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Colori 4

CLICCARE SUL “MI PIACE” SENZA AVER LETTO L’ARTICOLO È UN “NON SENSO”

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

S’era detto, ovvero, mi ero permesso di scrivere che si può « creare » e, di conseguenza produrre in modo singolare ed esclusivo se non ci si fa « rimorchiare » o non si sente la necessità di portare avanti il proprio vivere imitando altri o oggetti altrui.

GLI OMBRELLI COLORATI… A GENOVA.

Certo che la città di Genova si sentì in dovere di imitare l’altrui operato quando permise che alcune strade del centro venissero paludate con ombrelli multicolori.

Non voglio parlar male di Genova… anche se più di una volta mi son trovato a dire che la Liguria dorme… e Genova è la capitale della Liguria… e a Genova sono nato… e a Genova ho studiato e mi sono laureato.

Oggi vivo lontano dalla mia città.

Mi sono allontanato molto presto dalla mia città… dalla mia bellissima città.

Non ero ancora laureato e già avevo trovato un posto di lavoro… all’estero… sì, all’estero. Non mi andava giù l’idea di aver studiato tanto, di aver faticato in modo esagerato per raggiungere la Maturità, aver passato ore e ore sui libri, ore e ore all’Università, ore e ore nelle varie corsie dei vari reparti universitari, e… dopo che in modo altisonante 11 Professori ti dicono che sei diventato dottore, dover elemosinare un lavoro come forse assistente volontario e non guadagnare il becco d’un quattrino.

In poche parole, ricordo la mia Genova con grande tristezza, non solo perché per poter vivere senza elemosinare sono andato via il giorno dopo la laurea, ma perché quando vi tornai per esprimere quanto avevo imparato, dovetti prendere atto che non era cambiato nulla, che i « lecchini » erano una bella quantità e che l’Università faceva pena e non avrebbe avuto il diritto di chiamarsi « degli Studi ».

Forse oggi è tutto meglio ; forse oggi nessuno lecca e chi lavora viene retribuito ; forse oggi, che si fanno anche i trapianti, funziona tutto a puntino.

Mi sembra, dopo aver pianto su quello che era la mia città, di aver fatto un bel « cappello » al mio colorato articolo.

È arrivato quindi il momento di parlare di cappelli.

I CAPPELLI DI LISBONA

Naturalmente non sono gli unici e non riuscirebbero a fare la concorrenza a quelli britannici di Elisabetta II.

In questa vetrina ben illuminata, ci sorprende l’ordine col quale son messi in buona mostra i colorati copricapo.

È tutta un’altra cosa questa vetrina di Merano. Siamo sì in Italia, ma siamo anche un poco in Tirolo… almeno per quanto riguarda la lingua parlata dai locali.

L’APPARENTE DISORDINE DI MERANO

 È interessante poter prendere atto che, se ci si trova in provincia di Bolzano, provincia ufficialmente bilingue, se ci si rivolge ai locali in lingua tedesca, dato che loro si rendono conto che la pronuncia non è perfetta, rispondono volentieri in italiano.

A me sembra bellissimo, per una Nazione, avere delle zone con lingua e cultura diverse… che, sempre secondo me, sono da gelosamente preservare.

Anni fa l’Alto Adige in italiano o Südtirol per loro che sono nella loro terra, era una zona dove chi parlava italiano non era gradito e chi si considerava tedesco o austriaco era inviso al resto d’Italia.

Oggi è tutto cambiato. Loro sanno di essere in Italia come italiani, ma possono utilizzare la loro lingua… che è diventata ufficiale.

Loro, i sudtirolesi, hanno sicuramente sofferto molto ai tempi di Mussolini… sì, perché quel regime pretendeva di italianizzare tutto… tutto quello che stava entro i confini del Regno.

Ho trovato molto significativa, la doppia scritta POLIZIAe POLIZEIsulle auto dei nostri poliziotti e qualche scritta come questa che sta ad indicare l’ufficio postale.

