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Archive for the ‘treno’ Category

QUANDO SI DICE… IL CASO.

Si osservi quanto mi fu possibile fotografare su LA STAMPA di Torino… di qualche giorno fa.

Da “LA STAMPA”

C’era stato il terribile scontro del treno contro un TIR. C’era sul giornale, naturalmente, un resoconto dell’incidente, ma, l’impaginatore non si accorse dell’assurdità della pubblicità… a lato dove sta scritto che il treno resta il mezzo di trasporto più sicuro.

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Sono andato a Nervi… non da solo… con mia moglie, ma in comitiva con un viaggio organizzato… tutto organizzato.

 

Cosa siamo andati a fare a Nervi?

A vedere l’Euroflora che ogni tanto, dovrebbe essere ogni 5 anni, fanno a Genova; quest’anno a Nervi… alla periferia della città.

L’organizzazione aveva previsto tutto… ma non il tempo… la pioggia… quella bagnata.

ERA IL 2 MAGGIO… E PIOVEVA.

Ma qui, non voglio parlarvi dell’Euroflora… perché ne hanno parlato in tanti… ma in pochi vi avranno parlato di certe componenti che si potrebbero definire “organizzazione alla genovese”… sì, perché i genovesi, che sono liguri, sanno anche dormire, e dormendo ci si dimentica di piccole cose importanti… al massimo si sogna.

Ma io voglio parlarvi di una fantastica stranezza… che trovai per caso… e che sicuramente fu molto importante a tutti gli effetti… quando è necessario organizzare qualcosa che potrà richiamare tanta gente.

Devo fare una premessa, e cioè che per mia statistica, dovendo arrivare a comprendere con quale intensità le Poste Italiane recapitano lentamente e regolarmente la corrispondenza, avevo con me una busta affrancata e a me indirizzata. Dopo la visita a Euroflora, cioè, dopo aver usato molto l’ombrello… che scontrò con molti altri ombrelli, arrivato all’altezza della stazione ferroviaria di Nervi, cercai una Buca delle Poste Italiane… e la trovai.

LA BUCA DELLA STAZIONE DI NERVI

Mi avviai per imbucare e la trovai così… Rimasi di stucco, ritirai il braccio che avrebbe imbucato la missiva e presi la macchina fotografica che aveva immortalato molti bellissimi fiori; resi eterna questa “magnificenza”… forse unica… per me unica.

Non avevo mai preso in considerazione la possibilità di “cattivi comportamenti” tramite una buca delle lettere. Evidentemente, pensai, i Grandi dell’antiterrorismo hanno ipotizzato che le ignobili idee capaci di produrre stragi potrebbero passare anche da una innocente e timida buca delle lettere.

Se ci sono assembramenti di persone, bisogna ben controllare e pensare a tutto… nonché giustamente controllare anche ogni visitatore.

Guardando bene la buca, è fantastico poter prendere in considerazione la pulizia, ovvero il raschiamento al quale s’è trovata assoggettata questa buca. Forse prima era carica di scritte e di adesivi… e con qualche accenno di ruggine. In compenso le è stata applicata una scritta coi tempi di chiusura.

PARTICOLARE DELLA BUCA DI NERVI

Gli adesivi che hanno messo attorno a questo cartello esplicativo sono di grande eleganza e dimostrano disordine… sporcizia no perché la buca è stata ben sfregata… lo si vede particolarmente sulla sinistra.

Povera Buca… come dimostri quanto le Poste Italiane abbiano poco interesse al decoro postale; sembra che abbiano a cuore la sciatteria.

Forse non è così… sicuramente non è così.

Mi chiederete come feci ad imbucare la lettera.

Camminammo sulla Via delle Palme e, mi accorsi che proprio là in cima alla via c’era l’Ufficio Postale di Nervi… e la imbucai… ma oggi 11 maggio 2018 la lettera non è ancora arrivata.

Ormai, sembra che le Poste Italiane abbiano deciso di recapitare le missive, affrancate con tariffa normale, con molti giorni di ritardo. In questo modo, chi è interessato alla velocità, sarà costretto a spendere il triplo.

Speriamo che, quando sbloccheranno la buca della stazione di Nervi, i Dirigenti delle Poste si accorgano che anche il decoro vuole la sua parte… e mettano una buca nuova.

