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Archive for the ‘medici e medicine’ Category

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Quarto Capitolo

 

La vacanza a Merano

 

Grazie alle rassicurazioni del cardiologo, Livia e Claudio, proprio il giorno dopo, partono per Merano. C’è la consapevolezza che tutto potrà andare nel migliore dei modi. In ogni caso, già qualche giorno prima della partenza, Claudio ha visto quali gocce poteva consigliare a Livia.

Tre tipi di gocce:

1 – Colore BLU.

ZOISITE

2 – Energia del cristallo Zoisite.

3 – Vibrazioni dei colori della camelia rossa.

Il blu, corrispondente al chakra della gola, poteva aiutare la difficoltà del respiro e la sensazione di soffocamento percepita come fame d’aria e angoscia.

 

Il cristallo Zoisite, di colore verde, corrispondente al chakra del cuore, è molto importante per Livia.

CAMELIA ROSSA

Inoltre, come si può vedere dalla fotografia, ha delle sfumature di color nero che può corrispondere al primo chakra; in questo caso può aiutare nel dare quell’energia di cui Livia ha grande bisogno. Infatti, anche se il Dr. Bardelli ha detto che si può andare tranquilli, Livia si sente debole e si stanca molto facilmente.

Infine le vibrazioni del colore della Camelia Rossa.

Livia ha ricevuto le vibrazioni di tutti i colori che si vedono in questa foto. C’è un bel rosso e anche un po’ di verde.

Claudio ha potuto prendere atto che queste gocce “camelia rossa” erano uno stimolo per la frequenza cardiaca che tendeva quindi ad aumentare. C’era l’extrasistolia molto frequente che però non portava alcun beneficio dal punto di vista emodinamico, la frequenza delle pulsazioni normali intorno a 40, con la camelia rossa, tendeva sensibilmente ad aumentare.

Perché questo fiore? Cosa significa? Significa che è bellissimo poter vedere dei benefici risultati terapeutici, quando si consiglia, oltre al colore puro o all’energia del cristallo anche l’energia della vibrazione dei colori dei fiori. È quanto è stato capace di fare BBColor che ha messo a disposizione le gocce con la vibrazione dei colori di vari fiori. È proprio il caso di dire che la natura, grazie alla tecnologia, allevia la sofferenza degli umani… e non solo. È importante considerare il fatto che un fiore giallo, è sì giallo, ma può essere giallo con tante sfumature… che solo la natura sa creare.

I SETTE CHAKRA

È necessario aprire una piccola parentesi per spiegare, per sommi capi, a chi non li conoscesse, cosa sono i “chakra”.

Secondo alcune filosofie orientali si possono definire “centri di energia presenti nel corpo umano che presiedono alle funzioni organiche, psichiche ed emotive dell’individuo”. Ai vari chakra corrispondono i vari organi, e ogni chakra ha un colore di riferimento, e ogni colore può diventare “una realtà terapeutica”. È tutta una questione di piccole energie, che possono produrre effetti meravigliosi. Un riferimento utile può essere quell’omeopatia troppo spesso dileggiata da chi pretende che tutto debba essere “scientifico”. In medicina non è sempre possibile, dato che è impossibile trovare due individui perfettamente uguali che, per essere uguali, devono pensarla esattamente nello stesso modo; sì, perché il “pensiero”, cioè quello che scaturisce dalla nostra mente, è importantissimo… anche nella “gestione” della malattia… che dovremmo definire disordine.

Livia e Claudio vanno a Merano passando dal Maloja e da St. Moritz. Considerata la situazione confinaria fra Svizzera e Italia, se da Lugano si vuole andare a Merano, si può attraversare la Pianura Padana in autostrada oppure fare un viaggio turistico entrando in Italia, costeggiare il Lago di Como e puntare sull’Engadina, attraversarla e oltre l’Ofenpass rientrare in Italia e arrivare a Merano da nord. Optano per il viaggio turistico. Come si lascia la Svizzera e si viaggia verso Porlezza e Menaggio, è sempre bello il Lago di Lugano dove a Valsolda, che ha un clima invidiabile, ci si può ricordare del “Piccolo Mondo Antico” del Fogazzaro.

Dopo Chiavenna si entra in Svizzera e, raggiunto il Passo del Maloja si prosegue quasi in pianura costeggiando il lago di Sils.

IL LAGO DI SILS

È qui che Claudio e Livia si fermano e si mangiano tranquillamente un panino. Non si può dire che Livia stia male, ma neppure bene. La frequente extrasistolia non l’ha ancora abbandonata… e chissà quando l’abbandonerà. È comunque tranquilla. Il Dr. Bardelli le ha detto che non c’è nulla di grave!

Non si può passare da Maloja senza ricordare il grande pittore Giovanni Segantini che qui si trasferì all’età di 36 anni. Pittore nato ad Arco (Trento) quando ancora faceva parte dell’Impero Austro Ungarico. Fu un grande esponente del Divisionismo derivato dal Neo-impressionismo. Claudio non è mai stato un conoscitore di opere d’arte, sa solo ciò che gli piace. A suo tempo gli piacque visitare il Museo Segantini proprio a St. Moritz, e non può dimenticarlo mentre passa nella città con Livia diretto a Merano.

