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Archive for the ‘Sanità’ Category

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Quinto Capitolo

 

Ritorno a casa

 

Claudio, come s’è detto, non è la prima volta che va a Merano con Livia. S’è anche detto che Claudio può essere considerato piuttosto vecchio essendo nato nel 1936, lo stesso anno in cui a Merano lanciarono la Lotteria Ippica collegata alla corsa dei cavalli. In quell’occasione Claudio aveva sì e no quattro mesi di vita.

Merano però, almeno dopo la Seconda Guerra Mondiale quando Claudio cominciava a “capire” ciò che lo circondava, era famosa in Italia grazie alla lotteria, così come Monza, Agnano e Viareggio che facevano vincere tanta moneta sonante a pochissimi fortunati.

Merano nel Südtirol, diventò parte del Regno d’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Prima faceva parte dell’Impero Austro-ungarico e “si parlava tedesco”. Coll’avvento di Mussolini che pretese di italianizzare “tutto a tutti i costi”, così come accadde in Val D’Aosta dove si parlava francese e in Istria per chi parlava slavo, anche Meran divenne Merano e guai se qualcuno non si esprimeva in italiano.

Negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, dopo la costituzione dell’Operationszone Alpenvorland che accomunò all’Alto Adige le provincie di Trento e Belluno, non solo si parlava tedesco, ma era a Merano come essere nel Reich della Grande Germania, per cui la lingua tedesca ritornò ad essere la lingua ufficiale. Nello stesso periodo fu costituita dai nazisti anche l’ Operationszone Adriatisches Küstenland confinante con la provincia di Belluno comprendente anche la neo provincia di Lubiana. In queste due zone che furono sottratte alla giurisdizione della Repubblica di Salò, gli abitanti potevano parlare la loro lingua, e cioè il tedesco, l’italiano e lo slavo.

ALPENVORLAND (in alto a sinistra)

Finita quella terribile guerra, la provincia di Bolzano tornò all’Italia e ci furono alcuni “problemini” d’intolleranza verso la madrepatria.

Attualmente ci si può accorgere come il bilinguismo sia accettato serenamente da tutti gli abitanti del posto; meno dagli altri italiani della penisola.

Claudio, che vive in Svizzera dove si parlano ben 4 lingue, è dell’idea che, per una nazione come l’Italia sarebbe molto bello, se non addirittura auspicabile, che in alcune zone, gli abitanti potessero parlare la loro lingua senza dover subire una specie d’ostracismo. L’italiano di Bologna o di Ancona parte dal punto di vista che se un territorio si trova entro i confini della repubblica, in quel territorio bisogna parlare italiano… e non si discute. Se quell’italiano, in Alto Adige, si rivolge a qualcuno in italiano, s’arrabbia se non è capito.

Il cittadino di Bolzano o Merano ha già subito abbastanza “sevizie” per il fatto di essere nato dove si parla abitualmente una lingua diversa dall’italiano; perché non tutelarlo affinché possa mantenere in tutto e per tutto la propria identità? E non potrebbe essere un argomento assimilabile alla tanto sbandierata “biodiversità” degli ultimi decenni? Tanto più che la tutela linguistica di certe zone fa parte di una legge del 1999?

Durante il soggiorno a Merano, Claudio, che ha lavorato alcuni anni nella Svizzera tedesca e parla un po’ il tedesco, ogni volta che entra in un negozio o in un bar, si rivolge ai gestori nella loro lingua… e si sente rispondere in italiano. Quelle persone capiscono perfettamente che Claudio non è uno di lingua tedesca e, per educazione, rispondono in italiano.

“L’italiano d’Italia” soffre molto, addirittura si offende quando si accorge che nel Südtirol (o Alto Adige) l’indigeno fa finta di non conoscere la lingua italiana. L’indigeno ha una dignità, e non gli va se viene calpestata. Secondo Claudio, nello stesso modo come i Baroni della Medicina dovrebbero abbandonare i paraocchi tutte le volte che sentono parlare di omeopatia o di cromoterapia, così i Governanti dovrebbero vezzeggiare il cittadino italiano che parla un’altra lingua, ma è contento di far parte della Repubblica Italiana.

Il soggiorno a Merano finisce. Si torna a casa. Livia non sta proprio male, ma, malgrado la visita in alcune farmacie, non è riuscita a capire se è o no ipertesa. Purtroppo, Livia e Claudio non hanno potuto godersi appieno l’ospitalità degli altoatesini. Ne conserveranno un buon ricordo. Si torna a casa passando dall’Austria attraverso la Val Venosta e il Passo di Resia.

