Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘donna’ Category

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

COLORI 5

 

Ho menzionato le scarpe di cioccolato…

Non sono scarpe vere da mettere ai piedi… no… altrimenti si scioglierebbero, però, sembrano scarpe vere. Le vidi in vetrina anni fa alla Rinascente di Milano.

MILANO – LE SCARPE DI CIOCCOLATO

Sono solo scarpe femminili… e sono di tutti i colori con fiocchetti vari e tanta fantasia.

Non so perché hanno attirato la mia attenzione ; non m’è neppure venuto il desiderio di acquistarne una.

Ho trovato interessanti i colori e il fatto che si potrebbe « mangiare una scarpa »… mangiare una scarpa che, per antonomasia è sporca… sempre sporca. Raramente una scarpa è pulita… solo quando è proprio nuova… anzi nuovissima.

Mi sovviene un quasi modo di dire che ebbi occasione di sentire un certo numero di anni fa… e cioè che in fatto di prestito, tutto si può prestare ad eccezione della moglie e delle scarpe… Ebbene, in questo caso si vuol mettere sullo stesso livello la moglie e le scarpe, o vuol significare che le scarpe sono così personali e preziose come la consorte ?

Ho voluto fotografarle ancor più da vicino… e ve le presento :

SCARPE DI CIOCCOLATO… ingrandite.

Probabilmente non mangerei una scarpa così, ma… una bella torta

LUGANO Al Porto– UNA VETRINA DI TORTE. QUANTI BEI COLORI !

È di grande interesse, almeno per me, il prendere in considerazione il fatto che più persone si fermano davanti a una vetrina così succulenta e… consumano con gli occhi le dolci bontà messe in mostra dietro a quel vetro.

Rimanendo nell’argomento torte, si può ricordare che, nella vita di tutti i giorni, quando un lavoro è quasi finito, ma non finito del tutto, si suol dire che sarebbe perfetto, o quasi perfetto e che… « manca la ciliegina sulla torta ».

LA TORTA CON LA CILIEGINA

La trovai anni fa e… la misi da parte. È anche lei di Lugano.

Siamo in un argomento caro a tante persone… il cibo. C’è chi mangia per vivere, chi vive per mangiare e chi non ha da mangiare in modo sufficiente… e, purtroppo, c’è anche chi muore di fame… anche a causa di una malnutrizione…

Che poi, anche l’obeso, che di cibo ne ha a sufficienza, anche lui è un caso che andrebbe analizzato fra quelli della « malnutrizione ».

Nel mondo in cui viviamo sembra che sia sempre tutto organizzato… I GRANDIdella terra si riuniscono un po’ qua e un po’ là per rendere tutto sempre migliore ; dalla pace, o dalla meno guerra, alla necessità di conservare i nostri, di ieri soprattutto, beni culturali (UNESCO), nonché la possibilità di pianificare un minimo di nutrimento per ogni popolo e per ogni umano che ha raggiunto, per nascita, la faccia della terra.

Ad occuparsi di cibo e di nutrizione, fra i GRANDIc’è, e ha sede a ROMA, la FAO.

Francobollo italiano del 1995 dedicato alla FAO.

Dalle nostre parti c’è solo l’imbarazzo della scelta e la necessità di avere un borsellino pieno o una buona carta di credito… anche per il mercato.

QUANTI BEI COLORI AL MERCATO DI SAN NICOLA A GENOVA !!!

C’è solo l’imbarazzo della scelta… i colori e le qualità… cereali e spezie… per ogni palato e per ogni casalinga desiderosa di stare dietro ai fornelli.

Oggi stare dietro ai fornelli sembra controproducente… si perde tempo, e poi, i familiari commensali raramente lodano la cuoca… è tutto dovuto. Sembra meglio cibarsi di alimenti precotti… e risparmiare quel tempo per azioni più « intelligenti ».

Le Poste Italiane s’erano già occupate di cibo nel 1994 con 2 francobolli.

Francobollo italiano del 1994

In questo francobollo si parla di pane… più precisamente di pagnotte. Ce ne sono alcuni tipi. C’è anche il sacco di farina con la paletta di legno.

Il pane non è solo uno degli alimenti più importanti degli italiani, ma è anche al centro di alcuni modi di dire altamente significativi.

Mi tolgo il pane di bocca” o similari è molto conosciuto; molto più interessante “Guadagnarsi il pane col sudore della fronte”.

