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Archive for the ‘nipotini’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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Registrazione del 5 ottobre 2017

Personaggi:
 Albero Pino, Alessandro e  Panchina Belvedere.

 

Pino : « BUON GIORNO Alessandro. Cosa fai da queste parti ? »

 

L’Alpero PINO

Alessandro : « Ma che domande ! Lo sai che mi piace venire da queste parti e passare la frontiera. Anche se ho la cittadinanza svizzera e la metà del sangue svizzero, sono nato e cresciuto in Italia. E, da italiano, in Italia ho studiato… e in Italia mi piace andare a respirare un po’ di quell’aria inquinata dall’irragionevolezza dove tutti si lamentano, piangono e giocano al furbetto… »

Pino : « Come sarebbe a dire ? Da quello che mi raccontano i miei colleghi coi quali ogni tanto mi collego l’Italia è così bella… »

Alessandro : « Certamente. L’Italia non solo è bellissima, ma è addirittura unica. Non esiste sulla faccia della Terra una Nazione così bella e così completa… sempre considerando che ha una superficie piuttosto piccola. Basta varcare il confine che si respira un’aria diversa… più viva, più malsana e più accativante. »

Pino : « Ma che dici ? Mi colleghi il vivo al malsano ? Non sono l’uno il contrario dell’altro ?»

Alessandro : « Hai ragione… sì, sì, quei due concetti non possono coesistere in un Paese normale ; in Italia sì… perché l’Italia è il Paese delle contraddizioni e dell’irragionevolezza. L’Italia è il Paese dei furbetti. »

Pino : « Perché furbetti e non semplicemente furbi ? »

Alessandro : « Se tu attraversassi il confine e andassi in un qualsivoglia esercizio, potrebbe succederti che l’esercente « si dimentichi » di darti lo scontrino… quello relativo a quello che tu hai acquistato. È obbligatorio in Italia.  Il problema è che se gli scontrini vengono sempre rilasciati, l’esercente non può evadere il fisco… ma il fisco è ancora più furbetto… anzi disonesto perché dovrebbe restituire al cittadino dei « Servizi »… e non lo fa nel modo giusto.»

Pino : « Non hai risposto alla mia domanda. »

Alessandro : « Hai ragione. Furbetto, perché il cittadino italiano, nel momento in cui si comporta contro le regole, è convinto di far bene… dato che la Nazione nei riguardi della quale sgarra si comporta… da matrigna.

Pino : « Ho capito che vieni volentieri qui perché ti piace attraversare il confine, quasi come un ritorno a casa, recentemente però ti ho visto arrivare col trenino con tua moglie e i tuoi nipotini… e non siete andati in Italia. »

Alessandro : « Mi controlli ? »

Pino : « Ma noooo. M’è piaciuto moltissimo seguirti e vederti con tua moglie e coi tuoi nipotini. Eravate troppo belli !… quasi da commuoversi. »

LA PANCHINA BELVEDERE A PONTE TRESA

Alessandro : « È vero, siamo andati sul vaporetto. Questi miei nipotini sono fantastici e, in più, sono sinceramente gratificanti. Siamo partiti da Ponte Tresa Svizzera… proprio in quel punto che fa confine con l’Italia e siamo andati fino a Lugano. Giornata bellissima e temperatura ideale. Ora però vorrei mettermi un attimo tranquillo sulla Panchina Belvedere qui vicino a te.»

Panchina Belvedere : « Ciao Alessandro. Sono contenta che oggi ti fermi un pochino qui su di me. Ti ho visto passare tante volte, ma non ti sei mai fermato. »

Alessandro : « È sempre una questione di tempo. Noi Umani, chissà perché dobbiamo sempre correre… dobbiamo andare sempre più veloci… sembra non si abbia mai tempo per pensare. »

Belvedere : « Ma io lo so perché. Perché fermarsi a pensare potrebbe far paura, e potrebbe dimostrare che tutte le corse che voi Umani fate sono abbastanza inutili… per non parlare delle corse che fate per diventare sempre più ricchi… sempre più ricchi alcuni e sempre più poveri altri. Ma non avete ancora imparato che tutto quello che avete è in prestito ? »

Alessandro : « Scusate se v’interrompo. Considerate un po’ la tranquillità di questo gabbiano che sembra se ne freghi di tutto e di tutti. »

 

IL GABBIANO… ORSO

Pino : « Sei scusato caro Alessandro. Cara Belvedere non ti facevo così saggia. Hai infatti perfettamente ragione. Tutti questi Umani che corrono, corrono, corrono per accumulare ricchezze. Anche le nostre Poste… che dovrebbero essere al servizio del cittadino vogliono guadagnare tanti milioni. Oggi però sono contento per Alessandro e mi fa piacere seguire i suoi panorami. Lui con la sua consorte e due magnifici nipotini… e senza correre. Certo che tu, da dove ti trovi, hai potuto vedere bene l’arrivo del vaporetto sul quale è salito Alessandro con moglie e nipotini.»

