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Archive for the ‘francobolli’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 30 luglio 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, L’Albero, Albero Fantastico e Panchina La Tirolese.

 

Alessandro: “Son tornato. Come state amiche mie? E tu amico Albero?”.

Panchine Petulante e Ingenua: “Bene grazie, e tu? Speravamo tanto di vederti.”

L’Albero: “Bentornato Alessandro; scusa se sono indiscreto, ma, mi piacerebbe tanto sapere dove sei stato.”

Alessandro: “Beh… che domanda. Tu sai perfettamente dove sono stato e fai finta di fare il curioso perché le nostre amiche credano che tu non lo sappia… dato che non glielo hai detto.”

L’Albero: “Hai ragione. Quel mio collega di Merano ti ha visto, e so che avete anche fatto quattro chiacchiere circa i tempi di Sissi.”

Alessandro: “Già, anche lui non è nato ieri e si ricorda bene dei tempi passati prima della Grande Guerra.”

Ingenua: “Allora Alessandro, sei stato in Italia dove parlano anche tedesco? In fondo per noi qui in Svizzera non è per niente eccezionale dato che, se qui in Ticino si parla italiano, a Berna si parla tedesco e a Losanna si parla francese… e gli Umani della Svizzera riescono ad andar bene d’accordo.

Alessandro: E ho anche potuto sedermi su una tua collega… sulla quale, chissà perché, c’è chi si diverte ad imbrattarvi. Si chiama LA TIROLESE.

 

MERANO: PANCHINA LA TIROLESE.

Circa il discorso della lingua, se si vuole essere veramente precisi, più che per Merano, per l’Alto Adige oggi anche Südtirol, non fu tutto rose e fiori. Prima della Grande Guerra il Südtirol apparteneva all’Impero Austroungarico, i cittadini di quel territorio parlavano tedesco come in tutta l’Austria. Poi dopo la guerra, il Südtirol iniziò a far parte del Regno d’Italia e cominciò a chiamarsi Alto Adige, l’Impero Austroungarico fu ridimensionato e i cittadini di Bolzano e di Trento si trovarono a dover onorare, non più Francesco Giuseppe bensì il nostro Vittorio Emanuele III.

Petulante: “Quello piccolo?”

Alessandro: “Sì, era piccolo ma comandava poco, perché a comandare davvero arrivò un certo Benito Mussolini… e molte cose cambiarono.”

L’Albero: “Poi potremo parlare dell’Umano Mussolini. Ora raccontaci un po’ di Merano e di cosa vi siete raccontati.”

Alessandro: “Perché, tu che con le tue onde puoi farlo, non interpelli direttamente il tuo amico di Merano e facciamo una specie di “tavola rotonda”?”

Ingenua: “Cosa c’entra Re Artù?”

Alessandro: “Non c’entra nulla.”

Ingenua: “Ma la tavola rotonda non è quella di Re Artù e dei suoi cavalieri?”

L’Albero: “Dai su, mettiti un po’ tranquilla; per tavola rotonda in gergo scientifico s’intende parlare e discutere tutti insieme di un argomento come se si fosse tutti attorno ad un tavolo.”

Ingenua: “Grazie. Ho capito.”

L’Albero: “Sono riuscito a contattare il mio amico Fantastico di Merano.”

Alessandro: “Bravo.”

 Albero Fantastico: “Come va Alessandro? Tutto bene?”

Alessandro: “Certamente Fantastico. È tutto in ordine.”

Panchina La Tirolese: “Ciao Alessandro, lo sai che sono contenta di averti conosciuto?”

Fantastico “È stato un piacere poter fare quattro chiacchiere con te. Ho potuto rinfrescare il mio italiano. Tu sai perfettamente ch’io son nato in lingua tedesca, ma quando l’Umano Mussolini pretese di far parlare tutti solo in italiano, l’ho dovuto imparare anch’io… che poi l’italiano è una gran bella lingua. Purtroppo a quei tempi per noi fu molto difficile. Dopo la Grande Guerra anche gli Umani di Trento diventarono italiani; per loro fu sicuramente una gioia dato che parlavano italiano.

MERANO: L’ALBERO FANTASTICO.

Per noi no, tanto più che, secondo una politica un po’ stramba avremmo dovuto perdere la nostra lingua, la lingua dei nostri padri… Da un po’ di tempo, gli Umani d’Italia, quelli che hanno sempre parlato italiano, in poche parole quelli che si considerano italiani veri, stanno cominciando a capire quanto sia giusto per noi non dover perdere la nostra identità. Ora possiamo parlare la nostra lingua e possiamo prendere atto che in tutti gli uffici statali, gli impiegati, anche se vengono da Bari o da Ancona, devono parlare la lingua tedesca, nel senso che la devono conoscere.

Alessandro: “Ho visto infatti come anche la Polizia ha sulla fiancata dell’auto la scritta in tedesco POLIZEI oltre a quella in italiano POLIZIA.”

UN’AUTO DELLA POLIZIA A MERANO

Fantastico: “Purtroppo ci sono ancora troppi italiani, intendo quelli la cui madre lingua è l’italiano, che pretendono la lingua italiana anche fra tutti i nostri nativi, magari quelli dei paeselli in montagna.

L’Albero: “Potresti spiegarti meglio?”

Fantastico: “Molti Umani d’Italia dicono: “Qui siamo in Italia e qui si deve parlare italiano.” Non capiscono, è una questione d’incurabile miopia, quale può essere il vantaggio di avere una provincia nel territorio nazionale dove si parla perfettamente un’altra lingua… in questo caso il tedesco.”

La Tirolese: “Che poi, in Europa, il tedesco è una lingua piuttosto importante.”

L’Albero: “Ora ho capito. L’Umano italiano è un popolo stupendo con moltissime risorse, ma è convinto di poter solo insegnare e non accetta nessun insegnamento da altri.”

La Tirolese: “Scusate se v’interrompo. M’è venuto da ridere pensando al fatto che al tempo del fascismo, se una coppia veniva a sedersi su di me e voleva dirsi qualcosa di dolce, era obbligato per legge a dirselo in italiano. Non vi viene da ridere?”

Fantastico: “Non riesco a riderci sopra… era veramente terribile. Cosa volevi dire Alessandro?”

Alessandro: “Volevo dire all’Albero che ha detto giusto. Sai, durante il nostro soggiorno a Merano, ho potuto notare come molte cose funzionano bene… un po’ alla tedesca… o alla svizzera se preferisci.

L’Albero: “Mi piace di più se dici alla svizzera.

Alessandro: “Se poi fai tanto di aver bisogno di qualcosa di veramente italiano, e, per spedire una cartolina devi andare alla posta, ti accorgi di essere veramente in Italia. Il personale è gentilissimo, cosa, senza offendere nessuno, quasi rara nel resto della mia Patria; il funzionamento è però Italia Super.”

L’Albero: “Perché Super?”

Alessandro: “Perché, secondo voi, se qualcuno va alla posta per spedire una cartolina e cerca dei francobolli… e, se apprezza il francobollo, può cercare un francobollo bello?”

L’Albero: “Non l’hai trovato bello?”

Alessandro: “No caro… perché lo sportello che vende i francobolli belli ha mandato in vacanza l’addetto alle vendite, per cui lo sportello… è come se non ci fosse.”

L’Albero: “Essendo un ufficio postale avrà avuto altri francobolli… meno belli.”

Alessandro: “Vi permetto di ridere: NESSUN FRANCOBOLLO. Il valore necessario per la spedizione, ovvero uno pseudofrancobollo, viene stampigliato direttamente sull’oggetto di corrispondenza.”

AVEVO IL NUMERO 96

L’Albero: “Avresti dovuto andare nell’ufficio principale. Se si va in un ufficio piccolo…”

Alessandro: “Ma era l’ufficio principale di Merano.”

Petulante: Ho sentito bene? L’ufficio principale, cioè LA POSTA CENTRALE DI MERANO non vende francobolli?”

Alessandro: “Hai sentito benissimo. Quando ci sono andato io, esattamente il 22 luglio 2017… niente francobolli. Però, come ho già detto erano tutti molto gentili. Mi hanno indicato il direttore al quale ho spiegato che cercavo il francobollo commemorativo della FIAT 500. Andò a cercare quello che cercavo e me lo diede; però, non mi fu possibile integrare l’affrancatura della cartolina per la Svizzera; mancava un francobollo da € 0.05. La tariffa per la spedizione in Italia è € 0.95, per l’estero € 1.00. La Posta Centrale di Merano non aveva francobolli da 5 centesimi di Euro! È garantito che non si capisce bene per quale ragione la poste continuano a chiamarsi così se non vendono francobolli… ma ne stampano a vagonate per i collezionisti!

IL FRANCOBOLLO DEL 2017

Ingenua: “E come hai fatto? Posso chiederti per chi era la cartolina?”

Alessandro: “Puoi. Era per i miei nipotini. L’ho imbucata così, sperando che arrivasse… perché non volevo che mi deturpassero il francobollo con la stampigliatura dei 5 centesimi.

Prima di abbandonare questo folcloristico discorso chiarificatore del contorto comportamento delle Poste Italiane, vi mostro il manifesto che ho fotografato all’interno dell’Ufficio Postale proprio a Merano.

MANIFESTO NELLA POSTA CENTRALE DI MERANO

Propaganda i francobolli italiani… ma poi non li vende. Potremo riprendere questo discorso, anche alla luce del fatto che la Posta non ha diritto di deturpare un francobollo… quando l’ha venduto ed è diventato proprietà di chi l’ha acquistato.

Ingenua: “Poi ci dirai se i tuoi nipotini hanno ricevuto la cartolina?”

Alessandro: “Certo cara Ingenua. Devo dire caro Albero che a Merano hai dei colleghi bellissimi… a parte Fantastico vicino alla statua di Sissi (Elisabeth).”

Fantastico: “È vero. Ci sono veramente molti bellissimi alberi qui a Merano; so che ne hai fotografato più di uno. Quelli lungo la passeggiata di Sissi sono molto rinfrescanti… sì perché col rumore del fiume Passirio sembra che all’ombra degli alberi la temperatura sia meno afosa, intendo nelle giornate come quelle dei giorni scorsi in cui la temperatura ha superato i 30° all’ombra. E poi, bisogna dire la verità, qui si respira ancora un po’ l’aria dell’Impero.

IL SENTIERO DI SISSI

Qui, finché la nostra capitale era Vienna, veniva il bel mondo a godere l’atmosfera “sud delle Alpi”… un pochino come succede da voi in Ticino… che arrivano tanto dalla Svizzera tedesca quanto dalla Germania.

Inoltre, non si deve dimenticare che anche il nostro Kurhaus con le acque “speciali” attirava molta gente.

Ingenua: “E veniva anche Sissi? Ne ho sentito parlare… credo che fosse molto simpatica.”

