolse i Monfalconesi, penso con te che la loro memoria andrebbe premiata… assieme alle loro famiglie. Loro hanno amato un’ideologia alla quale credevano e hanno tentato di portare concretamente l’italianità nel socialismo puro… che però non esisteva. Nello stesso modo quell’Umano Paride Mori ha perso la vita per amore verso la Patria… in cui sicuramente credeva. Potremo riprendere il discorso delle scelleratezze operate da certi partigiani, non foss’altro che per il fatto che potrà essere giusto ridimensionare certi eroismi del passato.”

Alessandro (guarda l’orologio): “Concordo… e vi saluto… devo andare.”

Tasso: “Ciao Alessandro.”

Alberone: “Ti aspettiamo.”

 

Read Full Post »

Si dice che bisogna essere gentili.

Ma oggi tutti devono correre e non si fermano davanti a nulla e a nessuno.

Quello che m è accaduto recentissimamente ha dell’incredibile… A Zurigo… capitale economica della Svizzera… e non solo. Città bellissima e ricca di tradizione.

Mi trovavo al Bellevue… che è una piazza molto importante della città. Sono in anticipo e ho una quindicina di minuti di tempo a disposizione; decido di fare un paio di foto… fra cui questa:

A ZURIGO.

Lo vedete quel camioncino in primo piano? Si ferma per permettermi di fare la foto. Riparte solo dopo che s’accorge che ho potuto fotografare senza essere disturbato. L’ho ringraziato.

Può succedere che un pedone si fermi per permettere di fotografare… ma un camioncino… specie oggi… tutti di corsa.

Ho pensato alla Giorgiana che scrive:

Sorridi, sii grato e AMA!

Read Full Post »

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Settimo Capitolo

La svolta

 

Claudio s’è stufato. Non ne può più. Non sopporta più l’idea di sentirsi dire che Livia è ipertesa. “Perbacco” pensa “Livia non è ipertesa. Il problema è cardiaco: è da ricercare in quella bradicardia e in quel bigeminismo che non le permette di camminare allungando il passo e non le permette di salire le scale se non un paio di gradini alla volta.”

“Si va ad acquistare un apparecchio;” dice a Livia “così potrò seguirti tranquillamente. Andiamo nella Farmacia Partellini dove c’è quella farmacista gentile che ti ha misurato la pressione qualche giorno fa. Anche se sembra un po’ falsa o invadente, s’è dimostrata affidabile”.

Fu così che Claudio e Livia diventarono proprietari di un apparecchio elettronico per la misurazione della pressione. Ben diverso da quelli col mercurio o con la lancetta che Claudio usava quando seguiva i pazienti durante le anestesie. Questo, alla fine della misurazione, “dice” anche qual è la frequenza cardiaca. Anche questo non esisteva; bisognava stare con le dita sul polso e avere un orologio coi secondi.

Quante volte Claudio stava decine di minuti con le dita sul polso del paziente addormentato, mentre parlava col chirurgo, magari in momenti di difficoltà. Non c’erano le macchine da guardare, c’erano i polpastrelli delle dita che facevano capire la situazione e stimolavano a una soluzione… se s’instaurava un problema. Proprio così; qualche volta, dipendentemente dal tipo d’intervento, per conoscere e capire le condizioni del paziente, l’anestesista aveva a disposizione un avambraccio e una mano, nonché un manicotto per la misurazione della pressione piazzato precedentemente sul braccio fra il gomito e la spalla. Che dovesse arrangiarsi, come si suol dire, faceva parte del gioco. Viene da sé che, col tempo, era sufficiente “auscultare” il polso per inquadrare la situazione del momento. Ma questa situazione poteva cambiare da un momento all’altro, non era statica e bisognava essere pronti a reagire.

Claudio era solito dire che in anestesia, durante un intervento, potrebbe non succedere nulla nello spazio di qualche ora… e poi… potrebbe succedere di tutto nello spazio di pochi istanti e, se per qualche ora ci si è sentiti inutili, in quei momenti bisogna fare “tutto” nel modo giusto.

