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Archive for the ‘nipotini’ Category

Vi avevo promesso che vi avrei portato sulla montagna…  coi miei nipotini.

Sul:

San Salvatore... da Lugano... con un po' di foschia invernale.

San Salvatore… da Lugano… con un po’ di foschia invernale.

Fu l’estate scorsa. Non ero mai stato su quella Funicolare. I nipotini mi diedero l’occasione per farlo.

La casetta sede della partenza della Funicolare.

La casetta sede della partenza della Funicolare.

Questa partenza si trova nel comune di Paradiso… confinante con quello di Lugano. Sembra proprio di essere in Svizzera!

Sulla funicolare!

Sulla funicolare!

Questa è la prima tratta. I miei biondi nipotini guardano in alto.

Signori, si cambia!

Signori, si cambia!

Noi siamo appena arrivati. Anche la funicolare dall’alto. Aspettiamo che scendano tutti… così potremo salire e  arrivare incima.

Arrivati in cima diamo un’occhiata in giro. Fa caldo; siamo in luglio e c’è pure un po’ di foschia.

Siamo sulla vetta. La diga di Melide.

Siamo sulla vetta. La diga di Melide.

Si vede la zona sud del lago con la cosiddetta “diga di Melide”.

Melide è il paese che si vede sulla destra, nel centro c’è il ponte sul quale passa la ferrovia, l’autostrada e la strada cantonale. Fu costruito dal 1844 al 1847… dapprima per la strada, poi anche per la ferrovia che da Milano porta a Zurigo, infine anche per l’autostrada.

Coi miei nipotini troviamo comodamente posto nel ristorante all’aperto e offro loro una fetta di torta con una bevanda. Mi associo a loro con un buon caffè. Andiamo poi a fare un giretto e mi piace fotografare la presenza di alcuni “antichi” manifesti svizzeri.

Manifesti "antichi"

Manifesti “antichi”.

Nel 1939 ci fu l’Esposizione Nazionale Svizzera a Zurigo; La Swissair non esiste più. Il terzo manifesto è solo un antico invito a visitare la Confederazione.

Campione d'Italia.

Campione d’Italia.

L’agglomerato che si vede di lassù è Campione d’Italia. Una fetta di repubblica completamente circondata dalla Confederazione Elvetica. Purtroppo c’era un po’ di foschia, però si può vedere quella grossa costruzione sulla sinistra… è il Casinò Municipale, uno dei 4 permessi in Italia. Dissi che Campione merita qualcosa a parte.

È ora di scendere e tornare a casa:

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Saliamo sulla funicolare e ci “affidiamo” a quel cavo apparentemente esile… ma molto robusto che il nipotino più piccolo s’è trovato a guardare con una certa apprensione. Era però tranquillo… col nonno.

Quasi arrivati!

Quasi arrivati!

Eccoli i nipotini che guardano le case in basso. Sembra un gioco di parole: Lassù sembrava di essere in paradiso e fra poco saremo veramente a Paradiso. Infatti così si chiama il comune di partenza e d’arrivo.

 

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I miei nipotini continuano a crescere. È sempre molto bello fare qualcosa con loro. Più crescono e più apprezzano i nonni.

Non li vediamo molto… dato che vanno a scuola e hanno i loro amici e, come oggi accade coi giovani, devono fare molte cose (oltre la scuola): musica, calcio, nuoto, ecc. Sono molto occupati, forse troppo. Ogni tanto li vediamo o vengono da noi a pranzo. Quando arrivano ci tengono molto occupati, ma lo facciamo con immenso piacere… tanto più che nei loro sorrisi c’è molta riconoscenza.

Se il tempo è decente e c’è un po’ di pane vecchio, vado con loro a darlo a papere, cigni e gabbiani. Di questa stagione, sul Lungolago di Lugano non c’è molta gente; anzi, come si può vedere da questa foto, può anche essere deserto.

