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Archive for the ‘Libertà’ Category

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Quel 26 novembre accadde qualcosa di ancor più strabiliante. Mentre iniziavo a registrare la chiacchierata fra Panchina 1 e Sorella (poi Petulante e Ingenua), intervenne inaspettatamente una nuova voce… questa volta maschile. Feci finta di niente; non intervenni, ma capii che assieme alla captazione delle lunghezze d’onda delle panchine mi era consentito intercettare anche quello che diceva quel bellissimo albero col vestito autunnale. È un Ginkgo biloba. Un bellissimo esemplare che ho sempre guardato e ammirato… quasi religiosamente. Le origini di quest’albero, pare risalgano a svariati milioni di anni fa; quindi, di fronte a un albero con origini così antiche bisognerebbe inchinarsi.

26 novembre 2016

Registrazione del 25 novembre 2016

Personaggi:
Panchina 1,  Sorella e Gingko Biloba: L’ALBERO.

 

Panchina 1: “Che noia; ieri ha piovuto tutto il giorno. Le foglie fradicie sono pesanti e mi danno fastidio.”

Sorella: “Ti lamenti sempre.”

IL GINGKO BILOBA: L’ALBERO

 

L’albero: “O panchina 1, ancora non ti sei abituata al ritmo delle stagioni? Ricevi tutti gli anni le mie foglie.”

Panchina 1: “Scusami albero, ma non posso fare diversamente… Lo sai sorella che poco fa è passato da queste parti un bell’umano maschio che parlava con un umano femmina e le diceva che proprio ieri è morto Fidel Castro?”

Sorella: “Quello di Cuba? Di quella grande isola dei Caraibi?”

Panchina 1: “Sì, proprio quello.”

Sorella: “Ma quello è uno di quegli umani che ha scritto un pezzo importante di storia del secolo scorso.”

Panchina 1: “Proprio così. Bisogna risalire agli anni 60 quando ero nata da poco; ero un bell’albero anch’io; poi, dopo che mi hanno lasciata crescere, mi hanno un po’ tagliuzzata, mi hanno attaccata a del metallo… ed eccomi qui. Non mi dispiace però. Sai prima potevo chiacchierare solo con i miei fratelli alberi o col vento; ora che sono in una città, ne vedo e ne sento di tutti i colori.

Fidel Castro, soprannominato Lider Maximo, aveva abbracciato il comunismo dell’Unione Sovietica, e spalleggiato da Nikita Kruscev, aveva permesso l’installazione a Cuba di missili con testata nucleare. Te lo ricordi?”

Sorella: “Come no. Anch’io ero un albero, però, col vento era arrivata la notizia che Kennedy, allora Presidente degli Stati Uniti, s’arrabbiò… s’arrabbiò molto.”

Panchina 1: “Appunto! Fu un momento terribile perché il rischio di una guerra fu palpabile. Sono passati poco più di 50 anni, ma, son sicura che i tanti giovani che andavano e vanno in vacanza a Cuba, quando sono là non ci fanno neppure un pensierino. Alla fine si misero d’accordo, e i missili furono tolti… e anche alcuni piazzati in Turchia e in Italia.”

Sorella: “L’Italia quella che confina con la Svizzera?”

Panchina 1: “Sì, proprio quella. Dell’Italia qui se ne sentono molte di notizie. La gente che passa ne parla molto. Più tardi ti racconterò qualcosa di più.”

L’albero: “Ecco, brave, state un po’ tranquille, e, quando ve la racconterete, cercate di non parlare troppo forte. Lo sapete che mi sto preparando a dormire. Gli umani si mettono il pigiama, io, mi tolgo di dosso tutte le foglie; così posso affrontare l’Inverno.”

Sorella: “Scusami albero; volevo dire ancora una cosa su Cuba, e cioè che, da un po’ di anni, dopo che l’umano Fidel fu operato, salì al potere il fratello Raul Castro, e, grazie a lui i cubani hanno riacquistato un po’ la speranza di non rimanere isolati. Infatti ultimamente gli Stati Uniti hanno riallacciato i rapporti diplomatici col governo dell’isola.”

L’albero: “Benissimo. Io lo sapevo già. Di quassù, quando sono sveglio, sento meglio di voi e vedo molto più di voi. Ora ci state un po’ zitte?”

