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Archive for the ‘Umani’ Category

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Registrazione dell’19 Aprile 2019

Personaggi:

L’Albero, Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

 

L’Albero : « BUONGIORNO Alessandro… è tanto che non ci vediamo ».

 

Alessandro : « Certamente. Tu hai dormito molto. Ora sei così bello con le tue foglioline nuove ».

L’ALBERO E LE FOGLIOLINE DI PRIMAVERA

L’Albero : « Sì, hai ragione ; ho dormito. Ora mi sento carico di vitalità. Sono pronto ad affrontare Primavera ed Estate… e spero di vederti molto spesso ».

 

Alessandro : « Mi fa piacere incontrare un saggio come te. Coi tempi che corrono, credo che sia sempre più difficile trovare della saggezza ».

 

L’Albero : « Ho l’impressione che tu abbia ragione. Hai notato un qualche ammanco particolare di saggezza ? »

 

Alessandro : « Sì, proprio oggi… ».

 

Panchina Ingenua : « Chi sono io che neppure saluti ? Ti aspettavo. Aspettavo le tue chiappe sui miei legni… e tu, ti metti a chiacchierare con L’Albero senza neppure salutare. Vieni a sederti qui ».

 

Alessandro : « Scusami carissima. Hai ragione, sono un maleducato. Sai, ero piuttosto arrabbiato per quello che ho visto sul pieghevole pubblicitario della Coop ».

 

Ingenua : « Sei scusato… perché ti voglio bene. Cosa hai trovato di così sconvolgente ? »

 

Alessandro : « Non è sconvolgente, ma, mi sembra che cozzi contro quel minimo di sensato che dovrebbe aiutare le nostre azioni ».

 

L’Albero : « Scusiamo Ingenua che ci ha interrotto. Cos’hai trovato ? »

 

Alessandro : « Le offerte speciali, quelle che qui chiamano « AZIONI », vendono l’uva, ora fuori stagione che, arriva, indovina un po’ da dove ? »

 

L’Albero : « Non saprei ».

 

Alessandro : « Dall’India ».

 

Panchina Petulante : « Buongiorno Alessandro. Comunque l’India è dietro l’angolo ; solo un po’ di ore di volo e l’uva è in tavola sul tuo piatto. Scherzo. Hai ragione ; prima di tutto dicono da sempre che voi Umani dovreste cibarvi con quello che offre la natura del luogo… oggi lo chiamano chilometri zero… in secondo luogo, non capisco perché si debba portare della semplice uva da così lontano ».

 

L’Albero : « Appunto… da così lontano. Sicuramente coll’aereo. Ma è assurdo dover usare l’aereo per trasportare l’uva. L’aereo inquina… consuma carburante e consuma un mucchio di energie. Ma voi Umani siete così « sballati » che non potete aspettare la fine dell’Estate per mangiare l’uva ? Vabbè che ci siamo noi alberi a ripulire l’aria… »

 

Ingenua : « Ma gli aerei inquinano anche dal punto di vista fonico. Poveretti quelli che abitano vicino agli aeroporti ».

 

Alessandro : « Vi faccio vedere quello che ho detto ; ma non basta ».

UVA DALL’INDIA

Petulante : »Come non basta ».

 

Alessandro : « Guardate questo. I meloni, oltre che dal Marocco e dal Senegal, li fanno arrivare addirittura dall’Honduras… dal Centro America ».

MELONI DALL’HONDURAS

L’Albero : « È inaudito. Ma voi Umani non potete aspettare un paio di mesi ? Dovete proprio avere i meloni adesso ? Ma, scusami Alessandro, a me sembra quasi delinquenziale. Far venire i meloni da così lontano… ».

 

Ingenua : « La componente peggiore del discorso è che la Coop svizzera col suo Naturaplan sembra che voglia a tutti i costi tutelare la natura. Ma come si fa ad essere così ipocriti… forse ho detto una corbelleria, ma a me sembra di trovarmi di fronte a un’Ipocrisia colla « I » maiuscola ».

 

L’Albero : « Io ho le orecchie lunghe. Naturaplan scrive : « Il principio fondante di Naturaplan è un approccio responsabile nei confronti della natura e delle sue risorse, da una dimensione globale fin al più piccolo dettaglio » Belle parole… che fanno tenerezza ».

 

Alessandro : « Ma, non è finita. Quello che posso farvi vedere ora, secondo me, è addirittura molto negativo anche dal punto di vista politico ».

 

Petulante : « Cosa intendi per politico ? »

 

Alessandro: « Cosa intendo? Intendo che, dopo aver analizzato questa chicca del commercio di alimentari da un continente a un altro, si potrebbe intravvedere un oltraggio verso certe popolazioni».

 

L’Albero : « Facci vedere ».

 

Alessandro : «Questo ».

 

L’Albero : « Capisco quello che vuoi dire ».

PATATE DA ISRAELE

Ingenua : « Io non capisco. Mi sembra che il problema sia come gli altri. Possibile che qui in Europa voi Umani non siate capaci di coltivare delle buone patate novelle ? »

 

L’Albero : « Sì, caro Alessandro, hai perfettamente ragione. Trovo assurdo quello che stanno facendo… specialmente ora che Netanyahu, dopo aver vinto le elezioni, metterà in atto quello che aveva promesso, e cioè di annettere in Israele alcuni territori della Cisgiordania. Se consideriamo il particolare che gli israeliani hanno bisogno di terreno coltivabile per sopravvivere, è chiaro che, se vanno a vendere all’Europa i loro prodotti assolutamente non pregiati, peccano di ipocrisia. Che poi, dal 1948 ad oggi, malgrado tutto, non si può proprio dire che siano stati troppo gentili verso chi abitava da quelle parti… e cioè i palestinesi. Io non faccio il tifo per nessuno e non sento odio verso nessuno, penso però, che se si vuol veramente essere oggettivi, di fronte a queste patate novelle si possa essere solo perplessi ».

 

Ingenua : « Ora ho capito anch’io. Prima hanno messo da parte chi già abitava lì, ora gli prendono il terreno per vendere le patate agli svizzeri ».

 

Alessandro : «Beh sì… più o meno hai capito ».

 

L’Albero : « Non mi sembra che questo sia il modo migliore per agire in favore della natura ».

Francobolli italiani del 1970

Alessandro : « Vedete, è un po’ una moda… da sempre. Pensate un po’ che già nel 1970 le Poste Italiane hanno emesso dei francobolli quasi europei per la Savaguardia della Natura… Ve li posso mostrare. Ancora non esisteva la plastica, e, se esisteva era agli albori. Oggi ci sono tanti organirmi che reclamano il rispetto per la natura, ma i capodogli muoiono per aver ingurgitato chili e chili di plastica. Che dire ? Forse ha tanta ragione la nostra Ingenua. L’ipocrisia la fa da padrone !».

 

Ingenua : « Grazie Alessandro. Sì, a me sembra proprio di poter dire che il Genere Umano, oltre ad essere « guasto » è anche veramente ipocrita ».

 

Alessandro : « Non essere così drastica. Comunque sia, vi devo lasciare. Noi Umani dobbiamo prepararci alla Pasqua. Vi abbraccio ».

 

L’Albero, Ingenua e Petulante : « Buona Pasqua… anche ai tuoi amici lettori e ai tuoi familiari ».

 

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PER FAVORE NON SCRIVERE “MI PIACE” SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Sono tranquillo in casa… in casa mia… in quella casa che è semplicemente un appartamento riattato in una costruzione degli anni ’20. Ora sono in ferie, anche se, per essere sinceri, io sono sempre in ferie dato che non lavoro; non lavoro più perché ho avuto la fortuna di diventare vecchio.

Ora sono in ferie perché non abito più qui… in Riviera… nella Riviera dei Fiori dove il clima è meraviglioso e quelli che ci abitano da sempre non l’hanno ancora capito. Io ci sono arrivato per caso un po’ di anni fa, e, in un certo senso, l’essere arrivato qui ha cambiato la mia vita… in meglio naturalmente.

