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COLORI 7

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

DI QUESTI TEMPI DI CRISI GLI ANIMI VIAGGIANO A DEI LIVELLI PIUTTOSTO INCLINI ALLA TRISTEZZA E ALLA DEPRESSIONE. NON SI SA COSA SUCCEDERÀ E COSA CI COMBINERÀ QUESTO TERRIBILE CORONAVIRUS. È PICCOLO PICCOLO MA… POTENTISSIMO. IL GENERE UMANO, PIUTTOSTO GUASTO, NON AVEVA ANCORA CAPITO CHE POSSEDEVA UN TALLONE COME QUELLO DI ACHILLE. QUELLI CHE DETENEVANO LA RICCHEZZA DEL MONDO POTREBBERO IMPOVERIRSI O DIVENTARE ANCORA PIÙ RICCHI.

NON POSSIAMO SAPERLO. 

QUINDI?

DILETTIAMO LO SPIRITO CON UN PO’ DI COLORI… COSÌ IMPORTANTI.

 

 

COLORI 7

 

Non esiste solo il cioccolato di Amsterdam… no no ; c’è anche quello svizzero. Ecco una bellissima e gustosissima montagna di cioccolato… a Lugano.

Una montagna di cioccolato.

Forse i colori non sono esilaranti, ma, é possibile intuire all’interno di tutti quei pacchetti l’esistenza di una delle prelibatezze preferite dal Genere Umano… almeno quello che si considera civilizzato.

La cioccolata, ovvero il cacao è originario del Continente americano, e, come tale sconosciuto prima che il mio concittadino Cristoforo Colombo partisse in crociera alla ricerca delle Indie.

Tutti conosciamo alcune proprietà positive o quasi terapeutiche del cioccolato, ma conosciamo anche la « foga » con la quale molte persone riescono a far sparire una tavoletta di quel « coso » chiamato cioccolato.

Analogamente, per associazione di idee, non possiamo non pensare al tabacco. Gli americani, che non si chiamavano ancora americani perché Amerigo Vespucci non era ancora andato a « trovarli », usavano il tabacco come pianta medicamentosa. Noi civilizzati siamo riusciti a far diventare il tabacco uno strumento di morte.

Proprio così !

Chi è riuscito a far diventare il tabacco uno strumento di morte che obbligatoriamente deve star scritto su ogni pacchetto di sigarette?

Si potrebbe rispondere con solo due parole : « L’avidità e il cinismo ».

Torniamo alla montagna di cioccolato e vediamola dall’altra parte.

La montagna vista dall’altra parte.

Cambia qualche colore ma rimane il piacere dell’occhio che sa trasmettere quel non so che chiamato acquolina.

Sono a Lugano… più volte ho parlato di Lugano. Tutti, o quasi tutti sanno dov’è Lugano e sanno pure che è in Svizzera… proprio quasi sulla punta estrema sud della Confederazione. Lugano è nel Canton Ticino, e nel Canton Ticino si parla italiano. In Svizzera si parla anche tedesco, francese e romancio.

L’interessante della parlata del Canton Ticino è il dialetto che, stando a quello che ho acquisito, sarebbe un lombardo molto più puro del dialetto che si parla in Lombardia. Non so se è vero, ma lo trovo interessante.

Comunque sia, siamo veramente in Svizzera, anche se la Svizzera di Zurigo o di Losanna sono molto diverse.

Il cioccolato è svizzero e abbastanza famoso, anche se il Signor Cailler, quello della « montagna di cioccolato » andò ad imparare i rudimenti del mestiere a… Torino. Chi l’avrebbe mai detto ?

Rimaniamo nel dolce ; facciamo pochi metri e ci imbattiamo in un’altra colorata leccornia.

I Macarons a Lugano

Che belli che sono !

Li ho fotografati perché i colori mi hanno attirato ; non sapevo però che l’origine di questi dolci fosse proprio l’Italia…

È proprio così !

Pare che nel lontano 1533 Caterina de’ Medici, quando andò sposa del futuro re di Francia Enrico II di Valois, portò con sé la ricetta dei “macarons”.

 

È risaputo che l’Italia è la patria di molte specialità gastronomiche di qualunque tipo. Ogni regione ha le sue specialità; forse come conseguenza del fatto che un po’ di anni fa, non moltissimi, l’Italia era veramente divisa in tanti stati.

Oggi le divisioni sono relative ma, dal punto di vista culinario l’Italia è un vero e proprio caleidoscopio… tanto per i primi, i secondi e… per tutto ciò che è dolce.

Dalla Sicilia all’Alto Adige (Südtirol) non si finisce più di scoprire piatti meravigliosi con ingredienti capaci di stuzzicare anche i palati più difficili.

Questo è quanto può offrirci la Sicilia di Cefalù.

Colori a Cefalù 1.

 

Colori a Cefalù 2.

Ma questo è quello che può offrirci una semplice pasticceria di Genova :

Quanti colori… o no ?… l’imbarazzo della scelta ?

Apprezzo il dolce… senza esagerare però… però.

Ecco questo però. Sì, però c’è sempre chi ha qualcosa da dire.

È proprio così.

Però il dolce fa male ; nel senso che lo zucchero fa male… fa male ai denti ; fa male all’organismo perché considerato un veleno ; fa male a chi soffre di diabete ; insomma fa male al corpo, ma, dico io che, qualche volta, fa bene allo spirito… alla mente… anche all’anima.

Oggi però… sempre però… hanno inventato i dolcificanti e i prodotti « Light »… sui quali si buttano a pesce quelle persone che non vogliono far male al corpo ma vogliono far bene all’anima.

Però… sempre però… sbagliano.

« Ma come » direte voi « perché sbagliano ? »

« Perché » direi io « il dolcificante è una truffa bell’e buona… è un veleno ».

 

Una signora sulla cinquantina va a prendere un caffè. Anziché mettere uno zucchero, usa un dolcificante. Il « dolce » viene registrato dalle papille gustative che trasmettono al cervello la presenza di sostanze dolci in arrivo ; puntualmente il cervello comunica al pancreas la necessità di coinvolgere le « isole del Langerhans » affinché si mettano a lavorare e producano insulina. Le maestranze del pancreas non se lo fanno dire due volte e iniziano subito la produzione di insulina affinché la sostanza in arrivo possa essere metabolizzata. Ma la sostanza zuccherina non arriva… perché non c’è. Il pancreas pensa di esser stato truffato e chiede spiegazioni al cervello che, a sua volta, si rivolge al surrene… nella speranza di sapere cosa si deve fare. L’organismo è stressato.

Intanto la nostra signora, con tutta quell’insulina in circolo, esce dal bar con tanto desiderio di « materia dolce » e, passando davanti a una pasticceria addocchia in vetrina una bella fetta di torta che… deve assolutamente far sua… perché non ne può più dalla voglia di dolce da metabolizzare. Si compra e mangia la torta pensando : «Intanto il caffè l’ho bevuto senza zucchero ».

