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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 5 ottobre 2017

Personaggi:
 Albero Pino, Alessandro e  Panchina Belvedere.

 

Pino : « BUON GIORNO Alessandro. Cosa fai da queste parti ? »

 

L’Alpero PINO

Alessandro : « Ma che domande ! Lo sai che mi piace venire da queste parti e passare la frontiera. Anche se ho la cittadinanza svizzera e la metà del sangue svizzero, sono nato e cresciuto in Italia. E, da italiano, in Italia ho studiato… e in Italia mi piace andare a respirare un po’ di quell’aria inquinata dall’irragionevolezza dove tutti si lamentano, piangono e giocano al furbetto… »

Pino : « Come sarebbe a dire ? Da quello che mi raccontano i miei colleghi coi quali ogni tanto mi collego l’Italia è così bella… »

Alessandro : « Certamente. L’Italia non solo è bellissima, ma è addirittura unica. Non esiste sulla faccia della Terra una Nazione così bella e così completa… sempre considerando che ha una superficie piuttosto piccola. Basta varcare il confine che si respira un’aria diversa… più viva, più malsana e più accativante. »

Pino : « Ma che dici ? Mi colleghi il vivo al malsano ? Non sono l’uno il contrario dell’altro ?»

Alessandro : « Hai ragione… sì, sì, quei due concetti non possono coesistere in un Paese normale ; in Italia sì… perché l’Italia è il Paese delle contraddizioni e dell’irragionevolezza. L’Italia è il Paese dei furbetti. »

Pino : « Perché furbetti e non semplicemente furbi ? »

Alessandro : « Se tu attraversassi il confine e andassi in un qualsivoglia esercizio, potrebbe succederti che l’esercente « si dimentichi » di darti lo scontrino… quello relativo a quello che tu hai acquistato. È obbligatorio in Italia.  Il problema è che se gli scontrini vengono sempre rilasciati, l’esercente non può evadere il fisco… ma il fisco è ancora più furbetto… anzi disonesto perché dovrebbe restituire al cittadino dei « Servizi »… e non lo fa nel modo giusto.»

Pino : « Non hai risposto alla mia domanda. »

Alessandro : « Hai ragione. Furbetto, perché il cittadino italiano, nel momento in cui si comporta contro le regole, è convinto di far bene… dato che la Nazione nei riguardi della quale sgarra si comporta… da matrigna.

Pino : « Ho capito che vieni volentieri qui perché ti piace attraversare il confine, quasi come un ritorno a casa, recentemente però ti ho visto arrivare col trenino con tua moglie e i tuoi nipotini… e non siete andati in Italia. »

Alessandro : « Mi controlli ? »

Pino : « Ma noooo. M’è piaciuto moltissimo seguirti e vederti con tua moglie e coi tuoi nipotini. Eravate troppo belli !… quasi da commuoversi. »

LA PANCHINA BELVEDERE A PONTE TRESA

Alessandro : « È vero, siamo andati sul vaporetto. Questi miei nipotini sono fantastici e, in più, sono sinceramente gratificanti. Siamo partiti da Ponte Tresa Svizzera… proprio in quel punto che fa confine con l’Italia e siamo andati fino a Lugano. Giornata bellissima e temperatura ideale. Ora però vorrei mettermi un attimo tranquillo sulla Panchina Belvedere qui vicino a te.»

Panchina Belvedere : « Ciao Alessandro. Sono contenta che oggi ti fermi un pochino qui su di me. Ti ho visto passare tante volte, ma non ti sei mai fermato. »

Alessandro : « È sempre una questione di tempo. Noi Umani, chissà perché dobbiamo sempre correre… dobbiamo andare sempre più veloci… sembra non si abbia mai tempo per pensare. »

Belvedere : « Ma io lo so perché. Perché fermarsi a pensare potrebbe far paura, e potrebbe dimostrare che tutte le corse che voi Umani fate sono abbastanza inutili… per non parlare delle corse che fate per diventare sempre più ricchi… sempre più ricchi alcuni e sempre più poveri altri. Ma non avete ancora imparato che tutto quello che avete è in prestito ? »

Alessandro : « Scusate se v’interrompo. Considerate un po’ la tranquillità di questo gabbiano che sembra se ne freghi di tutto e di tutti. »

 

IL GABBIANO… ORSO

Pino : « Sei scusato caro Alessandro. Cara Belvedere non ti facevo così saggia. Hai infatti perfettamente ragione. Tutti questi Umani che corrono, corrono, corrono per accumulare ricchezze. Anche le nostre Poste… che dovrebbero essere al servizio del cittadino vogliono guadagnare tanti milioni. Oggi però sono contento per Alessandro e mi fa piacere seguire i suoi panorami. Lui con la sua consorte e due magnifici nipotini… e senza correre. Certo che tu, da dove ti trovi, hai potuto vedere bene l’arrivo del vaporetto sul quale è salito Alessandro con moglie e nipotini.»

ARRIVA IL BATTELLO

Belvedere : « Proprio così.  Ora voglio seguire anch’io le belle foto che ha fatto Alessandro. In ogni caso lo vidi partire, proprio a pochi passi dal varco doganale.»

 

SULLO SFONDO È POSSIBILE VEDERE LA DOGANA ITALIANA.

Alessandro : « Una volta partiti, il vaporetto raggiunge l’imbarcadero italiano, proprio al di là del confine a pochi metri di distanza… se qualcuno vuole scendere o salire. A questo punto fu interessante il particolare che il battello dovette attendere con ansia… e spreco di tempo che il doganiere italiano si degnasse di essere presente… come se non sapesse che a quell’ora avrebbe dovuto presenziare all’attracco e all’eventuale salita o discesa di passeggeri. Qui se ne sta andando e il vaporetto può ripartire.»

