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Archive for the ‘Governanti’ Category

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Il 4 dicembre del 2016 fu per il popolo italiano un momento particolare… quasi epocale. Fu una delle prime volte in cui, in modo perfettamente legale, la maggioranza degli italiani disse NO a chi lo governava. Sono passati nove mesi, il tempo di un’umana gravidanza, e sembra non sia successo nulla.

Rileggendo quello che si raccontarono i nostri amati personaggi, si direbbe che quel Referendum possa essere servito solo a stampare un po’ di schede. Il “Fratellino dell’Albero” sembrava veramente triste di fronte alla “malvagità” degli italiani che bocciarono il buon Renzi… ma non sapeva come sono i politici… e glielo disse bene Panchina 1 (oggi Petulante). Anche lei sapeva che a molti Umani cresce abbondantemente il pelo sullo stomaco.

 

Registrazione del 5 dicembre 2016

Personaggi:
La sorella (Panchina Ingenua), Panchina 1 (Panchina Petulante)  e Il Fratellino dell’Albero.

La sorella: “È passata la buriana?”

Panchina 1: “Di cosa stai parlando? Se si son decisi a togliere le foglie?”

LA SORELLA QUASI COMPLETAMENTE PULITA.

 Sorella: “Ma no! Non me ne frega niente delle foglie. Quelle su di noi le hanno tolte praticamente tutte; quelle per terra le toglieranno. Però sono belle!… hanno un bel colore! Per buriana intendevo la storia del Referendum in Italia.”

Panchina 1: “Ho capito. Ma sì, la buriana è finita. Non hai sentito… ah già tu sei lontana dalla strada; io sento la gente che passa. Hanno spedito Renzi.”

Sorella: “Cosa vuol dire? Che gli hanno messo un francobollo addosso?”

Panchina 1: “Più o meno è così. Gli italiani, tanti italiani, hanno detto NO. Hanno votato così, e questo significa che Renzi è stato bocciato e… tanti dicono anche la Sua Bella.”

Sorella: “La moglie?”

Panchina 1: “Ma nooo. Quell’umano femmina di nome Boschi; tutta bella e… piacente. Qualcuno dice che se l’intendevano…”

Sorella: “Ma cosa dici! Come puoi pensare che un umano al Governo di uno stato così importante come l’Italia abbia una tresca di quel genere.”

Panchina 1: “Sei proprio tanto carina sorella mia.”

Il Fratellino albero: “Ancora una volta il vostro ciacolare mi ha svegliato; va ben che non dormivo molto profondamente. Speriamo che non si svegli mio fratello. Stavo ancora sognando.”

Panchina 1: “Cosa stavi sognando?”

Il Fratellino: “Un paio d’ore fa è passata una moto, che ha fatto un rumore assordante e mi ha, solo per un attimo, svegliato, e ho sentito che l’umano Renzi avrebbe detto “Non credevo che mi odiassero così tanto!”, e poi mi sono riaddormentato. Ora stavo sognando che era seduto sul bordo del letto, stava per mettersi il pigiama, e, gli cadevano dagli occhi calde lacrime… che andavano a bagnare il tappetino. Mentre piangeva e sembrava inconsolabile pensava a tutto quello che aveva fatto, a tutti gli 80 Euro che aveva dato al popolo, a tutti gli Euro che avrebbe voluto ancora distribuire… ma non aveva servito a niente. Mentre singhiozzava pensava che per lui fosse tutto finito.”

Panchina 1: “Questo hai sognato? Ma tu pensi davvero che lui sia triste?”

Sorella: “Mi hai fatto venire il magone. Povero Renzi!”

Panchina 1: “Ma tu non conosci i politici. E poi quelli italiani! Ti è accaduto qualche volta di sentir dire: “Quello ha il pelo sullo stomaco.”

Sorella: “Mai. O forse sì; non so cosa vuol dire.”

Panchina 1: “Informati! Comunque, grosso modo vuol dire che chi ha il pelo sullo stomaco non ha scrupoli.”

Sorella: “Grazie sorellina.”

Fratellino: ” E adesso cosa succederà in Italia? Parlate piano per favore; non vorrei vedere mio fratello svegliarsi. Vedete? ha quell’edera sul tronco che ogni tanto gli dà fastidio. L’edera non dorme mai… e lui dovrebbe avere qualcuno che lo gratta.”

Panchina 1: “Adesso ci penserà il Presidente della Repubblica. Vedremo.”

 

 

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GIÀ, già…

Ho letto questo articolo… che porta ancora una volta a galla un problema terribile:

Stupro, abuso e società civile…

A modo mio ho tentato di dire la mia in un capitolo del mio libro. Lo riporto qui dato che sui commenti dell’articolo di Dora Buonfino non è stato accettato.

 

ROMINA

 

 Leandro, nel suo lavoro ha notato più volte come un semplice “disturbo”, non necessariamente una violenza, a livello sessuale in tenera età, può arrivare a condizionare tutta la vita di una persona. Quando poi ha cominciato a conoscere le violenze “ufficiali” sulle bimbe semplicemente a causa di una “specie di credo”, ha cominciato ad amare ancora di più le donne e a rendersi conto che, malgrado tutto, la donna ha una marcia in più.

Romina è una gran bella ragazza. Nel fiore dei suoi 24 anni si trova ad approdare nello studio di Leandro. Sembrava, di primo acchito, un “caso” facile. Una giovane fanciulla studentessa di filosofia che, come se si trattasse di una moda, desidera sentirsi maggiormente fiduciosa in se stessa. Desidera avere di più autostima; oggi la chiamano così!

Romina sembra una normalissima ragazza degli anni 2000. Non ha problemi economici per cui può studiare all’Università, ha molti amici che incontra perlopiù di notte in discoteca, fuma piuttosto molto e ha un bellissimo corpicino con un seno assolutamente non prorompente. E il viso? Il viso è il massimo della bellezza!

Non ha apparentemente problemi fisici e, anche se ha fiducia in Leandro, non riesce ad essere completamente fiduciosa in quello che fa Leandro. Ha sentito parlare di ipnosi, è affascinata dall’ipnosi stessa ma, sotto sotto, non sa neanche lei. Non crede di poter arrivare al benessere con queste metodiche. Infatti Leandro è un assertore del proverbio che L’UNIONE FA LA FORZA; tanto nel bene quanto nel male sono, il più delle volte, due o più i fattori che agiscono in noi.

Aveva sentito parlare di Leandro dai Genitori ed era arrivata con regolare appuntamento.

Romina era innamorata! Amava moltissimo un coetaneo e credeva fosse obbligatorio “concedersi” alla persona amata. Perché questo? Per essere amata. Non sapeva che certi uomini, pur di potersi portare a letto la donna che si è invaghita di loro, riescono a fingere a tal punto per cui l’amore sembra condiviso.

Quando arriva da Leandro è nelle identiche condizioni della donna stuprata, ma non lo dice. Probabilmente non è proprio innamorata; ha però bisogno di amore.

All’età di 17 anni amò per la prima volta anche col corpo. L’amore era corrisposto e altamente positivo. Finì quando lui partì alla volta di lidi diversi proiettato verso lo studio della lingua inglese. Lui preferì, onestamente secondo Romina, dichiararsi libero e lasciarla “libera”.

La funzione di Leandro non è quella di un giudice. Questo fatto però sembrerebbe un poco strano: L’Amore cessa quando comincia lo studio oltre Manica?

Romina ebbe un paio di amori, ma nessuno veramente corrisposto.

L’ultimo è forse quello che l’ha spinta a cercare aiuto. Voleva credere nell’amore. Quando quel “lui” le telefonava e la “convocava” lei correva, si spogliava, scivolava nel suo letto e si lasciava stuprare col gusto e il piacere di stare con lui e la “folle” speranza che lui s’innamorasse di lei. Che l’amplesso durasse molto o poco tempo, non importa. Dopo l’eiaculazione lui si sentiva appagato, l’apparente amore svaniva e Romina poteva tornarsene sui propri passi consapevole che quello non era vero amore.

Si sentiva abbandonata! Purtroppo, un anno prima che Leandro la conoscesse, fu abbandonata, dopo una malattia fonte di sofferenze, dal padre.

Come dicevo, Romina, che continuava a sperare nell’amore di quel mezzo uomo, continuava a rispondere alle telefonate e, ogni volta correva a permettere le eiaculazioni di quell’individuo.

Leandro riuscì a inculcarle fiducia.

Un giorno arrivo a una trance profonda e:

“Cosa vede?” le chiese Leandro.

“Vedo una bimba” risponde. E dopo una lunga pausa “ma non è come noi. Ha gli occhi a mandorla.”

“Lei è in Giappone?” Leandro aveva l’abitudine di dare del lei ai suoi pazienti. Dava del tu solo quando il paziente, nel rivivere una situazione aveva meno di 18 anni.

“Non lo so” risponde Romina.

“Dove ti trovi? Sei all’aperto o al chiuso?” e poi “Sei sola?”

“No. Non sono sola. Siamo per la strada. Intorno ci sono delle case”.

“Mi hanno portato qui i miei genitori” risponde triste.

Continua: “Mi consegnano ad altri genitori; non capisco se mi hanno venduta. Sono triste; avrei voglia di piangere ma non lo faccio perché sono troppo arrabbiata. I miei genitori sono poveri. Credo che non li vedrò mai più. Sono stata abbandonata!” Sul viso di Romina scende una lacrima. Romina si trattiene.

