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Archive for the ‘Banche e Banchieri’ Category

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Registrazione del 1° Luglio 2019

Personaggi:

Ulivo il Saggio, Alessandro, Panchina Ulivetta, Panchina Ingenua, Panchina Ulivina e L’Albero, .

 

IL PIATTO PIANGE… calde lacrime.

 

Che il « piatto pianga » l’ha sentito dire più volte il giocatore di poker… e, il giocatore di poker, quello bravo, sa anche come si fa a bluffare.

In Italia ci sono alcuni politici, abbondantemente votati da molti strati di italica popolazione, che sembra si trovino davanti al piatto del poker.

Mancano i soldi, non si può più batter moneta…

 

Ho trovato Ulivo il saggio che mi ha chiesto :« Ma perché mancano i soldi ? » così potrebbe chiedersi un qualunque privato cittadino che ha sempre vissuto onestamente e ha sempre pagato le tasse fino all’ultimo centesimo ».

Alessandro : « Caro Ulivo, non è che manchino i soldi , è che vengono sperperati o finiscono nelle tasche sbagliate ».

ULIVETTA

Panchina Ulivetta : « Ciao Alessandro, non vieni più da noi. Vai sempre dalla tua amica Ingenua… che ti coccola ».

Alessandro : « Ma cosa dici… guarda che, come tu ben sai, Ingenua non è lontana e ti sente ».

Ulivetta : « Non m’importa. Siediti e continuiamo il discorso. Dici che in Italia i soldi ci sono… è così ? »

Alessandro : « Certamente… e si potrebbero anche far arrivare dall’estero grazie al lavoro degli italiani… sì, perché « l’italiano » sa lavorare bene, ma non lo lasciano lavorare ».

Ulivo il saggio : « Come sarebbe a dire ? »

Alessandro : « Che se un imprenditore italiano che lavora e dà lavoro deve versare allo Stato, sotto forma di contributi, una cifra superiore a quella che mette nella busta paga del suo dipendente… ».

Panchina Ingenua : « Vi ho sentito sapete ? State dicendo qualcosa di assurdo… impossibile… stento a credere quello che dici caro Alessandro ».

Alessandro : « Eppure è così. D’altra parte lo Stato ha bisogno di « consumare » un mucchio di soldi in un modo veramente assurdo ».

Ulivo il Saggio : « Per esempio ? »

Da Corriere o Stampa

Alessandro : « Per l’Alitalia. Guarda un po’ cosa ho trovato un po’ di giorni fa su un quotidiano italiano :

Sembra impossibile… eppure sembra vero. Io non so se è colpa della Burocrazia o dei Sindacati o della incapacità di affrontare i problemi, ma, alla fine i soldi se ne vanno… nel senso che vanno dalla parte sbagliata ».

Ulivo il saggio : « Beh, io però credo che riescano a buttare i soldi anche in molti altri modi ».

Alessandro : « Ma certo. Per esempio, guardate un po’ questa notizia… sempre da giornali :

Da Corriere o Stampa

Penso che sia giusto remunerare bene chi fa bene il suo lavoro, specialmente se è eccezionale, ma, non mi sembra che sia il caso di questo personaggio. ».

Ulivetta : « Ho sentito… che a qualcuno è antipatico ».

Alessandro : « È vero… però sa fare bene il suo lavoro e riesce a intervistare dei personaggi molto importanti ».

Ulivetta : « Sì, però se a molta gente è antipatico, anche se sa far bene il lavoro e molti non lo ascoltano… ».

Ulivo il Saggio : «Non importa se l’ascoltano o no. Chissà con chi è ammanigliato quell’uomo ! Comunque, ho sentito dire che lo Stato italiano, per poter finalmente pagare i tanti soldi che deve ai creditori, ha ideato la « furbata » di stampare dei pezzi di carta di valore scalare dando loro il nome di Minibot ».

Ingenua : «Vi sento… cosa sarebbero questi minibot ? »

Ulivo il Saggio : «Sarebbero piccoli BOT… una specie di piccoli Buoni del tesoro… in poche parole una specie di obbligazione ma di piccolo taglio ».

Ingenua : « Perché di piccolo taglio ? »

Ulivo il Saggio : «Perché così finirebbero coll’essere utilizzati come se fossero soldi veri… questo almeno ipotizzo sia il pensiero degli ideatori di questa “furbata” ».