L’UFFICIO POSTALE DI NERVI… con la buca che ha “visto” la mia lettera.

Questo articolo, che interesserà ben poco, ma non importa, deve terminare con qualcosa di bello… per l’occasione… floreale.

GENOVA – NERVI – Un gozzo e tanta allegria… anche se piove.

 

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Poveretti.

Da “GenovaQuotidiana”

Siamo capaci a costruire i treni? Perché dobbiamo usare i treni francesi?

Ma se per costruire un treno ci vuole la mano d’opera, non diminuirebbe la disoccupazione?

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DILEMMI

Qualche volta mi son messo a ragionare come su questo simpatico articolo:

https://personalefemminile.wordpress.com/2018/04/23/ho-sempre/

Si viaggia sempre di più… si va vicino e lontano… e lontanissimo.

Sembra che oggi debbano andare tutti in aereo… però, per distanze relativamente vicine è proprio necessario?

Personalmente, salvo situazioni particolari vado volentieri in treno; il problema è che, almeno fra l’Italia e l’Europa i treni sono sempre “meno sicuri”… intendo le coincidenze. Sì, perché un tempo c’erano i vagoni diretti e, in un modo o nell’altro s’arrivava. Oggi bisogna cambiare… se s’arriva in orario; in caso contrario… va tutto all’aria. In Svizzera e nel nord Europa va meglio… quando tanto il TGV francese quanto gli ICE tedeschi entrano in territorio elvetico.

Se posso non vado in aereo anche se, esattamente nel 1999 quando fui in Canada e negli USA, tornando a casa da Boston, mi resi conto che aver paura di andare in aereo è sbagliato.

Accadde durante il volo di ritorno che fu possibile a me e a mia moglie stare nella cabina di pilotaggio durante le ultime due ore di volo. Passammo dal buio più buio possibile al sorgere del sole. Compresi che andare in aereo significa sicurezza e tranquillità.

Vi ripropongo la foto che fece per me il capitano dell’aereo.

Dalla cabina di pilotaggio.

Che colori… di lassù a 12000 metri!

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Pochi giorni fa, tornando a casa, dopo essere sceso dal treno, mentre aspettavo pazientemente il Bus… ho fotografato la tristezza di un tramonto avanzato… è ancora Inverno… quasi Primavera che sembra farsi aspettare.

TRISTEZZA!

Anche la Fontana aspetta la Primavera! Desidera tanto poter zampillare.

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Purtroppo faccio fatica a buttare via un francobollo. È dall’età di 9 anni che mi piacciono e, anche se ho smesso da tempo di collezionarli, mi piacciono sempre. Ho smesso perché, nella vita c’è un momento in cui bisogna guardare la carta d’identità e smettere di “raccogliere”… altrimenti chi rimarrà dovrà buttare via molta più roba. Oggi i francobolli, salvo rari casi, valgono ben poco… anche perché le Amministrazioni Postali non incentivano il “gusto della filatelia” nei giovani.

Ho trovato, per caso, o apparentemente per caso, questo francobollo… piuttosto vecchiotto:

Francobollo svizzero del 1963

Raffigura un treno della ferrovia BERN LÖTSCHBERG SIMPLON che, ai tempi, andava da Berna fino al Sempione attraverso la galleria del Lötschberg. Tutti i treni che andavano da Milano a Berna passavano dal ponte qui raffigurato. La stazione svizzera di partenza era Briga; da quel punto la ferrovia, a scartamento normale, sale lentamente lungo il fianco della montagna per vari chilometri; s’addentra poi in direzione nord e attraversa la montagna nella galleria del Lötschberg.

Questa cartina esemplifica i percorsi:

Cartina Gallerie Lötschberg

Oggi questo percorso è obsoleto. I treni in partenza da Briga non salgono il pendio della montagna, ma dopo pochi chilometri entrano in una recente e lunga galleria e ne escono un po’ prima di Spiez sul Lago di Thun. Da qui a Thun e poi a Berna.

La tratta di montagna, ora obsoleta, era particolarmente panoramica; era particolarmente interessante trovarsi comodamente seduti a un tavolo del Vagone Ristorante e, mentre si poteva gustare i semplici ma gustosi menu dell’Eurocity, il treno saliva delicatamente lungo il fianco della montagna e permetteva di godere lo spettacolo della Valle che diventava sempre più piccola ma altrettanto maestosa. Mentre il treno saliva si era ancora nel Cantone VALLESE… dove, da una parte si parla tedesco e dall’altra francese.

