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Archive for the ‘telefono’ Category

(terza parte)

Forse non tutti sanno, ed io non lo sapevo, che il Parlamento del Canada diventò del tutto indipendente da quello inglese solo nel 1982 (prima aveva solo “la facoltà” di non accogliere le leggi promulgate dal parlamento inglese). La componente però interessante è che il sovrano d’Inghilterra, tuttavia, ha continuato ad essere il capo di Stato. Ho voluto fare una piccola ricerca, e, ho visto che, nel 1953, esattamente il 4 giugno, in occasione dell’Incoronazione di Elisabetta II, oltre ai tanti, proprio tanti francobolli stampati per tutte le Colonie Inglesi, fu stampato anche un semplice francobollo per il Canada con l’effige della Regina.

Incoronazione di Elisabetta II.

Incoronazione di Elisabetta II.

NEL FRANCOBOLLO DELL’INCORONAZIONE È SCRITTO POSTES (in francese) e POSTAGE (in inglese).

In Canada, come detto, si parla in alcune zone come a Montreal e nel Quebec la lingua francese. Questo, perché in passato, quelle zone dipesero direttamente, come colonie, dalla corona francese.

Può essere interessante prendere in considerazione il fatto che nella zona francofona del Canada, il francese è un po’ diverso, tant’è vero che il mio francese a Montreal era compreso molto male. Ricordo a me stesso che negli anni 60 ho vissuto ben 5 mesi in una zona della Svizzera dove si parla un buon francese. Fu un’estate molto bella ; ho dovuto lavorare veramente molto, però ero gratificato da un lavoro che mi dava soddisfazione e da una popolazione che era grata per quello che facevo… e parlavamo francese… il francese quello vero.

Furono solo 5 mesi molto interessanti anche dal punto di vista economico, senza parlare del fatto che, appunto considerando la lingua che avevo un poco imparato a scuola, fu da me appresa praticamente, nel senso che se prima, prima di parlare dovevo « tradurre », dopo quei cinque mesi, la mia parlata divenne sciolta ; in poche parole ero arrivato a pensare in francese.

Mi fa sorridere il rammentare che a Montreal, i locali che non capivano il mio francese o io non capivo il loro francese, allora ripiegavano sull’inglese. Ma io l’inglese non lo so, non l’ho mai voluto imparare dopo un periodo scolastico, scuole medie, in cui avrebbero dovuto insegnarmelo. Forse oggi con la riforma scolastica voluta da Matteo Renzi, tutti imparano bene l’inglese così diventa più facile espatriare alla ricerca di un buon lavoro… dopo una « buona scuola ».

UNA CABINA TELEFONICA CANADESE

UNA CABINA TELEFONICA CANADESE

Non trovai cabine telefoniche, ma, grazie a internet, ne ho trovato una molto bella e altrettanto simpatica. Non so se è della stessa compagnia telefonica ; è però indubbiamente canadese.

Se si va in crociera, è possibile, ad ogni scalo, prenotare delle escursioni più o meno lontane. In quell’occasione non andammo da nessuna parte, ma, altri crocieristi andarono in una località rinomata che si chiama Peggys Cove. Qui è un paesello dove abitano circa 50 persone ; e a pochi chilometri da qui nell’Atlantico, il 2 settembre 1998 si schiantò il volo 111 della Swissair diretto a Ginevra. Prima dello schianto ci furono per i pilota e i passeggeri ben 17 minuti veramente drammatici ; infatti il personale di bordo si accorse dell’inizio di un incendio e, malgrado ogni sforzo, gli fu impossibile portare l’aereo in salvo. Dev’essere stato allucinante per quelle 229 persone… che persero la vita.

Due simpatici croceristi di nazionalità tedesca da noi conosciuti a bordo andarono a Peggys Cove in escursione, e avendo conosciuto il mio pallino « postale », fotografarono per me la buca che trovarono in quell’angolo di mondo. Di Peggys Cove è anche rinomato il faro proteso nell’Atlantico.

IL BELLISSIMO FARO DI PEGGYS COVE.

IL BELLISSIMO FARO DI PEGGYS COVE.

 

LAPIDE RICORDO DEL NAUFRAGIO IN DUE LINGUE.

