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Archive for the ‘avidità’ Category

Perché abbiamo dimenticato i nostri fratelli?… quelli d’Istria, Fiume e Dalmazia?

QUANTI SONO?

 

Registrazione del 28 gennaio 2018

Personaggi:
Alessandro, Albero Tasso, I Fratelli di Tasso e Panchina Rotonda.

 

Alessandro: “Buongiorno Tasso amico mio… non se ne può più.” 

Tasso: “Ciao Alessandro, cosa c’è che ti turba?”

Alessandro: “Per quest’anno non mi turba più; il 27 gennaio è finalmente passato.”

Tasso: “Ah… ora ho capito. Ti riferisci al “Giorno della memoria” e al fatto che tutti devono ricordare le cattiverie dei nazisti e delle leggi razziali del 1938 promulgate dal Regno d’Italia?”

Alessandro: “Bravissimo, vedo che hai capito.”

Tasso: “Ma certo che capisco. So che tu non sei per niente di idee fasciste, se così si può dire, e, capisco anche quello che hai nella testa. Credo che tu abbia ragione circa questa pretesa di “dover ricordare” le scelleratezze dei nazisti e dei fascisti e il parlar troppo poco di quello che son riusciti a fare i comunisti, per non parlar di Stalin.”

Alessandro: “Il mio interesse non è contro qualcuno, ma per qualcuno. È infatti assodato che molti, troppi italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, hanno pagato prezzi troppo alti dopo la disfatta delle milizie del Regno d’Italia. La Seconda Guerra Mondiale fu una catastrofe per tutta l’Italia, ma, quando la guerra finì, furono “Loro” a pagare il prezzo più salato… ma l’Italia non si curò di loro, né durante e neppure dopo e… neppure in tempi recentissimi quando Slovenia e Croazia entrarono a far parte dell’UE.”

Tasso: “Ma tu Alessandro vuoi essere vendicativo… e non va bene.”

Alessandro: “No, no, non è così, nello stesso modo come il riconoscimento dell’Olocausto non sembra voler essere vendicativo verso il popolo di Germania. La Giornata della Memoria, lo dice la parola, dovrebbe servire per ricordare, quello che desidererei io sarebbe la necessità di “sapere” cosa accadde, dato che certe politiche delle italiche genti non hanno voluto che si sapesse.

Dicono: “Giornata del ricordo”… e il 10 di febbraio dovrebbe esserlo per quello che accadde da quelle parti, ma che cosa bisogna ricordare se si sa troppo poco?”

Da Wikipedia.

Tasso: “Mi sembra importante che esista quella solennità civile istituita nel 2004, non ti sembra?”

Alessandro: “Certamente, sì, sono contento. Pensa che bello, dopo più di 50 anni… sì perché le sofferenze di quei poveretti sono iniziate l’8 settembre 1943. Il fatto che si siano ricordati di istituire questa ricorrenza è sicuramente positivo; la componente veramente tragica è che, alcuni componenti della politica italiana, nel non lontano 2015, considerano “vittimismo” il desiderio di ricordare la barbarie di quegli anni contro l’”italiano”.

I Fratelli di Tasso: “Chi sarebbero questi politicanti italiani?”

Tasso: “Cari fratelli, non sta bene parlar male di qualcuno, anche se in questo caso diventa quasi necessario dal momento che determinate asserzioni pubblicate su un “Blog dei Giovani di Rifondazione Comunista di Monza e Brianza” dimostrano la poca conoscenza della storia. Credo infatti che chi ancora inneggia al comunismo abbia studiato poco il passato… anche e particolarmente per quanto riguarda quello che volle il Partito Comunista Italiano cappeggiato da Palmiro Togliatti. È infatti abbastanza assodato che se l’Istria oggi non è più Italia e molti italiani hanno dovuto scappare dalle loro case abbandonando quasi tutto sia in buona parte conseguenza della politica comunista capeggiata da Togliatti… che sicuramente riceveva ordini direttamente da Mosca e doveva “essere gentile” col dittatore jugoslavo.”

I Fratelli di Tasso: “Ma tu dicevi che gli italiani erano stati malvagi quando invasero la Slovenia.”

Tasso: “È vero, ne parlammo. L’Esercito Italiano si comportò malissimo, non credo però che la vendetta degli slavi nei riguardi di inermi italiani possa essere giustificata. Ne potremo parlare. Non vorrei oggi parlarvi di queste “cattiverie”, ma preferisco, nella “Giornata del ricordo”, rammentare la pessima accoglienza dell’Italia verso quelle popolazioni che scappavano, se non dalla morte, da persecuzione sicura. Quelle centinaia di migliaia di italiani che, arrivati anche in modo rocambolesco in Italia, venivano o accolti come “straccioni” e messi in “Campi Profughi” per anni e anni, o addirittura trattati miseramente come fascisti.”

Alessandro: “Sì Tasso hai ragione. Che gli slavi, con la scusa della vendetta si fossero comportati male, o malissimo è assodato… e potremo riparlarne; qui, annoiati dalla memoria dell’olocausto siamo gioiosi nel prendere atto che i Governanti italiani hanno avuto bisogno di più 50 anni per accorgersi che nell’alto Adriatico molti innocenti con la cittadinanza italiana hanno sofferto finché erano “braccati” dal comunismo di Tito e hanno continuato a soffrire dopo essere riusciti a raggiungere la Penisola.”

Tasso: “Sì, credo che questa componente abbia dimostrato, da parte dei Governanti di allora una certa malvagità. Il PCI godeva tutto e li trattava come inneggianti al Nazifascismo, “gli altri” avrebbero avuto problemi maggiori… Penso però che, se non sei all’altezza di governare sarebbe meglio se andassi a coltivare cipolle.”

I Fratelli di Tasso: “Ma cosa dici mai fratellone! Però crediamo proprio che tu abbia ragione. D’altra parte, ti sembra che “Quelli di oggi” sappiano il fatto loro?”

Tasso: “Certo che sanno il fatto loro… anche se non tutti riusciranno a conservarsi la ”poltrona” alle prossime elezioni di marzo. Sanno il fatto loro solo per gli interessi personali, ma non per la popolazione che ha dato loro fiducia. Anni fa i profughi istriani stavano malissimo… “QUANTI SONO?” avremmo detto… e prima stavano bene; oggi qualche milione di italiani è povero… e prima stava bene.”

Alessandro: “OK amici, vi ringrazio per la compagnia; come avete potuto constatare non mi sono neppure seduto su Rotonda dato che ho fretta… quindi devo andare.”

Panchina Rotonda: “Volevo proprio chiederti perché non ti siedi, se ce l’hai con me.”

Alessandro: “No assolutamente… sono già in ritardo.”

Rotonda: “Per fortuna. Ciao, salutaci tua moglie.”

Tasso e I Fratelli di Tasso: “Ciao Alessandro… a presto.”

Alessandro: “Ciao a tutti.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA FINESTRA

Oggi

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 Registrazione del 15 gennaio 2018

 

Personaggi:
L’Albero, , Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

L’Albero: “Caro Alessandro, nel mio leggero dormiveglia di oggi ti ho intravisto. Mi fa piacere la tua presenza. Cosa c’è di nuovo?”