Fantastico: “Certamente; forse non hai seguito bene. A lei piaceva tanto venire qui. Vicino a me hanno messo una statua di marmo… marmo di Lasa del Sudtirolo, per la precisione della Val Venosta. E poi c’è la “passeggiata di Sissi” che lei faceva veramente, in mezzo agli alberi e vicino al fiume.

Qui veniva il bel mondo da tutta Europa, addirittura dalla Russia. C’era, e c’è tutt’ora una specie di Colonia Russa. Venivano in molti, anche per curare la tubercolosi. Purtroppo, dopo la Grande Guerra, gli Umani del Sudtirolo hanno sofferto molto l’annessione al Regno d’Italia.

LA STATUA DI SISSI (ELISABETH) SCOLPITA NEL 1903 DAL PROF. HERMANN KLOTZ… 5 ANNI DOPO LA MORTE DI SISSI NEL 1898.

Fu una doppia sofferenza: La prima fu il confine coi tirolesi di Innsbruck dove prima chiunque poteva andare tranquillamente senza particolari restrizioni; la seconda fu l’arroganza delle italiche genti che, dopo aver vinto la guerra si mossero linguisticamente in modo tale per cui gli abitanti del posto si sentirono esuli in casa propria. Non si dimentichi poi l’avvento del fascismo che pretese di italianizzare tutto cercando di eliminare ogni elemento che aveva sapore di tedesco. Sono passati quasi 100 anni da quando il Sudtirolo fu annesso all’Italia; ancora oggi ci sono nelle valli Umani tirolesi del sud che odiano gli Umani d’Italia.

L’Albero: “Credevo che ormai dopo tanti anni il problema linguistico fosse stato superato.

Fantastico: “Non credo che possa essere facile accettare l’arroganza di chi t’impone di perdere la tua identità e l’identità della tua terra. È interessante prendere atto che durante la famigerata esistenza del Grande Reich, ci furono alcuni periodi in cui, non solo alcune famiglie optarono per il “trasferimento” in terra tedesca, ma addirittura, coll’Alpenvorland, il Sudtirolo assieme alle provincie di Trento e Belluno diventarono a tutti gli effetti un Land tedesco.

Lettera spedita da Belluno il 25 gennaio 1945 diretta a Vienna affrancata con francobolli del Grande Reich.

Durò poco dato che la disfatta era vicina, ma tramontò anche la speranza di quegli Umani troppo ottimisti che si ritrovarono di nuovo ad essere altoatesini.

Lettera spedita da Silandro diretta in Germania con francobolli recanti l’effige di Hitler.

Queste buste, trovate sul web, che mi fai vedere, sono molto interessanti, significative nonché dimostrative della dominazione del Reich.

Ho usato il termine altoatesini proprio perché questa parola può essere stata considerata in modo dispregiativo dagli Umani che lottavano per l’Indipendenza dall’Italia.

Alessandro: “Ricordo, dopo l’ultima Guerra, noi italiani molto lontani da questa realtà, ci trovammo a condannare senza riserve certi comportamenti violenti; oggi, anche se non li giustifico, posso comprendere l’insofferenza verso l’Italia. Il mio è il ragionamento del profano che non capisce niente, ma che, dopo aver soggiornato qualche volta in questo territorio, dopo essersi un poco immedesimato con empatia nella mente di chi ha subito per anni “il sopruso del conquistatore” comprende che si può perdere la pazienza e passare dalla parte del torto. La violenza è sempre sbagliata, ma, checché se ne dica, è violenza anche quella che mette in atto chi legittimamente si difende. È quindi tutto relativo e si arriva pure, perché no, ad apprezzare certe violenze.”

L’Albero: “Ricordo quello che Tasso e i suoi fratelli ci raccontarono di violenze, sempre da parte degli italiani, sugli slavi; ricordo anche che dovrebbero parlarci delle violenze che subirono gli italiani da parte degli slavi dopo l’8 settembre 1943. So che ce ne parleranno. Continuo però a non capire come fate voi Umani ad essere così violenti fra di voi. Quello che è emerso dalle vostre chiacchierate è che meno di 100 anni fa gli Umani delle provincie di Trento e Bolzano divennero sudditi del Re d’Italia; passarono dall’Impero di Francesco Giuseppe a quell’Italia che da non molto si era ritrovata unita. Però, per arrivare a questo molti Umani morirono, ovvero, molti Umani furono mandati a morire facendo leva su un’altisonante parola: “patriottismo”. Un tempo, chi si dava da fare per la Nazione nella quale era nato e cresciuto era un patriota; oggi, e veramente voi Umani fate ridere le mie foglie estive, chi lavora e si agita per la Patria è considerato “populista”; è perché per essere un vero patriota bisogna morire sul campo?”

Alessandro: “Ho l’impressione che tu, dall’alto dei tuoi rami, stia un po’ criticando il comportamento di noi Umani.”

Petulante: “Ho anch’io l’impressione che la tua critica sia abbastanza… quasi velenosa.”

L’Albero: “No, no. Non sono velenoso, sono semplicemente oggettivo. Voi Umani raramente vi accontentate. Ragionando a livello territoriale, da che mondo è mondo, avete sempre bisogno di espandervi e di andare a rubare al vicino; se non potete farlo con le armi lo fate sfoggiando la ricchezza, ossia la potenza economica. Solo un’antichissima repubblica non volle mai ingrandirsi.”

Ingenua: “C’è una repubblica con degli Umani che vivono in pace accontentandosi del territorio che hanno?”

L’Albero: “Certamente, è la Repubblica di San Marino. Nel 1797, l’Umano Napoleone che a quei tempi la faceva da padrone, offrì alla repubblica un ampliamento di territorio… che fu rifiutato. È probabilmente questa la ragione per cui questa simpatica repubblica esiste ancora.

Ingenua: “Quindi se quegli Umani sono uno Stato a tutti gli effetti hanno anche i loro francobolli e le loro monete?”

L’Albero: “Per questo devi rivolgerti ad Alessandro… è lui lo specialista. Chissà se c’è stato in quella piccola repubblica.”

FRANCOBOLLO DEL 1982

Alessandro: “Sì, ci sono stato. San Marino è molto simpatico e ha naturalmente i suoi francobolli. Questo del 1982, che vi mostro, ricorda Napoleone quando fece tappa da quelle parti.

Petulante: “Peccato… credo che non potrò mai andarci. Dimmi piuttosto caro amico Albero, qual’è la “potenza economica” paragonabile all’espansione armata?”

L’Albero: “Un esempio qui in Europa è sotto l’occhio di tutti: La Germania. Questa Nazione che poté espandersi grazie ai Panzer in gran parte dell’Europa, oggi impone povertà ai Paesi del Sud Europa con la scusa dell’Austerità… che dovrebbe far quadrare i Suoi conti. Qualcuno ha addirittura parlato di Quarto Reich. C’è una grossa differenza fra Austerità e Povertà!

Un altro esempio un po’ più lontano da noi potrebbe essere la Cina che, economicamente, ha messo da parte una quantità enorme di dollari USA. Grazie a questo “tesoro” in dollari, può, sotto sotto, dettar legge al governo americano. Lo fa sicuramente con riservatezza, ma, a certi livelli il Governo USA ha un po’ le mani legate.”

Petulante: “Questo starebbe a dimostrare quanto I soldi sono importanti… per gli Umani

Fantastico: “Caro amico ticinese… ma anche svizzero, ho seguito i vostri discorsi e sono d’accordo con voi circa l’importanza oggi dei soldi, ma anche ieri i soldi erano importanti quando voi svizzeri eravate un po’ la cassaforte del mondo; non per niente eravate considerati un paradiso fiscale. Chiunque poteva aprire un conto cifrato e depositare i propri averi. Oggi non è più così, però le vostre banche si sono adeguate all’andazzo mondiale accumulando clienti da spolpare. Com’è possibile che i capi delle banche guadagnino un mucchio di soldi (milioni di franchi svizzeri) e ai correntisti non paghino più interessi?… e va già bene se non ci sono interessi negativi! Un tempo c’era un pizzico di onestà per cui il cliente risparmiatore poteva comperare delle obbligazioni, portarsele a casa e ogni sei mesi tagliare con le proprie mani il cedolino e incassarlo gratuitamente in banca. Oggi non è più possibile… fa tutto la banca, si fa pagare ogni sospiro e gli esigui interessi difficilmente superano le spese.

Quindi, nello stesso modo in cui gli Umani della Cina sono un po’ proprietari degli Umani d’America, così le banche che dovrebbero essere al servizio del cittadino, riescono a governare… o a far governare dettando legge.

La Tirolese: “Ma è terribile quello che dici. Molti Umani, o devono attingere a quello che con sacrifici hanno risparmiato o, per fare arricchire pochi, diventano sempre più poveri. Non si può far proprio niente?

L’Albero: “ Certo che si potrebbe… ma non si vuole. E tu Alessandro cosa ne pensi?”

Alessandro: “Non si vuole… proprio così. Ne potremo riparlare. Ora devo lasciarvi; mia moglie mi aspetta. Saluti a tutti, particolarmente a Fantastico e a La Tirolese. A presto amici del Canton Ticino… miei vicini di casa.”

L’Albero, Petulante e Ingenua: “Ciao Alessandro… ti aspettiamo presto.”

Fantastico e La Tirolese: “Ciao… speriamo di rivederti a Merano.”

 

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Registrazione del 12 agosto 2017

Personaggi:
Albero Tasso, Alessandro e Panchina Rotonda.

Albero Tasso : « Caro Alessandro, mi fa piacere vederti. Cosa mi racconti di bello? Stai bene?»

Alessandro: “Eccomi. Sto benissimo e, mi sembra anche voi. E tu Rotonda?”

Panchina Rotonda: “Bene grazie, anche se qui intorno c’è un po’ troppo movimento. Ancora non mi ci sono abituata. Cosa ci racconti?”

Tasso: “Siamo rimasti un po’ colpiti dall’ipotesi detta quasi sottovoce dall’Albero Piangente, che gli Stati Uniti, i quali non hanno fornito l’elio agli Zeppelin, potrebbero avere una parte di colpa nel disastro dell’Hindenburg.”

Alessandro: “Non sono nelle condizioni di conoscere la verità, penso però, lo faccio ora, che se gli Stati Uniti avessero voluto far le cose per bene, avrebbero dovuto, nell’embargo verso la Germania nazista, proibire l’atterraggio degli Zeppelin.”

Tasso: “Se non l’hanno fatto sarà perché erano interessati a quelle efficienti macchine volanti… che non avevano, pare, avuto mai inconvenienti.”

Alessandro: “Ho trovato un documento filatelico che dimostra interesse per gli Zeppelin da parte degli USA. La filatelia può essere veramente interessante e può anche raccontarci la storia e le ipocrisie del Genere Umano.”

