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Archive for the ‘Dresda’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Negli ultimi giorni s’è parlato molto, come ogni anno, del 25 aprile 1945… che è ormai diventato storia.

 

Leggo quanto avrebbe detto Oscar Wilde della storia :

 Sotto il nome di Libro di Storia noi insegniamo ai nostri figli la cronologia dei crimini del mondo.

STATUA DI OSCAR WILDE a Dublino

Come ben si sa Oscar Wilde nacque a Dublino.

La sua asserzione è “terribilmente” valida.

La Seconda Guerra Mondiale fu un folle crimine; i giovani la studiano perché è ormai diventata storia.

Per me fu solo cronaca.

DUBLINO

Ormai è storia in Italia anche l’8 settembre 1943; nonché il 25 aprile 1945.

Il 25 aprile 1945 è diventato una specie di Festa Nazionale; l’8 settembre 1943 dovrebbe essere ricordato come uno dei momenti più tragici della recente storia d’Italia.

Li ho vissuti tutt’e due; ero naturalmente un bimbo, e non potevo ben capire cosa esattamente poteva accadere. Sapevo poco o nulla del significato della parola pace. Sapevo bene cosa significava la guerra e i bombardamenti: morte e distruzione… tanto fumo, ma fumo nero.

So che, negli anni precedenti il conflitto avevo conosciuto la pace e la libertà; ne presi atto recentemente dopo il ritrovamento di una mia foto (1941) all’età di 5 anni ospite, con la mia famiglia, della nonna che abitava in Svizzera… dove si parla tedesco… Come tutti sanno la Svizzera era neutrale… per lo meno non partecipava attivamente alla guerra.

Rividi mia nonna solo un po’ dopo il 25 aprile 1945.

Fu mio fratellino a chiedere a mio papà: “Cos’è la pace?

1941 – SUONAVO IL PIFFERO E AVEVO DELLE BELLE ORECCHIE.

Sicuramente nella mente di un bimbo si ripercuotono i “movimenti” degli adulti e le impressioni visive di ciò che lo circonda. Ricordo perfettamente le grandi scritte DUCE e VINCEREMO, nonché l’immensa speranza degli adulti dopo l’8 settembre 1943.

La speranza svanì in un attimo per lasciar posto agli “sbandati” del Regio Esercito Italiano, alle truppe del Reich e alle milizie della Repubblica Sociale. Non potrò mai dimenticare il terrore di mia mamma verso quello strano esercito… di morti di fame. Sì, almeno dai miei ricordi erano dei “morti di fame” che facevano finta di essere degli esaltati.

 

Una bella mattina suona il campanello di casa dove eravamo sfollati. Mia mamma va ad aprire la porta e si ritrova davanti un giovane delle brigate nere che, educatissimo: “Signora Buongiorno. Nel nostro posto di blocco giù al mare abbiamo fermato un signore con qualche chilo di pasta. Dice che deve portarla qui a lei. Noi le saremmo grati se volesse vendercene un paio di chili”.

LA CHIESA di dove eravamo sfollati (Crevari)

 Anche se quell’uomo si presentò come un gentiluomo, mia mamma ebbe piuttosto paura. Sì, perché quelle persone facevano paura, e poi, con quel cappellino con su le ossa incrociate e il teschio…

 Mia mamma sapeva che quella pasta era stata acquistata alla borsa nera, tempi bui oggi inimmaginabili, e che, in definitiva avrebbe potuto essere sequestrata.

Disse: “Prendete pure quello che vi serve”.

La Brigata nera rispose: “No signora; noi ne vorremmo avere un paio di chili, per il nostro fabbisogno. Sarebbe necessario che lei scenda con me in caserma per controllare il peso… perché è nostra intenzione pagare quello che prenderemo”.

Inutile dire che per mia mamma… era sola in casa con tre bimbi… avrebbero potuto prendersi tutto e lasciarla in pace. Era terrorizzata all’idea di dover entrare in quella caserma.

Così si presenta oggi l’edificio nel quale era la Caserma delle Brigate Nere

 Fu obbligata a scendere in caserma. Ricordo che, sperando non le facessero nulla di male, prese me per mano e seguì quell’uomo vestito di nero. Avevo 7 anni, ma ricordo benissimo quel momento… per me interessante o divertente. Forse mi sentii importante.

Sulla costa poco dopo l’abitato di Voltri.

 Comunque fu, ricordo perfettamente che, dentro la caserma, pesarono qualche chilo di pasta e pretesero di pagarla… naturalmente a un prezzo inferiore a quello della borsa nera.

Le Brigate Nere ringraziarono… tutte godute perché avevano qualcosa da mangiare.

Anche quei poveretti sbandati del Regio Esercito avevano bisogno d’essere aiutati… ma in un altro modo. Avevano bisogno di dimostrare che non erano più al servizio della Patria… anche perché di colpo non erano più in Patria; almeno quelli dei miei ricordi si trovavano lontano dalla loro Patria… che non potevano raggiungere.

Infatti fra loro e il sud dell’Italia c’era un “fronte” nel quale si affrontavano da una parte i nostri ex alleati e dall’altra i nostri ex nemici assieme ai nostri connazionali che, con la “furbata” dell’armistiziosperavano di finire la guerra stando dalla parte dei vincitori.

A ben pensarci, non è solo di questi tempi che una buona parte delle italiche genti viene definita “furbetta”.

Un paio di quei poveri sbandati ricevettero indumenti civili e furono più volte rifocillati… malgrado la presenza di truppe naziste che ormai da ex alleati diventarono…  occupanti.

Fu così che:

In casa nostra, dove eravamo sfollati, c’erano per fortuna due entrate, o, se si preferisce due uscite. Non so oggi dire quanti erano; so per certo che c’era qualcuno in casa nostra per rifocillarsi; qualcuno che aveva fame e aveva già ricevuto abiti civili… che gli permettevano di non dimostrare il proprio passato nell’esercito.

L’esercito tedesco sapeva che c’erano in giro dei soldati “sbandati” dopo l’8 settembre… e li cercavano… di casa in casa.

Vennero a bussare anche alla porta di casa nostra. L’entrata principale era al primo piano tramite una scala esterna; salirono i tedeschi lungo la scala esterna, mentre dalla porta inferiore fu fatto uscire precipitosamente chi si stava rifocillando. Fortunatamente, mio papà sapeva perfettamente il tedesco, e, grazie alla conoscenza della lingua, riuscì a trattenere i militari nazisti per permettere agli italiani di fuggire dall’altra porta.

Inutile dire che, se i tedeschi si fossero accorti che davamo ospitalità a dei loro nemici, saremmo noi bimbi sicuramente rimasti orfani… o anche noi spariti come molti bimbi ebrei.

 Così… e non solo così, il bimbo che è in me ricorda un paio di avvenimenti causati da quel famoso armistizio.

Fu appunto dopo quel tempismo armistiziale che iniziarono i movimenti partigiani osannati, anno dopo anno, a più non posso.

Il bimbo che è in me ha certi ricordi; l’adulto che recentemente s’è documentato ha dovuto prendere atto anche di altri avvenimenti.

I partigiani terminarono, quasi dappertutto la loro opera il 25 aprile. Il bimbo che è in me ricorda alcuni di quei momenti in due modi diametralmente opposti. Noi bimbi, ed altri bimbi, che non eravamo all’altezza di comprendere appieno il significato di quella “pace”, quando ci trovavamo, ricordo nitidamente come cantavamo indifferentemente:

Bandiera rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città…

Oppure:

Di Mussolini vogliam le ossa, bandiera rossa, bandiera rossa…

Naturalmente fra un cantare e l’altro c’era una certa contraddizione. Naturalmente i nostri genitori non sapevano che cantavamo in questo modo.

Il bimbo che è in me visse quei momenti anche con tanta paura.

Mio papà, contrariamente al sottoscritto che non aveva voglia di studiare, era molto bravo a scuola, non solo, ma un po’ più grandicello si prese due lauree e volle studiare a fondo le lingue più importanti… l’inglese, il tedesco e il francese. Fu il tedesco a salvargli la pelle. Infatti, come Direttore di una ferriera a Sestri Ponente, grazie al fatto che parlava correntemente la lingua di Goethe, durante l’occupazione nazista, rischiò più volte la vita per salvare quella degli operai.

Ebbene, questo suo altruistico comportamento verso gli operai di Sestri Ponente che, alla fine del conflitto fu soprannominata Piccola Russia, gli permise di non finire in un Alto Forno e di subire, come si sentiva raccontare, una sommaria esecuzione presso il locale cimitero. Ricordo così il 25 aprile. Il bimbo ricorda, col senno di poi, che a quei tempi aleggiava l’odio, con la stessa intensità con la quale oggi s’inneggia alla libertà conquistata.

Sì, inneggio anch’io alla libertà… ma l’intendo in modo diverso… per lo meno senza quell’odio che faceva temere per la propria pelle e per quella dei familiari.

Non so se fosse proprio il 25 aprile, però ricordo che mi trovavo sul marciapiede a pochi metri dalla Rotonda di Pegli (Lido di Pegli)… dove girava il tram. Non ero solo. Ero inebetito o ipnotizzato nel vedere la colonna di automezzi del Grande Reich che sfilava davanti a noi a velocità ridotta con a bordo mesta e silenziosa una parte umana di quella razza ariana che avrebbe dovuto conquistare l’Europa… e anche un po’ di Africa del nord. Per fortuna non ci riuscì… per fortuna arrivarono a morire per noi dall’altra parte dell’Atlantico.

 Vennero a morire per noi… o per loro?

Qui girava il Tram. Proprio da qui vidi la lunghissima e mesta autocolonna del Reich.

