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Archive for the ‘arte lignea’ Category

Oggi come oggi il tempo a mia disposizione per mostrarvi le belle foto islandesi che ho potuto fare durante la mia assenza… mi manca. E mi mancano anche le foto… perché non sono a casa… dove sono le foto.

Ne ho un paio fra cui quella del rosso di un semaforo in Islanda, ed esattamente ad Akureyri… cittadina molto prossima al Circolo Polare Artico.

Da quando in qua un semaforo non può essere interessante?

AKUREYRI… il rosso del semaforo a forma di cuore… sullo sfondo la nave della Costa Crociere

È una delle città europee più a nord. Il rosso del semaforo a forma di cuore… è bello e colpisce… e forse fa pensare all’amore e al fatto che volersi bene può essere molto utile… o indispensabile per vivere serenamente?

È UTOPIA?

Forse sì. Sembra che oggi ci sia tanto amore per l’odio. Non è un gioco di parole… perché sembra che ci si possa crogiolare nell’odio in modo quasi affettuoso.

PUÒ ESSERE COLPA DEI SOLDI?… O DEL DESIDERIO SPASTICO DI POTERE?

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Son tornato e son contento.

Saluto con piacere gli amici che mi leggono. e. nell’attesa di poter raccogliere le idee, vi lascio la vista di questo paesello islandese:

Seydisfjördur

Spero di potervi presto raccontare e mostrare una parte di quello che ho avuto il piacere… raro… di vivere.

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LA RIPRODUZIONE È VIETATA

 

AQUARIUS

 

 Registrazione del 12 giugno 2018

Appare oggi 13 giugno 2018

 

Personaggi:
L’Albero, Alessandro e Panchina Ingenua.

 

L’Albero : «Alessandrooooo. »

Alessandro : « Ciao carissimo, sono piuttosto di fretta. »

L’Albero : « Vieni un momento… vatti a sedere un attimo su Ingenua. »

Alessandro : « Ok. Ciao Ingenua. »

Panchina Ingenua : « Ciao Alessandro. Volevamo parlarti un momento. »

Alessandro : « Cosa c’è di così urgente ? »

L’Albero : « Non c’è nulla di urgente, semplicemente siamo contenti di poter parlare con te dopo che abbiamo sentito che voi Umani state sempre giocando con altri Umani. »

Alessandro : « Non vi capisco. »

L’Albero : « Abbiamo sentito dire che da un paio di giorni, forse tre, c’è nel Mediterraneo una nave con a bordo qualche centinaio di « migranti » provenienti dall’Africa e che… nessuno li vuole. »

Alessandro : « Avete ragione. Nessuno li vuole. »

L’Albero : « Ma se l’Italia è piena di « migranti » africani e non, perché proprio quelli di questa nave devono vagare senza meta o con mete troppo lontane ? »

Alessandro : « Dai su, non fare l’indiano come se non sapessi nulla. Voi avete delle antenne formidabili e hai ovunque nel mondo dei colleghi coi quali puoi sintonizzarti. Sai perfettamente che in Italia è cambiato qualcosa e che questo cambiamento è stato per volere degli Umani italiani che hanno votato il 4 marzo 2018. »

L’Albero : « Hai ragione ; volevamo conoscere il tuo punto di vista. Sì, perché non riusciamo a comprendere se voi Umani state giocando o se fate sul serio. Credevo che dopo le elezioni italiane del 4 marzo 2018 gli Umani d’Italia avessero chiesto qualcosa di diverso da quello che i Governanti avevano fatto negli ultimi anni. Credevamo di aver capito che gli Umani d’Italia chiedevano un po’ di ordine e meno precarietà, nel senso che avrebbero gradito un po’ di sicurezza e meno vagabondi senza meta capaci di rubare o semplicemente molestare chiedendo la carità. »

Alessandro : « Perché, è sabagliato aiutare chi è in difficoltà? »

L’Albero : « Non volevo dire questo. Cercavo solo di interpretare il desiderio degli Umani d’Italia che, votando in quel modo, sembrava chiedessero di veder meno « migranti » irregolari e, se si fossero trovati a doverli vedere in giro, che fossero Umani trattati nel modo migliore ; che potessero avere un lavoro e una casa… ovvero la giusta dignità. »

Alessandro : « È vero, si vedono in giro troppe persone che si capisce non possono avere un futuro… anche se lo desiderebbero. »

L’Albero : « Quindi adesso c’è nel Mediterraneo uno scafo leggero, cioè una piccola nave strapiena di esseri Umani più o meno disperati che, chissà grazie a quale miseranda propaganda, avrebbero voluto essere sbarcati in Italia… ma l’Italia, seguendo un pochino la propaganda elettorale di prima del 4 marzo, ha deciso che dovranno andare altrove.

Prima, mezzo mondo con qualunque navetta e la sigla ONG andava a prelevare chiunque si tufasse nel mare antistante il nord dell’Africa e lo portava in Italia, ora… non più.

C’è veramente da mettersi la punta dei rami sui tronchi o, con tecnica umana, le mani nei capelli, a cercare di tradurre in termini comprensibili quanto sta accadendo. Pensa un po’ caro Alessandro che una parte dei 600 migranti che sono sulla nave di Gibilterra, e cioè del Regno Unito, passeranno su una nave italiana… o più di una, e saranno trasportati in Spagna… che, dopo aver respinto in malo modo tutti quelli che a Ceuta e Melilla volevano arrivare in Europa, ora è diventata umana e dice all’Italia che dovrà essere sanzionata.

CEUTA

CEUTA… da Web

MELILLA

MELILLA… da Web

Non voglio entrare in merito al fatto se sia giusto o sbagliato, dato che in democrazia si segue il volere del popolo, ma mi viene da sorridere considerando il comportamento di voi Umani… perché una parte di voi deve odiare l’altra ? Perché dovete sempre picchiarvi ? Non sarebbe utile se, prima di fare cercaste di mettervi d’accordo ? L’odio fa male… molto male. »

Alessandro : « Voi del mondo vegetale avete proprio ragione… e pensare che senza di voi noi Umani non avremmo ossigeno da respirare. »

Ingenua : « Non offenderti Alessandro se l’Albero dice che siete un po’ cretini… non lo dice a te… a te vuol bene. »

Alessandro : « Lo so… e vi ringrazio… perché anch’io voglio bene a voi. Ora però devo andare… mia moglie mi aspetta. »

L’Albero : « Vai, vai… lo sappiamo che vuoi molto bene a tua moglie. »

Alessandro : « Ciao… a presto. »

 

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 Il Regno di Spagna è un Paese quasi confinante con l’Italia ; la lingua è abbastanza simile anche se certe parole possono ingannare.

Sono stato poche volte in Spagna ma mai nell’entroterra, cioè solo in città costiere e grazie alle soste delle navi da crociera.

L’unica volta che ci andai senza il supporto della crociera, fu all’inizio del 2004 a Barcellona. Ci andammo coll’aereo da Nizza dopo un breve volo con un turboelica dell’IBERIA. Ero sì interessato ai francobolli, ma non ancora alle buche.

Barcellona è una città stupenda che chiunque può visitare anche solo navigando su internet. Quello che ci colpì, particolarmente, oltre alle bellezze riconosciute della città, fu la grande quantità di taxi circolanti, i « movimenti » più o meno folkloristici della Rambla e le oche della Cattedrale.

La Rambla – L’uomo statuario seduto sul gabinetto.

