Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘amore’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Registrazione del 21 maggio 2017

Personaggi:
Ulivo il Saggio, Passante Alessandro, Panchina Ulivia e Panchina Ulivetta,

Ulivo il saggio: “Buon giorno Alessandro. È un piacere vederti. Cosa c’è di nuovo?”

Alessandro: “Cosa ne pensi di tutto quello che dicono gli Umani d’Italia circa l’obbligo di ben 12 vaccinazioni per i bimbi in età prescolare?”

Ulivo: “Io non sono molto vecchio e quindi non posso dirti molto, però, da quello che ho sentito, credo che si stia esagerando. Addirittura voler vaccinare contro la varicella! Ma la varicella per gli Umani è quasi una promozione; nelle grandi famiglie, se uno dei componenti si cuccava la varicella, gli altri venivano messi a lui vicino affinché venissero contagiati ed era possibile chiudere un capitolo. Lo so che è una malattia un po’ noiosa, ma, anche il vaccino in più per l’organismo… è sicuramente molto noioso.”
Alessandro: “Cosa intendi “noioso per l’organismo”? Posso sedermi su di te Amica 1 che, se non ti dispiace ti chiamerei Ulivia?”

Panchina Ulivia: “Ma certo… e poi mi sembra un bel nome.”

Ulivo: “Penso che l’organismo così giovane con un sistema immunitario altrettanto giovane consideri negativamente così tante sollecitazioni. Non dobbiamo dimenticare che i vaccini devono ricordare; è una questione di memoria.”

Ulivia: “Cosa intendi per memoria?”

Da sin.: Ulivetta e Ulivia… spostata da Umani.

Ulivo: “Nel sistema immunitario è molto importante la memoria. Sì, perché l’anticorpo prodotto dopo la vaccinazione deve riconoscere l’antigene dannoso nuovo arrivato… per renderlo innocuo, distruggerlo o far sì che se ne vada e non rompa le scatole.”

Ulivia: “Un pochino come il Computer?”

Ulivo: “Un pochino sì… proprio così. Se il Computer giovane ha poca memoria può far confusione e, o stancarsi troppo o andare in tilt.”

Ulivia: “Va bene, tu cerchi di dire la tua, ma non pensi che “i Grandi della Scienza prima di andare ad obbligare 12 vaccinazioni a dei bimbetti abbiano valutato tutti i pro e i contro?”

Ulivo: “Sarebbe da sperare, ma se sono allo stesso livello di quelli che hanno governato in Italia negli ultimi 50 anni riuscendo ad impoverire tanti onesti lavoratori senza permetter loro una dignitosa vecchiaia…”

Ulivia: “Vorresti dire che quegli Umani di scienza sono degli incapaci?”

Ulivo: “Non l’ho voluto dire, ma l’ho pensato. Vedi, gli Umani che si danno tante arie, sono gli stessi che obbligano un Umano loro simile sofferente ad aspettare mesi e mesi prima di poter fare una colonscopia, sono gli stessi che con la loro folle burocrazia hanno obbligato quella sofferente donna di Genova ad aspettare ben sei mesi prima di poter fare una mammografia e, dopo che ha potuto finalmente farla, altri Umani chirurghi hanno dovuto amputarle tutt’e due i seni. Nessuno sa come sarebbe andata a finire se avesse potuto fare la mammografia in tempi potabili.”

Ulivia: “Ma sono proprio così incapaci, quegli Umani, a gestire la Sanità?”

Ulivo: “Sai, non so se è incapacità o ignoranza. Sai perché? Perché nella Penisola con noi confinante esistono professionisti e cliniche private che, a pagamento, fanno gli stessi esami in tempi brevi.”

Panchina Ulivetta: “Fino ad ora non ho parlato, ma, da quello che ho sentito, mi sembra di aver capito che la “malvagità” non è solo degli Umani che seminano bombe e uccidono. Si può anche uccidere negando la giusta assistenza?”

Ulivo: “Beh, sotto certi punti di vista credo proprio che tu abbia ragione. Il Governante che nega le giuste cure a chi ne ha diritto e, addirittura lo mette in pericolo di vita, può essere messo allo stesso livello di chi investe un passante e scappa senza prestar soccorso… anzi può essere messo ad un livello peggiore.

Ulivetta: “Ma come fai a dire certe cose! Non dovresti neppure pensarle.”

Ulivo: “Perché non dovrei pensarle? L’Umano che governa ed è addetto alla Sanità dovrebbe preoccuparsi di far star bene i cittadini che soffrono; in fondo l’ha voluto lui quando ha chiesto il voto degli elettori; e se non è all’altezza di fare un buon lavoro, che se ne vada e lasci il posto a chi sa lavorare bene.”

