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Archive for the ‘Liguria’ Category

 

Possibile che ci siano solo le elezioni europee ?… nella mente dei nostri Governanti ?

Possiamo ancora considerarli Governanti ?

 

Dopo aver letto questo :

 

https://genovaquotidiana.com/2019/05/20/nodo-ferroviario-maestripieri-cisl-liguria-fermo-da-2-mesi-perche-il-ministro-toninelli-non-decide/

 

e questo :

 

https://genovaquotidiana.com/2019/05/21/sciopero-allaeroporto-per-il-rinnovo-del-contratto-raffica-di-voli-cancellati/

 

come si può pensare che la Liguria stia meglio ?

 

Possibile che dal 1999 ancora non abbiano trovato una soluzione ferroviaria ?

 

E, possibile che chi deve partire o arrivare a Genova debba, dopo aver pagato il biglietto, impazzire semplicemente perché quel determinato contratto di lavoro non è stato rinnovato ?

 

Sono genovese e amo Genova ; ogni volta che vado a Genova mi commuovo. In questo caso però mi arrabbio e… mi chiedo :

 

« Perché non facciamo una colletta per ingrandire le carceri e far posto per certa gente ? »

 

Ci sarà uno o più colpevoli ?

 

Vogliamo metterci un attimo nei panni di chi ha programmato di prendere il volo EasyJet per Manchester delle 17:35 e, arrivato all’aeroporto si sente dire che il volo è cancellato per sciopero.

Si riesce a mettersi in testa che esiste anche della gente precisa che lavora e ha voglia di lavorare in modo preciso ?

 

E quegli individui dotati di « cranio fantastico » che riescono ad arrivare a uno sciopero, per qualcuno sicuramente catastrofico, cosa riescono a pensare quando tornano a casa e trovano la famiglia per la quale dovrebbero essere un esempio ?

 

Per i 43 morti del Ponte Morandi, a distanza di 9 mesi, il tempo di una gravidanza, nessuno ancora alla sbarra.

Non sarebbe meglio smetterla di riempirsi la bocca di spreade di pil e cominciare ad essere un po’ seri… seri davvero ?

 

Ma, il popolo italiano si sta rendendo conto che la mancanza di serietà dei soggetti mandati a Governarci ci sta distruggendo ?

…o sono tutti commossi fino alle lacrime perché Allegri ha lasciato la panchina della Juventus ?

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Negli ultimi giorni s’è parlato molto, come ogni anno, del 25 aprile 1945… che è ormai diventato storia.

 

Leggo quanto avrebbe detto Oscar Wilde della storia :

 Sotto il nome di Libro di Storia noi insegniamo ai nostri figli la cronologia dei crimini del mondo.

STATUA DI OSCAR WILDE a Dublino

Come ben si sa Oscar Wilde nacque a Dublino.

La sua asserzione è “terribilmente” valida.

La Seconda Guerra Mondiale fu un folle crimine; i giovani la studiano perché è ormai diventata storia.

Per me fu solo cronaca.

DUBLINO

Ormai è storia in Italia anche l’8 settembre 1943; nonché il 25 aprile 1945.

Il 25 aprile 1945 è diventato una specie di Festa Nazionale; l’8 settembre 1943 dovrebbe essere ricordato come uno dei momenti più tragici della recente storia d’Italia.

Li ho vissuti tutt’e due; ero naturalmente un bimbo, e non potevo ben capire cosa esattamente poteva accadere. Sapevo poco o nulla del significato della parola pace. Sapevo bene cosa significava la guerra e i bombardamenti: morte e distruzione… tanto fumo, ma fumo nero.

So che, negli anni precedenti il conflitto avevo conosciuto la pace e la libertà; ne presi atto recentemente dopo il ritrovamento di una mia foto (1941) all’età di 5 anni ospite, con la mia famiglia, della nonna che abitava in Svizzera… dove si parla tedesco… Come tutti sanno la Svizzera era neutrale… per lo meno non partecipava attivamente alla guerra.

Rividi mia nonna solo un po’ dopo il 25 aprile 1945.

Fu mio fratellino a chiedere a mio papà: “Cos’è la pace?

1941 – SUONAVO IL PIFFERO E AVEVO DELLE BELLE ORECCHIE.

Sicuramente nella mente di un bimbo si ripercuotono i “movimenti” degli adulti e le impressioni visive di ciò che lo circonda. Ricordo perfettamente le grandi scritte DUCE e VINCEREMO, nonché l’immensa speranza degli adulti dopo l’8 settembre 1943.

La speranza svanì in un attimo per lasciar posto agli “sbandati” del Regio Esercito Italiano, alle truppe del Reich e alle milizie della Repubblica Sociale. Non potrò mai dimenticare il terrore di mia mamma verso quello strano esercito… di morti di fame. Sì, almeno dai miei ricordi erano dei “morti di fame” che facevano finta di essere degli esaltati.

 

Una bella mattina suona il campanello di casa dove eravamo sfollati. Mia mamma va ad aprire la porta e si ritrova davanti un giovane delle brigate nere che, educatissimo: “Signora Buongiorno. Nel nostro posto di blocco giù al mare abbiamo fermato un signore con qualche chilo di pasta. Dice che deve portarla qui a lei. Noi le saremmo grati se volesse vendercene un paio di chili”.

