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Archive for the ‘speranza’ Category

Leggo per la prima volta cosa ha scritto sul suo blog l’Editore del mio libro.
M’è piaciuto, e penso che, forse, qualche indeciso penserà di andarlo a cercare:

Il titolo di questo libro non lascia spazio a nessun dubbio: Tutto vero sta a significare che non si tratta di un romanzo né di un racconto di fantasia. Quello che leggiamo nelle oltre 140 pagine di questo volume del dottor Alessandro Depegi è il resoconto di alcuni aspetti professionali e umani della sua esistenza. Un’esistenza dominata dalla curiosità, dal desiderio di considerare il paziente nella sua totalità e non solo in quanto corpo da guarire. Il dottore, nato a Genova nel 1936, ha vissuto e lavorato sia in Italia sia in Svizzera e con gli anni ha integrato le sue conoscenze scientifiche acquisite con lo studio e con il lavoro, con altre nozioni che toccano aspetti dell’essere umano più profondi, più misteriosi. L’autore, descrivendo i casi che è stato chiamato ad analizzare nella sua vita, ci invita ad andare oltre, a guardare al di là delle evidenze materiali, per entrare nella psiche della persona. Un luogo affascinante e ancora tutto da scoprire che spesso ci rivela situazioni che lui stesso definisce” apparentemente assurde e inimmaginabili”. Nella psiche, nell’inconscio e nel mondo che ha preceduto la nascita della persona, sondando addirittura vite precedenti, appartenenti ad un passato che, grazie all’ipnosi, possono tornare improvvisamente e tragicamente a galla. Ma anche fortunatamente, si legge nel libro, dato che un’indagine di questo tipo porta alla rimozione del fatto ricordato e quindi alla guarigione dell’individuo. Adina, Romina, Aurora, Bettina, Agenore e altre persone ci vengono presentati nella loro complessità e ci fanno riflettere, ci affascinano e ci fanno paura allo stesso tempo.

Il mio “parto”.

Ultima di copertina

Purtroppo la distribuzione del libro non è stata eccezionale.

Ho finito un libro che racconta la storia di una persona che ha rischiato grosso dopo essere finita nelle braccia della Medicina Accademica. Ne è uscita bene grazie a una oculata Medicina “complementare”.

Chi arriverà a leggere TUTTO VERO, capirà che potrà essere interessante arrivare a leggere il libro appena finito che mette in guardia chi soffre: “La Medicina Accademica è indispensabile ma troppo tecnologica. Chi soffre ha bisogno anche di qualcosa di più… per guarire.”

Sto cercando un Editore intelligente che sappia distribuire un libro… che definirei utile. Se non viene distribuito non viene letto… e allora tanto vale.

CIAO A TUTTI I MIEI AMICI

 

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ANCORA SPERARE?

2 dicembre 2016

L’Albero: “Volevo andare a dormire, dato che ormai ho perso tutte le foglie, ma, di amico in amico, ho sentito dire che ieri a Sannazzaro de’ Burgundi in provincia di Pavia è successo un bel pasticcio.”

L'albero... ormai senza foglie. Il fratello, più giovane, sta già dormendo.

L’albero… ormai senza foglie. Il fratello, più giovane, sta già dormendo.

Panchina 1: “Ho sentito anch’io qualcosa. È scoppiato un bell’incendio. Hanno parlato di una palla di fuoco alta più di 60 metri!”.

Senza parole

Senza parole

Sorella: “Un gran bel fumo nero! Chissà che non arriverà fin qui da noi?”

L’Albero: “Ma no, però è assurdo che accadano cose del genere. Pare che non ci siano stati feriti. Solo un intossicato.”

Sorella: “Sì, solo un intossicato. È interessante, se fossero stati in molti a rimanere intossicati, brontolerebbero, ma, dato che è solo uno. Ma quel poveretto “uno” sta male! Solo uno! Non mi piace.”

L’Albero: “Non parlate troppo forte; il mio fratellino sta dormendo. Qualcuno ha detto, ma poi non hanno più parlato, che qualche giorno prima alcuni russi avrebbero rubato del carburante. Che sia colpa loro? In futuro si saprà. Però, se stessero un po’ più attenti. Comunque sia… è sempre colpa dell’altro.”

Il fratellino che s’è svegliato: “Ci state un po’ zitti? Mi avete svegliato… stavo sognando così bene…”

L’Albero: “Scusaci fratellino. Cosa stavi sognando?”