IL PASSO DI RESIA

Il Passo di Resia offre la “specialità” del lago artificiale dal quale spunta il campanile romanico del secolo XIV “residuo” del villaggio Curon Venosta distrutto e sommerso nel 1950 per produrre energia elettrica. La vista di quel campanile che fuoriesce dall’acqua ha un non so che di surreale e lascia veramente perplessi con una specie di vuoto nello stomaco misto a desolazione. Deprime dover pensare che, per un po’ di energia elettrica, molte persone abbiano dovuto soffrire e molte coltivazioni abbiano dovuto essere distrutte. Claudio sapeva del lago e credeva che quella popolazione fosse stata giustamente indennizzata. Da quello che ha trovato scritto in loco, ben il 70% della popolazione fu costretta a emigrare e ben 181 costruzioni furono distrutte prima dell’allagamento.

Pare che il progetto iniziò negli anni in cui la faceva da padrone il fascismo, per cui è comprensibile pensare che la popolazione di lingua tedesca, non ancora sufficientemente italianizzata, non ricevesse dal Governo di Roma il dovuto rispetto.

Certo che quella popolazione, dal 1939 al 1950 deve aver sofferto molto; specialmente, si pensi al fatto che ben 181 costruzioni furono distrutte con la dinamite.

Prima di passare in Austria, Livia e Claudio si fermano un poco in quel punto, e, benché l’avvenimento del riempimento dell’infuso fosse vecchio di decenni, capirono quello che poté essere il dramma di quella popolazione.

Livia ha sempre un piccolo disagio, però, durante il viaggio dichiara di avere una “stretta al collo, al cuore e al mediastino”. Sembra quasi un peggioramento della patologia. L’unica cosa da fare è arrivare a casa e poter telefonare al Dr. Bardelli; nel frattempo Claudio mette nella bottiglietta d’acqua che Livia ogni tanto beve, 20 gocce coll’energia del cristallo Zoisite. Con queste gocce la situazione migliora, e i nostri viaggiatori possono proseguire tranquillamente, e dopo il passo dell’Arlberg, andarsi a cercare un ristorante per rifocillarsi. Il viaggio infatti è ancora lungo, ma vario: prima il Voralberg austriaco, poi il Principato del Liechtenstein e finalmente la Svizzera.

Con le gocce di Zoisite il disagio di Livia migliora ulteriormente, per cui potrà affrontare la galleria del San Bernardino e raggiungere il Canton Ticino.

Arrivano bene a casa. Ha guidato sempre Claudio. Certo che un piccolo cambio di guida sarebbe stato utile! Ma Livia ora non se la sente e preferisce non guidare.

Non passano più di ventiquattrore dal giorno in cui si trovano nuovamente a casa che, si potrebbe proprio dire, per Livia e Claudio sta cominciando un ballo più che particolare.

Anche se Claudio non credeva all’ipertensione sentenziata dal Dr. Bardelli, nel senso che era convinto che l’ipertensione registrata fosse una reazione dell’organismo alla bradicardia e allo stress, sentiva come veramente terribile il bigeminismo del polso di Livia ed era convinto che fosse necessario agire a quel livello.

Claudio, come medico, è convinto che in medicina si dovrebbe, nel limite del possibile, cercare di arrivare alla diagnosi del « perché ». Non si può pensare di avere un effetto senza una causa. Livia sta male, ha cominciato a star male a un certo punto, non a pallino ; ma ci sarà stata una ragione o, così… proprio così un bel giorno il suo cuore ha deciso di fare i capricci? No, non va bene così, se il cuore di qualcuno fa i capricci, si dovrà cercare di tamponare la situazione e, eventualmente anche agire con violenza, ma poi, con calma si deve, se possibile, andare alla radice. E questo è un argomento che non esiste quasi mai nella Medicina Ufficiale.

Claudio e Livia sono appena tornati dalla settimana di vacanza a Merano. Sono contenti di essere di nuovo a casa ; erano partiti perché il Dr. Bardelli aveva detto loro che non c’era nulla di grave. Ora però ci si trova di fronte a una svolta : il Centro Cardiologico che aveva messo l’Holter, convoca telefonicamente Livia per una Risonanza Magnetica.

“Ma chi ha detto” chiede Claudio che riceve la telefonata “che mia moglie deve fare la Risonanza Magnetica?”

“Il Dr. Bardelli” risponde la signorina del Centro.

“Bene” è la risposta di Claudio “lo dirò a mia moglie e vi farò sapere”.