ARRIVA IL BATTELLO

Belvedere : « Proprio così.  Ora voglio seguire anch’io le belle foto che ha fatto Alessandro. In ogni caso lo vidi partire, proprio a pochi passi dal varco doganale.»

 

SULLO SFONDO È POSSIBILE VEDERE LA DOGANA ITALIANA.

Alessandro : « Una volta partiti, il vaporetto raggiunge l’imbarcadero italiano, proprio al di là del confine a pochi metri di distanza… se qualcuno vuole scendere o salire. A questo punto fu interessante il particolare che il battello dovette attendere con ansia… e spreco di tempo che il doganiere italiano si degnasse di essere presente… come se non sapesse che a quell’ora avrebbe dovuto presenziare all’attracco e all’eventuale salita o discesa di passeggeri. Qui se ne sta andando e il vaporetto può ripartire.»

IL DOGANIERE ITALIANO RITORNA SUI SUOI PASSI.

Pino : « Hai ragione… anche se non l’hai detto. Anche qui in Svizzera, sembra che piano piano non siano più le Istituzioni al servizio del cittadino, ma il cittadino al servizio dello Stato e delle Istituzioni. Quel doganiere avrebbe dovuto essere lì prima dell’arrivo del vaporetto. »

Alessandro : « Lasciamo perdere e godiamoci la gita ; sì, perché dopo la partenza abbiamo potuto godere del passaggio in un tratto molto stretto… quasi un canale. A destra l’Italia e a sinistra la Svizzera : due mondi così simili dove si parla la stessa lingua e, addirittura quasi quasi lo stesso dialetto, ma si vive in modo diametralmente opposto. Questa porzione d’Italia è in provincia di Varese (ho detto provincia, ma Matteo Renzi ha eliminato le provincie… e allora come si fa ?) e, lungo il confine, oggi gli italiani non vivono male ; un po’ perché molti svizzeri passano la frontiera per fare acquisti in Italia, e molti italiani passano la frontiera (frontalieri) per venire in Svizzera a lavorare… con stipendi ben superiori a quelli della Repubblica. »

ITALIA – UN PARCO GIOCHI.

Pino : « È vero. Alla mattina e alla sera c’è sempre una coda interminabile di auto, e moltissimi usano il trenino per andare a Lugano a lavorare. »

Alessandro : Il battello scivola leggero sull’acqua e noi possiamo goderci la gentilezza di un cameriere che ci porta tutte le bibite che desideriamo… perché abbiamo tutto il tempo che vogliamo prima di arrivare a destinazione.

I miei nipotini, mentre si gustano gioiosi la bibita offerta dai nonni, si guardano attorno, e vedendo la costa un po’ italiana e un po’ svizzera non possono rendersi conto di quanto fosse stato tragico quel passato che vide un’Italia belligerante e una Svizzera isola di pace e rifugio, quando possibile, di ebrei.

A SINISTRA C’È L’ITALIA, A DESTRA LA SVIZZERA.

Belvedere : « Io non c’ero ancora, ma sicuramente passavano proprio da qui tutti quegli ebrei che erano riusciti a passare il confine. Lo so, l’ho sentito dire che c’erano in Italia molte organizzazioni che cercavano di portare in salvo gli ebrei… e se riuscivano a passare il confine con la Svizzera erano salvi.

Non fu comunque sempre così… non sempre chi fuggiva dagli orrori della guerra e dagli orrori di un regime follemente xenofobo che tentò di eliminare gli ebrei dalla faccia della Terra, riuscì a trovare rifugio nella Confederazione.

Pino : « Ma cosa stai dicendo ? »

Belvedere : « Semplicemente che ci furono « tempi bui » nella nostra Svizzera, per cui, ai tempi del nazionalsocialismo tedesco, non sempre gli ebrei ebbero accoglienza… nel senso che furono respinti. »

Pino : «E tu come fai a saperlo ? »

Belvedere : « È già successo che chi posa le sue chiappe su di me, non sempre parla di stupidaggini o si telefona per non dirsi nulla se non : « Dove sei ? »… « E tu ? », ma parla e discute seriamente anche di problemi storici interessanti come questo. Potremo riparlarne perché degno di riflessioni. Ora continuiamo a seguire il vaporetto con Alessandro. »

Alessandro : « Sì, ora il battello supera il canale e si dirige verso Porto Ceresio… in Italia. È bello osservare qualche bella costruzione… come questa.

UNA VILLA SULLA COSTA ITALIANA.

Anche se questo non è il Lago di Como con le sue splendide ville, fa piacere osservare come anche su questo lago ci siano, o ci siano state delle belle costruzioni… addirittura altisonanti come la Villa Branca… che ora non c’è più perché è stata demolita per far posto a moderni appartamenti residenziali.

VILLA BRANCA recentemente demolita…

 È vero, certe ville sono oggi una specie di assurdo se si considerano le monocamere nelle quali si stipa il Genere Umano… però, erano, e quelle che sono rimaste, belle da vedere e riescono a ricordare come si poteva vivere all’inizio del secolo scorso con, alle dipendenze, una servitù poco pagata e con qualche diritto in meno… di oggi.