Se si tratta di un caso isolato, l’organismo riesce a reagire nel modo migliore, ma se ci sarà insistenza, cioè molto frequentemente o addirittura ogni giorno si farà uso di prodotti light (che contengono sicuramente aspartame o similari) per le maestranze delle isole del Langerhans sarà uno stress continuo perché si sentiranno reiteratamente truffate. Sappiamo tutti come può comportasi una manovalanza bidonata nei propri diritti… sì, perché è questo un diritto di « comunicazione ».

« Che fa ? » ci si chiede.

« Sciopera o lavora svogliatamente ».

E se scioperano certi indispensabili operai si dovrà cominciare a parlare di diabete.

 

Rimanendo a livello gastronomico non possiamo dimenticare il fatto che anche quei pezzetti colorati chiamati francobolli si sono occupati più volte di gastronomia.

Francobollo del 2009 – Il francobollo parla chiaro. Colori forti.

Non solo i francobolli italiani « parlano » di prodotti mangerecci o di ciò che si può preparare. Questo è quanto ha voluto fornirci la Svezia e la Svizzera :

Francobollo svedese del 2017 – La torta di mele. Colori delicati.

 

Francobollo svizzero del 2012 – Il budino di cioccolato con panna. Colori « svizzeri ».

A superare tutti gli altri è però questo francobollo svizzero del 2001… un pezzetto di cioccolato per affrancare una lettera.

Cioccolato svizzero

A completare l’interesse di questo francobollo regolarmente viaggiato da Bellinzona alla Svizzera tedesca, è il timbro cosiddetto di pubblicità che suona così :

Veleno casalingo sotto chiave – inaccessibile al bimbo.

Succede infatti molto spesso che gli adulti che maneggiano materiale pericoloso e velenoso, non si rendono conto che, se ci sono dei bimbi, certo materiale non deve essere lasciato in giro… dovrebbe essere lasciato in ambiente protetto non raggiungibile da bambini. Questo timbro fu stampato più volte anche in tedesco e in francese.

 

Peccato che le poste hanno smesso di utilizzare questi e altri bellissimi e utilissimi timbri di pubblicità… anche locale.

Bisogna dirlo… le Amministrazioni Postali, e non solo quelle d’Italia e di Svizzera, si sono dimenticate che dovrebbero essere un Servizio Pubblico ; purtroppo rincorrono a perdifiato un profitto.

È così che « gira » il mondo oggi… profitto e crescita a tutti i costi.

Proprio di questi tempi è arrivato l’agguato di un cosiddetto « Coronavirsus » che, volente o nolente sta, in un certo senso, obbligando il Genere Umano a ridimensionarsi. Difficilmente lo comprenderà. Aspetta solo che passi per riprendere in mano le « armi affilate » del profitto, della crescita e dell’assurdo metro chiamato PIL.

 

Certo che, se desideriamo dare beneficio al nostro corpo e alla nostra mente, specialmente se ci troviamo ad essere in due e fra i due c’è un bel passaggio di energie positive che potrebbero rasentare l’amore, l’ideale è un ritrovarsi a dividere un pasto.

A lume di candela ? Perché no :

Candele… di tutti i colori… al mercatino natalizio… alla stazione di Zurigo.

La candela è un oggetto che si può trovare « ad ogni pié sospinto », cioè quasi dappertutto… di ogni forma e colore, ma raramente così superbamente allineata un colore dopo l’altro in modo così armonioso.

Un tempo la candela era fatta con la cera d’api ; oggi molto meno.

Esistono candele di tutti i tipi ; quelle per i compleanni, quelle per i cimiteri, quelle « per grazia ricevuta, quelle per le emergenze… quando manca la luce, quelle per le serate con amici sui terrazzi estivi e… per molti altri usi.

Poi ci sono le candele più o meno artistiche di varie forme che sembrano piccole sculture.

Ne ho un certo numero… una parte l’ho regalata ai mei nipoti.

Quando facevo il medico, una parte dei miei pazienti che aveva acquisito il particolare che apprezzavo le candele, mi arrivava nello studio col pacchetto particolare contenente una scultura di cera. L’apprezzamento verso quelle persone, non era tanto per il fatto che mi regalava una candela, quanto per il gesto e il pensiero che denotavano riconoscimento per quello che facevo.

La riconoscenza, quasi sconosciuta… fa piacere all’anima.

 

Torniamo alla cenetta a lume di candela. Ci sono delle volte in cui l’intimità cresce con la presenza di fragranze.

Le possiamo trovare a Zurigo… di tutti i colori.

Fragranze per il corpo e lo spirito… a Zurigo… alla Coop City.

Queste fragranze sono sempre più di moda specialmente negli studi dei naturopati assieme a musiche di sottofondo particolarmente rilassanti o angoscianti.

Apprezzo certe fragranze e certe musiche di sottofondo, però, alle volte sono troppo invadenti… nel senso che, spesso e volentieri fanno piacere gli odori naturali ed il silenzio. Che poi, si auspicherebbe il silenzio anche quando s’arriva nei supermercati o in certi negozi superspecializzati che invadono i nostri padiglioni auricolari con musiche a tutto volume.

Chissà perché dalle fragranze colorate sono arrivato ai rumori molesti. Forse perché mi capita troppo spesso di trovarmi in situazioni nelle quali si gradirebbe con grande gioia il « rumore » del silenzio… poter ascoltare il silenzio… nello stesso modo come se ci si trova affettuosamente alla fine di una cenetta è bello potersi guardare negli occhi e nel silenzio più assoluto essere nelle condizioni di pensare che quello che è stato gustato « insieme » ha accresciuto l’affetto e preparato, sempre in silenzio… in quel silenzio considerato « d’oro »… il desiderio di un buon caffè.

A me piace fatto con la moka, ad altri piace il Nespresso… che ha tanti gusti e… tanti colori.

Tanti NESPRESSO a Lugano.

La cenetta è finita.

Chissà se i nostri commensali convoleranno a giuste nozze o se l’hanno già fatto qualche anno fa.

Se sanno già cosa vuol dire avere dei figli, mandarli a scuola e provvedere… a tutto…a molto… a quanto poteva essere impensabile un po’ di anni fa.

È quello che vedremo.

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COLORI 6

 

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È COME SE NON CI FOSSI… PERÒ ANCORA ESISTO… E MI PIACE FAR CAPOLINO.

UN GRANDE SALUTO A VOI MIEI LETTORI TUTTI

 

COLORI 6

Ho menzionato chi lavora in ufficio…

Naturalmente, se le pareti degli uffici sono di colore sobrio il lavoro è sicuramente meno stressante. Io non ho mai lavorato in ufficio e credo che non mi sarebbe riuscito di sopravvivere in uno di quegli uffici aperti dove si sta in tanti, un tempo col ticchettio di tante macchine da scrivere, ora con ognuno il suo computer con lo schermo da scrutare continuativamente.