 

Livia prende tempo: “Adesso non ho alcuna intenzione di andare a fare la Risonanza Magnetica. Ma il Dr. Bardelli non aveva detto che non c’era nulla di grave? che non era il caso di preoccuparsi?”

“Aspetta un momento,” cerca di tranquillizzarla Claudio “a me non sembra che tu sia ipertesa e che sia necessario fare una RM. Domani passiamo in farmacia, qui vicino a casa, e facciamo misurare nuovamente la pressione.”

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Registrazione del 25 agosto 2017

Personaggi:
Panchina Petulante, Alessandro, L’Albero e Panchina Ingenua.

 

Petulante: “Alessandroooooooo…”

 Alessandro: “Chi mi chiama?”

Petulante: “Sono io… non riconosci la mia voce?”

Alessandro: “Scusami, ero soprapensiero… e sto andando di fretta.”

Petulante: “Non ti fermi un momento?”

Alessandro: “Ora non posso. Torno fra un paio d’ore”

Petulante: “Ti aspettiamo.”

Alessandro: “Va bene.”

 

UN PAIO D’ORE DOPO ALESSANDRO È DI RITORNO.

 

Petulante: “Ci sei? Ti aspettavamo. Siediti.”

Alessandro: “Ora mi siedo su di te. Ditemi.”

Ingenua: “Però la prossima volta vieni da me… d’accordo?”

Alessandro: “Va bene Ingenua. Ditemi cos’è successo?

Petulante: “È successo che un paio di giorni fa s’è seduta su di me una signora con un giornale. Sai quel settimanale della Migros?”

Alessandro: “Sì, lo conosco.”

Petulante: “Ebbene, il nostro amico L’Albero ha ben visto l’articolo che quella signora stava leggendo ed è rimasto molto colpito dall’illustrazione.”

Alessandro: “Di cosa parlava l’articolo?”

Petulante: “Di sovrappeso, ma soprattutto di alimentazione sbagliata e di poco movimento da parte degli Umani più giovani.”

 Alessandro: “Effettivamente è da molto tempo che si parla di cattiva educazione alimentare.”

Petulante: “…e anche di troppo poco movimento?”

Alessandro: “Anche. Sì se ne parla molto… infatti le palestre sono sempre piene di gente che desidera avere un bel corpo… e magari muscoli esagerati… ma non veri muscoli… quasi quasi muscoli ormonali. Ma com’è la figura?”

Petulante: “È bellissima. L’Albero è proprio in gamba… è riuscito a fotografarla. Vuoi vederla?”

Alessandro: “Mi sembra più che giusto, mi fermate per la strada per parlarmi di dietetica?”

L’Albero: “Ciao Alessandro… stai bene? Ho detto io a Petulante di fermarti.”

Petulante: “Eccola. Ti piace? Come Umana è proprio una bella figliola… o no?”

Dal settimanale “AZIONE”

Alessandro: “Caro Albero, hai fatto più che bene a fotografarla. Non posso dire che mi piaccia, è però significativa del problema. Se, fin da bambini si mangia molto e male e non si fa movimento… si può diventare così. Questo è il problema che molti genitori dovrebbero affrontare. Quante volte i genitori si preoccupano se il figlio o la figlia non mangiano abbondantemente… e: “Mangia, mangia… non ti senti bene?” Questo si può sentire.”

Ingenua: “Tu Alessandro non sei diventato così. Anche per questo mi piace quando vieni da me. Sapessi com’è brutto dover sopportare certi pesi… e magari mangiano pure… proprio quando sono su di me.

Alessando: “Ok Ingenua, la prossima volta vengo da te. Ora scappo ma, vi ringrazio molto dell’informazione.”

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Registrazione del 25 giugno 2017

Personaggi:
L’Albero, Passante Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, Albero Conifera.

 

L’Albero: “Mi fa piacere sapere che sei fra noi.”

Passante Alesandro: “Per quale ragione sei così… quasi affettuoso?”

Panchina Ingenua: “Se ti siedi su di me, sarò veramente affettuosa. Ho voglia di coccolarti.”

L’Albero: “Avanti Ingenua, non essere così. Lo sai che Alessandro è una persona seria.”

Ingenua: “Ma io gli voglio bene. Che male c’è se gli massaggio il sederino?”

Alessandro: “Smettetela. Dimmi perché sei contento di vedermi. È successo qualcosa di particolare? Altrimenti me ne vado senza neppure sedermi un attimo.”

L’Albero: “Semplicemente volevo discutere con te quello che abbiamo visto su un libretto che stava leggendo una signora seduta su Petulante.”