Alessandro: “Veramente nulla di particolare. Dall’ultima volta che ci siamo visti non posso dire che sia successo molto. Il mondo degli Umani continua fra alti e bassi, però, sarei portato a dire che i bassi sono piuttosto preponderanti.”

Panchina Ingenua: “Siediti un po’ su di me. Ti sto aspettando da tanto. Vieni, sentirai i miei legni belli caldi, anche se fa freddo. Lo faccio solo per te.”

Alessandro: “Come sei gentile cara Ingenua. Io sto sempre bene qui da te… mi sento quasi a casa… ma solo quasi.”

L’Albero: “Ti ricordi come l’ultima volta che abbiamo fatto quattro chiacchiere che io, utilizzai la parola “razziare” nel riguardo di quegli Umani che “uccidono razziando?”

Alessandro: “Sì, me lo ricordo… talmente bene per cui te lo ripeto parola per parola:

Ma ti rendi conto che depredare un Umano di ogni suo avere appellandosi alla congiuntura economica diventa l’equivalente di un omicidio? Come si fa a razziare in questo modo e rimanere, apparentemente però, con le mani pulite? Ma le mani di quegli Umani grondano sangue… e continuano a comparire in pubblico… e a dettar legge.

Ma perché mi dici questo?”

L’Albero: “Perché l’altro giorno, mentre dormivo, Petulante mi ha svegliato perché voleva che fotografassi quello che stava guardando un tipo seduto sui suoi legni.”

Panchina Petulante: “Ho fatto bene no? Mi sembrava direttamente collegato al discorso dell’altra volta.”

Alessandro: “Insomma, volete spiegarvi? Non ho sempre tempo da perdere. Siete il massimo della simpatia, ma adesso ditemi cosa avete visto.”

Petulante e Ingenua: “Abbiamo visto la personificazione delle banche disegnato da un umorista.”

Alessandro: “Ma dove l’avete trovato?”

Petulante: “Su un giornale di Zurigo… il TAGES ANZEIGER. Un Umano lo stava leggendo stando sui miei legni.”

Alessandro: “Me la fate vedere?”

Petulante: “Come sei impaziente… Eccoti la vignetta… cosa ne dici?“

Da “TAGES ANZEIGER”

Alessandro: “Da una parte mi viene da ridere, ma, se bisogna proprio essere sinceri, non credo di aver visto recentemente qualcosa di più crudo… dal punto di vista bancario.”

L’Albero: “Hai ragione caro Alessandro. La traduzione di questa vignetta dimostra che voi Umani avete perso completamente il punto di vista… chiamiamolo bancario. Un tempo voi Umani avevate l’assistenza delle banche se vi era necessario un aiuto pecuniario per andare avanti; se potevate risparmiare portavate una parte dei vostri soldi in banca che vi ringraziava versandovi, alla fine dell’anno degli interessi; se volevate fare degli acquisti importanti, la banca vi aiutava facendovi pagare degli equi interessi e, se volevate acquistare un appartamento, vi aiutava facendovi ipotecare, con piccola burocrazia, l’appartamento di vostro interesse. Infine, succedeva anche che, se volevate risparmiare per la vostra vecchiaia, con obbligazioni o altri oculati consigli vi aiutava affinché al momento buono poteste trovarvi una piccola rendita sufficiente a poter continuare a vivere decorosamente. E poi, non dimentichiamolo, la banca era al vostro servizio.”

Ingenua: “Perché, oggi com’è la situazione?”

L’Albero: “Per prima cosa, la banca non è più al servizio degli Umani; in secondo luogo, se proprio vuoi sapere come sono le banche oggi, devi solo guardare la vignetta: puoi dare i tuoi risparmi alla banca… che li accetterà di buon grado, però, quando l’anno starà per finire e tu ti aspetterai gli interessi, ti accorgerai che, non solo non riceverai interessi, ma, sarà sparita una parte di quello che le avrai dato.”

Ingenua: “Ma allora è un furto. Dici che le banche rubano?”

L’Albero: “Guai. Non mi permetterei mai di dire che un’istituzione come quella delle banche si comporti come un comune delinquente. Se i tuoi soldi spariscono è colpa della congiuntura, del mercato, dei cambi e… di tutto quello che preferisci… ma spariscono, e chi ha risparmiato si rattrista e s’impoverisce.”

Petulante: “Sei un bel tipo tu caro Albero… che hai paura di offendere gli Umani. Io so che qualcuno disse; “Nulla si crea e nulla si distrugge”. Allora, tutti quei bigliettoni che sono stati messi nel porcellone, dove sono andati a finire se non vengono restituiti, almeno restituiti al risparmiatore?”

L’Albero: “Gli Umani dicono che è la “congiuntura”. Cosa sia esattamente la congiuntura non lo so. So per certo che ci sono dei grossi nomi di Umani che si chiamano economisti che sanno tutto… però alla fine gli Umani poveri sono sempre di più.”

Ingenua: “Potete dire tutto quello che volete; secondo me c’è qualcuno che ruba… e ruba molto… anzi moltissimo e se n’infischia di tutto. A cosa servono le banche?”

Alessandro: “Non può essere così. Sono le leggi del mercato… o no? Forse cara Ingenua hai proprio ragione tu. Vi saluto, devo andare.”

L’Albero e Petulante: “Ciao Alessandro.”

Ingenua: “Torna presto, ho bisogno di sentire le tue chiappe sui miei legni.”

 

 

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QUESTO ARTICOLO È PIUTTOSTO LUNGO CON DEI CONCETTI INTERESSANTI. PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 15 dicembre 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Rotonda, Albero Tasso e I Fratelli di Tasso.

 

Alessandro: “Ciao Rotonda, posso sedermi?”

Panchina Rotonda: “Ma che domanda… sono qui apposta perché le chiappe degli Umani possano sedersi, ma, se devo dire proprio la verità… tu sei il preferito. Non sopporto gli Umani che fanno salire i cani. Noi siamo qui per le chiappe umane. Dimmi piuttosto, come stai e, come mai sei qui?”

Alessandro: “Volevo chiacchierare un po’ con te, con Tasso e coi suoi fratelli. M’interessava conoscere un po’ di più di quanto accadde in Istria e in Dalmazia dopo il 1943.

Rotonda: “Penso che siano tutti disponibili. Sai, qualche volta si assopiscono… li chiamo e non rispondono; forse è l’effetto dell’età. Ho l’impressione che ti abbiano captato.”

Albero Tasso: “Ciao Alessandro, come stai? Ti ho sentito, ma ero, come si dice, sovrappensiero. Qual buon vento…?”

Alessandro: “Ti ricordi che un po’ di tempo fa avevamo parla della provincia di Lubiana e delle “malvagità” perpetrate dagli italiani? Ecco che oggi m’interesserebbe approfondire le spietatezze messe in atto contro l’italica gente dell’Istria e della Dalmazia.”

Tasso: “Il capitolo è quasi infinito. A quei tempi, anni ’40, arrivarono a me notizie terribili… anche da Fiume. Credo che, potrebbe già essere smisurato prendere in considerazione ciò che accadde a Zara… quella gran bella città, quasi una piccola copia della Serenissima, che ne subì, di scelleratezze, a non finire.”

Alessandro: “Mi ricordo che da bambino si parlava di Zara. Quando si mangiava la “macedonia di frutta” ci si metteva un pizzico di Maraschino… che lo facevano a Zara. E poi sentivo dire che era una piccola provincia al di là nell’Adriatico.”