Sì, qualche volta in un piccolo ufficio ho dovuto leggere o scrivere. Il mio ufficio era in corsia, o, ancor meglio in Sala Operatoria… giorno e notte.

 

Anche se gli odierni Computer hanno un’enorme « memoria », è sempre necessario un po’ di cartaceo… per chi può raccoglierlo. Oggi, negli uffici e negli scantinati degli uffici ci sono i « classificatori ». Possono essere colorati… e di vari colori.

Lugano. Classificatori o Raccoglitori… di tutti i colori.

Desta interesse il fatto che, di questi tempi, pare che gli impiegati di uno stesso ufficio, non si parlino guardandosi negli occhi, ma comunichino via e-Mail.

Questo fatto mi fa venire i brividi. Perché spersonalizzarsi in questo modo? Perché dare spazio solo, o quasi, alle macchine? Si usavano le penne, addirittura le penne stilografiche. L’hanno ricordato con un bel francobollo quelli di POSTE ITALIANE.

Francobollo del 2019 – Cento anni della penna AURORA.

Sarei sicuro che per molti giovani è quasi turco parlare di penna stilografica e di pennini… anche perché la penna biro è molto più comoda e non sporca quasi niente.

Credo che la penna stilografica col pennino sia ancora utilizzata quando si devono firmare degli atti notarili; la biro non va bene.

Ci sono poi i cultori della penna stilografica e dei pennini.

Ricordo che quando andavo a scuola, era sempre interessante quando si doveva andare a comprare i pennini… ce n’erano di tutti i tipi.

Quasi mi commuovo, potrebbe essere un modo di dire, quando ricordo che, sceso dal tram, prima di andare a scuola dai Gesuiti dell’Arecco, andavamo nella cartoleria in cima a Via Assarotti a comprare i pennini… sì perché erano ancora i tempi in cui per scrivere erano necessari: “CARTA, PENNA E CALAMAIO”.

Dicevo che “quasi mi commuovo” perché mi viene anche da ridere pensando che in quella cartoleria vendevano anche delle mini pistole e dei fucilini in miniatura che sparavano chicchi di riso… uno alla volta.

Si pensi come poteva essere nel silenzio dell’aula scolastica, sì perché ogni tanto si poteva tagliare il silenzio col coltello, il tic del chicco di riso che picchiava contro la grande carta geografica appesa alla parete.

Se vogliamo una penna o un evidenziatore, possiamo andare a Genova…

QUANTE BELLE PENNE A GENOVA IN VIA VENTI SETTEMBRE

Tornando all’impiegato che usa il computer e il monitor, è risaputo che ogni tanto andrà in ferie… che dovrebbero essere non solo un diritto, ma anche un dovere.

Un tempo si compravano le valigie, oggi rotola tutto… e allora si usano i trolley.

QUANTI BEI TROLLEY TUTTI COLORATI… A LUGANO

Benissimo… andiamo in viaggio? Sono ferie estive?

Sì. Allora ci vuole un bel cappello bianco per riparare la testa dai raggi solari.

Lo posso trovare in qualunque località quando c’è il mercato settimanale, oppure qui.

QUANTI BEI CAPPELLI!… A LUGANO.

Sì, qui a Lugano, dato che abito qui. Ma se si va da qualche parte in vacanza, a meno che non si vada dove fa veramente molto caldo, sarà sempre utile e necessario avere anche indumenti per potersi riparare da freschini serali.

E poi, non bisogna dimenticare che, c’è chi va in vacanza dove l’”aria condizionata” la fa da padrona… per esempio in crociera.

Oggi le Crociere sono di moda. Molte navi di varia stazza solcano le acque del Mar Mediterraneo, degli Oceani e dei mari veramente freddi del nord.

È bello affidarsi a certi alberghi galleggianti e farsi trasportare in giro per il mondo; quello però che non mi piace è quando la nave è troppo grande, e poi, l’aria condizionata… dappertutto c’è l’aria condizionata e… abbastanza fredda. Se potessero, piazzerebbero l’aria condizionata anche all’esterno. Ho fatto molte crociere e, salvo rari casi, mi son trovato sempre abbastanza bene… però ci vuole sempre un pulloverino… proprio per poter arrivare a combattere quel terribile condizionamento dell’aria. Non è però così grave come la mania, tutta americana, di mettere il ghiaccio dappertutto… proprio dappertutto… per fortuna lo si può rifiutare.

PULLOVERINI LEGGERI… a LUGANO

C’è chi non condivide il piacere della crociera… e non è necessario. Si può andare dappertutto… anche in Italia. Sì, proprio in Italia ci sono moltissimi posti uno più bello dell’altro… per non parlar dei “Borghi” recentemente messi positivamente in risalto dalla televisione di stato.

Lo Stato, il nostro Stato, tramite le Poste Italiane, ha cercato di mettere a fuoco o di propagandare molte località italiane; e bisogna proprio dire che ce ne sono di meravigliose.

Francobollo italiano del 1976

Questo castello, e questa località si trovano in Valle d’Aosta. Le Poste Italiana, a partire dal 1974 hanno emesso regolarmente francobolli cosiddetti turistici. È un peccato che, se si va a cercarli negli uffici postali, raramente è possibile trovarli. Vengono venduti, se ci sono, solo negli uffici capoluogo di provincia e in qualche altro ufficio importante. Purtroppo credo non sia un vizio solo italiano. Ora, la cosa più importante è poter arrivare a produrre un profitto.

Recentissimamente mi trovai appena al di là dal confine svizzero… in Germania… per la precisione a Costanza.

Quella città che dà il nome ad un lago abbastanza esteso che bagna ben tre nazioni, fu sede dell’omonimo Concilio. C’erano tre papi… e volevano sapere se ce n’era uno giusto o se quello giusto doveva ancora essere eletto.

Oggi di papa ne abbiamo uno solo; ce n’è però uno che non se la sentiva di continuare a portare la responsabilità della Chiesa e si dimise.

Dovrebbe esserci come se non ci fosse; eppure, recentemente pare che abbia dovuto dire la sua quando sarebbe stato meglio che fosse stato zitto… dato che si dimise.

A Costanza la giornata era piacevolmente appena appena fresca… c’era il sole e molti teutonici, e forse anche svizzeri espatriati per fare la spesa, tranquillamente seduti ai tavolini all’aperto a gustarsi piccoli spuntini o generose tazze di caffè. Io trovai un buon caffè espresso.

Gironzolando per la città ho trovato delle scarpe… più “scarponi” che scarpe… per chi vuol camminare… magari facendosi aiutare con due bastoni… tanto di moda.

Scarponi di vari colori a Costanza

Costanza, oltre a dare il nome al Concilio del 1414-1418 voluto da Re Sigismondo dà il nome al lago detto anche Bodanico.

