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Archive for the ‘Ufficio Postale’ Category

INVIATO PER POSTA ORDINARIA IL 16 OTTOBRE 2017

 

Gentile Signora Rossella Pace,

 

Spazio Filatelia Roma

Piazza San Silvestro 20

00187 Roma

 

Scrivo a lei con regolare affrancatura dalla Svizzera dove abito, ma invio la presente anche ad alcune associazioni filateliche di cui sono riuscito a trovare l’indirizzo internet… il tutto dal mio blog.

Mi piacerebbe scriverle tramite internet, ma non c’è nessun indirizzo.

Questa mia è per denunciare, piangendo, il folle disinteresse delle Poste Italiane verso la filatelia… ma quella spicciola, quella che fa collezionare i francobolli, quella che potrebbe interessare i bambini e i giovinetti… che cresceranno e diventeranno adulti.

Desidero raccontarle quanto mi accadde l’estate scorsa a Merano. Sono vecchio, ho sempre amato i francobolli, anche quelli italiani, e, in vacanza a Merano, desiderando spedire un paio di cartoline ad amici e parenti, vado alla posta Centrale a cercare il francobollo della 500. Trovo l’addetto all’Ufficio Filatelico assente per ferie e nessuna sostituzione. Per fortuna il carattere molto gentile ed ospitale degli altoatesini mi permette, tramite il direttore dell’Ufficio, di acquistare alcuni pezzi del francobollo.

Una parte delle mie cartoline erano però dirette in Svizzera, per cui l’affrancatura di € 0.95 è insufficiente. Bisogna aggiungere un francobollo da € 0.05. Semplicissimo… così dovrebbe essere in un normale ufficio postale… ma così non fu.

NUMERINO MERANO

Mi viene consegnato il cartellino col numero che mi dirà quando potrò essere servito, cioè quando sarà il mio turno e, al momento giusto, chiedo all’impiegato alcuni francobolli da € 0.05. Con mia grande sorpresa mi sento dire che non hanno francobolli… che posso consegnare direttamente l’oggetto da spedire e verrà stampigliato direttamente sulla corrispondenza l’importo necessario. Obbietto se verrà stampigliato sul francobollo ; la risposta è sì.

Gli dico : « In questo modo lei mi « sporca » il francobollo… che ha bisogno di un annullo postale, non di qualcosa che lo deturpi. »

Mi risponde : «Non posso fare diversamente. »

A questo punto, dal momento che una cartolina è indirizzata a un giovane fanciullo che comincia ad interessarsi alla filatelia, e, desideroso che non riceva un francobollo deturpato da parte dell’irraginevolezza (verso la filatelia) delle Poste Italiane, decido di imbucare direttamente con un’affrancatura difettosa. Lo faccio anche perché sono consapevole che non verrà fatto alcun controllo.

Questo, gentile Signora, lo scrivo perché l’esperienza mi ha dimostrato il massimo menefreghismo degli « obliteratori » delle Poste Italiane. Più volte mi sono spedito lettere imbucate in Italia e, ho potuto prendere atto che la corrispondenza non viene controllata.

La cartolina imbucata con affrancatura insufficiente, anche se dopo troppi giorni, è regolarmente arrivata… obliterata a Verona.

Non voglio tediarla troppo, però, trovo che sia un controsenso avere un ufficio postale di quelli principali che non vende francobolli ma permette all’utente di leggere un manifesto come questo :

Nell’Ufficio Principale di Merano.

Mi permetto di chiederle : « Ma che cosa raccontano dell’Italia se non ci sono?… o pretendono a tutti i costi delle sane risate ? Inoltre lo sa lei, ovvero lo sanno i suoi superiori che a Merano ci sono molti turisti, che molti sono tedeschi e che ci sono ancora in giro dei collezionisti ?

Gentile Signora, io scrivo a lei perché ho trovato di Roma il suo indirizzo e il suo nome ; spedisco questa per conoscenza ad alcune associazioni di filatelisti… perché ? potrebbe chiedermi lei.

« Perché voi di Poste Italiane state facendo morire la filatelia? Se non vendete francobolli negli uffici postali, dove volete che la gente li vada a comperare ? dal macellaio ? Certo, i tabacchini vendono francobolli, ma solo alcuni tagli. E poi, come potete voi di Poste Italiane pretendere di continuare a « vendere » (sarebbe più giusto rubare) quei pezzettini di carta se non aiutate ad usare i francobolli veri e i giovani possano vederne sulle buste ? I vecchi, sono vecchio anch’io, che ancora comprano i francobolli poco alla volta spariscono come le cabine telefoniche… e allora ? voi vi accorgerete di aver distrutto qualcosa di bello e sano.

Potrei continuare all’infinito e lei potrebbe dirmi che ogni Ufficio Postale piuttosto importante vende i francobolli. Ha ragione, ma, anche agli sportelli filatelici molti tagli di posta ordinaria non ci sono… e poi, mi dica lei, com’è possibile che da un po’ di tempo a questa parte le emissioni di Poste Italiane siano con un facciale quasi sempre di € 0.95 ?

Nel 2017, se ho contato giusto, avete emesso 39 francobolli da € 0.95 e 1 da € 1.00. Un tempo c’era una certa varietà, ora la monotonia è veramente sfiancante.

Lo so, anche per le Poste Italiane la cosa più importante è guadagnare tanti soldi senza guardare in faccia a nessuno, ma, se pensate che valga la pena continuare a far sì che esista ancora la filatelia, non solo fra i vecchietti, ma anche fra i giovani, forse bisognerà fare qualcosa… e la prima cosa da fare è munire di francobolli ogni ufficio postale e far sì che l’impiegato che si trova dietro lo sportello possa obliterare la corrispondenza (anche le raccomandata)… e sarebbe anche utile che la corrispondenza venga recapitata abbastanza presto.

Ho imbucato una lettera in provincia di Varese… dal 22 settembre è arrivata dopo 14 giorni. Ma perché dovete maltrattare così i vostri utenti ?

 

DA ZURIGO A PEGLI (Genova).

Guardi un po’ come funzionavano le cose nel 1939: Una cartolina spedita da Zurigo (Svizzera) a Pegli (Periferia di Genova) impiegò un giorno… solo un giorno… e c’era il timbro d’arrivo… perché c’era l’onestà e il desiderio di fare le cose bene.

DA LUGANO A PEGLI (Genova)

Ma non era un caso perché 3 mesi dopo, sempre una cartolina, questa volta da Lugano arrivò a Pegli in un giorno.

IL FRANCOBOLLO TIMBRATO BENE.

Lo stesso francobollo col timbro ben visibile di VERONA

IL FRANCOBOLLO DETURPATO COLL’Euro 000.05

Lo stesso con le rigacce allargate alla cartolina.

Non credo che le Poste Italiane abbiano il diritto di deturpare un francobollo. Il francobollo, non bisogna dimenticarlo è di chi l’ha comprato ; le poste hanno la possibilità di obliterarlo con un normale timbro, ma non di imbrattarlo. Una volta su un oggetto di corrispondenza, se affidato alle Poste, diventa di proprietà del destinatario. Le Poste hanno il dovere di recapitarlo. Se non sono state capaci di obliterarlo nel modo giusto, non hanno il diritto di sporcarlo… perché non è più di loro proprietà.

FRANCOBOLLO DETURPATO CON UN TRATTO DI PENNA

Un francobollo « annullato » con un tratto di penna come questo è l’equivalente di un furto. Per quanto un francobollo così possa, timbrato, valere poco o pochissimo, ha sempre un certo valore, magari anche solo affettivo, ma, con quel tratto « maleducato » di penna non vale più nulla.

Gentile Signora, potrei continuare per ore a mostrarle movimenti delle poste dove sembra proprio che manchi l’educazione e l’onestà.

Mi fermo qui, sperando che lei possa mettere in movimento CHI DI DOVERE… ma sappia che la presente, molto triste, è perché dispiace vedere un’Amministrazione postale di una Nazione che ha una bellissima storia filatelica distruggere l’operato dei predecessori.

Coi migliori saluti.

 

Alessandro Depegi

quarchedundepegi@gmail.com

 

 

Copia a :

Unione Filatelica Lombarda – Via Leopardi 3 – 20123 Milano

info@ufl1829.it

 

Unione Filatelica Subalpina – Via Asinari di Bernezzo 34 – 10146 Torino

Ketty.subalpina@gmail.com

 

CIRCOLO FILATELICO “TRES TABERNÆ ” – Piazza A. di Savoia 17, 04012 Cisterna di Latina

pmaurizio@email.it.

 

Associazione Filatelica Numismatica Scaligera – Corso Cavour 2 – 37121 Verona

veronafil@veronafil.it

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 5 ottobre 2017

Personaggi:
 Albero Pino, Alessandro e  Panchina Belvedere.

 

Pino : « BUON GIORNO Alessandro. Cosa fai da queste parti ? »

 

L’Alpero PINO

Alessandro : « Ma che domande ! Lo sai che mi piace venire da queste parti e passare la frontiera. Anche se ho la cittadinanza svizzera e la metà del sangue svizzero, sono nato e cresciuto in Italia. E, da italiano, in Italia ho studiato… e in Italia mi piace andare a respirare un po’ di quell’aria inquinata dall’irragionevolezza dove tutti si lamentano, piangono e giocano al furbetto… »

Pino : « Come sarebbe a dire ? Da quello che mi raccontano i miei colleghi coi quali ogni tanto mi collego l’Italia è così bella… »

Alessandro : « Certamente. L’Italia non solo è bellissima, ma è addirittura unica. Non esiste sulla faccia della Terra una Nazione così bella e così completa… sempre considerando che ha una superficie piuttosto piccola. Basta varcare il confine che si respira un’aria diversa… più viva, più malsana e più accativante. »

Pino : « Ma che dici ? Mi colleghi il vivo al malsano ? Non sono l’uno il contrario dell’altro ?»

Alessandro : « Hai ragione… sì, sì, quei due concetti non possono coesistere in un Paese normale ; in Italia sì… perché l’Italia è il Paese delle contraddizioni e dell’irragionevolezza. L’Italia è il Paese dei furbetti. »

Pino : « Perché furbetti e non semplicemente furbi ? »

Alessandro : « Se tu attraversassi il confine e andassi in un qualsivoglia esercizio, potrebbe succederti che l’esercente « si dimentichi » di darti lo scontrino… quello relativo a quello che tu hai acquistato. È obbligatorio in Italia.  Il problema è che se gli scontrini vengono sempre rilasciati, l’esercente non può evadere il fisco… ma il fisco è ancora più furbetto… anzi disonesto perché dovrebbe restituire al cittadino dei « Servizi »… e non lo fa nel modo giusto.»

Pino : « Non hai risposto alla mia domanda. »

Alessandro : « Hai ragione. Furbetto, perché il cittadino italiano, nel momento in cui si comporta contro le regole, è convinto di far bene… dato che la Nazione nei riguardi della quale sgarra si comporta… da matrigna.