Ora, come dicevo, sono in casa e sento una sirena… la sirena di un’ambulanza che passa proprio sotto casa; non è bello quel suono, anche se a me è piuttosto familiare. Quando sono per la strada e mi passa vicino un’ambulanza con la sirena a tutto volume, mi tappo le orecchie. È forte quel rumore, e, anche se, come dicevo mi è familiare, mi dà fastidio e, fra l’altro, mi obbliga a ricordare.

Sì, è proprio così, mi obbliga a ricordare… non posso farne a meno.

Ma è sempre necessario ricordare?” mi si potrebbe chiedere.

Io sono convinto che sia giusto lasciare spazio ai ricordi; quando uno dei nostri sensi, di solito 5, ci stimola al ricordo, è terribilmente sbagliato ostacolarne l’effetto. Ricordare è umano… disumano pretendere di dimenticare… anche perché non tutti i ricordi sono negativi.

La vita è fatta di bicchieri mezzi pieni e di bicchieri mezzi vuoti.

Certi ricordi possono essere altamente positivi… anche perché collegati al lavoro che s’è cercato di portare avanti con coscienza… oltre che con quella “scienza” che dovrebbe essere semprepresente.

Prima di arrivare in questa ridente cittadina della Riviera dei Fiori facevo l’anestesista all’Università… in quella Facoltà di Medicina e Chirurgia che si pensa sia sempre al top… l’importante crederlo.

Qui in Riviera trovai un ospedale desideroso di lavorare con coscienza per il bene della popolazione… almeno questa sembrava l’intenzione del corpo medico. Purtroppo, a far funzionare un ospedale, non c’è solo la Manovalanza fatta da medici, corpo infermieristico e tecnici; ci sono anche i “tecnici amministrativi” fiancheggiati dai politici che capiscono tutto se si parla di corpo elettorale, ma capiscono ben poco se si parla di medicina; per loro la medicina non è importante, nello stesso modo come non è importante il termine “sofferenza”… finché non la subiscono.

 

Non è qui il caso di polemizzare… anche se, stando alla mia decennale esperienza, non sarebbe sbagliato parlar male di chi amministra la Sanità.

 

Si parlava della sirena dell’ambulanza. Ora è quasi sempre bitonale, non so se l’hanno imparata dai tedeschi o dai francesi; un tempo era un sibilo quasi continuo… a me piaceva di più.

Quando si sente una sirena, si pensa a qualcuno che sta male. Un tempo, quando la sirena si faceva sentire e la gente doveva correre nei rifugi per non farsi colpire da qualche bomba, preannunciava la possibilità quasi garantita che qualcuno avrebbe potuto arrivare a star male o addirittura cessare di vivere.

Bisogna parlare dei bombardamenti… quei bombardamenti che sembrano oggi, qui da noi in disuso, ma che, mica poi tanti anni fa, hanno fatto piangere molto… anzi moltissimo.

L’ultima guerra mondiale… la Seconda Guerra Mondiale ha prodotto danni ingentissimi… e tanti morti. Sono morti in tanti, ma non per colpa proprio delle battaglie che ci sono in guerra, cioè non solo sul fronte dove gli opposti eserciti cercavano di superarsi, ma anche e soprattutto nelle città. È nelle città che risuonavano le sirene quando arrivavano gli aerei carichi di esplosivo… arrivavano di giorno e di notte. Oggi si possono sentire in qualche film, ma io le ho sentite davvero, e, se era di notte bisognava saltar fuori dal letto e precipitarsi nei rifugi. Per noi bimbi era normale, non conoscevamo altro; sapevamo che la guerra avrebbe fatto grande la nostra Patria. Lo sapevamo perché ce l’avevano detto… perché in Italia c’erano tanti Balilla e tanti Figli della Lupa, e anch’io avevo la mia bella divisa di Figlio della lupa con nel mezzo una bella M di Mussolini.

Per aiutare la Patria, mio Nonno donò il suo anello d’oro, quello del matrimonio… gli diedero un anello di vile metallo… sembrava latta. Non saprò mai se lo fece perché ci credeva o perché fu obbligato a farlo; so solo che aveva un anello che faceva ridere. Comunque sia, noi bimbi eravamo abituati alle sirene, ai bombardamenti e allo straziante rumore di tanti aerei che insieme trasportavano le bombe.

Che ne sapevamo noi della pace e della possibilità di arrivare a muoversi tranquillamente e liberamente e andare un po’ dappertutto a visitare Paesi nuovi? La nostra libertà era quella di imitare le sirene… le sirene degli allarmi… quelle che facevano mettere tutti in movimento.

Proprio così, assieme ai miei fratelli, eravamo in tre, prima di dormire, quando eravamo già a letto, imitammo le sirene dell’allarme, e le imitammo così bene che si mise in movimento tutto il condominio e tutti si misero a scendere le scale per raggiungere il rifugio della casa.

Per fortuna furono fermati dai nostri genitori, e la paura generale finì in risate per loro, ma non per noi che fummo sonoramente sgridati.

Che poi, le sirene dell’allarme bombardamento, avvertivano solo… non salvavano la vita.

Come dicevo, ai tempi era per noi normale, e sembrava pure che la guerra fosse qualcosa di normale; ma è e sarà sempre normale? Come si può infatti pensare che non si “picchino” fra Nazioni quando in una normale riunione condominiale s’azzuffano… magari solo a parole?

Quando ero bimbo, e pensavo, ovvero mi avevano abituato a pensare che Mussolini ci avrebbe dato la gloria, gli aerei, ma anche le navi, bombardavano le città… e morivano i civili.

La propaganda era importante. VINCEREMO era scritto dappertutto sui muri… e molti italiani, forse troppi, erano convinti che sarebbe accaduto.

Pure i francobolli che cominciavo ad apprezzare la raccontavano in quel modo… e parlavano di morte… perché per vincere bisogna ammazzare.

I FRANCOBOLLI CHE INNEGGIANO ALL’AMMAZZARE… per la gloria.

“Ma perché, malgrado le sirene, morivano i civili?” potrebbe chiedersi un cittadino qualunque.

Semplicissimamente perché il Genere cosiddetto Umano non ha alcun rispetto per la vita… degli altri.

Non posso prendere in considerazione tutti i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. Sembrava un bel gioco o una lotteria prendere un po’ di aerei, caricarli di tritolo e spedirli tutti insieme su una qualche città ad alleggerirsi della morte che trasportavano. I bombardamenti che mi hanno particolarmente colpito sono quelli di Lubecca e di Dresda in Germania, quelli di Zara in Dalmazia e, naturalmente quelli di Voltri alla periferia di Genova.

UN PANORAMA DI LUBECCA

Lubecca fu bombardata nel 1942, esattamente il 28 marzo. Fu un “bel bombardamento” perché riuscì a distruggere quanto architettonicamente oggi ricostruito è “Patrimonio dell’Umanità”. Secondo i britannici, che programmarono ed eseguirono il bombardamento, anche con molte bombe incendiarie, era necessario agire contro il morale dei tedeschi… e quindi bisognava distruggere ed ammazzare. Sì perché Hitler aveva detto loro che sarebbero diventati i padroni del mondo… o magari solo dell’Europa.

L’Europa lo lasciò fare quando si prese quel pezzetto di Cecoslovacchia abitato per buona parte da umani di etnia tedesca… intendo il territorio dei Sudeti.

Detto per inciso mi sovviene il fatto che qualche anno fa, la Russia di Putin si prese la Crimea che faceva parte dell’Ucraina… e lo lasciarono fare.

E lui, Hitler, andò avanti, e i suoi sudditi, almeno una gran parte l’osannò. Sì, perché cominciarono a credere che la loro Nazione stava di nuovo diventando una Grande Nazione: avevano un capo prestigioso che ci sapeva fare. E allora, per cercare di abbassare il morale di una certa popolazione che ci credeva, fu necessario ammazzarne un po’… con un po’ di bombe?