IL DOGANIERE ITALIANO RITORNA SUI SUOI PASSI.

Pino : « Hai ragione… anche se non l’hai detto. Anche qui in Svizzera, sembra che piano piano non siano più le Istituzioni al servizio del cittadino, ma il cittadino al servizio dello Stato e delle Istituzioni. Quel doganiere avrebbe dovuto essere lì prima dell’arrivo del vaporetto. »

Alessandro : « Lasciamo perdere e godiamoci la gita ; sì, perché dopo la partenza abbiamo potuto godere del passaggio in un tratto molto stretto… quasi un canale. A destra l’Italia e a sinistra la Svizzera : due mondi così simili dove si parla la stessa lingua e, addirittura quasi quasi lo stesso dialetto, ma si vive in modo diametralmente opposto. Questa porzione d’Italia è in provincia di Varese (ho detto provincia, ma Matteo Renzi ha eliminato le provincie… e allora come si fa ?) e, lungo il confine, oggi gli italiani non vivono male ; un po’ perché molti svizzeri passano la frontiera per fare acquisti in Italia, e molti italiani passano la frontiera (frontalieri) per venire in Svizzera a lavorare… con stipendi ben superiori a quelli della Repubblica. »

ITALIA – UN PARCO GIOCHI.

Pino : « È vero. Alla mattina e alla sera c’è sempre una coda interminabile di auto, e moltissimi usano il trenino per andare a Lugano a lavorare. »

Alessandro : Il battello scivola leggero sull’acqua e noi possiamo goderci la gentilezza di un cameriere che ci porta tutte le bibite che desideriamo… perché abbiamo tutto il tempo che vogliamo prima di arrivare a destinazione.

I miei nipotini, mentre si gustano gioiosi la bibita offerta dai nonni, si guardano attorno, e vedendo la costa un po’ italiana e un po’ svizzera non possono rendersi conto di quanto fosse stato tragico quel passato che vide un’Italia belligerante e una Svizzera isola di pace e rifugio, quando possibile, di ebrei.

A SINISTRA C’È L’ITALIA, A DESTRA LA SVIZZERA.

Belvedere : « Io non c’ero ancora, ma sicuramente passavano proprio da qui tutti quegli ebrei che erano riusciti a passare il confine. Lo so, l’ho sentito dire che c’erano in Italia molte organizzazioni che cercavano di portare in salvo gli ebrei… e se riuscivano a passare il confine con la Svizzera erano salvi.

Non fu comunque sempre così… non sempre chi fuggiva dagli orrori della guerra e dagli orrori di un regime follemente xenofobo che tentò di eliminare gli ebrei dalla faccia della Terra, riuscì a trovare rifugio nella Confederazione.

Pino : « Ma cosa stai dicendo ? »

Belvedere : « Semplicemente che ci furono « tempi bui » nella nostra Svizzera, per cui, ai tempi del nazionalsocialismo tedesco, non sempre gli ebrei ebbero accoglienza… nel senso che furono respinti. »

Pino : «E tu come fai a saperlo ? »

Belvedere : « È già successo che chi posa le sue chiappe su di me, non sempre parla di stupidaggini o si telefona per non dirsi nulla se non : « Dove sei ? »… « E tu ? », ma parla e discute seriamente anche di problemi storici interessanti come questo. Potremo riparlarne perché degno di riflessioni. Ora continuiamo a seguire il vaporetto con Alessandro. »

Alessandro : « Sì, ora il battello supera il canale e si dirige verso Porto Ceresio… in Italia. È bello osservare qualche bella costruzione… come questa.

UNA VILLA SULLA COSTA ITALIANA.

Anche se questo non è il Lago di Como con le sue splendide ville, fa piacere osservare come anche su questo lago ci siano, o ci siano state delle belle costruzioni… addirittura altisonanti come la Villa Branca… che ora non c’è più perché è stata demolita per far posto a moderni appartamenti residenziali.

VILLA BRANCA recentemente demolita…

 È vero, certe ville sono oggi una specie di assurdo se si considerano le monocamere nelle quali si stipa il Genere Umano… però, erano, e quelle che sono rimaste, belle da vedere e riescono a ricordare come si poteva vivere all’inizio del secolo scorso con, alle dipendenze, una servitù poco pagata e con qualche diritto in meno… di oggi.

…che ha lasciato il posto a questo COMPLESSO RESIDENZIALE.

Oggi ci sono i diritti, i doveri, i sindacati e tante leggi che dovrebbero tutelare la dignità della donna, dell’uomo e dell’animale… ma permettono, « senza colpo ferire », i massimi oltraggi a intere popolazioni e, perché no, anche a quelle fanciulle che hanno voluto, o hanno avuto la disgrazia, di nascere dove gli « usi e i costumi » non tengono in nessun conto l’integrità fisica. »

Pino : «A chi stai alludendo ? »

Belvedere : « So io a chi allude ; a quanto sta accadendo coi migranti, ma, particolarmente al maltrattamento di giovani bambine e fanciulle… anche qui da noi. Perché certe popolazioni si portano dietro certe vigliaccate ? Le ho chiamate vigliaccate perché sono talmente mostruose che non è possibile trovare delle parole più appropriate. Penso infatti che l’Umano vigliacco sia il peggiore essere che possa esistere.»

