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Archive for the ‘telefonino’ Category

Registrazione dell’8 marzo 2017

Personaggi:

 Panchina Rotonda,  Albero Tasso, Passante Alessandro.

Passante Alessandro: “Ciao Tasso. Da questa panchina circolare che gentilmente mi permette di star seduto, volevo dirti, relativamente al discorso dell’altro giorno,  una cosa molto triste. Dicevi che l’Europa sta morendo, ovvero che è molto malata dico io… lo dimostra quello che ho letto su LA STAMPA.”

La Panchina Rotonda.

Albero Tasso: “Cosa hai letto?”

Alessandro: “Dell’Ungheria.”

Panchina Rotonda: “Buon Giorno Alessandro. Mi fa piacere sentire il tuo calore sui miei legni. Vieni raramente qui. Per fortuna che oggi devi prendere il bus e devi aspettare qualche minuto. Sì ho sentito parlare anch’io dell’Ungheria.”

Tasso: “Sì, in Ungheria sono molto “severi” e per nulla “accoglienti.”

Alessandro: “Da quello che ho letto oggi, non solo sono poco accoglienti, ma addirittura si comportano con violenza nei riguardi di quei migranti che riescono ad entrare nel loro territorio. Li picchiano e li spaventano coi cani… e, alla fine, li mettono in prigione.”

Da “LA STAMPA”

Tasso: “Sono così crudeli?”

Alessandro: “E adesso stanno costruendo un secondo “muro”.”

Tasso: “Che tristezza! E pensare che qui in Ticino ne abbiamo accolti molti di ungheresi!”

Alessandro: “Dici dopo l’insurrezione del 1956?”

Tasso: “Sì sto rammentando proprio quegli anni. Sai, io sono longevo e ho anche buona memoria. Proprio qui in Svizzera abbiamo accolto molti ungheresi che scappavano dalla violenza dei carri armati sovietici… che erano arrivati a “riportare ordine”. Momenti terribili per quella popolazione che s’era illusa di poter avere un po’ di democrazia. La Svizzera aprì loro le porte… e molti sono poi tornati in Ungheria.”

Alessandro: “Hai ragione. Ho conosciuto un chirurgo che era stato accolto e trattato nel modo migliore. È tornato in patria… e forse è uno di quelli che pensa che Orban faccia bene.”

Viktor Orban.

Tasso: “Chi è Orban? È un umano?”

Alessandro: “È il capo del Governo ungherese. Non è giovanissimo, ma è cresciuto nel periodo in cui a comandare era ancora l’Unione Sovietica… ha sicuramente assorbito una qualche componente poco democratica.”

Tasso: “Ho infatti sentito che qualcuno avrebbe ipotizzato che in Ungheria si sta instaurando un regime dittatoriale.”

Alessandro: “Orban avrebbe detto: “Noi non ci lasceremo sovietizzare da Bruxelles e dalla Ue, noi resteremo nazione sovrana, lo vogliamo oggi come lo volemmo nel ‘56″. Mi chiedo cosa ci stanno a fare nell’UE? Per succhiare tutto quello che si può senza il desiderio di integrarsi e sentirsi europei?”

Tasso: “Dissi che i britannici hanno avviato la morte dell’Europa. La Gran Bretagna se n’è andata, l’Ungheria dovrebbe essere buttata fuori dato che la democrazia ungherese lascia a desiderare, la Francia… lo sappiamo, per non parlare delle 2 velocità. Sai cosa ti dico caro amico umano Alessandro, non ti sembra che i tuoi simili siano un po’, come si dice a Firenze bacati al teschio?”

Panchina Rotonda: “Caro Tasso, posso applaudirti? Se i miei legni fossero un po’ sconnessi li picchierei insieme per applaudirti. Di umani ne sento molti e, posso proprio dirti che loro sono solo contenti se possono smanettare coi telefonini, guadagnare o rubare molti soldi e guardare le partite di calcio come se fosse vero sport… intanto, pochi umani con la coscienza difettosa, fregano la massa gaudente (quella con telefonini ecc.)… che non s’accorge di nulla e quando è troppo tardi cerca di protestare.”