La Rambla è un viale molto largo e abbstanza rettilineo lungo quasi un chilometro e mezzo. Su « La Rambla » può succedere di tutto, e si possono trovare i più stravaganti artisti di strada. Noi abbiamo « dovuto » fotografare quest’uomo seduto sul gabinetto col libro in mano. Quanta gente, al gabinetto legge ? La risposta è : « Tanta. »

Rimanemmo a Barcellona 4 giorni, e ci fu possibile vedere abbastanza la città. Anche le varie costruzioni di Gaudì e il magnifico park Güell, tutto con opere del Gaudì. Era in febbraio, ma la temperatura era ottima ; eravamo sì col cappotto, ma si stava benissimo. La visita alla Cattedrale gotica, nel centro della città, ci mostrò uno stupendo chiostro e delle oche… che dovrebbero essere 13, propabilmente perché Sant’Eulalia fu giustiziata quando aveva 13 anni. È una leggenda, ma le oche, sono le guardiane della Cattedrale. Ci sono anche altre leggende ; una cosa è certa che, col loro starnazzare, mettono in allerta i guardiani veri.

LE OCHE DELLA CATTEDRALE

Il nostro girovagare per Barcellona, ci portò anche alla famosa Sagrada Familia. Perché famosa? Perché, questa monumentale vera e propria Cattedrale fu iniziata nel 1882 e continuata dall’anno successivo da Antoni Gaudì… che dedicò gli ultimi 15 anni della propria vita esclusivamente a questa costruzione; morì nel 1926 e, da quel momento, con fasi alterne, continua la costruzione che potrebbe terminare nel 2026. La Basilica fu già consacrata da Benedetto XVI, ha moltissimi visitatori e… la costruzione continua.

Barcellona è una grande città mediterranea con lo spirito… un po’ diverso da quello spagnolo. Loro, gli abitanti, non si considerano spagnoli; si considerano “catalani”; per questa ragione, si può trovare spesso le scritte in spagnolo e in catalano… e con la bandiera spagnola quella catalana.

LA BUCA DELLA POSTA CENTRALE

Combinazione, anche se ancora non avevo il tarlo delle buche, mi feci fotografare vicino alle buche della posta centrale. Lo ricordo perfettamente; eravamo andati a caccia di francobolli per spedire un paio di cartoline.

Nella stessa occasione, trovai una busta preaffrancata, ma per l’interno; chiesi il francobollo per l’integrazione dell’affrancatura e me la spedii, però FERMO POSTA a Lugano, perché, già nel 2004 le poste avevano perso l’abitudine di mettere il timbro d’arrivo sulle corrispondenze. A me interessava il fatto che quella busta risultasse viaggiata.

IL PARTICOLARE COL FRANCOBOLLO COLL’EFFIGE DEL RE JUAN CARLOS. IL TIMBRO È SBIADITO.

Non ho mai collezionato i francobolli di Spagna. Questo è un ricordo di quel viaggio. La componente che maggiormente m’interessò, come collezionista, fu che il francobollo facesse la sua funzione, cioè quella di permettere agli oggetti di corrispondenza di… viaggiare.

IL RETRO DELLA BUSTA COL TIMBRO DI LUGANO

Comunque sia, quella fu la prima volta che misi piede in Spagna. Quello che imparai volando sull’aereo IBERIA che ci portò da Nizza a Barcellona… e ritorno, fu che il vino rosso in Spagna si chiama “tinto”.

Dopo questa visita di qualche giorno a Barcellona, andammo altre volte in Spagna, ma sempre grazie a scali di navi da crociera.

La prima volta fu nel 2007 in occasione di una crociera nel Mediterraneo con una bellissima ma “maltrattata” nave. Nientemeno che la COSTA CONCORDIA.

LA COSTA CONCORDIA IN UNA CARTOLINA DELL’EPOCA

Quello di Barcellona fu il primo scalo dopo la partenza da Savona. Ma perché Savona? Perché la “Costa Crociere”, che dovrebbe, o avrebbe avuto la sede a Genova, ha preferito, probabilmente per i costi, mettere il proprio capolinea principale a Savona dove, nel 2002, fece costruire un ”Palacrociere” dove attraccano le navi Costa.

ITINERARIO DELLA NOSTRA CROCIERA

 

A Barcellona andammo tranquillamente a fare un giro per la città senza prenotare escursioni particolari. La Rambla ci permise una piacevole passeggiata ; arrivammo anche nella Plaza Royal e nelle vicinanze trovammo il bellissimo Ponte dei Sospiri di Barcellona nel quartiere Barrio Gotico.

IL PONTE DEI SOSPIRI (?) DI BARCELLONA sul Carrier del Bisbe.

Fu una semplice e piacevole passeggiata in terra catalana. Sì, è Spagna, ma quelli di Barcellona, prima che spagnoli si considerano catalani.

Noi ripartimmo da Barcellona alla volta di Palma de Mallorca.

La nostra nave si comportò benissimo. Oggi, il mio pensiero va a quel relitto che stanno smantellando definitivamente nel porto di Genova.

Lo sanno tutti che quella povera nave, grazie a un « piccolo » errore di valutazione, inciampò definitivamente nell’Isola del Giglio. Era il lontano 13 gennaio 2012, e da allora quella povera nave rimase coricata su un fianco in balia delle onde nell’attesa che « Gli addetti ai lavori » ne decidessero la destinazione e Chi avrebbe dovuto demolirla. Dopo una specie di ri-galleggiamento, il 27 luglio 2014 fu portata a Genova Prà per la demolizione definitiva.

Nel 2016, così si presentava il relitto di quella bella nave.

È sofferenza vedere questo scheletro di lamiere. Si soffre ancor di più se si pensa che la « sbadataggine » di un uomo ha portato a distruzione un bel manufatto e, soprattutto ha causato la morte di 33 persone. Non si può non ricordare il piacere di quella crociera ed il gusto di essere stati in quella cabina per un po’ di giorni come in un confortevole albergo.

LA NOSTRA CONFORTEVOLE CABINA

Dormimmo una notte e il giorno dopo eccoci arrivati a Palma de Mallorca. Purtroppo quel giorno pioveva. Per raggiungere il Centro di Palma c’era il taxi o il Bus. Optammo per il bus. Purtroppo sotto la pioggia, andare a spasso non fu interessante. Noi non avevamo una méta precisa. Andammo un po’ a spasso, e tornammo presto alla nostra nave.

È importante fare una considerazione, e cioè che, quando la nave fa uno scalo, o si opta per una delle escursioni offerte dalla nave, o si scende a terra alla ricerca di ciò che può offrire il luogo. E può essere molto piacevole, con una semplice piantina, muoversi con tranquillità guardandosi in giro… potremmo dire in modo informale. Se piove è meno bello e… si torna volentieri a casa.

PALMA DE MALLORCA : La gente con gli ombrelli aperti.

Come ben si sa Mallorca è una delle 4 isole Baleari.

LA BUCA DI PALMA DE MALLORCA

Non sapevo ancora che mi sarei appassionato alle buche delle lettere ; però grazie a una gentile conoscente, ho un’unica foto di buca di Palma… buca abbastanza diversa, ma molto bella.

Questa più che gentile conoscente, non solo mi fece avere questa bella buca, ma anche altri riscontri di quell’isola.

La ringrazio particolarmente perché mi ha anche permesso di andare a « trovare » le località dove ha potuto fotografare alcune buche.

La prima località si chiama Deià, e si trova a nord di Palma de Mallorca. È un bellissimo paesello arroccato in collina.

Panorama di Deià nell’isola di Mallorca

Acquisisco che ha 755 abitanti, e ha il suo ufficio postale. Mi viene, a questo punto spontaneo considerare che negli anni Duemila, in molte nazioni gli uffici postali sono andati via via sclomparendo. Le varie Amministrazioni Postali, dimenticandosi che il Servizio Postale è un servizio pubblico per il cittadino che dovrebbe essere capillare, hanno preso come punto di riferimento la redditività e, o hanno chiuso definitivamente l’ufficio, o hanno spostato il minimo di un ufficio in un negozio o in una farmacia.