…che ha lasciato il posto a questo COMPLESSO RESIDENZIALE.

Oggi ci sono i diritti, i doveri, i sindacati e tante leggi che dovrebbero tutelare la dignità della donna, dell’uomo e dell’animale… ma permettono, « senza colpo ferire », i massimi oltraggi a intere popolazioni e, perché no, anche a quelle fanciulle che hanno voluto, o hanno avuto la disgrazia, di nascere dove gli « usi e i costumi » non tengono in nessun conto l’integrità fisica. »

Pino : «A chi stai alludendo ? »

Belvedere : « So io a chi allude ; a quanto sta accadendo coi migranti, ma, particolarmente al maltrattamento di giovani bambine e fanciulle… anche qui da noi. Perché certe popolazioni si portano dietro certe vigliaccate ? Le ho chiamate vigliaccate perché sono talmente mostruose che non è possibile trovare delle parole più appropriate. Penso infatti che l’Umano vigliacco sia il peggiore essere che possa esistere.»

Alessandro : « Dici proprio giusto cara Belvedere. Ora andiamo avanti. Siamo arrivati a Porto Ceresio. Siamo sempre in provincia di Varese. A Porto Ceresio, fino al 2009 arrivava la ferrovia ; ora è, pare temporaneamente, sospesa per il fatto che dovrebbero « produrre » quella ferrovia che dalla Svizzera dovrebbe arrivare alla Malpensa. L’interessante è che, ai tempi del fascismo avrebbero voluto far proseguire questa ferrovia fino a Lavena Ponte Tresa, e, da qui collegarsi con la ferrovia che va a Lugano. Non se ne fece nulla perché, dovendo la Svizzera cambiare lo scartamento, solo se fosse stata realizzato il tratto italiano, le Ferrovie Svizzere pare si trovassero a fidarsi poco del regime italiano.

Chissà… forse ora l’Italia mantiene di più i propri impegni ? Non credo proprio… anche se mi dispiace dirlo.

PICCOLA SOSTA A PORTO CERESIO.

A Porto Ceresio ci fu l’imbarco di due persone e il battello proseguì per Brusino Arsizio.

S’attraversa ancora una volta il confine.

Alla nostra destra c’è una montagna che regalò agli archeologi svizzeri molti reperti. È il monte San Giorgio. Nel punto in cui attracca il battello è visibile la scritta FUNIVIA e i cavi che salgono e che portano a Serpiano.

Chi vuole salire sulla montagna da questa parte potrà godere di un panorama mozzafiato.

BRUSINO ARSIZIO : La stazione della Funivia.

Da Brusino Arsizio il nostro vaporetto attraversa lo specchio d’acqua e raggiunge Morcote… che è il Borgo più bello della Svizzera.

UNO SCORCIO DI MORCOTE DAL BATTELLO.

Pino : « Morcote, oltre ad essere il borgo più bello della Svizzera ospita dei miei parenti « stretti stretti ». Cinque bellissimi gemelli.

Alessandro : « Lo so, lo so… e te li ho anche fotografati. Mi hanno fatto venire in mente le bellissime cascate che vidi in Norvegia durante una crociera… un po’ di anni fa. C’è solo una piccola differenza che le cascate della Norvegia sono due in più… e cioè sono 7. Quelle sono « le sette sorelle ». Guarda che belli i tuoi parenti! Chissà che un giorno non possa andare a far quattro chiacchiere con loro.

I CINQUE FRATELLI DI MORCOTE.

Pino : « Sei molto gentile ad averli fotografati. Ora diventeranno famosi. Io lo sono già… grazie a te. »

Alessandro : « Se riuscirò ad intervistarli, dici che parleranno tutti insieme o uno alla volta ? »

Pino : « Quando li contatto parlano tutti insieme. Anche se sono gemelli, ognuno ha la sua personalità… è così anche fra voi Umani. Ho già visto passare degli Umani gemelli perfettamente uguali, ma non nel pensiero. Riuscii a captare differenze di pensiero. Però voi Umani non l’avete ancora capito che ognuno di voi è diverso e irripetibile. Ci sono alcuni Umani che vogliono imitare in tutto e per tutto personaggi famosi, e sbagliano perché perdono la propria personalità senza mai eguagliare quel personaggio, ma c’è anche la caparbietà delle case farmaceutiche che, per dimostrare la validità di questa o di quella chimica, prendono dei gruppi fino a 500 Umani e più, con gli stessi sintomi, che non saranno mai vissuti nello stesso modo, e pretendono di sperimentare il medicamento propinandolo « uguale per tutti ». Ma voi Umani siete tutti diversi, fisicamente e psicologicamente, ma anche la vostra anima è diversa, e Loro, per arrivare a vendere veleni spesso micidiali, riescono a mettere insieme tanti Umani diversi come se fossero uguali. E purtroppo anche noi vegetali, in ultima analisi, subiamo i vostri veleni.»