Leandro chiede di più. Vorrebbe sapere qualcosa di più ma, a questo punto il sipario si chiude. Quello che Romina doveva “vedere” l’ha fatto

Al risveglio, naturalmente, Romina ricordava giustamente tutto ma non ricordava di essere negli anni 2000. È triste ma sorride. Ora capisce perché vuole amore; perché l’amore è così importante nella sua vita.

Fu venduta in giovanissima età!

Leandro non può e non deve commuoversi. Chiede però:

“Quando lei era bambina e la mamma, o il papà, la

portavano a passeggio, i conoscenti chiedevano, per caso, se lei era giapponese o cinese?”

“Sì” mi risponde sorridente Romina “Quando mi portavano a spasso dicevano ai miei genitori che sembravo una giapponesina”.

Questo dimostra a Leandro che effettivamente nei primissimi anni di vita possono rimanere caratteristiche e ricordi di vite precedenti.

Dopo questa apertura Leandro è ottimista. Spera tanto che Romina, dopo aver messo a fuoco quel terribile abbandono, non si faccia più trascinare da quel mezzo uomo che desidera solo sesso e crede di se stesso chissacosa.

Romina tornerà da Leandro e porterà faticosamente avanti se stessa. Sembrava una situazione banale! Leandro la aiuterà anche con altre metodiche.

Ricordate: L’UNIONE FA LA FORZA.

 

Leandro non apprezza particolarmente l’ipocrisia di certi uomini che sanno fingere e ledono la buona fede e l’amore di una donna. Sono, fra l’altro, dei violenti… al maschile.

Cos’è la violenza al maschile? La necessità che un uomo crede di avere quando scarica il proprio istinto animalesco sulla prima donna che incontra o gli mettono a disposizione.

La violenza al maschile non è un argomento assolutamente nuovo. Il titolo apparso su un periodico svizzero parla terribilmente chiaro:

 

In guerra sembra tutto lecito. Ammazzare, violentare, bruciare, rubare, espropriare, requisire… va tutto bene, o apparentemente sembra che vada tutto bene.

A Leandro dà molto fastidio leggere di violenze sulle donne, ma quando si trova a dover aiutare chi ha subito violenza, lo fa con maggiore accanimento.

Una delle funzioni dell’ipnosi è quella di rendere più forti. Anche il sistema immunitario ne subisce dei vantaggi: si rinforza.

Romina continua a seguire i consigli di Leandro.

Anche i colori possono aiutare e Leandro, che è riuscito a farsi produrre l’energia dei colori e dei cristalli in semplici gocce (capitolo 24), riesce a far sì che Romina non molli.

Quante donne semplicemente piacenti riescono a mettere un uomo “in ginocchio”? Romina è molto bella ma non vuole crederci. Vorrebbe essere ancora più bella perché convinta di poter “comperare” l’amore di cui ha visceralmente bisogno.

Quando vi parlai per la prima volta di Romina, vi dissi che aveva un seno assolutamente non prorompente. Non fu scritto per caso. Ci ritorneremo.

Ora dobbiamo seguire una seduta nella quale Romina accetta di ritornare in Giappone. Lo fa spontaneamente. Sia chiaro che l’ipnosi medica non è assolutamente violenza. Non è obbligare qualcuno contro la propria morale. L’ipnosi medica è fondamentalmente libertà. Una persona in sonno ipnotico profondo riceve dei consigli; solo dei consigli; mai ordini.

“Ora ho capito” dice Romina “sono sicura. Sono stata venduta. Un uomo mi considera di sua proprietà”.

“Dove ti trovi?” chiede Leandro.

“Sono in casa di quest’uomo malvagio che mi ha comprato. Sono la sua serva in tutto e per tutto” continua Romina. “Per quest’uomo sono una bestia da utilizzare. Mi picchia e, dato che sono femmina, quando ne ha voglia e si sente eccitato mi butta su un letto, mi spoglia e mi violenta.”

“Non puoi scappare?”

“Non saprei dove andare”

“Hai rivisto i tuoi genitori?”

“Non più” risponde Romina “e neppure il mio amore.”

A questo punto Leandro sente da Romina qualcosa che non avrebbe immaginato.

“Cosa intendi col mio amore?” chiede Leandro.

“Intendo” dice Romina “ un ragazzo della mia età di quando ero giovane.”

“Spiegati meglio.”

“Quando ero ancora coi miei genitori, prima che mi vendessero, vicino a casa mia abitava un ragazzo della mia età. Qualche volta lo vedevo. Qualche volta riuscivo a parlare con lui.”

“Quanti anni avevi?”

“Meno di 14.”

“Gli volevi bene?”

“Tantissimo.”

“E non l’hai più visto?”

“No. Dopo che sono stata venduta al mio marito padrone, non l’ho più visto; ma ho pensato tanto a lui. Sono stata definitivamente allontanata da tutto quello che era la mia vita”

Mentre Romina spiega questo momento affettivo terribile, due calde lacrime scivolano lungo le guance.

Ha rivissuto un momento terribile; uno di quei momenti nei quali sembra impossibile poter continuare a vivere.

Però; c’è un bellissimo però. Questa “messa a fuoco” ha permesso a Romina di dire finalmente NO a quel mezzo uomo. Ha fatto fatica, ma è riuscita a sentirsi più forte. Sembra strano, ma mettere il dito nella piaga fa bene. Romina ha messo il dito in una piaga molto vecchia. Ha capito perché. Grazie a questo “perché” ha saputo dire NO. Quante volte nella vita riuscire a dire no ci fa sentire forti, vivi e determinati.

 

Prima di continuare è necessario spiegare perché Leandro ha definito quell’individuo mezzo uomo. Semplicissimo; perché un uomo (con la U maiuscola) è dotato di corpo e di spirito (o anima, o attività cerebrale, o intelletto, o…). Il corpo, dovrebbe essere sempre collegato alle circonvoluzioni cerebrali dove potrebbe aver sede anche l’anima, in ogni caso l’intelletto. Quell’individuo, che Leandro non vuole definire perché sa di non essere giudice, ha saputo ragionare solo col corpo o, addirittura, col proprio organo sessuale dimenticando di avere davanti a se una persona con tutti i requisiti in ordine e una particolare sensibilità. Bisognerebbe sperare che, in futuro, quel mezzo uomo riceva dalla vita qualche straordinaria difficoltà. Nel caso, forse andrà alla ricerca del proprio cervello e allora si accorgerà di avere un intelletto da usare e collegare all’anima.

Questo è un mezzo uomo deprecabile!

 

La funzione di Leandro non è solo quella di usare tecniche di rilassamento, ipnosi e altri positivi approcci terapeutici. Si trova frequentemente anche a parlare coi propri pazienti del più e del meno; possono quindi col tempo diventare anche amici.

Durante queste semplicissime chiacchierate Romina confessa a Leandro che vorrebbe farsi operare al seno. Non è soddisfatta del proprio seno; dice che è troppo piccolo; lo vorrebbe più grande. Leandro glielo sconsiglia caldamente. Sa che non sarà una protesi quella che potrà aiutare positivamente la sua personalità.

Questo discorso rimane interrotto dato che Leandro deve ricorrere al chirurgo per una recidiva del cancro addominale operato due anni prima.

Questo intervento obbliga Leandro a una relativamente lunga degenza in ospedale. La recidiva del cancro all’intestino si sviluppò proprio nello stesso punto della volta precedente, per cui l’intervento sarà abbastanza indaginoso.

Qualche giorno dopo l’intervento, mentre Leandro se ne sta tranquillo ma sofferente nel proprio letto d’ospedale, sente bussare alla porta.

“Avanti.”

“Buongiorno dottore.” Romina viene avanti sorridente e preoccupata. “Come sta dottore?”

“Venga avanti. Che piacere vederla. Lei è l’unica dei miei pazienti che è venuta a trovarmi.”

“Mi sembrava giusto. Spero tanto che lei possa riprendersi molto presto. Vero? L’intervento è andato bene?”

“Sì, almeno così mi ha detto il chirurgo.”

La visita di Romina non era dettata dalla curiosità, ma dall’apprensione. Suo padre era mancato dopo una brutta malattia, pochi anni prima e lei aveva trovato in Leandro una persona non più giovane per potersi confidare… ma non per tutto.

Perché non per tutto?

Perché quando Leandro, dopo la convalescenza, riprese la propria attività e rivide Romina, si accorse del seno di Romina. Era cresciuto!

“Cos’ha fatto?”

“Mi sono fatta operare. Sono molto contenta.”

Leandro avrebbe voluto sgridarla. Non poteva farlo; si trovò però a capire che Romina, anche se aveva ancora bisogno di essere aiutata, era determinata. La si doveva aiutare, non la si poteva assolutamente costringere a fare o a non fare.

“Lo sa che non sono d’accordo. Se però questo intervento la aiuta, sono contento anch’io.”

 

Passano i giorni, i mesi e qualche anno. Leandro rimane in contatto con Romina grazie a internet.

Romina gli confessa di aver conosciuto un simpatico giovane; le piace e accetta un invito a cena. Leandro le raccomanda di essere un po’ preziosa, di aspettare di conoscere la serietà di quell’uomo; in poche parole le dice: “Stia bene attenta. Non ci vada a letto finché non sarà sicura che c’è veramente dell’amore”.

“Certo” gli risponde Romina “seguirò i suoi consigli.”

Non bisogna dimenticare che Romina è ora laureata, non aderisce più come prima alla vita notturna, ha iniziato a lavorare presso la redazione di un giornale locale e continua a sperare nell’amore.

Esce un paio di volte, crede nelle parole false che le vengono sussurrate e, nello spazio di pochi giorni, finisce nuovamente nelle lenzuola del falso amore.

Certamente falso. Infatti, anche quest’individuo si dimostrò un mezzo uomo. Ottenuto quello che voleva… sparì dalla circolazione.

