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Archive for the ‘favola’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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Registrazione del 21 maggio 2017

Personaggi:
Ulivo il Saggio, Passante Alessandro, Panchina Ulivia e Panchina Ulivetta,

Ulivo il saggio: “Buon giorno Alessandro. È un piacere vederti. Cosa c’è di nuovo?”

Alessandro: “Cosa ne pensi di tutto quello che dicono gli Umani d’Italia circa l’obbligo di ben 12 vaccinazioni per i bimbi in età prescolare?”

Ulivo: “Io non sono molto vecchio e quindi non posso dirti molto, però, da quello che ho sentito, credo che si stia esagerando. Addirittura voler vaccinare contro la varicella! Ma la varicella per gli Umani è quasi una promozione; nelle grandi famiglie, se uno dei componenti si cuccava la varicella, gli altri venivano messi a lui vicino affinché venissero contagiati ed era possibile chiudere un capitolo. Lo so che è una malattia un po’ noiosa, ma, anche il vaccino in più per l’organismo… è sicuramente molto noioso.”
Alessandro: “Cosa intendi “noioso per l’organismo”? Posso sedermi su di te Amica 1 che, se non ti dispiace ti chiamerei Ulivia?”

Panchina Ulivia: “Ma certo… e poi mi sembra un bel nome.”

Ulivo: “Penso che l’organismo così giovane con un sistema immunitario altrettanto giovane consideri negativamente così tante sollecitazioni. Non dobbiamo dimenticare che i vaccini devono ricordare; è una questione di memoria.”

Ulivia: “Cosa intendi per memoria?”

Da sin.: Ulivetta e Ulivia… spostata da Umani.

Ulivo: “Nel sistema immunitario è molto importante la memoria. Sì, perché l’anticorpo prodotto dopo la vaccinazione deve riconoscere l’antigene dannoso nuovo arrivato… per renderlo innocuo, distruggerlo o far sì che se ne vada e non rompa le scatole.”

Ulivia: “Un pochino come il Computer?”

Ulivo: “Un pochino sì… proprio così. Se il Computer giovane ha poca memoria può far confusione e, o stancarsi troppo o andare in tilt.”

Ulivia: “Va bene, tu cerchi di dire la tua, ma non pensi che “i Grandi della Scienza prima di andare ad obbligare 12 vaccinazioni a dei bimbetti abbiano valutato tutti i pro e i contro?”

Ulivo: “Sarebbe da sperare, ma se sono allo stesso livello di quelli che hanno governato in Italia negli ultimi 50 anni riuscendo ad impoverire tanti onesti lavoratori senza permetter loro una dignitosa vecchiaia…”

Ulivia: “Vorresti dire che quegli Umani di scienza sono degli incapaci?”

Ulivo: “Non l’ho voluto dire, ma l’ho pensato. Vedi, gli Umani che si danno tante arie, sono gli stessi che obbligano un Umano loro simile sofferente ad aspettare mesi e mesi prima di poter fare una colonscopia, sono gli stessi che con la loro folle burocrazia hanno obbligato quella sofferente donna di Genova ad aspettare ben sei mesi prima di poter fare una mammografia e, dopo che ha potuto finalmente farla, altri Umani chirurghi hanno dovuto amputarle tutt’e due i seni. Nessuno sa come sarebbe andata a finire se avesse potuto fare la mammografia in tempi potabili.”

Ulivia: “Ma sono proprio così incapaci, quegli Umani, a gestire la Sanità?”

Ulivo: “Sai, non so se è incapacità o ignoranza. Sai perché? Perché nella Penisola con noi confinante esistono professionisti e cliniche private che, a pagamento, fanno gli stessi esami in tempi brevi.”

Panchina Ulivetta: “Fino ad ora non ho parlato, ma, da quello che ho sentito, mi sembra di aver capito che la “malvagità” non è solo degli Umani che seminano bombe e uccidono. Si può anche uccidere negando la giusta assistenza?”