LAPIDE RICORDO DEL NAUFRAGIO IN DUE LINGUE.

 

 

 

Oltre al faro, è possibile vedere una grande lapide in ricordo del naufragio dell’aereo della Swissair. È stata scritta in lingua inglese e in lingua francese. Ho riportato di seguito la parte in francese facilmente leggibile e ben comprensibile.

PARTICOLARE DELLA LAPIDE IN LINGUA FRANCESE.

PARTICOLARE DELLA LAPIDE IN LINGUA FRANCESE.

Naturalmente, la buca che si trova a Peggys Cove è uguale a tutte le altre buche del Canada, ma questa fotografata è sicuramente di quella località. Fa un po’ parte del gioco l’aver buche o altro di varie località ; naturalmente sapendo qual’è la provenienza e, possibilmente chi è il fotografo.

BUCA DI PEGGY’S COVE FOTOGRAFATA GENTILMENTE DALL’AMICO MATTHIAS.

BUCA DI PEGGY’S COVE FOTOGRAFATA GENTILMENTE DALL’AMICO MATTHIAS.

Questa buca mi fu particolarmente gradita come alcune altre buche speditemi da una gentilissima conoscente.

La mia passeggiata ad Halifax non durò moltissimo. Mi permise, assieme a mia moglie, di acquistare alcuni regali per i vari parenti grandi e specialmente piccini. Infatti, nella zona in cui attraccò la nave c’era la possibilità di comperare di tutto. Accettavano tranquillamente i dollari USA o le carte di credito. Oggi, bisogna dire la verità, se si vuol spendere non ci sono problemi. Purtroppo non mi fu possibile spedirmi una cartolina, col francobollo, perché era tutto chiuso ; e poi, oggi, le cartoline non sono più di moda come un tempo.

Trovai però un’altra buca… come tutte le altre, ma per la strada… domenicale senza anima viva.

L’ULTIMA BUCA CANADESE DA ME FOTOGRAFATA AD HALIFAX.

L’ULTIMA BUCA CANADESE DA ME FOTOGRAFATA AD HALIFAX.

(continua)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

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SPERANZE?

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Ecco che è arrivato l’Autunno. Piango e nessuno si accorge di me. Le foglie dell’albero si uniscono alle mie lacrime… e anche il cielo con le sue lacrime.
Guardo mia sorella, un po’ più in là, la vedi?. Mi ha raccontato tutto e, in parte ho sentito tutto. Quell’umano che l’estate scorsa ha trovato serena tranquillità su mia sorella e ha usato il telefono. Uno di quegli aggeggini che si usano per parlarsi a distanza. Ho sentito tante onde attraversare l’aria vicino a me. Parlavano di amore e di promesse… anche di baci e… di stare vicini… molto vicini. Quando è andato via era molto contento.

Non è successo niente… solo speranze… speranze.
Già… la vita degli umani è solo speranze?

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Il tarlo delle buche delle lettere è in me da… relativamente poco tempo.

Fui in Germania per la prima volta, se non vado errando, nel 1948. In quell’anno ero da mia nonna, in Svizzera, e, con una cugina di mia mamma, andai da Romanshorn a Friedrichshafen (col vaporetto… naturalmente!).

 

Lago di Costanza

Lago di Costanza

La cugina andò a trovare un’amica, mentre per me affittò una barca e remai tranquillamente sottocosta in acque tedesche. Ricordo poco di quella visita. Mi rimase impresso lo squallore di una Germania appena uscita da una guerra catastrofica.

Andai molte altre volte in Germania, prima e dopo la caduta del muro di Berlino. In due situazioni particolari ho potuto verificare l’efficienza dei sudditi della Merkel, in una terza occasione mi fu possibile dare spazio all’acquisizione di un’istantanea a favore delle mie famose buche.

Anche la Germania, almeno quella dell’ovest, aveva il proprio miracolo e lo dimostrava in modo abbastanza palese, ogni volta che qualcuno la raggiungeva come turista. Già c’ero andato da studente pernottando negli Ostelli della Gioventù. Non ero andato oltre il lago di Costanza, ma avevo notato il desiderio tedesco indirizzato all’efficienza e alla gentilezza.

