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Archive for the ‘Fiducia’ Category

L’ho fatta in un istante… e, quando l’ho guardata ho pensato che avrebbe potuto piacere… e far pensare.

IL SOTTOPASSAGGIO

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Nel settembre del 2016 misi online l’Introduzione e il Primo capitolo:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2016/09/25/livia-alle-prese-con-la-medicina-ufficiale-di-alessandro-depegi/

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2016/09/29/primo-capitolo-livia-alle-prese-con-la-medicina-ufficiale-di-alessandro-depegi/

Mi fermai perché avevo pensato che poteva essere buona cosa cercare un editore disposto a stampare e divulgare. Non posso dire di aver cercato molto; c’è qualcosa che mi trattiene.

Recentissimamente l’amica Rosa di Genova ha riesumato il PRIMO CAPITOLO.

Ergo, ho pensato di mettere online il secondo capitolo… poi… poi vedremo. Rimango dell’idea che i gradini vanno fatti uno alla volta.

Questo il SECONDO CAPITOLO:

 

Il cardiologo

 

La cittadina dove Livia e Claudio rimangono per un po’ di giorni è molto bella e aiuta, col clima marino a ritemprarsi… fino a un certo punto però.

Ha infatti un’ampia passeggiata a mare che permette non solo di camminare senza fretta respirando a pieni polmoni l’aria pulita da cui ci si trova circondati, ma anche di ammirare un mare fonte di vita e captarne i colori che, a seconda del momento della giornata, cambiano in continuazione.

MARE

Livia con Claudio ne approfitta per tentare di riprendersi. Purtroppo l’extrasistolia la disturba molto per cui quando cammina deve rallentare molto il passo e deve sedersi frequentemente. Se poi deve fare anche pochi gradini, l’affanno fa capolino, quasi violentemente, e deve fermarsi.

Claudio non sa più cosa fare. Purtroppo Livia è sempre sofferente e questa bradicardia con extrasistolia continua ad infastidirla. Decide di telefonare alla dottoressa Canapa e chiedere il suo pensiero: “Scusa Giacinta se ti disturbo, ma non so più da che parte voltarmi. Qui la situazione è sempre la stessa; il polso sempre uguale, se non peggio. Avrei pensato di dare a Livia, tanto per cominciare, mezza compressa del betabloccante Concor 2.5; cosa ne dici?”

La dottoressa è sempre molto gentile e disponibile: “Mi sembra un’ottima idea.” risponde “L’indicazione è quella giusta.”

Nel ringraziarla, Claudio pensa: ”Questa donna è un po’ una mosca bianca. Si comporta in modo veramente collegiale… anche se è molto occupata accetta di rispondere e, fuori orario, acconsente di essere chiamata sul cellulare. È sempre peggio! Sempre meno medici sono rintracciabili “fuori orario” e, se in orario è impossibile avere un colloquio o bisogna sottostare agli interrogatori di acide e impersonali segretarie.”

Claudio si sente sollevato e dà la mezza pastiglia a Livia che sembra ne abbia subito un piacevole beneficio. Sembra solo. Il miglioramento dura poco perché sparisce l’extrasistolia, ma la frequenza diventa bassissima: 30 pulsazioni al minuto!

Claudio si spaventa e, mentre aspetta che la situazione ritorni almeno come prima: “Prima o dopo l’effetto sparirà!”, è sempre lì a tenere il polso di Livia.

Se c’era una cosa che sapeva fare Claudio, era quella di sentire il polso di una persona. 20 lunghi anni in sala operatoria quando i monitor non c’erano e si doveva controllare la situazione anestesiologica col polso, coll’apparecchio della pressione a mano e coll’osservazione della pupilla.

Onde far comprendere anche “agli addetti ai lavori” qual era la routine del medico anestesista negli anni 60, sarà bene descrivere per sommi capi cosa doveva fare un anestesista durante un intervento della durata, per esempio, di 2 ore. Può essere interessante anche per il profano che, non raramente, crede che il compito dell’anestesista si riduca a un’iniezione endovenosa di “dormia”.

