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Archive for the ‘Sanità’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

 

Registrazione del 25 giugno 2017

Personaggi:
L’Albero, Passante Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, Albero Conifera.

 

L’Albero: “Mi fa piacere sapere che sei fra noi.”

Passante Alesandro: “Per quale ragione sei così… quasi affettuoso?”

Panchina Ingenua: “Se ti siedi su di me, sarò veramente affettuosa. Ho voglia di coccolarti.”

L’Albero: “Avanti Ingenua, non essere così. Lo sai che Alessandro è una persona seria.”

Ingenua: “Ma io gli voglio bene. Che male c’è se gli massaggio il sederino?”

Alessandro: “Smettetela. Dimmi perché sei contento di vedermi. È successo qualcosa di particolare? Altrimenti me ne vado senza neppure sedermi un attimo.”

L’Albero: “Semplicemente volevo discutere con te quello che abbiamo visto su un libretto che stava leggendo una signora seduta su Petulante.”

Panchina Petulante: “Sì era seduta su di me e stava leggendo un libretto di una Cassa Malati… parlava di prestazioni ambulatoriali.”

…della Cassa Malati…

Alessandro: “Cosa diceva di particolare? Mi siedo.”

L’Albero: “Io da qui l’ho fotografato. Dice, in poche parole, che faranno sempre di più interventi chirurgici ambulatoriali, cioè che, noi l’abbiamo capita così, per certi interventi non ci sarà più il ricovero in ospedale, ma, fatto l’intervento il paziente operato potrà tornarsene a casa… come se niente fosse. Non so che tipo di assistenza potrà avere quando sarà a casa e gli farà male dove sarà stato operato…”

Alessandro: “Ho capito perfettamente… e non è il caso di preoccuparsi più di quel tanto; bisognerebbe invece arrabbiarsi, e anche molto perché, anche se fanno finta di considerare il tutto sotto il gusto dell’efficienza, certi vantaggi sono solo ed esclusivamente a beneficio dell’assicuratore. Il paziente che, essendo malato dovrà in ogni caso essere considerato sofferente, sarà quello che non avrà il postoperatorio con la dovuta assistenza.

L’Albero: “Ti chiedo: Gli umani, almeno quelli che dirigono le assicurazioni cosiddette sociali, hanno presente la considerazione che “lavorano” per qualcuno che, essendo malato soffre, o “contemplano” solo i numeri e il fatto che, in ultima analisi, quei sofferenti porteranno loro degli utili?”

Alessandro: “È una domanda vera o soltanto una battuta ironica? Purtroppo, salvo rari casi, gli Ospedali non ci sono solo per curare i malati.”

Ingenua: “Ma cosa dici caro Alessandro… Per chi dovrebbero esserci?”

Alessandro: “Vi potrà sembrare strano, ma ci sono per chi ci lavora dentro; non solo per l’egoismo e la superbia di alcuni medici, ma anche per la comodità di chi lavora nei vari servizi.”

Petulante: “Non riesco a seguirti. Stai dicendo qualcosa di assurdo. Come fai a pensare quello che hai appena detto.”

Alessandro: “Due semplici esempi:

Negli ospedali si cena molto presto; in certi ospedali svizzeri troppo presto rispetto all’ora in cui il paziente cenerebbe se fosse a casa. Perché? Perché così gli addetti alla ristorazione possono tornare a casa in un’ora per loro potabile.

Gli interventi operatori vengono eseguiti già alla mattina, anche abbastanza presto, anche se l’ora migliore per il paziente sarebbe nel pomeriggio. Perché così fa comodo all’equipe medica che, salvo chi è di turno, potrà tornare a casa in famiglia.

Ci sarebbero altri piccoli esempi significativi… ma non vorrei dilungarmi.”

L’Albero: “Tornando all’incremento degli interventi ambulatoriali, pensi quindi che sia solo una questione economica? Oggi i soldi sono diventati così importanti?”

Alessandro: “Ma certamente, e non solo oggi. Oggi in modo esagerato, al punto che il divario fra ricco e povero è aumentato in un modo folle.”