Tasso: “Cosa avresti trovato?”

Alessandro: “Devo fare una premessa, e cioè che a quei tempi l’aerofilatelia e tutto ciò che aveva a che fare con la corrispondenza, se era “volato”, era molto interessante e oggetto di collezionismo anche ad alto livello.”

Rotonda: “Anche gli Zeppelin?”

Alessandro: “Gli Zeppelin in modo particolare. Gli oggetti volati sullo Zeppelin fanno parte, quasi quasi di una branca a parte della filatelia.”

Tasso: “E tu, cosa avresti trovato?”

Alessandro: “Fra gli oggetti in vendita online ho trovato una busta con un francobollo da 50 centesimi di dollaro degli Stati Uniti in quartina che avrebbe volato da Friedrichshafen fino in Brasile, poi verso nord fino a Miami, Akron nell’Ohio e infine a Chicago… per far poi ritorno in Germania.

LA BUSTA IN QUESTIONE

L’interessante è che questo francobollo con un sovrapprezzo di 42.5 centesimi fu stampato per sovvenzionare il volo fino a Chicago. Ancor più interessante è che pare, dico pare perché non c’ero, fossero gli Americani a chiedere alla Luftschiffbau Zeppelin GmbH di Fiedrichshafen di raggiungere la località di Chicago.

Tasso: ”Quindi gli Americani avevano interesse agli Zeppelin.”

Alessandro: “Credo proprio di sì. Questo il francobollo.”

IL FRANCOBOLLO USA DEL 1933

Tasso: “Ma allora, se gli Umani degli Stati Uniti d’America erano così interessati allo Zeppelin al punto da stampare un francobollo, perché si rifiutarono di fornire il gas elio alla Germania?”

Alessandro: “Questo proprio non lo so e non so quanti abbiano preso in considerazione questo particolare. Si dimostra però, per l’ennesima volta, che le scelte politiche non tengono conto delle vite umane. Se l’Hindenburg avesse avuto l’elio non si sarebbe incendiato, nessuno sarebbe morto e i voli avrebbero continuato dando gloria alla Germania nazista.”

Tasso: “Già, già… la politica… e la ragion di Stato. Ma voi Umani, quand’è che smetterete di accapigliarvi… e ammazzarvi in modo così inutile?”

Rotonda: “Certo che è triste… anzi molto triste. Ma tu dicevi che le macchine volanti hanno interessato molto la filatelia.”

Alessandro: “Certamente anche l’Italia ha partecipato nell’emissioni di francobolli in situazioni particolari, sia dello Zeppelin, come per la trasvolata oceanica di Italo Balbo.”

Rotonda: “Racconta, racconta…”

Alessandro: “Un’altra volta. Ora sono troppo triste dopo quello che ha detto Tasso… e cioè quand’è che smetteremo di ammazzarci in modo così inutile.”

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Registrazione del 30 luglio 2017

Personaggi:
Albero Tasso, Panchina Rotonda, I Fratelli di Tasso, Albero Piangente, Alessandro.

 

Albero Tasso : « Cara Rotonda, hai più visto il nostro amico Alessandro? »

Panchina Rotonda : « Giusto due giorni fa s’è seduto un momento su di me. Aspettava l’autobus ; s’è divertito a fotografarlo e… se n’è andato coll’autobus. Quasi non mi ha salutato. »

Tasso : « Sicuramente aveva fretta di tornare a casa dalla sua moglie. So che si vogliono bene. Sono sposati già da tanti anni. »

Rotonda : « Quanti anni ? »

Tasso : « Più di 50 »

Rotonda : « Allora sono delle « mosche bianche » ; la prossima volta che lo vedo glielo chiedo… se è vero ; mi sembra così strano, di questi tempi dopo pochi anni si lasciano… per incompatibilità di carattere. Alessandro è molto simpatico. »

I fratelli di Tasso : È simpatico anche a noi. Speriamo che venga e si fermi un po’. Sì, perché dobbiamo raccontare e raccontargli ancora di quello che successe a Trieste e da quelle parti. »

Rotonda : « È vero. Ce ne parlò vostro fratello il 25 aprile, poi, quando sembrava che ce ne volesse parlare ancora, ci raccontaste delle scellerattezze del Regno d’Italia al tempo del fascismo, in Slovenia, e dei campi di concentramento di quegli umani. Ora sarebbe interessante sapere cos’altro accadde… perché è giusto sapere. Sì perché anche noi vogliamo sapere.»

I fratelli di Tasso : « Hai ragione cara amica. Noi sappiamo che Alessandro va spesso e volentieri a trovare il nostro collega « L’Albero » e va a sedersi sulla panchina Ingenua che lo coccola. Possiamo controllare la situazione. »

Rotonda : « Lascio fare a voi. »

I fratelli di Tasso : « Non è con le sue amiche Petulante e Ingenua. Vogliamo continuare le ricerche.»

Rotonda : « E dove sarà finito ? »

Tasso : « Ho cercato dai miei amici sul Lungolago. »

I fratelli di Tasso : « L’abbiamo trovato… abbiamo ricevuto una comunicazione dal nostro collega Piangente. »

Rotonda : « Dov’è ?  Viene qui da noi ?»

L’Albero PIANGENTE… sul Lago di Costanza

I fratelli di Tasso : « Per ora te lo puoi sognare… è nella Svizzera tedesca, sul Lago di Costanza… che si chiama anche Bodanico. L’Albero piangente parla tedesco, ma noi riusciamo ugualmente a comunicare. Vedi cara Rotonda, Piangente è in Svizzera, ma vede davanti a sé la costa della Germania. Ora in Germania stanno bene e dettano legge a tutta l’Europa… un po’ di anni fa però… »

Rotonda : « Possiamo parlare con Piangente e con Alessandro ? »

I fratelli di Tasso : « Certamente… un attimo di pazienza. »

Albero Piangente : « Saluto con piacere i miei amici del Canton Ticino… in particolare Tasso che conosco da sempre, e anche i suoi fratelli… e anche te giovane Rotonda.  C’è qui da me Alessandro ; ora ve lo passo.»

Alessandro : « Ciao amici. C’è in voi un po’ di stupore ? Non sapevate che io vengo molto volentieri a vedere questo lago. Lo conosco fin da quando ero bambino ; è molto grande e mi fa ricordare tante cose… anche della Germania. »

Tasso : « Cos’ha di speciale per te il lago di Costanza ? »

Piangente : « Vi rispondo io. Dovete sapere che per Alessandro le acque di questo grande lago significano il ricordo affettuoso della sua nonna e, marginalmente, i tanti pesci che da bambino aveva potuto pescare. Oggi, cioè di questi tempi, quando da qui si guarda la Germania, oggi che la si può raggiungere con la massima facilità col treno a Costanza e col traghetto a Friedrichshafen, non si può fare a meno di ricordare il tenebroso passato e soprattutto l’arrogante presente.»

Tasso : « Certo, il tenebroso passato lo conosciamo bene. Ne parlammo piuttosto recentemente quando menzionai la provincia di Lubiana del Regno d’Italia. Bisogna dire che se Lubiana arrivò ad essere una provincia italiana fu sicuramente grazie alla potenza bellica del Terzo Reich che fece sua l’altra parte, la migliore, della Slovenia. Il Regio Esercito era abbastanza disorganizzato per riuscire a far « qualcosa di buono ». Senza l’aiuto della Wehrmacht non sarebbero andati molto oltre. Basti pensare all’invasione, si fa per dire, della Francia. La città più importante che riuscirono a conquistare fu Mentone ! »

Rotonda : « L’altra volta ci hai raccontato di Trieste e qualcosina dell’Istria… e poi ? »

I fratelli di Tasso : « Oggi nostro fratello e noi stessi non ne abbiamo voglia. È più bello sentire cosa ci racconta Piangente e Alessandro dal Lago di Costanza. Appunto cara Piangente raccontaci un po’ di voi… e di loro. »

Piangente : « Non c’è moltissimo da dire se non che, molti anni fa, a guerra finita, o quasi, l’altra sponda era buia. La Germania era a terra e camminava sulle ginocchia. Mi raccontò Alessandro che andò a Friedrichshafen con una cugina poco dopo la fine della guerra. Ci andò col vaporetto, e mentre la cugina di sua mamma andò a trovare una conoscente che non aveva più visto a causa della chiusura delle frontiere, lui poté remare tranquillamente su una barchetta a noleggio. Ricorda che intorno a lui c’era piuttosto la distruzione e tanta, tanta tristezza. Lui era un bimbo, e, anche se non ricorda bene, la parola più giusta che gli viene a mente è : desolazione. »

Tasso : « Ed ora com’è ? »

Piangente : « Ora è tutto opulenza e allegria. Un mucchio di vaporetti, anche austriaci attraccano regolarmente nel porto lacuale. Sai, Friedrichshafen è la patria dello Zeppelin. Fu lì che negli anni 30 costruirono quegli enormi dirigibili che, con tutti i comforts, attraversavano l’Atlantico trasportando molti passeggeri. »

Rotonda : « Ed ora ? »

Piangente : « Ora quei dirigibili non ci sono più perché il 6 maggio 1937 il Dirigibile Hindenburg lungo ben 245 metri, mentre stava per attraccare al pilone d’ormeggio a Lakehurst nel New Jersey negli Stati Uniti, prese fuoco e in mezzo minuto fu completmente distrutto. Ora c’è lo Zeppelin NT, molto più piccolo, che può trasportare 12 passeggeri e fa dei bellissimi giri in zona e, qualche volta anche un po’ più distante… ma non più trasporti transcontinentali. »

 

È questa una bella cartolina d’epoca con due Zeppelin in volo sul Lago di Costanza.
L’LZ 129 (Hindenburg) era lungo ben 245 metri!
Poteva trasportare, con tutti i comfort, 72 passeggeri.

Rotonda : «Ma questo Zeppelin NT non è pericoloso ? Non può prendere fuoco ? »

Piangente : « No perché non usano più l’idrogeno, gas infiammabilissimo… usano l’elio che non può prendere fuoco. »

Rotonda : « Perché non usavano l’idrogeno anche negli anni 30 ? Non ci sarebbero stati molti morti. »

Piangente : « Ecco, qui bisognerebbe proprio piangere. Ci furono 35 vittime fra i passeggeri, i membri dell’equipaggio e personale di terra. Come vi ho appena detto, oggi viene usato l’elio, e, anche a quei tempi avrebbero potuto usare l’elio, ma, dato che l’USA era l’unico produttore mondiale di elio e non era molto d’accordo con la politica che veniva praticata in Germania a quei tempi in cui a comandare era Hitler, c’era un embargo da parte degli Stati Uniti… che si sarebbero rifiutati di fornire il gas alla Germania nazista. A questo punto si potrebbe dire che se gli Stati Uniti avessero fornito l’elio, non ci sarebbero stati tutti quei morti e i voli dello Zeppelin avrebbero potuto continuare.»