LA CHIESA di dove eravamo sfollati (Crevari)

 Anche se quell’uomo si presentò come un gentiluomo, mia mamma ebbe piuttosto paura. Sì, perché quelle persone facevano paura, e poi, con quel cappellino con su le ossa incrociate e il teschio…

 Mia mamma sapeva che quella pasta era stata acquistata alla borsa nera, tempi bui oggi inimmaginabili, e che, in definitiva avrebbe potuto essere sequestrata.

Disse: “Prendete pure quello che vi serve”.

La Brigata nera rispose: “No signora; noi ne vorremmo avere un paio di chili, per il nostro fabbisogno. Sarebbe necessario che lei scenda con me in caserma per controllare il peso… perché è nostra intenzione pagare quello che prenderemo”.

Inutile dire che per mia mamma… era sola in casa con tre bimbi… avrebbero potuto prendersi tutto e lasciarla in pace. Era terrorizzata all’idea di dover entrare in quella caserma.

Così si presenta oggi l’edificio nel quale era la Caserma delle Brigate Nere

 Fu obbligata a scendere in caserma. Ricordo che, sperando non le facessero nulla di male, prese me per mano e seguì quell’uomo vestito di nero. Avevo 7 anni, ma ricordo benissimo quel momento… per me interessante o divertente. Forse mi sentii importante.

Sulla costa poco dopo l’abitato di Voltri.

 Comunque fu, ricordo perfettamente che, dentro la caserma, pesarono qualche chilo di pasta e pretesero di pagarla… naturalmente a un prezzo inferiore a quello della borsa nera.

Le Brigate Nere ringraziarono… tutte godute perché avevano qualcosa da mangiare.

Anche quei poveretti sbandati del Regio Esercito avevano bisogno d’essere aiutati… ma in un altro modo. Avevano bisogno di dimostrare che non erano più al servizio della Patria… anche perché di colpo non erano più in Patria; almeno quelli dei miei ricordi si trovavano lontano dalla loro Patria… che non potevano raggiungere.

Infatti fra loro e il sud dell’Italia c’era un “fronte” nel quale si affrontavano da una parte i nostri ex alleati e dall’altra i nostri ex nemici assieme ai nostri connazionali che, con la “furbata” dell’armistiziosperavano di finire la guerra stando dalla parte dei vincitori.

A ben pensarci, non è solo di questi tempi che una buona parte delle italiche genti viene definita “furbetta”.

Un paio di quei poveri sbandati ricevettero indumenti civili e furono più volte rifocillati… malgrado la presenza di truppe naziste che ormai da ex alleati diventarono…  occupanti.

Fu così che:

In casa nostra, dove eravamo sfollati, c’erano per fortuna due entrate, o, se si preferisce due uscite. Non so oggi dire quanti erano; so per certo che c’era qualcuno in casa nostra per rifocillarsi; qualcuno che aveva fame e aveva già ricevuto abiti civili… che gli permettevano di non dimostrare il proprio passato nell’esercito.

L’esercito tedesco sapeva che c’erano in giro dei soldati “sbandati” dopo l’8 settembre… e li cercavano… di casa in casa.

Vennero a bussare anche alla porta di casa nostra. L’entrata principale era al primo piano tramite una scala esterna; salirono i tedeschi lungo la scala esterna, mentre dalla porta inferiore fu fatto uscire precipitosamente chi si stava rifocillando. Fortunatamente, mio papà sapeva perfettamente il tedesco, e, grazie alla conoscenza della lingua, riuscì a trattenere i militari nazisti per permettere agli italiani di fuggire dall’altra porta.

Inutile dire che, se i tedeschi si fossero accorti che davamo ospitalità a dei loro nemici, saremmo noi bimbi sicuramente rimasti orfani… o anche noi spariti come molti bimbi ebrei.

 Così… e non solo così, il bimbo che è in me ricorda un paio di avvenimenti causati da quel famoso armistizio.

Fu appunto dopo quel tempismo armistiziale che iniziarono i movimenti partigiani osannati, anno dopo anno, a più non posso.

Il bimbo che è in me ha certi ricordi; l’adulto che recentemente s’è documentato ha dovuto prendere atto anche di altri avvenimenti.

I partigiani terminarono, quasi dappertutto la loro opera il 25 aprile. Il bimbo che è in me ricorda alcuni di quei momenti in due modi diametralmente opposti. Noi bimbi, ed altri bimbi, che non eravamo all’altezza di comprendere appieno il significato di quella “pace”, quando ci trovavamo, ricordo nitidamente come cantavamo indifferentemente:

Bandiera rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città…

Oppure:

Di Mussolini vogliam le ossa, bandiera rossa, bandiera rossa…

Naturalmente fra un cantare e l’altro c’era una certa contraddizione. Naturalmente i nostri genitori non sapevano che cantavamo in questo modo.

Il bimbo che è in me visse quei momenti anche con tanta paura.

Mio papà, contrariamente al sottoscritto che non aveva voglia di studiare, era molto bravo a scuola, non solo, ma un po’ più grandicello si prese due lauree e volle studiare a fondo le lingue più importanti… l’inglese, il tedesco e il francese. Fu il tedesco a salvargli la pelle. Infatti, come Direttore di una ferriera a Sestri Ponente, grazie al fatto che parlava correntemente la lingua di Goethe, durante l’occupazione nazista, rischiò più volte la vita per salvare quella degli operai.

