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Colori 4

CLICCARE SUL “MI PIACE” SENZA AVER LETTO L’ARTICOLO È UN “NON SENSO”

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

S’era detto, ovvero, mi ero permesso di scrivere che si può « creare » e, di conseguenza produrre in modo singolare ed esclusivo se non ci si fa « rimorchiare » o non si sente la necessità di portare avanti il proprio vivere imitando altri o oggetti altrui.

GLI OMBRELLI COLORATI… A GENOVA.

Certo che la città di Genova si sentì in dovere di imitare l’altrui operato quando permise che alcune strade del centro venissero paludate con ombrelli multicolori.

Non voglio parlar male di Genova… anche se più di una volta mi son trovato a dire che la Liguria dorme… e Genova è la capitale della Liguria… e a Genova sono nato… e a Genova ho studiato e mi sono laureato.

Oggi vivo lontano dalla mia città.

Mi sono allontanato molto presto dalla mia città… dalla mia bellissima città.

Non ero ancora laureato e già avevo trovato un posto di lavoro… all’estero… sì, all’estero. Non mi andava giù l’idea di aver studiato tanto, di aver faticato in modo esagerato per raggiungere la Maturità, aver passato ore e ore sui libri, ore e ore all’Università, ore e ore nelle varie corsie dei vari reparti universitari, e… dopo che in modo altisonante 11 Professori ti dicono che sei diventato dottore, dover elemosinare un lavoro come forse assistente volontario e non guadagnare il becco d’un quattrino.

In poche parole, ricordo la mia Genova con grande tristezza, non solo perché per poter vivere senza elemosinare sono andato via il giorno dopo la laurea, ma perché quando vi tornai per esprimere quanto avevo imparato, dovetti prendere atto che non era cambiato nulla, che i « lecchini » erano una bella quantità e che l’Università faceva pena e non avrebbe avuto il diritto di chiamarsi « degli Studi ».

Forse oggi è tutto meglio ; forse oggi nessuno lecca e chi lavora viene retribuito ; forse oggi, che si fanno anche i trapianti, funziona tutto a puntino.

Mi sembra, dopo aver pianto su quello che era la mia città, di aver fatto un bel « cappello » al mio colorato articolo.

È arrivato quindi il momento di parlare di cappelli.

I CAPPELLI DI LISBONA

Naturalmente non sono gli unici e non riuscirebbero a fare la concorrenza a quelli britannici di Elisabetta II.

In questa vetrina ben illuminata, ci sorprende l’ordine col quale son messi in buona mostra i colorati copricapo.

È tutta un’altra cosa questa vetrina di Merano. Siamo sì in Italia, ma siamo anche un poco in Tirolo… almeno per quanto riguarda la lingua parlata dai locali.

L’APPARENTE DISORDINE DI MERANO

 È interessante poter prendere atto che, se ci si trova in provincia di Bolzano, provincia ufficialmente bilingue, se ci si rivolge ai locali in lingua tedesca, dato che loro si rendono conto che la pronuncia non è perfetta, rispondono volentieri in italiano.

A me sembra bellissimo, per una Nazione, avere delle zone con lingua e cultura diverse… che, sempre secondo me, sono da gelosamente preservare.

Anni fa l’Alto Adige in italiano o Südtirol per loro che sono nella loro terra, era una zona dove chi parlava italiano non era gradito e chi si considerava tedesco o austriaco era inviso al resto d’Italia.

Oggi è tutto cambiato. Loro sanno di essere in Italia come italiani, ma possono utilizzare la loro lingua… che è diventata ufficiale.

Loro, i sudtirolesi, hanno sicuramente sofferto molto ai tempi di Mussolini… sì, perché quel regime pretendeva di italianizzare tutto… tutto quello che stava entro i confini del Regno.

Ho trovato molto significativa, la doppia scritta POLIZIAe POLIZEIsulle auto dei nostri poliziotti e qualche scritta come questa che sta ad indicare l’ufficio postale.

UFFICIO POSTALE A MERANO

È chiaro che, di quella meravigliosa provincia ci potrebbe essere ancora molto da scrivere… però, per scrivere è necessario avere una penna… come una di queste:

QUANTE BELLE PENNE COLORATE… A LUGANO.

Spero di poter scrivere ancora dell’Alto Adige e delle bellezze che offre quella regione.

Che bello scrivere!…ultimamente lo trovo bello e interessante… ma non da molto.

Relativamente alla mia età, potrei dire che non è molto che scrivo volentieri. Ma io lo so perché… per la stessa ragione non amo gli esami… anzi, se fosse permesso odiare qualcosa, li odierei.

Perché?

