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Archive for the ‘paura’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Esistono moltissimi abissi. Ci sono quelli che fanno paura e quelli che fanno arrabbiare.
Prenderò prima in considerazione quelli che fanno arrabbiare; quelli dei politici, e particolarmente quelli dei “nostri” politici, quelli che tutti i giorni si presentano a noi per fare delle dichiarazioni o delle asserzioni. E dove sono gli abissi? Semplicissimo, fra quello che dicono e quello che fanno.
Ne considero solo due; uno piuttosto recente del nostro osannato Matteo Renzi che, da sindaco di un’importante città italiana è riuscito, senza essere mai stato eletto dagli italiani, capo del governo della Repubblica Italiana. È arrivato in un momento in cui la cittadinanza aveva bisogno che qualcuno portasse aria fresca e un pizzico di benessere.
Nel momento in cui sembrava che andasse tutto bene e i ristoranti italiani, secondo il Berlusconi, erano tutti con molti clienti, arrivò un certo Monti, buon parlatore, sempre calmo ed efficiente. Già in quel momento, fra il Berlusconi e il Monti c’era “un abisso” e l’Italia tutta cominciò a sperare. Chi governava sapeva il fatto suo. L’ammucchiata che si presentò all’italica stirpe non era fatta di politici di professione; era fatta bene, era fatta di tecnici che la sapevano lunga, che avevano studiato e insegnavano ai giovani. Erano degli intellettuali che, per salvare la Patria s’abbassavano a rango di “governanti”. Non sapevano cos’era la diplomazia, e ancor meno cos’era l’ipocrisia. Sembravano dei puri e gli italiani pendevano dalle loro labbra e, un certo numero si ritrovò sul lastrico… senza arte né parte.
Ecco che arriva Matteo Renzi; arriva a gomitate, d’altra parte credo che in politica sia un poco come il gioco del rugby, e riesce ad imbonire tutta l’Italia, o quasi tutta. Si capisce subito che farà molte cose belle… per far risparmiare gli italiani e snellire la vita di chi vuol lavorare. Per prima cosa, e in quattro e quattro otto, risolverà il problema della legge elettorale e farà scomparire le Province; e poi diminuirà le tasse e la disoccupazione. Insomma farà di tutto. Non dirà che migliorerà i Servizi, perché farà sicuramente parte di quel suo fantastico programma.
da web
Ecco l’abisso, fra quello che ci ha promesso e la situazione in cui ci troviamo oggi… che vede tanti poveri in più… veri poveri.
Ma, si sa, a metterlo sul podio della repubblica italiana fu un Presidente che qualcuno considera “salvatore della Patria”. Quel presidente non potrà mai considerarsi salvatore della nostra vera democrazia finché non avrà sconfessato quanto da buon comunista disse nel 1956, e cioè che in Ungheria i carri armati sovietici sparando sulla folla e uccidendo i rivoltosi “avrebbero rafforzato la pace nel mondo”.
C’è un abisso fra chi inneggia alla “carneficina” e pretende di salvare la democrazia di un popolo.
Comunque sia, si sa, i nostri Governanti furono sempre efficienti e pronti quando si trattò di salvare l’Italia dalle catastrofi. Grande fu Badoglio che, col suo Armistizio, non si capisce come poté essere così ingenuo, lasciò la metà dell’Italia allo sbaraglio in mano ai nazisti e l’Italia del Nord Est in mano alla ferocia dei titini.

Una foiba carsica.

Una foiba carsica.

