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Archive for the ‘moglie’ Category

 

 

Certo che se ci si trova a guardare vecchie cartoline, di quelle col francobollo, può essere piacevole stupirsi e vedersi stimolata la curiosità.

Ho trovato questo francobollo tedesco del 1997. M’è piaciuto moltissimo, anche dal punto di vista grafico :

Francobollo tedesco del 1997

Il francobollo mi ha spinto alla ricerca della località effigiata sul francobollo…

La Germania è grande, però, , bisogna dirlo, internet è utilissimo e permette, in poco tempo, di trovare ogni località… anche la più lontana.

Non solo si trova facilmente l’ubicazione di una località, ma è possibile arrivare a rendersi conto quanto potrebbe essere interessante andarci… grazie alle fotografie.

Ci andrei volentieri… in fondo non è neppure così distante.

È PROPRIO QUI.

Un po’ a nord di Monaco di Baviera e poco lontano dalla Repubblica Ceca.

HO SCELTO QUESTA FOTOGRAFIA

Non mi sono fermato a Straubing. Ringraziando il particolare che i timbri delle poste tedesche sono piuttosto nitidi e leggibili, ho voluto andare a vedere dov’è la località da dove è stata spedita la cartolina : TITISEE-NEUSTADT.

 

 

TITISEE-NEUSTADT… nella Foresta Nera.

HO SCELTO QUESTA FOTOGRAFIA

È poco lontano dal confine svizzero e, appunto nella Foresta Nera… che richiama il piacere di arrivare anche a una torta… molto buona.

CHE BUONA!

Potrei fermarmi, ma, dal momento che esistono le associazioni di idee, non ho potuto fare a meno di scivolare nel ricordo dell’inizio del mio matrimonio quando, nelle domeniche libere s’andava un po’ a spasso.

 

Abitavamo, io e mi moglie, poco lontano dalla Germania e, con la nostra Giulietta ti, Alfa Romeo d’altri tempi, ricordo che andammo a « trovare » le sorgenti di quel grande fiume che si chiama Danubio… andammo a Donaueschingen.

Le sorgenti del Danubio da una cartolina del 1967.

Ricordo con piacere quel periodo della mia vita, e contemporaneamente mi rendo conto come da un francobollo sia possibile trovare lo spunto per « andare a spasso »… peccato dover prendere atto che l’utilizzazione del francobollo è diventata un’azione quasi rara.

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È di Francesco Marchetti, che ringrazio, questa splendida fotografia.:

Da “Francesco Marchetti”

È la fotografia di una statua che mi piacerebbe andare a godere di persona… ma, almeno per il momento, non posso.

È a Rimini… è “LA SPOSA DEL MARINAIO”.

È bellissima, e, per associazione d’idee, non ho potuto non ricordare il gruppo scultoreo che vidi anni fa ad Halifax in Canada.

Prima però, per rimanere in tema, mi son ricordato di un Grande pittore “MASSIMO CAMPIGLI” che le Pose Italiane hanno voluto ricordare con un francobollo del 1995.

FRANCOBOLLO CON TIMBRO GENTILE

Ho voluto mettere in evidenza il timbro dell’ufficio postale di PENNABILLI in provincia di Pesaro e Urbino). Qui, dato che si usavano ancora i francobolli, è chiara la gentilezza dell’operatore che ha voluto l’ottima leggibilità del timbro.

Oltre che gentilezza, qui c’è anche una vera educazione e il rispetto verso l’apparente pedanteria del collezionista… che può avere desideri particolari.

Ricordo infatti che un tempo ormai abbastanza lontano fui in un ufficio postale nella città di Como e, in occasione della spedizione allo sportello di una Raccomandata, chiesi gentilmente all’”operatore” se gli era possibile obliterare i francobolli in un determinato modo; gli chiesi cioè dove mi avrebbe fatto piacere veder timbrare i francobolli e la busta.

Mi guardò piuttosto storto e mi disse: “So io dove devo mettere i timbri”, e li mise dove voleva lui senza seguire i miei desideri di “stupido” collezionista. Feci finta di niente; mi resi conto che quell’uomo, sì perché era un uomo che probabilmente pensava di possedere una mascolinità particolare, non si rendeva conto che lui era un operatore al servizio del cliente, e non viceversa, e che il francobollo, o i francobolli appiccicati sulla busta erano di mia proprietà e, dopo il recapito di proprietà del destinatario. Lui era semplicemente un tramite che doveva verificare la validità dell’importo pagato (francobollo) e, se l’importo risultava sufficiente, avviare la spedizione obliterando il francobollo onde non venisse utilizzato per un’altra spedizione.

Credo che quell’uomo, ci tengo a dire che era un uomo, perché le donne hanno quasi sempre modi più gentili, si sentisse particolarmente importante nella sua funzione di timbratore e annullatore di francobolli… in barba ai noiosissimi collezionisti di pezzetti di carta.

SOLO IL FRANCOBOLLO

Chissà come si sentì dopo avermi “licenziato!”

La statua di Rimini ci mostra una donna con la figlioletta… che salutano.

Quando fui ad Halifax in Canada, fui attratto da un gruppo scultoreo opera dello scultore Armando Barbon nato a Spresiano in provincia di Treviso. L’autore della statua vive in Canada.

Vidi questa statua in occasione di una crociera che ci portò a New York; lo scalo ad Halifax mi permise di comprendere che quella cittadina diede il benvenuto a molti emigranti dall’Europa al Canada. Da qui, col treno proseguivano in quell’immensa nazione. Lasciavano a casa moglie e figli… che non sapevano quando avrebbero rivisto il loro congiunto.

Ho trovato stupendo l’abbigliamento di quell’uomo che partiva nella peranza di un futuro migliore per sé e per la famiglia che l’avrebbe aspettato o seguito. È con la giacca e pantaloni normali (oggi avrebbe i jeans) e con quella valigia che mostra addirittura alcuni angoli coi rinforzi.

HALIFAX – L’EMIGRANTE

Quell’uomo parte con decisione… sì, perché nella vita non basta volere, bisogna riuscire a decidere.

