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Archive for the ‘educazione’ Category

 

 Il Regno di Spagna è un Paese quasi confinante con l’Italia ; la lingua è abbastanza simile anche se certe parole possono ingannare.

Sono stato poche volte in Spagna ma mai nell’entroterra, cioè solo in città costiere e grazie alle soste delle navi da crociera.

L’unica volta che ci andai senza il supporto della crociera, fu all’inizio del 2004 a Barcellona. Ci andammo coll’aereo da Nizza dopo un breve volo con un turboelica dell’IBERIA. Ero sì interessato ai francobolli, ma non ancora alle buche.

Barcellona è una città stupenda che chiunque può visitare anche solo navigando su internet. Quello che ci colpì, particolarmente, oltre alle bellezze riconosciute della città, fu la grande quantità di taxi circolanti, i « movimenti » più o meno folkloristici della Rambla e le oche della Cattedrale.

La Rambla – L’uomo statuario seduto sul gabinetto.

La Rambla è un viale molto largo e abbstanza rettilineo lungo quasi un chilometro e mezzo. Su « La Rambla » può succedere di tutto, e si possono trovare i più stravaganti artisti di strada. Noi abbiamo « dovuto » fotografare quest’uomo seduto sul gabinetto col libro in mano. Quanta gente, al gabinetto legge ? La risposta è : « Tanta. »

Rimanemmo a Barcellona 4 giorni, e ci fu possibile vedere abbastanza la città. Anche le varie costruzioni di Gaudì e il magnifico park Güell, tutto con opere del Gaudì. Era in febbraio, ma la temperatura era ottima ; eravamo sì col cappotto, ma si stava benissimo. La visita alla Cattedrale gotica, nel centro della città, ci mostrò uno stupendo chiostro e delle oche… che dovrebbero essere 13, propabilmente perché Sant’Eulalia fu giustiziata quando aveva 13 anni. È una leggenda, ma le oche, sono le guardiane della Cattedrale. Ci sono anche altre leggende ; una cosa è certa che, col loro starnazzare, mettono in allerta i guardiani veri.

LE OCHE DELLA CATTEDRALE

Il nostro girovagare per Barcellona, ci portò anche alla famosa Sagrada Familia. Perché famosa? Perché, questa monumentale vera e propria Cattedrale fu iniziata nel 1882 e continuata dall’anno successivo da Antoni Gaudì… che dedicò gli ultimi 15 anni della propria vita esclusivamente a questa costruzione; morì nel 1926 e, da quel momento, con fasi alterne, continua la costruzione che potrebbe terminare nel 2026. La Basilica fu già consacrata da Benedetto XVI, ha moltissimi visitatori e… la costruzione continua.

Barcellona è una grande città mediterranea con lo spirito… un po’ diverso da quello spagnolo. Loro, gli abitanti, non si considerano spagnoli; si considerano “catalani”; per questa ragione, si può trovare spesso le scritte in spagnolo e in catalano… e con la bandiera spagnola quella catalana.

LA BUCA DELLA POSTA CENTRALE

Combinazione, anche se ancora non avevo il tarlo delle buche, mi feci fotografare vicino alle buche della posta centrale. Lo ricordo perfettamente; eravamo andati a caccia di francobolli per spedire un paio di cartoline.

Nella stessa occasione, trovai una busta preaffrancata, ma per l’interno; chiesi il francobollo per l’integrazione dell’affrancatura e me la spedii, però FERMO POSTA a Lugano, perché, già nel 2004 le poste avevano perso l’abitudine di mettere il timbro d’arrivo sulle corrispondenze. A me interessava il fatto che quella busta risultasse viaggiata.

IL PARTICOLARE COL FRANCOBOLLO COLL’EFFIGE DEL RE JUAN CARLOS. IL TIMBRO È SBIADITO.

Non ho mai collezionato i francobolli di Spagna. Questo è un ricordo di quel viaggio. La componente che maggiormente m’interessò, come collezionista, fu che il francobollo facesse la sua funzione, cioè quella di permettere agli oggetti di corrispondenza di… viaggiare.

IL RETRO DELLA BUSTA COL TIMBRO DI LUGANO

Comunque sia, quella fu la prima volta che misi piede in Spagna. Quello che imparai volando sull’aereo IBERIA che ci portò da Nizza a Barcellona… e ritorno, fu che il vino rosso in Spagna si chiama “tinto”.

Dopo questa visita di qualche giorno a Barcellona, andammo altre volte in Spagna, ma sempre grazie a scali di navi da crociera.

La prima volta fu nel 2007 in occasione di una crociera nel Mediterraneo con una bellissima ma “maltrattata” nave. Nientemeno che la COSTA CONCORDIA.

LA COSTA CONCORDIA IN UNA CARTOLINA DELL’EPOCA

Quello di Barcellona fu il primo scalo dopo la partenza da Savona. Ma perché Savona? Perché la “Costa Crociere”, che dovrebbe, o avrebbe avuto la sede a Genova, ha preferito, probabilmente per i costi, mettere il proprio capolinea principale a Savona dove, nel 2002, fece costruire un ”Palacrociere” dove attraccano le navi Costa.

ITINERARIO DELLA NOSTRA CROCIERA

 

A Barcellona andammo tranquillamente a fare un giro per la città senza prenotare escursioni particolari. La Rambla ci permise una piacevole passeggiata ; arrivammo anche nella Plaza Royal e nelle vicinanze trovammo il bellissimo Ponte dei Sospiri di Barcellona nel quartiere Barrio Gotico.

IL PONTE DEI SOSPIRI (?) DI BARCELLONA sul Carrier del Bisbe.

Fu una semplice e piacevole passeggiata in terra catalana. Sì, è Spagna, ma quelli di Barcellona, prima che spagnoli si considerano catalani.

Noi ripartimmo da Barcellona alla volta di Palma de Mallorca.

La nostra nave si comportò benissimo. Oggi, il mio pensiero va a quel relitto che stanno smantellando definitivamente nel porto di Genova.

Lo sanno tutti che quella povera nave, grazie a un « piccolo » errore di valutazione, inciampò definitivamente nell’Isola del Giglio. Era il lontano 13 gennaio 2012, e da allora quella povera nave rimase coricata su un fianco in balia delle onde nell’attesa che « Gli addetti ai lavori » ne decidessero la destinazione e Chi avrebbe dovuto demolirla. Dopo una specie di ri-galleggiamento, il 27 luglio 2014 fu portata a Genova Prà per la demolizione definitiva.

Nel 2016, così si presentava il relitto di quella bella nave.

È sofferenza vedere questo scheletro di lamiere. Si soffre ancor di più se si pensa che la « sbadataggine » di un uomo ha portato a distruzione un bel manufatto e, soprattutto ha causato la morte di 33 persone. Non si può non ricordare il piacere di quella crociera ed il gusto di essere stati in quella cabina per un po’ di giorni come in un confortevole albergo.

LA NOSTRA CONFORTEVOLE CABINA

Dormimmo una notte e il giorno dopo eccoci arrivati a Palma de Mallorca. Purtroppo quel giorno pioveva. Per raggiungere il Centro di Palma c’era il taxi o il Bus. Optammo per il bus. Purtroppo sotto la pioggia, andare a spasso non fu interessante. Noi non avevamo una méta precisa. Andammo un po’ a spasso, e tornammo presto alla nostra nave.

È importante fare una considerazione, e cioè che, quando la nave fa uno scalo, o si opta per una delle escursioni offerte dalla nave, o si scende a terra alla ricerca di ciò che può offrire il luogo. E può essere molto piacevole, con una semplice piantina, muoversi con tranquillità guardandosi in giro… potremmo dire in modo informale. Se piove è meno bello e… si torna volentieri a casa.

PALMA DE MALLORCA : La gente con gli ombrelli aperti.

Come ben si sa Mallorca è una delle 4 isole Baleari.

LA BUCA DI PALMA DE MALLORCA

Non sapevo ancora che mi sarei appassionato alle buche delle lettere ; però grazie a una gentile conoscente, ho un’unica foto di buca di Palma… buca abbastanza diversa, ma molto bella.

Questa più che gentile conoscente, non solo mi fece avere questa bella buca, ma anche altri riscontri di quell’isola.

La ringrazio particolarmente perché mi ha anche permesso di andare a « trovare » le località dove ha potuto fotografare alcune buche.

La prima località si chiama Deià, e si trova a nord di Palma de Mallorca. È un bellissimo paesello arroccato in collina.

Panorama di Deià nell’isola di Mallorca

Acquisisco che ha 755 abitanti, e ha il suo ufficio postale. Mi viene, a questo punto spontaneo considerare che negli anni Duemila, in molte nazioni gli uffici postali sono andati via via sclomparendo. Le varie Amministrazioni Postali, dimenticandosi che il Servizio Postale è un servizio pubblico per il cittadino che dovrebbe essere capillare, hanno preso come punto di riferimento la redditività e, o hanno chiuso definitivamente l’ufficio, o hanno spostato il minimo di un ufficio in un negozio o in una farmacia.

Ubicazione di Deià nell’isola di Mallorca.

Gli autori di questo « spostamento » hanno dimenticato che nella vita di un paese, l’ufficio postale e il postino sono un importante punto di riferimento molto più rilevante della redditività o, in parole povere del guadagno.

Qualcuno meno giovane ricorderà che ogni paesello o ogni quartiere aveva il suo postino, che, non solo recapitava la corrispondenza, ma era anche diventato un poco il confidente e sapeva tutto del circondario. Aveva sempre tempo di fare quattro veloci chiacchiere con tutti, ma particolarmente con chi viveva solo. Oggi, utilizzando quella terribile parola in uso presso tutte le Amministrazioni non solo postali, bisogna risparmiare. La parola d’ordine è risparmiare per il profitto. Quindi accade che lo smistamento della corrispondenza non è più nel paesello, bensì in una località limitrofa o anche abbastanza lontana da dove partiranno i vari, non più postini, ma recapitatori di cose postali che non saranno mai gli stessi ma potranno cambiare ogni settimana. L’anziana che vive sola o la madre di famiglia che ogni mattina vede uscire di casa marito e figli, non avranno più l’attesa di sentir suonare il campanello sempre alla stessa ora e poter dire anche solo Buongiorno a quel personaggio conosciuto che è il postino, ma troveranno, a ore diverse, degli automi indaffarati che arrivano da lontano e dovranno tornare lontano.

