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Archive for the ‘ospedale’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

 

Registrazione del 25 giugno 2017

Personaggi:
L’Albero, Passante Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, Albero Conifera.

 

L’Albero: “Mi fa piacere sapere che sei fra noi.”

Passante Alesandro: “Per quale ragione sei così… quasi affettuoso?”

Panchina Ingenua: “Se ti siedi su di me, sarò veramente affettuosa. Ho voglia di coccolarti.”

L’Albero: “Avanti Ingenua, non essere così. Lo sai che Alessandro è una persona seria.”

Ingenua: “Ma io gli voglio bene. Che male c’è se gli massaggio il sederino?”

Alessandro: “Smettetela. Dimmi perché sei contento di vedermi. È successo qualcosa di particolare? Altrimenti me ne vado senza neppure sedermi un attimo.”

L’Albero: “Semplicemente volevo discutere con te quello che abbiamo visto su un libretto che stava leggendo una signora seduta su Petulante.”

Panchina Petulante: “Sì era seduta su di me e stava leggendo un libretto di una Cassa Malati… parlava di prestazioni ambulatoriali.”

…della Cassa Malati…

Alessandro: “Cosa diceva di particolare? Mi siedo.”

L’Albero: “Io da qui l’ho fotografato. Dice, in poche parole, che faranno sempre di più interventi chirurgici ambulatoriali, cioè che, noi l’abbiamo capita così, per certi interventi non ci sarà più il ricovero in ospedale, ma, fatto l’intervento il paziente operato potrà tornarsene a casa… come se niente fosse. Non so che tipo di assistenza potrà avere quando sarà a casa e gli farà male dove sarà stato operato…”

Alessandro: “Ho capito perfettamente… e non è il caso di preoccuparsi più di quel tanto; bisognerebbe invece arrabbiarsi, e anche molto perché, anche se fanno finta di considerare il tutto sotto il gusto dell’efficienza, certi vantaggi sono solo ed esclusivamente a beneficio dell’assicuratore. Il paziente che, essendo malato dovrà in ogni caso essere considerato sofferente, sarà quello che non avrà il postoperatorio con la dovuta assistenza.

L’Albero: “Ti chiedo: Gli umani, almeno quelli che dirigono le assicurazioni cosiddette sociali, hanno presente la considerazione che “lavorano” per qualcuno che, essendo malato soffre, o “contemplano” solo i numeri e il fatto che, in ultima analisi, quei sofferenti porteranno loro degli utili?”

Alessandro: “È una domanda vera o soltanto una battuta ironica? Purtroppo, salvo rari casi, gli Ospedali non ci sono solo per curare i malati.”

Ingenua: “Ma cosa dici caro Alessandro… Per chi dovrebbero esserci?”

Alessandro: “Vi potrà sembrare strano, ma ci sono per chi ci lavora dentro; non solo per l’egoismo e la superbia di alcuni medici, ma anche per la comodità di chi lavora nei vari servizi.”

Petulante: “Non riesco a seguirti. Stai dicendo qualcosa di assurdo. Come fai a pensare quello che hai appena detto.”

Alessandro: “Due semplici esempi:

Negli ospedali si cena molto presto; in certi ospedali svizzeri troppo presto rispetto all’ora in cui il paziente cenerebbe se fosse a casa. Perché? Perché così gli addetti alla ristorazione possono tornare a casa in un’ora per loro potabile.

Gli interventi operatori vengono eseguiti già alla mattina, anche abbastanza presto, anche se l’ora migliore per il paziente sarebbe nel pomeriggio. Perché così fa comodo all’equipe medica che, salvo chi è di turno, potrà tornare a casa in famiglia.

Ci sarebbero altri piccoli esempi significativi… ma non vorrei dilungarmi.”

L’Albero: “Tornando all’incremento degli interventi ambulatoriali, pensi quindi che sia solo una questione economica? Oggi i soldi sono diventati così importanti?”

Alessandro: “Ma certamente, e non solo oggi. Oggi in modo esagerato, al punto che il divario fra ricco e povero è aumentato in un modo folle.”