Ulivo: “Beh, sotto certi punti di vista credo proprio che tu abbia ragione. Il Governante che nega le giuste cure a chi ne ha diritto e, addirittura lo mette in pericolo di vita, può essere messo allo stesso livello di chi investe un passante e scappa senza prestar soccorso… anzi può essere messo ad un livello peggiore.

Ulivetta: “Ma come fai a dire certe cose! Non dovresti neppure pensarle.”

Ulivo: “Perché non dovrei pensarle? L’Umano che governa ed è addetto alla Sanità dovrebbe preoccuparsi di far star bene i cittadini che soffrono; in fondo l’ha voluto lui quando ha chiesto il voto degli elettori; e se non è all’altezza di fare un buon lavoro, che se ne vada e lasci il posto a chi sa lavorare bene.”

Ulivia: “Perché pensi caro Ulivo che fra i politicanti della vicina Italia ci sia qualcuno all’altezza di fare un buon lavoro… proprio per la Sanità?”

Ulivo: “Si dovrebbe poterlo sperare. Certo che, se è vero che a Roma un Umano su 6 che si presenta al Pronto Soccorso deve aspettare 24 ore per essere soccorso…”

Ulivia: “Perché lo chiamano Pronto Soccorso? Se è “pronto” non può farsi aspettare così tanto! Che lo chiamino soccorso senza pronto.”

Alessandro: “Hai ragione Ulivia. Molti miei colleghi Umani sbagliano, ma, e questo è il lato peggiore, non si accorgono di sbagliare. Parlavamo di vaccini e siete arrivati a parlar male della Sanità italiana. Circa i vaccini, posso dirvi che, molti anni fa, il grande Sabin, lo scopritore del vaccino antipolio che ha salvato molte vite umane, ebbe a dire a un congresso, mi pare a Bologna: “Andateci piano coi vaccini”. Sicuramente si sono dimenticati di lui. E tu Ulivo cosa ne dici?

Ulivo : « Dico che bisognerebbe sempre ascoltare i saggi. E l’Umano Sabin fu un saggio. Però, passando ad altro argomento, lo sai che voi Umani, col vostro comportamento, riuscireste a far ridere chiunque ? »

Alessandro : « Perché ? Cosa ti ha fatto ridere ? »

Ulivo : « La marcia dell’Accoglienza che avete fatto a Milano. »

Alessandro : « Cosa c’era da ridere… e poi, anche se sono un Umano anch’io, non ho partecipato alla Marcia. Quindi il voi non va bene. »

Ulivo : « Ti sei offeso ? »

Alessandro : « Quasi. Ma no che non mi sono offeso. Ma dimmi perché hai riso molto. »

Ulivo : « Perché parlano di Accoglienza. Ma sanno cosa vuol dire ? Ma quegli Umani pensano proprio che siano tutti cretini ?  ACCOGLIENZA è una parola magica e mistica. Se pensi all’Amore, quello vero, fra un umano donna e un umano uomo, se pensi al momento in cui grazie al corpo le loro anime riescono a toccarsi, ti rendi conto che l’umano lei « accoglie » l’umano lui e diventa massimamente gioiosa insieme a lui. Quindi l’accoglienza è e deve essere un «sentimento e con una realtà positiva.»

Ulivia : « Però, come sei saggio Ulivo mio. »

Ulivo: “Grazie Ulivia. Pensate un po’ che razza di accoglienza possono dare gli Umani d’Italia. Loro stessi hanno una grandissima categoria che viene classificata come povera e pensano di mettere a loro agio migliaia e migliaia di disperati provenienti da altri continenti? A me sembra demenziale… a meno che sotto sotto non ci siano dei disegni di tipo delinquenziale che permettano arricchimento facile. Non credo che fra gli Umani l’ipocrisia sia in disuso. Già abbiamo visto in passato che c’è chi ha la coscienza difettosa… e quindi l’ipocrisia può andarci benissimo a braccetto.”