Panchina Petulante: “Sì era seduta su di me e stava leggendo un libretto di una Cassa Malati… parlava di prestazioni ambulatoriali.”

…della Cassa Malati…

Alessandro: “Cosa diceva di particolare? Mi siedo.”

L’Albero: “Io da qui l’ho fotografato. Dice, in poche parole, che faranno sempre di più interventi chirurgici ambulatoriali, cioè che, noi l’abbiamo capita così, per certi interventi non ci sarà più il ricovero in ospedale, ma, fatto l’intervento il paziente operato potrà tornarsene a casa… come se niente fosse. Non so che tipo di assistenza potrà avere quando sarà a casa e gli farà male dove sarà stato operato…”

Alessandro: “Ho capito perfettamente… e non è il caso di preoccuparsi più di quel tanto; bisognerebbe invece arrabbiarsi, e anche molto perché, anche se fanno finta di considerare il tutto sotto il gusto dell’efficienza, certi vantaggi sono solo ed esclusivamente a beneficio dell’assicuratore. Il paziente che, essendo malato dovrà in ogni caso essere considerato sofferente, sarà quello che non avrà il postoperatorio con la dovuta assistenza.

L’Albero: “Ti chiedo: Gli umani, almeno quelli che dirigono le assicurazioni cosiddette sociali, hanno presente la considerazione che “lavorano” per qualcuno che, essendo malato soffre, o “contemplano” solo i numeri e il fatto che, in ultima analisi, quei sofferenti porteranno loro degli utili?”

Alessandro: “È una domanda vera o soltanto una battuta ironica? Purtroppo, salvo rari casi, gli Ospedali non ci sono solo per curare i malati.”

Ingenua: “Ma cosa dici caro Alessandro… Per chi dovrebbero esserci?”

Alessandro: “Vi potrà sembrare strano, ma ci sono per chi ci lavora dentro; non solo per l’egoismo e la superbia di alcuni medici, ma anche per la comodità di chi lavora nei vari servizi.”

Petulante: “Non riesco a seguirti. Stai dicendo qualcosa di assurdo. Come fai a pensare quello che hai appena detto.”

Alessandro: “Due semplici esempi:

Negli ospedali si cena molto presto; in certi ospedali svizzeri troppo presto rispetto all’ora in cui il paziente cenerebbe se fosse a casa. Perché? Perché così gli addetti alla ristorazione possono tornare a casa in un’ora per loro potabile.

Gli interventi operatori vengono eseguiti già alla mattina, anche abbastanza presto, anche se l’ora migliore per il paziente sarebbe nel pomeriggio. Perché così fa comodo all’equipe medica che, salvo chi è di turno, potrà tornare a casa in famiglia.

Ci sarebbero altri piccoli esempi significativi… ma non vorrei dilungarmi.”

L’Albero: “Tornando all’incremento degli interventi ambulatoriali, pensi quindi che sia solo una questione economica? Oggi i soldi sono diventati così importanti?”

Alessandro: “Ma certamente, e non solo oggi. Oggi in modo esagerato, al punto che il divario fra ricco e povero è aumentato in un modo folle.”

L’Albero: “Penso proprio che tu abbia ragione. Guarda un po’ cosa mi mostrò un vecchio collega… lui che c’era già durante la Seconda Guerra Mondiale:

 

La Didascalia della vignetta: “Cari ragazzi non siete morti invano.”
Da Simplicissimus

 

Petulante: “È terribile! Grazie ai morti che ci permisero di scrollarci di dosso la tirannia del nazismo, la Borsa ha fatto guadagnare molti soldi.”

L’Albero: “Un attimo per favore. Mi sta chiamando la Conifera da Lavena Ponte Tresa in Italia. Ha qualcosa da dirmi. Ha sentito che stiamo parlando di ingordigia pecuniaria.”

CONIFERA

Albero Conifera: “Ciao amico e ciao ragazze. Sentivo che state parlando di soldi. Forse ancora non lo sapete, ma è una notizia recentissima.

Avete mai sentito parlare di un umano Fabio Fazio? A me è antipatico, e poi sembra pure tonto, ma è bravo e ci sa fare.”

Petulante: “Sì certo; è quello che sembrava un po’ comunista… in ogni caso socialista e impegnato per le cose giuste?… o apparentemente tali?”

Conifera: “Sì, proprio quello. Quello che fa sempre parlare l’umana Littizzetto… che fa abbastanza ridere e parla spesso del Walter e della Jolanda.”

Ingenua: “Non farci star sulle spine; cosa ha fatto?”