Lo constatai quando per studio, andai in un paesello della Foresta Nera o, da quelle parti.

Fu un avvenimento incredibile che val la pena di essere raccontato. Ripeto, dovevo andare in un paesello di poca importanza strategica a nord di Friburgo in Breisgau.

Presi tranquillamente il treno sapendo che a Basilea avrei dovuto cambiare. Dopo essere salito sul treno tedesco, dopo la partenza arrivò gentilissimo e puntuale il controllore. In Germania non chiedono al viaggiatore se ha il biglietto come si fa in Italia o in Svizzera, no, là chiedono la “carta di viaggio” che è la traduzione letterale di Fahrkarte. Mostro tranquillamente il mio biglietto e chiedo al controllore se questo treno si sarebbe fermato al “Paesello”. Il controllore, guarda l’orario e risponde: “Sì, si ferma.”

Sono tranquillo.

Dopo Friburgo e, dopo la partenza del treno arriva un altro controllore al quale chiedo: “A che ora arriviamo al Paesello?”

“Ma questo treno non ferma al Paesello. Lei deve scendere alla fermata prima o a quella dopo.”

Friesenheim - La stazioncina della località che chiamo Paesello.

Friesenheim – La stazioncina della località che chiamo Paesello.

“Perbacco. Per fortuna che gliel’ho chiesto. Peccato! Il suo collega in partenza da Basilea mi disse che si sarebbe fermato.”

Di rimando il controllore: “Mi dispiace molto. Aspetti un momento. Ora c’è la fermata e devo scendere. Torno fra poco.”

Il treno si ferma, e poco dopo riparte.

Il controllore torna da me e: “Il mio collega si è sbagliato. Avrebbe dovuto stare un po’ più attento. Dato che a lei è stata data un’informazione sbagliata e lei si è organizzato in modo conseguente, durante la fermata ho fatto un paio di telefonate e ho fatto in modo che il treno fermi al Paesello.”

Si prenda atto che non era ancora l’era dei telefonini. Quel controllore usò il telefono “fisso” della stazione durante la fermata.

E il treno si fermò in quella stazioncina sperduta in mezzo alla campagna semplicemente per far scendere me. Un’informazione sbagliata? Non importa, bisogna essere gentili e, nel limite del possibile riparare. Era questa l’efficienza, la gentilezza e l’educazione delle ferrovie tedesche? Sembrava di sì.

Dopo essere sceso dal treno, nel buio della sera invernale, trovai fortunatamente un impiegato, l’unico della stazione. che mi chiamò un taxi. Mi fu possibile raggiungere l’albergo, darmi una sistematina, andare a cena e, dopo aver passato una notte nel letto d’albergo, essere pronto, l’indomani per il corso di specializzazione.

Quel Paesello si trova proprio sulla linea che, qualche anno dopo mi permetterà un’altra interessante situazione… degna della gentilezza di un personale efficiente.

Ero ad Amburgo… su un ICE che parte in perfetto orario verso sud. In meno di 8 ore avrei dovuto essere a Berna.

Avevo programmato, intorno a mezzogiorno, di andare a mangiare nel vagone ristorante. Non era un self service e sufficientemente buono con servizio gentile e prezzi abbordabili. D’altra parte ero in vacanza e pensai fosse giusto e necessario prendersi qualche piccola soddisfazione.

Il viaggio procede spedito e senza intoppi finché l’altoparlante del treno chiede l’intervento di un medico. Non conosco troppo bene la lingua tedesca, però non posso star fermo. L’Avrei fatto volentieri dato che non avevo alcuna attrezzatura medica o medicamenti di sorta e non potevo immaginare cosa avrei potuto trovare.

 

Raggiungo il vagone dove qualcuno sta male e ha bisogno di un medico. Trovo un uomo anziano coricato nel punto dove finisce il vagone, vicino alla porta d’uscita. È dolorante. 

Era caduto e si era fratturato, probabilmente il collo del femore. A causa del mio tedesco imperfetto, non l’avevo capito. Credevo che avesse male da qualche parte, e per questa ragione l’avessero coricato perché fosse il più comodo possibile. Per fortuna, pochissimo dopo, arrivò un medico “vero” che parlava il loro buon tedesco e l’enigma fu risolto.