Quando il treno lasciava la valle per addentrarsi nella galleria del Lötschberg sapeva che, quando avrebbe rivisto la luce, si sarebbe trovato nel Cantone di BERNA.

Le componenti interessanti di questo francobollo sono che ci rammenta come la tecnologia ha saputo accorciare le distanze costruendo la lunga galleria (35 chilometri) che può venir percorsa dai treni ad una velocità di 230 km/ora e che, chi scrive, quando era veramente giovane, ha vissuto e lavorato 6 mesi in quel cantone. Sei mesi sono pochi, anche rispetto a una vita, ma se sono intensi possono aver lasciato una impronta non indifferente.

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QUESTO ARTICOLO È PIUTTOSTO LUNGO CON DEI CONCETTI INTERESSANTI. PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 15 dicembre 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Rotonda, Albero Tasso e I Fratelli di Tasso.

 

Alessandro: “Ciao Rotonda, posso sedermi?”

Panchina Rotonda: “Ma che domanda… sono qui apposta perché le chiappe degli Umani possano sedersi, ma, se devo dire proprio la verità… tu sei il preferito. Non sopporto gli Umani che fanno salire i cani. Noi siamo qui per le chiappe umane. Dimmi piuttosto, come stai e, come mai sei qui?”

Alessandro: “Volevo chiacchierare un po’ con te, con Tasso e coi suoi fratelli. M’interessava conoscere un po’ di più di quanto accadde in Istria e in Dalmazia dopo il 1943.

Rotonda: “Penso che siano tutti disponibili. Sai, qualche volta si assopiscono… li chiamo e non rispondono; forse è l’effetto dell’età. Ho l’impressione che ti abbiano captato.”

Albero Tasso: “Ciao Alessandro, come stai? Ti ho sentito, ma ero, come si dice, sovrappensiero. Qual buon vento…?”

Alessandro: “Ti ricordi che un po’ di tempo fa avevamo parla della provincia di Lubiana e delle “malvagità” perpetrate dagli italiani? Ecco che oggi m’interesserebbe approfondire le spietatezze messe in atto contro l’italica gente dell’Istria e della Dalmazia.”

Tasso: “Il capitolo è quasi infinito. A quei tempi, anni ’40, arrivarono a me notizie terribili… anche da Fiume. Credo che, potrebbe già essere smisurato prendere in considerazione ciò che accadde a Zara… quella gran bella città, quasi una piccola copia della Serenissima, che ne subì, di scelleratezze, a non finire.”

Alessandro: “Mi ricordo che da bambino si parlava di Zara. Quando si mangiava la “macedonia di frutta” ci si metteva un pizzico di Maraschino… che lo facevano a Zara. E poi sentivo dire che era una piccola provincia al di là nell’Adriatico.”

Una bottiglia del mitico Maraschino

Tasso: “È vero. Il Maraschino era molto famoso… e veniva esportato in tutto il mondo. Le bottiglie erano tipiche con tutt’attorno la paglia… quasi come i fiaschi di Toscana… senza pancia però. Tu ricordi il liquido che veniva aggiunto alla Macedonia. Pensa che i produttori e proprietari della distilleria fecero una brutta fine… Nicolò Luxardo e la moglie Bianca furono buttati in mare, non si sa bene se furono uccisi a colpi di remo o se annegarono perché fu loro attaccata al collo una pietra. Anche l’Umano Pietro Luxardo scomparirà e di lui non si saprà più nulla.”

Alessandro: “Chi li ammazzò, se furono ammazzati?”

Tasso: “Quasi sicuramente furono i “titini”, i partigiani di Tito che irruppero ufficialmente in città il 1° novembre 1944 e diventarono padroni della città. Questo però è da considerare il gran finale della città. Il dramma cominciò molto prima, quando la popolazione italiana c’era ancora tutta.”

Rotonda: “Cosa vuol dire che c’era ancora tutta.”

Tasso: “Vuol dire che non era ancora accaduto nulla di terribile a turbare la vita degli zaratini. Tutto cominciò quel famigerato 8 settembre del 1943 quando il capo del Governo italiano Maresciallo Pietro Badoglio annunciò via radio la resa dell’Italia. Da quel momento l’Italia non era più l’alleato dei nazisti ma, almeno nel nord e nel Centro Italia, aveva un esercito allo sbando… sbando nel vero senso della parola. Ne approfittò l’esercito del Terzo Reich che diventò nemico dell’Italia e s’apprestò a invadere tutto quello che poteva… invase anche Zara.