Probabilmente tornerò sull’argomento, dove le Amministrazioni Postali pensano solo al profitto e decapitano quella poesia che viaggia assieme alla parola POSTA.

L’UFFICIO POSTALE DI DEIÀ A MALLORCA.

Quella mia conoscente, veramente carina, ha voluto essere molto efficiente. Oltre alla gentilezza di comunicarmi l’esatta provenienza della fotografia, proprio per questa località, mi ha spedito la foto dell’Ufficio Postale nella quale s’intravvede la Buca e, in parte il panorama ; la foto ci fa comprendere che, anche se siamo a poca distanza dal mare, possiamo godere di un’atmosfera un poco montagnosa o, per lo meno collinare con verde e tranquillità. Bello quel lampione all’angolo della casa. È indubbio che questa foto, anche se parzialmente, potrebbe farci incuriosire e desiderare di andare proprio là.

UFFICIO POSTALE DI DEIÀ VISTO DALL’ALTRA PARTE…

Fa piacere, non solo farsi un’idea dell’ufficio postale, ma anche considerare la semplicità della porta.

Considerati i pochi abitanti, sarebbe interessante conoscere l’orario d’apertura dell’ufficio.

Le Amministrazioni postali cominciano ad usare la tattica di limitare i giorni o l’orario d’apertura anziché cancellare la presenza postale nei luoghi poco popolati.

La buca è stata fotografata singolarmente ed è appena visibile in alto la corona della monarchia… ripristinata ufficialmente in Spagna nel 1947 ma effettiva solo nel 1975 alla morte del Dittatore o Caudillo Francisco Franco.

E LA BUCA… MOLTO SEMPLICE.

Nell’isola esiste un’altra località visitata dalla mia conoscente ; si chiama Pollença e si trova ancora più a nord. Non è un paesello ; ha più di 16000 abitanti e, pur essendo il nucleo nell’entroterra, arriva al mare. È una località turistica rinomata con molti alberghi… e un porto.

Le buche delle lettere di queste località turistiche ricevono sicuramente poca corrispondenza vera ; per lo più cartoline con saluti a parenti e amici… anche per poter comunicare : « Sono stato qui », o con minore probabilità : « Ti ho pensato con affetto e mi piacerebbe tanto se tu potessi essere qui con me ». Anche il francobollo può avere la sua importanza se non è il solito francobollo, in questo caso, con l’effige del re.

Purtroppo quando si comprano le cartoline si trovano sovente anche i francobolli… raramente belli o commemorativi.

Ubicazione di Pollença.

Se poi andate alla posta, almeno in Italia, è difficilissimo che riusciate ad ottenere dei francobolli con un nominale diverso dall’importo necessario per una lettera per l’interno. Se desiderate un francobollo per l’estero, che poi è solo 5 centesimi di Euro in più, alla posta non ce l’hanno… ma ve lo fanno al momento appiccicando sulla lettera, o ancor peggio sulla cartolina, un osceno pataccone che, nel caso foste riusciti a trovare un bel francobollo commemorativo, deturparà il francobollo vero. Questo problema per Poste Italiane non esiste… anche se stampano ogni anno un mucchio di francobolli commemorativi per i collezionisti ma, limitando l’uso dei francobolli, distruggono la filatelia.

La buca di Pollença è come le normali buche spagnole, ma sembra voglia dimostrare, almeno a questo livello, l’educazione degli spagnoli.

La buca di Pollença

Si guardi che bella buca pulita, senza scritte, senza graffiti e senza pezzi di carta o pubblicità incollati sopra.

È brutto quando la maleducazione deturpa un oggetto che fa parte della collettività ; quando manca il rispetto per il prossimo e per le umane altrui cose, vuol dire che si è già discesi molto in basso. E se un popolo si comporta in quel modo, vuol dire che ha imparato male a vivere, e può solo averglielo insegnato chi è più in alto… o addirittura chi dovrebbe insegnare onestà e rispetto ? Di chi la colpa ? È difficile poterlo sapere oggi.

Francobollo spagnolo del 1972.

 

Ringrazio la sensibilità della persona che ha voluto gentilmente offrirmi le foto di Mallorca e, prima di passare a descrivere il mio contatto con la Spagna, grazie a un’altra crociera, non posso non parlare dei francobolli. Non ho mai collezionato i francobolli di Spagna, ma ne ho ricevuti un paio su cartolina. Questo rappresenta un artigianato spagnolo che ci mostra coloro che dipingono le maschere. Un francobollo spagnolo molto famoso, che non ho e che fece scalpore e quello che riproduce la « Maja Desnuda » da un affresco del Goya. Quanto però mi ha colpito maggiormente della Spagna, e lo si può trovare anche sui francobolli, è che il popolo spagnolo è riuscito a passare dalla dittatura alla monarchia e alla democrazia senza colpo ferire. E lo dimostrano i francobolli.

Il Caudillo Francisco Franco in un francobollo del 1963.

Il Dittatore Francisco Franco morì nel 1975, e, fino a quell’anno sui francobolli ordinari c’era la sua effige, come su questo francobollo timbrato a Madrid.

Alla morte di Francisco Franco i francobolli spagnoli portano l’effige del re Juan Carlos. Da notare che lo stile dei francobolli è proprio come quello del defunto dittatore.

Tornammo in Spagna nel 2007 sempre grazie a una Crociera Costa. Questa volta con la Costa Serena, e questo fu l’itinerario.

ITINERARIO CROCIERA DEL 2007

Si può vedere come la prima tappa fu proprio Barcellona. La crociera toccò praticamente ben 4 porti spagnoli, essendo le isole Canarie territorio spagnolo. Delle Canarie mi occuperò separatamente.

Il periodo dell’anno fu la fine del 2007 e l’inizio del 2008. Da Barcellona partecipammo a un’escursione al monastero di Santa Maria de Montserrat… abbastanza nell’entroterra della città. Ci arrivammo col bus; coll’ultimo tratto in salita raggiungemmo l’altitudine di 720 s.l.m.

FUGA DI ARCHI AL SANTUARIO DI MONSERRAT

Mi piacque fotografare questa “fuga di archi” nella fresca ma limpidissima giornata che ci portò in questo luogo di preghiera, molto conosciuto in Catalogna, anche facilmente raggiungibile dapprima col treno e poi in funivia.

È possibile vedere come la montagna abbia come delle gobbe. Le trovai particolari, non essendone assolutamente abituato.

LA GIALLA CABINA DELLA FUNIVIA

Eravamo alla fine del mese di dicembre, per cui la temperatura era freddina e il sole durava poco.

Questa località aveva una prerogativa particolare che purtroppo non fotografai. Prima dell’ingresso del Monastero si possono vedere 4 alberi diversi. Ognuno simboleggia un sentimento o una prerogativa dello spirito.

I quattro alberi sono:

La Palma che simboleggia la bellezza.

L’Olivo che è il símbolo della pace e della fertilità.

Il Cipresso che simboleggia il silenzio e la preghiera.

L’Alloro da sempre simbolo di onore.

 

MONSERRAT

 Era pomeriggio, e, dalla fotografia è possibile, vedere come il sole sta già tramontando. Si può vedere la montagna con delle gobbe.

Prima che il pullmann che ci portò a Monserrat ripartisse alla volta di Barcellona ci fu possibile spaziare la zona con la massima tranquillità.

Purtroppo la luce non era l’ideale per un fotografo dilettante come me.

Mi piacque però fotografare in giro. Particolarmente attirò la mia attenzione una delle tante statue che faceva bella mostra di sé fra un arco e l’altro.

M’era sembrata particolarmente antica… il vederla m’aveva portato nel Medio Evo in mezzo a Dame e Cavalieri nonché a facili giustizieri, ma anche a Damigelle alla ricerca del Principe più o meno azzurro.

STATUA D’ALTRI TEMPI

 Penso che a quei tempi apparentemente lontani, certi cavalieri ben protetti con armature pesanti e cavalli ugualmente bardati potessero essere molto più prestanti di certi “cavalieri” dei nostri tempi.

Comunque fosse, il Santuario offriva anche angoli particolarmente spirituali con grandi quantità di votive candele accese e in vendita, nonché il classico negozietto di souvenir che, oltre alle cartoline vende ogni tipo di oggetti più o meno sacri e probabilmente anche MADE IN CHINA.

Avremmo voluto acquistare il liquore Ratafia. Non lo comperammo dato che si sarebbe creato il problema del doverlo portare sulla nostra nave.

COSTA SERENA

Da Barcellona la nostra nave, la Costa Serena, proseguì alla volta del Marocco, delle Canarie e di Madera. Fu al ritorno verso l’Italia che fece scalo a Malaga. Era ormai il 2008… l’aria era fresca e ci fu possibile godere la città facendo un bel giro in “carrozzella”.

LA CARROZZELLA E IL VETTURINO.

È molto bello poter andare in giro trasportati dal rumore di zoccoli di un cavallo con un vetturino che ogni tanto spiega qualcosa senza essere in nessun modo invadente.

Fu quello l’ultimo scalo in terra spagnola prima del ritorno a casa. C’erano ancora nell’aria le festività natalizie.

Dopo il “bighellonare” in carrozzella, quanto rimase in noi particolarmente impresso di quella città andalusa, fu il meraviglioso presepe della Cattedrale.

PARTICOLARE DEL PRESEPE DELLA CATTEDRALE

Ne fotografai una parte. Chiunque può trovare ovunque tutte le possibili fotografie di Malaga, ma non questo particolare del presepe.

Fu così che nel settembre dello stesso anno, quello fu un bell’anno, di ritorno da una stupenda crociera nel Mar Baltico, la nostra nave, di ritorno nel Mediterraneo, fece scalo a Cadice.

GIRO DI CADICE

Scendiamo dalla nave e facciamo il giro della città.

Bello, pare che anche il Re Juan Carlos ci vada in ferie. Dal nostro punto di vista la gente non è troppo gentile… quasi ostile. La cittadina è bella e, al pomeriggio la giriamo a piedi per conto nostro.

Ci piace, e fotografiamo l’entrata-cancello di un’abitazione con le piastrelle variopinte.