Alessandro: “Mi sembri esagerato. C’è sicuro della buona fede in molti di quelli che hanno marciato.”

UN ALLOCCO VERO.

Ulivo: “Garantito. Molti sono gli allocchi che credono a tutto quello che viene loro raccontato con delle belle parole… che riescono anche a commuovere. La realtà va però guardata in faccia. Come può un popolo stremato dalle tasse e dall’incapacità di avere un Governo un pochino serio “accogliere” delle popolazioni disperate a cui hanno raccontato tante belle favole?

Alessandro: “ Accetto la tua saggezza e vi saluto.”

Ulivo, Ulivia e Ulivetta: “Ciao Alessandro… a presto.”

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Eccolo che è arrivato.
Vi presento la copertina:

Copertina TUTTO VERO - istantanee di vitae l’Ultimo di copertina… se si chiama così:

Ultimo di Copertina TUTTO VERO - istantanee di vita

C’è l’ISBN e il http://www.fontanaedizioni.ch che ha curato la stampa.

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Quasi tutti coloro che hanno avuto un’infanzia più o meno normale ricordano un parente che, quando erano a letto raccontava loro una favola o una storiella.
Da qualche anno ho la gioia di essere nonno.

Proprio come nonno mi son trovato spesso con un libro fra le mani, i nipotini seduti ai miei lati e il piacevolissimo dovere di leggere e raccontare. Proprio per loro comperammo in Russia e in Norvegia due libri di favole locali.

La lettura della favola o della storiella, grazie anche alle illustrazioni, stimola l’impazienza del nipotino che vorrebbe saperne di più e vorrebbe arrivare presto alla fine. Mentre si legge, il nipotino cerca di girare la pagina per poter sbirciare le illustrazioni seguenti. Quando leggo loro le favole o le storielle cerco, col tono di voce, di dare maggiore risalto o drammaticità o ilarità ai momenti particolari che si presentano. La lettura non deve essere come le letture di certi discorsi di certi politici. Non deve essere piatta. E questo piace molto e fa ridere o sorridere.

Se una lettura è stata di particolare interesse, può accadere che, all’arrivo in casa del nipotino, si venga con affettuosa violenza requisiti per rileggere o continuare a leggere. Il leggere diventa anche un raccontare che stimola la fantasia del piccolo.

Qualche volta, dopo aver stimolato la fantasia, col nipotino sulle ginocchia, cerco sul computer la figura che ci interessa. Alle volte il dolce peso è dei due nipotini; tutto questo per aiutare la fantasia.

In ultima analisi, tutto questo discorso dimostra quanto siano interessanti le storielle a patto che ci sia il contatto umano… anche solo verbale.

Stiamo perdendo questo contatto umano? Andiamo verso un contatto solo… elettronico?

Sono arrivato a fare queste considerazioni dopo aver visto sulla SETTIMANA ENIGMISTICA questa vignetta:

Oserei pensare che anche in questa vignetta c’è qualcosa di terribilmente vero. Oggi non possiamo sorridere al pensiero che in futuro potrà essere proprio così.

E temo proprio che in futuro sarà così se già oggi, a quanto mi dicono i giovani, nelle ditte i vari dipendenti comunicano fra di loro a mezzo E-Mail. Penso che anche nel lavoro sia importante comunicare guardandosi negli occhi.

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La vita ci presenta frequentemente delle situazioni che dovrebbero o potrebbero farci pensare al caso o alle coincidenze o…

I DADI DA POKER CADONO “A CASO”

Qualcuno dice che la vita funziona come i dadi da poker; qualcun altro dice che la vita è come una roulette. Altri ancora tirano in ballo il destino.

In realtà se ognuno di noi  considerasse alcuni momenti della vita, tirerebbe in ballo il caso o le coincidenze e il “problema” sarebbe risolto.

Ma se riuscisse ad avere la capacità o la volontà di analizzare certe situazioni, si renderebbe conto di trovarsi di fronte a qualcosa di misterioso.