È un peccato dover pensare a questo Concilio che vide, fra l’altro, l’esecuzione sul rogo di Jan Hus… che predicava la “trasparenza” e condannava la corruzione della chiesa cattolica. Dispiace dover pensare che già esisteva la corruzione… con la gioiosa consapevolezza che ora, almeno in Vaticano, non esiste più!

A Costanza può fare bel caldo d’Estate, ma frescolino nelle mezze stagioni salvo le giornate assolate nelle quali si può stare bene all’aperto o passeggiare vicino al lago o andare al porto. Ci sono i vaporetti… e ce ne sono di tre Nazioni. Da bambino fui più volte sul Lago di Costanza; mi piacevano molto quelle piccole navi ed era molto bello fare la giterella domenicale.

Konstanz – Nel porto.- Un battello lascia il porto – Un battello austriaco e sullo sfondo la statua IMPERIA.

Belli i colori blu, bianco e rosso con sullo sfondo il verde degli alberi. Dietro al battello è visibile la statua IMPERIA, all’imboccatura del porto. Tiene in alto i personaggi nudi più importanti del Concilio di Costanza: Sigismondo e il Papa Martino V.

LA STATUA IMPERIA (da Wikipedia)

Come è possibile raggiungere Costanza? In treno?

La città di Costanza confina con la cittadina svizzera di Kreuzlingen che viene raggiunta direttamente da Zurigo e da San Gallo

Dalla Svizzera, il treno svizzero arriva nella stazione di Costanza senza alcuna difficoltà diplomatica. È un treno moderno denominato THURBO… Mi ha permesso di raggiungere Costanza da San Gallo… dove ho potuto fotografarlo.

Il treno Thurbo nella stazione di San Gallo (Svizzera)

L’interno allegramente colorato del THURBO

Il lago di Costanza è molto bello, ma, in definitiva io preferisco la mia Riviera… quella ligure di Ponente. Clima meravigliosamente mite e tanto bel mare… e la possibilità di mangiar bene… e genuino.

Anche questi sono colori.

Quando ho iniziato con gli articoli COLORI, ho voluto prendere in considerazione quasi esclusivamente colori artificiali captati qua e là. Sono questi gli unici colori della natura che utilizzo nei miei articoli… perché sono diventati un po’ artificiali. Non sono più collegati al terreno e messi in bella mostra dall’uomo… in questo caso dall’uomo della Riviera dei Fiori nel mercato cittadino.

Trovo questo abbinamento bellissimo che s’impone d’autorità all’occhio che vuol godere.

C’è anche l’occhio che gradisce il panorama dall’alto di un aereo o i colori di una città… da dentro la città. Una città colorata è sicuramente Amsterdam… e ad Amsterdam ci vanno molti in aereo… e se vanno in aereo atterrano a SCHIPHOL e camminando negli ambienti aeroportuali possono aver fame di cioccolato… pare e sembra di tutti i colori.

Montagna di cioccolata a Schiphol (Amsterdam).

Certo che non ci si può nutrire solo di cioccolato. Però i dolci attirano mica male se sono colorati nel modo giusto.

È quello che vedremo.

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COLORI 5

 

Ho menzionato le scarpe di cioccolato…

Non sono scarpe vere da mettere ai piedi… no… altrimenti si scioglierebbero, però, sembrano scarpe vere. Le vidi in vetrina anni fa alla Rinascente di Milano.

MILANO – LE SCARPE DI CIOCCOLATO

Sono solo scarpe femminili… e sono di tutti i colori con fiocchetti vari e tanta fantasia.

Non so perché hanno attirato la mia attenzione ; non m’è neppure venuto il desiderio di acquistarne una.

Ho trovato interessanti i colori e il fatto che si potrebbe « mangiare una scarpa »… mangiare una scarpa che, per antonomasia è sporca… sempre sporca. Raramente una scarpa è pulita… solo quando è proprio nuova… anzi nuovissima.

Mi sovviene un quasi modo di dire che ebbi occasione di sentire un certo numero di anni fa… e cioè che in fatto di prestito, tutto si può prestare ad eccezione della moglie e delle scarpe… Ebbene, in questo caso si vuol mettere sullo stesso livello la moglie e le scarpe, o vuol significare che le scarpe sono così personali e preziose come la consorte ?

Ho voluto fotografarle ancor più da vicino… e ve le presento :

SCARPE DI CIOCCOLATO… ingrandite.

Probabilmente non mangerei una scarpa così, ma… una bella torta

LUGANO Al Porto– UNA VETRINA DI TORTE. QUANTI BEI COLORI !

È di grande interesse, almeno per me, il prendere in considerazione il fatto che più persone si fermano davanti a una vetrina così succulenta e… consumano con gli occhi le dolci bontà messe in mostra dietro a quel vetro.

Rimanendo nell’argomento torte, si può ricordare che, nella vita di tutti i giorni, quando un lavoro è quasi finito, ma non finito del tutto, si suol dire che sarebbe perfetto, o quasi perfetto e che… « manca la ciliegina sulla torta ».

LA TORTA CON LA CILIEGINA

La trovai anni fa e… la misi da parte. È anche lei di Lugano.

Siamo in un argomento caro a tante persone… il cibo. C’è chi mangia per vivere, chi vive per mangiare e chi non ha da mangiare in modo sufficiente… e, purtroppo, c’è anche chi muore di fame… anche a causa di una malnutrizione…

Che poi, anche l’obeso, che di cibo ne ha a sufficienza, anche lui è un caso che andrebbe analizzato fra quelli della « malnutrizione ».

Nel mondo in cui viviamo sembra che sia sempre tutto organizzato… I GRANDIdella terra si riuniscono un po’ qua e un po’ là per rendere tutto sempre migliore ; dalla pace, o dalla meno guerra, alla necessità di conservare i nostri, di ieri soprattutto, beni culturali (UNESCO), nonché la possibilità di pianificare un minimo di nutrimento per ogni popolo e per ogni umano che ha raggiunto, per nascita, la faccia della terra.

Ad occuparsi di cibo e di nutrizione, fra i GRANDIc’è, e ha sede a ROMA, la FAO.

Francobollo italiano del 1995 dedicato alla FAO.

Dalle nostre parti c’è solo l’imbarazzo della scelta e la necessità di avere un borsellino pieno o una buona carta di credito… anche per il mercato.

QUANTI BEI COLORI AL MERCATO DI SAN NICOLA A GENOVA !!!

C’è solo l’imbarazzo della scelta… i colori e le qualità… cereali e spezie… per ogni palato e per ogni casalinga desiderosa di stare dietro ai fornelli.

Oggi stare dietro ai fornelli sembra controproducente… si perde tempo, e poi, i familiari commensali raramente lodano la cuoca… è tutto dovuto. Sembra meglio cibarsi di alimenti precotti… e risparmiare quel tempo per azioni più « intelligenti ».

Le Poste Italiane s’erano già occupate di cibo nel 1994 con 2 francobolli.