L’Entrata-cancello di un’abitazione di Cadice.

Da Cadice la nave riparte e fa nuovamente scalo a Malaga.

Prima di scendere a terra avevamo deciso che avremmo rifatto un giro in carrozzella. Il ricordo del giro fatto in gennaio era molto piacevole. Purtroppo c’è molto vento; allora decidiamo di fare un giro in città per conto nostro. D’altra parte, a piedi e senza una meta precisa è molto più bello.

UNA BELLA COSTRUZIONE DI MALAGA

Mi piacque questa costruzione… probabilmente una chiesa. Continuando la nostra passeggiata… cha assomigliò a un bighellonare, e quindi molto piacevole, incontrammo finalmente una buca delle lettere.

BELLA BUCA DI MALAGA

 La nostra passeggiata per la città continua nella massima serenità e tranquillità e, bisogna anche dirlo, senza fretta. Sono contento di aver potuto raccogliere una bucalettere di questa bella città del sud della Spagna. Mentre ce n’andiamo in giro, è in noi il ricordo piacevole del gennaio di quest’anno… abbastanza freddino rispetto ad oggi. Incontriamo questa lunga fontana della quale non conosciamo il significato. È bella e basta e pertanto l’ho fotografata.

Malaga rimane in noi come un bel ricordo, dato che, probabilmente sarà questa l’ultima volta che potremo visitarla.

BELLA E LUNGA FONTANA.

Con la nostra nave che ripartirà verso casa ci sarà in me il piacere di poter aggiungere una buca… alle altre.

E, come quasi tutte le buche della Spagna; è piacevole però poter fare la considerazione che la maggior parte delle buche spagnole sono rispettate, cioè non vengono lordate o non ricevono calcomanie o pubblicità di vario genere… e questo fa piacere perché fa pensare all’esistenza di una buona educazione.

Tornammo in Spagna nel 2015, in aprile, sempre grazie a una crociera. Questa volta la prima tappa fu Barcellona. Arrivare a Barcellona fu interessante perché c’era nebbia, per cui, la nostra nave, esattamente ogni minuto faceva sentire il suono della sua sirena.

LA NOSTRA NAVE NELLA NEBBIA

Noi non scendemmo dalla nave e neppure andammo a fare una qualsivoglia escursione. La navigazione nella nebbia potrebbe produrre ansia; oggi, i pericoli di collisione fra navi in navigazione è piuttosto difficile. Le navi sono dotate di radar molto sofisticati, e, malgrado questo, il suonare la sirena ogni minuto, ci disse che volevano utilizzare ogni strumento per evitare danni. Non si dimentichi l’affondamento dell’Andrea Doria nell’Atlantico quando la nave era quasi arrivata a New York.

Non posso dimenticare la tristezza che s’impossessò di me quel giorno che seppi dell’affondamento: 25 luglio 1956. Infatti, ricordo benissimo quando nel 1951 quasi scappai di casa per andare a Sestri Ponente ad assistere al varo della nave; non è possibile descrivere quegli attimi in cui un’enorme blocco di metallo a forma di nave, dalla terraferma scivola piano piano verso l’acqua per ritrovarsi dopo alcuni lunghissimi istanti a contatto del suo elemento. Avevo 15 anni e vedevo coi miei occhi un momento del genere per la prima volta… ero solo in mezzo alla folla genovese… ma era come se fossi un tutt’uno con la folla che gioiva all’unisono di fronte a un avvenimento, per quegli anni stupendo e ben promettente… se si considera la fine della devastante guerra solo 6 anni prima.

Di Barcellona, che vidi più di una volta, avevo solo la buca nella quale imbucai alcune cartoline e la mia busta. Arrivò ad aiutarmi un amico che nel 2014 mi mandò alcune fotografie.

QUESTA LA BUCA N° 1 DI BARCELLONA

La componente simpatica dell’invio delle foto e, della gentilezza nel fotografarle, fu che m’inviò anche il particolare della prima buca… fra l’altro perfettamente a fuoco.

 

PARTICOLARE DELLA BUCA N° 1 DI BARCELLONA

LA SECONDA BUCA DI BARCELLONA

La nave proseguì la sua navigazione alla volta di Valenza. Non eravamo mai stati in quella città… e per noi fu molto piacevole poterla vedere bighellonando nel centro. Ci arrivammo col bus messo a disposizione dalla Costa… naturalmente a pagamento.

Sapevamo che a Valenza sarebbe stato possibile ammirare alcune costruzioni modernissime… che però non sono in centro. Per fortuna esistono sempre le cartoline… nel senso che non bisogna dimenticare che l’evoluzione dei tempi ci renderà sempre più difficile trovare delle cartoline… sì perché ne vengono spedite sempre meno. Oggi si spediscono seduta stante col cellulare. Ci fu possibile fotografarne

ARCHITETTURA MODERNA A VALENZA

L’andare a spasso permette anche di curiosare gli ingressi dei palazzi.

L’INGRESSO DI UNA CASA A VALENZA

Naturalmente feci attenzione alle buche delle lettere. Ero la prima volta a Valenza… che trovai bellissima e accogliente. Mi fu possibile trovarla… la buca delle lettere, come al solito bella e pulita.

UNA BELLA BUCA A VALENZA

Fa piacere poter prendere atto che i vandalismi non s’accaniscono sulle buche delle lettere. Dico questo perché purtroppo, per quanto riguarda l’Europa, solo in Italia ho trovato le buche delle lettere così maltrattate. Si direbbe che le stesse Poste Italiane non abbiano alcun interesse a preservare ciò che dovrebbe essere di loro proprietà… e quindi di tutta la popolazione. Forse perché non hanno alcun interesse a recapitare la posta normale in tempi, non dico giusti, ma potabili, altrimenti i tempi di recapito non sarebbero oltre la settimana. A Valenza trovai anche una pseudobuca, di color verde. Credo serva per mettere la corrispondenza per una determinata zona… che poi il portalettere distribuirà; l’ho chiamata “Raccoglitore di corrispondenza”.

RACCOGLITORE DI CORRISPONDENZA

La nostra permanenza a Valenza non durò molto perché a una certa ora fu necessario tornare a bordo.

Non andammo in quella Valenza che ha delle bellissime costruzioni moderne che possono fare facilmente invidia.

Ci fu però permesso di bighellonare nei pressi della Cattedrale, e, grazie alla temperatura gradevole, ci fu per noi il tempo di sederci a un tavolino all’aperto e gustare una bibita… e di fare delle piacevoli fotografie… sì, perché il poter ricordare guardando le fotografie, non solo fa piacere, ma aiuta a rivivere quei momenti particolari decisamente belli.

LA FONTANA DEL NETTUNO IN Plaza de la Virgen

LA CATTEDRALE (IL CAMPANILE)

UN TOMBINO DI VALENZA

A questo punto, torniamo alla nave e partiamo alla volta di Cadice.

Qui però mi piace mostrarvi la gentilezza dell’”amico farmacista” che, turista a Valenza e Madrid, ben conscio del mio pallino fatto di buche, ha voluto premiarmi con una stupenda documentazione.

Una bella buca a Valencia-Carrer del Mar

A questa bella buca seguono molte fotografie che illustrano momenti di posta.

Carrer de Sant Vicent Màrtir – RIMESSA FURGONI POSTALI

Valencia:_Carrer de Sant Vicent Màrtir – Furgoni in sosta.

Valencia-Palazzo delle poste_Plaça de l’Ajuntament

Bellissima serie di buche. Carrer de Sant Vicent Màrtir

Interno del Palazzo delle poste_Plaça de l’Ajuntament.

Interno Palazzo delle poste con vetrata e stemma

 

Valencia-Palazzo delle poste – Interno con cupola

Valencia-Palazzo delle poste – Ingresso principale

Valencia-Palazzo delle poste – SERIE DI BUCHE 1

 

Valencia-Palazzo delle poste – Serie di Buche 2

Valencia-Palazzo delle poste – Serie di buche 3

Dopo questa carrellata di fotografie che possono dimostrarci quanto la posta possa essere importante, ora che siamo partiti per Cadice… ultima tappa spagnola in questa crociera.

Arriviamo a Cadice, che già avevamo visto, e mi diletto di un giro tranquillo per la città. Della città ho goduto in particolare un monumento veramente unico… che mi ha incuriosito… sulla Piazza della Libertà:

IL MONUMENTO COL LUCCHETTO APERTO

Troppo significativo… un lucchetto aperto che lascia liberi… dove, almeno secondo me, Libertà è fare tutto ciò che piace… a patto di non nuocere a se stessi o ad altri.

MADRID_Plaza de la Incarnacion.

Non fui più nel Regno di Spagna, e non so se ci andrò in futuro. Mi sono però fatto l’idea che in quella nazione ci sia una bella civiltà e una buona educazione.

Se infatti vogliamo considerare le tante buche che ho potuto fotografare, o hanno gentilmente fotografato per me, bisogna dire che sono quasi tutte pulite, quasi tutte senza scritte e senza adesivi. Mi viene questa considerazione, dopo aver notato l’inciviltà di buona parte delle buche italiane. Credo che non ci sarebbe niente di male se le Poste Italiane sentissero il desiderio di ripulire le buche sporcate da maleducati cittadini.

Per quanto riguarda le buche delle lettere, devo aggiungere quelle di Madrid speditemi sempre da quel gentilissimo amico farmacista.

MADRID_Carrera de San Francisco

Come tutti sanno Madrid è la capitale della Spagna. Anche in Spagna c’è sempre qualcuno che non è d’accordo.

Ora è la volta di Barcellona e dei Catalani… quando da noi era il Sudtirolo. Naturalmente speriamo tutti che il buon senso prevalga a tutti livelli.

Madrid_ Calle Gran Via

Io non sono mai stato a Madrid e non credo che ci andrò… almeno prossimamente. Pensando a Madrid mi sovviene che nel Museo del Prado c’è il famoso quadro dipinto da Goya nel 1800: Maja Desnuda. Coll’illustrazione di questo quadro, nel 1930 le Poste spagnole stamparono un francobollo, che, per quei tempi fece scalpore. È interessante considerare il fatto che il nudo del francobollo non piacque alla poste statunitensi. Per questa ragione, la corrispondenza che raggiungeva gli Stati Uniti, se affrancata con questo francobollo, veniva respinta al mittente. Accadde qualcosa di simile quando nel 2000 i francobolli italiani relativi al Congresso per le malattie del seno raggiunsero certi paesi arabi. I francobolli venivano o deturpati, o staccati o respinti al mittente.