È in questo contesto che mi viene automatico ricordare un momento della storia della mia beneamata Italia… momento che, coi tempi che corrono, non dovrebbe essere ricordato… perché oggi è di moda l’antifascismo. Io però mi rifaccio a uno storico molto importante e, penso come tale, obiettivo: Arrigo Petacco.

Scrisse una specie di biografia di Benito Mussolini “L’UOMO DELLA PROVVIDENZA”.

Comunque sia, il pane, come importante alimento per il popolo italiano, mi ha fatto ricordare “La battaglia del grano” di Mussolini. Pare che l’efficienza di questa “battaglia” abbia portato l’Italia, in soli 6 anni, all’autosufficienza in fatto di cereali.

1932 – Francobollo Decennale – PERCHÉ L’ITALIA ABBIA PANE PER TUTTI I SUOI FIGLI

Non ero ancora nato. Questo francobollo sembra abbia voluto mettere l’accento sulla necessità che ogni italiano avesse la possibilità di vivere con un certo benessere alimentare.

È probabile che, con questi riferimenti, io possa ricevere gli strali di qualche mio lettore. Non è assolutamente mia intenzione fare dell’apologia al fascismo… che ho un poco conosciuto… e che mi ha fatto soffrire non poco.

Molti di quelli che oggi parlano, hanno solo sentito parlare del fascismo, e hanno pure letto del fascismo, hanno voluto documentarsi sul fascismo, e, probabilmente hanno militato nel comunismo e hanno magari pure osannato Stalin e Togliatti. Io, da parte mia, so cosa sono le bombe che possono caderti sulla testa come conseguenza di una guerra terribile, e so pure, anche se marginalmente, cosa vuol dire quel “paradiso comunista” che fu da molti auspicato anche in Italia.

Qui, in questa sede, mi piace, coll’ausilio dei colori che aiutano l’introduzione di riflessioni, essere oggettivo. Il pane del francobollo della FAO e quello col pane in bella vista non poteva evitarmi certe digressioni.

Ci fu un altro francobollo che parlava di cibo… sempre nel 1994.

Francobollo italiano del 1994.

Non mi sembra particolarmente bello. Esalta la pastasciutta, non solo tanto amata dagli italiani, ma indispensabile, almeno credo, nella dieta mediterranea.

Con gli alimenti ci si può sbizzarrire finché si vuole. Ci sono anche gli alimenti che, in abbondanza, causa zucchero, non vanno bene… senza parlare di quelli “senza zucchero” e coi dolcificanti che sono ancora peggio… come le caramelle.

Valencia… CHE ESPOSIZIONE DI CARAMELLE… E SIMILI!

Che poi, in fondo in fondo, le caramelle diventerebbero la fortuna dei dentisti.

Lasciamo perdere e consideriamo il particolare che se vogliamo andare a cena… una buona cena, abbiamo bisogno di vestirci un po’ bene.

Per Lei, se Lei va a cena con Lui o, anche se va a cena con una Lei, o con delle Lei o con più Lui, desidera sempre avere una borsetta.

Ci sono delle donne che, come borsetta, hanno una specie di valigia nella quale puoi trovare assolutamente di tutto. Che poi, se, sul bus, o sul tram o per la strada le vedi affannosamente “ravanare” in questa “valigia”, è semplicemente che si rendono conto che il cellulare, non sempre nel posto giusto, ha cominciato a squillare… o a fare dei rumori o delle musiche strane. Sì, perché oggi il telefono, non è più un telefono, e quindi squillararamente. È un piccolo computer che fa musica, imita il verso degli animali e conserva album di famiglia e filmati più o meno confidenziali.

Torniamo alla borsetta per una buona cena… non alla valigia.

Normalmente è di piccole dimensioni e dovrebbe essere strettamente abbinata agli altri indumenti… sì, perché la borsetta è una specie di indumento.

MILANO LINATE

Queste di Linate sono poche. Non ci sono molti colori. Una borsetta così potrebbe essere sufficiente per quando s’arriva dopo un viaggio in aereo; però, non dimentichiamolo, la borsetta è importante e l’abbinamento importantissimo… come per le scarpe.

Sì, la scarpa, il colore e la “fattezza” della scarpa è troppo importante. Oggi si entra in un negozio di scarpe e si sceglie e si prova e si va a pagare… alla cassa.