Pino : « Ho capito che vieni volentieri qui perché ti piace attraversare il confine, quasi come un ritorno a casa, recentemente però ti ho visto arrivare col trenino con tua moglie e i tuoi nipotini… e non siete andati in Italia. »

Alessandro : « Mi controlli ? »

Pino : « Ma noooo. M’è piaciuto moltissimo seguirti e vederti con tua moglie e coi tuoi nipotini. Eravate troppo belli !… quasi da commuoversi. »

LA PANCHINA BELVEDERE A PONTE TRESA

Alessandro : « È vero, siamo andati sul vaporetto. Questi miei nipotini sono fantastici e, in più, sono sinceramente gratificanti. Siamo partiti da Ponte Tresa Svizzera… proprio in quel punto che fa confine con l’Italia e siamo andati fino a Lugano. Giornata bellissima e temperatura ideale. Ora però vorrei mettermi un attimo tranquillo sulla Panchina Belvedere qui vicino a te.»

Panchina Belvedere : « Ciao Alessandro. Sono contenta che oggi ti fermi un pochino qui su di me. Ti ho visto passare tante volte, ma non ti sei mai fermato. »

Alessandro : « È sempre una questione di tempo. Noi Umani, chissà perché dobbiamo sempre correre… dobbiamo andare sempre più veloci… sembra non si abbia mai tempo per pensare. »

Belvedere : « Ma io lo so perché. Perché fermarsi a pensare potrebbe far paura, e potrebbe dimostrare che tutte le corse che voi Umani fate sono abbastanza inutili… per non parlare delle corse che fate per diventare sempre più ricchi… sempre più ricchi alcuni e sempre più poveri altri. Ma non avete ancora imparato che tutto quello che avete è in prestito ? »

Alessandro : « Scusate se v’interrompo. Considerate un po’ la tranquillità di questo gabbiano che sembra se ne freghi di tutto e di tutti. »

 

IL GABBIANO… ORSO

Pino : « Sei scusato caro Alessandro. Cara Belvedere non ti facevo così saggia. Hai infatti perfettamente ragione. Tutti questi Umani che corrono, corrono, corrono per accumulare ricchezze. Anche le nostre Poste… che dovrebbero essere al servizio del cittadino vogliono guadagnare tanti milioni. Oggi però sono contento per Alessandro e mi fa piacere seguire i suoi panorami. Lui con la sua consorte e due magnifici nipotini… e senza correre. Certo che tu, da dove ti trovi, hai potuto vedere bene l’arrivo del vaporetto sul quale è salito Alessandro con moglie e nipotini.»

ARRIVA IL BATTELLO

Belvedere : « Proprio così.  Ora voglio seguire anch’io le belle foto che ha fatto Alessandro. In ogni caso lo vidi partire, proprio a pochi passi dal varco doganale.»

 

SULLO SFONDO È POSSIBILE VEDERE LA DOGANA ITALIANA.

Alessandro : « Una volta partiti, il vaporetto raggiunge l’imbarcadero italiano, proprio al di là del confine a pochi metri di distanza… se qualcuno vuole scendere o salire. A questo punto fu interessante il particolare che il battello dovette attendere con ansia… e spreco di tempo che il doganiere italiano si degnasse di essere presente… come se non sapesse che a quell’ora avrebbe dovuto presenziare all’attracco e all’eventuale salita o discesa di passeggeri. Qui se ne sta andando e il vaporetto può ripartire.»

IL DOGANIERE ITALIANO RITORNA SUI SUOI PASSI.

Pino : « Hai ragione… anche se non l’hai detto. Anche qui in Svizzera, sembra che piano piano non siano più le Istituzioni al servizio del cittadino, ma il cittadino al servizio dello Stato e delle Istituzioni. Quel doganiere avrebbe dovuto essere lì prima dell’arrivo del vaporetto. »

Alessandro : « Lasciamo perdere e godiamoci la gita ; sì, perché dopo la partenza abbiamo potuto godere del passaggio in un tratto molto stretto… quasi un canale. A destra l’Italia e a sinistra la Svizzera : due mondi così simili dove si parla la stessa lingua e, addirittura quasi quasi lo stesso dialetto, ma si vive in modo diametralmente opposto. Questa porzione d’Italia è in provincia di Varese (ho detto provincia, ma Matteo Renzi ha eliminato le provincie… e allora come si fa ?) e, lungo il confine, oggi gli italiani non vivono male ; un po’ perché molti svizzeri passano la frontiera per fare acquisti in Italia, e molti italiani passano la frontiera (frontalieri) per venire in Svizzera a lavorare… con stipendi ben superiori a quelli della Repubblica. »

ITALIA – UN PARCO GIOCHI.

Pino : « È vero. Alla mattina e alla sera c’è sempre una coda interminabile di auto, e moltissimi usano il trenino per andare a Lugano a lavorare. »

Alessandro : Il battello scivola leggero sull’acqua e noi possiamo goderci la gentilezza di un cameriere che ci porta tutte le bibite che desideriamo… perché abbiamo tutto il tempo che vogliamo prima di arrivare a destinazione.

I miei nipotini, mentre si gustano gioiosi la bibita offerta dai nonni, si guardano attorno, e vedendo la costa un po’ italiana e un po’ svizzera non possono rendersi conto di quanto fosse stato tragico quel passato che vide un’Italia belligerante e una Svizzera isola di pace e rifugio, quando possibile, di ebrei.

A SINISTRA C’È L’ITALIA, A DESTRA LA SVIZZERA.

Belvedere : « Io non c’ero ancora, ma sicuramente passavano proprio da qui tutti quegli ebrei che erano riusciti a passare il confine. Lo so, l’ho sentito dire che c’erano in Italia molte organizzazioni che cercavano di portare in salvo gli ebrei… e se riuscivano a passare il confine con la Svizzera erano salvi.

Non fu comunque sempre così… non sempre chi fuggiva dagli orrori della guerra e dagli orrori di un regime follemente xenofobo che tentò di eliminare gli ebrei dalla faccia della Terra, riuscì a trovare rifugio nella Confederazione.

Pino : « Ma cosa stai dicendo ? »

Belvedere : « Semplicemente che ci furono « tempi bui » nella nostra Svizzera, per cui, ai tempi del nazionalsocialismo tedesco, non sempre gli ebrei ebbero accoglienza… nel senso che furono respinti. »

Pino : «E tu come fai a saperlo ? »

Belvedere : « È già successo che chi posa le sue chiappe su di me, non sempre parla di stupidaggini o si telefona per non dirsi nulla se non : « Dove sei ? »… « E tu ? », ma parla e discute seriamente anche di problemi storici interessanti come questo. Potremo riparlarne perché degno di riflessioni. Ora continuiamo a seguire il vaporetto con Alessandro. »

Alessandro : « Sì, ora il battello supera il canale e si dirige verso Porto Ceresio… in Italia. È bello osservare qualche bella costruzione… come questa.

UNA VILLA SULLA COSTA ITALIANA.

Anche se questo non è il Lago di Como con le sue splendide ville, fa piacere osservare come anche su questo lago ci siano, o ci siano state delle belle costruzioni… addirittura altisonanti come la Villa Branca… che ora non c’è più perché è stata demolita per far posto a moderni appartamenti residenziali.

VILLA BRANCA recentemente demolita…

 È vero, certe ville sono oggi una specie di assurdo se si considerano le monocamere nelle quali si stipa il Genere Umano… però, erano, e quelle che sono rimaste, belle da vedere e riescono a ricordare come si poteva vivere all’inizio del secolo scorso con, alle dipendenze, una servitù poco pagata e con qualche diritto in meno… di oggi.

…che ha lasciato il posto a questo COMPLESSO RESIDENZIALE.

Oggi ci sono i diritti, i doveri, i sindacati e tante leggi che dovrebbero tutelare la dignità della donna, dell’uomo e dell’animale… ma permettono, « senza colpo ferire », i massimi oltraggi a intere popolazioni e, perché no, anche a quelle fanciulle che hanno voluto, o hanno avuto la disgrazia, di nascere dove gli « usi e i costumi » non tengono in nessun conto l’integrità fisica. »

Pino : «A chi stai alludendo ? »

Belvedere : « So io a chi allude ; a quanto sta accadendo coi migranti, ma, particolarmente al maltrattamento di giovani bambine e fanciulle… anche qui da noi. Perché certe popolazioni si portano dietro certe vigliaccate ? Le ho chiamate vigliaccate perché sono talmente mostruose che non è possibile trovare delle parole più appropriate. Penso infatti che l’Umano vigliacco sia il peggiore essere che possa esistere.»

Alessandro : « Dici proprio giusto cara Belvedere. Ora andiamo avanti. Siamo arrivati a Porto Ceresio. Siamo sempre in provincia di Varese. A Porto Ceresio, fino al 2009 arrivava la ferrovia ; ora è, pare temporaneamente, sospesa per il fatto che dovrebbero « produrre » quella ferrovia che dalla Svizzera dovrebbe arrivare alla Malpensa. L’interessante è che, ai tempi del fascismo avrebbero voluto far proseguire questa ferrovia fino a Lavena Ponte Tresa, e, da qui collegarsi con la ferrovia che va a Lugano. Non se ne fece nulla perché, dovendo la Svizzera cambiare lo scartamento, solo se fosse stata realizzato il tratto italiano, le Ferrovie Svizzere pare si trovassero a fidarsi poco del regime italiano.

Chissà… forse ora l’Italia mantiene di più i propri impegni ? Non credo proprio… anche se mi dispiace dirlo.

PICCOLA SOSTA A PORTO CERESIO.

A Porto Ceresio ci fu l’imbarco di due persone e il battello proseguì per Brusino Arsizio.

S’attraversa ancora una volta il confine.

Alla nostra destra c’è una montagna che regalò agli archeologi svizzeri molti reperti. È il monte San Giorgio. Nel punto in cui attracca il battello è visibile la scritta FUNIVIA e i cavi che salgono e che portano a Serpiano.

Chi vuole salire sulla montagna da questa parte potrà godere di un panorama mozzafiato.

BRUSINO ARSIZIO : La stazione della Funivia.

Da Brusino Arsizio il nostro vaporetto attraversa lo specchio d’acqua e raggiunge Morcote… che è il Borgo più bello della Svizzera.

UNO SCORCIO DI MORCOTE DAL BATTELLO.

Pino : « Morcote, oltre ad essere il borgo più bello della Svizzera ospita dei miei parenti « stretti stretti ». Cinque bellissimi gemelli.

Alessandro : « Lo so, lo so… e te li ho anche fotografati. Mi hanno fatto venire in mente le bellissime cascate che vidi in Norvegia durante una crociera… un po’ di anni fa. C’è solo una piccola differenza che le cascate della Norvegia sono due in più… e cioè sono 7. Quelle sono « le sette sorelle ». Guarda che belli i tuoi parenti! Chissà che un giorno non possa andare a far quattro chiacchiere con loro.

I CINQUE FRATELLI DI MORCOTE.

