Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘francobolli’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE È VIETATA

Registrazione del 28 aprile 2017

 

Personaggi:

Panchina Rotonda. Passante Alessandro, Albero Tasso, Panchina Scontrosa, L’Albero, Panchina Petulante e Panchina Ingenua.

 

 

 

Panchina Rotonda: “Buon giorno Alessandro, qual buon vento ti porta qui dalle mie parti?”

PANCHINA ROTONDA… E LA GEMELLA SCONTROSA

 

Passante Alessandro: “Devo continuare una lunga chiacchierata coll’Albero Tasso. Ha molte cose del secolo scorso da raccontarci.”

 

Albero Tasso: “Come stai Alessandro? Hai visto che poco lontano da noi è caduta la neve? Ora sembra però che voglia tornare un po’ di bel tempo.”

 

Alessandro: “Speriamo, forse ha piovuto abbastanza. Vorrei che tu ci raccontassi dei tuoi colleghi, di quello che ti raccontarono in quei lontani e terribili anni. Forse dovresti contattare L’Albero, così sentono anche Petulante e Ingenua… che sono molto interessate.”

 

Tasso: “Certamente. Mi hanno già sentito. Sai, noi abbiamo delle capacità telepatiche meravigliose… e abbiamo pure buona memoria. Ora però, prima di mettere a fuoco certe scelleratezze di voi umani del secolo scorso, vorrei raccontarvi il mio punto di vista verso quei politici italiani che s’arrabbiano molto se qualcuno porta i suoi soldi qui in Svizzera.”

 

Alessandro: “Perché, secondo te è giusto esportare i capitali? Cosa ne pensi Rotonda?… e tua sorella gemella?”

 

Rotonda: “Il mio amico Tasso è molto saggio… e anche i suoi fratelli; in teoria credo che non sia sbagliato esportare capitali… anche se ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole. Son tutt’orecchi e m’interessa sentire Tasso. Mia sorella gemella? Ma lei non si pronuncia… e poi, quando parla brontola sempre.”

 

Panchina Scontrosa: “Perché sorella mia devi sempre parlare male di me?”

 

Rotonda: “Scusami.”

 

Scontrosa: “Scusata. Sentiamo cosa ci racconta Tasso.”

 

Tasso: “Credo sia giusto fare delle distinzioni. Se esportare un capitale guadagnato onestamente significa fargli conservare il potere d’acquisto, mi sembra quasi legittimo; se diversamente, l’esportazione di capitale significa mettere al sicuro quanto è stato rubato o estorto, non solo non è legittimo, ma dovrebbe essere perseguito con la massima severità. Ho menzionato il “potere d’acquisto” che, in poche parole, potrebbe essere definito il valore dei soldi verso ciò che desidero o posso comperare.

Prendiamo in considerazione il potere d’acquisto del francobollo… e tu Alessandro sai bene quanto può costare spedire una lettera.

 

FRANCOBOLLO ITALIANO DEL 1967 COMMEMORATIVO DELLA GRANDE GUERRA

 

Alessandro: “Certo che lo so. Mi piace l’idea del francobollo.”

 

Tasso: “Orbene, se nel 1967 avessi spedito una lettera dall’Italia all’Italia, avrei speso 50 lire che corrispondono oggi a € 0.025. Diversamente, se devo spedire oggi una semplice lettera dall’Italia all’Italia, dovrei affrancare con un francobollo del valore di € 0.95. Quindi, facendo i dovuti calcoli, oggi spendo circa 36 volte di più che 50 anni fa; il che potrebbe significare che il potere d’acquisto della moneta usata in Italia, negli ultimi 50 anni è diminuito di ben 36 volte.

FRANCOBOLLO UTILIZZATO NEL 2017 PER AFFRANCARE UNA LETTERA INDIRIZZATA ALL’ITALIA

Rotonda: “Costava così poco l’affrancatura di una lettera per l’interno?”

