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Archive for the ‘moglie’ Category

PRIMO CAPITOLO

Il caso

Claudio è ormai piuttosto quasi vecchio… o vecchio davvero. Faceva il medico, lo faceva nel senso che non esercita più, ma è ancora medico. Sì perché la laurea in medicina e chirurgia rimane fino alla tomba.
Livia è la moglie di Claudio, molto più giovane di lui, ma con lui sposata da ormai 49 anni.
Fanno una vita abbastanza tranquilla anche se a Claudio piacerebbe andare sempre in giro. Dato che, si trovano ambedue piuttosto disturbati a livello intestinale, il modo migliore per andare a spasso, cosa che Livia accetta qualche volta di buon grado, è la crociera.

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Sono tornati il 9 maggio, da una bellissima crociera che li ha portati dal Mediterraneo fin sul Mar Baltico. Anche se la qualità del Servizio della nave non fu come qualche anno prima, è sempre molto bello potersi muovere “col proprio albergo” e trovarsi, o a navigare lentamente in un fiordo, o godere dalla propria cabina lo spettacolo di una città mai vista prima. Ogni giorno è diverso e lo spirito ne gode… anche senza sfrenati divertimenti che sembrano oggi indispensabili.

La nostra storia comincia il primo giorno del mese di giugno nel pomeriggio dopo pranzo. Livia, seduta sul divano, è sofferente; fa fatica a respirare, è angosciata e si rivolge a Claudio: “Non so cosa mi sta succedendo, ma, faccio fatica a respirare e mi sento come se il mio cuore ballasse nel torace. Non sto bene.”
Claudio, che, come abbiamo detto è medico, e ha, bisogna dirlo, l’esperienza di vent’anni di sala operatoria come anestesista in vari ospedali d’Italia e Svizzera, mette due dita sul polso di Livia: è bradicardica ed ha una frequente extrasistolia.
“Perbacco,” pensa Claudio “qui c’è una sofferenza cardiaca in atto.”
Bisogna sapere che nella cittadina dove abitano Livia e Claudio c’è un Centro Cardiologico che vuole sentirsi importante… al punto che è riuscito a collegarsi con l’Università di Zurigo.
Claudio è molto preoccupato, per cui telefona subito a questo Centro e comunica che porterà subito la moglie per una visita.
Livia, in condizioni di pronto soccorso, quindi con urgenza, viene visitata da una dottoressa che consiglia di mettere subito un Holter per le prossime 24 ore. “Sì” ammette la dottoressa “c’è qualche extrasistole, ma non credo assolutamente doversi preoccupare.”
“Capperi” pensa Claudio “qui non c’è solo qualche extrasistole, c’è un’extrasistole ad ogni pulsazione!… e le pulsazioni sono troppo poche. È bradicardia bella e buona! Vedremo cosa dirà domani l’Holter. D’altra parte io non sono cardiologo e, quando facevo l’anestesista, avevo sempre avuto un buon rapporto coi cardiologi. Aspettiamo con fiducia”.

Non tutti sono obbligati a sapere cos’è l’Holter. Viene in aiuto Wikipedia: “L’ECG dinamico secondo Holter è una metodica diagnostica utilizzata per monitorare l’attività elettrica del cuore durante un intervallo di tempo più o meno lungo, solitamente corrispondente a 24-48 ore, ma con i registratori di ultima generazione sino ad un massimo di sette giorni.”
In questo caso viene messo a Livia per 24 ore.
La notte passa bene, Livia riesce abbastanza a dormire, ma non è troppo tranquilla. Aspetta con ansia il momento in cui, il giorno dopo, potrà restituire l’apparecchiatura.
Penso sia necessario, da parte di ogni medico, riuscire ad essere un poco empatici specialmente quando un paziente ha problemi cardiaci e respiratori. Il paziente al quale viene applicato un holter, spera che le 24 ore passino presto per poter togliere l’apparecchio e poter sapere cosa c’è scritto (registrato) in quel marchingegno. Il paziente, che può soffrire perché “sente” il cuore o perché può aver fame d’aria, vede in quella “macchina” e nei suoi operatori, la speranza di veder alleviata la sofferenza.
Il giorno seguente Claudio accompagna Livia al centro cardiologico proprio con lo spirito ansioso di chi vuol sapere. Accade incredibilmente… l’imprevedibile!