Quante volte Claudio si è sentito dire: “Mi raccomando dottore, me ne dia tanta (di dormia); non voglio svegliarmi durante l’operazione.”

Oppure, e questo Claudio lo sentì nella Svizzera francese, quando un paziente si recò presso l’abitazione dell’anestesista che sostituiva per pagare l’onorario di un’anestesia; avrebbe detto testualmente: “Vengo a pagare l’iniezione.” E avrebbe aggiunto: “Però costa cara l’iniezione!”

Claudio aveva imparato i rudimenti dell’anestesiologia nelle cliniche universitarie di Zurigo. Aveva imparato che la precisione era importantissima.

Orbene, un buon anestesista, anche se aveva a disposizione un respiratore automatico, doveva, ogni 10 minuti, misurare la pressione arteriosa e il polso… e doveva scriverli; se poi qualcosa non seguiva la norma o aveva il sentore che si dovesse stare con le antenne ben tese, controllava quello che faceva il chirurgo e rimaneva con le dita incollate sul polso del paziente; doveva poi controllare le pupille ed eventualmente far sì che l’occhio rimanesse chiuso (per evitare la cornea perdesse la necessaria umidità). Ogni tanto passava la mano sulla fronte del paziente per controllare eventuali sudorazioni anomale. Se poi era necessario poteva anche dover trasfondere sangue o altri liquidi… endovena. Non sempre aveva un respiratore automatico a disposizione, per cui, oltre a tutto il resto, aveva il compito di ventilare il paziente a mano… con un pallone!

Il suo primario dovere era però quello di conservare uno stato ottimale di narcosi e rilassamento muscolare controllando la necessità di iniettare i giusti medicamenti nella giusta quantità per permettere, alla fine dell’intervento, un sereno risveglio con ottima respirazione autonoma.

Secondo Claudio, l’anestesia è un’arte, non è un mestiere. Un anestesista, che maneggia medicamenti molto potenti, deve saper capire un attimo prima cosa si deve fare; deve avere una quota piuttosto alta di sensibilità ed elasticità per cui, se per trenta minuti non deve fare quasi niente, di colpo deve riuscire, se necessario, a fare trenta cose nello spazio di pochi secondi o minuti… dopo averne intuito la necessità.

Claudio l’aveva imparato in tedesco… e poi s’era trovato altrove col bagaglio della precisione, ma soprattutto s’era trovato solo. Sì, perché l’anestesista è spesso solo… e deve decidere da solo… tutto solo.

 

Claudio sapeva che il polso ha da dire la sua, e dopo quella preoccupante “bradicardia” senza extrasistolia aspetta che tutto ritorni come prima… soprattutto senza eventuali altri danni.

Sì, perché i medicamenti possono produrre dei danni!

 

Per fortuna il comportamento del cuore torna ad essere come prima e i due, Livia e Claudio, fanno “armi e bagagli” e abbandonano l’aria di mare per l’abitazione abituale nel Canton Ticino in Svizzera; sanno però che bisogna fare qualcosa, tanto più che avevano prenotato una settimana in un albergo a Merano… per Livia molto utile per potersi un po’ veramente riposare, non dovendosi in continuazione occupare delle faccende domestiche.

Del Centro Cardiologico non possono più fidarsi e hanno bisogno di sapere se devono disdire l’albergo in Alto Adige.

Claudio chiede aiuto al bravo cardiologo Dr. Bardelli. Non c’è ma telefonerà. Infatti telefona e, sembra un gioco di parole, fa telefonare per un appuntamento.

 

È già passato più di un mese da quando è iniziata questa storia!

Si pensi, magari solo per un attimo al fatto che questa donna ha cominciato ad essere disturbata da più di un mese e, pur essendosi recata subito nell’altisonante “centro”, ora deve rivolgersi a un cardiologo privato.

 

Livia, con Claudio, si trova ora nella sala d’aspetto del Dr. Bardelli, e ci restano per quasi un’ora, esattamente 55 minuti prima di essere chiamati.