Ho voluto scrivere questa favola. Può darsi che vi piaccia se avrete il tempo e la voglia di leggerla fino in fondo.

LA FAVOLA DELL’ANGELO

C’era una volta in un paese vicino un moderno medico che aveva imparato a fare l’anestesista e lavorava in un ospedale di provincia.
Lo chiameremo Leandro. Aveva studiato nell’Università della città natale. In quella città aveva potuto godere la presenza del mare; in poche parole era una città affacciata sul mare con una popolazione piuttosto riservata.
Leandro era arrivato da poco qui in provincia con la moglie Sandra e il figlioletto Arturo. La vicinanza del mare renderà meno pesante il lavoro e addolcirà l’esistenza della famiglia.

La vita ospedaliera di Leandro non è assolutamente facile. Nell’ospedale c’è un chirurgo molto impegnato per cui, essendo il nostro medico solo come anestesista, si trova ad avere degli orari abbastanza dilatati, non solo, ma spesso e volentieri è chiamato nottetempo per urgenze. Al Pronto Soccorso dell’ospedale arrivano sovente feriti da incidenti stradali o da incidenti sul lavoro e urgenze mediche importanti per cui, anche se raramente, Leandro si trova pure a dover assistere sull’ambulanza pazienti molto gravi da trasferire in ospedali meglio attrezzati.
Può godersi il clima unico di quella cittadina e gioisce, assieme a Sandra e Arturo dell’amicizia sincera di un paio di colleghi con famiglia. I giorni e le notti scorrono veloci anche a causa delle frequenti chiamate ospedaliere per urgenze di vario tipo fra cui tagli cesarei che richiedono l’abbandono immediato di qualsiasi altra attività.
Leandro è contento. Finalmente ha uno stipendio equo che gli permette acquisti fino a quel momento impossibili e abita, in affitto, in uno spazioso appartamento all’ultimo piano di uno stabile col mare a portata di mano.
Anche se, in un certo senso, è un po’ schiavo del lavoro, tant’è vero che Sandra gli dirà: ”Non c’eri mai”, Leandro è soddisfatto.

Prima, nell’ambiente universitario nel quale operava come unico anestesista di una Clinica chirurgica, aveva dovuto aspettare due anni prima di avere il posto di ruolo e si trovava sovente a doversi muovere con diplomazia; non era per niente un “adulatore”, ma era circondato da “scalatori e arrampicatori”. Non dava fastidio a nessuno, dato che il suo ruolo era quello ben preciso dell’anestesista. Malgrado tutto aveva, come tale e responsabilmente, esigenze “lavorative” non indifferenti.
In teoria nella Clinica universitaria avrebbe dovuto esserci il massimo, non solo per quanto riguarda le attrezzature ma anche per quanto riguarda la sistemazione dei degenti.
Non solo non era il massimo per attrezzature e comfort dei degenti, ma gli stessi “professori” universitari che circondavano il Grande Capo senza dubbio Barone della Medicina, alloggiavano in stanzette fatiscenti senza finestre, nei “fondi” dello stabile. Le stanze-uffici dove i migliori cervelli della medicina e della chirurgia avrebbero dovuto o potuto studiare per migliorare le condizioni di salute del popolo, avevano un arredamento semplicemente spartano. I Servizi igienici erano tali per cui quando un medico doveva fare pipì trovava utilissimo il lavandino.
Leandro svolgeva la sua attività di anestesista in questa clinica. Leandro sapeva che, quando bisogna essere responsabili, anestesiologicamente parlando, di pazienti sottoposti a interventi di alta chirurgia, è sempre necessario poter disporre di sangue da eventualmente trasfondere durante l’intervento. Non è sufficiente trasfondere sangue dello stesso gruppo; è necessario preventivamente, in laboratorio attrezzato, analizzare il sangue “del donatore” col sangue dell’eventuale ricevente. Questa operazione doveva essere fatta da personale specializzato.