È martedì tardo pomeriggio e Livia, dopo essere arrivati nel Centro Cardiologico, cerca con Claudio un’infermiera che possa togliere l’holter. Stranamente si crea un grosso problema: non si trova nessuno che possa farlo. Eppure loro sono sicuri di non essere in un supermercato e neppure in una panetteria; sono nello stesso posto dove il giorno prima un’infermiera applicò l’apparecchiatura a Livia. Ci vuole tanta pazienza… per fortuna alla fine si trova qualcuno che finalmente può togliere l’Holter.
A questo punto, pensa Claudio: “Speriamo che diano un’occhiata alle registrazioni e che ci dicano qualcosa, cosa si può fare, se è necessario prendere un qualche medicamento e come si può alleviare questa situazione di sofferenza.” Con fatica, proprio faticosamente, si trova la dottoressa del giorno prima. “Che bello! Fra poco sapremo qualcosa” dice Claudio a Livia.
Nossignori, non si creda che la sofferenza e l’urgenza vengano captate: “Posso darvi un appuntamento per venerdì pomeriggio.” è la risposta della dottoressa.
“Come, fra tre giorni? Ma noi siamo venuti d’urgenza, abbiamo bisogno di sapere cosa si può fare. Mia moglie sta male. Almeno avere una qualche indicazione circa ciò che è stato registrato” ribatte e quasi implora Claudio.
“Mi dispiace” chiude il discorso questa dottoressa “chi legge gli holter è molto occupato e non può prima di venerdì.”
Claudio non sa più come fare, cosa dire e cosa pensare. Vorrebbe urlare e dirne di tutti i colori a quell’insipido rappresentante della categoria medica che si defila senza null’altro rispondere. Torna a casa con Livia e telefona al medico che è ufficialmente di famiglia, cioè alla dottoressa Canapa che conosce da più di 30 anni: “Senti Giacinta, sono molto preoccupato. I medici del Centro Cardiologico hanno tolto l’holter di 24 ore a Livia, ma non potranno dirci nulla prima di venerdì. È inaudito. Qui c’è una sofferenza cardiaca; con queste extrasistoli e questa bradicardia, non so cosa fare.”
“Non farmi ridere” risponde la Canapa “qualche extrasistole non può produrre sofferenza cardiaca.”
Claudio, anche se non è d’accordo perché vede come Livia non riesce a muoversi come prima, ma al rallentatore, propone alla dottoressa di disdire l’appuntamento e di far mandare direttamente a lei il risultato dell’holter.

Va bene così… si fa per dire. Si decide, proprio quel venerdì di andare dalla dottoressa Canapa, e fare un prelievo di sangue per conoscere almeno la situazione dal punto di vista elettrolitico. Dopo il prelievo, finalmente questo “medico curante” mette due dita sul polso di Livia e si accorge che veramente qualcosa non va e si limita a dire: “Non mi piace”.

Arriva anche il referto del Centro Cardiologico che dimostra che non c’è solo qualche extrasistole: “Esame con numerosi artefatti. Ritmo sinusale. Non pause patologiche. Modesta incidenza di extrasistolia sopraventricolare con rare coppie e brevi run di tachicardia sopraventricolare ad inizio e fine improvvisi. Numerosissime extrasistoli ventricolari isolate monomorfe talora in bi e trigeminismo raramente in coppia. Paziente sintomatica su extrasistolia ventricolare prevalentemente nelle ore serali.”

Claudio aveva esercitato per molti anni in una cittadina in riva al mare dove, con Livia e tre figli, avevano apprezzato l’atmosfera mite dell’aria salmastra e la buona cucina. Emigrando definitivamente in Svizzera, avevano tenuto l’appartamento nel quale avevano vissuto; vi si recavano ogni tanto quasi come fosse un appartamento di vacanze. “Quasi” per il fatto che è rimasto tutto come allora e, quando ci si va… ci si sente a casa.
Avevano deciso di trascorrere alcuni giorni in quella località, fra l’altro per loro familiare, dove Claudio aveva in passato conosciuto molti colleghi. Non è solo un posto che si può definire bello. Per Claudio è bellissimo perché si trova sul “suo” Mar Ligure, per Livia, nata e cresciuta a Zurigo, fu una scoperta meravigliosa fatta di profumi, colori, gusti, sensazioni uniche nonché belle amicizie.
Quell’angolo di Mondo piacque molto anche a Monet che ne apprezzò particolarmente la luce immortalandone molti angoli suggestivi, fra cui questo.

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Decidono di andarci per qualche giorno e Claudio ne approfitta per far vedere il risultato dell’holter a un cardiologo suo buon conoscente… quasi amico che, forse un po’ troppo frettolosamente, consiglia: “In questo caso, trattandosi solo di extrasistolia con pressione normale, conviene o fare una buona visita cardiologica con ecografia o, ancora meglio, non fare nulla.”

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PREFAZIONE DELL’AUTORE

La goccia

Tutti conoscono il proverbio della goccia che fa traboccare il vaso. E quando capita che l’acqua esca abbondante perché chi doveva curarti s’è dimenticato, per l’ennesima volta, di aver di fronte un individuo pensante che ha un corpo e un’anima e ha dimenticato di dare un’occhiata alle “forze della natura”, cioè a tutto ciò che è naturale, può succedere di tutto.
In questo caso, “Chi doveva curarti” non è un uomo in carne ed ossa, ma è un’istituzione di cui noi tutti abbiamo enorme bisogno: è “La Medicina Accademica”, quella medicina che diventa “Ufficiale” perché viene insegnata all’Università.

