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Archive for the ‘avidità’ Category

Se ne sentiva la mancanza.
Devo dire la verità, non sto più nella pelle dalla gioia.

Sentire un po’ di nuovo parlare di scioperi mi fa sentire come se mi fosse possibile riempirmi i polmoni in modo consistente di un’aria positiva che assomiglia al nettare.

Una Nazione che pretende di essere civile non può progredire senza scioperi… ma con una certa frequenza. Ma come farebbe il famoso PIL a non crescere se non ci fossero gli scioperi dei tram, dei bus, delle metropolitane, dei treni e degli aerei? Si pensi un poco come sarebbe terribile rendersi conto che tutto ciò che si programma va in porto? L’autobus in orario, il treno che raggiunge senza intoppi l’aeroporto e l’aereo che decolla e atterra senza problemi… e poter andare a lavorare e produrre. Ma se così fosse sarebbe solo terribile.

Pensate un po’ come ci si sentirebbe soli se, ogni tanto… con una certa frequenza non ci fossero le strade bloccate da folcloristici cortei… come questo di Genova.

QUANTI BEI COLORI!

E poi, pensate un po’ alla monotonia dei contratti di lavoro rinnovati prima della scadenza. Nessuno più che deve brontolare. È bello brontolare… è bello indire uno sciopero… è bello inneggiare ai sindacati. E poi, quando sono tutti d’accordo e decidono lo Sciopero Generale… così, tanto per fare qualcosa.

Ci mancano gli scioperi delle navi da crociera. Quei croceristi che arrivano da lontano, dopo aver profumatamente pagato una suite con balcone; perché non organizzare uno sciopero… così non trovano la nave e sono obbligati a cercarsi un albergo?… facciamo vivere anche gli albergatori… o no?

Bando alle ciance… credo che l’Italia senza scioperi e con la controparte onesta… non potrebbe più chiamarsi ITALIA.

CHE BELLA L’ITALIA! POVERA ITALIA!

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INVIATO PER POSTA ORDINARIA IL 16 OTTOBRE 2017

 

Gentile Signora Rossella Pace,

 

Spazio Filatelia Roma

Piazza San Silvestro 20

00187 Roma

 

Scrivo a lei con regolare affrancatura dalla Svizzera dove abito, ma invio la presente anche ad alcune associazioni filateliche di cui sono riuscito a trovare l’indirizzo internet… il tutto dal mio blog.

Mi piacerebbe scriverle tramite internet, ma non c’è nessun indirizzo.

Questa mia è per denunciare, piangendo, il folle disinteresse delle Poste Italiane verso la filatelia… ma quella spicciola, quella che fa collezionare i francobolli, quella che potrebbe interessare i bambini e i giovinetti… che cresceranno e diventeranno adulti.

Desidero raccontarle quanto mi accadde l’estate scorsa a Merano. Sono vecchio, ho sempre amato i francobolli, anche quelli italiani, e, in vacanza a Merano, desiderando spedire un paio di cartoline ad amici e parenti, vado alla posta Centrale a cercare il francobollo della 500. Trovo l’addetto all’Ufficio Filatelico assente per ferie e nessuna sostituzione. Per fortuna il carattere molto gentile ed ospitale degli altoatesini mi permette, tramite il direttore dell’Ufficio, di acquistare alcuni pezzi del francobollo.

Una parte delle mie cartoline erano però dirette in Svizzera, per cui l’affrancatura di € 0.95 è insufficiente. Bisogna aggiungere un francobollo da € 0.05. Semplicissimo… così dovrebbe essere in un normale ufficio postale… ma così non fu.

NUMERINO MERANO

Mi viene consegnato il cartellino col numero che mi dirà quando potrò essere servito, cioè quando sarà il mio turno e, al momento giusto, chiedo all’impiegato alcuni francobolli da € 0.05. Con mia grande sorpresa mi sento dire che non hanno francobolli… che posso consegnare direttamente l’oggetto da spedire e verrà stampigliato direttamente sulla corrispondenza l’importo necessario. Obbietto se verrà stampigliato sul francobollo ; la risposta è sì.

Gli dico : « In questo modo lei mi « sporca » il francobollo… che ha bisogno di un annullo postale, non di qualcosa che lo deturpi. »

Mi risponde : «Non posso fare diversamente. »

A questo punto, dal momento che una cartolina è indirizzata a un giovane fanciullo che comincia ad interessarsi alla filatelia, e, desideroso che non riceva un francobollo deturpato da parte dell’irraginevolezza (verso la filatelia) delle Poste Italiane, decido di imbucare direttamente con un’affrancatura difettosa. Lo faccio anche perché sono consapevole che non verrà fatto alcun controllo.

Questo, gentile Signora, lo scrivo perché l’esperienza mi ha dimostrato il massimo menefreghismo degli « obliteratori » delle Poste Italiane. Più volte mi sono spedito lettere imbucate in Italia e, ho potuto prendere atto che la corrispondenza non viene controllata.

La cartolina imbucata con affrancatura insufficiente, anche se dopo troppi giorni, è regolarmente arrivata… obliterata a Verona.

Non voglio tediarla troppo, però, trovo che sia un controsenso avere un ufficio postale di quelli principali che non vende francobolli ma permette all’utente di leggere un manifesto come questo :

Nell’Ufficio Principale di Merano.

Mi permetto di chiederle : « Ma che cosa raccontano dell’Italia se non ci sono?… o pretendono a tutti i costi delle sane risate ? Inoltre lo sa lei, ovvero lo sanno i suoi superiori che a Merano ci sono molti turisti, che molti sono tedeschi e che ci sono ancora in giro dei collezionisti ?

Gentile Signora, io scrivo a lei perché ho trovato di Roma il suo indirizzo e il suo nome ; spedisco questa per conoscenza ad alcune associazioni di filatelisti… perché ? potrebbe chiedermi lei.

« Perché voi di Poste Italiane state facendo morire la filatelia? Se non vendete francobolli negli uffici postali, dove volete che la gente li vada a comperare ? dal macellaio ? Certo, i tabacchini vendono francobolli, ma solo alcuni tagli. E poi, come potete voi di Poste Italiane pretendere di continuare a « vendere » (sarebbe più giusto rubare) quei pezzettini di carta se non aiutate ad usare i francobolli veri e i giovani possano vederne sulle buste ? I vecchi, sono vecchio anch’io, che ancora comprano i francobolli poco alla volta spariscono come le cabine telefoniche… e allora ? voi vi accorgerete di aver distrutto qualcosa di bello e sano.

Potrei continuare all’infinito e lei potrebbe dirmi che ogni Ufficio Postale piuttosto importante vende i francobolli. Ha ragione, ma, anche agli sportelli filatelici molti tagli di posta ordinaria non ci sono… e poi, mi dica lei, com’è possibile che da un po’ di tempo a questa parte le emissioni di Poste Italiane siano con un facciale quasi sempre di € 0.95 ?

Nel 2017, se ho contato giusto, avete emesso 39 francobolli da € 0.95 e 1 da € 1.00. Un tempo c’era una certa varietà, ora la monotonia è veramente sfiancante.

Lo so, anche per le Poste Italiane la cosa più importante è guadagnare tanti soldi senza guardare in faccia a nessuno, ma, se pensate che valga la pena continuare a far sì che esista ancora la filatelia, non solo fra i vecchietti, ma anche fra i giovani, forse bisognerà fare qualcosa… e la prima cosa da fare è munire di francobolli ogni ufficio postale e far sì che l’impiegato che si trova dietro lo sportello possa obliterare la corrispondenza (anche le raccomandata)… e sarebbe anche utile che la corrispondenza venga recapitata abbastanza presto.