Ebbene, questo suo altruistico comportamento verso gli operai di Sestri Ponente che, alla fine del conflitto fu soprannominata Piccola Russia, gli permise di non finire in un Alto Forno e di subire, come si sentiva raccontare, una sommaria esecuzione presso il locale cimitero. Ricordo così il 25 aprile. Il bimbo ricorda, col senno di poi, che a quei tempi aleggiava l’odio, con la stessa intensità con la quale oggi s’inneggia alla libertà conquistata.

Sì, inneggio anch’io alla libertà… ma l’intendo in modo diverso… per lo meno senza quell’odio che faceva temere per la propria pelle e per quella dei familiari.

Non so se fosse proprio il 25 aprile, però ricordo che mi trovavo sul marciapiede a pochi metri dalla Rotonda di Pegli (Lido di Pegli)… dove girava il tram. Non ero solo. Ero inebetito o ipnotizzato nel vedere la colonna di automezzi del Grande Reich che sfilava davanti a noi a velocità ridotta con a bordo mesta e silenziosa una parte umana di quella razza ariana che avrebbe dovuto conquistare l’Europa… e anche un po’ di Africa del nord. Per fortuna non ci riuscì… per fortuna arrivarono a morire per noi dall’altra parte dell’Atlantico.

 Vennero a morire per noi… o per loro?

Qui girava il Tram. Proprio da qui vidi la lunghissima e mesta autocolonna del Reich.

Il bimbo ricorda anche che fino a qualche giorno prima di quel 25 aprile, che, oltre a ricordarci la libertà conquistata ci vuol ricordare la barbarie di certi atti compiuti dai nazisti, lui abitava da pochissimo in una villetta… lassù un po’ in alto… da dove si gode il mare e l’orizzonte. Ebbene, quella villetta, per un po’ di tempo fu “caserma” dell’esercito tedesco, concessa a loro col sottinteso “Cedo alla violenza”. Fu appunto questa apparente concessione in lingua tedesca, che permise al proprietario (mio papà) di ritrovarsi la casa in buone condizioni con per giunta una cassa di vetri per finestre.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entrano i vetri per finestre.

A questa domanda è lecito rispondere che i vetri erano preziosissimi, perché lo spostamento d’aria causato dalla deflagrazione delle bombe li frantumava.

Il bimbo, già allora capì, chissà se ne fece tesoro, che nella vita può essere molto interessante parlarsi anche se si è nemici, e ancor più interessante se ci si parla nella stessa lingua… e, se ci si parla nella stessa lingua, sarà positivo se si eviterà di essere presuntuosi.

Il bimbo ricorda appunto la paura e l’odio che spirava consistente.

Il bimbo è cresciuto ed è diventato vecchio… ha lavorato e, recentemente ha studiato la storia… un po’ di storia… di quando lui c’era e anche di quello che non hanno voluto dirgli.

Sissignori, è proprio così. Ho dovuto prendere atto che la guerra partigiana non è stata così candida come si vorrebbe far credere durante le manifestazioni del 25 aprile.

Un paio di cosine che forse non capirò mai:

Perché s’è voluto trucidare i partigiani italiani nell’eccidio di Porzùs?

La risposta è abbastanza logica. I partigiani della Osoppo che non erano alle dipendenze né del Partito Comunista Italiano e neppure dei partigiani sloveni, erano particolarmente scomodi perché non volevano in quelle zone d’Italia la supremazia della Jugoslavia… in poche parole non volevano, combattendo le truppe naziste, che la futura Federazione Jugoslava di Tito fagocitasse l’Istria con Trieste e Gorizia.

A questo punto è molto interessante prendere atto che la regia delle truppe partigiane d’Italia voleva essere comunista del PCI. Ma, chi era in Italia diventato il padrone del PCI? Un cittadino dell’Unione Sovietica: Palmiro Togliatti.

Proprio così. Palmiro Togliatti, fuggito o stabilitosi nell’URSS ai tempi del fascismo, nel 1930 rivendicò la “rinuncia alla cittadinanza italiana”. Non solo, ma, nel gioire dell’essere diventato cittadino sovietico, dichiarò di “valere dieci volte più del migliore italiano”. Fin qui, potrebbe essere stato anche scusabile… infatti nell’URSS le purghe erano all’ordine del giorno. Dichiarare però che come italiano si sentiva “un miserabile mandolinista e nulla più” mi sembra che avrebbe dovuto essere sufficiente per negargli addirittura l’ingresso in Italia.

 

Il bimbo di allora non sapeva neppure che Palmiro Togliatti esisteva… anche se era nato a una minima distanza da lui…. Proprio a Genova. Il vecchio però ha cominciato a documentarsi e ancora non è riuscito a comprendere come fosse possibile che un cittadino dell’Unione Sovietica che aveva “sputato” sull’Italia e aveva offeso i mandolinisti, non fosse stato rispedito al mittente. A quei tempi, quando nel 1944 Togliatti rientrò in Italia (Svolta di Salerno), probabilmente non esistevano le Guardie di Frontiera che controllavano passaporti e visti; poi però, quando si trattò di dare una fisionomia al Parlamento, Chipermise a uno straniero, (Togliatti era diventato uno straniero – a quei tempi l’Italia non ammetteva ancora la doppia cittadinanza), di far parte del Governo Italiano?