L’Albero: “Penso proprio che tu abbia ragione. Guarda un po’ cosa mi mostrò un vecchio collega… lui che c’era già durante la Seconda Guerra Mondiale:

 

La Didascalia della vignetta: “Cari ragazzi non siete morti invano.”
Da Simplicissimus

 

Petulante: “È terribile! Grazie ai morti che ci permisero di scrollarci di dosso la tirannia del nazismo, la Borsa ha fatto guadagnare molti soldi.”

L’Albero: “Un attimo per favore. Mi sta chiamando la Conifera da Lavena Ponte Tresa in Italia. Ha qualcosa da dirmi. Ha sentito che stiamo parlando di ingordigia pecuniaria.”

CONIFERA

Albero Conifera: “Ciao amico e ciao ragazze. Sentivo che state parlando di soldi. Forse ancora non lo sapete, ma è una notizia recentissima.

Avete mai sentito parlare di un umano Fabio Fazio? A me è antipatico, e poi sembra pure tonto, ma è bravo e ci sa fare.”

Petulante: “Sì certo; è quello che sembrava un po’ comunista… in ogni caso socialista e impegnato per le cose giuste?… o apparentemente tali?”

Conifera: “Sì, proprio quello. Quello che fa sempre parlare l’umana Littizzetto… che fa abbastanza ridere e parla spesso del Walter e della Jolanda.”

Ingenua: “Non farci star sulle spine; cosa ha fatto?”

Conifera: “Avrebbe firmato un contratto con RAI 1; arriverà a percepire uno stipendio, o un guadagno o qualcosa del genere come 2.800.000 Euro all’anno.”

L’Albero: “A me sembra esagerato. Anche se è molto bravo. Ma, caro umano Alessandro, anche senza essere socialisti o comunisti come quelli che dicono che è tutto di tutti, non ti sembra che voi umani stiate correndo un po’ troppo dietro ai soldi? Anche qui in Svizzera si corre dietro ai soldi come se fossero noccioline.”

Alessandro: “Anche qui nel Canton Ticino. Ho sentito dire di un ticinese che in un anno s’è messo in tasca qualcosa come 12 milioni di franchi.”

L’Albero: “Certo che l’umano Fazio, in questo caso, fa quasi ridere… e sembra che possa rischiare di essere annoverato fra i poveri con solo 2 milioni e 800.000 Euro all’anno!!! Ma non credere che l’Umano ticinese sia il più ricco “come dipendente”. Le case farmaceutiche versano ai loro capi anche tanti milioncini.”

Conifera: “Non so com’è da voi in Svizzera, e non so neppure com’è qui da noi in Italia, c’è però in me la consapevolezza che, con la scusa di curare chi soffre, troppi “Grandi” s’arricchiscono… ed è un gran peccato perché mi sembrerebbe, da albero, che gli umani potrebbero avere una vita migliore se evitassero il dio soldo tanto come punto di partenza quanto come punto d’arrivo. Potremo parlarne coll’amico Alessandro… che faceva il medico… ed è ancora medico.”

Ingenua: “Certamente il mio amicone Alessandro è d’accordo. E spero che venga sempre a scaldare i miei legni… ed io gli farò tante coccole. Senti Alessandro i miei massaggini?”

Alessandro: “Non devi mica dirlo a tutti.”

Ingenua: “Scusami… ma cosa c’è di male se dico che sei il mio Umano preferito?”

Alessandro: “Lasciamo perdere. Ora vado via e vi saluto tutti e tutte con affetto.”

L’Albero e Petulante: “A presto Alessandro.”

Conifera: “A presto.”

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21 gennaio 2017

Petulante: “Passante? E fermati un attimo.”

Passante: “Ho molta fretta. Cosa vuoi dirmi?”

Petulante: “Sei tu che devi dirmi: laggiù vicino al Gran Sasso d’Italia hanno salvato altri umani? Tu hai la possibilità di vedere su internet; l’Alberone sul Lungolago e i suoi fratelli dormono e non ci dicono niente”.

Passante: “Senti, è molto bello poterti dire che ne hanno estratto vivi da quell’albergo “invaso” dalla slavina sicuramente 9 forse 10; e, anche se c’è un ferito, stanno tutti piuttosto bene”.

