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Archive for the ‘semplicità’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE È VIETATA

Registrazione del 28 aprile 2017

 

Personaggi:

Panchina Rotonda. Passante Alessandro, Albero Tasso, Panchina Scontrosa, L’Albero, Panchina Petulante e Panchina Ingenua.

 

 

 

Panchina Rotonda: “Buon giorno Alessandro, qual buon vento ti porta qui dalle mie parti?”

PANCHINA ROTONDA… E LA GEMELLA SCONTROSA

 

Passante Alessandro: “Devo continuare una lunga chiacchierata coll’Albero Tasso. Ha molte cose del secolo scorso da raccontarci.”

 

Albero Tasso: “Come stai Alessandro? Hai visto che poco lontano da noi è caduta la neve? Ora sembra però che voglia tornare un po’ di bel tempo.”

 

Alessandro: “Speriamo, forse ha piovuto abbastanza. Vorrei che tu ci raccontassi dei tuoi colleghi, di quello che ti raccontarono in quei lontani e terribili anni. Forse dovresti contattare L’Albero, così sentono anche Petulante e Ingenua… che sono molto interessate.”

 

Tasso: “Certamente. Mi hanno già sentito. Sai, noi abbiamo delle capacità telepatiche meravigliose… e abbiamo pure buona memoria. Ora però, prima di mettere a fuoco certe scelleratezze di voi umani del secolo scorso, vorrei raccontarvi il mio punto di vista verso quei politici italiani che s’arrabbiano molto se qualcuno porta i suoi soldi qui in Svizzera.”

 

Alessandro: “Perché, secondo te è giusto esportare i capitali? Cosa ne pensi Rotonda?… e tua sorella gemella?”

 

Rotonda: “Il mio amico Tasso è molto saggio… e anche i suoi fratelli; in teoria credo che non sia sbagliato esportare capitali… anche se ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole. Son tutt’orecchi e m’interessa sentire Tasso. Mia sorella gemella? Ma lei non si pronuncia… e poi, quando parla brontola sempre.”

 

Panchina Scontrosa: “Perché sorella mia devi sempre parlare male di me?”

 

Rotonda: “Scusami.”

 

Scontrosa: “Scusata. Sentiamo cosa ci racconta Tasso.”

 

Tasso: “Credo sia giusto fare delle distinzioni. Se esportare un capitale guadagnato onestamente significa fargli conservare il potere d’acquisto, mi sembra quasi legittimo; se diversamente, l’esportazione di capitale significa mettere al sicuro quanto è stato rubato o estorto, non solo non è legittimo, ma dovrebbe essere perseguito con la massima severità. Ho menzionato il “potere d’acquisto” che, in poche parole, potrebbe essere definito il valore dei soldi verso ciò che desidero o posso comperare.

Prendiamo in considerazione il potere d’acquisto del francobollo… e tu Alessandro sai bene quanto può costare spedire una lettera.

 

FRANCOBOLLO ITALIANO DEL 1967 COMMEMORATIVO DELLA GRANDE GUERRA

 

Alessandro: “Certo che lo so. Mi piace l’idea del francobollo.”

 

Tasso: “Orbene, se nel 1967 avessi spedito una lettera dall’Italia all’Italia, avrei speso 50 lire che corrispondono oggi a € 0.025. Diversamente, se devo spedire oggi una semplice lettera dall’Italia all’Italia, dovrei affrancare con un francobollo del valore di € 0.95. Quindi, facendo i dovuti calcoli, oggi spendo circa 36 volte di più che 50 anni fa; il che potrebbe significare che il potere d’acquisto della moneta usata in Italia, negli ultimi 50 anni è diminuito di ben 36 volte.

FRANCOBOLLO UTILIZZATO NEL 2017 PER AFFRANCARE UNA LETTERA INDIRIZZATA ALL’ITALIA

Rotonda: “Costava così poco l’affrancatura di una lettera per l’interno?”