L’Albero: “Penso proprio che tu abbia ragione. Guarda un po’ cosa mi mostrò un vecchio collega… lui che c’era già durante la Seconda Guerra Mondiale:

 

La Didascalia della vignetta: “Cari ragazzi non siete morti invano.”
Da Simplicissimus

 

Petulante: “È terribile! Grazie ai morti che ci permisero di scrollarci di dosso la tirannia del nazismo, la Borsa ha fatto guadagnare molti soldi.”

L’Albero: “Un attimo per favore. Mi sta chiamando la Conifera da Lavena Ponte Tresa in Italia. Ha qualcosa da dirmi. Ha sentito che stiamo parlando di ingordigia pecuniaria.”

CONIFERA

Albero Conifera: “Ciao amico e ciao ragazze. Sentivo che state parlando di soldi. Forse ancora non lo sapete, ma è una notizia recentissima.

Avete mai sentito parlare di un umano Fabio Fazio? A me è antipatico, e poi sembra pure tonto, ma è bravo e ci sa fare.”

Petulante: “Sì certo; è quello che sembrava un po’ comunista… in ogni caso socialista e impegnato per le cose giuste?… o apparentemente tali?”

Conifera: “Sì, proprio quello. Quello che fa sempre parlare l’umana Littizzetto… che fa abbastanza ridere e parla spesso del Walter e della Jolanda.”

Ingenua: “Non farci star sulle spine; cosa ha fatto?”

Conifera: “Avrebbe firmato un contratto con RAI 1; arriverà a percepire uno stipendio, o un guadagno o qualcosa del genere come 2.800.000 Euro all’anno.”

L’Albero: “A me sembra esagerato. Anche se è molto bravo. Ma, caro umano Alessandro, anche senza essere socialisti o comunisti come quelli che dicono che è tutto di tutti, non ti sembra che voi umani stiate correndo un po’ troppo dietro ai soldi? Anche qui in Svizzera si corre dietro ai soldi come se fossero noccioline.”

Alessandro: “Anche qui nel Canton Ticino. Ho sentito dire di un ticinese che in un anno s’è messo in tasca qualcosa come 12 milioni di franchi.”

L’Albero: “Certo che l’umano Fazio, in questo caso, fa quasi ridere… e sembra che possa rischiare di essere annoverato fra i poveri con solo 2 milioni e 800.000 Euro all’anno!!! Ma non credere che l’Umano ticinese sia il più ricco “come dipendente”. Le case farmaceutiche versano ai loro capi anche tanti milioncini.”

Conifera: “Non so com’è da voi in Svizzera, e non so neppure com’è qui da noi in Italia, c’è però in me la consapevolezza che, con la scusa di curare chi soffre, troppi “Grandi” s’arricchiscono… ed è un gran peccato perché mi sembrerebbe, da albero, che gli umani potrebbero avere una vita migliore se evitassero il dio soldo tanto come punto di partenza quanto come punto d’arrivo. Potremo parlarne coll’amico Alessandro… che faceva il medico… ed è ancora medico.”

Ingenua: “Certamente il mio amicone Alessandro è d’accordo. E spero che venga sempre a scaldare i miei legni… ed io gli farò tante coccole. Senti Alessandro i miei massaggini?”

Alessandro: “Non devi mica dirlo a tutti.”

Ingenua: “Scusami… ma cosa c’è di male se dico che sei il mio Umano preferito?”

Alessandro: “Lasciamo perdere. Ora vado via e vi saluto tutti e tutte con affetto.”

L’Albero e Petulante: “A presto Alessandro.”

Conifera: “A presto.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

Registrazione del 21 maggio 2017

Personaggi:
Ulivo il Saggio, Passante Alessandro, Panchina Ulivia e Panchina Ulivetta,

Ulivo il saggio: “Buon giorno Alessandro. È un piacere vederti. Cosa c’è di nuovo?”

Alessandro: “Cosa ne pensi di tutto quello che dicono gli Umani d’Italia circa l’obbligo di ben 12 vaccinazioni per i bimbi in età prescolare?”