Ubicazione di Deià nell’isola di Mallorca.

Gli autori di questo « spostamento » hanno dimenticato che nella vita di un paese, l’ufficio postale e il postino sono un importante punto di riferimento molto più rilevante della redditività o, in parole povere del guadagno.

Qualcuno meno giovane ricorderà che ogni paesello o ogni quartiere aveva il suo postino, che, non solo recapitava la corrispondenza, ma era anche diventato un poco il confidente e sapeva tutto del circondario. Aveva sempre tempo di fare quattro veloci chiacchiere con tutti, ma particolarmente con chi viveva solo. Oggi, utilizzando quella terribile parola in uso presso tutte le Amministrazioni non solo postali, bisogna risparmiare. La parola d’ordine è risparmiare per il profitto. Quindi accade che lo smistamento della corrispondenza non è più nel paesello, bensì in una località limitrofa o anche abbastanza lontana da dove partiranno i vari, non più postini, ma recapitatori di cose postali che non saranno mai gli stessi ma potranno cambiare ogni settimana. L’anziana che vive sola o la madre di famiglia che ogni mattina vede uscire di casa marito e figli, non avranno più l’attesa di sentir suonare il campanello sempre alla stessa ora e poter dire anche solo Buongiorno a quel personaggio conosciuto che è il postino, ma troveranno, a ore diverse, degli automi indaffarati che arrivano da lontano e dovranno tornare lontano.

Probabilmente tornerò sull’argomento, dove le Amministrazioni Postali pensano solo al profitto e decapitano quella poesia che viaggia assieme alla parola POSTA.

L’UFFICIO POSTALE DI DEIÀ A MALLORCA.

Quella mia conoscente, veramente carina, ha voluto essere molto efficiente. Oltre alla gentilezza di comunicarmi l’esatta provenienza della fotografia, proprio per questa località, mi ha spedito la foto dell’Ufficio Postale nella quale s’intravvede la Buca e, in parte il panorama ; la foto ci fa comprendere che, anche se siamo a poca distanza dal mare, possiamo godere di un’atmosfera un poco montagnosa o, per lo meno collinare con verde e tranquillità. Bello quel lampione all’angolo della casa. È indubbio che questa foto, anche se parzialmente, potrebbe farci incuriosire e desiderare di andare proprio là.

UFFICIO POSTALE DI DEIÀ VISTO DALL’ALTRA PARTE…

Fa piacere, non solo farsi un’idea dell’ufficio postale, ma anche considerare la semplicità della porta.

Considerati i pochi abitanti, sarebbe interessante conoscere l’orario d’apertura dell’ufficio.

Le Amministrazioni postali cominciano ad usare la tattica di limitare i giorni o l’orario d’apertura anziché cancellare la presenza postale nei luoghi poco popolati.

La buca è stata fotografata singolarmente ed è appena visibile in alto la corona della monarchia… ripristinata ufficialmente in Spagna nel 1947 ma effettiva solo nel 1975 alla morte del Dittatore o Caudillo Francisco Franco.

E LA BUCA… MOLTO SEMPLICE.

Nell’isola esiste un’altra località visitata dalla mia conoscente ; si chiama Pollença e si trova ancora più a nord. Non è un paesello ; ha più di 16000 abitanti e, pur essendo il nucleo nell’entroterra, arriva al mare. È una località turistica rinomata con molti alberghi… e un porto.

Le buche delle lettere di queste località turistiche ricevono sicuramente poca corrispondenza vera ; per lo più cartoline con saluti a parenti e amici… anche per poter comunicare : « Sono stato qui », o con minore probabilità : « Ti ho pensato con affetto e mi piacerebbe tanto se tu potessi essere qui con me ». Anche il francobollo può avere la sua importanza se non è il solito francobollo, in questo caso, con l’effige del re.

Purtroppo quando si comprano le cartoline si trovano sovente anche i francobolli… raramente belli o commemorativi.

Ubicazione di Pollença.

Se poi andate alla posta, almeno in Italia, è difficilissimo che riusciate ad ottenere dei francobolli con un nominale diverso dall’importo necessario per una lettera per l’interno. Se desiderate un francobollo per l’estero, che poi è solo 5 centesimi di Euro in più, alla posta non ce l’hanno… ma ve lo fanno al momento appiccicando sulla lettera, o ancor peggio sulla cartolina, un osceno pataccone che, nel caso foste riusciti a trovare un bel francobollo commemorativo, deturparà il francobollo vero. Questo problema per Poste Italiane non esiste… anche se stampano ogni anno un mucchio di francobolli commemorativi per i collezionisti ma, limitando l’uso dei francobolli, distruggono la filatelia.

La buca di Pollença è come le normali buche spagnole, ma sembra voglia dimostrare, almeno a questo livello, l’educazione degli spagnoli.

La buca di Pollença

Si guardi che bella buca pulita, senza scritte, senza graffiti e senza pezzi di carta o pubblicità incollati sopra.

È brutto quando la maleducazione deturpa un oggetto che fa parte della collettività ; quando manca il rispetto per il prossimo e per le umane altrui cose, vuol dire che si è già discesi molto in basso. E se un popolo si comporta in quel modo, vuol dire che ha imparato male a vivere, e può solo averglielo insegnato chi è più in alto… o addirittura chi dovrebbe insegnare onestà e rispetto ? Di chi la colpa ? È difficile poterlo sapere oggi.

Francobollo spagnolo del 1972.

 

Ringrazio la sensibilità della persona che ha voluto gentilmente offrirmi le foto di Mallorca e, prima di passare a descrivere il mio contatto con la Spagna, grazie a un’altra crociera, non posso non parlare dei francobolli. Non ho mai collezionato i francobolli di Spagna, ma ne ho ricevuti un paio su cartolina. Questo rappresenta un artigianato spagnolo che ci mostra coloro che dipingono le maschere. Un francobollo spagnolo molto famoso, che non ho e che fece scalpore e quello che riproduce la « Maja Desnuda » da un affresco del Goya. Quanto però mi ha colpito maggiormente della Spagna, e lo si può trovare anche sui francobolli, è che il popolo spagnolo è riuscito a passare dalla dittatura alla monarchia e alla democrazia senza colpo ferire. E lo dimostrano i francobolli.

Il Caudillo Francisco Franco in un francobollo del 1963.

Il Dittatore Francisco Franco morì nel 1975, e, fino a quell’anno sui francobolli ordinari c’era la sua effige, come su questo francobollo timbrato a Madrid.

Alla morte di Francisco Franco i francobolli spagnoli portano l’effige del re Juan Carlos. Da notare che lo stile dei francobolli è proprio come quello del defunto dittatore.

Tornammo in Spagna nel 2007 sempre grazie a una Crociera Costa. Questa volta con la Costa Serena, e questo fu l’itinerario.

ITINERARIO CROCIERA DEL 2007

Si può vedere come la prima tappa fu proprio Barcellona. La crociera toccò praticamente ben 4 porti spagnoli, essendo le isole Canarie territorio spagnolo. Delle Canarie mi occuperò separatamente.

Il periodo dell’anno fu la fine del 2007 e l’inizio del 2008. Da Barcellona partecipammo a un’escursione al monastero di Santa Maria de Montserrat… abbastanza nell’entroterra della città. Ci arrivammo col bus; coll’ultimo tratto in salita raggiungemmo l’altitudine di 720 s.l.m.

FUGA DI ARCHI AL SANTUARIO DI MONSERRAT

Mi piacque fotografare questa “fuga di archi” nella fresca ma limpidissima giornata che ci portò in questo luogo di preghiera, molto conosciuto in Catalogna, anche facilmente raggiungibile dapprima col treno e poi in funivia.