Il bimbo ricorda anche che fino a qualche giorno prima di quel 25 aprile, che, oltre a ricordarci la libertà conquistata ci vuol ricordare la barbarie di certi atti compiuti dai nazisti, lui abitava da pochissimo in una villetta… lassù un po’ in alto… da dove si gode il mare e l’orizzonte. Ebbene, quella villetta, per un po’ di tempo fu “caserma” dell’esercito tedesco, concessa a loro col sottinteso “Cedo alla violenza”. Fu appunto questa apparente concessione in lingua tedesca, che permise al proprietario (mio papà) di ritrovarsi la casa in buone condizioni con per giunta una cassa di vetri per finestre.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entrano i vetri per finestre.

A questa domanda è lecito rispondere che i vetri erano preziosissimi, perché lo spostamento d’aria causato dalla deflagrazione delle bombe li frantumava.

Il bimbo, già allora capì, chissà se ne fece tesoro, che nella vita può essere molto interessante parlarsi anche se si è nemici, e ancor più interessante se ci si parla nella stessa lingua… e, se ci si parla nella stessa lingua, sarà positivo se si eviterà di essere presuntuosi.

Il bimbo ricorda appunto la paura e l’odio che spirava consistente.

Il bimbo è cresciuto ed è diventato vecchio… ha lavorato e, recentemente ha studiato la storia… un po’ di storia… di quando lui c’era e anche di quello che non hanno voluto dirgli.

Sissignori, è proprio così. Ho dovuto prendere atto che la guerra partigiana non è stata così candida come si vorrebbe far credere durante le manifestazioni del 25 aprile.

Un paio di cosine che forse non capirò mai:

Perché s’è voluto trucidare i partigiani italiani nell’eccidio di Porzùs?

La risposta è abbastanza logica. I partigiani della Osoppo che non erano alle dipendenze né del Partito Comunista Italiano e neppure dei partigiani sloveni, erano particolarmente scomodi perché non volevano in quelle zone d’Italia la supremazia della Jugoslavia… in poche parole non volevano, combattendo le truppe naziste, che la futura Federazione Jugoslava di Tito fagocitasse l’Istria con Trieste e Gorizia.

A questo punto è molto interessante prendere atto che la regia delle truppe partigiane d’Italia voleva essere comunista del PCI. Ma, chi era in Italia diventato il padrone del PCI? Un cittadino dell’Unione Sovietica: Palmiro Togliatti.

Proprio così. Palmiro Togliatti, fuggito o stabilitosi nell’URSS ai tempi del fascismo, nel 1930 rivendicò la “rinuncia alla cittadinanza italiana”. Non solo, ma, nel gioire dell’essere diventato cittadino sovietico, dichiarò di “valere dieci volte più del migliore italiano”. Fin qui, potrebbe essere stato anche scusabile… infatti nell’URSS le purghe erano all’ordine del giorno. Dichiarare però che come italiano si sentiva “un miserabile mandolinista e nulla più” mi sembra che avrebbe dovuto essere sufficiente per negargli addirittura l’ingresso in Italia.

 

Il bimbo di allora non sapeva neppure che Palmiro Togliatti esisteva… anche se era nato a una minima distanza da lui…. Proprio a Genova. Il vecchio però ha cominciato a documentarsi e ancora non è riuscito a comprendere come fosse possibile che un cittadino dell’Unione Sovietica che aveva “sputato” sull’Italia e aveva offeso i mandolinisti, non fosse stato rispedito al mittente. A quei tempi, quando nel 1944 Togliatti rientrò in Italia (Svolta di Salerno), probabilmente non esistevano le Guardie di Frontiera che controllavano passaporti e visti; poi però, quando si trattò di dare una fisionomia al Parlamento, Chipermise a uno straniero, (Togliatti era diventato uno straniero – a quei tempi l’Italia non ammetteva ancora la doppia cittadinanza), di far parte del Governo Italiano?

Se riprese la cittadinanza italiana, Chi fu a concedergliela?

Dopo quello che aveva dichiarato a Mosca potevano esserci gli estremi del vilipendio… o no?

“Perché mi faccio queste domande?” mi si potrebbe chiedere “Cosa c’entra con la Festa della Liberazione?”

C’entra eccome. Fu lui a “consigliare” ai partigiani comunisti del Nord-Est di lasciarsi dirigere dai titini affinché, grazie alla fratellanza italo-slaval’Istria con Trieste uscissero dall’Italia. Era quanto desiderava Tito spalleggiato da Stalin. Ancora non c’era stata la rottura fra Tito e Stalin e Togliatti riceveva ordini direttamente da Mosca.

Malgrado ogni mia ricerca, ancora non sono riuscito a comprendere come fu possibile che a un fuoruscito che rinnegò pubblicamente la sua italianità si dessero incarichi di Governo. Fu addirittura Ministro di Grazia e Giustizia!!!

Chi permise questo? Gli fu restituita la cittadinanza italiana? Se gli fu restituita, chi gliela restituì?

Sicuramente la guerra partigiana sarebbe stata differente e, probabilmente non ci sarebbero stati così tanti morti italiani a Trieste e in Istria… e chissà che la nostra storia non avrebbe avuto dei risvolti diversi?

Sarei contento se qualcuno potesse rispondere a questi miei interrogativi.

In ogni caso, la guerra partigiana coi vari C.L.N. fece indubbiamente la gioia di molti filatelisti che videro fiorire francobolli soprastampati a più non posso.

Ne sono un esempio questi due francobolli della Repubblica Sociale Italiana soprastampati, uno a Ponte Chiasso e l’altro a Savona.

 

Ai tempi ci fu pure chi scomodò Pinocchio per dileggiare il comportamento di Togliatti e Nenni… il gatto e la volpe.

 

 

 

Da “BARBERIST”

Mia definizione di libertà:

FARE CIÒ CHE FA PIACERE A PATTO DI NON NUOCERE A SE STESSI O AD ALTRI

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Sono tranquillo in casa… in casa mia… in quella casa che è semplicemente un appartamento riattato in una costruzione degli anni ’20. Ora sono in ferie, anche se, per essere sinceri, io sono sempre in ferie dato che non lavoro; non lavoro più perché ho avuto la fortuna di diventare vecchio.

Ora sono in ferie perché non abito più qui… in Riviera… nella Riviera dei Fiori dove il clima è meraviglioso e quelli che ci abitano da sempre non l’hanno ancora capito. Io ci sono arrivato per caso un po’ di anni fa, e, in un certo senso, l’essere arrivato qui ha cambiato la mia vita… in meglio naturalmente.

Ora, come dicevo, sono in casa e sento una sirena… la sirena di un’ambulanza che passa proprio sotto casa; non è bello quel suono, anche se a me è piuttosto familiare. Quando sono per la strada e mi passa vicino un’ambulanza con la sirena a tutto volume, mi tappo le orecchie. È forte quel rumore, e, anche se, come dicevo mi è familiare, mi dà fastidio e, fra l’altro, mi obbliga a ricordare.

Sì, è proprio così, mi obbliga a ricordare… non posso farne a meno.

Ma è sempre necessario ricordare?” mi si potrebbe chiedere.

Io sono convinto che sia giusto lasciare spazio ai ricordi; quando uno dei nostri sensi, di solito 5, ci stimola al ricordo, è terribilmente sbagliato ostacolarne l’effetto. Ricordare è umano… disumano pretendere di dimenticare… anche perché non tutti i ricordi sono negativi.

La vita è fatta di bicchieri mezzi pieni e di bicchieri mezzi vuoti.

Certi ricordi possono essere altamente positivi… anche perché collegati al lavoro che s’è cercato di portare avanti con coscienza… oltre che con quella “scienza” che dovrebbe essere semprepresente.

Prima di arrivare in questa ridente cittadina della Riviera dei Fiori facevo l’anestesista all’Università… in quella Facoltà di Medicina e Chirurgia che si pensa sia sempre al top… l’importante crederlo.

Qui in Riviera trovai un ospedale desideroso di lavorare con coscienza per il bene della popolazione… almeno questa sembrava l’intenzione del corpo medico. Purtroppo, a far funzionare un ospedale, non c’è solo la Manovalanza fatta da medici, corpo infermieristico e tecnici; ci sono anche i “tecnici amministrativi” fiancheggiati dai politici che capiscono tutto se si parla di corpo elettorale, ma capiscono ben poco se si parla di medicina; per loro la medicina non è importante, nello stesso modo come non è importante il termine “sofferenza”… finché non la subiscono.

 

Non è qui il caso di polemizzare… anche se, stando alla mia decennale esperienza, non sarebbe sbagliato parlar male di chi amministra la Sanità.

 

Si parlava della sirena dell’ambulanza. Ora è quasi sempre bitonale, non so se l’hanno imparata dai tedeschi o dai francesi; un tempo era un sibilo quasi continuo… a me piaceva di più.

Quando si sente una sirena, si pensa a qualcuno che sta male. Un tempo, quando la sirena si faceva sentire e la gente doveva correre nei rifugi per non farsi colpire da qualche bomba, preannunciava la possibilità quasi garantita che qualcuno avrebbe potuto arrivare a star male o addirittura cessare di vivere.

Bisogna parlare dei bombardamenti… quei bombardamenti che sembrano oggi, qui da noi in disuso, ma che, mica poi tanti anni fa, hanno fatto piangere molto… anzi moltissimo.

L’ultima guerra mondiale… la Seconda Guerra Mondiale ha prodotto danni ingentissimi… e tanti morti. Sono morti in tanti, ma non per colpa proprio delle battaglie che ci sono in guerra, cioè non solo sul fronte dove gli opposti eserciti cercavano di superarsi, ma anche e soprattutto nelle città. È nelle città che risuonavano le sirene quando arrivavano gli aerei carichi di esplosivo… arrivavano di giorno e di notte. Oggi si possono sentire in qualche film, ma io le ho sentite davvero, e, se era di notte bisognava saltar fuori dal letto e precipitarsi nei rifugi. Per noi bimbi era normale, non conoscevamo altro; sapevamo che la guerra avrebbe fatto grande la nostra Patria. Lo sapevamo perché ce l’avevano detto… perché in Italia c’erano tanti Balilla e tanti Figli della Lupa, e anch’io avevo la mia bella divisa di Figlio della lupa con nel mezzo una bella M di Mussolini.