Ulivo: “Io non sono molto vecchio e quindi non posso dirti molto, però, da quello che ho sentito, credo che si stia esagerando. Addirittura voler vaccinare contro la varicella! Ma la varicella per gli Umani è quasi una promozione; nelle grandi famiglie, se uno dei componenti si cuccava la varicella, gli altri venivano messi a lui vicino affinché venissero contagiati ed era possibile chiudere un capitolo. Lo so che è una malattia un po’ noiosa, ma, anche il vaccino in più per l’organismo… è sicuramente molto noioso.”
Alessandro: “Cosa intendi “noioso per l’organismo”? Posso sedermi su di te Amica 1 che, se non ti dispiace ti chiamerei Ulivia?”

Panchina Ulivia: “Ma certo… e poi mi sembra un bel nome.”

Ulivo: “Penso che l’organismo così giovane con un sistema immunitario altrettanto giovane consideri negativamente così tante sollecitazioni. Non dobbiamo dimenticare che i vaccini devono ricordare; è una questione di memoria.”

Ulivia: “Cosa intendi per memoria?”

Da sin.: Ulivetta e Ulivia… spostata da Umani.

Ulivo: “Nel sistema immunitario è molto importante la memoria. Sì, perché l’anticorpo prodotto dopo la vaccinazione deve riconoscere l’antigene dannoso nuovo arrivato… per renderlo innocuo, distruggerlo o far sì che se ne vada e non rompa le scatole.”

Ulivia: “Un pochino come il Computer?”

Ulivo: “Un pochino sì… proprio così. Se il Computer giovane ha poca memoria può far confusione e, o stancarsi troppo o andare in tilt.”

Ulivia: “Va bene, tu cerchi di dire la tua, ma non pensi che “i Grandi della Scienza prima di andare ad obbligare 12 vaccinazioni a dei bimbetti abbiano valutato tutti i pro e i contro?”

Ulivo: “Sarebbe da sperare, ma se sono allo stesso livello di quelli che hanno governato in Italia negli ultimi 50 anni riuscendo ad impoverire tanti onesti lavoratori senza permetter loro una dignitosa vecchiaia…”

Ulivia: “Vorresti dire che quegli Umani di scienza sono degli incapaci?”

Ulivo: “Non l’ho voluto dire, ma l’ho pensato. Vedi, gli Umani che si danno tante arie, sono gli stessi che obbligano un Umano loro simile sofferente ad aspettare mesi e mesi prima di poter fare una colonscopia, sono gli stessi che con la loro folle burocrazia hanno obbligato quella sofferente donna di Genova ad aspettare ben sei mesi prima di poter fare una mammografia e, dopo che ha potuto finalmente farla, altri Umani chirurghi hanno dovuto amputarle tutt’e due i seni. Nessuno sa come sarebbe andata a finire se avesse potuto fare la mammografia in tempi potabili.”

Ulivia: “Ma sono proprio così incapaci, quegli Umani, a gestire la Sanità?”

Ulivo: “Sai, non so se è incapacità o ignoranza. Sai perché? Perché nella Penisola con noi confinante esistono professionisti e cliniche private che, a pagamento, fanno gli stessi esami in tempi brevi.”

Panchina Ulivetta: “Fino ad ora non ho parlato, ma, da quello che ho sentito, mi sembra di aver capito che la “malvagità” non è solo degli Umani che seminano bombe e uccidono. Si può anche uccidere negando la giusta assistenza?”

Ulivo: “Beh, sotto certi punti di vista credo proprio che tu abbia ragione. Il Governante che nega le giuste cure a chi ne ha diritto e, addirittura lo mette in pericolo di vita, può essere messo allo stesso livello di chi investe un passante e scappa senza prestar soccorso… anzi può essere messo ad un livello peggiore.

Ulivetta: “Ma come fai a dire certe cose! Non dovresti neppure pensarle.”

Ulivo: “Perché non dovrei pensarle? L’Umano che governa ed è addetto alla Sanità dovrebbe preoccuparsi di far star bene i cittadini che soffrono; in fondo l’ha voluto lui quando ha chiesto il voto degli elettori; e se non è all’altezza di fare un buon lavoro, che se ne vada e lasci il posto a chi sa lavorare bene.”

Ulivia: “Perché pensi caro Ulivo che fra i politicanti della vicina Italia ci sia qualcuno all’altezza di fare un buon lavoro… proprio per la Sanità?”