Petulante: “Ma che bello! Hai sentito anche tu Ulivo?”.

Ulivo: “Certo che ho sentito… che bella notizia.”

Ingenua: “Evviva, evviva… una notizia così bella scalda i legni della mia panchina”.

Ingenua... la sorella di Petulante.

Ingenua… la sorella di Petulante.

Ulivo: “Ma tu passante, lo so che facevi il medico, che effetto ti fa sentire che in tantissimi hanno lavorato giorno e notte per sperare di salvare delle persone, quando un po’ più in là degli umani, in nome di Dio, sembra si divertano a giocare con la vita di chi non la pensa come loro e alcuni umani come te vengono decapitati?”

Petulante: “Ho pensato la stessa cosa.”

Passante: “Mi piange il cuore… anche pensando che la Comunità mondiale, che a suo tempo fondò l’ONU, rimane a guardare perché non riescono a mettersi d’accordo. Sapeste quante volte, di giorno e di notte, abbiamo lottato in ospedale per salvare una vita e quelli, e non solo quelli, oltraggiano il mistero della vita… sì perché la vita è un mistero.”

Ulivo: “Ma non credi che anche certi gradi di malvagità degli umani possa essere considerato un mistero?”

Passante: “Hai perfettamente ragione. Ne potremo riparlare; ora devo proprio andare. Ciao a tutti.”

Petulante e Ulivo: “A presto. Ci piace chiacchierare con te.”

 

 

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venerdì 13 gennaio 2017

 

L’Ulivo: “Stanotte ho dormito poco mentre nevicava… mi son sentito schiacciare sempre di più. E poi, noi ulivi non amiamo il freddo intenso. Ho sentito quello che dicevate l’altro giorno. Non ho voluto interrompere perché l'”Albero” era un po’ assonnato. Quello che mi ha colpito di più di tutto quello che sta succedendo è che quella città che oggi si chiama Istanbul, fu fondata e inaugurata nel 33o dal grande Imperatore Costantino e si chiamò Costantinopoli. ”

L'Ulivo innevato!

L’Ulivo innevato!

Petulante: “Anch’io stanotte ho sofferto… più che altro per voi alberi. Riguardo a Costantino è vero! E fu proprio Costantino quello che diede la libertà ai cristiani.”

La "Petulante" fresca di neve.

La “Petulante” fresca di neve.

L’Ulivo: “E lui stesso si convertì al cristianesimo.”

Petulante: “Quindi Costantinopoli potrebbe essere considerata anche la culla della cristianità; proprio là dove l’Islam vorrebbe crescere ulteriormente e rischia di radicalizzarsi.”

Passante: “Buon giorno. Oggi fa freddo e non posso neppure sedermi un po’ su di te. Sei piena di neve.”

Petulante: “Mi dispiace. Anche mia sorella ha neve. Oggi pomeriggio dovrebbe venire vento forte; sicuramente porterà via la neve dagli alberi… anche dal mio albero.”

Passante: “Ma voi avete sentito che anche a Izmir (Smirne) c’è stato un attentato con dei morti? M’è dispiaciuto molto, non solo perché è diventato insopportabile questo “sport” di ammazzare i propri simili come se fosse un videogioco, ma anche perché io ci sono stato a Smirne.”

Albero: “Buon giorno a tutti.”

L'albero... la neve gli fa il solletico.

L’albero… la neve gli fa il solletico.

Petulante: “Sei sveglio? Ti abbiamo svegliato noi?”

Albero: “No no. È la neve che è caduta stanotte. Mi faceva il solletico… ogni fiocco che si posava…”

Passante: “Come dicevo, a Smirne c’ero stato e, mi era piaciuto molto vedere per la strada che c’era la bancarella che vendeva spremute di melograno.”