“A parte il piccolo particolare che c’era un bel caldo torrido” si chiede oggi Claudio “per quale ragione un medico deve far aspettare così a lungo i pazienti che si rivolgono a lui? Se vien dato un appuntamento, si possono capire i cinque minuti, anche dieci, ma non un’ora. È una questione di organizzazione, di rispetto e di educazione; tutto questo indipendentemente dall’eventuale urgenza.”

 

Bisogna dire che il Dr. Bardelli è molto gentile e, oltre a fare molti esami a Livia, la visita pure con scrupolo e attenzione. Fra visite, esami, misurazioni della pressione arteriosa, elettrocardiogramma normale e sotto sforzo con camminata sul tapis roulant, Livia può risalire in macchina per tornare a casa con Claudio due ore dopo.

Il parere del Dr. Bardelli fu molto importante, perché Claudio e Livia avevano programmato di partire proprio il giorno dopo per una settimana di relax a Merano. Il parere del cardiologo fu positivo; disse infatti che non c’era nulla di grave e che non bisognava preoccuparsi. Disse solo che la pressione era un po’ alta, per cui prescrisse del Magnesio in bustine e un medicamento di nome Atacand.

Claudio è fiducioso; ha sempre avuto un buon rapporto coi cardiologi. Sì perché, facendo l’anestesista, più volte s’è trovato con situazioni difficili al limite dell’operabilità; proprio in quei casi la collaborazione col cardiologo fu importante.

Claudio non era così bravo come tanti altri anestesisti che sapevano tutto anche dal punto di vista cardiologico. Sì, l’anestesista lo sapeva fare, ma, quando usciva dal suo campo preferiva affidarsi agli specialisti… e questo lo tranquillizzava e, in un certo senso, gli dava maggiore sicurezza. L’anestesista, anche quando si trova a lavorare inquadrato in un organico con altri colleghi, nel momento in cui lavora, è solo, e, da solo deve risolvere il problema che si presenta… quando uno meno se l’aspetta.

 

Dopo la lunga visita, Livia è rimasta abbastanza soddisfatta, ma, potremmo definirla “prudente”. Ha preso atto della prescrizione, ma grazie a internet e al bugiardino è andata a verificare le controindicazioni del farmaco. Ha notato che, essendo lei stata “facile” a bronchiti e broncopolmoniti, quel medicamento avrebbe potuto scatenare o “aiutare” ulteriori problemi. Si rifiuta quindi di prendere quel medicamento e continua ad “accettare” le gocce che le dà Claudio dopo averla testata.

A certi livelli è possibile fare dei test perfettamente innocui che danno una certa sicurezza e tranquillità. In che modo? Con una “kinesiologia spicciola”… così l’ha definita Claudio.

Che gocce sono quelle che Claudio dà a Livia? Sono gocce omeopatizzate “ideate” dal Dr. Roberto Bruzzone che Claudio ben conosce.

 

 

 

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Così si sentiva al Luna Park… altrimenti detti Baracconi.

L’imbonitore prometteva premi a tutti.

 

Treni, sciopero dalle 21 del 18 marzo per 24 ore. Previsti disagi per i viaggiatori

È lo sport dello sciopero… i sindacati in testa, forse con arroganza, vincono:

ALTRO GIRO, ALTRA CORSA, ALTRO REGALO… VI VOGLIO ROVINARE.

Lo sciopero è legittimo… ma non bisogna abusarne; come per l’alcool e le medicine.

Non ho studiato abbastanza la storia degli scioperi, so per certo che gli svizzeri di Zurigo dopo essersi da sempre con fiducia serviti dello scalo genovese, un bel giorno voltarono le spalle alla Liguria e cominciarono a servirsi di Amburgo e di Rotterdam.

Perché?

Perché, a quei tempi ogni occasione era buona per incrociare le braccia.