Romina sta imparando. Purtroppo è necessario incappare in qualche errore.

Romina è ora certa. Leandro è un buon amico.

Ha anche un’altra certezza: “Conoscevo Leandro prima ancora di conoscerlo.”

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 30 luglio 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, L’Albero, Albero Fantastico e Panchina La Tirolese.

 

Alessandro: “Son tornato. Come state amiche mie? E tu amico Albero?”.

Panchine Petulante e Ingenua: “Bene grazie, e tu? Speravamo tanto di vederti.”

L’Albero: “Bentornato Alessandro; scusa se sono indiscreto, ma, mi piacerebbe tanto sapere dove sei stato.”

Alessandro: “Beh… che domanda. Tu sai perfettamente dove sono stato e fai finta di fare il curioso perché le nostre amiche credano che tu non lo sappia… dato che non glielo hai detto.”

L’Albero: “Hai ragione. Quel mio collega di Merano ti ha visto, e so che avete anche fatto quattro chiacchiere circa i tempi di Sissi.”

Alessandro: “Già, anche lui non è nato ieri e si ricorda bene dei tempi passati prima della Grande Guerra.”

Ingenua: “Allora Alessandro, sei stato in Italia dove parlano anche tedesco? In fondo per noi qui in Svizzera non è per niente eccezionale dato che, se qui in Ticino si parla italiano, a Berna si parla tedesco e a Losanna si parla francese… e gli Umani della Svizzera riescono ad andar bene d’accordo.

Alessandro: E ho anche potuto sedermi su una tua collega… sulla quale, chissà perché, c’è chi si diverte ad imbrattarvi. Si chiama LA TIROLESE.

 

MERANO: PANCHINA LA TIROLESE.

Circa il discorso della lingua, se si vuole essere veramente precisi, più che per Merano, per l’Alto Adige oggi anche Südtirol, non fu tutto rose e fiori. Prima della Grande Guerra il Südtirol apparteneva all’Impero Austroungarico, i cittadini di quel territorio parlavano tedesco come in tutta l’Austria. Poi dopo la guerra, il Südtirol iniziò a far parte del Regno d’Italia e cominciò a chiamarsi Alto Adige, l’Impero Austroungarico fu ridimensionato e i cittadini di Bolzano e di Trento si trovarono a dover onorare, non più Francesco Giuseppe bensì il nostro Vittorio Emanuele III.

Petulante: “Quello piccolo?”

Alessandro: “Sì, era piccolo ma comandava poco, perché a comandare davvero arrivò un certo Benito Mussolini… e molte cose cambiarono.”

L’Albero: “Poi potremo parlare dell’Umano Mussolini. Ora raccontaci un po’ di Merano e di cosa vi siete raccontati.”

Alessandro: “Perché, tu che con le tue onde puoi farlo, non interpelli direttamente il tuo amico di Merano e facciamo una specie di “tavola rotonda”?”

Ingenua: “Cosa c’entra Re Artù?”

Alessandro: “Non c’entra nulla.”

Ingenua: “Ma la tavola rotonda non è quella di Re Artù e dei suoi cavalieri?”

L’Albero: “Dai su, mettiti un po’ tranquilla; per tavola rotonda in gergo scientifico s’intende parlare e discutere tutti insieme di un argomento come se si fosse tutti attorno ad un tavolo.”

Ingenua: “Grazie. Ho capito.”

L’Albero: “Sono riuscito a contattare il mio amico Fantastico di Merano.”

Alessandro: “Bravo.”

 Albero Fantastico: “Come va Alessandro? Tutto bene?”

Alessandro: “Certamente Fantastico. È tutto in ordine.”

Panchina La Tirolese: “Ciao Alessandro, lo sai che sono contenta di averti conosciuto?”

Fantastico “È stato un piacere poter fare quattro chiacchiere con te. Ho potuto rinfrescare il mio italiano. Tu sai perfettamente ch’io son nato in lingua tedesca, ma quando l’Umano Mussolini pretese di far parlare tutti solo in italiano, l’ho dovuto imparare anch’io… che poi l’italiano è una gran bella lingua. Purtroppo a quei tempi per noi fu molto difficile. Dopo la Grande Guerra anche gli Umani di Trento diventarono italiani; per loro fu sicuramente una gioia dato che parlavano italiano.

MERANO: L’ALBERO FANTASTICO.

Per noi no, tanto più che, secondo una politica un po’ stramba avremmo dovuto perdere la nostra lingua, la lingua dei nostri padri… Da un po’ di tempo, gli Umani d’Italia, quelli che hanno sempre parlato italiano, in poche parole quelli che si considerano italiani veri, stanno cominciando a capire quanto sia giusto per noi non dover perdere la nostra identità. Ora possiamo parlare la nostra lingua e possiamo prendere atto che in tutti gli uffici statali, gli impiegati, anche se vengono da Bari o da Ancona, devono parlare la lingua tedesca, nel senso che la devono conoscere.

Alessandro: “Ho visto infatti come anche la Polizia ha sulla fiancata dell’auto la scritta in tedesco POLIZEI oltre a quella in italiano POLIZIA.”

UN’AUTO DELLA POLIZIA A MERANO

Fantastico: “Purtroppo ci sono ancora troppi italiani, intendo quelli la cui madre lingua è l’italiano, che pretendono la lingua italiana anche fra tutti i nostri nativi, magari quelli dei paeselli in montagna.

L’Albero: “Potresti spiegarti meglio?”

Fantastico: “Molti Umani d’Italia dicono: “Qui siamo in Italia e qui si deve parlare italiano.” Non capiscono, è una questione d’incurabile miopia, quale può essere il vantaggio di avere una provincia nel territorio nazionale dove si parla perfettamente un’altra lingua… in questo caso il tedesco.”

La Tirolese: “Che poi, in Europa, il tedesco è una lingua piuttosto importante.”

L’Albero: “Ora ho capito. L’Umano italiano è un popolo stupendo con moltissime risorse, ma è convinto di poter solo insegnare e non accetta nessun insegnamento da altri.”

La Tirolese: “Scusate se v’interrompo. M’è venuto da ridere pensando al fatto che al tempo del fascismo, se una coppia veniva a sedersi su di me e voleva dirsi qualcosa di dolce, era obbligato per legge a dirselo in italiano. Non vi viene da ridere?”

Fantastico: “Non riesco a riderci sopra… era veramente terribile. Cosa volevi dire Alessandro?”

Alessandro: “Volevo dire all’Albero che ha detto giusto. Sai, durante il nostro soggiorno a Merano, ho potuto notare come molte cose funzionano bene… un po’ alla tedesca… o alla svizzera se preferisci.

L’Albero: “Mi piace di più se dici alla svizzera.

Alessandro: “Se poi fai tanto di aver bisogno di qualcosa di veramente italiano, e, per spedire una cartolina devi andare alla posta, ti accorgi di essere veramente in Italia. Il personale è gentilissimo, cosa, senza offendere nessuno, quasi rara nel resto della mia Patria; il funzionamento è però Italia Super.”

L’Albero: “Perché Super?”

Alessandro: “Perché, secondo voi, se qualcuno va alla posta per spedire una cartolina e cerca dei francobolli… e, se apprezza il francobollo, può cercare un francobollo bello?”

L’Albero: “Non l’hai trovato bello?”

Alessandro: “No caro… perché lo sportello che vende i francobolli belli ha mandato in vacanza l’addetto alle vendite, per cui lo sportello… è come se non ci fosse.”

L’Albero: “Essendo un ufficio postale avrà avuto altri francobolli… meno belli.”

Alessandro: “Vi permetto di ridere: NESSUN FRANCOBOLLO. Il valore necessario per la spedizione, ovvero uno pseudofrancobollo, viene stampigliato direttamente sull’oggetto di corrispondenza.”

AVEVO IL NUMERO 96

L’Albero: “Avresti dovuto andare nell’ufficio principale. Se si va in un ufficio piccolo…”

Alessandro: “Ma era l’ufficio principale di Merano.”

Petulante: Ho sentito bene? L’ufficio principale, cioè LA POSTA CENTRALE DI MERANO non vende francobolli?”

Alessandro: “Hai sentito benissimo. Quando ci sono andato io, esattamente il 22 luglio 2017… niente francobolli. Però, come ho già detto erano tutti molto gentili. Mi hanno indicato il direttore al quale ho spiegato che cercavo il francobollo commemorativo della FIAT 500. Andò a cercare quello che cercavo e me lo diede; però, non mi fu possibile integrare l’affrancatura della cartolina per la Svizzera; mancava un francobollo da € 0.05. La tariffa per la spedizione in Italia è € 0.95, per l’estero € 1.00. La Posta Centrale di Merano non aveva francobolli da 5 centesimi di Euro! È garantito che non si capisce bene per quale ragione la poste continuano a chiamarsi così se non vendono francobolli… ma ne stampano a vagonate per i collezionisti!

IL FRANCOBOLLO DEL 2017

Ingenua: “E come hai fatto? Posso chiederti per chi era la cartolina?”

Alessandro: “Puoi. Era per i miei nipotini. L’ho imbucata così, sperando che arrivasse… perché non volevo che mi deturpassero il francobollo con la stampigliatura dei 5 centesimi.

Prima di abbandonare questo folcloristico discorso chiarificatore del contorto comportamento delle Poste Italiane, vi mostro il manifesto che ho fotografato all’interno dell’Ufficio Postale proprio a Merano.