Gli piace ricordare il francobollo svizzero del 1999 che, commemorando il centenario della morte del grande artista, ci mostra il dipinto “Mezzogiorno sulle alpi”. È interessante il particolare che il francobollo fu timbrato proprio a St. Moritz.

Francobollo svizzero del 1999

Dopo aver lasciato la famosa cittadina engadinese, vanno verso Zernez che è sede del Parco Nazionale Svizzero. Il Parco ha un’estensione di 172 km2 ed ha la “specificità” che vede l’uomo come testimone, dove la natura è lasciata completamente a se stessa. Il Parco confina con l’Italia e, nello stesso tempo col Parco italiano dello Stelvio.

Claudio e Livia arrivano in Italia attraverso il Passo del Fuorn e fanno una tranquilla sosta a Glorenza (Glurns in tedesco), una bellissima cittadina dell’Alta Val Venosta di aspetto medievale. Sono ormai a poca distanza da Merano, in Alto Adige (Südtirol). La temperatura è piacevolmente calda e possono sedersi tranquillamente all’aperto e bere qualcosa, fare due passi e “scivolare” in un negozio che vende di tutto e trovare una stupenda e grande lanterna… che da tempo Livia desiderava. Livia sta relativamente bene, nel senso che durante il viaggio non ha avuto crisi di “fame d’aria” o palpitazioni. Però non guida la macchina, cosa che durante i viaggi faceva abitualmente. Semplicemente non si sente. Per fortuna che Claudio guida sempre volentieri. È dall’età di 18 anni che guida, e ha guidato un po’ tutte le macchine, anche la Balilla a tre marce; è rimasto però “spiritualmente” affezionato alla sua prima auto, un Topolino B del 1948.

 

Merano è una simpatica città, dove Livia e Claudio erano già stati un paio di volte. Nella stanza d’albergo c’è la fastidiosissima aria condizionata. Sì, fa caldo, ma non è la fine del mondo, per cui chiedono di spegnerla. Non si può dire che Livia stia male, ha sempre un poco di difficoltà a respirare. Ogni tanto però si ritrova angosciata, probabilmente per il fatto che ricorda perfettamente cosa le disse il Dr Bardelli, e cioè che lei sarebbe un’ipertesa e pertanto avrebbe dovuto essere controllata. L’idea di essere ipertesa non fa piacere e fa sentirsi quasi in colpa l’aver rifiutato il medicamento consigliato.

Merano non è in mezzo al deserto. È una civilissima e accogliente cittadina con tanto verde, delle ottime pasticcerie e molte farmacie. Per questa ragione, nell’arco della settimana, Livia con Claudio vanno in almeno tre farmacie diverse per far controllare la pressione. In nessuna farmacia l’operatore è soddisfatto della misurazione, perché non riesce a “comprendere” la frequenza del polso. È infatti sempre presente il bigeminismo (un’extrasistole ad ogni pulsazione) e una pressione che varia ogni volta, al punto che nell’ultima farmacia, il titolare della farmacia esegue la misurazione con tre apparecchiature diverse. Sembra che effettivamente la pressione arteriosa tenda verso l’alto, ma non c’è continuità, nel senso che si potrebbe definire una pressione “ballerina”. Intanto Claudio continua imperterrito a dare a Livia le gocce della BBColor. Quando saranno di nuovo a casa, dovrebbero aver ricevuto delle gocce omeopatiche particolari prodotte dalla Ditta Serolab della Svizzera Romanda.

 

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Terzo Capitolo

 

Le gocce del Dr. Roberto Bruzzone

 

Le gocce omeopatizzate fornite dalla ditta BBColor, sono il frutto di “pensieri” di questo medico iniziati negli anni 80.

Il Dr. Bruzzone, appunto negli anni 80, partecipò in Germania ad alcuni corsi sull’importanza della biorisonanza e dei colori.

Fu appunto in quell’occasione che cominciò a capire che, non solo i colori sono importanti, ma addirittura indispensabili. Senza colori non si vive… e, se si vive, si vive male. Cominciò a capire che un colore, ovvero proprio quel colore può aiutare il ritorno al benessere.

Prima di allora s’era occupato di quella medicina psicosomatica che, con apparente semplicità, ci dice che una situazione stressante antica, recente o attuale può produrre patologie o disordini di varia natura. Era consapevole che la “messa a fuoco” del pregresso stress, opportunamente elaborato, potesse portare a guarigione.

Ora capì che la “cromoterapia” può aiutare o essere determinante per il raggiungimento della guarigione.

In questo campo, è la lunghezza d’onda, quello che conta, dato che ogni colore ha la sua lunghezza d’onda. Oltre ai colori che possiamo vedere, esistono molteplici altre vibrazioni, ognuna con la “sua” lunghezza d’onda.