Una bottiglia del mitico Maraschino

Tasso: “È vero. Il Maraschino era molto famoso… e veniva esportato in tutto il mondo. Le bottiglie erano tipiche con tutt’attorno la paglia… quasi come i fiaschi di Toscana… senza pancia però. Tu ricordi il liquido che veniva aggiunto alla Macedonia. Pensa che i produttori e proprietari della distilleria fecero una brutta fine… Nicolò Luxardo e la moglie Bianca furono buttati in mare, non si sa bene se furono uccisi a colpi di remo o se annegarono perché fu loro attaccata al collo una pietra. Anche l’Umano Pietro Luxardo scomparirà e di lui non si saprà più nulla.”

Alessandro: “Chi li ammazzò, se furono ammazzati?”

Tasso: “Quasi sicuramente furono i “titini”, i partigiani di Tito che irruppero ufficialmente in città il 1° novembre 1944 e diventarono padroni della città. Questo però è da considerare il gran finale della città. Il dramma cominciò molto prima, quando la popolazione italiana c’era ancora tutta.”

Rotonda: “Cosa vuol dire che c’era ancora tutta.”

Tasso: “Vuol dire che non era ancora accaduto nulla di terribile a turbare la vita degli zaratini. Tutto cominciò quel famigerato 8 settembre del 1943 quando il capo del Governo italiano Maresciallo Pietro Badoglio annunciò via radio la resa dell’Italia. Da quel momento l’Italia non era più l’alleato dei nazisti ma, almeno nel nord e nel Centro Italia, aveva un esercito allo sbando… sbando nel vero senso della parola. Ne approfittò l’esercito del Terzo Reich che diventò nemico dell’Italia e s’apprestò a invadere tutto quello che poteva… invase anche Zara.

UN TIPO DI SOPRASTAMPA SU UN FRANCOBOLLO DEL REGNO D’ITALIA CHE RECA L’EFFIGE DEL RE VITTORIO EMANUELE III

Alessandro: “Fu in quell’occasione che soprastamparono in tedesco i francobolli italiani.

 

Tasso: “Tu che ti diletti di francobolli!”

 

Alessandro: “Ricordo che da bambino vidi per la prima volta quei francobolli perché il papà di un mio amico li aveva comperati per sé… e sembrava fossero una rarità. Io non ne ho mai posseduto.

 

ALTRO TIPO DI SOPRASTAMPA

 

Ora però, a parte la passione filatelica, penso che dovrebbe essere importante sapere che, a quei tempi accaddero, proprio a Zara delle scelleratezze terribili… particolarmente per i civili.”

Tasso: “Prima che Tito s’impossessasse definitivamente di Zara, non è ancora perfettamente chiara la ragione per cui la città dovette subire dei folli bombardamenti.”

Rotonda: “Chi bombardò la città?”

Tasso: “Gli Anglo-americani.”

Rotonda: “Vuol dire che era strategicamente importante.”

Tasso: “Non particolarmente. Faceva gola a Tito.

Alessandro: “Ma com’era possibile? Zara era italianissima sotto tutti i punti di vista. Fece parte della Repubblica di Venezia dal 1409 al 1797 anno della caduta della Repubblica per mano di Napoleone; dopo varie traversie che vide Zara sotto la dominazione degli Asburgo, la città venne a far parte del Regno d’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Secondo lo storico Arrigo Petacco (L’ESODO – Oscar Mondadori) Zara era: “Un fazzoletto di terra proteso sul mare, compatta nella sua architettura veneta divisa fra calli e campielli, non era né una base navale, né una fortezza militare…

Tasso: “Pensa che Tito, d’accordo con Stalin voleva prendersi anche Trieste… ma di Trieste parleremo in un’altra occasione. Tornando ai bombardamenti su Zara, la componente allucinante è che ci furono ben 54 bombardamenti che rasero al suolo la città e ci furono almeno 4000 morti fra i civili… di fronte a una popolazione di 22.000.”

Alessandro: “Fu quindi un’inutile carneficina…”

Tasso: “Si potrebbe dire che non fu inutile perché la maggior parte degli italiani sopravvissuti ai bombardamenti scappò e cercò di rifugiarsi in Italia, e ai titini fu possibile impadronirsi della città.”

Alessandro: “Ma non fu l’unica carneficina “gratuita” in Europa.”

Tasso: “Alludi al bombardamento su Dresda?”

Alessandro: “Non solo a quei terribili bombardamenti su quella bella città, ma anche ai bombardamenti su quella perla del nord di nome Lubecca.

Tasso: “Sì, l’ho sentito dire, Lubecca è una città stupenda… è una città della Lega Anseatica. Fu bombardata il 28 marzo 1942, ma non perché fosse strategicamente importante, ma, per deprimere psicologicamente la mentalità tedesca che, seguendo Hitler credeva proprio che la Germania fosse “über Alles”. Intanto morirono 312 persone”

Rotonda: “Bombardando una bella città hanno ucciso tanta gente per “disturbare” psicologicamente il popolo tedesco? Ma come si fa a ragionare così?”

Tasso: “Cara amica, la guerra è guerra e sembra che potrebbe essere tutto lecito… a me però sembra che non ci sarebbe niente di male se si riuscisse ad essere un pochino… anche se quasi niente… onesti. Distruggere e uccidere tanto per… mi sembra da scellerati o semplicemente demenziale. Ma tu Alessandro, sei già stato a Lubecca?”

Alessandro: “Sì, ben due volte; la prima volta nel 2007… era però dal 1965 che avrei voluto visitare quella città.”

Rotonda: “Come mai proprio dal 1965 e… a Lubecca?”

Alessandro: “Mi chiedi perché avevo deciso di andare a Lubecca? L’avevo pensato già molto tempo prima quando, in cerca di avventure e lavoro, poco più di 60 anni fa, mi ero avventurato nel sud della Svezia. Ero partito coll’intenzione di trovare un posto di assistente anestesista nell’ospedale di Lund. Non è che mi interessasse particolarmente la scienza svedese; sapevo sì che gli svedesi erano all’avanguardia, ma, trascinato da chissà quali energie, il nord significava per me qualcosa di particolare. Non è che amassi il freddo, anzi ho sempre amato particolarmente il caldo dell’estate. I paesi del nord avevano per me un lusinghiero richiamo. Certo una ragazza bionda poteva avere anche lei il suo fascino particolare, ma non era quella la ragione del mio viaggio. Partii con mio fratello maggiore e con la mia amata Alfa Romeo Giulietta ti.

Rotonda: “Il tuo viaggio iniziò qui da Lugano?”

Alessandro: “No no, a quei tempi abitavo e lavoravo in un ospedale vicino a Zurigo.”

Rotonda: “Quindi viaggio leggermente più corto.”

Tasso: “Cos’è questo divagare? Ci dici che volevi andare in Svezia, ma non perché ti era venuta voglia di andare a Lubecca.”

Alessandro: “Un po’ di pazienza; perché, proprio durante quel viaggio, sull’autostrada verso Puttgarden, mi trovai a leggere la “deviazione” per Lubecca. Di Lubecca non sapevo proprio nulla, sapevo solo che era una città della Lega Anseatica, ma non sapevo altro; eppure, proprio in occasione di quel viaggio, pochi chilometri prima di caricare la Giulietta sul traghetto che ci avrebbe portati in Danimarca, lessi l’indicazione Lübeck… che non dimenticai… fino al 2007.

