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Archive for the ‘Energia’ Category

 

S’è detto che “apparire è importante”… almeno così sembra che debba essere nel XXI° Secolo… quel famoso 2000 che sembrava non arrivasse mai e nel quale sarebbe stato tutto perfetto.

 

I colori sono utili anche per apparire… e, per apparire, cosa c’è di meglio della lana colorata?

 

Andiamo nelle Isole Shetland… quelle che si trovano a nord della Scozia… e fanno parte della Gran Bretagna.

LA GRIGIA LERWICK… arrivando dal mare.

Ogni volta che sento parlare di una località lontana… specialmente se ne parlano in televisione, penso che sarebbe bello se mostrassero l’ubicazione della località o della regione di cui parlano.

Certo che, coi tempi che corrono, c’è sempre un computer a disposizione per andare a cercare o verificare ciò che interessa.

Un tempo c’era l’atlante; si sfogliavano le pagine e si arrivava a trovare la località… allora mi chiedo: “Quanti giovani, o meno giovani, hanno in casa un atlante?” Penso pochi. È un gran peccato! Oggi vanno tutti alle Maldive, in Kenya o a Singapore… ma, oltre a conoscere le ore di volo per raggiungere la località prescelta, hanno un’idea delle zone sorvolate?

Ubicazione delle isole Shetland… quelle in rosso. In basso la porzione più a nord della Scozia.

 

 

La latitudine delle isole Shetland è pari a quella di Bergen in Norvegia; per questa ragione, come gli abitanti delle Orcadi, si sentono molto vicini ai popoli nordici. quindi più vicini ai Vichinghi di Norvegia che agli scozzesi della Gran Bretagna.

 

Per la stessa ragione, quando sbarcammo a Lerwick, ad accoglierci non c’erano gli scozzesi in gonnellino e cornamusa, ma un gruppo di “vichinghi” sorridenti con tanto di pesante armatura.

I VICHINGHI DI LERWICK

Oltre ai Vichinghi, a dare il benvenuto è anche un bellissimo stemma:

BENVENUTI.

 

 

 

 

Nelle Shetland ci sono tante pecore… e, grazie alle tante e speciali pecore, se ci si aggira nelle strade della cittadina, è possibile trovare ogni sorta di indumenti di lana… di ogni colore e… anche la stessa lana lavorata a modo loro e ben colorata.

 

 

LANE A LERWICK…

La cittadina s’è presentata grigia, ma i colori fanno particolarmente piacere. Per questa ragione, dopo aver fatto un giro in torpedone nell’isola, non ho potuto fare a meno di spedirmi una lettera coll’effigie della regina Elisabetta II… la testa coronata più longeva d’Europa.

Il francobollo con le regina Elisabetta II e il timbro.

Questa lettera ha raggiunto la Svizzera in 5 giorni. Purtroppo sul timbro non si legge la località che ha obliterato il francobollo.

Una cosa però è sicura, e cioè che se si desidera comprare della lana, non è necessario andare fin sulle Shetland, ma è sufficiente fermarsi a Lugano.

LANE A LUGANO (MANOR)

Certo che, per confezionare un bell’involucro per un corpo desideroso di ben presentarsi, può essere indispensabile un buon filo… ma del colore giusto.

Non bisogna andare molto lontano. Certo che la Liguria non è vicinissima, ma neanche in capo al mondo.

“Ma perché la Liguria?” vi chiederete.

Perché alla fine della Regione, quasi in Toscana, c’è una simpatica località di nome Sarzana; là è possibile trovare il filo del colore giusto.

SARZANA in provincia de LA SPEZIA

Purtroppo, nel mondo in cui viviamo esiste anche la categoria degli “incontentabili”; sono quei personaggi che non solo non si accontentano, ma, quando devono comperare un oggetto d’abbigliamento, come per esempio un paio di scarpe, dopo essere entrati e aver sbirciato in ogni angolo dell’esercizio commerciale, iniziano a provare una scarpa dopo l’altra, riescono ad essere dubbiosi su ogni piccolo particolare e possono far ricoprire il pavimento del negozio con molte scatole, ognuna con una calzatura perché l’altra è in prova. Il personale venditore mostra pazienza… tanta pazienza e, anche se non spera più di arrivare alla vendita, continua a mostrare calzature.

Ebbene, certi incontentabili potrebbero dover andare altrove per trovare il colore giusto, dove la scelta può essere maggiore.

In questo caso consiglio Brema… nel nord della Germania. Brema non è girato l’angolo, ma è importante perché facente parte della Lega Anseatica e famosa perché è di Brema che ci furono i “4 suonatori di Brema” o “I musicanti di Brema”… che per chi l’avesse dimenticato sono l’asino, il cane, il gatto e il gallo.

C’è la statua… e non è neppure molto grande… e neppure molto facile da trovare. Pare che toccare la zampa dell’asino porti fortuna… io l’ho fatto… forse devo ringraziare quel “toccare” se ho la fortuna di essere ora a “poterlo raccontare?

BREMA… nel nord della GERMANIA

Non si può dire che qui non ci sia scelta. Quegli incontentabili di cui s’è parlato prima troveranno sicuramente quanto desiderano.

Dopo aver potuto confezionare un po’ di “abbigliamento”, potrà essere necessario terminare l’opera con una o più cerniere lampo.

In questo caso si può tornare in terra ticinese, andare fino a Bellinzona nella capitale del Canton Ticino, fare un giro per i Castelli patrimonio dell’Unesco, dare un’occhiata alla nuova stazione ferroviaria e, proprio in faccia… scegliere il colore della cerniera lampo.

LE CERNIERE LAMPO DI BELLINZONA

Qui ci sono proprio tutti i colori, ma sono un po’ disordinati… non c’è l’armonia meravigliosa dei rocchetti di Sarzana… forse conseguenza dell’armonia che possiamo trovare nelle vicine Cinque Terre o a Portovenere? Chi non conosce l’estremo Levante ligure?

Sicuramente sono in molti a non conoscere l’estremo levante ligure, però, è risaputo che tutta la Liguria, da Ventimiglia alla provincia di La Spezia, racchiude, tanto sulla costa, quanto nell’entroterra, delle perle di inaudita bellezza.

Anche nel Ponente ligure si può godere il mercato settimanale e trovare un piacevole supplemento d’abbigliamento… gli occhiali.

Oggi gli occhiali non servono più solo per vederci meglio o per ripararsi dalla violenza dei raggi del sole. Oggi gli occhiali sono diventati quell’oggetto che DEVE essere alla moda… naturalmente per chi segue la moda in modo imperterrito, quasi come chi accetta e segue i dettami di una religione. Potremmo dire che, per certe persone, la moda è diventata una religione.

Ci devono o no essere gli occhiali? C’è chi non li porta neppure sul naso per gli occhi, ma li tiene costantemente sulla testa… quasi come se fossero necessari per tenere a posto il cuoio capelluto.

RIVIERA DI PONENTE – AL MERCATO SETTIMANALE.

Che belli gli occhiali in bella mostra al mercato settimanale! C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Io uso gli occhiali per leggere, scrivere e… qualche volta per ripararmi dai raggi del sole. Però, mangio; non sono un buongustaio, non mangio molto, cerco di non mangiare porcherie, apprezzo le insalate e le verdure, ma apprezzo anche un bicchiere di vino.

VALENZA (SPAGNA). TANTI VINI per palati esigenti.

Qui l’ho trovato… a Valenza… nella bellissima città spagnola.

A questo punto non mi rimane che salutare i miei lettori; prima però, dopo aver scritto che c’è chi segue la moda come se fosse una religione, vorrei chiedermi e chiedere a voi fino a che punto una ”moda” possa arrivare a farci bonariamente sorridere.