Panchina 1 e sorella (all’unisono): “Va bene albero. La prossima volta, se ne abbiamo voglia parliamo del nostro vicino… dell’Italia.”

 

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L’anno scorso avevo letto TEMPESTA di Lilli Gruber… e mi era piaciuto.
Mi ripromisi di leggere EREDITÀ, sempre della stessa autrice.

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L’ho finalmente letto e l’ho trovato meraviglioso, non foss’altro che per il fatto che è riuscito a farci capire molte cose… spesso sconosciute.
In ogni caso non ho potuto fare a meno di ricordare il mio articolo:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2012/07/30/litalia-che-non-parla-italiano/

e il seguente:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2012/08/21/appendice-n-1-a-litalia-che-non-parla-italiano/

Leggendo il libro, e ricordando quanto scrissi, non avrei assolutamente potuto immaginare quanto fu terribile, per i sudtirolesi, perdere la cittadinanza dell’Impero Austro-ungarico, e quanto fu crudele il comportamento del Regno d’Italia (leggi fascismo) che tentò con tutti i mezzi di “estirpare” a quella popolazione le antiche radici.
Mussolini non ci riuscì, ma ancora oggi, dopo aver superato la crisi del dopoguerra, molti italiani… o quasi tutti… o molti… o troppi…, sono incapaci di un pizzico di empatia e pretendono che il “cittadino italiano” parli la lingua italiana… anche se è nato “in tedesco”.
Non bisogna dimenticare che 100 anni non sono ancora passati da quando il popolo sudtirolese ha dovuto lasciare l’Impero; e molto meno anni da quando il fascismo autoritario disprezzava chi non si comportava da italiano. Alcuni anziani, più o meno come me, ricordano sicuramente bene le sevizie subite.

Oggi il sudtirolese, poi altoatesino e di nuovo tutt’e due è forse contento di essere entro i confini dell’Italia, almeno in buona parte. Perché non permettergli tranquillamente la sua lingua e considerarlo qualcosa di speciale a vantaggio della Repubblica?

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Certo che, negli anni 30, nessuno avrebbe mai immaginato che le auto italiane della polizia potessero aver scritto POLIZEI assieme a POLIZIA, per cui credo che non ci sarebbe niente di male ad essere ancor più “carini” verso i nostri connazionali descritti da Mussolini come “allogeni”.
Consiglio a “QUEGLI” italiani di leggere il libro della LILLI GRUBER; ne vale la pena… anche perché certe sofferenze “gratuite” sono presenti tutti i giorni.

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PER FAVORE: NON METTETE “MI PIACE” SE NON L’AVETE LETTO FINO IN FONDO. GRAZIE.

Questo è un fiume molto tranquillo che esce con la sua acqua dal Lago di Lugano.