Per aiutare la Patria, mio Nonno donò il suo anello d’oro, quello del matrimonio… gli diedero un anello di vile metallo… sembrava latta. Non saprò mai se lo fece perché ci credeva o perché fu obbligato a farlo; so solo che aveva un anello che faceva ridere. Comunque sia, noi bimbi eravamo abituati alle sirene, ai bombardamenti e allo straziante rumore di tanti aerei che insieme trasportavano le bombe.

Che ne sapevamo noi della pace e della possibilità di arrivare a muoversi tranquillamente e liberamente e andare un po’ dappertutto a visitare Paesi nuovi? La nostra libertà era quella di imitare le sirene… le sirene degli allarmi… quelle che facevano mettere tutti in movimento.

Proprio così, assieme ai miei fratelli, eravamo in tre, prima di dormire, quando eravamo già a letto, imitammo le sirene dell’allarme, e le imitammo così bene che si mise in movimento tutto il condominio e tutti si misero a scendere le scale per raggiungere il rifugio della casa.

Per fortuna furono fermati dai nostri genitori, e la paura generale finì in risate per loro, ma non per noi che fummo sonoramente sgridati.

Che poi, le sirene dell’allarme bombardamento, avvertivano solo… non salvavano la vita.

Come dicevo, ai tempi era per noi normale, e sembrava pure che la guerra fosse qualcosa di normale; ma è e sarà sempre normale? Come si può infatti pensare che non si “picchino” fra Nazioni quando in una normale riunione condominiale s’azzuffano… magari solo a parole?

Quando ero bimbo, e pensavo, ovvero mi avevano abituato a pensare che Mussolini ci avrebbe dato la gloria, gli aerei, ma anche le navi, bombardavano le città… e morivano i civili.

La propaganda era importante. VINCEREMO era scritto dappertutto sui muri… e molti italiani, forse troppi, erano convinti che sarebbe accaduto.

Pure i francobolli che cominciavo ad apprezzare la raccontavano in quel modo… e parlavano di morte… perché per vincere bisogna ammazzare.

I FRANCOBOLLI CHE INNEGGIANO ALL’AMMAZZARE… per la gloria.

“Ma perché, malgrado le sirene, morivano i civili?” potrebbe chiedersi un cittadino qualunque.

Semplicissimamente perché il Genere cosiddetto Umano non ha alcun rispetto per la vita… degli altri.

Non posso prendere in considerazione tutti i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. Sembrava un bel gioco o una lotteria prendere un po’ di aerei, caricarli di tritolo e spedirli tutti insieme su una qualche città ad alleggerirsi della morte che trasportavano. I bombardamenti che mi hanno particolarmente colpito sono quelli di Lubecca e di Dresda in Germania, quelli di Zara in Dalmazia e, naturalmente quelli di Voltri alla periferia di Genova.

UN PANORAMA DI LUBECCA

Lubecca fu bombardata nel 1942, esattamente il 28 marzo. Fu un “bel bombardamento” perché riuscì a distruggere quanto architettonicamente oggi ricostruito è “Patrimonio dell’Umanità”. Secondo i britannici, che programmarono ed eseguirono il bombardamento, anche con molte bombe incendiarie, era necessario agire contro il morale dei tedeschi… e quindi bisognava distruggere ed ammazzare. Sì perché Hitler aveva detto loro che sarebbero diventati i padroni del mondo… o magari solo dell’Europa.

L’Europa lo lasciò fare quando si prese quel pezzetto di Cecoslovacchia abitato per buona parte da umani di etnia tedesca… intendo il territorio dei Sudeti.

Detto per inciso mi sovviene il fatto che qualche anno fa, la Russia di Putin si prese la Crimea che faceva parte dell’Ucraina… e lo lasciarono fare.

E lui, Hitler, andò avanti, e i suoi sudditi, almeno una gran parte l’osannò. Sì, perché cominciarono a credere che la loro Nazione stava di nuovo diventando una Grande Nazione: avevano un capo prestigioso che ci sapeva fare. E allora, per cercare di abbassare il morale di una certa popolazione che ci credeva, fu necessario ammazzarne un po’… con un po’ di bombe?

A me sembra strano, però lo fecero… e sicuramente con soddisfazione.

UNA STRADA DI LUBECCA

Ci fu poi un altro bombardamento… che passò veramente alla storia: quello di Dresda. Assieme ai britannici ci pensarono anche gli americani degli Stati Uniti… tutti insieme a scaricar bombe tra il 13 e il 15 febbraio del 1945… quando la guerra era ormai agli sgoccioli. Non so se era proprio necessario dimostrare di essere forti o se c’era nei magazzini un surplus di tritolo da consumare.

2001 – Dresda Italienisches Dörfchen

È un fatto che quel bombardamento fu micidiale e, per giunta su una città che non aveva nulla di strategico al punto che proprio in quella bella città c’erano molti sfollati di altre zone della Germania a rischio bombardamenti.

2001 – Dresda Semperoper (Teatro dell’Opera di Sassonia)

Non si saprà mai quanti furono i morti di quei bombardamenti; si sa che le bombe che furono sganciate furono migliaia di tonnellate, che la città fu rasa al suolo e che il fenomeno terribile denominato “tempesta di fuoco” trascinò, a causa del forte vento conseguenza del caldo delle esplosioni, gli esseri umani dentro le fiamme. Fu una tragedia, malgrado la guerra, considerata criminale… proprio come un crimine di guerra… ma ai vincitori non lo si doveva e non lo si poteva dire.

Si parlò molto di questo bombardamento. Ora Dresda fu in parte ricostruita com’era prima… ma non abbastanza… e non sarà mai come prima.

S’è parlato, almeno secondo me, troppo poco dei bombardamenti di Zara… oggi Zadar (Croazia).

Dal 2 novembre 1943 fino alla fine di ottobre del 1944, la città di Zara subì da parte delle forze angloamericane ben 54 incursioni aeree con relativi bombardamenti.

Zara fu per moltissimi anni una delle città più importanti della Repubblica di Venezia. Dopo la Prima Guerra Mondiale, esattamente dopo il Trattato di Rapallo, divenne ufficialmente territorio del Regno d’Italia… era anche capoluogo di provincia e contava circa 25.000 abitanti.

Dopo l’armistizio del famoso o famigerato 8 settembre del 1943, la città fu occupata dalle truppe naziste. La città rimase però sotto la giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana. Può essere interessante notare che i francobolli usati in quel periodo erano italiani soprastampati DEUTSCHE BESETZUNG ZARA.

Perché 54 bombardamenti e tanti morti fra i civili per una città strategicamente non importante? Pare che questo micidiale e, secondo me, criminale accanimento, fosse dettato, o richiesto, da TITO, futuro dittatore della Jugoslavia. Pare che fosse necessario uccidere la maggior quantità possibile di italiani, distruggere il più possibile della città per far fuggire gli italiani “non ancora ammazzati”. Solo in questo modo le slave truppe partigiane poterono entrare nella città e renderla parte integrante della futura Federazione Jugoslava.

Non riesco a comprendere questo accanimento degli Anglo Americani.

Neppure riesco a comprendere l’odio che sprigiona il poeta Vladimir Nazor:

Spazzeremo dal nostro territorio le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo dell’oblio. Al posto di Zara distrutta sorgerà una nuova Zara, che sarà la nostra vedetta sull’Adriatico.

Comprendo invece Enzo Bettiza, noto giornalista italiano, studente a Zara, che vide nell’accanimento che distrusse Zara, la stessa ferocia che portò la distruzione di Dresda.

 

Si parlò ancora meno dei bombardamenti di Voltri, alla periferia di Genova.

Perché scrivo dei bombardamenti di Voltri quando la città di Genova ne subì per così di incursioni aeree? Semplicemente perché le bombe caddero molto vicino a dove eravamo noi (io bimbo coi miei fratelli e coi miei genitori) e mio papà, malgrado tutto, ne uscì vivo.

Ne ho parlato in un capitolo del mio libro TUTTO VERO Istantanee di vita. In poche parole, fu un bombardamento che fece solo dei morti fra i civili ma non distrusse neppure un ponte… quando le incursioni erano per distruggere i ponti.

Non avevo ancora 10 anni, ma ricordo benissimo l’ansia di mia mamma che non sapeva se il suo uomo, il padre dei suoi tre bimbi era ancora vivo o se giaceva sotto delle macerie provocate da quelle inutili distruzioni. Non eravamo per niente lontani; avevamo visto gli aerei, li avevamo sentiti in picchiata, avevamo sentito le mitragliatrici e sapevamo che  quell’uomo era là… proprio là dove le bombe seminavano morte.

Mio papà ne uscì vivo… ma se fosse morto sarebbe stato solo un morto in più… nel numero dei resoconti di guerra. Un numero… ma quale dramma per chi rimaneva? Anche questa è guerra… quella che i Grandi si divertono a “giocare”. Noi lo facevamo coi “soldatini”, loro, dato che sono GRANDI lo fanno coi “soldati veri”.

Sarebbe utile parlare anche dei bombardamenti “moderni” con bombe intelligenti… alla ricerca di armi di distruzione di massa. Potrebbe anche essere utile, di fronte a certi crimini, non dimenticare che esiste il Tribunale dell’Aja contro i crimini di guerra.

 

Dobbiamo parlare di sirene. Non ci sono solo le sirene delle auto che passano davanti a tutti, ci sono anche quelle belle… con la coda di pesce… che non dovrebbero far male a nessuno… anzi è bello considerare la loro leggiadria.