Rotonda: “E allora, cosa ci dici di Lubecca?”

Alessandro: “Posso dirvi che, finalmente nel 2007, utilizzando le ferrovie tedesche, partii finalmente per Lubecca. Era estate; quando arrivai, la temperatura era buona e non pioveva. Benissimo e bellissimo fu il momento in cui vidi quella meravigliosa costruzione… l’Holstentor.

L’HOLSTENTOR

Rimasi un paio di giorni a Lubecca, mi accorsi che era una città a misura d’uomo dove non solo era possibile assaporare magnifiche opere architettoniche, ma anche prelibatezze per il palato e per chi ama il marzapane.

Durante il mio bighellonare per la città, mentre ammiravo con gioia quanto mi circondava, fui più volte un pericolo per i ciclisti che pedalavano giudiziosamente sulle piste ciclabili… che invadevo distrattamente.

UN VECCHIO FRANCOBOLLO DA 2 MARCHI DELLA GERMANIA OCCIDENTALE RAFFIGURANTE L’HOLSTENTOR.

Mi piacque vedere il canale che circonda la città e curiosare in cortili circondati di accoglienti casette e tanto verde… quasi come non si fosse nel centro di una città. Una gentile e anziana signora che aveva compreso il mio desiderio di intrufolarmi a guardare tanta bellezza degna di una favola, mi disse in ottimo tedesco di entrare pure e di rimanere quanto desideravo.

Il mio modo di fare il turista non era dei più intelligenti. Mi piace e mi piacque andare un po’ all’avventura, senza prepararmi prima più di quel tanto. Non sapevo neppure che quella città fu bombardata in un modo così ignominioso… anche se molti suoi cittadini amavano Hitler. Trovai una piccola guida nell’Ufficio Informazioni della città e questo mi fu più che sufficiente per godermi la città. Rimasi infatti piuttosto affascinato quando inaspettato mi si parò davanti agli occhi il RATHAUS… così… semplicemente bello.

RATHAUS DI LUBECCA.

Ma non è questa la componente più importante del nostro discorso cominciato con la barbarie distruttiva… tanto per distruggere e ammazzare Esseri Umani. Entrai nella MARIENKIRCHE e trovai… e fotografai lo scempio di quei bombardamenti.

I PANNELLI CHE RICORDANO LA DISTRUZIONE DELLA MARIENKIRCHE

Rotonda: “Da questa foto però non si vede molto.”

Alessandro: “Hai ragione. Nella foto in mezzo si vede però la chiesa che brucia. Ora l’hanno tutta ricostruita, forse più bella di prima.”

Tasso: “Hai detto che ci sono anche delle buone cose da mangiare? per voi Umani naturalmente… non credere però che le nostre radici non sappiano distinguere quello che per noi è buono o no.”

Alessandro: “Sì, c’è una rinomatissima pasticceria che fa delle torte veramente uniche… e a far da padrone è il marzapane. Là mangiai un boccone e, per finire mi fu possibile scegliere una fetta di torta. C’era proprio la difficoltà di scegliere. Che buone!”

Tasso: “Perché buone?”

Alessandro: “Perché dopo la prima fetta mi sentii obbligato a sceglierne una seconda di un tipo diverso… altrettanto ottima.”

I Fratelli di Tasso: “Ma guarda guarda; è un po’ che vi ascoltiamo. Avete cominciato a parlare di Umani morti ed ora parlate di torte col marzapane? Cercate di tornare ad essere seri. Dopo Zara avete accennato alla città di Dresda. Vorremmo saperne di più.”

Tasso: “Cari fratelli, avete ragione. Dresda è una gran bella città che, ha subìto una serie di terribili bombardamenti… e, potremmo dire inutili, perché verso la fine del conflitto mondiale… cioè nel febbraio del 1945.”

Rotonda: “Ma un bombardamento non è sempre terribile?”

Tasso: “Certamente, tanto più che è una di quelle manifestazioni in gli Umani, pur di riuscire a primeggiare, non guardano in faccia a nessuno e sopprimono ogni forma di vita esistente.”

Rotonda: “Anche nel bombardamento su Dresda si voleva primeggiare?”

Tasso: “In questo caso s’intendeva contrastare una Nazione che voleva, a tutti i costi, primeggiare… anche dal punto di vista razziale. Bisogna però dire che quei terribili bombardamenti dal 13 al 15 febbraio, fecero della città qualcosa come un cumulo di cenere, che bruciò per “troppo” tempo e in modo esagerato. Si pensi che in 3 giorni, centinaia di aerei britannici e statunitensi scaricarono sulla città più di 4000 tonnellate di bombe, fra cui moltissime bombe incendiarie. Quest’accanimento produsse degli incendi tali, chiamati “tempeste di fuoco”, per cui altissime temperature fino a 1500° crearono correnti d’aria capaci di “aspirare” gli Umani nel rogo.”

Rotonda: “Chissà quanti Umani morirono.”

Tasso: “Sì, ne morirono veramente molti… tanto più che, essendo stata Dresda praticamente immune da bombardamenti, in quella città c’erano molti “sfollati” da altre parti della Germania. Furono fatte numerose stime circa il numero di Umani morti; pare però che si possa dire che non furono meno di 135.000. La città, considerata per la sua bellezza la Firenze del nord, non essendo assolutamente importante dal punto di vista strategico, aveva ospitato molti vecchi, donne e bambini di altre località…”

I Fratelli di Tasso: “Tu vorresti dirci che gli Angloamericani riuscirono ad ammazzare, in un paio di bombardamenti, ben 135.000 persone… la maggior parte civili?”

Tasso: “Proprio così. La componente più raccapricciante è che non ci fu un unico bombardamento, ma 3 bombardamenti, un giorno dopo l’altro, che, non solo presero alla sprovvista l’inerme popolazione, ma sorpresero tutti quei poveretti che, non ancora morti cercavano di portare soccorso a chi aveva sofferto a causa del bombardamento del giorno precedente.”

Rotonda: “Ma forse era questo l’unico modo per far sì che i tedeschi si arrendessero?”

Tasso: “Assolutamente no, perché per l’esercito tedesco le cose andavano già molto male e la disfatta era vicina. Non dovete dimenticare che siamo nel mese di febbraio del 1945 e che di lì a 3 soli mesi ci fu la conquista di Berlino… anzi meno di 3 mesi dato che la resa incondizionata del Terzo Reich avvenne l’8 maggio 1945.”

Rotonda: “Quindi anche quella di Dresda fu un’inutile carneficina.”

Tasso: “Non solo, ma, se si considerano anche i danni materiali e il consumo di energie da parte delle Forze Alleate, oltre ad essere stato un atto criminale, fu anche un pessimo affare… dal punto di vista semplicemente economico. Comunque sia, questa non fu l’unica occasione nella quale gli Umani dimostrarono la loro componente aggressiva, nonché stupida, sì, proprio stupida verso i loro simili.

Ma tu Alessandro che ascolti in silenzio, cosa ne dici?”

Alessandro: “Indipendentemente dal fatto che in certe situazioni la guerra sembra indispensabile, e in questo caso credo che lo fosse, penso che certi bombardamenti non possano essere giustificati.

