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QUESTO ARTICOLO È PIUTTOSTO LUNGO CON DEI CONCETTI INTERESSANTI. PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 15 dicembre 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Rotonda, Albero Tasso e I Fratelli di Tasso.

 

Alessandro: “Ciao Rotonda, posso sedermi?”

Panchina Rotonda: “Ma che domanda… sono qui apposta perché le chiappe degli Umani possano sedersi, ma, se devo dire proprio la verità… tu sei il preferito. Non sopporto gli Umani che fanno salire i cani. Noi siamo qui per le chiappe umane. Dimmi piuttosto, come stai e, come mai sei qui?”

Alessandro: “Volevo chiacchierare un po’ con te, con Tasso e coi suoi fratelli. M’interessava conoscere un po’ di più di quanto accadde in Istria e in Dalmazia dopo il 1943.

Rotonda: “Penso che siano tutti disponibili. Sai, qualche volta si assopiscono… li chiamo e non rispondono; forse è l’effetto dell’età. Ho l’impressione che ti abbiano captato.”

Albero Tasso: “Ciao Alessandro, come stai? Ti ho sentito, ma ero, come si dice, sovrappensiero. Qual buon vento…?”

Alessandro: “Ti ricordi che un po’ di tempo fa avevamo parla della provincia di Lubiana e delle “malvagità” perpetrate dagli italiani? Ecco che oggi m’interesserebbe approfondire le spietatezze messe in atto contro l’italica gente dell’Istria e della Dalmazia.”

Tasso: “Il capitolo è quasi infinito. A quei tempi, anni ’40, arrivarono a me notizie terribili… anche da Fiume. Credo che, potrebbe già essere smisurato prendere in considerazione ciò che accadde a Zara… quella gran bella città, quasi una piccola copia della Serenissima, che ne subì, di scelleratezze, a non finire.”

Alessandro: “Mi ricordo che da bambino si parlava di Zara. Quando si mangiava la “macedonia di frutta” ci si metteva un pizzico di Maraschino… che lo facevano a Zara. E poi sentivo dire che era una piccola provincia al di là nell’Adriatico.”

Una bottiglia del mitico Maraschino

Tasso: “È vero. Il Maraschino era molto famoso… e veniva esportato in tutto il mondo. Le bottiglie erano tipiche con tutt’attorno la paglia… quasi come i fiaschi di Toscana… senza pancia però. Tu ricordi il liquido che veniva aggiunto alla Macedonia. Pensa che i produttori e proprietari della distilleria fecero una brutta fine… Nicolò Luxardo e la moglie Bianca furono buttati in mare, non si sa bene se furono uccisi a colpi di remo o se annegarono perché fu loro attaccata al collo una pietra. Anche l’Umano Pietro Luxardo scomparirà e di lui non si saprà più nulla.”

Alessandro: “Chi li ammazzò, se furono ammazzati?”

Tasso: “Quasi sicuramente furono i “titini”, i partigiani di Tito che irruppero ufficialmente in città il 1° novembre 1944 e diventarono padroni della città. Questo però è da considerare il gran finale della città. Il dramma cominciò molto prima, quando la popolazione italiana c’era ancora tutta.”

Rotonda: “Cosa vuol dire che c’era ancora tutta.”

Tasso: “Vuol dire che non era ancora accaduto nulla di terribile a turbare la vita degli zaratini. Tutto cominciò quel famigerato 8 settembre del 1943 quando il capo del Governo italiano Maresciallo Pietro Badoglio annunciò via radio la resa dell’Italia. Da quel momento l’Italia non era più l’alleato dei nazisti ma, almeno nel nord e nel Centro Italia, aveva un esercito allo sbando… sbando nel vero senso della parola. Ne approfittò l’esercito del Terzo Reich che diventò nemico dell’Italia e s’apprestò a invadere tutto quello che poteva… invase anche Zara.

UN TIPO DI SOPRASTAMPA SU UN FRANCOBOLLO DEL REGNO D’ITALIA CHE RECA L’EFFIGE DEL RE VITTORIO EMANUELE III

Alessandro: “Fu in quell’occasione che soprastamparono in tedesco i francobolli italiani.

 

Tasso: “Tu che ti diletti di francobolli!”

 

Alessandro: “Ricordo che da bambino vidi per la prima volta quei francobolli perché il papà di un mio amico li aveva comperati per sé… e sembrava fossero una rarità. Io non ne ho mai posseduto.

 

ALTRO TIPO DI SOPRASTAMPA

 

Ora però, a parte la passione filatelica, penso che dovrebbe essere importante sapere che, a quei tempi accaddero, proprio a Zara delle scelleratezze terribili… particolarmente per i civili.”

Tasso: “Prima che Tito s’impossessasse definitivamente di Zara, non è ancora perfettamente chiara la ragione per cui la città dovette subire dei folli bombardamenti.”

Rotonda: “Chi bombardò la città?”

Tasso: “Gli Anglo-americani.”

Rotonda: “Vuol dire che era strategicamente importante.”

Tasso: “Non particolarmente. Faceva gola a Tito.

Alessandro: “Ma com’era possibile? Zara era italianissima sotto tutti i punti di vista. Fece parte della Repubblica di Venezia dal 1409 al 1797 anno della caduta della Repubblica per mano di Napoleone; dopo varie traversie che vide Zara sotto la dominazione degli Asburgo, la città venne a far parte del Regno d’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Secondo lo storico Arrigo Petacco (L’ESODO – Oscar Mondadori) Zara era: “Un fazzoletto di terra proteso sul mare, compatta nella sua architettura veneta divisa fra calli e campielli, non era né una base navale, né una fortezza militare…

Tasso: “Pensa che Tito, d’accordo con Stalin voleva prendersi anche Trieste… ma di Trieste parleremo in un’altra occasione. Tornando ai bombardamenti su Zara, la componente allucinante è che ci furono ben 54 bombardamenti che rasero al suolo la città e ci furono almeno 4000 morti fra i civili… di fronte a una popolazione di 22.000.”

Alessandro: “Fu quindi un’inutile carneficina…”

Tasso: “Si potrebbe dire che non fu inutile perché la maggior parte degli italiani sopravvissuti ai bombardamenti scappò e cercò di rifugiarsi in Italia, e ai titini fu possibile impadronirsi della città.”

Alessandro: “Ma non fu l’unica carneficina “gratuita” in Europa.”

Tasso: “Alludi al bombardamento su Dresda?”

Alessandro: “Non solo a quei terribili bombardamenti su quella bella città, ma anche ai bombardamenti su quella perla del nord di nome Lubecca.

Tasso: “Sì, l’ho sentito dire, Lubecca è una città stupenda… è una città della Lega Anseatica. Fu bombardata il 28 marzo 1942, ma non perché fosse strategicamente importante, ma, per deprimere psicologicamente la mentalità tedesca che, seguendo Hitler credeva proprio che la Germania fosse “über Alles”. Intanto morirono 312 persone”

Rotonda: “Bombardando una bella città hanno ucciso tanta gente per “disturbare” psicologicamente il popolo tedesco? Ma come si fa a ragionare così?”

