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Archive for the ‘pianto’ Category

L’Albero: “Ho sentito dire che a Genova c’è una statua… ovvero un monumento a Cristoforo Colombo. È vero… tu che sei genovese?

Alessandro: “Certamente, come puoi pensare che Genova non abbia dedicato un monumento a un suo figlio? Se si vuol saperne di più basta andare a leggere questo bell’articolo:

https://dearmissfletcher.wordpress.com/2017/10/12/a-cristoforo-colombo-genovese-e-navigatore/

Panchina Petulante: “Ciao Alessandro, tu sei genovase vero? Non ti senti un po’ orgoglioso pensando di aver avuto un concittadino così importante?”

Alessandro: “Direi di sì, però non posso fare a meno di considerare che la mia mente mi ha obbligato a ricordare. Sono andato indietro di qualche anno, quando, a cavallo fra il 2000 e il 2001 mi trovai con mia moglie e un piccolo gruppo di svizzeri a Reykjavik in Islanda a visitare la Cattedrale della città. La nostra guida, dopo la visita al luogo di culto ci fece vedere la statua di Leifur Eriksson. Quando gli dissi che: “Sono genovese.”, mi chiese: “Cosa ne dicono a Genova del fatto che non fu Cristoforo Colombo a scoprire l’America?”

Una cartolina dell’epoca con la Cattedrale.

Panchina Ingenua: “Povero Alessandro. Ti sei trovato in difficoltà?”

Alessandro: “No no.”

Petulante: “E cosa gli hai risposto?”

Alessandro: “Gli risposi che la maggior parte dei genovesi non sanno neppure dove sia esattamente l’Islanda, immaginiamoci se conoscono la storia di Leif Eriksson.

Quadro di Christian Krohg: L’AVVISTAMENTO DELL’AMERICA.

L’Albero: “Trovo molto strano che i genovesi, non ho detto voi genovesi, non s’interessino particolarmente a questo straordinario avvenimento, e cioè che circa 500 anni prima di Cristoforo Colombo un europeo mise piede sul suolo americano. Bisogna dire la verità, fu questo navigatore, attorno all’anno 1000, a scoprire il Canada, e cioè l’America del Nord, e, pare che vi abbia costruito anche un piccolo insediamento. Esattamente all’altezza della Baia delle Meduse che si trova nella parte più settentrionale dell’isola di Terranova in Canada.”

Alessandro: “Non bisogna stupirsi. Purtroppo i genovesi sono sempre stati un po’ chiusi, e, anche se Genova dovrebbe far parte del “Triangolo Industriale d’Italia”, ha, negli ultimi decenni, perso molti colpi. Basti prendere in considerazione i trasporti da e per Genova verso nord e da Genova verso la Riviera dei Fiori fino a Ventimiglia. Il famoso TERZO VALICO forse prima o dopo arriverà e ci potrà essere un buon collegamento con Milano e con la Svizzera; Ventimiglia è collegata a Genova da una trafficatissima Autostrada dei Fiori, la più cara d’Italia, e una ferrovia, che dovrebbe essere internazionale, con alcuni tratti ancora a binario unico… per non parlare della ferrovia Ventimiglia Cuneo ripristinata nel 1979 ora quasi in disuso. Si può dire giustamente che Genova e la Liguria dormono… anche se recentemente sembra, dico sembra, che stiano uscendo dal loro torpore.”

Ingenua: “Mi metti tristezza caro Alessandro. La Liguria è così indietro?”

L’Albero: “Forse Alessandro sta esagerando. Torniamo a Eriksson che, scendendo dalla Groenlandia costruì un insediamento a Terranova.

INSEDIAMENTO VIKINGO PATRIMONIO DELL’UNESCO

Alessandro: “Tranquilla Ingenua, non sto esagerando.

IL FRANCOBOLLO USA.

Per quanto riguarda Eriksson, possiamo dire che gli Stati Uniti d’America gli hanno dedicato un francobollo… molto semplice, che non è altro che una copia pari pari della statua di Reykjavik in Islanda.

Il francobollo dell’USA, non è l’unico a commemorare la “scoperta” del vikingo.

Anche le Poste delle Isole Faroe ci hanno pensato, e in un modo particolarmente interessante perché hanno messo a confronto il viaggio di Leif Eriksson e quello di Cristoforo Colombo… il tutto con la menzione dell’anno in cui si verificò l’evento. Sui francobolli si vedono anche le differenti imbarcazioni utilizzate per le traversate.

Ingenua: “Lo so che può sembrare strano quello che dico, ma, secondo voi, la Groenlandia è in Europa o in America?”

I FRANCOBOLLI DELLE FAROE

L’Albero: “È in America.”

Ingenua: “Quindi, se l’Eriksson, per raggiungere Terranova, è partito dalla Groenlandia, era già in America.”

L’Albero: “Hai perfettamente ragione. Tu, Alessandro, quando sei stato in Groenlandia, ti sei sentito in America?

Alessandro: “Non ci ho neppure pensato… so solo che ho sentito molto il freddo… anche se ero ben coperto.”

L’Albero: “Volevo chiederti, cos’è quella storia della ferrovia Ventimiglia Cuneo che tu hai accennato dicendo “quasi in disuso”? So, naturalmente per sentito dire, che quelli sono posti bellissimi.”