Semplicissimo; perché quando giovanissimo fui e già mi accarezzava l’idea di studiare medicina, ancora non sapevo quanto gli “esami” avrebbero potuto “tagliare” le gambe a un giovane. La guerra, la Seconda Guerra Mondiale era finita da poco, e, chi aveva dovuto andare a scuola non aveva avuto tutto facile come ora… allora si doveva fare i conti non solo coi bombardamenti ma anche con tanta precarietà… a tutti i livelli. Le mie elementari le feci presso le Suore Orsoline; non ricordo molto di quella scuola e non posso dire di averne un brutto ricordo. Ciò che trovo possa interessare il lettore, fu che era proibitissimo parlare il dialetto; se si veniva pescati a parlare in genovese, si veniva puniti. Mussolini voleva che si parlasse solo italiano.

Ora è diverso; si può parlare il dialetto, ma non lo parla quasi più nessuno… purtroppo.

Comunque sia, dopo 5 anni di scuola elementare, se ero veramente intenzionato a continuare gli studi, dovevo essere presentato a un “Esame d’amissione alle scuole medie”.

Così fu, perché le suore mi presentarono all’esame… in una scuola pubblica. Perché fu così non lo so, so solo che, in quell’occasione, alla fine della Quinta Elementare il tema che mi trovai a scrivere non piacque agli esaminatori e, semplicemente non fui ammesso agli orali e, senza tanti complimenti mi rimandarono ad ottobre (a quei tempi si diceva così). Io non so se ce l’avevano con le suore o se veramente scrissi male il tema; la realtà fu che, io ancora bimbo (mi fecero fare la Prima all’età di 6 anni) mi trovai a fare temi durante tutta l’estate e s’instaurò in me la consapevolezza del non saper scrivere. Ma, ancor peggio, mi trovai ad avere una vera e propria idiosincrasia per tutto ciò che era o sarebbe stato “esame”… e questo fino all’ultimo esame che affrontai all’Università.

Scrivere forse mi sarebbe piaciuto; il piacere arrivò quando ormai potevo essere considerato vecchio; però arrivò e fu in quel momento che mi accorsi che si può scrivere tanto per farlo, oppure per lasciare qualcosa agli altri… qualcosa di interessante o apparentemente sconosciuto.

E allora cominciai a pensare che si poteva scrivere un libro. D’altra parte, oggi tutti scrivono un libro… o se lo fanno scrivere.

L’ho fatto; ho scritto un libro… mi sembrava fosse giusto, e, in fondo in fondo, onesto raccontare di qualcosa sconosciuto ai più… ma qualcosa che può aiutare, essere utile, e, messo in pratica, perché no, permettere guarigioni… non fu un gran successo, ma a qualcuno cambiò la vita, e questo s’è dimostrato più che sufficiente.

 

Si scrivono anche biglietti di condoglianze per i parenti di chi passa a miglior vita… anche se si preferirebbe rimanere a peggior vita. Poi si scrivono i biglietti d’auguri e, quando non si può farne a meno o si ama o c’è affetto, assieme al biglietto d’auguri si confeziona un bel pacchettino… o lo si fa confezionare.

Piace confezionarlo, e, in questo caso sono necessari nastri o nastrini… proprio come questi bene esposti:

NASTRI E NASTRINI A LUGANO

Io non sono proprio capace di confezionare un bel pacchetto… uno di quelli che si presentano bene.

Che poi, cosa ci mettiamo nel pacchetto?

Fare un regalo è sempre difficile… almeno per me. Mia moglie invece è veramente molto in gamba; sa captare il desiderio di quel qualcuno al quale vuol fare un regalo, lo rammenta e, al momento buono lo snocciola, ben impacchettato, con eleganza.

Un regalo sempre utile è uno o più asciugamani… magari intonati con una bella candela. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

SEMPRE A LUGANO

Se si regala uno o più asciugamani, bisogna essere sicuri che non accada di essere mal interpretati… sì, perché potrebbe essere un invito a lavarsi per qualcuno che normalmente puzza… o non si lava mai.

Non dimenticherò mai quell’invito a cena assieme ad altre persone… fra cui quella persona che, almeno i capelli, non li lavava mai… o troppo poco.

A un certo momento, dopo varie discussioni più o meno animate, ma sempre amichevoli, questa persona che si trovava seduta vicino al muro, per poter ridere bene, appoggiò la testa al muro bianco dell’appartamento nel quale ci trovavamo. Fu un attimo, e la strisciatina del cuoio capelluto non lavato lasciò un’impronta indelebile su quella parete. Qualche giorno dopo, il padrone di casa, me lo fece vedere… sorridendo però.