Il primo grande uomo che si occupò in modo pratico di vibrazioni e di trasmissioni a distanza con le lunghezze d’onda, in questo caso della radio, fu indubbiamente Guglielmo Marconi.

Le varie lunghezze d’onda.

È possibile vedere nella figura le varie lunghezze d’onda che ci bombardano o ci avvolgono continuamente. Le “lunghezze” dei colori stanno proprio in mezzo agli ultravioletti e agl’infrarossi. Tutte queste “lunghezze” possono influire sul nostro organismo… anche se non le vediamo… e alcune possono annientarci. Noi vediamo i colori dell’arcobaleno dal rosso al violetto; sono quelli che hanno interessato la “cromoterapia”.

Di questi tempi accade troppo spesso di voler “diagnosticare e curare” solo interrogando le “macchine” e i risultati di laboratorio dimenticando la macchina uomo. Roberto Bruzzone, utilizzando alcune simpatiche apparecchiature in suo possesso, è arrivato a “imbrigliare” separatamente l’energia dei colori, iniziando da quelli dell’arcobaleno.

Una Ditta omeopatica, utilizzando la “materia prima” fornita dal Bruzzone ha prodotto dei granuli omeopatizzati con l’energia del colore.

Poi, sempre il Bruzzone, utilizzando la semplicità della kinesiologia, ha potuto verificare la validità dell’idea, non solo teorica, ma anche pratica.

In che modo “pratica”? Pratica, nel senso che, dopo aver preso atto che Pinco Pallino ha bisogno di verde o di violetto, e questo grazie a una kinesiologia “spicciola”, gli si può dare “per bocca” l’energia del verde o del violetto. Sarebbe sbagliato dimenticare la teoria indiana dei Chakra che dà ad ogni colore dell’arcobaleno il collegamento con determinati organi.

Col passare del tempo, il Dr. Bruzzone che conosce la realtà dell’energia dei cristalli, pensa che potrebbe essere interessante riuscire a “captare” l’energia dei cristalli e, come per i colori, omeopatizzarla per ottimizzare, se utilmente, l’energia del colore necessario. È un discorso molto difficile per le menti “ristrette” che governano l’attuale Medicina Accademica; è però proprio così, cioè che i cristalli hanno in sé un’energia secolare… che può essere utile a noi umani infarciti di tossica farmaceutica chimica.

Il passaggio dall’idea alla pratica fu un tutt’uno. Utilizzando la propria materia cerebrale e un’altra simpatica macchina che la tecnologia gli ha messo a disposizione, il Bruzzone riesce a captare l’energia di alcuni cristalli e li fa confezionare in quei granuli omeopatici di cui s’è parlato prima relativamente ai colori. Come tutti sanno, esistono cristalli di tutti i colori, abbinabili a ciascun colore dell’arcobaleno.

Anche in questo caso, per cioè analizzare l’”esistenza” di questa energia e verificarne la validità sulle persone, si può ricorrere a una kinesiologia spicciola, molto facile da apprendere, e che utilizza l’essere umano consenziente.

Col passare degli anni il Dr. Bruzzone si trasferisce in Svizzera, conosce, dal punto di vista terapeutico, legislativo e farmacologico realtà nuove e meno farraginose, per cui, dopo aver dovuto abbandonare la tecnica dei granuli omeopatici, ha potuto accettare la forma liquida in gocce, e tutto questo grazie a un farmacista parigino trasferito in terra elvetica.

Un boccetto BBColor coll’energia del violetto.

Il tempo passa e, anche in campo farmacologico, la miopia di certe burocrazie rendono gli sforzi del Dr. Bruzzone quasi inutili, per cui, dopo qualche decennio positivo nell’utilizzazione della metodica, gli sembra di dover abbandonare tutto. E proprio quando si ha l’impressione di doversi voltare dall’altra parte, si scopre che possono esistere burocrati “aperti” e farmacisti amici capaci di aiutare… anche dal punto di vista produttivo.

Oggi, queste gocce sono una realtà, innocua, potentissima ma lenta, nel senso che la natura lavora lentamente… tant’è vero che nessuno si sognerà mai di seminare oggi e di raccogliere domani.

Le gocce che produce Bio Brisk e che hanno alleviato moltissimo le sofferenze di Livia, sono omeopatizzate, ma non sono un prodotto omeopatico dal momento che nella preparazione di partenza non c’era “nulla di fisico” e “nulla di ponderabile”; solo vibrazioni o lunghezze d’onda. Queste gocce, non sono quindi un medicamento; possono aiutare ed essere utili quasi alla stregua di una buona parola o di un consiglio ben ponderato. Lavorano lentamente e in modo mirato… come l’agricoltura.

Sempre facendo riferimento all’agricoltura, Claudio, quando esercitava la professione, faceva spesso riferimento all’arte del contadino: “Prima di seminare, nella speranza di raccogliere buoni frutti, bisogna prima ben dissodare il terreno, poi concimarlo ed infine seminare. Quando poi la pianticella comincerà a crescere, non solo bisognerà “assisterla” in modo idoneo, ma sarà anche necessario proteggerla da eventuali intemperie moleste tipo grandine”.