Se riprese la cittadinanza italiana, Chi fu a concedergliela?

Dopo quello che aveva dichiarato a Mosca potevano esserci gli estremi del vilipendio… o no?

“Perché mi faccio queste domande?” mi si potrebbe chiedere “Cosa c’entra con la Festa della Liberazione?”

C’entra eccome. Fu lui a “consigliare” ai partigiani comunisti del Nord-Est di lasciarsi dirigere dai titini affinché, grazie alla fratellanza italo-slaval’Istria con Trieste uscissero dall’Italia. Era quanto desiderava Tito spalleggiato da Stalin. Ancora non c’era stata la rottura fra Tito e Stalin e Togliatti riceveva ordini direttamente da Mosca.

Malgrado ogni mia ricerca, ancora non sono riuscito a comprendere come fu possibile che a un fuoruscito che rinnegò pubblicamente la sua italianità si dessero incarichi di Governo. Fu addirittura Ministro di Grazia e Giustizia!!!

Chi permise questo? Gli fu restituita la cittadinanza italiana? Se gli fu restituita, chi gliela restituì?

Sicuramente la guerra partigiana sarebbe stata differente e, probabilmente non ci sarebbero stati così tanti morti italiani a Trieste e in Istria… e chissà che la nostra storia non avrebbe avuto dei risvolti diversi?

Sarei contento se qualcuno potesse rispondere a questi miei interrogativi.

In ogni caso, la guerra partigiana coi vari C.L.N. fece indubbiamente la gioia di molti filatelisti che videro fiorire francobolli soprastampati a più non posso.

Ne sono un esempio questi due francobolli della Repubblica Sociale Italiana soprastampati, uno a Ponte Chiasso e l’altro a Savona.

 

Ai tempi ci fu pure chi scomodò Pinocchio per dileggiare il comportamento di Togliatti e Nenni… il gatto e la volpe.

 

 

 

Da “BARBERIST”

Mia definizione di libertà:

FARE CIÒ CHE FA PIACERE A PATTO DI NON NUOCERE A SE STESSI O AD ALTRI

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Beh, se devo proprio dire la verità, credo che l’italiano medio si sia stufato di sentir parlare di TAV. Come la maggior parte dei miei pochi ma affezionati lettori sanno, abito in Svizzera dove, fra l’altro, certi Servizi funzionano molto bene… anche i treni.

Da pochissimi anni è in funzione la Galleria di base del Gottardo… è lunga 57 chilometri e il treno ci passa dentro ogni giorno con passeggeri e merci ad una velocità di circa 200 chilometri all’ora.

 

Prima del 2016 si andava a Lucerna e a Zurigo attraverso la galleria, più corta e ad un livello più alto, inaugurata il 22 maggio 1882. Il treno saliva da Biasca fino ad Airolo, s’nfilava nel tunnel e ne usciva dalla parte dove si parla tedesco nel cantone di URI a Göschenen. Da lì scendeva… entrava un po’ in galleria… faceva dei giri… faceva vedere a vari livelli la chiesetta di Wassen finché raggiungeva il Lago dei Quattro Cantoni… per andare dopo Arth Goldau a Basilea o a Zurigo.

Da Web : IL TRENO E LA CHIESETTA DI WASSEN

 

Da Web : I TORNANTI DEL TRENO IN GALLERIA PER SCENDERE DA GÖSCHENEN

Ma prima ancora, prima che decidessero di fare il buco nella montagna per farci passare i treni, se si voleva passare dall’altra parte, cioè dal Cantone Ticino al Cantone di Uri e da lì a Zurigo o Basilea, bisognava andare con la Diligenza… che è molto bella, ma, oggi un po’ scomoda e forse un po’ lenta.

Da Wikipedia : La Diligenza del Gottardo

Ordunque, io non so se quando costruirono la prima galleria presero in considerazione i costi e i benefici… e non so neppure se, prima di cominciare a costruirla, si battibeccarono a non finire nel parlamento di Berna.

So per certo che passai in treno in quella galleria moltissime volte, di giorno e di notte e, sul trenoseduto al posto di guida del mio antico Topolino B.

IL MIO TOPOLINO… SUL LAGO DI THUN (SVIZZERA)

So anche per certo che, per la costruzione di quella galleria ci furono dei morti (quasi 200) e che, molti italiani lavorarono per la costruzione di quella galleria. Ancora oggi ci passano i treni… per il servizio locale e per chi vuole godersi il panorama.

 

Da Web: Lapide in memoria dei morti sul lavoro durante la costruzione della galleria

Non sono mai stato sulla linea attuale che porta a Lione da Torino, ma, ho l’impressione che la zuppa sia molto simile a quella del Gottardo. Qui in Svizzera si voleva unire due cantoni della stessa Nazione, il Ticino e Uri, nonché Genova sul Mediterraneo e Amburgo sul Mare del Nord ; per la benedettaTAV si vuole unire l’Italia alla Francia, ma, ancor più l’Europa dell’Est con quella dell’Ovest.

 

Se bisogna far star meglio i popoli e sperare che si trasporti le merci sulle rotaie anziché in aereo o sui TIR che intasano le autostrade… e le logorano, non si guardino i costi e i benefici… perché i benefici ci saranno, ma non subito, sicuramente fra un po’ di anni.