Belvedere : « Hai ragione. Anch’io mi accorgo di come ogni Umano sia a sé stante… cioè ognuno diverso dall’altro. Lo sento da come sta seduto, da come muove le chiappe, da come scoreggia e, quando parla, trasmette i suoi pensieri anche con vibrazioni particolari a livello dei glutei. Gli Umani, fra di loro, si mettono quasi sempre la maschera e riescono facilmente a imbrogliarsi a vicenda, con noi panchine non possono farlo  perché, è inutile, le chiappe parlano… naturalmente bisogna saperle ascoltare. Che poi, anche se la mia può sembrare una spacconata, forse qualcuno avrà sentito parlare di Ermete Trismegisto con la Teoria del «Come sopra così sotto ». Quindi attraverso i movimenti fini delle chiappe comprendiamo le finezze dei cervelli umani. »

Alessandro : « Mi sembra, cara Belvedere che tu stia andando un po’ troppo lontana… anche se hai avuto ospiti molto… diciamo filosofi.

Ora però il nostro viaggio sull’acqua del Ceresio continua e procede verso Melide. Non è molto lontano e dobbiamo prepararci a scendere. Il vaporetto LUGANO col quale siamo partiti, non andrà a Lugano, ma si dirigerà verso Capolago. Noi qui avremo la coincidenza con un battello, il SAN GOTTARDO, che ci porterà a casa… sì, perché abitiamo a Lugano.

Non sarà così per i nostri carissimi nipotini. Loro abitano sulle alture, poco lontano da Lugano, e, dopo questa stupenda gita staranno a pranzo dai nonni…

…e a loro piace moltissimo rimanere a pranzo dai nonni ; sì, perché quello che fa la nonna è sempre ottimo. »

IL BATTELLO « LUGANO » CI LASCIA…

…E IL « SAN GOTTARDO » STA PER ACCOGLIERCI.

Pino : « Mi piace sentirti dire che i tuoi nipotini apprezzano molto la cucinsa di tua moglie. »

Alessandro : « Ti ringrazio. Ora voglio farvi gioire : questa è la vista che è possibile godere da Serpiano.

IL PANORAMA DA SERPIANO

Ricordate quella stazione di funivia che vi avevo mostrato qualche foto fa? Quando s’arriva in cima si può, almeno per un lungo attimo, dimenticare tutto.

Purtroppo il giorno che feci la foto c’era un po’ di foschia… però si può ugualmente apprezzare il panorama. Quello che vedete è il Ponte-diga che taglia il lago per permettere di andare da Lugano a Chiasso e in Italia. Ci passa il treno e l’autostrada. Il paese a sinistra è Melide, e laggiù in fondo c’è Lugano. Col battello San Gottardo andremo a Lugano passando sotto il ponte. »

Belvedere : « Scusa la mia curiosità, ma quando l’hanno costruito questo ponte-diga ? »

Alessandro : « Per la strada normale nel 1847. Poi, nel 1874, di fronte alla necessità di collegare la ferrovia da Lugano a Chiasso, il ponte fu allargato coi binari delle Ferrovie Federali Svizzere. È del secolo scorso l’aggiunta dell’autostrada.

Per quanto riguarda la ferrovia è interessante considerare che, proprio negli anni in cui sul ponte-diga di Melide si lavorava per i binari del treno, da due anni si lavorava per il tunnel del San Gottardo… che fu aperto nel 1882. Allora sì che i treni andarono da Milano a Zurigo.

Prima di continuare, vorrei presentarvi la cartina del Lago di Lugano presa dall’orario della NAVIGAZIONE LAGO DI LUGANO.

In alto a sinistra c’è Ponte Tresa da dove siamo partiti, in basso, sempre a sinistra Porto Ceresio, e, ben chiaro, aquasi nel centro della figura c’è Melide… dove ci troviamo prima di passare sotto il ponte-diga.

MELIDE DAL VAPORETTO.

Dopo essere passati sotto il ponte-diga, andiamo dritti verso Lugano, ma passiamo davanti a Campione d’Italia, comune italiano completamente circondato da territorio svizzero.

CAMPIONE D’ITALIA E UNA FANCIULLA COI CAPELLI AL VENTO.

Pino : « Tu Alessandro sei già stato a Campione ? »

DUE DEI FRANCOBOLLI DI CAMPIONE

Alessandro : « Sì, più di una volta. Mi sono anche divertito, partendo dalle buche delle lettere, a raccontare qualche particolarità di questo comune italiano… che, fra l’altro, nel periodo terribile in cui si trovò l’Italia dopo l’8 settembre 1943, ebbe francobolli propri. »

Pino : « Ci piacerebbe saperne di più, ma, in questo momento preferisco vedere la fine di questa tua navigazione con tua moglie e i tuoi nipotini. »

Alessandro : « Ormai siamo quasi arrivati. Non rimane che dare un’occhiata a Lugano dal battello e prepararsi a scendere. »

LUGANO DAL BATTELLO.

