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Archive for the ‘Libertà’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Negli ultimi giorni s’è parlato molto, come ogni anno, del 25 aprile 1945… che è ormai diventato storia.

 

Leggo quanto avrebbe detto Oscar Wilde della storia :

 Sotto il nome di Libro di Storia noi insegniamo ai nostri figli la cronologia dei crimini del mondo.

STATUA DI OSCAR WILDE a Dublino

Come ben si sa Oscar Wilde nacque a Dublino.

La sua asserzione è “terribilmente” valida.

La Seconda Guerra Mondiale fu un folle crimine; i giovani la studiano perché è ormai diventata storia.

Per me fu solo cronaca.

DUBLINO

Ormai è storia in Italia anche l’8 settembre 1943; nonché il 25 aprile 1945.

Il 25 aprile 1945 è diventato una specie di Festa Nazionale; l’8 settembre 1943 dovrebbe essere ricordato come uno dei momenti più tragici della recente storia d’Italia.

Li ho vissuti tutt’e due; ero naturalmente un bimbo, e non potevo ben capire cosa esattamente poteva accadere. Sapevo poco o nulla del significato della parola pace. Sapevo bene cosa significava la guerra e i bombardamenti: morte e distruzione… tanto fumo, ma fumo nero.

So che, negli anni precedenti il conflitto avevo conosciuto la pace e la libertà; ne presi atto recentemente dopo il ritrovamento di una mia foto (1941) all’età di 5 anni ospite, con la mia famiglia, della nonna che abitava in Svizzera… dove si parla tedesco… Come tutti sanno la Svizzera era neutrale… per lo meno non partecipava attivamente alla guerra.

Rividi mia nonna solo un po’ dopo il 25 aprile 1945.

Fu mio fratellino a chiedere a mio papà: “Cos’è la pace?

1941 – SUONAVO IL PIFFERO E AVEVO DELLE BELLE ORECCHIE.

Sicuramente nella mente di un bimbo si ripercuotono i “movimenti” degli adulti e le impressioni visive di ciò che lo circonda. Ricordo perfettamente le grandi scritte DUCE e VINCEREMO, nonché l’immensa speranza degli adulti dopo l’8 settembre 1943.

La speranza svanì in un attimo per lasciar posto agli “sbandati” del Regio Esercito Italiano, alle truppe del Reich e alle milizie della Repubblica Sociale. Non potrò mai dimenticare il terrore di mia mamma verso quello strano esercito… di morti di fame. Sì, almeno dai miei ricordi erano dei “morti di fame” che facevano finta di essere degli esaltati.

 

Una bella mattina suona il campanello di casa dove eravamo sfollati. Mia mamma va ad aprire la porta e si ritrova davanti un giovane delle brigate nere che, educatissimo: “Signora Buongiorno. Nel nostro posto di blocco giù al mare abbiamo fermato un signore con qualche chilo di pasta. Dice che deve portarla qui a lei. Noi le saremmo grati se volesse vendercene un paio di chili”.

LA CHIESA di dove eravamo sfollati (Crevari)

 Anche se quell’uomo si presentò come un gentiluomo, mia mamma ebbe piuttosto paura. Sì, perché quelle persone facevano paura, e poi, con quel cappellino con su le ossa incrociate e il teschio…

 Mia mamma sapeva che quella pasta era stata acquistata alla borsa nera, tempi bui oggi inimmaginabili, e che, in definitiva avrebbe potuto essere sequestrata.

Disse: “Prendete pure quello che vi serve”.

La Brigata nera rispose: “No signora; noi ne vorremmo avere un paio di chili, per il nostro fabbisogno. Sarebbe necessario che lei scenda con me in caserma per controllare il peso… perché è nostra intenzione pagare quello che prenderemo”.

Inutile dire che per mia mamma… era sola in casa con tre bimbi… avrebbero potuto prendersi tutto e lasciarla in pace. Era terrorizzata all’idea di dover entrare in quella caserma.

Così si presenta oggi l’edificio nel quale era la Caserma delle Brigate Nere

 Fu obbligata a scendere in caserma. Ricordo che, sperando non le facessero nulla di male, prese me per mano e seguì quell’uomo vestito di nero. Avevo 7 anni, ma ricordo benissimo quel momento… per me interessante o divertente. Forse mi sentii importante.

Sulla costa poco dopo l’abitato di Voltri.

 Comunque fu, ricordo perfettamente che, dentro la caserma, pesarono qualche chilo di pasta e pretesero di pagarla… naturalmente a un prezzo inferiore a quello della borsa nera.

Le Brigate Nere ringraziarono… tutte godute perché avevano qualcosa da mangiare.

Anche quei poveretti sbandati del Regio Esercito avevano bisogno d’essere aiutati… ma in un altro modo. Avevano bisogno di dimostrare che non erano più al servizio della Patria… anche perché di colpo non erano più in Patria; almeno quelli dei miei ricordi si trovavano lontano dalla loro Patria… che non potevano raggiungere.

Infatti fra loro e il sud dell’Italia c’era un “fronte” nel quale si affrontavano da una parte i nostri ex alleati e dall’altra i nostri ex nemici assieme ai nostri connazionali che, con la “furbata” dell’armistiziosperavano di finire la guerra stando dalla parte dei vincitori.

A ben pensarci, non è solo di questi tempi che una buona parte delle italiche genti viene definita “furbetta”.

Un paio di quei poveri sbandati ricevettero indumenti civili e furono più volte rifocillati… malgrado la presenza di truppe naziste che ormai da ex alleati diventarono…  occupanti.

Fu così che:

In casa nostra, dove eravamo sfollati, c’erano per fortuna due entrate, o, se si preferisce due uscite. Non so oggi dire quanti erano; so per certo che c’era qualcuno in casa nostra per rifocillarsi; qualcuno che aveva fame e aveva già ricevuto abiti civili… che gli permettevano di non dimostrare il proprio passato nell’esercito.

L’esercito tedesco sapeva che c’erano in giro dei soldati “sbandati” dopo l’8 settembre… e li cercavano… di casa in casa.

Vennero a bussare anche alla porta di casa nostra. L’entrata principale era al primo piano tramite una scala esterna; salirono i tedeschi lungo la scala esterna, mentre dalla porta inferiore fu fatto uscire precipitosamente chi si stava rifocillando. Fortunatamente, mio papà sapeva perfettamente il tedesco, e, grazie alla conoscenza della lingua, riuscì a trattenere i militari nazisti per permettere agli italiani di fuggire dall’altra porta.

Inutile dire che, se i tedeschi si fossero accorti che davamo ospitalità a dei loro nemici, saremmo noi bimbi sicuramente rimasti orfani… o anche noi spariti come molti bimbi ebrei.

 Così… e non solo così, il bimbo che è in me ricorda un paio di avvenimenti causati da quel famoso armistizio.

Fu appunto dopo quel tempismo armistiziale che iniziarono i movimenti partigiani osannati, anno dopo anno, a più non posso.