Alessandro: “Hai sintetizzato bene. Brava.”

Rotonda: “Grazie.”

Alessandro: “Vedo arrivare il mio bus. Vi saluto.”

Tasso: “Ciao amico.”

Rotonda: “Ciao. Torna presto.”

 

 

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venerdì 23 dicembre 2016

Ulivo: “Avete sentito cos’è accaduto di terribile? in Germania? a Berlino?”

Petulante: “No.”

Ulivo: “La sera del 20 dicembre.”

Petulante: “No.”

Ulivo: “Un TIR è piombato sulla folla del mercatino di Natale, e ha ammazzato 12 persone. Ha ammazzato anche l’autista polacco del camion. Sembra sia un tunisino che è riuscito a scappare.”

Petulante: “È terribile! Ma come fanno gli umani ad essere così malvagi? Quando mettono le chiappe sui miei legni, parlano tranquillamente del più e del meno… o si baciano in silenzio. Gli umani sanno anche cos’è l’amore. Perché così tanto odio? Mi dice però che il cattivo è riuscito a scappare? I tedeschi che sono così perfetti se lo sono lasciato scappare?”

Ulivo: “È vero, però mi dice la tua collega, che chiameremo “Amica 1” che proprio oggi l’hanno “cuccato”, il tunisino cattivo, a Sesto San Giovanni vicino a Milano.  L’hanno ammazzato perché ha sparato a uno dei due poliziotti; l’altro è riuscito a freddarlo.”

Petulante a Amica 1: “Come hai fatto a saperlo?”

Amica 1: “Poco fa si son seduti su di me due umani, e armeggiavano coi telefonini, e uno, a un certo punto ha detto forte all’altro: “Che bello, hanno beccato quello stronzo di tunisino e l’hanno fatto fuori.”

Petulante: “Hanno anche detto come ha fatto ad arrivare in Italia?”

Amica 1: “Sì, è passato dalla Francia.”

Petulante: “Quindi, tanto i tedeschi, quanto i francesi se lo sono lasciato scappare. Per queste cose ci vogliono gli italiani. Ne parlano sempre male, ma quando vogliono, le cose le sanno fare.”

Ulivo: “Sì, quando vogliono.”

Petulante: “È proprio così.”

Ulivo: “La prossima volta ti racconto di quello che è successo a Roma.”

Petulante: “Lasciamo passare il Natale. Ciao… anche a te Amica 1. Saluta anche Amica 2. “

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Sul Bus

Due cose “importanti” accadono frequetissimamente.

Che un autista… anche donna… porti il bus e i passeggeri a destinazione:

L'autista del bus

L’autista del bus

…e che chi sale, dopo essersi accomodato, tiri fuori il proprio marchingegno elettronico e cominci a smanettare… continuando anche a corsa ultimata.

Una giovane "smanettatrice".

Una giovane “smanettatrice”.

Ci si stupisce che riescano a scendere sempre alla fermata giusta.

Per quanto riguarda il conducente invece, può succedere che, soprappensiero, salti la fermata stimolando le repentine proteste di alcuni viaggiatori… con fermata ritardata.

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Il tarlo delle buche delle lettere è in me da… relativamente poco tempo.

Fui in Germania per la prima volta, se non vado errando, nel 1948. In quell’anno ero da mia nonna, in Svizzera, e, con una cugina di mia mamma, andai da Romanshorn a Friedrichshafen (col vaporetto… naturalmente!).

 

Lago di Costanza

Lago di Costanza

La cugina andò a trovare un’amica, mentre per me affittò una barca e remai tranquillamente sottocosta in acque tedesche. Ricordo poco di quella visita. Mi rimase impresso lo squallore di una Germania appena uscita da una guerra catastrofica.