Pino : « Sei molto gentile ad averli fotografati. Ora diventeranno famosi. Io lo sono già… grazie a te. »

Alessandro : « Se riuscirò ad intervistarli, dici che parleranno tutti insieme o uno alla volta ? »

Pino : « Quando li contatto parlano tutti insieme. Anche se sono gemelli, ognuno ha la sua personalità… è così anche fra voi Umani. Ho già visto passare degli Umani gemelli perfettamente uguali, ma non nel pensiero. Riuscii a captare differenze di pensiero. Però voi Umani non l’avete ancora capito che ognuno di voi è diverso e irripetibile. Ci sono alcuni Umani che vogliono imitare in tutto e per tutto personaggi famosi, e sbagliano perché perdono la propria personalità senza mai eguagliare quel personaggio, ma c’è anche la caparbietà delle case farmaceutiche che, per dimostrare la validità di questa o di quella chimica, prendono dei gruppi fino a 500 Umani e più, con gli stessi sintomi, che non saranno mai vissuti nello stesso modo, e pretendono di sperimentare il medicamento propinandolo « uguale per tutti ». Ma voi Umani siete tutti diversi, fisicamente e psicologicamente, ma anche la vostra anima è diversa, e Loro, per arrivare a vendere veleni spesso micidiali, riescono a mettere insieme tanti Umani diversi come se fossero uguali. E purtroppo anche noi vegetali, in ultima analisi, subiamo i vostri veleni.»

Belvedere : « Hai ragione. Anch’io mi accorgo di come ogni Umano sia a sé stante… cioè ognuno diverso dall’altro. Lo sento da come sta seduto, da come muove le chiappe, da come scoreggia e, quando parla, trasmette i suoi pensieri anche con vibrazioni particolari a livello dei glutei. Gli Umani, fra di loro, si mettono quasi sempre la maschera e riescono facilmente a imbrogliarsi a vicenda, con noi panchine non possono farlo  perché, è inutile, le chiappe parlano… naturalmente bisogna saperle ascoltare. Che poi, anche se la mia può sembrare una spacconata, forse qualcuno avrà sentito parlare di Ermete Trismegisto con la Teoria del «Come sopra così sotto ». Quindi attraverso i movimenti fini delle chiappe comprendiamo le finezze dei cervelli umani. »

Alessandro : « Mi sembra, cara Belvedere che tu stia andando un po’ troppo lontana… anche se hai avuto ospiti molto… diciamo filosofi.

Ora però il nostro viaggio sull’acqua del Ceresio continua e procede verso Melide. Non è molto lontano e dobbiamo prepararci a scendere. Il vaporetto LUGANO col quale siamo partiti, non andrà a Lugano, ma si dirigerà verso Capolago. Noi qui avremo la coincidenza con un battello, il SAN GOTTARDO, che ci porterà a casa… sì, perché abitiamo a Lugano.

Non sarà così per i nostri carissimi nipotini. Loro abitano sulle alture, poco lontano da Lugano, e, dopo questa stupenda gita staranno a pranzo dai nonni…

…e a loro piace moltissimo rimanere a pranzo dai nonni ; sì, perché quello che fa la nonna è sempre ottimo. »

IL BATTELLO « LUGANO » CI LASCIA…

…E IL « SAN GOTTARDO » STA PER ACCOGLIERCI.

Pino : « Mi piace sentirti dire che i tuoi nipotini apprezzano molto la cucinsa di tua moglie. »

Alessandro : « Ti ringrazio. Ora voglio farvi gioire : questa è la vista che è possibile godere da Serpiano.

IL PANORAMA DA SERPIANO

Ricordate quella stazione di funivia che vi avevo mostrato qualche foto fa? Quando s’arriva in cima si può, almeno per un lungo attimo, dimenticare tutto.

Purtroppo il giorno che feci la foto c’era un po’ di foschia… però si può ugualmente apprezzare il panorama. Quello che vedete è il Ponte-diga che taglia il lago per permettere di andare da Lugano a Chiasso e in Italia. Ci passa il treno e l’autostrada. Il paese a sinistra è Melide, e laggiù in fondo c’è Lugano. Col battello San Gottardo andremo a Lugano passando sotto il ponte. »

Belvedere : « Scusa la mia curiosità, ma quando l’hanno costruito questo ponte-diga ? »

Alessandro : « Per la strada normale nel 1847. Poi, nel 1874, di fronte alla necessità di collegare la ferrovia da Lugano a Chiasso, il ponte fu allargato coi binari delle Ferrovie Federali Svizzere. È del secolo scorso l’aggiunta dell’autostrada.

Per quanto riguarda la ferrovia è interessante considerare che, proprio negli anni in cui sul ponte-diga di Melide si lavorava per i binari del treno, da due anni si lavorava per il tunnel del San Gottardo… che fu aperto nel 1882. Allora sì che i treni andarono da Milano a Zurigo.

Prima di continuare, vorrei presentarvi la cartina del Lago di Lugano presa dall’orario della NAVIGAZIONE LAGO DI LUGANO.

In alto a sinistra c’è Ponte Tresa da dove siamo partiti, in basso, sempre a sinistra Porto Ceresio, e, ben chiaro, aquasi nel centro della figura c’è Melide… dove ci troviamo prima di passare sotto il ponte-diga.

MELIDE DAL VAPORETTO.

Dopo essere passati sotto il ponte-diga, andiamo dritti verso Lugano, ma passiamo davanti a Campione d’Italia, comune italiano completamente circondato da territorio svizzero.

CAMPIONE D’ITALIA E UNA FANCIULLA COI CAPELLI AL VENTO.

Pino : « Tu Alessandro sei già stato a Campione ? »

DUE DEI FRANCOBOLLI DI CAMPIONE

Alessandro : « Sì, più di una volta. Mi sono anche divertito, partendo dalle buche delle lettere, a raccontare qualche particolarità di questo comune italiano… che, fra l’altro, nel periodo terribile in cui si trovò l’Italia dopo l’8 settembre 1943, ebbe francobolli propri. »

Pino : « Ci piacerebbe saperne di più, ma, in questo momento preferisco vedere la fine di questa tua navigazione con tua moglie e i tuoi nipotini. »

Alessandro : « Ormai siamo quasi arrivati. Non rimane che dare un’occhiata a Lugano dal battello e prepararsi a scendere. »

LUGANO DAL BATTELLO.

Mentre scendiamo e andiamo all’autobus che ci porterà a casa… anch’io riprenderò il trenino e tornerò a casa. Prima però vi saluto e vi ringrazio della compagnia.

Pino e Belvedere : « Anche noi ti salutiamo e speriamo di vederti presto. »

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Registrazione del 30 luglio 2017

Personaggi:
Alessandro, Panchina Petulante, Panchina Ingenua, L’Albero, Albero Fantastico e Panchina La Tirolese.

 

Alessandro: “Son tornato. Come state amiche mie? E tu amico Albero?”.

Panchine Petulante e Ingenua: “Bene grazie, e tu? Speravamo tanto di vederti.”

L’Albero: “Bentornato Alessandro; scusa se sono indiscreto, ma, mi piacerebbe tanto sapere dove sei stato.”

Alessandro: “Beh… che domanda. Tu sai perfettamente dove sono stato e fai finta di fare il curioso perché le nostre amiche credano che tu non lo sappia… dato che non glielo hai detto.”

L’Albero: “Hai ragione. Quel mio collega di Merano ti ha visto, e so che avete anche fatto quattro chiacchiere circa i tempi di Sissi.”

Alessandro: “Già, anche lui non è nato ieri e si ricorda bene dei tempi passati prima della Grande Guerra.”

Ingenua: “Allora Alessandro, sei stato in Italia dove parlano anche tedesco? In fondo per noi qui in Svizzera non è per niente eccezionale dato che, se qui in Ticino si parla italiano, a Berna si parla tedesco e a Losanna si parla francese… e gli Umani della Svizzera riescono ad andar bene d’accordo.

Alessandro: E ho anche potuto sedermi su una tua collega… sulla quale, chissà perché, c’è chi si diverte ad imbrattarvi. Si chiama LA TIROLESE.

 

MERANO: PANCHINA LA TIROLESE.

Circa il discorso della lingua, se si vuole essere veramente precisi, più che per Merano, per l’Alto Adige oggi anche Südtirol, non fu tutto rose e fiori. Prima della Grande Guerra il Südtirol apparteneva all’Impero Austroungarico, i cittadini di quel territorio parlavano tedesco come in tutta l’Austria. Poi dopo la guerra, il Südtirol iniziò a far parte del Regno d’Italia e cominciò a chiamarsi Alto Adige, l’Impero Austroungarico fu ridimensionato e i cittadini di Bolzano e di Trento si trovarono a dover onorare, non più Francesco Giuseppe bensì il nostro Vittorio Emanuele III.

Petulante: “Quello piccolo?”

Alessandro: “Sì, era piccolo ma comandava poco, perché a comandare davvero arrivò un certo Benito Mussolini… e molte cose cambiarono.”

L’Albero: “Poi potremo parlare dell’Umano Mussolini. Ora raccontaci un po’ di Merano e di cosa vi siete raccontati.”

Alessandro: “Perché, tu che con le tue onde puoi farlo, non interpelli direttamente il tuo amico di Merano e facciamo una specie di “tavola rotonda”?”

Ingenua: “Cosa c’entra Re Artù?”

Alessandro: “Non c’entra nulla.”

Ingenua: “Ma la tavola rotonda non è quella di Re Artù e dei suoi cavalieri?”

L’Albero: “Dai su, mettiti un po’ tranquilla; per tavola rotonda in gergo scientifico s’intende parlare e discutere tutti insieme di un argomento come se si fosse tutti attorno ad un tavolo.”

Ingenua: “Grazie. Ho capito.”

L’Albero: “Sono riuscito a contattare il mio amico Fantastico di Merano.”

Alessandro: “Bravo.”

 Albero Fantastico: “Come va Alessandro? Tutto bene?”

Alessandro: “Certamente Fantastico. È tutto in ordine.”

Panchina La Tirolese: “Ciao Alessandro, lo sai che sono contenta di averti conosciuto?”

Fantastico “È stato un piacere poter fare quattro chiacchiere con te. Ho potuto rinfrescare il mio italiano. Tu sai perfettamente ch’io son nato in lingua tedesca, ma quando l’Umano Mussolini pretese di far parlare tutti solo in italiano, l’ho dovuto imparare anch’io… che poi l’italiano è una gran bella lingua. Purtroppo a quei tempi per noi fu molto difficile. Dopo la Grande Guerra anche gli Umani di Trento diventarono italiani; per loro fu sicuramente una gioia dato che parlavano italiano.

MERANO: L’ALBERO FANTASTICO.

Per noi no, tanto più che, secondo una politica un po’ stramba avremmo dovuto perdere la nostra lingua, la lingua dei nostri padri… Da un po’ di tempo, gli Umani d’Italia, quelli che hanno sempre parlato italiano, in poche parole quelli che si considerano italiani veri, stanno cominciando a capire quanto sia giusto per noi non dover perdere la nostra identità. Ora possiamo parlare la nostra lingua e possiamo prendere atto che in tutti gli uffici statali, gli impiegati, anche se vengono da Bari o da Ancona, devono parlare la lingua tedesca, nel senso che la devono conoscere.