Il personaggio che più avrebbe potuto essere danneggiato dal melodioso canto delle sirene fu Ulisse… che però fu previdente, si fece legare all’albero maestro della nave e fece tappare le orecchie dei suoi marinai.

Bella l’illustrazione di Herbert James Draper.

Noi abbiamo le sirene delle fontane. È famosa quella di Napoli, bella quella di Cattolica, spettacolare quella di Mondello e simpatica quella di Bordighera.

Non a tutti è accaduto di poter vedere La Fontana delle Sirene di Bordighera, ma tutti hanno avuto l’occasione di sentire la sirena di un’ambulanza.

La Fontana delle Sirene a Bordighera.

Mi soffermo un momento con piacere sulla Fontana di Bordighera, anche se non tutti sanno dov’è quella cittadina; non importa, dato che tutti sanno dov’è Sanremo e dato che tutti hanno, più o meno, subìto il tormentone del Festival, possono sapere che la Francia è vicina. Ebbene Bordighera è dopo Sanremo, se da quella città si vuole andare in Francia. La fontana che vi presento, anni fa fu restaurata e recentemente munita di una sovrastruttura di dubbio gusto. Ve la presento:

Fontana delle Sirene… oggi.

Fontana delle Sirene… oggi… particolare.

Tornando alle sirene delle auto che viaggiano sulle nostre strade con targa di Croce Rossa Italiana, Pubblica Assistenza con croci di vario colore, Polizia, Vigili del Fuoco e auto di personaggi importanti…che magari hanno fretta di andare a comprare il prosciutto per un buon panino imbottito, posso dire che a me personalmente accadde più volte di dovermi fare un viaggio in ambulanza targata CRI per accompagnare malati gravi, per lo più traumatizzati cranici, in un ospedale maggiormente attrezzato. Furono viaggi lunghi, il più delle volte notturni e spesso con autisti cosiddetti “volontari”… che certamente guidavano molto bene, ma che… quello non era il loro lavoro; erano “volontari”…

Nei viaggi di andata, quando col mio infermiere o infermiera dovevamo occuparci del paziente… sempre gravissimo, potevamo al massimo sentire l’apprensione quasi insopportabile; infatti con un occhio e mezzo ci occupavamo di quel povero disgraziato, più di là che di qua, che “sopportava” i nostri sforzi terapeutici, col mezzo occhio ancora libero osservavamo la strada e la tecnica di guida del “volontario”.

Se non ricordo male, era la prassi di quei tempi, affidare a “volontari” la guida notturna di ambulanze.

Fu appunto in una di quelle occasioni, attorno alle 3 di notte, che, per evitare il “nostro panico (mio e dell’infermiera che mi accompagnava)”, guidai l’ambulanza durante il viaggio di ritorno… dopo aver consegnato il paziente a chi di dovere.

Fui aspramente redarguito dai dirigenti locali della Croce Rossa… dato che non avevo il patentino che mi avrebbe autorizzato a guidare certi mezzi. Quel ricordo mi spinge però a fare una considerazione… amara.

“Perché, anche se corredati dei necessari burocratici papiri, si permette a “volontari”, non pagati o sottopagati, di mettere a repentaglio la vita di chi, e qui siamo nell’assurdo, lavora con professionalità per salvare la vita di qualcuno un po’ sfortunato o incosciente nel proprio comportamento?

Le sirene di queste ambulanze mi obbligano ad “uscire un poco dal seminato” e ricordare ancora una volta una frase scritta sul mio libro, secondo me, importantissima:

Una Nazione che non paga, o permette che non venga pagato chi lavora, non dovrebbe essere degna di rimanere al cospetto della civiltà.

 

Questa frase che suona anche come una denuncia di furto (sì perché chi non paga ruba) verso certi datori di lavoro, era scaturita in me dalla necessità di espatriare appena laureato. Infatti non è che cercai in Svizzera la scienza e la precisione di alto livello, ma qualcuno disposto a corrispondere la “giusta mercede” ai miei sforzi lavorativi.

 

Questa digressione vuol dire chiaramente anche che ogni autista di ogni mezzo pubblico deve essere “di qualità” e deve essere pagato nel modo giusto… e, a maggior ragione, se il datore di lavoro è un Ente come la Croce Rossa Italiana che, se può avere dei mezzi con una targa così particolare, dovrebbe poter avere anche i mezzi per remunerare chi lavora per lei.

 

C’è un’altra sirena molto importante… almeno per i danesi, ed è “La Sirenetta”, simbolo di Copenhagen. Quando la vidi per la prima volta, devo dire la verità, rimasi un po’ deluso. Credevo fosse più grande.

È bella però, e anche un po’ sfortunata. Fu decapitata due volte, fu maldestramente verniciata e le fu pure amputato un braccio… ma esiste ancora e, ha addirittura compiuto cento anni, ed è stata festeggiata con un francobollo.

IL FRANCOBOLLO DANESE

 

Qui in Svizzera, ogni tanto, con preavviso, si possono sentire delle prove di sirene che eccheggiano di casa in casa. Sono potenti e noiose, ma, potrebbero essere utili in caso d’emergenza… anche se una diga di un qualche lago artificiale dovesse ritrovarsi danneggiata.

 

Dopo tutte queste sirene, c’è qualcosa che potremmo augurarci?

 

La risposta è: “Sì, che il Genere Umano si renda conto che potremmo vivere tutti bene senza la necessità di prevaricazioni e di ammazzamenti in modo più o meno dichiarato… Potremmo anche augurarci di dover sentire sempre meno le sirene delle ambulanze… segno che chi guida lo fa in modo sempre più responsabile.

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 Registrazione del 31 maggio 2018

 

Personaggi:
L’Albero, Panchina Ingenua e Alessandro.

 

L’Albero: “Buon giorno Alessandro, finalmente vieni anche da noi.”

Panchina Ingenua: “Sapessi quanto mi manca il calore delle tue chiappe! Ciao Alessandro… che bello sentirti… dico fisicamente.”

PANCHINA INGENUA

Alessandro: “Buon Giorno amici. Ci sono… e mi fa piacere esserci.”

L’Albero: “Sai com’è caro Alessandro? È che ho ascoltato “in differita” tutto quello che vi siete detti un po’ di giorni fa circa quanto accadde ai poveri Umani di Trieste. So che, con la dipartita dalla città dei titini, le sofferenze dei triestini non finirono lì, non foss’altro che per il fatto che non potevano sentirsi italiani.”

L’Albero

Alessandro: “Appunto. È questo uno dei tanti argomenti Umani che dobbiamo ancora affrontare.”

L’Albero: “E potremo farlo oggi. Sto infatti contattando il mio collega Tasso, nonché l’Ulivo che da qui vedo con facilità. Di tutto quello che vi siete detti l’altra volta, c’è un particolare che non son riuscito a comprendere, e cioè, in che modo l’Umano Palmiro Togliatti poté governare in Italia se aveva la cittadinanza dell’Unione Sovietica dopo che “sputò” sulla cittadinanza italiana e sui cittadini italiani. Fu, se non ricordo male nel 1930, ma ricordo benissimo quello che disse, e cioè: È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano. Quando presi atto che quell’Umano poté governare in Italia dopo aver offeso il popolo italiano, nonché i mandolinisti, credo anche di poter capire con quale facilità possano esistere degli Umani attuali Presidenti della Repubblica che, di fronte a una situazione grave come l’attuale, pasticciano la crisi in un modo a dir poco grottesco. Mio caro Alessandro, so perfettamente che un tempo i cittadini italiani, se ricevevano la cittadinanza di un’altra Nazione, perdevano la cittadinanza italiana. Anche se poté sembrare un’offesa nei riguardi dell’italianità, anni dopo questi cittadini poterono “riavere” la cittadinanza dello stivale. Già mi sembra poco serio, ridare la cittadinanza a chi l’aveva perduta volontariamente perché aveva voluto seguire altre strade, quella però dell’Umano Togliatti mi sembra sia stato piuttosto grottesco o puerile o disonesto verso tutti gli altri Umani d’Italia permettere posizioni di prestigio a chi aveva volutamente e in modo altisonante disprezzato l’italiano. Ma è proprio vero? Può darsi che non sia vero che l’Umano Togliatti avesse la cittadinanza dell’Unione Sovietica, ma, se è vero, trovo gravissimo quanto accadde… tanto più che la presenza di quel perfido Umano provocò molti morti e molti pianti.

 Ingenua: “Sarò ingenua, ma, da quello che dici, capisco tante cose… e anche perché le italiche genti continuano ad accettare che “Altri d’Europa” dettino legge dove non dovrebbero.”

 Alessandro: “Ho l’impressione che tu, caro Albero amico mio abbia messo l’accento su un tasto molto delicato. Pensa che il Ministro della Giustizia Orlando avrebbe detto: “Io sono uno degli ultimi togliattiani”… ripeto:”Della Giustizia”. È da piangere o da ridere?”

L’Albero: “Per oggi, fermiamoci qui… e speriamo che “Chi di dovere” in Italia capisca qual è il bene dell’Italia, ma che soprattutto sappia amare la Patria.”

Alessandro: “Sì, sì… ci vediamo presto e contatteremo di nuovo Tasso e i suoi fratelli e finiremo il discorso di Trieste. Ciao a tutti.

Ingenua: “Mi dispiace che tu vada via… ma ti aspetto. Ciao.”

 

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

QUESTO ARTICOLO È MOLTO SERIO E VA LETTO SERIAMENTE

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

TRST… oggi TRIESTE

 

 Registrazione del 15 aprile 2018

Appare oggi 3o maggio 2018

 

Personaggi:
Albero Tasso, Fratelli di Tasso , Panchina Rotonda, Alessandro, e Ulivo il Saggio.

 

Tasso: “Spero tanto che Alessandro venga a trovarci.”

ALBERO TASSO

I Fratelli di Tasso: “Perché questo tuo desiderio?”