Alessandro : « Dici proprio giusto cara Belvedere. Ora andiamo avanti. Siamo arrivati a Porto Ceresio. Siamo sempre in provincia di Varese. A Porto Ceresio, fino al 2009 arrivava la ferrovia ; ora è, pare temporaneamente, sospesa per il fatto che dovrebbero « produrre » quella ferrovia che dalla Svizzera dovrebbe arrivare alla Malpensa. L’interessante è che, ai tempi del fascismo avrebbero voluto far proseguire questa ferrovia fino a Lavena Ponte Tresa, e, da qui collegarsi con la ferrovia che va a Lugano. Non se ne fece nulla perché, dovendo la Svizzera cambiare lo scartamento, solo se fosse stata realizzato il tratto italiano, le Ferrovie Svizzere pare si trovassero a fidarsi poco del regime italiano.

Chissà… forse ora l’Italia mantiene di più i propri impegni ? Non credo proprio… anche se mi dispiace dirlo.

PICCOLA SOSTA A PORTO CERESIO.

A Porto Ceresio ci fu l’imbarco di due persone e il battello proseguì per Brusino Arsizio.

S’attraversa ancora una volta il confine.

Alla nostra destra c’è una montagna che regalò agli archeologi svizzeri molti reperti. È il monte San Giorgio. Nel punto in cui attracca il battello è visibile la scritta FUNIVIA e i cavi che salgono e che portano a Serpiano.

Chi vuole salire sulla montagna da questa parte potrà godere di un panorama mozzafiato.

BRUSINO ARSIZIO : La stazione della Funivia.

Da Brusino Arsizio il nostro vaporetto attraversa lo specchio d’acqua e raggiunge Morcote… che è il Borgo più bello della Svizzera.

UNO SCORCIO DI MORCOTE DAL BATTELLO.

Pino : « Morcote, oltre ad essere il borgo più bello della Svizzera ospita dei miei parenti « stretti stretti ». Cinque bellissimi gemelli.

Alessandro : « Lo so, lo so… e te li ho anche fotografati. Mi hanno fatto venire in mente le bellissime cascate che vidi in Norvegia durante una crociera… un po’ di anni fa. C’è solo una piccola differenza che le cascate della Norvegia sono due in più… e cioè sono 7. Quelle sono « le sette sorelle ». Guarda che belli i tuoi parenti! Chissà che un giorno non possa andare a far quattro chiacchiere con loro.

I CINQUE FRATELLI DI MORCOTE.

Pino : « Sei molto gentile ad averli fotografati. Ora diventeranno famosi. Io lo sono già… grazie a te. »

Alessandro : « Se riuscirò ad intervistarli, dici che parleranno tutti insieme o uno alla volta ? »

Pino : « Quando li contatto parlano tutti insieme. Anche se sono gemelli, ognuno ha la sua personalità… è così anche fra voi Umani. Ho già visto passare degli Umani gemelli perfettamente uguali, ma non nel pensiero. Riuscii a captare differenze di pensiero. Però voi Umani non l’avete ancora capito che ognuno di voi è diverso e irripetibile. Ci sono alcuni Umani che vogliono imitare in tutto e per tutto personaggi famosi, e sbagliano perché perdono la propria personalità senza mai eguagliare quel personaggio, ma c’è anche la caparbietà delle case farmaceutiche che, per dimostrare la validità di questa o di quella chimica, prendono dei gruppi fino a 500 Umani e più, con gli stessi sintomi, che non saranno mai vissuti nello stesso modo, e pretendono di sperimentare il medicamento propinandolo « uguale per tutti ». Ma voi Umani siete tutti diversi, fisicamente e psicologicamente, ma anche la vostra anima è diversa, e Loro, per arrivare a vendere veleni spesso micidiali, riescono a mettere insieme tanti Umani diversi come se fossero uguali. E purtroppo anche noi vegetali, in ultima analisi, subiamo i vostri veleni.»

Belvedere : « Hai ragione. Anch’io mi accorgo di come ogni Umano sia a sé stante… cioè ognuno diverso dall’altro. Lo sento da come sta seduto, da come muove le chiappe, da come scoreggia e, quando parla, trasmette i suoi pensieri anche con vibrazioni particolari a livello dei glutei. Gli Umani, fra di loro, si mettono quasi sempre la maschera e riescono facilmente a imbrogliarsi a vicenda, con noi panchine non possono farlo  perché, è inutile, le chiappe parlano… naturalmente bisogna saperle ascoltare. Che poi, anche se la mia può sembrare una spacconata, forse qualcuno avrà sentito parlare di Ermete Trismegisto con la Teoria del «Come sopra così sotto ». Quindi attraverso i movimenti fini delle chiappe comprendiamo le finezze dei cervelli umani. »

Alessandro : « Mi sembra, cara Belvedere che tu stia andando un po’ troppo lontana… anche se hai avuto ospiti molto… diciamo filosofi.

Ora però il nostro viaggio sull’acqua del Ceresio continua e procede verso Melide. Non è molto lontano e dobbiamo prepararci a scendere. Il vaporetto LUGANO col quale siamo partiti, non andrà a Lugano, ma si dirigerà verso Capolago. Noi qui avremo la coincidenza con un battello, il SAN GOTTARDO, che ci porterà a casa… sì, perché abitiamo a Lugano.

Non sarà così per i nostri carissimi nipotini. Loro abitano sulle alture, poco lontano da Lugano, e, dopo questa stupenda gita staranno a pranzo dai nonni…

…e a loro piace moltissimo rimanere a pranzo dai nonni ; sì, perché quello che fa la nonna è sempre ottimo. »

IL BATTELLO « LUGANO » CI LASCIA…

…E IL « SAN GOTTARDO » STA PER ACCOGLIERCI.