Noi, io, la mia famiglia, i miei vicini di casa, l’autista del bus, il portalettere, il dirigente della grande industria, il muratore, l’imbianchino, ecc., tutti noi abbiamo bisogno della Medicina Accademica, perché a molti di noi è accaduto di aver quel particolare mal di pancia per cui s’è dovuta aprire la sala operatoria e il chirurgo ha dovuto usare il bisturi, o s’è dovuti ricorrere all’antibiotico a causa di un’imprevedibile polmonite.

Quest’accenno alle necessità di tutti i giorni è sufficiente per comprendere come possiamo e dobbiamo apprezzare tutti coloro che si danno da fare per far conservare al popolo un po’ di salute. Purtroppo, di fronte a un coscienzioso professionista chirurgo che riesce bene nel suo lavoro e riesce a far di nuovo sorridere chi prima soffriva, c’è, malgrado il massimo della democrazia delle nostre latitudini, il Governante e il Docente che, il primo per incapacità e il secondo per miopia, hanno dimenticato ciò che di molto semplice deve essere considerato anche nell’ultimo cittadino: la dignità.
Bisogna però dire che, tanto nel Governante come nel Docente Universitario, non manca mai l’arroganza… ma manca l’umiltà e la consapevolezza che (loro) sono come un granello di sabbia nel deserto e, tutto quello che hanno… è “in prestito”.

Quando oggi si parla di Malasanità è perché è accaduto qualcosa d’importante, di negativo naturalmente, e si cerca subito uno o più colpevoli; la Magistratura fa finta di fare alla svelta e… dopo qualche giorno o qualche settimana, in una località magari molto distante, ecco un altro caso terribile in cui viene amputata la gamba sbagliata o viene trasfuso sangue con un po’ di AIDS. Senza dover andare nei particolari che purtroppo accadono, questi casi hanno, il più delle volte, un colpevole in carne ed ossa: qualcuno ha sbagliato.

Purtroppo, quando si potrebbe, dico si potrebbe, ma sarebbe giusto dire “si dovrebbe” parlare di Malasanità Accademica, non esiste nessun colpevole, se non la pretesa da parte della “Alte Sfere”, di essere i “Depositari del Benessere”, per cui “tutto il resto” è niente e non vale niente.

Ma che cos’è “TUTTO IL RESTO?”. È tutto ciò che è naturale e fa capo alla Natura. Siamo circondati dalla Natura e da fenomeni naturali che potrebbero giovarci e da una tecnologia che potrebbe aiutarci ad utilizzarli. Onestamente però!

Siamo figli di meravigliosi scopritori come Christian Friedrich Samuel Hahnemann che scoprì l’omeopatia e, più recentemente, di George Joseph Goodheart Jr. che scoprì la kinesiologia, in particolare la kinesiologia applicata. Si potrebbe fare un lungo elenco e includere anche l’ipnosi medica… che è un pochino in noi ed esiste da sempre.

Perché questo libro? Perché, se di gocce causa di trabocco ne ho visto molte, questa volta la goccia è stata tale e talmente “grossolana” per cui s’è quasi allagata la Pianura Padana. In questo caso ho vissuto da vicino minuto dopo minuto l’oggetto della “malasanità accademica”: mia moglie. Ringrazio quella buona Stella che nel 1971 mi fece accostare alla Medicina Naturale e mi permise, via via, di conoscere quello che i “Grandi e indiscussi” che stanno nella Stanza dei Bottoni deridono e disprezzano. Quei Grandi che pensano di sapere tutto e deridono nonché disprezzano l’omeopatia, dovrebbero approfondire le loro conoscenze e smetterla di riempirsi la bocca con la parola “scientifico”. L’essere umano è fantastico anche per il fatto che non esistono due individui identici (neppure i gemelli perché non la pensano nello stesso modo) ed è quindi assurdo pretendere certe statistiche… e curare con le statistiche. La medicina non è una scienza esatta… e quindi non può sempre ricadere nel rigore scientifico. La cosiddetta “Memoria dell’acqua” che i Grandi non possono, o non vogliono riconoscere, potrebbe ricevere un contributo di quasi scientificità se si volesse approfondire la realtà della kinesiologia.

Quella “Buona Stella” mi ha permesso di evitare che mia moglie scivolasse in tutto e per tutto nelle fauci della Medicina Accademica… di cui abbiamo però tutti bisogno.

Mia moglie sta ora benissimo!