Alessandro: “È una delle tante dimostrazioni che possono farci dire che la Liguria Dorme”. Dovete sapere che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la ferrovia Ventimiglia Cuneo, allora tutta in territorio italiano fu resa inuttilizzabile dalle truppe tedesche in ritirata. Furono fatte saltare tutte le infrastrutture fra cui molti ponti. Era l’anno 1945 e, dato che l’Italia perse la guerra, una parte del territorio sul quale correva la ferrovia fu ceduto alla Francia. Grazie alla bontà dei politici Adenauer, Schuman e De Gasperi fu fondato un inizio di Europa Unita, e  finalmente, molti anni dopo la distruzione della nostra povera Europa, la Svizzera neutrale, la ferrovia fu ricostruita. I ponti furono ricostruiti e le gallerie rimesse in sicurezza; la ferrovia poté entrare nuovamente in funzione con grande gioia da parte di chi dall’estremo ponente ligure doveva recarsi a Torino. Erano tutti contenti a Ventimiglia quel giorno in cui ci fu addirittura un annullo filatelico speciale.

IL FRANCOBOLLO DELL’EUROPA e IL TIMBRO COMMEMORATIVO DEL NUOVO COLLEGAMENTO FERROVIARIO. NEL TIMBRO SONO LE SPOGLIE DEL PONTE DISTRUTTO E IL PONTE NUOVO DI ZECCA.

Questa ferrovia fu utile anche per chi voleva, da Genova e dal ponente ligure, andare a sciare a Limone Piemonte.

L’Albero: “Com’è l’attuale situazione di quella bella ferrovia?”

Alessandro: “Semplicemente catastrofica. Stando agli orari, da Ventimiglia a Cuneo ci sono solo due collegamenti giornalieri… e, udite udite… da Ventimiglia a Limone Piemonte si va in Bus.”

Da TRENITALIA.

Petulante: “ Ho sentito e visto giusto? Come fanno “gli addetti ai lavori” ad essere così irrispettosi verso i viaggiatori, i turisti e gli amanti di cose ferroviarie? Se non sbaglio, dopo l’inaugurazione di quel tratto ferroviario avevano addirittura ripristinato un treno che da Berna arrivava a Ventimiglia o Sanremo.”

Alessandro: “Avete capito? Non si va più in treno da Ventimiglia a Limone Piemonte. Pensate un po’, se ci riuscite, a tutti i soldi buttati solo per la costruzione dei ponti. La malvagità di chi perse la guerra, quando avrebbe voluto dominare l’Europa, distrusse opere importanti; il mentecattismo di chi dovrebbe conservare e valorizzare gli sforzi dei padri lascia “preziosi manufatti” in stato di abbandono.

L’Albero: “Se potessi riderei a crepapelle.”

Petulante: “Perché? Cosa ti fa ridere? Bisognerebbe piangere.”

L’Albero: “Lo so che bisognerebbe piangere… ma io rido pensando alla stupidità di certi Umani che non sono capaci di conservare ciò che è stato fatto in modo egregio… ma rido ancora di più se penso che per andare in treno da Milano a Roma ci vogliono meno di 3 ore e, per andare da Ventimiglia a Cuneo… che è “girato l’angolo”, ci vogliono quasi 3 ore. Perché voi Umani d’Italia maltrattate in questo modo le vostre periferie? Perché i treni buoni sono solo per Roma? Perché a Roma si “mangia” bene o perché solo a Roma ci sono “le buone forchette?”

Alessandro: “Dimentichi che il “treno buono” che si chiama Freccia Rossa va fino a Napoli.”

L’Albero: “Ma certo… a Napoli bisognava dare un contentino; far sì che potesse sentirsi importante. Era una fiorente capitale… all’avanguardia. Coll’avvento del Regno d’Italia diventò una città come le altre.

Ma che strano, abbiamo cominciato a parlare dell’America e siamo arrivati a parlare di treni… di treni italiani che maltrattano i cittadini italiani.”

Ingenua: “Io mi rattristo molto quando sento parlare di certe disonestà. Sarebbe così bello se i Governanti considerassero prioritario il benessere dei cittadini!”

Alessandro: “Hai ragione cara mia. Ora devo andare… ti lascio e vi lascio.”

L’Albero, Pertulante e Ingenua: “Torna presto.”

 

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INVIATO PER POSTA ORDINARIA IL 16 OTTOBRE 2017

 

Gentile Signora Rossella Pace,

 

Spazio Filatelia Roma

Piazza San Silvestro 20

00187 Roma

 

Scrivo a lei con regolare affrancatura dalla Svizzera dove abito, ma invio la presente anche ad alcune associazioni filateliche di cui sono riuscito a trovare l’indirizzo internet… il tutto dal mio blog.

Mi piacerebbe scriverle tramite internet, ma non c’è nessun indirizzo.

Questa mia è per denunciare, piangendo, il folle disinteresse delle Poste Italiane verso la filatelia… ma quella spicciola, quella che fa collezionare i francobolli, quella che potrebbe interessare i bambini e i giovinetti… che cresceranno e diventeranno adulti.

Desidero raccontarle quanto mi accadde l’estate scorsa a Merano. Sono vecchio, ho sempre amato i francobolli, anche quelli italiani, e, in vacanza a Merano, desiderando spedire un paio di cartoline ad amici e parenti, vado alla posta Centrale a cercare il francobollo della 500. Trovo l’addetto all’Ufficio Filatelico assente per ferie e nessuna sostituzione. Per fortuna il carattere molto gentile ed ospitale degli altoatesini mi permette, tramite il direttore dell’Ufficio, di acquistare alcuni pezzi del francobollo.

