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Archive for the ‘TRIESTE’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Negli ultimi giorni s’è parlato molto, come ogni anno, del 25 aprile 1945… che è ormai diventato storia.

 

Leggo quanto avrebbe detto Oscar Wilde della storia :

 Sotto il nome di Libro di Storia noi insegniamo ai nostri figli la cronologia dei crimini del mondo.

STATUA DI OSCAR WILDE a Dublino

Come ben si sa Oscar Wilde nacque a Dublino.

La sua asserzione è “terribilmente” valida.

La Seconda Guerra Mondiale fu un folle crimine; i giovani la studiano perché è ormai diventata storia.

Per me fu solo cronaca.

DUBLINO

Ormai è storia in Italia anche l’8 settembre 1943; nonché il 25 aprile 1945.

Il 25 aprile 1945 è diventato una specie di Festa Nazionale; l’8 settembre 1943 dovrebbe essere ricordato come uno dei momenti più tragici della recente storia d’Italia.

Li ho vissuti tutt’e due; ero naturalmente un bimbo, e non potevo ben capire cosa esattamente poteva accadere. Sapevo poco o nulla del significato della parola pace. Sapevo bene cosa significava la guerra e i bombardamenti: morte e distruzione… tanto fumo, ma fumo nero.

So che, negli anni precedenti il conflitto avevo conosciuto la pace e la libertà; ne presi atto recentemente dopo il ritrovamento di una mia foto (1941) all’età di 5 anni ospite, con la mia famiglia, della nonna che abitava in Svizzera… dove si parla tedesco… Come tutti sanno la Svizzera era neutrale… per lo meno non partecipava attivamente alla guerra.

Rividi mia nonna solo un po’ dopo il 25 aprile 1945.

Fu mio fratellino a chiedere a mio papà: “Cos’è la pace?

1941 – SUONAVO IL PIFFERO E AVEVO DELLE BELLE ORECCHIE.

Sicuramente nella mente di un bimbo si ripercuotono i “movimenti” degli adulti e le impressioni visive di ciò che lo circonda. Ricordo perfettamente le grandi scritte DUCE e VINCEREMO, nonché l’immensa speranza degli adulti dopo l’8 settembre 1943.

La speranza svanì in un attimo per lasciar posto agli “sbandati” del Regio Esercito Italiano, alle truppe del Reich e alle milizie della Repubblica Sociale. Non potrò mai dimenticare il terrore di mia mamma verso quello strano esercito… di morti di fame. Sì, almeno dai miei ricordi erano dei “morti di fame” che facevano finta di essere degli esaltati.

 

Una bella mattina suona il campanello di casa dove eravamo sfollati. Mia mamma va ad aprire la porta e si ritrova davanti un giovane delle brigate nere che, educatissimo: “Signora Buongiorno. Nel nostro posto di blocco giù al mare abbiamo fermato un signore con qualche chilo di pasta. Dice che deve portarla qui a lei. Noi le saremmo grati se volesse vendercene un paio di chili”.

LA CHIESA di dove eravamo sfollati (Crevari)

 Anche se quell’uomo si presentò come un gentiluomo, mia mamma ebbe piuttosto paura. Sì, perché quelle persone facevano paura, e poi, con quel cappellino con su le ossa incrociate e il teschio…

 Mia mamma sapeva che quella pasta era stata acquistata alla borsa nera, tempi bui oggi inimmaginabili, e che, in definitiva avrebbe potuto essere sequestrata.

Disse: “Prendete pure quello che vi serve”.

La Brigata nera rispose: “No signora; noi ne vorremmo avere un paio di chili, per il nostro fabbisogno. Sarebbe necessario che lei scenda con me in caserma per controllare il peso… perché è nostra intenzione pagare quello che prenderemo”.

Inutile dire che per mia mamma… era sola in casa con tre bimbi… avrebbero potuto prendersi tutto e lasciarla in pace. Era terrorizzata all’idea di dover entrare in quella caserma.

Così si presenta oggi l’edificio nel quale era la Caserma delle Brigate Nere

 Fu obbligata a scendere in caserma. Ricordo che, sperando non le facessero nulla di male, prese me per mano e seguì quell’uomo vestito di nero. Avevo 7 anni, ma ricordo benissimo quel momento… per me interessante o divertente. Forse mi sentii importante.

Sulla costa poco dopo l’abitato di Voltri.