Da “Storia Illustrata”

Mi sembra di aver letto in passato che il “possente” bombardamento su Dresda avrebbe dovuto dimostrare a Stalin quale era la capacità “economica” degli Alleati. Questo avrebbe dovuto “intimorire” i Sovietici a guerra finita, e in previsione della “Guerra Fredda” che si stava profilando all’orizzonte.”

Tasso: “Mi sembra un po’ azzardato.”

Alessandro: “Sembra anche a me. Tutti quei morti, che secondo alcuni avrebbero potuto essere addirittura 300.000, non giustificano. Mi fa senso pensare che il 20 novembre dello stesso 1945, le potenze vincitrici, quindi anche i sovietici, processarono i capi dei nazisti che riuscirono a catturare, e una parte fu giustiziata. Quegli stessi che ordinarono il massacro di Dresda… dove trovarono la distruzione esseri umani e opere architettoniche, si sentirono all’altezza di giudicare dei loro simili che li imitarono… anche se in modo diverso… ma sempre in modo crudele. Certo che il modo con cui furono “eliminati” molti ebrei è raccapricciante, però non è meno ripugnante il modo con cui sono stati “assassinati” in quella città moltissimi civili inermi e indifesi.

Quando, fra 2001 e il 2002 andai a Dresda con un viaggio organizzato, non sapevo assolutamente che, proprio là, nel febbraio del 1945 fosse accaduto il finimondo; sapevo solo che quella città fu, per molto tempo, alla mercé della volontà sovietica. ”

Rotonda: “Non hai un francobollo che ci “parli” di Dresda?”

Alessandro: “Ne ho solo uno che posso mostrarvi, e poi, ho fatto una piccola ricerca e ho trovato più di un francobollo… ma ve li farò vedere un’altra volta… anche perché abbiamo cominciato a parlare di Zara e siamo arrivati a Dresda. D’altra parte, se si parla di Dresda o di Lubecca, si può parlare anche di questa “veneziana” perla dell’Adriatico distrutta mostruosamente assieme a molti suoi abitanti solo ed esclusivamente per odio e avidità territoriale. Detto per inciso, il giornalista zaratino Enzo Bettiza disse che Zara era la Dresda dell’Adriatico.”

Rotonda: “Cosa rappresenta questo francobollo?”

UN PARTICOLARE DELLO ZWINGER DI DRESDA su un francobollo della Germania.

Alessandro: “ È un particolare dello “ZWINGER” che è uno dei principali monumenti della città. È un palazzo con giardini in stile barocco costruito all’inizio del 1700.

Durante quei terribili bombardamenti, quel complesso barocco fu quasi totalmente distrutto. Non rimase praticamente nulla… e fu quasi completamente ricostruito.

Dal momento che è nostra intenzione terminare la nostra chiacchierata su quanto accadde a Zara, potremo parlare un’altra volta di quanto c’era e c’è di bello da vedere a Dresda e mi farà piacere raccontarvi qualcosa anche del viaggio che feci a cavallo fra il 2001 e il 2002… anno in cui entrò a far parte di molti di noi l’Euro. Ora voglio farvi vedere com’era lo Zwinger prima e dopo i bombardamenti:

 

 

Zwinger dopo i BOMBARDAMENTI

Zwinger oggi.

È possibile vedere nel centro, anche se non perfettamente identico, il particolare del francobollo.

Tasso: “Chissà quanto fu distrutto di quella sicuramente stupenda città… se considerata la Firenze del nord. Per quanto riguarda Zara, è interessante sapere che, fu, praticamente da sempre, dapprima della Repubblica di Venezia e, dopo la Grande Guerra, italiana. Era capoluogo di Provincia… una piccola provincia di cui facevano parte alcune isole distanti circa 200 chilometri. Quello che può interessare è che conservava le vestigia della Serenissima; a Zara oltre che dal punto di vista architettonico, era possibile vedere frequentemente il Leone di San Marco.

Rotonda: “Perché ci dici questo?”

Tasso: “Perché, quando, dopo i continui bombardamenti delle forze aeree alleate, la maggior parte dei cittadini italiani cercarono scampo in Italia e le Forte titine poterono spadroneggiare, la prima cosa che si sentirono in dovere di fare fu di distruggere le vestigia veneziane, e, in particolare i Leoni Alati simbolo di Venezia.

PORTA TERRAFERMA

Questo Leone marciano, bellissimo, fu restaurato… ma dopo… quando i croati si accorsero di aver fatto uno scempio di tante bellezze.

Alessandro: Abbiamo detto che Zara fu una delle tante province italiane… credo la più piccola, con tanto di targa, ma che, come conseguenza dell’ingordigia dei Governanti del tempo, divenne molto più grande… ma per poco tempo, solo dal 1941 al 1943. In concomitanza coll’ingrandimento della provincia di Zara, fu creata anche la provincia di Sebenico. Dopo il famigerato 8 settembre del 1943, a comandare sulla Dalmazia fu l’esercito tedesco e il territorio della provincia ritornò ad essere piccolo come prima. Ci pensarono poi i 54 bombardamenti a decretare la fine della città.

UNA TARGA DELLA PROVINCIA DI ZARA

 Rotonda: “Perché, cari Tasso e Alessandro trovate importante ricordare certe tragedie del passato?

Tasso: “Io sono vecchio… almeno molto più vecchio di voi e, posso avere molti collegamenti con tanti miei simili anche di specie diverse. Molti alberi, come me, hanno sofferto moltissimo a causa degli Umani e, non solo, si sono anche empaticamente angosciati verso gli Umani. Più volte ho dovuto pensare che se gli Umani non si ammazzano un po’ fra di loro sembra che non siano contenti… ma noi ci affliggiamo.

Per rispondere alla tua domanda posso solo dirti che, da quando è finito il Secondo terribile Conflitto Mondiale, s’è parlato moltissimo delle scelleratezze dei nazisti e dei Campi di sterminio che hanno visto morire molti ebrei, ma ci si è quasi dimenticati di certi momenti storici in cui innocenti Umani hanno perso, anche in modo atroce, la vita. Anche se fosse stato solo uno, varrebbe la pena ricordarlo, ma in molti casi, parlo solo dell’ultima guerra, sono stati molti, anzi moltissimi… e nella maggior parte dei casi i colpevoli sono rimasti impuniti se non osannati.

Voi Umani pensate che noi alberi siamo insensibili. Quando un Umano perde conoscenza e giace su un letto, voi dite che è come un vegetale; ma ogni vegetale, non lo dovete dimenticare, è vivo e sa soffrire e sa anche sacrificarsi in favore del mondo animale. E poi, non posso dimenticare le grandi sofferenze che procura a noi l’Umano che, per togliersi la vita, si appende a un nostro ramo. Lui soffre prima e dopo… perché s’è arreso… e non bisogna arrendersi… salvo casi eccezionali.

Sempre per rispondere alla tua domanda, noi stiamo ricordando fatti terribili e inconsueti, dove un popolo desideroso di riscossa, come il popolo jugoslavo, in particolare sloveno e croato, per riprendersi ciò di cui aveva diritto e per prendersi ciò che non gli competeva, si lasciò andare alle più orripilanti manifestazioni di malvagità… non solo qui a Zara, ma anche e particolarmente a Fiume e in Istria. E credo che sia sbagliato continuare ad ignorare, nello stesso modo come è sbagliato che gli italiani non sappiano di Lubiana, dei campi di concentramento di cui abbiamo parlato l’altra volta e di certe stragi fratricide operate da certi partigiani d’Italia tipo la “Strage di Portus… che affronteremo un’altra volta.”