Bancarella a Smirne

Bancarella a Smirne

Albero: “Chissà che gusto ha. Noi beviamo solo con le radici. Dicevi di Smirne e dell’attentato. Ho pensato una cosa e cioè che l’attentato fa notizia anche se i morti sono “solo” 3 o 4. Qui c’è molta malvagità… sicuramente al limite della pazzia; ma i morti per freddo di quelle persone che hanno perso tutto a causa del “Malgoverno”, non sembra che siano ufficialmente defunte per mano di qualcuno malvagio al limite della pazzia, ma, semplicemente perché non erano riuscite a sopportare il freddo o perché chi avrebbe dovuto proteggerli (o aiutarli) ha preferito sentirsi importante andando magari in giro per il Mondo coll’aereo pagato dai contribuenti predicando “amore” verso il popolo? Ma questi “Governanti” non possono essere considerati al limite della pazzia, però un poco malvagi sì.”

Passante: “Caro Albero, credo proprio che tu abbia ragione. In Italia c’è tanta gente che muore di fame e deve ricorrere alla carità di molte organizzazioni.”

Ingenua che è sempre stata zitta: “Ma se certi Governanti hanno “lavorato” male e hanno permesso certe sofferenze gratuite, perché non vengono giudicati e, se considerati colpevoli, messi in galera?”

Petulante: “Cara sorella, sei proprio ingenua. Certa gente è intoccabile, e non bisogna mai pensar male di loro. Sai, per quanto lavorino male, c’è tanta gente che li osanna. Parlando male bisognerebbe dire che gli lecca quella parte che viene appoggiata su di noi panchine.”

Ingenua: “Ho detto qualcosa di sbagliato?”

Petulante: “Abbastanza. Loro non sbagliano mai, e, se sbagliano fanno carriera.”

Albero: “Lo capto sovente dai miei colleghi. Loro non sbagliano mai.

Ulivo: “Però, da quello che sento, gli umani o s’ammazzano fra di loro o viene loro permesso di morire dal Malgoverno. E poi ci sono quelli che s’abbuffano come maiali, diventano schifosamente grassi, e poi, per non morire, vanno dal dietologo.”

Albero: “Ma perché parli così male degli umani?”

Ulivo: “Ma io non ne parlo male. Semplicemente mi fanno ridere.”

Passante: “Caro Ulivo, quelle che hai menzionato, e che ti fanno ridere, sono una piccola parte delle “sofferenze gratuite”; sapessi, per esempio cosa succede negli ospedali! Ora vado a casa al caldo, perché stare qui in piedi a chiacchierare con voi è bellissimo, però mi vengono i piedi freddi; e poi, c’è mia moglie che mi aspetta.”

Tutti insieme: “Ciao, e tanti saluti a tua moglie.”

 

 

 

 

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Da "GRAZIA".

Da “GRAZIA”.


Caro Umberto Veronesi,
Non so se è vero quello che ho letto su GRAZIA del 5 ottobre scorso, ma se è vero bisognerebbe chiederti: “Come ti permetti di offendere gli Operatori Sanitari che credono “giustamente” nella Medicina Complementare (Non Alternativa)?… e la mettono in pratica con ottimi risultati?”

E poi, bisognerebbe che tu Professore, ex Ministro della Sanità, ti rendessi conto che il compito dei medici è quello di curare il sofferente con scienza (la loro scienza) e coscienza, nonché con umanità senza dover seguire delle direttive come le tue che ci obbligano a ricordare l’arroganza di certi “diktat” di un passato regime, almeno per il momento, non più attuale.

La Sanità italiana ha bisogno di efficienza e onestà; ha bisogno di strutture capaci di fare della diagnostica secondo le esigenze della popolazione. Chi soffre non deve aspettare mesi e mesi per poter accedere a certe pratiche diagnostiche di routine come una colonscopia o una visita cardiologica urgente.

Se hai a cuore il benessere della popolazione, anziché maltrattare la medicina complementare, sarebbe bello se stimolassi lo snellimento della diagnostica. Il cittadino poi, si rivolgerà a chi saprà meglio alleviare le sue pene.

Ti ho dato del tu perché si usa così fra colleghi… anche se non leggerai mai questa mia molto triste.