A me sembra strano, però lo fecero… e sicuramente con soddisfazione.

UNA STRADA DI LUBECCA

Ci fu poi un altro bombardamento… che passò veramente alla storia: quello di Dresda. Assieme ai britannici ci pensarono anche gli americani degli Stati Uniti… tutti insieme a scaricar bombe tra il 13 e il 15 febbraio del 1945… quando la guerra era ormai agli sgoccioli. Non so se era proprio necessario dimostrare di essere forti o se c’era nei magazzini un surplus di tritolo da consumare.

2001 – Dresda Italienisches Dörfchen

È un fatto che quel bombardamento fu micidiale e, per giunta su una città che non aveva nulla di strategico al punto che proprio in quella bella città c’erano molti sfollati di altre zone della Germania a rischio bombardamenti.

2001 – Dresda Semperoper (Teatro dell’Opera di Sassonia)

Non si saprà mai quanti furono i morti di quei bombardamenti; si sa che le bombe che furono sganciate furono migliaia di tonnellate, che la città fu rasa al suolo e che il fenomeno terribile denominato “tempesta di fuoco” trascinò, a causa del forte vento conseguenza del caldo delle esplosioni, gli esseri umani dentro le fiamme. Fu una tragedia, malgrado la guerra, considerata criminale… proprio come un crimine di guerra… ma ai vincitori non lo si doveva e non lo si poteva dire.

Si parlò molto di questo bombardamento. Ora Dresda fu in parte ricostruita com’era prima… ma non abbastanza… e non sarà mai come prima.

S’è parlato, almeno secondo me, troppo poco dei bombardamenti di Zara… oggi Zadar (Croazia).

Dal 2 novembre 1943 fino alla fine di ottobre del 1944, la città di Zara subì da parte delle forze angloamericane ben 54 incursioni aeree con relativi bombardamenti.

Zara fu per moltissimi anni una delle città più importanti della Repubblica di Venezia. Dopo la Prima Guerra Mondiale, esattamente dopo il Trattato di Rapallo, divenne ufficialmente territorio del Regno d’Italia… era anche capoluogo di provincia e contava circa 25.000 abitanti.

Dopo l’armistizio del famoso o famigerato 8 settembre del 1943, la città fu occupata dalle truppe naziste. La città rimase però sotto la giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana. Può essere interessante notare che i francobolli usati in quel periodo erano italiani soprastampati DEUTSCHE BESETZUNG ZARA.

Perché 54 bombardamenti e tanti morti fra i civili per una città strategicamente non importante? Pare che questo micidiale e, secondo me, criminale accanimento, fosse dettato, o richiesto, da TITO, futuro dittatore della Jugoslavia. Pare che fosse necessario uccidere la maggior quantità possibile di italiani, distruggere il più possibile della città per far fuggire gli italiani “non ancora ammazzati”. Solo in questo modo le slave truppe partigiane poterono entrare nella città e renderla parte integrante della futura Federazione Jugoslava.

Non riesco a comprendere questo accanimento degli Anglo Americani.

Neppure riesco a comprendere l’odio che sprigiona il poeta Vladimir Nazor:

Spazzeremo dal nostro territorio le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo dell’oblio. Al posto di Zara distrutta sorgerà una nuova Zara, che sarà la nostra vedetta sull’Adriatico.

Comprendo invece Enzo Bettiza, noto giornalista italiano, studente a Zara, che vide nell’accanimento che distrusse Zara, la stessa ferocia che portò la distruzione di Dresda.

 

Si parlò ancora meno dei bombardamenti di Voltri, alla periferia di Genova.

Perché scrivo dei bombardamenti di Voltri quando la città di Genova ne subì per così di incursioni aeree? Semplicemente perché le bombe caddero molto vicino a dove eravamo noi (io bimbo coi miei fratelli e coi miei genitori) e mio papà, malgrado tutto, ne uscì vivo.

Ne ho parlato in un capitolo del mio libro TUTTO VERO Istantanee di vita. In poche parole, fu un bombardamento che fece solo dei morti fra i civili ma non distrusse neppure un ponte… quando le incursioni erano per distruggere i ponti.

Non avevo ancora 10 anni, ma ricordo benissimo l’ansia di mia mamma che non sapeva se il suo uomo, il padre dei suoi tre bimbi era ancora vivo o se giaceva sotto delle macerie provocate da quelle inutili distruzioni. Non eravamo per niente lontani; avevamo visto gli aerei, li avevamo sentiti in picchiata, avevamo sentito le mitragliatrici e sapevamo che  quell’uomo era là… proprio là dove le bombe seminavano morte.

Mio papà ne uscì vivo… ma se fosse morto sarebbe stato solo un morto in più… nel numero dei resoconti di guerra. Un numero… ma quale dramma per chi rimaneva? Anche questa è guerra… quella che i Grandi si divertono a “giocare”. Noi lo facevamo coi “soldatini”, loro, dato che sono GRANDI lo fanno coi “soldati veri”.

Sarebbe utile parlare anche dei bombardamenti “moderni” con bombe intelligenti… alla ricerca di armi di distruzione di massa. Potrebbe anche essere utile, di fronte a certi crimini, non dimenticare che esiste il Tribunale dell’Aja contro i crimini di guerra.

 

Dobbiamo parlare di sirene. Non ci sono solo le sirene delle auto che passano davanti a tutti, ci sono anche quelle belle… con la coda di pesce… che non dovrebbero far male a nessuno… anzi è bello considerare la loro leggiadria.

Il personaggio che più avrebbe potuto essere danneggiato dal melodioso canto delle sirene fu Ulisse… che però fu previdente, si fece legare all’albero maestro della nave e fece tappare le orecchie dei suoi marinai.

Bella l’illustrazione di Herbert James Draper.

Noi abbiamo le sirene delle fontane. È famosa quella di Napoli, bella quella di Cattolica, spettacolare quella di Mondello e simpatica quella di Bordighera.

Non a tutti è accaduto di poter vedere La Fontana delle Sirene di Bordighera, ma tutti hanno avuto l’occasione di sentire la sirena di un’ambulanza.

La Fontana delle Sirene a Bordighera.

Mi soffermo un momento con piacere sulla Fontana di Bordighera, anche se non tutti sanno dov’è quella cittadina; non importa, dato che tutti sanno dov’è Sanremo e dato che tutti hanno, più o meno, subìto il tormentone del Festival, possono sapere che la Francia è vicina. Ebbene Bordighera è dopo Sanremo, se da quella città si vuole andare in Francia. La fontana che vi presento, anni fa fu restaurata e recentemente munita di una sovrastruttura di dubbio gusto. Ve la presento:

Fontana delle Sirene… oggi.

Fontana delle Sirene… oggi… particolare.

Tornando alle sirene delle auto che viaggiano sulle nostre strade con targa di Croce Rossa Italiana, Pubblica Assistenza con croci di vario colore, Polizia, Vigili del Fuoco e auto di personaggi importanti…che magari hanno fretta di andare a comprare il prosciutto per un buon panino imbottito, posso dire che a me personalmente accadde più volte di dovermi fare un viaggio in ambulanza targata CRI per accompagnare malati gravi, per lo più traumatizzati cranici, in un ospedale maggiormente attrezzato. Furono viaggi lunghi, il più delle volte notturni e spesso con autisti cosiddetti “volontari”… che certamente guidavano molto bene, ma che… quello non era il loro lavoro; erano “volontari”…

Nei viaggi di andata, quando col mio infermiere o infermiera dovevamo occuparci del paziente… sempre gravissimo, potevamo al massimo sentire l’apprensione quasi insopportabile; infatti con un occhio e mezzo ci occupavamo di quel povero disgraziato, più di là che di qua, che “sopportava” i nostri sforzi terapeutici, col mezzo occhio ancora libero osservavamo la strada e la tecnica di guida del “volontario”.