Pino : « Mi piace sentirti dire che i tuoi nipotini apprezzano molto la cucinsa di tua moglie. »

Alessandro : « Ti ringrazio. Ora voglio farvi gioire : questa è la vista che è possibile godere da Serpiano.

IL PANORAMA DA SERPIANO

Ricordate quella stazione di funivia che vi avevo mostrato qualche foto fa? Quando s’arriva in cima si può, almeno per un lungo attimo, dimenticare tutto.

Purtroppo il giorno che feci la foto c’era un po’ di foschia… però si può ugualmente apprezzare il panorama. Quello che vedete è il Ponte-diga che taglia il lago per permettere di andare da Lugano a Chiasso e in Italia. Ci passa il treno e l’autostrada. Il paese a sinistra è Melide, e laggiù in fondo c’è Lugano. Col battello San Gottardo andremo a Lugano passando sotto il ponte. »

Belvedere : « Scusa la mia curiosità, ma quando l’hanno costruito questo ponte-diga ? »

Alessandro : « Per la strada normale nel 1847. Poi, nel 1874, di fronte alla necessità di collegare la ferrovia da Lugano a Chiasso, il ponte fu allargato coi binari delle Ferrovie Federali Svizzere. È del secolo scorso l’aggiunta dell’autostrada.

Per quanto riguarda la ferrovia è interessante considerare che, proprio negli anni in cui sul ponte-diga di Melide si lavorava per i binari del treno, da due anni si lavorava per il tunnel del San Gottardo… che fu aperto nel 1882. Allora sì che i treni andarono da Milano a Zurigo.

Prima di continuare, vorrei presentarvi la cartina del Lago di Lugano presa dall’orario della NAVIGAZIONE LAGO DI LUGANO.

In alto a sinistra c’è Ponte Tresa da dove siamo partiti, in basso, sempre a sinistra Porto Ceresio, e, ben chiaro, aquasi nel centro della figura c’è Melide… dove ci troviamo prima di passare sotto il ponte-diga.

MELIDE DAL VAPORETTO.

Dopo essere passati sotto il ponte-diga, andiamo dritti verso Lugano, ma passiamo davanti a Campione d’Italia, comune italiano completamente circondato da territorio svizzero.

CAMPIONE D’ITALIA E UNA FANCIULLA COI CAPELLI AL VENTO.

Pino : « Tu Alessandro sei già stato a Campione ? »

DUE DEI FRANCOBOLLI DI CAMPIONE

Alessandro : « Sì, più di una volta. Mi sono anche divertito, partendo dalle buche delle lettere, a raccontare qualche particolarità di questo comune italiano… che, fra l’altro, nel periodo terribile in cui si trovò l’Italia dopo l’8 settembre 1943, ebbe francobolli propri. »

Pino : « Ci piacerebbe saperne di più, ma, in questo momento preferisco vedere la fine di questa tua navigazione con tua moglie e i tuoi nipotini. »

Alessandro : « Ormai siamo quasi arrivati. Non rimane che dare un’occhiata a Lugano dal battello e prepararsi a scendere. »

LUGANO DAL BATTELLO.

Mentre scendiamo e andiamo all’autobus che ci porterà a casa… anch’io riprenderò il trenino e tornerò a casa. Prima però vi saluto e vi ringrazio della compagnia.

Pino e Belvedere : « Anche noi ti salutiamo e speriamo di vederti presto. »

