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Archive for the ‘CITTÀ DI FIUME’ Category

QUESTO ARTICOLO È PIUTTOSTO LUNGO CON DEI CONCETTI INTERESSANTI. PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 5 gennaio 2018

Personaggi:
Albero Tasso, Panchina Rotonda, Alessandro, e I Fratelli di Tasso.

 

Tasso: “Ciao Rotonda, mi sembra di aver visto passare Alessandro, chissà se si fermerà.”

Albero Tasso

Rotonda: “Sì, l’ho visto anch’io… sul bus; andava in città. Magari al ritorno si ferma un po’ qui da noi.”

Tasso: “Mi piacerebbe continuare il discorso del mese scorso. L’altra volta abbiamo parlato di Zara… in modo non del tutto esauriente. Ci sarebbe ancora molto da dire circa la malvagità degli slavi che si sono impossessati di quella bellissima cittadina. Forse Alessandro non sa che il letterato Vladimir Nazor, ottimo comunista e primo Presidente della Repubblica Socialista di Croazia, aveva preconizzato la disfatta di Zara. Nelle sue parole, anche se larvatamente, c’era lo stesso odio che spinse i comunisti titini a distruggere tutto quanto avevano risparmiato le bombe degli Alleati (dopo 54 incursioni aeree) e trucidare nella città ogni minimo esemplare umano dell’italianità che fu sovrana da molte centinaia di anni. Riuscirono ad uccidere almeno 2000 Umani e a distruggere, fra l’altro, anche tutti gli schedari dell’Anagrafe.”

Rotonda: “Come si fa a conoscere certi particolari?”

Tasso: “Pare che un Umano, un certo tenente dei Carabinieri Antonio Calderoni, riuscì a scampare al massacro, e fu una importante testimonianza.”

Rotonda: “Quindi, dopo l’irruzione a Zara delle “truppe” di Tito, di italiani vivi ne rimasero ben pochi.”

Panchina ROTONDA

Tasso: “Non credo ne siano rimasti molti. Su 22.000 abitanti, molti sono morti sotto quei bombardamenti, altri sono fuggiti in Italia, e i restanti trucidati. Hai messo giustamente truppe fra virgolette… perché quelle erano truppe per modo di dire, altrimenti, se fossero state parte di un vero esercito avrebbero dovuto far prigioniere le forze dell’ordine, come i carabinieri, anziché massacrarle.”

Rotonda: “Ma non è terribile dover considerare a quale livello riesce ad arrivare l’odio degli Umani? Che poi, a questo Vladimir Nazor hanno addirittura intestato un Parco a Zara… se non sbaglio… da quello che è arrivato ai miei legni.”

Tasso: “E non ci sarebbe da meravigliarsi se gli avessero pure fatto un francobollo. Se si semina amore si rimane dimenticati, ma se si semina odio, è più facile essere ricordati. Chiederemo ad Alessandro se esistono francobolli che lo commemorano.”

Rotonda: “Lo vedo, sta arrivando, chissà se avrà cominciato bene l’anno? Eccolo. Ciao Alessandro, ti stavamo aspettando, nel senso che speravamo venissi a trovarci.”

Alessandro: “Ciao a tutti, come state?”

I Fratelli di Tasso: “Rotonda e nostro fratello stavano parlando di Zara e delle vigliaccate fatte dai titini. Hanno anche menzionato un certo Vladimir Nazor… tu sai se l’hanno commemorato con un francobollo?”

FRANCOBOLLO DI JUGOSLAVIA.

Alessandro: “Dev’essere stato per i croati proprio un grand’uomo. Sì, ho fatto delle ricerche e la Federazione Jugoslava lo commemorò con un francobollo.

Mi fermo un pochino sui legni di Rotonda. Mi piacerebbe se ci parlassi un po’ di Fiume… conoscere un po’ quanto è arrivato a te… e voi Fratelli di Tasso.”

Tasso: “Fiume ha una storia un po’ particolare perché, se Zara diventò parte del Regno d’Italia nel 1920 grazie al Trattato di Rapallo, Fiume, sempre come conseguenza dello stesso Trattato diventò “Stato libero di Fiume” e, parte del Regno d’Italia solo nel 1924. Quella storia di Fiume è particolarmente legata a Gabriele d’Annunzio che la voleva fortemente parte integrante del Regno d’Italia. È vero Alessandro che in quel periodo la storia postale di FIUME fu particolarmente interessante?”

Alessandro: “Non mi sono mai specificamente interessato ai francobolli di quei tempi. È interessante però conoscere almeno il francobollo che porta l’effigie di Gabriele D’Annunzio… che fu anche in parte Governatore della Reggenza del CarnaroBisogna dire che, anche se lo STATO LIBERO DI FIUME durò solo 4 anni, sfornò molti francobolli e molti soprastampati… anche molto per succhiare soldi ai collezionisti.”