Perché questo libro? Perché con la descrizione esatta di quanto ho vissuto con mia moglie durante più di tre lunghi mesi, mi sono reso conto che, con buone probabilità, oggi mia moglie non starebbe benissimo. Non starebbe benissimo se avesse seguito i dettami della Grande Medicina. Quindi, dato che ad aiutarci fu la Medicina Naturale, sarebbe bene, più che auspicabile che la Medicina Accademica si togliesse il paraocchi e accettasse umilmente di andare a guardare un po’ più in là dove c’è quella natura che ha assunto nel nostro campo la denominazione di Medicina Complementare… e non più Alternativa.
Questa descrizione può anche consigliare i medici a rapportarsi direttamente col paziente, e non solo attraverso le macchine… perché il paziente, che di solito soffre, ha un’anima e ha qualcosa da dire… e deve essere ascoltato e non minimizzato.

Sarebbe quindi giusto che, tanto a livello Accademico quanto a livello Governativo, si guardasse, non con benevolenza, quanto con interesse costruttivo e “complementare” a quelle medicine che, usate oculatamente, possono far guarire… e non solo migliorare… e con minimo dispendio di energie.

Ho, di seguito, messo l’accento sui Serocytol… che rischiano di morire, sull’omeopatia… che viene considerata acqua fresca e sull’energia dei colori… affascinante realtà per tutti i giorni. Ho inoltre menzionato la realtà delle intolleranze alimentari… quelle vere e subdole portatrici di sofferenze e quella di una kinesiologia spicciola capace di indirizzare serenamente le proposte di guarigione.

Queste tre stupende realtà, coadiuvate dalla conoscenza di quanto ho menzionato, mi hanno permesso di veder rifiorire mia moglie… che, fra l’altro, ha saputo rifiutare certe tossicità irrimediabilmente dannose.

Non basta, nel senso che sarebbe bene che i pazienti imparassero a chiedere, a informarsi dai medici curanti e a pretendere delle risposte chiare; questa descrizione potrebbe aiutarli a difendersi.

Perché noi, tutti noi abbiamo bisogno di una Medicina (e di una Farmaceutica) capace di fare gli interessi di chi soffre. Abbiamo bisogno di un’apertura complementare con tutto ciò che non è sintetico… e quindi naturale.

Anche i Governanti potrebbero, se lo volessero, aprire le porte a questa “complementarità” anziché tacciare come semplice ciarlataneria tutto ciò che sembra troppo semplice ed estraneo al corrente senso comune.

È indispensabile sottolineare che, contrariamente a certe credenze, non tutto ciò che è naturale è positivo o innocuo. È sempre necessario saper distinguere.

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UN PICCOLO SORRISO? 2

È quasi Ferragosto… e, oltre a mangiar bene, bisogna anche saper sorridere.

Piccolo sorriso 2

Siete riusciti a sorridere o vi ho rovinato l’appetito?

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Avevo quasi dimenticato i miei articoletti… quasi tutti ispirati, o “innestati” dai miei nipotini.
Questa volta a stimolarmi a scrivere è uno dei tanti libri che ho letto e sto leggendo su quella terra, che credo meravigliosa perché purtroppo non la conosco sufficientemente, che si chiama Istria con Trieste e Fiume.
Da quella terra, dal 1943, ben 350.000 italiani istriani, fiumani e dalmati, partirono per raggiungere definitivamente la Madrepatria o altri “lidi” più o meno ospitali nel mondo. La loro partenza fu una fuga dal luogo dove erano nati e nel quale erano stati nutriti e vezzeggiati. Partirono dal luogo che amavano di più, nel quale sapevano che non avrebbero più fatto ritorno.
Il simbolo di quell’esodo fu una nave, un piroscafo, che fece la spola fra l’Italia vera e Pola non più Italia per trasportare quasi tutta la popolazione di quella città e di villaggi vicini. Aveva il nome di una regione italiana carica di arte, natura, storia e italianità linguistica: TOSCANA. Lo volle ricordare un francobollo del 1997.

Francobollo delle Poste Italiane

Francobollo delle Poste Italiane

Leggendo di questa tragedia che solo da pochi anni viene raccontata, vedendo i miei giovani nipotini che vivono felici in un paesello svizzero, mi sono rattristato al pensiero che un bimbo di 8 – 10 anni possa venir di colpo trascinato via dal suo ambiente di tutti i giorni… nel quale non tornerà più. È quanto accadde a molti bimbi, ma anche a molti adulti, e… non è come quando si emigra. No, è sicuramente qualcosa di veramente terribile.