Tasso: “Cara amica, la guerra è guerra e sembra che potrebbe essere tutto lecito… a me però sembra che non ci sarebbe niente di male se si riuscisse ad essere un pochino… anche se quasi niente… onesti. Distruggere e uccidere tanto per… mi sembra da scellerati o semplicemente demenziale. Ma tu Alessandro, sei già stato a Lubecca?”

Alessandro: “Sì, ben due volte; la prima volta nel 2007… era però dal 1965 che avrei voluto visitare quella città.”

Rotonda: “Come mai proprio dal 1965 e… a Lubecca?”

Alessandro: “Mi chiedi perché avevo deciso di andare a Lubecca? L’avevo pensato già molto tempo prima quando, in cerca di avventure e lavoro, poco più di 60 anni fa, mi ero avventurato nel sud della Svezia. Ero partito coll’intenzione di trovare un posto di assistente anestesista nell’ospedale di Lund. Non è che mi interessasse particolarmente la scienza svedese; sapevo sì che gli svedesi erano all’avanguardia, ma, trascinato da chissà quali energie, il nord significava per me qualcosa di particolare. Non è che amassi il freddo, anzi ho sempre amato particolarmente il caldo dell’estate. I paesi del nord avevano per me un lusinghiero richiamo. Certo una ragazza bionda poteva avere anche lei il suo fascino particolare, ma non era quella la ragione del mio viaggio. Partii con mio fratello maggiore e con la mia amata Alfa Romeo Giulietta ti.

Rotonda: “Il tuo viaggio iniziò qui da Lugano?”

Alessandro: “No no, a quei tempi abitavo e lavoravo in un ospedale vicino a Zurigo.”

Rotonda: “Quindi viaggio leggermente più corto.”

Tasso: “Cos’è questo divagare? Ci dici che volevi andare in Svezia, ma non perché ti era venuta voglia di andare a Lubecca.”

Alessandro: “Un po’ di pazienza; perché, proprio durante quel viaggio, sull’autostrada verso Puttgarden, mi trovai a leggere la “deviazione” per Lubecca. Di Lubecca non sapevo proprio nulla, sapevo solo che era una città della Lega Anseatica, ma non sapevo altro; eppure, proprio in occasione di quel viaggio, pochi chilometri prima di caricare la Giulietta sul traghetto che ci avrebbe portati in Danimarca, lessi l’indicazione Lübeck… che non dimenticai… fino al 2007.

Rotonda: “E allora, cosa ci dici di Lubecca?”

Alessandro: “Posso dirvi che, finalmente nel 2007, utilizzando le ferrovie tedesche, partii finalmente per Lubecca. Era estate; quando arrivai, la temperatura era buona e non pioveva. Benissimo e bellissimo fu il momento in cui vidi quella meravigliosa costruzione… l’Holstentor.

L’HOLSTENTOR

Rimasi un paio di giorni a Lubecca, mi accorsi che era una città a misura d’uomo dove non solo era possibile assaporare magnifiche opere architettoniche, ma anche prelibatezze per il palato e per chi ama il marzapane.

Durante il mio bighellonare per la città, mentre ammiravo con gioia quanto mi circondava, fui più volte un pericolo per i ciclisti che pedalavano giudiziosamente sulle piste ciclabili… che invadevo distrattamente.

UN VECCHIO FRANCOBOLLO DA 2 MARCHI DELLA GERMANIA OCCIDENTALE RAFFIGURANTE L’HOLSTENTOR.

Mi piacque vedere il canale che circonda la città e curiosare in cortili circondati di accoglienti casette e tanto verde… quasi come non si fosse nel centro di una città. Una gentile e anziana signora che aveva compreso il mio desiderio di intrufolarmi a guardare tanta bellezza degna di una favola, mi disse in ottimo tedesco di entrare pure e di rimanere quanto desideravo.

Il mio modo di fare il turista non era dei più intelligenti. Mi piace e mi piacque andare un po’ all’avventura, senza prepararmi prima più di quel tanto. Non sapevo neppure che quella città fu bombardata in un modo così ignominioso… anche se molti suoi cittadini amavano Hitler. Trovai una piccola guida nell’Ufficio Informazioni della città e questo mi fu più che sufficiente per godermi la città. Rimasi infatti piuttosto affascinato quando inaspettato mi si parò davanti agli occhi il RATHAUS… così… semplicemente bello.

RATHAUS DI LUBECCA.

Ma non è questa la componente più importante del nostro discorso cominciato con la barbarie distruttiva… tanto per distruggere e ammazzare Esseri Umani. Entrai nella MARIENKIRCHE e trovai… e fotografai lo scempio di quei bombardamenti.

I PANNELLI CHE RICORDANO LA DISTRUZIONE DELLA MARIENKIRCHE

Rotonda: “Da questa foto però non si vede molto.”

Alessandro: “Hai ragione. Nella foto in mezzo si vede però la chiesa che brucia. Ora l’hanno tutta ricostruita, forse più bella di prima.”

Tasso: “Hai detto che ci sono anche delle buone cose da mangiare? per voi Umani naturalmente… non credere però che le nostre radici non sappiano distinguere quello che per noi è buono o no.”

Alessandro: “Sì, c’è una rinomatissima pasticceria che fa delle torte veramente uniche… e a far da padrone è il marzapane. Là mangiai un boccone e, per finire mi fu possibile scegliere una fetta di torta. C’era proprio la difficoltà di scegliere. Che buone!”

Tasso: “Perché buone?”

Alessandro: “Perché dopo la prima fetta mi sentii obbligato a sceglierne una seconda di un tipo diverso… altrettanto ottima.”

I Fratelli di Tasso: “Ma guarda guarda; è un po’ che vi ascoltiamo. Avete cominciato a parlare di Umani morti ed ora parlate di torte col marzapane? Cercate di tornare ad essere seri. Dopo Zara avete accennato alla città di Dresda. Vorremmo saperne di più.”

Tasso: “Cari fratelli, avete ragione. Dresda è una gran bella città che, ha subìto una serie di terribili bombardamenti… e, potremmo dire inutili, perché verso la fine del conflitto mondiale… cioè nel febbraio del 1945.”

Rotonda: “Ma un bombardamento non è sempre terribile?”

Tasso: “Certamente, tanto più che è una di quelle manifestazioni in gli Umani, pur di riuscire a primeggiare, non guardano in faccia a nessuno e sopprimono ogni forma di vita esistente.”

Rotonda: “Anche nel bombardamento su Dresda si voleva primeggiare?”