Conifera: “Avrebbe firmato un contratto con RAI 1; arriverà a percepire uno stipendio, o un guadagno o qualcosa del genere come 2.800.000 Euro all’anno.”

L’Albero: “A me sembra esagerato. Anche se è molto bravo. Ma, caro umano Alessandro, anche senza essere socialisti o comunisti come quelli che dicono che è tutto di tutti, non ti sembra che voi umani stiate correndo un po’ troppo dietro ai soldi? Anche qui in Svizzera si corre dietro ai soldi come se fossero noccioline.”

Alessandro: “Anche qui nel Canton Ticino. Ho sentito dire di un ticinese che in un anno s’è messo in tasca qualcosa come 12 milioni di franchi.”

L’Albero: “Certo che l’umano Fazio, in questo caso, fa quasi ridere… e sembra che possa rischiare di essere annoverato fra i poveri con solo 2 milioni e 800.000 Euro all’anno!!! Ma non credere che l’Umano ticinese sia il più ricco “come dipendente”. Le case farmaceutiche versano ai loro capi anche tanti milioncini.”

Conifera: “Non so com’è da voi in Svizzera, e non so neppure com’è qui da noi in Italia, c’è però in me la consapevolezza che, con la scusa di curare chi soffre, troppi “Grandi” s’arricchiscono… ed è un gran peccato perché mi sembrerebbe, da albero, che gli umani potrebbero avere una vita migliore se evitassero il dio soldo tanto come punto di partenza quanto come punto d’arrivo. Potremo parlarne coll’amico Alessandro… che faceva il medico… ed è ancora medico.”

Ingenua: “Certamente il mio amicone Alessandro è d’accordo. E spero che venga sempre a scaldare i miei legni… ed io gli farò tante coccole. Senti Alessandro i miei massaggini?”

Alessandro: “Non devi mica dirlo a tutti.”

Ingenua: “Scusami… ma cosa c’è di male se dico che sei il mio Umano preferito?”

Alessandro: “Lasciamo perdere. Ora vado via e vi saluto tutti e tutte con affetto.”

L’Albero e Petulante: “A presto Alessandro.”

Conifera: “A presto.”

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Registrazione del 21 maggio 2017

Personaggi:
Ulivo il Saggio, Passante Alessandro, Panchina Ulivia e Panchina Ulivetta,

Ulivo il saggio: “Buon giorno Alessandro. È un piacere vederti. Cosa c’è di nuovo?”

Alessandro: “Cosa ne pensi di tutto quello che dicono gli Umani d’Italia circa l’obbligo di ben 12 vaccinazioni per i bimbi in età prescolare?”

Ulivo: “Io non sono molto vecchio e quindi non posso dirti molto, però, da quello che ho sentito, credo che si stia esagerando. Addirittura voler vaccinare contro la varicella! Ma la varicella per gli Umani è quasi una promozione; nelle grandi famiglie, se uno dei componenti si cuccava la varicella, gli altri venivano messi a lui vicino affinché venissero contagiati ed era possibile chiudere un capitolo. Lo so che è una malattia un po’ noiosa, ma, anche il vaccino in più per l’organismo… è sicuramente molto noioso.”
Alessandro: “Cosa intendi “noioso per l’organismo”? Posso sedermi su di te Amica 1 che, se non ti dispiace ti chiamerei Ulivia?”

Panchina Ulivia: “Ma certo… e poi mi sembra un bel nome.”

Ulivo: “Penso che l’organismo così giovane con un sistema immunitario altrettanto giovane consideri negativamente così tante sollecitazioni. Non dobbiamo dimenticare che i vaccini devono ricordare; è una questione di memoria.”

Ulivia: “Cosa intendi per memoria?”

Da sin.: Ulivetta e Ulivia… spostata da Umani.

Ulivo: “Nel sistema immunitario è molto importante la memoria. Sì, perché l’anticorpo prodotto dopo la vaccinazione deve riconoscere l’antigene dannoso nuovo arrivato… per renderlo innocuo, distruggerlo o far sì che se ne vada e non rompa le scatole.”

Ulivia: “Un pochino come il Computer?”

Ulivo: “Un pochino sì… proprio così. Se il Computer giovane ha poca memoria può far confusione e, o stancarsi troppo o andare in tilt.”

Ulivia: “Va bene, tu cerchi di dire la tua, ma non pensi che “i Grandi della Scienza prima di andare ad obbligare 12 vaccinazioni a dei bimbetti abbiano valutato tutti i pro e i contro?”