Panchina Ulivina : « Perché dici furbata ? A me sembra intelligente e giusto trovare il modo di pagare i creditori ».

ULIVETTA e ULIVINA.

 Ulivo il Saggio : «Perché, in ultima analisi, sarebbe come battere moneta. Gli Stati aderenti all’Euro non possono battere moneta quanto e come vogliono ».

Ulivina : « Capisco. Ma allora i creditori dovranno continuare a piangere ? »

Ulivo il Saggio : «Non credo proprio. Penso infatti che questa furbata finiranno col farla nello stesso modo come negli anni settanta riempirono lo stivale di miniassegni ».

Ingenua : « Cosa cavolo dici Ulivo ? Dov’è la tua saggezza ? Che stivale riempirono ? »

Ulivo il Saggio : «Cara Amica, per stivale s’intende l’Italia… che ha la forma di uno stivale. I miniassegni sono assegni circolari di piccolo taglio « sfornati » dalle banche italiane quando in Italia sembrava che non ci fossero più monete. Sicuramente Alessandro potrà farcene vedere qualcuno».

Alessandro : « Certamente. Guardate questo del Banco Ambrosiano.

MINIASSEGNO DEL BANCO AMBROSIANO

Vi piace ? Valeva Cento lire. Se io, a suo tempo non me lo fossi tenuto e fossi andato in banca ad incassarlo, mi avrebbero dato 100 lire ».

Ulivetta : « Quanti Euro sarebbero ? »

Alessandro : « Poco più di 5 centesimi di Euro ».

Ulivetta : «E franchi svizzeri ? »

Alessandro : Un pochino di più dei 5 centesimi di Euro ».

Ingenua : « Tu ti sei tenuto questo miniassegno. Vuol dire che la banca ha guadagnato, con quel pezzo di carta 100 lire. Ne ha stampato sicuramente tanti… immagino ».

Alessandro : « Ma certo. Io ne ho collezionato qualcuno di questi miniassegni. Devi pensare che, a quei tempi, erano in tanti a collezionarli, al punto che stamparono addirittura dei cataloghi, e che certi miniassegni acquistarono, essendo rari, molto valore ».

Ulivo il Saggio : «Penso che ci furono anche quelli che andarono perduti ».

Alessandro : « E quelli un po’ consumati… come questo del Banco di Sicilia :

MINIASSEGNO DEL BANCO DI SICILIA

Si vede in basso a sinistra una macchia marrone che potrebbe anche essere la bruciatura di un mozzicone di sigaretta ; in più c’è una piegatura. Certamente molti miniassegni andarono perduti o distrutti dall’usura… a tutto vantaggio delle banche ».

Ulivo il Saggio : «Ma, questa dei miniassegni, fu, indirettamente, un battere moneta… o no ? ».

Alessandro : « Certamente. Come la storia dei gettoni telefonici o delle schede telefoniche ».

Ulivetta : « Sì, conosciamo bene le schede telefoniche… forse esistono ancora. Com’è la storia dei gettoni telefonici ? »

Alessandro : «In Italia, per telefonare si usavano dei « gettoni » che avevano delle scanalature particolari e andavano bene solo per i telefoni pubblici. Quando s’andava in viaggio ci si premuniva di avere un numero sufficiente di gettoni per poter avvertire di essere ben arrivati. I telefonini non c’erano ancora ».

Ulivetta : « Quindi, i tanti gettoni in circolazione erano come tante monete coniate da chi non era lo Stato ».

Alessandro : « Proprio così. Quella delle banche italiane fu però una « furbata » veramente colossale che permise agli istituti di credito di arricchirsi senza violare alcuna legge. L’importante fu… far sparire dalla circolazione le monete. Bisogna dire che, di miniassegni, ne facevano anche di quelli carini. Guardate un po’ questo :

MINIASSEGNO DA 200 lire delle PROVINCE LOMBARDE

Si osservi la donna che sembra l’Italia Turrita dei francobolli e tutti i disegnini».

Ulivo il Saggio : «Credo di poter dire che gli italiani sono geniali. Sicuramente riusciranno a far funzionare anche i Minibot e lo Stato ci guadagnerà un mucchio di soldi… come fecero le banche negli anni settanta ».