BOLLO DI FIUME

Tasso: “La città, dopo l’annessione all’Italia, ebbe qualche industria, i cantieri navali e un porto importante. E poi, durante la guerra ci fu a Fiume un prestigioso silurificio, molto importante per l’equipaggiamento dei sottomarini e per la famosa X MAS di Junio Valerio Borghese.

Rotonda: “Quando cominciò la vera decadenza di Fiume italiana?”

Tasso: “Io credo dopo il famoso e famigerato 8 settembre del 1943.”

Rotonda: “Perché famigerato? L’Italia firmò l’armistizio e la guerra, per almeno una parte degli italiani, finì.”

Tasso: “Giusto per l’Italia del sud, ma, per l’Italia del nord e del centro cominciò un terribile calvario. Ho detto famigerato, particolarmente per il fatto che lo seppero prima i tedeschi degli italiani. La componente più deprimente fu che l’Esercito Italiano non fu informato per tempo e, tanto gli Ufficiali, quanto la truppa si ritrovarono disorientati e, tutt’a un tratto si trovarono ad essere “braccati” dai tedeschi che fino al giorno prima erano alleati.”

Rotonda: “Fu per superficialità o incompetenza?”

Tasso: “Tutt’e due.”

I Fratelli di Tasso: “Noi crediamo che sia più superficialità che incompetenza. Noi pensiamo che, prima di fare un passo così importante nel quale ci potrà essere un coinvolgimento di un intero esercito e di milioni di cittadini, sarebbe stato meglio ponderare un pochino.

UNO DE “I FRATELLI DI TASSO”

 Rotonda: “Dite che il Maresciallo Badoglio non avrebbe dovuto firmare, o meglio fatto firmare l’armistizio?”

I Fratelli di Tasso: “Diciamo semplicemente che il Maresciallo Badoglio, prima di lasciarlo raccontare a tutti dal Generale Dwight Eisenhower attraverso Radio Algeri e “raccontarlo” lui stesso attraverso la EIAR (Ente italiano per le audizioni radiofoniche), avrebbe dovuto ben avvertire i Comandi del Regio Esercito ed avere conferma che anche le truppe lontane dall’Italia ne fossero informate.”

Tasso: “Giusto fratelli miei. Avrebbe anche dovuto impartire ordini precisi onde evitare all’Italia il caos che ne derivò.”

Rotonda: “Da dove parlò alla radio il Maresciallo Badoglio?”

Tasso: “Da Roma.”

Rotonda: “Però a Roma c’erano ancora i tedeschi.”

Tasso: “Le truppe tedesche erano nell’Italia settentrionale e centrale. Scattò da quel momento l’”occupazione” dell’Italia non ancora raggiunta dalle Forze Alleate.”

Rotonda: “E Badoglio?”

Tasso: “Badoglio letteralmente scappò da Roma assieme al Re, alla sua famiglia e a molti Ufficiali delle Forze Armate italiane.”

Rotonda: “Ma se uno scappa vuol dire che è in pericolo; non poteva andare via prima del proclama ed evitare di fare la figura del fuggitivo?… per non farsi prendere dai tedeschi?”

Tasso: “Ma certo che avrebbe potuto. Questo dimostra la superficialità con cui si arrivò a quell’Armistizio… che, in fondo in fondo, non per parlar male dell’amata Italia, è la stessa superficialità con cui si muovono i Governanti italiani degli ultimi decenni. Per farla breve, il Badoglio s’imbarcò sul BAIONETTA a Pescara, il Re Vittorio Emanuele III, la sua Famiglia, il seguito e qualche generale a Ortona. Andarono a Brindisi e cercarono di far muovere i primi passi al Governo del Sud.”

Rotonda: “Cos’è questa digressione? Parlavamo di Fiume che, dopo l’8 settembre 1943, se non vado errando, fu “occupata” dalle truppe di Hitler.”

In verde i due Land tedeschi sottratti alla Repubblica Sociale Italiana.

Tasso: “Da quel momento, a comandare la città furono i tedeschi, anche perché Fiume fu inclusa nel Land tedesco ADRIATISCHE KÜSTENLAND.”

Alessandro: “È proprio così. La Repubblica di Salò non aveva molto da dire. Bisogna però menzionare che nel periodo in cui comandavano i tedeschi, la cittadinanza era, in un certo senso, protetta dalle angherie dei partigiani di Tito. La tragedia dei fiumani, o quarnerini, cominciò quando la Wehrmacht si ritirò lasciando spazio all’irragionevolezza dell’”esercito di Tito”.