Io emigrai nella confinante Svizzera… dove parlavano tedesco. Ero appena laureato e gioivo di poter esercitare la professione per cui avevo studiato. Andavo lontano da casa, andavo a parlare una lingua diversa ma anche un pochino familiare dato che i parenti di mia Mamma venivano da lì, e, malgrado tutto, ero un pochino triste. Comunicavo coi miei parenti in Italia e con gli amici a mezzo lettera, ma, sentivo alleviata la tristezza perché sapevo che, tempo settimane o mesi, avrei potuto tornare a casa, seppur per pochi giorni, e trovare più o meno tutto come prima. Avrei ritrovato gli amici e i parenti, e avrei potuto raccontare la mia nuova vita; anche quanto era interessante e lodevole essere rispettati dai colleghi e dai datori di lavoro. Avrei potuto anche creare piccole invidie nei colleghi lasciati in Italia che dovevano combattere coi “Baroni” dispensatori di lavoro e piccole elemosine in cambio di ipocriti leccamenti.

Ero un emigrato, non un profugo che ha dovuto, più o meno obbligato, fuggire. Ma questo non accadde solo in quella parte di ex Italia su cui ritornerò. Accadde anche in Polonia, a pochi passi da Danzica, dove mi fu possibile fotografare questo monumento.

Ecco il monumento visto dal davanti :

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Un padre che tira un carretto nel quale ha potuto mettere il massimo, la madre con una valigia d’altri tempi, con un cappotto sempre d’altri tempi, che sollecita con la mano la bimba.

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L’altra foto un po’ più di fronte ci mostra meglio il carretto e la bimba con le treccine che fa resistenza. Qualcosa la blocca.

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Che cosa la blocca diventa chiaro gurdando l’ultima fotografia : il cane. No lui non può venire ; lui deve restare lì. Lo si può vedere meglio nella foto seguente che non è altro che l’ingrandimento della precedente che ci mostra in particolare il cane che dovrà essere abbandonato. Quel cane non rappresenta per la bimba solo il fatto che dovrà lasciare l’amico migliore, probabilmente anche di giochi, ma tutto l’ambiente circostante nel quale è cresciuta e ha vissuto.

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A Gdynia, dopo l’invasione dell’esercito del Reich tedesco, circa 80.000 abitanti furono costretti a lasciare le loro case. A queste persone furono concessi circa 15 minuti per “raccattare” le loro cose e partire. Guai se il peso di quanto portavano via superava i 20 – 30 chili.

Ho imparato che, quando si deve lasciare un luogo, più o meno definitivamente, si lasciano sì i muri, gli ambienti, le strade e gli amici, ma anche e particolarmente i rumori e gli odori.

I profughi che hanno lasciato definitivamente l’Istria, e sono tornati sui loro passi molti anni dopo, quando la Slovenia e la Croazia sono diventate parte integrante dell’Unione Europea, non hanno trovato più gli stessi rumori e gli stessi odori. Sembrava loro di essere all’estero e non dove erano nati e cresciuti.

Mi rattrista pensare che quegli « italiani  doc » che dovettero abbandonare assolutamente tutto, trovarono in Italia minima accoglienza se non aperta ostilità, e che le nostre Autorità che permisero, sì perché lo permisero, certi misfatti, nulla o poco fecero in favore della nostra Patria nel momento in cui alcuni Stati interessati vollero entrare a far parte della famiglia dell’Europa Unita.

È difficile che ai miei nipotini possa accadere di dover abbandonare tutto da un giorno all’altro, sarebbe stato però possibile, in altri tempi, manovrare la politica considerando anche che entro i confini di uno stato c’è una popolazione.

Fin qui è normale che il “Politico” si muova con poca umanità, è deleterio però che riesca a nascondere certi misfatti per molti decenni.

Com’è oggi? Il Politico è migliorato?

 

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Eccolo che è arrivato.
Vi presento la copertina:

Copertina TUTTO VERO - istantanee di vitae l’Ultimo di copertina… se si chiama così:

Ultimo di Copertina TUTTO VERO - istantanee di vita

C’è l’ISBN e il http://www.fontanaedizioni.ch che ha curato la stampa.

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AI DIRIGENTI DI

TRENITALIA

Caro Trenitalia,

Ti dò del tu dato che amo i treni e continuo a pensare che i treni dovrebbero e potrebbero funzionare bene.

Ti scrivo perché, dopo tanto tempo, ho voluto di nuovo portare mia moglie in treno per andare in Liguria; quella di ponente… quella che finisce a Ventimiglia… e poi comincia la Francia che fa parte come noi dell’Unione Europea.

Dopo questo viaggio, mia moglie mi ha detto: “Mai più in treno.”

Da quando avete tolto il treno Basilea Nizza che era abbastanza puntuale e pulito, si avrebbe l’impressione che lo Stato vi paghi delle tangenti per fare in modo che la gente vada in macchina e consumi le autostrade (a salato pagamento) e la benzina.