Bella pubblicità per stimolare la donazione di sangue.

Da Wikipedia: ”Oltre al gruppo sanguigno esistono altri sottogruppi, dati dall’immunizzazione del sangue, avvenuta generalmente dopo trasfusioni; poiché tale immunizzazione rende impossibile riutilizzare lo stesso sangue di prima, è necessario effettuare la prova crociata, detta anche compatibilità, dove il sangue del paziente viene fatto reagire con il sangue campione”.
La clinica universitaria non possedeva un laboratorio di questo genere utile per gli interventi. Leandro ebbe, in un primo tempo, l’aiuto del laboratorio del vicino ospedale che ospitava il Centro Donatori di sangue. In un secondo tempo, questa collaborazione venne meno per ragioni puramente burocratiche e Leandro si trovò di colpo a dover imparare, come autodidatta, come procedere in questo complicato esame di laboratorio e, la sera prima degli interventi, chiudersi nel laboratorio di una clinica vicina e procedere con difficoltà all’esame stesso.
A distanza di anni, ancora oggi Leandro non sa se quegli esami che faceva erano corretti o meno. Dover fare quegli esami, detti “prova crociata”, era per lui terribilmente stressante; non aveva altra scelta. Lo sosteneva la coscienza e la tenacia; voleva andare avanti.
Fu fortunato quando trovò quell’ospedale di provincia che lo accolse con gioia.

L’Italia, bellissimo e unico paese di artisti e menti illuminate possiede una burocrazia talmente contorta e bizzarra per cui ogni situazione semplice diventa quasi insormontabile e permette alle menti malvage di massacrare psicologicamente le persone più forti.
Leandro, che aveva lasciato con gioia il difficilissimo lavoro dell’Università che lo metteva ogni giorno di fronte a gravi difficoltà pratiche nonché dissidi con la mentalità del “Barone” e dei “Vassalli” sculettanti, fu assunto come incaricato. Aveva sulle spalle il peso anestesiologico dell’ospedale nonché la responsabilità di quello che faceva, non aveva mai diritto di essere stanco e, malgrado avesse una moglie e un figlio, non poteva praticamente mai organizzarsi le meritate ferie.
La responsabilità lo porta spesso a “inutili” discussioni con gli Amministratori dell’ospedale stesso. È giusto menzionare il fatto che gli amministratori erano dei “semplici” politici totalmente incompetenti “di materia sanitaria”. Col passare degli anni la famiglia di Leandro aumenta e viene allettata dalla nascita di Alessio. La posizione di Leandro rimane però quella di un incaricato con la responsabilità del Servizio di Anestesia.
Alessio cresce bene ma le difficoltà burocratiche fra Leandro e gli amministratori diventano sempre maggiori. A mettere ulteriormente i bastoni fra le ruote è, ancora una volta il problema del sangue.
Questa volta il laboratorio funziona benissimo ma, il solito incompetente politico in questo caso addirittura regionale, decide di risparmiare e di obbligare il rifornimento del sangue da una distanza di 40 chilometri. Cosa significa tutto questo. Significa che, se durante un intervento si verifica un’emorragia non prevista, il sangue del paziente verrà trasportato per 40 chilometri, il laboratorio eseguirà la “prova crociata” per sentenziare la trasfusionabilità al paziente e spedirà il sangue per la trasfusione. Certi casi non sono assolutamente frequenti ma, iniziare interventi operatori sapendo che ci si potrà trovare in certe situazioni di non ritorno fa ribollire molto male la coscienza e fa considerare molto negativamente certi pianificatori.
Non voglio raccontarvi tutta la storia di Leandro, potrebbe essere anche troppo interessante ma non fa tutto parte di questa favola.
Il nostro anestesista si trova spesso ai ferri corti coll’amministrazione, con la Regione e col chirurgo. È un rompiscatole. Vorrebbe fare le cose a regola d’arte. Nella vita di tutti i giorni è un disordinato, però sul lavoro è molto preciso.
Una piccola parentesi per presentarvi Sandra.
La moglie di Leandro ha deciso di dedicare la propria vita al miglior andamento delle “pareti domestiche”. Potrebbe lavorare. Quando ha conosciuto Leandro lavorava nel laboratorio dell’ospedale. Ha pensato essere molto meglio dedicare le proprie capacità alla crescita sana e onesta dei figli e alle necessità professionali del marito. Sandra sosteneva le idee oneste di Leandro e l’aiutava nei donchisciotteschi combattimenti per una giusta sanità contro la miopia e l’incompetenza dei politici.
Quale divenne la parola d’ordine degli Amministratori?: “Bisogna disfarsi dei rompiscatole!”
Cosa c’è di meglio se non indire un concorso? Leandro non potrà partecipare dato che non ha ancora l’idoneità per fare l’Aiuto.
Ha sì dato l’esame a Roma assieme a una grande quantità di colleghi provenienti da tutta Italia, sa di averlo superato ma non è nelle condizioni di possedere e presentare il pezzo di carta ufficiale. È qui che la burocrazia italiana dimostra la propria malvagità. A Leandro non serve aver lavorato giorno e notte per tanti anni; non serve essere stato assistente universitario; e non serve neppure aver lavorato in una prestigiosa università straniera. È indispensabile quel pezzo di carta da Roma ed è necessaria la firma del Ministro; in questo caso il Ministro della Sanità. Non ricordo chi fosse a quei tempi il Ministro che doveva firmare.