 

Tasso: “Non so se costava poco; sicuramente era adeguato ai tempi. Oggi ci sembra che costasse poco perché i prezzi sono molto aumentati. Ora dobbiamo fare lo stesso ragionamento con la Svizzera dove, nel 1967 per spedire una lettera in Svizzera bisognava pagare 30 centesimi di franco svizzero.”

Francobollo svizzero con sovrapprezzo PRO JUVENTUTE

 

L’Albero: “Ti sentiamo caro Tasso. Stiamo seguendo il tuo discorso che pensiamo molto interessante.”

 

Tasso: “Anche Petulante e Ingenua stanno seguendo il mio ragionamento?”

 

L’Albero: “Certamente. Sono molto interessate. Sai, qui siamo alla periferia della città e qui non arrivano molti Umani che si occupano di finanza.”

 

Scontrosa: “Qui ne vengono molti a sedersi prima di riprendersi la macchina posteggiata qui sotto. Non crediate che siano particolarmente interessanti. Saranno sì eleganti e incravattati, però a loro interessa solo guadagnare tanti soldi e fare la bella vita. Chi ci rimette è la povera gente.”

 

Rotonda: “Hai ragione sorella. Loro, gli Umani della finanza stanno distruggendo quella che si chiama Media Borghesia. Si danno molta importanza coi loro macchinoni…”

 

Tasso: “Ne potremo riparlare; comunque, guardate che il mio ragionamento è frutto di grande semplicità; quella che i burocrati e i finanzieri d’alto bordo hanno completamente dimenticato. Loro si colmano la bocca di paroloni, di teorie e di calcoli raffinati, e si dimenticano che 2 più 2 fa 4.”

 

Petulante: “Perfetto… ci siamo.”

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA UN FRANCO. L’EFFIGE È QUELLA DI UNA COLLEGA DI ALESSANDRO: MARIE HEIM-VÖGTLIN LA PRIMA DONNA MEDICO DELLA SVIZZERA MORTA NEL 1916.

 

 

 

 

 

Tasso: “Continuando il discorso dei francobolli, oggi in Svizzera, per spedire una lettera che arrivi il giorno dopo ci vuole un francobollo da un franco. L’aumento rispetto a 50 anni prima è di 3.33 volte. Questa però è la tassa PRIORITARIA. Se però si desidera una cosa un poco più tranquilla, la tassa è di 85 centesimi; questo significa che l’aumento è di solo 2.83 volte.

FRANCOBOLLO SVIZZERO DA 85 CENTESIMI. I piccoli trattini in alto a sinistra dimostrano che l’invio postale ha subito il trattamento elettronico di avviamento postale.

 

L’Albero: “Dove vuoi arrivare? Non ti capisco.”

 

Alessandro: “Io credo di aver capito.”

 

Tasso: “Bravo Alessandro! Ipotizziamo ora di aver avuto in Svizzera la cifra di 1000 Euro che aveva nel 1967 quel potere d’acquisto e… viaggiamo un po’ nel tempo con le varie vicissitudini delle valute ivi comprese le varie inflazioni, se prendiamo come punto di riferimento il francobollo per l’interno, ci è possibile dire che oggi quei 1000 Euro varrebbero non più di € 353,35.

 

Petulante: “E in Italia?”

 

Tasso: “Calma, ci arrivo subito. In Italia, dal 1967 al 2017, sempre col collegamento della tassa postale per la spedizione di una lettera per l’interno, il potere d’acquisto scende vertiginosamente da 1000 a 27,77.”

 

L’Albero: “Com’è possibile una differenza così grande?”

 

Tasso: “I casi sono due: o i Governanti italiani sono stati degli incapaci, o le poste sono esagerate. Io propenderei per la prima possibilità che, sempre ipoteticamente, ci dice che dovrebbe essere messo sotto processo per furto chi ha governato l’Italia dal 1967.”