 

In molti scriviamo… e in molti non scriviamo… perché è molto più comodo prendere il telefono e comunicare in quel modo.

Oggi poi che ogni componente di ogni nucleo familiare possiede uno o più smartphone… Sarà bene personalizzarli dando a ogni cellulare il suo colore.

C’è qualcuno che ci pensa.

COPRICELLULARE a MILANO LINATE

Un colore per ognuno… un colore per ogni gusto.

Oggi col telefono si fa tutto… forse in futuro ci sarà pure il cellulare che stirerà le camicie.È interessante dover prendere atto che certi uffici ai quali si scrive per ottenere delle informazioni o per reclamo, non riescono a scomodarsi e rispondere per iscritto… no, usano il telefono. Col telefono manca quello scritto con firma che rende responsabili.

Non so se è vero, ma oggi, sempre meno s’ha il coraggio di essere responsabili. E questo potrebbe essere comprensibile… perché oggi, più che un tempo, esiste un esercito di avvocati che pretendono di sempre “tagliare un capello in quattro”.

Mi considero infatti fortunato… o perché ho lavorato bene… in tanti anni di sala operatoria non sono mai stato “indagato”.

Eppure, chi lavora in campo alimentare ha delle grosse responsabilità… e sicuramente se le sa prendere… anche quando vende “scarpe di cioccolato”.

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

È bello andare in giro… e, in fondo in fondo, è ancor più bello poter utilizzare i mezzi pubblici.

Ho sempre apprezzato i mezzi pubblici… anche perché si vedono visi nuovi e personaggi, raramente però… particolari.

Quando vado sui mezzi pubblici me ne sto tranquillamente al mio posto e non scambio quasi mai parole o prese di posizione con qualcuno. Se conosco ciò che si vede dal finestrino, mi piace leggere, altrimenti gioisco nei riguardi di ciò che scorre davanti ai miei occhi.

Guardo anche chi è intorno a me.

Non sopporto chi chiacchiera a voce molto alta e, ancor meno chi s’attaca al Cellulare e non lo molla neppure quando scende.

Ciò che però mi farebbe urlare di vera rabbia sono quelle « personcine » che mettono i piedi sui sedili.

Ne ho fotografato due.

 

 

Maleducata N° 1

 

Makleducata N° 2

Queste “personcine” non sanno che le suole delle scarpe non sono mai pulite, e che potrebbero aver strisciato una bella cacca di cane ?…  trascinata poi sul sedile ?… per chi poserà le sue chiappe un po’ più tardi… proprio lì` ?

 

Certo, non gradisco neppure i bimbi che, dopo aver mangiato pane e marmellata, con le manine sporche di marmellata, per spostarsi appoggiano le loro « dolci manine » sulla mie ginocchia. Ma questi sono casi rari o, quasi unici.

 

Quest’oggi, che potrebbe essere anche ieri o domani, ho potuto assistere a qualcosa di incredibile.

 

Sul bus trovo questa donna, che non oso chiamare signora, che occupa due posti ; uno per il suo poderoso fondo schiena, l’altro per lo zainetto.

Tira fuori dallo zainetto il deodorante ascellare e lo striscia delicatamente alle due ascelle.

Poi, comincia a pettinarsi i lunghi capelli ; indi poscia, con mia grande meraviglia, dà inizio alla produzione di una treccia… una unica treccia che dal vertice del cranio scende in basso all’indietro… nel mezzo.

A questo punto estraggo il mio cellulare e, aspettando la prima fermata mi produco col primo scatto.

CONTROLUCE… ma si comprende la produzione della treccia… con le braccia alzate.

 

La treccia è praticamente finita.

 

 Dopo il deodorante, la pettinatura e la produzione del treccione, pensavo che questa donna avesse finito. No, no… non ha ancora finito.

Deve finire di vestirsi.

Ha messo il treccione a posto in posizione posteriore e comincia ad armeggiare con un indumento scuro… verosimilmente una giacchetta di lana… o cotone… che si mette.

Forse dava fastidio l’aria condizionata ?… o stava veramente terminando di vestirsi ?

La giacchetta di lana… o cotone.

A questo punto, ed io essendo leggermente arretrato, non ho potuto vedere e fotografare che comincia ad armeggiare coi piedi… o coi sandali … o con le unghie… per qualche minuto.

La nostra Umana, mentre il bus, con non pochi viaggiatori, prosegue la sua corsa verso il centro di Lugano, forse avrebbe avuto bisogno di un lavandino o di un bel gabinetto, ma il bus cittadino ne è sprovvisto. Pensavo fosse ormai paga e potesse essere soddisfatta dello spettacolo offerto.