Rotonda: “Ho capito perfettamente. Ok ricordare le malefatte dei nazisti, ma non dimenticare altre malefatte apparentemente giustificate dalla guerra. Ho capito bene?”

Tasso: “Hai capito benissimo.”

I fratelli di Tasso: “Abbiamo ben capito anche noi, ma ora siamo stanchi. Ci racconterai un’altra volta di quanto ancora accadde a Zara, ma, soprattutto vorremo sapere di Fiume, dell’Istria e di Pola. Anche Alessandro è stanco.”

Alessandro: “Già, già. Ora vi lascio… a presto e grazie. Mi piace stare con voi.”

Tasso e Rotonda: “Ciao Alessandro.”

 

 

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Registrazione del 27 novembre 2017

Personaggi:
Alessandro, L’Albero, Panchina Petulante, Ulivo il saggio e Panchina Ingenua.

 

Alessandro: “Siamo agli sgoccioli caro Albero; il vento di ieri t’ha portato via quasi tutte le foglie.”

LE ULTIME FOGLIE RIMASTE

L’Albero: “Sì purtroppo; qualcuna è ancora al suo posto. A me piace molto quando le mie foglie cadono piano piano una alla volta. Mi piace che cadano senza dover subire la forza del vento… mi piace quando vanno a ricoprire Petulante e Ingenua e si forma un bel prato giallo… sì, perché il colore del mio “manto” autunnale è particolare.”

Panchina Petulante: “È vero; anche a noi piace essere ricoperte dalle sue foglie. Quest’anno purtroppo non è andata così. Abbiamo il prato del colore delle sue foglie, ma il vento ha spazzato via tutto da noi. Anche Ingenua è triste.”

IL TAPPETO GIALLO

L’Albero: “Guarda un po’ come la violenza può cambiare tutto. Qui da noi non è grave, tanto più che il vento ha potuto ripulire l’aria… e poi, diciamocelo, certe violenze della natura bisogna accettarle; la tragedia comincia quando voi Umani pretendete di soggiogarla… la natura. Non potreste farci un pensierino tutte le volte che volete agire in quella direzione?”

Alessandro: “Hai ragione… poi la natura si prende la sua rivincita e noi diciamo che è accaduto l’imprevedibile.

L’Albero: “Ma sì, lo dite perché pensate così di sistemare la vostra coscienza… specie quando ci sono dei morti. Che poi, il comportamento di voi Umani “produce” tanti di quei morti…”

Alessandro: “Come sarebbe a dire?”

L’Albero: “Sarebbe a dire che, indipendentemente dai morti che “producete” con la vostra noncuranza verso la natura, ogni tanto vi ammazzate, vi dichiarate guerra, oppure usate le “bombe intelligenti” credendo di non far del male a nessuno.”

Alessandro: “Alludi alla guerra contro l’Iraq?”

L’Albero: “Sì sì… proprio a quella. Quell’Americano ne ha fatto tanto di male… ma lui continua a vivere bene. Invece l’Umano Ratko Mladić che ne ha fatto anche tanto di male è stato condannato all’ergastolo da un Tribunale Internazionale. Ti chiedo: “Perché questo tribunale giudica solo chi è ormai “in disuso” e non “altri” altrettanto criminali?”

Petulante: “Ma caro amico Albero, ma non ti sembra di fare una domanda un po’ stupida? Non hai ancora imparato da tutti i tuoi amici alberi che fra gli Umani la legge non è uguale per tutti per cui ci sono gli Intoccabili che possono fare tutte le porcate che vogliono e verranno sempre osannati? Perché fai certe domande al nostro amico Alessandro? Lui fa parte di quei comuni mortali che, dopo aver lavorato onestamente una vita, e aver mantenuto moglie e figli, desidera consumarsi la vecchiaia con un po’ di serenità.”

L’Albero: “Faccio a lui queste domande perché ho capito che non è cretino come la maggior parte di quelli che chiamiamo Umani… ma poco Umani sono.”

Alessandro: “Ti ringrazio. Ma cosa dovrebbe fare il Genere Umano per uscire da questi momenti?”

ULIVO IL SAGGIO

L’Albero: “Non credo che esista una ricetta che possa aiutarvi veramente… non foss’altro che per il fatto che da sempre il vostro sport preferito è quello di ammazzarvi. Cominciò Caino e continua il dittatore della Corea del Nord… che pare usi i cani per togliere di mezzo chi non gli va bene. Però, se si volesse fare qualcosina di bene, bisogna cominciare dai giovani… ma anche da “Chi detta legge” che potrebbe dare il buon esempio. Mi piacerebbe sentire cosa ne pensa il mio collega Ulivo.”

Ulivo il Saggio: “Caro collega ti ho ben sentito e sarei intervenuto anche se tu non m’avessi interpellato. Il grosso del problema è la disillusione dei giovani verso chi Governa facendolo in modo scorretto. Se “Quelli che stanno in alto” imparassero ad essere un po’ più onesti e dimostrassero di lavorare, non solo parlare, per costruire, sarebbe un’altra musica.”

L’Albero: “Lo sai che m’è venuta in mente una componente importantissima del Malgoverno degli Umani?”

Ulivo: “Cosa aspetti a dirmela?”

L’Albero: “Da un po’ di tempo a questa parte, fra gli Umani, la componente più importante sono diventati i soldi. Rispetto a un po’ di anni fa gli Umani erano dei “clienti” della Banca per cui c’era una specie di tacito accordo; la banca faceva un certo servizio e il cliente pagava volentieri… se il cliente lasciava alla banca un certo capitale, la banca versava volentieri alla fine dell’anno certe cifre di danaro… che si chiamano interessi.

Ulivo: “Oggi invece il cittadino è diventato la “serva” della banca, nel senso che ha finito coll’asservirsi agli Istituti di Credito, non può più fare a meno della banca, non solo non riceve più interessi, ma, alla fine dell’anno si trova col capitale sempre più decurtato. Fa tutto la banca… lui non ha più nulla da dire… viene facilmente abbindolato e vede sparire i soldi come se la colpa fosse sempre degli Altri o della Congiuntura o del Mercato o addirittura degli Americani.”

L’Albero: “E poi ci sono gli Umani che devono pagare l’ipoteca e sperano di non perdere il lavoro.

Quello che non riesco a capire, caro amico Ulivo è come facciano gli Umani ad essere così pecore; possibile che non siano ancora riusciti a ribellarsi? Penso che lo sappiano che i Capi delle banche guadagnano milioni… e che tutti i soldi che un tempo si chiamavano “interessi al cliente” vanno ai capi.”

Petulante: “Voi parlate dei soprusi delle banche… e fate bene, ma, la sapete l’ultima?

L’Albero: “Sarebbe?”

Petulante: “Sarebbe che vogliono fare in modo che si usi sempre meno il contante. Pare che in Svezia siano pochissimi gli Umani che usano il contante… pagano pure il caffè con la carta di credito! Forse in Svezia c’è una politica più giusta, credo però che qui da noi, tanto in Svizzera quanto in Italia, l’uso per quasi tutto della “plastica” finirebbe col permettere alle Autorità di controllare ogni movimento degli Umani e far guadagnare ancore di più agli Istituti Bancari… ed essere questi poveri Umani sempre più asserviti alle banche.”