Tasso: “Perché ci sono ancora molte cose che dobbiamo raccontarci.”

I Fratelli di Tasso: “Non essere così ansioso; vedrai che verrà.”

Panchina Rotonda: “Perché non chiedete a “L’Albero” che vive da quelle parti?”

Tasso: “Ho già tentato di contattarlo, ma non mi risponde… forse sarà occupatissimo a perfezionare le sue bellissime e fresche foglie.”

Rotonda: “E allora cerca con “Ulivo il saggio”. Anche lui vive da quelle parti e non ha problemi di foglie.”

Tasso: “Mi sembra una buona idea. Vedo di contattarlo.”

I Fratelli di Tasso: “Potresti intanto dirci perché questa tua smania di raccontare le malefatte di certi Umani?”

Tasso: “Ma la mia non è una smania. Sono dell’idea che la storia degli Umani sia molto importante e che sia altrettanto importante, per gli Umani, il conoscerla. Avevamo accennato al fatto che si parla tanto e sempre dell’OLOCAUSTO e poco o niente dei tanti morti trucidati in altre circostanze. Quella di Fiume è una circostanza che deve essere conosciuta… anche se ai tempi non bisognava parlarne… e noi ne abbiamo parlato.”

I Fratelli di Tasso: “Perché non bisognava parlarne? Noi pensiamo che fosse perché non bisognava parlare male del comunismo e dei comunisti… perché l’ideologia che arrivava da Mosca avrebbe dovuto far presa sul proletariato contro l’imperialismo dell’Occidente. Cosa ne dici?”

Tasso: “Credo proprio che sia così. Certo che l’ultima parola dovrebbe essere quella degli storiografi. Vedete, a quei tempi, quando per la maggior parte degli Umani d’Italia la guerra era finita e poterono rientrare in Italia tutti quei personaggi precedentemente “antipatici” al regime fascista, rientrò anche l’Umano Palmiro Togliatti. Nel 1945 aveva 52 anni. Lui, ai tempi del fascismo, scappò in Unione Sovietica e, pare che nel 1930 avesse addirittura ricevuto la cittadinanza dell’Unione Sovietica. Non so se ritornò in Italia come “sovietico” o come italiano; probabilmente gli fu restituita la cittadinanza italiana… o non gli fu mai tolta? (è relativamente recente, la norma per un italiano che riceva la cittadinanza di uno stato estero, poter conservare la cittadinanza italiana) e fece parte dei primi governi italiani, però, la sua politica nei riguardi del nord est dell’Italia sembrava fosse più favorevole a Tito che all’Italia.”

I Fratelli di Tasso: “Cosa vuol dire? Lui faceva parte del Governo italiano ed era favorevole alle pretese di Tito?”

Tasso: “Finché non ci fu la rottura fra Stalin e Tito, si potrebbe pensare che Togliatti prendesse ordini direttamente dal Cremlino; è chiaro che per lui, la cosa più importante era sperare di poter importare in Italia il “paradiso comunista”. Mi chiama ”Ulivo il saggio”.

ULIVO IL SAGGIO

Ulivo il saggio: “Buongiorno a tutti voi. Ho visto Alessandro; fra poco dovrebbe arrivare da voi. Comunque vi ascolto. Ho captato un’interessante discussione. Io non ne so molto di quelle cose; tu però vecchio Tasso, sì che la sai lunga.”

Panchina Rotonda : « Alessandro, giusto due giorni fa s’è seduto un momento su di me. Poi è andato via»

Tasso : « Sicuramente aveva fretta di tornare a casa da sua moglie. So che si vogliono bene. Sono sposati già da tanti anni. »

Rotonda : « Quanti anni ? »

Tasso : « Non lo so con precisione. Sicuramente più di 50 »

Rotonda : « Allora sono delle « mosche bianche » ; la prossima volta che lo vedo glielo chiedo… se è vero ; mi sembra così strano, di questi tempi dopo pochi anni si lasciano… per incompatibilità di carattere. Alessandro è molto simpatico. »

I fratelli di Tasso : « È simpatico anche a noi. Tornando al discorso di Trieste, tu caro fratello pensi che Togliatti volesse veramente che Trieste passasse alla Federazione Jugoslava di Tito ? »

Tasso : « Sì sì… naturalmente proprio lui personalmente… e una buona parte dei suoi scagnozzi. »

I fratelli di Tasso : « Effettivamente lui stava più dalla parte dell’Unione Sovietica… o anche del tutto. Infatti, in occasione del XVI Congresso del PCUS nel 1930 ebbe a dire : È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano.”

Rotonda : « Ma state dicendo qualcosa di terribile. Un Umano di quelle deplorevoli dimensioni governò l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale ? Per l’Italia era uno straniero… e gli permisero di governare ? Ma come fu possibile ?  Spero tanto che arrivi Alessandro… e ci dica se in Italia è permesso raggiungere posizioni governative dopo aver « rinunciato » alla cittadinanza italiana.»

Ulivo il saggio: “Io credo che la situazione di quei tempi fosse talmente caotica e che la cittadinanza fosse così stanca della dittatura fascista… e dei tanti morti, per cui, i benpensanti non comunisti, temendo il comunismo vero, non si accorsero di essere turlupinati da quell’italiano… non più italiano, ma con pretese di governante italiano. D’altra parte, prima ancora che le truppe partigiane di Tito entrassero a Trieste, era il 30 aprile 1945, l’Umano Togliatti scrisse nel febbraio dello stesso anno che, oltre ai partigiani, anche gli italiani di Trieste avrebbero dovuto “collaborare” con le “unità” di Tito.”

Tasso: “Esattamente. E chi collaborò, non per la fratellanza italo-slava, ma per una Trieste italiana, rischiò di scomparire dalla circolazione… o ammazzato dopo un processo più o meno sommario o trascinato in un qualche campo iugoslavo. Ciao Alessandro; sei arrivato?”

Alessandro: “Come state amici miei?”

Tasso: “Siamo contenti di vederti. Stiamo dissertando su Trieste.”

Alessandro: “Argomento molto importante… e molto interessante… che dovrebbe interessare anche i giovani, o particolarmente i giovani… perché pochissimi sanno quali sono state le sofferenze di quella città, e quanto quella città abbia “combattuto” per ritornare a far parte integrande dell’Italia.”

Rotonda: “Alla fine della guerra, Trieste non continuò a far parte dell’Italia.”

Tasso: “No cara amica. Quando la guerra stava finendo o era ormai agli sgoccioli, mentre i triestini speravano tanto di veder arrivare gli angloamericani, si videro invasi dalle truppe di Tito; non erano truppe regolari, ma truppe rivoluzionarie, o se preferisci partigiane, che non avevano alcuna intenzione di seguire delle regole di tipo internazionale. Dovevano solamente eseguire gli ordini di Tito. Dal momento in cui entrarono nella città, quel 30 aprile 1945, ci furono per i triestini 40 giorni terrore.”

Rotonda: “Che intenzione avevano?”

Tasso: “La loro intenzione, che non era altro che l’intenzione di Tito, perfettamente appoggiato da Stalin, era quella di tenere la città e far sì che, al momento giusto, fosse decretato dagli eserciti vincitori Trieste facente parte della Federazione Jugoslava.”

Rotonda: “Ho capito. Perché terrore per i triestini?”

Ulivo il saggio: “Scusate se intervengo… anche perché vorrei poi chiedere ad Alessandro se Togliatti, rientrando in Italia dall’Unione Sovietica, aveva la cittadinanza italiana.

Quello che fecero gli slavi, una volta entrati in Trieste, fu, fra l’altro, quello di far “sparire”, nel vero senso della parola, tutte quelle persone che avevano ricoperto una qualche carica durante il regime fascista e tutti quelli che, anche se antifascisti o comunisti, avrebbero potuto rappresentare una minaccia intellettuale di fronte all’istituzione di Trieste jugoslava.”

Rotonda: “Ma cosa intendi per “sparire”?… avevano la bacchetta magica?”

Ulivo il saggio: “No, non avevano la bacchetta magica, ma la maggiore e inimmaginabile malvagità personificata. Oltre che ad esecuzioni dopo processi farsa, prelevavano nottetempo onesti cittadini dalle proprie abitazioni e li facevano finire in qualche foiba. Anche i partigiani che avevano combattuto per la liberazione della città dai tedeschi finiscono nelle foibe. La “Guardia del Popolo” riesce a seminare il terrore, e in soli 40 giorni, riesce a eliminare quasi 2000 persone dalla città di Trieste. Non è qui il caso di scendere nei particolari, dato che queste malefatte sono oggi abbastanza documentate; l’importante è sottolineare il fatto che fu l’”italianità” ad essere ricercata ed eliminata.”

Tasso: “E dopo certe terribili malefatte, oggi ben documentate, certamente lasciarono anche il segno per la gioia dei collezionisti di francobolli… o no?”

Alessandro: “È il colmo, ma è proprio così.

CLN Savona e CLN Ponte Chiasso

Pensate che la mia Mamma, che aveva capito che m’interessavo seriamente ai francobolli, mi aveva regalato due serie particolari di francobolli, una con la soprastampa C.L.N. Savona e l’altra, mi disse, di “Tito a Trieste”. Io non sapevo assolutamente chi fosse questo Tito; lo imparai molti anni dopo: era quel Personaggio, dapprima amato poi “follemente” odiato da Stalin, che voleva impossessarsi di Trieste… e che Governò la Federazione Jugoslava. Io non avevo ancora compiuto 9 anni, ero abituato ai francobolli della Repubblica Sociale Italiana, e, essendo ormai passato il 25 aprile, dopo aver visto coi miei occhi le autocolonne delle truppe tedesche che si muovevano mestamente in direzione di Genova per poi puntare al Brennero, capii dai francobolli che stava succedendo qualcosa d’importante… ma, come cosa più importante che non si doveva più aver paura delle bombe. Mia Mamma, nel regalarmi quei francobolli, che trovò essere particolari, non sapeva assolutamente quante atrocità accadevano da quelle parti e quanta parte poteva avere Togliatti nel fomentarle o farle accettare.