Il fratellino: “Stavo sognando di essere in Italia dove tutti sono diventati bravi; nessuno ruba, nessun Governante dice le bugie e tutti si rispettano.”

Panchina 1: “È proprio un sogno! Ora ti lasciamo dormire.”

Sorella ingenua: “Perché non si può sperare che il sogno si avveri?”

 

 

 

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28 novembre 2016 – Lunedì

L’albero: “Come state amiche mie? Ieri siete state proprio brave; non vi ho sentito per niente… o avete parlato molto piano.”

Panchina 1 e Sorella: “Era Domenica e c’era poca gente in giro. E poi, nella cappella qui vicino c’era la Messa… e bisognava stare tranquille.”

Panchina 1: “E tu albero come stai? Non sei ancora pronto per dormire? Noto che hai ancora molte foglie. Ieri era bel tempo; ti sei goduto il sole autunnale? C’era un colore tutto particolare.”

L'albero con ancora un po' di foglie. Non può ancora dormire.

L’albero con ancora un po’ di foglie. Non può ancora dormire.


L’albero: “Ma certo che me lo sono goduto. Ho visto che ieri mattina è venuto quell’umano simpaticissimo che ha spostato un po’ delle mie foglie ed è venuto a sedersi da te.”

Le foglie spostate per le chiappe di un umano.

Le foglie spostate per le chiappe di un umano.

Panchina 1: “È vero; Ha messo le chiappe su di me. Ma non è stato molto. Mi ha detto che era molto contento che finalmente ha smesso di piovere.”

L’albero: “Non t’ha detto altro?”

Panchina 1: “Ma sì, mi ha accennato qualcosa di quello che sta succedendo in Italia. Mi ha detto che non vede l’ora che passi la settimana e arrivi domenica prossima, così si saprà se avrà vinto il SÌ o il NO. Lo sai no che domenica prossima in Italia c’è quel Referendum. Lo sai o no?”

L’albero: “Ma cosa ti credi? di quassù sento tutto e vedo molto più di voi. Coi rami bassi sento gli bisbiglii, coi rami alti capto dai miei colleghi quello che accade anche lontano da me.”

LA SORELLA

LA SORELLA

Sorella (che ha ascoltato in silenzio): “Allora, caro nostro albero, raccontaci un po’ quello che si dice intorno di questo Referendum; che poi, qui in Svizzera, siamo abituati alle consultazioni popolari!”

L’albero: “Non c’è poi molto da dire; il problema è che un certo Renzi, quello che comanda in Italia, ha ideato insieme a una certa Boschi, che tra parentesi dicono essere un bell’umano femminile, un cambiamento nella Costituzione della Repubblica Italiana. Pare però, che da un’idea mica male, cioè quella di abolire il Senato, si sia arrivati ad abolirlo solo in parte, per cui, non essendo neppure eleggibile democraticamente, a tanta gente non va giù, e parlano addirittura alla possibilità di una dittatura, se il popolo dice sì.”

Panchina 1: “Non ti sembra di spararla un po’ grossa?”

Sorella: “Sembra anche a me che l’albero la spari un po’… così.”

L’albero: “Io riferisco solo quello che capto. Quelli del sì dicono che bisogna a tutti i costi cambiare, e che questa è un’ottima occasione che non tornerà più nei prossimi 30 anni, o giù di lì… e che si risparmieranno un mucchio di soldi, quelli del no invece dicono che Renzi racconta un mucchio di balle, che senza un Senato vero chi comanda adesso non se ne andrà più e che questa democrazia sparirà. Insomma, arrivano addirittura ad insultarsi… per un Referendum!!!.
Ma noi qui in Svizzera ne abbiamo fatto tanti di referendum, ma non ci siamo mai accapigliati in questo modo. Ma credete voi che in Italia potrà cambiare molto?”

Sorella: “Io non credo mica. L’Italia rimarrà quella che è. Certo che una bella dittatura in Italia c’è stata… e agli italiani piaceva molto; si sentivano forti… finché c’è stato il patatrac… e nessuno era più fascista.”

Panchina 1: “Staremo a vedere. Speriamo che Domenica arrivi presto. Dicono che la speranza è l’ultima a morire.”

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SPERANZE? 3… E L’ALBERO

26 novembre 2016

Panchina 1: “Che noia; ieri ha piovuto tutto il giorno. Le foglie fradicie sono pesanti e mi danno fastidio.”