IL FRANCOBOLLO SPAGNOLO DEL 1930

 

È indubbio il fatto che, a seconda del Paese in cui ti trovi, cambiano gli usi, i costumi e i punti di vista. È quindi chiaro che il francobollo dovrebbe poter andare dappertutto portando le più disparate comunicazioni. Qualche volta certe comunicazioni non piacciono… o non devono piacere… come la corrispondenza che veniva verificata in tempo di guerra.

Madrid_Plaza de la Incarnacion.

Per terminare, manca questa buca, bella perché pulita anche se uguale alle altre… sempre di Madrid, che mi fa sperare che le Poste Italiane possano, col tempo, arrivare a cambiare o restaurare la sciatteria che dimostrano in questo campo… sotto gli occhi di tutti.

Rimane anche la speranza che il Genere Umano riprenda ad apprezzare il piacere e il gusto di scrivere le lettere a mano e farsi ricordare con variopinte cartoline… naturalmente finite in una buca di posta…. Per poter viaggiare anche lontano.

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Lo so, sembra un enigma.

 

Vi ricordate la Buca di Nervi?… e la lettera che ho potuto imbucare nella Buca dell’Ufficio Postale di Nervi?

Non tutti sanno che Nervi è parte integrante di Genova.

Quindi, quella lettera che imbucai a Genova il giorno 2 maggio 2018, dopo essere stata presa in consegna dalle Poste Italiane, fu trasportata a Torino, e da lì poté riprendere la sua marcia e raggiungere il mio domicilio.

Eccola:

Francobollo italiano del 2017

Con Topolino perché appiccicai un francobollo con Topolino e Pluto. Chi di noi non conosce Topolino e Pluto… per non parlare dell’amatissimo Paperino.

Per farla breve, quella lettera arrivò a me dopo ben 15 giorni. Ma non vi sembrano un po’ troppi?

Per prima cosa, non capisco per quale ragione la mia lettera debba essere obliterata a Torino. Chi dovesse ricevere la mia lettera potrebbe credere ch’io sia stato a Torino, e quindi c’è alla base qualcosa di falso perché il timbro postale è sempre stato un atto pubblico. Quante volte abbiamo letto “fa fede la data del timbro postale”?

E la località non è importante?

Appunto anche la data è falsa perché la lettera fu imbucata il 2 maggio 2018.

Certo che le Poste potrebbero dire che loro fanno quello che vogliono e che obliterano il francobollo come e dove vogliono. Non credo che vada bene. Nel momento in cui applico un francobollo su una busta e l’imbuco, io faccio un tacito contratto con le poste che dovranno trattare l’oggetto con rispetto, perché l’oggetto, finché non sarà recapitato,  rimarrà di mia proprietà. Inoltre l’oggetto dovrà essere recapitato in tempi adeguati. Non si potrà pretendere la massima celerità come con gli ESPRESSO di un tempo, ma neppure si potrà accettare che un oggetto di corrispondenza venga accantonato o lo si faccia arrivare dopo molti giorni.

Un tempo, molti sicuramente non l’avranno mai visto, c’era l’ESPRESSO. La missiva viaggiava regolarmente e, arrivata a destinazione veniva recapitata subito da un apposito fattorino; come per i telegrammi. C’erano anche i francobolli per l’ESPRESSO.

Oggi, se vuoi celerità, paghi profumatamente, il sabato e la domenica però per le Poste non esistono.

Francobollo italiano per posta Espresso.

E siamo d’accordo, che se si vuole qualcosa in più si deve pagare, ma perché, se non si paga profumatamente si è maltrattati? L’utente è maltrattato o è addirittura il fatto che le Poste si fanno pagare per non assolvere a un loro dovere per cui, per l’ennesima volta posso chiedermi se le Poste Italiane sarebbero da considerare allo stesso livello di chi ruba?

Questa lettera arrivata dopo 15 giorni, non è l’eccezione… è la regola. Sto collezionando un certo numero di lettere che dimostrano la terribile realtà che le Poste Italiane se ne fregano dell’utente che le affida la corrispondenza.

Ma cosa insegna questo francobollo?

A me mette nostalgia… mi fa pensare ai tempi in cui comperavo TOPOLINO per i miei figli… e lo leggevo anch’io; ma ancora prima ricordo che andavo a scuola quando Walt Disney “inventò” Topolino Dante Alighieri… proprio quello effigiato sul francobollo… e lo leggevo sul tram… quando mi era possibile sedermi e non dovevo cedere il posto a donne o persone anziane.

A quei tempi la posta arrivava… e anche molto tempo dopo… in tempi ragionevoli.

OGGI nessuno protesta… il popolo italiano è così tristemente rassegnato?

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Avete mai sentito parlare del “BIGLIETTO POSTALE”.
È un pochino come l’AEROGRAMMA… solo che dovrebbe essere ad uso interno. Fanno parte tutt’e due dei cosiddetti Interi Postali assieme alle Cartoline Postali che tutti conoscono.

UN AEROGRAMMA DELLE POSTE SVEDESI

Sono tutti oggetti preaffrancati. Salvo eccezioni, la maggior parte dei Biglietti Postali, almeno in Italia, sono affrancati per l’interno.

Ero in Liguria e ne ho trovato uno abbastanza mal messo, ma non viaggiato. Ho deciso di spedirmelo in Svizzera, tanto per fargli fare il suo lavoro… viaggiare.

L’affrancatura non era però sufficiente per l’estero. Infatti 700 delle vecchie lire andavano bene nel 1992 ma solo per l’Italia. Oggi, per la Svizzera ci vuole 1 Euro, e, se 700 lire sono pari a € 0.36, avrei dovuto aggiungere francobolli per € 0.64.

Le poste però non vendono più francobolli, e, se li vendono, non vi daranno mai francobolli per un tale importo… perché non li hanno più di tutti i tagli.

Decido quindi di imbucarlo così com’è. Dove l’imbuco?

L’imbuco a Sanremo. Sì, perché mi trovo per caso a Sanremo, proprio il giorno di San Valentino, ma non per incontrare un qualche amore, e neppure per “incontrare” il Festival… sì, perché grazie al Festival tutti sanno che esiste Sanremo… qualche settimana all’anno… ma non sanno che è quasi alla fine della Liguria e che per arrivarci, o si pagano molti soldi sull’Autostrada dei Fiori, o si prende il treno… che sicuramente negli anni trenta era più puntuale e confortevole… ma anche negli anni settanta.

Andiamo con ordine.

Questo è l’oggetto che ho spedito… mal fotografato, ma senza timbro a cui ho tolto l’indirizzo altrimenti chi lo legge viene preso dal desiderio di scrivermi:

BIGLIETTO POSTALE DELLE POSTE ITALIANE

L’OGGETTO POSTALE È STATO INTRODOTTO IN QUESTA BUCA.

Questo oggetto che vorrebbe commemorare Galileo Galilei è stato imbucato in questa oscena buca. Oscena perché, quasi quasi, nell’andare a introdurre l’oggetto nell’apposita feritoia dove sta scritto PER TUTTE LE ALTRE DESTINAZIONI, s’ha paura di sporcarsi e si viene assaliti dal dubbio se qualcuno lo raccoglierà. Infatti, se la guardiamo proprio bene, anche se è nella media delle buche della Repubblica, ci accorgiamo che è sporca e che sembra diventato il ricettacolo di tutto ciò che di piccole dimensioni può essere appiccicato.

Prima d’imbucarlo l’ho fotografato… perché poco convinto del recapito.

Ma dov’era la Buca che vi ho mostrato? All’esterno della vecchia stazione ferroviaria di Sanremo.

LA VECCHIA STAZIONE FERROVIARIA DI SANREMO IN UNA FOTO DEL 2013.

Vecchia perché dal 2001 la stazione ferroviaria di Sanremo è in galleria. Due semplici binari, uno, quello che va verso Genova e che sbuca dalla galleria a Taggia, e l’altro che va verso Ventimiglia e che sbuca a Ospedaletti. Prima la ferrovia attraversava il centro cittadino ed era a binario unico e passava vicino al mare. Il raddoppio giunse dapprima fino ad Imperia Porto Maurizio, recentemente c’è stato un prolungamento verso Genova oltre Diano Marina.

La vecchia stazione è rimasta, e, al posto dei binari hanno trovato posto le automobili posteggiate e una pista ciclabile.

È interessante come sull’altro lato, diciamo sul lato dove prima c’erano i binari e passavano i treni, è rimasto tutto abbastanza come prima. Naturalmente non ci sono più i binari, ma c’è l’asfalto con la segnaletica orizzontale per le auto; c’è ancora, almeno nel 2013, dopo dodici anni senza treni, il cartello delle ferrovie SANREMO.

Sembra quasi che debba arrivare un treno da un momento all’altro.

LA STAZIONE DI SANREMO LATO BINARI IN UNA FOTO DEL 2013.

Torniamo al Biglietto postale imbucato il 14 febbraio. È arrivato, tranquillamente come l’attuale posta ordinaria delle Poste Italiane; è giunto in casa mia il 26 febbraio 2018; ha impiegato solo 12 giorni.

COSÌ È ARRIVATO IL BIGLIETTO POSTALE

Diciamo che avrebbe potuto arrivare un po’ prima… ma l’ho avuto in mie mani dopo averlo spedito con un’affrancatura insufficiente, per cui, secondo le regole internazionali, le poste italiane avrebbero dovuto segnalarlo ed io avrei dovuto pagare al postino, il doppio di quello che mancava. Inoltre, il timbro è piuttosto brutto e, a mala pena si legge la data e, stranamente, è stato obliterato a Genova e non a Torino… come fanno ultimamente le poste.

PARTICOLARE DEL FRANCOBOLLO E DEL TIMBRO

Si riesce a vedere che è stato timbrato il giorno dopo… e dispiace il fatto che le poste non abbiano alcuna considerazione per chi colleziona francobolli… che fra l’altro vengono pagati (i francobolli)… e rimangono sempre di proprietà del mittente e, in un secondo tempo, del destinatario.