Ed è qui che a partire dal 1943 i naturali abissi carsici poterono inghiottire migliaia di italiani, morti o vivi non importa; l’importante fu farli sparire perché non avessero più nulla da dire.
Certo, in quei momenti l’Italia non c’era e non poteva far molto, ma dopo, quando ricominciò ad esistere, dimostrò tutta la sua incapacità verso i compatrioti eliminati o profughi.
Le foibe o inghiottitoi avevano nascosto migliaia di persone e la politica di Tito aveva confiscato e statalizzato tutto. Chi aveva vissuto da sempre a Pola, fu obbligato ad abbandonare tutto da un giorno all’altro. Cosa fece il nostro Governo quando firmò il Trattato di Osimo per tutelare i connazionali profughi che avevano perso tutto?
Analogamente, cosa fece nel momento in cui la Slovenia e successivamente la Croazia chiesero di entrare a far parte dell’Unione Europea? Non tutti sanno che, nell’Istria oggi croata, dopo l’indipendenza della Croazia, inglesi, tedeschi e austriaci potevano liberamente acquistare immobili; agli italiani era vietato.
Mi sto documentando, ma credo che fra le malvagità degli italiani in Slovenia e nella ex Iugoslavia e le atrocità degli slavi verso gli italiani, non solo non fascisti, ma addirittura comunisti, ci sia veramente l’ennesimo “abisso”.

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Il terrore da terrorista è oggi di moda. Per molte persone, la parola terrore era quasi sconosciuta.
Grazie a quella che è stata la mia professione, conosco questa parola da molto tempo.
Il terrore è il massimo della paura. Bisogna però distinguere e non far scivolare tutto nel terrore… più o meno intenso.
Il primo gradino di quel disagio che può portare al terrore o al cosiddetto timor panico è la prudenza. Se una persona è prudente potrà sentirsi dire: “Tu hai paura di tutto”. Risponderà: “Non è vero. Semplicemente so che in certe situazioni bisogna stare attenti. È l’esperienza che mi ha insegnato questo.”
Quindi? Quindi, tanto per cominciare dobbiamo tenere nella giusta considerazione la forza dell’esperienza che è anche collegata alla storia… che non è altro che l’esperienza degli altri.
La paura, quel gradino oltre la prudenza, può essere patologico. Dico può, dato che non sempre deve esserlo.
Esistono, in medicina psichiatrica un’infinità di fobie (paure) che possono arrivare al terrore e sono sempre patologiche, come l’agorafobia (paura degli spazi aperti), l’aracnofobia (paura dei ragni) e la ginecofobia (paura della donna) tanto per citarne una minima parte.
Lo sbruffone, quello che vanta qualità che non possiede, non ha apparentemente mai paura. Guai essere sbruffoni o troppo sicuri di sé, se si deve fare un lavoro delicato o di responsabilità! Io stesso, che per venti lunghi anni, al servizio della chirurgia e del popolo, ho esercitato l’arte dell’anestesia (sì perché l’anestesia è un’arte), tutte le volte che dovevo iniziare un’anestesia, quando il paziente già si trovava sul tavolo operatorio, avevo un pizzico di paura (che significava anche rispetto). Non era una paura patologica: era la conseguenza di una situazione sconosciuta; non sapevo con precisione cosa sarebbe successo dato che ogni individuo sulla faccia della terra è diverso, ed io non potevo sapere prima come avrebbe potuto reagire alla “violenza” dei devastanti medicamenti che gli iniettavo. Sapevo solo che esisteva una statistica… che non era sufficiente… perché non tutti reagiscono nello stesso modo… altrimenti non si sarebbe chiamata statistica. E qualche volta questa paura poteva anche diventare qualcosa di più, perché accadeva l’imprevedibile e c’era la paura di non riuscire a risolvere il problema. Era una folle paura che non dovevo lasciar trasparire per non mettere in apprensione i colleghi e il personale che mi circondava… ma non era ancora patologica.

Ma quando la paura diventa patologica può passare nel regime del terrore senza accorgersene. Senza parlare del terrorizzato che alla domanda: “Perché hai paura?” risponderà: “Non lo so. Ho paura.”

Non vorrei parlare del terrore e del terrorismo che stimola molte persone e che ha una radice politica nell’incapacità dei Governanti, ma soprattutto nel non aver saputo valutare… ciò che sarebbe stato possibile fare.