 

Tasso: “Non so se costava poco; sicuramente era adeguato ai tempi. Oggi ci sembra che costasse poco perché i prezzi sono molto aumentati. Ora dobbiamo fare lo stesso ragionamento con la Svizzera dove, nel 1967 per spedire una lettera in Svizzera bisognava pagare 30 centesimi di franco svizzero.”

Francobollo svizzero con sovrapprezzo PRO JUVENTUTE

 

L’Albero: “Ti sentiamo caro Tasso. Stiamo seguendo il tuo discorso che pensiamo molto interessante.”

 

Tasso: “Anche Petulante e Ingenua stanno seguendo il mio ragionamento?”

 

L’Albero: “Certamente. Sono molto interessate. Sai, qui siamo alla periferia della città e qui non arrivano molti Umani che si occupano di finanza.”

 

Scontrosa: “Qui ne vengono molti a sedersi prima di riprendersi la macchina posteggiata qui sotto. Non crediate che siano particolarmente interessanti. Saranno sì eleganti e incravattati, però a loro interessa solo guadagnare tanti soldi e fare la bella vita. Chi ci rimette è la povera gente.”

 

Rotonda: “Hai ragione sorella. Loro, gli Umani della finanza stanno distruggendo quella che si chiama Media Borghesia. Si danno molta importanza coi loro macchinoni…”

 

Tasso: “Ne potremo riparlare; comunque, guardate che il mio ragionamento è frutto di grande semplicità; quella che i burocrati e i finanzieri d’alto bordo hanno completamente dimenticato. Loro si colmano la bocca di paroloni, di teorie e di calcoli raffinati, e si dimenticano che 2 più 2 fa 4.”

 

Petulante: “Perfetto… ci siamo.”

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA UN FRANCO. L’EFFIGE È QUELLA DI UNA COLLEGA DI ALESSANDRO: MARIE HEIM-VÖGTLIN LA PRIMA DONNA MEDICO DELLA SVIZZERA MORTA NEL 1916.

 

 

 

 

 

Tasso: “Continuando il discorso dei francobolli, oggi in Svizzera, per spedire una lettera che arrivi il giorno dopo ci vuole un francobollo da un franco. L’aumento rispetto a 50 anni prima è di 3.33 volte. Questa però è la tassa PRIORITARIA. Se però si desidera una cosa un poco più tranquilla, la tassa è di 85 centesimi; questo significa che l’aumento è di solo 2.83 volte.

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA 85 CENTESIMI. I piccoli trattini in alto a sinistra dimostrano che l’invio postale ha subito il trattamento elettronico di avviamento postale.

 

L’Albero: “Dove vuoi arrivare? Non ti capisco.”

 

Alessandro: “Io credo di aver capito.”

 

Tasso: “Bravo Alessandro! Ipotizziamo ora di aver avuto in Svizzera la cifra di 1000 Euro che aveva nel 1967 quel potere d’acquisto e… viaggiamo un po’ nel tempo con le varie vicissitudini delle valute ivi comprese le varie inflazioni, se prendiamo come punto di riferimento il francobollo per l’interno, ci è possibile dire che oggi quei 1000 Euro varrebbero non più di € 353,35.

 

Petulante: “E in Italia?”

 

Tasso: “Calma, ci arrivo subito. In Italia, dal 1967 al 2017, sempre col collegamento della tassa postale per la spedizione di una lettera per l’interno, il potere d’acquisto scende vertiginosamente da 1000 a 27,77.”

 

L’Albero: “Com’è possibile una differenza così grande?”

 

Tasso: “I casi sono due: o i Governanti italiani sono stati degli incapaci, o le poste sono esagerate. Io propenderei per la prima possibilità che, sempre ipoteticamente, ci dice che dovrebbe essere messo sotto processo per furto chi ha governato l’Italia dal 1967.”

 

Alessandro: “Ma non ti sembra di essere un po’ esagerato?”

 

Tasso: “Non mi sembra proprio. Loro, se fanno perdere alla moneta il potere d’acquisto in un modo così clamoroso, dimostrano di essere degli inetti. Ad esserne depauperati sono tutti i cittadini ad eccezione di quelli che sono riusciti ad attraversare il confine con la valigetta piena di banconote.”