 Comunque fu, ricordo perfettamente che, dentro la caserma, pesarono qualche chilo di pasta e pretesero di pagarla… naturalmente a un prezzo inferiore a quello della borsa nera.

Le Brigate Nere ringraziarono… tutte godute perché avevano qualcosa da mangiare.

Anche quei poveretti sbandati del Regio Esercito avevano bisogno d’essere aiutati… ma in un altro modo. Avevano bisogno di dimostrare che non erano più al servizio della Patria… anche perché di colpo non erano più in Patria; almeno quelli dei miei ricordi si trovavano lontano dalla loro Patria… che non potevano raggiungere.

Infatti fra loro e il sud dell’Italia c’era un “fronte” nel quale si affrontavano da una parte i nostri ex alleati e dall’altra i nostri ex nemici assieme ai nostri connazionali che, con la “furbata” dell’armistiziosperavano di finire la guerra stando dalla parte dei vincitori.

A ben pensarci, non è solo di questi tempi che una buona parte delle italiche genti viene definita “furbetta”.

Un paio di quei poveri sbandati ricevettero indumenti civili e furono più volte rifocillati… malgrado la presenza di truppe naziste che ormai da ex alleati diventarono…  occupanti.

Fu così che:

In casa nostra, dove eravamo sfollati, c’erano per fortuna due entrate, o, se si preferisce due uscite. Non so oggi dire quanti erano; so per certo che c’era qualcuno in casa nostra per rifocillarsi; qualcuno che aveva fame e aveva già ricevuto abiti civili… che gli permettevano di non dimostrare il proprio passato nell’esercito.

L’esercito tedesco sapeva che c’erano in giro dei soldati “sbandati” dopo l’8 settembre… e li cercavano… di casa in casa.

Vennero a bussare anche alla porta di casa nostra. L’entrata principale era al primo piano tramite una scala esterna; salirono i tedeschi lungo la scala esterna, mentre dalla porta inferiore fu fatto uscire precipitosamente chi si stava rifocillando. Fortunatamente, mio papà sapeva perfettamente il tedesco, e, grazie alla conoscenza della lingua, riuscì a trattenere i militari nazisti per permettere agli italiani di fuggire dall’altra porta.

Inutile dire che, se i tedeschi si fossero accorti che davamo ospitalità a dei loro nemici, saremmo noi bimbi sicuramente rimasti orfani… o anche noi spariti come molti bimbi ebrei.

 Così… e non solo così, il bimbo che è in me ricorda un paio di avvenimenti causati da quel famoso armistizio.

Fu appunto dopo quel tempismo armistiziale che iniziarono i movimenti partigiani osannati, anno dopo anno, a più non posso.

Il bimbo che è in me ha certi ricordi; l’adulto che recentemente s’è documentato ha dovuto prendere atto anche di altri avvenimenti.

I partigiani terminarono, quasi dappertutto la loro opera il 25 aprile. Il bimbo che è in me ricorda alcuni di quei momenti in due modi diametralmente opposti. Noi bimbi, ed altri bimbi, che non eravamo all’altezza di comprendere appieno il significato di quella “pace”, quando ci trovavamo, ricordo nitidamente come cantavamo indifferentemente:

Bandiera rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città…

Oppure:

Di Mussolini vogliam le ossa, bandiera rossa, bandiera rossa…

Naturalmente fra un cantare e l’altro c’era una certa contraddizione. Naturalmente i nostri genitori non sapevano che cantavamo in questo modo.

Il bimbo che è in me visse quei momenti anche con tanta paura.

Mio papà, contrariamente al sottoscritto che non aveva voglia di studiare, era molto bravo a scuola, non solo, ma un po’ più grandicello si prese due lauree e volle studiare a fondo le lingue più importanti… l’inglese, il tedesco e il francese. Fu il tedesco a salvargli la pelle. Infatti, come Direttore di una ferriera a Sestri Ponente, grazie al fatto che parlava correntemente la lingua di Goethe, durante l’occupazione nazista, rischiò più volte la vita per salvare quella degli operai.

Ebbene, questo suo altruistico comportamento verso gli operai di Sestri Ponente che, alla fine del conflitto fu soprannominata Piccola Russia, gli permise di non finire in un Alto Forno e di subire, come si sentiva raccontare, una sommaria esecuzione presso il locale cimitero. Ricordo così il 25 aprile. Il bimbo ricorda, col senno di poi, che a quei tempi aleggiava l’odio, con la stessa intensità con la quale oggi s’inneggia alla libertà conquistata.