Ho imbucato una lettera in provincia di Varese… dal 22 settembre è arrivata dopo 14 giorni. Ma perché dovete maltrattare così i vostri utenti ?

 

DA ZURIGO A PEGLI (Genova).

Guardi un po’ come funzionavano le cose nel 1939: Una cartolina spedita da Zurigo (Svizzera) a Pegli (Periferia di Genova) impiegò un giorno… solo un giorno… e c’era il timbro d’arrivo… perché c’era l’onestà e il desiderio di fare le cose bene.

DA LUGANO A PEGLI (Genova)

Ma non era un caso perché 3 mesi dopo, sempre una cartolina, questa volta da Lugano arrivò a Pegli in un giorno.

IL FRANCOBOLLO TIMBRATO BENE.

Lo stesso francobollo col timbro ben visibile di VERONA

IL FRANCOBOLLO DETURPATO COLL’Euro 000.05

Lo stesso con le rigacce allargate alla cartolina.

Non credo che le Poste Italiane abbiano il diritto di deturpare un francobollo. Il francobollo, non bisogna dimenticarlo è di chi l’ha comprato ; le poste hanno la possibilità di obliterarlo con un normale timbro, ma non di imbrattarlo. Una volta su un oggetto di corrispondenza, se affidato alle Poste, diventa di proprietà del destinatario. Le Poste hanno il dovere di recapitarlo. Se non sono state capaci di obliterarlo nel modo giusto, non hanno il diritto di sporcarlo… perché non è più di loro proprietà.

FRANCOBOLLO DETURPATO CON UN TRATTO DI PENNA

Un francobollo « annullato » con un tratto di penna come questo è l’equivalente di un furto. Per quanto un francobollo così possa, timbrato, valere poco o pochissimo, ha sempre un certo valore, magari anche solo affettivo, ma, con quel tratto « maleducato » di penna non vale più nulla.

Gentile Signora, potrei continuare per ore a mostrarle movimenti delle poste dove sembra proprio che manchi l’educazione e l’onestà.

Mi fermo qui, sperando che lei possa mettere in movimento CHI DI DOVERE… ma sappia che la presente, molto triste, è perché dispiace vedere un’Amministrazione postale di una Nazione che ha una bellissima storia filatelica distruggere l’operato dei predecessori.

Coi migliori saluti.

 

Alessandro Depegi

quarchedundepegi@gmail.com

 

 

Copia a :

Unione Filatelica Lombarda – Via Leopardi 3 – 20123 Milano

info@ufl1829.it

 

Unione Filatelica Subalpina – Via Asinari di Bernezzo 34 – 10146 Torino

Ketty.subalpina@gmail.com

 

CIRCOLO FILATELICO “TRES TABERNÆ ” – Piazza A. di Savoia 17, 04012 Cisterna di Latina

pmaurizio@email.it.

 

Associazione Filatelica Numismatica Scaligera – Corso Cavour 2 – 37121 Verona

veronafil@veronafil.it

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 23 settembre 2017

Personaggi:
 Alessandro, L’Albero e Panchina Ingenua.

 

Alessandro: “Ciao Albero amico mio.”

L’Albero: “Ciao Alessandro. Cosa mi racconti?”

Alessandro: “Guarda un po’ cosa ho visto al di là del lago… a Cantine di Gandria.”

PRIMA FOTO

L’Albero: Molto interessante… un mio collega vivo e vegeto che si sta mangiando un cartello pubblicitario di metallo. Chissà com’è la parte interna!”

Alessandro: “Ne ho fatto due di foto… quasi uguali affinché non si creda che possa essere un fotomontaggio.”

SECONDA FOTO

L’Albero: “Non so se tu lo sai, ma la BIRRA LUGANO non esiste più da molti anni. Chissà da quanto tempo quel cartello ha cominciato ad essere “mangiato” da quel mio collega.”

Alessandro: “Sì lo so… e sono riuscito a trovare un antico cartello… così si può comprendere com’è interessante il fenomeno.

BIRRA LUGANO d’altri tempi.

L’Albero: “Questo cartello che, col tempo verrà inglobato nel tronco del mio collega, ci permette di mettere a fuoco un problema dei nostri tempi. La Globalizzazione… che ha portato gli Umani a fagocitarsi a vicenda. Qui da noi nel Canton Ticino esistevano più fabbriche di birra. Oltre alla BIRRA LUGANO, ce n’era una a Bellinzona e anche una a Locarno. Sono arrivate poi “sgomitando” le birrerie d’Oltralpe, in particolare una di Lucerna e una di Rheinfelden… e si sono spartite, con avidità, quasi tutto il mercato ticinese.”

Alessandro: “Lo stesso è accaduto a livello internazionale. Credo di poter dire che i più invadenti siano stati gli olandesi.”

Panchina Ingenua: “Sei venuto a sederti su di me e non mi hai neanche salutato.”

Alessandro: “Scusami… hai ragione da vendere.”

Ingenua: “Ma io non voglio vendere nulla.”

Alessandro: “È solo un modo di dire… e cioè che hai molta ragione.”

L’Albero: “Circa le birre, hai ragione anche tu. L’interessante è che negli ultimi tempi, quasi come una reazione a certe invadenze causate dalla globalizzazione, sono cresciuti, nel territorio ticinese, molti “Birrifici” artigianali.

Alessandro: “E sembra che succeda qualcosa di simile negli stati sovrani. Prima l’Unione come l’UE, poi desiderio di autonomia regionale fino a richieste di indipendenza… come in Scozia e in Catalogna.

L’Albero: “Sì, sì… voi Umani non riuscite proprio ad andare d’accordo. Se non litigate e non vi picchiate non siete contenti. Invece di prendere in considerazione il territorio e fare in modo che le popolazioni vivano serenamente…”

Alessandro: “È un discorso lunghissimo… troppo lungo. Ora devo andare… e di corsa. Ciao.”

L’Albero e Ingenua: “Ciao. Torna presto.”

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Registrazione del 30 luglio 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, L’Albero, Albero Fantastico e Panchina La Tirolese.

 

Alessandro: “Son tornato. Come state amiche mie? E tu amico Albero?”.

Panchine Petulante e Ingenua: “Bene grazie, e tu? Speravamo tanto di vederti.”

L’Albero: “Bentornato Alessandro; scusa se sono indiscreto, ma, mi piacerebbe tanto sapere dove sei stato.”

Alessandro: “Beh… che domanda. Tu sai perfettamente dove sono stato e fai finta di fare il curioso perché le nostre amiche credano che tu non lo sappia… dato che non glielo hai detto.”

L’Albero: “Hai ragione. Quel mio collega di Merano ti ha visto, e so che avete anche fatto quattro chiacchiere circa i tempi di Sissi.”

Alessandro: “Già, anche lui non è nato ieri e si ricorda bene dei tempi passati prima della Grande Guerra.”

Ingenua: “Allora Alessandro, sei stato in Italia dove parlano anche tedesco? In fondo per noi qui in Svizzera non è per niente eccezionale dato che, se qui in Ticino si parla italiano, a Berna si parla tedesco e a Losanna si parla francese… e gli Umani della Svizzera riescono ad andar bene d’accordo.

Alessandro: E ho anche potuto sedermi su una tua collega… sulla quale, chissà perché, c’è chi si diverte ad imbrattarvi. Si chiama LA TIROLESE.

 

MERANO: PANCHINA LA TIROLESE.