TRE DEI FRANCOBOLLI DELLA SERIE SOPRASTAMPATA

Erano tempi veramente terribili… anche se a Genova si inneggiava apparentemente alla pace, ma, grazie al caos ancora esistente, nella “piccola Russia” di Genova Sestri i regolamenti di conti erano all’ordine del giorno.

Rotonda: “Chissà quanto valgono quei francobolli.”

Alessandro: “Non credere. Non valgono praticamente niente, o… pochissimo. Per me hanno un grande valore perché mi furono regalati dalla mia Mamma.”

Ulivo il Saggio: “Credo che in questa chiacchierata si sia dimenticato un particolare piuttosto importante… quella che fu la figura degli inglesi. Da quel poco che so, se l’esercito di Tito non fosse stato “foraggiato” da Churchill, forse non sarebbe arrivato per primo a Trieste… o dato che Stalin, uno dei 4 vincitori, “voleva” Trieste, potrebbe aver voluto… o preteso… che le truppe neozelandesi non intervenissero.”

Rotonda: “Cosa intendi per “non intervenissero”.

Ulivo il Saggio: “Devi sapere che i neozelandesi, inquadrati nelle truppe britanniche agli ordini dell’Umano Generale Freyberg, arrivarono a Trieste poco dopo li partigiani di Tito… o Titini. Quando i Titini eliminarono tutto quanto era italiano, oltre agli italiani, fra cui le Guardie di Finanza che si erano a loro giustamente arrese, rimasero come spettatori. Non intervennero neppure quando le truppe slave spararono sui triestini che manifestavano in corteo con la bandiera italiana. Ci furono 5 morti e molti feriti. Le truppe britanniche rimasero a guardare e, pare, a scattare fotografie. Trieste faceva parte “ormai” della Federazione Jugoslava.”

Tasso: “È vero, furono momenti terribili per i triestini, e ancor più terribili perché quei morti non ebbero assolutamente una vasta eco sulla stampa italiana… nel senso che l’italiano non doveva sapere.”

Ulivo il Saggio: “Io credo che quei silenzi fossero causati dal fatto che gli Umani d’Italia erano ancora frastornati da tutto quello che era accaduto… e poi, non bisogna dimenticare che, come antifascista, la forza dei comunisti italiani non era indifferente. Dato che bisognava parlar bene del comunismo, guai parlar male di Tito e della “Fratellanza italo-slava”. Poi però i titini dovettero ritirarsi e lasciare la città. Cosa li fece decidere di andarsene?”

Da Wikipedia

Tasso: “Dopo l’accordo Alexander-Tito che sarebbe stato firmato a Belgrado, il 12 giugno 1945 i miliziani di Tito lasciano Trieste nelle mani degli Alleati Anglo-Americani, e viene creata la Zona A per Trieste e la Zona B per Capodistria… che rimarrà in mano agli Jugoslavi.

Naturalmente lasciano una città insanguinata… una città che teme il ritorno delle sciagurate milizie slave di Tito e gradisce la protezione degli anglo-americani con la speranza di ritornare a far parte dell’Italia. Comincia per Trieste, non più Trst, un periodo di transizione, scandito anche anche da particolari postali… sempre interessanti quando si indaga determinati periodi storici. Furono eliminati i francobolli di Tito a Trieste e arrivarono altre soprastampe sui francobolli italiani.”

Alessandro: “Sì, potremo parlarne, perché furono di grande interesse anche per i collezionisti italiani. C’è il rammarico che mette l’accento sulla malvagità dei Governanti di “allora” che non permisero ai collezionisti, almeno a loro, di conoscere l’esatta situazione di quelle popolazioni… ovvero le loro immani sofferenze dopo quella che avrebbe dovuto essere la fine delle ostilità.”

Ulivo il Saggio: “Non dovremo dimenticare le sofferenze dell’italica gente della Zona B… gente che sperò invano la libertà.”

I Fratelli diTasso: “Già… temevamo che ve ne foste dimenticati.”

Alessandro: “Sì, perché fu un capitolo altrettanto terribile. Credo di potervi dire che ho gradito la vostra compagnia, e che vi saluto tutti con un abbraccio.”

Tasso e I Fratelli di Tasso: “Noi non possiamo abbracciarti perché per voi Umani siamo velenosi, ma speriamo tanto di rivederti presto… ciao Alessandro.”

Rotonda: “Torna a sederti su di me… ciao.”

Ulivo Il Saggio: “Spero tu venga a trovare ancora le mie fronde… ciao.”

 

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QUESTO ARTICOLO È PIUTTOSTO LUNGO CON DEI CONCETTI INTERESSANTI. PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 15 dicembre 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Rotonda, Albero Tasso e I Fratelli di Tasso.

 

Alessandro: “Ciao Rotonda, posso sedermi?”

Panchina Rotonda: “Ma che domanda… sono qui apposta perché le chiappe degli Umani possano sedersi, ma, se devo dire proprio la verità… tu sei il preferito. Non sopporto gli Umani che fanno salire i cani. Noi siamo qui per le chiappe umane. Dimmi piuttosto, come stai e, come mai sei qui?”

Alessandro: “Volevo chiacchierare un po’ con te, con Tasso e coi suoi fratelli. M’interessava conoscere un po’ di più di quanto accadde in Istria e in Dalmazia dopo il 1943.

Rotonda: “Penso che siano tutti disponibili. Sai, qualche volta si assopiscono… li chiamo e non rispondono; forse è l’effetto dell’età. Ho l’impressione che ti abbiano captato.”

Albero Tasso: “Ciao Alessandro, come stai? Ti ho sentito, ma ero, come si dice, sovrappensiero. Qual buon vento…?”

Alessandro: “Ti ricordi che un po’ di tempo fa avevamo parla della provincia di Lubiana e delle “malvagità” perpetrate dagli italiani? Ecco che oggi m’interesserebbe approfondire le spietatezze messe in atto contro l’italica gente dell’Istria e della Dalmazia.”

Tasso: “Il capitolo è quasi infinito. A quei tempi, anni ’40, arrivarono a me notizie terribili… anche da Fiume. Credo che, potrebbe già essere smisurato prendere in considerazione ciò che accadde a Zara… quella gran bella città, quasi una piccola copia della Serenissima, che ne subì, di scelleratezze, a non finire.”

Alessandro: “Mi ricordo che da bambino si parlava di Zara. Quando si mangiava la “macedonia di frutta” ci si metteva un pizzico di Maraschino… che lo facevano a Zara. E poi sentivo dire che era una piccola provincia al di là nell’Adriatico.”

Una bottiglia del mitico Maraschino

Tasso: “È vero. Il Maraschino era molto famoso… e veniva esportato in tutto il mondo. Le bottiglie erano tipiche con tutt’attorno la paglia… quasi come i fiaschi di Toscana… senza pancia però. Tu ricordi il liquido che veniva aggiunto alla Macedonia. Pensa che i produttori e proprietari della distilleria fecero una brutta fine… Nicolò Luxardo e la moglie Bianca furono buttati in mare, non si sa bene se furono uccisi a colpi di remo o se annegarono perché fu loro attaccata al collo una pietra. Anche l’Umano Pietro Luxardo scomparirà e di lui non si saprà più nulla.”

Alessandro: “Chi li ammazzò, se furono ammazzati?”

Tasso: “Quasi sicuramente furono i “titini”, i partigiani di Tito che irruppero ufficialmente in città il 1° novembre 1944 e diventarono padroni della città. Questo però è da considerare il gran finale della città. Il dramma cominciò molto prima, quando la popolazione italiana c’era ancora tutta.”

Rotonda: “Cosa vuol dire che c’era ancora tutta.”

Tasso: “Vuol dire che non era ancora accaduto nulla di terribile a turbare la vita degli zaratini. Tutto cominciò quel famigerato 8 settembre del 1943 quando il capo del Governo italiano Maresciallo Pietro Badoglio annunciò via radio la resa dell’Italia. Da quel momento l’Italia non era più l’alleato dei nazisti ma, almeno nel nord e nel Centro Italia, aveva un esercito allo sbando… sbando nel vero senso della parola. Ne approfittò l’esercito del Terzo Reich che diventò nemico dell’Italia e s’apprestò a invadere tutto quello che poteva… invase anche Zara.

UN TIPO DI SOPRASTAMPA SU UN FRANCOBOLLO DEL REGNO D’ITALIA CHE RECA L’EFFIGE DEL RE VITTORIO EMANUELE III

Alessandro: “Fu in quell’occasione che soprastamparono in tedesco i francobolli italiani.

 

Tasso: “Tu che ti diletti di francobolli!”

 

Alessandro: “Ricordo che da bambino vidi per la prima volta quei francobolli perché il papà di un mio amico li aveva comperati per sé… e sembrava fossero una rarità. Io non ne ho mai posseduto.

 

ALTRO TIPO DI SOPRASTAMPA

 

Ora però, a parte la passione filatelica, penso che dovrebbe essere importante sapere che, a quei tempi accaddero, proprio a Zara delle scelleratezze terribili… particolarmente per i civili.”

Tasso: “Prima che Tito s’impossessasse definitivamente di Zara, non è ancora perfettamente chiara la ragione per cui la città dovette subire dei folli bombardamenti.”

Rotonda: “Chi bombardò la città?”

Tasso: “Gli Anglo-americani.”

Rotonda: “Vuol dire che era strategicamente importante.”

Tasso: “Non particolarmente. Faceva gola a Tito.