 

Alessandro: “Quindi, secondo te, gli Umani che hanno esportato capitali sono stati furbi?”

 

Tasso: “No, semplicemente previdenti. Vedi, il vero problema sono le leggi. Chi non sa governare mette ai cittadini delle restrizioni sotto forma di legge, come quella che proibisce di passare la frontiera con molta valuta. Chi sa governare non mette restrizioni di questo genere perché ha la consapevolezza che il cittadino preferisce lasciare i soldi dove sono “governati” bene.

 

Alessandro: “E quelli che “esportano” per evadere il fisco?”

 

Tasso: “Questo è un altro problema… che se volete potremo affrontare in futuro; sarà infatti interessante mettere a punto il significato di imposta.”

 

L’Albero: “In definitiva, e poi ti saluto assieme a Petulante e Ingenua, vorresti dire che esportare “soldi onesti” può essere giusto?”

 

Tasso: “Sì, se i Governanti di quella Nazione non sanno governare o governano molto per i propri interessi.”

 

Ingenua: “Ciao Alessandro. Vieni presto a trovarmi.”

Read Full Post »

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

Read Full Post »

Registrazione del 20 aprile 2017

 

Personaggi:

 Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Albero Conifera, Panchina Petulante,

 

L’Albero: “Puoi fermarti un momento amico Alessandro?”

Passante Alessandro: “Ho un pochino fretta ma vi ascolto molto volentieri. Mi siedo un attimo.”

Panchina Ingenua: “Siediti qui… lo sai che sono molto contenta quando sento la tua presenza su di me.”

Alessandro: “Va bene Ingenua. Sono tutt’orecchi.”

L’Albero: “Hai sentito anche tu che in Italia sono arrabbiati coi nostri radar che cuccherebbero molti Umani italiani che non rispettano i limiti di velocità?”

Da: “Corriere della Sera”

Alessandro: “Sì, l’ho visto sul Corriere della Sera. Trovo che non ci sia nulla di strano. Purtroppo, quando si va in Italia si ha l’impressione che gli italiani non sappiano leggere i numeri.”

Ingenua: “Come sarebbe a dire, gli italiani non imparano a leggere i numeri?”

Limite di velocità: 60

Alessandro: “Intendevo il fatto che se c’è un segnale stradale come questo con un numero che indica un limite di velocità, in Italia viene poco considerato, per cui sembra che l’italiano non sappia leggere i numeri.”

Ingenua: “Perbacco, capisco sempre male. Lo sai Alessandro che sei gentile.”

L’Albero: “Quindi l’articolo del giornale milanese dimostra rabbia verso i metodi di casa nostra o è per mettere in guardia i connazionali che vorranno recarsi in Svizzera?”

Alessandro: “Prova un po’ a chiedere il pensiero della tua collega Conifera che si trova in Italia.”

L’Albero: “Ci provo.”

Alessandro: “Bravo.”

L’Albero: “Mi dice che hai ragione… ascolta.”

Conifera da Lavena Ponte Tresa in Provincia di Varese: “Ma certo; è proprio così. Quando un italiano medio si mette al volante, da quel momento non vede più i numeri dei limiti di velocità e… ancora più grave non vede neppure le strisce pedonali.”

Alessandro: “È vero. Ricordo che, in Italia volevo attraversare e stavo aspettando sul bordo delle strisce pedonali. Non solo nessuno s’era fermato, dato che erano tutti italiani medi, ma neppure si fermò la macchina dei Carabinieri. Un’altra volta, la stessa scena con la differenza che a non fermarsi fu la macchina dei Vigili Urbani.”

Ingenua: “Cosa intendi Conifera per italiano medio?”

Conifera: “Intendo l’italiano che non vive vicino alla frontiera con la Svizzera. Infatti l’italiano che vive vicino alla frontiera va spesso in Svizzera, e sa che in Svizzera le norme vanno rispettate.”

Ingenua: “Lo penso anch’io che le norme vanno rispettate. È una forma di rispetto verso le Istituzioni.”