Una parte delle mie cartoline erano però dirette in Svizzera, per cui l’affrancatura di € 0.95 è insufficiente. Bisogna aggiungere un francobollo da € 0.05. Semplicissimo… così dovrebbe essere in un normale ufficio postale… ma così non fu.

NUMERINO MERANO

Mi viene consegnato il cartellino col numero che mi dirà quando potrò essere servito, cioè quando sarà il mio turno e, al momento giusto, chiedo all’impiegato alcuni francobolli da € 0.05. Con mia grande sorpresa mi sento dire che non hanno francobolli… che posso consegnare direttamente l’oggetto da spedire e verrà stampigliato direttamente sulla corrispondenza l’importo necessario. Obbietto se verrà stampigliato sul francobollo ; la risposta è sì.

Gli dico : « In questo modo lei mi « sporca » il francobollo… che ha bisogno di un annullo postale, non di qualcosa che lo deturpi. »

Mi risponde : «Non posso fare diversamente. »

A questo punto, dal momento che una cartolina è indirizzata a un giovane fanciullo che comincia ad interessarsi alla filatelia, e, desideroso che non riceva un francobollo deturpato da parte dell’irraginevolezza (verso la filatelia) delle Poste Italiane, decido di imbucare direttamente con un’affrancatura difettosa. Lo faccio anche perché sono consapevole che non verrà fatto alcun controllo.

Questo, gentile Signora, lo scrivo perché l’esperienza mi ha dimostrato il massimo menefreghismo degli « obliteratori » delle Poste Italiane. Più volte mi sono spedito lettere imbucate in Italia e, ho potuto prendere atto che la corrispondenza non viene controllata.

La cartolina imbucata con affrancatura insufficiente, anche se dopo troppi giorni, è regolarmente arrivata… obliterata a Verona.

Non voglio tediarla troppo, però, trovo che sia un controsenso avere un ufficio postale di quelli principali che non vende francobolli ma permette all’utente di leggere un manifesto come questo :

Nell’Ufficio Principale di Merano.

Mi permetto di chiederle : « Ma che cosa raccontano dell’Italia se non ci sono?… o pretendono a tutti i costi delle sane risate ? Inoltre lo sa lei, ovvero lo sanno i suoi superiori che a Merano ci sono molti turisti, che molti sono tedeschi e che ci sono ancora in giro dei collezionisti ?

Gentile Signora, io scrivo a lei perché ho trovato di Roma il suo indirizzo e il suo nome ; spedisco questa per conoscenza ad alcune associazioni di filatelisti… perché ? potrebbe chiedermi lei.

« Perché voi di Poste Italiane state facendo morire la filatelia? Se non vendete francobolli negli uffici postali, dove volete che la gente li vada a comperare ? dal macellaio ? Certo, i tabacchini vendono francobolli, ma solo alcuni tagli. E poi, come potete voi di Poste Italiane pretendere di continuare a « vendere » (sarebbe più giusto rubare) quei pezzettini di carta se non aiutate ad usare i francobolli veri e i giovani possano vederne sulle buste ? I vecchi, sono vecchio anch’io, che ancora comprano i francobolli poco alla volta spariscono come le cabine telefoniche… e allora ? voi vi accorgerete di aver distrutto qualcosa di bello e sano.

Potrei continuare all’infinito e lei potrebbe dirmi che ogni Ufficio Postale piuttosto importante vende i francobolli. Ha ragione, ma, anche agli sportelli filatelici molti tagli di posta ordinaria non ci sono… e poi, mi dica lei, com’è possibile che da un po’ di tempo a questa parte le emissioni di Poste Italiane siano con un facciale quasi sempre di € 0.95 ?

Nel 2017, se ho contato giusto, avete emesso 39 francobolli da € 0.95 e 1 da € 1.00. Un tempo c’era una certa varietà, ora la monotonia è veramente sfiancante.

Lo so, anche per le Poste Italiane la cosa più importante è guadagnare tanti soldi senza guardare in faccia a nessuno, ma, se pensate che valga la pena continuare a far sì che esista ancora la filatelia, non solo fra i vecchietti, ma anche fra i giovani, forse bisognerà fare qualcosa… e la prima cosa da fare è munire di francobolli ogni ufficio postale e far sì che l’impiegato che si trova dietro lo sportello possa obliterare la corrispondenza (anche le raccomandata)… e sarebbe anche utile che la corrispondenza venga recapitata abbastanza presto.

Ho imbucato una lettera in provincia di Varese… dal 22 settembre è arrivata dopo 14 giorni. Ma perché dovete maltrattare così i vostri utenti ?

 

DA ZURIGO A PEGLI (Genova).

Guardi un po’ come funzionavano le cose nel 1939: Una cartolina spedita da Zurigo (Svizzera) a Pegli (Periferia di Genova) impiegò un giorno… solo un giorno… e c’era il timbro d’arrivo… perché c’era l’onestà e il desiderio di fare le cose bene.

DA LUGANO A PEGLI (Genova)

Ma non era un caso perché 3 mesi dopo, sempre una cartolina, questa volta da Lugano arrivò a Pegli in un giorno.