Ulivia: “Perché pensi caro Ulivo che fra i politicanti della vicina Italia ci sia qualcuno all’altezza di fare un buon lavoro… proprio per la Sanità?”

Ulivo: “Si dovrebbe poterlo sperare. Certo che, se è vero che a Roma un Umano su 6 che si presenta al Pronto Soccorso deve aspettare 24 ore per essere soccorso…”

Ulivia: “Perché lo chiamano Pronto Soccorso? Se è “pronto” non può farsi aspettare così tanto! Che lo chiamino soccorso senza pronto.”

Alessandro: “Hai ragione Ulivia. Molti miei colleghi Umani sbagliano, ma, e questo è il lato peggiore, non si accorgono di sbagliare. Parlavamo di vaccini e siete arrivati a parlar male della Sanità italiana. Circa i vaccini, posso dirvi che, molti anni fa, il grande Sabin, lo scopritore del vaccino antipolio che ha salvato molte vite umane, ebbe a dire a un congresso, mi pare a Bologna: “Andateci piano coi vaccini”. Sicuramente si sono dimenticati di lui. E tu Ulivo cosa ne dici?

Ulivo : « Dico che bisognerebbe sempre ascoltare i saggi. E l’Umano Sabin fu un saggio. Però, passando ad altro argomento, lo sai che voi Umani, col vostro comportamento, riuscireste a far ridere chiunque ? »

Alessandro : « Perché ? Cosa ti ha fatto ridere ? »

Ulivo : « La marcia dell’Accoglienza che avete fatto a Milano. »

Alessandro : « Cosa c’era da ridere… e poi, anche se sono un Umano anch’io, non ho partecipato alla Marcia. Quindi il voi non va bene. »

Ulivo : « Ti sei offeso ? »

Alessandro : « Quasi. Ma no che non mi sono offeso. Ma dimmi perché hai riso molto. »

Ulivo : « Perché parlano di Accoglienza. Ma sanno cosa vuol dire ? Ma quegli Umani pensano proprio che siano tutti cretini ?  ACCOGLIENZA è una parola magica e mistica. Se pensi all’Amore, quello vero, fra un umano donna e un umano uomo, se pensi al momento in cui grazie al corpo le loro anime riescono a toccarsi, ti rendi conto che l’umano lei « accoglie » l’umano lui e diventa massimamente gioiosa insieme a lui. Quindi l’accoglienza è e deve essere un «sentimento e con una realtà positiva.»

Ulivia : « Però, come sei saggio Ulivo mio. »

Ulivo: “Grazie Ulivia. Pensate un po’ che razza di accoglienza possono dare gli Umani d’Italia. Loro stessi hanno una grandissima categoria che viene classificata come povera e pensano di mettere a loro agio migliaia e migliaia di disperati provenienti da altri continenti? A me sembra demenziale… a meno che sotto sotto non ci siano dei disegni di tipo delinquenziale che permettano arricchimento facile. Non credo che fra gli Umani l’ipocrisia sia in disuso. Già abbiamo visto in passato che c’è chi ha la coscienza difettosa… e quindi l’ipocrisia può andarci benissimo a braccetto.”

Alessandro: “Mi sembri esagerato. C’è sicuro della buona fede in molti di quelli che hanno marciato.”

UN ALLOCCO VERO.

Ulivo: “Garantito. Molti sono gli allocchi che credono a tutto quello che viene loro raccontato con delle belle parole… che riescono anche a commuovere. La realtà va però guardata in faccia. Come può un popolo stremato dalle tasse e dall’incapacità di avere un Governo un pochino serio “accogliere” delle popolazioni disperate a cui hanno raccontato tante belle favole?

Alessandro: “ Accetto la tua saggezza e vi saluto.”

Ulivo, Ulivia e Ulivetta: “Ciao Alessandro… a presto.”

Read Full Post »

Registrazione del 14 maggio 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro, Panchina Petulante, L’Albero,

Panchina Ingenua: “Ciao caro Alessandro. Ti fermi un po’?”

Alessandro: “Non ho molto tempo.”

Panchina Ingenua: “Mi piace tanto sentire il tuo calore sui miei legni. Ti coccolo un po’.”

Alessandro: “OK. Sapete, oggi è la festa della Mamma. Tutte le mamme vengono coccolate da figli e mariti.”

Panchina Petulante: “Ma tu dove vivi? Ancora ancora i figli! Ma quanti mariti? Per non parlare di quegli indefinibili Umani che, parlando di amore, offendono questo bellissimo sentimento, piantando un coltello nelle carni di una donna.”