Conifera: “Hai ragione. Purtroppo credo che gli Umani d’Italia, quando non rispettano le Istituzioni hanno l’impressione di essere furbi; ma non hanno ancora capito che fanno del male a se stessi.”

L’Albero: “Cosa pensi dell’articolo del Corriere della Sera?”

Conifera: “Penso che ci sia un po’ di rabbia. Sembra quasi che si voglia, ancora una volta, parlar male della Svizzera. Io sorrido al pensiero dell’italiano sbruffone che se ne frega di tutto e si trova costretto a pagare una multa… perché è stato maleducato. In Italia, specialmente negli ultimi tempi sembra che si possa fare tutto quello che si vuole e si rimane impuniti o, perché la Giustizia è una Giustizia a singhiozzo, o perché a sgarrare di più sono Quelli che sono in alto, o semplicemente perché se ti mettono dentro, il giorno dopo sei di nuovo fuori, o…

Ciò che mi fa maggiormente sorridere è che, se in Svizzera gli Umani svizzeri ti piccionano, la multa va pagata e non ci sono santi. Mi piacerebbe veder la faccia di quel 60% arrabbiato… che purtroppo non avrà imparato nulla.”

L’Albero: “Ma tu stai dalla parte degli svizzeri.”

Conifera: “Certo che sì. Io son convinto che il benessere di un Paese stia nelle piccole cose. Se c’è rispetto ed educazione, arriva anche l’onestà. Chi attraversa col rosso e non rispetta i limiti è un irrispettoso. Chiedi un po’ ad Alessandro cosa ne pensa.”

Alessandro: “E brava Conifera… che non segui l’andazzo dell’Italia di oggi! Tu che sei vicino all’Ufficio Postale sai perfettamente che anche le poste sanno essere maleducate… anche perché hanno dimenticato che dovrebbero essere al Servizio della popolazione e non una “Macchina dei Soldi.”

Ingenua: “Cos’è la Macchina dei Soldi?”

Ufficio Postale di Lavena Ponte Tresa (VA) – A destra CONIFERA.

Alessandro: “Non è una macchina nel vero senso della parola, ma significa che ha, come unico desiderio, quello di guadagnare sempre più soldi. E questo vale anche per le Poste Svizzere. Comunque, la maleducazione delle poste è anche nel fatto che “maltrattano” gli invii postali dimenticando che sono proprietà dell’utente.

Conifera: “Potresti farmi un esempio?”

Alessandro: “Eccotene uno: Questi francobolli che sono stati deturpati da un impiegato che sicuramente (???) non aveva mai sentito parlare di quegli “stupidi” che amano collezionare francobolli.”

Francobolli del 2004 timbrati male.

Conifera: “In quale ufficio postale c’erano degli impiegati così poco educati?”

Alessandro: “Un paese della Puglia Ceglie Del Campo  in provincia di Bari. Mi è venuto tardi… devo andare.”

Conifera: “Sarà interessante se in futuro ci parlerai un po’ di francobolli…”

Alessandro: “Volentieri.”

Petulante: “Un momento. Ho sentito tutto e non sono intervenuta; speravo che interpellaste il Tasso che ci avrebbe spiegato la sua teoria dei soldi… dato che parlavate dei soldi.”

Alessandro: “La prossima volta lo interpelleremo o magari andrò direttamente a trovarlo.”

Petulante: “Va bene… buona continuazione.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; mi dispiace se te ne vai.”

Alessandro: “Devo andare… ciao a tutti.”

 

 

 

 

Read Full Post »

Si pensi un po’ a cosa accadeva in passato!

Se la moglie, più o meno adultera, mentiva, la bocca della verità le tranciava la mano. E i mariti?

Ma no, ai mariti sembra che fosse tutto permesso. Anche oggi?

A me interessa questo francobollo con la “Bocca della verità”:

Francobollo del 2009.

Francobollo del 2008.