Francobollo italiano del 1994

In questo francobollo si parla di pane… più precisamente di pagnotte. Ce ne sono alcuni tipi. C’è anche il sacco di farina con la paletta di legno.

Il pane non è solo uno degli alimenti più importanti degli italiani, ma è anche al centro di alcuni modi di dire altamente significativi.

Mi tolgo il pane di bocca” o similari è molto conosciuto; molto più interessante “Guadagnarsi il pane col sudore della fronte”.

È in questo contesto che mi viene automatico ricordare un momento della storia della mia beneamata Italia… momento che, coi tempi che corrono, non dovrebbe essere ricordato… perché oggi è di moda l’antifascismo. Io però mi rifaccio a uno storico molto importante e, penso come tale, obiettivo: Arrigo Petacco.

Scrisse una specie di biografia di Benito Mussolini “L’UOMO DELLA PROVVIDENZA”.

Comunque sia, il pane, come importante alimento per il popolo italiano, mi ha fatto ricordare “La battaglia del grano” di Mussolini. Pare che l’efficienza di questa “battaglia” abbia portato l’Italia, in soli 6 anni, all’autosufficienza in fatto di cereali.

1932 – Francobollo Decennale – PERCHÉ L’ITALIA ABBIA PANE PER TUTTI I SUOI FIGLI

Non ero ancora nato. Questo francobollo sembra abbia voluto mettere l’accento sulla necessità che ogni italiano avesse la possibilità di vivere con un certo benessere alimentare.

È probabile che, con questi riferimenti, io possa ricevere gli strali di qualche mio lettore. Non è assolutamente mia intenzione fare dell’apologia al fascismo… che ho un poco conosciuto… e che mi ha fatto soffrire non poco.

Molti di quelli che oggi parlano, hanno solo sentito parlare del fascismo, e hanno pure letto del fascismo, hanno voluto documentarsi sul fascismo, e, probabilmente hanno militato nel comunismo e hanno magari pure osannato Stalin e Togliatti. Io, da parte mia, so cosa sono le bombe che possono caderti sulla testa come conseguenza di una guerra terribile, e so pure, anche se marginalmente, cosa vuol dire quel “paradiso comunista” che fu da molti auspicato anche in Italia.

Qui, in questa sede, mi piace, coll’ausilio dei colori che aiutano l’introduzione di riflessioni, essere oggettivo. Il pane del francobollo della FAO e quello col pane in bella vista non poteva evitarmi certe digressioni.

Ci fu un altro francobollo che parlava di cibo… sempre nel 1994.

Francobollo italiano del 1994.

Non mi sembra particolarmente bello. Esalta la pastasciutta, non solo tanto amata dagli italiani, ma indispensabile, almeno credo, nella dieta mediterranea.

Con gli alimenti ci si può sbizzarrire finché si vuole. Ci sono anche gli alimenti che, in abbondanza, causa zucchero, non vanno bene… senza parlare di quelli “senza zucchero” e coi dolcificanti che sono ancora peggio… come le caramelle.

Valencia… CHE ESPOSIZIONE DI CARAMELLE… E SIMILI!

Che poi, in fondo in fondo, le caramelle diventerebbero la fortuna dei dentisti.

Lasciamo perdere e consideriamo il particolare che se vogliamo andare a cena… una buona cena, abbiamo bisogno di vestirci un po’ bene.

Per Lei, se Lei va a cena con Lui o, anche se va a cena con una Lei, o con delle Lei o con più Lui, desidera sempre avere una borsetta.

Ci sono delle donne che, come borsetta, hanno una specie di valigia nella quale puoi trovare assolutamente di tutto. Che poi, se, sul bus, o sul tram o per la strada le vedi affannosamente “ravanare” in questa “valigia”, è semplicemente che si rendono conto che il cellulare, non sempre nel posto giusto, ha cominciato a squillare… o a fare dei rumori o delle musiche strane. Sì, perché oggi il telefono, non è più un telefono, e quindi squillararamente. È un piccolo computer che fa musica, imita il verso degli animali e conserva album di famiglia e filmati più o meno confidenziali.

Torniamo alla borsetta per una buona cena… non alla valigia.

Normalmente è di piccole dimensioni e dovrebbe essere strettamente abbinata agli altri indumenti… sì, perché la borsetta è una specie di indumento.

MILANO LINATE

Queste di Linate sono poche. Non ci sono molti colori. Una borsetta così potrebbe essere sufficiente per quando s’arriva dopo un viaggio in aereo; però, non dimentichiamolo, la borsetta è importante e l’abbinamento importantissimo… come per le scarpe.

Sì, la scarpa, il colore e la “fattezza” della scarpa è troppo importante. Oggi si entra in un negozio di scarpe e si sceglie e si prova e si va a pagare… alla cassa.

Ma un tempo non era così… o forse è ancora così nei negozi come si deve… Il cliente entrava, spiegava che tipo di calzatura desiderava, veniva fatto accomodare e cominciava a provare un certo numero di scarpe che il commesso o la commessa portava e aiutava a infilare nel piede. Un paio di passi, un passaggio davanti allo specchio e… un altro giro. Il primo gruppo di scatole, con le scarpe rifiutate, vien messo in un angolo e si riparte con un’altra mandata; un continuo susseguirsi di prove, controprove, passaggi davanti allo specchio e… “forse quel paio là che avevamo eliminato potrebbe andare”… e così via.

La pazienza di quei commessi era unica e irripetibile o al passo coi tempi. Sì, perché non bisogna credere che, alla fine, quella signora uscirà dal negozio col pacco del paio di scarpe acquistato… no, no. Quella signora potrebbe non aver trovato quello che desiderava, pronta a continuare la ricerca in un altro negozio.

Da parte mia, devo dire la verità, ho sempre acquistato un paio di scarpe in una manciata di minuti.

Torniamo alla borsetta per la cena… o anche per andare a spasso.

La nostra Lei troverà il colore che desidera:

A MENDRISIO… AL FOXTOWN

Se poi Lei andrà con Lui, sarà necessario che anche Lui si vesta bene…

Per vestirsi bene, oggi sembra siano sufficienti un paio di jeans, una camicia e magari una giacchetta, dipendentemente dalla temperatura.

In questo caso però, sarà bene che Lui eviti di vestirsi in modo troppo casual… magari coi pantaloni bucati e le ginocchia al vento.

Per una bella cena, magari Lui solo con Lei, secondo me Lui potrà vestirsi con un bell’abito e terminare il look con una bella cravatta.

Lo so, sembra che le cravatte siano un po’ in disuso; una bella cravatta però, con un nodo fatto bene, è un pochino come quella torta con la ciliegina. Temo però, che oggi, molti uomini non siano capaci di fare un bel nodo alla cravatta.

MILANO – GALLERIA VITTORIO – Ma non sono belle?

E allora… ipotizziamo una bella cenetta. Sì? Vogliamo metterci una bella candela?