L’Albero : « Ho sentito tutti i vostri discorsi e m’intrometto. Credo di poter dire che gli Umani italiani, quando vogliono, riescono a far le cose più che bene ; lo dimostra le recente perfezione dimostrata nel far « brillare » quello che rimaneva del Ponte Morandi di Genova ».

Ulivo il Saggio : «Carissimo e bellissimo collega… hai ragione da vendere. L’Italia può essere eccezionale a molti livelli. Non si capisce però come sia possibile che si sia ridotta ad essere uno degli ultimi Paesi dell’Europa Unita ».

L’Albero : « Io non riesco proprio a capirlo. L’Italia che aveva e ha capacità motoristiche all’avanguardia e produce quelle che potrebbero essere considerate le auto più belle e più potenti come le Ferrari, finisce col non essere capace di costruire un po’ di autobus « come si deve ».

Alessandro : « Cosa ti spinge a dire questo ? »

L’Albero : « Non mi dire che tu genovese… non lo sai ».

Alessandro : « So a cosa alludi ».

L’Albero : « Appunto. Dimmi tu se i genovesi per avere dei Bus « come si deve » devono rivolgersi alla Germania. È inaudito che un’Italia che costruiva motori per camion e bus e che possiede i migliori stilisti e carrozzieri, debba rivolgersi a un altro Stato ».

Ulivo il Saggio : «Stento a crederlo ».

 

L’Albero : « Con le onde speciali che ci collegano, anche a grande distanza, ti mando questa foto. Guarda un po’ :

NUOVI BUS MERCEDES PER LA CITTÀ DI GENOVA

Ulivo il Saggio : «Perbacco ! È così bello vedere dei Bus nuovi… nello stesso modo come rattrista moltissimo dover prendere atto che ogni tanto un Bus di Roma prende fuoco. So per certo che gli italiani, quando vogliono, ma soprattutto quando lo decidono, riescono a lavorare in modo fantastico. Perché non si fanno i Bus cittadini « in casa » ? Mi hanno raccontato, non più di due anni fa che a Lucerna, qui in Svizzera, circolano, o circolavano degli IRISBUSche, se non sbaglio, erano costruiti in Italia. Fa veramente dispiacere dover prendere atto che una Nazione così bella debba essere così maltrattata dai suoi Governanti. Cosa ne pensi Alessandro ? ».

Alessandro : « Penso che gli italiani hanno i Governanti che si meritano… da loro votati… e con questo triste pensiero vi saluto e… arrivederci alla fine del mese ».

Ingenua : « Vai via Alessandro ? E non vieni neppure a salutarmi ?»

Alessandro : « Passerò e verrò a sedermi un momento su di te ».

Ulivo il Saggio, L’Albero, Ulivetta e Ulivina : «Buona Fortuna Alessandro… torna a trovarci ».

Ingenua : «Preparo i miei legni… per accogliere le tue chiappe ».

 

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In poche ore cambia il panorama. La vedete questa casa ? Sta cominciando ad essere distrutta.

GLIENE HANNO ROSICCHIATO UN PEZZETTO.

Era lì da chissà quanto tempo. Ormai ci avevamo fatto l’abitudine… al punto tale per cui non veniva più degnata neppure di uno sguardo. Era lì ; non si sapeva esattamente quanto e come fosse abitata.

Poi, un bel giorno, fra una nuvola e l’altra, con maggiore o minore disturbo al flusso automobilistico, inizia la prima « rosicchiata »… verso la distruzione totale.

 

Quando si porta a distruzione un vecchio immobile, è d’uso, per evitare inutili polveroni, bagnare continuativamente l’oggetto che sta per sparire agli occhi dei passanti… e dei curiosi.

Forse la dizione « curiosi » potrebbe essere sbagliata. Chi va a controllare come procedono i lavori d’abbattimento di uno stabile come questo, possono essere in prima linea gli abitanti del luogo… quelli che, vedendo lì, e sempre lì quel casone, vedendolo di colpo aggredito da ruspe e affini, si sentono un po’ come derubati di un oggetto che avevano sempre visto… e che magari avevano anche considerato brutto.

Questi « vicini di casa » non sono dei curiosi, ma degli interessati in prima persona.

I curiosi sono quelli che devono poter dire « c’ero anch’io » o arrivano a farsi il selfie davanti a un ponte crollato o nei pressi di una nave da crociera naufragata.