Contemporaneamente al biglietto postale, imbucai una lettera affrancata con un foglietto… chiaramente filatelico, e quindi degno di rispetto:

FOGLIETTO DEL 2017 – 70° ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE

Me l’inviai FERMO POSTA a Lugano perché il timbro d’arrivo sul retro della busta avrebbe potuto documentare i tempi del “viaggio”. Arrivò il 23 febbraio.

TIMBRO D’ARRIVO DELLA LETTERA.

TIMBRO D’ARRIVO DELLA LETTERA.

Contrariamente a quanto accaduto al BIGLIETTO POSTALE, la lettera fu timbrata a TORINO… anche se in modo, oserei dire pedestre, o meglio con somma maleducazione essendo il francobollo chiaramente filatelico. Non si riesce neppure a leggere la data dell’obliterazione. Ho ingrandito il timbro per provare a leggere la data… impossibile:

 

IL TIMBRO INGRANDITO

 

 Le Poste sono un servizio pubblico che, come tale, dovrebbe essere al servizio del cittadino. La prima cosa che si potrebbe pretendere dovrebbe essere il rispetto. Se pocanzi ho utilizzato il termine maleducazione, mi sembra che possa andare bene nei riguardi del singolo individuo che tratta più o meno pedestremente un oggetto di corrispondenza, ma se trovo il termine mancanza di rispetto, posso intenderlo nei riguardi di chi organizza il servizio e permette che un oggetto privato e riservato come una lettera possa impiegare un tempo così lungo per essere consegnato al destinatario. E poi bisogna anche considerare che il costo del francobollo è una tassa che sottintende la consegna dell’oggetto in tempi ragionevoli… cosa che, da un po’ di tempo, non accade più con le Poste Italiane. Nove giorni sono un po’ tanti e dimostrano un pessimo servizio. Ma non è un caso isolato, perché, negli ultimi mesi ho raccolto alcune lettere partite dall’Italia e arrivate più o meno rispettando gli stessi “miserabili” tempi.

Siamo a Sanremo, la città del Festival, del Casinò (uno dei 4 italiani) e… dei fiori. Sì proprio i fiori; quei fiori che permisero di nominare quella zona costiera d’Italia Riviera dei Fiori… così bene per cui il famoso treno BASILEA – NIZZA si chiamava “RIVIERA DEI FIORI”. Si potrebbe continuare all’infinito a parlare di Sanremo e dei fiori. Sanremo e dintorni rifornivano di fiori mezza Europa; le serre fiorite dell’estrema Riviera di Ponente rifornivano di colori, fra l’altro, la sala del Concerto di Capodanno di Vienna…

Oggi, se venite un po’ in Ticino, quella parte di Svizzera dove sono in molti a parlare il vero dialetto lombardo, potrete vedere frequentemente il Camion olandese che rifornisce di fiori tutti i rivenditori. I fiori di Sanremo dove sono andati a finire? Sanremo rimane però forse, un tempo lo era, la città italiana con la maggior densità di veicoli a due ruote… sembra essere l’unico mezzo utile per spostarsi celermente.

UNA STRADA DI SANREMO CON VEICOLI A DUE RUOTE

Una missiva ricevuta recentemente, sempre dalla Liguria di Ponente, impiegò 9 giorni per essere consegnata.

OBLITERATA A TORINO… ha impiegato 9 giorni ad arrivare!

Questa lettera era commerciale e conteneva delle notizie di una certa importanza. Ora, mi sembra logico poter arrivare a chiedersi: “Perché le Poste Italiane accantonano la corrispondenza e la distribuiscono così lentamente e così in ritardo?” La risposta potrebbe essere semplice: “Perché non utilizzi la Posta Prioritaria?

Giusto; usiamo la posta prioritaria… ma a prezzi ragionevoli.

Infatti, mi sembra che, spendere € 2.80 per spedire una lettera non urgente sia sbagliato… ma la lettera non urgente non arriva più in tempi ragionevoli.

Nel 1939 la mia Famiglia ricevette una cartolina, combinazione da Lugano. Dato che a quei tempi le poste avevano il desiderio di essere oneste (almeno nel loro lavoro), e mettevano il timbro d’arrivo, mi è stato possibile verificare che da Lugano a Pegli la cartolina impiegò un giorno.

1939 CARTOLINA DA LUGANO A PEGLI (GENOVA) (1 giorno)

Peccato che il francobollo dell’ESPOSIZIONE NAZIONALE SVIZZERA sia sta appiccicato alla rovescia e quello da 10 centesimi un po’ storto, però i timbri sono ben leggibili e chiaramente dimostrano la durata del viaggio della cartolina.

Ma perché oggi che hanno inventato di tutto non è possibile collegare le invenzioni all’onestà? Non credo che NOVE GIORNI dalla Riviera di Ponente a Lugano sia onesto… specialmente quando è una norma. “Loro”… quelli che non sono riusciti a collegare le invenzioni all’onestà, potrebbero dirmi che, dato che oggi c’è poca corrispondenza, viaggiamo più lentamente e per noi è più difficile essere ragionevoli.

2018 LETTERA DA MONTE CARLO A LUGANO (2 giorni)

Ma, allora perché, sempre rimanendo nell’oggi, una lettera dal Principato di Monaco arriva in DUE giorni? Perché la corrispondenza da Monaco a Lugano è più numerosa?

“No, perché passa dalla Francia e, probabilmente i francesi sono riusciti a fare quel famoso collegamento… almeno in parte.”

Credo che, a questo punto, si possa dedurre che se manca quell’importante collegamento manca quell’onestà che dovrebbe farci pensare a un lavoro serio al servizio della collettività. Non so se si può dire che se le Poste Italiane non fanno bene il loro lavoro rubano… è però a noi consentito pensarlo?

 

POTRÒ IN FUTURO CONTINUARE… E LO FARÒ… SPERO.

Nel frattempo, nell’attesa della Pasqua, dobbiamo continuare a lottare con la presunzione che l’onestà possa avere il sopravvento sull’arroganza di certe autorità. In ogni caso, se pensiamo che valga la pena di essere un poco ottimisti, possiamo andare a Lugano-Viganello… dove?

Che domande!

IN VIA SPERANZA.

 

BUONA PASQUA A TUTTI

 

 

 

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Nel settembre del 2016 misi online l’Introduzione e il Primo capitolo:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2016/09/25/livia-alle-prese-con-la-medicina-ufficiale-di-alessandro-depegi/

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2016/09/29/primo-capitolo-livia-alle-prese-con-la-medicina-ufficiale-di-alessandro-depegi/

Mi fermai perché avevo pensato che poteva essere buona cosa cercare un editore disposto a stampare e divulgare. Non posso dire di aver cercato molto; c’è qualcosa che mi trattiene.

Recentissimamente l’amica Rosa di Genova ha riesumato il PRIMO CAPITOLO.

Ergo, ho pensato di mettere online il secondo capitolo… poi… poi vedremo. Rimango dell’idea che i gradini vanno fatti uno alla volta.

Questo il SECONDO CAPITOLO:

 

Il cardiologo

 

La cittadina dove Livia e Claudio rimangono per un po’ di giorni è molto bella e aiuta, col clima marino a ritemprarsi… fino a un certo punto però.

Ha infatti un’ampia passeggiata a mare che permette non solo di camminare senza fretta respirando a pieni polmoni l’aria pulita da cui ci si trova circondati, ma anche di ammirare un mare fonte di vita e captarne i colori che, a seconda del momento della giornata, cambiano in continuazione.

MARE

Livia con Claudio ne approfitta per tentare di riprendersi. Purtroppo l’extrasistolia la disturba molto per cui quando cammina deve rallentare molto il passo e deve sedersi frequentemente. Se poi deve fare anche pochi gradini, l’affanno fa capolino, quasi violentemente, e deve fermarsi.

Claudio non sa più cosa fare. Purtroppo Livia è sempre sofferente e questa bradicardia con extrasistolia continua ad infastidirla. Decide di telefonare alla dottoressa Canapa e chiedere il suo pensiero: “Scusa Giacinta se ti disturbo, ma non so più da che parte voltarmi. Qui la situazione è sempre la stessa; il polso sempre uguale, se non peggio. Avrei pensato di dare a Livia, tanto per cominciare, mezza compressa del betabloccante Concor 2.5; cosa ne dici?”

La dottoressa è sempre molto gentile e disponibile: “Mi sembra un’ottima idea.” risponde “L’indicazione è quella giusta.”

Nel ringraziarla, Claudio pensa: ”Questa donna è un po’ una mosca bianca. Si comporta in modo veramente collegiale… anche se è molto occupata accetta di rispondere e, fuori orario, acconsente di essere chiamata sul cellulare. È sempre peggio! Sempre meno medici sono rintracciabili “fuori orario” e, se in orario è impossibile avere un colloquio o bisogna sottostare agli interrogatori di acide e impersonali segretarie.”

Claudio si sente sollevato e dà la mezza pastiglia a Livia che sembra ne abbia subito un piacevole beneficio. Sembra solo. Il miglioramento dura poco perché sparisce l’extrasistolia, ma la frequenza diventa bassissima: 30 pulsazioni al minuto!

Claudio si spaventa e, mentre aspetta che la situazione ritorni almeno come prima: “Prima o dopo l’effetto sparirà!”, è sempre lì a tenere il polso di Livia.

Se c’era una cosa che sapeva fare Claudio, era quella di sentire il polso di una persona. 20 lunghi anni in sala operatoria quando i monitor non c’erano e si doveva controllare la situazione anestesiologica col polso, coll’apparecchio della pressione a mano e coll’osservazione della pupilla.

Onde far comprendere anche “agli addetti ai lavori” qual era la routine del medico anestesista negli anni 60, sarà bene descrivere per sommi capi cosa doveva fare un anestesista durante un intervento della durata, per esempio, di 2 ore. Può essere interessante anche per il profano che, non raramente, crede che il compito dell’anestesista si riduca a un’iniezione endovenosa di “dormia”.

Quante volte Claudio si è sentito dire: “Mi raccomando dottore, me ne dia tanta (di dormia); non voglio svegliarmi durante l’operazione.”