Se non ricordo male, era la prassi di quei tempi, affidare a “volontari” la guida notturna di ambulanze.

Fu appunto in una di quelle occasioni, attorno alle 3 di notte, che, per evitare il “nostro panico (mio e dell’infermiera che mi accompagnava)”, guidai l’ambulanza durante il viaggio di ritorno… dopo aver consegnato il paziente a chi di dovere.

Fui aspramente redarguito dai dirigenti locali della Croce Rossa… dato che non avevo il patentino che mi avrebbe autorizzato a guidare certi mezzi. Quel ricordo mi spinge però a fare una considerazione… amara.

“Perché, anche se corredati dei necessari burocratici papiri, si permette a “volontari”, non pagati o sottopagati, di mettere a repentaglio la vita di chi, e qui siamo nell’assurdo, lavora con professionalità per salvare la vita di qualcuno un po’ sfortunato o incosciente nel proprio comportamento?

Le sirene di queste ambulanze mi obbligano ad “uscire un poco dal seminato” e ricordare ancora una volta una frase scritta sul mio libro, secondo me, importantissima:

Una Nazione che non paga, o permette che non venga pagato chi lavora, non dovrebbe essere degna di rimanere al cospetto della civiltà.

 

Questa frase che suona anche come una denuncia di furto (sì perché chi non paga ruba) verso certi datori di lavoro, era scaturita in me dalla necessità di espatriare appena laureato. Infatti non è che cercai in Svizzera la scienza e la precisione di alto livello, ma qualcuno disposto a corrispondere la “giusta mercede” ai miei sforzi lavorativi.

 

Questa digressione vuol dire chiaramente anche che ogni autista di ogni mezzo pubblico deve essere “di qualità” e deve essere pagato nel modo giusto… e, a maggior ragione, se il datore di lavoro è un Ente come la Croce Rossa Italiana che, se può avere dei mezzi con una targa così particolare, dovrebbe poter avere anche i mezzi per remunerare chi lavora per lei.

 

C’è un’altra sirena molto importante… almeno per i danesi, ed è “La Sirenetta”, simbolo di Copenhagen. Quando la vidi per la prima volta, devo dire la verità, rimasi un po’ deluso. Credevo fosse più grande.

È bella però, e anche un po’ sfortunata. Fu decapitata due volte, fu maldestramente verniciata e le fu pure amputato un braccio… ma esiste ancora e, ha addirittura compiuto cento anni, ed è stata festeggiata con un francobollo.

IL FRANCOBOLLO DANESE

 

Qui in Svizzera, ogni tanto, con preavviso, si possono sentire delle prove di sirene che eccheggiano di casa in casa. Sono potenti e noiose, ma, potrebbero essere utili in caso d’emergenza… anche se una diga di un qualche lago artificiale dovesse ritrovarsi danneggiata.

 

Dopo tutte queste sirene, c’è qualcosa che potremmo augurarci?

 

La risposta è: “Sì, che il Genere Umano si renda conto che potremmo vivere tutti bene senza la necessità di prevaricazioni e di ammazzamenti in modo più o meno dichiarato… Potremmo anche augurarci di dover sentire sempre meno le sirene delle ambulanze… segno che chi guida lo fa in modo sempre più responsabile.

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Ieri, proprio ieri, ma, avrebbe potuto essere anche avant’ieri… o forse no, comunque sia era un momento di un giorno e mi son trovato, proprio quando andavo, assolutamente nongiulivo dal dentista, a mettere i miei occhi su questo cartello :

TENERE I CANI AL GUINZAGLIO.

Naturalmente l’ho fotografato, altrimenti non potrei farvelo vedere. Non è male, è chiaro e, col guinzaglio ben in evidenza, fa capire come si deve fare. Come si dovrebbe per rispetto verso gli altri, sarebbe già chiaro, però, coi tempi che corrono quando il vocabolo « rispetto » sembra troppo spesso dimenticato, il cartello lo ricorda.

Quindi, bisogna tenere i cani al guinzaglio affinché non facciano danni o non spaventino. Sembra giusto, specialmente per i soggetti giovani che ancora non hanno ricevuto l’addestramento sufficiente e non sono ancora sufficientemente istruiti.

Appunto l’istruzione è importante… a tutti i livelli… naturalmente anche se si deve fare un lavoro ; sì, perché anche i cani vengono alle volte istruiti per dei lavori importanti… basta prendere in considerazione due categorie di cani che necessitano di addestramento intensivo ed istruzione.

I cani per ciechi… cani che, dopo istruzione ed addestramento finiscono per dedicare tutta la vita al servizio di una persona. Ho visto qualche volta per caso uno di questi cani ; sembra essersi annullato per servire il padrone cieco al quale è stato affidato… quasi commovente.

Ci sono poi i cani che trovano la droga. Questi cani non commuovono per la loro dedizione, ma sorprendono quando li si vede « lavorare ». Hanno messo il loro naso alle dipendenze dell’uomo che li ha condizionati a « fiutare » solo la droga. Chissà se, quando li fanno lavorare, hanno il diritto di fiutare anche ciò che piace a loro. Forse sì, ma senza poterlo inseguire.

Fa parte delle UMANE COSE poter sperare di riuscire a inseguire ciò che piace.

Fu proprio in occasione di quella volta che mi son trovato a seguire ciò che mi piaceva… a Oslo… che vidi questa simpatica scultura… un cane… che si consiglia di tenere al guinzaglio.

OSLO – SCULTURA DEL CANE CHE DEVE ESSERE TENUTO AL GUINZAGLIO.

OSLO – SCULTURA DEL CANE CHE DEVE ESSERE TENUTO AL GUINZAGLIO.

 

È interessante il fatto che gli Umani addestrano e istruiscono gli animali… anche e in particolare quelli deputati a far qualcosa di importante.

I CANI SONO DEPUTATI… E I NOSTRI DEPUTATI ?

 

Sembra un gioco di parole… ma non lo è.

I nostri Deputati ?

Beh loro vengono eletti da chi s’è trovato a credere a certe promesse. Se la promessa sembra eccezionale… allora arrivano i voti eccezionali e si finisce col trovarsi a guidare un Paese.

Ma per « guidare » ci vuole la patente… forse anche per esercitare il diritto di voto ?

No… per votare non ci vuole la patente, e neppure per governare.

Penso però che, a certi livelli, quando qualcuno abbaia arrogantemente un po’ troppo o dimostra che all’esame di quella patente sarebbe stato bocciato…

…UN BEL GUINZAGLIO.

MENO SOFFERENZE GRATUITE?

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LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione dell’11 gennaio 2019

Personaggi:

L’Albero, Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

Panchina Petulante : « Buon giorno, anzi Buona sera Alessandro, ti sei di nuovo degnato di venirci a trovare ? Così all’imbrunire ? Scherzo… è tanto il piacere di vederti.»

PANCHINA PETULANTE

Alessandro : « Sono stato via… in Italia… a Genova a festeggiare il Natale con un po’ di parenti. »

Panchina Ingenua : « Ciao Alessandro… quanto sono contenta di vederti. Scaldo bene i legni così puoi venire a sederti qui. Sapessi quanto mi fa piacere sapere che fra poco sentirò la vibrazione delle tue chiappe… »

Alessandro : « Calma ragazze. Lasciatemi abbracciare il tronco de l’Albero… il nostro grande amico… sicuramente l’avete svegliato, ma penso che ci scuserà… e poi, svegliarsi ogni tanto non fa male. »

IL TRONCO DE L’ALBERO

L’Albero : « Certamente che sono sveglio. Ma è un piacere essere svegliato da te amico mio… che manchi da molto tempo. »

Alessandro : « Ti abbraccio… il tuo possente tronco manda piacevoli onde energetiche… Ecco, ora posso andare a sedermi su Ingenua.