Il bimbo che è in me ha certi ricordi; l’adulto che recentemente s’è documentato ha dovuto prendere atto anche di altri avvenimenti.

I partigiani terminarono, quasi dappertutto la loro opera il 25 aprile. Il bimbo che è in me ricorda alcuni di quei momenti in due modi diametralmente opposti. Noi bimbi, ed altri bimbi, che non eravamo all’altezza di comprendere appieno il significato di quella “pace”, quando ci trovavamo, ricordo nitidamente come cantavamo indifferentemente:

Bandiera rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città…

Oppure:

Di Mussolini vogliam le ossa, bandiera rossa, bandiera rossa…

Naturalmente fra un cantare e l’altro c’era una certa contraddizione. Naturalmente i nostri genitori non sapevano che cantavamo in questo modo.

Il bimbo che è in me visse quei momenti anche con tanta paura.

Mio papà, contrariamente al sottoscritto che non aveva voglia di studiare, era molto bravo a scuola, non solo, ma un po’ più grandicello si prese due lauree e volle studiare a fondo le lingue più importanti… l’inglese, il tedesco e il francese. Fu il tedesco a salvargli la pelle. Infatti, come Direttore di una ferriera a Sestri Ponente, grazie al fatto che parlava correntemente la lingua di Goethe, durante l’occupazione nazista, rischiò più volte la vita per salvare quella degli operai.

Ebbene, questo suo altruistico comportamento verso gli operai di Sestri Ponente che, alla fine del conflitto fu soprannominata Piccola Russia, gli permise di non finire in un Alto Forno e di subire, come si sentiva raccontare, una sommaria esecuzione presso il locale cimitero. Ricordo così il 25 aprile. Il bimbo ricorda, col senno di poi, che a quei tempi aleggiava l’odio, con la stessa intensità con la quale oggi s’inneggia alla libertà conquistata.

Sì, inneggio anch’io alla libertà… ma l’intendo in modo diverso… per lo meno senza quell’odio che faceva temere per la propria pelle e per quella dei familiari.

Non so se fosse proprio il 25 aprile, però ricordo che mi trovavo sul marciapiede a pochi metri dalla Rotonda di Pegli (Lido di Pegli)… dove girava il tram. Non ero solo. Ero inebetito o ipnotizzato nel vedere la colonna di automezzi del Grande Reich che sfilava davanti a noi a velocità ridotta con a bordo mesta e silenziosa una parte umana di quella razza ariana che avrebbe dovuto conquistare l’Europa… e anche un po’ di Africa del nord. Per fortuna non ci riuscì… per fortuna arrivarono a morire per noi dall’altra parte dell’Atlantico.

 Vennero a morire per noi… o per loro?

Qui girava il Tram. Proprio da qui vidi la lunghissima e mesta autocolonna del Reich.

Il bimbo ricorda anche che fino a qualche giorno prima di quel 25 aprile, che, oltre a ricordarci la libertà conquistata ci vuol ricordare la barbarie di certi atti compiuti dai nazisti, lui abitava da pochissimo in una villetta… lassù un po’ in alto… da dove si gode il mare e l’orizzonte. Ebbene, quella villetta, per un po’ di tempo fu “caserma” dell’esercito tedesco, concessa a loro col sottinteso “Cedo alla violenza”. Fu appunto questa apparente concessione in lingua tedesca, che permise al proprietario (mio papà) di ritrovarsi la casa in buone condizioni con per giunta una cassa di vetri per finestre.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entrano i vetri per finestre.

A questa domanda è lecito rispondere che i vetri erano preziosissimi, perché lo spostamento d’aria causato dalla deflagrazione delle bombe li frantumava.

Il bimbo, già allora capì, chissà se ne fece tesoro, che nella vita può essere molto interessante parlarsi anche se si è nemici, e ancor più interessante se ci si parla nella stessa lingua… e, se ci si parla nella stessa lingua, sarà positivo se si eviterà di essere presuntuosi.

Il bimbo ricorda appunto la paura e l’odio che spirava consistente.

Il bimbo è cresciuto ed è diventato vecchio… ha lavorato e, recentemente ha studiato la storia… un po’ di storia… di quando lui c’era e anche di quello che non hanno voluto dirgli.

Sissignori, è proprio così. Ho dovuto prendere atto che la guerra partigiana non è stata così candida come si vorrebbe far credere durante le manifestazioni del 25 aprile.

Un paio di cosine che forse non capirò mai:

Perché s’è voluto trucidare i partigiani italiani nell’eccidio di Porzùs?

La risposta è abbastanza logica. I partigiani della Osoppo che non erano alle dipendenze né del Partito Comunista Italiano e neppure dei partigiani sloveni, erano particolarmente scomodi perché non volevano in quelle zone d’Italia la supremazia della Jugoslavia… in poche parole non volevano, combattendo le truppe naziste, che la futura Federazione Jugoslava di Tito fagocitasse l’Istria con Trieste e Gorizia.

A questo punto è molto interessante prendere atto che la regia delle truppe partigiane d’Italia voleva essere comunista del PCI. Ma, chi era in Italia diventato il padrone del PCI? Un cittadino dell’Unione Sovietica: Palmiro Togliatti.

Proprio così. Palmiro Togliatti, fuggito o stabilitosi nell’URSS ai tempi del fascismo, nel 1930 rivendicò la “rinuncia alla cittadinanza italiana”. Non solo, ma, nel gioire dell’essere diventato cittadino sovietico, dichiarò di “valere dieci volte più del migliore italiano”. Fin qui, potrebbe essere stato anche scusabile… infatti nell’URSS le purghe erano all’ordine del giorno. Dichiarare però che come italiano si sentiva “un miserabile mandolinista e nulla più” mi sembra che avrebbe dovuto essere sufficiente per negargli addirittura l’ingresso in Italia.

 

Il bimbo di allora non sapeva neppure che Palmiro Togliatti esisteva… anche se era nato a una minima distanza da lui…. Proprio a Genova. Il vecchio però ha cominciato a documentarsi e ancora non è riuscito a comprendere come fosse possibile che un cittadino dell’Unione Sovietica che aveva “sputato” sull’Italia e aveva offeso i mandolinisti, non fosse stato rispedito al mittente. A quei tempi, quando nel 1944 Togliatti rientrò in Italia (Svolta di Salerno), probabilmente non esistevano le Guardie di Frontiera che controllavano passaporti e visti; poi però, quando si trattò di dare una fisionomia al Parlamento, Chipermise a uno straniero, (Togliatti era diventato uno straniero – a quei tempi l’Italia non ammetteva ancora la doppia cittadinanza), di far parte del Governo Italiano?

Se riprese la cittadinanza italiana, Chi fu a concedergliela?

Dopo quello che aveva dichiarato a Mosca potevano esserci gli estremi del vilipendio… o no?

“Perché mi faccio queste domande?” mi si potrebbe chiedere “Cosa c’entra con la Festa della Liberazione?”