Circa il discorso della lingua, se si vuole essere veramente precisi, più che per Merano, per l’Alto Adige oggi anche Südtirol, non fu tutto rose e fiori. Prima della Grande Guerra il Südtirol apparteneva all’Impero Austroungarico, i cittadini di quel territorio parlavano tedesco come in tutta l’Austria. Poi dopo la guerra, il Südtirol iniziò a far parte del Regno d’Italia e cominciò a chiamarsi Alto Adige, l’Impero Austroungarico fu ridimensionato e i cittadini di Bolzano e di Trento si trovarono a dover onorare, non più Francesco Giuseppe bensì il nostro Vittorio Emanuele III.

Petulante: “Quello piccolo?”

Alessandro: “Sì, era piccolo ma comandava poco, perché a comandare davvero arrivò un certo Benito Mussolini… e molte cose cambiarono.”

L’Albero: “Poi potremo parlare dell’Umano Mussolini. Ora raccontaci un po’ di Merano e di cosa vi siete raccontati.”

Alessandro: “Perché, tu che con le tue onde puoi farlo, non interpelli direttamente il tuo amico di Merano e facciamo una specie di “tavola rotonda”?”

Ingenua: “Cosa c’entra Re Artù?”

Alessandro: “Non c’entra nulla.”

Ingenua: “Ma la tavola rotonda non è quella di Re Artù e dei suoi cavalieri?”

L’Albero: “Dai su, mettiti un po’ tranquilla; per tavola rotonda in gergo scientifico s’intende parlare e discutere tutti insieme di un argomento come se si fosse tutti attorno ad un tavolo.”

Ingenua: “Grazie. Ho capito.”

L’Albero: “Sono riuscito a contattare il mio amico Fantastico di Merano.”

Alessandro: “Bravo.”

 Albero Fantastico: “Come va Alessandro? Tutto bene?”

Alessandro: “Certamente Fantastico. È tutto in ordine.”

Panchina La Tirolese: “Ciao Alessandro, lo sai che sono contenta di averti conosciuto?”

Fantastico “È stato un piacere poter fare quattro chiacchiere con te. Ho potuto rinfrescare il mio italiano. Tu sai perfettamente ch’io son nato in lingua tedesca, ma quando l’Umano Mussolini pretese di far parlare tutti solo in italiano, l’ho dovuto imparare anch’io… che poi l’italiano è una gran bella lingua. Purtroppo a quei tempi per noi fu molto difficile. Dopo la Grande Guerra anche gli Umani di Trento diventarono italiani; per loro fu sicuramente una gioia dato che parlavano italiano.

MERANO: L’ALBERO FANTASTICO.

Per noi no, tanto più che, secondo una politica un po’ stramba avremmo dovuto perdere la nostra lingua, la lingua dei nostri padri… Da un po’ di tempo, gli Umani d’Italia, quelli che hanno sempre parlato italiano, in poche parole quelli che si considerano italiani veri, stanno cominciando a capire quanto sia giusto per noi non dover perdere la nostra identità. Ora possiamo parlare la nostra lingua e possiamo prendere atto che in tutti gli uffici statali, gli impiegati, anche se vengono da Bari o da Ancona, devono parlare la lingua tedesca, nel senso che la devono conoscere.

Alessandro: “Ho visto infatti come anche la Polizia ha sulla fiancata dell’auto la scritta in tedesco POLIZEI oltre a quella in italiano POLIZIA.”

UN’AUTO DELLA POLIZIA A MERANO

Fantastico: “Purtroppo ci sono ancora troppi italiani, intendo quelli la cui madre lingua è l’italiano, che pretendono la lingua italiana anche fra tutti i nostri nativi, magari quelli dei paeselli in montagna.

L’Albero: “Potresti spiegarti meglio?”

Fantastico: “Molti Umani d’Italia dicono: “Qui siamo in Italia e qui si deve parlare italiano.” Non capiscono, è una questione d’incurabile miopia, quale può essere il vantaggio di avere una provincia nel territorio nazionale dove si parla perfettamente un’altra lingua… in questo caso il tedesco.”

La Tirolese: “Che poi, in Europa, il tedesco è una lingua piuttosto importante.”

L’Albero: “Ora ho capito. L’Umano italiano è un popolo stupendo con moltissime risorse, ma è convinto di poter solo insegnare e non accetta nessun insegnamento da altri.”

La Tirolese: “Scusate se v’interrompo. M’è venuto da ridere pensando al fatto che al tempo del fascismo, se una coppia veniva a sedersi su di me e voleva dirsi qualcosa di dolce, era obbligato per legge a dirselo in italiano. Non vi viene da ridere?”

Fantastico: “Non riesco a riderci sopra… era veramente terribile. Cosa volevi dire Alessandro?”

Alessandro: “Volevo dire all’Albero che ha detto giusto. Sai, durante il nostro soggiorno a Merano, ho potuto notare come molte cose funzionano bene… un po’ alla tedesca… o alla svizzera se preferisci.

L’Albero: “Mi piace di più se dici alla svizzera.

Alessandro: “Se poi fai tanto di aver bisogno di qualcosa di veramente italiano, e, per spedire una cartolina devi andare alla posta, ti accorgi di essere veramente in Italia. Il personale è gentilissimo, cosa, senza offendere nessuno, quasi rara nel resto della mia Patria; il funzionamento è però Italia Super.”

L’Albero: “Perché Super?”

Alessandro: “Perché, secondo voi, se qualcuno va alla posta per spedire una cartolina e cerca dei francobolli… e, se apprezza il francobollo, può cercare un francobollo bello?”

L’Albero: “Non l’hai trovato bello?”

Alessandro: “No caro… perché lo sportello che vende i francobolli belli ha mandato in vacanza l’addetto alle vendite, per cui lo sportello… è come se non ci fosse.”

L’Albero: “Essendo un ufficio postale avrà avuto altri francobolli… meno belli.”

Alessandro: “Vi permetto di ridere: NESSUN FRANCOBOLLO. Il valore necessario per la spedizione, ovvero uno pseudofrancobollo, viene stampigliato direttamente sull’oggetto di corrispondenza.”

AVEVO IL NUMERO 96

L’Albero: “Avresti dovuto andare nell’ufficio principale. Se si va in un ufficio piccolo…”

Alessandro: “Ma era l’ufficio principale di Merano.”

Petulante: Ho sentito bene? L’ufficio principale, cioè LA POSTA CENTRALE DI MERANO non vende francobolli?”

Alessandro: “Hai sentito benissimo. Quando ci sono andato io, esattamente il 22 luglio 2017… niente francobolli. Però, come ho già detto erano tutti molto gentili. Mi hanno indicato il direttore al quale ho spiegato che cercavo il francobollo commemorativo della FIAT 500. Andò a cercare quello che cercavo e me lo diede; però, non mi fu possibile integrare l’affrancatura della cartolina per la Svizzera; mancava un francobollo da € 0.05. La tariffa per la spedizione in Italia è € 0.95, per l’estero € 1.00. La Posta Centrale di Merano non aveva francobolli da 5 centesimi di Euro! È garantito che non si capisce bene per quale ragione la poste continuano a chiamarsi così se non vendono francobolli… ma ne stampano a vagonate per i collezionisti!

IL FRANCOBOLLO DEL 2017

Ingenua: “E come hai fatto? Posso chiederti per chi era la cartolina?”

Alessandro: “Puoi. Era per i miei nipotini. L’ho imbucata così, sperando che arrivasse… perché non volevo che mi deturpassero il francobollo con la stampigliatura dei 5 centesimi.

Prima di abbandonare questo folcloristico discorso chiarificatore del contorto comportamento delle Poste Italiane, vi mostro il manifesto che ho fotografato all’interno dell’Ufficio Postale proprio a Merano.