No, non ancora !. Estrae dallo zainetto una brioche, o qualcosa di simile, e, noncurante del fatto che molte briciole cadono sul lindo pavimento, comincia a rifocillare il proprio corpo.

Mangia tranquillamente fino al capolinea, in centro.

La donna ha indossato l’indumento scuro e… mangia.

Mentre la donna finisce la propria colazione, mi sovviene che il regolamento dei bus di Lugano vieta di bere e di mangiare sui bus… e naturalmente anche di sporcare per terra.

Questa sequenza, « rubata » col cellulare, malgrado la presenza di altri viaggiatori, mi ha offeso… soprattutto come Umano un po’ civilizzato.

Come si fa ad essere così menefreghisti e maleducati ?… e irrispettosi verso tutti gli altri viaggiatori ?

 

Scese dal bus trascinando il proprio adipe confondendosi nella folla del mattino……

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 Ogni tanto passo la frontiera… la frontiera fra la Svizzera e l’Italia… vado in Italia:

 

quell’Italia che mi ha dato i natali quando ancora Benito Mussolini dettava legge,

quell’Italia che preferì la Repubblica a Umberto II,

quell’Italia che ebbe fra i propri Governanti un cittadino dell’Unione Sovietica,

quell’Italia che maltrattò gli italiani profughi dall’Istria, Fiume e Dalmazia,

quell’Italia del famoso miracolo economico,

quell’Italia che rese immortale la Vespa e la FIAT 500,

quell’Italia che si tappò il naso e votò Democrazia Cristiana,

quell’Italia che svende i propri Gioielli,

quell’Italia che stravede per un pallone… anche se non è sempre quello,

quell’Italia che tentò la svolta con un reddito di cittadinanza e una quota 100,

quell’Italia, infine, che ancora non sa se amare o odiare l’Europa.

 

Mi piace, ogni tanto, attraversare la frontiera.

Mi piace andarci col trenino… così posso camminare.

Mi piace, ogni volta, bere un buon caffè… al bar… in piedi.

Mi piace portarmi la macchina fotografica.

 

Ogni volta la luce è diversa. Gli specchi d’acqua del Ceresio e del Tresa possono assumere risvolti magici, ogni volta diversi.

 

Oggi, mentre tornavo al trenino, e camminavo alla svelta perché qui in Svizzera tutti i treni cercano di osservare l’orario e non fa piacere vedere il treno dal di dietro, ecco spuntare un barchino quasi silenzioso con una bella e simpatica scia.

IL CERESIO

La foto non è perfetta… la luce non è ideale… ma a me è piaciuta… e ve l’ho passata.

 

Qualcuno potrebbe chiedersi “Cos’è il Ceresio e cos’è il Tresa.

 

Il Ceresio è il Lago di Lugano.

Il Tresa è il fiume emissario del Lago di Lugano. È un fiume corto. Si forma appunto a Ponte Tresa sponda svizzera, a Lavena Ponte Tresa sponda italiana. Per qualche chilometro segna il confine fra l’Italia e la Svizzera… poi scorre in territorio italiano e sfocia ne Lago Maggiore presso Luino.

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Ogni tanto prendo il trenino e… faccio un salto in Italia.

IL TRENINO… sullo sfondo LUGANO

Poco più di venti minuti nel trenino… s’arriva a pochi passi dalla frontiera. Un ponte sul fiume Tresa e, sembra di respirare un’aria diversa.

Di qua la Svizzera, di là l’Italia.

A DESTRA LA SVIZZERA; A SINISTRA L’ITALIA

Faccio una piccola spesa e altre necessità… mi bevo naturalmente un caffè e, dopo aver riattraversato la frontiera mi aspetta nuovamente il trenino. È simpatico e, nei giorni feriali c’è ogni 15 minuti… puntuale… come puntuale è quasi sempre la Svizzera.

Normalmente mi porto un libro e la macchina fotografica. Ormai conosco a memoria il tragitto, e, se leggo, i venti minuti passano in un lampo.

Pochi giorni fa, come ogni volta, ad ogni fermata sale qualcuno. Questa volta però, ho visto una scena, almeno secondo me, stupenda. Una signora col cagnetto… l’ha preso in braccio… lui s’è messo a guardar fuori dal finestrino apparentemente molto interessato al panorama che passava davanti ai suoi occhi.

Ho chiesto alla padrona se potevo fotografarlo… mi ha detto di sì.

IL CANE

 

Non credo che quel cane abbia un pedigree. Penso sia il classico bastardino che si fa voler bene… fedele e affettuoso.

 

Ebbi a suo tempo un cane al quale ero ben affezionato… un pastore scozzese.