MANIFESTO NELLA POSTA CENTRALE DI MERANO

Propaganda i francobolli italiani… ma poi non li vende. Potremo riprendere questo discorso, anche alla luce del fatto che la Posta non ha diritto di deturpare un francobollo… quando l’ha venduto ed è diventato proprietà di chi l’ha acquistato.

Ingenua: “Poi ci dirai se i tuoi nipotini hanno ricevuto la cartolina?”

Alessandro: “Certo cara Ingenua. Devo dire caro Albero che a Merano hai dei colleghi bellissimi… a parte Fantastico vicino alla statua di Sissi (Elisabeth).”

Fantastico: “È vero. Ci sono veramente molti bellissimi alberi qui a Merano; so che ne hai fotografato più di uno. Quelli lungo la passeggiata di Sissi sono molto rinfrescanti… sì perché col rumore del fiume Passirio sembra che all’ombra degli alberi la temperatura sia meno afosa, intendo nelle giornate come quelle dei giorni scorsi in cui la temperatura ha superato i 30° all’ombra. E poi, bisogna dire la verità, qui si respira ancora un po’ l’aria dell’Impero.

IL SENTIERO DI SISSI

Qui, finché la nostra capitale era Vienna, veniva il bel mondo a godere l’atmosfera “sud delle Alpi”… un pochino come succede da voi in Ticino… che arrivano tanto dalla Svizzera tedesca quanto dalla Germania.

Inoltre, non si deve dimenticare che anche il nostro Kurhaus con le acque “speciali” attirava molta gente.

Ingenua: “E veniva anche Sissi? Ne ho sentito parlare… credo che fosse molto simpatica.”

Fantastico: “Certamente; forse non hai seguito bene. A lei piaceva tanto venire qui. Vicino a me hanno messo una statua di marmo… marmo di Lasa del Sudtirolo, per la precisione della Val Venosta. E poi c’è la “passeggiata di Sissi” che lei faceva veramente, in mezzo agli alberi e vicino al fiume.

Qui veniva il bel mondo da tutta Europa, addirittura dalla Russia. C’era, e c’è tutt’ora una specie di Colonia Russa. Venivano in molti, anche per curare la tubercolosi. Purtroppo, dopo la Grande Guerra, gli Umani del Sudtirolo hanno sofferto molto l’annessione al Regno d’Italia.

LA STATUA DI SISSI (ELISABETH) SCOLPITA NEL 1903 DAL PROF. HERMANN KLOTZ… 5 ANNI DOPO LA MORTE DI SISSI NEL 1898.

Fu una doppia sofferenza: La prima fu il confine coi tirolesi di Innsbruck dove prima chiunque poteva andare tranquillamente senza particolari restrizioni; la seconda fu l’arroganza delle italiche genti che, dopo aver vinto la guerra si mossero linguisticamente in modo tale per cui gli abitanti del posto si sentirono esuli in casa propria. Non si dimentichi poi l’avvento del fascismo che pretese di italianizzare tutto cercando di eliminare ogni elemento che aveva sapore di tedesco. Sono passati quasi 100 anni da quando il Sudtirolo fu annesso all’Italia; ancora oggi ci sono nelle valli Umani tirolesi del sud che odiano gli Umani d’Italia.

L’Albero: “Credevo che ormai dopo tanti anni il problema linguistico fosse stato superato.

Fantastico: “Non credo che possa essere facile accettare l’arroganza di chi t’impone di perdere la tua identità e l’identità della tua terra. È interessante prendere atto che durante la famigerata esistenza del Grande Reich, ci furono alcuni periodi in cui, non solo alcune famiglie optarono per il “trasferimento” in terra tedesca, ma addirittura, coll’Alpenvorland, il Sudtirolo assieme alle provincie di Trento e Belluno diventarono a tutti gli effetti un Land tedesco.

Lettera spedita da Belluno il 25 gennaio 1945 diretta a Vienna affrancata con francobolli del Grande Reich.

Durò poco dato che la disfatta era vicina, ma tramontò anche la speranza di quegli Umani troppo ottimisti che si ritrovarono di nuovo ad essere altoatesini.

Lettera spedita da Silandro diretta in Germania con francobolli recanti l’effige di Hitler.

Queste buste, trovate sul web, che mi fai vedere, sono molto interessanti, significative nonché dimostrative della dominazione del Reich.

Ho usato il termine altoatesini proprio perché questa parola può essere stata considerata in modo dispregiativo dagli Umani che lottavano per l’Indipendenza dall’Italia.

Alessandro: “Ricordo, dopo l’ultima Guerra, noi italiani molto lontani da questa realtà, ci trovammo a condannare senza riserve certi comportamenti violenti; oggi, anche se non li giustifico, posso comprendere l’insofferenza verso l’Italia. Il mio è il ragionamento del profano che non capisce niente, ma che, dopo aver soggiornato qualche volta in questo territorio, dopo essersi un poco immedesimato con empatia nella mente di chi ha subito per anni “il sopruso del conquistatore” comprende che si può perdere la pazienza e passare dalla parte del torto. La violenza è sempre sbagliata, ma, checché se ne dica, è violenza anche quella che mette in atto chi legittimamente si difende. È quindi tutto relativo e si arriva pure, perché no, ad apprezzare certe violenze.”

L’Albero: “Ricordo quello che Tasso e i suoi fratelli ci raccontarono di violenze, sempre da parte degli italiani, sugli slavi; ricordo anche che dovrebbero parlarci delle violenze che subirono gli italiani da parte degli slavi dopo l’8 settembre 1943. So che ce ne parleranno. Continuo però a non capire come fate voi Umani ad essere così violenti fra di voi. Quello che è emerso dalle vostre chiacchierate è che meno di 100 anni fa gli Umani delle provincie di Trento e Bolzano divennero sudditi del Re d’Italia; passarono dall’Impero di Francesco Giuseppe a quell’Italia che da non molto si era ritrovata unita. Però, per arrivare a questo molti Umani morirono, ovvero, molti Umani furono mandati a morire facendo leva su un’altisonante parola: “patriottismo”. Un tempo, chi si dava da fare per la Nazione nella quale era nato e cresciuto era un patriota; oggi, e veramente voi Umani fate ridere le mie foglie estive, chi lavora e si agita per la Patria è considerato “populista”; è perché per essere un vero patriota bisogna morire sul campo?”

Alessandro: “Ho l’impressione che tu, dall’alto dei tuoi rami, stia un po’ criticando il comportamento di noi Umani.”

Petulante: “Ho anch’io l’impressione che la tua critica sia abbastanza… quasi velenosa.”

L’Albero: “No, no. Non sono velenoso, sono semplicemente oggettivo. Voi Umani raramente vi accontentate. Ragionando a livello territoriale, da che mondo è mondo, avete sempre bisogno di espandervi e di andare a rubare al vicino; se non potete farlo con le armi lo fate sfoggiando la ricchezza, ossia la potenza economica. Solo un’antichissima repubblica non volle mai ingrandirsi.”

Ingenua: “C’è una repubblica con degli Umani che vivono in pace accontentandosi del territorio che hanno?”

L’Albero: “Certamente, è la Repubblica di San Marino. Nel 1797, l’Umano Napoleone che a quei tempi la faceva da padrone, offrì alla repubblica un ampliamento di territorio… che fu rifiutato. È probabilmente questa la ragione per cui questa simpatica repubblica esiste ancora.

Ingenua: “Quindi se quegli Umani sono uno Stato a tutti gli effetti hanno anche i loro francobolli e le loro monete?”

L’Albero: “Per questo devi rivolgerti ad Alessandro… è lui lo specialista. Chissà se c’è stato in quella piccola repubblica.”

FRANCOBOLLO DEL 1982

Alessandro: “Sì, ci sono stato. San Marino è molto simpatico e ha naturalmente i suoi francobolli. Questo del 1982, che vi mostro, ricorda Napoleone quando fece tappa da quelle parti.

Petulante: “Peccato… credo che non potrò mai andarci. Dimmi piuttosto caro amico Albero, qual’è la “potenza economica” paragonabile all’espansione armata?”

L’Albero: “Un esempio qui in Europa è sotto l’occhio di tutti: La Germania. Questa Nazione che poté espandersi grazie ai Panzer in gran parte dell’Europa, oggi impone povertà ai Paesi del Sud Europa con la scusa dell’Austerità… che dovrebbe far quadrare i Suoi conti. Qualcuno ha addirittura parlato di Quarto Reich. C’è una grossa differenza fra Austerità e Povertà!

Un altro esempio un po’ più lontano da noi potrebbe essere la Cina che, economicamente, ha messo da parte una quantità enorme di dollari USA. Grazie a questo “tesoro” in dollari, può, sotto sotto, dettar legge al governo americano. Lo fa sicuramente con riservatezza, ma, a certi livelli il Governo USA ha un po’ le mani legate.”

Petulante: “Questo starebbe a dimostrare quanto I soldi sono importanti… per gli Umani

Fantastico: “Caro amico ticinese… ma anche svizzero, ho seguito i vostri discorsi e sono d’accordo con voi circa l’importanza oggi dei soldi, ma anche ieri i soldi erano importanti quando voi svizzeri eravate un po’ la cassaforte del mondo; non per niente eravate considerati un paradiso fiscale. Chiunque poteva aprire un conto cifrato e depositare i propri averi. Oggi non è più così, però le vostre banche si sono adeguate all’andazzo mondiale accumulando clienti da spolpare. Com’è possibile che i capi delle banche guadagnino un mucchio di soldi (milioni di franchi svizzeri) e ai correntisti non paghino più interessi?… e va già bene se non ci sono interessi negativi! Un tempo c’era un pizzico di onestà per cui il cliente risparmiatore poteva comperare delle obbligazioni, portarsele a casa e ogni sei mesi tagliare con le proprie mani il cedolino e incassarlo gratuitamente in banca. Oggi non è più possibile… fa tutto la banca, si fa pagare ogni sospiro e gli esigui interessi difficilmente superano le spese.