UN TIPO DI SOPRASTAMPA SU UN FRANCOBOLLO DEL REGNO D’ITALIA CHE RECA L’EFFIGE DEL RE VITTORIO EMANUELE III

Alessandro: “Fu in quell’occasione che soprastamparono in tedesco i francobolli italiani.

 

Tasso: “Tu che ti diletti di francobolli!”

 

Alessandro: “Ricordo che da bambino vidi per la prima volta quei francobolli perché il papà di un mio amico li aveva comperati per sé… e sembrava fossero una rarità. Io non ne ho mai posseduto.

 

ALTRO TIPO DI SOPRASTAMPA

 

Ora però, a parte la passione filatelica, penso che dovrebbe essere importante sapere che, a quei tempi accaddero, proprio a Zara delle scelleratezze terribili… particolarmente per i civili.”

Tasso: “Prima che Tito s’impossessasse definitivamente di Zara, non è ancora perfettamente chiara la ragione per cui la città dovette subire dei folli bombardamenti.”

Rotonda: “Chi bombardò la città?”

Tasso: “Gli Anglo-americani.”

Rotonda: “Vuol dire che era strategicamente importante.”

Tasso: “Non particolarmente. Faceva gola a Tito.

Alessandro: “Ma com’era possibile? Zara era italianissima sotto tutti i punti di vista. Fece parte della Repubblica di Venezia dal 1409 al 1797 anno della caduta della Repubblica per mano di Napoleone; dopo varie traversie che vide Zara sotto la dominazione degli Asburgo, la città venne a far parte del Regno d’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Secondo lo storico Arrigo Petacco (L’ESODO – Oscar Mondadori) Zara era: “Un fazzoletto di terra proteso sul mare, compatta nella sua architettura veneta divisa fra calli e campielli, non era né una base navale, né una fortezza militare…

Tasso: “Pensa che Tito, d’accordo con Stalin voleva prendersi anche Trieste… ma di Trieste parleremo in un’altra occasione. Tornando ai bombardamenti su Zara, la componente allucinante è che ci furono ben 54 bombardamenti che rasero al suolo la città e ci furono almeno 4000 morti fra i civili… di fronte a una popolazione di 22.000.”

Alessandro: “Fu quindi un’inutile carneficina…”

Tasso: “Si potrebbe dire che non fu inutile perché la maggior parte degli italiani sopravvissuti ai bombardamenti scappò e cercò di rifugiarsi in Italia, e ai titini fu possibile impadronirsi della città.”

Alessandro: “Ma non fu l’unica carneficina “gratuita” in Europa.”

Tasso: “Alludi al bombardamento su Dresda?”

Alessandro: “Non solo a quei terribili bombardamenti su quella bella città, ma anche ai bombardamenti su quella perla del nord di nome Lubecca.

Tasso: “Sì, l’ho sentito dire, Lubecca è una città stupenda… è una città della Lega Anseatica. Fu bombardata il 28 marzo 1942, ma non perché fosse strategicamente importante, ma, per deprimere psicologicamente la mentalità tedesca che, seguendo Hitler credeva proprio che la Germania fosse “über Alles”. Intanto morirono 312 persone”

Rotonda: “Bombardando una bella città hanno ucciso tanta gente per “disturbare” psicologicamente il popolo tedesco? Ma come si fa a ragionare così?”

Tasso: “Cara amica, la guerra è guerra e sembra che potrebbe essere tutto lecito… a me però sembra che non ci sarebbe niente di male se si riuscisse ad essere un pochino… anche se quasi niente… onesti. Distruggere e uccidere tanto per… mi sembra da scellerati o semplicemente demenziale. Ma tu Alessandro, sei già stato a Lubecca?”

Alessandro: “Sì, ben due volte; la prima volta nel 2007… era però dal 1965 che avrei voluto visitare quella città.”

Rotonda: “Come mai proprio dal 1965 e… a Lubecca?”