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Nel settembre del 2016 misi online l’Introduzione e il Primo capitolo:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2016/09/25/livia-alle-prese-con-la-medicina-ufficiale-di-alessandro-depegi/

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2016/09/29/primo-capitolo-livia-alle-prese-con-la-medicina-ufficiale-di-alessandro-depegi/

Mi fermai perché avevo pensato che poteva essere buona cosa cercare un editore disposto a stampare e divulgare. Non posso dire di aver cercato molto; c’è qualcosa che mi trattiene.

Recentissimamente l’amica Rosa di Genova ha riesumato il PRIMO CAPITOLO.

Ergo, ho pensato di mettere online il secondo capitolo… poi… poi vedremo. Rimango dell’idea che i gradini vanno fatti uno alla volta.

Questo il SECONDO CAPITOLO:

 

Il cardiologo

 

La cittadina dove Livia e Claudio rimangono per un po’ di giorni è molto bella e aiuta, col clima marino a ritemprarsi… fino a un certo punto però.

Ha infatti un’ampia passeggiata a mare che permette non solo di camminare senza fretta respirando a pieni polmoni l’aria pulita da cui ci si trova circondati, ma anche di ammirare un mare fonte di vita e captarne i colori che, a seconda del momento della giornata, cambiano in continuazione.

MARE

Livia con Claudio ne approfitta per tentare di riprendersi. Purtroppo l’extrasistolia la disturba molto per cui quando cammina deve rallentare molto il passo e deve sedersi frequentemente. Se poi deve fare anche pochi gradini, l’affanno fa capolino, quasi violentemente, e deve fermarsi.

Claudio non sa più cosa fare. Purtroppo Livia è sempre sofferente e questa bradicardia con extrasistolia continua ad infastidirla. Decide di telefonare alla dottoressa Canapa e chiedere il suo pensiero: “Scusa Giacinta se ti disturbo, ma non so più da che parte voltarmi. Qui la situazione è sempre la stessa; il polso sempre uguale, se non peggio. Avrei pensato di dare a Livia, tanto per cominciare, mezza compressa del betabloccante Concor 2.5; cosa ne dici?”

La dottoressa è sempre molto gentile e disponibile: “Mi sembra un’ottima idea.” risponde “L’indicazione è quella giusta.”

Nel ringraziarla, Claudio pensa: ”Questa donna è un po’ una mosca bianca. Si comporta in modo veramente collegiale… anche se è molto occupata accetta di rispondere e, fuori orario, acconsente di essere chiamata sul cellulare. È sempre peggio! Sempre meno medici sono rintracciabili “fuori orario” e, se in orario è impossibile avere un colloquio o bisogna sottostare agli interrogatori di acide e impersonali segretarie.”

Claudio si sente sollevato e dà la mezza pastiglia a Livia che sembra ne abbia subito un piacevole beneficio. Sembra solo. Il miglioramento dura poco perché sparisce l’extrasistolia, ma la frequenza diventa bassissima: 30 pulsazioni al minuto!

Claudio si spaventa e, mentre aspetta che la situazione ritorni almeno come prima: “Prima o dopo l’effetto sparirà!”, è sempre lì a tenere il polso di Livia.

Se c’era una cosa che sapeva fare Claudio, era quella di sentire il polso di una persona. 20 lunghi anni in sala operatoria quando i monitor non c’erano e si doveva controllare la situazione anestesiologica col polso, coll’apparecchio della pressione a mano e coll’osservazione della pupilla.

Onde far comprendere anche “agli addetti ai lavori” qual era la routine del medico anestesista negli anni 60, sarà bene descrivere per sommi capi cosa doveva fare un anestesista durante un intervento della durata, per esempio, di 2 ore. Può essere interessante anche per il profano che, non raramente, crede che il compito dell’anestesista si riduca a un’iniezione endovenosa di “dormia”.

Quante volte Claudio si è sentito dire: “Mi raccomando dottore, me ne dia tanta (di dormia); non voglio svegliarmi durante l’operazione.”

Oppure, e questo Claudio lo sentì nella Svizzera francese, quando un paziente si recò presso l’abitazione dell’anestesista che sostituiva per pagare l’onorario di un’anestesia; avrebbe detto testualmente: “Vengo a pagare l’iniezione.” E avrebbe aggiunto: “Però costa cara l’iniezione!”

Claudio aveva imparato i rudimenti dell’anestesiologia nelle cliniche universitarie di Zurigo. Aveva imparato che la precisione era importantissima.