Quindi, nello stesso modo in cui gli Umani della Cina sono un po’ proprietari degli Umani d’America, così le banche che dovrebbero essere al servizio del cittadino, riescono a governare… o a far governare dettando legge.

La Tirolese: “Ma è terribile quello che dici. Molti Umani, o devono attingere a quello che con sacrifici hanno risparmiato o, per fare arricchire pochi, diventano sempre più poveri. Non si può far proprio niente?

L’Albero: “ Certo che si potrebbe… ma non si vuole. E tu Alessandro cosa ne pensi?”

Alessandro: “Non si vuole… proprio così. Ne potremo riparlare. Ora devo lasciarvi; mia moglie mi aspetta. Saluti a tutti, particolarmente a Fantastico e a La Tirolese. A presto amici del Canton Ticino… miei vicini di casa.”

L’Albero, Petulante e Ingenua: “Ciao Alessandro… ti aspettiamo presto.”

Fantastico e La Tirolese: “Ciao… speriamo di rivederti a Merano.”

 

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Ho fatto il medico per tanti anni.
20 anni li ho passati in sala operatoria. Molti di questi venti anni li ho passati in piccoli ospedali dove, specie nel Pronto Soccorso, arrivava di tutto.
Quante volte abbiamo dato tutto noi stessi… quindi non solo io, per salvare la vita di chi avrebbe potuto morire… e purtroppo qualcuno moriva.

Presso Berchtesgaden in Germania c’è una grotta che si chiama Riesending-Schachthöhle.

UN MOMENTO DIFFICILE DEL SALVATAGGIO.

Il 1° giugno 2014, a mille metri di profondità, un certo Johann s’infortunò gravemente. Aveva bisogno di essere soccorso e portato fuori dalla grotta altrimenti sarebbe morto. I soccorsi si misero in movimento in tempi relativamente brevi. A prender parte ai soccorsi furono impregnate, fra l’altro, squadre anche di Svizzera, Italia e Croazia. Finalmente dopo 12 giorni il Signor Johann fu riportato vivo in superficie.
In quanti furono ad essere impegnati, e con attrezzature sofisticate e dimentichi della stanchezza? Ben 800 persone.

Ieri, in quel di Barcellona, un paio di inqualificabili individui, si sono permessi di decidere della vita di altri individui… solo perché la pensavano in quel determinato modo…

Il fatto è che ognuno di noi ha il diritto di pensarla come vuole, ma, se vuole considerarsi libero non ha il diritto di nuocere a se stesso e neppure agli altri.

Purtroppo questo concetto piuttosto universale è raramente conosciuto alla maggior parte dei Governanti.

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Registrazione del 12 agosto 2017

Personaggi:
Albero Tasso, Alessandro e Panchina Rotonda.

Albero Tasso : « Caro Alessandro, mi fa piacere vederti. Cosa mi racconti di bello? Stai bene?»

Alessandro: “Eccomi. Sto benissimo e, mi sembra anche voi. E tu Rotonda?”

Panchina Rotonda: “Bene grazie, anche se qui intorno c’è un po’ troppo movimento. Ancora non mi ci sono abituata. Cosa ci racconti?”

Tasso: “Siamo rimasti un po’ colpiti dall’ipotesi detta quasi sottovoce dall’Albero Piangente, che gli Stati Uniti, i quali non hanno fornito l’elio agli Zeppelin, potrebbero avere una parte di colpa nel disastro dell’Hindenburg.”

Alessandro: “Non sono nelle condizioni di conoscere la verità, penso però, lo faccio ora, che se gli Stati Uniti avessero voluto far le cose per bene, avrebbero dovuto, nell’embargo verso la Germania nazista, proibire l’atterraggio degli Zeppelin.”

Tasso: “Se non l’hanno fatto sarà perché erano interessati a quelle efficienti macchine volanti… che non avevano, pare, avuto mai inconvenienti.”

Alessandro: “Ho trovato un documento filatelico che dimostra interesse per gli Zeppelin da parte degli USA. La filatelia può essere veramente interessante e può anche raccontarci la storia e le ipocrisie del Genere Umano.”

Tasso: “Cosa avresti trovato?”

Alessandro: “Devo fare una premessa, e cioè che a quei tempi l’aerofilatelia e tutto ciò che aveva a che fare con la corrispondenza, se era “volato”, era molto interessante e oggetto di collezionismo anche ad alto livello.”

Rotonda: “Anche gli Zeppelin?”

Alessandro: “Gli Zeppelin in modo particolare. Gli oggetti volati sullo Zeppelin fanno parte, quasi quasi di una branca a parte della filatelia.”

Tasso: “E tu, cosa avresti trovato?”

Alessandro: “Fra gli oggetti in vendita online ho trovato una busta con un francobollo da 50 centesimi di dollaro degli Stati Uniti in quartina che avrebbe volato da Friedrichshafen fino in Brasile, poi verso nord fino a Miami, Akron nell’Ohio e infine a Chicago… per far poi ritorno in Germania.

LA BUSTA IN QUESTIONE

L’interessante è che questo francobollo con un sovrapprezzo di 42.5 centesimi fu stampato per sovvenzionare il volo fino a Chicago. Ancor più interessante è che pare, dico pare perché non c’ero, fossero gli Americani a chiedere alla Luftschiffbau Zeppelin GmbH di Fiedrichshafen di raggiungere la località di Chicago.

Tasso: ”Quindi gli Americani avevano interesse agli Zeppelin.”

Alessandro: “Credo proprio di sì. Questo il francobollo.”

IL FRANCOBOLLO USA DEL 1933

Tasso: “Ma allora, se gli Umani degli Stati Uniti d’America erano così interessati allo Zeppelin al punto da stampare un francobollo, perché si rifiutarono di fornire il gas elio alla Germania?”

Alessandro: “Questo proprio non lo so e non so quanti abbiano preso in considerazione questo particolare. Si dimostra però, per l’ennesima volta, che le scelte politiche non tengono conto delle vite umane. Se l’Hindenburg avesse avuto l’elio non si sarebbe incendiato, nessuno sarebbe morto e i voli avrebbero continuato dando gloria alla Germania nazista.”

Tasso: “Già, già… la politica… e la ragion di Stato. Ma voi Umani, quand’è che smetterete di accapigliarvi… e ammazzarvi in modo così inutile?”

Rotonda: “Certo che è triste… anzi molto triste. Ma tu dicevi che le macchine volanti hanno interessato molto la filatelia.”

Alessandro: “Certamente anche l’Italia ha partecipato nell’emissioni di francobolli in situazioni particolari, sia dello Zeppelin, come per la trasvolata oceanica di Italo Balbo.”

Rotonda: “Racconta, racconta…”

Alessandro: “Un’altra volta. Ora sono troppo triste dopo quello che ha detto Tasso… e cioè quand’è che smetteremo di ammazzarci in modo così inutile.”

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Registrazione del 30 luglio 2017

Personaggi:
Albero Tasso, Panchina Rotonda, I Fratelli di Tasso, Albero Piangente, Alessandro.

 

Albero Tasso : « Cara Rotonda, hai più visto il nostro amico Alessandro? »

Panchina Rotonda : « Giusto due giorni fa s’è seduto un momento su di me. Aspettava l’autobus ; s’è divertito a fotografarlo e… se n’è andato coll’autobus. Quasi non mi ha salutato. »

Tasso : « Sicuramente aveva fretta di tornare a casa dalla sua moglie. So che si vogliono bene. Sono sposati già da tanti anni. »

Rotonda : « Quanti anni ? »

Tasso : « Più di 50 »

Rotonda : « Allora sono delle « mosche bianche » ; la prossima volta che lo vedo glielo chiedo… se è vero ; mi sembra così strano, di questi tempi dopo pochi anni si lasciano… per incompatibilità di carattere. Alessandro è molto simpatico. »

I fratelli di Tasso : È simpatico anche a noi. Speriamo che venga e si fermi un po’. Sì, perché dobbiamo raccontare e raccontargli ancora di quello che successe a Trieste e da quelle parti. »

Rotonda : « È vero. Ce ne parlò vostro fratello il 25 aprile, poi, quando sembrava che ce ne volesse parlare ancora, ci raccontaste delle scellerattezze del Regno d’Italia al tempo del fascismo, in Slovenia, e dei campi di concentramento di quegli umani. Ora sarebbe interessante sapere cos’altro accadde… perché è giusto sapere. Sì perché anche noi vogliamo sapere.»

I fratelli di Tasso : « Hai ragione cara amica. Noi sappiamo che Alessandro va spesso e volentieri a trovare il nostro collega « L’Albero » e va a sedersi sulla panchina Ingenua che lo coccola. Possiamo controllare la situazione. »

Rotonda : « Lascio fare a voi. »

I fratelli di Tasso : « Non è con le sue amiche Petulante e Ingenua. Vogliamo continuare le ricerche.»

Rotonda : « E dove sarà finito ? »

Tasso : « Ho cercato dai miei amici sul Lungolago. »

I fratelli di Tasso : « L’abbiamo trovato… abbiamo ricevuto una comunicazione dal nostro collega Piangente. »

Rotonda : « Dov’è ?  Viene qui da noi ?»