Alessandro: “Mi sembrate tutti piuttosto saggi… avete centrato il problema dell’impoverimento delle popolazioni? Sicuramente in parte. È indubbio però che noi Umani dovremmo essere un po’ meno egoisti e un po’ meno indifferenti di fronte alle popolazioni che soffrono.”

Panchina Ingenua: “Bravo Alessandro. Fino a questo momento sono stata zitta e ho solo ascoltato. Fra tutti avete dimenticato di ribadire che nel vostro agire, per prima cosa, oltre a rispettarla la natura, dovreste amarla… perché vi dà anche da mangiare.”

Alessandro (guarda l’orologio): “Hai proprio ragione. Di stare ad ascoltare voi non mi sono accorto che mi è venuto tardi. Vi saluto e vi rigrazio dell’affetto che sempre mi dimostrate. A presto.”

L’Albero e Panchine: “A presto.”

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Se ne sentiva la mancanza.
Devo dire la verità, non sto più nella pelle dalla gioia.

Sentire un po’ di nuovo parlare di scioperi mi fa sentire come se mi fosse possibile riempirmi i polmoni in modo consistente di un’aria positiva che assomiglia al nettare.

Una Nazione che pretende di essere civile non può progredire senza scioperi… ma con una certa frequenza. Ma come farebbe il famoso PIL a non crescere se non ci fossero gli scioperi dei tram, dei bus, delle metropolitane, dei treni e degli aerei? Si pensi un poco come sarebbe terribile rendersi conto che tutto ciò che si programma va in porto? L’autobus in orario, il treno che raggiunge senza intoppi l’aeroporto e l’aereo che decolla e atterra senza problemi… e poter andare a lavorare e produrre. Ma se così fosse sarebbe solo terribile.

Pensate un po’ come ci si sentirebbe soli se, ogni tanto… con una certa frequenza non ci fossero le strade bloccate da folcloristici cortei… come questo di Genova.

QUANTI BEI COLORI!

E poi, pensate un po’ alla monotonia dei contratti di lavoro rinnovati prima della scadenza. Nessuno più che deve brontolare. È bello brontolare… è bello indire uno sciopero… è bello inneggiare ai sindacati. E poi, quando sono tutti d’accordo e decidono lo Sciopero Generale… così, tanto per fare qualcosa.

Ci mancano gli scioperi delle navi da crociera. Quei croceristi che arrivano da lontano, dopo aver profumatamente pagato una suite con balcone; perché non organizzare uno sciopero… così non trovano la nave e sono obbligati a cercarsi un albergo?… facciamo vivere anche gli albergatori… o no?

Bando alle ciance… credo che l’Italia senza scioperi e con la controparte onesta… non potrebbe più chiamarsi ITALIA.

CHE BELLA L’ITALIA! POVERA ITALIA!

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INVIATO PER POSTA ORDINARIA IL 16 OTTOBRE 2017

 

Gentile Signora Rossella Pace,

 

Spazio Filatelia Roma

Piazza San Silvestro 20

00187 Roma

 

Scrivo a lei con regolare affrancatura dalla Svizzera dove abito, ma invio la presente anche ad alcune associazioni filateliche di cui sono riuscito a trovare l’indirizzo internet… il tutto dal mio blog.

Mi piacerebbe scriverle tramite internet, ma non c’è nessun indirizzo.

Questa mia è per denunciare, piangendo, il folle disinteresse delle Poste Italiane verso la filatelia… ma quella spicciola, quella che fa collezionare i francobolli, quella che potrebbe interessare i bambini e i giovinetti… che cresceranno e diventeranno adulti.

Desidero raccontarle quanto mi accadde l’estate scorsa a Merano. Sono vecchio, ho sempre amato i francobolli, anche quelli italiani, e, in vacanza a Merano, desiderando spedire un paio di cartoline ad amici e parenti, vado alla posta Centrale a cercare il francobollo della 500. Trovo l’addetto all’Ufficio Filatelico assente per ferie e nessuna sostituzione. Per fortuna il carattere molto gentile ed ospitale degli altoatesini mi permette, tramite il direttore dell’Ufficio, di acquistare alcuni pezzi del francobollo.

Una parte delle mie cartoline erano però dirette in Svizzera, per cui l’affrancatura di € 0.95 è insufficiente. Bisogna aggiungere un francobollo da € 0.05. Semplicissimo… così dovrebbe essere in un normale ufficio postale… ma così non fu.

NUMERINO MERANO

Mi viene consegnato il cartellino col numero che mi dirà quando potrò essere servito, cioè quando sarà il mio turno e, al momento giusto, chiedo all’impiegato alcuni francobolli da € 0.05. Con mia grande sorpresa mi sento dire che non hanno francobolli… che posso consegnare direttamente l’oggetto da spedire e verrà stampigliato direttamente sulla corrispondenza l’importo necessario. Obbietto se verrà stampigliato sul francobollo ; la risposta è sì.

Gli dico : « In questo modo lei mi « sporca » il francobollo… che ha bisogno di un annullo postale, non di qualcosa che lo deturpi. »

Mi risponde : «Non posso fare diversamente. »

A questo punto, dal momento che una cartolina è indirizzata a un giovane fanciullo che comincia ad interessarsi alla filatelia, e, desideroso che non riceva un francobollo deturpato da parte dell’irraginevolezza (verso la filatelia) delle Poste Italiane, decido di imbucare direttamente con un’affrancatura difettosa. Lo faccio anche perché sono consapevole che non verrà fatto alcun controllo.

Questo, gentile Signora, lo scrivo perché l’esperienza mi ha dimostrato il massimo menefreghismo degli « obliteratori » delle Poste Italiane. Più volte mi sono spedito lettere imbucate in Italia e, ho potuto prendere atto che la corrispondenza non viene controllata.

La cartolina imbucata con affrancatura insufficiente, anche se dopo troppi giorni, è regolarmente arrivata… obliterata a Verona.

Non voglio tediarla troppo, però, trovo che sia un controsenso avere un ufficio postale di quelli principali che non vende francobolli ma permette all’utente di leggere un manifesto come questo :

Nell’Ufficio Principale di Merano.

Mi permetto di chiederle : « Ma che cosa raccontano dell’Italia se non ci sono?… o pretendono a tutti i costi delle sane risate ? Inoltre lo sa lei, ovvero lo sanno i suoi superiori che a Merano ci sono molti turisti, che molti sono tedeschi e che ci sono ancora in giro dei collezionisti ?

Gentile Signora, io scrivo a lei perché ho trovato di Roma il suo indirizzo e il suo nome ; spedisco questa per conoscenza ad alcune associazioni di filatelisti… perché ? potrebbe chiedermi lei.

« Perché voi di Poste Italiane state facendo morire la filatelia? Se non vendete francobolli negli uffici postali, dove volete che la gente li vada a comperare ? dal macellaio ? Certo, i tabacchini vendono francobolli, ma solo alcuni tagli. E poi, come potete voi di Poste Italiane pretendere di continuare a « vendere » (sarebbe più giusto rubare) quei pezzettini di carta se non aiutate ad usare i francobolli veri e i giovani possano vederne sulle buste ? I vecchi, sono vecchio anch’io, che ancora comprano i francobolli poco alla volta spariscono come le cabine telefoniche… e allora ? voi vi accorgerete di aver distrutto qualcosa di bello e sano.