IL FRANCOBOLLO TIMBRATO BENE.

Lo stesso francobollo col timbro ben visibile di VERONA

IL FRANCOBOLLO DETURPATO COLL’Euro 000.05

Lo stesso con le rigacce allargate alla cartolina.

Non credo che le Poste Italiane abbiano il diritto di deturpare un francobollo. Il francobollo, non bisogna dimenticarlo è di chi l’ha comprato ; le poste hanno la possibilità di obliterarlo con un normale timbro, ma non di imbrattarlo. Una volta su un oggetto di corrispondenza, se affidato alle Poste, diventa di proprietà del destinatario. Le Poste hanno il dovere di recapitarlo. Se non sono state capaci di obliterarlo nel modo giusto, non hanno il diritto di sporcarlo… perché non è più di loro proprietà.

FRANCOBOLLO DETURPATO CON UN TRATTO DI PENNA

Un francobollo « annullato » con un tratto di penna come questo è l’equivalente di un furto. Per quanto un francobollo così possa, timbrato, valere poco o pochissimo, ha sempre un certo valore, magari anche solo affettivo, ma, con quel tratto « maleducato » di penna non vale più nulla.

Gentile Signora, potrei continuare per ore a mostrarle movimenti delle poste dove sembra proprio che manchi l’educazione e l’onestà.

Mi fermo qui, sperando che lei possa mettere in movimento CHI DI DOVERE… ma sappia che la presente, molto triste, è perché dispiace vedere un’Amministrazione postale di una Nazione che ha una bellissima storia filatelica distruggere l’operato dei predecessori.

Coi migliori saluti.

 

Alessandro Depegi

quarchedundepegi@gmail.com

 

 

Copia a :

Unione Filatelica Lombarda – Via Leopardi 3 – 20123 Milano

info@ufl1829.it

 

Unione Filatelica Subalpina – Via Asinari di Bernezzo 34 – 10146 Torino

Ketty.subalpina@gmail.com

 

CIRCOLO FILATELICO “TRES TABERNÆ ” – Piazza A. di Savoia 17, 04012 Cisterna di Latina

pmaurizio@email.it.

 

Associazione Filatelica Numismatica Scaligera – Corso Cavour 2 – 37121 Verona

veronafil@veronafil.it

 

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Il 4 dicembre del 2016 fu per il popolo italiano un momento particolare… quasi epocale. Fu una delle prime volte in cui, in modo perfettamente legale, la maggioranza degli italiani disse NO a chi lo governava. Sono passati nove mesi, il tempo di un’umana gravidanza, e sembra non sia successo nulla.

Rileggendo quello che si raccontarono i nostri amati personaggi, si direbbe che quel Referendum possa essere servito solo a stampare un po’ di schede. Il “Fratellino dell’Albero” sembrava veramente triste di fronte alla “malvagità” degli italiani che bocciarono il buon Renzi… ma non sapeva come sono i politici… e glielo disse bene Panchina 1 (oggi Petulante). Anche lei sapeva che a molti Umani cresce abbondantemente il pelo sullo stomaco.

 

Registrazione del 5 dicembre 2016

Personaggi:
La sorella (Panchina Ingenua), Panchina 1 (Panchina Petulante)  e Il Fratellino dell’Albero.

La sorella: “È passata la buriana?”

Panchina 1: “Di cosa stai parlando? Se si son decisi a togliere le foglie?”

LA SORELLA QUASI COMPLETAMENTE PULITA.

 Sorella: “Ma no! Non me ne frega niente delle foglie. Quelle su di noi le hanno tolte praticamente tutte; quelle per terra le toglieranno. Però sono belle!… hanno un bel colore! Per buriana intendevo la storia del Referendum in Italia.”

Panchina 1: “Ho capito. Ma sì, la buriana è finita. Non hai sentito… ah già tu sei lontana dalla strada; io sento la gente che passa. Hanno spedito Renzi.”

Sorella: “Cosa vuol dire? Che gli hanno messo un francobollo addosso?”

Panchina 1: “Più o meno è così. Gli italiani, tanti italiani, hanno detto NO. Hanno votato così, e questo significa che Renzi è stato bocciato e… tanti dicono anche la Sua Bella.”

Sorella: “La moglie?”

Panchina 1: “Ma nooo. Quell’umano femmina di nome Boschi; tutta bella e… piacente. Qualcuno dice che se l’intendevano…”

Sorella: “Ma cosa dici! Come puoi pensare che un umano al Governo di uno stato così importante come l’Italia abbia una tresca di quel genere.”

Panchina 1: “Sei proprio tanto carina sorella mia.”

Il Fratellino albero: “Ancora una volta il vostro ciacolare mi ha svegliato; va ben che non dormivo molto profondamente. Speriamo che non si svegli mio fratello. Stavo ancora sognando.”

Panchina 1: “Cosa stavi sognando?”

Il Fratellino: “Un paio d’ore fa è passata una moto, che ha fatto un rumore assordante e mi ha, solo per un attimo, svegliato, e ho sentito che l’umano Renzi avrebbe detto “Non credevo che mi odiassero così tanto!”, e poi mi sono riaddormentato. Ora stavo sognando che era seduto sul bordo del letto, stava per mettersi il pigiama, e, gli cadevano dagli occhi calde lacrime… che andavano a bagnare il tappetino. Mentre piangeva e sembrava inconsolabile pensava a tutto quello che aveva fatto, a tutti gli 80 Euro che aveva dato al popolo, a tutti gli Euro che avrebbe voluto ancora distribuire… ma non aveva servito a niente. Mentre singhiozzava pensava che per lui fosse tutto finito.”