Cara Ingenua, hai riscaldato proprio bene i tuoi legni… grazie. »

Ingenua : « Lo sai Alessandro che ti voglio bene. Mi piacerebbe poterti abbracciare come tu hai abbracciato il nostro amico dormiente. Ora che ha buttato tutte le sue foglie… non possiamo più parlare… o raramente come ora. »

Alessandro : « D’altra parte la natura la vuole così. »

L’Albero : « Ma tu, Alessandro sei sempre stato a Genova ? »

L’ALBERO ALL’IMBRUNIREi

Alessandro : « A Genova solo di passaggio… sono rimasto in Liguria nella Riviera di Ponente… era così bel tempo e temperature miti.

Ora vi faccio vedere una foto che ho fatto in Liguria. Cosa vi sembra ?»

LA CACCA DI CANE

L’Albero, Petulante e Ingenua… all’unisono : « Ma questa è cacca ! Ma cosa cavolo ci fai vedere ?»

Alessandro : « Giusto. L’altra mattina in Liguria, stavo tranquillamente rincasando, quando, guardando in basso dove stavo per mettere i piedi notai qualcosa di importantissimo ma… al posto sbagliato… sbagliatissimo.

Pensai di fotografarlo e, contemporaneamente mi sovvenne che, quando facevo il medico a modo un po’ mio, nel senso che non seguivo la Medicina Accademica, mi trovai ogni tanto a dover “aiutare” persone sofferenti di depressione… che parola terribile e inflazionata! »

Petulante : « Cosa facevi, o cosa dicevi ? »

Alessandro : « Non ufficialmente, ma con un pizzico di giusta ironia, mi trovai a prendere in considerazione che, la maggior parte delle persone che camminano a testa bassa, sono o con problemi alla colonna cervicale, o sono giù di corda (termine benevolo per non nominare la depressione) o non desiderano mettere i piedi sulle cacche dei cani. »

L’Albero : « Quindi, se tu non hai pestato quella cacca è grazie al fatto che camminavi a testa bassa ? »

Alessandro : « Esatto. Stiamo per mettere a fuoco l’argomento… sì, proprio quello… quello della cacca dei cani. La cacca dei cani, e anche quella degli Umani, è un argomento importantissimo; sì, perché è indispensabile che al momento giusto possa raggiungere l’esterno. »

L’Albero : « Quella dei cani è molto legata agli Umani… specialmente nelle vostre città… non deve essere abbandonata nel punto nel quale ha raggiunto l’esterno. Non deve essere come hai potuto fotografarla. »

Alessandro : « Non è che io abbia gioito nel renderla visibile agli occhi del mondo, come sta accadendo in questo momento… proprio no.

Mi son trovato obbligato a fare due semplici considerazioni.

Una considerazione può avere un addentellato col perché più importante del mio blog che vorrebbe combattere, o, per lo meno mettere a fuoco determinate “sofferenze gratuite” del mondo nel quale ci troviamo a vivere. »

Ingenua : « Ma quale sarebbe la sofferenza? Io già soffro se un cane viene a passeggiare su di me; spero sempre che non faccia sui miei legni quello che fa, alzando la zampa, sul tronco dei nostri amici alberi… ma loro ci sono abituati. »

Alessandro : « Ti rispondo che, oltre al fatto che la cacca è sempre sporca, sterilizzabile sì ma sempre sporca, e la sporcizia non va bene, raramente chi cammina controlla per benino dove mette il piede, per cui il calpestare la cacca del cane porta sofferenza… anche perché chi calpesta o striscia può strisciare a tal punto per cui quello strisciare scivoloso e terribile lo può portare ad appoggiare più o meno delicatamente le proprie chiappe proprio in quel punto dove pochi istanti prima il tacco della scarpa dopo lo striscio… scivolò.

È chiaro come la sofferenza ha varie gradazioni… finché è l’occhio a soffrire non è grave, ma, quando a soffrire è il deretano… anche a causa della contusione sul selciato… non solo la puzza, ma anche il dolore fisico e spirituale permettono di raggiungere la gradazione massima di sofferenza… e lascio a voi e alla vostra esperienza, se ne avete, quale potrebbe essere la reazione vocale. »

L’Albero: «Non te la devi prendere coll’animale… lui fa semplicemente quello che gli dice la sua fisiologica necessità. Te la devi prendere con gli Umani. »

Alessandro : « Sì, sì, proprio quelli. È l’altra considerazione che obbligatoriamente devo fare e che mi porta, non tanto al quadrupede che ha abbandonato sul selciato quanto l’organismo ha pensato bene di espellere, quanto a quell’animale che considerato dai più ragionevole, se aveva il quadrupede al guinzaglio, s’è guardato bene dal “soppesare” con la propria mente la necessità di ripulire quell’angolino di terreno comunale… di tutti. Se non aveva il quadrupede al guinzaglio è doppiamente da commiserare. »

Petulante : « Ma quelli, proprio quelli non conoscono l’intervento della parola rispetto o educazione… come quelle persone, Umani naturalmente, che passano qui vicino in macchina con la musica « a manetta », i finestrini aperti e inondano tutta la zona di quel rumore che chiamano musica. Se le auto sono in coda, il frastuono dura di più e dà più fastidio. »

L’Albero : « Quella bella cacca che tu hai fotografato, è rimasta così, o, stando alla tua descrizione ha subito lo striscio di qualche Umano ? »

Alessandro: «Esattamente il giorno dopo mi è stato possibile andare a verificare cos’era accaduto di quelle feci… che, tra l’altro, non hanno alcuna utilità. Ho potuto notare che sono state solo calpestate… non strisciate. Quell’Umano disattento s’è limitato ad un lieve calpestio.

Le feci calpestate… non strisciate.

Ingenua : « Da quello che hai appena detto credo di aver compreso che esistono delle cacche utili… è così ? »

Alessandro : « Hai compreso giusto. Un tempo, quando ancora gli equini trainavano carri in città… li ricordo a Genova, la strada rimaneva qua e là “seminata” di robusti agglomerati di cavalline feci che, qualche volta, producevano la gioia di certi coltivatori di genuini orti. C’è poi la cacca di certi uccelli, che non è più cacca ma diventa guano… che va per la maggiore. »

L’Albero : « Da qui, mi sembra che il numero dei cani circolante sia aumentato… molti cani piccoli. »

Alessandro : « Credo anch’io. Negli ultimi anni, s’è creata in me l’impressione che il numero di cani circolanti sia aumentato; sembra infatti che nei supermercati il reparto di mangerecci per animali domestici sia piuttosto abbondante. Molti Umani hanno fame, ma ai nostri animali non si fa mancar nulla. »

Petulante : « Ma tu ce l’hai coi cani ? »

Alessandro : « Non ce l’ho assolutamente coi cani e… neppure coi gatti. Ce l’ho con quei proprietari di animali quadrupedi abbaianti che, quando vanno a spasso, non portano il dovuto rispetto verso ciò che li circonda. Semplicemente dovrebbero tener presente che non ci sono solo loro e che, anche se a loro può sembrare strano, ci sono persone che hanno il terrore dei cani. »

Petulante : « Però, di Umani che odiano i cani, ce ne sono molti… o no ? »

Alessandro : « Non direi. Purtroppo ci sono anche gli eccessi, come quello che ho visto su GenovaQuotidiana… guardate un po’. »

Da “GenovaQuotidiana”

L’Albero: «Ma è terribile. »

Alessandro : « Sì, certe cose mi fanno indignare. »

L’Albero : « Ma, come fate voi Umani ad essere così malvagi ? In questo caso la malvagità è nei riguardi di un animale, ma, nella vita di tutti i giorni, sembra quasi che, dal momento del risveglio il vostro pensiero « macini » solo per far del male a qualcuno. Naturalmente non tu amico mio e… non tutti gli Umani… ma molti… troppi. »

Alessandro : « Purtroppo gli egoismi e la sete di potere… Non pensiamoci troppo. Speriamo di poter avere un bel 2019.  Vi saluto… devo andare. Ciao Ingenua, grazie del tuo calore.»