Mentre scendiamo e andiamo all’autobus che ci porterà a casa… anch’io riprenderò il trenino e tornerò a casa. Prima però vi saluto e vi ringrazio della compagnia.

Pino e Belvedere : « Anche noi ti salutiamo e speriamo di vederti presto. »

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Vi avevo promesso che vi avrei portato sulla montagna…  coi miei nipotini.

Sul:

San Salvatore... da Lugano... con un po' di foschia invernale.

San Salvatore… da Lugano… con un po’ di foschia invernale.

Fu l’estate scorsa. Non ero mai stato su quella Funicolare. I nipotini mi diedero l’occasione per farlo.

La casetta sede della partenza della Funicolare.

La casetta sede della partenza della Funicolare.

Questa partenza si trova nel comune di Paradiso… confinante con quello di Lugano. Sembra proprio di essere in Svizzera!

Sulla funicolare!

Sulla funicolare!

Questa è la prima tratta. I miei biondi nipotini guardano in alto.

Signori, si cambia!

Signori, si cambia!

Noi siamo appena arrivati. Anche la funicolare dall’alto. Aspettiamo che scendano tutti… così potremo salire e  arrivare incima.

Arrivati in cima diamo un’occhiata in giro. Fa caldo; siamo in luglio e c’è pure un po’ di foschia.

Siamo sulla vetta. La diga di Melide.

Siamo sulla vetta. La diga di Melide.

Si vede la zona sud del lago con la cosiddetta “diga di Melide”.

Melide è il paese che si vede sulla destra, nel centro c’è il ponte sul quale passa la ferrovia, l’autostrada e la strada cantonale. Fu costruito dal 1844 al 1847… dapprima per la strada, poi anche per la ferrovia che da Milano porta a Zurigo, infine anche per l’autostrada.

Coi miei nipotini troviamo comodamente posto nel ristorante all’aperto e offro loro una fetta di torta con una bevanda. Mi associo a loro con un buon caffè. Andiamo poi a fare un giretto e mi piace fotografare la presenza di alcuni “antichi” manifesti svizzeri.

Manifesti "antichi"

Manifesti “antichi”.

Nel 1939 ci fu l’Esposizione Nazionale Svizzera a Zurigo; La Swissair non esiste più. Il terzo manifesto è solo un antico invito a visitare la Confederazione.

Campione d'Italia.

Campione d’Italia.

L’agglomerato che si vede di lassù è Campione d’Italia. Una fetta di repubblica completamente circondata dalla Confederazione Elvetica. Purtroppo c’era un po’ di foschia, però si può vedere quella grossa costruzione sulla sinistra… è il Casinò Municipale, uno dei 4 permessi in Italia. Dissi che Campione merita qualcosa a parte.

È ora di scendere e tornare a casa:

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Saliamo sulla funicolare e ci “affidiamo” a quel cavo apparentemente esile… ma molto robusto che il nipotino più piccolo s’è trovato a guardare con una certa apprensione. Era però tranquillo… col nonno.

Quasi arrivati!

Quasi arrivati!

Eccoli i nipotini che guardano le case in basso. Sembra un gioco di parole: Lassù sembrava di essere in paradiso e fra poco saremo veramente a Paradiso. Infatti così si chiama il comune di partenza e d’arrivo.

 

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I miei nipotini continuano a crescere. È sempre molto bello fare qualcosa con loro. Più crescono e più apprezzano i nonni.

Non li vediamo molto… dato che vanno a scuola e hanno i loro amici e, come oggi accade coi giovani, devono fare molte cose (oltre la scuola): musica, calcio, nuoto, ecc. Sono molto occupati, forse troppo. Ogni tanto li vediamo o vengono da noi a pranzo. Quando arrivano ci tengono molto occupati, ma lo facciamo con immenso piacere… tanto più che nei loro sorrisi c’è molta riconoscenza.

Se il tempo è decente e c’è un po’ di pane vecchio, vado con loro a darlo a papere, cigni e gabbiani. Di questa stagione, sul Lungolago di Lugano non c’è molta gente; anzi, come si può vedere da questa foto, può anche essere deserto.

Il Lungolago di Lugano

Il Lungolago di Lugano

Un tempo s’andava a cercare le papere e i cigni; poi arrivavano i gabbiani. Oggi sembra che ci siano solo gabbiani… e affamatissimi e avidi; fanno pensare ai nostri… “Quelli che stanno in alto“. Sono anche arroganti… i gabbiani… e anche “Quelli che stanno in alto“.

Gabbiani

Gabbiani

Mi diverto a fotografarli mentre i miei nipotini buttano loro il pane.

I miei nipotini.

I miei nipotini.

I miei nipotini buttano il pane in aria che, difficilmente finisce nell’acqua perché i gabbiani riescono… con arroganza, ad acchiapparlo in volo. La montagna più alta che si vede sullo sfondo si chiama San Salvatore, e lassù arriva una funicolare. Vi ci porterò prossimamente coi miei nipotini… proprio come l’estate scorsa!