Orbene, un buon anestesista, anche se aveva a disposizione un respiratore automatico, doveva, ogni 10 minuti, misurare la pressione arteriosa e il polso… e doveva scriverli; se poi qualcosa non seguiva la norma o aveva il sentore che si dovesse stare con le antenne ben tese, controllava quello che faceva il chirurgo e rimaneva con le dita incollate sul polso del paziente; doveva poi controllare le pupille ed eventualmente far sì che l’occhio rimanesse chiuso (per evitare la cornea perdesse la necessaria umidità). Ogni tanto passava la mano sulla fronte del paziente per controllare eventuali sudorazioni anomale. Se poi era necessario poteva anche dover trasfondere sangue o altri liquidi… endovena. Non sempre aveva un respiratore automatico a disposizione, per cui, oltre a tutto il resto, aveva il compito di ventilare il paziente a mano… con un pallone!

Il suo primario dovere era però quello di conservare uno stato ottimale di narcosi e rilassamento muscolare controllando la necessità di iniettare i giusti medicamenti nella giusta quantità per permettere, alla fine dell’intervento, un sereno risveglio con ottima respirazione autonoma.

Secondo Claudio, l’anestesia è un’arte, non è un mestiere. Un anestesista, che maneggia medicamenti molto potenti, deve saper capire un attimo prima cosa si deve fare; deve avere una quota piuttosto alta di sensibilità ed elasticità per cui, se per trenta minuti non deve fare quasi niente, di colpo deve riuscire, se necessario, a fare trenta cose nello spazio di pochi secondi o minuti… dopo averne intuito la necessità.

Claudio l’aveva imparato in tedesco… e poi s’era trovato altrove col bagaglio della precisione, ma soprattutto s’era trovato solo. Sì, perché l’anestesista è spesso solo… e deve decidere da solo… tutto solo.

 

Claudio sapeva che il polso ha da dire la sua, e dopo quella preoccupante “bradicardia” senza extrasistolia aspetta che tutto ritorni come prima… soprattutto senza eventuali altri danni.

Sì, perché i medicamenti possono produrre dei danni!

 

Per fortuna il comportamento del cuore torna ad essere come prima e i due, Livia e Claudio, fanno “armi e bagagli” e abbandonano l’aria di mare per l’abitazione abituale nel Canton Ticino in Svizzera; sanno però che bisogna fare qualcosa, tanto più che avevano prenotato una settimana in un albergo a Merano… per Livia molto utile per potersi un po’ veramente riposare, non dovendosi in continuazione occupare delle faccende domestiche.

Del Centro Cardiologico non possono più fidarsi e hanno bisogno di sapere se devono disdire l’albergo in Alto Adige.

Claudio chiede aiuto al bravo cardiologo Dr. Bardelli. Non c’è ma telefonerà. Infatti telefona e, sembra un gioco di parole, fa telefonare per un appuntamento.

 

È già passato più di un mese da quando è iniziata questa storia!

Si pensi, magari solo per un attimo al fatto che questa donna ha cominciato ad essere disturbata da più di un mese e, pur essendosi recata subito nell’altisonante “centro”, ora deve rivolgersi a un cardiologo privato.

 

Livia, con Claudio, si trova ora nella sala d’aspetto del Dr. Bardelli, e ci restano per quasi un’ora, esattamente 55 minuti prima di essere chiamati.

“A parte il piccolo particolare che c’era un bel caldo torrido” si chiede oggi Claudio “per quale ragione un medico deve far aspettare così a lungo i pazienti che si rivolgono a lui? Se vien dato un appuntamento, si possono capire i cinque minuti, anche dieci, ma non un’ora. È una questione di organizzazione, di rispetto e di educazione; tutto questo indipendentemente dall’eventuale urgenza.”

 

Bisogna dire che il Dr. Bardelli è molto gentile e, oltre a fare molti esami a Livia, la visita pure con scrupolo e attenzione. Fra visite, esami, misurazioni della pressione arteriosa, elettrocardiogramma normale e sotto sforzo con camminata sul tapis roulant, Livia può risalire in macchina per tornare a casa con Claudio due ore dopo.

Il parere del Dr. Bardelli fu molto importante, perché Claudio e Livia avevano programmato di partire proprio il giorno dopo per una settimana di relax a Merano. Il parere del cardiologo fu positivo; disse infatti che non c’era nulla di grave e che non bisognava preoccuparsi. Disse solo che la pressione era un po’ alta, per cui prescrisse del Magnesio in bustine e un medicamento di nome Atacand.

Claudio è fiducioso; ha sempre avuto un buon rapporto coi cardiologi. Sì perché, facendo l’anestesista, più volte s’è trovato con situazioni difficili al limite dell’operabilità; proprio in quei casi la collaborazione col cardiologo fu importante.

Claudio non era così bravo come tanti altri anestesisti che sapevano tutto anche dal punto di vista cardiologico. Sì, l’anestesista lo sapeva fare, ma, quando usciva dal suo campo preferiva affidarsi agli specialisti… e questo lo tranquillizzava e, in un certo senso, gli dava maggiore sicurezza. L’anestesista, anche quando si trova a lavorare inquadrato in un organico con altri colleghi, nel momento in cui lavora, è solo, e, da solo deve risolvere il problema che si presenta… quando uno meno se l’aspetta.