Alessandro: “Mi chiedi perché avevo deciso di andare a Lubecca? L’avevo pensato già molto tempo prima quando, in cerca di avventure e lavoro, poco più di 60 anni fa, mi ero avventurato nel sud della Svezia. Ero partito coll’intenzione di trovare un posto di assistente anestesista nell’ospedale di Lund. Non è che mi interessasse particolarmente la scienza svedese; sapevo sì che gli svedesi erano all’avanguardia, ma, trascinato da chissà quali energie, il nord significava per me qualcosa di particolare. Non è che amassi il freddo, anzi ho sempre amato particolarmente il caldo dell’estate. I paesi del nord avevano per me un lusinghiero richiamo. Certo una ragazza bionda poteva avere anche lei il suo fascino particolare, ma non era quella la ragione del mio viaggio. Partii con mio fratello maggiore e con la mia amata Alfa Romeo Giulietta ti.

Rotonda: “Il tuo viaggio iniziò qui da Lugano?”

Alessandro: “No no, a quei tempi abitavo e lavoravo in un ospedale vicino a Zurigo.”

Rotonda: “Quindi viaggio leggermente più corto.”

Tasso: “Cos’è questo divagare? Ci dici che volevi andare in Svezia, ma non perché ti era venuta voglia di andare a Lubecca.”

Alessandro: “Un po’ di pazienza; perché, proprio durante quel viaggio, sull’autostrada verso Puttgarden, mi trovai a leggere la “deviazione” per Lubecca. Di Lubecca non sapevo proprio nulla, sapevo solo che era una città della Lega Anseatica, ma non sapevo altro; eppure, proprio in occasione di quel viaggio, pochi chilometri prima di caricare la Giulietta sul traghetto che ci avrebbe portati in Danimarca, lessi l’indicazione Lübeck… che non dimenticai… fino al 2007.

Rotonda: “E allora, cosa ci dici di Lubecca?”

Alessandro: “Posso dirvi che, finalmente nel 2007, utilizzando le ferrovie tedesche, partii finalmente per Lubecca. Era estate; quando arrivai, la temperatura era buona e non pioveva. Benissimo e bellissimo fu il momento in cui vidi quella meravigliosa costruzione… l’Holstentor.

L’HOLSTENTOR

Rimasi un paio di giorni a Lubecca, mi accorsi che era una città a misura d’uomo dove non solo era possibile assaporare magnifiche opere architettoniche, ma anche prelibatezze per il palato e per chi ama il marzapane.

Durante il mio bighellonare per la città, mentre ammiravo con gioia quanto mi circondava, fui più volte un pericolo per i ciclisti che pedalavano giudiziosamente sulle piste ciclabili… che invadevo distrattamente.

UN VECCHIO FRANCOBOLLO DA 2 MARCHI DELLA GERMANIA OCCIDENTALE RAFFIGURANTE L’HOLSTENTOR.

Mi piacque vedere il canale che circonda la città e curiosare in cortili circondati di accoglienti casette e tanto verde… quasi come non si fosse nel centro di una città. Una gentile e anziana signora che aveva compreso il mio desiderio di intrufolarmi a guardare tanta bellezza degna di una favola, mi disse in ottimo tedesco di entrare pure e di rimanere quanto desideravo.

Il mio modo di fare il turista non era dei più intelligenti. Mi piace e mi piacque andare un po’ all’avventura, senza prepararmi prima più di quel tanto. Non sapevo neppure che quella città fu bombardata in un modo così ignominioso… anche se molti suoi cittadini amavano Hitler. Trovai una piccola guida nell’Ufficio Informazioni della città e questo mi fu più che sufficiente per godermi la città. Rimasi infatti piuttosto affascinato quando inaspettato mi si parò davanti agli occhi il RATHAUS… così… semplicemente bello.

RATHAUS DI LUBECCA.

Ma non è questa la componente più importante del nostro discorso cominciato con la barbarie distruttiva… tanto per distruggere e ammazzare Esseri Umani. Entrai nella MARIENKIRCHE e trovai… e fotografai lo scempio di quei bombardamenti.

I PANNELLI CHE RICORDANO LA DISTRUZIONE DELLA MARIENKIRCHE

Rotonda: “Da questa foto però non si vede molto.”

Alessandro: “Hai ragione. Nella foto in mezzo si vede però la chiesa che brucia. Ora l’hanno tutta ricostruita, forse più bella di prima.”