Gabbiani 2

Gabbiani 2

Gabbiani 3 con sullo sfondo Campione d'Italia.

Gabbiani 3 con sullo sfondo Campione d’Italia.

Il Comune di Campione d’Italia che si vede sullo sfondo, è un comune italiano completamente circondato dalla Svizzera. Ci si può andare in macchina o col vaporetto, ma bisogna sempre passare dalla Svizzera… e se si vuole spedire una lettera o una raccomandata con destinazione Italia o Svizzera, la tariffa è in tutt’e due i casi come per l’interno.

Francobollo del 1984 con timbro speciale.

Francobollo del 1984 con timbro speciale.

Campione d’Italia merita qualche parola in più.

 

 

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Si osservi questa fotografia:

Una moderna gru

Una moderna gru

Siamo in Svizzera, nel Cantone Ticino, nell’Hinterland luganese dove le gru spuntano quasi come i funghi e cresce la cementificazione del territorio. Vengono costruite tante villette una vicino all’altra; ma tanto vicine per cui il rumore musicale della “flatulenza” potrebbe venir ben percepito dal vicinato. È una questione di decibel. Ma non importa! L’importante è possedere la villetta con un fazzoletto di prato da “rasare” al sabato disturbando la pace del circondario coi vari rumori della tecnica motoristica.

A guardare bene questa foto, si può vedere spuntare appena appena la punta di un campanile d’altri tempi.

I miei nipotini, che conoscono bene la zona, mi hanno portato a spasso nella zona… per vedere, almeno dall’esterno, questo campanile.

Eccolo fotografato dapprima controluce:

Controluce

Proprio su questa stradina possiamo proseguire alla scoperta, si fa per dire, di questa simpatica chiesetta. Io ero a piedi; i miei nipotini in bicicletta… si sentivano padroni dell’ambiente mentre facevano da guida al nonno.

Qui la chiesetta e il campanile in pieno sole:

In pieno sole

In pieno sole

Proseguendo, io sempre a piedi e i nipotini avanti e indietro in bicicletta, superiamo l’abitato per raggiungere la strada cantonale (che in Italia si chiamerebbe provinciale). Da qui si può godere la bellezza di quel campanile in mezzo alle case… di un tempo… ma non dello stesso tempo del campanile che pare risalga al XII secolo.

La chiesetta nel nucleo

È possibile vedere in lontananza un altro villaggio e una bella gru… sinonimo di cementificazione.

 

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Avevo quasi dimenticato i miei articoletti… quasi tutti ispirati, o “innestati” dai miei nipotini.
Questa volta a stimolarmi a scrivere è uno dei tanti libri che ho letto e sto leggendo su quella terra, che credo meravigliosa perché purtroppo non la conosco sufficientemente, che si chiama Istria con Trieste e Fiume.
Da quella terra, dal 1943, ben 350.000 italiani istriani, fiumani e dalmati, partirono per raggiungere definitivamente la Madrepatria o altri “lidi” più o meno ospitali nel mondo. La loro partenza fu una fuga dal luogo dove erano nati e nel quale erano stati nutriti e vezzeggiati. Partirono dal luogo che amavano di più, nel quale sapevano che non avrebbero più fatto ritorno.
Il simbolo di quell’esodo fu una nave, un piroscafo, che fece la spola fra l’Italia vera e Pola non più Italia per trasportare quasi tutta la popolazione di quella città e di villaggi vicini. Aveva il nome di una regione italiana carica di arte, natura, storia e italianità linguistica: TOSCANA. Lo volle ricordare un francobollo del 1997.

Francobollo delle Poste Italiane

Francobollo delle Poste Italiane

Leggendo di questa tragedia che solo da pochi anni viene raccontata, vedendo i miei giovani nipotini che vivono felici in un paesello svizzero, mi sono rattristato al pensiero che un bimbo di 8 – 10 anni possa venir di colpo trascinato via dal suo ambiente di tutti i giorni… nel quale non tornerà più. È quanto accadde a molti bimbi, ma anche a molti adulti, e… non è come quando si emigra. No, è sicuramente qualcosa di veramente terribile.

Io emigrai nella confinante Svizzera… dove parlavano tedesco. Ero appena laureato e gioivo di poter esercitare la professione per cui avevo studiato. Andavo lontano da casa, andavo a parlare una lingua diversa ma anche un pochino familiare dato che i parenti di mia Mamma venivano da lì, e, malgrado tutto, ero un pochino triste. Comunicavo coi miei parenti in Italia e con gli amici a mezzo lettera, ma, sentivo alleviata la tristezza perché sapevo che, tempo settimane o mesi, avrei potuto tornare a casa, seppur per pochi giorni, e trovare più o meno tutto come prima. Avrei ritrovato gli amici e i parenti, e avrei potuto raccontare la mia nuova vita; anche quanto era interessante e lodevole essere rispettati dai colleghi e dai datori di lavoro. Avrei potuto anche creare piccole invidie nei colleghi lasciati in Italia che dovevano combattere coi “Baroni” dispensatori di lavoro e piccole elemosine in cambio di ipocriti leccamenti.