Come in molti sanno, io sono un figlio di Mussolini, dato che a quei tempi “si facevano i figli per la patria”; ho vissuto il finale di quella guerra dalla quale l’Italia, dopo la mania di grandezza di moltissimi italiani (molto di più di quello che pensa oggi l’antifascismo dilagante), ne è uscita piuttosto macilenta e si rivoltavano i vestiti vecchi con fodere nuove e si mettevano le toppe per far sì che il vestito durasse ancora un po’. Son cresciuto nella gioia del “miracolo italiano” quando chi faceva politica non sembrava che odiasse la controparte e, poter guidare una piccola auto di proprietà era quasi un lusso.

Sorrido quando vedo giovanissimi alla guida di auto bellissime e sempre più grandi… che quando escono dall’auto, magari per andare a prendere l’aperitivo, hanno i pantaloni volutamente bucati… secondo moda e… magari un cellulare in mano… di ultima generazione.

FANCIULLA MODERNA… con cellulare.

Non mi si faccia fare la figura del vecchio (sì, sono ormai vecchio davvero…) che non vuole accettare ciò che di “moderno” ha voluto e potuto dare la tecnologia.

Sì, sono vecchio se guardo la mia carta d’identità, mi sento però giovane con la speranza che i giovani, con lo spirito giovane possano vivere senza essere dei “rimorchi” di certe tendenze, per cui possano essere liberi di spaziare e godere le opportunità che vengono loro offerte.

Ognuno è unico e irripetibile… e se rimane quello che è senza sentirsi in dovere di imitare, allora sì che può “creare”.

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 I colori sono, in fondo in fondo delle macchie che ci colpiscono. Possono essere grandi, piccole, minuscole o enormi ; possono essere mescolate o… da sole ; possono essere in moltissimi modi, e, molte volte possono diventare addirittura delle opere d’arte… e, come tali, possono essere anche di grandissimo valore.

Qui non m’interessano le opere d’arte… anche perché non sono un intenditore, nel senso che so solo se un’opera mi piace o no ; non sono come quelli che guardando un quadro, eventualmente un’opera d’arte, cominciano a raccontarlo e non si fermano più.

I colori esistono anche se non c’è la luce; se non li vediamo a causa di cecità, possono essere ugualmente percepiti… e possono “operare” ugualmente.

La luce c’è per noi di giorno e di notte ; di giorno grazie al sole, di notte, nei nostri tempi moderni, grazie al fatto che qualcuno inventò le lampadine e qualcun’altro inventò la pila… oggi terribilmente di moda… guai se non ci fosse.

ANNO INTERNAZIONALE DELLA LUCE

Tanto per cambiare… un francobollo, uno dei tantissimi francobolli che vengono stampati nel mondo… e che le poste vogliono vendere solo a chi li mette da parte. Quanti di voi hanno visto questo francobollo ? Forse nessuno… ma quanti di voi se l’avessero visto si sarebbero soffermati a guardarlo e a leggere quello che c’è scritto ? Sicuramente pochi. Ma se vosse stato visto e letto, si sarebbe reso conto che quell’anno, il 2015 era diventato « L’ANNO DELLA LUCE ». Sì, la luce… proprio la luce che ci permette di vedere e godere e « comprendere » i colori.

Ce ne accorgiamo troppo poco… perché siamo ormai troppo abituati a vedere i colori… che sono dappertutto… che sono per noi di vitale importanza.

ROTTERDAM – SECCHIELLI DI TUTTI I COLORI

Chi non ha usato un secchio o un secchiello ? Quando non esisteva la « famigerata » plastica, i secchielli erano di metallo… metallo zincato se non sbaglio, ed erano tutti dello stesso colore… cambiava la grandezza.

C’erano anche quelli smaltati, e allora potevano essere anche di vario colore, però, erano anche piuttosto delicati perché se prendevano colpi poteva saltare lo smalto.

È interessante notare come oggi certi secchi sono diventati oggetto di collezione e che, secchi come quelli di un tempo vengono venduti « galvanizzati » da Amazon.

Da Amazon costa € 12.33

Ho scritto, riferendomi alla plastica : « famigerata ». Ho sbagliato. Non è la plastica famigerata, lo sono i pessimi suoi consmatori che la considerano con troppa faciloneria, come è esagerata l’abitudine d’oggigiorno : « USA E GETTA ». Da anni ormai porto sempre con me ben ripiegati in tasca un paio di sacchetti di plastica che uso ogni volta che vado a fare acquisti. Ogni sacchetto mi serve egregiamente per almeno 4 – 6 mesi a seconda del tipo e della robustezza . Ogni sacchetto fa risparmiare a Madrenatura almeno 48 sacchetti ogni sei mesi. Se la maggior parte degli Umani facesse in questo modo, immaginate un po’ quanti sacchetti in meno sarebbero stati trovati nello stomaco di quel povero capodoglio morto nelle acque indonesiane. Ma non sono solo i sacchetti a far male alla Natura. È infatti interressantissimo e da pelle d’oca la balena messa in mostra a Bruges fatta tutta di pezzi di oggetti di plastica trovati in mare.

LA BALENA A BRUGES.

Ho trovato questa fotografia che permette di riconoscere i vari pezzi… tutti buttati e non riciclati o distrutti come si deve. Oggi, in molti comuni italiani viene raccolto e separato ogni tipo di plastica, e non solo PET ; non capisco come mai, siamo nel 2018, qui in Ticino, per lo meno a Lugano, non viene fatta la raccolta differenziata per tutti gli oggetti di plastica. E pensare che Lugano si considera abbastanza all’avanguardia a molti livelli. Lo fu sicuramente a livello bancario.

Sarà difficile pensare a un futuro migliore ; sarà però importante, se non indispensabile, diminuire l’uso della plastica… a tutti i livelli.

Presto sarà Natale, ma, anche se non sarà Natale è sempre piacevole accendere una candela ; ancora più bello se ha il colore che preferiamo.

ZURIGO – Coop City – Bellevue

Ce n’è per quasi tutti i gusti.

Sì, mi piacciono molto le candele accese, ma, specialmente se sono bianche, mi ricordano gli anni della guerra e quelli subito dopo.

 Bisognava avere sempre un paio di candele a portata di mano per quando mancava la luce, cosa che succedeva piuttosto frequentemente. Che poi, il fatto che possa mancare la luce, non è la fine del mondo ; se però la luce manca alla sera e, alla mattina ancora non è ritornata… può dar un po’ di più fastidio. Certi momenti duraturi di mancanza d’elettricità si sono verificati un paio di volte negli ultimi anni a causa di consumi esagerati per i condizionatori d’aria. Già, da un po’ di anni la gente non sopporta più il caldo ; lo soffre e lo odia. Io lo preferisco al freddo… quel freddo che un tempo faceva sì che all’inizio della stagione invernale o nell’imminenza del Natale si regalava un paio di guanti… ora piuttosto in disuso… come la cravatta.

Ricordo che, stando a quanto ci diceva mia madre, se s’incontrava qualcuno e si doveva dare la mano, noi giovani, e anche meno giovani, di sesso maschile, dovevamo toglierci il guanto… quello della mano destra soltanto. Le donne no… le donne quando salutavano qualcuno e davano la mano non dovevano togliersi il guanto. Sì, m’era sembrato strano. Quando davo la mano a una signora o signorina, oggi sono tutte signora, sentivo la morbidezza del cuoio del guanto… non la mano… la pelle.

Chissà se oggi è ancora così. Io dovevo sempre lasciare il passo a persone meno giovani o anziane; ora che son diventato vecchio davvero, i giovani di tutte le età… non mi lasciano il passo.

