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Archive for the ‘Svizzera’ Category

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Non bisogna parlar sempre male delle poste. Un tempo ci lamentavamo… ma le cose funzionavano abbastanza bene. Il postino arrivava regolarmente e, quasi sempre alla stessa ora… se non addirittura due volte al giorno.

Mi piace oggi ricordare alcuni piccoli particolari che riguardano le timbrature… che quasi mai venivano prese in considerazione… e che ho in parte accantonato.

Le poste mettevano nei loro timbri la località di partenza, la data e l’ora in cui veniva obliterato il francobollo… e un po’ di pubblicità… di qualunque tipo.

Ora non più… anche perché la corrispondenza è minima e l’affrancatura con un francobollo vero, ancora « più » minima.

In questo caso si chiedeva di scrivere le lettere su carta più leggera… sicuramente per ridurre i costi di trasporto.

Obliterazione del 1960

Evidentemente, se la corrispondenza da trasportare pesava meno, si consumava meno energia. Sembrerebbe che nel 1960 s’era più ecologici di adesso… che si parla sempre di ecologia.

Oggi, si timbra molto lontano, se si timbra… e si trasporta con « tranquillità ».

Timbro degli anni 50. Non si riesce purtroppo a leggere l’anno preciso.

In questo caso si desidera chiedere agli automobilisti una guida corretta. Di autostrade ce n’erano poche. Sulle strade normali era più facile abbagliare il conducente dell’auto che s’incrociava.

Ricordo, in chiave quasi anedottica, che negli abitati era obbligatorio, di notte naturalmente, usare le cosiddette « luci di città »… oggi, mi sembra si chiamino « di posizione ». Mio fratello, in un paesello della Val d’Aosta, fu multato dai Carabinieri perché aveva i fari anabbaglianti… e dovette pagarla.

E pensare che oggi si consigliano gli anabbaglianti anche di giorno… obbligatori sulle autostrade.

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Il treno del Sole e il treno dell’Etna arrivavano a Torino. A Torino c’era, e c’è tutt’ora ma snaturata (perché FIAT vuol dire Fabbrica Italiana Automobili Torino), la FIAT. E Torino diventa una « grande » città. C’era il Salone dell’Automobile e il Salone della Tecnica…

Qualcuno si ricorda com’era la FIAT 1800 ?

Era così… da Wikipedia

FIAT 1800 e 2300

Questo è un timbro svizzero… in italiano. Qui veniva propagandata la colletta di maggio in favore della Croce Rossa Svizzera.

Obliterazione del 1984

Non so se le poste si facevano pagare per propagandare la « colletta ». È bello poter pensare che offrissero i loro timbri in favore della Croce Rossa.

E poi ci sono tanti altri timbri che hanno tanto da raccontarci.

Sarà interessante prendere in considerazione quelli delle varie località.

Peccato che hanno smesso di farlo.

Sì, perché OGGI non c’è più alcuna personalizzazione… come in questo :

Francobollo svizzero del 2018

C’è almeno la bellezza del francobollo che commemora i 125 anni di quella ferrovia conosciuta in tutto il mondo che, porterà poi gli escursionisti fino a 3454 metri s.l.m. Siamo nelle Alpi Bernesi. Il bello di questo francobollo che, oltre alle montagne, ci mostra l’antica ferrovia a cremagliera con la vaporiera che spinge. Interessante il particolare della locomotiva che ha « il sedere » sollevato per permettere al tender, a causa delle rotaie in grande pendenza, di rimanere orizzontale.

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Non bevo molta birra.

Qui in Ticino, o anche in Italia, solo d’Estate quando fa bel caldo.

Chissà perché, quando vado oltre Gottardo, cioè o nella Svizzera tedesca o nella Svizzera Romanda… al ristorante ordino quasi sempre birra… anche d’Inverno.

 

Da qui è facile andare in Italia… e ci vado spesso… col trenino.

Perché non fare anche un po’ di spesa ?… fra cui qualche bottiglietta di birra ?… come questa ?

Birra di Sardegna

Ecco, proprio questa m’è piaciuta…

E poi, m’ha ricordato la bellezza e la simpatia della Sardegna.

Questa non vuole assolutamente essere una pubblicità… però, devo dire, che, fra tante birre ho voluto rendere un omaggio particolare alla Sardegna.

 

Fui una sola volta (purtroppo) in Sardegna… nel nord dell’isola… e poi a Palau con bimbi, a quei tempi due, e roulotte.