Panchina 1: “Questo hai sognato? Ma tu pensi davvero che lui sia triste?”

Sorella: “Mi hai fatto venire il magone. Povero Renzi!”

Panchina 1: “Ma tu non conosci i politici. E poi quelli italiani! Ti è accaduto qualche volta di sentir dire: “Quello ha il pelo sullo stomaco.”

Sorella: “Mai. O forse sì; non so cosa vuol dire.”

Panchina 1: “Informati! Comunque, grosso modo vuol dire che chi ha il pelo sullo stomaco non ha scrupoli.”

Sorella: “Grazie sorellina.”

Fratellino: ” E adesso cosa succederà in Italia? Parlate piano per favore; non vorrei vedere mio fratello svegliarsi. Vedete? ha quell’edera sul tronco che ogni tanto gli dà fastidio. L’edera non dorme mai… e lui dovrebbe avere qualcuno che lo gratta.”

Panchina 1: “Adesso ci penserà il Presidente della Repubblica. Vedremo.”

 

 

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Mi fu possibile entrare nella lunghezza d’onda di Petulante e Ingenua… poco alla volta però mi è stato concesso di poter registrare e divulgare i loro colloqui e le loro saggezze. Loro che ci guardano, ci stimano e ci criticano. La loro però è sempre una critica benevola frutto di stupore; lo stupore, anche rassegnato, verso il comportamento di noi Umani.

Registrazione del 24 novembre 2016

Personaggi:
Panchina Petulante, Panchina Ingenua e Passante Alessandro.

Panchina Petulante: “Ecco che è arrivato l’Autunno. Piango e nessuno si accorge di me. Le foglie dell’albero si uniscono alle mie lacrime… e anche il cielo con le sue lacrime.
Guardo mia sorella, un po’ più in là, la vedi?. Mi ha raccontato tutto e, in parte ho sentito tutto. Quell’umano che l’estate scorsa ha trovato serena tranquillità su mia sorella e ha usato il telefono. Uno di quegli aggeggini che si usano per parlarsi a distanza. Ho sentito tante onde attraversare l’aria vicino a me. Parlavano di amore e di promesse… anche di baci e… di stare vicini… molto vicini. Quando è andato via era molto contento.
Non è successo niente… solo speranze… speranze.”

Panchina Pèetulante

Panchina Ingenua: “Già… la vita degli umani è solo speranze?”

Passante Alessandro: “Già… purtroppo si permette di sperare quando già si sa che la speranza sarà vana. È ipocrisia?”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

Registrazione del 25 aprile 2017

Personaggi:
Panchina Ingenua. Passante Alessandro. L’Albero, Panchina Petulante, Albero Tasso.

Panchina Ingenua: “Ciao Alessandro, ti siedi un po’?”

INGENUA BAGNATA E SPORCA

Alessandro: “Non posso, i tuoi legni sono bagnati e un po’ sporchetti.”

Ingenua: “Speriamo che qualcuno li pulisca… quando avrà smesso di piovere. Come stai?”

Alessandro: “Oggi sono un po’ triste.”

Ingenua: “Perché sei triste? Peccato che sono bagnata… ti coccolerei volentieri.”

L’Albero: “Hai visto che bel vestito ho messo su? Non bisogna essere tristi. Oggi in Italia fanno festa… È la festa della Liberazione dal fascismo e la ritirata dell’esercito tedesco.”

L’ALBERO COL VESTITO NUOVO.

Alessandro: “Stavo appunto per dire a Ingenua che la mia tristezza, in una giornata come questa, scaturisce dalla conoscenza che, mentre l’Italia esultava perché la terribile guerra era finita, nell’Italia orientale stava per cominciare un dramma terribile che portò molti italiani, anche “veri” antifascisti, a sofferenze inenarrabili e inconcepibili.

Panchina Petulante: “Ma tu Alessandro c’eri già? Nel senso, te lo ricordi?”

Alessandro: “Sì, c’ero già; ero un bimbo abituato alla guerra; sì, perché non sapevo cosa fosse la pace: la possibilità di muoversi come si vuole, la possibilità di dire quello che si pensa e la possibilità di aver da mangiare senza dover ricorrere alla borsa nera.”

Ingenua: “Cos’è la borsa nera?”

Alessandro: “In tempo di guerra non era come ora che, se avevi bisogno di un pollo o di un chilo di pasta andavi semplicemente al Supermercato e ti compravi il pollo e la pasta che preferivi. Non era così, e se non ne trovavi nei normali negozi e avevi fame, dovevi andare a cercare nei meandri clandestini. Potevi trovare qualcosa, non proprio quello che volevi, ma, a prezzi maggiorati o anche molto maggiorati; infatti quello che cercavi e non trovavi al prezzo giusto era razionato dal regime imperante.”

Ingenua: “Io immaginavo una borsa per la spesa tutta nera.”

L’Albero: “Quindi è semplicemente ciò che non si dovrebbe fare ma si fa in situazioni di regimi “particolari.”

Petulante: “Quindi se tu c’eri, ti ricordi qualcosa?”