È possibile vedere come la montagna abbia come delle gobbe. Le trovai particolari, non essendone assolutamente abituato.

LA GIALLA CABINA DELLA FUNIVIA

Eravamo alla fine del mese di dicembre, per cui la temperatura era freddina e il sole durava poco.

Questa località aveva una prerogativa particolare che purtroppo non fotografai. Prima dell’ingresso del Monastero si possono vedere 4 alberi diversi. Ognuno simboleggia un sentimento o una prerogativa dello spirito.

I quattro alberi sono:

La Palma che simboleggia la bellezza.

L’Olivo che è il símbolo della pace e della fertilità.

Il Cipresso che simboleggia il silenzio e la preghiera.

L’Alloro da sempre simbolo di onore.

 

MONSERRAT

 Era pomeriggio, e, dalla fotografia è possibile, vedere come il sole sta già tramontando. Si può vedere la montagna con delle gobbe.

Prima che il pullmann che ci portò a Monserrat ripartisse alla volta di Barcellona ci fu possibile spaziare la zona con la massima tranquillità.

Purtroppo la luce non era l’ideale per un fotografo dilettante come me.

Mi piacque però fotografare in giro. Particolarmente attirò la mia attenzione una delle tante statue che faceva bella mostra di sé fra un arco e l’altro.

M’era sembrata particolarmente antica… il vederla m’aveva portato nel Medio Evo in mezzo a Dame e Cavalieri nonché a facili giustizieri, ma anche a Damigelle alla ricerca del Principe più o meno azzurro.

STATUA D’ALTRI TEMPI

 Penso che a quei tempi apparentemente lontani, certi cavalieri ben protetti con armature pesanti e cavalli ugualmente bardati potessero essere molto più prestanti di certi “cavalieri” dei nostri tempi.

Comunque fosse, il Santuario offriva anche angoli particolarmente spirituali con grandi quantità di votive candele accese e in vendita, nonché il classico negozietto di souvenir che, oltre alle cartoline vende ogni tipo di oggetti più o meno sacri e probabilmente anche MADE IN CHINA.

Avremmo voluto acquistare il liquore Ratafia. Non lo comperammo dato che si sarebbe creato il problema del doverlo portare sulla nostra nave.

COSTA SERENA

Da Barcellona la nostra nave, la Costa Serena, proseguì alla volta del Marocco, delle Canarie e di Madera. Fu al ritorno verso l’Italia che fece scalo a Malaga. Era ormai il 2008… l’aria era fresca e ci fu possibile godere la città facendo un bel giro in “carrozzella”.

LA CARROZZELLA E IL VETTURINO.

È molto bello poter andare in giro trasportati dal rumore di zoccoli di un cavallo con un vetturino che ogni tanto spiega qualcosa senza essere in nessun modo invadente.

Fu quello l’ultimo scalo in terra spagnola prima del ritorno a casa. C’erano ancora nell’aria le festività natalizie.

Dopo il “bighellonare” in carrozzella, quanto rimase in noi particolarmente impresso di quella città andalusa, fu il meraviglioso presepe della Cattedrale.

PARTICOLARE DEL PRESEPE DELLA CATTEDRALE

Ne fotografai una parte. Chiunque può trovare ovunque tutte le possibili fotografie di Malaga, ma non questo particolare del presepe.

Fu così che nel settembre dello stesso anno, quello fu un bell’anno, di ritorno da una stupenda crociera nel Mar Baltico, la nostra nave, di ritorno nel Mediterraneo, fece scalo a Cadice.

GIRO DI CADICE

Scendiamo dalla nave e facciamo il giro della città.

Bello, pare che anche il Re Juan Carlos ci vada in ferie. Dal nostro punto di vista la gente non è troppo gentile… quasi ostile. La cittadina è bella e, al pomeriggio la giriamo a piedi per conto nostro.

Ci piace, e fotografiamo l’entrata-cancello di un’abitazione con le piastrelle variopinte.

L’Entrata-cancello di un’abitazione di Cadice.

Da Cadice la nave riparte e fa nuovamente scalo a Malaga.

Prima di scendere a terra avevamo deciso che avremmo rifatto un giro in carrozzella. Il ricordo del giro fatto in gennaio era molto piacevole. Purtroppo c’è molto vento; allora decidiamo di fare un giro in città per conto nostro. D’altra parte, a piedi e senza una meta precisa è molto più bello.

UNA BELLA COSTRUZIONE DI MALAGA

Mi piacque questa costruzione… probabilmente una chiesa. Continuando la nostra passeggiata… cha assomigliò a un bighellonare, e quindi molto piacevole, incontrammo finalmente una buca delle lettere.

BELLA BUCA DI MALAGA

 La nostra passeggiata per la città continua nella massima serenità e tranquillità e, bisogna anche dirlo, senza fretta. Sono contento di aver potuto raccogliere una bucalettere di questa bella città del sud della Spagna. Mentre ce n’andiamo in giro, è in noi il ricordo piacevole del gennaio di quest’anno… abbastanza freddino rispetto ad oggi. Incontriamo questa lunga fontana della quale non conosciamo il significato. È bella e basta e pertanto l’ho fotografata.

Malaga rimane in noi come un bel ricordo, dato che, probabilmente sarà questa l’ultima volta che potremo visitarla.

BELLA E LUNGA FONTANA.

Con la nostra nave che ripartirà verso casa ci sarà in me il piacere di poter aggiungere una buca… alle altre.

E, come quasi tutte le buche della Spagna; è piacevole però poter fare la considerazione che la maggior parte delle buche spagnole sono rispettate, cioè non vengono lordate o non ricevono calcomanie o pubblicità di vario genere… e questo fa piacere perché fa pensare all’esistenza di una buona educazione.

Tornammo in Spagna nel 2015, in aprile, sempre grazie a una crociera. Questa volta la prima tappa fu Barcellona. Arrivare a Barcellona fu interessante perché c’era nebbia, per cui, la nostra nave, esattamente ogni minuto faceva sentire il suono della sua sirena.

LA NOSTRA NAVE NELLA NEBBIA

Noi non scendemmo dalla nave e neppure andammo a fare una qualsivoglia escursione. La navigazione nella nebbia potrebbe produrre ansia; oggi, i pericoli di collisione fra navi in navigazione è piuttosto difficile. Le navi sono dotate di radar molto sofisticati, e, malgrado questo, il suonare la sirena ogni minuto, ci disse che volevano utilizzare ogni strumento per evitare danni. Non si dimentichi l’affondamento dell’Andrea Doria nell’Atlantico quando la nave era quasi arrivata a New York.

Non posso dimenticare la tristezza che s’impossessò di me quel giorno che seppi dell’affondamento: 25 luglio 1956. Infatti, ricordo benissimo quando nel 1951 quasi scappai di casa per andare a Sestri Ponente ad assistere al varo della nave; non è possibile descrivere quegli attimi in cui un’enorme blocco di metallo a forma di nave, dalla terraferma scivola piano piano verso l’acqua per ritrovarsi dopo alcuni lunghissimi istanti a contatto del suo elemento. Avevo 15 anni e vedevo coi miei occhi un momento del genere per la prima volta… ero solo in mezzo alla folla genovese… ma era come se fossi un tutt’uno con la folla che gioiva all’unisono di fronte a un avvenimento, per quegli anni stupendo e ben promettente… se si considera la fine della devastante guerra solo 6 anni prima.

Di Barcellona, che vidi più di una volta, avevo solo la buca nella quale imbucai alcune cartoline e la mia busta. Arrivò ad aiutarmi un amico che nel 2014 mi mandò alcune fotografie.

QUESTA LA BUCA N° 1 DI BARCELLONA

La componente simpatica dell’invio delle foto e, della gentilezza nel fotografarle, fu che m’inviò anche il particolare della prima buca… fra l’altro perfettamente a fuoco.