Ulivo: “Sarebbe da sperare, ma se sono allo stesso livello di quelli che hanno governato in Italia negli ultimi 50 anni riuscendo ad impoverire tanti onesti lavoratori senza permetter loro una dignitosa vecchiaia…”

Ulivia: “Vorresti dire che quegli Umani di scienza sono degli incapaci?”

Ulivo: “Non l’ho voluto dire, ma l’ho pensato. Vedi, gli Umani che si danno tante arie, sono gli stessi che obbligano un Umano loro simile sofferente ad aspettare mesi e mesi prima di poter fare una colonscopia, sono gli stessi che con la loro folle burocrazia hanno obbligato quella sofferente donna di Genova ad aspettare ben sei mesi prima di poter fare una mammografia e, dopo che ha potuto finalmente farla, altri Umani chirurghi hanno dovuto amputarle tutt’e due i seni. Nessuno sa come sarebbe andata a finire se avesse potuto fare la mammografia in tempi potabili.”

Ulivia: “Ma sono proprio così incapaci, quegli Umani, a gestire la Sanità?”

Ulivo: “Sai, non so se è incapacità o ignoranza. Sai perché? Perché nella Penisola con noi confinante esistono professionisti e cliniche private che, a pagamento, fanno gli stessi esami in tempi brevi.”

Panchina Ulivetta: “Fino ad ora non ho parlato, ma, da quello che ho sentito, mi sembra di aver capito che la “malvagità” non è solo degli Umani che seminano bombe e uccidono. Si può anche uccidere negando la giusta assistenza?”

Ulivo: “Beh, sotto certi punti di vista credo proprio che tu abbia ragione. Il Governante che nega le giuste cure a chi ne ha diritto e, addirittura lo mette in pericolo di vita, può essere messo allo stesso livello di chi investe un passante e scappa senza prestar soccorso… anzi può essere messo ad un livello peggiore.

Ulivetta: “Ma come fai a dire certe cose! Non dovresti neppure pensarle.”

Ulivo: “Perché non dovrei pensarle? L’Umano che governa ed è addetto alla Sanità dovrebbe preoccuparsi di far star bene i cittadini che soffrono; in fondo l’ha voluto lui quando ha chiesto il voto degli elettori; e se non è all’altezza di fare un buon lavoro, che se ne vada e lasci il posto a chi sa lavorare bene.”

Ulivia: “Perché pensi caro Ulivo che fra i politicanti della vicina Italia ci sia qualcuno all’altezza di fare un buon lavoro… proprio per la Sanità?”

Ulivo: “Si dovrebbe poterlo sperare. Certo che, se è vero che a Roma un Umano su 6 che si presenta al Pronto Soccorso deve aspettare 24 ore per essere soccorso…”

Ulivia: “Perché lo chiamano Pronto Soccorso? Se è “pronto” non può farsi aspettare così tanto! Che lo chiamino soccorso senza pronto.”

Alessandro: “Hai ragione Ulivia. Molti miei colleghi Umani sbagliano, ma, e questo è il lato peggiore, non si accorgono di sbagliare. Parlavamo di vaccini e siete arrivati a parlar male della Sanità italiana. Circa i vaccini, posso dirvi che, molti anni fa, il grande Sabin, lo scopritore del vaccino antipolio che ha salvato molte vite umane, ebbe a dire a un congresso, mi pare a Bologna: “Andateci piano coi vaccini”. Sicuramente si sono dimenticati di lui. E tu Ulivo cosa ne dici?

Ulivo : « Dico che bisognerebbe sempre ascoltare i saggi. E l’Umano Sabin fu un saggio. Però, passando ad altro argomento, lo sai che voi Umani, col vostro comportamento, riuscireste a far ridere chiunque ? »

Alessandro : « Perché ? Cosa ti ha fatto ridere ? »

Ulivo : « La marcia dell’Accoglienza che avete fatto a Milano. »

Alessandro : « Cosa c’era da ridere… e poi, anche se sono un Umano anch’io, non ho partecipato alla Marcia. Quindi il voi non va bene. »

Ulivo : « Ti sei offeso ? »

Alessandro : « Quasi. Ma no che non mi sono offeso. Ma dimmi perché hai riso molto. »

Ulivo : « Perché parlano di Accoglienza. Ma sanno cosa vuol dire ? Ma quegli Umani pensano proprio che siano tutti cretini ?  ACCOGLIENZA è una parola magica e mistica. Se pensi all’Amore, quello vero, fra un umano donna e un umano uomo, se pensi al momento in cui grazie al corpo le loro anime riescono a toccarsi, ti rendi conto che l’umano lei « accoglie » l’umano lui e diventa massimamente gioiosa insieme a lui. Quindi l’accoglienza è e deve essere un «sentimento e con una realtà positiva.»