Alessandro: “Avevo quasi 9 anni. Ricordo alcuni momenti “pericolosi” quando l’esercito del Reich, nell’imminenza della disfatta voleva bombardare su Pegli e, con grande respiro degli adulti, l’esercito incolonnato che si muoveva verso nord. Ricordo anche l’euforia di certi strati della popolazione genovese che cantava ad ogni pié sospinto “Bandiera Rossa” e certi miei coetanei che, senza conoscerne assolutamente il significato, modificavano in “Bandiera Rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città”. Ricordo anche i giochi pericolosi dei giovincelli che si dilettavano con esplosivi abbandonati. Li chiamavano “balestite”… lo ricordo benissimo. Era un periodo piuttosto caotico, ma noi quasi ragazzi non ce ne rendevamo conto.”

L’Albero: “Hai paura quando pensi a quel periodo.”

Alessandro: “Io no. Oggi so che i miei Genitori avevano paura. Mio papà non era mai stato fascista e neppure comunista. Anche da quelle parti ci furono “rese dei conti”… ma non come a Trieste.”

Petulante: “Perché parli di Trieste?”

Alessandro: “Perché, da qualche anno, dopo essermi ben documentato, ogni volta che arriva il 25 aprile, non posso fare a meno di pensare alle inaudite sofferenze che hanno dovuto sopportare gli italiani di quelle zone. Ho menzionato Trieste perché, a partire dal 1° maggio 1945, per 40 giorni, i triestini, non solo hanno sofferto, ma, pare che almeno 2000 triestini siano spariti… quasi nel nulla.”

Ingenua: “Cosa vuol dire: spariti quasi nel nulla?”

Alessandro: “Vuol dire che sono stati eliminati… per sempre.”

Petulante: “Chi fece questo?”

Alessandro: “I seguaci di Josip Broz Tito, quello che diventò il dittatore comunista della Jugoslavia. Molti di quegli italiani venivano prelevati di notte in casa, portati via… e basta; nel senso che da quel momento i familiari non ne seppero più nulla.”

Petulante: “Ma cos’avevano fatto di male?”

Alessandro: “La colpa era quella di essere stato fascista o di essere stato un dipendente dell’Apparato burocratico del passato regime o, e questo è fonte di raccapriccio, molti altri avevano avuto solo il difetto di essere italiani o addirittura antifascisti. Era l’italiano che dava fastidio… dato che Tito, col sostegno di Stalin, pretendeva di integrare nella futura Jugoslavia anche la città di Trieste.”

Petulante: “Quello che dici è terribile. Non l’avevo mai sentito.”

Alessandro: “Ti capisco… tieni presente che neppure la maggior parte degli italiani lo sa o lo sapeva. Figuriamoci i giovani d’oggi. Vediamo se L’Albero riesce a contattare Tasso; lui è anziano e, probabilmente sa qualcosa di più”

L’Albero: “Eccolo. È ben felice di scambiare quattro chiacchiere con noi.”

Tasso: “Amici miei sono contento d’intrattenermi con voi, anche se il tempo è apparentemente brutto… per gli Umani. A me fa piacerissimo sentirmi scivolare sui rami le goccioline di pioggia.”

Alessandro: “L’acqua è importante anche per noi umani, però, appena scende una goccia d’acqua, subito diciamo che è brutto tempo.”

Tasso: “Parlavate di Trieste alla fine dell’ultima guerra? Ma sì, ha ragione Alessandro quando dice di rattristarsi. Quelli furono tempi terribili, e dimostrarono anche agli animali, che gli Umani non conoscono limiti alla malvagità. Non solo a Trieste ci furono delle scellerattezze del tutto impunite, ma anche in tutta la Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia. La cosa peggiore è che, a quei tempi, nessun Umano ne poteva parlare. Era proibito… o più che proibito.”

L’Albero: “Perché era proibito?”

Tasso: “Verosimilmente, sempre col giusto dubbio, perché il Partito Comunista Italiano, allora molto potente, che riceveva ordini direttamente da Mosca, doveva far credere che il Comunismo del proletariato fosse molto simile al Paradiso, e quindi bisognava inneggiare al futuro della Federazione Jugoslava che lavorava per il popolo… ma con tecniche piuttosto dubbie. Ricordo di aver ricevuto molti messaggi dai miei colleghi in Istria… già nel 1943, quando ci fu il famigerato Armistizio dell’Umano Badoglio. Mi raccontavano di tanti Umani gettati nelle foibe in modo raccapricciante: li legavano a due a due con un po’ di fil di ferro, tiravano un colpo alla nuca ad uno dei due che precipitava nella voragine trascinandosi dietro quello vivo. Ricordo che mi raccontavano queste “gesta” e piangevano… quasi quasi speravano in una bora così forte da poter cadere sulla testa di quegli esaltati così malvagi per farli fermare.”

Ingenua: “Ma no caro Tasso, ti stai inventando tutto per farci star male. Non posso credere che la mente degli Umani possa arrivare a fare certe cose.”

Tasso: “Pensa, cara Ingenua, che questa è una piccolissima parte delle atrocità commesse in quegli anni dagli Umani, altrimenti non sarebbero scappati, abbandonando ogni cosa, ben 350.000 Umani d’Italia… la maggior parte da Pola.
Accadde anche una quasi assurdità, e cioè che, dopo l’Armistizio, queste atrocità ebbero un periodo di pausa perché arrivarono le truppe del Grande Reich. In poche parole, le truppe tedesche, che tutti sappiamo non scherzose e abbastanza crudeli, furono quasi acclamate come salvatrici; infatti la loro presenza agì come calmieratrice e gli slavi, non solo i partigiani, furono costretti a rallentare le loro malvagità.”