E. Munch – DISPERAZIONE

Leandro era disperato. Se non avesse presentato il documento, non avrebbe potuto partecipare al concorso e si sarebbe trovato “in mezzo alla strada” con una famiglia a carico.
Quando una persona è disperata, o si mette in un angolo e aspetta che si scateni il massimo o comincia a pensare a una soluzione.
La prima possibilità lo porterebbe precipitosamente a Roma. A fare che? Finché il Ministro non firma…
I Ministeri della nostra Repubblica non sono delle casette con una porticina alla quale si può bussare.
Eppure una strada deve esserci. Leandro sa per certo di aver superato l’esame; sa quindi che dovrebbe essere possibile avere il certificato.
Fa l’impossibile; si muove in modo assurdo; agisce da apparente cretino.
Cerca l’elenco telefonico di Roma, trova il Ministero della Sanità e fa il numero. Gli risponde il centralino, si presenta e chiede di poter parlare con la Segreteria del Ministro. Nello spazio di qualche minuto gli risponde una gentilissima signora alla quale Leandro spiega la propria situazione. Dopo meno di un minuto questa gentile signora dice a Leandro: ”Venga fra due giorni verso le nove con una carta bollata”.
Leandro trova la possibilità di partire col vagone letto e arrivare piuttosto riposato a Roma al Ministero della Sanità con la carta bollata. Raggiunge l’ufficio della segreteria del Ministro, e, in men che non si dica, ha il suo certificato regolamentare.
Cos’era successo? La segretaria doveva far firmare subito ciò che il Ministro avrebbe firmato con comodo anche qualche settimana dopo. Dice al Ministro di essere parente di Leandro. Il Ministro firmò la sera precedente il suo arrivo a Roma.
Cosa c’è di anormale in tutta questa storia?

Da “Afrodisia 2002”   In ogni piccola cosa c’è un mondo dentro, un microcosmo il cui cuore batte in sintonia col macrocosmo. Non esiste il caso, le coincidenze sono sincronicità di fatti che devono accadere.