Era il lontano 1975… e lo ricordo ancora con immenso piacere… sì, perché se si viaggia con la roulotte, si gode maggiormente il territorio.

 

Nell’apprezzare la Sardegna, non è possibile dimenticarsi che anche POSTE ITALIANE, hanno dedicato un francobollo alla Sardegna… un bel francobollo… che solo a guardarlo dimostra l’esistenza di misteri e stimola prepotentemente il desiderio di partire alla volta della genuinità di quell’isola.

Francobollo italiano del 2007.

Molti sono i ricordi del nostro soggiorno in Sardegna, e, in particolare a Palau ; mi piace ricordare la « Roccia dell’orso » che raggiunsi a piedi assieme al mio bimbo… allora di 8 anni.

Non ho foto di buche delle lettere di Sardegna. Chissà se un qualche mio lettore dalla Sardegna potrà arrivare a ricordarsi di me!

Sarebbe bello.

 

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Registrazione del 1° Giugno 2019

Personaggi:

L’Albero, Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

 

L’Albero : « Perbacco caro Alessandro… non vieni più a trovarci ».

 

Alessandro : « Vado sempre di fretta ».

 

Panchina Ingenua : « Ma siediti un po’ qui… fatti un po’ coccolare ».

 

Alessandro : « Va bene… siete proprio carinissimi ».

 

L’Albero : «Ma dove sei stato ? »

 

Alessandro : «Sono stato velocemente a « trovare » la casa dove abitava mia Nonna ».

 

Panchina Petulante : « Cosa significa ? »

 

Alessandro : « Significa che a me piace tanto andare a rivedere la casa dove abitava mia Nonna… sul Lago di Costanza. Quando ero bambino, proprio giovane, dopo che smisero di scoppiare le bombe e fu nuovamente possibile attraversare il confine e andare in Svizzera, ritrovai la mia Nonna per qualche giorno. Il bello però è che quando fui leggermente più grandicello, mi lasciarono stare da mia Nonna un bellissimo lungo mese. Sapevo un pochino di tedesco, ma, durante quel mese, anche se con mia Nonna parlavo italiano, con tutti gli altri parlavo tedesco o addirittura il dialetto. In poche parole, per un bellissimo lungo mese mi trovai a vivere come i locali… a giocare coi bimbi del vicinato… ad andare in riva al lago a passeggiare… ad andare a pescare… ad andare al porto a veder partire i vaporetti… a far visita ai parenti ».

 

L’Albero : « Quindi ti trovasti a vivere con tua Nonna e coi turgovesi del luogo? »

 

Alessandro : «Certamente. Ne ho un ricordo coinvolgente, nel senso che quando ci penso mi sento ancora andare a spasso per la città a piedi nudi… proprio come i bimbi del luogo.

 

Ingenua : « Che bello ! Lo sai che, da come sento fremere le tue chiappe sui miei legni, comprendo i tuoi sentimenti ? »

 

Alessandro : « Sì, anche se per poco, mi piace rivedere la casa dove abitava mia Nonna. Sapete, un mese è lungo quando si è bambini ».

 

L’Albero : « Hai qualche ricordo particolare ? »

 

Alessandro : « Sì, ce ne sono più di uno… di ricordi. Un giorno o l’altro ve li racconterò. È la chiesa del posto che mi fa un po’ commuovere… ogni volta che la vedo. Sapete, mia Nonna era molto pia e andava tutte le mattine in Chiesa… che, tra parentesi, è molto bella… ve la voglio far vedere :

LA CHIESA DAL PORTO

Io avevo imparato a far bene il chierichetto… alla svizzera… con grande precisione. Quello però che ricordo con enorme piacere è che al sabato pomeriggio andavo sul campanile, fino in cima, col sacrestano, a far suonare le campane.

Beh, voi dovreste saperlo che in Svizzera, al sabato pomeriggio, a quella determinata ora, le campane di tutte le chiese, che siano cattoliche o protestanti, suonano tutte le campane per 15 minuti. A me piaceva moltissimo.

Le campane erano mosse da motorini elettrici. In cima a questo campanile c’erano 6 campane di grandezza diversa… che suonavano… e suonavano. Che bello ! Quanto mi piaceva stare lassù ! »

 

Ingenua : « Quasi mi commuove questa tua gioia di bimbo mentre vai su quel campanile « semplicemente » per suonare le campane ».