Andai molte altre volte in Germania, prima e dopo la caduta del muro di Berlino. In due situazioni particolari ho potuto verificare l’efficienza dei sudditi della Merkel, in una terza occasione mi fu possibile dare spazio all’acquisizione di un’istantanea a favore delle mie famose buche.

Anche la Germania, almeno quella dell’ovest, aveva il proprio miracolo e lo dimostrava in modo abbastanza palese, ogni volta che qualcuno la raggiungeva come turista. Già c’ero andato da studente pernottando negli Ostelli della Gioventù. Non ero andato oltre il lago di Costanza, ma avevo notato il desiderio tedesco indirizzato all’efficienza e alla gentilezza.

Lo constatai quando per studio, andai in un paesello della Foresta Nera o, da quelle parti.

Fu un avvenimento incredibile che val la pena di essere raccontato. Ripeto, dovevo andare in un paesello di poca importanza strategica a nord di Friburgo in Breisgau.

Presi tranquillamente il treno sapendo che a Basilea avrei dovuto cambiare. Dopo essere salito sul treno tedesco, dopo la partenza arrivò gentilissimo e puntuale il controllore. In Germania non chiedono al viaggiatore se ha il biglietto come si fa in Italia o in Svizzera, no, là chiedono la “carta di viaggio” che è la traduzione letterale di Fahrkarte. Mostro tranquillamente il mio biglietto e chiedo al controllore se questo treno si sarebbe fermato al “Paesello”. Il controllore, guarda l’orario e risponde: “Sì, si ferma.”

Sono tranquillo.

Dopo Friburgo e, dopo la partenza del treno arriva un altro controllore al quale chiedo: “A che ora arriviamo al Paesello?”

“Ma questo treno non ferma al Paesello. Lei deve scendere alla fermata prima o a quella dopo.”

Friesenheim - La stazioncina della località che chiamo Paesello.

Friesenheim – La stazioncina della località che chiamo Paesello.

“Perbacco. Per fortuna che gliel’ho chiesto. Peccato! Il suo collega in partenza da Basilea mi disse che si sarebbe fermato.”

Di rimando il controllore: “Mi dispiace molto. Aspetti un momento. Ora c’è la fermata e devo scendere. Torno fra poco.”

Il treno si ferma, e poco dopo riparte.

Il controllore torna da me e: “Il mio collega si è sbagliato. Avrebbe dovuto stare un po’ più attento. Dato che a lei è stata data un’informazione sbagliata e lei si è organizzato in modo conseguente, durante la fermata ho fatto un paio di telefonate e ho fatto in modo che il treno fermi al Paesello.”

Si prenda atto che non era ancora l’era dei telefonini. Quel controllore usò il telefono “fisso” della stazione durante la fermata.

E il treno si fermò in quella stazioncina sperduta in mezzo alla campagna semplicemente per far scendere me. Un’informazione sbagliata? Non importa, bisogna essere gentili e, nel limite del possibile riparare. Era questa l’efficienza, la gentilezza e l’educazione delle ferrovie tedesche? Sembrava di sì.

Dopo essere sceso dal treno, nel buio della sera invernale, trovai fortunatamente un impiegato, l’unico della stazione. che mi chiamò un taxi. Mi fu possibile raggiungere l’albergo, darmi una sistematina, andare a cena e, dopo aver passato una notte nel letto d’albergo, essere pronto, l’indomani per il corso di specializzazione.

Quel Paesello si trova proprio sulla linea che, qualche anno dopo mi permetterà un’altra interessante situazione… degna della gentilezza di un personale efficiente.

Ero ad Amburgo… su un ICE che parte in perfetto orario verso sud. In meno di 8 ore avrei dovuto essere a Berna.

Avevo programmato, intorno a mezzogiorno, di andare a mangiare nel vagone ristorante. Non era un self service e sufficientemente buono con servizio gentile e prezzi abbordabili. D’altra parte ero in vacanza e pensai fosse giusto e necessario prendersi qualche piccola soddisfazione.