LA TARGA ESPLICATIVA IN TRE LINGUE

Questa la targa esplicativa del gruppo bronzeo. Può interessare poter prendere atto che la targa è scritta in tre lingue: l’inglese e il francese che sono le due lingue ufficiali del Canada… e l’italiano, perché di origini italiane l’emigrato autore del gruppo bronzeo.

Rimangono distaccati ad aspettare la moglie e i due figlioletti.

LA MOGLIE E I FIGLI… CHE SALUTANO

Non sappiamo se, al momento in cui Armando Barbon partì per il Canada, aveva una moglie e due figli piccoli.

Mi piace questo particolare della famiglia che saluta. La moglie (oggi avrebbe i pantaloni) non saluta… ma è triste. I bimbi salutano. Ancora non comprendono cosa voglia dire emigrare.

So cosa voglia dire emigrare… e so quanto si possa amare l’Italia una volta fuori… quanto si possa gioire con commozione ogni volta che si viene a conoscenza di “conquiste” positive da parte dei Governanti o di singoli cittadini… e quanto si possa soffrire ogni volta che si percepisce l’imperizia di chi ha ricevuto il mandato per governare… non per distruggere.

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Beh, se devo proprio dire la verità, credo che l’italiano medio si sia stufato di sentir parlare di TAV. Come la maggior parte dei miei pochi ma affezionati lettori sanno, abito in Svizzera dove, fra l’altro, certi Servizi funzionano molto bene… anche i treni.

Da pochissimi anni è in funzione la Galleria di base del Gottardo… è lunga 57 chilometri e il treno ci passa dentro ogni giorno con passeggeri e merci ad una velocità di circa 200 chilometri all’ora.

 

Prima del 2016 si andava a Lucerna e a Zurigo attraverso la galleria, più corta e ad un livello più alto, inaugurata il 22 maggio 1882. Il treno saliva da Biasca fino ad Airolo, s’nfilava nel tunnel e ne usciva dalla parte dove si parla tedesco nel cantone di URI a Göschenen. Da lì scendeva… entrava un po’ in galleria… faceva dei giri… faceva vedere a vari livelli la chiesetta di Wassen finché raggiungeva il Lago dei Quattro Cantoni… per andare dopo Arth Goldau a Basilea o a Zurigo.

Da Web : IL TRENO E LA CHIESETTA DI WASSEN

 

Da Web : I TORNANTI DEL TRENO IN GALLERIA PER SCENDERE DA GÖSCHENEN

Ma prima ancora, prima che decidessero di fare il buco nella montagna per farci passare i treni, se si voleva passare dall’altra parte, cioè dal Cantone Ticino al Cantone di Uri e da lì a Zurigo o Basilea, bisognava andare con la Diligenza… che è molto bella, ma, oggi un po’ scomoda e forse un po’ lenta.

Da Wikipedia : La Diligenza del Gottardo

Ordunque, io non so se quando costruirono la prima galleria presero in considerazione i costi e i benefici… e non so neppure se, prima di cominciare a costruirla, si battibeccarono a non finire nel parlamento di Berna.

So per certo che passai in treno in quella galleria moltissime volte, di giorno e di notte e, sul trenoseduto al posto di guida del mio antico Topolino B.

IL MIO TOPOLINO… SUL LAGO DI THUN (SVIZZERA)

So anche per certo che, per la costruzione di quella galleria ci furono dei morti (quasi 200) e che, molti italiani lavorarono per la costruzione di quella galleria. Ancora oggi ci passano i treni… per il servizio locale e per chi vuole godersi il panorama.

 

Da Web: Lapide in memoria dei morti sul lavoro durante la costruzione della galleria

Non sono mai stato sulla linea attuale che porta a Lione da Torino, ma, ho l’impressione che la zuppa sia molto simile a quella del Gottardo. Qui in Svizzera si voleva unire due cantoni della stessa Nazione, il Ticino e Uri, nonché Genova sul Mediterraneo e Amburgo sul Mare del Nord ; per la benedettaTAV si vuole unire l’Italia alla Francia, ma, ancor più l’Europa dell’Est con quella dell’Ovest.

 

Se bisogna far star meglio i popoli e sperare che si trasporti le merci sulle rotaie anziché in aereo o sui TIR che intasano le autostrade… e le logorano, non si guardino i costi e i benefici… perché i benefici ci saranno, ma non subito, sicuramente fra un po’ di anni.

 

Sono medico, e, almeno qui da noi, se qualcuno anche vecchio sta male, per curarlo, non si calcolano e i costi benefici… anche se in certi angoli della Terra, prima di iniziare a curare qualcuno, si desidera prima vedere se ha una carta di credito valida.

 

La nostra Madre Terraè malata. In considerazione del fatto che l’umana popolazione vuole spostarsi sempre di più e pretende di mangiare le fragole a Natale, credo che il mezzo di trasporto meno inquinante sia proprio la ferrovia. Se è veloce si evitano gli inquinamenti di petrolio e gomme nonché aerei… compresi gli inquinamenti fonici per chi abita vicino a trafficati aeroporti.

 

Un paio di anni fa, prprio qui a Lugano acquistai una rosa per mia moglie. Non era né la festa della donna e neppure il giorno di San Valentino… era un giorno come tutti gli altri ; semplicemente volevo fare un piccolo omaggio alla mia consorte. Il negozietto vendeva solo rose. Dopo aver pagato, sapendo con certezza che in Liguria esistono delle coltivazioni specializzate in rose, chiesi : « Da dove vengono questi fiori ? »

La risposta mi lasciò sconcertato : « Dal Perù ».

« Li portano coll’aereo ? » chiesi.

La risposta fu affermativa.

Potrei sbagliarmi perché è passato già qualche anno ; sono comunque sicuro che la provenienza era da uno stato dell’America del Sud. Fu l’ultima volta che acquistai delle rose in quel negozietto.

Allora non bisogna meravigliarsi se compriamo i limoni che arrivano dall’Argentina, le noci dal Cile o il rosmarino da Israele.

Mi sono stufato di sentir parlare di TAV, ma soprattutto mi secca dover prendere atto che i nostri Governanti non ragionano, almeno secondo me, collegando il cerebro per il bene della popolazione… anche quella che verrà, ma a dipendenza dei voti che potranno perdere o ricevere nella prossima consultazione elettorale.