 

Petulante : « Cara sorella, le campane sono un bellissimo simbolo della cristianità degli Umani. Noi, coi nostri legni, non possiamo capire quanto possa essere importante per gli Umani il suono delle loro campane… specialmente ora che l’avanzare dell’Islam non gradisce questo suono ».

Alessandro : «Care « ragazze » vi ringrazio per i vostri apprezzamenti, ma, non è qui il caso di fare della polemica di tipo religioso. Vi faccio vedere ancora il campanile visto dal basso… guardate che bello ».

IL CAMPANILE

L’Albero : « Alessandro ha ragione. Bello il Campanile. Da lì sei poi ripartito e sei tornato a casa ? »

 

Alessandro : «Certamente, ma non dalla strada più breve… e cioè da Zurigo. Son passato da San Gallo ».

 

L’Albero : « Bella città. Per gli svizzeri San Gallo è anche un Cantone molto importante… un po’ decentrato, confinante però coll’Austria e col Principato del Liechtenstein. »

Il Canton San Gallo… in verde.

 

Alessandro : «Rimasi poco, praticamente appena in tempo per entrare in una pasticceria…

Prendere atto delle tante leccornie in vendita e acquistare, per la gioia di mia moglie… e naturalmente anche mia… il BIBER… con pasta di mandorle e una specie di pane. Non so esattamente come facciano questa prelibatezza.

Prelibatezze

Ho comperato quello con lo stemma del cantone, e, in quel momento particolare, non m’era mai venuto in mente prima, ho pensato che, specialmente di questi tempi, non sarebbe stato da regalare a certi italiani impegnati politicamente. »

 

L’Albero : « Come fai a dire questo ? »

 

Alessandro : «Beh, tu che sei al di sopra di tutti, e, stai crescendo ancora, conosci perfettamente lo stemma del Cantone di San Gallo. »

 

L’Albero : « Certo che lo conosco »

Lo stemma del Cantone di San Gallo.

Alessandro : «Benissimo. Ora prendiamo un pochino in considerazione lo stemma del cantone e confrontiamolo con l’emblema del Partito Nazionale Fascista. Guarda un po’ quanto sono simili.

P.N.F.

Comunque sia, mia moglie era molto contenta. Lei non si fa assolutamente nessun problema. Lei è nata e cresciuta in Svizzera, e quello che, insieme a me non riesce a capire perché ci si affanni in Italia così tanto a voler essere antifascisti, quando ormai il fascismo è morto e sepolto. »

 

L’Albero : « Ma sì. Anch’io sento e capto sovente questa apparentemente paura. Sembra diventata una specie di moda. Se qualcuno dice che al tempo del fascismo i treni arrivavano in orario e spera che i treni si comportino bene, viene tacciato per fascista. Beh, tu Alessandro che vai volentieri in treno, qui in Svizzera, sai che i treni viaggiano quasi sempre in orario, ma, noi, qui in Svizzera non siamo mica fascisti… semplicemente ci piace un pochino l’ordine e la puntualità. »

 

Petulante : « Albero… mi fai ridere quando parli di moda e antifascismo. Ma la moda è un’altra cosa… la moda è quella delle Umane… anche se poche signore proprio ben vestite, alla moda, vengono ad appoggiare le loro chiappe su di me. Qualche volta mi piacerebbe poter sentire e toccare certi vestiti. »

 

Ingenua : « Ma cosa dici sorella ! A me piace sentire le chiappe di Alessandro… peccato che sento che se ne vuole andare. Eh sì caro Alessandro… le sento le tue vibrazioni… sento che stai per andartene.»

 

Alessandro : «Hai ragione, ma non prima di avervi mostrato la prelibatezza di San Gallo che ho portato a mia moglie. »

BIBER DI SAN GALLO CON LO STEMMA DEL CANTONE

Ingenua : « Sono sicura che tua moglie l’ha gradita… è simpatica. Vi ho visto l’altro giorno quando passavate qui vicino a braccetto ».

 

Alessandro : «Quanto sei carina. Ora me ne vado. Un salutone a tutti voi. »

 

L’Albero, Petulante e Ingenua : « Ti abbracciamo col nostro ligneo pensiero. Torna presto ».