Il TRESA da Lavena Ponte Tresa

Il TRESA da Lavena Ponte Tresa

Vado frequentemente a Lavena Ponte Tresa che è in provincia di Varese. È pochi chilometri da dove abito, mi permette di respirare aria di casa mia (Italia), spedire dalle Poste Italiane, bere un buon caffè espresso e fare un po’ di spesa.
Quelle case che si vedono nella foto, sono case di Ponte Tresa che è in Svizzera, dove sembra di essere in Italia dato che si parla italiano, ma… è Svizzera a tutti gli effetti.
Trovandomi a passare la frontiera, cosa che accade in pochi istanti dato che raramente si viene fermati per semplicissime formalità, mi son trovato a pensare a quanto succede nel mondo e come dev’esser stato proprio qui durante l’ultimo Conflitto Mondiale.
Oggi siamo piuttosto fortunati, anche se si susseguono dei Governanti incapaci di “lavorare” per il bene della popolazione, almeno per il momento non ci tagliano la gola con riti particolari, i campi di concentramento sono un ricordo e la pena di morte non esiste più. Siamo fortunati perché, male che vada ci danno gli “arresti domiciliari” e, nell’attesa del processo chissà quante cose possono ancora accadere… intanto i Giudici se la prendono comoda… Ma perché bisogna far presto? Anno più anno meno!
Siamo fortunati perché di fronte al mondo facciamo bella figura; salviamo i migranti a pochi metri dalle coste libiche e poi li sistemiamo in alberghi o villette; intanto noi italiani, male che vada, abbiamo sempre un’auto nella quale rifugiarci se piove o se troviamo il nostro letto occupato da sconosciuti alla ricerca di una fissa dimora.
Come dicevo, oggi ci va bene, in Italia.
In Svizzera ancora meglio, perché non dobbiamo fare tutto quello che “vuole l’Europa”. Siamo in mezzo all’Europa ma non siamo nell’UE. I nostri Governanti ci rispettano e il franco svizzero è sempre forte.
Un tempo però era molto diverso.
L’uomo che abitava di qua in Italia (da dove ho scattato la foto), poteva non esserci perché impegnato col moschetto o nei Balcani o in Russia per tenere alto il nome del Regno d’Italia o a difendere la Repubblica Sociale Italiana assieme agli alleati e padroni tedeschi.
Se poi l’uomo che abitava di qua, aveva magari anche una moglie e dei figli ed era etichettato come ebreo (assieme a tutta la famiglia), allora rischiava grosso perché se lo trovavano, ovunque fosse, veniva caricato su un bel carro bestiame con destinazione un campo di concentramento con una bella doccia da cui scaturiva gas venefico anziché acqua termale. Se era di là, dico l’ebreo con famiglia, dove abito da qualche anno perché la mia Patria fu con me piuttosto matrigna, allora non c’erano problemi. Poteva avere qualche difficoltà a reperire caffè o tabacco o qualcosa di tutto ciò che abbonda spudoratamente nei supermercati, ma nessuno avrebbe attentato alla sua vita.
Qualcuno che era di qua riuscì a passare di là e avere salva la vita… quando il doganiere svizzero non lo respingeva.

La distanza fra le due Nazioni è minima.
In questa foto controluce si vede il ponte che divide l’Italia dalla Svizzera. Essere di qua poteva significare morire, di là no.

Il ponte della Dogana. A sinistra si viveva, a destra si poteva morire.

Il ponte della Dogana. A sinistra si viveva, a destra si poteva morire.

Oggi non è più così terribile.
È invece terribile in molti altri posti del mondo dove si muore con la massima facilità.
Ma perché l’essere umano è così “cretino” da non ricordare quanto fu bello quando arrivò la pace?
Ma i Giovani d’oggi e i nostri Governanti d’oggi lo sanno cosa significa “essere in guerra”? subire un bombardamento? essere limitati, giorno e notte, nei propri movimenti?
Cosa vogliono i nostri giovani Governanti dato che non lavorano per il bene di chi li ha votati (Presidente del Consiglio escluso perché raccomandato del Presidente della Repubblica)?
Amano la Patria… o solo Qualcosaltro?

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CONSIDERAZIONI 15

Ho letto questa stupenda frase, che non ha diritto di passare inosservata:

https://imieialtiebassi.wordpress.com/2016/06/02/meta/

Simona, l’amica autrice del blog, non ha lasciato spazio ai commenti; e allora lo faccio qui… di commentare.
Ripeto la frase per chi non avesse voglia di consultare il blog originale:

E FORSE NON FINIAMO ALL’INFERNO PER QUELLO CHE FACCIAMO. FORSE FINIAMO ALL’INFERNO PER QUELLO CHE NON FACCIAMO. PER LE COSE CHE LASCIAMO A METÀ…❤ Chuck Palahniuk

Non conosco l’autore e non so cosa esattamente intendesse, ma sono convinto che ci siano in quelle poche parole delle grandi verità.

Quando arriviamo sulla faccia della Terra, ci arriviamo con un programma ben preciso, tant’è vero che, ad aiutare il nostro programma, è la scelta dei genitori; sembra infatti che, secondo la fattibilità del programma ci scegliamo i genitori. Naturalmente, dopo la nascita, siamo perfettamente liberi di cambiare programma e di prendere altre strade, dato che esisterà sempre anche il libero arbitrio.

È quindi giusto e sacrosanto cercare di portare avanti il programma. Forse in quello che facciamo, possiamo fare degli errori, non importa, però dobbiamo portare avanti il programma, e, se non lo vogliamo fare, allora sì che ci sarà la punizione.