Ma un tempo non era così… o forse è ancora così nei negozi come si deve… Il cliente entrava, spiegava che tipo di calzatura desiderava, veniva fatto accomodare e cominciava a provare un certo numero di scarpe che il commesso o la commessa portava e aiutava a infilare nel piede. Un paio di passi, un passaggio davanti allo specchio e… un altro giro. Il primo gruppo di scatole, con le scarpe rifiutate, vien messo in un angolo e si riparte con un’altra mandata; un continuo susseguirsi di prove, controprove, passaggi davanti allo specchio e… “forse quel paio là che avevamo eliminato potrebbe andare”… e così via.

La pazienza di quei commessi era unica e irripetibile o al passo coi tempi. Sì, perché non bisogna credere che, alla fine, quella signora uscirà dal negozio col pacco del paio di scarpe acquistato… no, no. Quella signora potrebbe non aver trovato quello che desiderava, pronta a continuare la ricerca in un altro negozio.

Da parte mia, devo dire la verità, ho sempre acquistato un paio di scarpe in una manciata di minuti.

Torniamo alla borsetta per la cena… o anche per andare a spasso.

La nostra Lei troverà il colore che desidera:

A MENDRISIO… AL FOXTOWN

Se poi Lei andrà con Lui, sarà necessario che anche Lui si vesta bene…

Per vestirsi bene, oggi sembra siano sufficienti un paio di jeans, una camicia e magari una giacchetta, dipendentemente dalla temperatura.

In questo caso però, sarà bene che Lui eviti di vestirsi in modo troppo casual… magari coi pantaloni bucati e le ginocchia al vento.

Per una bella cena, magari Lui solo con Lei, secondo me Lui potrà vestirsi con un bell’abito e terminare il look con una bella cravatta.

Lo so, sembra che le cravatte siano un po’ in disuso; una bella cravatta però, con un nodo fatto bene, è un pochino come quella torta con la ciliegina. Temo però, che oggi, molti uomini non siano capaci di fare un bel nodo alla cravatta.

MILANO – GALLERIA VITTORIO – Ma non sono belle?

E allora… ipotizziamo una bella cenetta. Sì? Vogliamo metterci una bella candela?

MERANO – ALLA CONAD

Per trovare una candela non è necessario andare in un negozio specializzato. Esistono sì delle candele molto belle, e, in questo caso, per avere quella che piace, potrebbe essere necessario fare delle ricerche.

A me son sempre piaciute le candele e, ne ho ricevute molte in regalo… sono però candele che non si accendono… almeno normalmente.

S’è potuto sicuramente comprendere che apprezzo i colori; mi piacciono quando sono tanti insieme, ma anche il singolo colore.

Molte persone, forse moltissime, lavorano o devono lavorare. Molte volte il lavoro piace, altre volte non piace per niente e viene atteso con ansia il venerdì per poter godere 2 giorni di festa.

Anche sul lavoro ci possono essere i colori… ad aiutarci… e, perché no, essere più sereni.

Read Full Post »

PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

È bello andare in giro… e, in fondo in fondo, è ancor più bello poter utilizzare i mezzi pubblici.

Ho sempre apprezzato i mezzi pubblici… anche perché si vedono visi nuovi e personaggi, raramente però… particolari.

Quando vado sui mezzi pubblici me ne sto tranquillamente al mio posto e non scambio quasi mai parole o prese di posizione con qualcuno. Se conosco ciò che si vede dal finestrino, mi piace leggere, altrimenti gioisco nei riguardi di ciò che scorre davanti ai miei occhi.

Guardo anche chi è intorno a me.

Non sopporto chi chiacchiera a voce molto alta e, ancor meno chi s’attaca al Cellulare e non lo molla neppure quando scende.

Ciò che però mi farebbe urlare di vera rabbia sono quelle « personcine » che mettono i piedi sui sedili.

Ne ho fotografato due.

 

 

Maleducata N° 1

 

Makleducata N° 2

Queste “personcine” non sanno che le suole delle scarpe non sono mai pulite, e che potrebbero aver strisciato una bella cacca di cane ?…  trascinata poi sul sedile ?… per chi poserà le sue chiappe un po’ più tardi… proprio lì` ?

 

Certo, non gradisco neppure i bimbi che, dopo aver mangiato pane e marmellata, con le manine sporche di marmellata, per spostarsi appoggiano le loro « dolci manine » sulla mie ginocchia. Ma questi sono casi rari o, quasi unici.