LA SECONDA ROSICCHIATURA

Il caso volle che, dopo la prima giornata, arrivasse la seconda con copiosa pioggia… quella pioggia che molti attendevano con ansia. Ebbene, la pioggia si dimostrò benefica anche per chi stava demolendo lo stabile.

Il cielo mandò molta acqua e permise alle ruspe di impolverare poco o niente gli abitanti del vicinato.

Il giorno dopo cessano le pioggie e un cielo azzurro ci dimostra che un po’ più in alto non ha piovuto proprio niente… ha nevicato…e anche molto.

Anche se siamo già in Aprile non dobbiamo assolutamente meravigliarci se ci possono essere delle benefiche nevicate.

Mi vien da pensare alla Valle Padana… a quel povero Po che langue per troppo poca acqua. Ebbene, anche se non sarà sufficiente, qualcosa farà. Certo, questa pioggia dovrà prima arrivare nel Lago di Lugano, poi grazie al Tresa giungere nel Lago Maggiore, da lì nel Ticino e… finalmente nel nostro Grande Fiume.

Che poi, evviva la neve lassù in alto, che quando si scioglierà continuerà ad alimentare i nostri fiumi.

LA NEVE

Il ritorno del sole dice chiaramente che siamo davvero in Primavera. Alberi fioriti e camelie allietano la nostra vista… anche il nostro vedere un po’ più in qua dove le ruspe hanno lavorato…

SI CHIAMA ALBERETTO

Non è simpatico ? È giovane… ha la sua personalità ma ancora fa fatica a comunicare. Con le prime foglie ci fa gioire per la Primavera benarrivata. Non solo queste foglioline dell’ « Alberetto » parlano di luce nuova e azzurro forse più caldo, ma, a dare letizia ai nostri occhi hanno pensato anche loro… ammirateli :

SEMBRANO AMICI

Sì, sembrano amici e, coi loro colori possono solo lasciarci a bocca aperta.

A me è accaduto di poter ammirare questi « amici » passando proprio da qui, vicino al lago e… vederli. Ero sul bus e stavo tornando a casa. Non so in quanti hanno potuto ammirarli… perché ?

Perché , da qualche anno, chi va in bus, anche se non trova la possibilità di sedersi, « sfodera » lo smartphone e « lavora » velocemente con dita e occhi… sposta foto, scrive messaggi, attende messaggi, sorride, fa delle smorfie digita a velocità sempre maggiore… ma non si guarda intorno. Capisce quando è il momento di scendere perché un sesto senso lo fa dirigere verso la porta d’uscita del mezzo.

Altre volte, lo smartphone ha l’effettiva funzione del telefonino portatile ; l’umano in questione sale sul bus parlando, si siede se può… sempre parlando senza degnare neppure di un’occhiata i compagni di viaggio… continua a parlare ed eventualmente sorridere con gli occhi immersi nell’infinito… arrivato a destinazione, sempre con lo smartphone appiccicato all’orecchio, scende… e continua a parlare, sorridere e… qualche volta gesticolare.

 Intanto la casa grossa non c’è più !

LA CASA NON C’È PIÙ

Tempo 48 ore la casa non c’è più. Chissà cosa faranno ora e… con che tempi.

Certo che i tempi non saranno brevissimi, ma, chi di dovere, cercherà di ottenere il massimo rendimento. Oggi è il « rendimento » ciò che conta… solo il rendimento… non certo quello degli Istituti Bancari verso i propri clienti.

Dobbiamo tornare un poco indietro nel tempo.

« Cosa significa ? »

Significa che, se osserviamo attentamente quella casa prima della demolizione, possiamo vedere cosa verrà costruito.

La prossima costruzione.

Vista così potrebbe essere bella da vedere.

Vi piace ? Ho ingrandito la prima foto ; per darle un tocco di vitalità ci ho piazzazo davanti un’utilitaria di passaggio e così tutti possono prendere atto di cosa potrà succedere dopo.

 

La casa non c’è più… e verrà presto dimenticata.

Anche noi la dimenticheremo !

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 PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

 Registrazione del 15 gennaio 2018

 

Personaggi:
L’Albero, , Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

L’Albero: “Caro Alessandro, nel mio leggero dormiveglia di oggi ti ho intravisto. Mi fa piacere la tua presenza. Cosa c’è di nuovo?”