Tasso: “In questo caso s’intendeva contrastare una Nazione che voleva, a tutti i costi, primeggiare… anche dal punto di vista razziale. Bisogna però dire che quei terribili bombardamenti dal 13 al 15 febbraio, fecero della città qualcosa come un cumulo di cenere, che bruciò per “troppo” tempo e in modo esagerato. Si pensi che in 3 giorni, centinaia di aerei britannici e statunitensi scaricarono sulla città più di 4000 tonnellate di bombe, fra cui moltissime bombe incendiarie. Quest’accanimento produsse degli incendi tali, chiamati “tempeste di fuoco”, per cui altissime temperature fino a 1500° crearono correnti d’aria capaci di “aspirare” gli Umani nel rogo.”

Rotonda: “Chissà quanti Umani morirono.”

Tasso: “Sì, ne morirono veramente molti… tanto più che, essendo stata Dresda praticamente immune da bombardamenti, in quella città c’erano molti “sfollati” da altre parti della Germania. Furono fatte numerose stime circa il numero di Umani morti; pare però che si possa dire che non furono meno di 135.000. La città, considerata per la sua bellezza la Firenze del nord, non essendo assolutamente importante dal punto di vista strategico, aveva ospitato molti vecchi, donne e bambini di altre località…”

I Fratelli di Tasso: “Tu vorresti dirci che gli Angloamericani riuscirono ad ammazzare, in un paio di bombardamenti, ben 135.000 persone… la maggior parte civili?”

Tasso: “Proprio così. La componente più raccapricciante è che non ci fu un unico bombardamento, ma 3 bombardamenti, un giorno dopo l’altro, che, non solo presero alla sprovvista l’inerme popolazione, ma sorpresero tutti quei poveretti che, non ancora morti cercavano di portare soccorso a chi aveva sofferto a causa del bombardamento del giorno precedente.”

Rotonda: “Ma forse era questo l’unico modo per far sì che i tedeschi si arrendessero?”

Tasso: “Assolutamente no, perché per l’esercito tedesco le cose andavano già molto male e la disfatta era vicina. Non dovete dimenticare che siamo nel mese di febbraio del 1945 e che di lì a 3 soli mesi ci fu la conquista di Berlino… anzi meno di 3 mesi dato che la resa incondizionata del Terzo Reich avvenne l’8 maggio 1945.”

Rotonda: “Quindi anche quella di Dresda fu un’inutile carneficina.”

Tasso: “Non solo, ma, se si considerano anche i danni materiali e il consumo di energie da parte delle Forze Alleate, oltre ad essere stato un atto criminale, fu anche un pessimo affare… dal punto di vista semplicemente economico. Comunque sia, questa non fu l’unica occasione nella quale gli Umani dimostrarono la loro componente aggressiva, nonché stupida, sì, proprio stupida verso i loro simili.

Ma tu Alessandro che ascolti in silenzio, cosa ne dici?”

Alessandro: “Indipendentemente dal fatto che in certe situazioni la guerra sembra indispensabile, e in questo caso credo che lo fosse, penso che certi bombardamenti non possano essere giustificati.

Da “Storia Illustrata”

Mi sembra di aver letto in passato che il “possente” bombardamento su Dresda avrebbe dovuto dimostrare a Stalin quale era la capacità “economica” degli Alleati. Questo avrebbe dovuto “intimorire” i Sovietici a guerra finita, e in previsione della “Guerra Fredda” che si stava profilando all’orizzonte.”

Tasso: “Mi sembra un po’ azzardato.”

Alessandro: “Sembra anche a me. Tutti quei morti, che secondo alcuni avrebbero potuto essere addirittura 300.000, non giustificano. Mi fa senso pensare che il 20 novembre dello stesso 1945, le potenze vincitrici, quindi anche i sovietici, processarono i capi dei nazisti che riuscirono a catturare, e una parte fu giustiziata. Quegli stessi che ordinarono il massacro di Dresda… dove trovarono la distruzione esseri umani e opere architettoniche, si sentirono all’altezza di giudicare dei loro simili che li imitarono… anche se in modo diverso… ma sempre in modo crudele. Certo che il modo con cui furono “eliminati” molti ebrei è raccapricciante, però non è meno ripugnante il modo con cui sono stati “assassinati” in quella città moltissimi civili inermi e indifesi.

Quando, fra 2001 e il 2002 andai a Dresda con un viaggio organizzato, non sapevo assolutamente che, proprio là, nel febbraio del 1945 fosse accaduto il finimondo; sapevo solo che quella città fu, per molto tempo, alla mercé della volontà sovietica. ”

Rotonda: “Non hai un francobollo che ci “parli” di Dresda?”

Alessandro: “Ne ho solo uno che posso mostrarvi, e poi, ho fatto una piccola ricerca e ho trovato più di un francobollo… ma ve li farò vedere un’altra volta… anche perché abbiamo cominciato a parlare di Zara e siamo arrivati a Dresda. D’altra parte, se si parla di Dresda o di Lubecca, si può parlare anche di questa “veneziana” perla dell’Adriatico distrutta mostruosamente assieme a molti suoi abitanti solo ed esclusivamente per odio e avidità territoriale. Detto per inciso, il giornalista zaratino Enzo Bettiza disse che Zara era la Dresda dell’Adriatico.”

Rotonda: “Cosa rappresenta questo francobollo?”

UN PARTICOLARE DELLO ZWINGER DI DRESDA su un francobollo della Germania.

Alessandro: “ È un particolare dello “ZWINGER” che è uno dei principali monumenti della città. È un palazzo con giardini in stile barocco costruito all’inizio del 1700.

Durante quei terribili bombardamenti, quel complesso barocco fu quasi totalmente distrutto. Non rimase praticamente nulla… e fu quasi completamente ricostruito.

Dal momento che è nostra intenzione terminare la nostra chiacchierata su quanto accadde a Zara, potremo parlare un’altra volta di quanto c’era e c’è di bello da vedere a Dresda e mi farà piacere raccontarvi qualcosa anche del viaggio che feci a cavallo fra il 2001 e il 2002… anno in cui entrò a far parte di molti di noi l’Euro. Ora voglio farvi vedere com’era lo Zwinger prima e dopo i bombardamenti:

 

 

Zwinger dopo i BOMBARDAMENTI

Zwinger oggi.

È possibile vedere nel centro, anche se non perfettamente identico, il particolare del francobollo.

Tasso: “Chissà quanto fu distrutto di quella sicuramente stupenda città… se considerata la Firenze del nord. Per quanto riguarda Zara, è interessante sapere che, fu, praticamente da sempre, dapprima della Repubblica di Venezia e, dopo la Grande Guerra, italiana. Era capoluogo di Provincia… una piccola provincia di cui facevano parte alcune isole distanti circa 200 chilometri. Quello che può interessare è che conservava le vestigia della Serenissima; a Zara oltre che dal punto di vista architettonico, era possibile vedere frequentemente il Leone di San Marco.