Apro un capitolo particolarmente interessante che stimola l’incredulità del lettore: la paura, il timor panico che apparentemente esiste senza alcuna ragione. Quelle paure abbastanza di moda che sentiamo frequentemente denominate “crisi di panico”.
Hanno sicuramente sempre un perché se è vero che Nulla si crea e nulla si distrugge e che Non può esserci un effetto senza una causa. In questi casi, trovare la causa, può essere difficile o impossibile. Può però essere giusto utilizzare gli strumenti idonei per cercare quel perché, anziché inondare d’emblée di psicofarmaci un organismo.
Ricordo un caso emblematico di una giovane donna sofferente di crisi di panico. Ebbene, questa persona guarì perché, intollerante al frumento (frumento non glutine) eliminò dalla propria dieta tutti gli alimenti che contenevano frumento, come pane, pasta e pizza, e, in un secondo tempo accettò l’ipnosi medica che la portò a focalizzare il perché di quell’intolleranza: “In tenera età, mentre mangiava la pastasciutta (frumento), fu maltrattata dalla madre che normalmente era con lei affettuosa e amorevole. Ebbe paura (panico) di perdere l’affetto della mamma”. Non è questa la sede di analizzare il perché del pessimo momentaneo comportamento della madre; è sufficiente dire, senza scendere nei particolari dell’iter terapeutico, che un po’ di tempo dopo, questa donna, non solo non ebbe più crisi di panico, ma poté ricominciare a mangiare cibi contenenti frumento.

Questo non è un caso limite, bensì una di quelle patologie che ha permesso con successo la ricerca del perché.

Sappiamo tutti che esistono persone che hanno il terrore del dentista e preferiscono lasciarsi marcire i denti in bocca piuttosto che andarsi a sedere su quella poltrona, e persone che si fanno un mucchio di gradini a piedi piuttosto che entrare in un ascensore… e così via; si potrebbe continuare per un po’.

L’argomento è interessante e potrebbe continuare. Esiste anche la paura di non riuscire del terapeuta… di fronte a un caso difficilissimo. Lo dimostrano un pochino le vignette, “Prima e Dopo la Cura” che mi fece un umorista quando a Bordighera era in auge il “Salone dell’Umorismo”.

Prima della Cura

Prima della Cura

Esiste anche la soddisfazione di essere riusciti… anche non come previsto.

Dopo la Cura

Dopo la Cura

E questo dimostra che, non solo in anestesia… può succedere di tutto.

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Eccolo che è arrivato.
Vi presento la copertina:

Copertina TUTTO VERO - istantanee di vitae l’Ultimo di copertina… se si chiama così:

Ultimo di Copertina TUTTO VERO - istantanee di vita

C’è l’ISBN e il http://www.fontanaedizioni.ch che ha curato la stampa.

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TESORETTO

Dopo Prodi ho sentito di nuovo parlare di TESORETTO. Da quello che ho capito dovrebbe venire dagli evasori fiscali.
Guardate intanto il titolo di un articolo che ho trovato sul CORRIERE DEL TICINO del 21 febbraio 2012.

Dal CORRIERE DEL TICINO del 21 febbraio 2012

Forse più che vantaggi fiscali sperano nella sicurezza e nella tranquillità.

Il cittadino italiano ha bisogno di sapere che se paga le tasse ha anche il diritto di essere tutelato.

E non potrebbe essere la paura il motore principale che spinge queste persone a espatriare? È solo una domanda.

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Certe immagini…

Da "Tages Anzeiger" - LA COSTA CONCORDIA

Fanno troppo male.

E lasciano senza parole.

Ma non deve essere così; dicono che bisogna reagire.

Ma in che modo si dovrebbe reagire?

Superata la fase di tristezza e la comprensibile curiosità che cerca di arrivare a capire come abbia potuto accadere una tragedia simile, oggi mi trovo a considerare brevemente in questo modo:

Se è vero che a guidare una nave dovrebbe essere un individuo per lo meno equilibrato, se è vero che l’incomprensibilità del naufragio può essere solo la conseguenza di energie sconosciute o della mente di uno squilibrato, se è infine vero che le condizioni del mare erano ideali, di fronte a una tragedia di questo genere “semplicemente incomprensibile”, è giustamente importante e necessario indagare la mente non solo del capitano, ma anche l’operato di chi gli ha permesso di fare quel lavoro di così alta responsabilità.