Alessandro: “Ho visto infatti come anche la Polizia ha sulla fiancata dell’auto la scritta in tedesco POLIZEI oltre a quella in italiano POLIZIA.”

UN’AUTO DELLA POLIZIA A MERANO

Fantastico: “Purtroppo ci sono ancora troppi italiani, intendo quelli la cui madre lingua è l’italiano, che pretendono la lingua italiana anche fra tutti i nostri nativi, magari quelli dei paeselli in montagna.

L’Albero: “Potresti spiegarti meglio?”

Fantastico: “Molti Umani d’Italia dicono: “Qui siamo in Italia e qui si deve parlare italiano.” Non capiscono, è una questione d’incurabile miopia, quale può essere il vantaggio di avere una provincia nel territorio nazionale dove si parla perfettamente un’altra lingua… in questo caso il tedesco.”

La Tirolese: “Che poi, in Europa, il tedesco è una lingua piuttosto importante.”

L’Albero: “Ora ho capito. L’Umano italiano è un popolo stupendo con moltissime risorse, ma è convinto di poter solo insegnare e non accetta nessun insegnamento da altri.”

La Tirolese: “Scusate se v’interrompo. M’è venuto da ridere pensando al fatto che al tempo del fascismo, se una coppia veniva a sedersi su di me e voleva dirsi qualcosa di dolce, era obbligato per legge a dirselo in italiano. Non vi viene da ridere?”

Fantastico: “Non riesco a riderci sopra… era veramente terribile. Cosa volevi dire Alessandro?”

Alessandro: “Volevo dire all’Albero che ha detto giusto. Sai, durante il nostro soggiorno a Merano, ho potuto notare come molte cose funzionano bene… un po’ alla tedesca… o alla svizzera se preferisci.

L’Albero: “Mi piace di più se dici alla svizzera.

Alessandro: “Se poi fai tanto di aver bisogno di qualcosa di veramente italiano, e, per spedire una cartolina devi andare alla posta, ti accorgi di essere veramente in Italia. Il personale è gentilissimo, cosa, senza offendere nessuno, quasi rara nel resto della mia Patria; il funzionamento è però Italia Super.”

L’Albero: “Perché Super?”

Alessandro: “Perché, secondo voi, se qualcuno va alla posta per spedire una cartolina e cerca dei francobolli… e, se apprezza il francobollo, può cercare un francobollo bello?”

L’Albero: “Non l’hai trovato bello?”

Alessandro: “No caro… perché lo sportello che vende i francobolli belli ha mandato in vacanza l’addetto alle vendite, per cui lo sportello… è come se non ci fosse.”

L’Albero: “Essendo un ufficio postale avrà avuto altri francobolli… meno belli.”

Alessandro: “Vi permetto di ridere: NESSUN FRANCOBOLLO. Il valore necessario per la spedizione, ovvero uno pseudofrancobollo, viene stampigliato direttamente sull’oggetto di corrispondenza.”

AVEVO IL NUMERO 96

L’Albero: “Avresti dovuto andare nell’ufficio principale. Se si va in un ufficio piccolo…”

Alessandro: “Ma era l’ufficio principale di Merano.”

Petulante: Ho sentito bene? L’ufficio principale, cioè LA POSTA CENTRALE DI MERANO non vende francobolli?”

Alessandro: “Hai sentito benissimo. Quando ci sono andato io, esattamente il 22 luglio 2017… niente francobolli. Però, come ho già detto erano tutti molto gentili. Mi hanno indicato il direttore al quale ho spiegato che cercavo il francobollo commemorativo della FIAT 500. Andò a cercare quello che cercavo e me lo diede; però, non mi fu possibile integrare l’affrancatura della cartolina per la Svizzera; mancava un francobollo da € 0.05. La tariffa per la spedizione in Italia è € 0.95, per l’estero € 1.00. La Posta Centrale di Merano non aveva francobolli da 5 centesimi di Euro! È garantito che non si capisce bene per quale ragione la poste continuano a chiamarsi così se non vendono francobolli… ma ne stampano a vagonate per i collezionisti!

IL FRANCOBOLLO DEL 2017

Ingenua: “E come hai fatto? Posso chiederti per chi era la cartolina?”

Alessandro: “Puoi. Era per i miei nipotini. L’ho imbucata così, sperando che arrivasse… perché non volevo che mi deturpassero il francobollo con la stampigliatura dei 5 centesimi.

Prima di abbandonare questo folcloristico discorso chiarificatore del contorto comportamento delle Poste Italiane, vi mostro il manifesto che ho fotografato all’interno dell’Ufficio Postale proprio a Merano.

MANIFESTO NELLA POSTA CENTRALE DI MERANO

Propaganda i francobolli italiani… ma poi non li vende. Potremo riprendere questo discorso, anche alla luce del fatto che la Posta non ha diritto di deturpare un francobollo… quando l’ha venduto ed è diventato proprietà di chi l’ha acquistato.

Ingenua: “Poi ci dirai se i tuoi nipotini hanno ricevuto la cartolina?”

Alessandro: “Certo cara Ingenua. Devo dire caro Albero che a Merano hai dei colleghi bellissimi… a parte Fantastico vicino alla statua di Sissi (Elisabeth).”

Fantastico: “È vero. Ci sono veramente molti bellissimi alberi qui a Merano; so che ne hai fotografato più di uno. Quelli lungo la passeggiata di Sissi sono molto rinfrescanti… sì perché col rumore del fiume Passirio sembra che all’ombra degli alberi la temperatura sia meno afosa, intendo nelle giornate come quelle dei giorni scorsi in cui la temperatura ha superato i 30° all’ombra. E poi, bisogna dire la verità, qui si respira ancora un po’ l’aria dell’Impero.

IL SENTIERO DI SISSI

Qui, finché la nostra capitale era Vienna, veniva il bel mondo a godere l’atmosfera “sud delle Alpi”… un pochino come succede da voi in Ticino… che arrivano tanto dalla Svizzera tedesca quanto dalla Germania.

Inoltre, non si deve dimenticare che anche il nostro Kurhaus con le acque “speciali” attirava molta gente.

Ingenua: “E veniva anche Sissi? Ne ho sentito parlare… credo che fosse molto simpatica.”

Fantastico: “Certamente; forse non hai seguito bene. A lei piaceva tanto venire qui. Vicino a me hanno messo una statua di marmo… marmo di Lasa del Sudtirolo, per la precisione della Val Venosta. E poi c’è la “passeggiata di Sissi” che lei faceva veramente, in mezzo agli alberi e vicino al fiume.

Qui veniva il bel mondo da tutta Europa, addirittura dalla Russia. C’era, e c’è tutt’ora una specie di Colonia Russa. Venivano in molti, anche per curare la tubercolosi. Purtroppo, dopo la Grande Guerra, gli Umani del Sudtirolo hanno sofferto molto l’annessione al Regno d’Italia.

LA STATUA DI SISSI (ELISABETH) SCOLPITA NEL 1903 DAL PROF. HERMANN KLOTZ… 5 ANNI DOPO LA MORTE DI SISSI NEL 1898.

Fu una doppia sofferenza: La prima fu il confine coi tirolesi di Innsbruck dove prima chiunque poteva andare tranquillamente senza particolari restrizioni; la seconda fu l’arroganza delle italiche genti che, dopo aver vinto la guerra si mossero linguisticamente in modo tale per cui gli abitanti del posto si sentirono esuli in casa propria. Non si dimentichi poi l’avvento del fascismo che pretese di italianizzare tutto cercando di eliminare ogni elemento che aveva sapore di tedesco. Sono passati quasi 100 anni da quando il Sudtirolo fu annesso all’Italia; ancora oggi ci sono nelle valli Umani tirolesi del sud che odiano gli Umani d’Italia.

L’Albero: “Credevo che ormai dopo tanti anni il problema linguistico fosse stato superato.

Fantastico: “Non credo che possa essere facile accettare l’arroganza di chi t’impone di perdere la tua identità e l’identità della tua terra. È interessante prendere atto che durante la famigerata esistenza del Grande Reich, ci furono alcuni periodi in cui, non solo alcune famiglie optarono per il “trasferimento” in terra tedesca, ma addirittura, coll’Alpenvorland, il Sudtirolo assieme alle provincie di Trento e Belluno diventarono a tutti gli effetti un Land tedesco.

Lettera spedita da Belluno il 25 gennaio 1945 diretta a Vienna affrancata con francobolli del Grande Reich.

Durò poco dato che la disfatta era vicina, ma tramontò anche la speranza di quegli Umani troppo ottimisti che si ritrovarono di nuovo ad essere altoatesini.

Lettera spedita da Silandro diretta in Germania con francobolli recanti l’effige di Hitler.

Queste buste, trovate sul web, che mi fai vedere, sono molto interessanti, significative nonché dimostrative della dominazione del Reich.

Ho usato il termine altoatesini proprio perché questa parola può essere stata considerata in modo dispregiativo dagli Umani che lottavano per l’Indipendenza dall’Italia.

Alessandro: “Ricordo, dopo l’ultima Guerra, noi italiani molto lontani da questa realtà, ci trovammo a condannare senza riserve certi comportamenti violenti; oggi, anche se non li giustifico, posso comprendere l’insofferenza verso l’Italia. Il mio è il ragionamento del profano che non capisce niente, ma che, dopo aver soggiornato qualche volta in questo territorio, dopo essersi un poco immedesimato con empatia nella mente di chi ha subito per anni “il sopruso del conquistatore” comprende che si può perdere la pazienza e passare dalla parte del torto. La violenza è sempre sbagliata, ma, checché se ne dica, è violenza anche quella che mette in atto chi legittimamente si difende. È quindi tutto relativo e si arriva pure, perché no, ad apprezzare certe violenze.”

L’Albero: “Ricordo quello che Tasso e i suoi fratelli ci raccontarono di violenze, sempre da parte degli italiani, sugli slavi; ricordo anche che dovrebbero parlarci delle violenze che subirono gli italiani da parte degli slavi dopo l’8 settembre 1943. So che ce ne parleranno. Continuo però a non capire come fate voi Umani ad essere così violenti fra di voi. Quello che è emerso dalle vostre chiacchierate è che meno di 100 anni fa gli Umani delle provincie di Trento e Bolzano divennero sudditi del Re d’Italia; passarono dall’Impero di Francesco Giuseppe a quell’Italia che da non molto si era ritrovata unita. Però, per arrivare a questo molti Umani morirono, ovvero, molti Umani furono mandati a morire facendo leva su un’altisonante parola: “patriottismo”. Un tempo, chi si dava da fare per la Nazione nella quale era nato e cresciuto era un patriota; oggi, e veramente voi Umani fate ridere le mie foglie estive, chi lavora e si agita per la Patria è considerato “populista”; è perché per essere un vero patriota bisogna morire sul campo?”

Alessandro: “Ho l’impressione che tu, dall’alto dei tuoi rami, stia un po’ criticando il comportamento di noi Umani.”

Petulante: “Ho anch’io l’impressione che la tua critica sia abbastanza… quasi velenosa.”