MERANO – ALLA CONAD

Per trovare una candela non è necessario andare in un negozio specializzato. Esistono sì delle candele molto belle, e, in questo caso, per avere quella che piace, potrebbe essere necessario fare delle ricerche.

A me son sempre piaciute le candele e, ne ho ricevute molte in regalo… sono però candele che non si accendono… almeno normalmente.

S’è potuto sicuramente comprendere che apprezzo i colori; mi piacciono quando sono tanti insieme, ma anche il singolo colore.

Molte persone, forse moltissime, lavorano o devono lavorare. Molte volte il lavoro piace, altre volte non piace per niente e viene atteso con ansia il venerdì per poter godere 2 giorni di festa.

Anche sul lavoro ci possono essere i colori… ad aiutarci… e, perché no, essere più sereni.

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Colori 4

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S’era detto, ovvero, mi ero permesso di scrivere che si può « creare » e, di conseguenza produrre in modo singolare ed esclusivo se non ci si fa « rimorchiare » o non si sente la necessità di portare avanti il proprio vivere imitando altri o oggetti altrui.

GLI OMBRELLI COLORATI… A GENOVA.

Certo che la città di Genova si sentì in dovere di imitare l’altrui operato quando permise che alcune strade del centro venissero paludate con ombrelli multicolori.

Non voglio parlar male di Genova… anche se più di una volta mi son trovato a dire che la Liguria dorme… e Genova è la capitale della Liguria… e a Genova sono nato… e a Genova ho studiato e mi sono laureato.

Oggi vivo lontano dalla mia città.

Mi sono allontanato molto presto dalla mia città… dalla mia bellissima città.

Non ero ancora laureato e già avevo trovato un posto di lavoro… all’estero… sì, all’estero. Non mi andava giù l’idea di aver studiato tanto, di aver faticato in modo esagerato per raggiungere la Maturità, aver passato ore e ore sui libri, ore e ore all’Università, ore e ore nelle varie corsie dei vari reparti universitari, e… dopo che in modo altisonante 11 Professori ti dicono che sei diventato dottore, dover elemosinare un lavoro come forse assistente volontario e non guadagnare il becco d’un quattrino.

In poche parole, ricordo la mia Genova con grande tristezza, non solo perché per poter vivere senza elemosinare sono andato via il giorno dopo la laurea, ma perché quando vi tornai per esprimere quanto avevo imparato, dovetti prendere atto che non era cambiato nulla, che i « lecchini » erano una bella quantità e che l’Università faceva pena e non avrebbe avuto il diritto di chiamarsi « degli Studi ».

Forse oggi è tutto meglio ; forse oggi nessuno lecca e chi lavora viene retribuito ; forse oggi, che si fanno anche i trapianti, funziona tutto a puntino.

Mi sembra, dopo aver pianto su quello che era la mia città, di aver fatto un bel « cappello » al mio colorato articolo.

È arrivato quindi il momento di parlare di cappelli.

I CAPPELLI DI LISBONA

Naturalmente non sono gli unici e non riuscirebbero a fare la concorrenza a quelli britannici di Elisabetta II.

In questa vetrina ben illuminata, ci sorprende l’ordine col quale son messi in buona mostra i colorati copricapo.

È tutta un’altra cosa questa vetrina di Merano. Siamo sì in Italia, ma siamo anche un poco in Tirolo… almeno per quanto riguarda la lingua parlata dai locali.

L’APPARENTE DISORDINE DI MERANO

 È interessante poter prendere atto che, se ci si trova in provincia di Bolzano, provincia ufficialmente bilingue, se ci si rivolge ai locali in lingua tedesca, dato che loro si rendono conto che la pronuncia non è perfetta, rispondono volentieri in italiano.

A me sembra bellissimo, per una Nazione, avere delle zone con lingua e cultura diverse… che, sempre secondo me, sono da gelosamente preservare.

Anni fa l’Alto Adige in italiano o Südtirol per loro che sono nella loro terra, era una zona dove chi parlava italiano non era gradito e chi si considerava tedesco o austriaco era inviso al resto d’Italia.

Oggi è tutto cambiato. Loro sanno di essere in Italia come italiani, ma possono utilizzare la loro lingua… che è diventata ufficiale.

Loro, i sudtirolesi, hanno sicuramente sofferto molto ai tempi di Mussolini… sì, perché quel regime pretendeva di italianizzare tutto… tutto quello che stava entro i confini del Regno.

Ho trovato molto significativa, la doppia scritta POLIZIAe POLIZEIsulle auto dei nostri poliziotti e qualche scritta come questa che sta ad indicare l’ufficio postale.

UFFICIO POSTALE A MERANO

È chiaro che, di quella meravigliosa provincia ci potrebbe essere ancora molto da scrivere… però, per scrivere è necessario avere una penna… come una di queste:

QUANTE BELLE PENNE COLORATE… A LUGANO.

Spero di poter scrivere ancora dell’Alto Adige e delle bellezze che offre quella regione.

Che bello scrivere!…ultimamente lo trovo bello e interessante… ma non da molto.

Relativamente alla mia età, potrei dire che non è molto che scrivo volentieri. Ma io lo so perché… per la stessa ragione non amo gli esami… anzi, se fosse permesso odiare qualcosa, li odierei.

Perché?

Semplicissimo; perché quando giovanissimo fui e già mi accarezzava l’idea di studiare medicina, ancora non sapevo quanto gli “esami” avrebbero potuto “tagliare” le gambe a un giovane. La guerra, la Seconda Guerra Mondiale era finita da poco, e, chi aveva dovuto andare a scuola non aveva avuto tutto facile come ora… allora si doveva fare i conti non solo coi bombardamenti ma anche con tanta precarietà… a tutti i livelli. Le mie elementari le feci presso le Suore Orsoline; non ricordo molto di quella scuola e non posso dire di averne un brutto ricordo. Ciò che trovo possa interessare il lettore, fu che era proibitissimo parlare il dialetto; se si veniva pescati a parlare in genovese, si veniva puniti. Mussolini voleva che si parlasse solo italiano.

Ora è diverso; si può parlare il dialetto, ma non lo parla quasi più nessuno… purtroppo.

Comunque sia, dopo 5 anni di scuola elementare, se ero veramente intenzionato a continuare gli studi, dovevo essere presentato a un “Esame d’amissione alle scuole medie”.

Così fu, perché le suore mi presentarono all’esame… in una scuola pubblica. Perché fu così non lo so, so solo che, in quell’occasione, alla fine della Quinta Elementare il tema che mi trovai a scrivere non piacque agli esaminatori e, semplicemente non fui ammesso agli orali e, senza tanti complimenti mi rimandarono ad ottobre (a quei tempi si diceva così). Io non so se ce l’avevano con le suore o se veramente scrissi male il tema; la realtà fu che, io ancora bimbo (mi fecero fare la Prima all’età di 6 anni) mi trovai a fare temi durante tutta l’estate e s’instaurò in me la consapevolezza del non saper scrivere. Ma, ancor peggio, mi trovai ad avere una vera e propria idiosincrasia per tutto ciò che era o sarebbe stato “esame”… e questo fino all’ultimo esame che affrontai all’Università.