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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Tutto cominciò all’inizio di novembre del 2016.
Passando distrattamente sul marciapiede, sempre distrattamente, notai un uomo adulto che parlava col suo telefonino comodamente seduto sulla Panchina N°2.
Fosse la prima volta che vedo una persona seduta su una panchina a parlare con qualcuno col cellulare.
Proseguo la mia marcia verso il supermercato da qualche anno fornitore delle nostre necessità manducatorie.
Non rimasi molto nel supermercato e, col mio fido sacchetto di plastica capace di far risparmiare sofferenze al pianeta terra… sì perché uso sempre quello per svariati mesi anziché pretenderne sempre di nuovi da buttare… quando ancora sono usabili, torno sui miei passi verso l’abitazione che, oltre ad accogliere me, accoglie anche mia moglie.
Ripassando vicino a quelle panchine, vidi che quell’uomo stava ancora parlando e, mi accorsi che la Panchina N°1 non sembrava troppo tranquilla.
Ma voi vi chiederete: “Ma come fa una panchina a non essere tranquilla?” Giusto, anzi giustissimo o troppo giusto. Eppure, ebbi l’impressione che si muovesse, che ondeggiasse appena appena, o non più di quel tanto. Sì, si muoveva. Quell’uomo continuava a parlare e la panchina N° 1 sembrava che ascoltasse e, fra sé e sé, commentasse quello che sentiva… o ascoltava le vibrazioni del parlare umano?
Tornai a casa. Pensai: “Non avrò mica bisogno dell’amico psichiatra? Speriamo di no.” Non dissi nulla a nessuno, ma, con un po’ di curiosità trovai il modo di uscire nuovamente… per andare a controllare la situazione.
Quell’uomo non c’era più e tutto sembrava perfettamente tranquillo. Andai a sedermi sulla Panchina N° 1 per sentire se qualcosa si muoveva. Nulla.
Dimenticai. Arrivò il 26, sempre di novembre e, ripassando da quelle parti, notai che sempre sulla 2 quell’uomo stava di nuovo parlando al telefono… e parlava d’amore. “Ma cosa c’è di strano? Ognuno di noi ha diritto di amare e di essere amato.” Mi misi tranquillo sulla 1 senza ascoltare quello che veniva detto… continuando a pensare ai fatti miei e, sì, al fatto che l’amore, quello vero, quando c’è non è descrivibile; c’è e basta; ognuno lo vive a modo proprio… In quel momento ebbi l’impressione di sentire sotto di me delle strane vibrazioni, e dissi a voce alta: “Il terremoto! Si muove tutto.” Guardai l’albero sopra la mia testa per prendere atto se le foglie autunnali, a causa dell’ipotetico terremoto, cadevano copiosamente. Ma no… era tutto tranquillo. In quel momento sentii una vocina femminile: “Ma no, non è il terremoto; sono io che ti sto parlando… e tu finalmente mi senti.”
“Capperi” pensai “ma da dove arriva la vocina?”
In quel momento non passava nessuno. Per un attimo ebbi paura e pensai che la cosa migliore da farsi sarebbe stata alzarsi, e andare a casa, quando: “Caro Passante,” riprese la vocina “sono io la panchina sulla quale sei seduto; stai tranquillo, finalmente riesco a farmi ascoltare da te; questa è una grande giornata; vedrai che potremo diventare amici.”
La paura stava per diventare panico. Cercai di stare tranquillo. Mi voltai leggermente verso la panchina, poi mi alzai e la ispezionai tutta per controllare che non ci fosse, sopra o sotto un qualche marchingegno elettronico. I legni erano in ordine… anche la vernice rossa. Guardai tutto intorno, feci un giro attorno al tronco dell’albero per controllare che non ci fosse nessuno nascosto, e, alla fine dovetti ammettere che poteva essere proprio la panchina.
“Ma, da quando in qua” dissi “le panchine parlano?”
“Non credere mica di essere solo tu vivo!” rispose la vocina “Anche noi abbiamo la nostra vitalità. Ogni oggetto ha le sue energie. Oggi finalmente sono riuscita a collegare le mie energie con le tue.”
“Anche la Panchina che è un po’ più in là… riesce a parlare?”
“Certamente. Ma solo se riesce a collegare le lunghezze d’onda delle energie. Vai a salutarla; vedrai che potrai sentirla. Ha una bella voce.”
“Senti, non so cosa dirti. Ci provo.”
Mi spostai di pochi metri e andai a sedermi sull’altra Panchina. Dopo alcuni istanti ebbi l’impressione di “sentirmi come accolto”, quasi come se i legni colorati di rosso si modificassero secondo i miei glutei.
“Ciao Passante” disse una bella voce, all’apparenza giovane “sono contenta. Hai fatto bene ad accettare il consiglio di mia sorella. Mi piace il tuo calore. E sono contenta di poter parlare con te.”
Naturalmente, piuttosto inebetito, cercai di scappare il più presto possibile; e scappai… tornai a casa. Però si creò in me una terribile curiosità che, piano piano mi portò a tornare a rivedere  quelle due panchine.

In primo piano PETULANTE, in secondo piano INGENUA.

Col tempo cominciai a comprendere il loro carattere. La N° 1 si chiamerà Petulante e la N° 2 Ingenua.

Cominciò così, e, da allora mi fu sempre più facile sintonizzarmi con panchine e alberi; sì, perché anche quell’albero, e non solo quello, dimostrò di poter comunicare. Si creò, in un certo senso, una strana forma di amicizia. È interessante poter sottolineare che, tanto le panchine quanto gli alberi ci vedono, ci sentono e ci osservano e si rattristano: proprio così!

Le stupidità di noi Umani sono per loro fonte di tristezza.

 

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Registrazione del 29 maggio 2017

Personaggi:
 Passante Alessandro, Ulivo il Saggio, Panchina Ulivia, Panchina Ingenua, L’Albero e Panchina Petulante.

Alessandro: “Ciao caro Ulivo, come stai?”

Ulivo il saggio: “Qual buon vento Alessandro?… anche se le mie foglie stanno tranquille? Che c’è di nuovo?”

Panchina Ulivia: “Ciao Alessandro, ti siedi un momento su di me?”

Alessandro: “Sì grazie. Volevo far vedere al nostro Ulivo quello che ho trovato sul giornale… dopo quello che ci siamo raccontati giorni fa sui vaccini.”

Da “Corriere”

Ulivo: “Molto interessante. Vedo che da parte dei Governanti italiani c’è una grande determinazione a “smontare” ogni opposizione. Se ci fosse la stessa determinazione verso la cura di chi soffre senza tempi lunghi e soste interminabili sulle barelle dei “Pronto Soccorso… Però voi Umani siete proprio strani! Il Buon Dio vi ha dato una straordinaria intelligenza; perché la usate così tanto per farvi del male?

Alessandro: “Chissà come andrà a finire. Mi rattristano quelle famiglie che dovranno fare infinite vaccinazioni ai loro poveri bimbi.”

Ulivia: “Per fortuna che qui in Svizzera non è così… almeno per ora. È vero quello che dici. Dispiace anche a me, se penso a quei poveri bimbi. Ne vengono spesso qui a giocare… anche se non è un parco giochi.”

Alessandro: “Prima di salutarvi desidero farvi partecipi della Mail che ho scritto all’Ordine del Medici di Milano. Anche se non sono più iscritto a nessun ordine provinciale, sono ancora medico e ho il diritto di dire come la penso.
Sono un vecchio medico ormai in pensione e fuggito in Svizzera.
Non riesco a capire come si faccia a radiare dall’Ordine un medico se la pensa in modo diverso rispetto ai dettami di un Governo incapace di governare.
Perché non alzate la voce e pretendete una maggiore assistenza nei riguardi di chi soffre? Che la smettano di tenere ore e ore in barella chi ha bisogno di cure e permettano esami importanti in tempi brevi.
Radiare un medico perché la pensa diversamente mi fa pensare di essere ritornati ai tempi dell’inquisizione e dei roghi alla Giordano Bruno e Jan Hus.