L’Albero: “No, no. Non sono velenoso, sono semplicemente oggettivo. Voi Umani raramente vi accontentate. Ragionando a livello territoriale, da che mondo è mondo, avete sempre bisogno di espandervi e di andare a rubare al vicino; se non potete farlo con le armi lo fate sfoggiando la ricchezza, ossia la potenza economica. Solo un’antichissima repubblica non volle mai ingrandirsi.”

Ingenua: “C’è una repubblica con degli Umani che vivono in pace accontentandosi del territorio che hanno?”

L’Albero: “Certamente, è la Repubblica di San Marino. Nel 1797, l’Umano Napoleone che a quei tempi la faceva da padrone, offrì alla repubblica un ampliamento di territorio… che fu rifiutato. È probabilmente questa la ragione per cui questa simpatica repubblica esiste ancora.

Ingenua: “Quindi se quegli Umani sono uno Stato a tutti gli effetti hanno anche i loro francobolli e le loro monete?”

L’Albero: “Per questo devi rivolgerti ad Alessandro… è lui lo specialista. Chissà se c’è stato in quella piccola repubblica.”

FRANCOBOLLO DEL 1982

Alessandro: “Sì, ci sono stato. San Marino è molto simpatico e ha naturalmente i suoi francobolli. Questo del 1982, che vi mostro, ricorda Napoleone quando fece tappa da quelle parti.

Petulante: “Peccato… credo che non potrò mai andarci. Dimmi piuttosto caro amico Albero, qual’è la “potenza economica” paragonabile all’espansione armata?”

L’Albero: “Un esempio qui in Europa è sotto l’occhio di tutti: La Germania. Questa Nazione che poté espandersi grazie ai Panzer in gran parte dell’Europa, oggi impone povertà ai Paesi del Sud Europa con la scusa dell’Austerità… che dovrebbe far quadrare i Suoi conti. Qualcuno ha addirittura parlato di Quarto Reich. C’è una grossa differenza fra Austerità e Povertà!

Un altro esempio un po’ più lontano da noi potrebbe essere la Cina che, economicamente, ha messo da parte una quantità enorme di dollari USA. Grazie a questo “tesoro” in dollari, può, sotto sotto, dettar legge al governo americano. Lo fa sicuramente con riservatezza, ma, a certi livelli il Governo USA ha un po’ le mani legate.”

Petulante: “Questo starebbe a dimostrare quanto I soldi sono importanti… per gli Umani

Fantastico: “Caro amico ticinese… ma anche svizzero, ho seguito i vostri discorsi e sono d’accordo con voi circa l’importanza oggi dei soldi, ma anche ieri i soldi erano importanti quando voi svizzeri eravate un po’ la cassaforte del mondo; non per niente eravate considerati un paradiso fiscale. Chiunque poteva aprire un conto cifrato e depositare i propri averi. Oggi non è più così, però le vostre banche si sono adeguate all’andazzo mondiale accumulando clienti da spolpare. Com’è possibile che i capi delle banche guadagnino un mucchio di soldi (milioni di franchi svizzeri) e ai correntisti non paghino più interessi?… e va già bene se non ci sono interessi negativi! Un tempo c’era un pizzico di onestà per cui il cliente risparmiatore poteva comperare delle obbligazioni, portarsele a casa e ogni sei mesi tagliare con le proprie mani il cedolino e incassarlo gratuitamente in banca. Oggi non è più possibile… fa tutto la banca, si fa pagare ogni sospiro e gli esigui interessi difficilmente superano le spese.

Quindi, nello stesso modo in cui gli Umani della Cina sono un po’ proprietari degli Umani d’America, così le banche che dovrebbero essere al servizio del cittadino, riescono a governare… o a far governare dettando legge.

La Tirolese: “Ma è terribile quello che dici. Molti Umani, o devono attingere a quello che con sacrifici hanno risparmiato o, per fare arricchire pochi, diventano sempre più poveri. Non si può far proprio niente?

L’Albero: “ Certo che si potrebbe… ma non si vuole. E tu Alessandro cosa ne pensi?”

Alessandro: “Non si vuole… proprio così. Ne potremo riparlare. Ora devo lasciarvi; mia moglie mi aspetta. Saluti a tutti, particolarmente a Fantastico e a La Tirolese. A presto amici del Canton Ticino… miei vicini di casa.”

L’Albero, Petulante e Ingenua: “Ciao Alessandro… ti aspettiamo presto.”

Fantastico e La Tirolese: “Ciao… speriamo di rivederti a Merano.”

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 7 luglio 2017

Personaggi:
Panchina Petulante, Passante Alessandro, L’Albero, Panchina Ingenua, Albero Ulivo il saggio.

 

Panchina Petulante: “Ciao Alessandro come stai? Penso che andrai a sederti sui legni di Ingenua.”

Alessandro: “Certo, vedo che mi sta aspettando… ha già modificato la superficie del suo legno. Ciao Ingenua, ti abbraccio.”

L’Albero: “Quale buona aria ti mena oggi appo noi?”

Panchina Ingenua: “Sei comodo Alessandro?”

Alessandro: “Sì Ingenua, grazie. Sai Albero, tu sai benissimo che mi piace mettere le nostre conversazioni sul mio blog… e a qualcuno piacciono… e a qualcuno anche molto. Quello che ultimamente mi son trovato per caso ad osservare, è che il mio blog viene scelto o letto… o intercettato dagli Stati Uniti d’America.”

Petulante e Ingenua all’unisono: Perbacco, che bello, stiamo diventando importanti anche in America?”

L’Albero: “Non credo mica; penserei piuttosto che loro, gli umani americani ti intercettino per tenerti sotto controllo… nello stesso modo come vogliono tenere sotto controllo mezzo mondo. Hai ricevuto dagli Stati Uniti un qualche commento… o un semplice “Mi piace”?

Alessandro: “Nessun “Mi piace” e nessun commento. Il fatto è che io non ho molti lettori.. ne ho pochi ma veramente buoni. Certi giorni i contatti sono molti… relativamente molti.”

L’Albero: “Quanti contatti hai avuto nell’ultimo mese dall’USA?”

Alessandro: “Ben 135.”

L’Albero: “Non devi dimenticare che gli Stati Uniti hanno una grande estensione; quindi, cosa vuoi che sia quel 135.”

Alessandro: “Anche il Canada o il Brasile hanno una grande estensione, per non parlare della Siberia, eppure da quei paesi i contatti sono saltuari.”

L’Albero: “Sentiamo un po’ cosa ne pensa il nostro saggio Ulivo… che sicuramente ci ha sentito.”

Ulivo il saggio: “Certo che vi ho sentito. Io penso che faccia parte della politica di quella Nazione che pretenderebbe di tenere tutto e tutti sotto controllo. Quegli Umani si sentono in dovere di dominare il mondo e desidererebbero poter mettere le loro idee in ogni angolino della Terra. Purtroppo non ci riescono e non ci riusciranno mai, però ci provano. Dobbiamo ringraziare il fatto che, malgrado tutto, negli Stati Uniti c’è ancora la democrazia, e lo dimostra il fatto che l’ultimo Presidente non ha potuto fare tutto quello che voleva; è stato fermato più di una volta… proprio dalla democrazia. Ma tu Alessandro, sei mai stato negli USA?”

Alessandro: “Sì che ci sono stato, due volte e in un modo un po’ diverso; la prima volta coll’autobus proveniente dal Canada e la seconda volta con la nave… quindi dal mare… a New York per la prima volta.”

Ulivo: “Penso che arrivare a New York con la nave sia qualcosa di molto particolare.”

ALBEGGIA A NEW YORK… SOTTO IL PONTE DA VERRAZZANO

Alessandro: “Certamente… e poi di mattina mentre sorge il sole in una giornata priva di nubi. Fu un momento unico, tanto più che io non avevo mai pensato di andare a New York. Il caso, che non esiste, mi ci ha fatto arrivare… e mi ha permesso di fotografare le buche delle lettere newyorchesi. I colori che la natura ci mise a disposizione e le costruzioni degli uomini… dal mare, furono, almeno per noi, qualcosa di unico.”

Ulivo: “Non eri solo.”

Alessandro: “No, no. Ero con mia moglie.”

Ulivo: “Arrivaste dal mare, direttamente dall’Europa?”

Alessandro: “No direttamente. Dopo un lungo giro che dall’Europa ci portò in America… quell’America che è molto a nord. L’ultimo scalo europeo della nave fu l’Islanda e da lì raggiunse la Groenlandia.”

Ingenua: “Quindi tu Alessandro sei stato in Groenlandia? Chissà che freddo.”

Alessandro: “Sì cara Ingenua. Non era poi così freddo; solo 5 gradi sotto zero, ma con un sole meraviglioso.”

Ulivo: “E dalla Groenlandia?”

Alessandro: “A New York dopo uno scalo in Canada. Guardate che spettacolo. New York è ancora lontana… c’è un po’ di foschia.”

New York con la Statua della Libertà.

L’Albero: “Fin’ora sono stato zitto, però questa foto con la Statua della Libertà è molto significativa di come possa essere stato affascinante avvicinarsi lentamente a una città così importante. Hai fatto sicuramente molte fotografie.”

Alessandro: “Certo. Era un continuo correre da una parte all’altra della nave. Questa foto, per esempio, che ora ti mostro, è molto suggestiva… col sole ormai alto che si riflette sui vetri di un grattacielo.”

New York – Il sole ormai alto e i vetri di un grattacielo

Petulante: “Faccio fatica a star zitta. Cerco di immedesimarmi nei passeggeri della nave che, dopo il risveglio, si trovano a non avere un attimo di tranquillità… perché c’è sempre qualcosa da guardare.”

New York – Mentre la nave attracca

Alessandro: “Proprio così. Anche se la nave andava adagio… o relativamente adagio, sembrava che andasse troppo veloce, perché era difficile vedere tutti quei grattacieli che, di colpo ci si sono parati davanti agli occhi. Era all’inizio di novembre e avrebbe potuto anche essere piuttosto fresco; la temperatura era in realtà molto mite e permise ai passeggeri di stare all’aperto sui vari ponti della nave senza soffrire il freddo. Grazie alla temperatura gradevole ci fu permesso di assistere tranquillamente a tutte le operazioni di attracco, e accorgersi che eravamo con la nostra nave in città quasi circondati dai grattacieli.”

L’Albero: “Quando scendeste a terra, i funzionari doganali furono severi? Raccontano che gli Umani degli Stati Uniti sono molto severi e molto pignoli.”

Alessandro: “È vero, con alcune persone si dimostrarono molto pignoli; vidi fare anche la fotografia dell’iride; con me non furono assolutamente severi, anzi mi chiesero se ero veramente “vecchio” come scritto sul passaporto… e non fecero ulteriori indagini. Fui considerato innocuo.”

L’Albero: “Certo se ti piace giocare con le buche delle lettere!… non sei vecchio, sei giovane… ma quel funzionario non lo sapeva… penso io.”

Alessandro: “Eccola la mia prima buca degli Stati Uniti d’America… “

New York – Una buca sulla Quinta Strada

Ulivo: “Non ha nulla di particolare, ma è molto diversa da quelle che abbiamo qui noi in Svizzera… e non è gialla.”