 

Sono medico, e, almeno qui da noi, se qualcuno anche vecchio sta male, per curarlo, non si calcolano e i costi benefici… anche se in certi angoli della Terra, prima di iniziare a curare qualcuno, si desidera prima vedere se ha una carta di credito valida.

 

La nostra Madre Terraè malata. In considerazione del fatto che l’umana popolazione vuole spostarsi sempre di più e pretende di mangiare le fragole a Natale, credo che il mezzo di trasporto meno inquinante sia proprio la ferrovia. Se è veloce si evitano gli inquinamenti di petrolio e gomme nonché aerei… compresi gli inquinamenti fonici per chi abita vicino a trafficati aeroporti.

 

Un paio di anni fa, prprio qui a Lugano acquistai una rosa per mia moglie. Non era né la festa della donna e neppure il giorno di San Valentino… era un giorno come tutti gli altri ; semplicemente volevo fare un piccolo omaggio alla mia consorte. Il negozietto vendeva solo rose. Dopo aver pagato, sapendo con certezza che in Liguria esistono delle coltivazioni specializzate in rose, chiesi : « Da dove vengono questi fiori ? »

La risposta mi lasciò sconcertato : « Dal Perù ».

« Li portano coll’aereo ? » chiesi.

La risposta fu affermativa.

Potrei sbagliarmi perché è passato già qualche anno ; sono comunque sicuro che la provenienza era da uno stato dell’America del Sud. Fu l’ultima volta che acquistai delle rose in quel negozietto.

Allora non bisogna meravigliarsi se compriamo i limoni che arrivano dall’Argentina, le noci dal Cile o il rosmarino da Israele.

Mi sono stufato di sentir parlare di TAV, ma soprattutto mi secca dover prendere atto che i nostri Governanti non ragionano, almeno secondo me, collegando il cerebro per il bene della popolazione… anche quella che verrà, ma a dipendenza dei voti che potranno perdere o ricevere nella prossima consultazione elettorale.

Anche se son convinto che l’asse EST OVEST dei treni veloci avrebbe dovuto passare da Ventimiglia, penso che sarebbe una buona cosa se l’Italia si svegliasse un po’ e la smettesse di far passare il tempo in modo così inutile… che la facciano questa TAV… intanto è garantito che sarà fatta.

Se, durante i venti anni in cui lavorai come medico anestesista, mi fossi comportato coi tempi di questi nostri Governanti, credo che avrei ricevuto molti premi dai gestori di Pompe Funebri.

MA « LORO », NON DEVONO RENDERE CONTO A NESSUNO DEL LORO OPERATO ? PERCHÉ PER « LORO » NON ESISTONO LE PORTE DELLE GALERE ?

 

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S’è detto che “apparire è importante”… almeno così sembra che debba essere nel XXI° Secolo… quel famoso 2000 che sembrava non arrivasse mai e nel quale sarebbe stato tutto perfetto.

 

I colori sono utili anche per apparire… e, per apparire, cosa c’è di meglio della lana colorata?

 

Andiamo nelle Isole Shetland… quelle che si trovano a nord della Scozia… e fanno parte della Gran Bretagna.

LA GRIGIA LERWICK… arrivando dal mare.

Ogni volta che sento parlare di una località lontana… specialmente se ne parlano in televisione, penso che sarebbe bello se mostrassero l’ubicazione della località o della regione di cui parlano.

Certo che, coi tempi che corrono, c’è sempre un computer a disposizione per andare a cercare o verificare ciò che interessa.

Un tempo c’era l’atlante; si sfogliavano le pagine e si arrivava a trovare la località… allora mi chiedo: “Quanti giovani, o meno giovani, hanno in casa un atlante?” Penso pochi. È un gran peccato! Oggi vanno tutti alle Maldive, in Kenya o a Singapore… ma, oltre a conoscere le ore di volo per raggiungere la località prescelta, hanno un’idea delle zone sorvolate?

Ubicazione delle isole Shetland… quelle in rosso. In basso la porzione più a nord della Scozia.

 

 

La latitudine delle isole Shetland è pari a quella di Bergen in Norvegia; per questa ragione, come gli abitanti delle Orcadi, si sentono molto vicini ai popoli nordici. quindi più vicini ai Vichinghi di Norvegia che agli scozzesi della Gran Bretagna.

 

Per la stessa ragione, quando sbarcammo a Lerwick, ad accoglierci non c’erano gli scozzesi in gonnellino e cornamusa, ma un gruppo di “vichinghi” sorridenti con tanto di pesante armatura.

I VICHINGHI DI LERWICK

Oltre ai Vichinghi, a dare il benvenuto è anche un bellissimo stemma:

BENVENUTI.

 

 

 

 

Nelle Shetland ci sono tante pecore… e, grazie alle tante e speciali pecore, se ci si aggira nelle strade della cittadina, è possibile trovare ogni sorta di indumenti di lana… di ogni colore e… anche la stessa lana lavorata a modo loro e ben colorata.

 

 

LANE A LERWICK…

La cittadina s’è presentata grigia, ma i colori fanno particolarmente piacere. Per questa ragione, dopo aver fatto un giro in torpedone nell’isola, non ho potuto fare a meno di spedirmi una lettera coll’effigie della regina Elisabetta II… la testa coronata più longeva d’Europa.

Il francobollo con le regina Elisabetta II e il timbro.