Anche se son convinto che l’asse EST OVEST dei treni veloci avrebbe dovuto passare da Ventimiglia, penso che sarebbe una buona cosa se l’Italia si svegliasse un po’ e la smettesse di far passare il tempo in modo così inutile… che la facciano questa TAV… intanto è garantito che sarà fatta.

Se, durante i venti anni in cui lavorai come medico anestesista, mi fossi comportato coi tempi di questi nostri Governanti, credo che avrei ricevuto molti premi dai gestori di Pompe Funebri.

MA « LORO », NON DEVONO RENDERE CONTO A NESSUNO DEL LORO OPERATO ? PERCHÉ PER « LORO » NON ESISTONO LE PORTE DELLE GALERE ?

 

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Ottavo Capitolo

 

La kinesiologia

 

Claudio è felice come una Pasqua; è convinto di aver finalmente capito cosa è, almeno per ora, importante fare subito: cambiare lassativo.

Nel QUARTO capitolo, si può vedere quali gocce omeopatizzate Claudio diede a Livia. Non è però specificato come arrivò a quella cosiddetta “prescrizione” dal momento che non siamo di fronte a veri e propri medicamenti e neppure di fronte a una ”classica” omeopatia.

Per arrivare a fare una diagnosi, è possibile utilizzare i muscoli… che possono “parlare”, se interrogati nel modo giusto. Potrebbe essere questo un modo di dire della kinesiologia per la diagnostica e la prescrizione terapeutica; per non parlare anche dei vantaggi terapeutici.

Fu George Goodheart chiropratico americano, nel 1964, ad “inventare” la Kinesiologia Applicata, e fu proprio un corso di questa branca della kinesiologia ad attirare Claudio. Ne fu affascinato e si rese conto che può essere molto difficile metterla in pratica nella quotidiana pratica professionale. Prese atto che la “kinesiologia applicata” è un’arte altamente positiva che ha però bisogno di essere coltivata in modo attivo e continuativo. Non la si può improvvisare.

È però possibile comprenderne i principi, accettarli dopo averne preso visione e farne un uso parziale e pratico, eventualmente anche solo ad uso diagnostico. Dal 1964 ad oggi, e quindi nello spazio di soli 50 anni, si sono evolute numerose branche della kinesiologia… non solo “fisiche” ma anche collegate alla “psiche”.

Claudio capì che avrebbe potuto applicare una parte di quei princìpi nell’approccio di tutti i giorni con quei pazienti che, naturalmente, avrebbero potuto “accettare il discorso”. Discorso sicuramente non facile.

 

Il principio terapeutico della kinesiologia applicata è di una grande semplicità. La difficoltà sta nel riuscire a muoversi nella direzione giusta.

Triade della salute

Se consideriamo un triangolo equilatero come nella figura Triade della salute, possiamo vedere una figura geometrica perfettamente armoniosa. Se uno dei lati diventa deficitario (più lungo o più corto) perché si è creato un problema a quel livello, tutti i lati e tutti gli angoli non saranno più uguali. Lo scopo terapeutico della kinesiologia dovrà essere quello di ripristinare la lunghezza del lato e ridare armonia al triangolo. Quanto molto interessante che Claudio capì e che scontra un poco coll’approccio della Medicina Accademica, è che se un lato del triangolo diventa più corto, non si deve agire terapeuticamente su quel lato, ma su uno degli altri due lati modificati (o tutt’e due), per poter riportare il primo lato alla lunghezza giusta. L’esempio calzante è che se ci si trova di fronte a un deficit muscolare tipo torcicollo, non si dovrebbe indebolire con miorilassanti il muscolo patologico, ma agire sull’antagonista. Ma per fare questo, il terapeuta dovrà sempre chiedersi il “perché”; in poche parole, dovrà andare alla radice. È a questo livello che Claudio ipotizza come “artista” il terapeuta kinesiologo… perché è difficile muoversi in quel determinato modo.

 

Grazie però a una “kinesiologia spicciola”, Claudio ha potuto essere sicuro che Livia è intollerante (non allergica) allo sciroppo. Il muscolo forte di Livia, dopo contatto epidermico con lo sciroppo diventava debole. Intollerante e non allergica perché l’allergia si vede subito, l’intolleranza dopo svariate assunzioni… e dopo mesi.

Anche l’argomento “intolleranze alimentari” dovrebbe diventare un argomento medico di primaria importanza e non rimanere appannaggio di una medicina complementare o alternativa.

Quando è sufficiente, o indispensabile, eliminare un alimento per vedersi avviare una guarigione, significa che l’argomento va preso in seria considerazione, tanto più che in questi processi è coinvolta la mente… così determinante tanto per la malattia quanto per la guarigione.

 

In questo momento Livia sospende il lassativo, continua a prendere le sue gocce, ma Claudio vorrebbe trovare una strada per accelerare l’eliminazione dall’organismo di Livia delle “tossine” del lassativo. Il problema è così fatto, e cioè che Livia assumendo per molto tempo quelle “lunghezze d’onda” (energie) negative, ne ha fatto una certa provvista. Nel momento che viene interrotta l’assunzione di quel determinato alimento, in questo caso il lassativo, quelle energie negative, che potremmo chiamare tossine, si mobilitano dalle riserve e non fanno altro che peggiorare la situazione; fintanto che ce ne sarà.

Claudio si rammenta che in un paio di casi, aveva visto come positiva l’energia del cristallo Ematite in casi di intolleranze e di allergie. L’energia di questo cristallo, sempre grazie alla kinesiologia summenzionata si rivela utile.

EMATITE

È un’energia che agisce come antidoto nei riguardi di quelle tossine che dovranno essere smaltite. Livia viene adeguatamente testata e prenderà 20 gocce di Ematite 3 volte al dì.

La ricerca del componente “colpevole” è infruttuosa, per cui si considera l’intolleranza verso il prodotto in toto e, almeno per il momento, irrilevante l’eventuale componente psicologica legata a quello sciroppo.

È lo stesso ragionamento che si farebbe se una persona fosse intollerante al caffè; sarà intollerante al caffè come tale e non solo alla caffeina o ad altri eventuali alcaloidi del caffè.