UFFICIO POSTALE A MERANO

È chiaro che, di quella meravigliosa provincia ci potrebbe essere ancora molto da scrivere… però, per scrivere è necessario avere una penna… come una di queste:

QUANTE BELLE PENNE COLORATE… A LUGANO.

Spero di poter scrivere ancora dell’Alto Adige e delle bellezze che offre quella regione.

Che bello scrivere!…ultimamente lo trovo bello e interessante… ma non da molto.

Relativamente alla mia età, potrei dire che non è molto che scrivo volentieri. Ma io lo so perché… per la stessa ragione non amo gli esami… anzi, se fosse permesso odiare qualcosa, li odierei.

Perché?

Semplicissimo; perché quando giovanissimo fui e già mi accarezzava l’idea di studiare medicina, ancora non sapevo quanto gli “esami” avrebbero potuto “tagliare” le gambe a un giovane. La guerra, la Seconda Guerra Mondiale era finita da poco, e, chi aveva dovuto andare a scuola non aveva avuto tutto facile come ora… allora si doveva fare i conti non solo coi bombardamenti ma anche con tanta precarietà… a tutti i livelli. Le mie elementari le feci presso le Suore Orsoline; non ricordo molto di quella scuola e non posso dire di averne un brutto ricordo. Ciò che trovo possa interessare il lettore, fu che era proibitissimo parlare il dialetto; se si veniva pescati a parlare in genovese, si veniva puniti. Mussolini voleva che si parlasse solo italiano.

Ora è diverso; si può parlare il dialetto, ma non lo parla quasi più nessuno… purtroppo.

Comunque sia, dopo 5 anni di scuola elementare, se ero veramente intenzionato a continuare gli studi, dovevo essere presentato a un “Esame d’amissione alle scuole medie”.

Così fu, perché le suore mi presentarono all’esame… in una scuola pubblica. Perché fu così non lo so, so solo che, in quell’occasione, alla fine della Quinta Elementare il tema che mi trovai a scrivere non piacque agli esaminatori e, semplicemente non fui ammesso agli orali e, senza tanti complimenti mi rimandarono ad ottobre (a quei tempi si diceva così). Io non so se ce l’avevano con le suore o se veramente scrissi male il tema; la realtà fu che, io ancora bimbo (mi fecero fare la Prima all’età di 6 anni) mi trovai a fare temi durante tutta l’estate e s’instaurò in me la consapevolezza del non saper scrivere. Ma, ancor peggio, mi trovai ad avere una vera e propria idiosincrasia per tutto ciò che era o sarebbe stato “esame”… e questo fino all’ultimo esame che affrontai all’Università.

Scrivere forse mi sarebbe piaciuto; il piacere arrivò quando ormai potevo essere considerato vecchio; però arrivò e fu in quel momento che mi accorsi che si può scrivere tanto per farlo, oppure per lasciare qualcosa agli altri… qualcosa di interessante o apparentemente sconosciuto.

E allora cominciai a pensare che si poteva scrivere un libro. D’altra parte, oggi tutti scrivono un libro… o se lo fanno scrivere.

L’ho fatto; ho scritto un libro… mi sembrava fosse giusto, e, in fondo in fondo, onesto raccontare di qualcosa sconosciuto ai più… ma qualcosa che può aiutare, essere utile, e, messo in pratica, perché no, permettere guarigioni… non fu un gran successo, ma a qualcuno cambiò la vita, e questo s’è dimostrato più che sufficiente.

 

Si scrivono anche biglietti di condoglianze per i parenti di chi passa a miglior vita… anche se si preferirebbe rimanere a peggior vita. Poi si scrivono i biglietti d’auguri e, quando non si può farne a meno o si ama o c’è affetto, assieme al biglietto d’auguri si confeziona un bel pacchettino… o lo si fa confezionare.

Piace confezionarlo, e, in questo caso sono necessari nastri o nastrini… proprio come questi bene esposti:

NASTRI E NASTRINI A LUGANO

Io non sono proprio capace di confezionare un bel pacchetto… uno di quelli che si presentano bene.

Che poi, cosa ci mettiamo nel pacchetto?