Rotonda: “Perché ci dici questo?”

Tasso: “Perché, quando, dopo i continui bombardamenti delle forze aeree alleate, la maggior parte dei cittadini italiani cercarono scampo in Italia e le Forte titine poterono spadroneggiare, la prima cosa che si sentirono in dovere di fare fu di distruggere le vestigia veneziane, e, in particolare i Leoni Alati simbolo di Venezia.

PORTA TERRAFERMA

Questo Leone marciano, bellissimo, fu restaurato… ma dopo… quando i croati si accorsero di aver fatto uno scempio di tante bellezze.

Alessandro: Abbiamo detto che Zara fu una delle tante province italiane… credo la più piccola, con tanto di targa, ma che, come conseguenza dell’ingordigia dei Governanti del tempo, divenne molto più grande… ma per poco tempo, solo dal 1941 al 1943. In concomitanza coll’ingrandimento della provincia di Zara, fu creata anche la provincia di Sebenico. Dopo il famigerato 8 settembre del 1943, a comandare sulla Dalmazia fu l’esercito tedesco e il territorio della provincia ritornò ad essere piccolo come prima. Ci pensarono poi i 54 bombardamenti a decretare la fine della città.

UNA TARGA DELLA PROVINCIA DI ZARA

 Rotonda: “Perché, cari Tasso e Alessandro trovate importante ricordare certe tragedie del passato?

Tasso: “Io sono vecchio… almeno molto più vecchio di voi e, posso avere molti collegamenti con tanti miei simili anche di specie diverse. Molti alberi, come me, hanno sofferto moltissimo a causa degli Umani e, non solo, si sono anche empaticamente angosciati verso gli Umani. Più volte ho dovuto pensare che se gli Umani non si ammazzano un po’ fra di loro sembra che non siano contenti… ma noi ci affliggiamo.

Per rispondere alla tua domanda posso solo dirti che, da quando è finito il Secondo terribile Conflitto Mondiale, s’è parlato moltissimo delle scelleratezze dei nazisti e dei Campi di sterminio che hanno visto morire molti ebrei, ma ci si è quasi dimenticati di certi momenti storici in cui innocenti Umani hanno perso, anche in modo atroce, la vita. Anche se fosse stato solo uno, varrebbe la pena ricordarlo, ma in molti casi, parlo solo dell’ultima guerra, sono stati molti, anzi moltissimi… e nella maggior parte dei casi i colpevoli sono rimasti impuniti se non osannati.

Voi Umani pensate che noi alberi siamo insensibili. Quando un Umano perde conoscenza e giace su un letto, voi dite che è come un vegetale; ma ogni vegetale, non lo dovete dimenticare, è vivo e sa soffrire e sa anche sacrificarsi in favore del mondo animale. E poi, non posso dimenticare le grandi sofferenze che procura a noi l’Umano che, per togliersi la vita, si appende a un nostro ramo. Lui soffre prima e dopo… perché s’è arreso… e non bisogna arrendersi… salvo casi eccezionali.

Sempre per rispondere alla tua domanda, noi stiamo ricordando fatti terribili e inconsueti, dove un popolo desideroso di riscossa, come il popolo jugoslavo, in particolare sloveno e croato, per riprendersi ciò di cui aveva diritto e per prendersi ciò che non gli competeva, si lasciò andare alle più orripilanti manifestazioni di malvagità… non solo qui a Zara, ma anche e particolarmente a Fiume e in Istria. E credo che sia sbagliato continuare ad ignorare, nello stesso modo come è sbagliato che gli italiani non sappiano di Lubiana, dei campi di concentramento di cui abbiamo parlato l’altra volta e di certe stragi fratricide operate da certi partigiani d’Italia tipo la “Strage di Portus… che affronteremo un’altra volta.”

Rotonda: “Ho capito perfettamente. Ok ricordare le malefatte dei nazisti, ma non dimenticare altre malefatte apparentemente giustificate dalla guerra. Ho capito bene?”

Tasso: “Hai capito benissimo.”

I fratelli di Tasso: “Abbiamo ben capito anche noi, ma ora siamo stanchi. Ci racconterai un’altra volta di quanto ancora accadde a Zara, ma, soprattutto vorremo sapere di Fiume, dell’Istria e di Pola. Anche Alessandro è stanco.”

Alessandro: “Già, già. Ora vi lascio… a presto e grazie. Mi piace stare con voi.”

Tasso e Rotonda: “Ciao Alessandro.”

 

 

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IL FUMO FA MALE?

Da “Tages Anzeiger” di Zurigo.

In Lituania vedono così la situazione… almeno l’autore lituano della vignetta… nel senso che così vede l’Europa… la nostra Europa.

Come siamo bravi noi in Europa, non fumiamo né sui treni e neppure nei ristoranti… ed ora abbiamo pure i portacenere per la strada… forse non dappertutto.

E non abbiamo più neppure le fabbriche e le ciminiere… perché abbiamo spostato tutto in un altro Continente… dove si può fumare.

PER DIVENTARE PIÙ RICCHI?

 

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M’è capitato fra le mani questo brutto francobollo.

FRANCOBOLLO ITALIANO DEL 1965

Non si può appunto dire che sia un bel francobollo. Ci ricorda però un evento importantissimo, e cioè, come sta scritto sul francobollo stesso, l’unione autostradale fra Italia e Francia sotto la montagna più alta d’Europa.

Il traforo del Monte Bianco della lunghezza di quasi 12 chilometri fu inaugurato nel 1965.

Non fu neppure il primo tunnel del dopoguerra in Europa. Esattamente un anno prima, il 19 marzo 1964 fu inaugurata la galleria del Gran San Bernardo che collega l’Italia alla Svizzera, Aosta con Martigny in Vallese. Questa galleria è un po’ più corta… quasi 6 chilometri… ma con lunghe rampe d’accesso coperte per permettere il transito anche nei mesi invernali.

Fui particolarmente affezionato a questa galleria, perché la percorsi per la prima volta proprio alla fine di marzo del 1964… per andare a lavorare a Sion. Non rimasi molto in Vallese, ma, quasi ogni fine settimana, ogni 2 settimane, la galleria mi vide passare la frontiera per andare in Valle d’Aosta o a Torino. Qualche volta, per risparmiare il pedaggio della galleria, salivo fin sul colle a 2400 metri; fu, in occasione di uno di quei passaggi, all’imbrunire, che mi fermai come al solito alla Dogana Italiana. Un giovane Carabiniere, tutto solo, mi comunica che, essendo io italiano non posso entrare in Italia con un’auto targata svizzera. Non riesco in nessun modo a fargli “comprendere” che la macchina con la targa svizzera fa parte di un mio dovere, dato che abito e lavoro in Svizzera: “Non è che posso avere la targa svizzera, DEVO avere la targa svizzera.” Di sera, anche se è una calda estate, a 2400 metri sul livello del mare fa freddo. Prego il Carabiniere di chiamarmi un superiore… dato che, non solo desidero entrare in Italia, ma è un mio diritto.