MERANO

Tornando al guanto c’è ancora qualcuno che ne vende… per fortuna. Ricordo che a Genova c’era un negozio, in Centro naturalmente, che vendeva solo guanti. Non so se c’è ancora. Ricordo che da bambino soffrivo molto il freddo alle mani. Anche coi guanti avevo freddo. Quella volta che c’era la neve e quasi piangevo per il freddo alle mani, mi consigliarono, ovvero mi obbligarono a togliere i guanti e strofinare le mani nella neve… con la neve. Certamente poteva essere saggio, ma ricordo che soffrii davvero. Alle volte la saggezza dei “grandi” fa piangere i piccoli.

Ora io faccio parte dei grandi o, addirizzura dei grandissimi… faccio parte di quella categoria che, il più delle volte non serve a niente, pesa alla gestione delle assicurazioni previdenziali come l’INPS che gioisce ogni volta che non deve più aprire il borsellino, ma qualche volta diventa anche interessante perché ha vissuto l’inimmaginabile… e può raccontarlo e ottenere di fissarlo nella memoria di quei “piccoli” che diventeranno grandi. Quanto oggi si stenta a credere che nei tempi passati, assolutamente non molto lontani, ma per certa gioventù lontanissimi, se un vestito diventava vecchio non veniva buttato o affidato a organi assistenziali, ma, grazie all’arte di un sarto veniva “smontato”, rivoltato e, con fodera nuova, “ricostruito” come nuovo. C’erano i negozi di stoffe… che vendevano anche gli “scampoli”.

LISBONA – NEGOZIO DI STOFFE

Non è facile trovare un negozio di stoffe… così bello e così multicolore!

Sì, si andava con la stoffa dallo stesso sarto e si integrava o si creava dal nulla… ma il vestito durava qualche anno. Oggi… inimmaginabile usare lo stesso vestito da un anno all’altro. Meglio acquistare per quattro soldi nei Grandissimi Magazzini e buttare alla prima occasione. L’importante è apparire.

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COLORI 1

 

Non è la prima volta che leggo e commento un articolo di Pendolante; questa volta mi s’è accesa una lampadina… quella dei colori:

 

https://pendolante.wordpress.com/2018/11/16/colori-di-stazione/

 

Ormai non esercito più, ma sono ancora medico.

L’ho fatto dapprima a contatto con la medicina accademica, poi, diventando un poco critico nei riguardi dell’infallibilità della chirurgia e della chimica, sono passato a un’altra medicina… complementare; sì, complementare perché un medico deve sempre rimanere agganciato a quello che gli hanno insegnato; non può e non deve rinnegare tutto. Se lo fa è molto grave perché rischia di diventare un estremista.

Comunque sia, nella mia pratica quotidiana, son riuscito ad usare i colori, non tanto la cromopuntura che va piuttosto di moda, quanto altre metodiche che ho potuto inventarmi.

I colori, s’è potuto comprendere, sono utili e possono essere addirittura “importanti”. Proprio per questa ragione, ancor prima di smettere di fare ufficialmente il medico, ho sempre avuto piacere nell’osservare i “colori” del commercio… e di fotografarli.

UN NEGOZIO DI OCCHIALI A CUNARDO

L’articolo di Pendolante dimostra come da alcuni anni, anche gli uomini, quelli di sesso maschile, sono sempre di più alla ricerca di colori… per gli indumenti che indosseranno.

Un accessorio interessantemente colorato, è oggi la scarpa…più o meno sportiva:

NEGOZIO DI SCARPE A GLASGOW (SCOZIA)

 

La scarpa è diventato un accessorio importantissimo, tanto per gli sportivi quanto per umani di tutte le età. Sembra quasi di poter dire che, contemporaneamente allo “sparire” della cravatta, la scarpa assume tutti i colori possibilmente immaginabili con innumerevoli combinazioni.

 

Ma, i colori sembra siano molto importanti anche in gastronomia.

Sembra che ci possano essere abbinamenti interessanti coi Chakra… che molti oggi conoscono come centri o punti di energia collegati ai vari organi del nostro corpo.

 

Senza voler approfondire certi argomenti che diventerebbero troppo di carattere medico o terapeutico, è indubbio che, quando ci presentano un piatto con “oggetti” mangerecci, sembra che anche l’occhio voglia la sua parte; come è presentato un piatto, com’è l’abbinamento dei colori e come vien piazzato l’eventuale contorno inducono a più o meno piacevole attività manducatoria.

Certo che, se quello che abbiamo nel piatto, sappiamo essere buono, se non addirittura prelibato, anche se di colore grigio, automaticamente s’intaura la cosiddetta acquolina e… ci buttiamo a pesce nell’alimento.

Una voce importante dell’alimentazione è il dolce… che non è solo quello che potrebbe esserci alla fine di un pasto, ma viene desiderato e gradito anche al di fuori dei normali pasti.

Ne troviamo sempre di più… anche sul banco colorato della pasticceria.

MILANO – LA RINASCENTE

Come questo… e come quelli che si trovano ormai dappertutto. Questo mi ha attirato per i colori, e, sicuramente sarebbe il colore quello che attirerebbe il primo pasticcino di qualche lettore.

Mentre scrivo mi sovviene un particolare di quando fui con mia moglie in Sicilia in occasione di un Giro della Sicilia ben organizzato per anziani come noi.

Eravamo ad Aci Reale; avevamo la mattina libera, e, in tarda mattinata decidemmo di andare a prendere comodamente un aperitivo.

Ebbene, mentre ce ne stavamo comodamente seduti a un tavolino, vedemmo uomini, uno alla volta, entrare nella pasticceria e uscire con piccoli pacchetti di pasticcini. Non so se fu un caso, ma, ciò che maggiormente ci colpì, non fu il fatto che venivano acquistati i pasticcini, ma che a farlo erano esclusivamente uomini… nessuno accompagnato da una donna o da un bimbo.

Non posso dimenticarmi del fatto che Acireale ha i suoi francobolli.

UNO DEI DUE FRANCOBOLLI CHE LE POSTE ITALIANE HANNO DEDICATO AD ACIREALE

Ringrazio PENDOLANTE per avermi dato lo spunto per questa chiacchierata.

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Ottavo Capitolo

 

La kinesiologia

 

Claudio è felice come una Pasqua; è convinto di aver finalmente capito cosa è, almeno per ora, importante fare subito: cambiare lassativo.

Nel QUARTO capitolo, si può vedere quali gocce omeopatizzate Claudio diede a Livia. Non è però specificato come arrivò a quella cosiddetta “prescrizione” dal momento che non siamo di fronte a veri e propri medicamenti e neppure di fronte a una ”classica” omeopatia.

Per arrivare a fare una diagnosi, è possibile utilizzare i muscoli… che possono “parlare”, se interrogati nel modo giusto. Potrebbe essere questo un modo di dire della kinesiologia per la diagnostica e la prescrizione terapeutica; per non parlare anche dei vantaggi terapeutici.

Fu George Goodheart chiropratico americano, nel 1964, ad “inventare” la Kinesiologia Applicata, e fu proprio un corso di questa branca della kinesiologia ad attirare Claudio. Ne fu affascinato e si rese conto che può essere molto difficile metterla in pratica nella quotidiana pratica professionale. Prese atto che la “kinesiologia applicata” è un’arte altamente positiva che ha però bisogno di essere coltivata in modo attivo e continuativo. Non la si può improvvisare.

È però possibile comprenderne i principi, accettarli dopo averne preso visione e farne un uso parziale e pratico, eventualmente anche solo ad uso diagnostico. Dal 1964 ad oggi, e quindi nello spazio di soli 50 anni, si sono evolute numerose branche della kinesiologia… non solo “fisiche” ma anche collegate alla “psiche”.