Fu emesso in occasione del FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA FILATELIA che si tenne a Roma  nel 2009 per ben 5 giorni. Il color oro del francobollo dovrebbe essere “oro zecchino”. Infatti, sul sito ufficiale delle poste, sotto la voce Stampa, sta scritto:

Officina Carte Valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in litografia su fogli laminati in oro, con 2 grammi di oro fino per metro quadrato

 Sembra che già nell’antichità fosse importante dire la verità. Se il “trancio” della mano fosse esteso a uomini e donne, e non solo per problemi d’infedeltà coniugale, ma anche per problemi d’infedeltà al mandato di “fedeltà” verso gli elettori, cosa pensate che succederebbe se i Deputati e i Senatori, dopo ogni mandato, mettessero la loro mano in quel buco?

QUANTI DEPUTATI E SENATORI PENSATE CHE TORNEREBBERO A CASA CON LE LORO DUE MANI?

Read Full Post »

Questo piccolo e semplice francobollo ha molto da dire… specialmente oggi.

Francobollo italiano del 1971

Francobollo italiano del 1971

I signori effigiati nel francobollo sono Adenauer, Schuman e De Gasperi… i veri padri dell’Europa.

Con la scusa del Carbone e dell’acciaio, avevano capito che un’Unione avrebbe impedito una nuova guerra.

I giovani, quelli che vorrebbero mollare l’Euro e abbandonare l’Europa, potrebbero dare un’occhiata alla storia e prendere atto che tanto la Prima, quanto la Seconda Guerra Mondiale sono nate in Europa. La Prima nei Balcani per apparentemente futili motivi, e la Seconda in Germania per l’avidità e l’arroganza di un dittatore… seguito dal suo popolo… almeno per buona parte.

I TRE GRANDI effigiati nel francobollo avevano capito che se si è uniti è più difficile picchiarsi, anche se si può educatamente confrontarsi. Siamo arrivati a una GRANDE EUROPA… forse troppo grande e troppo poco matura dove un certo tipo di avidità e arroganza è stata di nuovo “riesumata” e rischia, assieme al menefreghismo e alla furbizia di altri, di ritornare a certi terribili contrasti.

Tre meravigliose Nazioni sul Mar Baltico, dopo essere riuscite a “mollare” il giogo dell’ex Unione Sovietica, hanno ricominciato a respirare e ad avere la propria personalità, sicuramente grazie all’essersi “agganciate” all’UE e all’Euro. Conosciamo la fine della Crimea!

Il futuro dell’Umanità europea dipenderà dalla saggezza dei giovani europei che sapranno o riusciranno arrivare a comprendere gli insegnamenti della storia degli ultimi 100 anni.

 

Read Full Post »

(terza parte)

Forse non tutti sanno, ed io non lo sapevo, che il Parlamento del Canada diventò del tutto indipendente da quello inglese solo nel 1982 (prima aveva solo “la facoltà” di non accogliere le leggi promulgate dal parlamento inglese). La componente però interessante è che il sovrano d’Inghilterra, tuttavia, ha continuato ad essere il capo di Stato. Ho voluto fare una piccola ricerca, e, ho visto che, nel 1953, esattamente il 4 giugno, in occasione dell’Incoronazione di Elisabetta II, oltre ai tanti, proprio tanti francobolli stampati per tutte le Colonie Inglesi, fu stampato anche un semplice francobollo per il Canada con l’effige della Regina.

Incoronazione di Elisabetta II.

Incoronazione di Elisabetta II.

NEL FRANCOBOLLO DELL’INCORONAZIONE È SCRITTO POSTES (in francese) e POSTAGE (in inglese).

In Canada, come detto, si parla in alcune zone come a Montreal e nel Quebec la lingua francese. Questo, perché in passato, quelle zone dipesero direttamente, come colonie, dalla corona francese.

Può essere interessante prendere in considerazione il fatto che nella zona francofona del Canada, il francese è un po’ diverso, tant’è vero che il mio francese a Montreal era compreso molto male. Ricordo a me stesso che negli anni 60 ho vissuto ben 5 mesi in una zona della Svizzera dove si parla un buon francese. Fu un’estate molto bella ; ho dovuto lavorare veramente molto, però ero gratificato da un lavoro che mi dava soddisfazione e da una popolazione che era grata per quello che facevo… e parlavamo francese… il francese quello vero.