 

Quest’oggi, che potrebbe essere anche ieri o domani, ho potuto assistere a qualcosa di incredibile.

 

Sul bus trovo questa donna, che non oso chiamare signora, che occupa due posti ; uno per il suo poderoso fondo schiena, l’altro per lo zainetto.

Tira fuori dallo zainetto il deodorante ascellare e lo striscia delicatamente alle due ascelle.

Poi, comincia a pettinarsi i lunghi capelli ; indi poscia, con mia grande meraviglia, dà inizio alla produzione di una treccia… una unica treccia che dal vertice del cranio scende in basso all’indietro… nel mezzo.

A questo punto estraggo il mio cellulare e, aspettando la prima fermata mi produco col primo scatto.

CONTROLUCE… ma si comprende la produzione della treccia… con le braccia alzate.

 

La treccia è praticamente finita.

 

 Dopo il deodorante, la pettinatura e la produzione del treccione, pensavo che questa donna avesse finito. No, no… non ha ancora finito.

Deve finire di vestirsi.

Ha messo il treccione a posto in posizione posteriore e comincia ad armeggiare con un indumento scuro… verosimilmente una giacchetta di lana… o cotone… che si mette.

Forse dava fastidio l’aria condizionata ?… o stava veramente terminando di vestirsi ?

La giacchetta di lana… o cotone.

A questo punto, ed io essendo leggermente arretrato, non ho potuto vedere e fotografare che comincia ad armeggiare coi piedi… o coi sandali … o con le unghie… per qualche minuto.

La nostra Umana, mentre il bus, con non pochi viaggiatori, prosegue la sua corsa verso il centro di Lugano, forse avrebbe avuto bisogno di un lavandino o di un bel gabinetto, ma il bus cittadino ne è sprovvisto. Pensavo fosse ormai paga e potesse essere soddisfatta dello spettacolo offerto.

No, non ancora !. Estrae dallo zainetto una brioche, o qualcosa di simile, e, noncurante del fatto che molte briciole cadono sul lindo pavimento, comincia a rifocillare il proprio corpo.

Mangia tranquillamente fino al capolinea, in centro.

La donna ha indossato l’indumento scuro e… mangia.

Mentre la donna finisce la propria colazione, mi sovviene che il regolamento dei bus di Lugano vieta di bere e di mangiare sui bus… e naturalmente anche di sporcare per terra.

Questa sequenza, « rubata » col cellulare, malgrado la presenza di altri viaggiatori, mi ha offeso… soprattutto come Umano un po’ civilizzato.

Come si fa ad essere così menefreghisti e maleducati ?… e irrispettosi verso tutti gli altri viaggiatori ?

 

Scese dal bus trascinando il proprio adipe confondendosi nella folla del mattino……

Read Full Post »

È di Francesco Marchetti, che ringrazio, questa splendida fotografia.:

Da “Francesco Marchetti”

È la fotografia di una statua che mi piacerebbe andare a godere di persona… ma, almeno per il momento, non posso.

È a Rimini… è “LA SPOSA DEL MARINAIO”.

È bellissima, e, per associazione d’idee, non ho potuto non ricordare il gruppo scultoreo che vidi anni fa ad Halifax in Canada.

Prima però, per rimanere in tema, mi son ricordato di un Grande pittore “MASSIMO CAMPIGLI” che le Pose Italiane hanno voluto ricordare con un francobollo del 1995.

FRANCOBOLLO CON TIMBRO GENTILE

Ho voluto mettere in evidenza il timbro dell’ufficio postale di PENNABILLI in provincia di Pesaro e Urbino). Qui, dato che si usavano ancora i francobolli, è chiara la gentilezza dell’operatore che ha voluto l’ottima leggibilità del timbro.

Oltre che gentilezza, qui c’è anche una vera educazione e il rispetto verso l’apparente pedanteria del collezionista… che può avere desideri particolari.

Ricordo infatti che un tempo ormai abbastanza lontano fui in un ufficio postale nella città di Como e, in occasione della spedizione allo sportello di una Raccomandata, chiesi gentilmente all’”operatore” se gli era possibile obliterare i francobolli in un determinato modo; gli chiesi cioè dove mi avrebbe fatto piacere veder timbrare i francobolli e la busta.