Claudio capì che avrebbe potuto applicare una parte di quei princìpi nell’approccio di tutti i giorni con quei pazienti che, naturalmente, avrebbero potuto “accettare il discorso”. Discorso sicuramente non facile.

 

Il principio terapeutico della kinesiologia applicata è di una grande semplicità. La difficoltà sta nel riuscire a muoversi nella direzione giusta.

Triade della salute

Se consideriamo un triangolo equilatero come nella figura Triade della salute, possiamo vedere una figura geometrica perfettamente armoniosa. Se uno dei lati diventa deficitario (più lungo o più corto) perché si è creato un problema a quel livello, tutti i lati e tutti gli angoli non saranno più uguali. Lo scopo terapeutico della kinesiologia dovrà essere quello di ripristinare la lunghezza del lato e ridare armonia al triangolo. Quanto molto interessante che Claudio capì e che scontra un poco coll’approccio della Medicina Accademica, è che se un lato del triangolo diventa più corto, non si deve agire terapeuticamente su quel lato, ma su uno degli altri due lati modificati (o tutt’e due), per poter riportare il primo lato alla lunghezza giusta. L’esempio calzante è che se ci si trova di fronte a un deficit muscolare tipo torcicollo, non si dovrebbe indebolire con miorilassanti il muscolo patologico, ma agire sull’antagonista. Ma per fare questo, il terapeuta dovrà sempre chiedersi il “perché”; in poche parole, dovrà andare alla radice. È a questo livello che Claudio ipotizza come “artista” il terapeuta kinesiologo… perché è difficile muoversi in quel determinato modo.

 

Grazie però a una “kinesiologia spicciola”, Claudio ha potuto essere sicuro che Livia è intollerante (non allergica) allo sciroppo. Il muscolo forte di Livia, dopo contatto epidermico con lo sciroppo diventava debole. Intollerante e non allergica perché l’allergia si vede subito, l’intolleranza dopo svariate assunzioni… e dopo mesi.

Anche l’argomento “intolleranze alimentari” dovrebbe diventare un argomento medico di primaria importanza e non rimanere appannaggio di una medicina complementare o alternativa.

Quando è sufficiente, o indispensabile, eliminare un alimento per vedersi avviare una guarigione, significa che l’argomento va preso in seria considerazione, tanto più che in questi processi è coinvolta la mente… così determinante tanto per la malattia quanto per la guarigione.

 

In questo momento Livia sospende il lassativo, continua a prendere le sue gocce, ma Claudio vorrebbe trovare una strada per accelerare l’eliminazione dall’organismo di Livia delle “tossine” del lassativo. Il problema è così fatto, e cioè che Livia assumendo per molto tempo quelle “lunghezze d’onda” (energie) negative, ne ha fatto una certa provvista. Nel momento che viene interrotta l’assunzione di quel determinato alimento, in questo caso il lassativo, quelle energie negative, che potremmo chiamare tossine, si mobilitano dalle riserve e non fanno altro che peggiorare la situazione; fintanto che ce ne sarà.

Claudio si rammenta che in un paio di casi, aveva visto come positiva l’energia del cristallo Ematite in casi di intolleranze e di allergie. L’energia di questo cristallo, sempre grazie alla kinesiologia summenzionata si rivela utile.

EMATITE

È un’energia che agisce come antidoto nei riguardi di quelle tossine che dovranno essere smaltite. Livia viene adeguatamente testata e prenderà 20 gocce di Ematite 3 volte al dì.

La ricerca del componente “colpevole” è infruttuosa, per cui si considera l’intolleranza verso il prodotto in toto e, almeno per il momento, irrilevante l’eventuale componente psicologica legata a quello sciroppo.

È lo stesso ragionamento che si farebbe se una persona fosse intollerante al caffè; sarà intollerante al caffè come tale e non solo alla caffeina o ad altri eventuali alcaloidi del caffè.

L’esperienza professionale di Claudio ci dimostra che si può essere intolleranti o allergici anche alla semplice acqua.

 

Arriva nello studio di Claudio un omone di taglia superiore che racconta di convivere con una “igienista dentale”, di essere separato dopo un infelice matrimonio e di essere ansioso.

È un po’ poco per intraprendere una terapia; però sovente accade proprio così; per cui sta a Claudio il saper porre le giuste domande. E Claudio s’informa su molte cose apparentemente banali. Non gli basta sapere se va regolarmente di corpo, ma vuole conoscere la qualità delle feci. Se qualcuno va regolarmente di corpo, ma le feci sono sciolte, vuol dire che qualcosa a livello colon non funziona.

Chiede poi: “Quanta acqua beve nell’arco della giornata”.

Risponde: “Abbastanza”.

“Ma quanta, più o meno; e poi, intendo acqua pura, minerale o del rubinetto”.

La risposta dell’omone: “Non bevo mai acqua pura. Non mi va, non riesco a mandarla giù. Bevo sempre o tisane o sciroppi.” e aggiunge “Se poi, alla sera, dopo aver lavato i denti ho sete, non bevo nulla”.

“Perché?” chiese Claudio.

“La mia compagna igienista dentale mi sgriderebbe dato che nello sciroppo c’è sempre un po’ di zucchero; e allora dovrei lavare di nuovo i denti”.

Claudio è perplesso, anche di fronte all’intransigenza dell’igienista. Comunque sia, dato che lo “strumento terapeutico” più importante che usa Claudio è l’ipnosi, viene da sé che sarà interessante fare chiarezza.

 

L’Omone è in sonno ipnotico profondo e, dopo i necessari approfondimenti e la richiesta di lasciarsi scivolare indietro nel tempo, Claudio gli chiede dove si trova o cosa vede. L’Omone risponde: “Sono un bimbo piccolo e vedo vicino a me dell’acqua”.

“Che acqua è? Di un lago?”

“No” risponde l’Omone “è acqua che si muove; è un ruscello.”

“Chi c’è insieme a te?” chiede Claudio.

“Non c’è nessuno. Sono solo. Sto giocando nell’erba.”

“Bene” gli dice Claudio “lascia passare il tempo, e, quando succederà qualcosa di importante dimmelo”.

Passano un paio di minuti tranquilli in cui l’Omone respira tranquillamente, finché, all’improvviso, comincia a respirare affannosamente come se avesse paura di qualcosa.

“Cosa sta succedendo” chiede Claudio.

“Sono scivolato nell’acqua; è fredda.”

“E poi?” chiede Claudio perché sa che in queste situazioni non conviene interferire, ma si può chiedere.

“Sono tutto nell’acqua, non riesco a tornare indietro, l’acqua scorre, mi porta giù, sono con la testa sott’acqua, non riesco più a respirare, ho paura, non so cosa devo fare. Sto affogando.”

“Stai morendo?”

“Sì”

“Bene,” gli dice Claudio “dimmi quando sarai morto”.

Sembra cinismo, ma non lo è. In questi casi bisogna lasciare che le cose vadano come devono e seguano il loro corso. Il bimbo è caduto in acqua e annaspando in cerca di aria, riempie i propri polmoni di acqua e muore.

Ha bevuto molta acqua!

Dopo poco l’Omone dirà “Sono morto”, il viso ritornerà in uno stato di distensione e descriverà quello che vedrà dall’alto fra cui il proprio corpo nell’acqua del ruscello.

 

Al risveglio quest’uomo ricorderà “stupitissimo” tutto. Se all’inizio della seduta Claudio si rivolse a lui col “lei”, continuò col “tu” dato che stava parlando con un bimbo. Al risveglio l’Omone non ricordava assolutamente il “tu”. Lui era quel bimbo che affogò nel ruscello.