Sorella: “Ti lamenti sempre.”

L'albero... qualche giorno fa.

L’albero… qualche giorno fa.

L’albero: “O panchina 1, ancora non ti sei abituata al ritmo delle stagioni? Ricevi tutti gli anni le mie foglie.”

Panchina 1: “Scusami albero, ma non posso fare diversamente… Lo sai sorella che poco fa è passato da queste parti un bell’umano maschio che parlava con un’umano femmina e le diceva che è morto Fidel Castro?”

Sorella: “Quello di Cuba? Di quella grande isola nei Caraibi?”

Panchina 1: “Sì, proprio quello.”

Sorella: “Ma quello è uno di quegli umani che ha scritto un pezzo importante di storia del secolo scorso.”

Panchina 1: “Proprio così. Bisogna risalire agli anni 60 quando ero nata da poco; ero un bell’albero anch’io; poi, dopo che mi hanno lasciata crescere, mi hanno un po’ tagliuzzata, mi hanno attaccata a del metallo… ed eccomi qui. Non mi dispiace però. Sai prima potevo chiacchierare solo con i miei fratelli alberi o col vento; ora che sono in una città, ne vedo e ne sento di tutti i colori.
Fidel Castro, soprannominato Lider Maximo, aveva abbracciato il comunismo dell’Unione Sovietica, e spalleggiato da Nikita Kruscev, aveva permesso l’installazione a Cuba di missili con testata nucleare. Te lo ricordi?”

Sorella: “Come no. Anch’io ero un albero, però, col vento era arrivata la notizia che Kennedy, allora Presidente degli Stati Uniti, s’arrabbiò… s’arrabbiò molto.”

Panchina 1: “Appunto! Fu un momento terribile perché il rischio di una guerra fu palpabile. Sono passati poco più di 50 anni, ma, son sicura che i tanti giovani che andavano e vanno in vacanza a Cuba, quando sono là non ci fanno neppure un pensierino. Alla fine si misero d’accordo, e i missili furono tolti… e anche alcuni piazzati in Turchia e in Italia.”

Sorella: “L’Italia quella che confina con la Svizzera?”

Panchina 1: “Sì, proprio quella. Dell’Italia qui se ne sentono molte di notizie. La gente che passa ne parla molto. Più tardi ti racconterò qualcosa di più.”

L’albero: “Ecco, brave, state un po’ tranquille, e, quando ve la racconterete, cercate di non parlare troppo forte. Lo sapete che mi sto preparando a dormire. Gli umani si mettono il pigiama, io, mi tolgo di dosso tutte le foglie; così posso affrontare l’Inverno.”

Sorella: “Scusami albero; volevo dire ancora una cosa su Cuba, e cioè che, da un po’ di anni, dopo che Fidel fu operato, salì al potere il fratello Raul Castro, e, grazie a lui i cubani hanno riacquistato un po’ la speranza di non rimanere isolati. Infatti gli Stati Uniti hanno riallacciato i rapporti diplomatici.”

L’albero: “Benissimo. Io lo sapevo già. Di quassù, quando sono sveglio, sento meglio di voi e vedo molto più di voi. Ora ci state un po’ zitte?”

Panchina 1 e sorella (all’unisono): “Va bene albero. La prossima volta, se ne abbiamo voglia parliamo del nostro vicino… dell’Italia.”

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SPERANZE? 2

Panchina 1

Panchina 1


Panchina 1: “Oggi sono ancora più triste. Con tutte queste foglie chi verrà più a sedersi da me… e intanto continua a piovere.”

Panchina 1 e la sorella

Panchina 1 e la sorella

La sorella: “Ma non fare tragedie. Ma guarda che fantastico spettacolo questo stupendo tappeto di foglie.”

Panchina 1: “Hai ragione, ma noi viviamo perché qualcuno viene a sedersi qui. Abbiamo bisogno di sentire quello che dice la gente. Dobbiamo sapere che aria tira.”

La sorella: “Io ho meno foglie; forse verrà qualcuno da me. Però è peccato se calpestano questa bella coperta di questo giallo meraviglioso.”

Panchina 1: “Anche a me è sempre piaciuto il giallo; però questo non toglie che mi piacerebbe sentire gli umani che si sono buttati a pesce l’altro giorno qui vicino nel supermercato Migros. Pensa che se tu avessi speso per 50 franchi, ti avrebbero regalato 5 franchi da spendere la settimana dopo”.