Mi chiederete: “Com’è andata a finire?” Semplicemente entrai in Italia perché, dopo aver aspettato un po’ di minuti che arrivasse un superiore, dalla caserma dislocata un po’ più in alto, mi sentii dire che era tutto in ordine. Mentre rimettevo in moto la macchina e stavo per ripartire, però dissi al giovane Carabiniere: “Sa qual’è la differenza fra noi italiani e gli svizzeri? Che gli svizzeri conoscono i regolamenti… noi (dissi noi per non offenderlo)… un po’ meno.”

Le Poste Italiane non commemorarono l’avvenimento della Galleria del Gran San Bernardo con nessun francobollo. Per fortuna ci pensò la Svizzera con un francobollo da 5 centesimi.

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA 5 centesimi.

Già che ci troviamo a parlare del Colle del Gran San Bernardo, non possiamo dimenticare che su quel colle ci sono quei grossi cani che, assieme ai monaci dell’Ospizio, assistevano i viandanti in difficoltà. Ci pensò l’Amministrazione postale svizzera a commemorare quei cani, e il colle, con un bel francobollo.

Francobollo del 1989

Nel francobollo è, fra l’altro, ben visibile l’Ospizio.

Se si raggiunge il colle per recarsi ad Aosta, si può ricordare che fece lo stesso percorso Napoleone Bonaparte nel maggio del 1800 con un’armata, pare di 60000 uomini… andava a fare la Battaglia di Marengo!

Sì, perché da sempre, se gli uomini non si picchiano e non s’ammazzano un po’ non sono contenti!

Lascio il Gran San Bernardo, quasi un po’ a malincuore, essendo quella strada da Martigny ad Aosta molto ben impressa nel mio passato di giovane medico. Furono infatti i tempi che mi fecero abbandonare per la prima volta l’Italia alla ricerca di, si dice così, un tozzo di pane e la possibilità d’imparare una professione senza dover “leccare”.

Nel 1967 è la volta del traforo del San Bernardino, in Svizzera, nel Canton Grigioni.

La Galleria del San Bernardino che fu inaugurata il 1° dicembre 1967, mette in comunicazione una parte italofona del Canton Grigioni con la parte in cui si parla tedesco. Questa galleria lunga 6 chilometri e mezzo permette ai grigionesi confinanti col canton Ticino di raggiungere il centro del loro cantone anche in pieno Inverno. Grazie a questo collegamento stradale il viaggio in Svizzera da nord a sud, e viceversa viene agevolato. Prima di questo collegamento, chi, durante la stagione invernale, desiderava andare in auto da Milano a Zurigo, arrivato ad Airolo doveva caricare la macchina sul treno e farsi trasportare fino a Göschenen. È ancora presto per poter pensare a un tunnel autostradale sotto il massiccio del S. Gottardo.

Le poste svizzere commemorano l’avvenimento con un verde francobollo.

San Bernardino.

Ho menzionato il particolare che una parte del Canton Grigioni parla italiano. Ci sono altre due zone dello stesso cantone che parlano italiano e sono la Val Bregaglia… quella che da Chiavenna va a St. Moritz e la Val Poschiavo o del Bernina. La prima è collegata col Passo del Maloja aperto tutto l’anno e la seconda col trenino rosso, famoso in tutto il mondo e patrimonio dell’UNESCO che da Tirano in Italia raggiunge Pontresina e St. Moritz attraverso il Passo del Bernina. Sono stato alcune volte su quel trenino… e ne vale la pena. Di seguito due foto dal trenino del Bernina fatte nell’agosto di qualche anno fa:

Da Poschiavo al Passo del Bernina.

Dal trenino come sul francobollo di Poste Italiane.

Osservate il francobollo:

Francobollo italiano del 2010.

Ero sul trenino proprio sul viadotto.

Come sul francobollo una parte del treno è ancora in galleria.

Qui si parla ancora italiano. Il treno raggiungerà dapprima il Passo del Bernina e scenderà poi verso Pontresina… località turistica molto conosciuta al bel mondo… mai come St. Moritz che sarà un punto d’arrivo per scendere con l’auto o il bus verso Como, o continuare col treno verso Coira o Zurigo.

Ora però, dovremo prendere in considera il trafficassimo tunnel autostradale del S. Gottardo che mette in comunicazione il Canton Ticino col Canton Uri e la Svizzera dove si parla tedesco.

La Galleria del San Gottardo è lunga quasi 17 chilometri; è stata inaugurata il 5 settembre 1980 e, da quel momento ha conosciuto un traffico che potremmo definire imponente. Infatti, non è raro sentire i bollettini che parlano di molti chilometri di auto in attesa… questo naturalmente in occasione delle feste particolari in cui la massa dei vacanzieri piomba in Italia dal nord o in piena estate.

Anche in questo caso le Poste svizzere hanno ricordato l’avvenimento con un francobollo.

Francobollo svizzero del 1980

Questa, fu per 20 anni la galleria stradale più lunga d’Europa. Dal 2000 il record appartiene a una galleria norvegese sulla tratta Oslo Bergen.

Sarà interessante vedere in futuro i trafori ferroviari.

 

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Registrazione del 21 novembre 2017

Personaggi:
L’Albero, Passante Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

L’Albero:: “Alessandroooo… fermati un attimo.”

Alessandro: “Buon Giorno Albero… ho fretta.”

L’Albero: “Ok, ma fermati un attimo… fatti fare due carezze da Ingenua… che volevo dirti una cosina.”

Panchina Ingenua: “Siediti carissimo.”

Panchina Ingenua

L’Albero: “Ti ho fermato perché volevo dirti il mio pensiero circa quello che, mi sembra, sia accaduto ieri nella grande… e direi ipocrita Europa.”

Alessandro: “E cioè?”

L’Albero: “…circa l’assegnazione dell’AGENZIA DEL FARMACO ad Amsterdam.”

Alessandro: “Sì, ho sentito; avrebbero dovuto assegnarla a Milano, e, invece…”

L’Albero: “Non riesco a capire per quale ragione, per l’”investitura” di un programma così importante si possa ricorrere al caso.”

Alessandro: “È andata proprio così.”

L’Albero: “Ma io, stando qui, ricevendo varie comunicazioni anche da lontano, pensavo che, in fondo in fondo, gli Umani al governo del Continente più piccolo, ma il più grande, avessero un Quoziente Intellettivo sufficiente.”

Alessandro: “L’avrei pensato anch’io.”

L’Albero: “Ma come fate voi Umani ad essere così cretini? L’Agenzia del Farmaco è una cosa seria? Vabbé che voi Umani giocate molto coi farmaci e con la chimica e, qualche volta vi distruggete facendo finta di aiutarvi, ma, in questo caso, veramente, se ci fossero, le mie palle riderebbero alla grande.”