Mi guardò piuttosto storto e mi disse: “So io dove devo mettere i timbri”, e li mise dove voleva lui senza seguire i miei desideri di “stupido” collezionista. Feci finta di niente; mi resi conto che quell’uomo, sì perché era un uomo che probabilmente pensava di possedere una mascolinità particolare, non si rendeva conto che lui era un operatore al servizio del cliente, e non viceversa, e che il francobollo, o i francobolli appiccicati sulla busta erano di mia proprietà e, dopo il recapito di proprietà del destinatario. Lui era semplicemente un tramite che doveva verificare la validità dell’importo pagato (francobollo) e, se l’importo risultava sufficiente, avviare la spedizione obliterando il francobollo onde non venisse utilizzato per un’altra spedizione.

Credo che quell’uomo, ci tengo a dire che era un uomo, perché le donne hanno quasi sempre modi più gentili, si sentisse particolarmente importante nella sua funzione di timbratore e annullatore di francobolli… in barba ai noiosissimi collezionisti di pezzetti di carta.

SOLO IL FRANCOBOLLO

Chissà come si sentì dopo avermi “licenziato!”

La statua di Rimini ci mostra una donna con la figlioletta… che salutano.

Quando fui ad Halifax in Canada, fui attratto da un gruppo scultoreo opera dello scultore Armando Barbon nato a Spresiano in provincia di Treviso. L’autore della statua vive in Canada.

Vidi questa statua in occasione di una crociera che ci portò a New York; lo scalo ad Halifax mi permise di comprendere che quella cittadina diede il benvenuto a molti emigranti dall’Europa al Canada. Da qui, col treno proseguivano in quell’immensa nazione. Lasciavano a casa moglie e figli… che non sapevano quando avrebbero rivisto il loro congiunto.

Ho trovato stupendo l’abbigliamento di quell’uomo che partiva nella peranza di un futuro migliore per sé e per la famiglia che l’avrebbe aspettato o seguito. È con la giacca e pantaloni normali (oggi avrebbe i jeans) e con quella valigia che mostra addirittura alcuni angoli coi rinforzi.

HALIFAX – L’EMIGRANTE

Quell’uomo parte con decisione… sì, perché nella vita non basta volere, bisogna riuscire a decidere.

LA TARGA ESPLICATIVA IN TRE LINGUE

Questa la targa esplicativa del gruppo bronzeo. Può interessare poter prendere atto che la targa è scritta in tre lingue: l’inglese e il francese che sono le due lingue ufficiali del Canada… e l’italiano, perché di origini italiane l’emigrato autore del gruppo bronzeo.

Rimangono distaccati ad aspettare la moglie e i due figlioletti.

LA MOGLIE E I FIGLI… CHE SALUTANO

Non sappiamo se, al momento in cui Armando Barbon partì per il Canada, aveva una moglie e due figli piccoli.

Mi piace questo particolare della famiglia che saluta. La moglie (oggi avrebbe i pantaloni) non saluta… ma è triste. I bimbi salutano. Ancora non comprendono cosa voglia dire emigrare.

So cosa voglia dire emigrare… e so quanto si possa amare l’Italia una volta fuori… quanto si possa gioire con commozione ogni volta che si viene a conoscenza di “conquiste” positive da parte dei Governanti o di singoli cittadini… e quanto si possa soffrire ogni volta che si percepisce l’imperizia di chi ha ricevuto il mandato per governare… non per distruggere.

Read Full Post »

È VERO?

Non so se è vero.

Da Corriere

Mi sembra impossibile che una donna “intubata”, e quindi in rianimazione dove ogni paziente dovrebbe essere dignitosamente controllato “a vista” possa essere preda di formiche… o qualsivoglia altro essere vivente più o meno mono o pluricellulare. L’asepsi in certi reparti dovrebbe essere veramente molto importante.

Spero che sia una bufala, ma, se non lo è, penso che la Signora Grillo, anziché occuparsi troppo assieme al suo gruppo di TAV o di Virginia Raggi, dovrebbe mettere in moto in modo onesto e intelligente quella Sanità… che sia veramente Sanità… perché molta gente, indirettamente o direttamente… PAGA… e paga anche lo stipendo dei Ministri.

CHE SOFFERENZA!

Read Full Post »

SE È VERA… È DA MAGONE

Proprio così.

Dal Corriere

Da magone per i normali cittadini, da psichiatra per certi personaggi che credono di esserci per far rispettare le leggi.

 

Read Full Post »

Sì, sto combattendo… e va bene… e andrà bene del tutto.

Non è così per tutti e non tutti hanno capito che sarà la donna che potrà salvarci.