 

Dopo la lunga visita, Livia è rimasta abbastanza soddisfatta, ma, potremmo definirla “prudente”. Ha preso atto della prescrizione, ma grazie a internet e al bugiardino è andata a verificare le controindicazioni del farmaco. Ha notato che, essendo lei stata “facile” a bronchiti e broncopolmoniti, quel medicamento avrebbe potuto scatenare o “aiutare” ulteriori problemi. Si rifiuta quindi di prendere quel medicamento e continua ad “accettare” le gocce che le dà Claudio dopo averla testata.

A certi livelli è possibile fare dei test perfettamente innocui che danno una certa sicurezza e tranquillità. In che modo? Con una “kinesiologia spicciola”… così l’ha definita Claudio.

Che gocce sono quelle che Claudio dà a Livia? Sono gocce omeopatizzate “ideate” dal Dr. Roberto Bruzzone che Claudio ben conosce.

 

 

 

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M’è capitato fra le mani questo brutto francobollo.

FRANCOBOLLO ITALIANO DEL 1965

Non si può appunto dire che sia un bel francobollo. Ci ricorda però un evento importantissimo, e cioè, come sta scritto sul francobollo stesso, l’unione autostradale fra Italia e Francia sotto la montagna più alta d’Europa.

Il traforo del Monte Bianco della lunghezza di quasi 12 chilometri fu inaugurato nel 1965.

Non fu neppure il primo tunnel del dopoguerra in Europa. Esattamente un anno prima, il 19 marzo 1964 fu inaugurata la galleria del Gran San Bernardo che collega l’Italia alla Svizzera, Aosta con Martigny in Vallese. Questa galleria è un po’ più corta… quasi 6 chilometri… ma con lunghe rampe d’accesso coperte per permettere il transito anche nei mesi invernali.

Fui particolarmente affezionato a questa galleria, perché la percorsi per la prima volta proprio alla fine di marzo del 1964… per andare a lavorare a Sion. Non rimasi molto in Vallese, ma, quasi ogni fine settimana, ogni 2 settimane, la galleria mi vide passare la frontiera per andare in Valle d’Aosta o a Torino. Qualche volta, per risparmiare il pedaggio della galleria, salivo fin sul colle a 2400 metri; fu, in occasione di uno di quei passaggi, all’imbrunire, che mi fermai come al solito alla Dogana Italiana. Un giovane Carabiniere, tutto solo, mi comunica che, essendo io italiano non posso entrare in Italia con un’auto targata svizzera. Non riesco in nessun modo a fargli “comprendere” che la macchina con la targa svizzera fa parte di un mio dovere, dato che abito e lavoro in Svizzera: “Non è che posso avere la targa svizzera, DEVO avere la targa svizzera.” Di sera, anche se è una calda estate, a 2400 metri sul livello del mare fa freddo. Prego il Carabiniere di chiamarmi un superiore… dato che, non solo desidero entrare in Italia, ma è un mio diritto.

Mi chiederete: “Com’è andata a finire?” Semplicemente entrai in Italia perché, dopo aver aspettato un po’ di minuti che arrivasse un superiore, dalla caserma dislocata un po’ più in alto, mi sentii dire che era tutto in ordine. Mentre rimettevo in moto la macchina e stavo per ripartire, però dissi al giovane Carabiniere: “Sa qual’è la differenza fra noi italiani e gli svizzeri? Che gli svizzeri conoscono i regolamenti… noi (dissi noi per non offenderlo)… un po’ meno.”

Le Poste Italiane non commemorarono l’avvenimento della Galleria del Gran San Bernardo con nessun francobollo. Per fortuna ci pensò la Svizzera con un francobollo da 5 centesimi.

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA 5 centesimi.

Già che ci troviamo a parlare del Colle del Gran San Bernardo, non possiamo dimenticare che su quel colle ci sono quei grossi cani che, assieme ai monaci dell’Ospizio, assistevano i viandanti in difficoltà. Ci pensò l’Amministrazione postale svizzera a commemorare quei cani, e il colle, con un bel francobollo.

Francobollo del 1989

Nel francobollo è, fra l’altro, ben visibile l’Ospizio.

Se si raggiunge il colle per recarsi ad Aosta, si può ricordare che fece lo stesso percorso Napoleone Bonaparte nel maggio del 1800 con un’armata, pare di 60000 uomini… andava a fare la Battaglia di Marengo!

Sì, perché da sempre, se gli uomini non si picchiano e non s’ammazzano un po’ non sono contenti!

Lascio il Gran San Bernardo, quasi un po’ a malincuore, essendo quella strada da Martigny ad Aosta molto ben impressa nel mio passato di giovane medico. Furono infatti i tempi che mi fecero abbandonare per la prima volta l’Italia alla ricerca di, si dice così, un tozzo di pane e la possibilità d’imparare una professione senza dover “leccare”.

Nel 1967 è la volta del traforo del San Bernardino, in Svizzera, nel Canton Grigioni.