Oppure, e questo Claudio lo sentì nella Svizzera francese, quando un paziente si recò presso l’abitazione dell’anestesista che sostituiva per pagare l’onorario di un’anestesia; avrebbe detto testualmente: “Vengo a pagare l’iniezione.” E avrebbe aggiunto: “Però costa cara l’iniezione!”

Claudio aveva imparato i rudimenti dell’anestesiologia nelle cliniche universitarie di Zurigo. Aveva imparato che la precisione era importantissima.

Orbene, un buon anestesista, anche se aveva a disposizione un respiratore automatico, doveva, ogni 10 minuti, misurare la pressione arteriosa e il polso… e doveva scriverli; se poi qualcosa non seguiva la norma o aveva il sentore che si dovesse stare con le antenne ben tese, controllava quello che faceva il chirurgo e rimaneva con le dita incollate sul polso del paziente; doveva poi controllare le pupille ed eventualmente far sì che l’occhio rimanesse chiuso (per evitare la cornea perdesse la necessaria umidità). Ogni tanto passava la mano sulla fronte del paziente per controllare eventuali sudorazioni anomale. Se poi era necessario poteva anche dover trasfondere sangue o altri liquidi… endovena. Non sempre aveva un respiratore automatico a disposizione, per cui, oltre a tutto il resto, aveva il compito di ventilare il paziente a mano… con un pallone!

Il suo primario dovere era però quello di conservare uno stato ottimale di narcosi e rilassamento muscolare controllando la necessità di iniettare i giusti medicamenti nella giusta quantità per permettere, alla fine dell’intervento, un sereno risveglio con ottima respirazione autonoma.

Secondo Claudio, l’anestesia è un’arte, non è un mestiere. Un anestesista, che maneggia medicamenti molto potenti, deve saper capire un attimo prima cosa si deve fare; deve avere una quota piuttosto alta di sensibilità ed elasticità per cui, se per trenta minuti non deve fare quasi niente, di colpo deve riuscire, se necessario, a fare trenta cose nello spazio di pochi secondi o minuti… dopo averne intuito la necessità.

Claudio l’aveva imparato in tedesco… e poi s’era trovato altrove col bagaglio della precisione, ma soprattutto s’era trovato solo. Sì, perché l’anestesista è spesso solo… e deve decidere da solo… tutto solo.

 

Claudio sapeva che il polso ha da dire la sua, e dopo quella preoccupante “bradicardia” senza extrasistolia aspetta che tutto ritorni come prima… soprattutto senza eventuali altri danni.

Sì, perché i medicamenti possono produrre dei danni!

 

Per fortuna il comportamento del cuore torna ad essere come prima e i due, Livia e Claudio, fanno “armi e bagagli” e abbandonano l’aria di mare per l’abitazione abituale nel Canton Ticino in Svizzera; sanno però che bisogna fare qualcosa, tanto più che avevano prenotato una settimana in un albergo a Merano… per Livia molto utile per potersi un po’ veramente riposare, non dovendosi in continuazione occupare delle faccende domestiche.

Del Centro Cardiologico non possono più fidarsi e hanno bisogno di sapere se devono disdire l’albergo in Alto Adige.

Claudio chiede aiuto al bravo cardiologo Dr. Bardelli. Non c’è ma telefonerà. Infatti telefona e, sembra un gioco di parole, fa telefonare per un appuntamento.

 

È già passato più di un mese da quando è iniziata questa storia!

Si pensi, magari solo per un attimo al fatto che questa donna ha cominciato ad essere disturbata da più di un mese e, pur essendosi recata subito nell’altisonante “centro”, ora deve rivolgersi a un cardiologo privato.

 

Livia, con Claudio, si trova ora nella sala d’aspetto del Dr. Bardelli, e ci restano per quasi un’ora, esattamente 55 minuti prima di essere chiamati.

“A parte il piccolo particolare che c’era un bel caldo torrido” si chiede oggi Claudio “per quale ragione un medico deve far aspettare così a lungo i pazienti che si rivolgono a lui? Se vien dato un appuntamento, si possono capire i cinque minuti, anche dieci, ma non un’ora. È una questione di organizzazione, di rispetto e di educazione; tutto questo indipendentemente dall’eventuale urgenza.”

 

Bisogna dire che il Dr. Bardelli è molto gentile e, oltre a fare molti esami a Livia, la visita pure con scrupolo e attenzione. Fra visite, esami, misurazioni della pressione arteriosa, elettrocardiogramma normale e sotto sforzo con camminata sul tapis roulant, Livia può risalire in macchina per tornare a casa con Claudio due ore dopo.

Il parere del Dr. Bardelli fu molto importante, perché Claudio e Livia avevano programmato di partire proprio il giorno dopo per una settimana di relax a Merano. Il parere del cardiologo fu positivo; disse infatti che non c’era nulla di grave e che non bisognava preoccuparsi. Disse solo che la pressione era un po’ alta, per cui prescrisse del Magnesio in bustine e un medicamento di nome Atacand.

Claudio è fiducioso; ha sempre avuto un buon rapporto coi cardiologi. Sì perché, facendo l’anestesista, più volte s’è trovato con situazioni difficili al limite dell’operabilità; proprio in quei casi la collaborazione col cardiologo fu importante.

Claudio non era così bravo come tanti altri anestesisti che sapevano tutto anche dal punto di vista cardiologico. Sì, l’anestesista lo sapeva fare, ma, quando usciva dal suo campo preferiva affidarsi agli specialisti… e questo lo tranquillizzava e, in un certo senso, gli dava maggiore sicurezza. L’anestesista, anche quando si trova a lavorare inquadrato in un organico con altri colleghi, nel momento in cui lavora, è solo, e, da solo deve risolvere il problema che si presenta… quando uno meno se l’aspetta.

 

Dopo la lunga visita, Livia è rimasta abbastanza soddisfatta, ma, potremmo definirla “prudente”. Ha preso atto della prescrizione, ma grazie a internet e al bugiardino è andata a verificare le controindicazioni del farmaco. Ha notato che, essendo lei stata “facile” a bronchiti e broncopolmoniti, quel medicamento avrebbe potuto scatenare o “aiutare” ulteriori problemi. Si rifiuta quindi di prendere quel medicamento e continua ad “accettare” le gocce che le dà Claudio dopo averla testata.

A certi livelli è possibile fare dei test perfettamente innocui che danno una certa sicurezza e tranquillità. In che modo? Con una “kinesiologia spicciola”… così l’ha definita Claudio.

Che gocce sono quelle che Claudio dà a Livia? Sono gocce omeopatizzate “ideate” dal Dr. Roberto Bruzzone che Claudio ben conosce.

 

 

 

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L’Albero: “Ho sentito dire che a Genova c’è una statua… ovvero un monumento a Cristoforo Colombo. È vero… tu che sei genovese?

Alessandro: “Certamente, come puoi pensare che Genova non abbia dedicato un monumento a un suo figlio? Se si vuol saperne di più basta andare a leggere questo bell’articolo:

https://dearmissfletcher.wordpress.com/2017/10/12/a-cristoforo-colombo-genovese-e-navigatore/

Panchina Petulante: “Ciao Alessandro, tu sei genovase vero? Non ti senti un po’ orgoglioso pensando di aver avuto un concittadino così importante?”

Alessandro: “Direi di sì, però non posso fare a meno di considerare che la mia mente mi ha obbligato a ricordare. Sono andato indietro di qualche anno, quando, a cavallo fra il 2000 e il 2001 mi trovai con mia moglie e un piccolo gruppo di svizzeri a Reykjavik in Islanda a visitare la Cattedrale della città. La nostra guida, dopo la visita al luogo di culto ci fece vedere la statua di Leifur Eriksson. Quando gli dissi che: “Sono genovese.”, mi chiese: “Cosa ne dicono a Genova del fatto che non fu Cristoforo Colombo a scoprire l’America?”

Una cartolina dell’epoca con la Cattedrale.

Panchina Ingenua: “Povero Alessandro. Ti sei trovato in difficoltà?”

Alessandro: “No no.”

Petulante: “E cosa gli hai risposto?”

Alessandro: “Gli risposi che la maggior parte dei genovesi non sanno neppure dove sia esattamente l’Islanda, immaginiamoci se conoscono la storia di Leif Eriksson.

Quadro di Christian Krohg: L’AVVISTAMENTO DELL’AMERICA.

L’Albero: “Trovo molto strano che i genovesi, non ho detto voi genovesi, non s’interessino particolarmente a questo straordinario avvenimento, e cioè che circa 500 anni prima di Cristoforo Colombo un europeo mise piede sul suolo americano. Bisogna dire la verità, fu questo navigatore, attorno all’anno 1000, a scoprire il Canada, e cioè l’America del Nord, e, pare che vi abbia costruito anche un piccolo insediamento. Esattamente all’altezza della Baia delle Meduse che si trova nella parte più settentrionale dell’isola di Terranova in Canada.”

Alessandro: “Non bisogna stupirsi. Purtroppo i genovesi sono sempre stati un po’ chiusi, e, anche se Genova dovrebbe far parte del “Triangolo Industriale d’Italia”, ha, negli ultimi decenni, perso molti colpi. Basti prendere in considerazione i trasporti da e per Genova verso nord e da Genova verso la Riviera dei Fiori fino a Ventimiglia. Il famoso TERZO VALICO forse prima o dopo arriverà e ci potrà essere un buon collegamento con Milano e con la Svizzera; Ventimiglia è collegata a Genova da una trafficatissima Autostrada dei Fiori, la più cara d’Italia, e una ferrovia, che dovrebbe essere internazionale, con alcuni tratti ancora a binario unico… per non parlare della ferrovia Ventimiglia Cuneo ripristinata nel 1979 ora quasi in disuso. Si può dire giustamente che Genova e la Liguria dormono… anche se recentemente sembra, dico sembra, che stiano uscendo dal loro torpore.”

Ingenua: “Mi metti tristezza caro Alessandro. La Liguria è così indietro?”

L’Albero: “Forse Alessandro sta esagerando. Torniamo a Eriksson che, scendendo dalla Groenlandia costruì un insediamento a Terranova.

INSEDIAMENTO VIKINGO PATRIMONIO DELL’UNESCO

Alessandro: “Tranquilla Ingenua, non sto esagerando.

IL FRANCOBOLLO USA.