Ulivo: “Ti hanno risposto?”

Alessandro: “Non ancora, ma non credo che risponderanno. Vi saluto. Vado a fare due chiacchiere con Petulante e Ingenua, e vedrò se anche l’Albero ne avrà voglia. A presto.”

Ulivo: “Ciao amico.”

Il tragitto è brevissimo. Pochi minuti dopo.

Panchina Ingenua: “Che bello vederti Alessandro. Ti ho sentito parlare con Ulivia; ho tanto sperato che tu venissi un po’ qui da noi. Ti siedi?”

Alessandro: “Ma certo. Ti scaldo un po’.”

Ingenua: “E io ti coccolo un pochino.”

L’Albero: “Ciao Alessandro. Ti stavo quasi aspettando.”

Alessandro: “Come mai?”

L’Albero: “Volevamo saper ancora di tuo papà… con le SS. Interessa anche a voi… è vero.”

Petulante e Ingenua: “Certamente. Siamo molto curiose.”

Alessandro: “Va bene. Vi ricordate che vi dissi che mio papà era il Direttore di una Ferriera a Genova-Sestri, e che a quei tempi chi effettivamente erano i tedeschi che da alleati diventarono i veri padroni?”

L’Albero, Petulante e Ingenua all’unisono: “Certo che ce lo ricordiamo.”

Alessandro: “Fu così che l’Esercito Tedesco, che la faceva da padrone, compiva frequentemente perquisizioni un po’ dappertutto. Quel giorno, senza preavviso andarono a perquisire lo stabilimento nel quale lavorava mio papà e trovarono nello stipetto di un operaio una pistola. Se l’operaio facesse parte della resistenza partigiana o no, oggi assolutamente non lo so;  è garantito che quell’operaio fu prelevato senza tanti complimenti e portato a Genova nella Casa dello Studente.
Nella Casa dello Studente gli studenti non c’erano; era diventata una sede della polizia tedesca Gestapo; c’erano le SS che, senza alcun rispetto torturavano con la massima tranquillità; l’importante era ottenere le notizie di cui avevano bisogno; era sta soprannominata Casa della tortura o delle torture.
La fabbrica nella quale lavorava mio papà era una ferriera. Il ferrovecchio veniva fuso e veniva prodotto ferro “nuovo”. Erano quindi i rottami di ferro la materia prima della fabbrica.
Come mio papà seppe che l’operaio era stato prelevato, si precipitò a Genova in quella terribile casa dello studente.

LA CASA DELLO STUDENTE DI GENOVA DA UNA VECCHIA CARTOLINA. “Da Wikipedia”

Grazie al fatto che conosceva bene la lingua tedesca, poteva senza mezzi termini, ma educatamente, chiedere di parlare con qualcuno dei superiori. Fu introdotto in un ufficio e gli dissero di attendere. Nell’ufficio c’era un tedesco che controllava, per conto suo, varie scartoffie. Era tutto perfettamente tranquillo quando, a un certo punto si sentì uno sparo. Mio papà impallidì; anche il tedesco alla scrivania impallidì e si fermò nell’attesa di sapere cosa fosse successo. Bisogna dire che mio papà, che sapeva perfettamente che avrebbe potuto benissimo accadere di non uscire vivo da quella casa, dopo quello sparo pensò alla sua fine. Fece finta di niente e rimase fermissimo in attesa degli eventi studiando naturalmente l’eventuale possibile via di fuga.
Colpo di scena: Arrivò trafelata con un sospiro di sollievo una signorina, un’impiegata tedesca che disse, in tedesco al tedesco: “È caduta una scala!”.
Mio papà, dopo un sospiro infinito, pensò: “Per il momento la vita è salva.”
Finalmente un superiore delle SS arrivò da mio papà coll’operaio. La vita di quell’operaio era veramente in bilico; erano i tempi dei partigiani che rompevano abbastanza le scatole alla Wermacht.
A questo punto, con autorità e quasi da arrabbiato come se fosse stato disturbato da un lavoro più importante, mio papà si rivolse all’operaio e gli chiese: “Dove ha trovato quella pistola? Era nel rottame di ferro?”
Mio papà, anche se in quel momento avrebbe preferito scappare, ma conscio del fatto che quell’operaio sarebbe stato sicuramente eliminato… ma dopo tortura, riuscì ad assumere un tono di voce secco, perentorio e spazientito, quasi come se si trovasse ad essere dalla parte degli accusatori. Contemporaneamente riuscì a suggerire all’operaio la risposta giusta.
“Certo” rispose, tremante l’operaio.
“E allora glielo dica. Dica la verità. Che bisogno c’è di farla così tragica?” Poi rivolgendosi in tedesco all’Ufficiale delle SS: “L’ha trovata nel rottame e l’ha messa nello stipetto per consegnarla ai superiori”. Il tedesco accettò la tesi e l’operaio ritrovò la libertà.

Ingenua: “Mi hai tenuta col fiato sospeso.”

Petulante: “Anch’io ho avuto paura per tuo papà? Com’erano cattivi gli Umani delle SS!!!”

L’Albero: “Tuo papà è stato veramente in gamba.”