Fare un regalo è sempre difficile… almeno per me. Mia moglie invece è veramente molto in gamba; sa captare il desiderio di quel qualcuno al quale vuol fare un regalo, lo rammenta e, al momento buono lo snocciola, ben impacchettato, con eleganza.

Un regalo sempre utile è uno o più asciugamani… magari intonati con una bella candela. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

SEMPRE A LUGANO

Se si regala uno o più asciugamani, bisogna essere sicuri che non accada di essere mal interpretati… sì, perché potrebbe essere un invito a lavarsi per qualcuno che normalmente puzza… o non si lava mai.

Non dimenticherò mai quell’invito a cena assieme ad altre persone… fra cui quella persona che, almeno i capelli, non li lavava mai… o troppo poco.

A un certo momento, dopo varie discussioni più o meno animate, ma sempre amichevoli, questa persona che si trovava seduta vicino al muro, per poter ridere bene, appoggiò la testa al muro bianco dell’appartamento nel quale ci trovavamo. Fu un attimo, e la strisciatina del cuoio capelluto non lavato lasciò un’impronta indelebile su quella parete. Qualche giorno dopo, il padrone di casa, me lo fece vedere… sorridendo però.

 

In molti scriviamo… e in molti non scriviamo… perché è molto più comodo prendere il telefono e comunicare in quel modo.

Oggi poi che ogni componente di ogni nucleo familiare possiede uno o più smartphone… Sarà bene personalizzarli dando a ogni cellulare il suo colore.

C’è qualcuno che ci pensa.

COPRICELLULARE a MILANO LINATE

Un colore per ognuno… un colore per ogni gusto.

Oggi col telefono si fa tutto… forse in futuro ci sarà pure il cellulare che stirerà le camicie.È interessante dover prendere atto che certi uffici ai quali si scrive per ottenere delle informazioni o per reclamo, non riescono a scomodarsi e rispondere per iscritto… no, usano il telefono. Col telefono manca quello scritto con firma che rende responsabili.

Non so se è vero, ma oggi, sempre meno s’ha il coraggio di essere responsabili. E questo potrebbe essere comprensibile… perché oggi, più che un tempo, esiste un esercito di avvocati che pretendono di sempre “tagliare un capello in quattro”.

Mi considero infatti fortunato… o perché ho lavorato bene… in tanti anni di sala operatoria non sono mai stato “indagato”.

Eppure, chi lavora in campo alimentare ha delle grosse responsabilità… e sicuramente se le sa prendere… anche quando vende “scarpe di cioccolato”.

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Apprezzo il cioccolato, mi piace e riesco a mangiarne veramente poco. So di chi, quando ne ha cominciato una tavoletta… deve mangiarla tutta… proprio tutta.

Rinunciarci può essere una “sofferenza gratuita”?

Questo credo sia, almeno per il momento, l’ultimo grido delle cioccolateria della Lindt.

NOVITÀ

L’ho assaggiato, ha un gusto particolare… mi piace.

 

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mercoledì 14 dicembre 2016

Panchina 1 (sottovoce per non svegliare gli alberi): “Ciao Sorella, sei sveglia?”

Sorella: “Sì, sono sveglia. Cos’hai da dirmi?”

Panchina 1: “Quei due tipi che ho sentito ieri sera parlavano di quello che è successo Domenica… qui a Lugano e verso Zurigo.”

Sorella: “Cos’è successo di così importante.”

Panchina 1: “Non solo importante, ma importantissimo, quasi epocale.”

Sorella: “Sarebbe…”

Panchina 1: “Col nuovo orario ferroviario, proprio Domenica, i treni che vanno diretti a Zurigo e a Basilea passano dalla nuova galleria del San Gottardo. Pensa una galleria ferroviaria lunga ben 57 chilometri, la più lunga del mondo.”

Un treno passeggeri esce dal tunnel... dopo 57 chilometri!

Un treno passeggeri esce dal tunnel… dopo 57 chilometri!