Per quanto riguarda Eriksson, possiamo dire che gli Stati Uniti d’America gli hanno dedicato un francobollo… molto semplice, che non è altro che una copia pari pari della statua di Reykjavik in Islanda.

Il francobollo dell’USA, non è l’unico a commemorare la “scoperta” del vikingo.

Anche le Poste delle Isole Faroe ci hanno pensato, e in un modo particolarmente interessante perché hanno messo a confronto il viaggio di Leif Eriksson e quello di Cristoforo Colombo… il tutto con la menzione dell’anno in cui si verificò l’evento. Sui francobolli si vedono anche le differenti imbarcazioni utilizzate per le traversate.

Ingenua: “Lo so che può sembrare strano quello che dico, ma, secondo voi, la Groenlandia è in Europa o in America?”

I FRANCOBOLLI DELLE FAROE

L’Albero: “È in America.”

Ingenua: “Quindi, se l’Eriksson, per raggiungere Terranova, è partito dalla Groenlandia, era già in America.”

L’Albero: “Hai perfettamente ragione. Tu, Alessandro, quando sei stato in Groenlandia, ti sei sentito in America?

Alessandro: “Non ci ho neppure pensato… so solo che ho sentito molto il freddo… anche se ero ben coperto.”

L’Albero: “Volevo chiederti, cos’è quella storia della ferrovia Ventimiglia Cuneo che tu hai accennato dicendo “quasi in disuso”? So, naturalmente per sentito dire, che quelli sono posti bellissimi.”

Alessandro: “È una delle tante dimostrazioni che possono farci dire che la Liguria Dorme”. Dovete sapere che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la ferrovia Ventimiglia Cuneo, allora tutta in territorio italiano fu resa inuttilizzabile dalle truppe tedesche in ritirata. Furono fatte saltare tutte le infrastrutture fra cui molti ponti. Era l’anno 1945 e, dato che l’Italia perse la guerra, una parte del territorio sul quale correva la ferrovia fu ceduto alla Francia. Grazie alla bontà dei politici Adenauer, Schuman e De Gasperi fu fondato un inizio di Europa Unita, e  finalmente, molti anni dopo la distruzione della nostra povera Europa, la Svizzera neutrale, la ferrovia fu ricostruita. I ponti furono ricostruiti e le gallerie rimesse in sicurezza; la ferrovia poté entrare nuovamente in funzione con grande gioia da parte di chi dall’estremo ponente ligure doveva recarsi a Torino. Erano tutti contenti a Ventimiglia quel giorno in cui ci fu addirittura un annullo filatelico speciale.

IL FRANCOBOLLO DELL’EUROPA e IL TIMBRO COMMEMORATIVO DEL NUOVO COLLEGAMENTO FERROVIARIO. NEL TIMBRO SONO LE SPOGLIE DEL PONTE DISTRUTTO E IL PONTE NUOVO DI ZECCA.

Questa ferrovia fu utile anche per chi voleva, da Genova e dal ponente ligure, andare a sciare a Limone Piemonte.

L’Albero: “Com’è l’attuale situazione di quella bella ferrovia?”

Alessandro: “Semplicemente catastrofica. Stando agli orari, da Ventimiglia a Cuneo ci sono solo due collegamenti giornalieri… e, udite udite… da Ventimiglia a Limone Piemonte si va in Bus.”

Da TRENITALIA.

Petulante: “ Ho sentito e visto giusto? Come fanno “gli addetti ai lavori” ad essere così irrispettosi verso i viaggiatori, i turisti e gli amanti di cose ferroviarie? Se non sbaglio, dopo l’inaugurazione di quel tratto ferroviario avevano addirittura ripristinato un treno che da Berna arrivava a Ventimiglia o Sanremo.”

Alessandro: “Avete capito? Non si va più in treno da Ventimiglia a Limone Piemonte. Pensate un po’, se ci riuscite, a tutti i soldi buttati solo per la costruzione dei ponti. La malvagità di chi perse la guerra, quando avrebbe voluto dominare l’Europa, distrusse opere importanti; il mentecattismo di chi dovrebbe conservare e valorizzare gli sforzi dei padri lascia “preziosi manufatti” in stato di abbandono.

L’Albero: “Se potessi riderei a crepapelle.”

Petulante: “Perché? Cosa ti fa ridere? Bisognerebbe piangere.”

L’Albero: “Lo so che bisognerebbe piangere… ma io rido pensando alla stupidità di certi Umani che non sono capaci di conservare ciò che è stato fatto in modo egregio… ma rido ancora di più se penso che per andare in treno da Milano a Roma ci vogliono meno di 3 ore e, per andare da Ventimiglia a Cuneo… che è “girato l’angolo”, ci vogliono quasi 3 ore. Perché voi Umani d’Italia maltrattate in questo modo le vostre periferie? Perché i treni buoni sono solo per Roma? Perché a Roma si “mangia” bene o perché solo a Roma ci sono “le buone forchette?”

Alessandro: “Dimentichi che il “treno buono” che si chiama Freccia Rossa va fino a Napoli.”

L’Albero: “Ma certo… a Napoli bisognava dare un contentino; far sì che potesse sentirsi importante. Era una fiorente capitale… all’avanguardia. Coll’avvento del Regno d’Italia diventò una città come le altre.

Ma che strano, abbiamo cominciato a parlare dell’America e siamo arrivati a parlare di treni… di treni italiani che maltrattano i cittadini italiani.”

Ingenua: “Io mi rattristo molto quando sento parlare di certe disonestà. Sarebbe così bello se i Governanti considerassero prioritario il benessere dei cittadini!”

Alessandro: “Hai ragione cara mia. Ora devo andare… ti lascio e vi lascio.”

L’Albero, Pertulante e Ingenua: “Torna presto.”

 

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INVIATO PER POSTA ORDINARIA IL 16 OTTOBRE 2017

 

Gentile Signora Rossella Pace,

 

Spazio Filatelia Roma

Piazza San Silvestro 20

00187 Roma

 

Scrivo a lei con regolare affrancatura dalla Svizzera dove abito, ma invio la presente anche ad alcune associazioni filateliche di cui sono riuscito a trovare l’indirizzo internet… il tutto dal mio blog.

Mi piacerebbe scriverle tramite internet, ma non c’è nessun indirizzo.

Questa mia è per denunciare, piangendo, il folle disinteresse delle Poste Italiane verso la filatelia… ma quella spicciola, quella che fa collezionare i francobolli, quella che potrebbe interessare i bambini e i giovinetti… che cresceranno e diventeranno adulti.

Desidero raccontarle quanto mi accadde l’estate scorsa a Merano. Sono vecchio, ho sempre amato i francobolli, anche quelli italiani, e, in vacanza a Merano, desiderando spedire un paio di cartoline ad amici e parenti, vado alla posta Centrale a cercare il francobollo della 500. Trovo l’addetto all’Ufficio Filatelico assente per ferie e nessuna sostituzione. Per fortuna il carattere molto gentile ed ospitale degli altoatesini mi permette, tramite il direttore dell’Ufficio, di acquistare alcuni pezzi del francobollo.

Una parte delle mie cartoline erano però dirette in Svizzera, per cui l’affrancatura di € 0.95 è insufficiente. Bisogna aggiungere un francobollo da € 0.05. Semplicissimo… così dovrebbe essere in un normale ufficio postale… ma così non fu.

NUMERINO MERANO

Mi viene consegnato il cartellino col numero che mi dirà quando potrò essere servito, cioè quando sarà il mio turno e, al momento giusto, chiedo all’impiegato alcuni francobolli da € 0.05. Con mia grande sorpresa mi sento dire che non hanno francobolli… che posso consegnare direttamente l’oggetto da spedire e verrà stampigliato direttamente sulla corrispondenza l’importo necessario. Obbietto se verrà stampigliato sul francobollo ; la risposta è sì.

Gli dico : « In questo modo lei mi « sporca » il francobollo… che ha bisogno di un annullo postale, non di qualcosa che lo deturpi. »

Mi risponde : «Non posso fare diversamente. »

A questo punto, dal momento che una cartolina è indirizzata a un giovane fanciullo che comincia ad interessarsi alla filatelia, e, desideroso che non riceva un francobollo deturpato da parte dell’irraginevolezza (verso la filatelia) delle Poste Italiane, decido di imbucare direttamente con un’affrancatura difettosa. Lo faccio anche perché sono consapevole che non verrà fatto alcun controllo.

Questo, gentile Signora, lo scrivo perché l’esperienza mi ha dimostrato il massimo menefreghismo degli « obliteratori » delle Poste Italiane. Più volte mi sono spedito lettere imbucate in Italia e, ho potuto prendere atto che la corrispondenza non viene controllata.

La cartolina imbucata con affrancatura insufficiente, anche se dopo troppi giorni, è regolarmente arrivata… obliterata a Verona.

Non voglio tediarla troppo, però, trovo che sia un controsenso avere un ufficio postale di quelli principali che non vende francobolli ma permette all’utente di leggere un manifesto come questo :

Nell’Ufficio Principale di Merano.

Mi permetto di chiederle : « Ma che cosa raccontano dell’Italia se non ci sono?… o pretendono a tutti i costi delle sane risate ? Inoltre lo sa lei, ovvero lo sanno i suoi superiori che a Merano ci sono molti turisti, che molti sono tedeschi e che ci sono ancora in giro dei collezionisti ?

Gentile Signora, io scrivo a lei perché ho trovato di Roma il suo indirizzo e il suo nome ; spedisco questa per conoscenza ad alcune associazioni di filatelisti… perché ? potrebbe chiedermi lei.

« Perché voi di Poste Italiane state facendo morire la filatelia? Se non vendete francobolli negli uffici postali, dove volete che la gente li vada a comperare ? dal macellaio ? Certo, i tabacchini vendono francobolli, ma solo alcuni tagli. E poi, come potete voi di Poste Italiane pretendere di continuare a « vendere » (sarebbe più giusto rubare) quei pezzettini di carta se non aiutate ad usare i francobolli veri e i giovani possano vederne sulle buste ? I vecchi, sono vecchio anch’io, che ancora comprano i francobolli poco alla volta spariscono come le cabine telefoniche… e allora ? voi vi accorgerete di aver distrutto qualcosa di bello e sano.