Ulivo: “Si dovrebbe poterlo sperare. Certo che, se è vero che a Roma un Umano su 6 che si presenta al Pronto Soccorso deve aspettare 24 ore per essere soccorso…”

Ulivia: “Perché lo chiamano Pronto Soccorso? Se è “pronto” non può farsi aspettare così tanto! Che lo chiamino soccorso senza pronto.”

Alessandro: “Hai ragione Ulivia. Molti miei colleghi Umani sbagliano, ma, e questo è il lato peggiore, non si accorgono di sbagliare. Parlavamo di vaccini e siete arrivati a parlar male della Sanità italiana. Circa i vaccini, posso dirvi che, molti anni fa, il grande Sabin, lo scopritore del vaccino antipolio che ha salvato molte vite umane, ebbe a dire a un congresso, mi pare a Bologna: “Andateci piano coi vaccini”. Sicuramente si sono dimenticati di lui. E tu Ulivo cosa ne dici?

Ulivo : « Dico che bisognerebbe sempre ascoltare i saggi. E l’Umano Sabin fu un saggio. Però, passando ad altro argomento, lo sai che voi Umani, col vostro comportamento, riuscireste a far ridere chiunque ? »

Alessandro : « Perché ? Cosa ti ha fatto ridere ? »

Ulivo : « La marcia dell’Accoglienza che avete fatto a Milano. »

Alessandro : « Cosa c’era da ridere… e poi, anche se sono un Umano anch’io, non ho partecipato alla Marcia. Quindi il voi non va bene. »

Ulivo : « Ti sei offeso ? »

Alessandro : « Quasi. Ma no che non mi sono offeso. Ma dimmi perché hai riso molto. »

Ulivo : « Perché parlano di Accoglienza. Ma sanno cosa vuol dire ? Ma quegli Umani pensano proprio che siano tutti cretini ?  ACCOGLIENZA è una parola magica e mistica. Se pensi all’Amore, quello vero, fra un umano donna e un umano uomo, se pensi al momento in cui grazie al corpo le loro anime riescono a toccarsi, ti rendi conto che l’umano lei « accoglie » l’umano lui e diventa massimamente gioiosa insieme a lui. Quindi l’accoglienza è e deve essere un «sentimento e con una realtà positiva.»

Ulivia : « Però, come sei saggio Ulivo mio. »

Ulivo: “Grazie Ulivia. Pensate un po’ che razza di accoglienza possono dare gli Umani d’Italia. Loro stessi hanno una grandissima categoria che viene classificata come povera e pensano di mettere a loro agio migliaia e migliaia di disperati provenienti da altri continenti? A me sembra demenziale… a meno che sotto sotto non ci siano dei disegni di tipo delinquenziale che permettano arricchimento facile. Non credo che fra gli Umani l’ipocrisia sia in disuso. Già abbiamo visto in passato che c’è chi ha la coscienza difettosa… e quindi l’ipocrisia può andarci benissimo a braccetto.”

Alessandro: “Mi sembri esagerato. C’è sicuro della buona fede in molti di quelli che hanno marciato.”

UN ALLOCCO VERO.

Ulivo: “Garantito. Molti sono gli allocchi che credono a tutto quello che viene loro raccontato con delle belle parole… che riescono anche a commuovere. La realtà va però guardata in faccia. Come può un popolo stremato dalle tasse e dall’incapacità di avere un Governo un pochino serio “accogliere” delle popolazioni disperate a cui hanno raccontato tante belle favole?

Alessandro: “ Accetto la tua saggezza e vi saluto.”

Ulivo, Ulivia e Ulivetta: “Ciao Alessandro… a presto.”

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È FANTASTICO!

Registrazione del 23 aprile 2017

 

Personaggi:

Ulivo il Saggio, Passante Alessandro.

 

Ulivo il Saggio: “L’avevi promesso che saresti passato. Ti ringrazio.”

Passante Alessandro: “Mi siedo un po’ qui. Spero che Ingenua non si offenda.”

Ulivo: “Impossibile. Sa perfettamente che non le vuoi male. Hai qualche notizia interessante?”