Poi non più; troppo impegnativo.

 

Ho un grande rispetto per i cani… meno per certe categorie di padroni… ancora meno per certe categorie di padroni che mantengono e ostentano cani pericolosi… senza museruola e, qualche volta, senza guinzaglio.

Non sopporto il proprietario di cane di un certo tipo che dice: “Non fa nulla” e non rispetta chi ha paura dei cani.

Chi ha paura dei cani, già si spaventa se sente un cane abbaiare; se poi sente due cani che litigano, o ancor peggio ringhiano…

Quelli che dicono: “NON FA…o… NON FANNO NULLA”, dovrebbero imparare che con qualunque animale tutto è possibile.

Quand’ero ancora veramente giovane fui spettatore della classica padrona di cani che, con tre cani NON al guinzaglio era convinta che non facessero NULLA. Incontra l’amica col bimbo; quei tre cani che NON FANNO NULLA, forse per gelosia, ma, sicuramente per maleducazione e ignoranza della padrona, azzannarono l’amica e il bimbo e, non fu facile farli desistere.

Caso unico?

NO.

Infatti la cronaca ci racconta spesso di avvenimenti di cani che NON FANNO NULLA, ma azzannano come niente fosse.

 

Anche in questo caso possiamo dire che certo Genere Umano è guasto?

Ho voluto prendere in considerazione l’interesse di Poste Italiane per quanto riguarda i cani. Stampano francobolli proprio per tutto, ma cani… pochissimi.

Questo ho trovato:

FRANCOBOLLO DEL 1994 di Poste Italiane

Nella serie ci sono altri tre francobolli con cani. Questo ho scelto perché mi piace molto il cane dalmata… e se ne vedono pochi.

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In poche ore cambia il panorama. La vedete questa casa ? Sta cominciando ad essere distrutta.

GLIENE HANNO ROSICCHIATO UN PEZZETTO.

Era lì da chissà quanto tempo. Ormai ci avevamo fatto l’abitudine… al punto tale per cui non veniva più degnata neppure di uno sguardo. Era lì ; non si sapeva esattamente quanto e come fosse abitata.

Poi, un bel giorno, fra una nuvola e l’altra, con maggiore o minore disturbo al flusso automobilistico, inizia la prima « rosicchiata »… verso la distruzione totale.

 

Quando si porta a distruzione un vecchio immobile, è d’uso, per evitare inutili polveroni, bagnare continuativamente l’oggetto che sta per sparire agli occhi dei passanti… e dei curiosi.

Forse la dizione « curiosi » potrebbe essere sbagliata. Chi va a controllare come procedono i lavori d’abbattimento di uno stabile come questo, possono essere in prima linea gli abitanti del luogo… quelli che, vedendo lì, e sempre lì quel casone, vedendolo di colpo aggredito da ruspe e affini, si sentono un po’ come derubati di un oggetto che avevano sempre visto… e che magari avevano anche considerato brutto.

Questi « vicini di casa » non sono dei curiosi, ma degli interessati in prima persona.

I curiosi sono quelli che devono poter dire « c’ero anch’io » o arrivano a farsi il selfie davanti a un ponte crollato o nei pressi di una nave da crociera naufragata.

LA SECONDA ROSICCHIATURA

Il caso volle che, dopo la prima giornata, arrivasse la seconda con copiosa pioggia… quella pioggia che molti attendevano con ansia. Ebbene, la pioggia si dimostrò benefica anche per chi stava demolendo lo stabile.

Il cielo mandò molta acqua e permise alle ruspe di impolverare poco o niente gli abitanti del vicinato.

Il giorno dopo cessano le pioggie e un cielo azzurro ci dimostra che un po’ più in alto non ha piovuto proprio niente… ha nevicato…e anche molto.

Anche se siamo già in Aprile non dobbiamo assolutamente meravigliarci se ci possono essere delle benefiche nevicate.

Mi vien da pensare alla Valle Padana… a quel povero Po che langue per troppo poca acqua. Ebbene, anche se non sarà sufficiente, qualcosa farà. Certo, questa pioggia dovrà prima arrivare nel Lago di Lugano, poi grazie al Tresa giungere nel Lago Maggiore, da lì nel Ticino e… finalmente nel nostro Grande Fiume.

Che poi, evviva la neve lassù in alto, che quando si scioglierà continuerà ad alimentare i nostri fiumi.