MANIFESTO NELLA POSTA CENTRALE DI MERANO

Propaganda i francobolli italiani… ma poi non li vende. Potremo riprendere questo discorso, anche alla luce del fatto che la Posta non ha diritto di deturpare un francobollo… quando l’ha venduto ed è diventato proprietà di chi l’ha acquistato.

Ingenua: “Poi ci dirai se i tuoi nipotini hanno ricevuto la cartolina?”

Alessandro: “Certo cara Ingenua. Devo dire caro Albero che a Merano hai dei colleghi bellissimi… a parte Fantastico vicino alla statua di Sissi (Elisabeth).”

Fantastico: “È vero. Ci sono veramente molti bellissimi alberi qui a Merano; so che ne hai fotografato più di uno. Quelli lungo la passeggiata di Sissi sono molto rinfrescanti… sì perché col rumore del fiume Passirio sembra che all’ombra degli alberi la temperatura sia meno afosa, intendo nelle giornate come quelle dei giorni scorsi in cui la temperatura ha superato i 30° all’ombra. E poi, bisogna dire la verità, qui si respira ancora un po’ l’aria dell’Impero.

IL SENTIERO DI SISSI

Qui, finché la nostra capitale era Vienna, veniva il bel mondo a godere l’atmosfera “sud delle Alpi”… un pochino come succede da voi in Ticino… che arrivano tanto dalla Svizzera tedesca quanto dalla Germania.

Inoltre, non si deve dimenticare che anche il nostro Kurhaus con le acque “speciali” attirava molta gente.

Ingenua: “E veniva anche Sissi? Ne ho sentito parlare… credo che fosse molto simpatica.”

Fantastico: “Certamente; forse non hai seguito bene. A lei piaceva tanto venire qui. Vicino a me hanno messo una statua di marmo… marmo di Lasa del Sudtirolo, per la precisione della Val Venosta. E poi c’è la “passeggiata di Sissi” che lei faceva veramente, in mezzo agli alberi e vicino al fiume.

Qui veniva il bel mondo da tutta Europa, addirittura dalla Russia. C’era, e c’è tutt’ora una specie di Colonia Russa. Venivano in molti, anche per curare la tubercolosi. Purtroppo, dopo la Grande Guerra, gli Umani del Sudtirolo hanno sofferto molto l’annessione al Regno d’Italia.

LA STATUA DI SISSI (ELISABETH) SCOLPITA NEL 1903 DAL PROF. HERMANN KLOTZ… 5 ANNI DOPO LA MORTE DI SISSI NEL 1898.

Fu una doppia sofferenza: La prima fu il confine coi tirolesi di Innsbruck dove prima chiunque poteva andare tranquillamente senza particolari restrizioni; la seconda fu l’arroganza delle italiche genti che, dopo aver vinto la guerra si mossero linguisticamente in modo tale per cui gli abitanti del posto si sentirono esuli in casa propria. Non si dimentichi poi l’avvento del fascismo che pretese di italianizzare tutto cercando di eliminare ogni elemento che aveva sapore di tedesco. Sono passati quasi 100 anni da quando il Sudtirolo fu annesso all’Italia; ancora oggi ci sono nelle valli Umani tirolesi del sud che odiano gli Umani d’Italia.

L’Albero: “Credevo che ormai dopo tanti anni il problema linguistico fosse stato superato.

Fantastico: “Non credo che possa essere facile accettare l’arroganza di chi t’impone di perdere la tua identità e l’identità della tua terra. È interessante prendere atto che durante la famigerata esistenza del Grande Reich, ci furono alcuni periodi in cui, non solo alcune famiglie optarono per il “trasferimento” in terra tedesca, ma addirittura, coll’Alpenvorland, il Sudtirolo assieme alle provincie di Trento e Belluno diventarono a tutti gli effetti un Land tedesco.

Lettera spedita da Belluno il 25 gennaio 1945 diretta a Vienna affrancata con francobolli del Grande Reich.

Durò poco dato che la disfatta era vicina, ma tramontò anche la speranza di quegli Umani troppo ottimisti che si ritrovarono di nuovo ad essere altoatesini.

Lettera spedita da Silandro diretta in Germania con francobolli recanti l’effige di Hitler.

Queste buste, trovate sul web, che mi fai vedere, sono molto interessanti, significative nonché dimostrative della dominazione del Reich.

Ho usato il termine altoatesini proprio perché questa parola può essere stata considerata in modo dispregiativo dagli Umani che lottavano per l’Indipendenza dall’Italia.

Alessandro: “Ricordo, dopo l’ultima Guerra, noi italiani molto lontani da questa realtà, ci trovammo a condannare senza riserve certi comportamenti violenti; oggi, anche se non li giustifico, posso comprendere l’insofferenza verso l’Italia. Il mio è il ragionamento del profano che non capisce niente, ma che, dopo aver soggiornato qualche volta in questo territorio, dopo essersi un poco immedesimato con empatia nella mente di chi ha subito per anni “il sopruso del conquistatore” comprende che si può perdere la pazienza e passare dalla parte del torto. La violenza è sempre sbagliata, ma, checché se ne dica, è violenza anche quella che mette in atto chi legittimamente si difende. È quindi tutto relativo e si arriva pure, perché no, ad apprezzare certe violenze.”

L’Albero: “Ricordo quello che Tasso e i suoi fratelli ci raccontarono di violenze, sempre da parte degli italiani, sugli slavi; ricordo anche che dovrebbero parlarci delle violenze che subirono gli italiani da parte degli slavi dopo l’8 settembre 1943. So che ce ne parleranno. Continuo però a non capire come fate voi Umani ad essere così violenti fra di voi. Quello che è emerso dalle vostre chiacchierate è che meno di 100 anni fa gli Umani delle provincie di Trento e Bolzano divennero sudditi del Re d’Italia; passarono dall’Impero di Francesco Giuseppe a quell’Italia che da non molto si era ritrovata unita. Però, per arrivare a questo molti Umani morirono, ovvero, molti Umani furono mandati a morire facendo leva su un’altisonante parola: “patriottismo”. Un tempo, chi si dava da fare per la Nazione nella quale era nato e cresciuto era un patriota; oggi, e veramente voi Umani fate ridere le mie foglie estive, chi lavora e si agita per la Patria è considerato “populista”; è perché per essere un vero patriota bisogna morire sul campo?”

Alessandro: “Ho l’impressione che tu, dall’alto dei tuoi rami, stia un po’ criticando il comportamento di noi Umani.”

Petulante: “Ho anch’io l’impressione che la tua critica sia abbastanza… quasi velenosa.”

L’Albero: “No, no. Non sono velenoso, sono semplicemente oggettivo. Voi Umani raramente vi accontentate. Ragionando a livello territoriale, da che mondo è mondo, avete sempre bisogno di espandervi e di andare a rubare al vicino; se non potete farlo con le armi lo fate sfoggiando la ricchezza, ossia la potenza economica. Solo un’antichissima repubblica non volle mai ingrandirsi.”

Ingenua: “C’è una repubblica con degli Umani che vivono in pace accontentandosi del territorio che hanno?”

L’Albero: “Certamente, è la Repubblica di San Marino. Nel 1797, l’Umano Napoleone che a quei tempi la faceva da padrone, offrì alla repubblica un ampliamento di territorio… che fu rifiutato. È probabilmente questa la ragione per cui questa simpatica repubblica esiste ancora.

Ingenua: “Quindi se quegli Umani sono uno Stato a tutti gli effetti hanno anche i loro francobolli e le loro monete?”

L’Albero: “Per questo devi rivolgerti ad Alessandro… è lui lo specialista. Chissà se c’è stato in quella piccola repubblica.”