Sì, inneggio anch’io alla libertà… ma l’intendo in modo diverso… per lo meno senza quell’odio che faceva temere per la propria pelle e per quella dei familiari.

Non so se fosse proprio il 25 aprile, però ricordo che mi trovavo sul marciapiede a pochi metri dalla Rotonda di Pegli (Lido di Pegli)… dove girava il tram. Non ero solo. Ero inebetito o ipnotizzato nel vedere la colonna di automezzi del Grande Reich che sfilava davanti a noi a velocità ridotta con a bordo mesta e silenziosa una parte umana di quella razza ariana che avrebbe dovuto conquistare l’Europa… e anche un po’ di Africa del nord. Per fortuna non ci riuscì… per fortuna arrivarono a morire per noi dall’altra parte dell’Atlantico.

 Vennero a morire per noi… o per loro?

Qui girava il Tram. Proprio da qui vidi la lunghissima e mesta autocolonna del Reich.

Il bimbo ricorda anche che fino a qualche giorno prima di quel 25 aprile, che, oltre a ricordarci la libertà conquistata ci vuol ricordare la barbarie di certi atti compiuti dai nazisti, lui abitava da pochissimo in una villetta… lassù un po’ in alto… da dove si gode il mare e l’orizzonte. Ebbene, quella villetta, per un po’ di tempo fu “caserma” dell’esercito tedesco, concessa a loro col sottinteso “Cedo alla violenza”. Fu appunto questa apparente concessione in lingua tedesca, che permise al proprietario (mio papà) di ritrovarsi la casa in buone condizioni con per giunta una cassa di vetri per finestre.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entrano i vetri per finestre.

A questa domanda è lecito rispondere che i vetri erano preziosissimi, perché lo spostamento d’aria causato dalla deflagrazione delle bombe li frantumava.

Il bimbo, già allora capì, chissà se ne fece tesoro, che nella vita può essere molto interessante parlarsi anche se si è nemici, e ancor più interessante se ci si parla nella stessa lingua… e, se ci si parla nella stessa lingua, sarà positivo se si eviterà di essere presuntuosi.

Il bimbo ricorda appunto la paura e l’odio che spirava consistente.

Il bimbo è cresciuto ed è diventato vecchio… ha lavorato e, recentemente ha studiato la storia… un po’ di storia… di quando lui c’era e anche di quello che non hanno voluto dirgli.

Sissignori, è proprio così. Ho dovuto prendere atto che la guerra partigiana non è stata così candida come si vorrebbe far credere durante le manifestazioni del 25 aprile.

Un paio di cosine che forse non capirò mai:

Perché s’è voluto trucidare i partigiani italiani nell’eccidio di Porzùs?

La risposta è abbastanza logica. I partigiani della Osoppo che non erano alle dipendenze né del Partito Comunista Italiano e neppure dei partigiani sloveni, erano particolarmente scomodi perché non volevano in quelle zone d’Italia la supremazia della Jugoslavia… in poche parole non volevano, combattendo le truppe naziste, che la futura Federazione Jugoslava di Tito fagocitasse l’Istria con Trieste e Gorizia.

A questo punto è molto interessante prendere atto che la regia delle truppe partigiane d’Italia voleva essere comunista del PCI. Ma, chi era in Italia diventato il padrone del PCI? Un cittadino dell’Unione Sovietica: Palmiro Togliatti.

Proprio così. Palmiro Togliatti, fuggito o stabilitosi nell’URSS ai tempi del fascismo, nel 1930 rivendicò la “rinuncia alla cittadinanza italiana”. Non solo, ma, nel gioire dell’essere diventato cittadino sovietico, dichiarò di “valere dieci volte più del migliore italiano”. Fin qui, potrebbe essere stato anche scusabile… infatti nell’URSS le purghe erano all’ordine del giorno. Dichiarare però che come italiano si sentiva “un miserabile mandolinista e nulla più” mi sembra che avrebbe dovuto essere sufficiente per negargli addirittura l’ingresso in Italia.