Il viaggio procede spedito e senza intoppi finché l’altoparlante del treno chiede l’intervento di un medico. Non conosco troppo bene la lingua tedesca, però non posso star fermo. L’Avrei fatto volentieri dato che non avevo alcuna attrezzatura medica o medicamenti di sorta e non potevo immaginare cosa avrei potuto trovare.

 

Raggiungo il vagone dove qualcuno sta male e ha bisogno di un medico. Trovo un uomo anziano coricato nel punto dove finisce il vagone, vicino alla porta d’uscita. È dolorante. 

Era caduto e si era fratturato, probabilmente il collo del femore. A causa del mio tedesco imperfetto, non l’avevo capito. Credevo che avesse male da qualche parte, e per questa ragione l’avessero coricato perché fosse il più comodo possibile. Per fortuna, pochissimo dopo, arrivò un medico “vero” che parlava il loro buon tedesco e l’enigma fu risolto.

Quando il treno arrivò alla prima fermata, sul marciapiede era ad attenderlo un’ambulanza e, con le dovute moderne cautele (analgesici, cuscini d’aria, ecc.) e coll’ausilio di un medico, l’anziano fu “issato” sull’ambulanza e il treno poté ripartire.

Ripartì con un’ora circa di ritardo.

A questo punto iniziò l’efficienza delle ferrovie tedesche. La consapevolezza del ritardo causato da una situazione particolare nella quale non c’era, da parte delle ferrovie, colpa alcuna, spinse il personale a minimizzare il disagio ai viaggiatori che avrebbero perso le previste coincidenze.

Per questa ragione, l’altoparlante del treno cominciò a consigliare le fermate per la varie destinazioni e le eventuali variazioni di percorso.

Per me il viaggio continuò in parte nel vagone ristorante. Ricordo ancora cosa mangiai: Spezzatino con contorno di patatine. E, da bere, naturalmente una birra tedesca.

 

Quanto accadde in quel vagone ristorante ha dell’inverosimile se vogliamo fare un paragone col modo di considerare la clientela da parte dei Dirigenti o “Addetti ai Lavori” di Trenitalia.

Presi posto nel vagone ristorante e, dopo aver dato un’occhiata al menu, ordinai lo spezzatino; la signorina che prese l’ordinazione mi disse: “Lei ha diritto a una bevanda gratuita non alcoolica.” Pensai di non aver capito bene e chiesi: “Per quale ragione?”.

La risposta: “Dato che lei si è offerto di aiutare quell’uomo infortunato, le Ferrovie Tedesche le offrono una bevanda per ringraziarla.”

Risposi: “Ma io non ho fatto nulla di speciale, anzi, a causa del mio tedesco imperfetto non sono stato di alcun aiuto.”

“Non ha alcuna importanza” rispose la signorina “Lei si è scomodato dal suo posto e le Ferrovie vogliono dirle grazie.”

“Bene, grazie. Dato che la birra è alcoolica, alla fine prenderò volentieri un caffè.”

Questi sono i tedeschi degli anni 2000? Ma questi sono gli stessi tedeschi che hanno votato l’Angela Merkel?

La prima volta che fotografai una buca delle lettere tedesca, fu nel 2008 a Kiel, nel nord.

3 buche a Kiel

3 buche a Kiel

Sempre a Kiel, ma durante un’altra occasione, cercai un ufficio postale per spedire una cartolina ai miei nipotini. Trovai una specie di cartoleria che fungeva da ufficio postale e aveva solo francobolli brutti, o per lo meno, non commemorativi.

Francobollo da Kiel

Francobollo da Kiel

È interessante notare come in Germania non si sa dove viene timbrato il francobollo. Semplicemente BRIEFZENTRUM (Centro delle lettere).

Ora sul francobollo c’è scritto Deutschland (Germania). Un tempo però, prima della guerra, c’era scritto Deutsches Reich.

Non ho mai collezionato i francobolli tedeschi. Semplicemente li ho tenuti quando me li regalavano.