L’esperienza professionale di Claudio ci dimostra che si può essere intolleranti o allergici anche alla semplice acqua.

 

Arriva nello studio di Claudio un omone di taglia superiore che racconta di convivere con una “igienista dentale”, di essere separato dopo un infelice matrimonio e di essere ansioso.

È un po’ poco per intraprendere una terapia; però sovente accade proprio così; per cui sta a Claudio il saper porre le giuste domande. E Claudio s’informa su molte cose apparentemente banali. Non gli basta sapere se va regolarmente di corpo, ma vuole conoscere la qualità delle feci. Se qualcuno va regolarmente di corpo, ma le feci sono sciolte, vuol dire che qualcosa a livello colon non funziona.

Chiede poi: “Quanta acqua beve nell’arco della giornata”.

Risponde: “Abbastanza”.

“Ma quanta, più o meno; e poi, intendo acqua pura, minerale o del rubinetto”.

La risposta dell’omone: “Non bevo mai acqua pura. Non mi va, non riesco a mandarla giù. Bevo sempre o tisane o sciroppi.” e aggiunge “Se poi, alla sera, dopo aver lavato i denti ho sete, non bevo nulla”.

“Perché?” chiese Claudio.

“La mia compagna igienista dentale mi sgriderebbe dato che nello sciroppo c’è sempre un po’ di zucchero; e allora dovrei lavare di nuovo i denti”.

Claudio è perplesso, anche di fronte all’intransigenza dell’igienista. Comunque sia, dato che lo “strumento terapeutico” più importante che usa Claudio è l’ipnosi, viene da sé che sarà interessante fare chiarezza.

 

L’Omone è in sonno ipnotico profondo e, dopo i necessari approfondimenti e la richiesta di lasciarsi scivolare indietro nel tempo, Claudio gli chiede dove si trova o cosa vede. L’Omone risponde: “Sono un bimbo piccolo e vedo vicino a me dell’acqua”.

“Che acqua è? Di un lago?”

“No” risponde l’Omone “è acqua che si muove; è un ruscello.”

“Chi c’è insieme a te?” chiede Claudio.

“Non c’è nessuno. Sono solo. Sto giocando nell’erba.”

“Bene” gli dice Claudio “lascia passare il tempo, e, quando succederà qualcosa di importante dimmelo”.

Passano un paio di minuti tranquilli in cui l’Omone respira tranquillamente, finché, all’improvviso, comincia a respirare affannosamente come se avesse paura di qualcosa.

“Cosa sta succedendo” chiede Claudio.

“Sono scivolato nell’acqua; è fredda.”

“E poi?” chiede Claudio perché sa che in queste situazioni non conviene interferire, ma si può chiedere.

“Sono tutto nell’acqua, non riesco a tornare indietro, l’acqua scorre, mi porta giù, sono con la testa sott’acqua, non riesco più a respirare, ho paura, non so cosa devo fare. Sto affogando.”

“Stai morendo?”

“Sì”

“Bene,” gli dice Claudio “dimmi quando sarai morto”.

Sembra cinismo, ma non lo è. In questi casi bisogna lasciare che le cose vadano come devono e seguano il loro corso. Il bimbo è caduto in acqua e annaspando in cerca di aria, riempie i propri polmoni di acqua e muore.

Ha bevuto molta acqua!

Dopo poco l’Omone dirà “Sono morto”, il viso ritornerà in uno stato di distensione e descriverà quello che vedrà dall’alto fra cui il proprio corpo nell’acqua del ruscello.

 

Al risveglio quest’uomo ricorderà “stupitissimo” tutto. Se all’inizio della seduta Claudio si rivolse a lui col “lei”, continuò col “tu” dato che stava parlando con un bimbo. Al risveglio l’Omone non ricordava assolutamente il “tu”. Lui era quel bimbo che affogò nel ruscello.

 

Quando l’Omone ritornò, disse a Claudio: “ Ora bevo l’acqua. Ma lo sa che l’acqua è proprio buona?”

 

Si può essere increduli o scettici, ma questa persona, in una vita precedente era quel bimbo; dopo aver rivissuto quell’avvenimento “come se fosse la prima volta”, svanì l’avversione, o allergia, o intolleranza all’acqua.

Poté anche risolvere il problema del divorzio che la moglie non voleva concedergli. Lui temeva la moglie.

In uno dei prossimi capitoli verrà affrontato l’argomento e l’Omone troverà la ragione che gli faceva temere la moglie.

 

Dopo aver approfondito la realtà delle intolleranze alimentari, sarà bene verificare l’erronea dizione della Medicina Accademica nei riguardi del lattosio e del glutine.

 

L’intolleranza al lattosio è l’incapacità presente in alcuni individui di digerire lo zucchero del latte, il Lattosio appunto, con conseguenti sintomi gastrointestinali quali flatulenza, meteorismo, crampi e diarrea; è provocato da una carenza dell’enzima deputato alla sua idrolisi, la lattasi, che scompone il lattosio nei due composti più semplici, Glucosio e Galattosio. Non sembra quindi una vera intolleranza.

 

L’intolleranza al glutine o celiachia o morbo celiaco è una condizione genetica. Essere celiaci significa essere “intolleranti” al glutine, gruppo di proteine che si trovano nel frumento, nell’orzo e nella segale.

Con l’introduzione del glutine, i celiaci producono anticorpi che creano uno stato d’infiammazione della mucosa che distrugge progressivamente i villi intestinali; gli alimenti non vengono più assorbiti, ed è così che si manifesta una serie di complicazioni, quali: diarrea, anemia, magrezza, decalcificazione, depressione e irritabilità.

 

Sarà poi necessario spendere un po’ di tempo e parole per spiegare meglio cos’è l’energia dei colori e dei cristalli. Intanto Livia, per fortuna non peggiora, ma neppure migliora. Continua a prendere le gocce; Claudio continua a misurarle regolarmente la pressione che non è alta, ma il polso è ancora bradicardico e l’extrasistolia la fa da padrona. Si va ancora una volta a “trovare” la collega di Claudio, la Dr.ssa Canapa perché, fra l’altro, si rende necessario prendere una decisione circa la Risonanza Magnetica.