La figura che accompagna il detto, forse vuole un risultato diverso.

Da: "I miei alti e bassi"

Da: “I miei alti e bassi”


Probabilmente prende in considerazione il rapporto fra uomo e donna. Forse non bisogna lasciar perdere e andare fino in fondo.
In ultima analisi, qualunque sia l’interpretazione, il protagonista sarà sempre l’Amore.

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Quando iniziai questo articolo sulla Germania, non avrei assolutamente immaginato di dover approfondire una così grande varietà di materiale postale.

E pensare che partì tutto da un paio di buche delle lettere.

Ci stiamo ora lentamente avvicinando ai giorni nostri che vede i francobolli tedeschi con la semplicissima scritta DEUTSCHLAND.

Germania oggi

Germania oggi

Come si può vedere dal timbro postale, questi sono francobolli ordinari recentissimi e molto semplici e anche abbastanza belli nonché colorati. Dispiace dover considerare la fantasia dei nostri grafici che, per la serie ordinaria non sono stati capaci di fare qualcosa di bello. Sono stati capaci solo di aumentare le tariffe in modo esponenziale.

 

Dopo le emissioni locali nelle varie zone d’influenza, si delinea la Germania moderna divisa in due con al centro l’ex capitale declassata in spicchi che, dopo la costruzione del muro, vedrà da una parte le tre zone occidentali e dall’altra parte la zona sovietica.

Nella zona sovietica, dopo i brutti francobolli regionali, ci furono emissioni per tutta la zona sotto la dicitura DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK.

Ne possiedo alcuni, regalatimi da qualche parente che corrispondeva con cittadini della Germania Est. Ho preso in considerazione dapprima questi, sicuramente di una lunga serie, che raffigura Wilhelm Pieck che fu il primo e unico Presidente della Germania Comunista.

Wilhelm Pieck

Wilhelm Pieck

Questo personaggio fu Presidente della Germania Orientale dal 1949 al 1960, anno della sua morte. Dopo tale data, la carica di Presidente fu abolita.

Walter Ulbricht

Walter Ulbricht

Dopo il 1960 ci fu un Presidente del Consiglio di Stato nella persona di Walter Ulbricht che poté comandare e, d’accordo o supportato dall’Unione Sovietica, fare il bello e il cattivo tempo nella Germania Est.

Fu in quel periodo che fu costruito il famigerato Muro di Berlino.

Dal 1961 al 1989 pare furono uccise più di 200 persone che, nel tentativo di raggiungere la libertà, non riuscirono a raggiungere la Berlino Ovest. Questo è uno dei francobolli che lo raffigura. Morì nel 1973. Il Muro, eretto come Barriera di protezione antifascista, cadde nel 1989 grazie alla politica di Gorbaciov.

Continuando a girare per francobolli non ho potuto dimenticare che lo spunto a tutti questi articoli me l’ha dato la “buca delle lettere”. Che terribile ma simpatico tarlo! È interessante notare che ogni tanto, qualcuno che lo sa, mi manda la foto di una buca. Questa, quasi dimenticata, dimostra come anche i tedeschi non sono perfetti. Guardate un po’:

Buca un po' storta

Buca un po’ storta

Viene da un posto che si chiama Fraueninsel Chiemsee, che si trova in Baviera.

Tornando ai francobolli della Germania Est, ho preso dapprima in considerazione quello che “parla” di un certo Ernst Thälmann, che mi ha incuriosito.

Ernst Thälmann

Ernst Thälmann

Questo fu un comunista degli anni 30 che entrò naturalmente in collisione col nazional socialismo di Hitler e passò gli ultimi anni della propria vita in prigione o in campi di concentramento. Non cambiò mai le proprie idee e morì nel Campo di Concentramento di Buchenwald nel 1944. Fu ucciso in gran segreto dalle SS con un colpo alla nuca. Fu considerato un eroe perché in Germania ha più di un monumento.

Gli altri francobolli che mi hanno incuriosito per un regime che non sapeva cosa fosse la libertà, sono questi:

Pace

Due francobolli per la pace.

Quello blu commemora la partecipazione al congresso popolare per la pace di Vienna del 1952, l’altro esalta la lotta per la pace… così non muore più nessuno.