Alessandro: “Difatti non avevo mica capito che quei cosi blu erano buche delle lettere.”

Ulivo: “Avevi detto che precedentemente fosti negli Usa proveniente dal Canada. Che anno era?”

Alessandro: “Era il 1999… ma ve lo racconterò un’altra volta. Ora vi saluto; sono stato, come sempre, molto contento di stare con voi… e poi comodamente seduto e ben accolto.”

Ingenua: “Grazie Alessandro. Ti aspetto presto.”

Ulivo: “Ciao Alessandro.”

L’Albero e Petulante: “Stacci bene.”

 

 

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Campione d’Italia è un comune della Repubblica Italiana. Non è uno stato sovrano ed è nella provincia di Como.

LO STEMMA DEL COMUNE DI CAMPIONE D’ITALIA.

È in Italia, ma è come se non fosse in Italia. Ha delle particolarità tali per cui val la pena di prenderlo in considerazione separatamente dall’Italia.

La figura dimostra che il Comune è completamente circondato da territorio svizzero, per cui è impossibile raggiungerlo senza passare dalla Svizzera. Si può via terra dal paese di Bissone o via lago… sempre attraversando il territorio lacuale svizzero. Il Lago di Lugano ha, in Italia, la cittadina di Porto Ceresio fino a Lavena Ponte Tresa in provincia di Varese e, dall’altra parte Porlezza in provincia di Como, per non parlare della famosa Valsolda ben viva nel romanzo “Piccolo Mondo Antico” di Antonio Fogazzaro.

La Provincia di Como. Il Comune di Campione d’Italia è quel puntino rosso… sul lago di Lugano

Anni fa, abbastanza anni fa, fui a Campione come libero professionista. Abitando in Svizzera, solo in terra italiana potevo esercitare la mia professione medica; quel fazzoletto di terra circondato dalla Svizzera, mi permise di lavorare.

Questa volta da Lugano, mi portò a Campione d’Italia un bus gestito dalla “Società Navigazione Lago di Lugano” con sede a Lugano.

 

 

IL BUS PER CAMPIONE D’ITALIA

Da Lugano a Campione d’Italia s’arriva passando da Melide e Bissone. Il Confine fra la Svizzera e l’Italia è annunciato dall’arco di Piazza Indipendenza.

L’ARCO CONFINARIO FRA SVIZZERA E ITALIA – CAMPIONE D’ITALIA DA WIKIPEDIA

 

Si fa presto ad arrivare in centro.

Il bus fa qualche fermata dato che serve anche i frontalieri, e, non solo quelli, non sono molti, che vogliono andare a tentare la fortuna al Casinò. Oggi si viene accolti da questi tre archi che permettono la vista sul lago.

GLI ARCHI CON PICCOLE CADUTE D’ACQUA

Per chi può essere un po’ distratto e viene appunto dalla Svizzera, la bandiera italiana riporta alla realtà. Sembra di essere in Svizzera, ma si è, a tutti gli effetti in territorio italiano.

La giornata come quella in cui mi recai a Campione era un po’ tediosa; quando s’arriva s’incontra questo grande posteggio semivuoto.

CAMPIONE D’ITALIA: IL LAGO DI LUGANO O CERESIO

Voltando la schiena al lago si prende atto che c’è il Casinò.

LA MASTODONTICA SCRITTA.

A questo punto s’impone una piccola sottolineatura, e cioè cosa significa per la Repubblica Italiana la parola Casinò.

Pare che negli anni 20 ci fossero in Italia molti casinò. Ho fatto alcune ricerche e ho trovato che il primo Casinò in assoluto fu probabilmente a Ospedaletti, in provincia di Imperia (fra Sanremo e Bordighera), dal 1884 al 1914… anche se  a Bagni di Lucca, nella Repubblica di Lucca, nel lontano 1308 ci fu  il primo Casinò; e questo a livello mondiale! Altri Casinò a San Pellegrino Terme, Anzio, Arco e Gardone. Una menzione a parte meritano i casinò liguri di Rapallo e di Bordighera che, nel 1927, lasciarono il posto a quello di Sanremo. Oggi, assieme a Sanremo, hanno un Casinò Venezia, St. Vincent in Valle d’Aosta e Campione d’Italia. Questa la foto del vecchio Casinò di Campione d’Italia.

Il vecchio Casinò di Campione d’Italia in riva al lago (foto casinocampione.it).

Non trovo, per ora, nessuna cabina telefonica; forse sono state tutte eliminate. Questa la prima buca lettere vicino all’imbarcadero:

La prima buca… sul Lungolago.

 

 

Mi dirigo allora verso l’Ufficio Postale. Imbocco una stradina in salita alla destra di una antica costruzione che ha tutto l’aspetto di una cappella. Essendo di pomeriggio la strada è molto tranquilla e trovo l’Ufficio Postale che, lo si vede anche dalla scritta è gestito (o era gestito) dal Comune di Campione.

 

 

Ufficio Postale di Campione d’Italia

Nel particolare si vede molto chiaramente, alla sinistra di PT (Poste e Telegrafi) lo stemma del Comune di Campione d’Italia che gestisce l’Ufficio.

 

Ufficio Postale di Campione d’Italia (particolare)

Anche vicino all’Ufficio Postale c’è una buca. Le buche nel territorio del comune hanno la scritta obsoleta LETTERE STAMPE; quella vicino all’ufficio è più recente, è liscia e pulita e reca solo la scritta POSTE.

È importante prendere in considerazione una particolarità unica per un comune del territorio italiano, e cioè che, nel territorio di Campione d’Italia, si può imbucare oggetti di corrispondenza affrancati indifferentemente con francobolli italiani o svizzeri. Gli oggetti affrancati con francobolli svizzeri verranno timbrati a Lugano.

BUCA PRESSO L’UFFICIO POSTALE.

Un tempo, l’orario d’apertura dell’Ufficio Postale di Campione d’Italia osservava l’orario d’apertura degli uffici svizzeri, e, cioè mattino e pomeriggio; dal 1° febbraio 2016 ricalca gli orari italiani. Quindi l’apertura dell’ufficio è solo alla mattina, salvo il giovedì.

La corrispondenza, anche quella diretta in Italia, veniva inviata col vaporetto all’Ufficio Postale di Lugano in Svizzera, e, da lì, smistata verso tutte le destinazioni.

 

Anche il CAP (Codice di Avviamento postale) è particolare. Dalla Svizzera è 6911, mentre dall’Italia, essendo Campione d’Italia nella Provincia di Como, è 22060.

ORARIO D’APERTURA

A questo punto può diventare interessante prendere in considerazione la ragione per cui questo piccolo comune circondato da territorio elvetico fa parte della Repubblica Italiana.

Pare che si debba partire nell’anno 777 quando un certo aristocratico Totone da Campellione (Campione), di origine longobarda, costruì a Milano un ospedale che affidò all’Amministrazione della Chiesa di Sant’Ambrogio; in questo modo si mise sotto la protezione dell’Arcivescovo Tomaso.

L’ORATORIO DI SAN PIETRO A CAMPIONE D’ITALIA

Sempre nello stesso periodo, l’aristocratico Totone, lasciò ai monaci di S. Ambrogio di Milano la chiesa dei SS. Nazaro e Vittore, che, anche se rimaneggiata nei secoli, oggi in nome a San Pietro, è visibile (solo l’Abside) a chi s’avvia a lasciare in auto il Comune di Campione.

Come curiosità, pare che, fra alcune sepolture abbiano trovato uno scheletro di una donna ben conservato ma di dimensioni troppo grandi per quei tempi. La soluzione sarebbe stata che lo scheletro fosse appartenuto a una donna longobarda.

A quei tempi i Franchi erano i dominatori dell’Italia settentrionale e in ottimi rapporti con Milano. Totone voleva la tranquillità, ma era anche un “catitatevole” dato che aveva installato uno xenodochio (luogo per l’accoglienza e la cura dei pellegrini).

Fu così che il Comune di Campione rimase nei secoli collegato all’Abate del Monastero di S. Ambrogio Maggiore… e così continuò ad essere anche quando l’esercito svizzero sconfisse le truppe francesi di Luigi XII re di Francia e Duca di Milano. L’esercito svizzero, dopo la sconfitta della Battaglia di Marignano, perse il controllo sul Ducato di Milano, ma continuò a rimanere “padrone” dell’attuale Canton Ticino. Malgrado l’avvento di Napoleone e l’avvento del Regno d’Italia del 1805, Campione continuò ad essere strettamente “unita” a Milano; non passò mai sotto la giurisdizione del Cantone Ticino. È interessante notare come per questa ragione, ancora oggi vige a Campione, dal punto di vista ecclesiastico, il rito Ambrosiano.

È dal 1803 che il Canton Ticino fa parte della Confederazione Elvetica. Il Comune di Campione, diventato col tempo parte integrante del Regno d’Italia, fece parte della Provincia di Como. Oggi fa sempre parte della provincia di Como; se però andate nel territorio del comune e osservate le targhe delle automobili, vi accorgete che le targhe non sono italiane di Como, bensì svizzere TI (Canton Ticino). Questo perché la tassa di circolazione viene pagata alla Svizzera dato che, al di fuori del comune di residenza gli automobilisti utilizzano regolarmente le strade della Confederazione.

I collegamenti pubblici con Campione d’Italia sono il Bus e il vaporetto di proprietà della Società di Navigazione del Lago di Lugano.

Anche i telefoni dipendono dalla Svizzera, tant’è vero che se si telefona a Campione dall’Italia, bisogna fare il prefisso della Svizzera.

Se si arriva col vaporetto, si arriva sempre dalla Svizzera e, potrà sembrare strano trovare all’imbarcadero le nostre Fiamme Gialle, oppure, dopo essere scesi veder circolare l’auto dei carabinieri. Non è strano perché il Comune di Campione d’Italia è in tutto e per tutto territorio italiano. Sarà però veramente strano per chi potrà arrivare da lontano vedere gli italici carabinieri, quelli della Benemerita, fare la spesa al supermercato nella confinante Bissone in territorio svizzero. È un fatto però, che se l’auto coi Carabinieri deve raggiungere l’Italia, deve attraversare il territorio elvetico. In questo caso, pare che i Carabinieri debbano viaggiare senza il cappello d’ordinanza in testa… quasi come se fossero in borghese.

GLI ALBERI D’ULIVO. A sinistra il Lago di Lugano.

Passeggiare nel centro di Campione d’Italia permette d’incontrare, dov’era prima il Casinò questi tre alberi d’ulivo… che sembrano quasi dei bonsai.

Salendo alcune scalette che potrebbero portarci al nuovo e mastodontico Casinò, girando a sinistra, press’a poco dov’era l’entrata dell’antica casa da gioco, incontriamo, sembra abbandonata, un’altra buca delle lettere.

UNA VECCHIA E OBSOLETA BUCA.