LA NEVE

Il ritorno del sole dice chiaramente che siamo davvero in Primavera. Alberi fioriti e camelie allietano la nostra vista… anche il nostro vedere un po’ più in qua dove le ruspe hanno lavorato…

SI CHIAMA ALBERETTO

Non è simpatico ? È giovane… ha la sua personalità ma ancora fa fatica a comunicare. Con le prime foglie ci fa gioire per la Primavera benarrivata. Non solo queste foglioline dell’ « Alberetto » parlano di luce nuova e azzurro forse più caldo, ma, a dare letizia ai nostri occhi hanno pensato anche loro… ammirateli :

SEMBRANO AMICI

Sì, sembrano amici e, coi loro colori possono solo lasciarci a bocca aperta.

A me è accaduto di poter ammirare questi « amici » passando proprio da qui, vicino al lago e… vederli. Ero sul bus e stavo tornando a casa. Non so in quanti hanno potuto ammirarli… perché ?

Perché , da qualche anno, chi va in bus, anche se non trova la possibilità di sedersi, « sfodera » lo smartphone e « lavora » velocemente con dita e occhi… sposta foto, scrive messaggi, attende messaggi, sorride, fa delle smorfie digita a velocità sempre maggiore… ma non si guarda intorno. Capisce quando è il momento di scendere perché un sesto senso lo fa dirigere verso la porta d’uscita del mezzo.

Altre volte, lo smartphone ha l’effettiva funzione del telefonino portatile ; l’umano in questione sale sul bus parlando, si siede se può… sempre parlando senza degnare neppure di un’occhiata i compagni di viaggio… continua a parlare ed eventualmente sorridere con gli occhi immersi nell’infinito… arrivato a destinazione, sempre con lo smartphone appiccicato all’orecchio, scende… e continua a parlare, sorridere e… qualche volta gesticolare.

 Intanto la casa grossa non c’è più !

LA CASA NON C’È PIÙ

Tempo 48 ore la casa non c’è più. Chissà cosa faranno ora e… con che tempi.

Certo che i tempi non saranno brevissimi, ma, chi di dovere, cercherà di ottenere il massimo rendimento. Oggi è il « rendimento » ciò che conta… solo il rendimento… non certo quello degli Istituti Bancari verso i propri clienti.

Dobbiamo tornare un poco indietro nel tempo.

« Cosa significa ? »

Significa che, se osserviamo attentamente quella casa prima della demolizione, possiamo vedere cosa verrà costruito.

La prossima costruzione.

Vista così potrebbe essere bella da vedere.

Vi piace ? Ho ingrandito la prima foto ; per darle un tocco di vitalità ci ho piazzazo davanti un’utilitaria di passaggio e così tutti possono prendere atto di cosa potrà succedere dopo.

 

La casa non c’è più… e verrà presto dimenticata.

Anche noi la dimenticheremo !

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Albert Einsteinavrebbe detto o scritto :

 

Il mondo non verrà distrutto da coloro che fanno il male, ma da coloro che li stanno a guardare senza fare nulla.

 

Il mondo è fatto di piccole e grandi cose… analogamente il rapporto fra coniugi o il rapporto fra cittadini e Autorità, nonché fra Nazioni… grandi e piccole.

 

Ognuno ha il suo ruolo e quindi, ognuno « deve » poter fare la sua parte.

 

Pochi giorni fa, vidi nel contesto di un telegiornale, un treno della Circumvesuviana… tutto « dipinto » da abusivi colori… che non avevano niente a che fare coi colori originali del treno e neppure con quel qualche cosa che venga definito arte. In poche parole ho visto un treno, almeno esternamente, « sporco e oltraggiato ».

Proprio così… oltraggiato da mani e menti che non conoscono il significato dell’educazione e del rispetto.

 

Ho dovuto rammentarmi di quanto nei mesi addietro mi capitò di fotografare quasi per caso alla stazione di Lugano… in territorio elvetico… dove, forse solo apparentemente, esiste ancora un poco il rispetto dell’altrui cose.

UNO

DUE

 

TRE

QUATTRO

CINQUE

SEI

SETTE

OTTO

NOVE

Può darsi che qualcuno consideri queste « brutture » opere d’arte e le carrozze ferroviarie dei Louvre ambulanti ; io, credo che non sia corretto impiastrare in questo modo un treno, non foss’altro che per il fatto che il treno è di tutti e, in particolare di una Nazione…

 

Se vogliamo ora fare riferimento a quanto ebbe a dire il buon Albert Einstein, sembra che non ci sia la volontà di bloccare questo incivile fenomeno di imbrattare gli altrui oggetti, per cui le « Autorità stanno a guardare » aiutando la distruzione di una piccola parte di mondo.

Qualcuno è malato?

Chi sta a guardare o chi vuol distruggere?