La Galleria del San Bernardino che fu inaugurata il 1° dicembre 1967, mette in comunicazione una parte italofona del Canton Grigioni con la parte in cui si parla tedesco. Questa galleria lunga 6 chilometri e mezzo permette ai grigionesi confinanti col canton Ticino di raggiungere il centro del loro cantone anche in pieno Inverno. Grazie a questo collegamento stradale il viaggio in Svizzera da nord a sud, e viceversa viene agevolato. Prima di questo collegamento, chi, durante la stagione invernale, desiderava andare in auto da Milano a Zurigo, arrivato ad Airolo doveva caricare la macchina sul treno e farsi trasportare fino a Göschenen. È ancora presto per poter pensare a un tunnel autostradale sotto il massiccio del S. Gottardo.

Le poste svizzere commemorano l’avvenimento con un verde francobollo.

San Bernardino.

Ho menzionato il particolare che una parte del Canton Grigioni parla italiano. Ci sono altre due zone dello stesso cantone che parlano italiano e sono la Val Bregaglia… quella che da Chiavenna va a St. Moritz e la Val Poschiavo o del Bernina. La prima è collegata col Passo del Maloja aperto tutto l’anno e la seconda col trenino rosso, famoso in tutto il mondo e patrimonio dell’UNESCO che da Tirano in Italia raggiunge Pontresina e St. Moritz attraverso il Passo del Bernina. Sono stato alcune volte su quel trenino… e ne vale la pena. Di seguito due foto dal trenino del Bernina fatte nell’agosto di qualche anno fa:

Da Poschiavo al Passo del Bernina.

Dal trenino come sul francobollo di Poste Italiane.

Osservate il francobollo:

Francobollo italiano del 2010.

Ero sul trenino proprio sul viadotto.

Come sul francobollo una parte del treno è ancora in galleria.

Qui si parla ancora italiano. Il treno raggiungerà dapprima il Passo del Bernina e scenderà poi verso Pontresina… località turistica molto conosciuta al bel mondo… mai come St. Moritz che sarà un punto d’arrivo per scendere con l’auto o il bus verso Como, o continuare col treno verso Coira o Zurigo.

Ora però, dovremo prendere in considera il trafficassimo tunnel autostradale del S. Gottardo che mette in comunicazione il Canton Ticino col Canton Uri e la Svizzera dove si parla tedesco.

La Galleria del San Gottardo è lunga quasi 17 chilometri; è stata inaugurata il 5 settembre 1980 e, da quel momento ha conosciuto un traffico che potremmo definire imponente. Infatti, non è raro sentire i bollettini che parlano di molti chilometri di auto in attesa… questo naturalmente in occasione delle feste particolari in cui la massa dei vacanzieri piomba in Italia dal nord o in piena estate.

Anche in questo caso le Poste svizzere hanno ricordato l’avvenimento con un francobollo.

Francobollo svizzero del 1980

Questa, fu per 20 anni la galleria stradale più lunga d’Europa. Dal 2000 il record appartiene a una galleria norvegese sulla tratta Oslo Bergen.

Sarà interessante vedere in futuro i trafori ferroviari.

 

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Registrazione del 21 novembre 2017

Personaggi:
L’Albero, Passante Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

L’Albero:: “Alessandroooo… fermati un attimo.”

Alessandro: “Buon Giorno Albero… ho fretta.”

L’Albero: “Ok, ma fermati un attimo… fatti fare due carezze da Ingenua… che volevo dirti una cosina.”

Panchina Ingenua: “Siediti carissimo.”

Panchina Ingenua

L’Albero: “Ti ho fermato perché volevo dirti il mio pensiero circa quello che, mi sembra, sia accaduto ieri nella grande… e direi ipocrita Europa.”

Alessandro: “E cioè?”

L’Albero: “…circa l’assegnazione dell’AGENZIA DEL FARMACO ad Amsterdam.”

Alessandro: “Sì, ho sentito; avrebbero dovuto assegnarla a Milano, e, invece…”

L’Albero: “Non riesco a capire per quale ragione, per l’”investitura” di un programma così importante si possa ricorrere al caso.”

Alessandro: “È andata proprio così.”

L’Albero: “Ma io, stando qui, ricevendo varie comunicazioni anche da lontano, pensavo che, in fondo in fondo, gli Umani al governo del Continente più piccolo, ma il più grande, avessero un Quoziente Intellettivo sufficiente.”

Alessandro: “L’avrei pensato anch’io.”

L’Albero: “Ma come fate voi Umani ad essere così cretini? L’Agenzia del Farmaco è una cosa seria? Vabbé che voi Umani giocate molto coi farmaci e con la chimica e, qualche volta vi distruggete facendo finta di aiutarvi, ma, in questo caso, veramente, se ci fossero, le mie palle riderebbero alla grande.”

Alessandro: “Quanto sei saggio amico mio. Hai detto giusto… poche sono le distruzioni causate da farmaci che il popolo conosce. Il Talidomide non ha potuto rimanere nascosto… ma altri…”

Panchina Petulante: “Ma, ci credete o no che, quando un Umano si siede su di me, io sento quanto può essere attraversato da veleni? Se poi è un Umano un po’ in carne che prende dolcificanti o alimenti light…”

Alessandro: “Mi son già fermato troppo. Un salutissimo a voi tutti.”