Rotonda : « Dopo quell’incidente non ci furono più voli intercontinentali dello Zeppelin ? »

Piangente : « Esatto… non più voli dello Zeppelin. Peccato perché fecero epoca ; non avevano mai avuto nessun incidente. Mi son trovata a pensare che se gli Umani degli Stati Uniti avessero voluto veramente punire la politica della Germania, non avrebbero dovuto permettere il volo commerciale degli Zeppelin. Se questi voli erano permessi vuol dire che anche gli americani avevano i loro interessi… e quindi, mi sembra che quell’embargo che produsse molti morti fu, tutto considerato, una bella ipocrisia. La solita ipocrisia delle diplomazie degli Umani ? Potrei aggiungere che dal punto di vista filatelico ci furono molti appassionati che raccoglievano le buste volate su quelle macchine volanti. »

Alessandro : « Hai ragione. A me piacciono i francobolli, ma non ho mai avuto buste volate con lo Zeppelin. Circa l’ipocrisia di noi Umani, credo proprio che non ci sia nulla da obiettare a quello che hai detto. Quell’ipocrisia esiste tutt’ora. La più bella ipocrisia delle politiche d’oltre oceano fu la guerra con missili precisi contro l’Iraq per distruggere « le armi di distruzione di massa». Ancora oggi sopportiamo le conseguenze di quella guerra sconsiderata… che voleva, fra l’altro, esportare la democrazia. »

Piangente : « Ma come fate voi Umani a pensare di poter esportare la democrazia in una Nazione dove la popolazione non conosce assolutamente il significato di quella bellissima parola ? Lasciamo perdere la politica e fammi ricordare che tu mi hai detto che sei stato su questo Zeppelin nuovo… raccontaci un po’, e come ci sei arrivato. »

Alessandro : « Tu stessa l’hai detto che sono molto affezionato a quel lago perché ci andavo da bambino… e continuai ad andarci da adulto. Mi piaceva e mi piace la cittadina dove abitava mia nonna. Poi, un bel giorno, andai a Friedrichshafen e, fra l’altro, visitai il Museo Zeppelin dove mi affascinò l’idea del volo « più leggero dell’aria ». Trovai molto intressante l’andare al di là dell’Oceano con una macchina così leggera e, con tutti comforts. Nel Museo ci sono molte ricostruzioni degli ambienti dell’Hindenburg come questa saletta con la passeggiata.

 

 

 

RICOSTRUZIONE SALETTA E PASSEGGIATA HINDENBURG          (Da Zeppelin Museum Friedrichshafen)

Mentre visitai il museo, appresi che era possibile volare con Dirigibili più piccoli come quello di cui vi ha parlato Piangente. M’informai e appresi che i voli erano solo dalla primavera all’autunno e che era necessario prenotarsi per tempo ; inoltre, i voli ci sarebbero stati solo con tempo buono. »

 

CARTOLINA RELATIVAMENTE RECENTE DELLO ZEPPELIN NT IN VOLO SUL PORTO DI FRIEDRICHSHAFEN.

 Tasso : « Allora ci sei andato su quel Dirigibile ? »

Alessandro : « Certamente sì. Due volte. »

Tasso : « Fu interessante ? »

Alessandro : « Molto interessante… bellissimo. Ve lo racconterò un’altra volta… se è di vostro interesse.»

Tasso e Rotonda : « Naturalmente ci interessa. E a te Piangente non interessa ? »

Piangente : « A me Alessandro ha già raccontato tutto… e poi l’ho visto… lassù. Vi saluto ; salutatemi Lugano e il Ticino. Un saluto particolare ai tuoi Fratelli caro Tasso.»

I Fratelli di Tasso : « Salutiamo con affetto, anche se siamo velenosi. A presto. »

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 21 giugno 2017

Personaggi:
Passante Alessandro, Albero Tasso, Panchina Rotonda, L’Albero, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, I Fratelli di Tasso.

 

Alessandro: “Ciao caro Tasso, come si sta qui? Sempre bene?”

Tasso: “È bello trovarti ogni tanto da queste parti; penso tu stia bene.”

Alessandro: “Ma certo, anche se gli anni passano e gli acciacchi, anche loro ogni tanto, si fanno sentire. Vado a sedermi su Rotonda; per fortuna ora non c’è nessuno.”

Tasso: “Ti aspetta. Penso sia tua intenzione continuare il discorso dell’altra volta.”

Alessandro: “Giusto. Mi sta veramente molto a cuore sapere quello che ebbero a patire gli italiani in quegli anni a causa della malvagità delle popolazioni slave… e non solo in Istria, ma anche a Fiume e a Zara sulla costa della Dalmazia.”

Tasso: “Noi, e per noi intendo anche i miei due fratelli, captammo tanti pianti e tante sofferenze, oggi però, vorrei essere con te quasi clamoroso.”

Alessandro: “Cos’è, una sorpresa?”

Tasso: “Non proprio, ma una quasi disillusione.”

Panchina Rotonda: Sei comodo Alessandro? Interrompo per salutarti e per dirti di non farci caso. Tasso ogni tanto fa l’enigmatico; sai lui che è vecchio vuol sentirsi importante. Scusami Tasso se vi ho interrotto.”

Tasso: “Va bene sei scusata.”

Rotonda: “Grazie Tasso. Tu lo sai, io sono giovanissima. I miei legni no, ma ormai la mia personalità, o meglio la mia legnità è questa e qualche volta sono pure un po’ sbarazzina.”

Tasso: “Ma sì, ho imparato a conoscerti. Comunque dicevo che, caro Alessandro, sarei stato con te un po’ clamoroso per il fatto che quello che ti racconterò potrebbe produrre un pizzico di clamore fra i tuoi lettori.”

Alessandro: “Non so ancora se sei saggio, sono però consapevole del fatto che sei un buon vecchio che, con tutti i contatti che hai con mezzo mondo la sai lunga… ma con oggettività.”

Tasso: “È questa la cosa più importante: l’oggettività. Voi Umani cominciate ad averla molti, ma molti anni dopo che un avvenimento è accaduto. La vostra è un’oggettività di parte… e quindi piuttosto soggettiva.”

Alessandro: Ma io conosco abbastanza le vicissitudini di quei luoghi; mi sono abbastanza documentato, però, trovo molto più vivido il racconto dei tuoi simili coi quali hai avuto contatto molti anni fa.”

Tasso: “ Il problema è che io non volevo parlarti delle vicissitudini istriane, ma di quanto accadde pochi anni prima in quella regione oggi Slovenia indipendente con l’UE e l’EURO.”

Probabilmente sono pochi quelli che ricordano o sanno quanto accadde da quelle parti. Quando ancora esistevano le province e il Regno d’Italia; quando lasciarono parlare i cannoni e i carri armati di Mussolini e di Hitler; quando l’Italia si sentì gloriosamente padrona di Lubiana e di una fetta di Slovenia. Fu allora che crearono la provincia di Lubiana.”

L’ESPANSIONE DEL REGNO D’ITALIA DAL 1941 AL 1943.

Alessandro: “Conosco un poco l’argomento, ma non così bene come possono averlo raccontato a te.”

Tasso: “Grazie Alessandro. Quando appunto il regio esercito italiano, aiutato da Hitler, invase la Slovenia, fece di Lubiana e del suo territorio una provincia a tutti gli effetti. È necessario dire che, a differenza di Fiume, Pola e Zara per esempio, il territorio sloveno non era italofono, per cui l’invasione produsse una forte reazione nella popolazione slava e l’esercito italiano si trovò a dover sopprimere certe reazioni. Gli sloveni avevano tutti i diritti di non accettare di essere inglobati nell’aggressivo Regno d’Italia, per cui, anche se con poca gentilezza, cercarono in tutti i modi di dimostrare la loro opposizione. Fu così che, se da una parte ci furono comportamenti violenti di ribellione con atti guerriglia, dall’altra la reazione apparentemente difensiva dell’occupante arrivò ad essere piuttosto esagerata.”

Rotonda: “Quindi, se non ho capito male, la guerriglia dei partigiani sloveni con atti di sabotaggio fu quasi legittima?”

Tasso: “Penso di poterti rispondere con un sì. In fondo l’esercito italiano aveva annesso Lubiana e ne aveva fatto una provincia; secondo la miopia del fascismo imperante, l’annessione voleva considerarsi definitiva.”

Alessandro: “Bene, vieni un po’ al sodo. Ho l’impressione che tu non mi abbia ancora comunicato la “clamorosità” con cui hai esordito.”

Tasso: “Hai quasi ragione. Quello che mi fu possibile captare da miei colleghi di allora, è la terribile malvagità degli italiani verso quelle popolazioni… che giustamente non volevano lasciarsi soggiogare. Il regio esercito di Vittorio Emanuele III, non solo reagì uccidendo, fucilando e incendiando case e villaggi, ma, e questo molti Umani non lo sanno ma è giusto che lo sappiano, l’Italia si macchiò in modo molto grave deportando molti civili in veri e propri campi di concentramento.”

Rotonda: “Ma i campi di concentramento non furono una specialità germanica?”

Tasso: “Sì, così credono in molti. Gli italiani però furono veramente molto malvagi. Basti considerare il Campo di Arbe (oggi Rab in Croazia) dove morirono molti civili colà deportati.”

Rotonda: “Anche se ti posso sembrare sciocca, qual era in fondo l’interesse di avere una provincia in più, e per conservarla, dover ammazzare tanta gente fra cui molti civili?”

Tasso: “Cara Rotonda, devi sapere che, da che mondo è mondo, gli Umani hanno sempre avuto la smania di sentirsi potenti e di aggredire il vicino. Durante la Seconda Guerra Mondiale sembrava che il Reich tedesco volesse unificare l’Europa… cercò però di farlo con dispotismo e seminando terrore.”

Rotonda: “È molto meglio come stanno facendo oggi gli europei con l’Unione Europea. Sono tutti in pace e in modo perfettamente democratico.”

Tasso: “Che siano in pace è vero, che tutto sia in modo perfettamente democratico è piuttosto discutibile. Purtroppo si ha l’impressione che la Germania, uscita a brandelli dall’ultimo conflitto, voglia di nuovo farla da padrona mettendo in ginocchio i paesi del Sud Europa… e anche del nord? L’altra volta lo fece coi cannoni, questa volta sembra che lo voglia fare facendo leva sull’economia. Gli Umani non si ammazzano fra di loro solo coi cannoni, ma anche “derubandosi” in modo apparentemente legale. Si può morire di fame o anche annientati moralmente con l’inetta partecipazione dei Governi locali.”

L’Albero con Panchina Petulante e Panchina Ingenua: “È un po’ che sentiamo i vostri discorsi. Li troviamo molto interessanti e ci stupiamo molto di quello che dite.”