Questa lettera ha raggiunto la Svizzera in 5 giorni. Purtroppo sul timbro non si legge la località che ha obliterato il francobollo.

Una cosa però è sicura, e cioè che se si desidera comprare della lana, non è necessario andare fin sulle Shetland, ma è sufficiente fermarsi a Lugano.

LANE A LUGANO (MANOR)

Certo che, per confezionare un bell’involucro per un corpo desideroso di ben presentarsi, può essere indispensabile un buon filo… ma del colore giusto.

Non bisogna andare molto lontano. Certo che la Liguria non è vicinissima, ma neanche in capo al mondo.

“Ma perché la Liguria?” vi chiederete.

Perché alla fine della Regione, quasi in Toscana, c’è una simpatica località di nome Sarzana; là è possibile trovare il filo del colore giusto.

SARZANA in provincia de LA SPEZIA

Purtroppo, nel mondo in cui viviamo esiste anche la categoria degli “incontentabili”; sono quei personaggi che non solo non si accontentano, ma, quando devono comperare un oggetto d’abbigliamento, come per esempio un paio di scarpe, dopo essere entrati e aver sbirciato in ogni angolo dell’esercizio commerciale, iniziano a provare una scarpa dopo l’altra, riescono ad essere dubbiosi su ogni piccolo particolare e possono far ricoprire il pavimento del negozio con molte scatole, ognuna con una calzatura perché l’altra è in prova. Il personale venditore mostra pazienza… tanta pazienza e, anche se non spera più di arrivare alla vendita, continua a mostrare calzature.

Ebbene, certi incontentabili potrebbero dover andare altrove per trovare il colore giusto, dove la scelta può essere maggiore.

In questo caso consiglio Brema… nel nord della Germania. Brema non è girato l’angolo, ma è importante perché facente parte della Lega Anseatica e famosa perché è di Brema che ci furono i “4 suonatori di Brema” o “I musicanti di Brema”… che per chi l’avesse dimenticato sono l’asino, il cane, il gatto e il gallo.

C’è la statua… e non è neppure molto grande… e neppure molto facile da trovare. Pare che toccare la zampa dell’asino porti fortuna… io l’ho fatto… forse devo ringraziare quel “toccare” se ho la fortuna di essere ora a “poterlo raccontare?

BREMA… nel nord della GERMANIA

Non si può dire che qui non ci sia scelta. Quegli incontentabili di cui s’è parlato prima troveranno sicuramente quanto desiderano.

Dopo aver potuto confezionare un po’ di “abbigliamento”, potrà essere necessario terminare l’opera con una o più cerniere lampo.

In questo caso si può tornare in terra ticinese, andare fino a Bellinzona nella capitale del Canton Ticino, fare un giro per i Castelli patrimonio dell’Unesco, dare un’occhiata alla nuova stazione ferroviaria e, proprio in faccia… scegliere il colore della cerniera lampo.

LE CERNIERE LAMPO DI BELLINZONA

Qui ci sono proprio tutti i colori, ma sono un po’ disordinati… non c’è l’armonia meravigliosa dei rocchetti di Sarzana… forse conseguenza dell’armonia che possiamo trovare nelle vicine Cinque Terre o a Portovenere? Chi non conosce l’estremo Levante ligure?

Sicuramente sono in molti a non conoscere l’estremo levante ligure, però, è risaputo che tutta la Liguria, da Ventimiglia alla provincia di La Spezia, racchiude, tanto sulla costa, quanto nell’entroterra, delle perle di inaudita bellezza.

Anche nel Ponente ligure si può godere il mercato settimanale e trovare un piacevole supplemento d’abbigliamento… gli occhiali.

Oggi gli occhiali non servono più solo per vederci meglio o per ripararsi dalla violenza dei raggi del sole. Oggi gli occhiali sono diventati quell’oggetto che DEVE essere alla moda… naturalmente per chi segue la moda in modo imperterrito, quasi come chi accetta e segue i dettami di una religione. Potremmo dire che, per certe persone, la moda è diventata una religione.

Ci devono o no essere gli occhiali? C’è chi non li porta neppure sul naso per gli occhi, ma li tiene costantemente sulla testa… quasi come se fossero necessari per tenere a posto il cuoio capelluto.

RIVIERA DI PONENTE – AL MERCATO SETTIMANALE.

Che belli gli occhiali in bella mostra al mercato settimanale! C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Io uso gli occhiali per leggere, scrivere e… qualche volta per ripararmi dai raggi del sole. Però, mangio; non sono un buongustaio, non mangio molto, cerco di non mangiare porcherie, apprezzo le insalate e le verdure, ma apprezzo anche un bicchiere di vino.

VALENZA (SPAGNA). TANTI VINI per palati esigenti.

Qui l’ho trovato… a Valenza… nella bellissima città spagnola.

A questo punto non mi rimane che salutare i miei lettori; prima però, dopo aver scritto che c’è chi segue la moda come se fosse una religione, vorrei chiedermi e chiedere a voi fino a che punto una ”moda” possa arrivare a farci bonariamente sorridere.

Come in molti sanno, io sono un figlio di Mussolini, dato che a quei tempi “si facevano i figli per la patria”; ho vissuto il finale di quella guerra dalla quale l’Italia, dopo la mania di grandezza di moltissimi italiani (molto di più di quello che pensa oggi l’antifascismo dilagante), ne è uscita piuttosto macilenta e si rivoltavano i vestiti vecchi con fodere nuove e si mettevano le toppe per far sì che il vestito durasse ancora un po’. Son cresciuto nella gioia del “miracolo italiano” quando chi faceva politica non sembrava che odiasse la controparte e, poter guidare una piccola auto di proprietà era quasi un lusso.