Alessandro: “Quanto sei saggio amico mio. Hai detto giusto… poche sono le distruzioni causate da farmaci che il popolo conosce. Il Talidomide non ha potuto rimanere nascosto… ma altri…”

Panchina Petulante: “Ma, ci credete o no che, quando un Umano si siede su di me, io sento quanto può essere attraversato da veleni? Se poi è un Umano un po’ in carne che prende dolcificanti o alimenti light…”

Alessandro: “Mi son già fermato troppo. Un salutissimo a voi tutti.”

L’Albero, Ingenua e Petulante: “Torna presto.”

 

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L’Albero: “Ho sentito dire che a Genova c’è una statua… ovvero un monumento a Cristoforo Colombo. È vero… tu che sei genovese?

Alessandro: “Certamente, come puoi pensare che Genova non abbia dedicato un monumento a un suo figlio? Se si vuol saperne di più basta andare a leggere questo bell’articolo:

https://dearmissfletcher.wordpress.com/2017/10/12/a-cristoforo-colombo-genovese-e-navigatore/

Panchina Petulante: “Ciao Alessandro, tu sei genovase vero? Non ti senti un po’ orgoglioso pensando di aver avuto un concittadino così importante?”

Alessandro: “Direi di sì, però non posso fare a meno di considerare che la mia mente mi ha obbligato a ricordare. Sono andato indietro di qualche anno, quando, a cavallo fra il 2000 e il 2001 mi trovai con mia moglie e un piccolo gruppo di svizzeri a Reykjavik in Islanda a visitare la Cattedrale della città. La nostra guida, dopo la visita al luogo di culto ci fece vedere la statua di Leifur Eriksson. Quando gli dissi che: “Sono genovese.”, mi chiese: “Cosa ne dicono a Genova del fatto che non fu Cristoforo Colombo a scoprire l’America?”

Una cartolina dell’epoca con la Cattedrale.

Panchina Ingenua: “Povero Alessandro. Ti sei trovato in difficoltà?”

Alessandro: “No no.”

Petulante: “E cosa gli hai risposto?”

Alessandro: “Gli risposi che la maggior parte dei genovesi non sanno neppure dove sia esattamente l’Islanda, immaginiamoci se conoscono la storia di Leif Eriksson.

Quadro di Christian Krohg: L’AVVISTAMENTO DELL’AMERICA.

L’Albero: “Trovo molto strano che i genovesi, non ho detto voi genovesi, non s’interessino particolarmente a questo straordinario avvenimento, e cioè che circa 500 anni prima di Cristoforo Colombo un europeo mise piede sul suolo americano. Bisogna dire la verità, fu questo navigatore, attorno all’anno 1000, a scoprire il Canada, e cioè l’America del Nord, e, pare che vi abbia costruito anche un piccolo insediamento. Esattamente all’altezza della Baia delle Meduse che si trova nella parte più settentrionale dell’isola di Terranova in Canada.”

Alessandro: “Non bisogna stupirsi. Purtroppo i genovesi sono sempre stati un po’ chiusi, e, anche se Genova dovrebbe far parte del “Triangolo Industriale d’Italia”, ha, negli ultimi decenni, perso molti colpi. Basti prendere in considerazione i trasporti da e per Genova verso nord e da Genova verso la Riviera dei Fiori fino a Ventimiglia. Il famoso TERZO VALICO forse prima o dopo arriverà e ci potrà essere un buon collegamento con Milano e con la Svizzera; Ventimiglia è collegata a Genova da una trafficatissima Autostrada dei Fiori, la più cara d’Italia, e una ferrovia, che dovrebbe essere internazionale, con alcuni tratti ancora a binario unico… per non parlare della ferrovia Ventimiglia Cuneo ripristinata nel 1979 ora quasi in disuso. Si può dire giustamente che Genova e la Liguria dormono… anche se recentemente sembra, dico sembra, che stiano uscendo dal loro torpore.”

Ingenua: “Mi metti tristezza caro Alessandro. La Liguria è così indietro?”

L’Albero: “Forse Alessandro sta esagerando. Torniamo a Eriksson che, scendendo dalla Groenlandia costruì un insediamento a Terranova.

INSEDIAMENTO VIKINGO PATRIMONIO DELL’UNESCO

Alessandro: “Tranquilla Ingenua, non sto esagerando.

IL FRANCOBOLLO USA.

Per quanto riguarda Eriksson, possiamo dire che gli Stati Uniti d’America gli hanno dedicato un francobollo… molto semplice, che non è altro che una copia pari pari della statua di Reykjavik in Islanda.

Il francobollo dell’USA, non è l’unico a commemorare la “scoperta” del vikingo.

Anche le Poste delle Isole Faroe ci hanno pensato, e in un modo particolarmente interessante perché hanno messo a confronto il viaggio di Leif Eriksson e quello di Cristoforo Colombo… il tutto con la menzione dell’anno in cui si verificò l’evento. Sui francobolli si vedono anche le differenti imbarcazioni utilizzate per le traversate.

Ingenua: “Lo so che può sembrare strano quello che dico, ma, secondo voi, la Groenlandia è in Europa o in America?”

I FRANCOBOLLI DELLE FAROE

L’Albero: “È in America.”

Ingenua: “Quindi, se l’Eriksson, per raggiungere Terranova, è partito dalla Groenlandia, era già in America.”

L’Albero: “Hai perfettamente ragione. Tu, Alessandro, quando sei stato in Groenlandia, ti sei sentito in America?

Alessandro: “Non ci ho neppure pensato… so solo che ho sentito molto il freddo… anche se ero ben coperto.”

L’Albero: “Volevo chiederti, cos’è quella storia della ferrovia Ventimiglia Cuneo che tu hai accennato dicendo “quasi in disuso”? So, naturalmente per sentito dire, che quelli sono posti bellissimi.”

Alessandro: “È una delle tante dimostrazioni che possono farci dire che la Liguria Dorme”. Dovete sapere che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la ferrovia Ventimiglia Cuneo, allora tutta in territorio italiano fu resa inuttilizzabile dalle truppe tedesche in ritirata. Furono fatte saltare tutte le infrastrutture fra cui molti ponti. Era l’anno 1945 e, dato che l’Italia perse la guerra, una parte del territorio sul quale correva la ferrovia fu ceduto alla Francia. Grazie alla bontà dei politici Adenauer, Schuman e De Gasperi fu fondato un inizio di Europa Unita, e  finalmente, molti anni dopo la distruzione della nostra povera Europa, la Svizzera neutrale, la ferrovia fu ricostruita. I ponti furono ricostruiti e le gallerie rimesse in sicurezza; la ferrovia poté entrare nuovamente in funzione con grande gioia da parte di chi dall’estremo ponente ligure doveva recarsi a Torino. Erano tutti contenti a Ventimiglia quel giorno in cui ci fu addirittura un annullo filatelico speciale.