Quando il treno arrivò alla prima fermata, sul marciapiede era ad attenderlo un’ambulanza e, con le dovute moderne cautele (analgesici, cuscini d’aria, ecc.) e coll’ausilio di un medico, l’anziano fu “issato” sull’ambulanza e il treno poté ripartire.

Ripartì con un’ora circa di ritardo.

A questo punto iniziò l’efficienza delle ferrovie tedesche. La consapevolezza del ritardo causato da una situazione particolare nella quale non c’era, da parte delle ferrovie, colpa alcuna, spinse il personale a minimizzare il disagio ai viaggiatori che avrebbero perso le previste coincidenze.

Per questa ragione, l’altoparlante del treno cominciò a consigliare le fermate per la varie destinazioni e le eventuali variazioni di percorso.

Per me il viaggio continuò in parte nel vagone ristorante. Ricordo ancora cosa mangiai: Spezzatino con contorno di patatine. E, da bere, naturalmente una birra tedesca.

 

Quanto accadde in quel vagone ristorante ha dell’inverosimile se vogliamo fare un paragone col modo di considerare la clientela da parte dei Dirigenti o “Addetti ai Lavori” di Trenitalia.

Presi posto nel vagone ristorante e, dopo aver dato un’occhiata al menu, ordinai lo spezzatino; la signorina che prese l’ordinazione mi disse: “Lei ha diritto a una bevanda gratuita non alcoolica.” Pensai di non aver capito bene e chiesi: “Per quale ragione?”.

La risposta: “Dato che lei si è offerto di aiutare quell’uomo infortunato, le Ferrovie Tedesche le offrono una bevanda per ringraziarla.”

Risposi: “Ma io non ho fatto nulla di speciale, anzi, a causa del mio tedesco imperfetto non sono stato di alcun aiuto.”

“Non ha alcuna importanza” rispose la signorina “Lei si è scomodato dal suo posto e le Ferrovie vogliono dirle grazie.”

“Bene, grazie. Dato che la birra è alcoolica, alla fine prenderò volentieri un caffè.”

Questi sono i tedeschi degli anni 2000? Ma questi sono gli stessi tedeschi che hanno votato l’Angela Merkel?

La prima volta che fotografai una buca delle lettere tedesca, fu nel 2008 a Kiel, nel nord.

3 buche a Kiel

3 buche a Kiel

Sempre a Kiel, ma durante un’altra occasione, cercai un ufficio postale per spedire una cartolina ai miei nipotini. Trovai una specie di cartoleria che fungeva da ufficio postale e aveva solo francobolli brutti, o per lo meno, non commemorativi.

Francobollo da Kiel

Francobollo da Kiel

È interessante notare come in Germania non si sa dove viene timbrato il francobollo. Semplicemente BRIEFZENTRUM (Centro delle lettere).

Ora sul francobollo c’è scritto Deutschland (Germania). Un tempo però, prima della guerra, c’era scritto Deutsches Reich.

Non ho mai collezionato i francobolli tedeschi. Semplicemente li ho tenuti quando me li regalavano.

Alcuni francobolli del Reich tedesco

Alcuni francobolli del Reich tedesco

Quando finì la Seconda Guerra Mondiale, la Germania fu fatta “a fettine” più o meno grandi. La stessa sorte toccò alla città di Berlino.

Postalmente parlando ci fu una certa rivoluzione che ricalcò la situazione delle “fettine”.

FINE SECONDA PARTE

 

 

 

 

 

 

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Poco alla volta vediamo sparire le cabine telefoniche:

https://campionaridiparoleeumori.wordpress.com/2015/03/31/pieta-per-le-cabine/

Un tempo, non molto tempo fa, se si andava in viaggio ci si armava di gettoni telefonici. Poi, un po’ di tempo dopo, ma non moltissimo, i gettoni hanno lasciato spazio alle schede telefoniche.