Furono solo 5 mesi molto interessanti anche dal punto di vista economico, senza parlare del fatto che, appunto considerando la lingua che avevo un poco imparato a scuola, fu da me appresa praticamente, nel senso che se prima, prima di parlare dovevo « tradurre », dopo quei cinque mesi, la mia parlata divenne sciolta ; in poche parole ero arrivato a pensare in francese.

Mi fa sorridere il rammentare che a Montreal, i locali che non capivano il mio francese o io non capivo il loro francese, allora ripiegavano sull’inglese. Ma io l’inglese non lo so, non l’ho mai voluto imparare dopo un periodo scolastico, scuole medie, in cui avrebbero dovuto insegnarmelo. Forse oggi con la riforma scolastica voluta da Matteo Renzi, tutti imparano bene l’inglese così diventa più facile espatriare alla ricerca di un buon lavoro… dopo una « buona scuola ».

UNA CABINA TELEFONICA CANADESE

UNA CABINA TELEFONICA CANADESE

Non trovai cabine telefoniche, ma, grazie a internet, ne ho trovato una molto bella e altrettanto simpatica. Non so se è della stessa compagnia telefonica ; è però indubbiamente canadese.

Se si va in crociera, è possibile, ad ogni scalo, prenotare delle escursioni più o meno lontane. In quell’occasione non andammo da nessuna parte, ma, altri crocieristi andarono in una località rinomata che si chiama Peggys Cove. Qui è un paesello dove abitano circa 50 persone ; e a pochi chilometri da qui nell’Atlantico, il 2 settembre 1998 si schiantò il volo 111 della Swissair diretto a Ginevra. Prima dello schianto ci furono per i pilota e i passeggeri ben 17 minuti veramente drammatici ; infatti il personale di bordo si accorse dell’inizio di un incendio e, malgrado ogni sforzo, gli fu impossibile portare l’aereo in salvo. Dev’essere stato allucinante per quelle 229 persone… che persero la vita.

Due simpatici croceristi di nazionalità tedesca da noi conosciuti a bordo andarono a Peggys Cove in escursione, e avendo conosciuto il mio pallino « postale », fotografarono per me la buca che trovarono in quell’angolo di mondo. Di Peggys Cove è anche rinomato il faro proteso nell’Atlantico.

IL BELLISSIMO FARO DI PEGGYS COVE.

IL BELLISSIMO FARO DI PEGGYS COVE.

 

LAPIDE RICORDO DEL NAUFRAGIO IN DUE LINGUE.

LAPIDE RICORDO DEL NAUFRAGIO IN DUE LINGUE.

 

 

 

Oltre al faro, è possibile vedere una grande lapide in ricordo del naufragio dell’aereo della Swissair. È stata scritta in lingua inglese e in lingua francese. Ho riportato di seguito la parte in francese facilmente leggibile e ben comprensibile.

PARTICOLARE DELLA LAPIDE IN LINGUA FRANCESE.

PARTICOLARE DELLA LAPIDE IN LINGUA FRANCESE.

Naturalmente, la buca che si trova a Peggys Cove è uguale a tutte le altre buche del Canada, ma questa fotografata è sicuramente di quella località. Fa un po’ parte del gioco l’aver buche o altro di varie località ; naturalmente sapendo qual’è la provenienza e, possibilmente chi è il fotografo.

BUCA DI PEGGY’S COVE FOTOGRAFATA GENTILMENTE DALL’AMICO MATTHIAS.

BUCA DI PEGGY’S COVE FOTOGRAFATA GENTILMENTE DALL’AMICO MATTHIAS.

Questa buca mi fu particolarmente gradita come alcune altre buche speditemi da una gentilissima conoscente.