 

PARTICOLARE DELLA BUCA N° 1 DI BARCELLONA

LA SECONDA BUCA DI BARCELLONA

La nave proseguì la sua navigazione alla volta di Valenza. Non eravamo mai stati in quella città… e per noi fu molto piacevole poterla vedere bighellonando nel centro. Ci arrivammo col bus messo a disposizione dalla Costa… naturalmente a pagamento.

Sapevamo che a Valenza sarebbe stato possibile ammirare alcune costruzioni modernissime… che però non sono in centro. Per fortuna esistono sempre le cartoline… nel senso che non bisogna dimenticare che l’evoluzione dei tempi ci renderà sempre più difficile trovare delle cartoline… sì perché ne vengono spedite sempre meno. Oggi si spediscono seduta stante col cellulare. Ci fu possibile fotografarne

ARCHITETTURA MODERNA A VALENZA

L’andare a spasso permette anche di curiosare gli ingressi dei palazzi.

L’INGRESSO DI UNA CASA A VALENZA

Naturalmente feci attenzione alle buche delle lettere. Ero la prima volta a Valenza… che trovai bellissima e accogliente. Mi fu possibile trovarla… la buca delle lettere, come al solito bella e pulita.

UNA BELLA BUCA A VALENZA

Fa piacere poter prendere atto che i vandalismi non s’accaniscono sulle buche delle lettere. Dico questo perché purtroppo, per quanto riguarda l’Europa, solo in Italia ho trovato le buche delle lettere così maltrattate. Si direbbe che le stesse Poste Italiane non abbiano alcun interesse a preservare ciò che dovrebbe essere di loro proprietà… e quindi di tutta la popolazione. Forse perché non hanno alcun interesse a recapitare la posta normale in tempi, non dico giusti, ma potabili, altrimenti i tempi di recapito non sarebbero oltre la settimana. A Valenza trovai anche una pseudobuca, di color verde. Credo serva per mettere la corrispondenza per una determinata zona… che poi il portalettere distribuirà; l’ho chiamata “Raccoglitore di corrispondenza”.

RACCOGLITORE DI CORRISPONDENZA

La nostra permanenza a Valenza non durò molto perché a una certa ora fu necessario tornare a bordo.

Non andammo in quella Valenza che ha delle bellissime costruzioni moderne che possono fare facilmente invidia.

Ci fu però permesso di bighellonare nei pressi della Cattedrale, e, grazie alla temperatura gradevole, ci fu per noi il tempo di sederci a un tavolino all’aperto e gustare una bibita… e di fare delle piacevoli fotografie… sì, perché il poter ricordare guardando le fotografie, non solo fa piacere, ma aiuta a rivivere quei momenti particolari decisamente belli.

LA FONTANA DEL NETTUNO IN Plaza de la Virgen

LA CATTEDRALE (IL CAMPANILE)

UN TOMBINO DI VALENZA

A questo punto, torniamo alla nave e partiamo alla volta di Cadice.

Qui però mi piace mostrarvi la gentilezza dell’”amico farmacista” che, turista a Valenza e Madrid, ben conscio del mio pallino fatto di buche, ha voluto premiarmi con una stupenda documentazione.

Una bella buca a Valencia-Carrer del Mar

A questa bella buca seguono molte fotografie che illustrano momenti di posta.

Carrer de Sant Vicent Màrtir – RIMESSA FURGONI POSTALI

Valencia:_Carrer de Sant Vicent Màrtir – Furgoni in sosta.

Valencia-Palazzo delle poste_Plaça de l’Ajuntament

Bellissima serie di buche. Carrer de Sant Vicent Màrtir

Interno del Palazzo delle poste_Plaça de l’Ajuntament.

Interno Palazzo delle poste con vetrata e stemma

 

Valencia-Palazzo delle poste – Interno con cupola

Valencia-Palazzo delle poste – Ingresso principale

Valencia-Palazzo delle poste – SERIE DI BUCHE 1

 

Valencia-Palazzo delle poste – Serie di Buche 2

Valencia-Palazzo delle poste – Serie di buche 3

Dopo questa carrellata di fotografie che possono dimostrarci quanto la posta possa essere importante, ora che siamo partiti per Cadice… ultima tappa spagnola in questa crociera.

Arriviamo a Cadice, che già avevamo visto, e mi diletto di un giro tranquillo per la città. Della città ho goduto in particolare un monumento veramente unico… che mi ha incuriosito… sulla Piazza della Libertà:

IL MONUMENTO COL LUCCHETTO APERTO

Troppo significativo… un lucchetto aperto che lascia liberi… dove, almeno secondo me, Libertà è fare tutto ciò che piace… a patto di non nuocere a se stessi o ad altri.

MADRID_Plaza de la Incarnacion.

Non fui più nel Regno di Spagna, e non so se ci andrò in futuro. Mi sono però fatto l’idea che in quella nazione ci sia una bella civiltà e una buona educazione.

Se infatti vogliamo considerare le tante buche che ho potuto fotografare, o hanno gentilmente fotografato per me, bisogna dire che sono quasi tutte pulite, quasi tutte senza scritte e senza adesivi. Mi viene questa considerazione, dopo aver notato l’inciviltà di buona parte delle buche italiane. Credo che non ci sarebbe niente di male se le Poste Italiane sentissero il desiderio di ripulire le buche sporcate da maleducati cittadini.

Per quanto riguarda le buche delle lettere, devo aggiungere quelle di Madrid speditemi sempre da quel gentilissimo amico farmacista.

MADRID_Carrera de San Francisco

Come tutti sanno Madrid è la capitale della Spagna. Anche in Spagna c’è sempre qualcuno che non è d’accordo.

Ora è la volta di Barcellona e dei Catalani… quando da noi era il Sudtirolo. Naturalmente speriamo tutti che il buon senso prevalga a tutti livelli.

Madrid_ Calle Gran Via

Io non sono mai stato a Madrid e non credo che ci andrò… almeno prossimamente. Pensando a Madrid mi sovviene che nel Museo del Prado c’è il famoso quadro dipinto da Goya nel 1800: Maja Desnuda. Coll’illustrazione di questo quadro, nel 1930 le Poste spagnole stamparono un francobollo, che, per quei tempi fece scalpore. È interessante considerare il fatto che il nudo del francobollo non piacque alla poste statunitensi. Per questa ragione, la corrispondenza che raggiungeva gli Stati Uniti, se affrancata con questo francobollo, veniva respinta al mittente. Accadde qualcosa di simile quando nel 2000 i francobolli italiani relativi al Congresso per le malattie del seno raggiunsero certi paesi arabi. I francobolli venivano o deturpati, o staccati o respinti al mittente.

IL FRANCOBOLLO SPAGNOLO DEL 1930

 

È indubbio il fatto che, a seconda del Paese in cui ti trovi, cambiano gli usi, i costumi e i punti di vista. È quindi chiaro che il francobollo dovrebbe poter andare dappertutto portando le più disparate comunicazioni. Qualche volta certe comunicazioni non piacciono… o non devono piacere… come la corrispondenza che veniva verificata in tempo di guerra.

Madrid_Plaza de la Incarnacion.

Per terminare, manca questa buca, bella perché pulita anche se uguale alle altre… sempre di Madrid, che mi fa sperare che le Poste Italiane possano, col tempo, arrivare a cambiare o restaurare la sciatteria che dimostrano in questo campo… sotto gli occhi di tutti.

Rimane anche la speranza che il Genere Umano riprenda ad apprezzare il piacere e il gusto di scrivere le lettere a mano e farsi ricordare con variopinte cartoline… naturalmente finite in una buca di posta…. Per poter viaggiare anche lontano.