Alessandro: “Sì, questa. Ho letto su un blog genovese che i cittadini di Cogoleto si sono “premuniti” contro i malanni cardiaci.”

Ulivo: “Dov’è Cogoleto?”

Alessandro: “In provincia di Genova. Un tempo a Cogoleto, prima della famosa legge Basaglia, c’era il manicomio provinciale.”

Ulivo: “E come hanno fatto? Hanno un grande Centro Cardiologico?”

Alessandro: “Hanno semplicemente seminato la città con 5 defibrillatori.”

Ulivo: “Dunque tu mi dici che in quella città che tu chiami Cogoleto hanno inaugurato la posizionatura di ben cinque defibrillatori. Ma, da quello che sento dire, ho l’impressione che in Italia ci sia tanti umani che si trovano sulla soglia della povertà, che fanno fatica ad arrivare alla sera, che sono obbligati a dormire in macchina perché non hanno una casa. E il Comune non procura loro una casa. Mi sembra di aver sentito dire che in Italia dopo gli ultimi governi, che hanno governato male, ci siano stati molti umani chi si sono tolti la vita perché non sapevano come fare ad andare avanti. Ora spiegami a che cosa servono questi defibrillatori ; certo salvano la vita ma a quante persone possono salvare la vita? Se si parla di defibrillatore vuol dire che dovrebbe esserci una fibrillazione naturalmente del cuore. Ma ci sono così tanti umani che, quando vanno per la strada sbattono per terra a causa di una fibrillazione del cuore? E poi, usare bene queste macchine è facile? Tu che hai fatto il medico pensi che queste apparecchiature siano così importanti? ”

Alessandro: “Certamente. Queste apparecchiature possono essere indispensabili se ci si trova di fronte a una situazione patologica ben precisa… non così frequente… che ha bisogno anche di essere diagnosticata… e, soprattutto ha bisogno di qualcuno che le sa usare come si deve.”

Ulivo: “Mi sembra quindi che possano essere indispensabili in una nazione dove lo standard di vita è buono… in un certo senso… manca solo il defibrillatore.”

Alessandro: “Mi sembra che tu sia veramente saggio.”

Ulivo: “E ho sentito anche dire che la criminalità è tale per cui la gente non si sente più sicura; ho sentito dire che i malfattori entrano nelle case per rubare e picchiano i proprietari… che non hanno diritto di difendersi, perché se lo fanno nel modo giusto devono subire un processo e… posso ridere?… risarcire i danni alla famiglia del malfattore. Beh, penso che per quel poveretto che s’è sostituito alle forze dell’ordine e alla Magistratura ci vorrebbe altro che un defibrillatore.

ULIVO IL SAGGIO

Ti ho promesso un pensiero… non posso fare di più… come un mio autografo affettuoso.

Alessandro: “Grazie Ulivo; grazie di cuore. Spero tanto che la saggezza abbia il sopravvento anche fra gli Umani d’Italia… che in fondo sono anche miei connazionali… che mi rattristano molto quando penso a come hanno conciato l’Italia.”

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Leggo per la prima volta cosa ha scritto sul suo blog l’Editore del mio libro.
M’è piaciuto, e penso che, forse, qualche indeciso penserà di andarlo a cercare:

Il titolo di questo libro non lascia spazio a nessun dubbio: Tutto vero sta a significare che non si tratta di un romanzo né di un racconto di fantasia. Quello che leggiamo nelle oltre 140 pagine di questo volume del dottor Alessandro Depegi è il resoconto di alcuni aspetti professionali e umani della sua esistenza. Un’esistenza dominata dalla curiosità, dal desiderio di considerare il paziente nella sua totalità e non solo in quanto corpo da guarire. Il dottore, nato a Genova nel 1936, ha vissuto e lavorato sia in Italia sia in Svizzera e con gli anni ha integrato le sue conoscenze scientifiche acquisite con lo studio e con il lavoro, con altre nozioni che toccano aspetti dell’essere umano più profondi, più misteriosi. L’autore, descrivendo i casi che è stato chiamato ad analizzare nella sua vita, ci invita ad andare oltre, a guardare al di là delle evidenze materiali, per entrare nella psiche della persona. Un luogo affascinante e ancora tutto da scoprire che spesso ci rivela situazioni che lui stesso definisce” apparentemente assurde e inimmaginabili”. Nella psiche, nell’inconscio e nel mondo che ha preceduto la nascita della persona, sondando addirittura vite precedenti, appartenenti ad un passato che, grazie all’ipnosi, possono tornare improvvisamente e tragicamente a galla. Ma anche fortunatamente, si legge nel libro, dato che un’indagine di questo tipo porta alla rimozione del fatto ricordato e quindi alla guarigione dell’individuo. Adina, Romina, Aurora, Bettina, Agenore e altre persone ci vengono presentati nella loro complessità e ci fanno riflettere, ci affascinano e ci fanno paura allo stesso tempo.