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 Ogni tanto passo la frontiera… la frontiera fra la Svizzera e l’Italia… vado in Italia:

 

quell’Italia che mi ha dato i natali quando ancora Benito Mussolini dettava legge,

quell’Italia che preferì la Repubblica a Umberto II,

quell’Italia che ebbe fra i propri Governanti un cittadino dell’Unione Sovietica,

quell’Italia che maltrattò gli italiani profughi dall’Istria, Fiume e Dalmazia,

quell’Italia del famoso miracolo economico,

quell’Italia che rese immortale la Vespa e la FIAT 500,

quell’Italia che si tappò il naso e votò Democrazia Cristiana,

quell’Italia che svende i propri Gioielli,

quell’Italia che stravede per un pallone… anche se non è sempre quello,

quell’Italia che tentò la svolta con un reddito di cittadinanza e una quota 100,

quell’Italia, infine, che ancora non sa se amare o odiare l’Europa.

 

Mi piace, ogni tanto, attraversare la frontiera.

Mi piace andarci col trenino… così posso camminare.

Mi piace, ogni volta, bere un buon caffè… al bar… in piedi.

Mi piace portarmi la macchina fotografica.

 

Ogni volta la luce è diversa. Gli specchi d’acqua del Ceresio e del Tresa possono assumere risvolti magici, ogni volta diversi.

 

Oggi, mentre tornavo al trenino, e camminavo alla svelta perché qui in Svizzera tutti i treni cercano di osservare l’orario e non fa piacere vedere il treno dal di dietro, ecco spuntare un barchino quasi silenzioso con una bella e simpatica scia.

IL CERESIO

La foto non è perfetta… la luce non è ideale… ma a me è piaciuta… e ve l’ho passata.

 

Qualcuno potrebbe chiedersi “Cos’è il Ceresio e cos’è il Tresa.

 

Il Ceresio è il Lago di Lugano.

Il Tresa è il fiume emissario del Lago di Lugano. È un fiume corto. Si forma appunto a Ponte Tresa sponda svizzera, a Lavena Ponte Tresa sponda italiana. Per qualche chilometro segna il confine fra l’Italia e la Svizzera… poi scorre in territorio italiano e sfocia ne Lago Maggiore presso Luino.

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Certo che se ci si trova a guardare vecchie cartoline, di quelle col francobollo, può essere piacevole stupirsi e vedersi stimolata la curiosità.

Ho trovato questo francobollo tedesco del 1997. M’è piaciuto moltissimo, anche dal punto di vista grafico :

Francobollo tedesco del 1997

Il francobollo mi ha spinto alla ricerca della località effigiata sul francobollo…

La Germania è grande, però, , bisogna dirlo, internet è utilissimo e permette, in poco tempo, di trovare ogni località… anche la più lontana.

Non solo si trova facilmente l’ubicazione di una località, ma è possibile arrivare a rendersi conto quanto potrebbe essere interessante andarci… grazie alle fotografie.

Ci andrei volentieri… in fondo non è neppure così distante.

È PROPRIO QUI.

Un po’ a nord di Monaco di Baviera e poco lontano dalla Repubblica Ceca.

HO SCELTO QUESTA FOTOGRAFIA

Non mi sono fermato a Straubing. Ringraziando il particolare che i timbri delle poste tedesche sono piuttosto nitidi e leggibili, ho voluto andare a vedere dov’è la località da dove è stata spedita la cartolina : TITISEE-NEUSTADT.

 

 

TITISEE-NEUSTADT… nella Foresta Nera.

HO SCELTO QUESTA FOTOGRAFIA

È poco lontano dal confine svizzero e, appunto nella Foresta Nera… che richiama il piacere di arrivare anche a una torta… molto buona.

CHE BUONA!

Potrei fermarmi, ma, dal momento che esistono le associazioni di idee, non ho potuto fare a meno di scivolare nel ricordo dell’inizio del mio matrimonio quando, nelle domeniche libere s’andava un po’ a spasso.

 

Abitavamo, io e mi moglie, poco lontano dalla Germania e, con la nostra Giulietta ti, Alfa Romeo d’altri tempi, ricordo che andammo a « trovare » le sorgenti di quel grande fiume che si chiama Danubio… andammo a Donaueschingen.

Le sorgenti del Danubio da una cartolina del 1967.

Ricordo con piacere quel periodo della mia vita, e contemporaneamente mi rendo conto come da un francobollo sia possibile trovare lo spunto per « andare a spasso »… peccato dover prendere atto che l’utilizzazione del francobollo è diventata un’azione quasi rara.

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Fu così che un paio di giorni fa andai, come altre volte, col solito trenino in quel di Lavena Ponte Tresa in provincia di Varese.