Scrivere forse mi sarebbe piaciuto; il piacere arrivò quando ormai potevo essere considerato vecchio; però arrivò e fu in quel momento che mi accorsi che si può scrivere tanto per farlo, oppure per lasciare qualcosa agli altri… qualcosa di interessante o apparentemente sconosciuto.

E allora cominciai a pensare che si poteva scrivere un libro. D’altra parte, oggi tutti scrivono un libro… o se lo fanno scrivere.

L’ho fatto; ho scritto un libro… mi sembrava fosse giusto, e, in fondo in fondo, onesto raccontare di qualcosa sconosciuto ai più… ma qualcosa che può aiutare, essere utile, e, messo in pratica, perché no, permettere guarigioni… non fu un gran successo, ma a qualcuno cambiò la vita, e questo s’è dimostrato più che sufficiente.

 

Si scrivono anche biglietti di condoglianze per i parenti di chi passa a miglior vita… anche se si preferirebbe rimanere a peggior vita. Poi si scrivono i biglietti d’auguri e, quando non si può farne a meno o si ama o c’è affetto, assieme al biglietto d’auguri si confeziona un bel pacchettino… o lo si fa confezionare.

Piace confezionarlo, e, in questo caso sono necessari nastri o nastrini… proprio come questi bene esposti:

NASTRI E NASTRINI A LUGANO

Io non sono proprio capace di confezionare un bel pacchetto… uno di quelli che si presentano bene.

Che poi, cosa ci mettiamo nel pacchetto?

Fare un regalo è sempre difficile… almeno per me. Mia moglie invece è veramente molto in gamba; sa captare il desiderio di quel qualcuno al quale vuol fare un regalo, lo rammenta e, al momento buono lo snocciola, ben impacchettato, con eleganza.

Un regalo sempre utile è uno o più asciugamani… magari intonati con una bella candela. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

SEMPRE A LUGANO

Se si regala uno o più asciugamani, bisogna essere sicuri che non accada di essere mal interpretati… sì, perché potrebbe essere un invito a lavarsi per qualcuno che normalmente puzza… o non si lava mai.

Non dimenticherò mai quell’invito a cena assieme ad altre persone… fra cui quella persona che, almeno i capelli, non li lavava mai… o troppo poco.

A un certo momento, dopo varie discussioni più o meno animate, ma sempre amichevoli, questa persona che si trovava seduta vicino al muro, per poter ridere bene, appoggiò la testa al muro bianco dell’appartamento nel quale ci trovavamo. Fu un attimo, e la strisciatina del cuoio capelluto non lavato lasciò un’impronta indelebile su quella parete. Qualche giorno dopo, il padrone di casa, me lo fece vedere… sorridendo però.

 

In molti scriviamo… e in molti non scriviamo… perché è molto più comodo prendere il telefono e comunicare in quel modo.

Oggi poi che ogni componente di ogni nucleo familiare possiede uno o più smartphone… Sarà bene personalizzarli dando a ogni cellulare il suo colore.

C’è qualcuno che ci pensa.

COPRICELLULARE a MILANO LINATE

Un colore per ognuno… un colore per ogni gusto.

Oggi col telefono si fa tutto… forse in futuro ci sarà pure il cellulare che stirerà le camicie.È interessante dover prendere atto che certi uffici ai quali si scrive per ottenere delle informazioni o per reclamo, non riescono a scomodarsi e rispondere per iscritto… no, usano il telefono. Col telefono manca quello scritto con firma che rende responsabili.

Non so se è vero, ma oggi, sempre meno s’ha il coraggio di essere responsabili. E questo potrebbe essere comprensibile… perché oggi, più che un tempo, esiste un esercito di avvocati che pretendono di sempre “tagliare un capello in quattro”.

Mi considero infatti fortunato… o perché ho lavorato bene… in tanti anni di sala operatoria non sono mai stato “indagato”.

Eppure, chi lavora in campo alimentare ha delle grosse responsabilità… e sicuramente se le sa prendere… anche quando vende “scarpe di cioccolato”.

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 Ogni tanto passo la frontiera… la frontiera fra la Svizzera e l’Italia… vado in Italia:

 

quell’Italia che mi ha dato i natali quando ancora Benito Mussolini dettava legge,

quell’Italia che preferì la Repubblica a Umberto II,

quell’Italia che ebbe fra i propri Governanti un cittadino dell’Unione Sovietica,

quell’Italia che maltrattò gli italiani profughi dall’Istria, Fiume e Dalmazia,

quell’Italia del famoso miracolo economico,

quell’Italia che rese immortale la Vespa e la FIAT 500,

quell’Italia che si tappò il naso e votò Democrazia Cristiana,

quell’Italia che svende i propri Gioielli,

quell’Italia che stravede per un pallone… anche se non è sempre quello,

quell’Italia che tentò la svolta con un reddito di cittadinanza e una quota 100,

quell’Italia, infine, che ancora non sa se amare o odiare l’Europa.

 

Mi piace, ogni tanto, attraversare la frontiera.

Mi piace andarci col trenino… così posso camminare.

Mi piace, ogni volta, bere un buon caffè… al bar… in piedi.

Mi piace portarmi la macchina fotografica.

 

Ogni volta la luce è diversa. Gli specchi d’acqua del Ceresio e del Tresa possono assumere risvolti magici, ogni volta diversi.

 

Oggi, mentre tornavo al trenino, e camminavo alla svelta perché qui in Svizzera tutti i treni cercano di osservare l’orario e non fa piacere vedere il treno dal di dietro, ecco spuntare un barchino quasi silenzioso con una bella e simpatica scia.

IL CERESIO

La foto non è perfetta… la luce non è ideale… ma a me è piaciuta… e ve l’ho passata.

 

Qualcuno potrebbe chiedersi “Cos’è il Ceresio e cos’è il Tresa.

 

Il Ceresio è il Lago di Lugano.

Il Tresa è il fiume emissario del Lago di Lugano. È un fiume corto. Si forma appunto a Ponte Tresa sponda svizzera, a Lavena Ponte Tresa sponda italiana. Per qualche chilometro segna il confine fra l’Italia e la Svizzera… poi scorre in territorio italiano e sfocia ne Lago Maggiore presso Luino.

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In poche ore cambia il panorama. La vedete questa casa ? Sta cominciando ad essere distrutta.

GLIENE HANNO ROSICCHIATO UN PEZZETTO.

Era lì da chissà quanto tempo. Ormai ci avevamo fatto l’abitudine… al punto tale per cui non veniva più degnata neppure di uno sguardo. Era lì ; non si sapeva esattamente quanto e come fosse abitata.