CHE BELLA IPOCRISIA!

Per arrivare ai giorni nostri, c’è ancora un po’ di strada da fare… ringrazio chi avrà ancora la pazienza di leggermi.

FINE SESTA PARTE

 

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Nel quasi lontano 2008, il viaggio “navale” ci portò a Klaipeda in Lituania, quella delle repubbliche baltiche situata più a sud.

La Lituania subì nel 1941 l’invasione delle unità della Wehrmacht che, secondo la filosofia nazista, perseguì gli ebrei lituani. Trovo interessante, nel senso che desta interesse, quello che i nazisti (Wikipedia) scrissero sui muri delle abitazioni di Vilnius: “Agli ebrei è vietato l’uso del telefono. Agli ebrei è proibito servirsi del treno. Agli ebrei è vietato l’accesso ai locali pubblici. Agli ebrei è fatto obbligo di consegnare i loro apparecchi radio. Gli ebrei sono banditi dall’università.

Dopo il giogo tedesco, anche la Lituania riuscì a scrollarsi di dosso il giogo sovietico nel settembre 1991.

Quando nel 2008 sbarcammo a Klaipeda, dopo aver scritto un paio di cartoline, trovammo un piccolo ufficio postale per l’acquisto dei francobolli. Purtroppo non ci fu possibile averli dato che non avevamo valuta locale. Rinunciammo ma, in compenso, fui attirato da questa buca:

Buca delle lettere a Klaipeda

Buca delle lettere a Klaipeda

La fotografai e, in quel momento si fece ancor più spazio in me il “tarlo” delle buche. Continuando nel nostro giro in questa città portuale, incontrammo un mercato all’aperto con bancarelle dove vendevano ambra per tutti i gusti e un negozio che vendeva tessuti di lino di particolare qualità. Non vollero accettare l’Euro, per cui fummo costretti a cercare una banca e cambiare una piccola cifra in valuta locale. Gli spiccioli rimasti non andavano bene neppure per un caffè, per cui, prima di tornare sulla nave li regalammo a un passante.

Poco tempo fa tornammo anche in Lituania. Questa volta non ci sono problemi di valuta dato che, proprio da quest’anno 2015 anche la Lituania ha adottato l’Euro. Noi, o perlomeno, una parte di noi non ne vuol più sapere della moneta unica, mentre questo Stato lo adotta con piacere. Forse per sentirsi più facilmente parte dell’Europa democratica?

Ma perché tanti dicono che bisogna uscire dall’Euro? L’Euro ci avrebbe ridotto in quasi miseria? Ma qualcuno si sarà ben arricchito! E allora? Non potrebbe essere il caso di fare un piccolo esame di coscienza e rendersi conto che qualcuno è stato “troppo” furbo?… o succube della propria ingordigia?

È un fatto però che questa volta abbiamo potuto ritrovare quel negozio Casa del lino (Lino Namai), e abbiamo potuto pagare tranquillamente in Euro.

Klaipeda - Casa del Lino

Klaipeda – Casa del Lino

Un simpatico ufficio turistico era rifornito di semplici pieghevoli della città… addirittura in italiano.

Il pieghevole in italiano

Il pieghevole in italiano

Ho fatto fatica a crederci dato che la lingua italiana è facilmente dimenticata.

Si trova sempre l’inglese, quasi sempre il tedesco, abbastanza frequentemente il francese e lo spagnolo; l’italiano… non è abbastanza importante. Neppure in Svizzera dove l'”italiano” è una lingua nazionale, c’è il dovuto rispetto verso questo idioma. Ad esempio, se viaggiate in treno, eccetto che sulla linea del Gottardo che unisce il Canton Ticino al resto della Svizzera, gli annunci saranno in tedesco, francese e inglese (che non è per niente una lingua nazionale), ma non in italiano.

In questo pieghevole ho potuto trovare delle indicazioni molto simpatiche relative alla città.

Noi non avevamo molto tempo a disposizione dato che la nave, di solito, nel pomeriggio o prima di sera riparte per la nuova destinazione.

Ci fu quindi possibile andare a cercare alcuni punti interessanti della città, oltre ad una buca delle lettere da me gioiosamente immortalata.