Alessandro: “Certo che sì. Penso che in certi momenti ci possa essere qualcosa di particolare in ognuno di noi che ci aiuta a muoverci nel modo migliore.”

L’Albero: “Ti ringraziamo per quello che ci hai raccontato. È terribile dover prendere atto una volta di più che gli Umani possono raggiungere livelli molto alti di malvagità… anche perché si sono trovati, in massa, a credere a un pazzo.”

Alessandro: “È così. Non erano pochi quelli che ci credevano. Vi saluto… e grazie della compagnia.”

Petulante e Ingenua: “Noi ti salutiamo e ti aspettiamo presto.”

L’Albero: “Mi unisco alle “ragazze” col mio verde saluto.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Esistono moltissimi abissi. Ci sono quelli che fanno paura e quelli che fanno arrabbiare.
Prenderò prima in considerazione quelli che fanno arrabbiare; quelli dei politici, e particolarmente quelli dei “nostri” politici, quelli che tutti i giorni si presentano a noi per fare delle dichiarazioni o delle asserzioni. E dove sono gli abissi? Semplicissimo, fra quello che dicono e quello che fanno.
Ne considero solo due; uno piuttosto recente del nostro osannato Matteo Renzi che, da sindaco di un’importante città italiana è riuscito, senza essere mai stato eletto dagli italiani, capo del governo della Repubblica Italiana. È arrivato in un momento in cui la cittadinanza aveva bisogno che qualcuno portasse aria fresca e un pizzico di benessere.
Nel momento in cui sembrava che andasse tutto bene e i ristoranti italiani, secondo il Berlusconi, erano tutti con molti clienti, arrivò un certo Monti, buon parlatore, sempre calmo ed efficiente. Già in quel momento, fra il Berlusconi e il Monti c’era “un abisso” e l’Italia tutta cominciò a sperare. Chi governava sapeva il fatto suo. L’ammucchiata che si presentò all’italica stirpe non era fatta di politici di professione; era fatta bene, era fatta di tecnici che la sapevano lunga, che avevano studiato e insegnavano ai giovani. Erano degli intellettuali che, per salvare la Patria s’abbassavano a rango di “governanti”. Non sapevano cos’era la diplomazia, e ancor meno cos’era l’ipocrisia. Sembravano dei puri e gli italiani pendevano dalle loro labbra e, un certo numero si ritrovò sul lastrico… senza arte né parte.
Ecco che arriva Matteo Renzi; arriva a gomitate, d’altra parte credo che in politica sia un poco come il gioco del rugby, e riesce ad imbonire tutta l’Italia, o quasi tutta. Si capisce subito che farà molte cose belle… per far risparmiare gli italiani e snellire la vita di chi vuol lavorare. Per prima cosa, e in quattro e quattro otto, risolverà il problema della legge elettorale e farà scomparire le Province; e poi diminuirà le tasse e la disoccupazione. Insomma farà di tutto. Non dirà che migliorerà i Servizi, perché farà sicuramente parte di quel suo fantastico programma.
da web
Ecco l’abisso, fra quello che ci ha promesso e la situazione in cui ci troviamo oggi… che vede tanti poveri in più… veri poveri.
Ma, si sa, a metterlo sul podio della repubblica italiana fu un Presidente che qualcuno considera “salvatore della Patria”. Quel presidente non potrà mai considerarsi salvatore della nostra vera democrazia finché non avrà sconfessato quanto da buon comunista disse nel 1956, e cioè che in Ungheria i carri armati sovietici sparando sulla folla e uccidendo i rivoltosi “avrebbero rafforzato la pace nel mondo”.
C’è un abisso fra chi inneggia alla “carneficina” e pretende di salvare la democrazia di un popolo.
Comunque sia, si sa, i nostri Governanti furono sempre efficienti e pronti quando si trattò di salvare l’Italia dalle catastrofi. Grande fu Badoglio che, col suo Armistizio, non si capisce come poté essere così ingenuo, lasciò la metà dell’Italia allo sbaraglio in mano ai nazisti e l’Italia del Nord Est in mano alla ferocia dei titini.

Una foiba carsica.

Una foiba carsica.

Ed è qui che a partire dal 1943 i naturali abissi carsici poterono inghiottire migliaia di italiani, morti o vivi non importa; l’importante fu farli sparire perché non avessero più nulla da dire.
Certo, in quei momenti l’Italia non c’era e non poteva far molto, ma dopo, quando ricominciò ad esistere, dimostrò tutta la sua incapacità verso i compatrioti eliminati o profughi.
Le foibe o inghiottitoi avevano nascosto migliaia di persone e la politica di Tito aveva confiscato e statalizzato tutto. Chi aveva vissuto da sempre a Pola, fu obbligato ad abbandonare tutto da un giorno all’altro. Cosa fece il nostro Governo quando firmò il Trattato di Osimo per tutelare i connazionali profughi che avevano perso tutto?
Analogamente, cosa fece nel momento in cui la Slovenia e successivamente la Croazia chiesero di entrare a far parte dell’Unione Europea? Non tutti sanno che, nell’Istria oggi croata, dopo l’indipendenza della Croazia, inglesi, tedeschi e austriaci potevano liberamente acquistare immobili; agli italiani era vietato.
Mi sto documentando, ma credo che fra le malvagità degli italiani in Slovenia e nella ex Iugoslavia e le atrocità degli slavi verso gli italiani, non solo non fascisti, ma addirittura comunisti, ci sia veramente l’ennesimo “abisso”.