Ora Claudio misura frequentemente la pressione a Livia. Ma la pressione è raramente oltre la media; la frequenza del polso talmente bassa per cui la “macchina” non lo segna.

Viene la sera e Livia, prima di andare a letto, prende come quasi ogni sera il suo lassativo. Un lassativo a base di erbe, in un certo senso perfettamente naturale, apparentemente innocuo; così innocuo per cui, non solo non è necessaria la ricetta medica, ma nessuna cassa malati lo rimborsa. È uno sciroppo che ha un buon gusto e viene usato regolarmente in una Clinica di Lugano che va per la maggiore. Fu in quella Clinica che Claudio conobbe quello sciroppo quando, come paziente, fu operato dall’amico Borgonuovo.

Quello sciroppo prevede l’assunzione di qualche bicchiere d’acqua… dopo lo sciroppo. È qui che accadde quello, perché no, stupendo giro di boa che avviò con certezza Livia verso il benessere.

LO SCIROPPO.

Mentre Livia beve l’acqua dopo lo sciroppo dice: “Non capisco cosa mi sta succedendo; non riesco a deglutire l’acqua, non riesco a mandarla giù, mi fa male in esofago, mi fa male come se in esofago (che si trova prima dello stomaco) ci fosse una lesione. Non so cosa devo fare.”

Il primo pensiero è l’esistenza effettiva in esofago di una lesione… da indagare. Il modo migliore, e oggi sicuramente unico, è un’esofagoscopia.

Certo che, in questo caso dover pensare anche a una lesione in esofago diventa un vero dramma, non facile da sopportare. L’organismo di Livia è diventato fragile e non ha bisogno di un’indagine di questo tipo sicuramente stressante.

È sera e Claudio, piuttosto sconfortato, comincia a pensare al peggio. Livia sta prendendo le gocce già da un po’ di tempo. Anche se la pressione non è alta, questa difficoltà a deglutire l’acqua è veramente sconcertante.

“Però… però” pensa Claudio “a Livia fa male bevendo l’acqua, la semplice acqua, e dopo aver preso lo sciroppo. Che ci sia un nesso logico? Impossibile, lo prende da svariati mesi e ha sempre funzionato bene. Ma se lo prende regolarmente da svariati mesi, perché non si dovrebbe pensare che potrebbe aver sviluppato un’intolleranza a uno o più componenti dello sciroppo?”

Per fortuna Claudio conosce perfettamente il problema delle intolleranze alimentari; quelle che per la Medicina Accademica sono più o meno come le allergie o si esauriscono all’intolleranza a lattosio e/o glutine (che però non sono vere intolleranze).

Le intolleranze sono un’altra cosa, e sono anche piuttosto subdole, dato che possono esistere proprio per quegli alimenti che si assumono più frequentemente e con maggior piacere. E Claudio non può non ricordare quel nipote, il figlio della sorella, al quale fu intimato di sospendere ogni “vasca”… essendo lui un pallanuotista impegnato anche agonisticamente.

Cosa gli era successo?

In occasione della periodica visita medica gli fu riscontrata un’aritmia cardiaca, e, conseguentemente, ulteriori accertamenti. Claudio, che si trovava da quelle parti, poté “vederlo” con spirito kinesiologico e riscontrare un’intolleranza al frumento, con necessità (o utilità) di sospendere l’assunzione di ogni alimento contenente frumento; quindi… pane, pasta e pizza. Il nipote, pur dispiaciuto di non poter più mangiare la quasi quotidiana pasta asciutta, accettò di buon grado il consiglio dello Zio e si sottomise ai vari esami diagnostici della Medicina Sportiva. Per fortuna non gli fu consigliato alcun medicamento e, mentre il tempo passava e l’organismo si “disintossicava” dal frumento ingerito in tanti anni, l’aritmia cardiaca diventò un ricordo e, dopo circa sei mesi, poté riprendere l’attività agonistica.