Ho sempre detto, e scritto, che la donna ha una marcia in più.

Da “La Settimana Enigmistica”

Possiamo metterla sul ridere, ma, in quella vignetta, con presupposti diversi, c’è molta serietà. Non dobbiamo mai sottovalutare, come fanno in modo esecrabile molte culture, le arti dell’elemento femminile che ci circondano, ci sostengono, ci aiutano, ci amano, ci ispirano e arrivano pure a salvarci.

I FUTURI GOVERNANTI DI MAIO E SALVINI che vogliono il cambiamento…

HANNO INVITATO LE DONNE?

 

Read Full Post »

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Ottavo Capitolo

 

La kinesiologia

 

Claudio è felice come una Pasqua; è convinto di aver finalmente capito cosa è, almeno per ora, importante fare subito: cambiare lassativo.

Nel QUARTO capitolo, si può vedere quali gocce omeopatizzate Claudio diede a Livia. Non è però specificato come arrivò a quella cosiddetta “prescrizione” dal momento che non siamo di fronte a veri e propri medicamenti e neppure di fronte a una ”classica” omeopatia.

Per arrivare a fare una diagnosi, è possibile utilizzare i muscoli… che possono “parlare”, se interrogati nel modo giusto. Potrebbe essere questo un modo di dire della kinesiologia per la diagnostica e la prescrizione terapeutica; per non parlare anche dei vantaggi terapeutici.

Fu George Goodheart chiropratico americano, nel 1964, ad “inventare” la Kinesiologia Applicata, e fu proprio un corso di questa branca della kinesiologia ad attirare Claudio. Ne fu affascinato e si rese conto che può essere molto difficile metterla in pratica nella quotidiana pratica professionale. Prese atto che la “kinesiologia applicata” è un’arte altamente positiva che ha però bisogno di essere coltivata in modo attivo e continuativo. Non la si può improvvisare.

È però possibile comprenderne i principi, accettarli dopo averne preso visione e farne un uso parziale e pratico, eventualmente anche solo ad uso diagnostico. Dal 1964 ad oggi, e quindi nello spazio di soli 50 anni, si sono evolute numerose branche della kinesiologia… non solo “fisiche” ma anche collegate alla “psiche”.

Claudio capì che avrebbe potuto applicare una parte di quei princìpi nell’approccio di tutti i giorni con quei pazienti che, naturalmente, avrebbero potuto “accettare il discorso”. Discorso sicuramente non facile.

 

Il principio terapeutico della kinesiologia applicata è di una grande semplicità. La difficoltà sta nel riuscire a muoversi nella direzione giusta.

Triade della salute

Se consideriamo un triangolo equilatero come nella figura Triade della salute, possiamo vedere una figura geometrica perfettamente armoniosa. Se uno dei lati diventa deficitario (più lungo o più corto) perché si è creato un problema a quel livello, tutti i lati e tutti gli angoli non saranno più uguali. Lo scopo terapeutico della kinesiologia dovrà essere quello di ripristinare la lunghezza del lato e ridare armonia al triangolo. Quanto molto interessante che Claudio capì e che scontra un poco coll’approccio della Medicina Accademica, è che se un lato del triangolo diventa più corto, non si deve agire terapeuticamente su quel lato, ma su uno degli altri due lati modificati (o tutt’e due), per poter riportare il primo lato alla lunghezza giusta. L’esempio calzante è che se ci si trova di fronte a un deficit muscolare tipo torcicollo, non si dovrebbe indebolire con miorilassanti il muscolo patologico, ma agire sull’antagonista. Ma per fare questo, il terapeuta dovrà sempre chiedersi il “perché”; in poche parole, dovrà andare alla radice. È a questo livello che Claudio ipotizza come “artista” il terapeuta kinesiologo… perché è difficile muoversi in quel determinato modo.

 

Grazie però a una “kinesiologia spicciola”, Claudio ha potuto essere sicuro che Livia è intollerante (non allergica) allo sciroppo. Il muscolo forte di Livia, dopo contatto epidermico con lo sciroppo diventava debole. Intollerante e non allergica perché l’allergia si vede subito, l’intolleranza dopo svariate assunzioni… e dopo mesi.

Anche l’argomento “intolleranze alimentari” dovrebbe diventare un argomento medico di primaria importanza e non rimanere appannaggio di una medicina complementare o alternativa.