 

 

 

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DIRE NO

Per puro caso… che non esiste (il caso), trovo questo articolo:

https://lunanuvola.wordpress.com/2016/09/19/se-nessuno-te-lha-mai-detto/

Quanto è importante riuscire a dire no; e quante volte diciamo sì anche se vorremmo dire no.

Disturbi o malattie possono aver origine proprio da questa incapacità, che, fra l’altro, riduce la fiducia in se stessi.

IL BUROCRATE. Da "The Pollo Web"

IL BUROCRATE. Da “The Pollo Web”

Saper dire NO… con educazione… aumenta il giusto amore verso se stessi.
Perché devono essere solo i Burocrati a dire no?

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Era il 2011 quando scrivevo questo articolo:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2011/08/02/appendice-n°-5-a-“diavolo-disoccupato”/

Son passati quasi 5 anni!!
ed oggi?

Oggi è peggio.

Ho scelto questa foto piuttosto recente perché due bambini piangono:

macedonia-migranti-scontri-poliziaborig_main

Ma cosa possono pensare degli adulti che dovrebbero dar loro fiducia?

Non sopporto le sofferenze “gratuite” anche se riguardano una sola persona.

Ma qui si vuole o si permette che tanta gente e tanti bimbi soffrano “gratuitamente”!!!

MA COME FA L’ESSERE UMANO AD ESSERE COSÌ MALVAGIO?

Esistono i romanzieri che, con fantasia scrivono storie terribili. Non credo che la fantasia potrebbe inventare una storia così assurda e raccapricciante!

 

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PIERINO

In una barzelletta che assolutamente non ricordo, Pierino diceva: “La pubblicità è l’anima del commercio”.

Oggi, a più di sei mesi dalla sua uscita (Il mio libro TUTTO VERO), vorrei ringraziare, di cuore, chi scrisse questo articolo:

http://accantoalcamino.wordpress.com/2014/05/23/tutto-vero-istantanee-di-vita-il-libro-di-quarc/

e contemporaneamente farmi un po’ di pubblicità.

Ho scritto il libro molto lentamente. Credo di aver impiegato più di dieci anni. So di non essere uno scrittore, per cui non mi considero assolutamente un allievo di Alessandro Manzoni.

Quello che ho scritto, e pubblicato a mie spese, è frutto della mia vita e della mia attività professionale.

Chi avrà voglia di leggerlo si renderà conto che esiste qualcosa d’altro… molto interessante… che può dare speranza e permettere di guardare avanti con fiducia.

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Che bello! Sono già arrivato a 5.

Sembra proprio che questo libro riuscirà a nascere. Altro che la gravidanza di un elefante! Qui la gestazione è iniziata nel secolo scorso. Quindi fa doppiamente piacere rendersi conto che qualcosa nascerà.

SPERIAMO NON SIA UN MOSTRO!

Credo di poter avere fiducia.

Questo è quanto ho fatto scrivere sul 1° risvolto di copertina.

Leandro è un medico “diverso”. Aveva deciso fin da bambino di arrivare a fare il medico, ma non sapeva ancora che la medicina non è una scienza scientifica. Non sapeva ancora che siamo tutti diversi e che ognuno di noi ha una psiche che condiziona ogni funzione del nostro corpo… e del nostro cervello. Non sapeva neppure che ognuno di noi è dotato di uno straordinario cervellone, definito inconscio, che, oltre a condizionarci, ha una memoria straordinaria. Leandro ha cominciato a impararlo “per caso” qualche anno dopo la laurea, dopo aver conosciuto le potenti capacità farmacologiche degli anestetici e un po’ di chirurgia.
In questo libro, TUTTO VERO, Leandro accenna a qualcosa di sé e racconta di quello che può succedere se riusciamo a contattare quell’immenso contenitore di notizie che si chiama inconscio. Mette di fronte al lettore l’anima di chi ha conosciuto la sofferenza e ha deciso, per il proprio benessere, di studiare la propria storia.
Leandro, che ha conosciuto un po’ di sofferenza e, più volte come paziente, il letto d’ospedale, auspica una medicina meno tecnologica e più umana.

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