 

Quando l’Omone ritornò, disse a Claudio: “ Ora bevo l’acqua. Ma lo sa che l’acqua è proprio buona?”

 

Si può essere increduli o scettici, ma questa persona, in una vita precedente era quel bimbo; dopo aver rivissuto quell’avvenimento “come se fosse la prima volta”, svanì l’avversione, o allergia, o intolleranza all’acqua.

Poté anche risolvere il problema del divorzio che la moglie non voleva concedergli. Lui temeva la moglie.

In uno dei prossimi capitoli verrà affrontato l’argomento e l’Omone troverà la ragione che gli faceva temere la moglie.

 

Dopo aver approfondito la realtà delle intolleranze alimentari, sarà bene verificare l’erronea dizione della Medicina Accademica nei riguardi del lattosio e del glutine.

 

L’intolleranza al lattosio è l’incapacità presente in alcuni individui di digerire lo zucchero del latte, il Lattosio appunto, con conseguenti sintomi gastrointestinali quali flatulenza, meteorismo, crampi e diarrea; è provocato da una carenza dell’enzima deputato alla sua idrolisi, la lattasi, che scompone il lattosio nei due composti più semplici, Glucosio e Galattosio. Non sembra quindi una vera intolleranza.

 

L’intolleranza al glutine o celiachia o morbo celiaco è una condizione genetica. Essere celiaci significa essere “intolleranti” al glutine, gruppo di proteine che si trovano nel frumento, nell’orzo e nella segale.

Con l’introduzione del glutine, i celiaci producono anticorpi che creano uno stato d’infiammazione della mucosa che distrugge progressivamente i villi intestinali; gli alimenti non vengono più assorbiti, ed è così che si manifesta una serie di complicazioni, quali: diarrea, anemia, magrezza, decalcificazione, depressione e irritabilità.

 

Sarà poi necessario spendere un po’ di tempo e parole per spiegare meglio cos’è l’energia dei colori e dei cristalli. Intanto Livia, per fortuna non peggiora, ma neppure migliora. Continua a prendere le gocce; Claudio continua a misurarle regolarmente la pressione che non è alta, ma il polso è ancora bradicardico e l’extrasistolia la fa da padrona. Si va ancora una volta a “trovare” la collega di Claudio, la Dr.ssa Canapa perché, fra l’altro, si rende necessario prendere una decisione circa la Risonanza Magnetica.

La dottoressa è l’unico medico che finora ha anteposto la visita “fisica” ai controlli “tecnologici”.

Claudio la vide per spiegare la “scoperta” dell’intolleranza allo sciroppo e le portò, il giorno dopo Livia.

“Ti prego Giacinta, le disse Claudio “tu che per un certo tempo hai fatto l’anestesista, metti due dita sul polso di Livia.”

“Va bene.” la Dr.ssa Canapa mette due dita sul polso di Livia, passano non più di due minuti, ed esclama: ”Un polso impossibile! Se siete d’accordo faccio subito un elettrocardiogramma”.

“Certamente” è la risposta all’unisono.

E fu così che, dopo l’elettrocardiogramma, fu deciso di fare la Risonanza Magnetica… senza grande entusiasmo data l’organizzazione tipo fabbrica del Centro Cardiologico.

 

 

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Quarto Capitolo

 

La vacanza a Merano

 

Grazie alle rassicurazioni del cardiologo, Livia e Claudio, proprio il giorno dopo, partono per Merano. C’è la consapevolezza che tutto potrà andare nel migliore dei modi. In ogni caso, già qualche giorno prima della partenza, Claudio ha visto quali gocce poteva consigliare a Livia.

Tre tipi di gocce:

1 – Colore BLU.

ZOISITE

2 – Energia del cristallo Zoisite.

3 – Vibrazioni dei colori della camelia rossa.

Il blu, corrispondente al chakra della gola, poteva aiutare la difficoltà del respiro e la sensazione di soffocamento percepita come fame d’aria e angoscia.

 

Il cristallo Zoisite, di colore verde, corrispondente al chakra del cuore, è molto importante per Livia.

CAMELIA ROSSA

Inoltre, come si può vedere dalla fotografia, ha delle sfumature di color nero che può corrispondere al primo chakra; in questo caso può aiutare nel dare quell’energia di cui Livia ha grande bisogno. Infatti, anche se il Dr. Bardelli ha detto che si può andare tranquilli, Livia si sente debole e si stanca molto facilmente.

Infine le vibrazioni del colore della Camelia Rossa.

Livia ha ricevuto le vibrazioni di tutti i colori che si vedono in questa foto. C’è un bel rosso e anche un po’ di verde.

Claudio ha potuto prendere atto che queste gocce “camelia rossa” erano uno stimolo per la frequenza cardiaca che tendeva quindi ad aumentare. C’era l’extrasistolia molto frequente che però non portava alcun beneficio dal punto di vista emodinamico, la frequenza delle pulsazioni normali intorno a 40, con la camelia rossa, tendeva sensibilmente ad aumentare.

Perché questo fiore? Cosa significa? Significa che è bellissimo poter vedere dei benefici risultati terapeutici, quando si consiglia, oltre al colore puro o all’energia del cristallo anche l’energia della vibrazione dei colori dei fiori. È quanto è stato capace di fare BBColor che ha messo a disposizione le gocce con la vibrazione dei colori di vari fiori. È proprio il caso di dire che la natura, grazie alla tecnologia, allevia la sofferenza degli umani… e non solo. È importante considerare il fatto che un fiore giallo, è sì giallo, ma può essere giallo con tante sfumature… che solo la natura sa creare.

I SETTE CHAKRA

È necessario aprire una piccola parentesi per spiegare, per sommi capi, a chi non li conoscesse, cosa sono i “chakra”.

Secondo alcune filosofie orientali si possono definire “centri di energia presenti nel corpo umano che presiedono alle funzioni organiche, psichiche ed emotive dell’individuo”. Ai vari chakra corrispondono i vari organi, e ogni chakra ha un colore di riferimento, e ogni colore può diventare “una realtà terapeutica”. È tutta una questione di piccole energie, che possono produrre effetti meravigliosi. Un riferimento utile può essere quell’omeopatia troppo spesso dileggiata da chi pretende che tutto debba essere “scientifico”. In medicina non è sempre possibile, dato che è impossibile trovare due individui perfettamente uguali che, per essere uguali, devono pensarla esattamente nello stesso modo; sì, perché il “pensiero”, cioè quello che scaturisce dalla nostra mente, è importantissimo… anche nella “gestione” della malattia… che dovremmo definire disordine.

Livia e Claudio vanno a Merano passando dal Maloja e da St. Moritz. Considerata la situazione confinaria fra Svizzera e Italia, se da Lugano si vuole andare a Merano, si può attraversare la Pianura Padana in autostrada oppure fare un viaggio turistico entrando in Italia, costeggiare il Lago di Como e puntare sull’Engadina, attraversarla e oltre l’Ofenpass rientrare in Italia e arrivare a Merano da nord. Optano per il viaggio turistico. Come si lascia la Svizzera e si viaggia verso Porlezza e Menaggio, è sempre bello il Lago di Lugano dove a Valsolda, che ha un clima invidiabile, ci si può ricordare del “Piccolo Mondo Antico” del Fogazzaro.

Dopo Chiavenna si entra in Svizzera e, raggiunto il Passo del Maloja si prosegue quasi in pianura costeggiando il lago di Sils.

IL LAGO DI SILS

È qui che Claudio e Livia si fermano e si mangiano tranquillamente un panino. Non si può dire che Livia stia male, ma neppure bene. La frequente extrasistolia non l’ha ancora abbandonata… e chissà quando l’abbandonerà. È comunque tranquilla. Il Dr. Bardelli le ha detto che non c’è nulla di grave!