 

Alessandro: “Ma non ti sembra di essere un po’ esagerato?”

 

Tasso: “Non mi sembra proprio. Loro, se fanno perdere alla moneta il potere d’acquisto in un modo così clamoroso, dimostrano di essere degli inetti. Ad esserne depauperati sono tutti i cittadini ad eccezione di quelli che sono riusciti ad attraversare il confine con la valigetta piena di banconote.”

 

Alessandro: “Quindi, secondo te, gli Umani che hanno esportato capitali sono stati furbi?”

 

Tasso: “No, semplicemente previdenti. Vedi, il vero problema sono le leggi. Chi non sa governare mette ai cittadini delle restrizioni sotto forma di legge, come quella che proibisce di passare la frontiera con molta valuta. Chi sa governare non mette restrizioni di questo genere perché ha la consapevolezza che il cittadino preferisce lasciare i soldi dove sono “governati” bene.

 

Alessandro: “E quelli che “esportano” per evadere il fisco?”

 

Tasso: “Questo è un altro problema… che se volete potremo affrontare in futuro; sarà infatti interessante mettere a punto il significato di imposta.”

 

L’Albero: “In definitiva, e poi ti saluto assieme a Petulante e Ingenua, vorresti dire che esportare “soldi onesti” può essere giusto?”

 

Tasso: “Sì, se i Governanti di quella Nazione non sanno governare o governano molto per i propri interessi.”

 

Ingenua: “Ciao Alessandro. Vieni presto a trovarmi.”

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SEMPLICITÀ

Ricordate la favola della principessa?

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2011/04/24/la-favola-della-principessa/

Ebbene piacque! INVITAVA ALLA SEMPLICITÀ.

Questa vignetta che ho trovato su LA SETTIMANA ENIGMISTICA sottolinea la semplicità…

…quella che manca ai nostri, e non solo ai nostri, Governanti.

Può dare anche altri stimoli positivi… e molto profondi… per chi li sa leggere.

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HO SENTITO QUESTA FAVOLA A UN CONGRESSO MEDICO.

INVITAVA ALLA SEMPLICITÀ.

L’HO MODIFICATA A MIO USO E CONSUMO. L’HO RACCONTATA A MOLTI MIEI PAZIENTI.

Ora Diemme:   http://donnaemadre.wordpress.com/2011/04/11/piovono-lauree-via-love-management/

mi ha stimolato a scriverla.

C’era una volta un Paese lontano nel quale viveva un popolo gioioso, sereno e soddisfatto. A governarlo era un giovane Re con una giovane Regina. Il Re e la Regina erano amati dal popolo tutto. Il popolo amava i regnanti.
Il popolo gioì immensamente quando la casa reale fu allietata dalla nascita di una bimba.
La bimba cresceva in sapienza e salute nel migliore dei modi… con grande serenità , non solo dei regali genitori, ma anche del popolo tutto.
Quando la principessina aveva circa 12 anni, improvvisamente si ammalò. Non mangiava più, non sorrideva più e aveva perso completamente la socievolezza. Naturalmente non solo il Re e la Regina si trovarono ad essere preoccupati, ma tutto il popolo era quasi in lutto.
Naturalmente il Re chiamò i migliori medici del regno ma nessuno riuscì a fare nulla. Allora chiamò i migliori medici dei Paesi vicini ma, ugualmente, nessuno riuscì a ottenere un qualche minimo risultato positivo.
A questo punto la “sconsolazione” del Re e di tutto il popolo era al massimo.
Che fare?
Il Re si rivolge al Buffone di corte e gli ordina di andare dalla Principessa. Il Buffone obbedisce e cerca con tutte le sue arti possibili e immaginabili di far almeno sorridere la principessina. Niente!