Buca 2015 Klaipeda

Buca 2015 Klaipeda

Andando verso il famoso Viale dei Tigli, abbiamo scovato sul tetto di una casa, lo “spazzacamino” portafortuna. È sul tetto di una casa.

Lo spazzacamino portafortuna

Lo spazzacamino portafortuna

Secondo il dépliant, nella Via dei Tigli, che in passato cambiò spesso nome, come Via Adolf Hitler o Via Maksim Gorkij, avremmo potuto trovare il Palazzo della Vecchia Posta, tutt’ora la Posta Centrale di Klaipeda.

Palazzo della Vecchia Posta a Klaipeda

Palazzo della Vecchia Posta a Klaipeda

Qui possiamo finalmente comprare alcuni francobolli per le “promesse” cartoline.

Suggestivo interno del Palazzo

Suggestivo interno del Palazzo

Come ebbi occasione di scrivere, la Lituania ha adottato da poco l’Euro.

Francobollo Lituania

Francobollo Lituania

Ricordo che per acquistare un paio di francobolli come questo diedi all’impiegata (una donna gentile) un biglietto da 10 Euro. Mi diede il resto in monete, quasi tutte nuovissime e lucenti, appunto lituane da poco nell’Eurozona. È interessante notare come sul francobollo in Euro ci sia anche il corrispettivo della moneta lituana da poco abbandonata. Noi abbandonammo la lira… e sono in molti a rimpiangerla… e ci sono anche molti che rimpiangono chi fece molto male all’Europa!

Credo sia giusto guardare avanti e sorridere un po’ di più. Il sorriso da solo non basta per migliorare la situazione, se però si sorride quando ci s’impegna a cercare un miglioramento, è probabile che questo arrivi davvero.

Finché ci lamentiamo solo… aiutiamo solo l’arrivo di un peggioramento.

Voglio farvi sorridere con quest’ultima “chicca”… dalla Lituania:

IL FANTASMA NERO

IL FANTASMA NERO

Questa è una delle statue più “strane” a livello mondiale.

ALLA PROSSIMA BUCA!

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Vi avevo detto, e se non ve l’avevo detto ve lo dico adesso, che mi è sempre piaciuto andare a spasso.
Non sono andato molto lontano… solo una volta in America.
Oggi vi presento la buca delle lettere che ho fotografato nel 2008 in Estonia, a Tallinn.

2008 - ESTONIA

2008 – ESTONIA

Da sempre avrei voluto vedere questo paese Baltico. Ai tempi era praticamente impossibile dato che faceva parte integrante dell’Unione Sovietica.

L’Estonia, dopo la russificazione forzata del periodo sovietico, ha ripristinato la propria indipendenza (e la libertà) il 20 agosto 1991. Merito della caduta del Muro di Berlino. È entrata a far parte dell’UE e ha adottato l’Euro.

Tallinn con sullo sfondo la nostra nave.

Tallinn con sullo sfondo la nostra nave.

Tallinn è una città molto bella… e merita più di una visita.

Ci sono ritornato poco fa (si fa per dire!), e ho potuto fotografare un ufficio postale:

Un ufficio postale a Tallinn

Un ufficio postale a Tallinn

Ho potuto fotografare anche una buca, diversa dalla prima, alla sinistra dell’entrata:

2015 - Buca Estonia

2015 – Buca Estonia

In quel frangente mi è stato anche possibile acquistare alcuni francobolli per spedire qualche cartolina a parenti e amici.

Francobollo dell'Estonia

Francobollo dell’Estonia

Questo francobollo, identico a quelli usati per l’affrancatura delle cartoline, dimostra i passi da gigante che è riuscita a fare questa repubblica baltica.

Si è scrollata di dosso il giogo dell’Unione Sovietica, e, dopo aver aderito all’UE è entrata nell’Eurozona. Per loro è sicuramente una garanzia di libertà. A questo mondo non esiste nessun tipo di garanzia… dalla malvagità del proprio simile; però, con questo “ancoraggio” all’Europa, sicuramente c’è maggiore tranquillità.

E noi, che, in teoria, di libertà ne abbiamo tanta, perché non cerchiamo anche di goderla nel modo giusto lavorando con amore in favore della Patria?

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