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S’è detto che “apparire è importante”… almeno così sembra che debba essere nel XXI° Secolo… quel famoso 2000 che sembrava non arrivasse mai e nel quale sarebbe stato tutto perfetto.

 

I colori sono utili anche per apparire… e, per apparire, cosa c’è di meglio della lana colorata?

 

Andiamo nelle Isole Shetland… quelle che si trovano a nord della Scozia… e fanno parte della Gran Bretagna.

LA GRIGIA LERWICK… arrivando dal mare.

Ogni volta che sento parlare di una località lontana… specialmente se ne parlano in televisione, penso che sarebbe bello se mostrassero l’ubicazione della località o della regione di cui parlano.

Certo che, coi tempi che corrono, c’è sempre un computer a disposizione per andare a cercare o verificare ciò che interessa.

Un tempo c’era l’atlante; si sfogliavano le pagine e si arrivava a trovare la località… allora mi chiedo: “Quanti giovani, o meno giovani, hanno in casa un atlante?” Penso pochi. È un gran peccato! Oggi vanno tutti alle Maldive, in Kenya o a Singapore… ma, oltre a conoscere le ore di volo per raggiungere la località prescelta, hanno un’idea delle zone sorvolate?

Ubicazione delle isole Shetland… quelle in rosso. In basso la porzione più a nord della Scozia.

 

 

La latitudine delle isole Shetland è pari a quella di Bergen in Norvegia; per questa ragione, come gli abitanti delle Orcadi, si sentono molto vicini ai popoli nordici. quindi più vicini ai Vichinghi di Norvegia che agli scozzesi della Gran Bretagna.

 

Per la stessa ragione, quando sbarcammo a Lerwick, ad accoglierci non c’erano gli scozzesi in gonnellino e cornamusa, ma un gruppo di “vichinghi” sorridenti con tanto di pesante armatura.

I VICHINGHI DI LERWICK

Oltre ai Vichinghi, a dare il benvenuto è anche un bellissimo stemma:

BENVENUTI.

 

 

 

 

Nelle Shetland ci sono tante pecore… e, grazie alle tante e speciali pecore, se ci si aggira nelle strade della cittadina, è possibile trovare ogni sorta di indumenti di lana… di ogni colore e… anche la stessa lana lavorata a modo loro e ben colorata.

 

 

LANE A LERWICK…

La cittadina s’è presentata grigia, ma i colori fanno particolarmente piacere. Per questa ragione, dopo aver fatto un giro in torpedone nell’isola, non ho potuto fare a meno di spedirmi una lettera coll’effigie della regina Elisabetta II… la testa coronata più longeva d’Europa.

Il francobollo con le regina Elisabetta II e il timbro.

Questa lettera ha raggiunto la Svizzera in 5 giorni. Purtroppo sul timbro non si legge la località che ha obliterato il francobollo.

Una cosa però è sicura, e cioè che se si desidera comprare della lana, non è necessario andare fin sulle Shetland, ma è sufficiente fermarsi a Lugano.

LANE A LUGANO (MANOR)

Certo che, per confezionare un bell’involucro per un corpo desideroso di ben presentarsi, può essere indispensabile un buon filo… ma del colore giusto.

Non bisogna andare molto lontano. Certo che la Liguria non è vicinissima, ma neanche in capo al mondo.

“Ma perché la Liguria?” vi chiederete.

Perché alla fine della Regione, quasi in Toscana, c’è una simpatica località di nome Sarzana; là è possibile trovare il filo del colore giusto.

SARZANA in provincia de LA SPEZIA

Purtroppo, nel mondo in cui viviamo esiste anche la categoria degli “incontentabili”; sono quei personaggi che non solo non si accontentano, ma, quando devono comperare un oggetto d’abbigliamento, come per esempio un paio di scarpe, dopo essere entrati e aver sbirciato in ogni angolo dell’esercizio commerciale, iniziano a provare una scarpa dopo l’altra, riescono ad essere dubbiosi su ogni piccolo particolare e possono far ricoprire il pavimento del negozio con molte scatole, ognuna con una calzatura perché l’altra è in prova. Il personale venditore mostra pazienza… tanta pazienza e, anche se non spera più di arrivare alla vendita, continua a mostrare calzature.

Ebbene, certi incontentabili potrebbero dover andare altrove per trovare il colore giusto, dove la scelta può essere maggiore.

In questo caso consiglio Brema… nel nord della Germania. Brema non è girato l’angolo, ma è importante perché facente parte della Lega Anseatica e famosa perché è di Brema che ci furono i “4 suonatori di Brema” o “I musicanti di Brema”… che per chi l’avesse dimenticato sono l’asino, il cane, il gatto e il gallo.