Alessandro: “Veramente nulla di particolare. Dall’ultima volta che ci siamo visti non posso dire che sia successo molto. Il mondo degli Umani continua fra alti e bassi, però, sarei portato a dire che i bassi sono piuttosto preponderanti.”

Panchina Ingenua: “Siediti un po’ su di me. Ti sto aspettando da tanto. Vieni, sentirai i miei legni belli caldi, anche se fa freddo. Lo faccio solo per te.”

Alessandro: “Come sei gentile cara Ingenua. Io sto sempre bene qui da te… mi sento quasi a casa… ma solo quasi.”

L’Albero: “Ti ricordi come l’ultima volta che abbiamo fatto quattro chiacchiere che io, utilizzai la parola “razziare” nel riguardo di quegli Umani che “uccidono razziando?”

Alessandro: “Sì, me lo ricordo… talmente bene per cui te lo ripeto parola per parola:

Ma ti rendi conto che depredare un Umano di ogni suo avere appellandosi alla congiuntura economica diventa l’equivalente di un omicidio? Come si fa a razziare in questo modo e rimanere, apparentemente però, con le mani pulite? Ma le mani di quegli Umani grondano sangue… e continuano a comparire in pubblico… e a dettar legge.

Ma perché mi dici questo?”

L’Albero: “Perché l’altro giorno, mentre dormivo, Petulante mi ha svegliato perché voleva che fotografassi quello che stava guardando un tipo seduto sui suoi legni.”

Panchina Petulante: “Ho fatto bene no? Mi sembrava direttamente collegato al discorso dell’altra volta.”

Alessandro: “Insomma, volete spiegarvi? Non ho sempre tempo da perdere. Siete il massimo della simpatia, ma adesso ditemi cosa avete visto.”

Petulante e Ingenua: “Abbiamo visto la personificazione delle banche disegnato da un umorista.”

Alessandro: “Ma dove l’avete trovato?”

Petulante: “Su un giornale di Zurigo… il TAGES ANZEIGER. Un Umano lo stava leggendo stando sui miei legni.”

Alessandro: “Me la fate vedere?”

Petulante: “Come sei impaziente… Eccoti la vignetta… cosa ne dici?“

Da “TAGES ANZEIGER”

Alessandro: “Da una parte mi viene da ridere, ma, se bisogna proprio essere sinceri, non credo di aver visto recentemente qualcosa di più crudo… dal punto di vista bancario.”

L’Albero: “Hai ragione caro Alessandro. La traduzione di questa vignetta dimostra che voi Umani avete perso completamente il punto di vista… chiamiamolo bancario. Un tempo voi Umani avevate l’assistenza delle banche se vi era necessario un aiuto pecuniario per andare avanti; se potevate risparmiare portavate una parte dei vostri soldi in banca che vi ringraziava versandovi, alla fine dell’anno degli interessi; se volevate fare degli acquisti importanti, la banca vi aiutava facendovi pagare degli equi interessi e, se volevate acquistare un appartamento, vi aiutava facendovi ipotecare, con piccola burocrazia, l’appartamento di vostro interesse. Infine, succedeva anche che, se volevate risparmiare per la vostra vecchiaia, con obbligazioni o altri oculati consigli vi aiutava affinché al momento buono poteste trovarvi una piccola rendita sufficiente a poter continuare a vivere decorosamente. E poi, non dimentichiamolo, la banca era al vostro servizio.”

Ingenua: “Perché, oggi com’è la situazione?”

L’Albero: “Per prima cosa, la banca non è più al servizio degli Umani; in secondo luogo, se proprio vuoi sapere come sono le banche oggi, devi solo guardare la vignetta: puoi dare i tuoi risparmi alla banca… che li accetterà di buon grado, però, quando l’anno starà per finire e tu ti aspetterai gli interessi, ti accorgerai che, non solo non riceverai interessi, ma, sarà sparita una parte di quello che le avrai dato.”

Ingenua: “Ma allora è un furto. Dici che le banche rubano?”

L’Albero: “Guai. Non mi permetterei mai di dire che un’istituzione come quella delle banche si comporti come un comune delinquente. Se i tuoi soldi spariscono è colpa della congiuntura, del mercato, dei cambi e… di tutto quello che preferisci… ma spariscono, e chi ha risparmiato si rattrista e s’impoverisce.”