Potrei continuare all’infinito e lei potrebbe dirmi che ogni Ufficio Postale piuttosto importante vende i francobolli. Ha ragione, ma, anche agli sportelli filatelici molti tagli di posta ordinaria non ci sono… e poi, mi dica lei, com’è possibile che da un po’ di tempo a questa parte le emissioni di Poste Italiane siano con un facciale quasi sempre di € 0.95 ?

Nel 2017, se ho contato giusto, avete emesso 39 francobolli da € 0.95 e 1 da € 1.00. Un tempo c’era una certa varietà, ora la monotonia è veramente sfiancante.

Lo so, anche per le Poste Italiane la cosa più importante è guadagnare tanti soldi senza guardare in faccia a nessuno, ma, se pensate che valga la pena continuare a far sì che esista ancora la filatelia, non solo fra i vecchietti, ma anche fra i giovani, forse bisognerà fare qualcosa… e la prima cosa da fare è munire di francobolli ogni ufficio postale e far sì che l’impiegato che si trova dietro lo sportello possa obliterare la corrispondenza (anche le raccomandata)… e sarebbe anche utile che la corrispondenza venga recapitata abbastanza presto.

Ho imbucato una lettera in provincia di Varese… dal 22 settembre è arrivata dopo 14 giorni. Ma perché dovete maltrattare così i vostri utenti ?

 

DA ZURIGO A PEGLI (Genova).

Guardi un po’ come funzionavano le cose nel 1939: Una cartolina spedita da Zurigo (Svizzera) a Pegli (Periferia di Genova) impiegò un giorno… solo un giorno… e c’era il timbro d’arrivo… perché c’era l’onestà e il desiderio di fare le cose bene.

DA LUGANO A PEGLI (Genova)

Ma non era un caso perché 3 mesi dopo, sempre una cartolina, questa volta da Lugano arrivò a Pegli in un giorno.

IL FRANCOBOLLO TIMBRATO BENE.

Lo stesso francobollo col timbro ben visibile di VERONA

IL FRANCOBOLLO DETURPATO COLL’Euro 000.05

Lo stesso con le rigacce allargate alla cartolina.

Non credo che le Poste Italiane abbiano il diritto di deturpare un francobollo. Il francobollo, non bisogna dimenticarlo è di chi l’ha comprato ; le poste hanno la possibilità di obliterarlo con un normale timbro, ma non di imbrattarlo. Una volta su un oggetto di corrispondenza, se affidato alle Poste, diventa di proprietà del destinatario. Le Poste hanno il dovere di recapitarlo. Se non sono state capaci di obliterarlo nel modo giusto, non hanno il diritto di sporcarlo… perché non è più di loro proprietà.

FRANCOBOLLO DETURPATO CON UN TRATTO DI PENNA

Un francobollo « annullato » con un tratto di penna come questo è l’equivalente di un furto. Per quanto un francobollo così possa, timbrato, valere poco o pochissimo, ha sempre un certo valore, magari anche solo affettivo, ma, con quel tratto « maleducato » di penna non vale più nulla.

Gentile Signora, potrei continuare per ore a mostrarle movimenti delle poste dove sembra proprio che manchi l’educazione e l’onestà.

Mi fermo qui, sperando che lei possa mettere in movimento CHI DI DOVERE… ma sappia che la presente, molto triste, è perché dispiace vedere un’Amministrazione postale di una Nazione che ha una bellissima storia filatelica distruggere l’operato dei predecessori.

Coi migliori saluti.

 

Alessandro Depegi

quarchedundepegi@gmail.com

 

 

Copia a :

Unione Filatelica Lombarda – Via Leopardi 3 – 20123 Milano

info@ufl1829.it

 

Unione Filatelica Subalpina – Via Asinari di Bernezzo 34 – 10146 Torino

Ketty.subalpina@gmail.com

 

CIRCOLO FILATELICO “TRES TABERNÆ ” – Piazza A. di Savoia 17, 04012 Cisterna di Latina

pmaurizio@email.it.

 

Associazione Filatelica Numismatica Scaligera – Corso Cavour 2 – 37121 Verona

veronafil@veronafil.it

 

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Registrazione del 20 aprile 2017

 

Personaggi:

 Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Albero Conifera, Panchina Petulante,

 

L’Albero: “Puoi fermarti un momento amico Alessandro?”

Passante Alessandro: “Ho un pochino fretta ma vi ascolto molto volentieri. Mi siedo un attimo.”

Panchina Ingenua: “Siediti qui… lo sai che sono molto contenta quando sento la tua presenza su di me.”

Alessandro: “Va bene Ingenua. Sono tutt’orecchi.”

L’Albero: “Hai sentito anche tu che in Italia sono arrabbiati coi nostri radar che cuccherebbero molti Umani italiani che non rispettano i limiti di velocità?”

Da: “Corriere della Sera”

Alessandro: “Sì, l’ho visto sul Corriere della Sera. Trovo che non ci sia nulla di strano. Purtroppo, quando si va in Italia si ha l’impressione che gli italiani non sappiano leggere i numeri.”

Ingenua: “Come sarebbe a dire, gli italiani non imparano a leggere i numeri?”

Limite di velocità: 60

Alessandro: “Intendevo il fatto che se c’è un segnale stradale come questo con un numero che indica un limite di velocità, in Italia viene poco considerato, per cui sembra che l’italiano non sappia leggere i numeri.”

Ingenua: “Perbacco, capisco sempre male. Lo sai Alessandro che sei gentile.”

L’Albero: “Quindi l’articolo del giornale milanese dimostra rabbia verso i metodi di casa nostra o è per mettere in guardia i connazionali che vorranno recarsi in Svizzera?”

Alessandro: “Prova un po’ a chiedere il pensiero della tua collega Conifera che si trova in Italia.”

L’Albero: “Ci provo.”

Alessandro: “Bravo.”

L’Albero: “Mi dice che hai ragione… ascolta.”

Conifera da Lavena Ponte Tresa in Provincia di Varese: “Ma certo; è proprio così. Quando un italiano medio si mette al volante, da quel momento non vede più i numeri dei limiti di velocità e… ancora più grave non vede neppure le strisce pedonali.”

Alessandro: “È vero. Ricordo che, in Italia volevo attraversare e stavo aspettando sul bordo delle strisce pedonali. Non solo nessuno s’era fermato, dato che erano tutti italiani medi, ma neppure si fermò la macchina dei Carabinieri. Un’altra volta, la stessa scena con la differenza che a non fermarsi fu la macchina dei Vigili Urbani.”

Ingenua: “Cosa intendi Conifera per italiano medio?”

Conifera: “Intendo l’italiano che non vive vicino alla frontiera con la Svizzera. Infatti l’italiano che vive vicino alla frontiera va spesso in Svizzera, e sa che in Svizzera le norme vanno rispettate.”

Ingenua: “Lo penso anch’io che le norme vanno rispettate. È una forma di rispetto verso le Istituzioni.”

Conifera: “Hai ragione. Purtroppo credo che gli Umani d’Italia, quando non rispettano le Istituzioni hanno l’impressione di essere furbi; ma non hanno ancora capito che fanno del male a se stessi.”

L’Albero: “Cosa pensi dell’articolo del Corriere della Sera?”

Conifera: “Penso che ci sia un po’ di rabbia. Sembra quasi che si voglia, ancora una volta, parlar male della Svizzera. Io sorrido al pensiero dell’italiano sbruffone che se ne frega di tutto e si trova costretto a pagare una multa… perché è stato maleducato. In Italia, specialmente negli ultimi tempi sembra che si possa fare tutto quello che si vuole e si rimane impuniti o, perché la Giustizia è una Giustizia a singhiozzo, o perché a sgarrare di più sono Quelli che sono in alto, o semplicemente perché se ti mettono dentro, il giorno dopo sei di nuovo fuori, o…

Ciò che mi fa maggiormente sorridere è che, se in Svizzera gli Umani svizzeri ti piccionano, la multa va pagata e non ci sono santi. Mi piacerebbe veder la faccia di quel 60% arrabbiato… che purtroppo non avrà imparato nulla.”

L’Albero: “Ma tu stai dalla parte degli svizzeri.”

Conifera: “Certo che sì. Io son convinto che il benessere di un Paese stia nelle piccole cose. Se c’è rispetto ed educazione, arriva anche l’onestà. Chi attraversa col rosso e non rispetta i limiti è un irrispettoso. Chiedi un po’ ad Alessandro cosa ne pensa.”

Alessandro: “E brava Conifera… che non segui l’andazzo dell’Italia di oggi! Tu che sei vicino all’Ufficio Postale sai perfettamente che anche le poste sanno essere maleducate… anche perché hanno dimenticato che dovrebbero essere al Servizio della popolazione e non una “Macchina dei Soldi.”

Ingenua: “Cos’è la Macchina dei Soldi?”

Ufficio Postale di Lavena Ponte Tresa (VA) – A destra CONIFERA.

Alessandro: “Non è una macchina nel vero senso della parola, ma significa che ha, come unico desiderio, quello di guadagnare sempre più soldi. E questo vale anche per le Poste Svizzere. Comunque, la maleducazione delle poste è anche nel fatto che “maltrattano” gli invii postali dimenticando che sono proprietà dell’utente.

Conifera: “Potresti farmi un esempio?”

Alessandro: “Eccotene uno: Questi francobolli che sono stati deturpati da un impiegato che sicuramente (???) non aveva mai sentito parlare di quegli “stupidi” che amano collezionare francobolli.”

Francobolli del 2004 timbrati male.

Conifera: “In quale ufficio postale c’erano degli impiegati così poco educati?”

Alessandro: “Un paese della Puglia Ceglie Del Campo  in provincia di Bari. Mi è venuto tardi… devo andare.”

Conifera: “Sarà interessante se in futuro ci parlerai un po’ di francobolli…”

Alessandro: “Volentieri.”

Petulante: “Un momento. Ho sentito tutto e non sono intervenuta; speravo che interpellaste il Tasso che ci avrebbe spiegato la sua teoria dei soldi… dato che parlavate dei soldi.”

Alessandro: “La prossima volta lo interpelleremo o magari andrò direttamente a trovarlo.”

Petulante: “Va bene… buona continuazione.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; mi dispiace se te ne vai.”

Alessandro: “Devo andare… ciao a tutti.”

 

 

 

 

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