Sorella: “Questa sì che è una notizia! Una galleria tutta svizzera. Possono dire quello che vogliono, ma noi, quando decidiamo di fare una cosa, la facciamo giusta, ma sì, abbastanza giusta… e buona… come la cioccolata.”

Panchina 1: “E vuoi sapere cos’è successo a Lugano?”

Sorella: “Perché no?”

Panchina 1: “Hanno inaugurato la nuova stazione ferroviaria e la nuova funicolare che dalla città porta direttamente in stazione. Pare che sia bellissima (la stazione)… ma anche la nuova funicolare… tutta computerizzata.”

La nuova funicolare di Lugano.

La nuova funicolare di Lugano.

Sorella (sempre sottovoce): “Sono molto contenta. Dimmi però, tanto per cambiare argomento, hai sentito anche tu cos’è successo in Italia?”

Panchina 1 : “Certo. È proprio da ridere.”

Sorella: “L’Umano Renzi è sempre sulla breccia. Comanda ancora lui. Mi aveva rattristato, ma ora c’è ancora.”

Panchina 1: “Ma che dici? Ma non aveva dato le dimissioni? Proprio non riesco a capire”

Sorella: “Questi italiani! Hanno avuto un genio di nome Leonardo da Vinci, ora hanno un Renzi, credo che siano tutt’e due toscani. Per saperne di più, non potresti vedere se riesci a metterti in contatto coll’ulivo? Lui dorme solo di notte. Non perde le foglie.”

Panchina 1: “Ci provo… vediamo se mi risponde.”

Panchina 1: “Provo ancora, speriamo che riesca a rispondermi. Sai, là dov’è lui, c’è più di una panchina e quindi può aver sentito molte più notizie.”

L’Ulivo: “Mi avete cercato?”

Panchina 1 “Sì, sono stata io; chiamami pure “La Petulante”. Posso farti una domanda?”

L’Ulivo: “Dimmi Petulante… cosa posso fare per te?”

Panchina 1 “Volevamo sapere cos’è accaduto esattamente in Italia. Abbiamo sentito dire che l’Umano Renzi, dopo essersi dimesso ha messo su un nuovo governo. È vero?”

L’Ulivo: “Beh sì, in un certo senso sì; in realtà il nuovo governo l’ha fatto un certo Gentiloni; è un blasonato, un conte! In realtà sembra sia una pedina di Renzi dato che, fra l’altro, è sempre lui che comanda il Partito Democratico. La più bella però (genio italiano!) è che quella bella Umana di nome Boschi che aveva detto ogni bene dell’oggetto del Referendum, e che pare avesse detto che si sarebbe dimessa se avesse vinto il NO, è diventata Vice Ministro, praticamente la Vice del nuovo Capo… così può controllarlo… e fargli fare quello che vuole Renzi? Vuoi sapere come l’hanno soprannominata?”

Panchina 1 – La Petulante: “Ma sì va.”

L’Ulivo: “L’hanno soprannominata MADONNA ETRURIA.”

La Petulante: “Cosa c’entra l’Etruria?”

L’Ulivo: “Ma tu non sai proprio niente.”

La Petulante: “E allora?”

L’Ulivo: “Pare che una delle 5 banche fallite e salvate dallo Stato, non so in che modo, so solo che i clienti risparmiatori hanno perso un mucchio di soldi, pare che fosse la Banca Etruria e, qui si può ridere davvero, il Padre (in Toscana dicono babbo) della Boschi pare fosse un pezzo grosso della banca.”

La Petulante: “E lei non s’è dimessa?”

L’Ulivo: “Anzi ha fatto carriera, e, chissà dove arriverà.”

La Petulante: “A questo punto non basta sorridere; bisogna ridere… ma ridere davvero… o piangere?”

L’Ulivo: “Se arriverò a saperne di più, ti chiamerò”

Sorella: “Grazie anche da parte mia.Ciao.”

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Fu l’anno in cui tutti impararono l’esistenza dell’Islanda e dei vulcani islandesi.

Correva l’anno 2010 e in Islanda il vulcano Eyjafjallajokul aveva deciso di giocare con gli umani.

Il vulcano Eyjafjallajokull.