Tasso: “Non era un vero esercito. Enrico Burich l’allora Preside del Liceo ginnasio di Fiume scrisse che i titini arrivarono “alla spicciolata”, quindi non come ci si aspetta da un esercito. È ancora più crudo, parlando di chi sta invadendo la città (Gianni Oliva – PROFUGHI – Oscar Storia – Mondadori): “Sono di tutte le età, vecchi barbuti, con grandi baffoni, ragazzi biondi in divise di varie origini, sporchi, trasandati, scalzi o colle scarpe rotte, come se non avessero mai avuto istruzione militare, senza nessun contegno, con un berretto unto, o con un fazzoletto addirittura, macilenti. Non si è mai visto dei conquistatori di questo genere. Che cosa si può aspettare?

Qui a Fiume non è come a Zara da dove, buona parte della cittadinanza aveva già abbandonato la città a causa dei bombardamenti. Qui c’erano ancora circa 45.000 italiani che, sgomenti e intimoriti, vedono arrivare questo “esercito” di persone che sembra non abbia mai visto una città.

La guerra è veramente finita, il mondo ricomincia a respirare, gli italiani si stanno leccando le ferite e pensano con fiducia al futuro… ma non è così per i fiumani che si considerano italiani a tutti gli effetti. Fiume è capoluogo di provincia con le sue industrie, i cantieri navali, il silurificio, le Officine Meccaniche, una Raffineria e un porto efficiente che ha collegamenti con tutti i continenti. Anche se l’esercito tedesco, prima di ritirarsi, ha distrutto tutto quello che era possibile distruggere, una popolazione come quella di Fiume avrebbe potuto sentire la possibilità di guardare con fiducia nel futuro. Invece no, perché, proprio dal primo giorno in cui i croati dimostrarono, o vollero dimostrare di essere arrivati come padroni, eliminarono, processarono, uccisero e fecero scomparire non solo chi era stato un buon fascista, ma anche antifascisti non comunisti e autonomisti memori del passato della città. Non solo i vari dirigenti venivano soppressi o licenziati, ma, semplici cittadini, seguendo il copione di quanto stava accadendo a Trieste, venivano prelevati nottetempo… e da quel momento nessuno ne avrebbe saputo più nulla.”

Rotonda: “Ma caro Tasso, ho l’impressione di non aver capito bene. Tu dici che gli slavi che sono entrati nella città di Fiume come liberatori delle forze naziste, appena arrivati… e per un po’ di tempo hanno cominciato ad uccidere ed eliminare senza criterio? Ma, se un esercito vittorioso occupa una città può permettersi di uccidere senza criterio?”

LA TARGA DI FIUME.

 

Tasso: “Il criterio c’era… era quello di distruggere la maggior parte di quegli italiani influenti che avrebbero potuto aver voce in capitolo nel momento in cui gli Alleati assieme ai Sovietici avrebbero decretato il futuro della città. Fu tragico e allucinante il modo con cui l’OZNA (Dipartimento per la protezione del popolo) riuscì a “scompensare la popolazione italiana di Fiume. Neppure gli italiani appartenenti alla fede comunista avevano qualcosa da dire; furono emarginati. Superata la prima fase, nessuno si sentiva più sicuro in casa propria. A chiunque poteva succedere, in piena notte, di sentir bussare violentemente alla porta ed essere letteralmente prelevato e trascinato via con la scusa della necessità di accertamenti… e poi più nulla.”

I Fratelli di Tasso: “Ma insomma caro fratello, non ti sembra di esagerare un po’?. Questi slavi non erano mica così incivili!”

Tasso: “No, non esagero. Anche gli italiani, che in periodo fascista pretesero l’italianizzazione di tutto, si dimostrarono incivili. Infatti è veramente mancanza di civiltà privare qualcuno della propria identità e costringerlo con un cognome più vicino all’italica parlata, però uccidere per il puro gusto di uccidere solo perché l’italiano ti è “antipatico”, mi sembra veramente da criminali. Questa non è più guerra, anche se ci sarebbe chi dice che in guerra tutto è permesso.”

Rotonda: “A me suonerebbe di più come un tentativo di “pulizia etnica”.

Tasso: “Anche se non fu proprio così, riuscirono ad ottenere quello che volevano.”

I Fratelli di Tasso: “Che sarebbe?”

Tasso: “Di far partire gli italiani?”

I Fratelli di Tasso: “Vorresti dire che i 45.000 italiani che abitavano a Fiume andarono via o fuggirono in Italia?”

Tasso: “Esattamente. Non proprio tutti, ma il 90%. La città si vuotò quasi completamente. Chi lasciò la città si ritrovò confiscata ogni cosa, non solo, ma non poté portare con sé più di quel tanto… o quasi niente. Mentre l’italiano andava via, il regime fece affluire croati, serbi, sloveni e bosniaci che presero possesso delle abitazioni lasciate libere.”