L’Albero PIANGENTE… sul Lago di Costanza

I fratelli di Tasso : « Per ora te lo puoi sognare… è nella Svizzera tedesca, sul Lago di Costanza… che si chiama anche Bodanico. L’Albero piangente parla tedesco, ma noi riusciamo ugualmente a comunicare. Vedi cara Rotonda, Piangente è in Svizzera, ma vede davanti a sé la costa della Germania. Ora in Germania stanno bene e dettano legge a tutta l’Europa… un po’ di anni fa però… »

Rotonda : « Possiamo parlare con Piangente e con Alessandro ? »

I fratelli di Tasso : « Certamente… un attimo di pazienza. »

Albero Piangente : « Saluto con piacere i miei amici del Canton Ticino… in particolare Tasso che conosco da sempre, e anche i suoi fratelli… e anche te giovane Rotonda.  C’è qui da me Alessandro ; ora ve lo passo.»

Alessandro : « Ciao amici. C’è in voi un po’ di stupore ? Non sapevate che io vengo molto volentieri a vedere questo lago. Lo conosco fin da quando ero bambino ; è molto grande e mi fa ricordare tante cose… anche della Germania. »

Tasso : « Cos’ha di speciale per te il lago di Costanza ? »

Piangente : « Vi rispondo io. Dovete sapere che per Alessandro le acque di questo grande lago significano il ricordo affettuoso della sua nonna e, marginalmente, i tanti pesci che da bambino aveva potuto pescare. Oggi, cioè di questi tempi, quando da qui si guarda la Germania, oggi che la si può raggiungere con la massima facilità col treno a Costanza e col traghetto a Friedrichshafen, non si può fare a meno di ricordare il tenebroso passato e soprattutto l’arrogante presente.»

Tasso : « Certo, il tenebroso passato lo conosciamo bene. Ne parlammo piuttosto recentemente quando menzionai la provincia di Lubiana del Regno d’Italia. Bisogna dire che se Lubiana arrivò ad essere una provincia italiana fu sicuramente grazie alla potenza bellica del Terzo Reich che fece sua l’altra parte, la migliore, della Slovenia. Il Regio Esercito era abbastanza disorganizzato per riuscire a far « qualcosa di buono ». Senza l’aiuto della Wehrmacht non sarebbero andati molto oltre. Basti pensare all’invasione, si fa per dire, della Francia. La città più importante che riuscirono a conquistare fu Mentone ! »

Rotonda : « L’altra volta ci hai raccontato di Trieste e qualcosina dell’Istria… e poi ? »

I fratelli di Tasso : « Oggi nostro fratello e noi stessi non ne abbiamo voglia. È più bello sentire cosa ci racconta Piangente e Alessandro dal Lago di Costanza. Appunto cara Piangente raccontaci un po’ di voi… e di loro. »

Piangente : « Non c’è moltissimo da dire se non che, molti anni fa, a guerra finita, o quasi, l’altra sponda era buia. La Germania era a terra e camminava sulle ginocchia. Mi raccontò Alessandro che andò a Friedrichshafen con una cugina poco dopo la fine della guerra. Ci andò col vaporetto, e mentre la cugina di sua mamma andò a trovare una conoscente che non aveva più visto a causa della chiusura delle frontiere, lui poté remare tranquillamente su una barchetta a noleggio. Ricorda che intorno a lui c’era piuttosto la distruzione e tanta, tanta tristezza. Lui era un bimbo, e, anche se non ricorda bene, la parola più giusta che gli viene a mente è : desolazione. »

Tasso : « Ed ora com’è ? »

Piangente : « Ora è tutto opulenza e allegria. Un mucchio di vaporetti, anche austriaci attraccano regolarmente nel porto lacuale. Sai, Friedrichshafen è la patria dello Zeppelin. Fu lì che negli anni 30 costruirono quegli enormi dirigibili che, con tutti i comforts, attraversavano l’Atlantico trasportando molti passeggeri. »

Rotonda : « Ed ora ? »

Piangente : « Ora quei dirigibili non ci sono più perché il 6 maggio 1937 il Dirigibile Hindenburg lungo ben 245 metri, mentre stava per attraccare al pilone d’ormeggio a Lakehurst nel New Jersey negli Stati Uniti, prese fuoco e in mezzo minuto fu completmente distrutto. Ora c’è lo Zeppelin NT, molto più piccolo, che può trasportare 12 passeggeri e fa dei bellissimi giri in zona e, qualche volta anche un po’ più distante… ma non più trasporti transcontinentali. »

 

È questa una bella cartolina d’epoca con due Zeppelin in volo sul Lago di Costanza.
L’LZ 129 (Hindenburg) era lungo ben 245 metri!
Poteva trasportare, con tutti i comfort, 72 passeggeri.

Rotonda : «Ma questo Zeppelin NT non è pericoloso ? Non può prendere fuoco ? »

Piangente : « No perché non usano più l’idrogeno, gas infiammabilissimo… usano l’elio che non può prendere fuoco. »

Rotonda : « Perché non usavano l’idrogeno anche negli anni 30 ? Non ci sarebbero stati molti morti. »

Piangente : « Ecco, qui bisognerebbe proprio piangere. Ci furono 35 vittime fra i passeggeri, i membri dell’equipaggio e personale di terra. Come vi ho appena detto, oggi viene usato l’elio, e, anche a quei tempi avrebbero potuto usare l’elio, ma, dato che l’USA era l’unico produttore mondiale di elio e non era molto d’accordo con la politica che veniva praticata in Germania a quei tempi in cui a comandare era Hitler, c’era un embargo da parte degli Stati Uniti… che si sarebbero rifiutati di fornire il gas alla Germania nazista. A questo punto si potrebbe dire che se gli Stati Uniti avessero fornito l’elio, non ci sarebbero stati tutti quei morti e i voli dello Zeppelin avrebbero potuto continuare.»

Rotonda : « Dopo quell’incidente non ci furono più voli intercontinentali dello Zeppelin ? »

Piangente : « Esatto… non più voli dello Zeppelin. Peccato perché fecero epoca ; non avevano mai avuto nessun incidente. Mi son trovata a pensare che se gli Umani degli Stati Uniti avessero voluto veramente punire la politica della Germania, non avrebbero dovuto permettere il volo commerciale degli Zeppelin. Se questi voli erano permessi vuol dire che anche gli americani avevano i loro interessi… e quindi, mi sembra che quell’embargo che produsse molti morti fu, tutto considerato, una bella ipocrisia. La solita ipocrisia delle diplomazie degli Umani ? Potrei aggiungere che dal punto di vista filatelico ci furono molti appassionati che raccoglievano le buste volate su quelle macchine volanti. »

Alessandro : « Hai ragione. A me piacciono i francobolli, ma non ho mai avuto buste volate con lo Zeppelin. Circa l’ipocrisia di noi Umani, credo proprio che non ci sia nulla da obiettare a quello che hai detto. Quell’ipocrisia esiste tutt’ora. La più bella ipocrisia delle politiche d’oltre oceano fu la guerra con missili precisi contro l’Iraq per distruggere « le armi di distruzione di massa». Ancora oggi sopportiamo le conseguenze di quella guerra sconsiderata… che voleva, fra l’altro, esportare la democrazia. »

Piangente : « Ma come fate voi Umani a pensare di poter esportare la democrazia in una Nazione dove la popolazione non conosce assolutamente il significato di quella bellissima parola ? Lasciamo perdere la politica e fammi ricordare che tu mi hai detto che sei stato su questo Zeppelin nuovo… raccontaci un po’, e come ci sei arrivato. »

Alessandro : « Tu stessa l’hai detto che sono molto affezionato a quel lago perché ci andavo da bambino… e continuai ad andarci da adulto. Mi piaceva e mi piace la cittadina dove abitava mia nonna. Poi, un bel giorno, andai a Friedrichshafen e, fra l’altro, visitai il Museo Zeppelin dove mi affascinò l’idea del volo « più leggero dell’aria ». Trovai molto intressante l’andare al di là dell’Oceano con una macchina così leggera e, con tutti comforts. Nel Museo ci sono molte ricostruzioni degli ambienti dell’Hindenburg come questa saletta con la passeggiata.

 

 

 

RICOSTRUZIONE SALETTA E PASSEGGIATA HINDENBURG          (Da Zeppelin Museum Friedrichshafen)

Mentre visitai il museo, appresi che era possibile volare con Dirigibili più piccoli come quello di cui vi ha parlato Piangente. M’informai e appresi che i voli erano solo dalla primavera all’autunno e che era necessario prenotarsi per tempo ; inoltre, i voli ci sarebbero stati solo con tempo buono. »

 

CARTOLINA RELATIVAMENTE RECENTE DELLO ZEPPELIN NT IN VOLO SUL PORTO DI FRIEDRICHSHAFEN.

 Tasso : « Allora ci sei andato su quel Dirigibile ? »

Alessandro : « Certamente sì. Due volte. »

Tasso : « Fu interessante ? »

Alessandro : « Molto interessante… bellissimo. Ve lo racconterò un’altra volta… se è di vostro interesse.»

Tasso e Rotonda : « Naturalmente ci interessa. E a te Piangente non interessa ? »

Piangente : « A me Alessandro ha già raccontato tutto… e poi l’ho visto… lassù. Vi saluto ; salutatemi Lugano e il Ticino. Un saluto particolare ai tuoi Fratelli caro Tasso.»

I Fratelli di Tasso : « Salutiamo con affetto, anche se siamo velenosi. A presto. »

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Registrazione del 21 giugno 2017

Personaggi:
Passante Alessandro, Albero Tasso, Panchina Rotonda, L’Albero, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, I Fratelli di Tasso.

 

Alessandro: “Ciao caro Tasso, come si sta qui? Sempre bene?”

Tasso: “È bello trovarti ogni tanto da queste parti; penso tu stia bene.”