IL FRANCOBOLLO DELL’EUROPA e IL TIMBRO COMMEMORATIVO DEL NUOVO COLLEGAMENTO FERROVIARIO. NEL TIMBRO SONO LE SPOGLIE DEL PONTE DISTRUTTO E IL PONTE NUOVO DI ZECCA.

Questa ferrovia fu utile anche per chi voleva, da Genova e dal ponente ligure, andare a sciare a Limone Piemonte.

L’Albero: “Com’è l’attuale situazione di quella bella ferrovia?”

Alessandro: “Semplicemente catastrofica. Stando agli orari, da Ventimiglia a Cuneo ci sono solo due collegamenti giornalieri… e, udite udite… da Ventimiglia a Limone Piemonte si va in Bus.”

Da TRENITALIA.

Petulante: “ Ho sentito e visto giusto? Come fanno “gli addetti ai lavori” ad essere così irrispettosi verso i viaggiatori, i turisti e gli amanti di cose ferroviarie? Se non sbaglio, dopo l’inaugurazione di quel tratto ferroviario avevano addirittura ripristinato un treno che da Berna arrivava a Ventimiglia o Sanremo.”

Alessandro: “Avete capito? Non si va più in treno da Ventimiglia a Limone Piemonte. Pensate un po’, se ci riuscite, a tutti i soldi buttati solo per la costruzione dei ponti. La malvagità di chi perse la guerra, quando avrebbe voluto dominare l’Europa, distrusse opere importanti; il mentecattismo di chi dovrebbe conservare e valorizzare gli sforzi dei padri lascia “preziosi manufatti” in stato di abbandono.

L’Albero: “Se potessi riderei a crepapelle.”

Petulante: “Perché? Cosa ti fa ridere? Bisognerebbe piangere.”

L’Albero: “Lo so che bisognerebbe piangere… ma io rido pensando alla stupidità di certi Umani che non sono capaci di conservare ciò che è stato fatto in modo egregio… ma rido ancora di più se penso che per andare in treno da Milano a Roma ci vogliono meno di 3 ore e, per andare da Ventimiglia a Cuneo… che è “girato l’angolo”, ci vogliono quasi 3 ore. Perché voi Umani d’Italia maltrattate in questo modo le vostre periferie? Perché i treni buoni sono solo per Roma? Perché a Roma si “mangia” bene o perché solo a Roma ci sono “le buone forchette?”

Alessandro: “Dimentichi che il “treno buono” che si chiama Freccia Rossa va fino a Napoli.”

L’Albero: “Ma certo… a Napoli bisognava dare un contentino; far sì che potesse sentirsi importante. Era una fiorente capitale… all’avanguardia. Coll’avvento del Regno d’Italia diventò una città come le altre.

Ma che strano, abbiamo cominciato a parlare dell’America e siamo arrivati a parlare di treni… di treni italiani che maltrattano i cittadini italiani.”

Ingenua: “Io mi rattristo molto quando sento parlare di certe disonestà. Sarebbe così bello se i Governanti considerassero prioritario il benessere dei cittadini!”

Alessandro: “Hai ragione cara mia. Ora devo andare… ti lascio e vi lascio.”

L’Albero, Pertulante e Ingenua: “Torna presto.”

 

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 23 settembre 2017

Personaggi:
 Alessandro, L’Albero e Panchina Ingenua.

 

Alessandro: “Ciao Albero amico mio.”

L’Albero: “Ciao Alessandro. Cosa mi racconti?”

Alessandro: “Guarda un po’ cosa ho visto al di là del lago… a Cantine di Gandria.”

PRIMA FOTO

L’Albero: Molto interessante… un mio collega vivo e vegeto che si sta mangiando un cartello pubblicitario di metallo. Chissà com’è la parte interna!”

Alessandro: “Ne ho fatto due di foto… quasi uguali affinché non si creda che possa essere un fotomontaggio.”

SECONDA FOTO

L’Albero: “Non so se tu lo sai, ma la BIRRA LUGANO non esiste più da molti anni. Chissà da quanto tempo quel cartello ha cominciato ad essere “mangiato” da quel mio collega.”

Alessandro: “Sì lo so… e sono riuscito a trovare un antico cartello… così si può comprendere com’è interessante il fenomeno.

BIRRA LUGANO d’altri tempi.

L’Albero: “Questo cartello che, col tempo verrà inglobato nel tronco del mio collega, ci permette di mettere a fuoco un problema dei nostri tempi. La Globalizzazione… che ha portato gli Umani a fagocitarsi a vicenda. Qui da noi nel Canton Ticino esistevano più fabbriche di birra. Oltre alla BIRRA LUGANO, ce n’era una a Bellinzona e anche una a Locarno. Sono arrivate poi “sgomitando” le birrerie d’Oltralpe, in particolare una di Lucerna e una di Rheinfelden… e si sono spartite, con avidità, quasi tutto il mercato ticinese.”

Alessandro: “Lo stesso è accaduto a livello internazionale. Credo di poter dire che i più invadenti siano stati gli olandesi.”

Panchina Ingenua: “Sei venuto a sederti su di me e non mi hai neanche salutato.”

Alessandro: “Scusami… hai ragione da vendere.”

Ingenua: “Ma io non voglio vendere nulla.”

Alessandro: “È solo un modo di dire… e cioè che hai molta ragione.”

L’Albero: “Circa le birre, hai ragione anche tu. L’interessante è che negli ultimi tempi, quasi come una reazione a certe invadenze causate dalla globalizzazione, sono cresciuti, nel territorio ticinese, molti “Birrifici” artigianali.

Alessandro: “E sembra che succeda qualcosa di simile negli stati sovrani. Prima l’Unione come l’UE, poi desiderio di autonomia regionale fino a richieste di indipendenza… come in Scozia e in Catalogna.

L’Albero: “Sì, sì… voi Umani non riuscite proprio ad andare d’accordo. Se non litigate e non vi picchiate non siete contenti. Invece di prendere in considerazione il territorio e fare in modo che le popolazioni vivano serenamente…”

Alessandro: “È un discorso lunghissimo… troppo lungo. Ora devo andare… e di corsa. Ciao.”

L’Albero e Ingenua: “Ciao. Torna presto.”

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Registrazione del 7 luglio 2017

Personaggi:
Panchina Petulante, Passante Alessandro, L’Albero, Panchina Ingenua, Albero Ulivo il saggio.

 

Panchina Petulante: “Ciao Alessandro come stai? Penso che andrai a sederti sui legni di Ingenua.”

Alessandro: “Certo, vedo che mi sta aspettando… ha già modificato la superficie del suo legno. Ciao Ingenua, ti abbraccio.”

L’Albero: “Quale buona aria ti mena oggi appo noi?”

Panchina Ingenua: “Sei comodo Alessandro?”