L’Albero e Petulante : « Torna presto a trovarci. »

 

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Registrazione del 2 novembre 2018

Personaggi:

L’Albero, Alessandro, Panchina Ingenua e Panchina Petulante.

 

 

L’Albero: “Caro Alessandro, che piacere vederti. Cosa hai fatto in tutto questo tempo?”

Alessandro: “Niente di speciale. Ho avuto molte cose a cui pensare… anche al fatto che mi sto accorgendo di essere un po’ vecchio davvero… sì, sì, proprio così. E tu, vedo che cinci a perdere il tuo bel verde… cominci a prepararti per l’Inverno.”

L’Albero, oggi 2 novembre 2018, comincia appena appena ad ingiallire.

L’Albero: “Per te importante è lo spirito. Sì, mi sto preparando al sonno invernale.”

Panchina Ingenua: “Sì, lo sento anch’io dalle tue chiappe che il tuo spirito è buono. Ti vieni a sedere? Ti abbraccerei… ma non posso; però i miei legni sono per te diventati quasi morbidi… solo per te.”

Alessandro: “Cara Petulante, non cambierai mai. Devo dire che si sta bene. Brava.”

L’Albero: “Abbiamo sentito che in Italia ci sono stati dei disastri terribili… anche e particolarmente nella tua Liguria. Tu hai ancora dei parenti a Genova?”

Panchina Petulante: “Buongiorno Alessandro… sì, abbiamo sentito; è stato terribile.”

L’Albero: “Anche qui il vento non ha mica scherzato. Mi ha portato via un po’ di foglie e rami… la Primavera prossima provvederò a rimpiazzare tutto. Ora caro Alessandro raccontaci un po’ cosa sai della tua Liguria.”

Alessandro: “Come siete gentili… quasi affettuosi. Sì, ho ancora dei parenti a Genova e vicino a Genova. Loro non hanno avuto danni, salvo la caduta di olive da alberi in un terreno non lontano dalla città. Un altro mio parente che possiede un centinaio di alberi di olive pronte per il frantoio, ha dovuto soffrire vedendole in buona parte strappate via dalla furia del vento… e pensare che si trova in provincia di Imperia dove l’olio d’oliva è sopraffino.”

L’Albero: “Mi dispiace moltissimo per quel tuo parente. Noi alberi “lavoriamo” anche molto per voi Umani… e so per certo che i miei colleghi ulivi godono immensamente quando possono offrirvi degli ottimi frutti. Tutto potrà riprendersi; l’importante è che voi Umani dovreste rispettare un po’ di più la natura che vi circonda. Sì, perché voi Umani siete un po’ birichini e, se un albero vi arriva in testa, potrebbe darsi che sia malato perché gli avete avvelenato l’aria.”

Alessandro: “ Lo so, lo so. Basta prendere in considerazione l’uso sconsiderato della plastica.”

L’Albero: “L’uso sconsiderato della plastica è un esempio che dimostra per l’ennesima volta che il Genere Umano è difettoso. Anche l’immensa considerazione del PIL è una dimostrazione dell’esistenza di voi difettati.”

Petulante: “Ma cosa dici caro nostro Albero? Il PIL dimostra le condizioni di benessere o meno di una popolazione… o di una Nazione; dove sarebbe il difetto di cui tu vorresti parlare?

L’Albero: “Le recenti tempeste che hanno messo in ginocchio alcune parti d’Italia potrebbero essere una dimostrazione di quello che vi sto dicendo. Cercate ora di seguire il mio ragionamento.

Il PIL è sempre sotto osservazione. Ogni Nazione, almeno dalle nostre parti, vuole che cresca. Se, per esempio, tanti automobilisti si mettono in marcia, ci sarà un maggior consumo di carburante… e allora il PIL crescerà; se tutti gli automobilisti se ne stanno un po’ di tempo in coda e viaggiano molto lentamente, consumeranno una quantità maggiore di carburante e il PIL crescerà ulteriormente… quindi dipende dai consumi. Se, facendo un altro esempio, in una determinata località tutti avessero un orticello e non dovessero andare lontano per raggiungere il posto di lavoro e, utilizzassero tutti i mezzi pubblici, il PIL crescerebbe poco… e crescerebbe ancor meno se tutti o quasi tutti, oltre ad avere l’orticello avessero anche qualche gallina e, in cooperativa qualche mucca e qualche maiale.

Quindi, se si consuma in modo “ufficiale” il PIL va su, in caso contrario, il PIL non sale o, addirittura scende. Quando scende, nel nostro caso, la popolazione vive più serenamente.

Ingenua: “Queste cose le sappiamo… si chiama anche “Auspicata decrescita”… più o meno. Dov’è il nesso logico fra il difettato Genere Umano e i recenti terribili fatti avvenuti in Italia e, tanto per poter concentrare il discorso, in Liguria… terra del mio amico Alessandro… del quale sento con gioia le calde chiappe?

L’Albero: “Se tu avessi un pizzico di pazienza…

Appunto recentissimamente, una buona parte della costa ligure è stata disastrata; a Rapallo i marosi hanno fatto sgretolare la diga del porto; più o meno la stessa cosa è accaduta a Santa Margherita… molte imbarcazioni sono andate distrutte. Inoltre, la strada litoranea che da Santa Margherita Ligure portava a Portofino… non c’è, per buona parte, più.

Naturalmente, dopo i primi momenti in cui tutti si danno da fare e nessuno chiede niente, entra in azione la “ricostruzione”. Per quanto riguarda le barche si cerca di salvare il salvabile, ma, dopo questa prima fase nella quale verranno chiamate in causa anche le assicurazioni, ogni proprietario di barca cercherà di ripararla o di comprarne un’altra e, per quanto riguarda il porto turistico, verrà costruita un’altra diga… più robusta; e poi, non solo ci si darà da fare per ripristinare i collegamenti con Portofino, ma dovrà essere ricostruita la strada.

Ecco che, per fare tutte queste cose, dovranno lavorare, dapprima i cantieri navali, poi chi dovrà progettare le ricostruzioni di dighe e strade… e poi le maestranze per ricostruire… oltre ad attrezzature e materiali. Se poi si guardano un po’ le foto della strada martoriata che va a Portofino, si possono vedere molti cavi e tubi che, dovranno essere ripristinati o sostituiti da maestranze specializzate. In poche parole, solo quello che è accaduto nel Tigullio darà molto lavoro a tante persone, e allora, cosa succederà?

Ingenua: “ Ho capito… ora ho capito. Succederà che il PIL salirà… grazie al terribile fatto che tanta gente è stata male e ha sofferto.”

L’Albero: “Bravissima… vedo che sono riuscito a spiegarmi e tu hai anche compreso che il PIL salirà come conseguenza di una calamità naturale. Ora, io ho preso in considerazione una piccola porzione di territorio della Repubblica Italiana, ma, se si pensa che quasi dappertutto in Italia ci sono stati “disturbi e danni” causati da piogge e vento, è chiaro che in molte Regioni si dovrà lavorare e spendere soldi per rimettere in ordine la situazione. Se poi si aggiungono le incurie degli Umani che si sono dimenticati che si potrebbe prevenire… anziché curare, il PIL potrà crescere ancora di più.”

Petulante: “Scusate, ma, mi viene da ridere perché penso a quello che potrà succedere.”

L’Albero: “Sarebbe a dire?”

Petulante: “Potrà succedere che se il PIL, questo benedetto PIL, effettivamente salirà, anche di poco… anche più di quanto prevedono gli “Economisti”, gli Umani che sono o saranno al Governo, gongoleranno e penseranno di essere stati bravi.”

L’Albero: “Il tuo pensiero e il tuo sorridere sono molto validi… tanto più che hai menzionato gli Economisti… Questi Umani, io ancora non li ho capiti. Sono pagati per prevedere e non prevedono quasi mai qualcosa di intelligente. Ma tu Alessandro, non dici niente? Te ne stai lì zitto zitto.”