C’entra eccome. Fu lui a “consigliare” ai partigiani comunisti del Nord-Est di lasciarsi dirigere dai titini affinché, grazie alla fratellanza italo-slaval’Istria con Trieste uscissero dall’Italia. Era quanto desiderava Tito spalleggiato da Stalin. Ancora non c’era stata la rottura fra Tito e Stalin e Togliatti riceveva ordini direttamente da Mosca.

Malgrado ogni mia ricerca, ancora non sono riuscito a comprendere come fu possibile che a un fuoruscito che rinnegò pubblicamente la sua italianità si dessero incarichi di Governo. Fu addirittura Ministro di Grazia e Giustizia!!!

Chi permise questo? Gli fu restituita la cittadinanza italiana? Se gli fu restituita, chi gliela restituì?

Sicuramente la guerra partigiana sarebbe stata differente e, probabilmente non ci sarebbero stati così tanti morti italiani a Trieste e in Istria… e chissà che la nostra storia non avrebbe avuto dei risvolti diversi?

Sarei contento se qualcuno potesse rispondere a questi miei interrogativi.

In ogni caso, la guerra partigiana coi vari C.L.N. fece indubbiamente la gioia di molti filatelisti che videro fiorire francobolli soprastampati a più non posso.

Ne sono un esempio questi due francobolli della Repubblica Sociale Italiana soprastampati, uno a Ponte Chiasso e l’altro a Savona.

 

Ai tempi ci fu pure chi scomodò Pinocchio per dileggiare il comportamento di Togliatti e Nenni… il gatto e la volpe.

 

 

 

Da “BARBERIST”

Mia definizione di libertà:

FARE CIÒ CHE FA PIACERE A PATTO DI NON NUOCERE A SE STESSI O AD ALTRI

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Ogni tanto prendo il trenino e… faccio un salto in Italia.

IL TRENINO… sullo sfondo LUGANO

Poco più di venti minuti nel trenino… s’arriva a pochi passi dalla frontiera. Un ponte sul fiume Tresa e, sembra di respirare un’aria diversa.

Di qua la Svizzera, di là l’Italia.

A DESTRA LA SVIZZERA; A SINISTRA L’ITALIA

Faccio una piccola spesa e altre necessità… mi bevo naturalmente un caffè e, dopo aver riattraversato la frontiera mi aspetta nuovamente il trenino. È simpatico e, nei giorni feriali c’è ogni 15 minuti… puntuale… come puntuale è quasi sempre la Svizzera.

Normalmente mi porto un libro e la macchina fotografica. Ormai conosco a memoria il tragitto, e, se leggo, i venti minuti passano in un lampo.

Pochi giorni fa, come ogni volta, ad ogni fermata sale qualcuno. Questa volta però, ho visto una scena, almeno secondo me, stupenda. Una signora col cagnetto… l’ha preso in braccio… lui s’è messo a guardar fuori dal finestrino apparentemente molto interessato al panorama che passava davanti ai suoi occhi.

Ho chiesto alla padrona se potevo fotografarlo… mi ha detto di sì.

IL CANE

 

Non credo che quel cane abbia un pedigree. Penso sia il classico bastardino che si fa voler bene… fedele e affettuoso.

 

Ebbi a suo tempo un cane al quale ero ben affezionato… un pastore scozzese.

Poi non più; troppo impegnativo.

 

Ho un grande rispetto per i cani… meno per certe categorie di padroni… ancora meno per certe categorie di padroni che mantengono e ostentano cani pericolosi… senza museruola e, qualche volta, senza guinzaglio.

Non sopporto il proprietario di cane di un certo tipo che dice: “Non fa nulla” e non rispetta chi ha paura dei cani.

Chi ha paura dei cani, già si spaventa se sente un cane abbaiare; se poi sente due cani che litigano, o ancor peggio ringhiano…

Quelli che dicono: “NON FA…o… NON FANNO NULLA”, dovrebbero imparare che con qualunque animale tutto è possibile.

Quand’ero ancora veramente giovane fui spettatore della classica padrona di cani che, con tre cani NON al guinzaglio era convinta che non facessero NULLA. Incontra l’amica col bimbo; quei tre cani che NON FANNO NULLA, forse per gelosia, ma, sicuramente per maleducazione e ignoranza della padrona, azzannarono l’amica e il bimbo e, non fu facile farli desistere.

Caso unico?

NO.

Infatti la cronaca ci racconta spesso di avvenimenti di cani che NON FANNO NULLA, ma azzannano come niente fosse.

 

Anche in questo caso possiamo dire che certo Genere Umano è guasto?

Ho voluto prendere in considerazione l’interesse di Poste Italiane per quanto riguarda i cani. Stampano francobolli proprio per tutto, ma cani… pochissimi.

Questo ho trovato:

FRANCOBOLLO DEL 1994 di Poste Italiane

Nella serie ci sono altri tre francobolli con cani. Questo ho scelto perché mi piace molto il cane dalmata… e se ne vedono pochi.

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In poche ore cambia il panorama. La vedete questa casa ? Sta cominciando ad essere distrutta.

GLIENE HANNO ROSICCHIATO UN PEZZETTO.

Era lì da chissà quanto tempo. Ormai ci avevamo fatto l’abitudine… al punto tale per cui non veniva più degnata neppure di uno sguardo. Era lì ; non si sapeva esattamente quanto e come fosse abitata.

Poi, un bel giorno, fra una nuvola e l’altra, con maggiore o minore disturbo al flusso automobilistico, inizia la prima « rosicchiata »… verso la distruzione totale.

 

Quando si porta a distruzione un vecchio immobile, è d’uso, per evitare inutili polveroni, bagnare continuativamente l’oggetto che sta per sparire agli occhi dei passanti… e dei curiosi.

Forse la dizione « curiosi » potrebbe essere sbagliata. Chi va a controllare come procedono i lavori d’abbattimento di uno stabile come questo, possono essere in prima linea gli abitanti del luogo… quelli che, vedendo lì, e sempre lì quel casone, vedendolo di colpo aggredito da ruspe e affini, si sentono un po’ come derubati di un oggetto che avevano sempre visto… e che magari avevano anche considerato brutto.

Questi « vicini di casa » non sono dei curiosi, ma degli interessati in prima persona.

I curiosi sono quelli che devono poter dire « c’ero anch’io » o arrivano a farsi il selfie davanti a un ponte crollato o nei pressi di una nave da crociera naufragata.

LA SECONDA ROSICCHIATURA

Il caso volle che, dopo la prima giornata, arrivasse la seconda con copiosa pioggia… quella pioggia che molti attendevano con ansia. Ebbene, la pioggia si dimostrò benefica anche per chi stava demolendo lo stabile.

Il cielo mandò molta acqua e permise alle ruspe di impolverare poco o niente gli abitanti del vicinato.

Il giorno dopo cessano le pioggie e un cielo azzurro ci dimostra che un po’ più in alto non ha piovuto proprio niente… ha nevicato…e anche molto.

Anche se siamo già in Aprile non dobbiamo assolutamente meravigliarci se ci possono essere delle benefiche nevicate.