Quarchedundepegi

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PRIMO CAPITOLO

Il caso

Claudio è ormai piuttosto quasi vecchio… o vecchio davvero. Faceva il medico, lo faceva nel senso che non esercita più, ma è ancora medico. Sì perché la laurea in medicina e chirurgia rimane fino alla tomba.
Livia è la moglie di Claudio, molto più giovane di lui, ma con lui sposata da ormai 49 anni.
Fanno una vita abbastanza tranquilla anche se a Claudio piacerebbe andare sempre in giro. Dato che, si trovano ambedue piuttosto disturbati a livello intestinale, il modo migliore per andare a spasso, cosa che Livia accetta qualche volta di buon grado, è la crociera.

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Sono tornati il 9 maggio, da una bellissima crociera che li ha portati dal Mediterraneo fin sul Mar Baltico. Anche se la qualità del Servizio della nave non fu come qualche anno prima, è sempre molto bello potersi muovere “col proprio albergo” e trovarsi, o a navigare lentamente in un fiordo, o godere dalla propria cabina lo spettacolo di una città mai vista prima. Ogni giorno è diverso e lo spirito ne gode… anche senza sfrenati divertimenti che sembrano oggi indispensabili.

La nostra storia comincia il primo giorno del mese di giugno nel pomeriggio dopo pranzo. Livia, seduta sul divano, è sofferente; fa fatica a respirare, è angosciata e si rivolge a Claudio: “Non so cosa mi sta succedendo, ma, faccio fatica a respirare e mi sento come se il mio cuore ballasse nel torace. Non sto bene.”
Claudio, che, come abbiamo detto è medico, e ha, bisogna dirlo, l’esperienza di vent’anni di sala operatoria come anestesista in vari ospedali d’Italia e Svizzera, mette due dita sul polso di Livia: è bradicardica ed ha una frequente extrasistolia.
“Perbacco,” pensa Claudio “qui c’è una sofferenza cardiaca in atto.”
Bisogna sapere che nella cittadina dove abitano Livia e Claudio c’è un Centro Cardiologico che vuole sentirsi importante… al punto che è riuscito a collegarsi con l’Università di Zurigo.
Claudio è molto preoccupato, per cui telefona subito a questo Centro e comunica che porterà subito la moglie per una visita.
Livia, in condizioni di pronto soccorso, quindi con urgenza, viene visitata da una dottoressa che consiglia di mettere subito un Holter per le prossime 24 ore. “Sì” ammette la dottoressa “c’è qualche extrasistole, ma non credo assolutamente doversi preoccupare.”
“Capperi” pensa Claudio “qui non c’è solo qualche extrasistole, c’è un’extrasistole ad ogni pulsazione!… e le pulsazioni sono troppo poche. È bradicardia bella e buona! Vedremo cosa dirà domani l’Holter. D’altra parte io non sono cardiologo e, quando facevo l’anestesista, avevo sempre avuto un buon rapporto coi cardiologi. Aspettiamo con fiducia”.

Non tutti sono obbligati a sapere cos’è l’Holter. Viene in aiuto Wikipedia: “L’ECG dinamico secondo Holter è una metodica diagnostica utilizzata per monitorare l’attività elettrica del cuore durante un intervallo di tempo più o meno lungo, solitamente corrispondente a 24-48 ore, ma con i registratori di ultima generazione sino ad un massimo di sette giorni.”
In questo caso viene messo a Livia per 24 ore.
La notte passa bene, Livia riesce abbastanza a dormire, ma non è troppo tranquilla. Aspetta con ansia il momento in cui, il giorno dopo, potrà restituire l’apparecchiatura.
Penso sia necessario, da parte di ogni medico, riuscire ad essere un poco empatici specialmente quando un paziente ha problemi cardiaci e respiratori. Il paziente al quale viene applicato un holter, spera che le 24 ore passino presto per poter togliere l’apparecchio e poter sapere cosa c’è scritto (registrato) in quel marchingegno. Il paziente, che può soffrire perché “sente” il cuore o perché può aver fame d’aria, vede in quella “macchina” e nei suoi operatori, la speranza di veder alleviata la sofferenza.
Il giorno seguente Claudio accompagna Livia al centro cardiologico proprio con lo spirito ansioso di chi vuol sapere. Accade incredibilmente… l’imprevedibile!