Il Lungolago di Lugano

Il Lungolago di Lugano

Un tempo s’andava a cercare le papere e i cigni; poi arrivavano i gabbiani. Oggi sembra che ci siano solo gabbiani… e affamatissimi e avidi; fanno pensare ai nostri… “Quelli che stanno in alto“. Sono anche arroganti… i gabbiani… e anche “Quelli che stanno in alto“.

Gabbiani

Gabbiani

Mi diverto a fotografarli mentre i miei nipotini buttano loro il pane.

I miei nipotini.

I miei nipotini.

I miei nipotini buttano il pane in aria che, difficilmente finisce nell’acqua perché i gabbiani riescono… con arroganza, ad acchiapparlo in volo. La montagna più alta che si vede sullo sfondo si chiama San Salvatore, e lassù arriva una funicolare. Vi ci porterò prossimamente coi miei nipotini… proprio come l’estate scorsa!

Gabbiani 2

Gabbiani 2

Gabbiani 3 con sullo sfondo Campione d'Italia.

Gabbiani 3 con sullo sfondo Campione d’Italia.

Il Comune di Campione d’Italia che si vede sullo sfondo, è un comune italiano completamente circondato dalla Svizzera. Ci si può andare in macchina o col vaporetto, ma bisogna sempre passare dalla Svizzera… e se si vuole spedire una lettera o una raccomandata con destinazione Italia o Svizzera, la tariffa è in tutt’e due i casi come per l’interno.

Francobollo del 1984 con timbro speciale.

Francobollo del 1984 con timbro speciale.

Campione d’Italia merita qualche parola in più.

 

 

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Si osservi questa fotografia:

Una moderna gru

Una moderna gru

Siamo in Svizzera, nel Cantone Ticino, nell’Hinterland luganese dove le gru spuntano quasi come i funghi e cresce la cementificazione del territorio. Vengono costruite tante villette una vicino all’altra; ma tanto vicine per cui il rumore musicale della “flatulenza” potrebbe venir ben percepito dal vicinato. È una questione di decibel. Ma non importa! L’importante è possedere la villetta con un fazzoletto di prato da “rasare” al sabato disturbando la pace del circondario coi vari rumori della tecnica motoristica.

A guardare bene questa foto, si può vedere spuntare appena appena la punta di un campanile d’altri tempi.

I miei nipotini, che conoscono bene la zona, mi hanno portato a spasso nella zona… per vedere, almeno dall’esterno, questo campanile.

Eccolo fotografato dapprima controluce:

Controluce

Proprio su questa stradina possiamo proseguire alla scoperta, si fa per dire, di questa simpatica chiesetta. Io ero a piedi; i miei nipotini in bicicletta… si sentivano padroni dell’ambiente mentre facevano da guida al nonno.

Qui la chiesetta e il campanile in pieno sole:

In pieno sole

In pieno sole

Proseguendo, io sempre a piedi e i nipotini avanti e indietro in bicicletta, superiamo l’abitato per raggiungere la strada cantonale (che in Italia si chiamerebbe provinciale). Da qui si può godere la bellezza di quel campanile in mezzo alle case… di un tempo… ma non dello stesso tempo del campanile che pare risalga al XII secolo.

La chiesetta nel nucleo

È possibile vedere in lontananza un altro villaggio e una bella gru… sinonimo di cementificazione.

 

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Avevo quasi dimenticato i miei articoletti… quasi tutti ispirati, o “innestati” dai miei nipotini.
Questa volta a stimolarmi a scrivere è uno dei tanti libri che ho letto e sto leggendo su quella terra, che credo meravigliosa perché purtroppo non la conosco sufficientemente, che si chiama Istria con Trieste e Fiume.
Da quella terra, dal 1943, ben 350.000 italiani istriani, fiumani e dalmati, partirono per raggiungere definitivamente la Madrepatria o altri “lidi” più o meno ospitali nel mondo. La loro partenza fu una fuga dal luogo dove erano nati e nel quale erano stati nutriti e vezzeggiati. Partirono dal luogo che amavano di più, nel quale sapevano che non avrebbero più fatto ritorno.
Il simbolo di quell’esodo fu una nave, un piroscafo, che fece la spola fra l’Italia vera e Pola non più Italia per trasportare quasi tutta la popolazione di quella città e di villaggi vicini. Aveva il nome di una regione italiana carica di arte, natura, storia e italianità linguistica: TOSCANA. Lo volle ricordare un francobollo del 1997.