Non si può passare da Maloja senza ricordare il grande pittore Giovanni Segantini che qui si trasferì all’età di 36 anni. Pittore nato ad Arco (Trento) quando ancora faceva parte dell’Impero Austro Ungarico. Fu un grande esponente del Divisionismo derivato dal Neo-impressionismo. Claudio non è mai stato un conoscitore di opere d’arte, sa solo ciò che gli piace. A suo tempo gli piacque visitare il Museo Segantini proprio a St. Moritz, e non può dimenticarlo mentre passa nella città con Livia diretto a Merano.

Gli piace ricordare il francobollo svizzero del 1999 che, commemorando il centenario della morte del grande artista, ci mostra il dipinto “Mezzogiorno sulle alpi”. È interessante il particolare che il francobollo fu timbrato proprio a St. Moritz.

Francobollo svizzero del 1999

Dopo aver lasciato la famosa cittadina engadinese, vanno verso Zernez che è sede del Parco Nazionale Svizzero. Il Parco ha un’estensione di 172 km2 ed ha la “specificità” che vede l’uomo come testimone, dove la natura è lasciata completamente a se stessa. Il Parco confina con l’Italia e, nello stesso tempo col Parco italiano dello Stelvio.

Claudio e Livia arrivano in Italia attraverso il Passo del Fuorn e fanno una tranquilla sosta a Glorenza (Glurns in tedesco), una bellissima cittadina dell’Alta Val Venosta di aspetto medievale. Sono ormai a poca distanza da Merano, in Alto Adige (Südtirol). La temperatura è piacevolmente calda e possono sedersi tranquillamente all’aperto e bere qualcosa, fare due passi e “scivolare” in un negozio che vende di tutto e trovare una stupenda e grande lanterna… che da tempo Livia desiderava. Livia sta relativamente bene, nel senso che durante il viaggio non ha avuto crisi di “fame d’aria” o palpitazioni. Però non guida la macchina, cosa che durante i viaggi faceva abitualmente. Semplicemente non si sente. Per fortuna che Claudio guida sempre volentieri. È dall’età di 18 anni che guida, e ha guidato un po’ tutte le macchine, anche la Balilla a tre marce; è rimasto però “spiritualmente” affezionato alla sua prima auto, un Topolino B del 1948.

 

Merano è una simpatica città, dove Livia e Claudio erano già stati un paio di volte. Nella stanza d’albergo c’è la fastidiosissima aria condizionata. Sì, fa caldo, ma non è la fine del mondo, per cui chiedono di spegnerla. Non si può dire che Livia stia male, ha sempre un poco di difficoltà a respirare. Ogni tanto però si ritrova angosciata, probabilmente per il fatto che ricorda perfettamente cosa le disse il Dr Bardelli, e cioè che lei sarebbe un’ipertesa e pertanto avrebbe dovuto essere controllata. L’idea di essere ipertesa non fa piacere e fa sentirsi quasi in colpa l’aver rifiutato il medicamento consigliato.

Merano non è in mezzo al deserto. È una civilissima e accogliente cittadina con tanto verde, delle ottime pasticcerie e molte farmacie. Per questa ragione, nell’arco della settimana, Livia con Claudio vanno in almeno tre farmacie diverse per far controllare la pressione. In nessuna farmacia l’operatore è soddisfatto della misurazione, perché non riesce a “comprendere” la frequenza del polso. È infatti sempre presente il bigeminismo (un’extrasistole ad ogni pulsazione) e una pressione che varia ogni volta, al punto che nell’ultima farmacia, il titolare della farmacia esegue la misurazione con tre apparecchiature diverse. Sembra che effettivamente la pressione arteriosa tenda verso l’alto, ma non c’è continuità, nel senso che si potrebbe definire una pressione “ballerina”. Intanto Claudio continua imperterrito a dare a Livia le gocce della BBColor. Quando saranno di nuovo a casa, dovrebbero aver ricevuto delle gocce omeopatiche particolari prodotte dalla Ditta Serolab della Svizzera Romanda.

 

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Terzo Capitolo

 

Le gocce del Dr. Roberto Bruzzone

 

Le gocce omeopatizzate fornite dalla ditta BBColor, sono il frutto di “pensieri” di questo medico iniziati negli anni 80.

Il Dr. Bruzzone, appunto negli anni 80, partecipò in Germania ad alcuni corsi sull’importanza della biorisonanza e dei colori.

Fu appunto in quell’occasione che cominciò a capire che, non solo i colori sono importanti, ma addirittura indispensabili. Senza colori non si vive… e, se si vive, si vive male. Cominciò a capire che un colore, ovvero proprio quel colore può aiutare il ritorno al benessere.

Prima di allora s’era occupato di quella medicina psicosomatica che, con apparente semplicità, ci dice che una situazione stressante antica, recente o attuale può produrre patologie o disordini di varia natura. Era consapevole che la “messa a fuoco” del pregresso stress, opportunamente elaborato, potesse portare a guarigione.

Ora capì che la “cromoterapia” può aiutare o essere determinante per il raggiungimento della guarigione.

In questo campo, è la lunghezza d’onda, quello che conta, dato che ogni colore ha la sua lunghezza d’onda. Oltre ai colori che possiamo vedere, esistono molteplici altre vibrazioni, ognuna con la “sua” lunghezza d’onda.

Il primo grande uomo che si occupò in modo pratico di vibrazioni e di trasmissioni a distanza con le lunghezze d’onda, in questo caso della radio, fu indubbiamente Guglielmo Marconi.

Le varie lunghezze d’onda.

È possibile vedere nella figura le varie lunghezze d’onda che ci bombardano o ci avvolgono continuamente. Le “lunghezze” dei colori stanno proprio in mezzo agli ultravioletti e agl’infrarossi. Tutte queste “lunghezze” possono influire sul nostro organismo… anche se non le vediamo… e alcune possono annientarci. Noi vediamo i colori dell’arcobaleno dal rosso al violetto; sono quelli che hanno interessato la “cromoterapia”.

Di questi tempi accade troppo spesso di voler “diagnosticare e curare” solo interrogando le “macchine” e i risultati di laboratorio dimenticando la macchina uomo. Roberto Bruzzone, utilizzando alcune simpatiche apparecchiature in suo possesso, è arrivato a “imbrigliare” separatamente l’energia dei colori, iniziando da quelli dell’arcobaleno.

Una Ditta omeopatica, utilizzando la “materia prima” fornita dal Bruzzone ha prodotto dei granuli omeopatizzati con l’energia del colore.

Poi, sempre il Bruzzone, utilizzando la semplicità della kinesiologia, ha potuto verificare la validità dell’idea, non solo teorica, ma anche pratica.

In che modo “pratica”? Pratica, nel senso che, dopo aver preso atto che Pinco Pallino ha bisogno di verde o di violetto, e questo grazie a una kinesiologia “spicciola”, gli si può dare “per bocca” l’energia del verde o del violetto. Sarebbe sbagliato dimenticare la teoria indiana dei Chakra che dà ad ogni colore dell’arcobaleno il collegamento con determinati organi.

Col passare del tempo, il Dr. Bruzzone che conosce la realtà dell’energia dei cristalli, pensa che potrebbe essere interessante riuscire a “captare” l’energia dei cristalli e, come per i colori, omeopatizzarla per ottimizzare, se utilmente, l’energia del colore necessario. È un discorso molto difficile per le menti “ristrette” che governano l’attuale Medicina Accademica; è però proprio così, cioè che i cristalli hanno in sé un’energia secolare… che può essere utile a noi umani infarciti di tossica farmaceutica chimica.