Ulivia : « Però, come sei saggio Ulivo mio. »

Ulivo: “Grazie Ulivia. Pensate un po’ che razza di accoglienza possono dare gli Umani d’Italia. Loro stessi hanno una grandissima categoria che viene classificata come povera e pensano di mettere a loro agio migliaia e migliaia di disperati provenienti da altri continenti? A me sembra demenziale… a meno che sotto sotto non ci siano dei disegni di tipo delinquenziale che permettano arricchimento facile. Non credo che fra gli Umani l’ipocrisia sia in disuso. Già abbiamo visto in passato che c’è chi ha la coscienza difettosa… e quindi l’ipocrisia può andarci benissimo a braccetto.”

Alessandro: “Mi sembri esagerato. C’è sicuro della buona fede in molti di quelli che hanno marciato.”

UN ALLOCCO VERO.

Ulivo: “Garantito. Molti sono gli allocchi che credono a tutto quello che viene loro raccontato con delle belle parole… che riescono anche a commuovere. La realtà va però guardata in faccia. Come può un popolo stremato dalle tasse e dall’incapacità di avere un Governo un pochino serio “accogliere” delle popolazioni disperate a cui hanno raccontato tante belle favole?

Alessandro: “ Accetto la tua saggezza e vi saluto.”

Ulivo, Ulivia e Ulivetta: “Ciao Alessandro… a presto.”

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È FANTASTICO!

Registrazione del 23 aprile 2017

 

Personaggi:

Ulivo il Saggio, Passante Alessandro.

 

Ulivo il Saggio: “L’avevi promesso che saresti passato. Ti ringrazio.”

Passante Alessandro: “Mi siedo un po’ qui. Spero che Ingenua non si offenda.”

Ulivo: “Impossibile. Sa perfettamente che non le vuoi male. Hai qualche notizia interessante?”

Alessandro: “Sì, questa. Ho letto su un blog genovese che i cittadini di Cogoleto si sono “premuniti” contro i malanni cardiaci.”

Ulivo: “Dov’è Cogoleto?”

Alessandro: “In provincia di Genova. Un tempo a Cogoleto, prima della famosa legge Basaglia, c’era il manicomio provinciale.”

Ulivo: “E come hanno fatto? Hanno un grande Centro Cardiologico?”

Alessandro: “Hanno semplicemente seminato la città con 5 defibrillatori.”

Ulivo: “Dunque tu mi dici che in quella città che tu chiami Cogoleto hanno inaugurato la posizionatura di ben cinque defibrillatori. Ma, da quello che sento dire, ho l’impressione che in Italia ci sia tanti umani che si trovano sulla soglia della povertà, che fanno fatica ad arrivare alla sera, che sono obbligati a dormire in macchina perché non hanno una casa. E il Comune non procura loro una casa. Mi sembra di aver sentito dire che in Italia dopo gli ultimi governi, che hanno governato male, ci siano stati molti umani chi si sono tolti la vita perché non sapevano come fare ad andare avanti. Ora spiegami a che cosa servono questi defibrillatori ; certo salvano la vita ma a quante persone possono salvare la vita? Se si parla di defibrillatore vuol dire che dovrebbe esserci una fibrillazione naturalmente del cuore. Ma ci sono così tanti umani che, quando vanno per la strada sbattono per terra a causa di una fibrillazione del cuore? E poi, usare bene queste macchine è facile? Tu che hai fatto il medico pensi che queste apparecchiature siano così importanti? ”

Alessandro: “Certamente. Queste apparecchiature possono essere indispensabili se ci si trova di fronte a una situazione patologica ben precisa… non così frequente… che ha bisogno anche di essere diagnosticata… e, soprattutto ha bisogno di qualcuno che le sa usare come si deve.”

Ulivo: “Mi sembra quindi che possano essere indispensabili in una nazione dove lo standard di vita è buono… in un certo senso… manca solo il defibrillatore.”

Alessandro: “Mi sembra che tu sia veramente saggio.”

Ulivo: “E ho sentito anche dire che la criminalità è tale per cui la gente non si sente più sicura; ho sentito dire che i malfattori entrano nelle case per rubare e picchiano i proprietari… che non hanno diritto di difendersi, perché se lo fanno nel modo giusto devono subire un processo e… posso ridere?… risarcire i danni alla famiglia del malfattore. Beh, penso che per quel poveretto che s’è sostituito alle forze dell’ordine e alla Magistratura ci vorrebbe altro che un defibrillatore.