Mi vien da pensare alla Valle Padana… a quel povero Po che langue per troppo poca acqua. Ebbene, anche se non sarà sufficiente, qualcosa farà. Certo, questa pioggia dovrà prima arrivare nel Lago di Lugano, poi grazie al Tresa giungere nel Lago Maggiore, da lì nel Ticino e… finalmente nel nostro Grande Fiume.

Che poi, evviva la neve lassù in alto, che quando si scioglierà continuerà ad alimentare i nostri fiumi.

LA NEVE

Il ritorno del sole dice chiaramente che siamo davvero in Primavera. Alberi fioriti e camelie allietano la nostra vista… anche il nostro vedere un po’ più in qua dove le ruspe hanno lavorato…

SI CHIAMA ALBERETTO

Non è simpatico ? È giovane… ha la sua personalità ma ancora fa fatica a comunicare. Con le prime foglie ci fa gioire per la Primavera benarrivata. Non solo queste foglioline dell’ « Alberetto » parlano di luce nuova e azzurro forse più caldo, ma, a dare letizia ai nostri occhi hanno pensato anche loro… ammirateli :

SEMBRANO AMICI

Sì, sembrano amici e, coi loro colori possono solo lasciarci a bocca aperta.

A me è accaduto di poter ammirare questi « amici » passando proprio da qui, vicino al lago e… vederli. Ero sul bus e stavo tornando a casa. Non so in quanti hanno potuto ammirarli… perché ?

Perché , da qualche anno, chi va in bus, anche se non trova la possibilità di sedersi, « sfodera » lo smartphone e « lavora » velocemente con dita e occhi… sposta foto, scrive messaggi, attende messaggi, sorride, fa delle smorfie digita a velocità sempre maggiore… ma non si guarda intorno. Capisce quando è il momento di scendere perché un sesto senso lo fa dirigere verso la porta d’uscita del mezzo.

Altre volte, lo smartphone ha l’effettiva funzione del telefonino portatile ; l’umano in questione sale sul bus parlando, si siede se può… sempre parlando senza degnare neppure di un’occhiata i compagni di viaggio… continua a parlare ed eventualmente sorridere con gli occhi immersi nell’infinito… arrivato a destinazione, sempre con lo smartphone appiccicato all’orecchio, scende… e continua a parlare, sorridere e… qualche volta gesticolare.

 Intanto la casa grossa non c’è più !

LA CASA NON C’È PIÙ

Tempo 48 ore la casa non c’è più. Chissà cosa faranno ora e… con che tempi.

Certo che i tempi non saranno brevissimi, ma, chi di dovere, cercherà di ottenere il massimo rendimento. Oggi è il « rendimento » ciò che conta… solo il rendimento… non certo quello degli Istituti Bancari verso i propri clienti.

Dobbiamo tornare un poco indietro nel tempo.

« Cosa significa ? »

Significa che, se osserviamo attentamente quella casa prima della demolizione, possiamo vedere cosa verrà costruito.

La prossima costruzione.

Vista così potrebbe essere bella da vedere.

Vi piace ? Ho ingrandito la prima foto ; per darle un tocco di vitalità ci ho piazzazo davanti un’utilitaria di passaggio e così tutti possono prendere atto di cosa potrà succedere dopo.

 

La casa non c’è più… e verrà presto dimenticata.

Anche noi la dimenticheremo !

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Sono tranquillo in casa… in casa mia… in quella casa che è semplicemente un appartamento riattato in una costruzione degli anni ’20. Ora sono in ferie, anche se, per essere sinceri, io sono sempre in ferie dato che non lavoro; non lavoro più perché ho avuto la fortuna di diventare vecchio.

Ora sono in ferie perché non abito più qui… in Riviera… nella Riviera dei Fiori dove il clima è meraviglioso e quelli che ci abitano da sempre non l’hanno ancora capito. Io ci sono arrivato per caso un po’ di anni fa, e, in un certo senso, l’essere arrivato qui ha cambiato la mia vita… in meglio naturalmente.

Ora, come dicevo, sono in casa e sento una sirena… la sirena di un’ambulanza che passa proprio sotto casa; non è bello quel suono, anche se a me è piuttosto familiare. Quando sono per la strada e mi passa vicino un’ambulanza con la sirena a tutto volume, mi tappo le orecchie. È forte quel rumore, e, anche se, come dicevo mi è familiare, mi dà fastidio e, fra l’altro, mi obbliga a ricordare.

Sì, è proprio così, mi obbliga a ricordare… non posso farne a meno.

Ma è sempre necessario ricordare?” mi si potrebbe chiedere.

Io sono convinto che sia giusto lasciare spazio ai ricordi; quando uno dei nostri sensi, di solito 5, ci stimola al ricordo, è terribilmente sbagliato ostacolarne l’effetto. Ricordare è umano… disumano pretendere di dimenticare… anche perché non tutti i ricordi sono negativi.

La vita è fatta di bicchieri mezzi pieni e di bicchieri mezzi vuoti.

Certi ricordi possono essere altamente positivi… anche perché collegati al lavoro che s’è cercato di portare avanti con coscienza… oltre che con quella “scienza” che dovrebbe essere semprepresente.

Prima di arrivare in questa ridente cittadina della Riviera dei Fiori facevo l’anestesista all’Università… in quella Facoltà di Medicina e Chirurgia che si pensa sia sempre al top… l’importante crederlo.

Qui in Riviera trovai un ospedale desideroso di lavorare con coscienza per il bene della popolazione… almeno questa sembrava l’intenzione del corpo medico. Purtroppo, a far funzionare un ospedale, non c’è solo la Manovalanza fatta da medici, corpo infermieristico e tecnici; ci sono anche i “tecnici amministrativi” fiancheggiati dai politici che capiscono tutto se si parla di corpo elettorale, ma capiscono ben poco se si parla di medicina; per loro la medicina non è importante, nello stesso modo come non è importante il termine “sofferenza”… finché non la subiscono.

 

Non è qui il caso di polemizzare… anche se, stando alla mia decennale esperienza, non sarebbe sbagliato parlar male di chi amministra la Sanità.

 

Si parlava della sirena dell’ambulanza. Ora è quasi sempre bitonale, non so se l’hanno imparata dai tedeschi o dai francesi; un tempo era un sibilo quasi continuo… a me piaceva di più.

Quando si sente una sirena, si pensa a qualcuno che sta male. Un tempo, quando la sirena si faceva sentire e la gente doveva correre nei rifugi per non farsi colpire da qualche bomba, preannunciava la possibilità quasi garantita che qualcuno avrebbe potuto arrivare a star male o addirittura cessare di vivere.

Bisogna parlare dei bombardamenti… quei bombardamenti che sembrano oggi, qui da noi in disuso, ma che, mica poi tanti anni fa, hanno fatto piangere molto… anzi moltissimo.