È piuttosto vecchia, col colore sbiadito e consumato dalle intemperie e porta ancora la scritta STAMPE… che se non vado errando, per le poste non esistono più. Sicuramente molti non sanno che fino a un po’ di anni fa, se si doveva spedire degli oggetti stampati, se s’aveva l’avvertenza di non incollare la chiusura della busta, si usufruiva di una tariffa particolare, naturalmente inferiore alla tariffa delle lettere; era la tariffa STAMPE. Naturalmente bisognava scrivere sulla busta in modo ben visibile Stampe o Stampati. Non so se questa buca è ancora in funzione… vicino al bidone della spazzatura.

A questo punto se si desidera lasciare il Comune di Campione d’Italia ci sono due possibilità, o l’auto o il vaporetto. Questa volta opto per il vaporetto, ma devo passare davanti alla scalinata del nuovo Casinò,

LA SCALINATA DEL CASINÒ DI CAMPIONE D’ITALIA

È un edificio enorme e pesante opera del famoso Architetto Botta. Lo si potrà vedere meglio dal vaporetto… verso il quale mi dirigo camminando a ritroso. In fondo non c’è molto da vedere a Campione; per giunta se si va di mattina o nel primo pomeriggio ci sono in giro pochissime persone. L’Ufficio Turistico, fuori stagione, è aperto solo 2 giorni alla settimana e solo di mattina. Di sera tarda o in piena notte c’è molto più movimento. Ci sono anche pullman provenienti dal milanese che trasportano ottimisti o incalliti giocatori. Anche solo nel reparto slot, non è come in una squallida tabaccheria; no, qui l’ambiente è quasi sfarzoso. Si pensi che un tempo, non era possibile entrare nelle sale da gioco senza giacca e cravatta; chi non l’aveva la riceveva in prestito dal personale della casa da gioco.

IL VAPORETTO STA ARRIVANDO.

Il vaporetto che porterà a Lugano arriva normalmente da Melide passando sotto il ponte diga del lago. I vaporetti del lago di Lugano sono normalmente in funzione da marzo a ottobre.

UNO SCORCIO MOLTO PITTORESCO DI CAMPIONE DALL’IMBARCADERO…

Nei mesi invernali c’è solo il bus da Lugano o da Bissone e Melide per chi arriva da Chiasso.

Il vaporetto che porterà a Lugano permette di vedere panoramicamente l’enclave di Campione d’Italia.

Ci fu, negli anni passati un tentativo di collegare il comune italiano con la Madrepatria tramite una funivia.I lavori iniziarono ma non vennero mai terminati. Si preferì rimanere “isolati” ma circondati bene. È risaputo infatti che, per fare un esempio interessante, i cittadini di Campione si servono della Sanità svizzera esattamente come i cittadini del Canton Ticino.

CAMPIONE D’ITALIA DAL VAPORETTO

Mentre il vaporetto naviga tranquillamente verso Lugano è possibile vedere in tutta la sua interezza la mastodontica costruzione della Casa da Gioco che stona chiaramente con le abitazioni che la circondano.

Prima di prendere in considerazione la dipartita in auto da Campione, tragitto che ci permetterà di fare una sosta al Santuario della Madonna dei Ghirli, è necessario ricordare quanto accadde a Campione d’Italia negli anni 40 quando nell’Italia del nord comandavano le truppe d’occupazione tedesche in una quasi fasulla Repubblica Sociale Italiana.

In quel terribile periodo nel quale accadde che l’Armistizio del Maresciallo Badoglio mise in terribile crisi il Regio Esercito Italiano, molta gioventù fu costretta ad indossare la divisa della Repubblica di Salò e “fu permesso” alle truppe Naziste di piazzarsi come invasori e padroni in tutti quei territori italiani dove ancora non erano arrivate le Truppe Anglo-Americane, il Comune di Campione, pur facendo parte della Provincia di Como, aderì all’ancora esistente Regno d’Italia, e tramite la Legazione italiana di Berna, poté avere propri francobolli in franchi svizzeri.

DUE FRANCOBOLLI DELLA PRIMA SERIE DI CAMPIONE

In questi francobolli è ben visibile lo stemma del Comune e, possono saltare all’occhio le due R.R. davanti a POSTE ITALIANE che stanno per Regie. Nell’Italia occupata dai tedeschi non c’era più il Re Vittorio Emanuele III che era solo al sud.

Questi francobolli erano validi solo per la corrispondenza da Campione alla Svizzera e al Principato del Liechtenstein; per tutte le altre destinazioni la corrispondenza doveva essere affrancata con francobolli svizzeri che venivano obliterati in transito a Lugano. La seconda serie è pittorica, sempre stampata in Svizzera e sempre con valori in franchi svizzeri.

DUE FRANCOBOLLI DELLA SERIE PITTORICA.

Nel francobollo marrone da 10 centesimi è raffigurato il Santuario della Madonna dei Ghirli. Per chi desiderasse conoscere il significato di ghirli, pare possa significare vortice o mulinello del confinante lago oppure “luogo frequentato dalle rondini”. In ogni caso non è chiaro.

La componente interessante è che si trova all’entrata del comune ed è anche luogo di pellegrinaggio.

Fu dal mese di maggio del 1944 che Campione d’Italia ebbe propri francobolli. L’accordo con la Svizzera terminò il 31 maggio 1952, nel senso che a partire dal 1° giugno 1952 si potavano usare solo francobolli svizzeri. Sembra strano, ma i francobolli italiani entrarono in uso solo il 10 marzo 1957.

Era però sempre consentito affrancare con francobolli svizzeri. Interessante il fatto che le tariffe da Campione d’Italia erano interne anche per la Svizzera.

I telefoni erano e sono tutt’ora telefoni col prefisso internazionale svizzero e locale con la Svizzera. Per questa ragione, quando le Poste Italiane emisero un francobollo per commemorare il completamento della rete telefonica italiana, in un certo senso fecero un francobollo sbagliato dato che non era ancora possibile chiamare il Comune di Campione con la teleselezione… dato che Campione era telefonicamente all’estero.

UNO DEI FRANCOBOLLI APPARENTEMENTE SBAGLIATO

Per quanto riguarda le emissioni turistiche della Repubblica Italiana, anche Campione ebbe il suo francobollo nel 1984. Raffigura la scalinata della Madonna dei Ghirli con qualche albero in più.

È folcloristico il fatto che, a quei tempi, mi recai appositamente nel comune per spedirmi una lettera con la quartina. La somma dei 4 francobolli era perfetta per la spedizione raccomandata per l’interno.

QUARTINA SERIE TURISTICA DA CAMPIONE CON TIMBRO SPECIALE.

Ricordo che presentai la busta affrancata all’impiegato postale che per l’occasione era venuto… forse addirittura da Roma, e, non era pratico delle speciali tariffe per la Svizzera. Rammento sorridendo che mi fu detto essere l’importo insufficiente perché la Svizzera è all’estero; reagii dicendo che la tariffa da Campione d’Italia andava bene per l’Italia e per la Svizzera; anche lui reagì con sufficienza dicendomi che non avrebbe potuto spedirmi la lettera. Per fortuna, quando stavo giustamente per perdere la pazienza, la testarda ignoranza dell’impiegato gli permise però di chiedere lumi a un dipendente dell’ufficio postale del luogo che confermò quanto avevo detto… e mi fu possibile ricevere a casa in Svizzera la quartina Raccomandata.

Nel francobollo è raffigurato il Santuario della Madonna dei Ghirli come nel francobollo della serie pittorica del 1944.

Questa volta potrò lasciare Campione con l’auto, andando però a visitare il Santuario. Prima però vorrei analizzare i 3 timbri del comune.

 

TIMBRO MECCANICO DEL 1983

 

TIMBRO MECCANICO DEL 1998

Mi piace poter mettere l’accento su questo francobollo del 1992 relativo alle Celebrazioni colombiane di Genova. Quella effigiata dovrebbe essere la casa di Cristoforo Colombo a Genova. È interessante poter considerare che gli spagnoli pretenderebbero che Colombo non fosse genovese, ma ancor più interessante che a scoprire l’America non sia stato lui ma Leitur Eriksson, il Vikingo ben effigiato davanti alla Cattedrale di Reykjavik.

La statua di Leifur Eriksson. La Hallgrimskirkja a Reykjavik capitale dell’Islanda.

Eriksson sarebbe stato il primo europeo a metter piede sul suolo americano intorno all’anno 1000.

Tornando ai timbri, dato che chiunque può spedire una raccomandata dall’Ufficio dell’Enclave, è necessario un timbro manuale. È il terzo timbro di Campione d’Italia, che, come tutti gli altri ha la scritte fra parentesi CO riferito alla provincia di Como.

TIMBRO A MANO DEL 1999

Prima di lasciare il territorio di Campione vado a cercare il Santuario Madonna dei Ghirli che si trova poco prima del confine. È un santuario, meta di pellegrinaggi fra la strada e il Ceresio circondato da tanta tranquillità e bellissimi alberi.

MADONNA DEI GHIRLI

Quando andai a visitare il Santuario, di pomeriggio in un giorno qualunque, non c’era quasi nessuno. Mi fu possibile scendere fino all’altezza del lago e fotografarla quasi come sui 2 francobolli che ho presentato prima.

È veramente piacevole poter prendere atto che la scalinata che accede al Santuario parte direttamente dall’acqua del lago.

MADONNA DEI GHIRLI DAL LAGO

Guardando l’azzurro del cielo è possibile comprendere come fu piacevole, quasi invidiabile la tranquillità di questa visita.

L’interno del Santuario, praticamente deserto, salvo una frettolosa visitatrice, offre molti affreschi e la necessità di restaurarne alcuni… se possibile.

Ho gradito gli affreschi di Isidoro Bianchi, e in modo particolare due affreschi sulla parete destra della chiesa.

Il primo è “Lo sposalizio di Maria Vergine” e, il secondo “Il seppellimento della testa di San Giovanni.

LO SPOSALIZIO DI MARIA VERGINE

 

SEPPELLIMENTO DELLA TESTA DI SAN GIOVANNI

 Prima di lasciare definitivamente questo angolo di mondo che respira serenità e calma, è veramente godibile il morbido sciacquio delle acque del lago che accarezzano i piedi delle rampe che raggiungono il Santuario e, con una fotografia, permettono di eternare la posizione esatta di quella città che si chiama Lugano… da molti italiani benedetta perché ha custodito tesori pecuniari di rilievo, da altri maledetta per la stessa ragione.

I primi, almeno nei tempi d’oro dei conti cifrati, si facevano sberleffi dei Secondi incapaci di fare un Buongoverno.

SULLO SFONDO LA CITTÀ DI LUGANO.

Torno a casa, proprio a Lugano, la città che mi accolse e mi permise, assieme alla burocrazia del Canton Ticino, di lavorare e di portare avanti un buon lavoro e le mie idee… cosa che sarebbe stato impossibile in Italia a causa della delinquenziale burocrazia che, con la scusa di voler fare applicare le leggi, impedisce, a chi vuol farlo veramente, di lavorare.

OLTRE L’ARCO IL TERRITORIO SVIZZERO; AL DI QUA IL TRICOLORE.