Poi, un bel giorno, fra una nuvola e l’altra, con maggiore o minore disturbo al flusso automobilistico, inizia la prima « rosicchiata »… verso la distruzione totale.

 

Quando si porta a distruzione un vecchio immobile, è d’uso, per evitare inutili polveroni, bagnare continuativamente l’oggetto che sta per sparire agli occhi dei passanti… e dei curiosi.

Forse la dizione « curiosi » potrebbe essere sbagliata. Chi va a controllare come procedono i lavori d’abbattimento di uno stabile come questo, possono essere in prima linea gli abitanti del luogo… quelli che, vedendo lì, e sempre lì quel casone, vedendolo di colpo aggredito da ruspe e affini, si sentono un po’ come derubati di un oggetto che avevano sempre visto… e che magari avevano anche considerato brutto.

Questi « vicini di casa » non sono dei curiosi, ma degli interessati in prima persona.

I curiosi sono quelli che devono poter dire « c’ero anch’io » o arrivano a farsi il selfie davanti a un ponte crollato o nei pressi di una nave da crociera naufragata.

LA SECONDA ROSICCHIATURA

Il caso volle che, dopo la prima giornata, arrivasse la seconda con copiosa pioggia… quella pioggia che molti attendevano con ansia. Ebbene, la pioggia si dimostrò benefica anche per chi stava demolendo lo stabile.

Il cielo mandò molta acqua e permise alle ruspe di impolverare poco o niente gli abitanti del vicinato.

Il giorno dopo cessano le pioggie e un cielo azzurro ci dimostra che un po’ più in alto non ha piovuto proprio niente… ha nevicato…e anche molto.

Anche se siamo già in Aprile non dobbiamo assolutamente meravigliarci se ci possono essere delle benefiche nevicate.

Mi vien da pensare alla Valle Padana… a quel povero Po che langue per troppo poca acqua. Ebbene, anche se non sarà sufficiente, qualcosa farà. Certo, questa pioggia dovrà prima arrivare nel Lago di Lugano, poi grazie al Tresa giungere nel Lago Maggiore, da lì nel Ticino e… finalmente nel nostro Grande Fiume.

Che poi, evviva la neve lassù in alto, che quando si scioglierà continuerà ad alimentare i nostri fiumi.

LA NEVE

Il ritorno del sole dice chiaramente che siamo davvero in Primavera. Alberi fioriti e camelie allietano la nostra vista… anche il nostro vedere un po’ più in qua dove le ruspe hanno lavorato…

SI CHIAMA ALBERETTO

Non è simpatico ? È giovane… ha la sua personalità ma ancora fa fatica a comunicare. Con le prime foglie ci fa gioire per la Primavera benarrivata. Non solo queste foglioline dell’ « Alberetto » parlano di luce nuova e azzurro forse più caldo, ma, a dare letizia ai nostri occhi hanno pensato anche loro… ammirateli :

SEMBRANO AMICI

Sì, sembrano amici e, coi loro colori possono solo lasciarci a bocca aperta.

A me è accaduto di poter ammirare questi « amici » passando proprio da qui, vicino al lago e… vederli. Ero sul bus e stavo tornando a casa. Non so in quanti hanno potuto ammirarli… perché ?

Perché , da qualche anno, chi va in bus, anche se non trova la possibilità di sedersi, « sfodera » lo smartphone e « lavora » velocemente con dita e occhi… sposta foto, scrive messaggi, attende messaggi, sorride, fa delle smorfie digita a velocità sempre maggiore… ma non si guarda intorno. Capisce quando è il momento di scendere perché un sesto senso lo fa dirigere verso la porta d’uscita del mezzo.

Altre volte, lo smartphone ha l’effettiva funzione del telefonino portatile ; l’umano in questione sale sul bus parlando, si siede se può… sempre parlando senza degnare neppure di un’occhiata i compagni di viaggio… continua a parlare ed eventualmente sorridere con gli occhi immersi nell’infinito… arrivato a destinazione, sempre con lo smartphone appiccicato all’orecchio, scende… e continua a parlare, sorridere e… qualche volta gesticolare.

 Intanto la casa grossa non c’è più !

LA CASA NON C’È PIÙ

Tempo 48 ore la casa non c’è più. Chissà cosa faranno ora e… con che tempi.

Certo che i tempi non saranno brevissimi, ma, chi di dovere, cercherà di ottenere il massimo rendimento. Oggi è il « rendimento » ciò che conta… solo il rendimento… non certo quello degli Istituti Bancari verso i propri clienti.

Dobbiamo tornare un poco indietro nel tempo.

« Cosa significa ? »

Significa che, se osserviamo attentamente quella casa prima della demolizione, possiamo vedere cosa verrà costruito.

La prossima costruzione.

Vista così potrebbe essere bella da vedere.

Vi piace ? Ho ingrandito la prima foto ; per darle un tocco di vitalità ci ho piazzazo davanti un’utilitaria di passaggio e così tutti possono prendere atto di cosa potrà succedere dopo.

 

La casa non c’è più… e verrà presto dimenticata.

Anche noi la dimenticheremo !

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Albert Einsteinavrebbe detto o scritto :

 

Il mondo non verrà distrutto da coloro che fanno il male, ma da coloro che li stanno a guardare senza fare nulla.

 

Il mondo è fatto di piccole e grandi cose… analogamente il rapporto fra coniugi o il rapporto fra cittadini e Autorità, nonché fra Nazioni… grandi e piccole.

 

Ognuno ha il suo ruolo e quindi, ognuno « deve » poter fare la sua parte.

 

Pochi giorni fa, vidi nel contesto di un telegiornale, un treno della Circumvesuviana… tutto « dipinto » da abusivi colori… che non avevano niente a che fare coi colori originali del treno e neppure con quel qualche cosa che venga definito arte. In poche parole ho visto un treno, almeno esternamente, « sporco e oltraggiato ».

Proprio così… oltraggiato da mani e menti che non conoscono il significato dell’educazione e del rispetto.

 

Ho dovuto rammentarmi di quanto nei mesi addietro mi capitò di fotografare quasi per caso alla stazione di Lugano… in territorio elvetico… dove, forse solo apparentemente, esiste ancora un poco il rispetto dell’altrui cose.

UNO

DUE

 

TRE

QUATTRO

CINQUE

SEI

SETTE

OTTO

NOVE

Può darsi che qualcuno consideri queste « brutture » opere d’arte e le carrozze ferroviarie dei Louvre ambulanti ; io, credo che non sia corretto impiastrare in questo modo un treno, non foss’altro che per il fatto che il treno è di tutti e, in particolare di una Nazione…

 

Se vogliamo ora fare riferimento a quanto ebbe a dire il buon Albert Einstein, sembra che non ci sia la volontà di bloccare questo incivile fenomeno di imbrattare gli altrui oggetti, per cui le « Autorità stanno a guardare » aiutando la distruzione di una piccola parte di mondo.

Qualcuno è malato?

Chi sta a guardare o chi vuol distruggere?

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