Petulante: “Sei un bel tipo tu caro Albero… che hai paura di offendere gli Umani. Io so che qualcuno disse; “Nulla si crea e nulla si distrugge”. Allora, tutti quei bigliettoni che sono stati messi nel porcellone, dove sono andati a finire se non vengono restituiti, almeno restituiti al risparmiatore?”

L’Albero: “Gli Umani dicono che è la “congiuntura”. Cosa sia esattamente la congiuntura non lo so. So per certo che ci sono dei grossi nomi di Umani che si chiamano economisti che sanno tutto… però alla fine gli Umani poveri sono sempre di più.”

Ingenua: “Potete dire tutto quello che volete; secondo me c’è qualcuno che ruba… e ruba molto… anzi moltissimo e se n’infischia di tutto. A cosa servono le banche?”

Alessandro: “Non può essere così. Sono le leggi del mercato… o no? Forse cara Ingenua hai proprio ragione tu. Vi saluto, devo andare.”

L’Albero e Petulante: “Ciao Alessandro.”

Ingenua: “Torna presto, ho bisogno di sentire le tue chiappe sui miei legni.”

 

 

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Registrazione del 27 novembre 2017

Personaggi:
Alessandro, L’Albero, Panchina Petulante, Ulivo il saggio e Panchina Ingenua.

 

Alessandro: “Siamo agli sgoccioli caro Albero; il vento di ieri t’ha portato via quasi tutte le foglie.”

LE ULTIME FOGLIE RIMASTE

L’Albero: “Sì purtroppo; qualcuna è ancora al suo posto. A me piace molto quando le mie foglie cadono piano piano una alla volta. Mi piace che cadano senza dover subire la forza del vento… mi piace quando vanno a ricoprire Petulante e Ingenua e si forma un bel prato giallo… sì, perché il colore del mio “manto” autunnale è particolare.”

Panchina Petulante: “È vero; anche a noi piace essere ricoperte dalle sue foglie. Quest’anno purtroppo non è andata così. Abbiamo il prato del colore delle sue foglie, ma il vento ha spazzato via tutto da noi. Anche Ingenua è triste.”

IL TAPPETO GIALLO

L’Albero: “Guarda un po’ come la violenza può cambiare tutto. Qui da noi non è grave, tanto più che il vento ha potuto ripulire l’aria… e poi, diciamocelo, certe violenze della natura bisogna accettarle; la tragedia comincia quando voi Umani pretendete di soggiogarla… la natura. Non potreste farci un pensierino tutte le volte che volete agire in quella direzione?”

Alessandro: “Hai ragione… poi la natura si prende la sua rivincita e noi diciamo che è accaduto l’imprevedibile.

L’Albero: “Ma sì, lo dite perché pensate così di sistemare la vostra coscienza… specie quando ci sono dei morti. Che poi, il comportamento di voi Umani “produce” tanti di quei morti…”

Alessandro: “Come sarebbe a dire?”

L’Albero: “Sarebbe a dire che, indipendentemente dai morti che “producete” con la vostra noncuranza verso la natura, ogni tanto vi ammazzate, vi dichiarate guerra, oppure usate le “bombe intelligenti” credendo di non far del male a nessuno.”

Alessandro: “Alludi alla guerra contro l’Iraq?”

L’Albero: “Sì sì… proprio a quella. Quell’Americano ne ha fatto tanto di male… ma lui continua a vivere bene. Invece l’Umano Ratko Mladić che ne ha fatto anche tanto di male è stato condannato all’ergastolo da un Tribunale Internazionale. Ti chiedo: “Perché questo tribunale giudica solo chi è ormai “in disuso” e non “altri” altrettanto criminali?”

Petulante: “Ma caro amico Albero, ma non ti sembra di fare una domanda un po’ stupida? Non hai ancora imparato da tutti i tuoi amici alberi che fra gli Umani la legge non è uguale per tutti per cui ci sono gli Intoccabili che possono fare tutte le porcate che vogliono e verranno sempre osannati? Perché fai certe domande al nostro amico Alessandro? Lui fa parte di quei comuni mortali che, dopo aver lavorato onestamente una vita, e aver mantenuto moglie e figli, desidera consumarsi la vecchiaia con un po’ di serenità.”

L’Albero: “Faccio a lui queste domande perché ho capito che non è cretino come la maggior parte di quelli che chiamiamo Umani… ma poco Umani sono.”