 

Il bimbo di allora non sapeva neppure che Palmiro Togliatti esisteva… anche se era nato a una minima distanza da lui…. Proprio a Genova. Il vecchio però ha cominciato a documentarsi e ancora non è riuscito a comprendere come fosse possibile che un cittadino dell’Unione Sovietica che aveva “sputato” sull’Italia e aveva offeso i mandolinisti, non fosse stato rispedito al mittente. A quei tempi, quando nel 1944 Togliatti rientrò in Italia (Svolta di Salerno), probabilmente non esistevano le Guardie di Frontiera che controllavano passaporti e visti; poi però, quando si trattò di dare una fisionomia al Parlamento, Chipermise a uno straniero, (Togliatti era diventato uno straniero – a quei tempi l’Italia non ammetteva ancora la doppia cittadinanza), di far parte del Governo Italiano?

Se riprese la cittadinanza italiana, Chi fu a concedergliela?

Dopo quello che aveva dichiarato a Mosca potevano esserci gli estremi del vilipendio… o no?

“Perché mi faccio queste domande?” mi si potrebbe chiedere “Cosa c’entra con la Festa della Liberazione?”

C’entra eccome. Fu lui a “consigliare” ai partigiani comunisti del Nord-Est di lasciarsi dirigere dai titini affinché, grazie alla fratellanza italo-slaval’Istria con Trieste uscissero dall’Italia. Era quanto desiderava Tito spalleggiato da Stalin. Ancora non c’era stata la rottura fra Tito e Stalin e Togliatti riceveva ordini direttamente da Mosca.

Malgrado ogni mia ricerca, ancora non sono riuscito a comprendere come fu possibile che a un fuoruscito che rinnegò pubblicamente la sua italianità si dessero incarichi di Governo. Fu addirittura Ministro di Grazia e Giustizia!!!

Chi permise questo? Gli fu restituita la cittadinanza italiana? Se gli fu restituita, chi gliela restituì?

Sicuramente la guerra partigiana sarebbe stata differente e, probabilmente non ci sarebbero stati così tanti morti italiani a Trieste e in Istria… e chissà che la nostra storia non avrebbe avuto dei risvolti diversi?

Sarei contento se qualcuno potesse rispondere a questi miei interrogativi.

In ogni caso, la guerra partigiana coi vari C.L.N. fece indubbiamente la gioia di molti filatelisti che videro fiorire francobolli soprastampati a più non posso.

Ne sono un esempio questi due francobolli della Repubblica Sociale Italiana soprastampati, uno a Ponte Chiasso e l’altro a Savona.

 

Ai tempi ci fu pure chi scomodò Pinocchio per dileggiare il comportamento di Togliatti e Nenni… il gatto e la volpe.

 

 

 

Da “BARBERIST”

Mia definizione di libertà:

FARE CIÒ CHE FA PIACERE A PATTO DI NON NUOCERE A SE STESSI O AD ALTRI

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 Registrazione del 31 maggio 2018

 

Personaggi:
L’Albero, Panchina Ingenua e Alessandro.

 

L’Albero: “Buon giorno Alessandro, finalmente vieni anche da noi.”

Panchina Ingenua: “Sapessi quanto mi manca il calore delle tue chiappe! Ciao Alessandro… che bello sentirti… dico fisicamente.”

PANCHINA INGENUA

Alessandro: “Buon Giorno amici. Ci sono… e mi fa piacere esserci.”

L’Albero: “Sai com’è caro Alessandro? È che ho ascoltato “in differita” tutto quello che vi siete detti un po’ di giorni fa circa quanto accadde ai poveri Umani di Trieste. So che, con la dipartita dalla città dei titini, le sofferenze dei triestini non finirono lì, non foss’altro che per il fatto che non potevano sentirsi italiani.”

L’Albero

Alessandro: “Appunto. È questo uno dei tanti argomenti Umani che dobbiamo ancora affrontare.”