Da "Tages Anzeiger"

Nello stesso modo come ipotizzai che “il grande” Bush avrebbe dovuto essere deferito al Tribunale internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità, analogamente dovrebbe essere necessario analizzare dal punto di vista giuridico la situazione dello Staff dirigenziale di Costa Crociere.

Come è possibile che si permetta ad un pazzo di dirigere una nave di simili proporzioni?… senza dimenticare che certi comportamenti ledono anche la figura di una nazione già “culla di civiltà”.

Da "Tages Anzeiger"

Tutti possono sbagliare. A certi livelli però certi errori non si possono e non si devono tollerare. Sono troppo gravi. È solo questione di organizzazione. E l’organizzazione viene dalla Direzione!

UN TEMPO UN CAPITANO MORIVA CON LA PROPRIA NAVE… OGGI FUGGE PRIMA DI AVER EVACUATO LA NAVE… PRIMA CHE TUTTI I PASSEGGERI SIANO SCESI A TERRA?

FUGGE PER PAURA?

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Dedico questo articolo al mio nipotino n° 1 che proprio oggi inizia il proprio iter scolastico.

La stesura di questo mio lavoretto da bloggeur è iniziata qualche mese fa.

Abbiamo portato a casa i nipotini.
È l’ultimo giorno di asilo. Il grande andrà presto a scuola.
Per la prima volta mi ha chiesto della mia vita nell’arte sanitaria; ha voluto sapere cosa facevo come dottore e dove lavoravo. Combinazione si stava passando proprio vicino all’ospedale dove lavorai e dove mi operarono la prima e la seconda volta.

Quell’Ospedale era nuovo di zecca e in quell’Ospedale mi trovai, nel marzo del 1980, a inaugurare, come anestesista, le nuovissime sale operatorie.

L'OSPEDALE DI LUGANO

Il mio lavoro era quello dell’anestesista.

Ricordo che mi sentii lusingato a dover prestare la mia opera in quell’occasione. L’interesse era tutto professionale. In quell’occasione, che ben ricordo, ero molto più interessato alla buona riuscita tecnica di quanto stavo per fare, piuttosto che alla necessità di lenire la sofferenza del paziente. Anestetizzare qualcuno in un complesso nuovissimo di sale operatorie era come tagliare un nastro che introduce a una mostra o a una fabbrica… e l’ospedale è un po’ come una fabbrica!

Quando il nipotino mi chiese della mia vita professionale, pensai, purtroppo molto di più al mio ricovero. 

Ho dovuto pensare a quel passato piuttosto “frastornante”; al momento in cui ebbi la conferma del cancro.

Nella vita esiste indubbiamente la fortuna e la sfortuna; esiste anche la capacità di rendersi conto che non sempre la sfortuna è tale. Molte persone decisamente fortunate imprecano a più non posso quando la fase fortunata rallenta andando verso la normalità facendo loro credere di essere “sfigati”.

Già l’avevo immaginato; il giorno però in cui mi sentenziarono la vera necessità di affidarmi al chirurgo a causa di un semplicissimo cancro, pensai proprio alla sfortuna.

LA SFORTUNA!

Dopo aver fatto tutto il necessario burocratico, venne quel giorno per me “terribile” nel quale, per la prima volta nella mia vita di medico, e per giunta di anestesista, sarei passato dalla parte dei “pigiamati” obbligato a lasciar fare ai “camici bianchi”.

Il mio bellissimo e affettuosissimo nipotino mi fa ricordare, suo malgrado, quel momento tutto mio psicologicamente drammatico.

Quel momento in cui entrai in ospedale e incontrai l’infermiera che mi indicò in quale camera avrei dovuto andare, è profondamente impresso nella mia mente. In quel momento avrei voluto scappare. Fu uno di quei momenti che non dovrebbero mai verificarsi perché accadono solo agli altri.

Avevo visto frequentemente il volto smarrito di chi arrivava in ospedale sofferente e doveva ricevere le cure dalle persone della mia categoria.