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 Registrazione del 31 maggio 2018

 

Personaggi:
L’Albero, Panchina Ingenua e Alessandro.

 

L’Albero: “Buon giorno Alessandro, finalmente vieni anche da noi.”

Panchina Ingenua: “Sapessi quanto mi manca il calore delle tue chiappe! Ciao Alessandro… che bello sentirti… dico fisicamente.”

PANCHINA INGENUA

Alessandro: “Buon Giorno amici. Ci sono… e mi fa piacere esserci.”

L’Albero: “Sai com’è caro Alessandro? È che ho ascoltato “in differita” tutto quello che vi siete detti un po’ di giorni fa circa quanto accadde ai poveri Umani di Trieste. So che, con la dipartita dalla città dei titini, le sofferenze dei triestini non finirono lì, non foss’altro che per il fatto che non potevano sentirsi italiani.”

L’Albero

Alessandro: “Appunto. È questo uno dei tanti argomenti Umani che dobbiamo ancora affrontare.”

L’Albero: “E potremo farlo oggi. Sto infatti contattando il mio collega Tasso, nonché l’Ulivo che da qui vedo con facilità. Di tutto quello che vi siete detti l’altra volta, c’è un particolare che non son riuscito a comprendere, e cioè, in che modo l’Umano Palmiro Togliatti poté governare in Italia se aveva la cittadinanza dell’Unione Sovietica dopo che “sputò” sulla cittadinanza italiana e sui cittadini italiani. Fu, se non ricordo male nel 1930, ma ricordo benissimo quello che disse, e cioè: È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano. Quando presi atto che quell’Umano poté governare in Italia dopo aver offeso il popolo italiano, nonché i mandolinisti, credo anche di poter capire con quale facilità possano esistere degli Umani attuali Presidenti della Repubblica che, di fronte a una situazione grave come l’attuale, pasticciano la crisi in un modo a dir poco grottesco. Mio caro Alessandro, so perfettamente che un tempo i cittadini italiani, se ricevevano la cittadinanza di un’altra Nazione, perdevano la cittadinanza italiana. Anche se poté sembrare un’offesa nei riguardi dell’italianità, anni dopo questi cittadini poterono “riavere” la cittadinanza dello stivale. Già mi sembra poco serio, ridare la cittadinanza a chi l’aveva perduta volontariamente perché aveva voluto seguire altre strade, quella però dell’Umano Togliatti mi sembra sia stato piuttosto grottesco o puerile o disonesto verso tutti gli altri Umani d’Italia permettere posizioni di prestigio a chi aveva volutamente e in modo altisonante disprezzato l’italiano. Ma è proprio vero? Può darsi che non sia vero che l’Umano Togliatti avesse la cittadinanza dell’Unione Sovietica, ma, se è vero, trovo gravissimo quanto accadde… tanto più che la presenza di quel perfido Umano provocò molti morti e molti pianti.

 Ingenua: “Sarò ingenua, ma, da quello che dici, capisco tante cose… e anche perché le italiche genti continuano ad accettare che “Altri d’Europa” dettino legge dove non dovrebbero.”

 Alessandro: “Ho l’impressione che tu, caro Albero amico mio abbia messo l’accento su un tasto molto delicato. Pensa che il Ministro della Giustizia Orlando avrebbe detto: “Io sono uno degli ultimi togliattiani”… ripeto:”Della Giustizia”. È da piangere o da ridere?”

L’Albero: “Per oggi, fermiamoci qui… e speriamo che “Chi di dovere” in Italia capisca qual è il bene dell’Italia, ma che soprattutto sappia amare la Patria.”

Alessandro: “Sì, sì… ci vediamo presto e contatteremo di nuovo Tasso e i suoi fratelli e finiremo il discorso di Trieste. Ciao a tutti.

Ingenua: “Mi dispiace che tu vada via… ma ti aspetto. Ciao.”

 

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

QUESTO ARTICOLO È MOLTO SERIO E VA LETTO SERIAMENTE

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

TRST… oggi TRIESTE

 

 Registrazione del 15 aprile 2018

Appare oggi 3o maggio 2018

 

Personaggi:
Albero Tasso, Fratelli di Tasso , Panchina Rotonda, Alessandro, e Ulivo il Saggio.

 

Tasso: “Spero tanto che Alessandro venga a trovarci.”

ALBERO TASSO

I Fratelli di Tasso: “Perché questo tuo desiderio?”

Tasso: “Perché ci sono ancora molte cose che dobbiamo raccontarci.”

I Fratelli di Tasso: “Non essere così ansioso; vedrai che verrà.”

Panchina Rotonda: “Perché non chiedete a “L’Albero” che vive da quelle parti?”

Tasso: “Ho già tentato di contattarlo, ma non mi risponde… forse sarà occupatissimo a perfezionare le sue bellissime e fresche foglie.”

Rotonda: “E allora cerca con “Ulivo il saggio”. Anche lui vive da quelle parti e non ha problemi di foglie.”

Tasso: “Mi sembra una buona idea. Vedo di contattarlo.”

I Fratelli di Tasso: “Potresti intanto dirci perché questa tua smania di raccontare le malefatte di certi Umani?”

Tasso: “Ma la mia non è una smania. Sono dell’idea che la storia degli Umani sia molto importante e che sia altrettanto importante, per gli Umani, il conoscerla. Avevamo accennato al fatto che si parla tanto e sempre dell’OLOCAUSTO e poco o niente dei tanti morti trucidati in altre circostanze. Quella di Fiume è una circostanza che deve essere conosciuta… anche se ai tempi non bisognava parlarne… e noi ne abbiamo parlato.”

I Fratelli di Tasso: “Perché non bisognava parlarne? Noi pensiamo che fosse perché non bisognava parlare male del comunismo e dei comunisti… perché l’ideologia che arrivava da Mosca avrebbe dovuto far presa sul proletariato contro l’imperialismo dell’Occidente. Cosa ne dici?”

Tasso: “Credo proprio che sia così. Certo che l’ultima parola dovrebbe essere quella degli storiografi. Vedete, a quei tempi, quando per la maggior parte degli Umani d’Italia la guerra era finita e poterono rientrare in Italia tutti quei personaggi precedentemente “antipatici” al regime fascista, rientrò anche l’Umano Palmiro Togliatti. Nel 1945 aveva 52 anni. Lui, ai tempi del fascismo, scappò in Unione Sovietica e, pare che nel 1930 avesse addirittura ricevuto la cittadinanza dell’Unione Sovietica. Non so se ritornò in Italia come “sovietico” o come italiano; probabilmente gli fu restituita la cittadinanza italiana… o non gli fu mai tolta? (è relativamente recente, la norma per un italiano che riceva la cittadinanza di uno stato estero, poter conservare la cittadinanza italiana) e fece parte dei primi governi italiani, però, la sua politica nei riguardi del nord est dell’Italia sembrava fosse più favorevole a Tito che all’Italia.”

I Fratelli di Tasso: “Cosa vuol dire? Lui faceva parte del Governo italiano ed era favorevole alle pretese di Tito?”

Tasso: “Finché non ci fu la rottura fra Stalin e Tito, si potrebbe pensare che Togliatti prendesse ordini direttamente dal Cremlino; è chiaro che per lui, la cosa più importante era sperare di poter importare in Italia il “paradiso comunista”. Mi chiama ”Ulivo il saggio”.

ULIVO IL SAGGIO

Ulivo il saggio: “Buongiorno a tutti voi. Ho visto Alessandro; fra poco dovrebbe arrivare da voi. Comunque vi ascolto. Ho captato un’interessante discussione. Io non ne so molto di quelle cose; tu però vecchio Tasso, sì che la sai lunga.”