L’Albero: “E potremo farlo oggi. Sto infatti contattando il mio collega Tasso, nonché l’Ulivo che da qui vedo con facilità. Di tutto quello che vi siete detti l’altra volta, c’è un particolare che non son riuscito a comprendere, e cioè, in che modo l’Umano Palmiro Togliatti poté governare in Italia se aveva la cittadinanza dell’Unione Sovietica dopo che “sputò” sulla cittadinanza italiana e sui cittadini italiani. Fu, se non ricordo male nel 1930, ma ricordo benissimo quello che disse, e cioè: È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano. Quando presi atto che quell’Umano poté governare in Italia dopo aver offeso il popolo italiano, nonché i mandolinisti, credo anche di poter capire con quale facilità possano esistere degli Umani attuali Presidenti della Repubblica che, di fronte a una situazione grave come l’attuale, pasticciano la crisi in un modo a dir poco grottesco. Mio caro Alessandro, so perfettamente che un tempo i cittadini italiani, se ricevevano la cittadinanza di un’altra Nazione, perdevano la cittadinanza italiana. Anche se poté sembrare un’offesa nei riguardi dell’italianità, anni dopo questi cittadini poterono “riavere” la cittadinanza dello stivale. Già mi sembra poco serio, ridare la cittadinanza a chi l’aveva perduta volontariamente perché aveva voluto seguire altre strade, quella però dell’Umano Togliatti mi sembra sia stato piuttosto grottesco o puerile o disonesto verso tutti gli altri Umani d’Italia permettere posizioni di prestigio a chi aveva volutamente e in modo altisonante disprezzato l’italiano. Ma è proprio vero? Può darsi che non sia vero che l’Umano Togliatti avesse la cittadinanza dell’Unione Sovietica, ma, se è vero, trovo gravissimo quanto accadde… tanto più che la presenza di quel perfido Umano provocò molti morti e molti pianti.

 Ingenua: “Sarò ingenua, ma, da quello che dici, capisco tante cose… e anche perché le italiche genti continuano ad accettare che “Altri d’Europa” dettino legge dove non dovrebbero.”

 Alessandro: “Ho l’impressione che tu, caro Albero amico mio abbia messo l’accento su un tasto molto delicato. Pensa che il Ministro della Giustizia Orlando avrebbe detto: “Io sono uno degli ultimi togliattiani”… ripeto:”Della Giustizia”. È da piangere o da ridere?”

L’Albero: “Per oggi, fermiamoci qui… e speriamo che “Chi di dovere” in Italia capisca qual è il bene dell’Italia, ma che soprattutto sappia amare la Patria.”

Alessandro: “Sì, sì… ci vediamo presto e contatteremo di nuovo Tasso e i suoi fratelli e finiremo il discorso di Trieste. Ciao a tutti.

Ingenua: “Mi dispiace che tu vada via… ma ti aspetto. Ciao.”

 

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

QUESTO ARTICOLO È MOLTO SERIO E VA LETTO SERIAMENTE

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

TRST… oggi TRIESTE

 

 Registrazione del 15 aprile 2018

Appare oggi 3o maggio 2018

 

Personaggi:
Albero Tasso, Fratelli di Tasso , Panchina Rotonda, Alessandro, e Ulivo il Saggio.

 

Tasso: “Spero tanto che Alessandro venga a trovarci.”

ALBERO TASSO

I Fratelli di Tasso: “Perché questo tuo desiderio?”

Tasso: “Perché ci sono ancora molte cose che dobbiamo raccontarci.”

I Fratelli di Tasso: “Non essere così ansioso; vedrai che verrà.”

Panchina Rotonda: “Perché non chiedete a “L’Albero” che vive da quelle parti?”

Tasso: “Ho già tentato di contattarlo, ma non mi risponde… forse sarà occupatissimo a perfezionare le sue bellissime e fresche foglie.”

Rotonda: “E allora cerca con “Ulivo il saggio”. Anche lui vive da quelle parti e non ha problemi di foglie.”

Tasso: “Mi sembra una buona idea. Vedo di contattarlo.”

I Fratelli di Tasso: “Potresti intanto dirci perché questa tua smania di raccontare le malefatte di certi Umani?”

Tasso: “Ma la mia non è una smania. Sono dell’idea che la storia degli Umani sia molto importante e che sia altrettanto importante, per gli Umani, il conoscerla. Avevamo accennato al fatto che si parla tanto e sempre dell’OLOCAUSTO e poco o niente dei tanti morti trucidati in altre circostanze. Quella di Fiume è una circostanza che deve essere conosciuta… anche se ai tempi non bisognava parlarne… e noi ne abbiamo parlato.”

I Fratelli di Tasso: “Perché non bisognava parlarne? Noi pensiamo che fosse perché non bisognava parlare male del comunismo e dei comunisti… perché l’ideologia che arrivava da Mosca avrebbe dovuto far presa sul proletariato contro l’imperialismo dell’Occidente. Cosa ne dici?”