Potrei continuare all’infinito e lei potrebbe dirmi che ogni Ufficio Postale piuttosto importante vende i francobolli. Ha ragione, ma, anche agli sportelli filatelici molti tagli di posta ordinaria non ci sono… e poi, mi dica lei, com’è possibile che da un po’ di tempo a questa parte le emissioni di Poste Italiane siano con un facciale quasi sempre di € 0.95 ?

Nel 2017, se ho contato giusto, avete emesso 39 francobolli da € 0.95 e 1 da € 1.00. Un tempo c’era una certa varietà, ora la monotonia è veramente sfiancante.

Lo so, anche per le Poste Italiane la cosa più importante è guadagnare tanti soldi senza guardare in faccia a nessuno, ma, se pensate che valga la pena continuare a far sì che esista ancora la filatelia, non solo fra i vecchietti, ma anche fra i giovani, forse bisognerà fare qualcosa… e la prima cosa da fare è munire di francobolli ogni ufficio postale e far sì che l’impiegato che si trova dietro lo sportello possa obliterare la corrispondenza (anche le raccomandata)… e sarebbe anche utile che la corrispondenza venga recapitata abbastanza presto.

Ho imbucato una lettera in provincia di Varese… dal 22 settembre è arrivata dopo 14 giorni. Ma perché dovete maltrattare così i vostri utenti ?

 

DA ZURIGO A PEGLI (Genova).

Guardi un po’ come funzionavano le cose nel 1939: Una cartolina spedita da Zurigo (Svizzera) a Pegli (Periferia di Genova) impiegò un giorno… solo un giorno… e c’era il timbro d’arrivo… perché c’era l’onestà e il desiderio di fare le cose bene.

DA LUGANO A PEGLI (Genova)

Ma non era un caso perché 3 mesi dopo, sempre una cartolina, questa volta da Lugano arrivò a Pegli in un giorno.

IL FRANCOBOLLO TIMBRATO BENE.

Lo stesso francobollo col timbro ben visibile di VERONA

IL FRANCOBOLLO DETURPATO COLL’Euro 000.05

Lo stesso con le rigacce allargate alla cartolina.

Non credo che le Poste Italiane abbiano il diritto di deturpare un francobollo. Il francobollo, non bisogna dimenticarlo è di chi l’ha comprato ; le poste hanno la possibilità di obliterarlo con un normale timbro, ma non di imbrattarlo. Una volta su un oggetto di corrispondenza, se affidato alle Poste, diventa di proprietà del destinatario. Le Poste hanno il dovere di recapitarlo. Se non sono state capaci di obliterarlo nel modo giusto, non hanno il diritto di sporcarlo… perché non è più di loro proprietà.

FRANCOBOLLO DETURPATO CON UN TRATTO DI PENNA

Un francobollo « annullato » con un tratto di penna come questo è l’equivalente di un furto. Per quanto un francobollo così possa, timbrato, valere poco o pochissimo, ha sempre un certo valore, magari anche solo affettivo, ma, con quel tratto « maleducato » di penna non vale più nulla.

Gentile Signora, potrei continuare per ore a mostrarle movimenti delle poste dove sembra proprio che manchi l’educazione e l’onestà.

Mi fermo qui, sperando che lei possa mettere in movimento CHI DI DOVERE… ma sappia che la presente, molto triste, è perché dispiace vedere un’Amministrazione postale di una Nazione che ha una bellissima storia filatelica distruggere l’operato dei predecessori.

Coi migliori saluti.

 

Alessandro Depegi

quarchedundepegi@gmail.com

 

 

Copia a :

Unione Filatelica Lombarda – Via Leopardi 3 – 20123 Milano

info@ufl1829.it

 

Unione Filatelica Subalpina – Via Asinari di Bernezzo 34 – 10146 Torino

Ketty.subalpina@gmail.com

 

CIRCOLO FILATELICO “TRES TABERNÆ ” – Piazza A. di Savoia 17, 04012 Cisterna di Latina

pmaurizio@email.it.

 

Associazione Filatelica Numismatica Scaligera – Corso Cavour 2 – 37121 Verona

veronafil@veronafil.it

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 23 settembre 2017

Personaggi:
 Alessandro, L’Albero e Panchina Ingenua.

 

Alessandro: “Ciao Albero amico mio.”

L’Albero: “Ciao Alessandro. Cosa mi racconti?”

Alessandro: “Guarda un po’ cosa ho visto al di là del lago… a Cantine di Gandria.”

PRIMA FOTO

L’Albero: Molto interessante… un mio collega vivo e vegeto che si sta mangiando un cartello pubblicitario di metallo. Chissà com’è la parte interna!”

Alessandro: “Ne ho fatto due di foto… quasi uguali affinché non si creda che possa essere un fotomontaggio.”

SECONDA FOTO

L’Albero: “Non so se tu lo sai, ma la BIRRA LUGANO non esiste più da molti anni. Chissà da quanto tempo quel cartello ha cominciato ad essere “mangiato” da quel mio collega.”

Alessandro: “Sì lo so… e sono riuscito a trovare un antico cartello… così si può comprendere com’è interessante il fenomeno.

BIRRA LUGANO d’altri tempi.

L’Albero: “Questo cartello che, col tempo verrà inglobato nel tronco del mio collega, ci permette di mettere a fuoco un problema dei nostri tempi. La Globalizzazione… che ha portato gli Umani a fagocitarsi a vicenda. Qui da noi nel Canton Ticino esistevano più fabbriche di birra. Oltre alla BIRRA LUGANO, ce n’era una a Bellinzona e anche una a Locarno. Sono arrivate poi “sgomitando” le birrerie d’Oltralpe, in particolare una di Lucerna e una di Rheinfelden… e si sono spartite, con avidità, quasi tutto il mercato ticinese.”

Alessandro: “Lo stesso è accaduto a livello internazionale. Credo di poter dire che i più invadenti siano stati gli olandesi.”

Panchina Ingenua: “Sei venuto a sederti su di me e non mi hai neanche salutato.”

Alessandro: “Scusami… hai ragione da vendere.”

Ingenua: “Ma io non voglio vendere nulla.”

Alessandro: “È solo un modo di dire… e cioè che hai molta ragione.”

L’Albero: “Circa le birre, hai ragione anche tu. L’interessante è che negli ultimi tempi, quasi come una reazione a certe invadenze causate dalla globalizzazione, sono cresciuti, nel territorio ticinese, molti “Birrifici” artigianali.

Alessandro: “E sembra che succeda qualcosa di simile negli stati sovrani. Prima l’Unione come l’UE, poi desiderio di autonomia regionale fino a richieste di indipendenza… come in Scozia e in Catalogna.

L’Albero: “Sì, sì… voi Umani non riuscite proprio ad andare d’accordo. Se non litigate e non vi picchiate non siete contenti. Invece di prendere in considerazione il territorio e fare in modo che le popolazioni vivano serenamente…”

Alessandro: “È un discorso lunghissimo… troppo lungo. Ora devo andare… e di corsa. Ciao.”

L’Albero e Ingenua: “Ciao. Torna presto.”

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