Il vulcano Eyjafjallajokull.

Mentre lui aveva cominciato a eruttare a più non posso, io avevo… finalmente deciso di andare a Capo Nord. Era da molto tempo che avrei voluto andarci, ma, diciamo che arrivò il momento buono.

Un tempo ci sarei andato in macchina; in quel 2010 preferii considerare di andarci con una bella nave da crociera… che partiva però da Amsterdam. Riuscii a coinvolgere un mio fratello, nonché una sorella coi rispettivi consorti.

La prima tappa sarebbe stata Bruxelles.

Avevamo già prenotato il biglietto per l’aereo, dalla Malpensa a Bruxelles, però… però lo zampino del vulcano ci fece desistere. Questo si poteva leggere su “REPUBBLICA:

“Voli cancellati. Chiuso lo spazio aereo di Gran Bretagna, Danimarca, Belgio, Svezia, Francia, Polonia. Centinaia di cancellazioni anche in Spagna: potrebbe essere a rischio l’Ecofin, previsto per domani. Le autorità di Reykjavik: “Usate le maschere antigas”

Fummo obbligati a prendere in considerazione il caro vecchio treno; la nave non ci avrebbe aspettato. Partenza da Lugano alla mattina e arrivo a Bruxelles nel tardo pomeriggio.

Ed è appunto a Bruxelles che durante il piacevole peregrinare nella città trovai finalmente una buca delle lettere. Era proprio vicina alle “Palle del re”… cioè vicino al Palazzo Reale che “mostrava” queste bellissime palle.

LE PALLE DEL RE

LE PALLE DEL RE

C’è anche la guardia speciale… che controlla le palle.

Questa è la prima buca del Belgio:

Belgio - Bruxelles

Belgio – Bruxelles

Questa è l’unica buca che trovai andando a spasso per Bruxelles. Naturalmente ci fu possibile gustare la bellezza della città. Cercammo pure il tanto decantato cioccolato belga; lo trovammo, però, ci fu chiaro che “quello svizzero va ancora benissimo“.

Ripartimmo alla volta di Amsterdam, pronti all’imbarco. La Norvegia ci aspettava.

Accadde che un po’ di mesi dopo, un mio nipote che abita e lavora in Olanda, conoscendo la mania (o il tarlo) dello zio, recatosi per diporto a Gand (Belgio), mi mandò questa:

Gand - Belgio

Gand – Belgio

Vi ho parlato di cioccolato svizzero? Ne volete un piccolo assaggio? Eccolo:

Francobollo "Choco Suisse"

Francobollo “Choco Suisse”

Combinazione il timbro può insegnarci qualcosa di molto importante. Anche le medicine di noi adulti possono essere un veleno per i nostri bimbi!

Da Amsterdam ci aspettò la Norvegia, Capo Nord e il sole di mezzanotte.

ALLE PROSSIME BUCHE

 

 

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Avrò nostalgia di tutti voi… ma fino a un certo punto. Perlomeno… non troppo.

SUL MARE

SUL MARE

Vi lascio un piccolo dolce pensiero… piuttosto filatelico e…

È un francobollo

È un francobollo

un piccolo consiglio:

NON FATEVI TROPPO AVVELENARE (TIMBRO) DA QUELLO VI CHE DICONO I GOVERNANTI.

 

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Eccolo che è arrivato.
Vi presento la copertina:

Copertina TUTTO VERO - istantanee di vitae l’Ultimo di copertina… se si chiama così:

Ultimo di Copertina TUTTO VERO - istantanee di vita

C’è l’ISBN e il http://www.fontanaedizioni.ch che ha curato la stampa.

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SEMPLICEMENTE BUONO

Sta cominciando una settimana terribile.
Il tormentone del Festival di Sanremo e le Elezioni… raramente così fonte di preoccupazione e di amarezza per l’onesto cittadino italiano.
Dobbiamo addolcirci questi giorni.
Che questa cioccolata sia una buona idea?

LINDOR NEROTrovo l’idea ottima e… dolce!

SENZA ESAGERARE!

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