Alcuni francobolli del Reich tedesco

Alcuni francobolli del Reich tedesco

Quando finì la Seconda Guerra Mondiale, la Germania fu fatta “a fettine” più o meno grandi. La stessa sorte toccò alla città di Berlino.

Postalmente parlando ci fu una certa rivoluzione che ricalcò la situazione delle “fettine”.

FINE SECONDA PARTE

 

 

 

 

 

 

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Il viaggio alla volta di Lindau s’è fermato a Bregenz in Austria.

Non per molto perché da qui ho potuto proseguire in treno fino a Lindau… in Germania, per la precisione in Baviera.

Non sono andato a Lindau per cercare una buca delle lettere, no; il giorno dopo avrei “dovuto” volare sullo Zeppelin… tempo permettendo.

Lindau è una cittadina parzialmente su un’isola del Lago di Costanza collegata alla terraferma anche dalla ferrovia.

Ripresa aerea dell'isola di Lindau - da Wikipedia

Ripresa aerea dell’isola di Lindau – da Wikipedia

Si possono vedere la costa austriaca e i collegamenti con la terraferma. Mi fu possibile visitare la città e vedere il famoso faro, l’unico della Baviera costruito nel 1856.

Il faro di Lindau.

Il faro di Lindau.

La giornata, lo dimostra la fotografia, era splendida e la temperatura piacevolmente calda come s’addice in piena estate.

Il giorno seguente avrei dovuto spostarmi di pochi chilometri, esattamente fino a Friedrichshafen, dove costruiscono gli Zeppelin e da dove partono gli stessi per giri più o meno lunghi.

Fu piacevole per me visitare le viuzze della città e bighellonare nel piccolo porto dove arrivavano e partivano i vaporetti. È interessante considerare come i vaporetti di questo lago siano di tre nazionalità: tedesca, austriaca e svizzera.

Quando mi trovo in una città nella quale non sono mai stato, mi piace andare a spasso, proprio bighellonare… senza assolutamente una meta precisa; e, ogni tanto, mi piace anche fermarmi e guardarmi intorno… come se fossi in una sala importante di un museo.

In quell’occasione mi fermai a prendere un caffè, proprio qui:

Lindau - Il porto e la Mangturm

Lindau – Il porto e la Mangturm

…vicino a quella torre, la Mangturm. A sinistra della torre c’è l’Hotel Helvetia con le tazzine che fanno pensare alla Svizzera.

La tazzina dell'Hôtel Helvetia

La tazzina dell’Hôtel Helvetia

Non si può dire che la qualità di questo caffè fosse ottimo. Bevibile però.

Infatti, da un po’ di anni, almeno in Europa, il caffè ESPRESSO è abbastanza conosciuto. Non è naturalmente paragonabile con quello che bevo quando attraverso la Frontiera e vado in Patria.

La cittadina di Lindau sull’isola è molto simpatica ed ha anche delle caratteristiche viuzze. C’è naturalmente anche l’Ufficio Postale… che non potevo non fotografare:

Ufficio Postale di Lindau

Ufficio Postale di Lindau

La giornata, splendida senza vento con temperatura ideale non poteva farmi presagire la telefonata che mi trovai a ricevere nel pomeriggio. Premetto che possiedo un cellulare solo per le emergenze. Secondo me il cellulare è una “palla al piede” che limita la tranquillità e la libertà. Anche se non conosco e non voglio conoscere il numero del mio cellulare (così non posso darlo a nessuno), fui obbligato a comunicarlo agli organizzatori dei voli Zeppelin. Fu così che quel pomeriggio, mentre me ne stavo tranquillissimo, squillò il telefono per dirmi che il giorno dopo le condizioni metereologiche sarebbero state proibitive e il volo era cancellato. Disdetta!

Grazie al fatto che avevo acquisito che sul lago di Costanza, malgrado le frontiere di tre stati e le due monete circolanti (Euro e Franco svizzero), era possibile un unico biglietto per circolare liberamente sui mezzi di locomozione in una determinata area, decido di far finta di niente e fare il turista “bagnato”.