Alessandro: “A questo punto, la componente più “interessante” che è utile sottolineare consiste nel fatto che Fiume “conquistata” si trovò di colpo con abitanti che non erano mai stati in una città e senza quei dirigenti che avrebbero potuto far funzionare le sue industrie, il porto e le infrastrutture cittadine. Fiume aveva dei Cantieri Navali che nessuno era capace di rimettere in funzione; aveva anche un porto importante.”

Tasso: “Quindi gli slavi avevano conquistato una specie di bella e funzionante città, e l’avevano resa una specie di fantasma.”

Alessandro: “La strategia di Tito e, credo ancora di più di un certo Kardelj, fu quella di conquistare e conservare con l’odio… l’odio verso l’Italia e tutto quello che era italiano. Sloveno di nascita fu uno dei più importanti collaboratori di Tito, particolarmente quando Tito ruppe con Stalin.”

Rotonda: “Desidererei capire come fece la città, ormai slavizzata, a sopravvivere, se non aveva più le leve di comando che potessero portare avanti il funzionamento economico della componente industriale.”

Tasso: “Brava amica. La tua domanda è molto bella. Sì, perché, proprio per supplire alla terribile mancanza di mano d’opera specializzata, si aprì un capitolo, per certi versi terribile, ma anche molto triste; il capitolo che va sotto il nome de “I Monfalconesi”.

Rotonda: “Sarebbero quelli di Monfalcone?”

Tasso: “S`, proprio così. Quelli di Monfalcone… e non solo quelli, andarono a Fiume e dove fu necessario per aiutare il regime comunista. In poche parole, la “fratellanza italo-slava fece sì che molti italiani che credevano nell’ideologia comunista dettata dall’Unione Sovietica, si trasferissero con la famiglia tutta nella nascente Jugoslavia.”

I Fratelli di Tasso: “Vorresti dire che quasi tutti i fiumani scapparono dalla città e altri italiani andarono a lavorare a Fiume accolti a braccia aperte dagli invasori? Ma come fu possibile una tale assurdità?”

Tasso: “Fece parte della componente “indefinibile” gestita dal trio degli Umani “Togliatti, Tito e Stalin”. Togliatti, che aveva soggiornato a lungo in Unione Sovietica e conosceva bene Stalin, riuscì a convincere i buoni comunisti d’Italia ad andare assieme a tutta la famiglia a dare una mano al “fratello di sconcezze” Tito che si trovava a mal partito dopo aver trucidato e scacciato quegli italiani che avevano capito quanto fosse ipocrita la “fratellanza italo-slava”. Quello che accadde dopo fu semplicemente di grande tragicità; ve lo racconterò un’altra volta… perché ne vale veramente la pena.”

Alessandro: “È vero, la pagina dei “Monfalconesi” è una pagina veramente grottesca. Di Fiume ci sarebbe sicuramente ancora molto da dire. Due particolari possono essere interessanti. Uno veramente grottesco riguarda un certo Angelo Adam che era stato internato nel campo di concentramento di Dachau. Alla fine delle vere ostilità, dopo la capitolazione della Germania, lui ritorna a casa, sicuramente felice di essere di nuovo libero e sicuramente con positivi progetti per il futuro. Il ritorno a casa è piuttosto amaro, perché trova l’esercito di Tito e viene fatto scomparire insieme alla moglie e alla figlia… anche lui era un “nemico del popolo”. Ogni assassinio rattrista, ma questo in modo particolare… anche perché non esiste alcun rispetto nei riguardi di nessuno.

Ci sono poi le Poste Italiane che, sinceramente non capisco, spinte da quale politico o desiderio di giustizia, emettono nel 2007, un francobollo che ricorda agli italiani che FIUME faceva parte dell’Italia.

 

FIUME – Palazzo del Governatore

Interessante il fatto che l’emissione di questo francobollo fece irritare il Governo croato, per cui, sicuramente non conosceremo mai la verità, l’emissione fu rimandata dal 30 ottobre al 10 dicembre.

Tasso: “Mi fa accapponare la corteccia quello che hai raccontato dell’Umano Adam. È ugualmente surreale la storia dei Monfalconesi. Ce la racconteremo un’altra volta. Vedo che ti stai alzando; penso tu debba andare.”

Alessandro: “Esattamente. Vedo che sta arrivando il Bus che mi porterà a casa. Verrò presto a trovarvi.”

IL BUS DI ALESSANDRO

Tasso, Rotonda e I fratelli di Tasso: “Ciao Alessandro, ti aspettiamo.”

 

 

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