È martedì tardo pomeriggio e Livia, dopo essere arrivati nel Centro Cardiologico, cerca con Claudio un’infermiera che possa togliere l’holter. Stranamente si crea un grosso problema: non si trova nessuno che possa farlo. Eppure loro sono sicuri di non essere in un supermercato e neppure in una panetteria; sono nello stesso posto dove il giorno prima un’infermiera applicò l’apparecchiatura a Livia. Ci vuole tanta pazienza… per fortuna alla fine si trova qualcuno che finalmente può togliere l’Holter.
A questo punto, pensa Claudio: “Speriamo che diano un’occhiata alle registrazioni e che ci dicano qualcosa, cosa si può fare, se è necessario prendere un qualche medicamento e come si può alleviare questa situazione di sofferenza.” Con fatica, proprio faticosamente, si trova la dottoressa del giorno prima. “Che bello! Fra poco sapremo qualcosa” dice Claudio a Livia.
Nossignori, non si creda che la sofferenza e l’urgenza vengano captate: “Posso darvi un appuntamento per venerdì pomeriggio.” è la risposta della dottoressa.
“Come, fra tre giorni? Ma noi siamo venuti d’urgenza, abbiamo bisogno di sapere cosa si può fare. Mia moglie sta male. Almeno avere una qualche indicazione circa ciò che è stato registrato” ribatte e quasi implora Claudio.
“Mi dispiace” chiude il discorso questa dottoressa “chi legge gli holter è molto occupato e non può prima di venerdì.”
Claudio non sa più come fare, cosa dire e cosa pensare. Vorrebbe urlare e dirne di tutti i colori a quell’insipido rappresentante della categoria medica che si defila senza null’altro rispondere. Torna a casa con Livia e telefona al medico che è ufficialmente di famiglia, cioè alla dottoressa Canapa che conosce da più di 30 anni: “Senti Giacinta, sono molto preoccupato. I medici del Centro Cardiologico hanno tolto l’holter di 24 ore a Livia, ma non potranno dirci nulla prima di venerdì. È inaudito. Qui c’è una sofferenza cardiaca; con queste extrasistoli e questa bradicardia, non so cosa fare.”
“Non farmi ridere” risponde la Canapa “qualche extrasistole non può produrre sofferenza cardiaca.”
Claudio, anche se non è d’accordo perché vede come Livia non riesce a muoversi come prima, ma al rallentatore, propone alla dottoressa di disdire l’appuntamento e di far mandare direttamente a lei il risultato dell’holter.

Va bene così… si fa per dire. Si decide, proprio quel venerdì di andare dalla dottoressa Canapa, e fare un prelievo di sangue per conoscere almeno la situazione dal punto di vista elettrolitico. Dopo il prelievo, finalmente questo “medico curante” mette due dita sul polso di Livia e si accorge che veramente qualcosa non va e si limita a dire: “Non mi piace”.

Arriva anche il referto del Centro Cardiologico che dimostra che non c’è solo qualche extrasistole: “Esame con numerosi artefatti. Ritmo sinusale. Non pause patologiche. Modesta incidenza di extrasistolia sopraventricolare con rare coppie e brevi run di tachicardia sopraventricolare ad inizio e fine improvvisi. Numerosissime extrasistoli ventricolari isolate monomorfe talora in bi e trigeminismo raramente in coppia. Paziente sintomatica su extrasistolia ventricolare prevalentemente nelle ore serali.”

Claudio aveva esercitato per molti anni in una cittadina in riva al mare dove, con Livia e tre figli, avevano apprezzato l’atmosfera mite dell’aria salmastra e la buona cucina. Emigrando definitivamente in Svizzera, avevano tenuto l’appartamento nel quale avevano vissuto; vi si recavano ogni tanto quasi come fosse un appartamento di vacanze. “Quasi” per il fatto che è rimasto tutto come allora e, quando ci si va… ci si sente a casa.
Avevano deciso di trascorrere alcuni giorni in quella località, fra l’altro per loro familiare, dove Claudio aveva in passato conosciuto molti colleghi. Non è solo un posto che si può definire bello. Per Claudio è bellissimo perché si trova sul “suo” Mar Ligure, per Livia, nata e cresciuta a Zurigo, fu una scoperta meravigliosa fatta di profumi, colori, gusti, sensazioni uniche nonché belle amicizie.
Quell’angolo di Mondo piacque molto anche a Monet che ne apprezzò particolarmente la luce immortalandone molti angoli suggestivi, fra cui questo.