Il mio “parto”.

Ultima di copertina

Purtroppo la distribuzione del libro non è stata eccezionale.

Ho finito un libro che racconta la storia di una persona che ha rischiato grosso dopo essere finita nelle braccia della Medicina Accademica. Ne è uscita bene grazie a una oculata Medicina “complementare”.

Chi arriverà a leggere TUTTO VERO, capirà che potrà essere interessante arrivare a leggere il libro appena finito che mette in guardia chi soffre: “La Medicina Accademica è indispensabile ma troppo tecnologica. Chi soffre ha bisogno anche di qualcosa di più… per guarire.”

Sto cercando un Editore intelligente che sappia distribuire un libro… che definirei utile. Se non viene distribuito non viene letto… e allora tanto vale.

CIAO A TUTTI I MIEI AMICI

 

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Da "GRAZIA".

Da “GRAZIA”.


Caro Umberto Veronesi,
Non so se è vero quello che ho letto su GRAZIA del 5 ottobre scorso, ma se è vero bisognerebbe chiederti: “Come ti permetti di offendere gli Operatori Sanitari che credono “giustamente” nella Medicina Complementare (Non Alternativa)?… e la mettono in pratica con ottimi risultati?”

E poi, bisognerebbe che tu Professore, ex Ministro della Sanità, ti rendessi conto che il compito dei medici è quello di curare il sofferente con scienza (la loro scienza) e coscienza, nonché con umanità senza dover seguire delle direttive come le tue che ci obbligano a ricordare l’arroganza di certi “diktat” di un passato regime, almeno per il momento, non più attuale.

La Sanità italiana ha bisogno di efficienza e onestà; ha bisogno di strutture capaci di fare della diagnostica secondo le esigenze della popolazione. Chi soffre non deve aspettare mesi e mesi per poter accedere a certe pratiche diagnostiche di routine come una colonscopia o una visita cardiologica urgente.

Se hai a cuore il benessere della popolazione, anziché maltrattare la medicina complementare, sarebbe bello se stimolassi lo snellimento della diagnostica. Il cittadino poi, si rivolgerà a chi saprà meglio alleviare le sue pene.

Ti ho dato del tu perché si usa così fra colleghi… anche se non leggerai mai questa mia molto triste.

Quarchedundepegi

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PREFAZIONE DELL’AUTORE

La goccia

Tutti conoscono il proverbio della goccia che fa traboccare il vaso. E quando capita che l’acqua esca abbondante perché chi doveva curarti s’è dimenticato, per l’ennesima volta, di aver di fronte un individuo pensante che ha un corpo e un’anima e ha dimenticato di dare un’occhiata alle “forze della natura”, cioè a tutto ciò che è naturale, può succedere di tutto.
In questo caso, “Chi doveva curarti” non è un uomo in carne ed ossa, ma è un’istituzione di cui noi tutti abbiamo enorme bisogno: è “La Medicina Accademica”, quella medicina che diventa “Ufficiale” perché viene insegnata all’Università.

Noi, io, la mia famiglia, i miei vicini di casa, l’autista del bus, il portalettere, il dirigente della grande industria, il muratore, l’imbianchino, ecc., tutti noi abbiamo bisogno della Medicina Accademica, perché a molti di noi è accaduto di aver quel particolare mal di pancia per cui s’è dovuta aprire la sala operatoria e il chirurgo ha dovuto usare il bisturi, o s’è dovuti ricorrere all’antibiotico a causa di un’imprevedibile polmonite.