Alessandro: “Ma sono eccezioni…”

L’Albero: “Prima di tutto Buon Giorno, e poi, possono essere eccezioni quelle di uccidere la donna, ma, quante volte una donna viene maltrattata dal marito… anche davanti ad altri… per non parlare delle botte che rimangono “segregate” nel segreto delle pareti domestiche!”

Alessandro: “Penso che tu abbia ragione. Ora sì che hai un bel vestito. Le tue foglie sono proprio belle.

L’Albero: “È vero, ora sto bene e mi sento perfettamente a mio agio. Tornando al discorso di prima, non mi piace per niente l’Umano che dice alla propria donna, per esempio: “Sta zitta che non capisci niente.” Secondo me, già questa frase è una violenza che non s’addice a un essere superiore che dovrebbe aver acquisito l’intelletto.”

Petulante: “È vero, l’ho sentito più volte anch’io. E posso dirti che, quasi sempre, la donna diceva delle cose intelligenti, ma scomode per il marito… che non arrivava a comprenderle.”

L’Albero. “E la donna come reagiva?”

Petulante: “La donna stava zitta. Se avesse reagito avrebbe rischiato delle violenze fisiche… o subito o a casa.”

L’Albero: “Non ti sembra caro amico Alessandro che gli Umani siano un po’ ipocriti? Hanno inventato il giorno della donna in marzo e la festa della mamma in maggio. Mi verrebbe da pensare che la festa di marzo sia utile per alleggerire le nostre colleghe “Mimose” e permettere ai floricoltori di guadagnare qualche soldo. Forse sono malvagio, ma, come si fa a ridurre a 2 giorni su 365 il rispetto verso le vostre donne? L’Umano donna dovrebbe essere rispettato… SEMPRE.

Alessandro: “Credo proprio che tu abbia ragione.”

DA “CORRIERE DELLA SERA”

Ingenua: “Scusate se v’interrompo, ma, proprio stamattina son passati da queste parti due Umani, si sono seduti qualche minuto e si sono raccontati una specie di barzelletta; hanno detto che il 26 e il 27 maggio si riuniranno a Taormina gli Umani Grandi del G7 e, questa è la barzelletta, in quei giorni nessun migrante potrà sbarcare.”

L’Albero: “Non è possibile! Ci saranno gli orari come per i treni?”

Alessandro: “Verrebbe da pensare che hanno ragione quelli che ipotizzano l’esistenza di una programmazione… proprio come se fosse una tratta come quella per l’America di qualche centinaio d’anni fa.”

Petulante: “Ma questa non è una barzelletta… perché è da piangere.”

L’Albero: “Non so più cosa dire. Voi Umani siete proprio strani! Vi saluto.”

Alessandro: “Anch’io che devo andare. Ciao a tutti.”

Ingenua: “Ciao Alessandro.”

Read Full Post »

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

Read Full Post »

Leggo per la prima volta cosa ha scritto sul suo blog l’Editore del mio libro.
M’è piaciuto, e penso che, forse, qualche indeciso penserà di andarlo a cercare:

Il titolo di questo libro non lascia spazio a nessun dubbio: Tutto vero sta a significare che non si tratta di un romanzo né di un racconto di fantasia. Quello che leggiamo nelle oltre 140 pagine di questo volume del dottor Alessandro Depegi è il resoconto di alcuni aspetti professionali e umani della sua esistenza. Un’esistenza dominata dalla curiosità, dal desiderio di considerare il paziente nella sua totalità e non solo in quanto corpo da guarire. Il dottore, nato a Genova nel 1936, ha vissuto e lavorato sia in Italia sia in Svizzera e con gli anni ha integrato le sue conoscenze scientifiche acquisite con lo studio e con il lavoro, con altre nozioni che toccano aspetti dell’essere umano più profondi, più misteriosi. L’autore, descrivendo i casi che è stato chiamato ad analizzare nella sua vita, ci invita ad andare oltre, a guardare al di là delle evidenze materiali, per entrare nella psiche della persona. Un luogo affascinante e ancora tutto da scoprire che spesso ci rivela situazioni che lui stesso definisce” apparentemente assurde e inimmaginabili”. Nella psiche, nell’inconscio e nel mondo che ha preceduto la nascita della persona, sondando addirittura vite precedenti, appartenenti ad un passato che, grazie all’ipnosi, possono tornare improvvisamente e tragicamente a galla. Ma anche fortunatamente, si legge nel libro, dato che un’indagine di questo tipo porta alla rimozione del fatto ricordato e quindi alla guarigione dell’individuo. Adina, Romina, Aurora, Bettina, Agenore e altre persone ci vengono presentati nella loro complessità e ci fanno riflettere, ci affascinano e ci fanno paura allo stesso tempo.

Il mio “parto”.