C’è la statua… e non è neppure molto grande… e neppure molto facile da trovare. Pare che toccare la zampa dell’asino porti fortuna… io l’ho fatto… forse devo ringraziare quel “toccare” se ho la fortuna di essere ora a “poterlo raccontare?

BREMA… nel nord della GERMANIA

Non si può dire che qui non ci sia scelta. Quegli incontentabili di cui s’è parlato prima troveranno sicuramente quanto desiderano.

Dopo aver potuto confezionare un po’ di “abbigliamento”, potrà essere necessario terminare l’opera con una o più cerniere lampo.

In questo caso si può tornare in terra ticinese, andare fino a Bellinzona nella capitale del Canton Ticino, fare un giro per i Castelli patrimonio dell’Unesco, dare un’occhiata alla nuova stazione ferroviaria e, proprio in faccia… scegliere il colore della cerniera lampo.

LE CERNIERE LAMPO DI BELLINZONA

Qui ci sono proprio tutti i colori, ma sono un po’ disordinati… non c’è l’armonia meravigliosa dei rocchetti di Sarzana… forse conseguenza dell’armonia che possiamo trovare nelle vicine Cinque Terre o a Portovenere? Chi non conosce l’estremo Levante ligure?

Sicuramente sono in molti a non conoscere l’estremo levante ligure, però, è risaputo che tutta la Liguria, da Ventimiglia alla provincia di La Spezia, racchiude, tanto sulla costa, quanto nell’entroterra, delle perle di inaudita bellezza.

Anche nel Ponente ligure si può godere il mercato settimanale e trovare un piacevole supplemento d’abbigliamento… gli occhiali.

Oggi gli occhiali non servono più solo per vederci meglio o per ripararsi dalla violenza dei raggi del sole. Oggi gli occhiali sono diventati quell’oggetto che DEVE essere alla moda… naturalmente per chi segue la moda in modo imperterrito, quasi come chi accetta e segue i dettami di una religione. Potremmo dire che, per certe persone, la moda è diventata una religione.

Ci devono o no essere gli occhiali? C’è chi non li porta neppure sul naso per gli occhi, ma li tiene costantemente sulla testa… quasi come se fossero necessari per tenere a posto il cuoio capelluto.

RIVIERA DI PONENTE – AL MERCATO SETTIMANALE.

Che belli gli occhiali in bella mostra al mercato settimanale! C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Io uso gli occhiali per leggere, scrivere e… qualche volta per ripararmi dai raggi del sole. Però, mangio; non sono un buongustaio, non mangio molto, cerco di non mangiare porcherie, apprezzo le insalate e le verdure, ma apprezzo anche un bicchiere di vino.

VALENZA (SPAGNA). TANTI VINI per palati esigenti.

Qui l’ho trovato… a Valenza… nella bellissima città spagnola.

A questo punto non mi rimane che salutare i miei lettori; prima però, dopo aver scritto che c’è chi segue la moda come se fosse una religione, vorrei chiedermi e chiedere a voi fino a che punto una ”moda” possa arrivare a farci bonariamente sorridere.

Come in molti sanno, io sono un figlio di Mussolini, dato che a quei tempi “si facevano i figli per la patria”; ho vissuto il finale di quella guerra dalla quale l’Italia, dopo la mania di grandezza di moltissimi italiani (molto di più di quello che pensa oggi l’antifascismo dilagante), ne è uscita piuttosto macilenta e si rivoltavano i vestiti vecchi con fodere nuove e si mettevano le toppe per far sì che il vestito durasse ancora un po’. Son cresciuto nella gioia del “miracolo italiano” quando chi faceva politica non sembrava che odiasse la controparte e, poter guidare una piccola auto di proprietà era quasi un lusso.

Sorrido quando vedo giovanissimi alla guida di auto bellissime e sempre più grandi… che quando escono dall’auto, magari per andare a prendere l’aperitivo, hanno i pantaloni volutamente bucati… secondo moda e… magari un cellulare in mano… di ultima generazione.

FANCIULLA MODERNA… con cellulare.

Non mi si faccia fare la figura del vecchio (sì, sono ormai vecchio davvero…) che non vuole accettare ciò che di “moderno” ha voluto e potuto dare la tecnologia.

Sì, sono vecchio se guardo la mia carta d’identità, mi sento però giovane con la speranza che i giovani, con lo spirito giovane possano vivere senza essere dei “rimorchi” di certe tendenze, per cui possano essere liberi di spaziare e godere le opportunità che vengono loro offerte.

Ognuno è unico e irripetibile… e se rimane quello che è senza sentirsi in dovere di imitare, allora sì che può “creare”.

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