La dottoressa è l’unico medico che finora ha anteposto la visita “fisica” ai controlli “tecnologici”.

Claudio la vide per spiegare la “scoperta” dell’intolleranza allo sciroppo e le portò, il giorno dopo Livia.

“Ti prego Giacinta, le disse Claudio “tu che per un certo tempo hai fatto l’anestesista, metti due dita sul polso di Livia.”

“Va bene.” la Dr.ssa Canapa mette due dita sul polso di Livia, passano non più di due minuti, ed esclama: ”Un polso impossibile! Se siete d’accordo faccio subito un elettrocardiogramma”.

“Certamente” è la risposta all’unisono.

E fu così che, dopo l’elettrocardiogramma, fu deciso di fare la Risonanza Magnetica… senza grande entusiasmo data l’organizzazione tipo fabbrica del Centro Cardiologico.

 

 

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Sono andato a Nervi… non da solo… con mia moglie, ma in comitiva con un viaggio organizzato… tutto organizzato.

 

Cosa siamo andati a fare a Nervi?

A vedere l’Euroflora che ogni tanto, dovrebbe essere ogni 5 anni, fanno a Genova; quest’anno a Nervi… alla periferia della città.

L’organizzazione aveva previsto tutto… ma non il tempo… la pioggia… quella bagnata.

ERA IL 2 MAGGIO… E PIOVEVA.

Ma qui, non voglio parlarvi dell’Euroflora… perché ne hanno parlato in tanti… ma in pochi vi avranno parlato di certe componenti che si potrebbero definire “organizzazione alla genovese”… sì, perché i genovesi, che sono liguri, sanno anche dormire, e dormendo ci si dimentica di piccole cose importanti… al massimo si sogna.

Ma io voglio parlarvi di una fantastica stranezza… che trovai per caso… e che sicuramente fu molto importante a tutti gli effetti… quando è necessario organizzare qualcosa che potrà richiamare tanta gente.

Devo fare una premessa, e cioè che per mia statistica, dovendo arrivare a comprendere con quale intensità le Poste Italiane recapitano lentamente e regolarmente la corrispondenza, avevo con me una busta affrancata e a me indirizzata. Dopo la visita a Euroflora, cioè, dopo aver usato molto l’ombrello… che scontrò con molti altri ombrelli, arrivato all’altezza della stazione ferroviaria di Nervi, cercai una Buca delle Poste Italiane… e la trovai.

LA BUCA DELLA STAZIONE DI NERVI

Mi avviai per imbucare e la trovai così… Rimasi di stucco, ritirai il braccio che avrebbe imbucato la missiva e presi la macchina fotografica che aveva immortalato molti bellissimi fiori; resi eterna questa “magnificenza”… forse unica… per me unica.

Non avevo mai preso in considerazione la possibilità di “cattivi comportamenti” tramite una buca delle lettere. Evidentemente, pensai, i Grandi dell’antiterrorismo hanno ipotizzato che le ignobili idee capaci di produrre stragi potrebbero passare anche da una innocente e timida buca delle lettere.

Se ci sono assembramenti di persone, bisogna ben controllare e pensare a tutto… nonché giustamente controllare anche ogni visitatore.

Guardando bene la buca, è fantastico poter prendere in considerazione la pulizia, ovvero il raschiamento al quale s’è trovata assoggettata questa buca. Forse prima era carica di scritte e di adesivi… e con qualche accenno di ruggine. In compenso le è stata applicata una scritta coi tempi di chiusura.

PARTICOLARE DELLA BUCA DI NERVI

Gli adesivi che hanno messo attorno a questo cartello esplicativo sono di grande eleganza e dimostrano disordine… sporcizia no perché la buca è stata ben sfregata… lo si vede particolarmente sulla sinistra.

Povera Buca… come dimostri quanto le Poste Italiane abbiano poco interesse al decoro postale; sembra che abbiano a cuore la sciatteria.

Forse non è così… sicuramente non è così.

Mi chiederete come feci ad imbucare la lettera.

Camminammo sulla Via delle Palme e, mi accorsi che proprio là in cima alla via c’era l’Ufficio Postale di Nervi… e la imbucai… ma oggi 11 maggio 2018 la lettera non è ancora arrivata.

Ormai, sembra che le Poste Italiane abbiano deciso di recapitare le missive, affrancate con tariffa normale, con molti giorni di ritardo. In questo modo, chi è interessato alla velocità, sarà costretto a spendere il triplo.

Speriamo che, quando sbloccheranno la buca della stazione di Nervi, i Dirigenti delle Poste si accorgano che anche il decoro vuole la sua parte… e mettano una buca nuova.

L’UFFICIO POSTALE DI NERVI… con la buca che ha “visto” la mia lettera.

Questo articolo, che interesserà ben poco, ma non importa, deve terminare con qualcosa di bello… per l’occasione… floreale.

GENOVA – NERVI – Un gozzo e tanta allegria… anche se piove.

 

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Settimo Capitolo

La svolta

 

Claudio s’è stufato. Non ne può più. Non sopporta più l’idea di sentirsi dire che Livia è ipertesa. “Perbacco” pensa “Livia non è ipertesa. Il problema è cardiaco: è da ricercare in quella bradicardia e in quel bigeminismo che non le permette di camminare allungando il passo e non le permette di salire le scale se non un paio di gradini alla volta.”

“Si va ad acquistare un apparecchio;” dice a Livia “così potrò seguirti tranquillamente. Andiamo nella Farmacia Partellini dove c’è quella farmacista gentile che ti ha misurato la pressione qualche giorno fa. Anche se sembra un po’ falsa o invadente, s’è dimostrata affidabile”.

Fu così che Claudio e Livia diventarono proprietari di un apparecchio elettronico per la misurazione della pressione. Ben diverso da quelli col mercurio o con la lancetta che Claudio usava quando seguiva i pazienti durante le anestesie. Questo, alla fine della misurazione, “dice” anche qual è la frequenza cardiaca. Anche questo non esisteva; bisognava stare con le dita sul polso e avere un orologio coi secondi.