Alessandro: “Cosa vuoi che dica. Meglio star zitti. State dimostrando i limiti degli Umani e delle umane cose… e pensare che troppi Umani fanno la voce grossa e pensano di essere dei piccoli padreterni!”

L’Albero: “Ma noi non vogliamo parlar male di nessuno… anche se a noi alberi capita spesso di dover soffrire a causa della vostra incuria.”

Ingenua: “È vero caro nostro Albero. Qui noi ti proteggiamo quanto possiamo.”

L’Albero: “Grazie cara. Caro Alessandro, volevo chiederti se hai dei riscontri filatelici di Portofino… tu che ti sei sempre dilettato coi francobolli”

Alessandro: “Sì, un francobollo del 1974… uno dei primi francobolli delle Poste Italiane circa località “notevoli” d’Italia. Quel francobollo uscì assieme a quello di Gradara. Ve lo presento:

Francobollo del 1974

 

Non è speciale… però ci presenta una località veramente unica. Non solo l’insenatura naturale, ma le case del borgo… uniche. Vi presento anche il timbro che accompagnò questo francobollo.”

TIMBRO DI PORTOFINO

L’Albero: “Ma tu Alessandro sei già stato da quelle parti?”

 

 

Alessandro: “Certamente. Più di una volta. Ai tempi, quando ero veramente giovane, il Tigullio era una méta domenicale dei genovesi. Ora vi mostro un pezzo della strada completamente distrutta:

 

Da GenovaQuotidiana

 

Si vede la strada… che non c’è più, però si vede anche uno scoglio con un pino… un tuo collega caro Albero.

Te lo faccio vedere anche in una foto ripresa dal mare dal mare:

Da IL SECOLO XIX. Il pino de la Carega.

 Ebbene questo alberello che, chissà per quale ragione è riuscito a crescere su quello scoglio, ha resistito a onde alte più di 10 metri; ha resistito a quelle onde che hanno spazzato via la strada. È diventato un simbolo per i liguri del posto.”

L’Albero: “Fantastico il mio collega. Chissà com’è stato male! Piango però per tutti i colleghi miei distrutti dalle intemperie in Veneto e nel Trentino.”

Alessandro: “Sì, veramente difficile da credere quanti alberi abbiano perso la vita.”

Petulante e Ingenua: “Molti continueranno a vivere… come noi… veniamo da alberi… e siamo vive e contente di poter essere utili alle chiappe di voi Umani… anche se qualche volta…”

L’Albero: “…anche se qualche volta…”

Petulante e Ingenua: “Sì, qualche volta abbiamo a che fare con degli Umani così maleducati…”

Alessandro: “Ora devo andarmene… ma tornerò presto. Vi abbraccio.”

L’Albero, Petulante e Ingenua: “Ciao… e, salutaci tua moglie.”

 

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Questo è quanto ho potuto leggere sul corriere… con questa fotografia.

Corriere

Effettivamente è molto interessante e incomprensibile come un iceberg possa presentarsi squadrato in quel modo. Non so e non mi è dato sapere dove è sta fatta la foto… e, sinceramente non m’interessa perché viene fatto del sensazionalismo per qualcosa che forse non lo è e che vuol farci essere ossequienti verso chi detiene il potere… in questo caso la NASA.

Ma perché tutto questo discorso?

Semplicissimo, perché, proprio nel 2015, quindi esattamente 3 anni fa, mi son trovato a fotografare qualcosa del genere, ma, non solo un pezzettino come la foto del Corriere, ma, in un certo senso, completo.

Sono diventato vecchio e, mi diverto sempre di più, nel senso che mi trovo a sorridere, nel dovermi rendere conto che chi ci governa insiste nel tentativo di inculcarci l’esistenza, da parte di “loro”, di un comportamento piuttosto unico destinato a proteggerci dalle calamità naturali e dai vicini (o lontani) molesti e portatori di disgrazie. Contemporaneamente, potremmo dire sottobanco, continuano a permettere, per esempio, la produzione di oggetti pericolosi, detti volgarmente armi, che saranno venduti per l’impinguamento di chi già è grasso. Sempre contemporaneamente, non si muovono in modo sistematico per il territorio dove “vive” il popolo e lasciano il cosiddetto “dissesto idrogeologico” alla mercé delle bombe d’acqua… sempre più frequenti e catastrofiche.

Loro, sempre loro, direbbero che il dissesto e i “Servizi” malfunzionanti, non potranno essere messi “in ordine” perché mancano i “soldoni”.

Ma perché, almeno per noi italiani, mancano?

Perché la malvagia Europa non ce li dà… o non ci permette di spendere quelli che ci sono… o per altri motivi sempre collegati all’Europa che vuole o non vuole.

Francobollo del 1981

Si sa che i francobolli possono anche raccontarci qualcosa. Ebbene, per quanto riguarda i “dissesti”, ne parlò già un francobollo da 80 lire nel 1981, poi, nel 1995, un altro francobollo con sovrapprezzo ci disse che esistono le alluvioni … dopo quello dell’alessandrino. È chiaro e garantito che non si può prevedere e prevenire tutto, ma, se si spendessero sistematicamente un po’ di pecunia per il terreno della Patria, forse, quando la pioggia arriva torrenziale, i danni sarebbero limitati… o non ci sarebbero per niente.

PRO ALLUVIONATI del 1995

 

I Servizi… ma cosa sono questi benedetti servizi?

Tutto ciò di cui la popolazione ha diritto dopo aver pagato le tasse… dalla scuola ai treni passando attraverso le aule dei tribunali.

Se i servizi non funzionano è la conseguenza dell’evasione fiscale e magari pure dei capitali trasportati all’estero?

Sembrerebbe proprio così… almeno ce lo vogliono far credere.

Quindi, mancano i soldi perché non tutti i cittadini pagano le tasse o portano i soldi alle Isole Cayman e allora…

cadono i soffitti delle aule scolastiche,

le case per i terremotati non arrivano… e se arrivano fanno acqua,

la corrispondenza viene recapitata quando capita,

i tribunali lavorano a singhiozzo e le cause hanno tempi lunghi,

i gabinetti dei treni sono difettosi o sporchi e…

muore tanta gente… proprio quella che in quel momento si trovava su quel ponte autostradale “difettoso”.

O è il Genere Umano difettoso?

Dicevo che son diventato vecchio…

ho visto la guerra,

i bombardamenti anglo-americani,

la Repubblica di Salò,

il referendum per il regno o la repubblica,

tanti manifesti inneggianti al Partito Comunista Italiano e altrettanti inneggianti alla Democrazia Italiana,

VERDEAZZURRONOTIZIE

Gino Bartali che salva l’Italia da una rivoluzione,

le camionette della Polizia incendiate in quel di Genova perché il congresso di un legittimo partito dava fastidio ai portuali… e non solo,

tanti Governi sempre pronti a fare riforme,

la Lega Nord che sputa su Roma ladrona,

Governanti non eletti dal popolo… e molto altro… fra cui ciò che è accaduto negli ultimi anni.

Ho studiato in Italia, ma l’ho lasciata il giorno dopo la laurea perché, come scrissi sul mio libro:

Una Nazione che non paga, o permette che non venga pagato chi lavora, non dovrebbe essere degna di rimanere al cospetto della civiltà.

Ritornai, ma fui “costretto” a ripartire a causa di certe istituzioni nazionali violente, grette e irrispettose.

Ho avuto la fortuna di diventare vecchio e di poterla raccontare. Oggi sono obbligato a sorridere, o piangere?, di fronte al mentecattismo di Governanti che “lavorano” per il popolo (!) dimenticandosi delle vere esigenze della popolazione.

Mi son permesso di enunciare per sommi capi alcune delle vere esigenze… e “quelle farebbero la tanto decantata “crescita” perché permetterebbero di “lavorare”. Permetterebbero di “fare” a chi veramente vuol “fare” senza la necessità di essere “furbi o furbetti”.