Prima il prezzo era abbordabile, ora il biglietto dei vostri treni è diventato caro. Vi chiedo sottovoce: “Lo sapete che se una donna vuol fare pipì deve attraversare qualche vagone (se le porte si aprono) e, quando finalmente trova il gabinetto funzionante deve mettersi in coda e può anche succedere che se il treno entra in galleria questa donna si trova al buio pesto e non vede più niente e, se sapete come sono fatte le donne, può trovarsi in grave difficoltà se la galleria è lunga e se oltre a dover fare pipì non riesce a stringere sufficientemente le chiappe dato che è buio pesto può entrare in panico, stare male e… farla per terra?

E se è obbligata a farla per terra perché non vede niente dato che la luce non funziona e la galleria è lunga e non trova la maniglia della porta, poi chi pulisce?

E poi chi mette l’acqua per lo sciacquone?

Vorrei ora chiedervi ancora una cosa:  Se, con la vostra prenotazione obbligatoria mi assegnate un posto sporco, cosa devo fare? Non posso neanche dirlo al controllore… perché non passa quasi mai.

Nel prezzo del biglietto è compreso il consumo delle toilette? In caso affermativo devo potermi chiudere nelle toilette? Le toilette devono essere, se non pulite (forse non sapete cosa vuol dire pulito) almeno decorose?

Forse voi dirigenti di Trenitalia siete tutti uomini col pisellino; lo sapete che per una donna fare pipì è un po’ più complicato rispetto a voi?

Non vi sembra di rubare quando fate viaggiare la gente in quel modo facendo pagare cifre da treno “decoroso”?

Posso chiedervi un favore? Andate a comperarvi un biglietto di seconda classe e andate un po’ su un treno “normale”; forse comincerete a capire e a chiedervi se rubate o no lo stipendio.

Coi miei migliori saluti.

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Un paio di settimane prima della data delle elezioni, Leandro riceve per posta, al proprio domicilio una grossa busta; il mittente era il Consolato Generale d’Italia dal quale Leandro dipendeva.
Il plico è abbastanza consistente e comunica in modo perfettamente comprensibile come si vota e come si può rispedire gratuitamente le schede dopo aver esercitato il “diritto” di voto.

COME SI VOTA ALL'ESTERO

COME SI VOTA ALL’ESTERO

Appunto! Il diritto di voto! A volte si dice che è un dovere; È probabile. È un fantastico diritto! Potersi esprimere liberamente!
Che bello poter votare senza doversi recare nell’ultimo comune di residenza in Italia! Ora si può votare grazie all’efficienza dei nostri Consolati.
Gli viene automatico ricordare come il Consolato seppe essere efficiente in passato. Fu nel lontano 1966 quando, già in terra elvetica, Leandro stava per sposare Sandra. A quei tempi, chi sposava un cittadino italiano acquisiva automaticamente la cittadinanza italiana.
Leandro avrebbe sposato Sandra dapprima in Municipio e il giorno dopo in chiesa. Prima ancora del matrimonio in Municipio, Leandro procurò al Consolato tutti gli estremi burocratici di Sandra assieme a una fotografia. Poche ore dopo il matrimonio in Municipio, Leandro e Sandra si recarono in Consolato col certificato che dimostrava essere Sandra la moglie di Leandro. Fu loro consegnato un passaporto nuovo di zecca; era già pronto! Da quel momento nella Repubblica Italiana c’era una cittadina in più!
Ancora oggi Leandro ricorda la gioia della mogliettina fresca sposa e fresca italiana.
Torniamo alle elezioni parlamentari del 2013.
Nella busta ricevuta dal Consolato c’erano anche le 2 schede; una per esprimere il voto per la Camera dei Deputati e una per il Senato.
Leandro, assieme a Sandra, apre le schede e comincia ad analizzare la presenza sulle schede dei vari partiti in lizza.
Ora comincia il bello.
Finché la data delle elezioni è lontana, si fanno varie considerazioni, si seguono con interesse i notiziari televisivi e si capisce che al momento buono si deciderà a chi dare il voto. Si pensa che sarà difficile prendere una decisione ma, e questo è il lato apparentemente positivo, si può rimandare.
“Ma come votiamo?” chiede Sandra.
“Ora che vedo le schede” risponde Leandro “sono veramente molto confuso.”
“Per chi votiamo?” insiste Sandra.
“Ti ripeto che non lo so. Mi verrebbe voglia di buttar via tutto. Però non si può; non è serio. Abbiamo la fortuna di poter votare; pensa quanti popoli non conoscono neppure questa parola. E pensare che in Italia non è da molto tempo che le donne possono votare; per non parlare della Svizzera!”
“Cerchiamo allora di analizzare questa scheda. Li conosciamo quasi tutti ad eccezione di Giannino e Ingroia. Anche se votando per loro rischiamo di buttare il voto, vale ugualmente la pena di dare un’occhiata.”
Ecco cosa dice Wikipedia di Oscar Giannino:

OSCAR GIANNINO

OSCAR GIANNINO

Come giornalista si è occupato principalmente di politica ed economia. Candidato premier (formalmente Capo della forza politica) alle elezioni politiche italiane del 2013 per Fare per Fermare il Declino (FID), lista elettorale che esprime le idee del movimento d’opinione Fermare il Declino da lui fondato assieme ad economisti ed intellettuali nell’estate del 2012, si è dimesso dalla presidenza del movimento il 20 febbraio 2013, a tre giorni dalle elezioni politiche, a causa dello scandalo riguardante tre titoli accademici che si era attribuito senza averli conseguiti, ma rimane “candidato premier” a causa dell’impossibilità, data la legge elettorale, di ritirare la propria candidatura.
“Non mi sembra proprio di poterlo considerare serio. La stravaganza con la quale si veste potrebbe dare un po’ di brio al governo, ma la storia dei titoli accademici mi sembra sufficiente per metterlo da parte.” Pensa Leandro.
E Ingroia?
Wikipedia su Antonio Ingroia:

Antonio Ingroia

Antonio Ingroia

Si forma professionalmente a Palermo, sua città natale, a partire dal 1987, nel pool di Falcone e Borsellino. Quest’ultimo l’aveva espressamente voluto al proprio fianco alla procura di Marsala. Sostituto procuratore a Palermo dal 1992 con Gian Carlo Caselli, diviene pubblico ministero delle Procura antimafia, si occupa di noti casi legati alla malavita organizzata, come il caso Contrada, e conduce processi di una certa rilevanza sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell’economia. È uno dei tre magistrati, insieme a Giancarlo Caselli e Vittorio Aliquò, protagonisti del discusso interrogatorio che l’11 agosto 1998 si concluse con il suicidio del giudice Luigi Lombardini. Una delle indagini che fanno capo a lui riguarda l’attuale senatore del PdL Marcello Dell’Utri, che avrebbe fatto da ponte tra mafia del sud e mondo imprenditoriale del nord, attraverso mafiosi come Salvatore Riina e i fratelli Graviano.
“Probabilmente è un bravo magistrato;” pensa Leandro “Perché non continua a fare il magistrato? E poi, come politicante è saltato fuori dal nulla; e poi mi sembra troppo di sinistra; gli estremi non vanno mai bene; in ogni caso sarebbe un voto perso.”
“Ora” si dicono Sandra e Leandro “non ci resta che analizzare i quattro Grandi: Berlusconi, Bersani, Grillo e Monti.”
“Cominciamo, in ordine alfabetico con Berlusconi.” Dice Leandro.

SILCIO BERLUSCONI

SILCIO BERLUSCONI

“A quello il voto proprio non lo do.” risponde Sandra “Ci ha raccontato un mucchio di frottole quando era al Governo. Insieme poi a Tremonti?”
“Eppure” dice Leandro “ quando la racconta alla televisione, dice delle cose giuste. Peccato che non le ha fatte quando poteva. Avevi ragione Sandra quando ipotizzavi che sarebbe ritornato in ballo con la promessa di togliere l’IMU.”
“Lo so. Ora però con la promessa di restituzione a chi l’ha pagato, la sta facendo proprio sporca.”
“Quindi, il primo dei 4 è definitivamente bocciato.”
“Passiamo ora a Bersani” continua Leandro “il patetico.”

PIERLUIGI BERSANI

PIERLUIGI BERSANI

“Credo proprio che voterò per lui.” dice Sandra “In fondo ha anche lui la buona volontà. Anche lui vuol fare le cose bene.”
“Ma come si fa a considerarlo valido. Lui ha partecipato, come Ministro della Repubblica, a più di un governo; con Prodi e con D’Alema. Fu addirittura Ministro per lo Sviluppo Economico. Chissà se sa come si sviluppano le fotografie. C’era anche lui quando nel 2006 Prodi trovò il Tesoretto? Credo proprio di sì. E tu vuoi votare chi, fra l’altro, ha avallato la scarsa o insufficiente capacità dell’ultimo governo Monti?”
“Non riesco proprio a vedere altre possibilità. Non mi dà fiducia ma, chi altrimenti potrebbe darmela?”
“Non lo so proprio. C’è però un particolare molto interessante per noi italiani che abitiamo all’estero.”
“E cioè?” chiede Sandra.
“Leggendo bene le istruzioni ho scoperto che gli italiani all’estero, dipendentemente da dove abitano, possono dare una o due preferenze.”
“Invece gli italiani residenti in Italia?”
“Loro no. Siamo dei privilegiati.” Risponde ironicamente Leandro che preferirebbe abitare in Italia.
“Quindi, assodato che voterai per Bersani, vorrei ancora prendere in considerazione il grande Monti che, ad ogni piè sospinto si gloria di aver salvato l’Italia dal baratro.” continua Leandro “cosa ne pensi di lui?”