L’ultima guerra mondiale… la Seconda Guerra Mondiale ha prodotto danni ingentissimi… e tanti morti. Sono morti in tanti, ma non per colpa proprio delle battaglie che ci sono in guerra, cioè non solo sul fronte dove gli opposti eserciti cercavano di superarsi, ma anche e soprattutto nelle città. È nelle città che risuonavano le sirene quando arrivavano gli aerei carichi di esplosivo… arrivavano di giorno e di notte. Oggi si possono sentire in qualche film, ma io le ho sentite davvero, e, se era di notte bisognava saltar fuori dal letto e precipitarsi nei rifugi. Per noi bimbi era normale, non conoscevamo altro; sapevamo che la guerra avrebbe fatto grande la nostra Patria. Lo sapevamo perché ce l’avevano detto… perché in Italia c’erano tanti Balilla e tanti Figli della Lupa, e anch’io avevo la mia bella divisa di Figlio della lupa con nel mezzo una bella M di Mussolini.

Per aiutare la Patria, mio Nonno donò il suo anello d’oro, quello del matrimonio… gli diedero un anello di vile metallo… sembrava latta. Non saprò mai se lo fece perché ci credeva o perché fu obbligato a farlo; so solo che aveva un anello che faceva ridere. Comunque sia, noi bimbi eravamo abituati alle sirene, ai bombardamenti e allo straziante rumore di tanti aerei che insieme trasportavano le bombe.

Che ne sapevamo noi della pace e della possibilità di arrivare a muoversi tranquillamente e liberamente e andare un po’ dappertutto a visitare Paesi nuovi? La nostra libertà era quella di imitare le sirene… le sirene degli allarmi… quelle che facevano mettere tutti in movimento.

Proprio così, assieme ai miei fratelli, eravamo in tre, prima di dormire, quando eravamo già a letto, imitammo le sirene dell’allarme, e le imitammo così bene che si mise in movimento tutto il condominio e tutti si misero a scendere le scale per raggiungere il rifugio della casa.

Per fortuna furono fermati dai nostri genitori, e la paura generale finì in risate per loro, ma non per noi che fummo sonoramente sgridati.

Che poi, le sirene dell’allarme bombardamento, avvertivano solo… non salvavano la vita.

Come dicevo, ai tempi era per noi normale, e sembrava pure che la guerra fosse qualcosa di normale; ma è e sarà sempre normale? Come si può infatti pensare che non si “picchino” fra Nazioni quando in una normale riunione condominiale s’azzuffano… magari solo a parole?

Quando ero bimbo, e pensavo, ovvero mi avevano abituato a pensare che Mussolini ci avrebbe dato la gloria, gli aerei, ma anche le navi, bombardavano le città… e morivano i civili.

La propaganda era importante. VINCEREMO era scritto dappertutto sui muri… e molti italiani, forse troppi, erano convinti che sarebbe accaduto.

Pure i francobolli che cominciavo ad apprezzare la raccontavano in quel modo… e parlavano di morte… perché per vincere bisogna ammazzare.

I FRANCOBOLLI CHE INNEGGIANO ALL’AMMAZZARE… per la gloria.

“Ma perché, malgrado le sirene, morivano i civili?” potrebbe chiedersi un cittadino qualunque.

Semplicissimamente perché il Genere cosiddetto Umano non ha alcun rispetto per la vita… degli altri.

Non posso prendere in considerazione tutti i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. Sembrava un bel gioco o una lotteria prendere un po’ di aerei, caricarli di tritolo e spedirli tutti insieme su una qualche città ad alleggerirsi della morte che trasportavano. I bombardamenti che mi hanno particolarmente colpito sono quelli di Lubecca e di Dresda in Germania, quelli di Zara in Dalmazia e, naturalmente quelli di Voltri alla periferia di Genova.

UN PANORAMA DI LUBECCA

Lubecca fu bombardata nel 1942, esattamente il 28 marzo. Fu un “bel bombardamento” perché riuscì a distruggere quanto architettonicamente oggi ricostruito è “Patrimonio dell’Umanità”. Secondo i britannici, che programmarono ed eseguirono il bombardamento, anche con molte bombe incendiarie, era necessario agire contro il morale dei tedeschi… e quindi bisognava distruggere ed ammazzare. Sì perché Hitler aveva detto loro che sarebbero diventati i padroni del mondo… o magari solo dell’Europa.

L’Europa lo lasciò fare quando si prese quel pezzetto di Cecoslovacchia abitato per buona parte da umani di etnia tedesca… intendo il territorio dei Sudeti.

Detto per inciso mi sovviene il fatto che qualche anno fa, la Russia di Putin si prese la Crimea che faceva parte dell’Ucraina… e lo lasciarono fare.

E lui, Hitler, andò avanti, e i suoi sudditi, almeno una gran parte l’osannò. Sì, perché cominciarono a credere che la loro Nazione stava di nuovo diventando una Grande Nazione: avevano un capo prestigioso che ci sapeva fare. E allora, per cercare di abbassare il morale di una certa popolazione che ci credeva, fu necessario ammazzarne un po’… con un po’ di bombe?

A me sembra strano, però lo fecero… e sicuramente con soddisfazione.

UNA STRADA DI LUBECCA

Ci fu poi un altro bombardamento… che passò veramente alla storia: quello di Dresda. Assieme ai britannici ci pensarono anche gli americani degli Stati Uniti… tutti insieme a scaricar bombe tra il 13 e il 15 febbraio del 1945… quando la guerra era ormai agli sgoccioli. Non so se era proprio necessario dimostrare di essere forti o se c’era nei magazzini un surplus di tritolo da consumare.

2001 – Dresda Italienisches Dörfchen

È un fatto che quel bombardamento fu micidiale e, per giunta su una città che non aveva nulla di strategico al punto che proprio in quella bella città c’erano molti sfollati di altre zone della Germania a rischio bombardamenti.

2001 – Dresda Semperoper (Teatro dell’Opera di Sassonia)

Non si saprà mai quanti furono i morti di quei bombardamenti; si sa che le bombe che furono sganciate furono migliaia di tonnellate, che la città fu rasa al suolo e che il fenomeno terribile denominato “tempesta di fuoco” trascinò, a causa del forte vento conseguenza del caldo delle esplosioni, gli esseri umani dentro le fiamme. Fu una tragedia, malgrado la guerra, considerata criminale… proprio come un crimine di guerra… ma ai vincitori non lo si doveva e non lo si poteva dire.

Si parlò molto di questo bombardamento. Ora Dresda fu in parte ricostruita com’era prima… ma non abbastanza… e non sarà mai come prima.

S’è parlato, almeno secondo me, troppo poco dei bombardamenti di Zara… oggi Zadar (Croazia).

Dal 2 novembre 1943 fino alla fine di ottobre del 1944, la città di Zara subì da parte delle forze angloamericane ben 54 incursioni aeree con relativi bombardamenti.

Zara fu per moltissimi anni una delle città più importanti della Repubblica di Venezia. Dopo la Prima Guerra Mondiale, esattamente dopo il Trattato di Rapallo, divenne ufficialmente territorio del Regno d’Italia… era anche capoluogo di provincia e contava circa 25.000 abitanti.