Schede: svizzera e italiana

Schede: svizzera e italiana

Appena si arrivava a destinazione o, se nel viaggio si creava qualche intoppo, si andava alla ricerca di una cabina telefonica libera per comunicare coi familiari o coll’amato bene. Ogni tanto, nei parcheggi dell’autostrada, s’incontrava qualcuno che comunicava con uno dei primi telefonini (considerata la mole erano telefononi). e ne faceva volentieri sfoggio.

Ma molto prima ancora, se si voleva comunicare a distanza, prima che inventassero la teleselezione, bisognava chiamare il centralino, comunicare il numero telefonico della località che si voleva chiamare, e… aspettare… aspettare tranquillamente anche delle mezz’ore.

Ma questo non accadeva nel Medio Evo o ai tempi di Mazzini e Garibaldi, accadeva quando io ero già adulto e laureato… e già facevo parte del mondo lavorativo.

Analogamente… nello stesso modo come vediamo eliminare la cabine telefoniche, vediamo diminuire le buche delle lettere, perché, anche se la gente “scrive” ancora, lo fa sempre di più con le E-Mail e le SMS. Non scrive più delle lunghe lettere… da affidare alle poste… che, in un certo senso, custodivano per qualche giorno il nostro segreto.

Quando si scriveva, nell’affidare la missiva alle poste, si appiccicava sulla busta un francobollo onde dimostrare l’avvenuto pagamento della tassa necessaria al trasporto. Se oggi ricevete una lettera, raramente ci sarà sulla busta un francobollo. Anche questi pezzettini di carta cominciano ad essere quasi rari. Non vengono usati quasi più. Non scompariranno mai?

Ho sempre avuto un debole per tutto ciò che ha a che fare col servizio postale. Per questa ragione, andando in giro, ho cominciato a immortalare le buche delle lettere. Dato che anche quelle, come le cabine telefoniche, sono destinate a scomparire, potrò, in questo modo lasciare ai posteri qualcosa della “civiltà” non ancora tutta tecnologica.

Ogni buca fotografata ha una piccola storia o trattiene un piccolo ricordo o fa ricordare il parente o l’amico che mi ha permesso di collezionarla.

Tutto cominciò nel 2008 quando, a spasso per Stoccolma, incontrai due simpatiche buche di due colori diversi… e le fotografai. Da quel giorno si mise in moto in me quella specie di apparente collezionismo che, sempre apparentemente, non serve a nulla.

In poche parole ho cominciato un gioco nuovo… e anche molto simpatico.

Qualcuno potrebbe dire che sarebbe meglio evitare di giocare e, invece, occuparsi di qualcosa di un po’ più intelligente e costruttivo. Può darsi. Guardate un po’ cosa ne pensava un saggio Presidente degli Stati Uniti:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/11/28/considerazioni-6/

Credo che avesse ragione.

Malgrado i miei acciacchi, se qualcuno mi vede per la strada o ha a che fare con me, ha l’impressione di interagire con una persona normale. Proprio così: SEMBRO NORMALE.

Mentre collezionavo fotografie di buche delle lettere, finii di scrivere un libro e lo feci anche pubblicare. Qualcuno l’ha “maltrattato”, qualcun altro l’ha amato, qualcuno l’ha pubblicizzato e qualcuno, e questo è importante, dopo averlo letto ha ricominciato ad amare la vita… e ha ricominciato a vivere.

Con questa piccola ma non finita collezione, sto giocando e riesco, in un certo modo, a contrastare le “sofferenze gratuite” che la vita moderna e la malvagità dei nostri simili ci propina. Sorrido un po’ di più… quando sorridere è importantissimo.

Mentre le cabine telefoniche spariscono e le buche si diradano, vi faccio partecipi della mia prima… siglata.

 

Svezia - Stoccolma

Svezia – Stoccolma

Se ce la farò… ne seguiranno altre… e potranno diventare piacevoli rarità.

 

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Abbiamo fatto una carrellata nel passato del telefono.
Abbiamo constatato che le cabine telefoniche finiranno con lo scomparire.
Guardate un po’ cosa succederà fra “qualche” anno.

DA "LA SETTIMANA ENIGMISTICA"

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Mi piace scrivere qualcosa in favore del francobollo.