FRANCOBOLLO DEL 1982

Alessandro: “Sì, ci sono stato. San Marino è molto simpatico e ha naturalmente i suoi francobolli. Questo del 1982, che vi mostro, ricorda Napoleone quando fece tappa da quelle parti.

Petulante: “Peccato… credo che non potrò mai andarci. Dimmi piuttosto caro amico Albero, qual’è la “potenza economica” paragonabile all’espansione armata?”

L’Albero: “Un esempio qui in Europa è sotto l’occhio di tutti: La Germania. Questa Nazione che poté espandersi grazie ai Panzer in gran parte dell’Europa, oggi impone povertà ai Paesi del Sud Europa con la scusa dell’Austerità… che dovrebbe far quadrare i Suoi conti. Qualcuno ha addirittura parlato di Quarto Reich. C’è una grossa differenza fra Austerità e Povertà!

Un altro esempio un po’ più lontano da noi potrebbe essere la Cina che, economicamente, ha messo da parte una quantità enorme di dollari USA. Grazie a questo “tesoro” in dollari, può, sotto sotto, dettar legge al governo americano. Lo fa sicuramente con riservatezza, ma, a certi livelli il Governo USA ha un po’ le mani legate.”

Petulante: “Questo starebbe a dimostrare quanto I soldi sono importanti… per gli Umani

Fantastico: “Caro amico ticinese… ma anche svizzero, ho seguito i vostri discorsi e sono d’accordo con voi circa l’importanza oggi dei soldi, ma anche ieri i soldi erano importanti quando voi svizzeri eravate un po’ la cassaforte del mondo; non per niente eravate considerati un paradiso fiscale. Chiunque poteva aprire un conto cifrato e depositare i propri averi. Oggi non è più così, però le vostre banche si sono adeguate all’andazzo mondiale accumulando clienti da spolpare. Com’è possibile che i capi delle banche guadagnino un mucchio di soldi (milioni di franchi svizzeri) e ai correntisti non paghino più interessi?… e va già bene se non ci sono interessi negativi! Un tempo c’era un pizzico di onestà per cui il cliente risparmiatore poteva comperare delle obbligazioni, portarsele a casa e ogni sei mesi tagliare con le proprie mani il cedolino e incassarlo gratuitamente in banca. Oggi non è più possibile… fa tutto la banca, si fa pagare ogni sospiro e gli esigui interessi difficilmente superano le spese.

Quindi, nello stesso modo in cui gli Umani della Cina sono un po’ proprietari degli Umani d’America, così le banche che dovrebbero essere al servizio del cittadino, riescono a governare… o a far governare dettando legge.

La Tirolese: “Ma è terribile quello che dici. Molti Umani, o devono attingere a quello che con sacrifici hanno risparmiato o, per fare arricchire pochi, diventano sempre più poveri. Non si può far proprio niente?

L’Albero: “ Certo che si potrebbe… ma non si vuole. E tu Alessandro cosa ne pensi?”

Alessandro: “Non si vuole… proprio così. Ne potremo riparlare. Ora devo lasciarvi; mia moglie mi aspetta. Saluti a tutti, particolarmente a Fantastico e a La Tirolese. A presto amici del Canton Ticino… miei vicini di casa.”

L’Albero, Petulante e Ingenua: “Ciao Alessandro… ti aspettiamo presto.”

Fantastico e La Tirolese: “Ciao… speriamo di rivederti a Merano.”

 

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Registrazione del 25 giugno 2017

Personaggi:
L’Albero, Passante Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, Albero Conifera.

 

L’Albero: “Mi fa piacere sapere che sei fra noi.”

Passante Alesandro: “Per quale ragione sei così… quasi affettuoso?”

Panchina Ingenua: “Se ti siedi su di me, sarò veramente affettuosa. Ho voglia di coccolarti.”

L’Albero: “Avanti Ingenua, non essere così. Lo sai che Alessandro è una persona seria.”

Ingenua: “Ma io gli voglio bene. Che male c’è se gli massaggio il sederino?”

Alessandro: “Smettetela. Dimmi perché sei contento di vedermi. È successo qualcosa di particolare? Altrimenti me ne vado senza neppure sedermi un attimo.”

L’Albero: “Semplicemente volevo discutere con te quello che abbiamo visto su un libretto che stava leggendo una signora seduta su Petulante.”

Panchina Petulante: “Sì era seduta su di me e stava leggendo un libretto di una Cassa Malati… parlava di prestazioni ambulatoriali.”

…della Cassa Malati…

Alessandro: “Cosa diceva di particolare? Mi siedo.”

L’Albero: “Io da qui l’ho fotografato. Dice, in poche parole, che faranno sempre di più interventi chirurgici ambulatoriali, cioè che, noi l’abbiamo capita così, per certi interventi non ci sarà più il ricovero in ospedale, ma, fatto l’intervento il paziente operato potrà tornarsene a casa… come se niente fosse. Non so che tipo di assistenza potrà avere quando sarà a casa e gli farà male dove sarà stato operato…”

Alessandro: “Ho capito perfettamente… e non è il caso di preoccuparsi più di quel tanto; bisognerebbe invece arrabbiarsi, e anche molto perché, anche se fanno finta di considerare il tutto sotto il gusto dell’efficienza, certi vantaggi sono solo ed esclusivamente a beneficio dell’assicuratore. Il paziente che, essendo malato dovrà in ogni caso essere considerato sofferente, sarà quello che non avrà il postoperatorio con la dovuta assistenza.

L’Albero: “Ti chiedo: Gli umani, almeno quelli che dirigono le assicurazioni cosiddette sociali, hanno presente la considerazione che “lavorano” per qualcuno che, essendo malato soffre, o “contemplano” solo i numeri e il fatto che, in ultima analisi, quei sofferenti porteranno loro degli utili?”

Alessandro: “È una domanda vera o soltanto una battuta ironica? Purtroppo, salvo rari casi, gli Ospedali non ci sono solo per curare i malati.”

Ingenua: “Ma cosa dici caro Alessandro… Per chi dovrebbero esserci?”

Alessandro: “Vi potrà sembrare strano, ma ci sono per chi ci lavora dentro; non solo per l’egoismo e la superbia di alcuni medici, ma anche per la comodità di chi lavora nei vari servizi.”

Petulante: “Non riesco a seguirti. Stai dicendo qualcosa di assurdo. Come fai a pensare quello che hai appena detto.”

Alessandro: “Due semplici esempi:

Negli ospedali si cena molto presto; in certi ospedali svizzeri troppo presto rispetto all’ora in cui il paziente cenerebbe se fosse a casa. Perché? Perché così gli addetti alla ristorazione possono tornare a casa in un’ora per loro potabile.

Gli interventi operatori vengono eseguiti già alla mattina, anche abbastanza presto, anche se l’ora migliore per il paziente sarebbe nel pomeriggio. Perché così fa comodo all’equipe medica che, salvo chi è di turno, potrà tornare a casa in famiglia.

Ci sarebbero altri piccoli esempi significativi… ma non vorrei dilungarmi.”

L’Albero: “Tornando all’incremento degli interventi ambulatoriali, pensi quindi che sia solo una questione economica? Oggi i soldi sono diventati così importanti?”

Alessandro: “Ma certamente, e non solo oggi. Oggi in modo esagerato, al punto che il divario fra ricco e povero è aumentato in un modo folle.”

L’Albero: “Penso proprio che tu abbia ragione. Guarda un po’ cosa mi mostrò un vecchio collega… lui che c’era già durante la Seconda Guerra Mondiale:

 

La Didascalia della vignetta: “Cari ragazzi non siete morti invano.”
Da Simplicissimus

 

Petulante: “È terribile! Grazie ai morti che ci permisero di scrollarci di dosso la tirannia del nazismo, la Borsa ha fatto guadagnare molti soldi.”