Francobollo delle Poste Italiane

Francobollo delle Poste Italiane

Leggendo di questa tragedia che solo da pochi anni viene raccontata, vedendo i miei giovani nipotini che vivono felici in un paesello svizzero, mi sono rattristato al pensiero che un bimbo di 8 – 10 anni possa venir di colpo trascinato via dal suo ambiente di tutti i giorni… nel quale non tornerà più. È quanto accadde a molti bimbi, ma anche a molti adulti, e… non è come quando si emigra. No, è sicuramente qualcosa di veramente terribile.

Io emigrai nella confinante Svizzera… dove parlavano tedesco. Ero appena laureato e gioivo di poter esercitare la professione per cui avevo studiato. Andavo lontano da casa, andavo a parlare una lingua diversa ma anche un pochino familiare dato che i parenti di mia Mamma venivano da lì, e, malgrado tutto, ero un pochino triste. Comunicavo coi miei parenti in Italia e con gli amici a mezzo lettera, ma, sentivo alleviata la tristezza perché sapevo che, tempo settimane o mesi, avrei potuto tornare a casa, seppur per pochi giorni, e trovare più o meno tutto come prima. Avrei ritrovato gli amici e i parenti, e avrei potuto raccontare la mia nuova vita; anche quanto era interessante e lodevole essere rispettati dai colleghi e dai datori di lavoro. Avrei potuto anche creare piccole invidie nei colleghi lasciati in Italia che dovevano combattere coi “Baroni” dispensatori di lavoro e piccole elemosine in cambio di ipocriti leccamenti.

Ero un emigrato, non un profugo che ha dovuto, più o meno obbligato, fuggire. Ma questo non accadde solo in quella parte di ex Italia su cui ritornerò. Accadde anche in Polonia, a pochi passi da Danzica, dove mi fu possibile fotografare questo monumento.

Ecco il monumento visto dal davanti :

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Un padre che tira un carretto nel quale ha potuto mettere il massimo, la madre con una valigia d’altri tempi, con un cappotto sempre d’altri tempi, che sollecita con la mano la bimba.

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L’altra foto un po’ più di fronte ci mostra meglio il carretto e la bimba con le treccine che fa resistenza. Qualcosa la blocca.

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Che cosa la blocca diventa chiaro gurdando l’ultima fotografia : il cane. No lui non può venire ; lui deve restare lì. Lo si può vedere meglio nella foto seguente che non è altro che l’ingrandimento della precedente che ci mostra in particolare il cane che dovrà essere abbandonato. Quel cane non rappresenta per la bimba solo il fatto che dovrà lasciare l’amico migliore, probabilmente anche di giochi, ma tutto l’ambiente circostante nel quale è cresciuta e ha vissuto.

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A Gdynia, dopo l’invasione dell’esercito del Reich tedesco, circa 80.000 abitanti furono costretti a lasciare le loro case. A queste persone furono concessi circa 15 minuti per “raccattare” le loro cose e partire. Guai se il peso di quanto portavano via superava i 20 – 30 chili.

Ho imparato che, quando si deve lasciare un luogo, più o meno definitivamente, si lasciano sì i muri, gli ambienti, le strade e gli amici, ma anche e particolarmente i rumori e gli odori.

I profughi che hanno lasciato definitivamente l’Istria, e sono tornati sui loro passi molti anni dopo, quando la Slovenia e la Croazia sono diventate parte integrante dell’Unione Europea, non hanno trovato più gli stessi rumori e gli stessi odori. Sembrava loro di essere all’estero e non dove erano nati e cresciuti.

Mi rattrista pensare che quegli « italiani  doc » che dovettero abbandonare assolutamente tutto, trovarono in Italia minima accoglienza se non aperta ostilità, e che le nostre Autorità che permisero, sì perché lo permisero, certi misfatti, nulla o poco fecero in favore della nostra Patria nel momento in cui alcuni Stati interessati vollero entrare a far parte della famiglia dell’Europa Unita.