Il francobollo è un piccolo pezzetto colorato che, più di un secolo fa, è stato inventato per far spedire le lettere, cioè per dimostrare l’avvenuto pagamento della tassa necessaria per quel servizio. Col tempo, quel “pezzettino di carta”, è diventato sempre più bello e ha cominciato a raccontarci delle storie.

Questo è il primo francobollo. Il famoso PENNY BLACK.

Il PENNY BLACK emesso nel 1840

Dall’uscita del primo francobollo ogni Regnante si è trovato a figurare sui francobolli del proprio stato o della propria Colonia.

Oggi se dovete telefonare, non dovete neppure ricordare il numero. Basta richiamare una memoria e, clic, alcuni istanti dopo arriverà il segnale giusto. Un tempo il segnale era solo di libero o di occupato. Ora ve ne dicono di tutti i colori e qualche volta risponde la persona alla quale avete telefonato.

Teleselezione in Italia

Guardate questo francobollo da 25 lire (4 francobolli uguali – una quartina). Fu emesso nel 1970 per commemorare il completamento della rete teleselettiva nazionale. Fino a quel momento per telefonare a qualcuno che risiedeva in un comune diverso da quello di partenza, bisognava chiamare un operatore, comunicare il numero e il comune desiderato e attendere pazientemente di essere richiamati. L’attesa poteva durare anche qualche mezz’ora e, quando finalmente potevate parlare col numero desiderato, dopo tre minuti, l’operatore vi chiedeva se volevate continuare la conversazione oppure no.

Il francobollo vi mostra un mezzo dischetto telefonico stilizzato.

Normale telefono da tavolo

Il dischetto telefonico coi numeri è facilmente visibile in questa fotografia. Quando arrivò la teleselezione nazionale bisognava selezionare il numero della “zona” prima del numero di nostro interesse. Fino a quel momento l’Italia era divisa in zone di appartenenza, ovvero esistevano società che gestivano regioni ben precise. Da Nord a Sud le cinque società telefoniche erano: STIPEL, TELVE, TETI, TIMO e STET. Solo nel 1965 furono unificate dalla SIP (Società Idroelettrica Piemontese) che, per l’occasione, diventò Società Italiana Per l’esercizio telefonico.

Quando si doveva telefonare si immetteva il ditino nel numero, lo si faceva girare fino al fermo, si faceva poi il numero seguente, il seguente ancora e finalmente si sentiva la linea libera o occupata. Si ripeteva il numero sempre nello stesso modo quasi a far arrossare il dito. Se poi la “linea” era occupata si rischiava di impazzire.

Telefono Sirio

Arrivarono poi i telefoni SIRIO coi tasti. Telefonare divenne più facile; tanto più che si poteva ripetere il numero con un unico tasto.

Non si dimentichi che i telefonini assolutamente ancora non esistevano. Se qualcuno era fuori casa e doveva telefonare, solo per le telefonate urbane poteva usare il telefono a gettone. Si doveva fare il numero e, solo dopo la risposta si doveva schiacciare quel piccolo tasto in alto che faceva scendere il gettone e allora ci si poteva parlare. Non ricordo se c’era un limite di tempo oppure no.

Telefono a gettone

Sempre col dischetto erano apparsi anche dei comodissimi e bellissimi telefoni da “comodino”. Erano anche molto simpatici e occupavano poco posto. Ce n’erano proprio di tutti i colori. Si chiamavano ERICOPHON.

ERICOPHONE

Naturalmente dall’apparecchio a gettone, si passò velocemente all’apparecchio a gettoni e alle cabine telefoniche con le porte basculanti tipo Saloon. Dopodichè arrivarono le schede telefoniche che stimolarono i collezionisti.

Recentissimamente ho trovato questo articolo:

http://pinoscaccia.wordpress.com/2011/05/29/addio-vecchia-cabina/

che dimostra un’era in declino.

ADDIO!

OGGI SI VIAGGIA SOLO COL TELEFONINO E CI SI INTOSSICA DI ONDE INVISIBILI

Siamo partiti con un francobollo. Quante cose può farci ricordare un semplice francobollo.

Anche lui scomparirà. Nessuno più scriverà e nessuno più aspetterà l’agognata lettera.

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