L’Albero: “Un attimo per favore. Mi sta chiamando la Conifera da Lavena Ponte Tresa in Italia. Ha qualcosa da dirmi. Ha sentito che stiamo parlando di ingordigia pecuniaria.”

CONIFERA

Albero Conifera: “Ciao amico e ciao ragazze. Sentivo che state parlando di soldi. Forse ancora non lo sapete, ma è una notizia recentissima.

Avete mai sentito parlare di un umano Fabio Fazio? A me è antipatico, e poi sembra pure tonto, ma è bravo e ci sa fare.”

Petulante: “Sì certo; è quello che sembrava un po’ comunista… in ogni caso socialista e impegnato per le cose giuste?… o apparentemente tali?”

Conifera: “Sì, proprio quello. Quello che fa sempre parlare l’umana Littizzetto… che fa abbastanza ridere e parla spesso del Walter e della Jolanda.”

Ingenua: “Non farci star sulle spine; cosa ha fatto?”

Conifera: “Avrebbe firmato un contratto con RAI 1; arriverà a percepire uno stipendio, o un guadagno o qualcosa del genere come 2.800.000 Euro all’anno.”

L’Albero: “A me sembra esagerato. Anche se è molto bravo. Ma, caro umano Alessandro, anche senza essere socialisti o comunisti come quelli che dicono che è tutto di tutti, non ti sembra che voi umani stiate correndo un po’ troppo dietro ai soldi? Anche qui in Svizzera si corre dietro ai soldi come se fossero noccioline.”

Alessandro: “Anche qui nel Canton Ticino. Ho sentito dire di un ticinese che in un anno s’è messo in tasca qualcosa come 12 milioni di franchi.”

L’Albero: “Certo che l’umano Fazio, in questo caso, fa quasi ridere… e sembra che possa rischiare di essere annoverato fra i poveri con solo 2 milioni e 800.000 Euro all’anno!!! Ma non credere che l’Umano ticinese sia il più ricco “come dipendente”. Le case farmaceutiche versano ai loro capi anche tanti milioncini.”

Conifera: “Non so com’è da voi in Svizzera, e non so neppure com’è qui da noi in Italia, c’è però in me la consapevolezza che, con la scusa di curare chi soffre, troppi “Grandi” s’arricchiscono… ed è un gran peccato perché mi sembrerebbe, da albero, che gli umani potrebbero avere una vita migliore se evitassero il dio soldo tanto come punto di partenza quanto come punto d’arrivo. Potremo parlarne coll’amico Alessandro… che faceva il medico… ed è ancora medico.”

Ingenua: “Certamente il mio amicone Alessandro è d’accordo. E spero che venga sempre a scaldare i miei legni… ed io gli farò tante coccole. Senti Alessandro i miei massaggini?”

Alessandro: “Non devi mica dirlo a tutti.”

Ingenua: “Scusami… ma cosa c’è di male se dico che sei il mio Umano preferito?”

Alessandro: “Lasciamo perdere. Ora vado via e vi saluto tutti e tutte con affetto.”

L’Albero e Petulante: “A presto Alessandro.”

Conifera: “A presto.”

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Registrazione del 21 giugno 2017

Personaggi:
Passante Alessandro, Albero Tasso, Panchina Rotonda, L’Albero, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, I Fratelli di Tasso.

 

Alessandro: “Ciao caro Tasso, come si sta qui? Sempre bene?”

Tasso: “È bello trovarti ogni tanto da queste parti; penso tu stia bene.”

Alessandro: “Ma certo, anche se gli anni passano e gli acciacchi, anche loro ogni tanto, si fanno sentire. Vado a sedermi su Rotonda; per fortuna ora non c’è nessuno.”

Tasso: “Ti aspetta. Penso sia tua intenzione continuare il discorso dell’altra volta.”

Alessandro: “Giusto. Mi sta veramente molto a cuore sapere quello che ebbero a patire gli italiani in quegli anni a causa della malvagità delle popolazioni slave… e non solo in Istria, ma anche a Fiume e a Zara sulla costa della Dalmazia.”

Tasso: “Noi, e per noi intendo anche i miei due fratelli, captammo tanti pianti e tante sofferenze, oggi però, vorrei essere con te quasi clamoroso.”

Alessandro: “Cos’è, una sorpresa?”

Tasso: “Non proprio, ma una quasi disillusione.”

Panchina Rotonda: Sei comodo Alessandro? Interrompo per salutarti e per dirti di non farci caso. Tasso ogni tanto fa l’enigmatico; sai lui che è vecchio vuol sentirsi importante. Scusami Tasso se vi ho interrotto.”

Tasso: “Va bene sei scusata.”

Rotonda: “Grazie Tasso. Tu lo sai, io sono giovanissima. I miei legni no, ma ormai la mia personalità, o meglio la mia legnità è questa e qualche volta sono pure un po’ sbarazzina.”

Tasso: “Ma sì, ho imparato a conoscerti. Comunque dicevo che, caro Alessandro, sarei stato con te un po’ clamoroso per il fatto che quello che ti racconterò potrebbe produrre un pizzico di clamore fra i tuoi lettori.”

Alessandro: “Non so ancora se sei saggio, sono però consapevole del fatto che sei un buon vecchio che, con tutti i contatti che hai con mezzo mondo la sai lunga… ma con oggettività.”

Tasso: “È questa la cosa più importante: l’oggettività. Voi Umani cominciate ad averla molti, ma molti anni dopo che un avvenimento è accaduto. La vostra è un’oggettività di parte… e quindi piuttosto soggettiva.”

Alessandro: Ma io conosco abbastanza le vicissitudini di quei luoghi; mi sono abbastanza documentato, però, trovo molto più vivido il racconto dei tuoi simili coi quali hai avuto contatto molti anni fa.”

Tasso: “ Il problema è che io non volevo parlarti delle vicissitudini istriane, ma di quanto accadde pochi anni prima in quella regione oggi Slovenia indipendente con l’UE e l’EURO.”

Probabilmente sono pochi quelli che ricordano o sanno quanto accadde da quelle parti. Quando ancora esistevano le province e il Regno d’Italia; quando lasciarono parlare i cannoni e i carri armati di Mussolini e di Hitler; quando l’Italia si sentì gloriosamente padrona di Lubiana e di una fetta di Slovenia. Fu allora che crearono la provincia di Lubiana.”

L’ESPANSIONE DEL REGNO D’ITALIA DAL 1941 AL 1943.

Alessandro: “Conosco un poco l’argomento, ma non così bene come possono averlo raccontato a te.”

Tasso: “Grazie Alessandro. Quando appunto il regio esercito italiano, aiutato da Hitler, invase la Slovenia, fece di Lubiana e del suo territorio una provincia a tutti gli effetti. È necessario dire che, a differenza di Fiume, Pola e Zara per esempio, il territorio sloveno non era italofono, per cui l’invasione produsse una forte reazione nella popolazione slava e l’esercito italiano si trovò a dover sopprimere certe reazioni. Gli sloveni avevano tutti i diritti di non accettare di essere inglobati nell’aggressivo Regno d’Italia, per cui, anche se con poca gentilezza, cercarono in tutti i modi di dimostrare la loro opposizione. Fu così che, se da una parte ci furono comportamenti violenti di ribellione con atti guerriglia, dall’altra la reazione apparentemente difensiva dell’occupante arrivò ad essere piuttosto esagerata.”

Rotonda: “Quindi, se non ho capito male, la guerriglia dei partigiani sloveni con atti di sabotaggio fu quasi legittima?”