Ultima di copertina

Purtroppo la distribuzione del libro non è stata eccezionale.

Ho finito un libro che racconta la storia di una persona che ha rischiato grosso dopo essere finita nelle braccia della Medicina Accademica. Ne è uscita bene grazie a una oculata Medicina “complementare”.

Chi arriverà a leggere TUTTO VERO, capirà che potrà essere interessante arrivare a leggere il libro appena finito che mette in guardia chi soffre: “La Medicina Accademica è indispensabile ma troppo tecnologica. Chi soffre ha bisogno anche di qualcosa di più… per guarire.”

Sto cercando un Editore intelligente che sappia distribuire un libro… che definirei utile. Se non viene distribuito non viene letto… e allora tanto vale.

CIAO A TUTTI I MIEI AMICI

 

Read Full Post »

Volevo fermarmi un po’… però ho visto questa:

Da "Tages Anzeiger".

Da “Tages Anzeiger”. Autore MARIAN KAMENSKI Slovacchia

…e non ho potuto fare a meno di condividerla con voi: c’è amore e amore.

Forse è un po’ amara, ma è bene che c’induca a pensare.

Read Full Post »

mercoledì 4 gennaio 2017

 

Petulante: “Finalmente abbiamo voltato pagina. È rimasta per terra l’ultima foglia dell’albero… la sua firma.”

La firma dell'albero."

La firma dell’albero.”

Sorella Ingenua: “Cosa intendi per voltato pagina?”

Petulante: “Intendo che siamo nel nuovo anno e, anche se fa freddo, con questo bel tempo non si può fare altro che pensare alla Primavera che verrà.”

Ingenua: “Hai ragione.”

Edera: “Albero, ti ho svegliato?”

Albero: “Sì, un pochino, ma non è grave. È peggio quello che ho sentito in giro.”

Edera: “Cioè?”

Albero: “Che qualche Umano ha pensato bene di ammazzare un po’ di suoi simili in Turchia.”

Petulante: “Sì ho sentito anch’io.”

Albero: “A Istanbul, in quella bellissima città, ancora una volta hanno fatto scorrere il sangue. Quelli che lo fanno credono di fare un piacere al loro Dio… che chiamano Allah. Ma se Dio ci ha dato la vita, come può un omuncolo piccolo piccolo mettersi a dettar legge solo perché gli hanno messo una mitraglietta in mano? E poi, che gusto c’è se poi si deve scappare?”

Petulante: “Hai ragione! Almeno, se la cosa è ben fatta, gustarsi la gloria… invece scappare… scappare dove?”

Ingenua: “Ma questi umani, hanno una coscienza? E se ce l’hanno, vuol dire che ne hanno una di un modello “difettoso”.”

Petulante: “Già… difettoso! Pensavo che le coscienze funzionassero tutte nello stesso modo. Mi rendo conto che non è così.”

Passante: “Avete mai sentito parlare di un certo Albert Einstein?”

Ingenua: “Cos’è? Un tipo di albero?”

Passante: “Ma noooo. Era un grande scienziato che sembrava un po’ matto… ma fu veramente grande. Disse: “È tutto relativo.”

Petulante: “Ho capito. Quindi quello che ha detto Eistein è applicabile anche al funzionamento della coscienza degli Umani?”

Albero: “Sembra che potrebbe essere proprio così. Si tratta di definire il termine di buono e di cattivo o di riuscire a comprendere in che modo gli Umani se la raccontano.”

Passante: “Ecco… questa è la relatività circa il significato delle parole. Vi saluto, devo andare a fare la spesa.”

Petulante: “Aspetto che tu venga a mettere le tue chiappe su di me.”

Albero: “Ciao Passante.”

Ingenua: “Simpatico quell’Umano donna.”

Petulante: “Sì, da noi, di questi tempi se ne fermano pochi.”

Albero: “Vedrai quando metterò su le prime foglie! Sul lungolago, invece, malgrado il freddo, con questo bel tempo c’è sempre movimento di Umani… anche se i miei colleghi sembrano degli scheletri addormentati.”

Il Lungolago di Lugano.

Il Lungolago di Lugano.

Petulante: “Però le nostre colleghe hanno il contatto con tante chiappe… più o meno parlanti. E poi, ci sono alcuni Umani che dicono, del vicino, o del nemico, che ha la faccia come il culo; e quelli li capiamo meglio noi panchine.”

Albero: “Non dimentichiamoci mai quello che ci ha detto quell’Umana Passante… che è tutto relativo. Ora torno a dormire. E tu Edera, non farmi il solletico.”

Edera: “Buon riposo.”

 

Read Full Post »

BUON 2017

 

dsc07503-2

Read Full Post »

Older Posts »