Dopo l’armistizio del famoso o famigerato 8 settembre del 1943, la città fu occupata dalle truppe naziste. La città rimase però sotto la giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana. Può essere interessante notare che i francobolli usati in quel periodo erano italiani soprastampati DEUTSCHE BESETZUNG ZARA.

Perché 54 bombardamenti e tanti morti fra i civili per una città strategicamente non importante? Pare che questo micidiale e, secondo me, criminale accanimento, fosse dettato, o richiesto, da TITO, futuro dittatore della Jugoslavia. Pare che fosse necessario uccidere la maggior quantità possibile di italiani, distruggere il più possibile della città per far fuggire gli italiani “non ancora ammazzati”. Solo in questo modo le slave truppe partigiane poterono entrare nella città e renderla parte integrante della futura Federazione Jugoslava.

Non riesco a comprendere questo accanimento degli Anglo Americani.

Neppure riesco a comprendere l’odio che sprigiona il poeta Vladimir Nazor:

Spazzeremo dal nostro territorio le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo dell’oblio. Al posto di Zara distrutta sorgerà una nuova Zara, che sarà la nostra vedetta sull’Adriatico.

Comprendo invece Enzo Bettiza, noto giornalista italiano, studente a Zara, che vide nell’accanimento che distrusse Zara, la stessa ferocia che portò la distruzione di Dresda.

 

Si parlò ancora meno dei bombardamenti di Voltri, alla periferia di Genova.

Perché scrivo dei bombardamenti di Voltri quando la città di Genova ne subì per così di incursioni aeree? Semplicemente perché le bombe caddero molto vicino a dove eravamo noi (io bimbo coi miei fratelli e coi miei genitori) e mio papà, malgrado tutto, ne uscì vivo.

Ne ho parlato in un capitolo del mio libro TUTTO VERO Istantanee di vita. In poche parole, fu un bombardamento che fece solo dei morti fra i civili ma non distrusse neppure un ponte… quando le incursioni erano per distruggere i ponti.

Non avevo ancora 10 anni, ma ricordo benissimo l’ansia di mia mamma che non sapeva se il suo uomo, il padre dei suoi tre bimbi era ancora vivo o se giaceva sotto delle macerie provocate da quelle inutili distruzioni. Non eravamo per niente lontani; avevamo visto gli aerei, li avevamo sentiti in picchiata, avevamo sentito le mitragliatrici e sapevamo che  quell’uomo era là… proprio là dove le bombe seminavano morte.

Mio papà ne uscì vivo… ma se fosse morto sarebbe stato solo un morto in più… nel numero dei resoconti di guerra. Un numero… ma quale dramma per chi rimaneva? Anche questa è guerra… quella che i Grandi si divertono a “giocare”. Noi lo facevamo coi “soldatini”, loro, dato che sono GRANDI lo fanno coi “soldati veri”.

Sarebbe utile parlare anche dei bombardamenti “moderni” con bombe intelligenti… alla ricerca di armi di distruzione di massa. Potrebbe anche essere utile, di fronte a certi crimini, non dimenticare che esiste il Tribunale dell’Aja contro i crimini di guerra.

 

Dobbiamo parlare di sirene. Non ci sono solo le sirene delle auto che passano davanti a tutti, ci sono anche quelle belle… con la coda di pesce… che non dovrebbero far male a nessuno… anzi è bello considerare la loro leggiadria.

Il personaggio che più avrebbe potuto essere danneggiato dal melodioso canto delle sirene fu Ulisse… che però fu previdente, si fece legare all’albero maestro della nave e fece tappare le orecchie dei suoi marinai.

Bella l’illustrazione di Herbert James Draper.

Noi abbiamo le sirene delle fontane. È famosa quella di Napoli, bella quella di Cattolica, spettacolare quella di Mondello e simpatica quella di Bordighera.

Non a tutti è accaduto di poter vedere La Fontana delle Sirene di Bordighera, ma tutti hanno avuto l’occasione di sentire la sirena di un’ambulanza.

La Fontana delle Sirene a Bordighera.

Mi soffermo un momento con piacere sulla Fontana di Bordighera, anche se non tutti sanno dov’è quella cittadina; non importa, dato che tutti sanno dov’è Sanremo e dato che tutti hanno, più o meno, subìto il tormentone del Festival, possono sapere che la Francia è vicina. Ebbene Bordighera è dopo Sanremo, se da quella città si vuole andare in Francia. La fontana che vi presento, anni fa fu restaurata e recentemente munita di una sovrastruttura di dubbio gusto. Ve la presento:

Fontana delle Sirene… oggi.

Fontana delle Sirene… oggi… particolare.

Tornando alle sirene delle auto che viaggiano sulle nostre strade con targa di Croce Rossa Italiana, Pubblica Assistenza con croci di vario colore, Polizia, Vigili del Fuoco e auto di personaggi importanti…che magari hanno fretta di andare a comprare il prosciutto per un buon panino imbottito, posso dire che a me personalmente accadde più volte di dovermi fare un viaggio in ambulanza targata CRI per accompagnare malati gravi, per lo più traumatizzati cranici, in un ospedale maggiormente attrezzato. Furono viaggi lunghi, il più delle volte notturni e spesso con autisti cosiddetti “volontari”… che certamente guidavano molto bene, ma che… quello non era il loro lavoro; erano “volontari”…

Nei viaggi di andata, quando col mio infermiere o infermiera dovevamo occuparci del paziente… sempre gravissimo, potevamo al massimo sentire l’apprensione quasi insopportabile; infatti con un occhio e mezzo ci occupavamo di quel povero disgraziato, più di là che di qua, che “sopportava” i nostri sforzi terapeutici, col mezzo occhio ancora libero osservavamo la strada e la tecnica di guida del “volontario”.

Se non ricordo male, era la prassi di quei tempi, affidare a “volontari” la guida notturna di ambulanze.

Fu appunto in una di quelle occasioni, attorno alle 3 di notte, che, per evitare il “nostro panico (mio e dell’infermiera che mi accompagnava)”, guidai l’ambulanza durante il viaggio di ritorno… dopo aver consegnato il paziente a chi di dovere.

Fui aspramente redarguito dai dirigenti locali della Croce Rossa… dato che non avevo il patentino che mi avrebbe autorizzato a guidare certi mezzi. Quel ricordo mi spinge però a fare una considerazione… amara.

“Perché, anche se corredati dei necessari burocratici papiri, si permette a “volontari”, non pagati o sottopagati, di mettere a repentaglio la vita di chi, e qui siamo nell’assurdo, lavora con professionalità per salvare la vita di qualcuno un po’ sfortunato o incosciente nel proprio comportamento?

Le sirene di queste ambulanze mi obbligano ad “uscire un poco dal seminato” e ricordare ancora una volta una frase scritta sul mio libro, secondo me, importantissima:

Una Nazione che non paga, o permette che non venga pagato chi lavora, non dovrebbe essere degna di rimanere al cospetto della civiltà.