Quante volte Claudio stava decine di minuti con le dita sul polso del paziente addormentato, mentre parlava col chirurgo, magari in momenti di difficoltà. Non c’erano le macchine da guardare, c’erano i polpastrelli delle dita che facevano capire la situazione e stimolavano a una soluzione… se s’instaurava un problema. Proprio così; qualche volta, dipendentemente dal tipo d’intervento, per conoscere e capire le condizioni del paziente, l’anestesista aveva a disposizione un avambraccio e una mano, nonché un manicotto per la misurazione della pressione piazzato precedentemente sul braccio fra il gomito e la spalla. Che dovesse arrangiarsi, come si suol dire, faceva parte del gioco. Viene da sé che, col tempo, era sufficiente “auscultare” il polso per inquadrare la situazione del momento. Ma questa situazione poteva cambiare da un momento all’altro, non era statica e bisognava essere pronti a reagire.

Claudio era solito dire che in anestesia, durante un intervento, potrebbe non succedere nulla nello spazio di qualche ora… e poi… potrebbe succedere di tutto nello spazio di pochi istanti e, se per qualche ora ci si è sentiti inutili, in quei momenti bisogna fare “tutto” nel modo giusto.

Ora Claudio misura frequentemente la pressione a Livia. Ma la pressione è raramente oltre la media; la frequenza del polso talmente bassa per cui la “macchina” non lo segna.

Viene la sera e Livia, prima di andare a letto, prende come quasi ogni sera il suo lassativo. Un lassativo a base di erbe, in un certo senso perfettamente naturale, apparentemente innocuo; così innocuo per cui, non solo non è necessaria la ricetta medica, ma nessuna cassa malati lo rimborsa. È uno sciroppo che ha un buon gusto e viene usato regolarmente in una Clinica di Lugano che va per la maggiore. Fu in quella Clinica che Claudio conobbe quello sciroppo quando, come paziente, fu operato dall’amico Borgonuovo.

Quello sciroppo prevede l’assunzione di qualche bicchiere d’acqua… dopo lo sciroppo. È qui che accadde quello, perché no, stupendo giro di boa che avviò con certezza Livia verso il benessere.

LO SCIROPPO.

Mentre Livia beve l’acqua dopo lo sciroppo dice: “Non capisco cosa mi sta succedendo; non riesco a deglutire l’acqua, non riesco a mandarla giù, mi fa male in esofago, mi fa male come se in esofago (che si trova prima dello stomaco) ci fosse una lesione. Non so cosa devo fare.”

Il primo pensiero è l’esistenza effettiva in esofago di una lesione… da indagare. Il modo migliore, e oggi sicuramente unico, è un’esofagoscopia.

Certo che, in questo caso dover pensare anche a una lesione in esofago diventa un vero dramma, non facile da sopportare. L’organismo di Livia è diventato fragile e non ha bisogno di un’indagine di questo tipo sicuramente stressante.

È sera e Claudio, piuttosto sconfortato, comincia a pensare al peggio. Livia sta prendendo le gocce già da un po’ di tempo. Anche se la pressione non è alta, questa difficoltà a deglutire l’acqua è veramente sconcertante.

“Però… però” pensa Claudio “a Livia fa male bevendo l’acqua, la semplice acqua, e dopo aver preso lo sciroppo. Che ci sia un nesso logico? Impossibile, lo prende da svariati mesi e ha sempre funzionato bene. Ma se lo prende regolarmente da svariati mesi, perché non si dovrebbe pensare che potrebbe aver sviluppato un’intolleranza a uno o più componenti dello sciroppo?”

Per fortuna Claudio conosce perfettamente il problema delle intolleranze alimentari; quelle che per la Medicina Accademica sono più o meno come le allergie o si esauriscono all’intolleranza a lattosio e/o glutine (che però non sono vere intolleranze).

Le intolleranze sono un’altra cosa, e sono anche piuttosto subdole, dato che possono esistere proprio per quegli alimenti che si assumono più frequentemente e con maggior piacere. E Claudio non può non ricordare quel nipote, il figlio della sorella, al quale fu intimato di sospendere ogni “vasca”… essendo lui un pallanuotista impegnato anche agonisticamente.

Cosa gli era successo?

In occasione della periodica visita medica gli fu riscontrata un’aritmia cardiaca, e, conseguentemente, ulteriori accertamenti. Claudio, che si trovava da quelle parti, poté “vederlo” con spirito kinesiologico e riscontrare un’intolleranza al frumento, con necessità (o utilità) di sospendere l’assunzione di ogni alimento contenente frumento; quindi… pane, pasta e pizza. Il nipote, pur dispiaciuto di non poter più mangiare la quasi quotidiana pasta asciutta, accettò di buon grado il consiglio dello Zio e si sottomise ai vari esami diagnostici della Medicina Sportiva. Per fortuna non gli fu consigliato alcun medicamento e, mentre il tempo passava e l’organismo si “disintossicava” dal frumento ingerito in tanti anni, l’aritmia cardiaca diventò un ricordo e, dopo circa sei mesi, poté riprendere l’attività agonistica.

Ovviamente, i “Luminari” della medicina sportiva non vollero assolutamente neppure ipotizzare l’esistenza di un’intolleranza alimentare alla base di quell’aritmia cardiaca. Infatti quando la sorella di Claudio comunicò ai medici la possibilità dell’esistenza di un’intolleranza al frumento, fu considerata una visionaria.

Lo sciroppo assunto da Livia è, in ultima analisi, un alimento… o la miscela di alimenti… in ogni caso non sintetici. Claudio, prima di continuare a pensare, prende Livia e col flacone dello sciroppo, grazie a una kinesiologia spicciola, può prendere atto, con sicurezza quasi matematica, che quello sciroppo non va bene a Livia, per cui si può parlare di intolleranza.

È questa la svolta; un clamoroso giro di boa. Se Livia non avesse detto che non riusciva “a mandar giù” l’acqua dopo aver preso lo sciroppo e Claudio non avesse captato quello che il corpo di Livia voleva dire, probabilmente… chissà come sarebbero andate le cose.

Credo possa essere molto importante cominciare a distinguere la differenza fra l’allergia e l’intolleranza, in questo caso “alimentare”.

Vorrò introdurre l’argomento con una specie di storiella più che vera e frutto dei trascorsi terapeutici di Claudio.