 

IL TRENINO

Ci vanno molti dalla Svizzera… anche per fare la spesa. Io dovevo, fra l’altro, spedire un mio libro a un’amica. Dall’Italia, anche se raccomandata, costa sensibilmente meno.

“Perché raccomandata?” mi si potrebbe chiedere?

“Perché” risponderei “l’onestà dei dipendenti delle Poste Italiane è irreprensibile, e dispiace quando ci si rende conto che un libro arriva a risultare “smarrito”. Rimane la speranza che il ritrovatore del plico col libro abbia potuto apprezzarne la lettura”.

Tornando al “paio di giorni fa”, avvicinandomi al ponte che segna la “differenza” fra la Svizzera e l’Italia, essendo quel giorno piuttosto ventoso mi fece piacere vedere sventolare le bandiere… dato che ogni Nazione ne ha almeno una, perché non esibirla almeno in quel punto dove finisce il territorio?… o comincia se la direzione di marcia è opposta?

Il pensiero ha fatto presto a svanire. Ha preso il sopravvento la ragione per cui stavo attraversando il confine e andare in quella che è la mia Patria… la prima o la seconda? La risposta dice che si equivalgono… anche perché il sangue che scorre nelle mie vene è al 50 % svizzero… l’altro 50%, è ovvio, italiano.

 

Non rimasi molto in territorio italiano e, mentre m’incamminai verso la Confederazione, la vista delle bandiere che garrivano al vento, meglio dello sventolare, mi fece sentire patriottico… quasi dimenticando lo sfacelo nel quale sta scivolando lo Stivale… presi in mano la macchina fotografica, e…

LE BANDIERE DELL’ITALIA

Pochi metri ancora e…

LA BANDIERA SVIZZERA

Trovo interessante poter condividere il mio patriottismo… o amor patrio che di si voglia.

Ogni volta che attraverso il confine e torno in Svizzera, lascio con rammarico l’atmosfera italiana, ma, non posso fare a meno di non rattristarmi al pensiero di come, in Italia, vien portato avanti l’impegno di Governo. È sofferenza!

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Negli ultimi giorni s’è parlato molto, come ogni anno, del 25 aprile 1945… che è ormai diventato storia.

 

Leggo quanto avrebbe detto Oscar Wilde della storia :

 Sotto il nome di Libro di Storia noi insegniamo ai nostri figli la cronologia dei crimini del mondo.

STATUA DI OSCAR WILDE a Dublino

Come ben si sa Oscar Wilde nacque a Dublino.

La sua asserzione è “terribilmente” valida.

La Seconda Guerra Mondiale fu un folle crimine; i giovani la studiano perché è ormai diventata storia.

Per me fu solo cronaca.

DUBLINO

Ormai è storia in Italia anche l’8 settembre 1943; nonché il 25 aprile 1945.

Il 25 aprile 1945 è diventato una specie di Festa Nazionale; l’8 settembre 1943 dovrebbe essere ricordato come uno dei momenti più tragici della recente storia d’Italia.

Li ho vissuti tutt’e due; ero naturalmente un bimbo, e non potevo ben capire cosa esattamente poteva accadere. Sapevo poco o nulla del significato della parola pace. Sapevo bene cosa significava la guerra e i bombardamenti: morte e distruzione… tanto fumo, ma fumo nero.

So che, negli anni precedenti il conflitto avevo conosciuto la pace e la libertà; ne presi atto recentemente dopo il ritrovamento di una mia foto (1941) all’età di 5 anni ospite, con la mia famiglia, della nonna che abitava in Svizzera… dove si parla tedesco… Come tutti sanno la Svizzera era neutrale… per lo meno non partecipava attivamente alla guerra.

Rividi mia nonna solo un po’ dopo il 25 aprile 1945.

Fu mio fratellino a chiedere a mio papà: “Cos’è la pace?

1941 – SUONAVO IL PIFFERO E AVEVO DELLE BELLE ORECCHIE.

Sicuramente nella mente di un bimbo si ripercuotono i “movimenti” degli adulti e le impressioni visive di ciò che lo circonda. Ricordo perfettamente le grandi scritte DUCE e VINCEREMO, nonché l’immensa speranza degli adulti dopo l’8 settembre 1943.

La speranza svanì in un attimo per lasciar posto agli “sbandati” del Regio Esercito Italiano, alle truppe del Reich e alle milizie della Repubblica Sociale. Non potrò mai dimenticare il terrore di mia mamma verso quello strano esercito… di morti di fame. Sì, almeno dai miei ricordi erano dei “morti di fame” che facevano finta di essere degli esaltati.