Quest’accenno alle necessità di tutti i giorni è sufficiente per comprendere come possiamo e dobbiamo apprezzare tutti coloro che si danno da fare per far conservare al popolo un po’ di salute. Purtroppo, di fronte a un coscienzioso professionista chirurgo che riesce bene nel suo lavoro e riesce a far di nuovo sorridere chi prima soffriva, c’è, malgrado il massimo della democrazia delle nostre latitudini, il Governante e il Docente che, il primo per incapacità e il secondo per miopia, hanno dimenticato ciò che di molto semplice deve essere considerato anche nell’ultimo cittadino: la dignità.
Bisogna però dire che, tanto nel Governante come nel Docente Universitario, non manca mai l’arroganza… ma manca l’umiltà e la consapevolezza che (loro) sono come un granello di sabbia nel deserto e, tutto quello che hanno… è “in prestito”.

Quando oggi si parla di Malasanità è perché è accaduto qualcosa d’importante, di negativo naturalmente, e si cerca subito uno o più colpevoli; la Magistratura fa finta di fare alla svelta e… dopo qualche giorno o qualche settimana, in una località magari molto distante, ecco un altro caso terribile in cui viene amputata la gamba sbagliata o viene trasfuso sangue con un po’ di AIDS. Senza dover andare nei particolari che purtroppo accadono, questi casi hanno, il più delle volte, un colpevole in carne ed ossa: qualcuno ha sbagliato.

Purtroppo, quando si potrebbe, dico si potrebbe, ma sarebbe giusto dire “si dovrebbe” parlare di Malasanità Accademica, non esiste nessun colpevole, se non la pretesa da parte della “Alte Sfere”, di essere i “Depositari del Benessere”, per cui “tutto il resto” è niente e non vale niente.

Ma che cos’è “TUTTO IL RESTO?”. È tutto ciò che è naturale e fa capo alla Natura. Siamo circondati dalla Natura e da fenomeni naturali che potrebbero giovarci e da una tecnologia che potrebbe aiutarci ad utilizzarli. Onestamente però!

Siamo figli di meravigliosi scopritori come Christian Friedrich Samuel Hahnemann che scoprì l’omeopatia e, più recentemente, di George Joseph Goodheart Jr. che scoprì la kinesiologia, in particolare la kinesiologia applicata. Si potrebbe fare un lungo elenco e includere anche l’ipnosi medica… che è un pochino in noi ed esiste da sempre.

Perché questo libro? Perché, se di gocce causa di trabocco ne ho visto molte, questa volta la goccia è stata tale e talmente “grossolana” per cui s’è quasi allagata la Pianura Padana. In questo caso ho vissuto da vicino minuto dopo minuto l’oggetto della “malasanità accademica”: mia moglie. Ringrazio quella buona Stella che nel 1971 mi fece accostare alla Medicina Naturale e mi permise, via via, di conoscere quello che i “Grandi e indiscussi” che stanno nella Stanza dei Bottoni deridono e disprezzano. Quei Grandi che pensano di sapere tutto e deridono nonché disprezzano l’omeopatia, dovrebbero approfondire le loro conoscenze e smetterla di riempirsi la bocca con la parola “scientifico”. L’essere umano è fantastico anche per il fatto che non esistono due individui identici (neppure i gemelli perché non la pensano nello stesso modo) ed è quindi assurdo pretendere certe statistiche… e curare con le statistiche. La medicina non è una scienza esatta… e quindi non può sempre ricadere nel rigore scientifico. La cosiddetta “Memoria dell’acqua” che i Grandi non possono, o non vogliono riconoscere, potrebbe ricevere un contributo di quasi scientificità se si volesse approfondire la realtà della kinesiologia.

Quella “Buona Stella” mi ha permesso di evitare che mia moglie scivolasse in tutto e per tutto nelle fauci della Medicina Accademica… di cui abbiamo però tutti bisogno.

Mia moglie sta ora benissimo!