Sorrido quando vedo giovanissimi alla guida di auto bellissime e sempre più grandi… che quando escono dall’auto, magari per andare a prendere l’aperitivo, hanno i pantaloni volutamente bucati… secondo moda e… magari un cellulare in mano… di ultima generazione.

FANCIULLA MODERNA… con cellulare.

Non mi si faccia fare la figura del vecchio (sì, sono ormai vecchio davvero…) che non vuole accettare ciò che di “moderno” ha voluto e potuto dare la tecnologia.

Sì, sono vecchio se guardo la mia carta d’identità, mi sento però giovane con la speranza che i giovani, con lo spirito giovane possano vivere senza essere dei “rimorchi” di certe tendenze, per cui possano essere liberi di spaziare e godere le opportunità che vengono loro offerte.

Ognuno è unico e irripetibile… e se rimane quello che è senza sentirsi in dovere di imitare, allora sì che può “creare”.

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Rispetto gli animali… ma, se lavorassi ancora in questo ospedale… dove mi sono laureato, non sopporterei di vedermi attraversare la strada da una famiglia di famelici cinghiali.

Da GenovaQuotidiana

Questo è uno dei tanti padiglioni dell’Ospedale San Martino a Genova.

Molti amano la carne di cinghiale e molti amano il prosciutto di Parma… gli animalisti vogliono che i cinghiali vengano rispettati e molti vegetariani o vegani inorridiscono di fronte a una “fiorentina”.

A me sarebbe seccato essere quello che in moto si trovò a ruzzolare a causa di un cinghiale.

E voi? Voi accarezzate i cinghiali nel vostro parco o giardino, o li utilizzate al posto dell’aratro?

IL MONDO È BELLO PERCHÉ È VARIO… O AVARIATO?

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Molti sanno che son genovese… in particolare di Pegli.

Leggo su GenovaQuotidiana:

https://genovaquotidiana.com/2018/11/09/deragliamenti-e-allagamenti-genova-una-citta-in-ostaggio/

e in particolare che “s’è allagato il sottopasso a Multedo”.

Se è quello che sembra dalla fotografia, è quello che già esisteva quando sono nato, a Multedo di Pegli, e che, quando ci passavo col tram, perché di lì ci passava il tram, qualche volta s’allagava, perché qualche volta pioveva anche quando ero bambino e poi ragazzo… e da lì ci son passato moltissime volte.

Insomma, perché dare la colpa alle piogge?

Se si allagava 80 anni fa, se ancora oggi s’allaga vuol dire che nessuno ha mai pensato che sarebbe stato possibile fare qualcosa.

Ultimamente è crollato un ponte… e probabilmente non è colpa dei genovesi; però, ad altri livelli, credo proprio che non fu sbagliato, da parte mia, scrivere in molti articoli che LA LIGURIA DORME.

Questo lo scrissi il 6 febbraio 2016, e potrebbe valer la pena di leggerlo:

 

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2016/02/06/festival-della-canzone-e-la-liguria-dorme/

 

Nell’articolo di GenovaQuotidiana che ho riportato più su, sembra proprio che la sfortuna si sia accanita su Genova e sulla Liguria (vedi Portofino e Rapalo). Io credo però che sia colpa dei liguri se ancora non c’è il TERZO VALICO e se i treni in Liguria viaggiano male. Hanno sempre viaggiato male…

Se a Roma c’è un certo Toninelli che non ha capito che i treni, per una città come Genova, sono di importanza vitale, può anche essere colpa di chi ce l’ha messo… oppure non ci sono dei parlamentari liguri capaci di farglielo capire?… o dormono anche loro?

Certamente ha piovuto troppo e il mare ha dimostrato “troppo” di essere veramente forte, per cui bisogna dare atto ai liguri che la dea Fortuna s’è voltata dall’altra parte; c’è però da dire che, malgrado le batoste degli anni scorsi, i genovesi non sono stati capaci di imparare qualcosa… sembra almeno così.

Non sono quasi mai in Liguria, però ci fui il 2 maggio in comitiva all’Euroflora di Nervi.

Ebbene, quel giorno pioveva e ci trovammo, grazie alla difettosa organizzzione dei genovesi, ad attraversare tutta Nervi a piedi. Mi venne la pelle d’oca nel dover constatare che molti tombini, quelli che dovrebbero far defluire l’acqua, erano tappati… proprio così… tappati e tutt’intorno un laghetto. Lo feci notare a chi genovese era con me… non fece una piega… mi disse anche che il letto del Bisagno continuava ad ospitare famiglie di cinghiali e che molti genovesi andavano a rifocillarli… e che, secondo gli animalisti, bisognava trattarli bene.

Proprio così… il letto del Bisagno… quello che negli anni 70 fece tremare tutta Genova!

C’ero anch’io e, fortuna volle che passassi da quelle parti un paio d’ore prima… altrimenti non sarei qui a scrivere.

MI SCUSINO I LIGURI SE STO CERCANDO DI SVEGLIARLI.