 

Una bella mattina suona il campanello di casa dove eravamo sfollati. Mia mamma va ad aprire la porta e si ritrova davanti un giovane delle brigate nere che, educatissimo: “Signora Buongiorno. Nel nostro posto di blocco giù al mare abbiamo fermato un signore con qualche chilo di pasta. Dice che deve portarla qui a lei. Noi le saremmo grati se volesse vendercene un paio di chili”.

LA CHIESA di dove eravamo sfollati (Crevari)

 Anche se quell’uomo si presentò come un gentiluomo, mia mamma ebbe piuttosto paura. Sì, perché quelle persone facevano paura, e poi, con quel cappellino con su le ossa incrociate e il teschio…

 Mia mamma sapeva che quella pasta era stata acquistata alla borsa nera, tempi bui oggi inimmaginabili, e che, in definitiva avrebbe potuto essere sequestrata.

Disse: “Prendete pure quello che vi serve”.

La Brigata nera rispose: “No signora; noi ne vorremmo avere un paio di chili, per il nostro fabbisogno. Sarebbe necessario che lei scenda con me in caserma per controllare il peso… perché è nostra intenzione pagare quello che prenderemo”.

Inutile dire che per mia mamma… era sola in casa con tre bimbi… avrebbero potuto prendersi tutto e lasciarla in pace. Era terrorizzata all’idea di dover entrare in quella caserma.

Così si presenta oggi l’edificio nel quale era la Caserma delle Brigate Nere

 Fu obbligata a scendere in caserma. Ricordo che, sperando non le facessero nulla di male, prese me per mano e seguì quell’uomo vestito di nero. Avevo 7 anni, ma ricordo benissimo quel momento… per me interessante o divertente. Forse mi sentii importante.

Sulla costa poco dopo l’abitato di Voltri.

 Comunque fu, ricordo perfettamente che, dentro la caserma, pesarono qualche chilo di pasta e pretesero di pagarla… naturalmente a un prezzo inferiore a quello della borsa nera.

Le Brigate Nere ringraziarono… tutte godute perché avevano qualcosa da mangiare.

Anche quei poveretti sbandati del Regio Esercito avevano bisogno d’essere aiutati… ma in un altro modo. Avevano bisogno di dimostrare che non erano più al servizio della Patria… anche perché di colpo non erano più in Patria; almeno quelli dei miei ricordi si trovavano lontano dalla loro Patria… che non potevano raggiungere.

Infatti fra loro e il sud dell’Italia c’era un “fronte” nel quale si affrontavano da una parte i nostri ex alleati e dall’altra i nostri ex nemici assieme ai nostri connazionali che, con la “furbata” dell’armistiziosperavano di finire la guerra stando dalla parte dei vincitori.

A ben pensarci, non è solo di questi tempi che una buona parte delle italiche genti viene definita “furbetta”.

Un paio di quei poveri sbandati ricevettero indumenti civili e furono più volte rifocillati… malgrado la presenza di truppe naziste che ormai da ex alleati diventarono…  occupanti.

Fu così che:

In casa nostra, dove eravamo sfollati, c’erano per fortuna due entrate, o, se si preferisce due uscite. Non so oggi dire quanti erano; so per certo che c’era qualcuno in casa nostra per rifocillarsi; qualcuno che aveva fame e aveva già ricevuto abiti civili… che gli permettevano di non dimostrare il proprio passato nell’esercito.

L’esercito tedesco sapeva che c’erano in giro dei soldati “sbandati” dopo l’8 settembre… e li cercavano… di casa in casa.

Vennero a bussare anche alla porta di casa nostra. L’entrata principale era al primo piano tramite una scala esterna; salirono i tedeschi lungo la scala esterna, mentre dalla porta inferiore fu fatto uscire precipitosamente chi si stava rifocillando. Fortunatamente, mio papà sapeva perfettamente il tedesco, e, grazie alla conoscenza della lingua, riuscì a trattenere i militari nazisti per permettere agli italiani di fuggire dall’altra porta.

Inutile dire che, se i tedeschi si fossero accorti che davamo ospitalità a dei loro nemici, saremmo noi bimbi sicuramente rimasti orfani… o anche noi spariti come molti bimbi ebrei.

 Così… e non solo così, il bimbo che è in me ricorda un paio di avvenimenti causati da quel famoso armistizio.