Tasso: “Hai detto che ci sono anche delle buone cose da mangiare? per voi Umani naturalmente… non credere però che le nostre radici non sappiano distinguere quello che per noi è buono o no.”

Alessandro: “Sì, c’è una rinomatissima pasticceria che fa delle torte veramente uniche… e a far da padrone è il marzapane. Là mangiai un boccone e, per finire mi fu possibile scegliere una fetta di torta. C’era proprio la difficoltà di scegliere. Che buone!”

Tasso: “Perché buone?”

Alessandro: “Perché dopo la prima fetta mi sentii obbligato a sceglierne una seconda di un tipo diverso… altrettanto ottima.”

I Fratelli di Tasso: “Ma guarda guarda; è un po’ che vi ascoltiamo. Avete cominciato a parlare di Umani morti ed ora parlate di torte col marzapane? Cercate di tornare ad essere seri. Dopo Zara avete accennato alla città di Dresda. Vorremmo saperne di più.”

Tasso: “Cari fratelli, avete ragione. Dresda è una gran bella città che, ha subìto una serie di terribili bombardamenti… e, potremmo dire inutili, perché verso la fine del conflitto mondiale… cioè nel febbraio del 1945.”

Rotonda: “Ma un bombardamento non è sempre terribile?”

Tasso: “Certamente, tanto più che è una di quelle manifestazioni in gli Umani, pur di riuscire a primeggiare, non guardano in faccia a nessuno e sopprimono ogni forma di vita esistente.”

Rotonda: “Anche nel bombardamento su Dresda si voleva primeggiare?”

Tasso: “In questo caso s’intendeva contrastare una Nazione che voleva, a tutti i costi, primeggiare… anche dal punto di vista razziale. Bisogna però dire che quei terribili bombardamenti dal 13 al 15 febbraio, fecero della città qualcosa come un cumulo di cenere, che bruciò per “troppo” tempo e in modo esagerato. Si pensi che in 3 giorni, centinaia di aerei britannici e statunitensi scaricarono sulla città più di 4000 tonnellate di bombe, fra cui moltissime bombe incendiarie. Quest’accanimento produsse degli incendi tali, chiamati “tempeste di fuoco”, per cui altissime temperature fino a 1500° crearono correnti d’aria capaci di “aspirare” gli Umani nel rogo.”

Rotonda: “Chissà quanti Umani morirono.”

Tasso: “Sì, ne morirono veramente molti… tanto più che, essendo stata Dresda praticamente immune da bombardamenti, in quella città c’erano molti “sfollati” da altre parti della Germania. Furono fatte numerose stime circa il numero di Umani morti; pare però che si possa dire che non furono meno di 135.000. La città, considerata per la sua bellezza la Firenze del nord, non essendo assolutamente importante dal punto di vista strategico, aveva ospitato molti vecchi, donne e bambini di altre località…”

I Fratelli di Tasso: “Tu vorresti dirci che gli Angloamericani riuscirono ad ammazzare, in un paio di bombardamenti, ben 135.000 persone… la maggior parte civili?”

Tasso: “Proprio così. La componente più raccapricciante è che non ci fu un unico bombardamento, ma 3 bombardamenti, un giorno dopo l’altro, che, non solo presero alla sprovvista l’inerme popolazione, ma sorpresero tutti quei poveretti che, non ancora morti cercavano di portare soccorso a chi aveva sofferto a causa del bombardamento del giorno precedente.”

Rotonda: “Ma forse era questo l’unico modo per far sì che i tedeschi si arrendessero?”

Tasso: “Assolutamente no, perché per l’esercito tedesco le cose andavano già molto male e la disfatta era vicina. Non dovete dimenticare che siamo nel mese di febbraio del 1945 e che di lì a 3 soli mesi ci fu la conquista di Berlino… anzi meno di 3 mesi dato che la resa incondizionata del Terzo Reich avvenne l’8 maggio 1945.”

Rotonda: “Quindi anche quella di Dresda fu un’inutile carneficina.”

Tasso: “Non solo, ma, se si considerano anche i danni materiali e il consumo di energie da parte delle Forze Alleate, oltre ad essere stato un atto criminale, fu anche un pessimo affare… dal punto di vista semplicemente economico. Comunque sia, questa non fu l’unica occasione nella quale gli Umani dimostrarono la loro componente aggressiva, nonché stupida, sì, proprio stupida verso i loro simili.