Alessandro: “Ma certo, anche se gli anni passano e gli acciacchi, anche loro ogni tanto, si fanno sentire. Vado a sedermi su Rotonda; per fortuna ora non c’è nessuno.”

Tasso: “Ti aspetta. Penso sia tua intenzione continuare il discorso dell’altra volta.”

Alessandro: “Giusto. Mi sta veramente molto a cuore sapere quello che ebbero a patire gli italiani in quegli anni a causa della malvagità delle popolazioni slave… e non solo in Istria, ma anche a Fiume e a Zara sulla costa della Dalmazia.”

Tasso: “Noi, e per noi intendo anche i miei due fratelli, captammo tanti pianti e tante sofferenze, oggi però, vorrei essere con te quasi clamoroso.”

Alessandro: “Cos’è, una sorpresa?”

Tasso: “Non proprio, ma una quasi disillusione.”

Panchina Rotonda: Sei comodo Alessandro? Interrompo per salutarti e per dirti di non farci caso. Tasso ogni tanto fa l’enigmatico; sai lui che è vecchio vuol sentirsi importante. Scusami Tasso se vi ho interrotto.”

Tasso: “Va bene sei scusata.”

Rotonda: “Grazie Tasso. Tu lo sai, io sono giovanissima. I miei legni no, ma ormai la mia personalità, o meglio la mia legnità è questa e qualche volta sono pure un po’ sbarazzina.”

Tasso: “Ma sì, ho imparato a conoscerti. Comunque dicevo che, caro Alessandro, sarei stato con te un po’ clamoroso per il fatto che quello che ti racconterò potrebbe produrre un pizzico di clamore fra i tuoi lettori.”

Alessandro: “Non so ancora se sei saggio, sono però consapevole del fatto che sei un buon vecchio che, con tutti i contatti che hai con mezzo mondo la sai lunga… ma con oggettività.”

Tasso: “È questa la cosa più importante: l’oggettività. Voi Umani cominciate ad averla molti, ma molti anni dopo che un avvenimento è accaduto. La vostra è un’oggettività di parte… e quindi piuttosto soggettiva.”

Alessandro: Ma io conosco abbastanza le vicissitudini di quei luoghi; mi sono abbastanza documentato, però, trovo molto più vivido il racconto dei tuoi simili coi quali hai avuto contatto molti anni fa.”

Tasso: “ Il problema è che io non volevo parlarti delle vicissitudini istriane, ma di quanto accadde pochi anni prima in quella regione oggi Slovenia indipendente con l’UE e l’EURO.”

Probabilmente sono pochi quelli che ricordano o sanno quanto accadde da quelle parti. Quando ancora esistevano le province e il Regno d’Italia; quando lasciarono parlare i cannoni e i carri armati di Mussolini e di Hitler; quando l’Italia si sentì gloriosamente padrona di Lubiana e di una fetta di Slovenia. Fu allora che crearono la provincia di Lubiana.”

L’ESPANSIONE DEL REGNO D’ITALIA DAL 1941 AL 1943.

Alessandro: “Conosco un poco l’argomento, ma non così bene come possono averlo raccontato a te.”

Tasso: “Grazie Alessandro. Quando appunto il regio esercito italiano, aiutato da Hitler, invase la Slovenia, fece di Lubiana e del suo territorio una provincia a tutti gli effetti. È necessario dire che, a differenza di Fiume, Pola e Zara per esempio, il territorio sloveno non era italofono, per cui l’invasione produsse una forte reazione nella popolazione slava e l’esercito italiano si trovò a dover sopprimere certe reazioni. Gli sloveni avevano tutti i diritti di non accettare di essere inglobati nell’aggressivo Regno d’Italia, per cui, anche se con poca gentilezza, cercarono in tutti i modi di dimostrare la loro opposizione. Fu così che, se da una parte ci furono comportamenti violenti di ribellione con atti guerriglia, dall’altra la reazione apparentemente difensiva dell’occupante arrivò ad essere piuttosto esagerata.”

Rotonda: “Quindi, se non ho capito male, la guerriglia dei partigiani sloveni con atti di sabotaggio fu quasi legittima?”

Tasso: “Penso di poterti rispondere con un sì. In fondo l’esercito italiano aveva annesso Lubiana e ne aveva fatto una provincia; secondo la miopia del fascismo imperante, l’annessione voleva considerarsi definitiva.”

Alessandro: “Bene, vieni un po’ al sodo. Ho l’impressione che tu non mi abbia ancora comunicato la “clamorosità” con cui hai esordito.”

Tasso: “Hai quasi ragione. Quello che mi fu possibile captare da miei colleghi di allora, è la terribile malvagità degli italiani verso quelle popolazioni… che giustamente non volevano lasciarsi soggiogare. Il regio esercito di Vittorio Emanuele III, non solo reagì uccidendo, fucilando e incendiando case e villaggi, ma, e questo molti Umani non lo sanno ma è giusto che lo sappiano, l’Italia si macchiò in modo molto grave deportando molti civili in veri e propri campi di concentramento.”

Rotonda: “Ma i campi di concentramento non furono una specialità germanica?”

Tasso: “Sì, così credono in molti. Gli italiani però furono veramente molto malvagi. Basti considerare il Campo di Arbe (oggi Rab in Croazia) dove morirono molti civili colà deportati.”

Rotonda: “Anche se ti posso sembrare sciocca, qual era in fondo l’interesse di avere una provincia in più, e per conservarla, dover ammazzare tanta gente fra cui molti civili?”

Tasso: “Cara Rotonda, devi sapere che, da che mondo è mondo, gli Umani hanno sempre avuto la smania di sentirsi potenti e di aggredire il vicino. Durante la Seconda Guerra Mondiale sembrava che il Reich tedesco volesse unificare l’Europa… cercò però di farlo con dispotismo e seminando terrore.”

Rotonda: “È molto meglio come stanno facendo oggi gli europei con l’Unione Europea. Sono tutti in pace e in modo perfettamente democratico.”

Tasso: “Che siano in pace è vero, che tutto sia in modo perfettamente democratico è piuttosto discutibile. Purtroppo si ha l’impressione che la Germania, uscita a brandelli dall’ultimo conflitto, voglia di nuovo farla da padrona mettendo in ginocchio i paesi del Sud Europa… e anche del nord? L’altra volta lo fece coi cannoni, questa volta sembra che lo voglia fare facendo leva sull’economia. Gli Umani non si ammazzano fra di loro solo coi cannoni, ma anche “derubandosi” in modo apparentemente legale. Si può morire di fame o anche annientati moralmente con l’inetta partecipazione dei Governi locali.”

L’Albero con Panchina Petulante e Panchina Ingenua: “È un po’ che sentiamo i vostri discorsi. Li troviamo molto interessanti e ci stupiamo molto di quello che dite.”

Tasso: “Ultimamente 7 Grandi della Terra si sono riuniti in pompa magna a Taormina. Avrebbero dovuto discutere il loro ruolo per il benessere dei popoli e del Pianeta. Pensi che ci siano riusciti? Per niente. Ognuno ha cercato di portar acqua al proprio mulino, e qualcuno ha addirittura fatto dietro front circa accordi raggiunti a Parigi per far soffrire meno il nostro pianeta. È interessante vedere e guardare la solita foto di gruppo. Uno, o una dei 7 si distingue, quasi a voler dire: “Son qua io… ed io solo so come si deve fare in Europa.” Lo dicevamo poco fa. Non capisco perché gli Umani debbano o ammazzarsi o derubarsi in continuazione fino a distruggersi.

Da “LA STAMPA: ” FOTO DEI 7 GRANDI A TAORMINA.

L’Albero: “Questa foto è bellissima. Ci sono tutte le bandiere nazionali… e ci sono pure due bandiere dell’Europa. C’è proprio un “soggetto” che, non solo si distingue nella foto, ma anche nella realtà delle sofferenze di alcune popolazioni. Ora però ci farebbe piacere se continuassi il discorso della provincia slovena. Hai detto che ci sono stati dei campi di concentramento gestiti dagli italiani?”

Tasso: “Proprio così. Non posso farvi tutta la storia perché sarebbe troppo lungo. Vi dissi prima del campo di concentramento di Arbe; ma non fu l’unico. Nel 1941 ne fu costruito uno a Gonars in provincia di Udine; in quel campo furono trasferiti una parte dei cittadini maschi rastrellati a Lubiana dall’esercito italiano nella notte dal 22 al 23 febbraio 1942.”

Rotonda: “Come hanno fatto a trovarli?”

Tasso: “Hanno circondato tutta la città col filo spinato e hanno controllato tutti gli umani che entravano e uscivano dalla città. Pensate, questa recinzione con reticolato e filo spinato, costruita dagli italiani era lunga ben 41 chilometri.”

Rotonda: “E poi hanno portato gli Umani nel campo di concentramento di Gonars. E gli atri cittadini di Lubiana sono stati lasciati in pace?”

Tasso: “Per modo di dire. Molti sono stati fucilati presso una cava abbandonata vicino alla città. Sicuramente più di 100.”

Rotonda: “Perché li hanno fucilati?”

Lapide in onore degli ostaggi fucilati. Da Wikipedia

Tasso: “Per rappresaglia. C’è pure una lapide coi nomi di molti umani giustiziati.”

Rotonda: “E quelli che avevano portato nel campo di concentramento?”

Tasso: “Molti sono morti. Sai, le condizioni igieniche del campo erano pessime; non solo, se mangiavano, mangiavano molto male, ma le malattie ne ammazzavano molti.”

Rotonda: “Furono gli italiani a fare tutto questo?”