Per quei tempi la prima anormalità fu quella di ottenere la risposta del centralino del Ministero. Per esperienza personale precedente e seguente, se non conoscete il numero segreto il centralino non risponde.
La seconda anormalità è che Leandro poté parlare subito con la segretaria del Ministro.
La terza e quasi commovente anormalità è che la segretaria accetta il discorso, lo capisce, si mette nei panni di Leandro e, nello spazio di poche ore diventa, per il Ministro, parente di Leandro.
In questa favola non c’è nessuno che sta per morire; c’è però una famiglia disperata a causa della malvagità di uno stupido burocrate.
Una favola di ieri a lieto fine nella quale sono sicuramente intervenute delle energie buone particolari. È plausibile che si tratti delle energie di un angelo. Penso senz’altro che gli angeli esistano e che, silenziosamente, ci diano una mano facendoci credere alle coincidenze.
Volete sapere come andò a finire?
Molto male per il burocrate dell’ospedale. Infatti rimase attonito quando Leandro gli presentò i documenti per partecipare al concorso. Cercò invano di carpire il segreto dell’efficienza burocratica romana. Leandro non si scompose e lo lasciò farfugliare.

Émile_Gaboriau

Quando ci fu il concorso, e questa potrebbe essere una quarta, anche se piccola, anormalità il Presidente della Commissione, che fu estratto a livello ministeriale, era il Professore che anni prima aveva dato a Leandro la specialità in anestesia, che aveva conosciuto anche Sandra e che, come piccola piccola particolarità, era un vero Galantuomo molto diverso dai “Baroni” esistenti sulla piazza.

A titolo di simpatica curiosità  Émil Gaboriau, scrittore francese morto nel 1873, scrisse in “L’Affare Lerouge”:

Il caso, vedete, favorisce solo gli uomini forti, ed è ciò che fa indignare gli sciocchi.

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Oggi i miei nipotini sono venuti a pranzo da noi.
Mia moglie (la Nonna) ha fatto un ottimo polpettone condito con un altrettanto ottimo purea di patate.

I MIEI NIPOTINI CON LA NONNA - SI INTRAVVEDE LA COSTA TURCA

Nell’attesa di metterci a tavola, ho letto ai nipotini un paio di favole. Fino qui non c’è nulla di strano. Quale nonno non ha letto favole ai nipotini? Quasi tutti.
Quale nonna non ha invitato i nipotini a pranzo? Quasi tutte.

Come già ebbi occasione di scrivere, questi meravigliosi nipotini più volte mi hanno fatto ricordare avvenimenti lontani collegati alla mia infanzia.
In questo caso, a stimolare un ricordo fu il nipotino più giovane che, a un certo punto del racconto, menzionò il salvadanaio.

Il salvadanaio era sempre un piccolo protagonista della domenica.

UN MODERNO SALVADANAIO

 

In che modo? Dovete sapere che, alla domenica, mio nonno (il papà di mio padre) veniva sempre a pranzo in casa nostra. A me era molto simpatico. Non so fino a che punto gli volevo bene. Una cosa è sicura; i rapporti fra mio padre e suo padre non erano assolutamente buoni. Mio padre sarebbe stato felice se non avesse dovuto averlo a pranzo “regolarmente” tutte le domeniche. Non solo ma, il fatto che il nonno era in arrivo, lo rendeva particolarmente nervoso e di qui, il raggiungimento della severità o violenza verso gli innocenti astanti, il passo era veramente breve.

...E UN MODERNISSIMO SILVIODANAIO

Noi eravamo felici dell’arrivo del nonno. La sua presenza calmierava la severità (o nevrastenia?) di nostro padre.
Oggi mi rendo conto che, quando nostro padre ci sgridava violentemente, non era per nostra cattiveria, anche se ce lo faceva credere, ma per sua nevrastenia prodotta dall’arrivo imminente del simpatico nonnetto.
Mentre scrivo, oltre all’aneddoto del salvadanaio, che vi racconterò fra poco, mi sovviene un fatto oggi fonte di brivido; non per me ma per chi mi legge. Mio nonno era, da sempre, un accanito fumatore. Si fumava dale 40 alle 50 sigarette al giorno. C’era chi diceva che non usava mai fiammiferi dato che avrebbe acceso la nuova sigaretta col mozzicone della sigaretta precedente quasi finita. Dicevano che le sigarette non gli procuravano danni dato che non aspirava il fumo.
Smise volontariamente di fumare all’età di 84 anni. Visse in uno stato di buona salute fino a 89 anni.