Ma tu Alessandro che ascolti in silenzio, cosa ne dici?”

Alessandro: “Indipendentemente dal fatto che in certe situazioni la guerra sembra indispensabile, e in questo caso credo che lo fosse, penso che certi bombardamenti non possano essere giustificati.

Da “Storia Illustrata”

Mi sembra di aver letto in passato che il “possente” bombardamento su Dresda avrebbe dovuto dimostrare a Stalin quale era la capacità “economica” degli Alleati. Questo avrebbe dovuto “intimorire” i Sovietici a guerra finita, e in previsione della “Guerra Fredda” che si stava profilando all’orizzonte.”

Tasso: “Mi sembra un po’ azzardato.”

Alessandro: “Sembra anche a me. Tutti quei morti, che secondo alcuni avrebbero potuto essere addirittura 300.000, non giustificano. Mi fa senso pensare che il 20 novembre dello stesso 1945, le potenze vincitrici, quindi anche i sovietici, processarono i capi dei nazisti che riuscirono a catturare, e una parte fu giustiziata. Quegli stessi che ordinarono il massacro di Dresda… dove trovarono la distruzione esseri umani e opere architettoniche, si sentirono all’altezza di giudicare dei loro simili che li imitarono… anche se in modo diverso… ma sempre in modo crudele. Certo che il modo con cui furono “eliminati” molti ebrei è raccapricciante, però non è meno ripugnante il modo con cui sono stati “assassinati” in quella città moltissimi civili inermi e indifesi.

Quando, fra 2001 e il 2002 andai a Dresda con un viaggio organizzato, non sapevo assolutamente che, proprio là, nel febbraio del 1945 fosse accaduto il finimondo; sapevo solo che quella città fu, per molto tempo, alla mercé della volontà sovietica. ”

Rotonda: “Non hai un francobollo che ci “parli” di Dresda?”

Alessandro: “Ne ho solo uno che posso mostrarvi, e poi, ho fatto una piccola ricerca e ho trovato più di un francobollo… ma ve li farò vedere un’altra volta… anche perché abbiamo cominciato a parlare di Zara e siamo arrivati a Dresda. D’altra parte, se si parla di Dresda o di Lubecca, si può parlare anche di questa “veneziana” perla dell’Adriatico distrutta mostruosamente assieme a molti suoi abitanti solo ed esclusivamente per odio e avidità territoriale. Detto per inciso, il giornalista zaratino Enzo Bettiza disse che Zara era la Dresda dell’Adriatico.”

Rotonda: “Cosa rappresenta questo francobollo?”

UN PARTICOLARE DELLO ZWINGER DI DRESDA su un francobollo della Germania.

Alessandro: “ È un particolare dello “ZWINGER” che è uno dei principali monumenti della città. È un palazzo con giardini in stile barocco costruito all’inizio del 1700.

Durante quei terribili bombardamenti, quel complesso barocco fu quasi totalmente distrutto. Non rimase praticamente nulla… e fu quasi completamente ricostruito.

Dal momento che è nostra intenzione terminare la nostra chiacchierata su quanto accadde a Zara, potremo parlare un’altra volta di quanto c’era e c’è di bello da vedere a Dresda e mi farà piacere raccontarvi qualcosa anche del viaggio che feci a cavallo fra il 2001 e il 2002… anno in cui entrò a far parte di molti di noi l’Euro. Ora voglio farvi vedere com’era lo Zwinger prima e dopo i bombardamenti:

 

 

Zwinger dopo i BOMBARDAMENTI

Zwinger oggi.

È possibile vedere nel centro, anche se non perfettamente identico, il particolare del francobollo.

Tasso: “Chissà quanto fu distrutto di quella sicuramente stupenda città… se considerata la Firenze del nord. Per quanto riguarda Zara, è interessante sapere che, fu, praticamente da sempre, dapprima della Repubblica di Venezia e, dopo la Grande Guerra, italiana. Era capoluogo di Provincia… una piccola provincia di cui facevano parte alcune isole distanti circa 200 chilometri. Quello che può interessare è che conservava le vestigia della Serenissima; a Zara oltre che dal punto di vista architettonico, era possibile vedere frequentemente il Leone di San Marco.

Rotonda: “Perché ci dici questo?”