Quando è sufficiente, o indispensabile, eliminare un alimento per vedersi avviare una guarigione, significa che l’argomento va preso in seria considerazione, tanto più che in questi processi è coinvolta la mente… così determinante tanto per la malattia quanto per la guarigione.

 

In questo momento Livia sospende il lassativo, continua a prendere le sue gocce, ma Claudio vorrebbe trovare una strada per accelerare l’eliminazione dall’organismo di Livia delle “tossine” del lassativo. Il problema è così fatto, e cioè che Livia assumendo per molto tempo quelle “lunghezze d’onda” (energie) negative, ne ha fatto una certa provvista. Nel momento che viene interrotta l’assunzione di quel determinato alimento, in questo caso il lassativo, quelle energie negative, che potremmo chiamare tossine, si mobilitano dalle riserve e non fanno altro che peggiorare la situazione; fintanto che ce ne sarà.

Claudio si rammenta che in un paio di casi, aveva visto come positiva l’energia del cristallo Ematite in casi di intolleranze e di allergie. L’energia di questo cristallo, sempre grazie alla kinesiologia summenzionata si rivela utile.

EMATITE

È un’energia che agisce come antidoto nei riguardi di quelle tossine che dovranno essere smaltite. Livia viene adeguatamente testata e prenderà 20 gocce di Ematite 3 volte al dì.

La ricerca del componente “colpevole” è infruttuosa, per cui si considera l’intolleranza verso il prodotto in toto e, almeno per il momento, irrilevante l’eventuale componente psicologica legata a quello sciroppo.

È lo stesso ragionamento che si farebbe se una persona fosse intollerante al caffè; sarà intollerante al caffè come tale e non solo alla caffeina o ad altri eventuali alcaloidi del caffè.

L’esperienza professionale di Claudio ci dimostra che si può essere intolleranti o allergici anche alla semplice acqua.

 

Arriva nello studio di Claudio un omone di taglia superiore che racconta di convivere con una “igienista dentale”, di essere separato dopo un infelice matrimonio e di essere ansioso.

È un po’ poco per intraprendere una terapia; però sovente accade proprio così; per cui sta a Claudio il saper porre le giuste domande. E Claudio s’informa su molte cose apparentemente banali. Non gli basta sapere se va regolarmente di corpo, ma vuole conoscere la qualità delle feci. Se qualcuno va regolarmente di corpo, ma le feci sono sciolte, vuol dire che qualcosa a livello colon non funziona.

Chiede poi: “Quanta acqua beve nell’arco della giornata”.

Risponde: “Abbastanza”.

“Ma quanta, più o meno; e poi, intendo acqua pura, minerale o del rubinetto”.

La risposta dell’omone: “Non bevo mai acqua pura. Non mi va, non riesco a mandarla giù. Bevo sempre o tisane o sciroppi.” e aggiunge “Se poi, alla sera, dopo aver lavato i denti ho sete, non bevo nulla”.

“Perché?” chiese Claudio.

“La mia compagna igienista dentale mi sgriderebbe dato che nello sciroppo c’è sempre un po’ di zucchero; e allora dovrei lavare di nuovo i denti”.

Claudio è perplesso, anche di fronte all’intransigenza dell’igienista. Comunque sia, dato che lo “strumento terapeutico” più importante che usa Claudio è l’ipnosi, viene da sé che sarà interessante fare chiarezza.

 

L’Omone è in sonno ipnotico profondo e, dopo i necessari approfondimenti e la richiesta di lasciarsi scivolare indietro nel tempo, Claudio gli chiede dove si trova o cosa vede. L’Omone risponde: “Sono un bimbo piccolo e vedo vicino a me dell’acqua”.

“Che acqua è? Di un lago?”

“No” risponde l’Omone “è acqua che si muove; è un ruscello.”

“Chi c’è insieme a te?” chiede Claudio.

“Non c’è nessuno. Sono solo. Sto giocando nell’erba.”

“Bene” gli dice Claudio “lascia passare il tempo, e, quando succederà qualcosa di importante dimmelo”.

Passano un paio di minuti tranquilli in cui l’Omone respira tranquillamente, finché, all’improvviso, comincia a respirare affannosamente come se avesse paura di qualcosa.

“Cosa sta succedendo” chiede Claudio.

“Sono scivolato nell’acqua; è fredda.”

“E poi?” chiede Claudio perché sa che in queste situazioni non conviene interferire, ma si può chiedere.