ULIVO IL SAGGIO

Ti ho promesso un pensiero… non posso fare di più… come un mio autografo affettuoso.

Alessandro: “Grazie Ulivo; grazie di cuore. Spero tanto che la saggezza abbia il sopravvento anche fra gli Umani d’Italia… che in fondo sono anche miei connazionali… che mi rattristano molto quando penso a come hanno conciato l’Italia.”

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Leggo per la prima volta cosa ha scritto sul suo blog l’Editore del mio libro.
M’è piaciuto, e penso che, forse, qualche indeciso penserà di andarlo a cercare:

Il titolo di questo libro non lascia spazio a nessun dubbio: Tutto vero sta a significare che non si tratta di un romanzo né di un racconto di fantasia. Quello che leggiamo nelle oltre 140 pagine di questo volume del dottor Alessandro Depegi è il resoconto di alcuni aspetti professionali e umani della sua esistenza. Un’esistenza dominata dalla curiosità, dal desiderio di considerare il paziente nella sua totalità e non solo in quanto corpo da guarire. Il dottore, nato a Genova nel 1936, ha vissuto e lavorato sia in Italia sia in Svizzera e con gli anni ha integrato le sue conoscenze scientifiche acquisite con lo studio e con il lavoro, con altre nozioni che toccano aspetti dell’essere umano più profondi, più misteriosi. L’autore, descrivendo i casi che è stato chiamato ad analizzare nella sua vita, ci invita ad andare oltre, a guardare al di là delle evidenze materiali, per entrare nella psiche della persona. Un luogo affascinante e ancora tutto da scoprire che spesso ci rivela situazioni che lui stesso definisce” apparentemente assurde e inimmaginabili”. Nella psiche, nell’inconscio e nel mondo che ha preceduto la nascita della persona, sondando addirittura vite precedenti, appartenenti ad un passato che, grazie all’ipnosi, possono tornare improvvisamente e tragicamente a galla. Ma anche fortunatamente, si legge nel libro, dato che un’indagine di questo tipo porta alla rimozione del fatto ricordato e quindi alla guarigione dell’individuo. Adina, Romina, Aurora, Bettina, Agenore e altre persone ci vengono presentati nella loro complessità e ci fanno riflettere, ci affascinano e ci fanno paura allo stesso tempo.

Il mio “parto”.

Ultima di copertina

Purtroppo la distribuzione del libro non è stata eccezionale.

Ho finito un libro che racconta la storia di una persona che ha rischiato grosso dopo essere finita nelle braccia della Medicina Accademica. Ne è uscita bene grazie a una oculata Medicina “complementare”.

Chi arriverà a leggere TUTTO VERO, capirà che potrà essere interessante arrivare a leggere il libro appena finito che mette in guardia chi soffre: “La Medicina Accademica è indispensabile ma troppo tecnologica. Chi soffre ha bisogno anche di qualcosa di più… per guarire.”

Sto cercando un Editore intelligente che sappia distribuire un libro… che definirei utile. Se non viene distribuito non viene letto… e allora tanto vale.

CIAO A TUTTI I MIEI AMICI

 

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Da "GRAZIA".

Da “GRAZIA”.


Caro Umberto Veronesi,
Non so se è vero quello che ho letto su GRAZIA del 5 ottobre scorso, ma se è vero bisognerebbe chiederti: “Come ti permetti di offendere gli Operatori Sanitari che credono “giustamente” nella Medicina Complementare (Non Alternativa)?… e la mettono in pratica con ottimi risultati?”

E poi, bisognerebbe che tu Professore, ex Ministro della Sanità, ti rendessi conto che il compito dei medici è quello di curare il sofferente con scienza (la loro scienza) e coscienza, nonché con umanità senza dover seguire delle direttive come le tue che ci obbligano a ricordare l’arroganza di certi “diktat” di un passato regime, almeno per il momento, non più attuale.

La Sanità italiana ha bisogno di efficienza e onestà; ha bisogno di strutture capaci di fare della diagnostica secondo le esigenze della popolazione. Chi soffre non deve aspettare mesi e mesi per poter accedere a certe pratiche diagnostiche di routine come una colonscopia o una visita cardiologica urgente.

Se hai a cuore il benessere della popolazione, anziché maltrattare la medicina complementare, sarebbe bello se stimolassi lo snellimento della diagnostica. Il cittadino poi, si rivolgerà a chi saprà meglio alleviare le sue pene.

Ti ho dato del tu perché si usa così fra colleghi… anche se non leggerai mai questa mia molto triste.

Quarchedundepegi

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