Tasso: “Credo proprio che sia così. Certo che l’ultima parola dovrebbe essere quella degli storiografi. Vedete, a quei tempi, quando per la maggior parte degli Umani d’Italia la guerra era finita e poterono rientrare in Italia tutti quei personaggi precedentemente “antipatici” al regime fascista, rientrò anche l’Umano Palmiro Togliatti. Nel 1945 aveva 52 anni. Lui, ai tempi del fascismo, scappò in Unione Sovietica e, pare che nel 1930 avesse addirittura ricevuto la cittadinanza dell’Unione Sovietica. Non so se ritornò in Italia come “sovietico” o come italiano; probabilmente gli fu restituita la cittadinanza italiana… o non gli fu mai tolta? (è relativamente recente, la norma per un italiano che riceva la cittadinanza di uno stato estero, poter conservare la cittadinanza italiana) e fece parte dei primi governi italiani, però, la sua politica nei riguardi del nord est dell’Italia sembrava fosse più favorevole a Tito che all’Italia.”

I Fratelli di Tasso: “Cosa vuol dire? Lui faceva parte del Governo italiano ed era favorevole alle pretese di Tito?”

Tasso: “Finché non ci fu la rottura fra Stalin e Tito, si potrebbe pensare che Togliatti prendesse ordini direttamente dal Cremlino; è chiaro che per lui, la cosa più importante era sperare di poter importare in Italia il “paradiso comunista”. Mi chiama ”Ulivo il saggio”.

ULIVO IL SAGGIO

Ulivo il saggio: “Buongiorno a tutti voi. Ho visto Alessandro; fra poco dovrebbe arrivare da voi. Comunque vi ascolto. Ho captato un’interessante discussione. Io non ne so molto di quelle cose; tu però vecchio Tasso, sì che la sai lunga.”

Panchina Rotonda : « Alessandro, giusto due giorni fa s’è seduto un momento su di me. Poi è andato via»

Tasso : « Sicuramente aveva fretta di tornare a casa da sua moglie. So che si vogliono bene. Sono sposati già da tanti anni. »

Rotonda : « Quanti anni ? »

Tasso : « Non lo so con precisione. Sicuramente più di 50 »

Rotonda : « Allora sono delle « mosche bianche » ; la prossima volta che lo vedo glielo chiedo… se è vero ; mi sembra così strano, di questi tempi dopo pochi anni si lasciano… per incompatibilità di carattere. Alessandro è molto simpatico. »

I fratelli di Tasso : « È simpatico anche a noi. Tornando al discorso di Trieste, tu caro fratello pensi che Togliatti volesse veramente che Trieste passasse alla Federazione Jugoslava di Tito ? »

Tasso : « Sì sì… naturalmente proprio lui personalmente… e una buona parte dei suoi scagnozzi. »

I fratelli di Tasso : « Effettivamente lui stava più dalla parte dell’Unione Sovietica… o anche del tutto. Infatti, in occasione del XVI Congresso del PCUS nel 1930 ebbe a dire : È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano.”

Rotonda : « Ma state dicendo qualcosa di terribile. Un Umano di quelle deplorevoli dimensioni governò l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale ? Per l’Italia era uno straniero… e gli permisero di governare ? Ma come fu possibile ?  Spero tanto che arrivi Alessandro… e ci dica se in Italia è permesso raggiungere posizioni governative dopo aver « rinunciato » alla cittadinanza italiana.»

Ulivo il saggio: “Io credo che la situazione di quei tempi fosse talmente caotica e che la cittadinanza fosse così stanca della dittatura fascista… e dei tanti morti, per cui, i benpensanti non comunisti, temendo il comunismo vero, non si accorsero di essere turlupinati da quell’italiano… non più italiano, ma con pretese di governante italiano. D’altra parte, prima ancora che le truppe partigiane di Tito entrassero a Trieste, era il 30 aprile 1945, l’Umano Togliatti scrisse nel febbraio dello stesso anno che, oltre ai partigiani, anche gli italiani di Trieste avrebbero dovuto “collaborare” con le “unità” di Tito.”

Tasso: “Esattamente. E chi collaborò, non per la fratellanza italo-slava, ma per una Trieste italiana, rischiò di scomparire dalla circolazione… o ammazzato dopo un processo più o meno sommario o trascinato in un qualche campo iugoslavo. Ciao Alessandro; sei arrivato?”

Alessandro: “Come state amici miei?”

Tasso: “Siamo contenti di vederti. Stiamo dissertando su Trieste.”