Perché questo libro? Perché con la descrizione esatta di quanto ho vissuto con mia moglie durante più di tre lunghi mesi, mi sono reso conto che, con buone probabilità, oggi mia moglie non starebbe benissimo. Non starebbe benissimo se avesse seguito i dettami della Grande Medicina. Quindi, dato che ad aiutarci fu la Medicina Naturale, sarebbe bene, più che auspicabile che la Medicina Accademica si togliesse il paraocchi e accettasse umilmente di andare a guardare un po’ più in là dove c’è quella natura che ha assunto nel nostro campo la denominazione di Medicina Complementare… e non più Alternativa.
Questa descrizione può anche consigliare i medici a rapportarsi direttamente col paziente, e non solo attraverso le macchine… perché il paziente, che di solito soffre, ha un’anima e ha qualcosa da dire… e deve essere ascoltato e non minimizzato.

Sarebbe quindi giusto che, tanto a livello Accademico quanto a livello Governativo, si guardasse, non con benevolenza, quanto con interesse costruttivo e “complementare” a quelle medicine che, usate oculatamente, possono far guarire… e non solo migliorare… e con minimo dispendio di energie.

Ho, di seguito, messo l’accento sui Serocytol… che rischiano di morire, sull’omeopatia… che viene considerata acqua fresca e sull’energia dei colori… affascinante realtà per tutti i giorni. Ho inoltre menzionato la realtà delle intolleranze alimentari… quelle vere e subdole portatrici di sofferenze e quella di una kinesiologia spicciola capace di indirizzare serenamente le proposte di guarigione.

Queste tre stupende realtà, coadiuvate dalla conoscenza di quanto ho menzionato, mi hanno permesso di veder rifiorire mia moglie… che, fra l’altro, ha saputo rifiutare certe tossicità irrimediabilmente dannose.

Non basta, nel senso che sarebbe bene che i pazienti imparassero a chiedere, a informarsi dai medici curanti e a pretendere delle risposte chiare; questa descrizione potrebbe aiutarli a difendersi.

Perché noi, tutti noi abbiamo bisogno di una Medicina (e di una Farmaceutica) capace di fare gli interessi di chi soffre. Abbiamo bisogno di un’apertura complementare con tutto ciò che non è sintetico… e quindi naturale.

Anche i Governanti potrebbero, se lo volessero, aprire le porte a questa “complementarità” anziché tacciare come semplice ciarlataneria tutto ciò che sembra troppo semplice ed estraneo al corrente senso comune.

È indispensabile sottolineare che, contrariamente a certe credenze, non tutto ciò che è naturale è positivo o innocuo. È sempre necessario saper distinguere.

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Ero in vacanza; in Italia.
Ero in Italia quando ho visto sul teleschermo lo scontro dei due treni in Puglia… Ero sempre in Italia quando ho visto il Presidente della Repubblica, La Presidente della Camera e il Ministro dei Trasporti partecipare mestamente ai funerali delle vittime.

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Ho pensato: “CHE CORAGGIO!!!”

Sono loro i maggiori colpevoli di questa tragedia. Loro non hanno fatto il loro dovere. Loro non hanno messo in sicurezza i loro cittadini.

Forse è vero se dicono che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto?

Ho sentito dire che bisognava raddoppiare la linea e, per questa ragione ci sono stati tanti morti. Certo con un binario d’andata e uno di ritorno è più difficile scontrarsi. Però, esiste da molti anni un’elettronica che può evitare che due treni si scontrino. Non è pensabile che in Europa si debba “morire gratuitamente” perché non s’è fatto ciò che la tecnica ci ha messo a disposizione da molto tempo.

Dare la colpa al capostazione è il massimo dell’ipocrisia. Son passati i tempi in cui si facevano partire i treni con una telefonata. È demenziale! E, almeno secondo me, oggi che non si portano avanti certi progetti d’ammodernamento semplicemente per ragioni burocratiche o per potersi riempire la tasche, rende “colpevoli” i nostri Governanti che si preoccupano di certi inutili e dispendiosi referendum ma non guardano all’integrità e alla dignità (Sanità… per esempio) dei cittadini.

QUEI TRE GRANDI CHE SI SONO RECATI ALLE ESEQUIE HANNO AVUTO MOLTO CORAGGIO!… PROPRIO MOLTO!!!
Strano che non li abbiano fischiati.

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