Ero un emigrato, non un profugo che ha dovuto, più o meno obbligato, fuggire. Ma questo non accadde solo in quella parte di ex Italia su cui ritornerò. Accadde anche in Polonia, a pochi passi da Danzica, dove mi fu possibile fotografare questo monumento.

Ecco il monumento visto dal davanti :

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Un padre che tira un carretto nel quale ha potuto mettere il massimo, la madre con una valigia d’altri tempi, con un cappotto sempre d’altri tempi, che sollecita con la mano la bimba.

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L’altra foto un po’ più di fronte ci mostra meglio il carretto e la bimba con le treccine che fa resistenza. Qualcosa la blocca.

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Che cosa la blocca diventa chiaro gurdando l’ultima fotografia : il cane. No lui non può venire ; lui deve restare lì. Lo si può vedere meglio nella foto seguente che non è altro che l’ingrandimento della precedente che ci mostra in particolare il cane che dovrà essere abbandonato. Quel cane non rappresenta per la bimba solo il fatto che dovrà lasciare l’amico migliore, probabilmente anche di giochi, ma tutto l’ambiente circostante nel quale è cresciuta e ha vissuto.

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A Gdynia, dopo l’invasione dell’esercito del Reich tedesco, circa 80.000 abitanti furono costretti a lasciare le loro case. A queste persone furono concessi circa 15 minuti per “raccattare” le loro cose e partire. Guai se il peso di quanto portavano via superava i 20 – 30 chili.

Ho imparato che, quando si deve lasciare un luogo, più o meno definitivamente, si lasciano sì i muri, gli ambienti, le strade e gli amici, ma anche e particolarmente i rumori e gli odori.

I profughi che hanno lasciato definitivamente l’Istria, e sono tornati sui loro passi molti anni dopo, quando la Slovenia e la Croazia sono diventate parte integrante dell’Unione Europea, non hanno trovato più gli stessi rumori e gli stessi odori. Sembrava loro di essere all’estero e non dove erano nati e cresciuti.

Mi rattrista pensare che quegli « italiani  doc » che dovettero abbandonare assolutamente tutto, trovarono in Italia minima accoglienza se non aperta ostilità, e che le nostre Autorità che permisero, sì perché lo permisero, certi misfatti, nulla o poco fecero in favore della nostra Patria nel momento in cui alcuni Stati interessati vollero entrare a far parte della famiglia dell’Europa Unita.

È difficile che ai miei nipotini possa accadere di dover abbandonare tutto da un giorno all’altro, sarebbe stato però possibile, in altri tempi, manovrare la politica considerando anche che entro i confini di uno stato c’è una popolazione.

Fin qui è normale che il “Politico” si muova con poca umanità, è deleterio però che riesca a nascondere certi misfatti per molti decenni.

Com’è oggi? Il Politico è migliorato?

 

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Durante la mia ricerca sui francobolli tedeschi dal 1945 fino alla caduta del muro di Berlino, mi sono imbattuto in questi due francobolli.

Francobolli tedeschi... istruttivi

Francobolli tedeschi… istruttivi

Sono un po’ quasi antichi; del 1971.

Ai miei tempi le strisce pedonali si chiamavano zebre, ed è facile capire perché.

Vedendo questi francobolli, ho subito fatto due considerazioni:

1° – Qual’è l’impatto dell’automobilista di fronte alle strisce pedonali?

Risposta: “L’italiano non le vede; vede tutto ma si potrebbe pensare che sia “allergico” a quei “cosi colorati” che noi volgarmente chiamiamo “strisce pedonali”.

“Lo svizzero del Canton Ticino (regione di Lugano esclusa) si ferma sempre se vede qualcuno che desidera attraversare. Lo svizzero della Svizzera tedesca, non solo si ferma, ma, se vede qualcuno all’altezza delle strisce… che non ha alcuna intenzione di attraversare la strada, starà fermo finché questo “qualcuno” non avrà attraversato (è accaduto a me a Lucerna).

2° – Questi francobolli dimostrano che si può fare buona propaganda anche attraverso i francobolli. Purtroppo sembrerebbe che le Poste Italiane stampino francobolli solo per quei “cretini” collezionisti disposti a spendere “una cifra” per un pezzettino di carta.

Le nostre poste, prima di fare la considerazione che bisogna a tutti i costi guadagnare tanti soldi, erano al servizio del cittadino e lavoravano anche un poco con buona propaganda… anche stradale. Questo è un piccolo esempio del 1961: Un timbro positivo.

Timbro delle poste italiane.

Timbro delle poste italiane.

È però impossibile pensare che la situazione migliori. Sembra che gli uffici postali non vendano più francobolli.