Alessandro: “Ti ringrazio. Ma cosa dovrebbe fare il Genere Umano per uscire da questi momenti?”

ULIVO IL SAGGIO

L’Albero: “Non credo che esista una ricetta che possa aiutarvi veramente… non foss’altro che per il fatto che da sempre il vostro sport preferito è quello di ammazzarvi. Cominciò Caino e continua il dittatore della Corea del Nord… che pare usi i cani per togliere di mezzo chi non gli va bene. Però, se si volesse fare qualcosina di bene, bisogna cominciare dai giovani… ma anche da “Chi detta legge” che potrebbe dare il buon esempio. Mi piacerebbe sentire cosa ne pensa il mio collega Ulivo.”

Ulivo il Saggio: “Caro collega ti ho ben sentito e sarei intervenuto anche se tu non m’avessi interpellato. Il grosso del problema è la disillusione dei giovani verso chi Governa facendolo in modo scorretto. Se “Quelli che stanno in alto” imparassero ad essere un po’ più onesti e dimostrassero di lavorare, non solo parlare, per costruire, sarebbe un’altra musica.”

L’Albero: “Lo sai che m’è venuta in mente una componente importantissima del Malgoverno degli Umani?”

Ulivo: “Cosa aspetti a dirmela?”

L’Albero: “Da un po’ di tempo a questa parte, fra gli Umani, la componente più importante sono diventati i soldi. Rispetto a un po’ di anni fa gli Umani erano dei “clienti” della Banca per cui c’era una specie di tacito accordo; la banca faceva un certo servizio e il cliente pagava volentieri… se il cliente lasciava alla banca un certo capitale, la banca versava volentieri alla fine dell’anno certe cifre di danaro… che si chiamano interessi.

Ulivo: “Oggi invece il cittadino è diventato la “serva” della banca, nel senso che ha finito coll’asservirsi agli Istituti di Credito, non può più fare a meno della banca, non solo non riceve più interessi, ma, alla fine dell’anno si trova col capitale sempre più decurtato. Fa tutto la banca… lui non ha più nulla da dire… viene facilmente abbindolato e vede sparire i soldi come se la colpa fosse sempre degli Altri o della Congiuntura o del Mercato o addirittura degli Americani.”

L’Albero: “E poi ci sono gli Umani che devono pagare l’ipoteca e sperano di non perdere il lavoro.

Quello che non riesco a capire, caro amico Ulivo è come facciano gli Umani ad essere così pecore; possibile che non siano ancora riusciti a ribellarsi? Penso che lo sappiano che i Capi delle banche guadagnano milioni… e che tutti i soldi che un tempo si chiamavano “interessi al cliente” vanno ai capi.”

Petulante: “Voi parlate dei soprusi delle banche… e fate bene, ma, la sapete l’ultima?

L’Albero: “Sarebbe?”

Petulante: “Sarebbe che vogliono fare in modo che si usi sempre meno il contante. Pare che in Svezia siano pochissimi gli Umani che usano il contante… pagano pure il caffè con la carta di credito! Forse in Svezia c’è una politica più giusta, credo però che qui da noi, tanto in Svizzera quanto in Italia, l’uso per quasi tutto della “plastica” finirebbe col permettere alle Autorità di controllare ogni movimento degli Umani e far guadagnare ancore di più agli Istituti Bancari… ed essere questi poveri Umani sempre più asserviti alle banche.”

Alessandro: “Mi sembrate tutti piuttosto saggi… avete centrato il problema dell’impoverimento delle popolazioni? Sicuramente in parte. È indubbio però che noi Umani dovremmo essere un po’ meno egoisti e un po’ meno indifferenti di fronte alle popolazioni che soffrono.”

Panchina Ingenua: “Bravo Alessandro. Fino a questo momento sono stata zitta e ho solo ascoltato. Fra tutti avete dimenticato di ribadire che nel vostro agire, per prima cosa, oltre a rispettarla la natura, dovreste amarla… perché vi dà anche da mangiare.”

Alessandro (guarda l’orologio): “Hai proprio ragione. Di stare ad ascoltare voi non mi sono accorto che mi è venuto tardi. Vi saluto e vi rigrazio dell’affetto che sempre mi dimostrate. A presto.”

L’Albero e Panchine: “A presto.”

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