Il passaggio dall’idea alla pratica fu un tutt’uno. Utilizzando la propria materia cerebrale e un’altra simpatica macchina che la tecnologia gli ha messo a disposizione, il Bruzzone riesce a captare l’energia di alcuni cristalli e li fa confezionare in quei granuli omeopatici di cui s’è parlato prima relativamente ai colori. Come tutti sanno, esistono cristalli di tutti i colori, abbinabili a ciascun colore dell’arcobaleno.

Anche in questo caso, per cioè analizzare l’”esistenza” di questa energia e verificarne la validità sulle persone, si può ricorrere a una kinesiologia spicciola, molto facile da apprendere, e che utilizza l’essere umano consenziente.

Col passare degli anni il Dr. Bruzzone si trasferisce in Svizzera, conosce, dal punto di vista terapeutico, legislativo e farmacologico realtà nuove e meno farraginose, per cui, dopo aver dovuto abbandonare la tecnica dei granuli omeopatici, ha potuto accettare la forma liquida in gocce, e tutto questo grazie a un farmacista parigino trasferito in terra elvetica.

Un boccetto BBColor coll’energia del violetto.

Il tempo passa e, anche in campo farmacologico, la miopia di certe burocrazie rendono gli sforzi del Dr. Bruzzone quasi inutili, per cui, dopo qualche decennio positivo nell’utilizzazione della metodica, gli sembra di dover abbandonare tutto. E proprio quando si ha l’impressione di doversi voltare dall’altra parte, si scopre che possono esistere burocrati “aperti” e farmacisti amici capaci di aiutare… anche dal punto di vista produttivo.

Oggi, queste gocce sono una realtà, innocua, potentissima ma lenta, nel senso che la natura lavora lentamente… tant’è vero che nessuno si sognerà mai di seminare oggi e di raccogliere domani.

Le gocce che produce Bio Brisk e che hanno alleviato moltissimo le sofferenze di Livia, sono omeopatizzate, ma non sono un prodotto omeopatico dal momento che nella preparazione di partenza non c’era “nulla di fisico” e “nulla di ponderabile”; solo vibrazioni o lunghezze d’onda. Queste gocce, non sono quindi un medicamento; possono aiutare ed essere utili quasi alla stregua di una buona parola o di un consiglio ben ponderato. Lavorano lentamente e in modo mirato… come l’agricoltura.

Sempre facendo riferimento all’agricoltura, Claudio, quando esercitava la professione, faceva spesso riferimento all’arte del contadino: “Prima di seminare, nella speranza di raccogliere buoni frutti, bisogna prima ben dissodare il terreno, poi concimarlo ed infine seminare. Quando poi la pianticella comincerà a crescere, non solo bisognerà “assisterla” in modo idoneo, ma sarà anche necessario proteggerla da eventuali intemperie moleste tipo grandine”.

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Registrazione del 5 ottobre 2017

Personaggi:
 L’Albero, Alessandro, Panchina Petulante e Panchina Ingenua.

L’Albero: “Caro Alessandro, è un po’ che non ti vediamo: dove sei stato di bello?”

Alessandro: “Beh, ho dovuto andare a Zurigo a far controllare il mio cuore bionico… un semplice controllo di routine.”

L’Albero: “Non sapevo avessi problemi di cuore.”

Alessandro: “È solo un problema elettrico, cioè di passaggi di impulsi da una parte del cuore all’altra. Nello stesso modo come molti Umani mettono gli occhiali per riuscire a vedere… o leggere dopo una certa età, così a me, un po’ di anni fa hanno messo una macchinetta che sopperisce ai miei “cavi elettrici”. È una protesi come un’altra. Anche gli occhiali sono una protesi. Coi tempi che corrono ci sono protesi per tutto… o quasi tutto.”

Petulante e Ingenua all’unisono: “Ciao Alessandro. Ci dispiace sapere che hai dovuto andare a Zurigo per il tuo cuore.”

Alessandro: “Tranquille… tutto bene.”

Ingenua: “Sì, lo sento che va tutto bene. Le tue chiappe parlano… e sento che, anche se sei ormai un po’ vecchietto, vai bene. Sono contenta.”

Petulante: “È bella Zurigo? Certo che ora con la galleria veloce si arriva prima.”

ZURIGO DAL TRAM

Alessandro: “Giusto… i treni svizzeri non vanno per niente male, e con la nuova galleria si risparmia almeno mezz’ora. Se Zurigo è bella? Sì, è molto bella, e poi, col bel tempo è ancora più bella. Ho fatto questa foto dal tram… che spettacolo! E poi, ora che siamo in autunno si comincia a vedere i colori delle foglie degli alberi che cambiano.”

L’Albero: “Veramente. Stiamo per prepararci a dormire. Non tutti, ma in molti. Anch’io sto cominciando a prepararmi. Voi Umani vi mettete il pigiama, noi lasciamo cadere le foglie. Dicevi che ci sono protesi per quasi tutto?”

Alessandro: “Proprio così. Non hanno ancora inventato le protesi per il cervello.”

L’Albero: “Lo so, ce ne sarebbe bisogno. Specialmente per certi Governanti.”

Alessandro: “Ma sì. Forse è meglio che non trovino le protesi per i cervelli dei Governanti… altrimenti, dopo le loro malefatte darebbero la colpa alla protesi.

Vi dicevo dei colori autunnali… che a Zurigo cominciano a farsi vedere. Proprio vicino alla Clinica dove hanno controllato l’elettronica della mia protesi, è possibile vedere un bell’annuncio di autunno.”

UNA STRADA DI ZURIGO.

Petulante: “Non mi sembra speciale.”

Alessandro: “Non ho detto che è speciale. Semplicemente che a Zurigo le avvisaglie colorate dell’autunno cominciano prima che da noi in Ticino.”

Ingenua: “Perché cara Sorella ti permetti di criticare il nostro amico? Lo sai che gli voglio bene… se poi non viene più a posare le sue chiappe su di me…”

Alessandro: “Ma no, non mi ha criticato. Pensava di vedere una di quelle foto autunnali che si possono vedere in Canada… con tanti stupendi colori. Noi ci accontentiamo con quello che abbiamo.”

L’Albero: “Bravo Alessandro, hai detto giusto. Bisogna sapersi accontentare… e voi Umani proprio non sapete cosa voglia dire accontentarsi; almeno gli Umani che dirigono delle Ditte importanti… o anche meno importanti.”

Petulante: “Cosa vorresti dire? Intendi i Managers che vogliono raggiungere traguardi sempre più alti e, anche se non li raggiungono vogliono guadagnare sempre di più?”

L’Albero: “Beh sì, più o meno… qui in Svizzera e anche altrove… e anche in Italia. La “meritocrazia” è in disuso, le persone capaci vengono lasciate da parte e chi è incapace e riesce ad andare avanti guadagna cifre da capogiro. Un esempio che a mio parere è terribile, è quello delle poste, parlo delle poste svizzere dove i dipendenti sono sottoposti a turni sempre più stressanti, non solo, ma sono sempre più obbligati a “produrre”, e, per invogliarli a fare sempre meglio sono sottoposti a delle specie di “lavaggi del cervello” che fanno loro credere che le loro “produzioni” siano importantissime per evitare che i profitti diminuiscano… o per evitare che i profitti non siano più sufficienti.”

Petulante: “Non stai esagerando?”

L’Albero: “Non credo assolutamente.”

Alessandro: “Io mi accontento e mi sono trovato a gioire vedendo il trenino che va alla Forch e, dietro dei tuoi parenti di vario colore.”

LA FORCHBAHN E ALBERI COLORATI

Ingenua: “Che bella foto hai fatto. Dev’essere proprio bella Zurigo. Dovrai un po’ raccontarci dove va quel bel trenino.”