“Sono tutto nell’acqua, non riesco a tornare indietro, l’acqua scorre, mi porta giù, sono con la testa sott’acqua, non riesco più a respirare, ho paura, non so cosa devo fare. Sto affogando.”

“Stai morendo?”

“Sì”

“Bene,” gli dice Claudio “dimmi quando sarai morto”.

Sembra cinismo, ma non lo è. In questi casi bisogna lasciare che le cose vadano come devono e seguano il loro corso. Il bimbo è caduto in acqua e annaspando in cerca di aria, riempie i propri polmoni di acqua e muore.

Ha bevuto molta acqua!

Dopo poco l’Omone dirà “Sono morto”, il viso ritornerà in uno stato di distensione e descriverà quello che vedrà dall’alto fra cui il proprio corpo nell’acqua del ruscello.

 

Al risveglio quest’uomo ricorderà “stupitissimo” tutto. Se all’inizio della seduta Claudio si rivolse a lui col “lei”, continuò col “tu” dato che stava parlando con un bimbo. Al risveglio l’Omone non ricordava assolutamente il “tu”. Lui era quel bimbo che affogò nel ruscello.

 

Quando l’Omone ritornò, disse a Claudio: “ Ora bevo l’acqua. Ma lo sa che l’acqua è proprio buona?”

 

Si può essere increduli o scettici, ma questa persona, in una vita precedente era quel bimbo; dopo aver rivissuto quell’avvenimento “come se fosse la prima volta”, svanì l’avversione, o allergia, o intolleranza all’acqua.

Poté anche risolvere il problema del divorzio che la moglie non voleva concedergli. Lui temeva la moglie.

In uno dei prossimi capitoli verrà affrontato l’argomento e l’Omone troverà la ragione che gli faceva temere la moglie.

 

Dopo aver approfondito la realtà delle intolleranze alimentari, sarà bene verificare l’erronea dizione della Medicina Accademica nei riguardi del lattosio e del glutine.

 

L’intolleranza al lattosio è l’incapacità presente in alcuni individui di digerire lo zucchero del latte, il Lattosio appunto, con conseguenti sintomi gastrointestinali quali flatulenza, meteorismo, crampi e diarrea; è provocato da una carenza dell’enzima deputato alla sua idrolisi, la lattasi, che scompone il lattosio nei due composti più semplici, Glucosio e Galattosio. Non sembra quindi una vera intolleranza.

 

L’intolleranza al glutine o celiachia o morbo celiaco è una condizione genetica. Essere celiaci significa essere “intolleranti” al glutine, gruppo di proteine che si trovano nel frumento, nell’orzo e nella segale.

Con l’introduzione del glutine, i celiaci producono anticorpi che creano uno stato d’infiammazione della mucosa che distrugge progressivamente i villi intestinali; gli alimenti non vengono più assorbiti, ed è così che si manifesta una serie di complicazioni, quali: diarrea, anemia, magrezza, decalcificazione, depressione e irritabilità.

 

Sarà poi necessario spendere un po’ di tempo e parole per spiegare meglio cos’è l’energia dei colori e dei cristalli. Intanto Livia, per fortuna non peggiora, ma neppure migliora. Continua a prendere le gocce; Claudio continua a misurarle regolarmente la pressione che non è alta, ma il polso è ancora bradicardico e l’extrasistolia la fa da padrona. Si va ancora una volta a “trovare” la collega di Claudio, la Dr.ssa Canapa perché, fra l’altro, si rende necessario prendere una decisione circa la Risonanza Magnetica.

La dottoressa è l’unico medico che finora ha anteposto la visita “fisica” ai controlli “tecnologici”.

Claudio la vide per spiegare la “scoperta” dell’intolleranza allo sciroppo e le portò, il giorno dopo Livia.

“Ti prego Giacinta, le disse Claudio “tu che per un certo tempo hai fatto l’anestesista, metti due dita sul polso di Livia.”

“Va bene.” la Dr.ssa Canapa mette due dita sul polso di Livia, passano non più di due minuti, ed esclama: ”Un polso impossibile! Se siete d’accordo faccio subito un elettrocardiogramma”.

“Certamente” è la risposta all’unisono.

E fu così che, dopo l’elettrocardiogramma, fu deciso di fare la Risonanza Magnetica… senza grande entusiasmo data l’organizzazione tipo fabbrica del Centro Cardiologico.

 

 

Read Full Post »

Older Posts »