 

Questa frase che suona anche come una denuncia di furto (sì perché chi non paga ruba) verso certi datori di lavoro, era scaturita in me dalla necessità di espatriare appena laureato. Infatti non è che cercai in Svizzera la scienza e la precisione di alto livello, ma qualcuno disposto a corrispondere la “giusta mercede” ai miei sforzi lavorativi.

 

Questa digressione vuol dire chiaramente anche che ogni autista di ogni mezzo pubblico deve essere “di qualità” e deve essere pagato nel modo giusto… e, a maggior ragione, se il datore di lavoro è un Ente come la Croce Rossa Italiana che, se può avere dei mezzi con una targa così particolare, dovrebbe poter avere anche i mezzi per remunerare chi lavora per lei.

 

C’è un’altra sirena molto importante… almeno per i danesi, ed è “La Sirenetta”, simbolo di Copenhagen. Quando la vidi per la prima volta, devo dire la verità, rimasi un po’ deluso. Credevo fosse più grande.

È bella però, e anche un po’ sfortunata. Fu decapitata due volte, fu maldestramente verniciata e le fu pure amputato un braccio… ma esiste ancora e, ha addirittura compiuto cento anni, ed è stata festeggiata con un francobollo.

IL FRANCOBOLLO DANESE

 

Qui in Svizzera, ogni tanto, con preavviso, si possono sentire delle prove di sirene che eccheggiano di casa in casa. Sono potenti e noiose, ma, potrebbero essere utili in caso d’emergenza… anche se una diga di un qualche lago artificiale dovesse ritrovarsi danneggiata.

 

Dopo tutte queste sirene, c’è qualcosa che potremmo augurarci?

 

La risposta è: “Sì, che il Genere Umano si renda conto che potremmo vivere tutti bene senza la necessità di prevaricazioni e di ammazzamenti in modo più o meno dichiarato… Potremmo anche augurarci di dover sentire sempre meno le sirene delle ambulanze… segno che chi guida lo fa in modo sempre più responsabile.

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Albert Einsteinavrebbe detto o scritto :

 

Il mondo non verrà distrutto da coloro che fanno il male, ma da coloro che li stanno a guardare senza fare nulla.

 

Il mondo è fatto di piccole e grandi cose… analogamente il rapporto fra coniugi o il rapporto fra cittadini e Autorità, nonché fra Nazioni… grandi e piccole.

 

Ognuno ha il suo ruolo e quindi, ognuno « deve » poter fare la sua parte.

 

Pochi giorni fa, vidi nel contesto di un telegiornale, un treno della Circumvesuviana… tutto « dipinto » da abusivi colori… che non avevano niente a che fare coi colori originali del treno e neppure con quel qualche cosa che venga definito arte. In poche parole ho visto un treno, almeno esternamente, « sporco e oltraggiato ».

Proprio così… oltraggiato da mani e menti che non conoscono il significato dell’educazione e del rispetto.

 

Ho dovuto rammentarmi di quanto nei mesi addietro mi capitò di fotografare quasi per caso alla stazione di Lugano… in territorio elvetico… dove, forse solo apparentemente, esiste ancora un poco il rispetto dell’altrui cose.

UNO

DUE

 

TRE

QUATTRO

CINQUE

SEI

SETTE

OTTO

NOVE

Può darsi che qualcuno consideri queste « brutture » opere d’arte e le carrozze ferroviarie dei Louvre ambulanti ; io, credo che non sia corretto impiastrare in questo modo un treno, non foss’altro che per il fatto che il treno è di tutti e, in particolare di una Nazione…

 

Se vogliamo ora fare riferimento a quanto ebbe a dire il buon Albert Einstein, sembra che non ci sia la volontà di bloccare questo incivile fenomeno di imbrattare gli altrui oggetti, per cui le « Autorità stanno a guardare » aiutando la distruzione di una piccola parte di mondo.

Qualcuno è malato?

Chi sta a guardare o chi vuol distruggere?

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S’è detto che “apparire è importante”… almeno così sembra che debba essere nel XXI° Secolo… quel famoso 2000 che sembrava non arrivasse mai e nel quale sarebbe stato tutto perfetto.

 

I colori sono utili anche per apparire… e, per apparire, cosa c’è di meglio della lana colorata?

 

Andiamo nelle Isole Shetland… quelle che si trovano a nord della Scozia… e fanno parte della Gran Bretagna.

LA GRIGIA LERWICK… arrivando dal mare.

Ogni volta che sento parlare di una località lontana… specialmente se ne parlano in televisione, penso che sarebbe bello se mostrassero l’ubicazione della località o della regione di cui parlano.

Certo che, coi tempi che corrono, c’è sempre un computer a disposizione per andare a cercare o verificare ciò che interessa.

Un tempo c’era l’atlante; si sfogliavano le pagine e si arrivava a trovare la località… allora mi chiedo: “Quanti giovani, o meno giovani, hanno in casa un atlante?” Penso pochi. È un gran peccato! Oggi vanno tutti alle Maldive, in Kenya o a Singapore… ma, oltre a conoscere le ore di volo per raggiungere la località prescelta, hanno un’idea delle zone sorvolate?

Ubicazione delle isole Shetland… quelle in rosso. In basso la porzione più a nord della Scozia.

 

 

La latitudine delle isole Shetland è pari a quella di Bergen in Norvegia; per questa ragione, come gli abitanti delle Orcadi, si sentono molto vicini ai popoli nordici. quindi più vicini ai Vichinghi di Norvegia che agli scozzesi della Gran Bretagna.

 

Per la stessa ragione, quando sbarcammo a Lerwick, ad accoglierci non c’erano gli scozzesi in gonnellino e cornamusa, ma un gruppo di “vichinghi” sorridenti con tanto di pesante armatura.

I VICHINGHI DI LERWICK

Oltre ai Vichinghi, a dare il benvenuto è anche un bellissimo stemma:

BENVENUTI.

 

 

 

 

Nelle Shetland ci sono tante pecore… e, grazie alle tante e speciali pecore, se ci si aggira nelle strade della cittadina, è possibile trovare ogni sorta di indumenti di lana… di ogni colore e… anche la stessa lana lavorata a modo loro e ben colorata.

 

 

LANE A LERWICK…

La cittadina s’è presentata grigia, ma i colori fanno particolarmente piacere. Per questa ragione, dopo aver fatto un giro in torpedone nell’isola, non ho potuto fare a meno di spedirmi una lettera coll’effigie della regina Elisabetta II… la testa coronata più longeva d’Europa.

Il francobollo con le regina Elisabetta II e il timbro.

Questa lettera ha raggiunto la Svizzera in 5 giorni. Purtroppo sul timbro non si legge la località che ha obliterato il francobollo.

Una cosa però è sicura, e cioè che se si desidera comprare della lana, non è necessario andare fin sulle Shetland, ma è sufficiente fermarsi a Lugano.

LANE A LUGANO (MANOR)

Certo che, per confezionare un bell’involucro per un corpo desideroso di ben presentarsi, può essere indispensabile un buon filo… ma del colore giusto.

Non bisogna andare molto lontano. Certo che la Liguria non è vicinissima, ma neanche in capo al mondo.