Fu appunto dopo quel tempismo armistiziale che iniziarono i movimenti partigiani osannati, anno dopo anno, a più non posso.

Il bimbo che è in me ha certi ricordi; l’adulto che recentemente s’è documentato ha dovuto prendere atto anche di altri avvenimenti.

I partigiani terminarono, quasi dappertutto la loro opera il 25 aprile. Il bimbo che è in me ricorda alcuni di quei momenti in due modi diametralmente opposti. Noi bimbi, ed altri bimbi, che non eravamo all’altezza di comprendere appieno il significato di quella “pace”, quando ci trovavamo, ricordo nitidamente come cantavamo indifferentemente:

Bandiera rossa la s’innalzerà nei cessi pubblici della città…

Oppure:

Di Mussolini vogliam le ossa, bandiera rossa, bandiera rossa…

Naturalmente fra un cantare e l’altro c’era una certa contraddizione. Naturalmente i nostri genitori non sapevano che cantavamo in questo modo.

Il bimbo che è in me visse quei momenti anche con tanta paura.

Mio papà, contrariamente al sottoscritto che non aveva voglia di studiare, era molto bravo a scuola, non solo, ma un po’ più grandicello si prese due lauree e volle studiare a fondo le lingue più importanti… l’inglese, il tedesco e il francese. Fu il tedesco a salvargli la pelle. Infatti, come Direttore di una ferriera a Sestri Ponente, grazie al fatto che parlava correntemente la lingua di Goethe, durante l’occupazione nazista, rischiò più volte la vita per salvare quella degli operai.

Ebbene, questo suo altruistico comportamento verso gli operai di Sestri Ponente che, alla fine del conflitto fu soprannominata Piccola Russia, gli permise di non finire in un Alto Forno e di subire, come si sentiva raccontare, una sommaria esecuzione presso il locale cimitero. Ricordo così il 25 aprile. Il bimbo ricorda, col senno di poi, che a quei tempi aleggiava l’odio, con la stessa intensità con la quale oggi s’inneggia alla libertà conquistata.

Sì, inneggio anch’io alla libertà… ma l’intendo in modo diverso… per lo meno senza quell’odio che faceva temere per la propria pelle e per quella dei familiari.

Non so se fosse proprio il 25 aprile, però ricordo che mi trovavo sul marciapiede a pochi metri dalla Rotonda di Pegli (Lido di Pegli)… dove girava il tram. Non ero solo. Ero inebetito o ipnotizzato nel vedere la colonna di automezzi del Grande Reich che sfilava davanti a noi a velocità ridotta con a bordo mesta e silenziosa una parte umana di quella razza ariana che avrebbe dovuto conquistare l’Europa… e anche un po’ di Africa del nord. Per fortuna non ci riuscì… per fortuna arrivarono a morire per noi dall’altra parte dell’Atlantico.

 Vennero a morire per noi… o per loro?

Qui girava il Tram. Proprio da qui vidi la lunghissima e mesta autocolonna del Reich.

Il bimbo ricorda anche che fino a qualche giorno prima di quel 25 aprile, che, oltre a ricordarci la libertà conquistata ci vuol ricordare la barbarie di certi atti compiuti dai nazisti, lui abitava da pochissimo in una villetta… lassù un po’ in alto… da dove si gode il mare e l’orizzonte. Ebbene, quella villetta, per un po’ di tempo fu “caserma” dell’esercito tedesco, concessa a loro col sottinteso “Cedo alla violenza”. Fu appunto questa apparente concessione in lingua tedesca, che permise al proprietario (mio papà) di ritrovarsi la casa in buone condizioni con per giunta una cassa di vetri per finestre.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entrano i vetri per finestre.

A questa domanda è lecito rispondere che i vetri erano preziosissimi, perché lo spostamento d’aria causato dalla deflagrazione delle bombe li frantumava.

Il bimbo, già allora capì, chissà se ne fece tesoro, che nella vita può essere molto interessante parlarsi anche se si è nemici, e ancor più interessante se ci si parla nella stessa lingua… e, se ci si parla nella stessa lingua, sarà positivo se si eviterà di essere presuntuosi.

Il bimbo ricorda appunto la paura e l’odio che spirava consistente.

Il bimbo è cresciuto ed è diventato vecchio… ha lavorato e, recentemente ha studiato la storia… un po’ di storia… di quando lui c’era e anche di quello che non hanno voluto dirgli.

Sissignori, è proprio così. Ho dovuto prendere atto che la guerra partigiana non è stata così candida come si vorrebbe far credere durante le manifestazioni del 25 aprile.