La mia passeggiata ad Halifax non durò moltissimo. Mi permise, assieme a mia moglie, di acquistare alcuni regali per i vari parenti grandi e specialmente piccini. Infatti, nella zona in cui attraccò la nave c’era la possibilità di comperare di tutto. Accettavano tranquillamente i dollari USA o le carte di credito. Oggi, bisogna dire la verità, se si vuol spendere non ci sono problemi. Purtroppo non mi fu possibile spedirmi una cartolina, col francobollo, perché era tutto chiuso ; e poi, oggi, le cartoline non sono più di moda come un tempo.

Trovai però un’altra buca… come tutte le altre, ma per la strada… domenicale senza anima viva.

L’ULTIMA BUCA CANADESE DA ME FOTOGRAFATA AD HALIFAX.

L’ULTIMA BUCA CANADESE DA ME FOTOGRAFATA AD HALIFAX.

(continua)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

Read Full Post »

Quand’ero piuttosto giovane si diceva Canadà coll’accento sull’ultima a; oggi non si mette più l’accento. Chissà in futuro.

Il Canada è uno stato molto vasto, uno dei più vasti del globo. È bagnato da più mari ed è molto legato alla Gran Bretagna ; in ogni caso lo era.

Fui in Canada nel 1999 quando ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire coll’elettronica nel passaggio dal 1999 al 2000. Andò tutto bene.

Sì, mi sarebbe piaciuto andare in Canada, ma non avrei mai considerato molto potabile affrontare un certo numero di ore di volo stipato su un aereo.

Fu così che mia figlia, ormai grandicella e studentessa universitaria, andò, grazie a uno scambio coll’università di Toronto, alcuni mesi in quella bella città. Ci andò col suo ragazzo, e noi, suoi genitori non potemmo fare a meno di andarla a trovare. L’autunno era già inoltrato e, se a Zurigo si stava ancora quasi bene, quando arrivammo a Montreal nevicava ; poco, ma nevicava.

Il nostro volo diretta da Zurigo era stato cancellato. Ci mandarono a Bruxelles ; arrivati a Bruxelles, ci stiparono su un aereo delle SABENA.

La SABENA non esiste più, è fallita nel 2001 nello stesso modo come non esiste più la SWISSAIR, che aveva una grossa influenza sulla Sabena; in poche parole, del pacchetto azionario, ne possedeva il 49%. Ora sono sparite tutt’e due. Dalle ceneri della Swissair è sorta la SWISS, ma gli azionisti… sono rimasti per terra e chi possedeva obbligazioni… anche, quasi del tutto. Questo è quello che succede se si ha ingiustamente fiducia in qualcuno (leggi Swissair).

I « nostri ragazzi » ci vennero incontro con una macchina a noleggio, ci prenotarono un bel B&B e ci fu possibile vedere quella città sull’estuario del San Lorenzo. La lingua ufficiale di Montreal è il francese, però è un francese così « strano » per cui, col mio francese era difficile capirsi. Coll’inglese, che non so, ancora peggio.

Fu molto interessante, e lo ricordo benissimo, scoprire una vera e propria città sotterranea con tutti iservizi possibili e immaginabili. Questo permetteva di poter vivere tranquillamente anche durante i rigidissimi inverni canadesi. Il freddo non era ancora intenso; acquistai ugualmente un comodo colbacco, che conservo ancora gelosamente e che mi serve ogni volta che il freddo è veramente freddo. Dopo 2 notti partimmo alla volta di Toronto.

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

Conobbi, dopo una sosta in un autogrill, i bicchieroni di cartone con coperchio che ogni buon americano si porta elegantemente dietro, in macchina e per la strada con quella bevanda calda, color marrone chiaro chiamata caffè.

Non sapevo ancora che mi sarei interessato alle buche delle lettere. Amavo sì i francobolli e tutto ciò che girava attorno al servizio postale, ma sempre legato alla funzione dei francobolli. Imparai, per la prima volta, quello che oggi fanno anche qui in Europa, e cioè il risparmio esagerato a discapito dell’utente: vengono chiusi quegli uffici postali che non rendono abbastanza e si colloca il minimo del servizio all’interno di un negozio o di un supermercato.