“Ma perché la Liguria?” vi chiederete.

Perché alla fine della Regione, quasi in Toscana, c’è una simpatica località di nome Sarzana; là è possibile trovare il filo del colore giusto.

SARZANA in provincia de LA SPEZIA

Purtroppo, nel mondo in cui viviamo esiste anche la categoria degli “incontentabili”; sono quei personaggi che non solo non si accontentano, ma, quando devono comperare un oggetto d’abbigliamento, come per esempio un paio di scarpe, dopo essere entrati e aver sbirciato in ogni angolo dell’esercizio commerciale, iniziano a provare una scarpa dopo l’altra, riescono ad essere dubbiosi su ogni piccolo particolare e possono far ricoprire il pavimento del negozio con molte scatole, ognuna con una calzatura perché l’altra è in prova. Il personale venditore mostra pazienza… tanta pazienza e, anche se non spera più di arrivare alla vendita, continua a mostrare calzature.

Ebbene, certi incontentabili potrebbero dover andare altrove per trovare il colore giusto, dove la scelta può essere maggiore.

In questo caso consiglio Brema… nel nord della Germania. Brema non è girato l’angolo, ma è importante perché facente parte della Lega Anseatica e famosa perché è di Brema che ci furono i “4 suonatori di Brema” o “I musicanti di Brema”… che per chi l’avesse dimenticato sono l’asino, il cane, il gatto e il gallo.

C’è la statua… e non è neppure molto grande… e neppure molto facile da trovare. Pare che toccare la zampa dell’asino porti fortuna… io l’ho fatto… forse devo ringraziare quel “toccare” se ho la fortuna di essere ora a “poterlo raccontare?

BREMA… nel nord della GERMANIA

Non si può dire che qui non ci sia scelta. Quegli incontentabili di cui s’è parlato prima troveranno sicuramente quanto desiderano.

Dopo aver potuto confezionare un po’ di “abbigliamento”, potrà essere necessario terminare l’opera con una o più cerniere lampo.

In questo caso si può tornare in terra ticinese, andare fino a Bellinzona nella capitale del Canton Ticino, fare un giro per i Castelli patrimonio dell’Unesco, dare un’occhiata alla nuova stazione ferroviaria e, proprio in faccia… scegliere il colore della cerniera lampo.

LE CERNIERE LAMPO DI BELLINZONA

Qui ci sono proprio tutti i colori, ma sono un po’ disordinati… non c’è l’armonia meravigliosa dei rocchetti di Sarzana… forse conseguenza dell’armonia che possiamo trovare nelle vicine Cinque Terre o a Portovenere? Chi non conosce l’estremo Levante ligure?

Sicuramente sono in molti a non conoscere l’estremo levante ligure, però, è risaputo che tutta la Liguria, da Ventimiglia alla provincia di La Spezia, racchiude, tanto sulla costa, quanto nell’entroterra, delle perle di inaudita bellezza.

Anche nel Ponente ligure si può godere il mercato settimanale e trovare un piacevole supplemento d’abbigliamento… gli occhiali.

Oggi gli occhiali non servono più solo per vederci meglio o per ripararsi dalla violenza dei raggi del sole. Oggi gli occhiali sono diventati quell’oggetto che DEVE essere alla moda… naturalmente per chi segue la moda in modo imperterrito, quasi come chi accetta e segue i dettami di una religione. Potremmo dire che, per certe persone, la moda è diventata una religione.

Ci devono o no essere gli occhiali? C’è chi non li porta neppure sul naso per gli occhi, ma li tiene costantemente sulla testa… quasi come se fossero necessari per tenere a posto il cuoio capelluto.

RIVIERA DI PONENTE – AL MERCATO SETTIMANALE.

Che belli gli occhiali in bella mostra al mercato settimanale! C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Io uso gli occhiali per leggere, scrivere e… qualche volta per ripararmi dai raggi del sole. Però, mangio; non sono un buongustaio, non mangio molto, cerco di non mangiare porcherie, apprezzo le insalate e le verdure, ma apprezzo anche un bicchiere di vino.

VALENZA (SPAGNA). TANTI VINI per palati esigenti.

Qui l’ho trovato… a Valenza… nella bellissima città spagnola.

A questo punto non mi rimane che salutare i miei lettori; prima però, dopo aver scritto che c’è chi segue la moda come se fosse una religione, vorrei chiedermi e chiedere a voi fino a che punto una ”moda” possa arrivare a farci bonariamente sorridere.

Come in molti sanno, io sono un figlio di Mussolini, dato che a quei tempi “si facevano i figli per la patria”; ho vissuto il finale di quella guerra dalla quale l’Italia, dopo la mania di grandezza di moltissimi italiani (molto di più di quello che pensa oggi l’antifascismo dilagante), ne è uscita piuttosto macilenta e si rivoltavano i vestiti vecchi con fodere nuove e si mettevano le toppe per far sì che il vestito durasse ancora un po’. Son cresciuto nella gioia del “miracolo italiano” quando chi faceva politica non sembrava che odiasse la controparte e, poter guidare una piccola auto di proprietà era quasi un lusso.

Sorrido quando vedo giovanissimi alla guida di auto bellissime e sempre più grandi… che quando escono dall’auto, magari per andare a prendere l’aperitivo, hanno i pantaloni volutamente bucati… secondo moda e… magari un cellulare in mano… di ultima generazione.

FANCIULLA MODERNA… con cellulare.

Non mi si faccia fare la figura del vecchio (sì, sono ormai vecchio davvero…) che non vuole accettare ciò che di “moderno” ha voluto e potuto dare la tecnologia.

Sì, sono vecchio se guardo la mia carta d’identità, mi sento però giovane con la speranza che i giovani, con lo spirito giovane possano vivere senza essere dei “rimorchi” di certe tendenze, per cui possano essere liberi di spaziare e godere le opportunità che vengono loro offerte.

Ognuno è unico e irripetibile… e se rimane quello che è senza sentirsi in dovere di imitare, allora sì che può “creare”.

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Ho visto questa vignetta… e, quasi quasi ho sorriso… ma pochissimo… quasi niente.

« Perché ? » mi chiederete voi.

Da « LA SETTIMANA ENIGMISTICA »

Perché non è altro che la fotografia di una buona parte del Genere Umano. In un certo senso mi ha fatto venire la pelle d’oca. Fotografare tutto, farsi fotografare anche nel momento in cui si compie la peggiore delle nefandezze.

Filmare, Fotografare e farsi fotografare e mettere in onda (oggi si dice online)… ma non è terribile ?

Naturalmente il boia fa il suo lavoro come ognuno di noi dovrebbe farlo… e si fotografa sul lavoro.

Oggi i giovani e i giovanissimi ne fotografano e ne filmano di tutti i colori…

La dignità?

A me dà fastidio pensare che potrà essere sempre peggio…

 

Certamente nei secoli passati ne facevano anche di tutti i colori, e con la massima « serenità »… perché così doveva essere?… ma, per fortuna, non avevano la macchina fotografica !

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