Alessandro: “Argomento molto importante… e molto interessante… che dovrebbe interessare anche i giovani, o particolarmente i giovani… perché pochissimi sanno quali sono state le sofferenze di quella città, e quanto quella città abbia “combattuto” per ritornare a far parte integrande dell’Italia.”

Rotonda: “Alla fine della guerra, Trieste non continuò a far parte dell’Italia.”

Tasso: “No cara amica. Quando la guerra stava finendo o era ormai agli sgoccioli, mentre i triestini speravano tanto di veder arrivare gli angloamericani, si videro invasi dalle truppe di Tito; non erano truppe regolari, ma truppe rivoluzionarie, o se preferisci partigiane, che non avevano alcuna intenzione di seguire delle regole di tipo internazionale. Dovevano solamente eseguire gli ordini di Tito. Dal momento in cui entrarono nella città, quel 30 aprile 1945, ci furono per i triestini 40 giorni terrore.”

Rotonda: “Che intenzione avevano?”

Tasso: “La loro intenzione, che non era altro che l’intenzione di Tito, perfettamente appoggiato da Stalin, era quella di tenere la città e far sì che, al momento giusto, fosse decretato dagli eserciti vincitori Trieste facente parte della Federazione Jugoslava.”

Rotonda: “Ho capito. Perché terrore per i triestini?”

Ulivo il saggio: “Scusate se intervengo… anche perché vorrei poi chiedere ad Alessandro se Togliatti, rientrando in Italia dall’Unione Sovietica, aveva la cittadinanza italiana.

Quello che fecero gli slavi, una volta entrati in Trieste, fu, fra l’altro, quello di far “sparire”, nel vero senso della parola, tutte quelle persone che avevano ricoperto una qualche carica durante il regime fascista e tutti quelli che, anche se antifascisti o comunisti, avrebbero potuto rappresentare una minaccia intellettuale di fronte all’istituzione di Trieste jugoslava.”

Rotonda: “Ma cosa intendi per “sparire”?… avevano la bacchetta magica?”

Ulivo il saggio: “No, non avevano la bacchetta magica, ma la maggiore e inimmaginabile malvagità personificata. Oltre che ad esecuzioni dopo processi farsa, prelevavano nottetempo onesti cittadini dalle proprie abitazioni e li facevano finire in qualche foiba. Anche i partigiani che avevano combattuto per la liberazione della città dai tedeschi finiscono nelle foibe. La “Guardia del Popolo” riesce a seminare il terrore, e in soli 40 giorni, riesce a eliminare quasi 2000 persone dalla città di Trieste. Non è qui il caso di scendere nei particolari, dato che queste malefatte sono oggi abbastanza documentate; l’importante è sottolineare il fatto che fu l’”italianità” ad essere ricercata ed eliminata.”

Tasso: “E dopo certe terribili malefatte, oggi ben documentate, certamente lasciarono anche il segno per la gioia dei collezionisti di francobolli… o no?”

Alessandro: “È il colmo, ma è proprio così.

CLN Savona e CLN Ponte Chiasso

Pensate che la mia Mamma, che aveva capito che m’interessavo seriamente ai francobolli, mi aveva regalato due serie particolari di francobolli, una con la soprastampa C.L.N. Savona e l’altra, mi disse, di “Tito a Trieste”. Io non sapevo assolutamente chi fosse questo Tito; lo imparai molti anni dopo: era quel Personaggio, dapprima amato poi “follemente” odiato da Stalin, che voleva impossessarsi di Trieste… e che Governò la Federazione Jugoslava. Io non avevo ancora compiuto 9 anni, ero abituato ai francobolli della Repubblica Sociale Italiana, e, essendo ormai passato il 25 aprile, dopo aver visto coi miei occhi le autocolonne delle truppe tedesche che si muovevano mestamente in direzione di Genova per poi puntare al Brennero, capii dai francobolli che stava succedendo qualcosa d’importante… ma, come cosa più importante che non si doveva più aver paura delle bombe. Mia Mamma, nel regalarmi quei francobolli, che trovò essere particolari, non sapeva assolutamente quante atrocità accadevano da quelle parti e quanta parte poteva avere Togliatti nel fomentarle o farle accettare.