FRANCOBOLLO TEDESCO DEL 1944

 

Alessandro: “Come curiosità, vi mostro un francobollo del Grande Reich del 1944. Mentre lavoravano a pieno ritmo i campi di sterminio, le poste vollero mostrarci un’”umanità” dolce e sconcertante. L’aiuto dello Stato alle mamme e ai bimbi.

Petulante: “Che francobollo! Ai miei legni vengono i brividi. Caro Tasso, devi proprio raccontarci tutto. La verità però… quella documentabile.”

L’Albero: “Sono d’accordo con Petulante.”

Tasso: “Ci vorrà molto tempo… proprio molto.

L’Albero: “Non importa; vogliamo sapere.”

Tasso: “La prossima volta… ci sarò. Ora vi saluto e, senza veleno, vi abbraccio tutti.”

Alessandro: “Ciao a tutti anche da parte mia.”

Ingenua: “Ciao Alessandro; spero, la prossima volta, di non essere bagnata… e di poterti coccolare.”

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Registrazione del 27 febbraio 2017

Personaggi:

 Panchina Petulante, Panchina Ingenua, Ulivo e Passante Alessandro.

Petulante: “Hai visto sorella che i nostri alberi stanno per svegliarsi?”
Ingenua: “Che bello. Stanno cominciando a vestirsi?”
Petulante: “Ma non sono ancora svegli. Vedi che nei rami spunta qualcosa che diventerà un gemma?”

Rami dell'albero... pronto al risveglio.

Rami dell’albero… pronto al risveglio.

Ingenua: “Sì lo vedo; sono contenta; quando verranno le foglie verrà anche un po’ di caldo, o meno freddo, e qualcuno arriverà ad appoggiare le sue chiappe sui miei legni.”

Petulante: “Hai ragione. Chissà se l’Ulivo ha qualcosa di nuovo da raccontarci.”

Ulivo: “Ma sì mie care; sono successe molte cose… specialmente in Italia.”

Petulante: “Cos’è successo di interessante?”

Ulivo: “Più che interessante, potrei dire triste.”

Ingenua: “Non farmi piangere. Lo sai che sono sensibile.”

Ulivo: “Effettivamente è da piangere. Ho sentito che in Italia c’era un Umano molto sofferente che non poteva muoversi ed era pure cieco. Tutto questo dopo un incidente.”

Ingenua: “Sto già cominciando a commuovermi.”

Ulivo: “Questo poveretto, malgrado ogni cura, non poteva far nulla e non vedeva se non “nero”. Prima dell’incidente era una persona allegra e molto vitale. La sua sofferenza era grandissima, al limite della sopportazione, per cui, il suo desiderio maggiore era quello di poter morire.”

Petulante: “Ma che terribile situazione! Dimmi Ulivo, lui capiva tutto? Parlava?”

Ulivo: “Sì, capiva tutto. Parlava anche, ma male. Orbene, ha finalmente potuto morire, però venendo da noi in Svizzera, nella Svizzera tedesca. Ha potuto usufruire del “suicidio assistito”… proprio oggi.”

Ingenua: “Mi hai fatto piangere. Ma c’era bisogno che soffrisse anche per un lungo viaggio? Non poteva rimanere in Italia? Che sofferenza un viaggio così lungo oltre Gottardo!”

Ulivo: “No, non poteva rimanere in Italia, perché la legislazione italiana non permette il suicidio assistito.”

Petulante: “Ma come, uno non può disporre di se stesso?”

Ulivo: “In Italia no. Il suicidio è proibito.”

Petulante: “Io credevo che l’Italia, con i suoi difetti, fosse una Nazione all’avanguardia… e bellissima. Ma sono cretini gli italiani? Vedo il Passante. Provo a chiamarlo… Mi ha sentito. Ora viene a scaldarmi un po’ con le sue chiappe e vediamo cosa ha da dirci.”

Passante: “Buongiorno carissime. Come state?”

Petulante e Ingenua: “Bene grazie… ci sei mancato.”

Passante: “Non esageriamo. Cos’è successo?”

Petulante: “Abbiamo sentito di quel povero Umano molto sofferente che, per morire ha dovuto varcare la frontiera e andare nel Canton Zurigo.”

Passante: “È vero; è terribile.”

Petulante: “Ma tu che sei medico, cosa puoi dirci? E poi, come ti chiami? Passante non mi piace.”

Passante: “Chiamatemi Alessandro.”

Ingenua: “Che bel nome… Alessandro. Mi piace. Anche tu sei bello.”

Passante Alessandro: “Smettiamola di dire stupidaggini. Circa la tragedia di quel poveretto, non posso dirvi molto. Prima, come medico, posso dirvi qual’è il compito di un medico.”

Ingenua: “Siamo tutt’orecchi. Mi piace quando ci parli.”

Alessandro: “Il primo compito del medico è quello di curare; quello cioè di cercare di ottenere la guarigione se una persona è malata; inoltre è molto importante aiutare a non soffrire. Molte persone soffrono a causa di malattie cosiddette “inguaribili”; in questi casi il medico deve far in modo che quelle persone non soffrano o soffrano il meno possibile. Alcune volte, molti medici si pongono un problema particolare, e cioè hanno paura di nuocere a quella persona se, per non farla soffrire, danno dei medicamenti un po’ fortini.”