E veniamo al salvadanaio che ha stimolato questo articoletto.Il sottoscritto e i miei due fratelli, avevamo ognuno un salvadanaio di legno con un coperchio che si poteva aprire con una piccola chiave. Non ricordo bene se prima di pranzo o dopo il pisolino pomeridiano, noi tre fratellini, andavamo come in una gioiosa processione nel salotto dove si trovava il nonno e, sbattendo ritmicamente i soldini presenti nel salvadanaio, attendevamo compostamente che “piacevoli spiccioli” cambiassero la loro sede dal borsellino dell’avo al nostro salvadanaio.

Era un bellissimo e sonoro rito settimanale che ci permetteva di sentirci ricchi e risparmiatori.


Eravamo infatti dei buoni risparmiatori. Avevamo fatto la “scuola” della guerra da poco terminata e sapevamo quindi che non solo non si poteva avere tutto ciò che si desiderava, ma che, per arrivare ad ottenere qualcosa in più bisognava avere tanta pazienza.

Quest’articoletto ha tre morali. Le favole solo una.

La prima morale riguarda il fumo e mi obbliga a ricordare alcuni miei scritti e alcuni scritti di miei “colleghi” blogeurs.

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/04/13/articoletto-5/

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/04/18/appendice-n°1-allarticoletto-5/

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/04/25/appendice-n°-2-allarticoletto-5/
Siamo sicuri che il fumo faccia così male?
Se disturba il vicino è un problema di educazione e non di medicina.

DA "LA SETTIMANA ENIGMISTICA"

 

http://lorettadalola.wordpress.com/2010/08/08/fumo-di-seconda-mano-impossibile-la-convivenza/
Il fumo può far male in sincronia con altri fattori. Difficilmente da solo.
È dimostrato che il fumo dà assuefazione. Siamo sicuri che le Multinazionali produttrici di sigarette non “intruglino” le sigarette in modo tale da creare assuefazione?
Quando Cristoforo Colombo mio concittadino scoprì che gli indiani d’America fumavano, si rese conto che il loro fumare era una terapia.

DAL GIORNALE DI BORDO DELLA PINTA DI CRISTOFORO COLOMBO

Oggi certe “Erbe” proibite sono l’unica terapia palliativa ma innocua per certi sintomi di patologie come la “Sclerosi Multipla”.

La battaglia al NON FUMO, oltre ad essere un business; ci dimostra che è possibile l’isteria di massa.

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/08/03/piccola-riflessione-2/


La seconda riguarda il risparmio.
L’italiano era solitamente un buon risparmiatore. Noi avevamo vissuto sulla nostra “pelle” le cattiverie e le privazioni della guerra. Quei piccoli risparmi domenicali ci avevano insegnato a pazientare e, che se si vuole raggiungere un obbiettivo è necessario essere un poco come le formichine..
Oggi, grazie alla “globalizzazione” si crede di dover poter avere tutto subito. E, per aver tutto subito, non si ha più spazio per il risparmio ma cresce l’indebitamento. E se non si riesce ad avere quello che si desidera si incrementa ogni tipo di delinquenza..
La terza riguarda la “sofferenza gratuita” dei bimbi da disaccordi fra il Padre e il Nonno (li ho messi maiuscolo dato che erano tutt’e due adulti).

Perchè fate soffrire i bimbi! Cercate un accordo. Permettete ai Nonni di essere tali.

I bimbi hanno bisogno dei Genitori ma anche dei Nonni.

Si potrebbe allargare il problema ai disaccordi fra quei Marito e Moglie che sono incapaci, per loro egoismo, di evitare inutili sofferenze ai propri figli!

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