È difficile che ai miei nipotini possa accadere di dover abbandonare tutto da un giorno all’altro, sarebbe stato però possibile, in altri tempi, manovrare la politica considerando anche che entro i confini di uno stato c’è una popolazione.

Fin qui è normale che il “Politico” si muova con poca umanità, è deleterio però che riesca a nascondere certi misfatti per molti decenni.

Com’è oggi? Il Politico è migliorato?

 

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Durante la mia ricerca sui francobolli tedeschi dal 1945 fino alla caduta del muro di Berlino, mi sono imbattuto in questi due francobolli.

Francobolli tedeschi... istruttivi

Francobolli tedeschi… istruttivi

Sono un po’ quasi antichi; del 1971.

Ai miei tempi le strisce pedonali si chiamavano zebre, ed è facile capire perché.

Vedendo questi francobolli, ho subito fatto due considerazioni:

1° – Qual’è l’impatto dell’automobilista di fronte alle strisce pedonali?

Risposta: “L’italiano non le vede; vede tutto ma si potrebbe pensare che sia “allergico” a quei “cosi colorati” che noi volgarmente chiamiamo “strisce pedonali”.

“Lo svizzero del Canton Ticino (regione di Lugano esclusa) si ferma sempre se vede qualcuno che desidera attraversare. Lo svizzero della Svizzera tedesca, non solo si ferma, ma, se vede qualcuno all’altezza delle strisce… che non ha alcuna intenzione di attraversare la strada, starà fermo finché questo “qualcuno” non avrà attraversato (è accaduto a me a Lucerna).

2° – Questi francobolli dimostrano che si può fare buona propaganda anche attraverso i francobolli. Purtroppo sembrerebbe che le Poste Italiane stampino francobolli solo per quei “cretini” collezionisti disposti a spendere “una cifra” per un pezzettino di carta.

Le nostre poste, prima di fare la considerazione che bisogna a tutti i costi guadagnare tanti soldi, erano al servizio del cittadino e lavoravano anche un poco con buona propaganda… anche stradale. Questo è un piccolo esempio del 1961: Un timbro positivo.

Timbro delle poste italiane.

Timbro delle poste italiane.

È però impossibile pensare che la situazione migliori. Sembra che gli uffici postali non vendano più francobolli.

Forse sembra “Loro” di guadagnare di più.

Quando posso, mando una cartolina ai miei nipotini e, sempre quando posso affranco la cartolina con un francobollo.

Alcuni risultati:

MESSINA: Compro la cartolina da un tabacchino e chiedo due francobolli per l’estero (Svizzera): “Non ne abbiamo. Deve andare alla posta.”  Vado alla posta: “Non ne abbiamo… li facciamo direttamente sulla cartolina”. Non ho altra scelta; lui incassa subito e i nipotini non hanno il piacere di avere il francobollo.

BORDIGHERA (IM): Le tariffe sono aumentate; desidero spedire due cartoline; ho i francobolli ma con le vecchie tariffe, per cui ho bisogno di due francobolli da 10 centesimi. Vado alla posta principale della città: “Non ne abbiamo. Per integrare l’affrancatura, porti qui le cartoline”. Ho portato le cartoline alla posta e ho fatto per la seconda volta la coda… per 20 centesimi!… e niente francobolli.

ORTISEI (BZ): Devo spedire una lettera a Genova e ho il francobollo per l’affrancatura da € o,80. Non ho il francobollo da € 0.95 per la Svizzera, per il nipotino. Vado all’ufficio postale: “Siamo rimasti senza!”  Chiedo: “Ma questa è la posta?”

Mi chiedo: “Vogliono le Poste Italiane distruggere la filatelia?” Così ho potuto mandare la cartolina a mio nipotino… che sperava in un francobollo:

Ufficio Postale di Ortisei - Süd Tirol Alto Adige.