Alessandro: “Sì Ingenua, grazie. Sai Albero, tu sai benissimo che mi piace mettere le nostre conversazioni sul mio blog… e a qualcuno piacciono… e a qualcuno anche molto. Quello che ultimamente mi son trovato per caso ad osservare, è che il mio blog viene scelto o letto… o intercettato dagli Stati Uniti d’America.”

Petulante e Ingenua all’unisono: Perbacco, che bello, stiamo diventando importanti anche in America?”

L’Albero: “Non credo mica; penserei piuttosto che loro, gli umani americani ti intercettino per tenerti sotto controllo… nello stesso modo come vogliono tenere sotto controllo mezzo mondo. Hai ricevuto dagli Stati Uniti un qualche commento… o un semplice “Mi piace”?

Alessandro: “Nessun “Mi piace” e nessun commento. Il fatto è che io non ho molti lettori.. ne ho pochi ma veramente buoni. Certi giorni i contatti sono molti… relativamente molti.”

L’Albero: “Quanti contatti hai avuto nell’ultimo mese dall’USA?”

Alessandro: “Ben 135.”

L’Albero: “Non devi dimenticare che gli Stati Uniti hanno una grande estensione; quindi, cosa vuoi che sia quel 135.”

Alessandro: “Anche il Canada o il Brasile hanno una grande estensione, per non parlare della Siberia, eppure da quei paesi i contatti sono saltuari.”

L’Albero: “Sentiamo un po’ cosa ne pensa il nostro saggio Ulivo… che sicuramente ci ha sentito.”

Ulivo il saggio: “Certo che vi ho sentito. Io penso che faccia parte della politica di quella Nazione che pretenderebbe di tenere tutto e tutti sotto controllo. Quegli Umani si sentono in dovere di dominare il mondo e desidererebbero poter mettere le loro idee in ogni angolino della Terra. Purtroppo non ci riescono e non ci riusciranno mai, però ci provano. Dobbiamo ringraziare il fatto che, malgrado tutto, negli Stati Uniti c’è ancora la democrazia, e lo dimostra il fatto che l’ultimo Presidente non ha potuto fare tutto quello che voleva; è stato fermato più di una volta… proprio dalla democrazia. Ma tu Alessandro, sei mai stato negli USA?”

Alessandro: “Sì che ci sono stato, due volte e in un modo un po’ diverso; la prima volta coll’autobus proveniente dal Canada e la seconda volta con la nave… quindi dal mare… a New York per la prima volta.”

Ulivo: “Penso che arrivare a New York con la nave sia qualcosa di molto particolare.”

ALBEGGIA A NEW YORK… SOTTO IL PONTE DA VERRAZZANO

Alessandro: “Certamente… e poi di mattina mentre sorge il sole in una giornata priva di nubi. Fu un momento unico, tanto più che io non avevo mai pensato di andare a New York. Il caso, che non esiste, mi ci ha fatto arrivare… e mi ha permesso di fotografare le buche delle lettere newyorchesi. I colori che la natura ci mise a disposizione e le costruzioni degli uomini… dal mare, furono, almeno per noi, qualcosa di unico.”

Ulivo: “Non eri solo.”

Alessandro: “No, no. Ero con mia moglie.”

Ulivo: “Arrivaste dal mare, direttamente dall’Europa?”

Alessandro: “No direttamente. Dopo un lungo giro che dall’Europa ci portò in America… quell’America che è molto a nord. L’ultimo scalo europeo della nave fu l’Islanda e da lì raggiunse la Groenlandia.”

Ingenua: “Quindi tu Alessandro sei stato in Groenlandia? Chissà che freddo.”

Alessandro: “Sì cara Ingenua. Non era poi così freddo; solo 5 gradi sotto zero, ma con un sole meraviglioso.”

Ulivo: “E dalla Groenlandia?”

Alessandro: “A New York dopo uno scalo in Canada. Guardate che spettacolo. New York è ancora lontana… c’è un po’ di foschia.”

New York con la Statua della Libertà.

L’Albero: “Fin’ora sono stato zitto, però questa foto con la Statua della Libertà è molto significativa di come possa essere stato affascinante avvicinarsi lentamente a una città così importante. Hai fatto sicuramente molte fotografie.”

Alessandro: “Certo. Era un continuo correre da una parte all’altra della nave. Questa foto, per esempio, che ora ti mostro, è molto suggestiva… col sole ormai alto che si riflette sui vetri di un grattacielo.”

New York – Il sole ormai alto e i vetri di un grattacielo

Petulante: “Faccio fatica a star zitta. Cerco di immedesimarmi nei passeggeri della nave che, dopo il risveglio, si trovano a non avere un attimo di tranquillità… perché c’è sempre qualcosa da guardare.”

New York – Mentre la nave attracca

Alessandro: “Proprio così. Anche se la nave andava adagio… o relativamente adagio, sembrava che andasse troppo veloce, perché era difficile vedere tutti quei grattacieli che, di colpo ci si sono parati davanti agli occhi. Era all’inizio di novembre e avrebbe potuto anche essere piuttosto fresco; la temperatura era in realtà molto mite e permise ai passeggeri di stare all’aperto sui vari ponti della nave senza soffrire il freddo. Grazie alla temperatura gradevole ci fu permesso di assistere tranquillamente a tutte le operazioni di attracco, e accorgersi che eravamo con la nostra nave in città quasi circondati dai grattacieli.”

L’Albero: “Quando scendeste a terra, i funzionari doganali furono severi? Raccontano che gli Umani degli Stati Uniti sono molto severi e molto pignoli.”

Alessandro: “È vero, con alcune persone si dimostrarono molto pignoli; vidi fare anche la fotografia dell’iride; con me non furono assolutamente severi, anzi mi chiesero se ero veramente “vecchio” come scritto sul passaporto… e non fecero ulteriori indagini. Fui considerato innocuo.”

L’Albero: “Certo se ti piace giocare con le buche delle lettere!… non sei vecchio, sei giovane… ma quel funzionario non lo sapeva… penso io.”

Alessandro: “Eccola la mia prima buca degli Stati Uniti d’America… “

New York – Una buca sulla Quinta Strada

Ulivo: “Non ha nulla di particolare, ma è molto diversa da quelle che abbiamo qui noi in Svizzera… e non è gialla.”

Alessandro: “Difatti non avevo mica capito che quei cosi blu erano buche delle lettere.”

Ulivo: “Avevi detto che precedentemente fosti negli Usa proveniente dal Canada. Che anno era?”

Alessandro: “Era il 1999… ma ve lo racconterò un’altra volta. Ora vi saluto; sono stato, come sempre, molto contento di stare con voi… e poi comodamente seduto e ben accolto.”

Ingenua: “Grazie Alessandro. Ti aspetto presto.”

Ulivo: “Ciao Alessandro.”

L’Albero e Petulante: “Stacci bene.”

 

 

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