L’Albero, Ingenua e Petulante: “Torna presto.”

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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Registrazione del 25 agosto 2017

Personaggi:
Panchina Petulante, Alessandro, L’Albero e Panchina Ingenua.

 

Petulante: “Alessandroooooooo…”

 Alessandro: “Chi mi chiama?”

Petulante: “Sono io… non riconosci la mia voce?”

Alessandro: “Scusami, ero soprapensiero… e sto andando di fretta.”

Petulante: “Non ti fermi un momento?”

Alessandro: “Ora non posso. Torno fra un paio d’ore”

Petulante: “Ti aspettiamo.”

Alessandro: “Va bene.”

 

UN PAIO D’ORE DOPO ALESSANDRO È DI RITORNO.

 

Petulante: “Ci sei? Ti aspettavamo. Siediti.”

Alessandro: “Ora mi siedo su di te. Ditemi.”

Ingenua: “Però la prossima volta vieni da me… d’accordo?”

Alessandro: “Va bene Ingenua. Ditemi cos’è successo?

Petulante: “È successo che un paio di giorni fa s’è seduta su di me una signora con un giornale. Sai quel settimanale della Migros?”

Alessandro: “Sì, lo conosco.”

Petulante: “Ebbene, il nostro amico L’Albero ha ben visto l’articolo che quella signora stava leggendo ed è rimasto molto colpito dall’illustrazione.”

Alessandro: “Di cosa parlava l’articolo?”

Petulante: “Di sovrappeso, ma soprattutto di alimentazione sbagliata e di poco movimento da parte degli Umani più giovani.”

 Alessandro: “Effettivamente è da molto tempo che si parla di cattiva educazione alimentare.”

Petulante: “…e anche di troppo poco movimento?”

Alessandro: “Anche. Sì se ne parla molto… infatti le palestre sono sempre piene di gente che desidera avere un bel corpo… e magari muscoli esagerati… ma non veri muscoli… quasi quasi muscoli ormonali. Ma com’è la figura?”

Petulante: “È bellissima. L’Albero è proprio in gamba… è riuscito a fotografarla. Vuoi vederla?”

Alessandro: “Mi sembra più che giusto, mi fermate per la strada per parlarmi di dietetica?”

L’Albero: “Ciao Alessandro… stai bene? Ho detto io a Petulante di fermarti.”

Petulante: “Eccola. Ti piace? Come Umana è proprio una bella figliola… o no?”

Dal settimanale “AZIONE”

Alessandro: “Caro Albero, hai fatto più che bene a fotografarla. Non posso dire che mi piaccia, è però significativa del problema. Se, fin da bambini si mangia molto e male e non si fa movimento… si può diventare così. Questo è il problema che molti genitori dovrebbero affrontare. Quante volte i genitori si preoccupano se il figlio o la figlia non mangiano abbondantemente… e: “Mangia, mangia… non ti senti bene?” Questo si può sentire.”

Ingenua: “Tu Alessandro non sei diventato così. Anche per questo mi piace quando vieni da me. Sapessi com’è brutto dover sopportare certi pesi… e magari mangiano pure… proprio quando sono su di me.

Alessando: “Ok Ingenua, la prossima volta vengo da te. Ora scappo ma, vi ringrazio molto dell’informazione.”

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Ho fatto il medico per tanti anni.
20 anni li ho passati in sala operatoria. Molti di questi venti anni li ho passati in piccoli ospedali dove, specie nel Pronto Soccorso, arrivava di tutto.
Quante volte abbiamo dato tutto noi stessi… quindi non solo io, per salvare la vita di chi avrebbe potuto morire… e purtroppo qualcuno moriva.

Presso Berchtesgaden in Germania c’è una grotta che si chiama Riesending-Schachthöhle.

UN MOMENTO DIFFICILE DEL SALVATAGGIO.

Il 1° giugno 2014, a mille metri di profondità, un certo Johann s’infortunò gravemente. Aveva bisogno di essere soccorso e portato fuori dalla grotta altrimenti sarebbe morto. I soccorsi si misero in movimento in tempi relativamente brevi. A prender parte ai soccorsi furono impregnate, fra l’altro, squadre anche di Svizzera, Italia e Croazia. Finalmente dopo 12 giorni il Signor Johann fu riportato vivo in superficie.
In quanti furono ad essere impegnati, e con attrezzature sofisticate e dimentichi della stanchezza? Ben 800 persone.

Ieri, in quel di Barcellona, un paio di inqualificabili individui, si sono permessi di decidere della vita di altri individui… solo perché la pensavano in quel determinato modo…

Il fatto è che ognuno di noi ha il diritto di pensarla come vuole, ma, se vuole considerarsi libero non ha il diritto di nuocere a se stesso e neppure agli altri.

Purtroppo questo concetto piuttosto universale è raramente conosciuto alla maggior parte dei Governanti.

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