Tasso: “Certo che sì. Non sempre è vero quando si dice “Italiani brava gente”. Forse si potrebbe dire che si trovarono obbligati ad essere malvagi a causa dell’alleanza un po’ subordinata al Terzo Reich. Era l’umano Mussolini che voleva l’espansione dell’Italia fino ad avere un vero Impero. Probabilmente era stato contagiato da Hitler e dalle “Panzer Division” molto più efficienti del Regio Esercito. Un po’ di colpa può ricadere anche sui generali italiani, fra cui il Generale Mario Roatta e la sua famosa CIRCOLARE N. 3C.”

Ingenua: “Ho sentito tutto e tutto questo mi ha rattristato. Mi sembra così strano sentire che l’Italia s’era creata una provincia in Slovenia. Ma tu hai parlato anche di un Campo di Concentramento ad Arbe. Gli italiani sono stati così cattivi anche lì?.

L’Albero: “C’è qui Alessandro che vuol farci vedere due foto che dimostrano la reale esistenza italiana in Slovenia… in particolare a Lubiana.”

Alessandro: “Certamente. La prima è una lettera spedita da Lubiana a Trieste. Non è mia, ma dimostra una lettera raccomandata spedita con francobolli italiani timbrati a Lubiana.

RACCOMANDATA DA LUBIANA A TRIESTE

 

È chiarissima e, sicuramente farebbe gola a un collezionista di corrispondenze particolari e viaggiate… sì, perché questa è la funzione dei francobolli.

La seconda è questa targa automobilistica “in prova” della provincia di Lubiana.

Ingenua: “Che strana targa!”

LUBIANA “in prova”

Alessandro: “È la targa dei garagisti… come quelle che qui in Svizzera oltre al numero hanno una U.”

Ingenua: “Grazie Alessandro. Ora vogliamo sapere di Arbe.”

Tasso: “A questo punto passo la parola ai miei fratelli. Loro sono molto più informati. Hanno un debole per quell’isola; se potessero emigrerebbero. Sono due maschietti!”

Ingenua: “Hai deciso di farci ridere? Certo che, ogni tanto bisogna anche ridere.”

I FRATELLI DI TASSO

I Fratelli di Tasso: “Sì certamente. Sappiamo che quell’isola è molto bella. Nostri colleghi ce ne hanno parlato molto bene; ci hanno parlato, in passato naturalmente anche del terribile campo di concentramento gestito dal regio esercito italiano in quei terribili anni 40. Gli iitaliani, dopo aver invaso, assieme all’esercito del Terzo Reich, la Slovenia, ovvero, dopo aver annientato l‘esercito del Regno di Jugoslavia, si son trovati alle prese con sloveni, croati e dalmati non troppo d’accordo circa l’annessione di quella porzione di Slovenia che diventerà a tutti gli effetti la provincia di Lubiana. L’Umano Mario Robotti Generale di Corpo d’Armata si trovò ad essere desideroso di internare qualcosa come 30.000 civili slavi. Fu così che nella parte sud orientale dell’isola fu allestito un campo per civili; dapprima con solo tende, poi, parzialmente in legno e muratura. Da quello che mi trovai a capire, il campo fu messo su all’italiana, per cui, quando ci fu un bel nubifragio, non solo un po’ di tende furono divelte e allagate, ma ci furono pure dei morti fra cui 4 bambini. Sì, perché il campo era per civili… quelli che aiutavano i partigiani slavi e quelli che rimanevano dopo l’aver dato alle fiamme un villaggio. Pare che gli uomini venissero giustiziati sul posto.”

Ingenua: “Ma quello che dite è terribile.”

Rotonda: “Perché vi piacerebbe trasferirvi su quell’isola?”

I Fratelli di Tasso: “Perché è bellissima. Questa foto fa venir voglia di andarci subito.”

Arbe

Rotonda: “È un posto stupendo. Adesso si chiama Rab. Avete ragione.”

Ingenua: “Quanti Umani ci hanno portato?

I Fratelli di Tasso: “Sembra che siano stati internati più di 7000 civili fra cui donne, vecchi e bambini, e poi più di 2000 ebrei rastrellati qua e là. Pare che gli ebrei siano stati messi in quel campo per non consegnarli ai tedeschi… che li avrebbero dirottati subito ai campi di sterminio.”

Ingenua: “Era brutto quel campo?”

I Fratelli di Tasso: “Bruttissimo. Le condizioni erano pessime, tant’è vero che molti degli internati sono morti di stenti a causa soprattutto del freddo e della fame… al punto che, dopo il famoso 8 settembre 1943, il comandante del campo, un Tenente Colonnello dei Carabinieri fu giustiziato proprio dagli internati.”

Tasso: “Non credo sia il caso di andare nei particolari. Le nefandezze degli umani italiani furono molte… oltre ai campi di concentramento, ce n’erano molti altri sparsi anche nell’Italia del centro e del nord, dove gli internati morivano uccisi dalle condizioni disumane del campo e dei carcerieri. Non è neppure il caso di analizzare altre “cattiverie” prodotte dai generali italiani in quegli anni 40. È interessante con questo, purtroppo, dover sfatare il detto: ITALIANI BRAVA GENTE. Sì perché quanto accadde che ho voluto bonariamente e quasi ironicamente definire il loro operato cattiverie, avrei dovuto dire veri e propri crimini di guerra.”

L’Albero: “Caro Tasso, perché ci racconti tutto questo?

Petulante: “Volevo chiedertelo anch’io. Perché ci togli il gusto di considerare bello tutto quello che fanno gli umani d’Italia?”

Tasso: Non voglio che si arrivi a considerare crudeli e malvagi gli umani d’Italia, ma, dal momento che, finalmente il Governo italiano pochi anni fa ha decretato il 10 febbraio la giornata nella quale sarà necessario ricordare le sofferenze dell’italica gente d’Istria, Fiume e Dalmazia dal 1943 in avanti, m’è sembrato giusto far presente che non solo gli slavi furono malvagi… anche se esagerarono un pochino assai, ma che anche gli italiani furono molesti e criminali… e questo poco prima quando pensavano alla grandezza del loro Duce.”

L’Albero: “Ma, secondo te, a chi potrebbe essere rivolto questo… chiamiamolo ricordo?”

Tasso: “A moltissime persone quasi di ogni età… perché è giusto sapere e conoscere quello che la politica e i Governanti di allora, quelli del passato postbellico e quelli di oggi non hanno voluto dire. Secondo voi, i cittadini di avant’ieri oggi anziani, i cittadini di ieri oggi adulti e i cittadini di oggi interessatissimi a telefonini, chat e jeans bucati all’altezza del ginocchio, sanno che un po’ di anni fa c’era un Regno d’Italia che aveva inglobato entro i propri territori una porzione balcanica chiamata provincia di Lubiana? Quasi tutti, ad eccezione di coloro che abitavano da quelle parti, non lo sanno; e quindi non sanno neppure quante vite costò avere una provincia in più. Dobbiamo quindi rivolgerci a quasi tutti, ma, particolarmente a quei giovani che hanno interessi un po’ meno frivoli, affinché sappiano… perché la realtà storica va guardata in faccia e può esserci d’insegnamento per il futuro.”

Alessandro: “Hai ragione. Io infatti, fino a pochi anni fa ne sapevo poco o nulla. Qualcosina imparai dai francobolli, ma solo folcloristicamente parlando. Devo dire che la filatelia può essere utile anche a questo livello per chi desiderasse aver interesse di approfondire quello che gli presentano i francobolli. Sapevo, per esempio che esistevano, e avevano un certo valore, i francobolli italiani soprastampati dai tedeschi a Zara, ma non sapevo assolutamente la storia terribile di quella povera città.”

DUE DEI TANTI FRANCOBOLLI ITALIANI SOPRASTAMPATI DALLE TRUPPE TEDESCHE D’OCCUPAZIONE

Tasso: “Vedi Alessandro che tu sai qualcosina perché ti avevano parlato dei francobolli, ma, quelli che non hanno mai apprezzato i francobolli, se gli parli della provincia di Lubiana, potrebbero chiederti: “Che bestia è?” Scherzo naturalmente. I colpevoli di questa situazione sono purtroppo i politici… proprio loro… quelli che lo fanno di professione e che rarissimamente hanno interesse a fare il bene del popolo.”

Petulante: “Forse ne sanno un pochino di più gli abitanti dell’ex Jugoslavia che sono immigrati da noi nel nostro Canton Ticino.”

IN MEMORIA ALLA 1433 VITTIME

Tasso: “Giusto amica mia. Penso che, per oggi potremo terminare questo nostro importante incontro con quanto, in modo sconcertante, scrisse nell’agosto del 1942 il Generale Mario Robotti: “qui si ammazza troppo poco”, e la lapide di Arbe dove sono elencati molti dei poveretti che hanno finito di vivere nel campo di concentramento.

E poi mi fa sicuramente piacere far sapere ad Alessandro che, dal punto di vista filatelico Arbe e Veglia furono importanti ai tempi di Fiume e Gabriele d’Annunzio.”

Alessandro: “Certamente. I francobolli possono aiutare. Peccato che le amministrazioni postali cercano di utilizzare sempre meno i francobolli. Un grande saluto a tutti voi.”

Ingenua: “Ciao Alessandro. Ho seguito bene tutti i vostri discorsi. Ricordati che ho grande piacere quando vieni a trovarmi, ma ho anche grande piacere nell’ascoltare quello che dite.”

I Fratelli di Tasso: “Ciao a tutti. A presto.”

L’Albero: “A presto.”

Tasso: “Spero di non essere stato noioso… cosa dici Rotonda?”

Rotonda: “Assolutamente no. Ciao”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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