La sorella: “Era sabato vero?”

Panchina 1: “Proprio così. Non ci stavano più macchine nel posteggio”.

La sorella: “Questi umani!”

Panchina 1: “Ma lo sai che proprio oggi pare che abbiano importato dall’America il Venerdì Nero?”

La sorella: “Io ho sentito parlare di venerdì nero quando di venerdì crollano le borse”.

Panchina 1: “Chi te l’ha detto?”

La sorella: “Uno della banca che è proprio qui vicino a noi”.

Panchina 1: “Ci diranno qualcosa nei prossimi giorni dopo che ci avranno ripulito.”

La sorella: “Ora stai un po’ tranquilla. Cerca di rilassarti e vedrai che le foglie ti terranno caldo. Io mi faccio un pisolino.”

Panchina 1: “OK.Bisogna continuare a sperare.”

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SPERANZE?

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Ecco che è arrivato l’Autunno. Piango e nessuno si accorge di me. Le foglie dell’albero si uniscono alle mie lacrime… e anche il cielo con le sue lacrime.
Guardo mia sorella, un po’ più in là, la vedi?. Mi ha raccontato tutto e, in parte ho sentito tutto. Quell’umano che l’estate scorsa ha trovato serena tranquillità su mia sorella e ha usato il telefono. Uno di quegli aggeggini che si usano per parlarsi a distanza. Ho sentito tante onde attraversare l’aria vicino a me. Parlavano di amore e di promesse… anche di baci e… di stare vicini… molto vicini. Quando è andato via era molto contento.

Non è successo niente… solo speranze… speranze.
Già… la vita degli umani è solo speranze?

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Come sono indietro!… con tutto. Spero mi si vorrà scusare.

Dopo 4 giorni e quattro notti con onde… mica male, saltiamo lo scalo di St John’s… colpa delle onde che hanno obbligato la nave a rallentare, e arriviamo finalmente ad Halifax.

Una bella onda.

Una bella onda.

Ancora onde...

Ancora onde…

Non abbiamo goduto particolarmente questa tappa dato che era domenica e la città in “posizione di riposo”. Ero già stato in Canada: a Montreal e a Toronto nel 1999.

Finalmente  la nave non “balla” più. Quelle “simpatiche” onde che ci hanno accompagnato per 4 giorni e 4 notti diventano un ricordo. La nave attracca in faccia a una simpatica isola (George’s Island) con un bel faro.

George's Island col faro.

George’s Island col faro.

Dall’altra parte si vede la città, la stazione ferroviaria e alcuni alberi col “vestito” autunnale.

La stazione ferroviaria.

La stazione ferroviaria.

Halifax è la capitale della NOVA SCOTIA e fu una porta importante dell’immigrazione in Canada. Infatti, appena scesi dalla nave, s’incontra questo vagone ferroviario che vuole indicarci che da qui partirono per il Canada più di un milione di immigrati… per tutto il Canada.

Il vecchio vagone ferroviario.

Il vecchio vagone ferroviario.

Proprio vicino al vagone possiamo trovare questa targa esplicativa…che ho fotografato, e  che è ben leggibile.

Targa ricordo in inglese e in francese

Targa ricordo in inglese e in francese

Dove prima gli immigrati ricevevano la prima accoglienza, c’è ora un museo… proprio dell’immigrazione!

Ingresso del Museo.

Ingresso del Museo dell’immigrazione.

Quel giorno non ho fatto alcuna gita, ma, come piace fare a me, ho bighellonato… senza una meta particolare, senza però perdere l’ubicazione della nave… per poter tornare a bordo prima della partenza.

Vicino a queste panchine sulle quali mi sono seduto tranquillamente, ho trovato un bellissimo recente monumento “all’emigrante”… nel quale mi sono leggermente identificato… dato che anch’io sono un emigrato. Ve lo mostrerò bene la prossima volta. C’è scolpita la sofferenza, la speranza e la solitudine.

Le due panchine... ad Halifax.

Le due panchine… ad Halifax.

Vicino alla passeggiata lungo il mare, ho trovato queste case, sicuramente vecchie:

Case.

Case.

…e queste, nell’interno, che potrei considerare significative.

altre costruzioni... ad Halifax.

altre costruzioni… ad Halifax.

Dopo aver fatto questo piacevole giro ed aver acquistato alcuni ricordi per parenti ed amici, torno sulla nave. Prossimo ed ultimo scalo: New York.

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