Alessandro: “Ma com’era possibile? Zara era italianissima sotto tutti i punti di vista. Fece parte della Repubblica di Venezia dal 1409 al 1797 anno della caduta della Repubblica per mano di Napoleone; dopo varie traversie che vide Zara sotto la dominazione degli Asburgo, la città venne a far parte del Regno d’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Secondo lo storico Arrigo Petacco (L’ESODO – Oscar Mondadori) Zara era: “Un fazzoletto di terra proteso sul mare, compatta nella sua architettura veneta divisa fra calli e campielli, non era né una base navale, né una fortezza militare…

Tasso: “Pensa che Tito, d’accordo con Stalin voleva prendersi anche Trieste… ma di Trieste parleremo in un’altra occasione. Tornando ai bombardamenti su Zara, la componente allucinante è che ci furono ben 54 bombardamenti che rasero al suolo la città e ci furono almeno 4000 morti fra i civili… di fronte a una popolazione di 22.000.”

Alessandro: “Fu quindi un’inutile carneficina…”

Tasso: “Si potrebbe dire che non fu inutile perché la maggior parte degli italiani sopravvissuti ai bombardamenti scappò e cercò di rifugiarsi in Italia, e ai titini fu possibile impadronirsi della città.”

Alessandro: “Ma non fu l’unica carneficina “gratuita” in Europa.”

Tasso: “Alludi al bombardamento su Dresda?”

Alessandro: “Non solo a quei terribili bombardamenti su quella bella città, ma anche ai bombardamenti su quella perla del nord di nome Lubecca.

Tasso: “Sì, l’ho sentito dire, Lubecca è una città stupenda… è una città della Lega Anseatica. Fu bombardata il 28 marzo 1942, ma non perché fosse strategicamente importante, ma, per deprimere psicologicamente la mentalità tedesca che, seguendo Hitler credeva proprio che la Germania fosse “über Alles”. Intanto morirono 312 persone”

Rotonda: “Bombardando una bella città hanno ucciso tanta gente per “disturbare” psicologicamente il popolo tedesco? Ma come si fa a ragionare così?”

Tasso: “Cara amica, la guerra è guerra e sembra che potrebbe essere tutto lecito… a me però sembra che non ci sarebbe niente di male se si riuscisse ad essere un pochino… anche se quasi niente… onesti. Distruggere e uccidere tanto per… mi sembra da scellerati o semplicemente demenziale. Ma tu Alessandro, sei già stato a Lubecca?”

Alessandro: “Sì, ben due volte; la prima volta nel 2007… era però dal 1965 che avrei voluto visitare quella città.”

Rotonda: “Come mai proprio dal 1965 e… a Lubecca?”

Alessandro: “Mi chiedi perché avevo deciso di andare a Lubecca? L’avevo pensato già molto tempo prima quando, in cerca di avventure e lavoro, poco più di 60 anni fa, mi ero avventurato nel sud della Svezia. Ero partito coll’intenzione di trovare un posto di assistente anestesista nell’ospedale di Lund. Non è che mi interessasse particolarmente la scienza svedese; sapevo sì che gli svedesi erano all’avanguardia, ma, trascinato da chissà quali energie, il nord significava per me qualcosa di particolare. Non è che amassi il freddo, anzi ho sempre amato particolarmente il caldo dell’estate. I paesi del nord avevano per me un lusinghiero richiamo. Certo una ragazza bionda poteva avere anche lei il suo fascino particolare, ma non era quella la ragione del mio viaggio. Partii con mio fratello maggiore e con la mia amata Alfa Romeo Giulietta ti.

Rotonda: “Il tuo viaggio iniziò qui da Lugano?”

Alessandro: “No no, a quei tempi abitavo e lavoravo in un ospedale vicino a Zurigo.”

Rotonda: “Quindi viaggio leggermente più corto.”

Tasso: “Cos’è questo divagare? Ci dici che volevi andare in Svezia, ma non perché ti era venuta voglia di andare a Lubecca.”

Alessandro: “Un po’ di pazienza; perché, proprio durante quel viaggio, sull’autostrada verso Puttgarden, mi trovai a leggere la “deviazione” per Lubecca. Di Lubecca non sapevo proprio nulla, sapevo solo che era una città della Lega Anseatica, ma non sapevo altro; eppure, proprio in occasione di quel viaggio, pochi chilometri prima di caricare la Giulietta sul traghetto che ci avrebbe portati in Danimarca, lessi l’indicazione Lübeck… che non dimenticai… fino al 2007.

Rotonda: “E allora, cosa ci dici di Lubecca?”

Alessandro: “Posso dirvi che, finalmente nel 2007, utilizzando le ferrovie tedesche, partii finalmente per Lubecca. Era estate; quando arrivai, la temperatura era buona e non pioveva. Benissimo e bellissimo fu il momento in cui vidi quella meravigliosa costruzione… l’Holstentor.

L’HOLSTENTOR

Rimasi un paio di giorni a Lubecca, mi accorsi che era una città a misura d’uomo dove non solo era possibile assaporare magnifiche opere architettoniche, ma anche prelibatezze per il palato e per chi ama il marzapane.

Durante il mio bighellonare per la città, mentre ammiravo con gioia quanto mi circondava, fui più volte un pericolo per i ciclisti che pedalavano giudiziosamente sulle piste ciclabili… che invadevo distrattamente.

UN VECCHIO FRANCOBOLLO DA 2 MARCHI DELLA GERMANIA OCCIDENTALE RAFFIGURANTE L’HOLSTENTOR.

Mi piacque vedere il canale che circonda la città e curiosare in cortili circondati di accoglienti casette e tanto verde… quasi come non si fosse nel centro di una città. Una gentile e anziana signora che aveva compreso il mio desiderio di intrufolarmi a guardare tanta bellezza degna di una favola, mi disse in ottimo tedesco di entrare pure e di rimanere quanto desideravo.

Il mio modo di fare il turista non era dei più intelligenti. Mi piace e mi piacque andare un po’ all’avventura, senza prepararmi prima più di quel tanto. Non sapevo neppure che quella città fu bombardata in un modo così ignominioso… anche se molti suoi cittadini amavano Hitler. Trovai una piccola guida nell’Ufficio Informazioni della città e questo mi fu più che sufficiente per godermi la città. Rimasi infatti piuttosto affascinato quando inaspettato mi si parò davanti agli occhi il RATHAUS… così… semplicemente bello.

RATHAUS DI LUBECCA.

Ma non è questa la componente più importante del nostro discorso cominciato con la barbarie distruttiva… tanto per distruggere e ammazzare Esseri Umani. Entrai nella MARIENKIRCHE e trovai… e fotografai lo scempio di quei bombardamenti.

I PANNELLI CHE RICORDANO LA DISTRUZIONE DELLA MARIENKIRCHE

Rotonda: “Da questa foto però non si vede molto.”

Alessandro: “Hai ragione. Nella foto in mezzo si vede però la chiesa che brucia. Ora l’hanno tutta ricostruita, forse più bella di prima.”

Tasso: “Hai detto che ci sono anche delle buone cose da mangiare? per voi Umani naturalmente… non credere però che le nostre radici non sappiano distinguere quello che per noi è buono o no.”

Alessandro: “Sì, c’è una rinomatissima pasticceria che fa delle torte veramente uniche… e a far da padrone è il marzapane. Là mangiai un boccone e, per finire mi fu possibile scegliere una fetta di torta. C’era proprio la difficoltà di scegliere. Che buone!”

Tasso: “Perché buone?”

Alessandro: “Perché dopo la prima fetta mi sentii obbligato a sceglierne una seconda di un tipo diverso… altrettanto ottima.”

I Fratelli di Tasso: “Ma guarda guarda; è un po’ che vi ascoltiamo. Avete cominciato a parlare di Umani morti ed ora parlate di torte col marzapane? Cercate di tornare ad essere seri. Dopo Zara avete accennato alla città di Dresda. Vorremmo saperne di più.”

Tasso: “Cari fratelli, avete ragione. Dresda è una gran bella città che, ha subìto una serie di terribili bombardamenti… e, potremmo dire inutili, perché verso la fine del conflitto mondiale… cioè nel febbraio del 1945.”

Rotonda: “Ma un bombardamento non è sempre terribile?”

Tasso: “Certamente, tanto più che è una di quelle manifestazioni in gli Umani, pur di riuscire a primeggiare, non guardano in faccia a nessuno e sopprimono ogni forma di vita esistente.”

Rotonda: “Anche nel bombardamento su Dresda si voleva primeggiare?”

Tasso: “In questo caso s’intendeva contrastare una Nazione che voleva, a tutti i costi, primeggiare… anche dal punto di vista razziale. Bisogna però dire che quei terribili bombardamenti dal 13 al 15 febbraio, fecero della città qualcosa come un cumulo di cenere, che bruciò per “troppo” tempo e in modo esagerato. Si pensi che in 3 giorni, centinaia di aerei britannici e statunitensi scaricarono sulla città più di 4000 tonnellate di bombe, fra cui moltissime bombe incendiarie. Quest’accanimento produsse degli incendi tali, chiamati “tempeste di fuoco”, per cui altissime temperature fino a 1500° crearono correnti d’aria capaci di “aspirare” gli Umani nel rogo.”

Rotonda: “Chissà quanti Umani morirono.”

Tasso: “Sì, ne morirono veramente molti… tanto più che, essendo stata Dresda praticamente immune da bombardamenti, in quella città c’erano molti “sfollati” da altre parti della Germania. Furono fatte numerose stime circa il numero di Umani morti; pare però che si possa dire che non furono meno di 135.000. La città, considerata per la sua bellezza la Firenze del nord, non essendo assolutamente importante dal punto di vista strategico, aveva ospitato molti vecchi, donne e bambini di altre località…”

I Fratelli di Tasso: “Tu vorresti dirci che gli Angloamericani riuscirono ad ammazzare, in un paio di bombardamenti, ben 135.000 persone… la maggior parte civili?”