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Il terrore da terrorista è oggi di moda. Per molte persone, la parola terrore era quasi sconosciuta.
Grazie a quella che è stata la mia professione, conosco questa parola da molto tempo.
Il terrore è il massimo della paura. Bisogna però distinguere e non far scivolare tutto nel terrore… più o meno intenso.
Il primo gradino di quel disagio che può portare al terrore o al cosiddetto timor panico è la prudenza. Se una persona è prudente potrà sentirsi dire: “Tu hai paura di tutto”. Risponderà: “Non è vero. Semplicemente so che in certe situazioni bisogna stare attenti. È l’esperienza che mi ha insegnato questo.”
Quindi? Quindi, tanto per cominciare dobbiamo tenere nella giusta considerazione la forza dell’esperienza che è anche collegata alla storia… che non è altro che l’esperienza degli altri.
La paura, quel gradino oltre la prudenza, può essere patologico. Dico può, dato che non sempre deve esserlo.
Esistono, in medicina psichiatrica un’infinità di fobie (paure) che possono arrivare al terrore e sono sempre patologiche, come l’agorafobia (paura degli spazi aperti), l’aracnofobia (paura dei ragni) e la ginecofobia (paura della donna) tanto per citarne una minima parte.
Lo sbruffone, quello che vanta qualità che non possiede, non ha apparentemente mai paura. Guai essere sbruffoni o troppo sicuri di sé, se si deve fare un lavoro delicato o di responsabilità! Io stesso, che per venti lunghi anni, al servizio della chirurgia e del popolo, ho esercitato l’arte dell’anestesia (sì perché l’anestesia è un’arte), tutte le volte che dovevo iniziare un’anestesia, quando il paziente già si trovava sul tavolo operatorio, avevo un pizzico di paura (che significava anche rispetto). Non era una paura patologica: era la conseguenza di una situazione sconosciuta; non sapevo con precisione cosa sarebbe successo dato che ogni individuo sulla faccia della terra è diverso, ed io non potevo sapere prima come avrebbe potuto reagire alla “violenza” dei devastanti medicamenti che gli iniettavo. Sapevo solo che esisteva una statistica… che non era sufficiente… perché non tutti reagiscono nello stesso modo… altrimenti non si sarebbe chiamata statistica. E qualche volta questa paura poteva anche diventare qualcosa di più, perché accadeva l’imprevedibile e c’era la paura di non riuscire a risolvere il problema. Era una folle paura che non dovevo lasciar trasparire per non mettere in apprensione i colleghi e il personale che mi circondava… ma non era ancora patologica.

Ma quando la paura diventa patologica può passare nel regime del terrore senza accorgersene. Senza parlare del terrorizzato che alla domanda: “Perché hai paura?” risponderà: “Non lo so. Ho paura.”

Non vorrei parlare del terrore e del terrorismo che stimola molte persone e che ha una radice politica nell’incapacità dei Governanti, ma soprattutto nel non aver saputo valutare… ciò che sarebbe stato possibile fare.

Apro un capitolo particolarmente interessante che stimola l’incredulità del lettore: la paura, il timor panico che apparentemente esiste senza alcuna ragione. Quelle paure abbastanza di moda che sentiamo frequentemente denominate “crisi di panico”.
Hanno sicuramente sempre un perché se è vero che Nulla si crea e nulla si distrugge e che Non può esserci un effetto senza una causa. In questi casi, trovare la causa, può essere difficile o impossibile. Può però essere giusto utilizzare gli strumenti idonei per cercare quel perché, anziché inondare d’emblée di psicofarmaci un organismo.
Ricordo un caso emblematico di una giovane donna sofferente di crisi di panico. Ebbene, questa persona guarì perché, intollerante al frumento (frumento non glutine) eliminò dalla propria dieta tutti gli alimenti che contenevano frumento, come pane, pasta e pizza, e, in un secondo tempo accettò l’ipnosi medica che la portò a focalizzare il perché di quell’intolleranza: “In tenera età, mentre mangiava la pastasciutta (frumento), fu maltrattata dalla madre che normalmente era con lei affettuosa e amorevole. Ebbe paura (panico) di perdere l’affetto della mamma”. Non è questa la sede di analizzare il perché del pessimo momentaneo comportamento della madre; è sufficiente dire, senza scendere nei particolari dell’iter terapeutico, che un po’ di tempo dopo, questa donna, non solo non ebbe più crisi di panico, ma poté ricominciare a mangiare cibi contenenti frumento.

Questo non è un caso limite, bensì una di quelle patologie che ha permesso con successo la ricerca del perché.

Sappiamo tutti che esistono persone che hanno il terrore del dentista e preferiscono lasciarsi marcire i denti in bocca piuttosto che andarsi a sedere su quella poltrona, e persone che si fanno un mucchio di gradini a piedi piuttosto che entrare in un ascensore… e così via; si potrebbe continuare per un po’.

L’argomento è interessante e potrebbe continuare. Esiste anche la paura di non riuscire del terapeuta… di fronte a un caso difficilissimo. Lo dimostrano un pochino le vignette, “Prima e Dopo la Cura” che mi fece un umorista quando a Bordighera era in auge il “Salone dell’Umorismo”.

Prima della Cura

Prima della Cura

Esiste anche la soddisfazione di essere riusciti… anche non come previsto.

Dopo la Cura

Dopo la Cura

E questo dimostra che, non solo in anestesia… può succedere di tutto.

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Eccolo che è arrivato.
Vi presento la copertina:

Copertina TUTTO VERO - istantanee di vitae l’Ultimo di copertina… se si chiama così:

Ultimo di Copertina TUTTO VERO - istantanee di vita

C’è l’ISBN e il http://www.fontanaedizioni.ch che ha curato la stampa.

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