Tasso: “Ultimamente 7 Grandi della Terra si sono riuniti in pompa magna a Taormina. Avrebbero dovuto discutere il loro ruolo per il benessere dei popoli e del Pianeta. Pensi che ci siano riusciti? Per niente. Ognuno ha cercato di portar acqua al proprio mulino, e qualcuno ha addirittura fatto dietro front circa accordi raggiunti a Parigi per far soffrire meno il nostro pianeta. È interessante vedere e guardare la solita foto di gruppo. Uno, o una dei 7 si distingue, quasi a voler dire: “Son qua io… ed io solo so come si deve fare in Europa.” Lo dicevamo poco fa. Non capisco perché gli Umani debbano o ammazzarsi o derubarsi in continuazione fino a distruggersi.

Da “LA STAMPA: ” FOTO DEI 7 GRANDI A TAORMINA.

L’Albero: “Questa foto è bellissima. Ci sono tutte le bandiere nazionali… e ci sono pure due bandiere dell’Europa. C’è proprio un “soggetto” che, non solo si distingue nella foto, ma anche nella realtà delle sofferenze di alcune popolazioni. Ora però ci farebbe piacere se continuassi il discorso della provincia slovena. Hai detto che ci sono stati dei campi di concentramento gestiti dagli italiani?”

Tasso: “Proprio così. Non posso farvi tutta la storia perché sarebbe troppo lungo. Vi dissi prima del campo di concentramento di Arbe; ma non fu l’unico. Nel 1941 ne fu costruito uno a Gonars in provincia di Udine; in quel campo furono trasferiti una parte dei cittadini maschi rastrellati a Lubiana dall’esercito italiano nella notte dal 22 al 23 febbraio 1942.”

Rotonda: “Come hanno fatto a trovarli?”

Tasso: “Hanno circondato tutta la città col filo spinato e hanno controllato tutti gli umani che entravano e uscivano dalla città. Pensate, questa recinzione con reticolato e filo spinato, costruita dagli italiani era lunga ben 41 chilometri.”

Rotonda: “E poi hanno portato gli Umani nel campo di concentramento di Gonars. E gli atri cittadini di Lubiana sono stati lasciati in pace?”

Tasso: “Per modo di dire. Molti sono stati fucilati presso una cava abbandonata vicino alla città. Sicuramente più di 100.”

Rotonda: “Perché li hanno fucilati?”

Lapide in onore degli ostaggi fucilati. Da Wikipedia

Tasso: “Per rappresaglia. C’è pure una lapide coi nomi di molti umani giustiziati.”

Rotonda: “E quelli che avevano portato nel campo di concentramento?”

Tasso: “Molti sono morti. Sai, le condizioni igieniche del campo erano pessime; non solo, se mangiavano, mangiavano molto male, ma le malattie ne ammazzavano molti.”

Rotonda: “Furono gli italiani a fare tutto questo?”

Tasso: “Certo che sì. Non sempre è vero quando si dice “Italiani brava gente”. Forse si potrebbe dire che si trovarono obbligati ad essere malvagi a causa dell’alleanza un po’ subordinata al Terzo Reich. Era l’umano Mussolini che voleva l’espansione dell’Italia fino ad avere un vero Impero. Probabilmente era stato contagiato da Hitler e dalle “Panzer Division” molto più efficienti del Regio Esercito. Un po’ di colpa può ricadere anche sui generali italiani, fra cui il Generale Mario Roatta e la sua famosa CIRCOLARE N. 3C.”

Ingenua: “Ho sentito tutto e tutto questo mi ha rattristato. Mi sembra così strano sentire che l’Italia s’era creata una provincia in Slovenia. Ma tu hai parlato anche di un Campo di Concentramento ad Arbe. Gli italiani sono stati così cattivi anche lì?.

L’Albero: “C’è qui Alessandro che vuol farci vedere due foto che dimostrano la reale esistenza italiana in Slovenia… in particolare a Lubiana.”

Alessandro: “Certamente. La prima è una lettera spedita da Lubiana a Trieste. Non è mia, ma dimostra una lettera raccomandata spedita con francobolli italiani timbrati a Lubiana.

RACCOMANDATA DA LUBIANA A TRIESTE

 

È chiarissima e, sicuramente farebbe gola a un collezionista di corrispondenze particolari e viaggiate… sì, perché questa è la funzione dei francobolli.

La seconda è questa targa automobilistica “in prova” della provincia di Lubiana.

Ingenua: “Che strana targa!”

LUBIANA “in prova”

Alessandro: “È la targa dei garagisti… come quelle che qui in Svizzera oltre al numero hanno una U.”

Ingenua: “Grazie Alessandro. Ora vogliamo sapere di Arbe.”

Tasso: “A questo punto passo la parola ai miei fratelli. Loro sono molto più informati. Hanno un debole per quell’isola; se potessero emigrerebbero. Sono due maschietti!”

Ingenua: “Hai deciso di farci ridere? Certo che, ogni tanto bisogna anche ridere.”

I FRATELLI DI TASSO

I Fratelli di Tasso: “Sì certamente. Sappiamo che quell’isola è molto bella. Nostri colleghi ce ne hanno parlato molto bene; ci hanno parlato, in passato naturalmente anche del terribile campo di concentramento gestito dal regio esercito italiano in quei terribili anni 40. Gli iitaliani, dopo aver invaso, assieme all’esercito del Terzo Reich, la Slovenia, ovvero, dopo aver annientato l‘esercito del Regno di Jugoslavia, si son trovati alle prese con sloveni, croati e dalmati non troppo d’accordo circa l’annessione di quella porzione di Slovenia che diventerà a tutti gli effetti la provincia di Lubiana. L’Umano Mario Robotti Generale di Corpo d’Armata si trovò ad essere desideroso di internare qualcosa come 30.000 civili slavi. Fu così che nella parte sud orientale dell’isola fu allestito un campo per civili; dapprima con solo tende, poi, parzialmente in legno e muratura. Da quello che mi trovai a capire, il campo fu messo su all’italiana, per cui, quando ci fu un bel nubifragio, non solo un po’ di tende furono divelte e allagate, ma ci furono pure dei morti fra cui 4 bambini. Sì, perché il campo era per civili… quelli che aiutavano i partigiani slavi e quelli che rimanevano dopo l’aver dato alle fiamme un villaggio. Pare che gli uomini venissero giustiziati sul posto.”

Ingenua: “Ma quello che dite è terribile.”

Rotonda: “Perché vi piacerebbe trasferirvi su quell’isola?”

I Fratelli di Tasso: “Perché è bellissima. Questa foto fa venir voglia di andarci subito.”

Arbe

Rotonda: “È un posto stupendo. Adesso si chiama Rab. Avete ragione.”

Ingenua: “Quanti Umani ci hanno portato?

I Fratelli di Tasso: “Sembra che siano stati internati più di 7000 civili fra cui donne, vecchi e bambini, e poi più di 2000 ebrei rastrellati qua e là. Pare che gli ebrei siano stati messi in quel campo per non consegnarli ai tedeschi… che li avrebbero dirottati subito ai campi di sterminio.”

Ingenua: “Era brutto quel campo?”

I Fratelli di Tasso: “Bruttissimo. Le condizioni erano pessime, tant’è vero che molti degli internati sono morti di stenti a causa soprattutto del freddo e della fame… al punto che, dopo il famoso 8 settembre 1943, il comandante del campo, un Tenente Colonnello dei Carabinieri fu giustiziato proprio dagli internati.”

Tasso: “Non credo sia il caso di andare nei particolari. Le nefandezze degli umani italiani furono molte… oltre ai campi di concentramento, ce n’erano molti altri sparsi anche nell’Italia del centro e del nord, dove gli internati morivano uccisi dalle condizioni disumane del campo e dei carcerieri. Non è neppure il caso di analizzare altre “cattiverie” prodotte dai generali italiani in quegli anni 40. È interessante con questo, purtroppo, dover sfatare il detto: ITALIANI BRAVA GENTE. Sì perché quanto accadde che ho voluto bonariamente e quasi ironicamente definire il loro operato cattiverie, avrei dovuto dire veri e propri crimini di guerra.”

L’Albero: “Caro Tasso, perché ci racconti tutto questo?

Petulante: “Volevo chiedertelo anch’io. Perché ci togli il gusto di considerare bello tutto quello che fanno gli umani d’Italia?”

Tasso: Non voglio che si arrivi a considerare crudeli e malvagi gli umani d’Italia, ma, dal momento che, finalmente il Governo italiano pochi anni fa ha decretato il 10 febbraio la giornata nella quale sarà necessario ricordare le sofferenze dell’italica gente d’Istria, Fiume e Dalmazia dal 1943 in avanti, m’è sembrato giusto far presente che non solo gli slavi furono malvagi… anche se esagerarono un pochino assai, ma che anche gli italiani furono molesti e criminali… e questo poco prima quando pensavano alla grandezza del loro Duce.”

L’Albero: “Ma, secondo te, a chi potrebbe essere rivolto questo… chiamiamolo ricordo?”

Tasso: “A moltissime persone quasi di ogni età… perché è giusto sapere e conoscere quello che la politica e i Governanti di allora, quelli del passato postbellico e quelli di oggi non hanno voluto dire. Secondo voi, i cittadini di avant’ieri oggi anziani, i cittadini di ieri oggi adulti e i cittadini di oggi interessatissimi a telefonini, chat e jeans bucati all’altezza del ginocchio, sanno che un po’ di anni fa c’era un Regno d’Italia che aveva inglobato entro i propri territori una porzione balcanica chiamata provincia di Lubiana? Quasi tutti, ad eccezione di coloro che abitavano da quelle parti, non lo sanno; e quindi non sanno neppure quante vite costò avere una provincia in più. Dobbiamo quindi rivolgerci a quasi tutti, ma, particolarmente a quei giovani che hanno interessi un po’ meno frivoli, affinché sappiano… perché la realtà storica va guardata in faccia e può esserci d’insegnamento per il futuro.”

Alessandro: “Hai ragione. Io infatti, fino a pochi anni fa ne sapevo poco o nulla. Qualcosina imparai dai francobolli, ma solo folcloristicamente parlando. Devo dire che la filatelia può essere utile anche a questo livello per chi desiderasse aver interesse di approfondire quello che gli presentano i francobolli. Sapevo, per esempio che esistevano, e avevano un certo valore, i francobolli italiani soprastampati dai tedeschi a Zara, ma non sapevo assolutamente la storia terribile di quella povera città.”

DUE DEI TANTI FRANCOBOLLI ITALIANI SOPRASTAMPATI DALLE TRUPPE TEDESCHE D’OCCUPAZIONE

Tasso: “Vedi Alessandro che tu sai qualcosina perché ti avevano parlato dei francobolli, ma, quelli che non hanno mai apprezzato i francobolli, se gli parli della provincia di Lubiana, potrebbero chiederti: “Che bestia è?” Scherzo naturalmente. I colpevoli di questa situazione sono purtroppo i politici… proprio loro… quelli che lo fanno di professione e che rarissimamente hanno interesse a fare il bene del popolo.”