Panchina Rotonda : « Alessandro, giusto due giorni fa s’è seduto un momento su di me. Poi è andato via»

Tasso : « Sicuramente aveva fretta di tornare a casa da sua moglie. So che si vogliono bene. Sono sposati già da tanti anni. »

Rotonda : « Quanti anni ? »

Tasso : « Non lo so con precisione. Sicuramente più di 50 »

Rotonda : « Allora sono delle « mosche bianche » ; la prossima volta che lo vedo glielo chiedo… se è vero ; mi sembra così strano, di questi tempi dopo pochi anni si lasciano… per incompatibilità di carattere. Alessandro è molto simpatico. »

I fratelli di Tasso : « È simpatico anche a noi. Tornando al discorso di Trieste, tu caro fratello pensi che Togliatti volesse veramente che Trieste passasse alla Federazione Jugoslava di Tito ? »

Tasso : « Sì sì… naturalmente proprio lui personalmente… e una buona parte dei suoi scagnozzi. »

I fratelli di Tasso : « Effettivamente lui stava più dalla parte dell’Unione Sovietica… o anche del tutto. Infatti, in occasione del XVI Congresso del PCUS nel 1930 ebbe a dire : È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano.”

Rotonda : « Ma state dicendo qualcosa di terribile. Un Umano di quelle deplorevoli dimensioni governò l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale ? Per l’Italia era uno straniero… e gli permisero di governare ? Ma come fu possibile ?  Spero tanto che arrivi Alessandro… e ci dica se in Italia è permesso raggiungere posizioni governative dopo aver « rinunciato » alla cittadinanza italiana.»

Ulivo il saggio: “Io credo che la situazione di quei tempi fosse talmente caotica e che la cittadinanza fosse così stanca della dittatura fascista… e dei tanti morti, per cui, i benpensanti non comunisti, temendo il comunismo vero, non si accorsero di essere turlupinati da quell’italiano… non più italiano, ma con pretese di governante italiano. D’altra parte, prima ancora che le truppe partigiane di Tito entrassero a Trieste, era il 30 aprile 1945, l’Umano Togliatti scrisse nel febbraio dello stesso anno che, oltre ai partigiani, anche gli italiani di Trieste avrebbero dovuto “collaborare” con le “unità” di Tito.”

Tasso: “Esattamente. E chi collaborò, non per la fratellanza italo-slava, ma per una Trieste italiana, rischiò di scomparire dalla circolazione… o ammazzato dopo un processo più o meno sommario o trascinato in un qualche campo iugoslavo. Ciao Alessandro; sei arrivato?”

Alessandro: “Come state amici miei?”

Tasso: “Siamo contenti di vederti. Stiamo dissertando su Trieste.”

Alessandro: “Argomento molto importante… e molto interessante… che dovrebbe interessare anche i giovani, o particolarmente i giovani… perché pochissimi sanno quali sono state le sofferenze di quella città, e quanto quella città abbia “combattuto” per ritornare a far parte integrande dell’Italia.”

Rotonda: “Alla fine della guerra, Trieste non continuò a far parte dell’Italia.”

Tasso: “No cara amica. Quando la guerra stava finendo o era ormai agli sgoccioli, mentre i triestini speravano tanto di veder arrivare gli angloamericani, si videro invasi dalle truppe di Tito; non erano truppe regolari, ma truppe rivoluzionarie, o se preferisci partigiane, che non avevano alcuna intenzione di seguire delle regole di tipo internazionale. Dovevano solamente eseguire gli ordini di Tito. Dal momento in cui entrarono nella città, quel 30 aprile 1945, ci furono per i triestini 40 giorni terrore.”

Rotonda: “Che intenzione avevano?”

Tasso: “La loro intenzione, che non era altro che l’intenzione di Tito, perfettamente appoggiato da Stalin, era quella di tenere la città e far sì che, al momento giusto, fosse decretato dagli eserciti vincitori Trieste facente parte della Federazione Jugoslava.”

Rotonda: “Ho capito. Perché terrore per i triestini?”

Ulivo il saggio: “Scusate se intervengo… anche perché vorrei poi chiedere ad Alessandro se Togliatti, rientrando in Italia dall’Unione Sovietica, aveva la cittadinanza italiana.

Quello che fecero gli slavi, una volta entrati in Trieste, fu, fra l’altro, quello di far “sparire”, nel vero senso della parola, tutte quelle persone che avevano ricoperto una qualche carica durante il regime fascista e tutti quelli che, anche se antifascisti o comunisti, avrebbero potuto rappresentare una minaccia intellettuale di fronte all’istituzione di Trieste jugoslava.”

Rotonda: “Ma cosa intendi per “sparire”?… avevano la bacchetta magica?”

Ulivo il saggio: “No, non avevano la bacchetta magica, ma la maggiore e inimmaginabile malvagità personificata. Oltre che ad esecuzioni dopo processi farsa, prelevavano nottetempo onesti cittadini dalle proprie abitazioni e li facevano finire in qualche foiba. Anche i partigiani che avevano combattuto per la liberazione della città dai tedeschi finiscono nelle foibe. La “Guardia del Popolo” riesce a seminare il terrore, e in soli 40 giorni, riesce a eliminare quasi 2000 persone dalla città di Trieste. Non è qui il caso di scendere nei particolari, dato che queste malefatte sono oggi abbastanza documentate; l’importante è sottolineare il fatto che fu l’”italianità” ad essere ricercata ed eliminata.”

Tasso: “E dopo certe terribili malefatte, oggi ben documentate, certamente lasciarono anche il segno per la gioia dei collezionisti di francobolli… o no?”

Alessandro: “È il colmo, ma è proprio così.

CLN Savona e CLN Ponte Chiasso

Pensate che la mia Mamma, che aveva capito che m’interessavo seriamente ai francobolli, mi aveva regalato due serie particolari di francobolli, una con la soprastampa C.L.N. Savona e l’altra, mi disse, di “Tito a Trieste”. Io non sapevo assolutamente chi fosse questo Tito; lo imparai molti anni dopo: era quel Personaggio, dapprima amato poi “follemente” odiato da Stalin, che voleva impossessarsi di Trieste… e che Governò la Federazione Jugoslava. Io non avevo ancora compiuto 9 anni, ero abituato ai francobolli della Repubblica Sociale Italiana, e, essendo ormai passato il 25 aprile, dopo aver visto coi miei occhi le autocolonne delle truppe tedesche che si muovevano mestamente in direzione di Genova per poi puntare al Brennero, capii dai francobolli che stava succedendo qualcosa d’importante… ma, come cosa più importante che non si doveva più aver paura delle bombe. Mia Mamma, nel regalarmi quei francobolli, che trovò essere particolari, non sapeva assolutamente quante atrocità accadevano da quelle parti e quanta parte poteva avere Togliatti nel fomentarle o farle accettare.

TRE DEI FRANCOBOLLI DELLA SERIE SOPRASTAMPATA

Erano tempi veramente terribili… anche se a Genova si inneggiava apparentemente alla pace, ma, grazie al caos ancora esistente, nella “piccola Russia” di Genova Sestri i regolamenti di conti erano all’ordine del giorno.

Rotonda: “Chissà quanto valgono quei francobolli.”

Alessandro: “Non credere. Non valgono praticamente niente, o… pochissimo. Per me hanno un grande valore perché mi furono regalati dalla mia Mamma.”

Ulivo il Saggio: “Credo che in questa chiacchierata si sia dimenticato un particolare piuttosto importante… quella che fu la figura degli inglesi. Da quel poco che so, se l’esercito di Tito non fosse stato “foraggiato” da Churchill, forse non sarebbe arrivato per primo a Trieste… o dato che Stalin, uno dei 4 vincitori, “voleva” Trieste, potrebbe aver voluto… o preteso… che le truppe neozelandesi non intervenissero.”