Tasso: “Penso di poterti rispondere con un sì. In fondo l’esercito italiano aveva annesso Lubiana e ne aveva fatto una provincia; secondo la miopia del fascismo imperante, l’annessione voleva considerarsi definitiva.”

Alessandro: “Bene, vieni un po’ al sodo. Ho l’impressione che tu non mi abbia ancora comunicato la “clamorosità” con cui hai esordito.”

Tasso: “Hai quasi ragione. Quello che mi fu possibile captare da miei colleghi di allora, è la terribile malvagità degli italiani verso quelle popolazioni… che giustamente non volevano lasciarsi soggiogare. Il regio esercito di Vittorio Emanuele III, non solo reagì uccidendo, fucilando e incendiando case e villaggi, ma, e questo molti Umani non lo sanno ma è giusto che lo sappiano, l’Italia si macchiò in modo molto grave deportando molti civili in veri e propri campi di concentramento.”

Rotonda: “Ma i campi di concentramento non furono una specialità germanica?”

Tasso: “Sì, così credono in molti. Gli italiani però furono veramente molto malvagi. Basti considerare il Campo di Arbe (oggi Rab in Croazia) dove morirono molti civili colà deportati.”

Rotonda: “Anche se ti posso sembrare sciocca, qual era in fondo l’interesse di avere una provincia in più, e per conservarla, dover ammazzare tanta gente fra cui molti civili?”

Tasso: “Cara Rotonda, devi sapere che, da che mondo è mondo, gli Umani hanno sempre avuto la smania di sentirsi potenti e di aggredire il vicino. Durante la Seconda Guerra Mondiale sembrava che il Reich tedesco volesse unificare l’Europa… cercò però di farlo con dispotismo e seminando terrore.”

Rotonda: “È molto meglio come stanno facendo oggi gli europei con l’Unione Europea. Sono tutti in pace e in modo perfettamente democratico.”

Tasso: “Che siano in pace è vero, che tutto sia in modo perfettamente democratico è piuttosto discutibile. Purtroppo si ha l’impressione che la Germania, uscita a brandelli dall’ultimo conflitto, voglia di nuovo farla da padrona mettendo in ginocchio i paesi del Sud Europa… e anche del nord? L’altra volta lo fece coi cannoni, questa volta sembra che lo voglia fare facendo leva sull’economia. Gli Umani non si ammazzano fra di loro solo coi cannoni, ma anche “derubandosi” in modo apparentemente legale. Si può morire di fame o anche annientati moralmente con l’inetta partecipazione dei Governi locali.”

L’Albero con Panchina Petulante e Panchina Ingenua: “È un po’ che sentiamo i vostri discorsi. Li troviamo molto interessanti e ci stupiamo molto di quello che dite.”

Tasso: “Ultimamente 7 Grandi della Terra si sono riuniti in pompa magna a Taormina. Avrebbero dovuto discutere il loro ruolo per il benessere dei popoli e del Pianeta. Pensi che ci siano riusciti? Per niente. Ognuno ha cercato di portar acqua al proprio mulino, e qualcuno ha addirittura fatto dietro front circa accordi raggiunti a Parigi per far soffrire meno il nostro pianeta. È interessante vedere e guardare la solita foto di gruppo. Uno, o una dei 7 si distingue, quasi a voler dire: “Son qua io… ed io solo so come si deve fare in Europa.” Lo dicevamo poco fa. Non capisco perché gli Umani debbano o ammazzarsi o derubarsi in continuazione fino a distruggersi.

Da “LA STAMPA: ” FOTO DEI 7 GRANDI A TAORMINA.

L’Albero: “Questa foto è bellissima. Ci sono tutte le bandiere nazionali… e ci sono pure due bandiere dell’Europa. C’è proprio un “soggetto” che, non solo si distingue nella foto, ma anche nella realtà delle sofferenze di alcune popolazioni. Ora però ci farebbe piacere se continuassi il discorso della provincia slovena. Hai detto che ci sono stati dei campi di concentramento gestiti dagli italiani?”

Tasso: “Proprio così. Non posso farvi tutta la storia perché sarebbe troppo lungo. Vi dissi prima del campo di concentramento di Arbe; ma non fu l’unico. Nel 1941 ne fu costruito uno a Gonars in provincia di Udine; in quel campo furono trasferiti una parte dei cittadini maschi rastrellati a Lubiana dall’esercito italiano nella notte dal 22 al 23 febbraio 1942.”

Rotonda: “Come hanno fatto a trovarli?”

Tasso: “Hanno circondato tutta la città col filo spinato e hanno controllato tutti gli umani che entravano e uscivano dalla città. Pensate, questa recinzione con reticolato e filo spinato, costruita dagli italiani era lunga ben 41 chilometri.”

Rotonda: “E poi hanno portato gli Umani nel campo di concentramento di Gonars. E gli atri cittadini di Lubiana sono stati lasciati in pace?”

Tasso: “Per modo di dire. Molti sono stati fucilati presso una cava abbandonata vicino alla città. Sicuramente più di 100.”

Rotonda: “Perché li hanno fucilati?”

Lapide in onore degli ostaggi fucilati. Da Wikipedia

Tasso: “Per rappresaglia. C’è pure una lapide coi nomi di molti umani giustiziati.”

Rotonda: “E quelli che avevano portato nel campo di concentramento?”

Tasso: “Molti sono morti. Sai, le condizioni igieniche del campo erano pessime; non solo, se mangiavano, mangiavano molto male, ma le malattie ne ammazzavano molti.”

Rotonda: “Furono gli italiani a fare tutto questo?”

Tasso: “Certo che sì. Non sempre è vero quando si dice “Italiani brava gente”. Forse si potrebbe dire che si trovarono obbligati ad essere malvagi a causa dell’alleanza un po’ subordinata al Terzo Reich. Era l’umano Mussolini che voleva l’espansione dell’Italia fino ad avere un vero Impero. Probabilmente era stato contagiato da Hitler e dalle “Panzer Division” molto più efficienti del Regio Esercito. Un po’ di colpa può ricadere anche sui generali italiani, fra cui il Generale Mario Roatta e la sua famosa CIRCOLARE N. 3C.”

Ingenua: “Ho sentito tutto e tutto questo mi ha rattristato. Mi sembra così strano sentire che l’Italia s’era creata una provincia in Slovenia. Ma tu hai parlato anche di un Campo di Concentramento ad Arbe. Gli italiani sono stati così cattivi anche lì?.

L’Albero: “C’è qui Alessandro che vuol farci vedere due foto che dimostrano la reale esistenza italiana in Slovenia… in particolare a Lubiana.”

Alessandro: “Certamente. La prima è una lettera spedita da Lubiana a Trieste. Non è mia, ma dimostra una lettera raccomandata spedita con francobolli italiani timbrati a Lubiana.

RACCOMANDATA DA LUBIANA A TRIESTE

 

È chiarissima e, sicuramente farebbe gola a un collezionista di corrispondenze particolari e viaggiate… sì, perché questa è la funzione dei francobolli.

La seconda è questa targa automobilistica “in prova” della provincia di Lubiana.

Ingenua: “Che strana targa!”

LUBIANA “in prova”

Alessandro: “È la targa dei garagisti… come quelle che qui in Svizzera oltre al numero hanno una U.”

Ingenua: “Grazie Alessandro. Ora vogliamo sapere di Arbe.”

Tasso: “A questo punto passo la parola ai miei fratelli. Loro sono molto più informati. Hanno un debole per quell’isola; se potessero emigrerebbero. Sono due maschietti!”

Ingenua: “Hai deciso di farci ridere? Certo che, ogni tanto bisogna anche ridere.”