 

 

 

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Proprio così… Da molti anni le Poste Italiane ci hanno aiutato a conoscere l’Italia. Per lo meno ci hanno indicato l’esistenza di posti meravigliosi. Anche tutt’oggi stampano i francobolli per l’Italia da conoscere, ma, se volete averli incontrate molta difficoltà. È un gran peccato.
Questa località si trova nell’estrema Riviera dei Fiori, in Liguria, quasi in Francia: DOLCEACQUA in Val Nervia.

Francobollo delle Poste Italiane emesso nel 2017.

Questo francobollo mostra il Castello dei Doria e un ponte medievale ad arco. Dov’è esattamente questa località? Alla fine della Liguria:

Posizione geografica di Dolceacqua.

Questo ponte, non solo è molto bello, ma, per esempio, piacque molto anche a Monet che lo dipinse in ben tre quadri. Lo definì “un gioiello di leggerezza”. Pare che Monet fosse venuto a Dolceacqua in compagnia di Renoir… che, come ben si sa, aveva il suo atelier vicino a Nizza… non lontano quindi.

Oltre al ponte, come si può ben vedere nel francobollo, ci sono i ruderi di un castello… Il Castello dei Doria signori di Genova e della Liguria già nel lontano secolo XIII.

Il castello sovrasta l’abitato bellissimo e le stradine di questa località.

IL CASTELLO

 

IL PONTE

 

IL CASTELLO E IL PONTE

Dall’altra parte del torrente Nervia c’è la possibilità di passeggiare, di pranzare e di cenare… all’aperto e al chiuso… ci sono anche le pizzerie, ma c’è anche la possibilità di gustarsi un ottimo vino del luogo.

Si chiama Rossese, è molto conosciuto in zona, ma anche altrove, naturalmente da chi è un buon intenditore di vini.

S’era detto che Monet apprezzò questa località… che considerò questo ponte “leggero”… ma Monet veniva da lontano. Qui nacque… proprio qui a Dolceacqua, un grande artista, molto apprezzato dallo stesso Picasso; e qui rimase fino al 2010, anno della sua scomparsa. Si chiamava Raimondo ed era soprannominato “Barbadirame”.

Ancora il ponte… da solo… in tutta la sua leggerezza.

 

Una parte dell’abitato di Dolceacqua… al di là del Nervia.

Qui era di casa il “Barbadirame” pittore famoso per i dipinti legati alla sua terra, al mondo contadino, alla gente di Liguria e alle caprette che molto spesso accompagnano i suoi dipinti.

 

dal sito di Dolceacqua – così Barbadirame vedeva il ponte e le lavandaie.

A Dolceacqua c’è anche la posta… uno dei tanti uffici postali sparsi sul territorio italiano. Ogni ufficio postale possiede il timbro con impresso il nome della località. Peccato che da un po’ di tempo a questa parte è diventato quasi impossibile avere un francobollo timbrato proprio da questa o quella località. Oggi è tutto centralizzato e organizzato… a modo loro, ma con sempre meno efficienza.

È del 1998 il timbro di Dolceacqua su questa bella quartina spedita raccomandata.

Francobollo del 1998.

Ormai siamo immersi nell’arte. Sì, perché questo francobollo è stato disegnato da un artista belga… JEAN-MICHEL FOLON.

Artista veramente unico, mancato nel 2005, ha in sé una delicatezza particolare.

FOLON

Tornando al ponte, è bello poterlo vedere con una “fresca” sposa che lo attraversa… che passa dall’altra parte… che inizia un’avventura che potrebbe essere fantastica. Nel momento in cui diciamo , sappiamo che si tratta di attraversare una specie di ponte… ma in compagnia di chi potrà stare con noi fino alla fine dei nostri giorni.

La sposa sul ponte.

Appunto! Potrebbe essere un’avventura fantastica. È un gran peccato dover prendere atto che dopo tanti meravigliosi festeggiamenti entra in azione, dico io con troppa facilità, l’incompatibilità di carattere.

Ma se c’era l’Amore, quello con la A maiuscola, perché non sforzarsi un cicinino per riesumarlo? Se c’era, non può sparire così facilmente.

Ormai, sì perché è passato qualche giorno dal momento dello scatto fotografico, quella dolce sposa avrà “consumato” e noi possiamo tornare al ponte.

È sempre lì, e, a una certa ora del giorno, quando è quasi sera, può trovarsi in compagnia con dei bei lampioni… come questi.

Che belli i lampioni! Mi piace questa foto!

Potrebbe essere il momento per andare alla ricerca di qualcosa da mettere nello stomaco… qualcosa di buono… alla ligure però.

 

Una delle stradine dove ci si può ben rifocillare.

E poi? E poi si va a dormire… se si è vecchi come il sottoscritto. Se si è giovani si comincia a vivere.  Il paesello s’avvia verso il sonno…

Dorme il paesello.

…mentre la dolce sposa danza allegra e pensa forse alla prima notte di nozze coll’amato bene!

SE ANDATE A DOLCEACQUA E VI VIEN VOGLIA DI MANDARE UNA CARTOLINA A QUALCUNO, USATE UN BEL FRANCOBOLLO.

DOVUNQUE ANDIATE… SCRIVETE UNA CARTOLINA… MA PRETENDETE UN FRANCOBOLLO PER L’AFFRANCATURA. È PIÙ BELLA PER CHI LA RICEVE.

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