Rotonda: “Cosa intendi per “non intervenissero”.

Ulivo il Saggio: “Devi sapere che i neozelandesi, inquadrati nelle truppe britanniche agli ordini dell’Umano Generale Freyberg, arrivarono a Trieste poco dopo li partigiani di Tito… o Titini. Quando i Titini eliminarono tutto quanto era italiano, oltre agli italiani, fra cui le Guardie di Finanza che si erano a loro giustamente arrese, rimasero come spettatori. Non intervennero neppure quando le truppe slave spararono sui triestini che manifestavano in corteo con la bandiera italiana. Ci furono 5 morti e molti feriti. Le truppe britanniche rimasero a guardare e, pare, a scattare fotografie. Trieste faceva parte “ormai” della Federazione Jugoslava.”

Tasso: “È vero, furono momenti terribili per i triestini, e ancor più terribili perché quei morti non ebbero assolutamente una vasta eco sulla stampa italiana… nel senso che l’italiano non doveva sapere.”

Ulivo il Saggio: “Io credo che quei silenzi fossero causati dal fatto che gli Umani d’Italia erano ancora frastornati da tutto quello che era accaduto… e poi, non bisogna dimenticare che, come antifascista, la forza dei comunisti italiani non era indifferente. Dato che bisognava parlar bene del comunismo, guai parlar male di Tito e della “Fratellanza italo-slava”. Poi però i titini dovettero ritirarsi e lasciare la città. Cosa li fece decidere di andarsene?”

Da Wikipedia

Tasso: “Dopo l’accordo Alexander-Tito che sarebbe stato firmato a Belgrado, il 12 giugno 1945 i miliziani di Tito lasciano Trieste nelle mani degli Alleati Anglo-Americani, e viene creata la Zona A per Trieste e la Zona B per Capodistria… che rimarrà in mano agli Jugoslavi.

Naturalmente lasciano una città insanguinata… una città che teme il ritorno delle sciagurate milizie slave di Tito e gradisce la protezione degli anglo-americani con la speranza di ritornare a far parte dell’Italia. Comincia per Trieste, non più Trst, un periodo di transizione, scandito anche anche da particolari postali… sempre interessanti quando si indaga determinati periodi storici. Furono eliminati i francobolli di Tito a Trieste e arrivarono altre soprastampe sui francobolli italiani.”

Alessandro: “Sì, potremo parlarne, perché furono di grande interesse anche per i collezionisti italiani. C’è il rammarico che mette l’accento sulla malvagità dei Governanti di “allora” che non permisero ai collezionisti, almeno a loro, di conoscere l’esatta situazione di quelle popolazioni… ovvero le loro immani sofferenze dopo quella che avrebbe dovuto essere la fine delle ostilità.”

Ulivo il Saggio: “Non dovremo dimenticare le sofferenze dell’italica gente della Zona B… gente che sperò invano la libertà.”

I Fratelli diTasso: “Già… temevamo che ve ne foste dimenticati.”

Alessandro: “Sì, perché fu un capitolo altrettanto terribile. Credo di potervi dire che ho gradito la vostra compagnia, e che vi saluto tutti con un abbraccio.”

Tasso e I Fratelli di Tasso: “Noi non possiamo abbracciarti perché per voi Umani siamo velenosi, ma speriamo tanto di rivederti presto… ciao Alessandro.”

Rotonda: “Torna a sederti su di me… ciao.”

Ulivo Il Saggio: “Spero tu venga a trovare ancora le mie fronde… ciao.”

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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IL PRESIDENTE

 Registrazione dell’8 maggio 2018

Personaggi:

Alberone, Alessandro, L’Esercito del Lungolago e I Fratelli di Alberone.

 

 

 

Alberone: “Buon Giorno caro Alessandro. Mi fa piacere vederti.”

 

Alessandro : “Anche a me. Come sei bello con tutte quelle foglie nuove… sembrano tanti batuffoli di ovatta.”

ALBERONE

Alberone: “ Vedrai che cresceranno e diventeranno dei bellissimi rami. Lo sai cosa si dice da queste parti… della tua bella Patria?”

Alessandro: “Chi dice?”

Alberone: “Tutti quelli che vengono a sedersi sulle tante panchine che ci sono da queste parti. Il mio “Esercito del Lungolago” è bravo a captare e registrare.”

Alessandro: “Sì? Siete tutti così belli! Beh… raccontami.”

L’Esercito del Lungolago (all’unisono): “Grazie Alessandro… rischiamo di diventare rossi.”

L’ESERCITO DEL LUNGOLAGO

Alberone: “Si sente dire che il vostro Presidente, l’Umano Mattarella è proprio come un bravo Papà che dice ai propri figlioli che litigano: “Vogliatevi bene. Cercate di andare d’accordo.” Si sarebbe dimenticato che lui ha un’autorità e dovrebbe dimostrarla. Com’è possibile che parli per mezz’ora, dicendo pochissimo di concreto minacciando un Governo Sterile.”

Alessandro: “Non ha detto sterile… ha detto neutro.”

Alberone: “Beh, più o meno è la stessa cosa. Se il Governo neutro non può fare nulla di radicale e importante per la Nazione, non è sterile?”

L’Esercito del Lungolago (all’unisono): “Da quello che sentiamo, abbiamo l’impressione che sia meglio un Governo sterile piuttosto che un Governo che, legiferando, riesce a far aumentare il numero dei poveri veri. Almeno, se rimane tutto com’è, il numero dei poveri non aumenta.”

Alberone: “Potreste anche aver ragione, però oggi l’Italia ha bisogno di un Governo che sappia dare un impulso al meglio… non al mediocre.”

L’Esercito del Lungolago (all’unisono): “Ma come vuoi che possano fare? Non sono stati capaci, in due mesi, di dare un po’ di flessibilità ai loro pensieri… o alle loro convinzioni. La flessibilità non è ipocrisia. C’è in natura, e noi alberi possiamo dimostrare che la flessibilità è determinante per la nostra sopravvivenza. Se i nostri rami fossero rigidi, un po’ di vento potrebbe sradicarci molto facilmente; per fortuna Madre Natura ha dato “flessibilità” ai nostri rami che, in questo modo, possono assorbire la forza del vento. La flessibilità potrebbe essere di vitale importanza per gli Umani d’Italia.”

I FRATELLI DI ALBERONE

Alberone: “Ma cosa si può pretendere da chi per mesi sbandiera il desiderio di “lavorare” per il popolo italiano, e poi, al momento buono s’irrigidisce pensando di essere un padreterno… solo perché ha preso un po’ di voti. Avete ragione… “Loro” sanno solo essere ipocriti… e non conoscono la flessibilità… così vitale.”

I Fratelli dell’Alberone: “Scusate se interveniamo… dato che anche noi sentiamo cosa dicono gli Umani. A noi sembra che l’Umano Mattarella, dopo aver parlato molto, ma dicendo ben poco, sia piuttosto un incapace. La situazione dell’Italia è drammatica e, tutto quello che sa fare lui è minacciare un Governo neutro. Ma che cavolo di Presidente è? Non si offendano gli Umani d’Italia, ma… cambiate presidente.”

I FRATELLI DI ALBERONE

Alessandro: “Ho l’impressione che voi alberi del Lungolago di Lugano amiate l’Italia più di quei milioni che hanno votato… e di quei milioni che si son guardati bene di andare alle urne. Che altro dirvi? Speriamo che si diano una regolata e che si ricordino che, prima di dire che lo fanno per il bene degli italiani, dovrebbero collegare il cervello… per non dire troppe bugie. Devo andare… vi saluto, vi ringrazio e mi complimento per le vostre foglie.”

Alberone: “A nome di tuti noi… Buona Fortuna a te amico e a tutti gli Umani d’Italia.”

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