I FRATELLI DI TASSO

I Fratelli di Tasso: “Sì certamente. Sappiamo che quell’isola è molto bella. Nostri colleghi ce ne hanno parlato molto bene; ci hanno parlato, in passato naturalmente anche del terribile campo di concentramento gestito dal regio esercito italiano in quei terribili anni 40. Gli iitaliani, dopo aver invaso, assieme all’esercito del Terzo Reich, la Slovenia, ovvero, dopo aver annientato l‘esercito del Regno di Jugoslavia, si son trovati alle prese con sloveni, croati e dalmati non troppo d’accordo circa l’annessione di quella porzione di Slovenia che diventerà a tutti gli effetti la provincia di Lubiana. L’Umano Mario Robotti Generale di Corpo d’Armata si trovò ad essere desideroso di internare qualcosa come 30.000 civili slavi. Fu così che nella parte sud orientale dell’isola fu allestito un campo per civili; dapprima con solo tende, poi, parzialmente in legno e muratura. Da quello che mi trovai a capire, il campo fu messo su all’italiana, per cui, quando ci fu un bel nubifragio, non solo un po’ di tende furono divelte e allagate, ma ci furono pure dei morti fra cui 4 bambini. Sì, perché il campo era per civili… quelli che aiutavano i partigiani slavi e quelli che rimanevano dopo l’aver dato alle fiamme un villaggio. Pare che gli uomini venissero giustiziati sul posto.”

Ingenua: “Ma quello che dite è terribile.”

Rotonda: “Perché vi piacerebbe trasferirvi su quell’isola?”

I Fratelli di Tasso: “Perché è bellissima. Questa foto fa venir voglia di andarci subito.”

Arbe

Rotonda: “È un posto stupendo. Adesso si chiama Rab. Avete ragione.”

Ingenua: “Quanti Umani ci hanno portato?

I Fratelli di Tasso: “Sembra che siano stati internati più di 7000 civili fra cui donne, vecchi e bambini, e poi più di 2000 ebrei rastrellati qua e là. Pare che gli ebrei siano stati messi in quel campo per non consegnarli ai tedeschi… che li avrebbero dirottati subito ai campi di sterminio.”

Ingenua: “Era brutto quel campo?”

I Fratelli di Tasso: “Bruttissimo. Le condizioni erano pessime, tant’è vero che molti degli internati sono morti di stenti a causa soprattutto del freddo e della fame… al punto che, dopo il famoso 8 settembre 1943, il comandante del campo, un Tenente Colonnello dei Carabinieri fu giustiziato proprio dagli internati.”

Tasso: “Non credo sia il caso di andare nei particolari. Le nefandezze degli umani italiani furono molte… oltre ai campi di concentramento, ce n’erano molti altri sparsi anche nell’Italia del centro e del nord, dove gli internati morivano uccisi dalle condizioni disumane del campo e dei carcerieri. Non è neppure il caso di analizzare altre “cattiverie” prodotte dai generali italiani in quegli anni 40. È interessante con questo, purtroppo, dover sfatare il detto: ITALIANI BRAVA GENTE. Sì perché quanto accadde che ho voluto bonariamente e quasi ironicamente definire il loro operato cattiverie, avrei dovuto dire veri e propri crimini di guerra.”

L’Albero: “Caro Tasso, perché ci racconti tutto questo?

Petulante: “Volevo chiedertelo anch’io. Perché ci togli il gusto di considerare bello tutto quello che fanno gli umani d’Italia?”

Tasso: Non voglio che si arrivi a considerare crudeli e malvagi gli umani d’Italia, ma, dal momento che, finalmente il Governo italiano pochi anni fa ha decretato il 10 febbraio la giornata nella quale sarà necessario ricordare le sofferenze dell’italica gente d’Istria, Fiume e Dalmazia dal 1943 in avanti, m’è sembrato giusto far presente che non solo gli slavi furono malvagi… anche se esagerarono un pochino assai, ma che anche gli italiani furono molesti e criminali… e questo poco prima quando pensavano alla grandezza del loro Duce.”

L’Albero: “Ma, secondo te, a chi potrebbe essere rivolto questo… chiamiamolo ricordo?”

Tasso: “A moltissime persone quasi di ogni età… perché è giusto sapere e conoscere quello che la politica e i Governanti di allora, quelli del passato postbellico e quelli di oggi non hanno voluto dire. Secondo voi, i cittadini di avant’ieri oggi anziani, i cittadini di ieri oggi adulti e i cittadini di oggi interessatissimi a telefonini, chat e jeans bucati all’altezza del ginocchio, sanno che un po’ di anni fa c’era un Regno d’Italia che aveva inglobato entro i propri territori una porzione balcanica chiamata provincia di Lubiana? Quasi tutti, ad eccezione di coloro che abitavano da quelle parti, non lo sanno; e quindi non sanno neppure quante vite costò avere una provincia in più. Dobbiamo quindi rivolgerci a quasi tutti, ma, particolarmente a quei giovani che hanno interessi un po’ meno frivoli, affinché sappiano… perché la realtà storica va guardata in faccia e può esserci d’insegnamento per il futuro.”

Alessandro: “Hai ragione. Io infatti, fino a pochi anni fa ne sapevo poco o nulla. Qualcosina imparai dai francobolli, ma solo folcloristicamente parlando. Devo dire che la filatelia può essere utile anche a questo livello per chi desiderasse aver interesse di approfondire quello che gli presentano i francobolli. Sapevo, per esempio che esistevano, e avevano un certo valore, i francobolli italiani soprastampati dai tedeschi a Zara, ma non sapevo assolutamente la storia terribile di quella povera città.”

DUE DEI TANTI FRANCOBOLLI ITALIANI SOPRASTAMPATI DALLE TRUPPE TEDESCHE D’OCCUPAZIONE

Tasso: “Vedi Alessandro che tu sai qualcosina perché ti avevano parlato dei francobolli, ma, quelli che non hanno mai apprezzato i francobolli, se gli parli della provincia di Lubiana, potrebbero chiederti: “Che bestia è?” Scherzo naturalmente. I colpevoli di questa situazione sono purtroppo i politici… proprio loro… quelli che lo fanno di professione e che rarissimamente hanno interesse a fare il bene del popolo.”

Petulante: “Forse ne sanno un pochino di più gli abitanti dell’ex Jugoslavia che sono immigrati da noi nel nostro Canton Ticino.”

IN MEMORIA ALLA 1433 VITTIME

Tasso: “Giusto amica mia. Penso che, per oggi potremo terminare questo nostro importante incontro con quanto, in modo sconcertante, scrisse nell’agosto del 1942 il Generale Mario Robotti: “qui si ammazza troppo poco”, e la lapide di Arbe dove sono elencati molti dei poveretti che hanno finito di vivere nel campo di concentramento.

E poi mi fa sicuramente piacere far sapere ad Alessandro che, dal punto di vista filatelico Arbe e Veglia furono importanti ai tempi di Fiume e Gabriele d’Annunzio.”

Alessandro: “Certamente. I francobolli possono aiutare. Peccato che le amministrazioni postali cercano di utilizzare sempre meno i francobolli. Un grande saluto a tutti voi.”

Ingenua: “Ciao Alessandro. Ho seguito bene tutti i vostri discorsi. Ricordati che ho grande piacere quando vieni a trovarmi, ma ho anche grande piacere nell’ascoltare quello che dite.”

I Fratelli di Tasso: “Ciao a tutti. A presto.”

L’Albero: “A presto.”

Tasso: “Spero di non essere stato noioso… cosa dici Rotonda?”

Rotonda: “Assolutamente no. Ciao”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

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