Petulante: “Forse ne sanno un pochino di più gli abitanti dell’ex Jugoslavia che sono immigrati da noi nel nostro Canton Ticino.”

IN MEMORIA ALLA 1433 VITTIME

Tasso: “Giusto amica mia. Penso che, per oggi potremo terminare questo nostro importante incontro con quanto, in modo sconcertante, scrisse nell’agosto del 1942 il Generale Mario Robotti: “qui si ammazza troppo poco”, e la lapide di Arbe dove sono elencati molti dei poveretti che hanno finito di vivere nel campo di concentramento.

E poi mi fa sicuramente piacere far sapere ad Alessandro che, dal punto di vista filatelico Arbe e Veglia furono importanti ai tempi di Fiume e Gabriele d’Annunzio.”

Alessandro: “Certamente. I francobolli possono aiutare. Peccato che le amministrazioni postali cercano di utilizzare sempre meno i francobolli. Un grande saluto a tutti voi.”

Ingenua: “Ciao Alessandro. Ho seguito bene tutti i vostri discorsi. Ricordati che ho grande piacere quando vieni a trovarmi, ma ho anche grande piacere nell’ascoltare quello che dite.”

I Fratelli di Tasso: “Ciao a tutti. A presto.”

L’Albero: “A presto.”

Tasso: “Spero di non essere stato noioso… cosa dici Rotonda?”

Rotonda: “Assolutamente no. Ciao”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Campione d’Italia è un comune della Repubblica Italiana. Non è uno stato sovrano ed è nella provincia di Como.

LO STEMMA DEL COMUNE DI CAMPIONE D’ITALIA.

È in Italia, ma è come se non fosse in Italia. Ha delle particolarità tali per cui val la pena di prenderlo in considerazione separatamente dall’Italia.

La figura dimostra che il Comune è completamente circondato da territorio svizzero, per cui è impossibile raggiungerlo senza passare dalla Svizzera. Si può via terra dal paese di Bissone o via lago… sempre attraversando il territorio lacuale svizzero. Il Lago di Lugano ha, in Italia, la cittadina di Porto Ceresio fino a Lavena Ponte Tresa in provincia di Varese e, dall’altra parte Porlezza in provincia di Como, per non parlare della famosa Valsolda ben viva nel romanzo “Piccolo Mondo Antico” di Antonio Fogazzaro.

La Provincia di Como. Il Comune di Campione d’Italia è quel puntino rosso… sul lago di Lugano

Anni fa, abbastanza anni fa, fui a Campione come libero professionista. Abitando in Svizzera, solo in terra italiana potevo esercitare la mia professione medica; quel fazzoletto di terra circondato dalla Svizzera, mi permise di lavorare.

Questa volta da Lugano, mi portò a Campione d’Italia un bus gestito dalla “Società Navigazione Lago di Lugano” con sede a Lugano.

 

 

IL BUS PER CAMPIONE D’ITALIA

Da Lugano a Campione d’Italia s’arriva passando da Melide e Bissone. Il Confine fra la Svizzera e l’Italia è annunciato dall’arco di Piazza Indipendenza.

L’ARCO CONFINARIO FRA SVIZZERA E ITALIA – CAMPIONE D’ITALIA DA WIKIPEDIA

 

Si fa presto ad arrivare in centro.

Il bus fa qualche fermata dato che serve anche i frontalieri, e, non solo quelli, non sono molti, che vogliono andare a tentare la fortuna al Casinò. Oggi si viene accolti da questi tre archi che permettono la vista sul lago.

GLI ARCHI CON PICCOLE CADUTE D’ACQUA

Per chi può essere un po’ distratto e viene appunto dalla Svizzera, la bandiera italiana riporta alla realtà. Sembra di essere in Svizzera, ma si è, a tutti gli effetti in territorio italiano.

La giornata come quella in cui mi recai a Campione era un po’ tediosa; quando s’arriva s’incontra questo grande posteggio semivuoto.

CAMPIONE D’ITALIA: IL LAGO DI LUGANO O CERESIO

Voltando la schiena al lago si prende atto che c’è il Casinò.

LA MASTODONTICA SCRITTA.

A questo punto s’impone una piccola sottolineatura, e cioè cosa significa per la Repubblica Italiana la parola Casinò.

Pare che negli anni 20 ci fossero in Italia molti casinò. Ho fatto alcune ricerche e ho trovato che il primo Casinò in assoluto fu probabilmente a Ospedaletti, in provincia di Imperia (fra Sanremo e Bordighera), dal 1884 al 1914… anche se  a Bagni di Lucca, nella Repubblica di Lucca, nel lontano 1308 ci fu  il primo Casinò; e questo a livello mondiale! Altri Casinò a San Pellegrino Terme, Anzio, Arco e Gardone. Una menzione a parte meritano i casinò liguri di Rapallo e di Bordighera che, nel 1927, lasciarono il posto a quello di Sanremo. Oggi, assieme a Sanremo, hanno un Casinò Venezia, St. Vincent in Valle d’Aosta e Campione d’Italia. Questa la foto del vecchio Casinò di Campione d’Italia.

Il vecchio Casinò di Campione d’Italia in riva al lago (foto casinocampione.it).

Non trovo, per ora, nessuna cabina telefonica; forse sono state tutte eliminate. Questa la prima buca lettere vicino all’imbarcadero:

La prima buca… sul Lungolago.

 

 

Mi dirigo allora verso l’Ufficio Postale. Imbocco una stradina in salita alla destra di una antica costruzione che ha tutto l’aspetto di una cappella. Essendo di pomeriggio la strada è molto tranquilla e trovo l’Ufficio Postale che, lo si vede anche dalla scritta è gestito (o era gestito) dal Comune di Campione.

 

 

Ufficio Postale di Campione d’Italia

Nel particolare si vede molto chiaramente, alla sinistra di PT (Poste e Telegrafi) lo stemma del Comune di Campione d’Italia che gestisce l’Ufficio.

 

Ufficio Postale di Campione d’Italia (particolare)

Anche vicino all’Ufficio Postale c’è una buca. Le buche nel territorio del comune hanno la scritta obsoleta LETTERE STAMPE; quella vicino all’ufficio è più recente, è liscia e pulita e reca solo la scritta POSTE.

È importante prendere in considerazione una particolarità unica per un comune del territorio italiano, e cioè che, nel territorio di Campione d’Italia, si può imbucare oggetti di corrispondenza affrancati indifferentemente con francobolli italiani o svizzeri. Gli oggetti affrancati con francobolli svizzeri verranno timbrati a Lugano.

BUCA PRESSO L’UFFICIO POSTALE.

Un tempo, l’orario d’apertura dell’Ufficio Postale di Campione d’Italia osservava l’orario d’apertura degli uffici svizzeri, e, cioè mattino e pomeriggio; dal 1° febbraio 2016 ricalca gli orari italiani. Quindi l’apertura dell’ufficio è solo alla mattina, salvo il giovedì.

La corrispondenza, anche quella diretta in Italia, veniva inviata col vaporetto all’Ufficio Postale di Lugano in Svizzera, e, da lì, smistata verso tutte le destinazioni.

 

Anche il CAP (Codice di Avviamento postale) è particolare. Dalla Svizzera è 6911, mentre dall’Italia, essendo Campione d’Italia nella Provincia di Como, è 22060.

ORARIO D’APERTURA

A questo punto può diventare interessante prendere in considerazione la ragione per cui questo piccolo comune circondato da territorio elvetico fa parte della Repubblica Italiana.

Pare che si debba partire nell’anno 777 quando un certo aristocratico Totone da Campellione (Campione), di origine longobarda, costruì a Milano un ospedale che affidò all’Amministrazione della Chiesa di Sant’Ambrogio; in questo modo si mise sotto la protezione dell’Arcivescovo Tomaso.

L’ORATORIO DI SAN PIETRO A CAMPIONE D’ITALIA

Sempre nello stesso periodo, l’aristocratico Totone, lasciò ai monaci di S. Ambrogio di Milano la chiesa dei SS. Nazaro e Vittore, che, anche se rimaneggiata nei secoli, oggi in nome a San Pietro, è visibile (solo l’Abside) a chi s’avvia a lasciare in auto il Comune di Campione.

Come curiosità, pare che, fra alcune sepolture abbiano trovato uno scheletro di una donna ben conservato ma di dimensioni troppo grandi per quei tempi. La soluzione sarebbe stata che lo scheletro fosse appartenuto a una donna longobarda.

A quei tempi i Franchi erano i dominatori dell’Italia settentrionale e in ottimi rapporti con Milano. Totone voleva la tranquillità, ma era anche un “catitatevole” dato che aveva installato uno xenodochio (luogo per l’accoglienza e la cura dei pellegrini).

Fu così che il Comune di Campione rimase nei secoli collegato all’Abate del Monastero di S. Ambrogio Maggiore… e così continuò ad essere anche quando l’esercito svizzero sconfisse le truppe francesi di Luigi XII re di Francia e Duca di Milano. L’esercito svizzero, dopo la sconfitta della Battaglia di Marignano, perse il controllo sul Ducato di Milano, ma continuò a rimanere “padrone” dell’attuale Canton Ticino. Malgrado l’avvento di Napoleone e l’avvento del Regno d’Italia del 1805, Campione continuò ad essere strettamente “unita” a Milano; non passò mai sotto la giurisdizione del Cantone Ticino. È interessante notare come per questa ragione, ancora oggi vige a Campione, dal punto di vista ecclesiastico, il rito Ambrosiano.

È dal 1803 che il Canton Ticino fa parte della Confederazione Elvetica. Il Comune di Campione, diventato col tempo parte integrante del Regno d’Italia, fece parte della Provincia di Como. Oggi fa sempre parte della provincia di Como; se però andate nel territorio del comune e osservate le targhe delle automobili, vi accorgete che le targhe non sono italiane di Como, bensì svizzere TI (Canton Ticino). Questo perché la tassa di circolazione viene pagata alla Svizzera dato che, al di fuori del comune di residenza gli automobilisti utilizzano regolarmente le strade della Confederazione.

I collegamenti pubblici con Campione d’Italia sono il Bus e il vaporetto di proprietà della Società di Navigazione del Lago di Lugano.

Anche i telefoni dipendono dalla Svizzera, tant’è vero che se si telefona a Campione dall’Italia, bisogna fare il prefisso della Svizzera.