Ovviamente, i “Luminari” della medicina sportiva non vollero assolutamente neppure ipotizzare l’esistenza di un’intolleranza alimentare alla base di quell’aritmia cardiaca. Infatti quando la sorella di Claudio comunicò ai medici la possibilità dell’esistenza di un’intolleranza al frumento, fu considerata una visionaria.

Lo sciroppo assunto da Livia è, in ultima analisi, un alimento… o la miscela di alimenti… in ogni caso non sintetici. Claudio, prima di continuare a pensare, prende Livia e col flacone dello sciroppo, grazie a una kinesiologia spicciola, può prendere atto, con sicurezza quasi matematica, che quello sciroppo non va bene a Livia, per cui si può parlare di intolleranza.

È questa la svolta; un clamoroso giro di boa. Se Livia non avesse detto che non riusciva “a mandar giù” l’acqua dopo aver preso lo sciroppo e Claudio non avesse captato quello che il corpo di Livia voleva dire, probabilmente… chissà come sarebbero andate le cose.

Credo possa essere molto importante cominciare a distinguere la differenza fra l’allergia e l’intolleranza, in questo caso “alimentare”.

Vorrò introdurre l’argomento con una specie di storiella più che vera e frutto dei trascorsi terapeutici di Claudio.

È un caso particolarmente rappresentativo e interessante risalente agli anni 80 del secolo scorso:

Una ragazza dell’età di 28 anni soffre da qualche anno di crisi di panico con coinvolgimenti anche a livello cardiaco (tachicardie e difficoltà respiratorie di tipo ansioso). Attraverso le indagini del caso si scopre che è intollerante al frumento. Sentirsi dire che deve abbandonare tutti quegli alimenti dove si trova il frumento, mette in un certo senso, ancora di più in crisi la persona. Di fronte all’evidenza dei fatti accetta il discorso ed elimina tutti quegli alimenti che contengono frumento. Un’analisi più approfondita a livello inconscio dimostra che all’età di 3 anni, mentre mangiava un piatto di pasta asciutta, subì, da parte della madre, uno stress molto intenso. Da quel momento “memorizzò” il frumento e, molti anni dopo, per delle ragioni di scarso interesse terapeutico si trovò di fronte a una situazione stressante che scatenò la patologia.

Nel caso riportato, dopo alcuni mesi di astinenza al frumento, la paziente ritrovò uno stato di completo benessere e l’intolleranza al frumento “svanì”.

L’esempio citato per sommi capi dimostra come un semplice alimento può “gestire” una patologia complessa e terapeuticamente difficile. Dimostra altresì che l’alimento produce un consistente coinvolgimento di organi distanti dall’apparato digerente, ma raggiunti attraverso il cervello o più correttamente la psiche, o più correttamente ancora l’inconscio.

Quello riportato è solo un esempio molto significativo nel quale è stato possibile mettere a fuoco il problema.

Non sempre è possibile analizzare alla radice il problema; ma questo non significa che “per tutta la vita” quell’alimento dovrà essere vietato.

Non è neppure detto che sia necessario andare sempre alla radice.

Questo caso ci introduce all’importanza dell’argomento, e cioè che un alimento, o più alimenti, possono portare a disordini non indifferenti.

Per distinguere con semplicità un’allergia da un’intolleranza, si può dire che un’allergia produce una reazione immediata o quasi, mentre un’intolleranza produce rarissimamente qualche disagio immediato; il più delle volte sembra che faccia bene, ma in modo solo apparente.

L’esperienza, ormai pluriennale di Claudio dimostra che le intolleranze alimentari, almeno quelle importanti, nascono nel nostro inconscio, in quella parte cioè del nostro “cervello” che non può sottostare al condizionamento della nostra volontà.

È questa una possibile definizione di inconscio:

Ciò che non affiora allo stato di coscienza e pertanto non è soggetto al controllo della ragione e della volontà.

 

Ma come può instaurarsi un’intolleranza ?

In queso modo :

Quando noi iniziamo un pasto o semplicemente « sentiamo », anche col pensiero il profumo piacevole di un alimento, non pensiamo assolutamente al fatto che in noi c’è una componente chiamata inconscio che può interagire subdolamente col nostro pasto o pensiero di pasto.