Un paio di cosine che forse non capirò mai:

Perché s’è voluto trucidare i partigiani italiani nell’eccidio di Porzùs?

La risposta è abbastanza logica. I partigiani della Osoppo che non erano alle dipendenze né del Partito Comunista Italiano e neppure dei partigiani sloveni, erano particolarmente scomodi perché non volevano in quelle zone d’Italia la supremazia della Jugoslavia… in poche parole non volevano, combattendo le truppe naziste, che la futura Federazione Jugoslava di Tito fagocitasse l’Istria con Trieste e Gorizia.

A questo punto è molto interessante prendere atto che la regia delle truppe partigiane d’Italia voleva essere comunista del PCI. Ma, chi era in Italia diventato il padrone del PCI? Un cittadino dell’Unione Sovietica: Palmiro Togliatti.

Proprio così. Palmiro Togliatti, fuggito o stabilitosi nell’URSS ai tempi del fascismo, nel 1930 rivendicò la “rinuncia alla cittadinanza italiana”. Non solo, ma, nel gioire dell’essere diventato cittadino sovietico, dichiarò di “valere dieci volte più del migliore italiano”. Fin qui, potrebbe essere stato anche scusabile… infatti nell’URSS le purghe erano all’ordine del giorno. Dichiarare però che come italiano si sentiva “un miserabile mandolinista e nulla più” mi sembra che avrebbe dovuto essere sufficiente per negargli addirittura l’ingresso in Italia.

 

Il bimbo di allora non sapeva neppure che Palmiro Togliatti esisteva… anche se era nato a una minima distanza da lui…. Proprio a Genova. Il vecchio però ha cominciato a documentarsi e ancora non è riuscito a comprendere come fosse possibile che un cittadino dell’Unione Sovietica che aveva “sputato” sull’Italia e aveva offeso i mandolinisti, non fosse stato rispedito al mittente. A quei tempi, quando nel 1944 Togliatti rientrò in Italia (Svolta di Salerno), probabilmente non esistevano le Guardie di Frontiera che controllavano passaporti e visti; poi però, quando si trattò di dare una fisionomia al Parlamento, Chipermise a uno straniero, (Togliatti era diventato uno straniero – a quei tempi l’Italia non ammetteva ancora la doppia cittadinanza), di far parte del Governo Italiano?

Se riprese la cittadinanza italiana, Chi fu a concedergliela?

Dopo quello che aveva dichiarato a Mosca potevano esserci gli estremi del vilipendio… o no?

“Perché mi faccio queste domande?” mi si potrebbe chiedere “Cosa c’entra con la Festa della Liberazione?”

C’entra eccome. Fu lui a “consigliare” ai partigiani comunisti del Nord-Est di lasciarsi dirigere dai titini affinché, grazie alla fratellanza italo-slaval’Istria con Trieste uscissero dall’Italia. Era quanto desiderava Tito spalleggiato da Stalin. Ancora non c’era stata la rottura fra Tito e Stalin e Togliatti riceveva ordini direttamente da Mosca.

Malgrado ogni mia ricerca, ancora non sono riuscito a comprendere come fu possibile che a un fuoruscito che rinnegò pubblicamente la sua italianità si dessero incarichi di Governo. Fu addirittura Ministro di Grazia e Giustizia!!!

Chi permise questo? Gli fu restituita la cittadinanza italiana? Se gli fu restituita, chi gliela restituì?

Sicuramente la guerra partigiana sarebbe stata differente e, probabilmente non ci sarebbero stati così tanti morti italiani a Trieste e in Istria… e chissà che la nostra storia non avrebbe avuto dei risvolti diversi?

Sarei contento se qualcuno potesse rispondere a questi miei interrogativi.

In ogni caso, la guerra partigiana coi vari C.L.N. fece indubbiamente la gioia di molti filatelisti che videro fiorire francobolli soprastampati a più non posso.

Ne sono un esempio questi due francobolli della Repubblica Sociale Italiana soprastampati, uno a Ponte Chiasso e l’altro a Savona.

 

Ai tempi ci fu pure chi scomodò Pinocchio per dileggiare il comportamento di Togliatti e Nenni… il gatto e la volpe.

 

 

 

Da “BARBERIST”

Mia definizione di libertà:

FARE CIÒ CHE FA PIACERE A PATTO DI NON NUOCERE A SE STESSI O AD ALTRI

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