Se si arriva col vaporetto, si arriva sempre dalla Svizzera e, potrà sembrare strano trovare all’imbarcadero le nostre Fiamme Gialle, oppure, dopo essere scesi veder circolare l’auto dei carabinieri. Non è strano perché il Comune di Campione d’Italia è in tutto e per tutto territorio italiano. Sarà però veramente strano per chi potrà arrivare da lontano vedere gli italici carabinieri, quelli della Benemerita, fare la spesa al supermercato nella confinante Bissone in territorio svizzero. È un fatto però, che se l’auto coi Carabinieri deve raggiungere l’Italia, deve attraversare il territorio elvetico. In questo caso, pare che i Carabinieri debbano viaggiare senza il cappello d’ordinanza in testa… quasi come se fossero in borghese.

GLI ALBERI D’ULIVO. A sinistra il Lago di Lugano.

Passeggiare nel centro di Campione d’Italia permette d’incontrare, dov’era prima il Casinò questi tre alberi d’ulivo… che sembrano quasi dei bonsai.

Salendo alcune scalette che potrebbero portarci al nuovo e mastodontico Casinò, girando a sinistra, press’a poco dov’era l’entrata dell’antica casa da gioco, incontriamo, sembra abbandonata, un’altra buca delle lettere.

UNA VECCHIA E OBSOLETA BUCA.

È piuttosto vecchia, col colore sbiadito e consumato dalle intemperie e porta ancora la scritta STAMPE… che se non vado errando, per le poste non esistono più. Sicuramente molti non sanno che fino a un po’ di anni fa, se si doveva spedire degli oggetti stampati, se s’aveva l’avvertenza di non incollare la chiusura della busta, si usufruiva di una tariffa particolare, naturalmente inferiore alla tariffa delle lettere; era la tariffa STAMPE. Naturalmente bisognava scrivere sulla busta in modo ben visibile Stampe o Stampati. Non so se questa buca è ancora in funzione… vicino al bidone della spazzatura.

A questo punto se si desidera lasciare il Comune di Campione d’Italia ci sono due possibilità, o l’auto o il vaporetto. Questa volta opto per il vaporetto, ma devo passare davanti alla scalinata del nuovo Casinò,

LA SCALINATA DEL CASINÒ DI CAMPIONE D’ITALIA

È un edificio enorme e pesante opera del famoso Architetto Botta. Lo si potrà vedere meglio dal vaporetto… verso il quale mi dirigo camminando a ritroso. In fondo non c’è molto da vedere a Campione; per giunta se si va di mattina o nel primo pomeriggio ci sono in giro pochissime persone. L’Ufficio Turistico, fuori stagione, è aperto solo 2 giorni alla settimana e solo di mattina. Di sera tarda o in piena notte c’è molto più movimento. Ci sono anche pullman provenienti dal milanese che trasportano ottimisti o incalliti giocatori. Anche solo nel reparto slot, non è come in una squallida tabaccheria; no, qui l’ambiente è quasi sfarzoso. Si pensi che un tempo, non era possibile entrare nelle sale da gioco senza giacca e cravatta; chi non l’aveva la riceveva in prestito dal personale della casa da gioco.

IL VAPORETTO STA ARRIVANDO.

Il vaporetto che porterà a Lugano arriva normalmente da Melide passando sotto il ponte diga del lago. I vaporetti del lago di Lugano sono normalmente in funzione da marzo a ottobre.

UNO SCORCIO MOLTO PITTORESCO DI CAMPIONE DALL’IMBARCADERO…

Nei mesi invernali c’è solo il bus da Lugano o da Bissone e Melide per chi arriva da Chiasso.

Il vaporetto che porterà a Lugano permette di vedere panoramicamente l’enclave di Campione d’Italia.

Ci fu, negli anni passati un tentativo di collegare il comune italiano con la Madrepatria tramite una funivia.I lavori iniziarono ma non vennero mai terminati. Si preferì rimanere “isolati” ma circondati bene. È risaputo infatti che, per fare un esempio interessante, i cittadini di Campione si servono della Sanità svizzera esattamente come i cittadini del Canton Ticino.

CAMPIONE D’ITALIA DAL VAPORETTO

Mentre il vaporetto naviga tranquillamente verso Lugano è possibile vedere in tutta la sua interezza la mastodontica costruzione della Casa da Gioco che stona chiaramente con le abitazioni che la circondano.

Prima di prendere in considerazione la dipartita in auto da Campione, tragitto che ci permetterà di fare una sosta al Santuario della Madonna dei Ghirli, è necessario ricordare quanto accadde a Campione d’Italia negli anni 40 quando nell’Italia del nord comandavano le truppe d’occupazione tedesche in una quasi fasulla Repubblica Sociale Italiana.

In quel terribile periodo nel quale accadde che l’Armistizio del Maresciallo Badoglio mise in terribile crisi il Regio Esercito Italiano, molta gioventù fu costretta ad indossare la divisa della Repubblica di Salò e “fu permesso” alle truppe Naziste di piazzarsi come invasori e padroni in tutti quei territori italiani dove ancora non erano arrivate le Truppe Anglo-Americane, il Comune di Campione, pur facendo parte della Provincia di Como, aderì all’ancora esistente Regno d’Italia, e tramite la Legazione italiana di Berna, poté avere propri francobolli in franchi svizzeri.

DUE FRANCOBOLLI DELLA PRIMA SERIE DI CAMPIONE

In questi francobolli è ben visibile lo stemma del Comune e, possono saltare all’occhio le due R.R. davanti a POSTE ITALIANE che stanno per Regie. Nell’Italia occupata dai tedeschi non c’era più il Re Vittorio Emanuele III che era solo al sud.

Questi francobolli erano validi solo per la corrispondenza da Campione alla Svizzera e al Principato del Liechtenstein; per tutte le altre destinazioni la corrispondenza doveva essere affrancata con francobolli svizzeri che venivano obliterati in transito a Lugano. La seconda serie è pittorica, sempre stampata in Svizzera e sempre con valori in franchi svizzeri.

DUE FRANCOBOLLI DELLA SERIE PITTORICA.

Nel francobollo marrone da 10 centesimi è raffigurato il Santuario della Madonna dei Ghirli. Per chi desiderasse conoscere il significato di ghirli, pare possa significare vortice o mulinello del confinante lago oppure “luogo frequentato dalle rondini”. In ogni caso non è chiaro.

La componente interessante è che si trova all’entrata del comune ed è anche luogo di pellegrinaggio.

Fu dal mese di maggio del 1944 che Campione d’Italia ebbe propri francobolli. L’accordo con la Svizzera terminò il 31 maggio 1952, nel senso che a partire dal 1° giugno 1952 si potavano usare solo francobolli svizzeri. Sembra strano, ma i francobolli italiani entrarono in uso solo il 10 marzo 1957.

Era però sempre consentito affrancare con francobolli svizzeri. Interessante il fatto che le tariffe da Campione d’Italia erano interne anche per la Svizzera.

I telefoni erano e sono tutt’ora telefoni col prefisso internazionale svizzero e locale con la Svizzera. Per questa ragione, quando le Poste Italiane emisero un francobollo per commemorare il completamento della rete telefonica italiana, in un certo senso fecero un francobollo sbagliato dato che non era ancora possibile chiamare il Comune di Campione con la teleselezione… dato che Campione era telefonicamente all’estero.

UNO DEI FRANCOBOLLI APPARENTEMENTE SBAGLIATO

Per quanto riguarda le emissioni turistiche della Repubblica Italiana, anche Campione ebbe il suo francobollo nel 1984. Raffigura la scalinata della Madonna dei Ghirli con qualche albero in più.

È folcloristico il fatto che, a quei tempi, mi recai appositamente nel comune per spedirmi una lettera con la quartina. La somma dei 4 francobolli era perfetta per la spedizione raccomandata per l’interno.

QUARTINA SERIE TURISTICA DA CAMPIONE CON TIMBRO SPECIALE.

Ricordo che presentai la busta affrancata all’impiegato postale che per l’occasione era venuto… forse addirittura da Roma, e, non era pratico delle speciali tariffe per la Svizzera. Rammento sorridendo che mi fu detto essere l’importo insufficiente perché la Svizzera è all’estero; reagii dicendo che la tariffa da Campione d’Italia andava bene per l’Italia e per la Svizzera; anche lui reagì con sufficienza dicendomi che non avrebbe potuto spedirmi la lettera. Per fortuna, quando stavo giustamente per perdere la pazienza, la testarda ignoranza dell’impiegato gli permise però di chiedere lumi a un dipendente dell’ufficio postale del luogo che confermò quanto avevo detto… e mi fu possibile ricevere a casa in Svizzera la quartina Raccomandata.

Nel francobollo è raffigurato il Santuario della Madonna dei Ghirli come nel francobollo della serie pittorica del 1944.

Questa volta potrò lasciare Campione con l’auto, andando però a visitare il Santuario. Prima però vorrei analizzare i 3 timbri del comune.

 

TIMBRO MECCANICO DEL 1983

 

TIMBRO MECCANICO DEL 1998

Mi piace poter mettere l’accento su questo francobollo del 1992 relativo alle Celebrazioni colombiane di Genova. Quella effigiata dovrebbe essere la casa di Cristoforo Colombo a Genova. È interessante poter considerare che gli spagnoli pretenderebbero che Colombo non fosse genovese, ma ancor più interessante che a scoprire l’America non sia stato lui ma Leitur Eriksson, il Vikingo ben effigiato davanti alla Cattedrale di Reykjavik.

La statua di Leifur Eriksson. La Hallgrimskirkja a Reykjavik capitale dell’Islanda.

Eriksson sarebbe stato il primo europeo a metter piede sul suolo americano intorno all’anno 1000.

Tornando ai timbri, dato che chiunque può spedire una raccomandata dall’Ufficio dell’Enclave, è necessario un timbro manuale. È il terzo timbro di Campione d’Italia, che, come tutti gli altri ha la scritte fra parentesi CO riferito alla provincia di Como.

TIMBRO A MANO DEL 1999

Prima di lasciare il territorio di Campione vado a cercare il Santuario Madonna dei Ghirli che si trova poco prima del confine. È un santuario, meta di pellegrinaggi fra la strada e il Ceresio circondato da tanta tranquillità e bellissimi alberi.

MADONNA DEI GHIRLI

Quando andai a visitare il Santuario, di pomeriggio in un giorno qualunque, non c’era quasi nessuno. Mi fu possibile scendere fino all’altezza del lago e fotografarla quasi come sui 2 francobolli che ho presentato prima.

È veramente piacevole poter prendere atto che la scalinata che accede al Santuario parte direttamente dall’acqua del lago.

MADONNA DEI GHIRLI DAL LAGO

Guardando l’azzurro del cielo è possibile comprendere come fu piacevole, quasi invidiabile la tranquillità di questa visita.

L’interno del Santuario, praticamente deserto, salvo una frettolosa visitatrice, offre molti affreschi e la necessità di restaurarne alcuni… se possibile.