CASA DEL RIGOLETTO A MANTOVA

A questo punto il buffone torna dal Re e riferisce. “Non importa” risponde il Sovrano “torna da mia figlia e cerca di fare quello che puoi”.
Il buffone torna dalla principessina e, dopo i primi minuti silenziosi chiede semplicemente alla principessina:”Cosa vuoi?”.
La bimba risponde:”Voglio la luna”.

LA LUNA

Senza indugio il buffone riferisce al Re che, senza mezzi termini, riunisce i massimi esperti del Paese e pone loro il quesito:”Si può dare la luna alla Principessina?”.
Non bisogna dimenticare che quel popolo era quasi in lutto a causa della malattia della Principessa, per cui era necessario fare l’impossibile per il benessere di tutti.
Gli esperti si mettono al lavoro e, nel tempo più breve possibile portano al Re la loro risposta:”No Maestà. Non si può dare la luna alla Principessina. Se anche fosse possibile portarla sulla Terra, rimarrebbe l’insormontabile problema del trasporto.”
Non rimane, per il momento altra soluzione che rivolgersi ancora una volta al Buffone.
Il Buffone torna al capezzale della principessina e, con la stessa semplicità con la quale aveva chiesto “Cosa vuoi?” domanda:”Com’è la luna?”.
“La luna – risponde la bimba – è una piccola sfera grande come il polpastrello di un dito. È fatta di un materiale sicuramente molto prezioso; ha una luce scintillante e brillante ma non abbagliante”.
Il Buffone si affretta a riferire. Il Re convoca i migliori orafi del regno e commissiona loro una luna così come era stata descritta dal buffone.
In tempi molto brevi, gli orafi portano al loro Re la loro luna. Il Re le esamina tutte attentamente, tiene la più bella e la porta alla principessina.
Come d’incanto la principessa ricomincia a ridere, a parlare e a mangiare. In poche parole è guarita, e tutto il popolo esulta. Il lutto è finito.
A questo punto si direbbe che la fovola sia finita.
Non è proprio così. Infatti il Re comincia a pensare che sarebbe terribile se la sua figliola vedesse in cielo la luna vera. Penserebbe di essere stata imbrogliata.

Il Re convoca nuovamente, e con urgenza, i massimi esperti del regno e commissiona loro un progetto che impedisca alla principessina di vedere la luna.
Naturalmente, dopo pochissimi giorni, gli esperti del regno portano al Re i loro progetti.
Un progetto prevede, nelle notti di luna, fuochi artificiali tali da offuscare la luce della luna.
Un altro progetto prevede la costruzione di una reggia bunker da utilizzare nelle notti di luna.
Un altro progetto ancora prevede di piantare intorno alla reggia degli alberi altissimi, tali da non permettere di vedere la luce della luna.
Questi e altri progetti non si dimostrano sufficientemente validi, per cui il Re si trova, ancora una volta, obbligato a chiedere l’aiuto del buffone.

Il buffone va quindi a trovare la principessina. La trova nel parco della reggia, comodamente seduta su una panchina.
Le chiede:”Come stai? Va tutto bene?”

È qui che abitava la principessina?

“Certo” risponde sorridendo la principessina “va tutto nel modo migliore, Ho la luna.” E mostra la luna al buffone.
E il buffone, con semplicità senza troppi giri di parole: ”Quale sarebbe la tua reazione se vedessi in cielo un’altra luna?”
La principessa:” Nessun problema. Io ho la mia luna; se in cielo ci sarà un’altra luna a me andrebbe più che bene”.
Il buffone riferisce al Re e

VISSERO TUTTI CONTENTI E FELICI.

Morale della Favola:
Ogni problema, anche il più difficile, troverà la sua soluzione se si avrà l’accortezza di cercarla con semplicità. E, soprattutto con semplicità, mettere “a fuoco” il problema.

Il problema della Principessa non fu risolto né dai Baroni della medicina e neppure dagli Esperti del Regno. Si arrivò alla soluzione grazie alla semplicità del buffone.

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