Lascio il fazzoletto d’Italia e imbocco la strada di casa… di quella che è diventata la mia casa. Ogni volta che un italiano lascia l’Italia si rattrista… non tanto perché lascia l’Italia, ma perché sa di lasciare un territorio bellissimo dove un crescente malgoverno sta distruggendo un Paese Meraviglioso.

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9 febbraio 2017

Personaggi:

Panchina Petulante, Panchina Ingenua, Ulivo il Saggio e Pino Marittimo.

Petulante: “Quella di oggi è una giornata triste. Fa finta di piovere, ma non piove davvero.”

Ingenua: “Hai ragione cara sorella. Hai qualche novità?”

Petulante: “No, sentiamo l’Ulivo se ha qualcosa da raccontarci.”

Ulivo: “Sì, vi ho sentito. Per prima cosa dovrei dire che l’acqua dei giorni scorsi mi ha fatto gioire immensamente, perché mi ha lavato le foglie dalle polveri sottili che ma davano molto prurito; poi quel vento forte mi ha grattato e massaggiato in un modo fantastico. Gli umani hanno bisogno di palestre e altre frivolezze che chiamano fitness, senza parlare di altri umani, forse un po’ malati che vanno in aereo molto lontano, fino in Thailandia… per farsi massaggiare.”

Ulivo IL SAGGIO

Ulivo IL SAGGIO

Ingenua: “Perché qui non c’è nessuno che sa fare i massaggi?”

Ulivo: “Ma certo che c’è, ma non è così fantastico come quello che fanno là.”

Ingenua: “Ma, un massaggio è un massaggio, e c’è bisogno di andare così lontano per avere un massaggio migliore?”

Ulivo: “Non è solo una questione di massaggio; dipende da chi ti fa il massaggio e cosa ti fa dopo il massaggio… hai capito?”

Ingenua: “Non riesco a capire.”

Ulivo: “Il massaggio terapeutico, ossia per star bene, viene fatto in Thailandia in un modo particolare… perché ben fatto, poi, ci sono i centri di “massaggio particolare” per soli uomini che ci vanno per soddisfazione erotica… sempre in modo particolare. Ora hai capito?”

Ingenua: “Sì, scusami se sono un po’ tarda. D’ora in avanti ti chiameremo Ulivo Il Saggio.”

Ulivo. “Va bene, grazie. A parte questa facezia, un problema molto importante per il futuro degli Umani d’Europa, è quello che succederà in Francia fra un paio di mesi.”

Petulante: “Cosa dovrebbe succedere?”

Ulivo: “Ci saranno le elezioni presidenziali. Io però non conosco bene l’argomento. Qui, di questi tempi si fermano pochi umani. Provo a chiedere al mio amico di Ponte Tresa… un pino marittimo… o qualcosa del genere… qui in Svizzera.”

Pino Marittimo: “Si ti sento Ulivo; come stai?”

Ulivo il Saggio: “Sto bene grazie. Tu che vedi passare tanta gente e sei vicino al capolinea del trenino e dei bus de “La Posta”, cosa puoi dirci delle elezioni presidenziali francesi?”

Marine Le Pen

Marine Le Pen

Pino Marittimo: “So solo che un’Umana Marine Le Pen è molto agguerrita, e dice che vuole uscire dall’Europa. Non so molto di più, per ora. M’interessava di più sapere cos’ha nella testa l’Umano Matteo Salvini… abbastanza amico di quell’Umana. Sai, l’Italia è vicinissima.”

Ulivo il Saggio: “Bravissimo. Chiedi un po’ e cerca di capire dagli Umani che prendono il treno. Ci sentiamo. Un bel saluto anche dalle mie amiche Petulante e Ingenua.”

Pino Marittimo: “Cercherò anche di prendere contatto con un nostro collega, molto bello, che si trova proprio vicino all’Ufficio Postale; là in Italia a Lavena Ponte Tresa. Da quelle parti c’è un grande posteggio, delle panchine e pure una cabina telefonica. Le cabine telefoniche la sanno lunga… A presto.”

PINO MARITTIMO a Ponte Tresa

PINO MARITTIMO a Ponte Tresa

 

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Quand’ero piuttosto giovane si diceva Canadà coll’accento sull’ultima a; oggi non si mette più l’accento. Chissà in futuro.

Il Canada è uno stato molto vasto, uno dei più vasti del globo. È bagnato da più mari ed è molto legato alla Gran Bretagna ; in ogni caso lo era.

Fui in Canada nel 1999 quando ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire coll’elettronica nel passaggio dal 1999 al 2000. Andò tutto bene.

Sì, mi sarebbe piaciuto andare in Canada, ma non avrei mai considerato molto potabile affrontare un certo numero di ore di volo stipato su un aereo.

Fu così che mia figlia, ormai grandicella e studentessa universitaria, andò, grazie a uno scambio coll’università di Toronto, alcuni mesi in quella bella città. Ci andò col suo ragazzo, e noi, suoi genitori non potemmo fare a meno di andarla a trovare. L’autunno era già inoltrato e, se a Zurigo si stava ancora quasi bene, quando arrivammo a Montreal nevicava ; poco, ma nevicava.

Il nostro volo diretta da Zurigo era stato cancellato. Ci mandarono a Bruxelles ; arrivati a Bruxelles, ci stiparono su un aereo delle SABENA.

La SABENA non esiste più, è fallita nel 2001 nello stesso modo come non esiste più la SWISSAIR, che aveva una grossa influenza sulla Sabena; in poche parole, del pacchetto azionario, ne possedeva il 49%. Ora sono sparite tutt’e due. Dalle ceneri della Swissair è sorta la SWISS, ma gli azionisti… sono rimasti per terra e chi possedeva obbligazioni… anche, quasi del tutto. Questo è quello che succede se si ha ingiustamente fiducia in qualcuno (leggi Swissair).

I « nostri ragazzi » ci vennero incontro con una macchina a noleggio, ci prenotarono un bel B&B e ci fu possibile vedere quella città sull’estuario del San Lorenzo. La lingua ufficiale di Montreal è il francese, però è un francese così « strano » per cui, col mio francese era difficile capirsi. Coll’inglese, che non so, ancora peggio.

Fu molto interessante, e lo ricordo benissimo, scoprire una vera e propria città sotterranea con tutti iservizi possibili e immaginabili. Questo permetteva di poter vivere tranquillamente anche durante i rigidissimi inverni canadesi. Il freddo non era ancora intenso; acquistai ugualmente un comodo colbacco, che conservo ancora gelosamente e che mi serve ogni volta che il freddo è veramente freddo. Dopo 2 notti partimmo alla volta di Toronto.

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

Conobbi, dopo una sosta in un autogrill, i bicchieroni di cartone con coperchio che ogni buon americano si porta elegantemente dietro, in macchina e per la strada con quella bevanda calda, color marrone chiaro chiamata caffè.

Non sapevo ancora che mi sarei interessato alle buche delle lettere. Amavo sì i francobolli e tutto ciò che girava attorno al servizio postale, ma sempre legato alla funzione dei francobolli. Imparai, per la prima volta, quello che oggi fanno anche qui in Europa, e cioè il risparmio esagerato a discapito dell’utente: vengono chiusi quegli uffici postali che non rendono abbastanza e si colloca il minimo del servizio all’interno di un negozio o di un supermercato.

Per me era tutto nuovo e, anche se non sapevo ancora che avrei fotografato quelle vere, acquistai una « buca salvadanaio »… che custodisco gioiosamente e che lascerò a un qualche nipotino.

Il soggiorno a Toronto, malgrado il freddo, ci permise di godere alcuni interessanti angoli della città, nonché la presenza nei parchi di molti scoiattoli.

LA BUCA SALVADANAIO

LA BUCA SALVADANAIO

Ci fu anche possibile andare a visitare una Casa particolare diventata museo : La « CASA LOMA », e godere lo spettacolo SWINGSTEP con ritorno in tram. Sì, perché a Toronto c’è anche il tram.

L’inverno è molto rigido con temperature abbondantemente sotto lo zero, per cui la vita è molto movimentata nell’immensa città sotterranea, direttamente collegata alla metropolitana e all’ingresso dei grattacieli. Non mancano i ristoranti e le zone per fumatori… sempre più ghettizzati come se fossero degli assassini.

E pensare che il tabacco fu, per la prima volta, conosciuto da Cristoforo Colombo ed era usato a scopo terapeutico. Chissà che ingredienti vengono oggi miscelati al tabacco per dare ai fumatori la dipendenza.

L’ORSACCHIOTTO

L’ORSACCHIOTTO

Durante un nostro girovagare, acquistammo un simpaticissimo orsacchiotto, che è tutt’ora sulla scrivania di mia moglie ; ricordo cosa disse la commessa quando seppe che l’avremmo portato in Europa : « Ma che bello ! Mi commuove l’idea che questo orsacchiotto vada in Europa. »

Tornammo in Europa col bus fino a Buffalo negli Stati Uniti dopo aver visto le cascate del Niagara; dormimmo lì e, la mattina dopo, con un’auto a noleggio, attraversammo una buona parte dello stato di New York e raggiungemmo Boston da dove un aereo della Swissair ci portò a Zurigo.

A Niagara, anche se il freddo era abbastanza pungente ed eravamo praticamente gli unici turisti, trovai ugualmente l’ufficio postale che, gentilmente mi timbrò una busta… che viaggiò regolarmente fino a Lugano.

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

Fu probabilmente a causa del freddo, se le cascate più famose del Canada e degli Stati Uniti non ci entusiasmarono.

IL TIMBRO D'ARRIVO

IL TIMBRO D’ARRIVO

Ricordo che trovammo a fatica un ristorante dove poter mangiare. Ricordo che mangiammo Pan-cakes con succo d’acero… non c’era quasi nessuno.

Con un altro bus ripartimmo alla volta di Buffalo negli Stati Uniti. Pensavo che i doganieri salissero sul bus come accade in treno da noi ; no ; fu necessario scendere, portare le valigie in dogana, compilare un formulario, pagare qualche dollaro… senza ricevuta e risalire coi bagagli sul bus.

Tornammo un’altra volta in Canada, e già avevo il pallino delle buche delle lettere. Prima di allora però, un parente mi procurò alcune foto di buche canadesi, proprio di Montreal.

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

Sono buche che ricalcano la buca salvadanaio che acquistai durante il primo viaggio… e furono fotografate senza nessun « risparmio ».

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

Sono molto belle e, probabilmente tutte uguali in tutta la nazione.

Il ricordo di Montreal è, grazie anche a queste buche, molto grande, dato che quella fu la prima volta che misi piede in terra americana. Prima di allora non avevo mai sentito un interesse particolare per quel continente nord americano. Avevo sempre avuto l’impressione che gli americani soffrissero un po’ di « complesso di superiorità », che come tale è sempre patologico. Ho sempre sentito la necessità di ringraziare gli Stati Uniti, in particolare, che hanno avuto molti morti per venire in nostro aiuto e salvarci dalle dittature di Hitler e Mussolini. Oggi non so più se l’hanno fatto per essere « gentili » o perché avevano i loro interessi. È un fatto che, se non fossero arrivati loro, sarebbe stato per noi molto difficile scrollarci di dosso il nazifascismo.

(continua)

 

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