Forse sembra “Loro” di guadagnare di più.

Quando posso, mando una cartolina ai miei nipotini e, sempre quando posso affranco la cartolina con un francobollo.

Alcuni risultati:

MESSINA: Compro la cartolina da un tabacchino e chiedo due francobolli per l’estero (Svizzera): “Non ne abbiamo. Deve andare alla posta.”  Vado alla posta: “Non ne abbiamo… li facciamo direttamente sulla cartolina”. Non ho altra scelta; lui incassa subito e i nipotini non hanno il piacere di avere il francobollo.

BORDIGHERA (IM): Le tariffe sono aumentate; desidero spedire due cartoline; ho i francobolli ma con le vecchie tariffe, per cui ho bisogno di due francobolli da 10 centesimi. Vado alla posta principale della città: “Non ne abbiamo. Per integrare l’affrancatura, porti qui le cartoline”. Ho portato le cartoline alla posta e ho fatto per la seconda volta la coda… per 20 centesimi!… e niente francobolli.

ORTISEI (BZ): Devo spedire una lettera a Genova e ho il francobollo per l’affrancatura da € o,80. Non ho il francobollo da € 0.95 per la Svizzera, per il nipotino. Vado all’ufficio postale: “Siamo rimasti senza!”  Chiedo: “Ma questa è la posta?”

Mi chiedo: “Vogliono le Poste Italiane distruggere la filatelia?” Così ho potuto mandare la cartolina a mio nipotino… che sperava in un francobollo:

Ufficio Postale di Ortisei - Süd Tirol Alto Adige.

“Francobollo” dell’Ufficio Postale di Ortisei – Süd Tirol Alto Adige.

MANESSENO (GE): Una lettera l’ho ricevuta avant’ieri. Sembra che anche questo ufficio postale sia sprovvisto di francobolli:

Affrancatura dalla provincia di Genova

Affrancatura dalla provincia di Genova

In definitiva non si usano più francobolli e non si stimola i cittadini ad avere rispetto per gli altri… sulle strade.

Eppure, solo due anni fa, in una cittadina dell’estremo ponente ligure, hanno allestito per i bimbi la segnaletica più importante e stimolato gli stessi ad impararla come utenti della strada in bicicletta:

Bimbi ciclisti utenti della strada

Bimbi ciclisti utenti della strada

C'è anche il vigile che insegna.

C’è anche il vigile che insegna.

SE VI VIEN VOGLIA DI SPEDIRE UNA LETTERA… CERCATE IL FRANCOBOLLO!

SE VOLETE ATTRAVERSARE LA STRADA… FATELO SOLO CON IL VERDE!

SE NON C’È IL SEMAFORO E ATTRAVERSATE SULLE “ZEBRE”… PRETENDETE CHE LE AUTO SI FERMINO… specialmente se sono dei Vigili, dei Carabinieri o della Polizia.

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Questo accadde nell’apparentemente lontano 2011:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2011/03/26/i-nipotini/

Ieri 28 giugno 2015, quattro anni dopo, porto a spasso i miei fantastici nipotini… i primi due.

Decidiamo di andare allo:

Guida Swissminiatur

Guida Swissminiatur

Certamente. Lo decidiamo tutti insieme. Ora sono cresciuti e sanno quello che vogliono. La cosa più interessante è che vanno volentieri a spasso col nonno… e coi mezzi pubblici.

Dapprima col Bus alla stazione… dove con grande meraviglia di tutti tre, ma specialmente per loro due, incontriamo un treno turistico trainato da due locomotive a vapore.

LUGANO - Le Locomotive a vapore.

LUGANO – Le Locomotive a vapore.

Non avevano mai visto due poderose locomotive a vapore, una sicuramente tedesca… e per giunta col tender carico di carbone.

Oggi il carbone, per la maggior parte dei bimbi, è abbinato alla Befana.

Aspettammo che partissero. Fu una partenza spettacolare preceduta da un fischio quasi violento che li spaventò.

Trovammo poi il nostro treno, per loro sempre bello, e dopo due fermate: Melide… sede di Swissminiatur… dove sono sempre molti turisti di lingua tedesca. Se poi la giornata è bella come ieri…

Li lasciai liberi di muoversi come volevano:

Eccoli i miei nipotini mentre guardano il famoso GLACIER EXPRESS.

Eccoli i miei nipotini mentre guardano il famoso GLACIER EXPRESS.

Come sono cresciuti rispetto al 2011; e quante cose sanno! Ma quante cose NON sanno del passato… recente!

Prima che arrivasse la massa li portai a mangiare una scaloppina impanata e tante patatine.

Quante patatine è capace di mangiare un bimbo!

Poi un gelato, sempre offerto dal nonno, ancora un bel giro in mezzo alle costruzioni in miniatura e corse dietro ai trenini, finché la stanchezza consigliò il ritorno alla casa dei nonni dove la nonna aveva preparato un’ottima merenda con budino alla vaniglia.

 

 

 

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