La mattina dopo, mentre piove bene, prendo il vaporetto e vado in Svizzera… a Rorchach.

Al riparo nel vaporetto si esce dal porto di Lindau.

Al riparo nel vaporetto si esce dal porto di Lindau.

Piove veramente, ma, prima di partire, trovo una simpatica buca delle lettere… tutta tedesca:

Buca di Lindau

Buca di Lindau

Una piccola buca, apparentemente umile e discosta, ma capace di assorbire le corrispondenze dalle aperture laterali.

Col vaporetto arrivo a Rorchach e proseguo col treno alla volta di Romanshorn, sempre in Svizzera.

Questa cittadina sul lago di Costanza rappresenta per me un pezzettino della mia infanzia:

Romanshorn dalla stazione

Romanshorn dalla stazione

Lo vedete quel campanile? È il campanile della chiesa cattolica. Sì, perché in questa cittadina c’è anche un altro bel campanile che è quello della chiesa protestante.

Ebbene, io, da bambino andavo in questa cittadina; andavo da mia nonna. Mia nonna abitava qui e, molto pia, andava molto in chiesa. Ci andavo anch’io e facevo il chierichetto… Ero bravo e al sabato andavo col sagrestano in cima al campanile a suonare le campane.

Dovete sapere che, almeno nella Svizzera tedesca, al sabato pomeriggio (mi sembra alle 17) tutte le campane delle chiese, di ogni confessione, suonano tutte insieme le campane per 15 minuti filati. Tutte le chiese cattoliche e protestanti! A me piaceva moltissimo. Le campane della chiesa cattolica erano sei di grandezza diversa e venivano messe in moto elettricamente. Prima la più piccola e poi via via tutte le altre fino alla più grossa che faceva un gran suono che faceva ribollire la pancia.

Anche quel giorno rividi un pizzico della mia infanzia. Pioveva sempre. Salii su un treno per San Gallo dove arrivai serenamente all’ora di pranzo. Era necessario mettere qualcosa nello stomaco. Volevo mangiare una “Bratwurst coi Rösti”. Per un piatto del genere non c’era nulla di meglio di un’antica osteria… proprio alla svizzera. La trovai facilmente e mi fu possibile rifocillarmi con la massima tranquillità. Non avevo alcuna fretta di tornare; il biglietto era valido fino a sera.

San Gallo - L'interno della trattoria... familiare.

San Gallo – L’interno della trattoria… familiare.

Quando arrivai in quell’osteria, in quella saletta c’era qualcuno che mangiava. Quando ebbi finito e pronto per ripartire, l’altro tavolo fu liberato e mi divertii a scattare un paio di fotografie. Sulla sinistra, dove c’è ancora il bicchiere vuoto della mia birra, c’era anche un vecchio orologio a pendolo.

Alla sera mi ritrovai a Lindau, ripassando da Romanshorn. Da lì con un traghetto raggiunsi Friedrichshafen e col treno il mio albergo a Lindau.

Non fu quella la prima volta che andai in Germania, e non fu neppure la prima volta che fotografai buche delle lettere tedesche.

FINE PRIMA PARTE

 

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Proprio oggi 29 maggio 2011 trovo questo trafiletto tratto da IL CORRIERE DEL TICINO:

Da "IL CORRIERE DEL TICINO"

Dopo aver scritto:”Perché, ogni tanto, non spegniamo questo benedetto telefonino e passiamo solo 24 ore senza inviare SMS?” questo trafiletto sicuramente non mi è capitato per caso.

Anche se la vita “moderna” produce determinati “obblighi”, forse, proprio per la salute (sicuramente anche del globo), penso sarebbe possibile limitarsi un poco e abituare, ovvero stimolare, a limitarsi.

L’allenamento al “limitarsi” aiuta il vivere dei momenti più difficili.

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