Tasso: “Proprio così. La componente più raccapricciante è che non ci fu un unico bombardamento, ma 3 bombardamenti, un giorno dopo l’altro, che, non solo presero alla sprovvista l’inerme popolazione, ma sorpresero tutti quei poveretti che, non ancora morti cercavano di portare soccorso a chi aveva sofferto a causa del bombardamento del giorno precedente.”

Rotonda: “Ma forse era questo l’unico modo per far sì che i tedeschi si arrendessero?”

Tasso: “Assolutamente no, perché per l’esercito tedesco le cose andavano già molto male e la disfatta era vicina. Non dovete dimenticare che siamo nel mese di febbraio del 1945 e che di lì a 3 soli mesi ci fu la conquista di Berlino… anzi meno di 3 mesi dato che la resa incondizionata del Terzo Reich avvenne l’8 maggio 1945.”

Rotonda: “Quindi anche quella di Dresda fu un’inutile carneficina.”

Tasso: “Non solo, ma, se si considerano anche i danni materiali e il consumo di energie da parte delle Forze Alleate, oltre ad essere stato un atto criminale, fu anche un pessimo affare… dal punto di vista semplicemente economico. Comunque sia, questa non fu l’unica occasione nella quale gli Umani dimostrarono la loro componente aggressiva, nonché stupida, sì, proprio stupida verso i loro simili.

Ma tu Alessandro che ascolti in silenzio, cosa ne dici?”

Alessandro: “Indipendentemente dal fatto che in certe situazioni la guerra sembra indispensabile, e in questo caso credo che lo fosse, penso che certi bombardamenti non possano essere giustificati.

Da “Storia Illustrata”

Mi sembra di aver letto in passato che il “possente” bombardamento su Dresda avrebbe dovuto dimostrare a Stalin quale era la capacità “economica” degli Alleati. Questo avrebbe dovuto “intimorire” i Sovietici a guerra finita, e in previsione della “Guerra Fredda” che si stava profilando all’orizzonte.”

Tasso: “Mi sembra un po’ azzardato.”

Alessandro: “Sembra anche a me. Tutti quei morti, che secondo alcuni avrebbero potuto essere addirittura 300.000, non giustificano. Mi fa senso pensare che il 20 novembre dello stesso 1945, le potenze vincitrici, quindi anche i sovietici, processarono i capi dei nazisti che riuscirono a catturare, e una parte fu giustiziata. Quegli stessi che ordinarono il massacro di Dresda… dove trovarono la distruzione esseri umani e opere architettoniche, si sentirono all’altezza di giudicare dei loro simili che li imitarono… anche se in modo diverso… ma sempre in modo crudele. Certo che il modo con cui furono “eliminati” molti ebrei è raccapricciante, però non è meno ripugnante il modo con cui sono stati “assassinati” in quella città moltissimi civili inermi e indifesi.

Quando, fra 2001 e il 2002 andai a Dresda con un viaggio organizzato, non sapevo assolutamente che, proprio là, nel febbraio del 1945 fosse accaduto il finimondo; sapevo solo che quella città fu, per molto tempo, alla mercé della volontà sovietica. ”

Rotonda: “Non hai un francobollo che ci “parli” di Dresda?”

Alessandro: “Ne ho solo uno che posso mostrarvi, e poi, ho fatto una piccola ricerca e ho trovato più di un francobollo… ma ve li farò vedere un’altra volta… anche perché abbiamo cominciato a parlare di Zara e siamo arrivati a Dresda. D’altra parte, se si parla di Dresda o di Lubecca, si può parlare anche di questa “veneziana” perla dell’Adriatico distrutta mostruosamente assieme a molti suoi abitanti solo ed esclusivamente per odio e avidità territoriale. Detto per inciso, il giornalista zaratino Enzo Bettiza disse che Zara era la Dresda dell’Adriatico.”

Rotonda: “Cosa rappresenta questo francobollo?”

UN PARTICOLARE DELLO ZWINGER DI DRESDA su un francobollo della Germania.

Alessandro: “ È un particolare dello “ZWINGER” che è uno dei principali monumenti della città. È un palazzo con giardini in stile barocco costruito all’inizio del 1700.

Durante quei terribili bombardamenti, quel complesso barocco fu quasi totalmente distrutto. Non rimase praticamente nulla… e fu quasi completamente ricostruito.

Dal momento che è nostra intenzione terminare la nostra chiacchierata su quanto accadde a Zara, potremo parlare un’altra volta di quanto c’era e c’è di bello da vedere a Dresda e mi farà piacere raccontarvi qualcosa anche del viaggio che feci a cavallo fra il 2001 e il 2002… anno in cui entrò a far parte di molti di noi l’Euro. Ora voglio farvi vedere com’era lo Zwinger prima e dopo i bombardamenti:

 

 

Zwinger dopo i BOMBARDAMENTI

Zwinger oggi.

È possibile vedere nel centro, anche se non perfettamente identico, il particolare del francobollo.

Tasso: “Chissà quanto fu distrutto di quella sicuramente stupenda città… se considerata la Firenze del nord. Per quanto riguarda Zara, è interessante sapere che, fu, praticamente da sempre, dapprima della Repubblica di Venezia e, dopo la Grande Guerra, italiana. Era capoluogo di Provincia… una piccola provincia di cui facevano parte alcune isole distanti circa 200 chilometri. Quello che può interessare è che conservava le vestigia della Serenissima; a Zara oltre che dal punto di vista architettonico, era possibile vedere frequentemente il Leone di San Marco.

Rotonda: “Perché ci dici questo?”

Tasso: “Perché, quando, dopo i continui bombardamenti delle forze aeree alleate, la maggior parte dei cittadini italiani cercarono scampo in Italia e le Forte titine poterono spadroneggiare, la prima cosa che si sentirono in dovere di fare fu di distruggere le vestigia veneziane, e, in particolare i Leoni Alati simbolo di Venezia.

PORTA TERRAFERMA

Questo Leone marciano, bellissimo, fu restaurato… ma dopo… quando i croati si accorsero di aver fatto uno scempio di tante bellezze.

Alessandro: Abbiamo detto che Zara fu una delle tante province italiane… credo la più piccola, con tanto di targa, ma che, come conseguenza dell’ingordigia dei Governanti del tempo, divenne molto più grande… ma per poco tempo, solo dal 1941 al 1943. In concomitanza coll’ingrandimento della provincia di Zara, fu creata anche la provincia di Sebenico. Dopo il famigerato 8 settembre del 1943, a comandare sulla Dalmazia fu l’esercito tedesco e il territorio della provincia ritornò ad essere piccolo come prima. Ci pensarono poi i 54 bombardamenti a decretare la fine della città.

UNA TARGA DELLA PROVINCIA DI ZARA

 Rotonda: “Perché, cari Tasso e Alessandro trovate importante ricordare certe tragedie del passato?

Tasso: “Io sono vecchio… almeno molto più vecchio di voi e, posso avere molti collegamenti con tanti miei simili anche di specie diverse. Molti alberi, come me, hanno sofferto moltissimo a causa degli Umani e, non solo, si sono anche empaticamente angosciati verso gli Umani. Più volte ho dovuto pensare che se gli Umani non si ammazzano un po’ fra di loro sembra che non siano contenti… ma noi ci affliggiamo.

Per rispondere alla tua domanda posso solo dirti che, da quando è finito il Secondo terribile Conflitto Mondiale, s’è parlato moltissimo delle scelleratezze dei nazisti e dei Campi di sterminio che hanno visto morire molti ebrei, ma ci si è quasi dimenticati di certi momenti storici in cui innocenti Umani hanno perso, anche in modo atroce, la vita. Anche se fosse stato solo uno, varrebbe la pena ricordarlo, ma in molti casi, parlo solo dell’ultima guerra, sono stati molti, anzi moltissimi… e nella maggior parte dei casi i colpevoli sono rimasti impuniti se non osannati.

Voi Umani pensate che noi alberi siamo insensibili. Quando un Umano perde conoscenza e giace su un letto, voi dite che è come un vegetale; ma ogni vegetale, non lo dovete dimenticare, è vivo e sa soffrire e sa anche sacrificarsi in favore del mondo animale. E poi, non posso dimenticare le grandi sofferenze che procura a noi l’Umano che, per togliersi la vita, si appende a un nostro ramo. Lui soffre prima e dopo… perché s’è arreso… e non bisogna arrendersi… salvo casi eccezionali.

Sempre per rispondere alla tua domanda, noi stiamo ricordando fatti terribili e inconsueti, dove un popolo desideroso di riscossa, come il popolo jugoslavo, in particolare sloveno e croato, per riprendersi ciò di cui aveva diritto e per prendersi ciò che non gli competeva, si lasciò andare alle più orripilanti manifestazioni di malvagità… non solo qui a Zara, ma anche e particolarmente a Fiume e in Istria. E credo che sia sbagliato continuare ad ignorare, nello stesso modo come è sbagliato che gli italiani non sappiano di Lubiana, dei campi di concentramento di cui abbiamo parlato l’altra volta e di certe stragi fratricide operate da certi partigiani d’Italia tipo la “Strage di Portus… che affronteremo un’altra volta.”

Rotonda: “Ho capito perfettamente. Ok ricordare le malefatte dei nazisti, ma non dimenticare altre malefatte apparentemente giustificate dalla guerra. Ho capito bene?”

Tasso: “Hai capito benissimo.”

I fratelli di Tasso: “Abbiamo ben capito anche noi, ma ora siamo stanchi. Ci racconterai un’altra volta di quanto ancora accadde a Zara, ma, soprattutto vorremo sapere di Fiume, dell’Istria e di Pola. Anche Alessandro è stanco.”

Alessandro: “Già, già. Ora vi lascio… a presto e grazie. Mi piace stare con voi.”

Tasso e Rotonda: “Ciao Alessandro.”

 

 

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