È un caso particolarmente rappresentativo e interessante risalente agli anni 80 del secolo scorso:

Una ragazza dell’età di 28 anni soffre da qualche anno di crisi di panico con coinvolgimenti anche a livello cardiaco (tachicardie e difficoltà respiratorie di tipo ansioso). Attraverso le indagini del caso si scopre che è intollerante al frumento. Sentirsi dire che deve abbandonare tutti quegli alimenti dove si trova il frumento, mette in un certo senso, ancora di più in crisi la persona. Di fronte all’evidenza dei fatti accetta il discorso ed elimina tutti quegli alimenti che contengono frumento. Un’analisi più approfondita a livello inconscio dimostra che all’età di 3 anni, mentre mangiava un piatto di pasta asciutta, subì, da parte della madre, uno stress molto intenso. Da quel momento “memorizzò” il frumento e, molti anni dopo, per delle ragioni di scarso interesse terapeutico si trovò di fronte a una situazione stressante che scatenò la patologia.

Nel caso riportato, dopo alcuni mesi di astinenza al frumento, la paziente ritrovò uno stato di completo benessere e l’intolleranza al frumento “svanì”.

L’esempio citato per sommi capi dimostra come un semplice alimento può “gestire” una patologia complessa e terapeuticamente difficile. Dimostra altresì che l’alimento produce un consistente coinvolgimento di organi distanti dall’apparato digerente, ma raggiunti attraverso il cervello o più correttamente la psiche, o più correttamente ancora l’inconscio.

Quello riportato è solo un esempio molto significativo nel quale è stato possibile mettere a fuoco il problema.

Non sempre è possibile analizzare alla radice il problema; ma questo non significa che “per tutta la vita” quell’alimento dovrà essere vietato.

Non è neppure detto che sia necessario andare sempre alla radice.

Questo caso ci introduce all’importanza dell’argomento, e cioè che un alimento, o più alimenti, possono portare a disordini non indifferenti.

Per distinguere con semplicità un’allergia da un’intolleranza, si può dire che un’allergia produce una reazione immediata o quasi, mentre un’intolleranza produce rarissimamente qualche disagio immediato; il più delle volte sembra che faccia bene, ma in modo solo apparente.

L’esperienza, ormai pluriennale di Claudio dimostra che le intolleranze alimentari, almeno quelle importanti, nascono nel nostro inconscio, in quella parte cioè del nostro “cervello” che non può sottostare al condizionamento della nostra volontà.

È questa una possibile definizione di inconscio:

Ciò che non affiora allo stato di coscienza e pertanto non è soggetto al controllo della ragione e della volontà.

 

Ma come può instaurarsi un’intolleranza ?

In queso modo :

Quando noi iniziamo un pasto o semplicemente « sentiamo », anche col pensiero il profumo piacevole di un alimento, non pensiamo assolutamente al fatto che in noi c’è una componente chiamata inconscio che può interagire subdolamente col nostro pasto o pensiero di pasto.

 

Il processo digestivo inizia concretamente quando introduciamo in bocca un alimento. Dopo averlo masticato, l’alimento viene deglutito, raggiunge lo stomaco e attraverso l’intestino viene « digerito ».

Questa fase importante della nostra giornata, volenti o nolenti, ci collega al nostro invisibile ma potentissimo inconscio che, dotato di formidabile memoria, analizza l’alimento, ne può analizzare i componenti, e, molto silenziosamente, riesce, se necessario, a collegare l’alimento (o uno dei componenti) a eventuali situazioni stressanti del passato, anche molto lontane nel tempo.

Se trova un collegamento, cioè se ci sono dei ricordi stressanti che si possono mettere in relazione a quanto ingerito, il nostro inconscio, per il momento, rimane perfettamente tranquillo e aspetta. Cosa attende?

Un semplice esempio : « Pinco Pallino aveva avuto una bambinaia tedesca decisamente severa, quasi cattiva, che consumava molto caffè. Pinco Pallino, dopo l’adolescenza e l’Università diventò adulto ed entrò nella cosiddetta vita di tutti i giorni.

Ha una moglie e tre figlie. Beve giornalmente con grande piacere alcuni caffè… finché un bel giorno, mentre si trova al bar a sorseggiare il solito caffè in compagnia di colleghi di lavoro, sente una persona, che non conosce e che si trova un po’ più in là, parlare tedesco con un timbro di voce molto simile a quello della bambinaia ; si ricorda, ma solo inconsciamente, delle cattiverie subite durante l’infanzia e da quel momento comincia a riesumare le paure subite. Sulle prime non accade nulla, ma, perdurando il consumo di caffè, entra in azione la somatizzazione delle paure che si scatena con scariche improvvise di diarrea ».

Quindi l’inconscio attende di analizzare se in futuro quell’alimento verrà nuovamente introdotto. Se quell’alimento « incriminato o non gradito » verrà introdotto ancora o addirittura con regolarità, l’inconscio, poco alla volta, senza fretta, reagirà e stimolerà l’organismo a produrre dei disturbi che potranno avere degli adentellati con lo stress del passato, cioè dei disturbi somaticamente « simili » oppure indirizzati verso i nostri organi più deboli (in latino: locus minoris resistentiae).

L’interessante di questo processo è che, il più delle volte, l’alimento « non gradito » dall’inconscio è graditissimo dal proprietario, nel senso che gli sembra di non poterne fare a meno. Altre volte l’alimento al quale siamo intolleranti viene catalogato : « Non mi piace ; non riesco a mangiarlo ; è tantissimo tempo che non ne mangio ».

In poche parole, grazie a questo meccanismo, dopo che l’inconscio è riuscito a mettere in atto un certo tipo di patologia, ogni volta che noi assumiamo quell’alimento (anche se mascherato) il nostro inconscio lo trova e ci punisce intensificando il disturbo.

Cosa significa praticamente tutto questo ?

Significa che, se siamo intolleranti a un determinato alimento che mangiamo spesso e volentieri, il nostro inconscio ci punirà facendoci ammalare, il più delle volte in modo cronico.

Un disturbo del ritmo cardiaco, una cefalea, un’artrite o addirittura una psicosi possono avere come causa o concausa proprio quell’alimento che gustiamo con particolare piacere.