Ho gradito gli affreschi di Isidoro Bianchi, e in modo particolare due affreschi sulla parete destra della chiesa.

Il primo è “Lo sposalizio di Maria Vergine” e, il secondo “Il seppellimento della testa di San Giovanni.

LO SPOSALIZIO DI MARIA VERGINE

 

SEPPELLIMENTO DELLA TESTA DI SAN GIOVANNI

 Prima di lasciare definitivamente questo angolo di mondo che respira serenità e calma, è veramente godibile il morbido sciacquio delle acque del lago che accarezzano i piedi delle rampe che raggiungono il Santuario e, con una fotografia, permettono di eternare la posizione esatta di quella città che si chiama Lugano… da molti italiani benedetta perché ha custodito tesori pecuniari di rilievo, da altri maledetta per la stessa ragione.

I primi, almeno nei tempi d’oro dei conti cifrati, si facevano sberleffi dei Secondi incapaci di fare un Buongoverno.

SULLO SFONDO LA CITTÀ DI LUGANO.

Torno a casa, proprio a Lugano, la città che mi accolse e mi permise, assieme alla burocrazia del Canton Ticino, di lavorare e di portare avanti un buon lavoro e le mie idee… cosa che sarebbe stato impossibile in Italia a causa della delinquenziale burocrazia che, con la scusa di voler fare applicare le leggi, impedisce, a chi vuol farlo veramente, di lavorare.

OLTRE L’ARCO IL TERRITORIO SVIZZERO; AL DI QUA IL TRICOLORE.

Lascio il fazzoletto d’Italia e imbocco la strada di casa… di quella che è diventata la mia casa. Ogni volta che un italiano lascia l’Italia si rattrista… non tanto perché lascia l’Italia, ma perché sa di lasciare un territorio bellissimo dove un crescente malgoverno sta distruggendo un Paese Meraviglioso.

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE È VIETATA

Registrazione del 28 aprile 2017

 

Personaggi:

Panchina Rotonda. Passante Alessandro, Albero Tasso, Panchina Scontrosa, L’Albero, Panchina Petulante e Panchina Ingenua.

 

 

 

Panchina Rotonda: “Buon giorno Alessandro, qual buon vento ti porta qui dalle mie parti?”

PANCHINA ROTONDA… E LA GEMELLA SCONTROSA

 

Passante Alessandro: “Devo continuare una lunga chiacchierata coll’Albero Tasso. Ha molte cose del secolo scorso da raccontarci.”

 

Albero Tasso: “Come stai Alessandro? Hai visto che poco lontano da noi è caduta la neve? Ora sembra però che voglia tornare un po’ di bel tempo.”

 

Alessandro: “Speriamo, forse ha piovuto abbastanza. Vorrei che tu ci raccontassi dei tuoi colleghi, di quello che ti raccontarono in quei lontani e terribili anni. Forse dovresti contattare L’Albero, così sentono anche Petulante e Ingenua… che sono molto interessate.”

 

Tasso: “Certamente. Mi hanno già sentito. Sai, noi abbiamo delle capacità telepatiche meravigliose… e abbiamo pure buona memoria. Ora però, prima di mettere a fuoco certe scelleratezze di voi umani del secolo scorso, vorrei raccontarvi il mio punto di vista verso quei politici italiani che s’arrabbiano molto se qualcuno porta i suoi soldi qui in Svizzera.”

 

Alessandro: “Perché, secondo te è giusto esportare i capitali? Cosa ne pensi Rotonda?… e tua sorella gemella?”

 

Rotonda: “Il mio amico Tasso è molto saggio… e anche i suoi fratelli; in teoria credo che non sia sbagliato esportare capitali… anche se ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole. Son tutt’orecchi e m’interessa sentire Tasso. Mia sorella gemella? Ma lei non si pronuncia… e poi, quando parla brontola sempre.”

 

Panchina Scontrosa: “Perché sorella mia devi sempre parlare male di me?”

 

Rotonda: “Scusami.”

 

Scontrosa: “Scusata. Sentiamo cosa ci racconta Tasso.”

 

Tasso: “Credo sia giusto fare delle distinzioni. Se esportare un capitale guadagnato onestamente significa fargli conservare il potere d’acquisto, mi sembra quasi legittimo; se diversamente, l’esportazione di capitale significa mettere al sicuro quanto è stato rubato o estorto, non solo non è legittimo, ma dovrebbe essere perseguito con la massima severità. Ho menzionato il “potere d’acquisto” che, in poche parole, potrebbe essere definito il valore dei soldi verso ciò che desidero o posso comperare.

Prendiamo in considerazione il potere d’acquisto del francobollo… e tu Alessandro sai bene quanto può costare spedire una lettera.

 

FRANCOBOLLO ITALIANO DEL 1967 COMMEMORATIVO DELLA GRANDE GUERRA

 

Alessandro: “Certo che lo so. Mi piace l’idea del francobollo.”

 

Tasso: “Orbene, se nel 1967 avessi spedito una lettera dall’Italia all’Italia, avrei speso 50 lire che corrispondono oggi a € 0.025. Diversamente, se devo spedire oggi una semplice lettera dall’Italia all’Italia, dovrei affrancare con un francobollo del valore di € 0.95. Quindi, facendo i dovuti calcoli, oggi spendo circa 36 volte di più che 50 anni fa; il che potrebbe significare che il potere d’acquisto della moneta usata in Italia, negli ultimi 50 anni è diminuito di ben 36 volte.

FRANCOBOLLO UTILIZZATO NEL 2017 PER AFFRANCARE UNA LETTERA INDIRIZZATA ALL’ITALIA

Rotonda: “Costava così poco l’affrancatura di una lettera per l’interno?”

 

Tasso: “Non so se costava poco; sicuramente era adeguato ai tempi. Oggi ci sembra che costasse poco perché i prezzi sono molto aumentati. Ora dobbiamo fare lo stesso ragionamento con la Svizzera dove, nel 1967 per spedire una lettera in Svizzera bisognava pagare 30 centesimi di franco svizzero.”

Francobollo svizzero con sovrapprezzo PRO JUVENTUTE

 

L’Albero: “Ti sentiamo caro Tasso. Stiamo seguendo il tuo discorso che pensiamo molto interessante.”

 

Tasso: “Anche Petulante e Ingenua stanno seguendo il mio ragionamento?”

 

L’Albero: “Certamente. Sono molto interessate. Sai, qui siamo alla periferia della città e qui non arrivano molti Umani che si occupano di finanza.”

 

Scontrosa: “Qui ne vengono molti a sedersi prima di riprendersi la macchina posteggiata qui sotto. Non crediate che siano particolarmente interessanti. Saranno sì eleganti e incravattati, però a loro interessa solo guadagnare tanti soldi e fare la bella vita. Chi ci rimette è la povera gente.”

 

Rotonda: “Hai ragione sorella. Loro, gli Umani della finanza stanno distruggendo quella che si chiama Media Borghesia. Si danno molta importanza coi loro macchinoni…”

 

Tasso: “Ne potremo riparlare; comunque, guardate che il mio ragionamento è frutto di grande semplicità; quella che i burocrati e i finanzieri d’alto bordo hanno completamente dimenticato. Loro si colmano la bocca di paroloni, di teorie e di calcoli raffinati, e si dimenticano che 2 più 2 fa 4.”

 

Petulante: “Perfetto… ci siamo.”

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA UN FRANCO. L’EFFIGE È QUELLA DI UNA COLLEGA DI ALESSANDRO: MARIE HEIM-VÖGTLIN LA PRIMA DONNA MEDICO DELLA SVIZZERA MORTA NEL 1916.

 

 

 

 

 

Tasso: “Continuando il discorso dei francobolli, oggi in Svizzera, per spedire una lettera che arrivi il giorno dopo ci vuole un francobollo da un franco. L’aumento rispetto a 50 anni prima è di 3.33 volte. Questa però è la tassa PRIORITARIA. Se però si desidera una cosa un poco più tranquilla, la tassa è di 85 centesimi; questo significa che l’aumento è di solo 2.83 volte.

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA 85 CENTESIMI. I piccoli trattini in alto a sinistra dimostrano che l’invio postale ha subito il trattamento elettronico di avviamento postale.

 

L’Albero: “Dove vuoi arrivare? Non ti capisco.”

 

Alessandro: “Io credo di aver capito.”

 

Tasso: “Bravo Alessandro! Ipotizziamo ora di aver avuto in Svizzera la cifra di 1000 Euro che aveva nel 1967 quel potere d’acquisto e… viaggiamo un po’ nel tempo con le varie vicissitudini delle valute ivi comprese le varie inflazioni, se prendiamo come punto di riferimento il francobollo per l’interno, ci è possibile dire che oggi quei 1000 Euro varrebbero non più di € 353,35.

 

Petulante: “E in Italia?”

 

Tasso: “Calma, ci arrivo subito. In Italia, dal 1967 al 2017, sempre col collegamento della tassa postale per la spedizione di una lettera per l’interno, il potere d’acquisto scende vertiginosamente da 1000 a 27,77.”

 

L’Albero: “Com’è possibile una differenza così grande?”

 

Tasso: “I casi sono due: o i Governanti italiani sono stati degli incapaci, o le poste sono esagerate. Io propenderei per la prima possibilità che, sempre ipoteticamente, ci dice che dovrebbe essere messo sotto processo per furto chi ha governato l’Italia dal 1967.”

 

Alessandro: “Ma non ti sembra di essere un po’ esagerato?”

 

Tasso: “Non mi sembra proprio. Loro, se fanno perdere alla moneta il potere d’acquisto in un modo così clamoroso, dimostrano di essere degli inetti. Ad esserne depauperati sono tutti i cittadini ad eccezione di quelli che sono riusciti ad attraversare il confine con la valigetta piena di banconote.”

 

Alessandro: “Quindi, secondo te, gli Umani che hanno esportato capitali sono stati furbi?”

 

Tasso: “No, semplicemente previdenti. Vedi, il vero problema sono le leggi. Chi non sa governare mette ai cittadini delle restrizioni sotto forma di legge, come quella che proibisce di passare la frontiera con molta valuta. Chi sa governare non mette restrizioni di questo genere perché ha la consapevolezza che il cittadino preferisce lasciare i soldi dove sono “governati” bene.

 

Alessandro: “E quelli che “esportano” per evadere il fisco?”

 

Tasso: “Questo è un altro problema… che se volete potremo affrontare in futuro; sarà infatti interessante mettere a punto il significato di imposta.”

 

L’Albero: “In definitiva, e poi ti saluto assieme a Petulante e Ingenua, vorresti dire che esportare “soldi onesti” può essere giusto?”

 

Tasso: “Sì, se i Governanti di quella Nazione non sanno governare o governano molto per i propri interessi.”

 

Ingenua: “Ciao Alessandro. Vieni presto a trovarmi.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

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