TRE DEI FRANCOBOLLI DELLA SERIE SOPRASTAMPATA

Erano tempi veramente terribili… anche se a Genova si inneggiava apparentemente alla pace, ma, grazie al caos ancora esistente, nella “piccola Russia” di Genova Sestri i regolamenti di conti erano all’ordine del giorno.

Rotonda: “Chissà quanto valgono quei francobolli.”

Alessandro: “Non credere. Non valgono praticamente niente, o… pochissimo. Per me hanno un grande valore perché mi furono regalati dalla mia Mamma.”

Ulivo il Saggio: “Credo che in questa chiacchierata si sia dimenticato un particolare piuttosto importante… quella che fu la figura degli inglesi. Da quel poco che so, se l’esercito di Tito non fosse stato “foraggiato” da Churchill, forse non sarebbe arrivato per primo a Trieste… o dato che Stalin, uno dei 4 vincitori, “voleva” Trieste, potrebbe aver voluto… o preteso… che le truppe neozelandesi non intervenissero.”

Rotonda: “Cosa intendi per “non intervenissero”.

Ulivo il Saggio: “Devi sapere che i neozelandesi, inquadrati nelle truppe britanniche agli ordini dell’Umano Generale Freyberg, arrivarono a Trieste poco dopo li partigiani di Tito… o Titini. Quando i Titini eliminarono tutto quanto era italiano, oltre agli italiani, fra cui le Guardie di Finanza che si erano a loro giustamente arrese, rimasero come spettatori. Non intervennero neppure quando le truppe slave spararono sui triestini che manifestavano in corteo con la bandiera italiana. Ci furono 5 morti e molti feriti. Le truppe britanniche rimasero a guardare e, pare, a scattare fotografie. Trieste faceva parte “ormai” della Federazione Jugoslava.”

Tasso: “È vero, furono momenti terribili per i triestini, e ancor più terribili perché quei morti non ebbero assolutamente una vasta eco sulla stampa italiana… nel senso che l’italiano non doveva sapere.”

Ulivo il Saggio: “Io credo che quei silenzi fossero causati dal fatto che gli Umani d’Italia erano ancora frastornati da tutto quello che era accaduto… e poi, non bisogna dimenticare che, come antifascista, la forza dei comunisti italiani non era indifferente. Dato che bisognava parlar bene del comunismo, guai parlar male di Tito e della “Fratellanza italo-slava”. Poi però i titini dovettero ritirarsi e lasciare la città. Cosa li fece decidere di andarsene?”

Da Wikipedia

Tasso: “Dopo l’accordo Alexander-Tito che sarebbe stato firmato a Belgrado, il 12 giugno 1945 i miliziani di Tito lasciano Trieste nelle mani degli Alleati Anglo-Americani, e viene creata la Zona A per Trieste e la Zona B per Capodistria… che rimarrà in mano agli Jugoslavi.

Naturalmente lasciano una città insanguinata… una città che teme il ritorno delle sciagurate milizie slave di Tito e gradisce la protezione degli anglo-americani con la speranza di ritornare a far parte dell’Italia. Comincia per Trieste, non più Trst, un periodo di transizione, scandito anche anche da particolari postali… sempre interessanti quando si indaga determinati periodi storici. Furono eliminati i francobolli di Tito a Trieste e arrivarono altre soprastampe sui francobolli italiani.”

Alessandro: “Sì, potremo parlarne, perché furono di grande interesse anche per i collezionisti italiani. C’è il rammarico che mette l’accento sulla malvagità dei Governanti di “allora” che non permisero ai collezionisti, almeno a loro, di conoscere l’esatta situazione di quelle popolazioni… ovvero le loro immani sofferenze dopo quella che avrebbe dovuto essere la fine delle ostilità.”

Ulivo il Saggio: “Non dovremo dimenticare le sofferenze dell’italica gente della Zona B… gente che sperò invano la libertà.”

I Fratelli diTasso: “Già… temevamo che ve ne foste dimenticati.”

Alessandro: “Sì, perché fu un capitolo altrettanto terribile. Credo di potervi dire che ho gradito la vostra compagnia, e che vi saluto tutti con un abbraccio.”

Tasso e I Fratelli di Tasso: “Noi non possiamo abbracciarti perché per voi Umani siamo velenosi, ma speriamo tanto di rivederti presto… ciao Alessandro.”

Rotonda: “Torna a sederti su di me… ciao.”

Ulivo Il Saggio: “Spero tu venga a trovare ancora le mie fronde… ciao.”

 

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