È quell’alimento, proprio quello che è necessario ricercare e, se necessario trovare.

Il discorso sulle intolleranze sarà completo quando verranno prese in considerazione le Intolleranze al lattosio e al glutine della Medicina Accademica.

 

Livia, ovvero l’organismo di Livia, fece comprendere a Claudio che quello sciroppo non andava bene; ma non lo fece con lo sciroppo, bensì con l’acqua, con la semplice acqua che dovrebbe andare sempre bene. Lo fece con l’acqua perché altrimenti l’interpretazione sarebbe stata troppo semplice. In ogni caso è chiaro che non era un’allergia dal momento che Livia assumeva da lungo tempo quello sciroppo.

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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OGNI MEDAGLIA HA IL SUO ROVESCIO

 Registrazione del 2 aprile 2018

 

Personaggi:

Alessandro, L’Albero, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

Alessandro: “Caro Albero, ora che ti stai risvegliando, ti chiedo se conosci il detto che: “OGNI MEDAGLIA HA IL SUO ROVESCIO.”

L’Albero:”Ma certo che lo conosco. Siediti.”

Alessandro: “Benissimo. Ciao Ingenua… come state?””

Ingenua: “Sto troppo bene. Sentire le tue chiappe sui miei legni mi fa stare… non te lo posso dire.”

Alessandro: “Sento che hai riscaldato bene i tuoi legni; grazie. Dicevo, o volevo dire che nello stesso modo come ogni medaglia ha il suo rovescio, così quasi ogni vignetta può farci ridere o sorridere, ma può anche farci pensare. Guardate un po’ questa:

Da “LA SETTIMANA ENIGMISTICA”

Petulante: “Anche se non mi saluti, lo faccio io. Ciao Alessandro. Cosa ha di speciale secondo te quel tipo che sta per affogare e quell’altro che arriva quasi tardi?”

Alessandro: “Se osserviamo distrattamente quello che può dirci questa vignetta, possiamo sorridere… e andare avanti, voltare pagina, proseguire tranquillamente il nostro itinerario. Ma se, diversamente, vogliamo guardare con maggiore profondità quello che possono dirci quei personaggi, vediamo un individuo che aveva chiesto aiuto e che ora sta per affogare.

L’Albero: “Giusto. Ci può far pensare a chi chiede aiuto e viene ascoltato in ritardo… o troppo tardi o… non viene per niente ascoltato.”

Alessandro: “E, secondo te, chi recentemente, senza andare troppo lontano sta chiedendo aiuto?”

L’Albero: “Senza andar troppo lontano… in Italia?”

Alessandro: “Sì, in Italia.”

Petulante: “Non mi sembra troppo difficile. In Italia ci sono molte persone sulla soglia della povertà… che, dopo una vita normale, oggi non riescono a tirare avanti. Che sofferenza!”

Alessandro: “Giusto, ma quelle sono sì un certo numero, ma, relativamente poche.”

L’Albero: “Credo di aver capito. Sai, con le mie antenne, qualche volta riesco a intuire il tuo pensiero. Vorresti pensare che, considerando la vignetta, al posto di quel tipo che sta per affogare potrebbe esserci la maggior parte degli Umani d’Italia?”

Alessandro: “Bravissimo nella tua perspicacia.”

L’Albero: “Vorresti dire che gli Umani d’Italia hanno chiesto aiuto? Ma quando? Quando sono andati a votare?”

Petulante: “È vero! In fondo in fondo, quando gli Umani d’Italia sono andati a votare hanno espresso un desiderio… di vedere un cambiamento. In un certo senso hanno chiesto aiuto… in modo perfettamente democratico.”

L’Albero: “Ma sì. Nell’esprimere chi volevano, hanno fatto capire chi non gli andava più bene… e l’hanno fatto con eleganza… quasi una rivoluzione.”

Alessandro: “Siete quasi fuori strada.”

Ingenua: “Stai bene qui? Dì loro quello che pensi. Io l’ho già capito… le tue chiappe parlano… io ne capto l’essenza spirituale.”

Alessandro: “Perché secondo te lo spirito degli Umani si trova così in basso?

Ingenua: “Certo che sì mio caro. Io sento le tue vibrazioni e capisco i tuoi pensieri. Ma perché voi Umani quando vi volete bene, quando vi amate, lo fate solo col cervello?… con tutto quello che avete sopra il collo o vi muovete anche con le parti basse?”

Alessandro: “Ok Ingenua cara. Dimmi cosa hai capito.”

Ingenua: “Ho capito che l’Italica gente ha cominciato a chiedere aiuto, sempre molto democraticamente, quel famoso 4 dicembre del 2016, quando ha fatto capire all’Umano Renzi e all’Umana Boschi che non li volevano più… che erano stanchi di loro… anzi spossati e sull’orlo di un affogamento… come sulla vignetta.”

L’Albero: “E l’Idraulico, cioè l’Umano Mattarella non ha dato ascolto al grido d’aiuto… non l’ha voluto ascoltare, ha preso tempo e sembra si sia disinteressato dei problemi di gran parte di loro.”

Petulante: “Sì, nello stesso modo come disse ai terremotati: “Non vi abbandoniamo”… però mi sembra, da quello che sento, che siano stati abbastanza abbandonati.”

Ingenua: “Anche se sono stata piantata qui in Canton Ticino, io, da quello che sento dire, amo l’Italia. Mi piacerebbe tanto se un giorno qualcuno mi portasse oltre confine; non credo succederà mai, ma oggi, 2 aprile, a quasi un mese dalle ultime votazioni, non sarebbe il caso che quell’Umano Mattarella, invece di fare il diplomatico o l’Umano di parte si desse una mossa e facesse qualcosa di positivo per l’Italia?”

L’Albero: “Parla sempre molto bene… ma… mi sembra peggio del suo predecessore.”

Alessandro: “Non bisogna parlar male di nessuno. Anzi, onde evitare che vi scaldiate troppo e parliate a vanvera, vado via… devo tornare a casa. Vi saluto con affetto.”

Ingenua: “Mi dispiace se vai via… ma so che ritornerai. Ciao.”

L’Albero e Petulante: “Ciao Alessandro… saluti all’Umana tua moglie.”

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