Tasso: “Perché, quando, dopo i continui bombardamenti delle forze aeree alleate, la maggior parte dei cittadini italiani cercarono scampo in Italia e le Forte titine poterono spadroneggiare, la prima cosa che si sentirono in dovere di fare fu di distruggere le vestigia veneziane, e, in particolare i Leoni Alati simbolo di Venezia.

PORTA TERRAFERMA

Questo Leone marciano, bellissimo, fu restaurato… ma dopo… quando i croati si accorsero di aver fatto uno scempio di tante bellezze.

Alessandro: Abbiamo detto che Zara fu una delle tante province italiane… credo la più piccola, con tanto di targa, ma che, come conseguenza dell’ingordigia dei Governanti del tempo, divenne molto più grande… ma per poco tempo, solo dal 1941 al 1943. In concomitanza coll’ingrandimento della provincia di Zara, fu creata anche la provincia di Sebenico. Dopo il famigerato 8 settembre del 1943, a comandare sulla Dalmazia fu l’esercito tedesco e il territorio della provincia ritornò ad essere piccolo come prima. Ci pensarono poi i 54 bombardamenti a decretare la fine della città.

UNA TARGA DELLA PROVINCIA DI ZARA

 Rotonda: “Perché, cari Tasso e Alessandro trovate importante ricordare certe tragedie del passato?

Tasso: “Io sono vecchio… almeno molto più vecchio di voi e, posso avere molti collegamenti con tanti miei simili anche di specie diverse. Molti alberi, come me, hanno sofferto moltissimo a causa degli Umani e, non solo, si sono anche empaticamente angosciati verso gli Umani. Più volte ho dovuto pensare che se gli Umani non si ammazzano un po’ fra di loro sembra che non siano contenti… ma noi ci affliggiamo.

Per rispondere alla tua domanda posso solo dirti che, da quando è finito il Secondo terribile Conflitto Mondiale, s’è parlato moltissimo delle scelleratezze dei nazisti e dei Campi di sterminio che hanno visto morire molti ebrei, ma ci si è quasi dimenticati di certi momenti storici in cui innocenti Umani hanno perso, anche in modo atroce, la vita. Anche se fosse stato solo uno, varrebbe la pena ricordarlo, ma in molti casi, parlo solo dell’ultima guerra, sono stati molti, anzi moltissimi… e nella maggior parte dei casi i colpevoli sono rimasti impuniti se non osannati.

Voi Umani pensate che noi alberi siamo insensibili. Quando un Umano perde conoscenza e giace su un letto, voi dite che è come un vegetale; ma ogni vegetale, non lo dovete dimenticare, è vivo e sa soffrire e sa anche sacrificarsi in favore del mondo animale. E poi, non posso dimenticare le grandi sofferenze che procura a noi l’Umano che, per togliersi la vita, si appende a un nostro ramo. Lui soffre prima e dopo… perché s’è arreso… e non bisogna arrendersi… salvo casi eccezionali.

Sempre per rispondere alla tua domanda, noi stiamo ricordando fatti terribili e inconsueti, dove un popolo desideroso di riscossa, come il popolo jugoslavo, in particolare sloveno e croato, per riprendersi ciò di cui aveva diritto e per prendersi ciò che non gli competeva, si lasciò andare alle più orripilanti manifestazioni di malvagità… non solo qui a Zara, ma anche e particolarmente a Fiume e in Istria. E credo che sia sbagliato continuare ad ignorare, nello stesso modo come è sbagliato che gli italiani non sappiano di Lubiana, dei campi di concentramento di cui abbiamo parlato l’altra volta e di certe stragi fratricide operate da certi partigiani d’Italia tipo la “Strage di Portus… che affronteremo un’altra volta.”

Rotonda: “Ho capito perfettamente. Ok ricordare le malefatte dei nazisti, ma non dimenticare altre malefatte apparentemente giustificate dalla guerra. Ho capito bene?”

Tasso: “Hai capito benissimo.”

I fratelli di Tasso: “Abbiamo ben capito anche noi, ma ora siamo stanchi. Ci racconterai un’altra volta di quanto ancora accadde a Zara, ma, soprattutto vorremo sapere di Fiume, dell’Istria e di Pola. Anche Alessandro è stanco.”

Alessandro: “Già, già. Ora vi lascio… a presto e grazie. Mi piace stare con voi.”

Tasso e Rotonda: “Ciao Alessandro.”

 

 

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