“Francobollo” dell’Ufficio Postale di Ortisei – Süd Tirol Alto Adige.

MANESSENO (GE): Una lettera l’ho ricevuta avant’ieri. Sembra che anche questo ufficio postale sia sprovvisto di francobolli:

Affrancatura dalla provincia di Genova

Affrancatura dalla provincia di Genova

In definitiva non si usano più francobolli e non si stimola i cittadini ad avere rispetto per gli altri… sulle strade.

Eppure, solo due anni fa, in una cittadina dell’estremo ponente ligure, hanno allestito per i bimbi la segnaletica più importante e stimolato gli stessi ad impararla come utenti della strada in bicicletta:

Bimbi ciclisti utenti della strada

Bimbi ciclisti utenti della strada

C'è anche il vigile che insegna.

C’è anche il vigile che insegna.

SE VI VIEN VOGLIA DI SPEDIRE UNA LETTERA… CERCATE IL FRANCOBOLLO!

SE VOLETE ATTRAVERSARE LA STRADA… FATELO SOLO CON IL VERDE!

SE NON C’È IL SEMAFORO E ATTRAVERSATE SULLE “ZEBRE”… PRETENDETE CHE LE AUTO SI FERMINO… specialmente se sono dei Vigili, dei Carabinieri o della Polizia.

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Questo accadde nell’apparentemente lontano 2011:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2011/03/26/i-nipotini/

Ieri 28 giugno 2015, quattro anni dopo, porto a spasso i miei fantastici nipotini… i primi due.

Decidiamo di andare allo:

Guida Swissminiatur

Guida Swissminiatur

Certamente. Lo decidiamo tutti insieme. Ora sono cresciuti e sanno quello che vogliono. La cosa più interessante è che vanno volentieri a spasso col nonno… e coi mezzi pubblici.

Dapprima col Bus alla stazione… dove con grande meraviglia di tutti tre, ma specialmente per loro due, incontriamo un treno turistico trainato da due locomotive a vapore.

LUGANO - Le Locomotive a vapore.

LUGANO – Le Locomotive a vapore.

Non avevano mai visto due poderose locomotive a vapore, una sicuramente tedesca… e per giunta col tender carico di carbone.

Oggi il carbone, per la maggior parte dei bimbi, è abbinato alla Befana.

Aspettammo che partissero. Fu una partenza spettacolare preceduta da un fischio quasi violento che li spaventò.

Trovammo poi il nostro treno, per loro sempre bello, e dopo due fermate: Melide… sede di Swissminiatur… dove sono sempre molti turisti di lingua tedesca. Se poi la giornata è bella come ieri…

Li lasciai liberi di muoversi come volevano:

Eccoli i miei nipotini mentre guardano il famoso GLACIER EXPRESS.

Eccoli i miei nipotini mentre guardano il famoso GLACIER EXPRESS.

Come sono cresciuti rispetto al 2011; e quante cose sanno! Ma quante cose NON sanno del passato… recente!

Prima che arrivasse la massa li portai a mangiare una scaloppina impanata e tante patatine.

Quante patatine è capace di mangiare un bimbo!

Poi un gelato, sempre offerto dal nonno, ancora un bel giro in mezzo alle costruzioni in miniatura e corse dietro ai trenini, finché la stanchezza consigliò il ritorno alla casa dei nonni dove la nonna aveva preparato un’ottima merenda con budino alla vaniglia.

 

 

 

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CONTO ALLA ROVESCIA 6

Ieri è stata una giornata importante.

Ho potuto vedere le correzioni del tecnico che, molto bravo, ha scoperto molti miei errori.

Fra pochi giorni dovrà cominciare la stampa vera e propria.

Sul secondo risvolto avevo fatto scrivere che l’autore:

Oggi ha quattro nipotini e un quinto in arrivo.

Ho potuto far correggere “e una quinta appena arrivata“.

La nipotina cresce molto bene; è ancora in ospedale dato che non arrivava a due chili. Ora li ha superati e, a giorni, dovrebbe essere portata a casa.

Sì, la porteranno perché non ha ancora imparato a camminare!

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