MARIO MONTI

MARIO MONTI

“Da come parla mi sembra che voglia, in futuro, lavorare per la crescita. Mi sembra però che abbia usato questa parola prima ancora delle elezioni, però non mi sembra che sia riuscito a combinare molto. L’impressione è che i fatti non abbiano seguito le parole.”
“Aveva anche detto che si sarebbe ritirato; invece ha imparato così bene che è rimasto. Probabilmente si è accorto che viaggiare a spese della Repubblica è bello.”
Sandra: “Però rispetto alle pagliacciate di Berlusconi è stato bravissimo ed è riuscito, all’estero, a salvare la faccia dell’Italia.”
Leandro: ”Avrà salvato la faccia dell’Italia ma si è dimenticato di dare agli italiani la possibilità di lavorare. Se si vuole che un’economia funzioni, non basta far pagare certe tasse, bisogna mettere il cittadino nelle condizioni di poter lavorare. Se i servizi non funzionano… Quando arrivò speravo facesse molto. Lui e i suoi Ministri, oltre a far pagare l’Imu, scontentare i pensionati e creare gli esodati cosa hanno fatto di buono? Sono d’accordo sul fatto che se si possiede un immobile si debba pagare una tassa; ma l’Imu non è una tassa, è un furto. Certe cifre per poche stanze abbastanza popolari!
Comunque vedremo.”

BEPPE GRILLO

BEPPE GRILLO

“Dobbiamo ancora analizzare Beppe Grillo.” continua Leandro “Anche se è genovese come me, mi sembra che gridi un po’ troppo. E poi, è chiaro che non ha esperienza. La politica è anche un po’ ipocrisia; e lui non mi sembra ipocrita, e questo potrebbe essere un pregio.”
Risponde Sandra: “Io non voterò assolutamente per lui. Sotto tutti i punti di vista non mi piace.”
Leandro è molto perplesso. Dopo aver analizzato i 4 partiti si rende conto che l’elettore si trova davanti a una strada senza sbocco. Infatti se si volesse analizzare bene la situazione e si volesse mettere a punto una definizione dell’attuale situazione bisognerebbe dire che esiste forse qualche piccolo spiraglio di onestà. Mettere il cittadino di fronte a certe difficoltà è quasi delinquenziale.
Ci fu in passato un dramma simile; forse meno tragico per l’elettore. Fu quando Indro Montanelli scriveva sul “Giornale Nuovo”: TURATEVI IL NASO E VOTATE DC. Fu quando si volle evitare il famoso sorpasso del PCI di Berlinguer.
Ora è tramontato il PCI e l’U.R.S.S.; è rimasto però Napolitano… e Bersani.
A questo punto è necessario prendere una decisione. Leandro è ben contento di poter dare delle preferenze. La propaganda elettorale che utilizza il servizio postale arriva anche a Lugano. Decide di analizzare i candidati più che i partiti e, turandosi un po’ il naso, dopo aver escluso di spedire una scheda nulla, in accordo con Sandra decidono per quelli che sembrano i meno peggio: Bersani e Monti, anche se…
Anche se Leandro dà ancora un’occhiata ai candidati del Movimento 5 Stelle e decide: alla Camera M5S, al Senato Monti.
Dopo aver affidato il voto alle poste svizzere per il recapito al Consolato non resta che aspettare con curiosità i risultati.

L’attesa dura circa 10 giorni. In questi 10 giorni Leandro e Sandra possono vedere i vari canali televisivi che dovrebbero far decidere il popolo degli indecisi.
Fu in questo periodo che Leandro cominciò a sperare di aver fatto bene a dare un voto ai grillini. “Chissà se riusciranno a far stare a casa un certo numero di quei politicanti matusa e presuntuosi.” Pensa Leandro “Se i Grillini sapranno governare non lo so; certo non potranno far peggio di quell’anticaglia che siede da anni a Palazzo Madama e a Montecitorio.”

Quando cominciano ad arrivare i risultati, cominciano anche le sorprese.
È a quel punto che Leandro si ricorda della sua paziente Adina. Si era innamorata del suo aguzzino. Lei giovane inglese in terra giapponese subisce dapprima le irradiazioni della prima bomba atomica, poi, frutto di esperimenti e sevizie, si innamora dell’uomo che maggiormente la maltratta e la porta a morte. Si ricorda che in terra svedese si parlò della “Sindrome di Stoccolma”.
“Ma come è possibile” chiede Sandra “che un numero così alto di italiani abbia la memoria così corta? Ma di che cosa hanno bisogno per capire che certi personaggi vanno cacciati?”
“Hai perfettamente ragione.” termina Leandro “Verrà il giorno in cui gli italiani rinsaviranno? Forse verrà il giorno in cui le tasse saranno eque, i precariati saranno eccezioni, i servizi funzioneranno e i dipendenti dello Stato, fra cui i Governanti, si muoveranno veramente per il bene e la serenità dei cittadini.”

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