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Decidono di andarci per qualche giorno e Claudio ne approfitta per far vedere il risultato dell’holter a un cardiologo suo buon conoscente… quasi amico che, forse un po’ troppo frettolosamente, consiglia: “In questo caso, trattandosi solo di extrasistolia con pressione normale, conviene o fare una buona visita cardiologica con ecografia o, ancora meglio, non fare nulla.”

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Ho esercitato per molti anni la professione medica. Mi sono alzato di giorno, di notte, alla mattina prestissimo, ho abbandonato il pasto nel mio ristorante preferito, ho interrotto la visione del film quando finalmente avevo trovato il film bello, ecc. ecc. In poche parole ero quasi sempre a disposizione dell’ospedale. Perché? Perché qualcuno stava male e bisognava fare di tutto per farlo star meglio o per evitare che intervenissero la Pompe Funebri.

L’ho fatto molto volentieri e mi struggevo nel profondo quando qualcuno preferiva, magari dopo giorni e giorni di fatiche, passare a miglior vita. Ma tutto questo è naturale! molto naturale.

Ma cos’ha a che fare con la natura dover vedere qualcosa come questo?

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Mi chiedo come si fa a distruggere una vita… anche una sola… con le proprie mani!

Ma perbacco! Quanti medici alle volte impegnati per una sola vita, e poi… e poi qualcuno che ha ricevuto il soffio vitale nello stesso modo come l’ho ricevuto io… si sostituisce al protagonista di un videogioco. Ma non è un videogioco! No. Sono vite umane palpitanti! Non so proprio di fronte a che cosa siamo. Mi chiedo solo perché bisogna faticare tanto per aiutare qualcuno a continuare a vivere e poi… quante famiglie devono “gratuitamente” soffrire!

La medicina, di fronte a una malattia, dovrebbe sempre chiedersi il “perché“. Non lo fa quasi mai o… raramente.

Di fronte a queste situazioni drammatiche, i “Grandi della Terra“, già un po’ di tempo fa avrebbero dovuto chiedersi: “PERCHÉ?”; ma non l’hanno fatto!

Ora siamo messi così e, sempre gli stessi Grandi della Terra fanno finta di difenderci.

MA LO FANNO CON AMORE PER NOI INERMI CITTADINI?

P.S: Sto leggendo un romanzo storico nel quale, un personaggio definisce i Grandi della Terra: Clowns impegnati in un eterno spettacolo da circo. Il riferimento è a Yalta.

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La “Malasanità” non è solo amputare la gamba sbagliata o lasciar morire un paziente dopo un intervento di tonsillectomia.

da Web

da Web

Malasanità è, in condizioni ordinarie (cioè senza la presenza di catastrofi annunciate), far aspettare una persona sofferente in un Pronto soccorso dalle 20.30 fino alle 3 di notte.

È appena successo a una mia parente che s’è “stupidamente” tagliata un dito e ha avuto bisogno di punti… dato che la ferita era profonda e lunga.

Non si può viaggiare a “colori” e far attendere 5 ore per dare 6 punti. Non si può far attendere così tanto perché non c’è il pericolo di vita.

CHI SOFFRE VA AIUTATO… ALLA SVELTA.

È un dovere sacrosanto dello Stato… specialmente se il sofferente è un contribuente (fa rima).

I Dirigenti della Sanità non riescono a rendersi conto che il loro comportamento (GESTIONE) è assimilabile alla peggior delinquenza?

Non si deve dare la colpa agli altri e tantomeno all’Europa.

Chi gestisce la Sanità in questo modo, oltre a non avere materia cerebrale non ha cuore.

CHE SCHIFO! SÌ, SONO PROPRIO SCHIFATO.

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