 

Il processo digestivo inizia concretamente quando introduciamo in bocca un alimento. Dopo averlo masticato, l’alimento viene deglutito, raggiunge lo stomaco e attraverso l’intestino viene « digerito ».

Questa fase importante della nostra giornata, volenti o nolenti, ci collega al nostro invisibile ma potentissimo inconscio che, dotato di formidabile memoria, analizza l’alimento, ne può analizzare i componenti, e, molto silenziosamente, riesce, se necessario, a collegare l’alimento (o uno dei componenti) a eventuali situazioni stressanti del passato, anche molto lontane nel tempo.

Se trova un collegamento, cioè se ci sono dei ricordi stressanti che si possono mettere in relazione a quanto ingerito, il nostro inconscio, per il momento, rimane perfettamente tranquillo e aspetta. Cosa attende?

Un semplice esempio : « Pinco Pallino aveva avuto una bambinaia tedesca decisamente severa, quasi cattiva, che consumava molto caffè. Pinco Pallino, dopo l’adolescenza e l’Università diventò adulto ed entrò nella cosiddetta vita di tutti i giorni.

Ha una moglie e tre figlie. Beve giornalmente con grande piacere alcuni caffè… finché un bel giorno, mentre si trova al bar a sorseggiare il solito caffè in compagnia di colleghi di lavoro, sente una persona, che non conosce e che si trova un po’ più in là, parlare tedesco con un timbro di voce molto simile a quello della bambinaia ; si ricorda, ma solo inconsciamente, delle cattiverie subite durante l’infanzia e da quel momento comincia a riesumare le paure subite. Sulle prime non accade nulla, ma, perdurando il consumo di caffè, entra in azione la somatizzazione delle paure che si scatena con scariche improvvise di diarrea ».

Quindi l’inconscio attende di analizzare se in futuro quell’alimento verrà nuovamente introdotto. Se quell’alimento « incriminato o non gradito » verrà introdotto ancora o addirittura con regolarità, l’inconscio, poco alla volta, senza fretta, reagirà e stimolerà l’organismo a produrre dei disturbi che potranno avere degli adentellati con lo stress del passato, cioè dei disturbi somaticamente « simili » oppure indirizzati verso i nostri organi più deboli (in latino: locus minoris resistentiae).

L’interessante di questo processo è che, il più delle volte, l’alimento « non gradito » dall’inconscio è graditissimo dal proprietario, nel senso che gli sembra di non poterne fare a meno. Altre volte l’alimento al quale siamo intolleranti viene catalogato : « Non mi piace ; non riesco a mangiarlo ; è tantissimo tempo che non ne mangio ».

In poche parole, grazie a questo meccanismo, dopo che l’inconscio è riuscito a mettere in atto un certo tipo di patologia, ogni volta che noi assumiamo quell’alimento (anche se mascherato) il nostro inconscio lo trova e ci punisce intensificando il disturbo.

Cosa significa praticamente tutto questo ?

Significa che, se siamo intolleranti a un determinato alimento che mangiamo spesso e volentieri, il nostro inconscio ci punirà facendoci ammalare, il più delle volte in modo cronico.

Un disturbo del ritmo cardiaco, una cefalea, un’artrite o addirittura una psicosi possono avere come causa o concausa proprio quell’alimento che gustiamo con particolare piacere.

È quell’alimento, proprio quello che è necessario ricercare e, se necessario trovare.

Il discorso sulle intolleranze sarà completo quando verranno prese in considerazione le Intolleranze al lattosio e al glutine della Medicina Accademica.

 

Livia, ovvero l’organismo di Livia, fece comprendere a Claudio che quello sciroppo non andava bene; ma non lo fece con lo sciroppo, bensì con l’acqua, con la semplice acqua che dovrebbe andare sempre bene. Lo fece con l’acqua perché altrimenti l’interpretazione sarebbe stata troppo semplice. In ogni caso è chiaro che non era un’allergia dal momento che Livia assumeva da lungo tempo quello sciroppo.

Read Full Post »

Older Posts »