FONENDOSCOPIO

Anni prima avevo percorso più e più volte quei corridoi col mio camice bianco e il mio fonendoscopio che mi permetteva di far parte della categoria degli ufficiali; ero salito e sceso innumerevoli volte su quegli ascensori alla ricerca del paziente al quale il giorno seguente avrei iniettato la pozione “magica” che l’avrebbe mandato nel mondo chimico dell’incubo; avevo utilizzato più volte quegli ascensori con la chiave che dava priorità assoluta chiamato a tentare di mantenere vitale un organismo (o un corpo) che era ormai arrivato alla fine dei suoi giorni terreni.

Mentre entravo in quella stanza con un solo letto, il mio, che odorava di pulito e che mi era stato gentilmente riservato, ricordavo anche come innumerevoli volte, alla fine di un’interminabile mattinata, immerso nella deleteria aria condizionata delle sale operatorie,  potevo crearmi un velocissimo intermezzo per rifocillarmi e riscaldarmi le ossa. Sarei ritornato poco dopo a propinare altre droghe micidiali per la soddisfazione del chirurgo e il probabile benessere del mio prossimo.

Da "OSPEDALE S. MARTINO DI GENOVA - In sala operatoria non è "sempre" così!

Potevo anche ricordare gli anni passati in sale operatorie di altri ospedali dove dovevo saper fare tutto perché ero solo e non avevo diritto di aver paura.

Anche in questo momento sono solo. L’infermiera gentilissima che non conosco, ma che imparerò a conoscere, mi accompagna in camera. C’è anche mia moglie che soffre insieme a me. Ma io sono solo. Se potessi mi bloccherei tutto e mi metterei a fare la statua… così il male non potrebbe progredire e non dovrei utilizzare quel famigerato letto. Sono solo… ma non lo dico a nessuno.

Leggo su un sito dell’Ospedale S. Martino di Genova:”   In Italia giornalmente circa 10.000 Anestesisti Rianimatori svolgono la loro opera in diversi settori, che vanno dall’assistenza anestesiologica in Sala Operatoria alle attività in Terapia Intensiva; dall’ambito della Terapia del Dolore al campo della Ossigenoterapia Iperbarica, all’assistenza domiciliare a Pazienti affetti da particolari patologie “critiche”…

Che esercito! Oggi sicuramente più numeroso che allora. Me ne capitò uno buono!

Nella mia situazione particolare non posso dire di aver avuto paura di morire; probabilmente ero terrorizzato al pensiero del dopo… anche considerando la diagnosi di partenza!

Svariate sono le ragioni per cui reputo interessante il ricordo di quei momenti; due in particolare:

La prima ragione, importantissima, è che ho imparato a conoscere i miei colleghi… specialmente per quel dopo a volte veramente difficilissimo.

La seconda ragione è che ho imparato qualcosa di unico e cioè che se si vuol fare il medico o anche lavorare a livello infermieristico bisogna usare l’amore.

È per questa ragione che posso considerarmi fortunato.

DOSSO DOSSI - Il Caso e la Fortuna

Perché fortunato? Perché malgrado svariate vicissitudini non sempre belle, al limite della potabilità, riesco a vivere in modo quasi normale ma con un bagaglio di esperienze veramente tale per cui potrei quasi soffrire di “Complesso di superiorità”.

Da quando ho cominciato a scrivere a tutt’oggi, è passato un po’ di tempo; oggi però, proprio oggi il mio nipotino va a a scuola. Oggi è il suo primo giorno di scuola. Sono sicuro che riuscirà bene… il che basta!

Un bellissimo momento di un mio ricovero, me lo diede proprio lui; e, ancora oggi quando lo racconto, mi commuovo:

Ero nel mio letto e lui mi venne a trovare con la mamma. Ero dolorante e ancora nell’impossibilità di alzarmi. Ma lui non lo sapeva, avrebbe voluto vedermi in piedi. Vide le mie pantofole, le prese e le mise silenziosamente sul mio letto; voleva che mi alzassi.

In quell’occasione aveva poco più di un anno.

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