Per me era tutto nuovo e, anche se non sapevo ancora che avrei fotografato quelle vere, acquistai una « buca salvadanaio »… che custodisco gioiosamente e che lascerò a un qualche nipotino.

Il soggiorno a Toronto, malgrado il freddo, ci permise di godere alcuni interessanti angoli della città, nonché la presenza nei parchi di molti scoiattoli.

LA BUCA SALVADANAIO

LA BUCA SALVADANAIO

Ci fu anche possibile andare a visitare una Casa particolare diventata museo : La « CASA LOMA », e godere lo spettacolo SWINGSTEP con ritorno in tram. Sì, perché a Toronto c’è anche il tram.

L’inverno è molto rigido con temperature abbondantemente sotto lo zero, per cui la vita è molto movimentata nell’immensa città sotterranea, direttamente collegata alla metropolitana e all’ingresso dei grattacieli. Non mancano i ristoranti e le zone per fumatori… sempre più ghettizzati come se fossero degli assassini.

E pensare che il tabacco fu, per la prima volta, conosciuto da Cristoforo Colombo ed era usato a scopo terapeutico. Chissà che ingredienti vengono oggi miscelati al tabacco per dare ai fumatori la dipendenza.

L’ORSACCHIOTTO

L’ORSACCHIOTTO

Durante un nostro girovagare, acquistammo un simpaticissimo orsacchiotto, che è tutt’ora sulla scrivania di mia moglie ; ricordo cosa disse la commessa quando seppe che l’avremmo portato in Europa : « Ma che bello ! Mi commuove l’idea che questo orsacchiotto vada in Europa. »

Tornammo in Europa col bus fino a Buffalo negli Stati Uniti dopo aver visto le cascate del Niagara; dormimmo lì e, la mattina dopo, con un’auto a noleggio, attraversammo una buona parte dello stato di New York e raggiungemmo Boston da dove un aereo della Swissair ci portò a Zurigo.

A Niagara, anche se il freddo era abbastanza pungente ed eravamo praticamente gli unici turisti, trovai ugualmente l’ufficio postale che, gentilmente mi timbrò una busta… che viaggiò regolarmente fino a Lugano.

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

Fu probabilmente a causa del freddo, se le cascate più famose del Canada e degli Stati Uniti non ci entusiasmarono.

IL TIMBRO D'ARRIVO

IL TIMBRO D’ARRIVO

Ricordo che trovammo a fatica un ristorante dove poter mangiare. Ricordo che mangiammo Pan-cakes con succo d’acero… non c’era quasi nessuno.

Con un altro bus ripartimmo alla volta di Buffalo negli Stati Uniti. Pensavo che i doganieri salissero sul bus come accade in treno da noi ; no ; fu necessario scendere, portare le valigie in dogana, compilare un formulario, pagare qualche dollaro… senza ricevuta e risalire coi bagagli sul bus.

Tornammo un’altra volta in Canada, e già avevo il pallino delle buche delle lettere. Prima di allora però, un parente mi procurò alcune foto di buche canadesi, proprio di Montreal.

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

Sono buche che ricalcano la buca salvadanaio che acquistai durante il primo viaggio… e furono fotografate senza nessun « risparmio ».

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

Sono molto belle e, probabilmente tutte uguali in tutta la nazione.

Il ricordo di Montreal è, grazie anche a queste buche, molto grande, dato che quella fu la prima volta che misi piede in terra americana. Prima di allora non avevo mai sentito un interesse particolare per quel continente nord americano. Avevo sempre avuto l’impressione che gli americani soffrissero un po’ di « complesso di superiorità », che come tale è sempre patologico. Ho sempre sentito la necessità di ringraziare gli Stati Uniti, in particolare, che hanno avuto molti morti per venire in nostro aiuto e salvarci dalle dittature di Hitler e Mussolini. Oggi non so più se l’hanno fatto per essere « gentili » o perché avevano i loro interessi. È un fatto che, se non fossero arrivati loro, sarebbe stato per noi molto difficile scrollarci di dosso il nazifascismo.

(continua)

 

Read Full Post »

Older Posts »