Petulante: “Ma se il compito è quello di evitare la sofferenza?”

Alessandro: “Appunto. Se per evitare la sofferenza, sempre di fronte a “situazioni cosiddette terminali” si deve calcare la mano e chi sta soffrendo molto si addormenta per sempre, c’è sempre il pericolo che arrivi il solito “sapientone” o ancor meglio “moralista” che si permetterebbe di ipotizzare un omicidio.”

Petulante: “Ma se è, come hai detto tu “terminale”, cosa avresti fatto di male come medico?”

Alessandro: “Lo so, lo so. Ma vedi, ci sono sempre tanti Umani che tutte le volte che aprono bocca si dimenticano di collegare il cervello.”

Petulante: “È vero che in Italia se un Umano soffre molto e non potrà più avere una vita con un pizzico di vivibilità, non può neppure chiedere di essere aiutato a morire?”

Alessandro: “Sì, è proprio così. Il “Legislatore” si è dimenticato di sistemare questo piccolo particolare. Purtroppo negli ultimi tempi, in Italia s’è dimostrato più importante litigare che legiferare in modo intelligente. Il singolo cittadino, in tante situazioni, è abbandonato a se stesso. Oltre alla parola onestà che sembra proprio obsoleta, le parola dignità e rispetto stanno vagando in un nebbioso limbo.

Petulante: “Allora è grave.”

Alessandro: “Il problema più grosso, almeno dal mio punto di vista, è che oggi, e non solo in Italia, si vuole guadagnare tanti soldi, ma non ci si vuol prendere la responsabilità relativamente a decisioni importanti e non procrastinabili.”

Ingenua: “Ma allora quegli Umani che si chiamano Deputati e Senatori della Repubblica non sono capaci di fare il loro lavoro. Dovrebbero essere licenziati o denunciati.”

Da Web - L'aula di chi legifera.

Da Web – L’aula di chi legifera.

Petulante: “Non dire sciocchezze. Quelli sono quasi intoccabili… e poi non vanno quasi mai a lavorare. Tante volte l’aula di Montecitorio è quasi vuota…”

Ingenua: “Ho sentito parlare di vitalizio… cos’è?”

Petulante: “È la bella pensione che prendono quelli che non hanno fatto quasi niente e, per poco tempo.”

Alessandro: “Carissime, vi saluto… salutatemi l’Ulivo.”

Petulante e Ingenua: “Vai già via? Ciao. Vieni presto a trovarci.”

 

 

 

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FORSE È MEGLIO PIANGERE

Venerdì 16 dicembre 2016

 

L’ulivo chiama “la petulante”…

L'ULIVO

L’ULIVO

Petulante: “Ulivo carissimo, mi hai chiamata?”

L’Ulivo: “Sì cara. Ti avevo promesso che se avessi avuto delle novità ti avrei chiamata.”

Petulante: “Dimmi, son curiosa. Senti anche tu Sorella?”

Sorella: “Sì, ogni mio legno è in ascolto.”

L’Ulivo: “Una notizia viene da Milano. Il Sindaco Sala avrebbe ricevuto un Avviso di Garanzia.”

Sorella: “Vuol dire che è stato bravissimo? Vuol dire che è una garanzia per tutti?”

Petulante: “Ma no sorella INGENUA, così ti battezzo, l’Avviso di Garanzia viene spedito alla persona che è sottoposta alle, si dice, indagini preliminari; in poche parole a una persona indagata perché ha fatto qualcosa che non doveva.”

Sorella Ingenua: “Proprio lui?”

L’Ulivo: “Sì cara Ingenua, proprio lui che sembrava quello che avrebbe dovuto controllare che facessero le cose per bene.”

Petulante: “E cosa avrebbe fatto?”

L’Ulivo: “Non ho capito bene. Sai parlano sempre tutti con paroloni da sapientoni. Pare che quando doveva controllare gli appalti dell’EXPO sia scivolato su una qualche buccia di banana.”

Ingenua: “O poverino. S’è fatto male?”

L’Ulivo: “Ma no, si dice che qualcuno è scivolato su una buccia di banana, quando ha fatto qualche errore piuttosto grosso. In questo caso potrebbe aver infranto la legge. Per ora, però, è solo indagato. Potrebbe essere perfettamente pulito.”

Ingenua: “Ha fatto la doccia?”

Petulante: “Senti Ingenua, sta un po’ buona. Pulito è chi non ha fatto nulla di male.”

L’Ulivo: “Se arriverò a saperne di più te lo dico.”

Petulante: “Lo so, ti ho fatto stancare.”

L’Ulivo: “Inoltre soffro molto il freddo. Devo però dirti che qui vicino a me ci sono due vostre colleghe che accolgono volentieri le chiappe degli umani… e raccolgono molte informazioni. Mi hanno raccontato qualcosa di esplosivo accaduto a Roma.”

Le colleghe della "Petulante".

Le colleghe della “Petulante”.

Petulante: “Ma Roma è sempre in crisi.”

L’Ulivo: “Sì, ma questa volta è molto interessante. Ve lo racconterò la prossima volta. Ora sono stanco.”

Petulante: “Quindi… è meglio piangere?”

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