Alessandro: “Sì, Zurigo è molto bella e pulita… dove tutto è perfettamente organizzato e dove tutto costa… abbastanza. Sì cara Ingenua, ve lo racconterò.

Andando avanti, li vicino c’è un cimitero; mi sono un poco addentrato nel viale principale e ho potuto catturare coll’obiettivo della mia macchina fotografica questo albero:

LO SCONTROSO DEL CIMITERO.

Ho cercato di fare quattro chiacchiere con lui, ma, non ha voluto parlare. Chissà, magari la prossima volta che andrò da quelle parti. L’ho battezzato LO SCONTROSO e sono uscito dal cimitero, ma prima dell’uscita sono stato rapito da dei colori che non avrei assolutamente considerato autunnali.

Proprio così. Siamo abituati, almeno nelle nostre latitudini a vedere foglie gialle, stupendamente gialle come le tue, amico Albero, o tendenti addirittura al rosso con tutte le tonalità intermedie. Proprio poco prima del cancello, all’uscita dal cimitero, ho dovuto fermarmi per guardare questi colori. Non ne avevo mai visto, e ho dovuto considerare che la natura è proprio Grande, con la G maiuscola, e noi Umani non abbiamo ancora capito che, anziché combatterla e deprimerla, dovremmo agevolarla… perché lavora per noi. Per capire un po’ di più questo problema basterebbe pensare un pochino alle api… che muoiono per colpa nostra. Ne potremo riparlare.

MAGNIFICO COLORE AUTUNNALE.

Poco lontano, al di là della strada, in un giardino poco curato, questa fanciulla sembrava abbandonata. Non so mica se era un’opera d’arte e se avesse un qualche significato. Semplicemente l’ho fotografata, m’ha fatto tenerezza… così sola; nessuna scritta, nessun riferimento… e nessun calore tipo quello che chiamano umano.

LA FANCIULLA ABBANDONATA.

È la semplicità personificata. Silenziosa e senza pretese particolari. Ora che potete vederla anche voi, riuscirà sicuramente a sentirsi meno sola… non soffrirà troppo il freddo dell’inverno perché sentirà il calore dell’interessamento di chi leggerà queste righe.

Ingenua: “Ma lo sai che è proprio carina. È molto simpatica anche a me.

L’Albero: “Hai ragione Alessandro quando dici che l’interessamento di chi leggerà la farà sentire meno sola. Anche se è solo pietra o metallo, malgrado tutto ha in sé dell’”energia”. Tutto ha energia, e l’energia viaggia ad altissima velocità e raggiunge ogni angolo del Globo. Noi alberi abbiamo una grande e fantastica energia, ma anche i colori ne hanno… e ognuno di voi Umano può aver bisogno dell’energia di questo o quel colore. So per certo che voi Umani mettete a contatto della pelle degli indumenti di “quel colore” perché in quel momento sentite la necessità proprio della lunghezza d’onda di quel colore. Sembra un caso ma non lo è. D’altra parte c’è chi dice che il caso non esiste.”

Alessandro: “È quello che dico sempre anch’io… perché è così. Tornando alla “Fanciulla Abbandonata” che ha messo in moto questo discorso, come facciamo a sapere se il nostro interesse per quella statua non porterà beneficio energetico a qualcuno?”

Petulante: “È proprio così caro Alessandro. È risaputo che l’energia del pensiero di voi Umani può influenzare altri Umani… tanto nel bene come nel male. Se poi un numero maggiore di Umani “pensa” positivamente di un altro Umano o, in modo generico di quanto potrebbe avvenire, questa “collettiva energia positiva” muove la serenità e deprime le negatività. Voi Umani, che guardate sempre passivamente quello schermo chiamato televisione, non vi accorgete che state diventando sempre più pessimisti?”

L’Albero: “Non può essere che così. Loro, gli Umani, mettono in onda sempre di più, o quasi sempre programmi violenti… Loro si ammazzano sempre di più fra di loro e poi, nella realtà sembra quasi giusto, o addirittura doveroso annientare ed eliminare chi dà fastidio. Sempre armi di qualunque tipo… per regolare le controversie.”

Petulante: “Hai dimenticato i videogiochi. Sempre più ragazzini con queste competizioni… anche violente. Qualche volta si siedono su di me… come ipnotizzati. Sono veramente molto bravi, ma non riescono a usare la fantasia.”

Ingenua: “È proprio peccato! E poi ci sono quelli che si muovono “in branco” e si sentono grandi e importanti come se avessero conquistato chissà che cosa.”

Alessandro: “Non posso che essere dispiaciuto nel dover prendere atto che voi, alberi e panchine, apparentemente inanimati, percepite l’insulsaggine del comportamento di noi Umani. Quello che lascia allibiti è che, giorno dopo giorno, sempre di più, molti Umani vanno alla ricerca di “protesi” che possano dar loro forza e gioia di vivere.”

Petulante: “Intendi i vari tipi di droga?… e i traffici che arricchiscono a dismisura?”

Alessandro: “Vedo che hai ben compreso il significato di protesi. ”

Ingenua: “Non sapevo che i droghieri potessero arricchirsi così tanto.”

Petulante: “Ma no cara Sorella. I droghieri non c’entrano niente con queste droghe. Queste fanno stare apparentemente bene, ma sono proibite e, a lungo andare, possono anche uccidere.”

Ingenua: “Ho capito.”

Alessandro: “Torniamo alla bellezza e all’energia dei colori. Guardate un po’ la semplice edera, almeno penso che lo sia, che magnifici colori può donare a chi non è troppo frettoloso.”

L’EDERA… UN MURO DUE COLORI.

L’Albero: “Bellissimi colori! Hai detto giusto… la natura è grande e offre meraviglie a non finire… per chi non è troppo frettoloso. Voi Umani avete sempre fretta; non dico che dobbiate spostarvi sempre a piedi, ma volete andare sempre più veloci… e in vacanza sempre più lontani…”

Alessandro: “Che razza di argomento mi hai messo nel cervello… così interessante e così vero. Ma ora, dopo che abbiamo visto come la natura autunnale sia molto prodiga di colori, voglio abbozzarvi un argomento che mi sta un po’ a cuore; quello dei colori negli Esercizi Commerciali. Infatti, non esistono solo i colori autunnali… ma moltissimi altri. Anche se i colori primari sono solo il rosso, il blu e il giallo, la natura e noi Umani siamo riusciti a produrre un grande numero di colori e abbiamo colorato quasi tutto. A me piace moltissimo guardarmi intorno. Guardate un po’:

UN SEMPLICE NEGOZIO DI GUANTI.

Mentre si va a spasso, è possibile mettere a fuoco i colori… tanti colori… molti colori… ma noi abbiamo bisogno di colori?”

L’Albero: “Certo che voi Umani avete bisogno di colori. Senza colori non potete vivere. Ogni colore ha una lunghezza d’onda diversa… e agisce in modo diverso… e non solo sugli Umani.”

Petulante: “Anche quella dei colori è energia. Dicevamo che il pensiero è energia? Anche i colori sono energia; cosa c’è che non ha energia? Voi Umani conoscete solo l’energia elettrica e quella del petrolio… perché voi pensate solo ai soldi… e volete guadagnarne sempre di più.”

Alessandro: “Il discorso si sta facendo pesante, anche se interessante. Ne riparleremo. Vi saluto. In bocca al lupo caro Albero per il lavoro di ingiallimento delle tue bellissime foglie. Verrò ancora a trovarti prima che tu le abbia perse tutte.”

L’Albero, Petulante e Ingenua: “Ciao Alessandro. A presto.”

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