Lo so, sembra ch’io abbia inventato l’acqua calda, ma perché non si trova la forza di mettere da parte gli innumerevoli “travet” della burocrazia che sfoderando “la legge” non permettono di “fare” a chi vorrebbe fare?

Tutto è partito da un pezzo di ghiaccio ben squadrato e misterioso… che solo la NASA sarebbe riuscita a trovare e ora ce lo fa vedere. Perché “loro”, solo loro ci sanno fare e noi dobbiamo essere ossequienti.

Forse oggi c’è qui da noi “Qualcuno” che vuol produrre dei cambiamenti… e forse è vero. Perbacco, lasciamoglielo fare… Perché quelli che si sono installati a Bruxelles e a Strasburgo dietro a una scrivania e un microfono per paura di perdere la scrivania e il microfono mettono i bastoni nelle ruote paventando la povertà di tutti?

Non voglio e non potrei sostituirmi a chi ci governa, ma, anche se è spesso amaro, continuo a sorridere. Penso che non ci vorrebbe molto a collegare il cervello… non proprio del tutto, ma un pochino… poco poco… e il Genere Umano si troverebbe ad essere un po’ meno difettoso.

Eccola la mia foto:

ICEBERG

È bello… o no? questo pezzo di ghiaccio che Madre Natura mi ha permesso di fotografare?

Ma non è più bello di quello della NASA?

Forse qualcuno si chiederà dove sono andato a trovarlo. Forse un giorno ve lo dirò, ma non oggi.

 

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I GOVERNANTI… e i magistrati.

 Registrazione del 3 settembre 2018

Personaggi:
Alessandro, L’Albero,  Panchina Petulante e Panchina Ingenua.

 

Alessandro: Buon Giorno a tutti voi.”

L’Albero:  “Buon Giorno a te Alessandro; che bello vederti così presto. Penso però che tu voglia discutere con noi per qualcosa che ti sta piuttosto a cuore.”

Alessandro: “Non è proprio così, ma quasi. Intanto mi siedo su Ingenua e saluto Petulante.”

Panchine Petulante e Ingenua: “Ciao caro Alessandro.”

Alessandro: “Come dicevamo l’altro giorno sembra che un grosso problema, di difficilissima soluzione, sia quello dei Migranti. Tu Petulante mi chiedesti se mi sembrava giusto che venisse impedito a tanti poveretti di raggiungere l’Europa. Quelli che tu definisti “poveretti” sono in buona parte dei disgraziati che, stando a quello che raccontano, finché rimangono in territorio libico vengo seviziati e torturati… in ogni caso, terribilmente maltrattati, cosa che non dovrebbe accadere nel 2018.”

L’Albero: “Eppure accade anche in quelle nazioni che si considerano civilizzate.”

Alessandro: “Lo so. È questo il punto. Rimaniamo in Libia da dove certi poveretti vengono in vari modi trattati in modo disumano.”

Petulante: “Appunto caro Alessandro… come si fa ad abbandonare certa gente in mano a personaggi così malvagi e senza cuore? L’Europa deve fare qualcosa… non ti pare?”

L’Albero: “Non credo che si possa chiedere troppo all’Europa, non foss’altro che per il fatto che, come vera Unione, non esiste. In Europa c’era, molto tempo fa “La Società delle Nazioni”… aveva sede a Ginevra. Era stata fondata nel 1919 e, fra l’altro Il suo principale impegno era quello di prevenire le guerre, sia attraverso la gestione diplomatica dei conflitti sia attraverso il controllo degli armamenti. Non mi sembra che gli Umani di quei tempi siano riusciti nel loro intento, tant’è vero che un po’ di anni dopo ci fu una guerra veramente devastante. Forse fu un fallimento, ma, agli Umani piace chiacchierare a vuoto, litigare, consumare inutilmente importanti risorse e ammazzarsi a vicenda.

La Société des Nations a Ginevra (da Wikipedia)

Voi Umani non date alcun valore al singolo individuo… perché se ci sono dei morti, l’importante che non siano tanti. D’altra parte, da quando esiste il mondo, vi piace ammazzarvi. Cominciò Caino e continuate voi in questo secolo appena cominciato È un fatto però che dopo i tantissimi morti della Seconda Guerra Mondiale, si pensò di rimettere in sesto, e ancor più alla grande, questa unione di popoli che avrebbero fatto di tutto per evitare conflitti e morti. Gli Umani costruirono un bel grattacielo a New York… forse scelsero New York perché là erano pratici… ovvero erano abituati a costruire grattacieli; lo chiamarono “Palazzo di Vetro” e l’organizzazione di Umani ONU (o UNO). Tutti, o quasi tutti i Paesi del Mondo vi erano rappresentati, ma i conflitti continuarono… anche se in qualche parte del Mondo le truppe di questa organizzazione, dette CASCHI BLU, aiutarono certa gente a non “picchiarsi”. Gli Umani delle nazioni più grosse utilizzarono questo ambiente per far la voce grossa davanti a tutti, ma, se ebbero e hanno voglia di fare la guerra la fecero e la fanno lo stesso.”

LA BANDIERA DELL’ONU

Ingenua: “Ma cosa vorresti dire caro Albero che l’ONU non serve a niente?… e che non serve a impedire agli Umani di farsi la guerra?”

L’Albero: “No, non voglio dire quello, però gli Umani dell’ONU non sono stati tanto in gamba; potrebbero esserlo un pochino se, per esempio in Libia, obbligassero i libici a farsi un Governo come si deve, la smettessero di ammazzarsi fra di loro e non permettessero le “vigliaccate” che fanno verso quegli illusi che qui arrivano da tutta l’Africa… e non solo, per essere trasportati in Europa.”

Ingenua: “Ma come fanno quelli dell’ONU a far star buoni tutti quegli stati che sono interessati al Petrolio della Libia? Quelli che s’interessano alla Libia, sono interessati alle ricchezze della Libia, non al benessere dei libici e degli africani. Da secoli certi Europei hanno saccheggiato l’Africa… e non solo, ora vogliono continuare a farlo… ma in modo diverso.”

L’Albero: “Non sei mica poi tanto ingenua tu. Purtroppo hai ragione. La componente tragica di tutto questo è che certi Umani, quelli che abbiamo considerato “poveretti”, arrivano male in Europa dopo aver regalato un mucchio di dollari a certe guide soprannominate “scafisti”. Arrivati poi in Europa non sanno più da che parte voltarsi; non riescono ad andare dove vorrebbero o, anziché “vegetare”, sopravvivono rubando e spacciando o gestendo la prostituzione o… .”

Petulante: “Ma ora sembra che sia ancora peggio in Libia. C’è stata una persona che, per leggere il giornale ha messo le sue chiappe su di me. Ho sbirciato e ho visto che, proprio in Libia, i libici stanno esercitando al massimo lo sport dell’ammazzarsi… per il potere. Non capisco quale gusto ci sia nel “comandare”… far fare agli altri… sentirsi importante… essere circondati da “lecchini”… ecc. Ma non hanno ancora capito gli Umani che, se usano la violenza, dopo la parabola ascendente, può esserci quella violentissima discendente? Comandare può essere valido, ma arrivarci senza violenza perché si hanno delle buone capacità e ci si prende la responsabilità per il bene del Prossimo (con la P maiuscola).”

L’Albero: “Ma lo sai cara Petulante che non dici nulla di nuovo? C’è di nuovo però che, quell’ONU di cui abbiamo parlato male poco fa, ha convocato un vertice d’emergenza. Testualmente: “Sulla base delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e dell’offerta del Segretario generale delle Nazioni Unite di mediare e di rispondere alle richieste delle varie parti, compreso il governo di accordo nazionale riconosciuto a livello internazionale, Unsmil invita le varie parti interessate a un incontro allargato.”

PANCHINA INGENUA

Ingenua: “E tu come fai a saperlo?”

L’Albero: “Me l’ha comunicato un mio collega che “vive” proprio vicino al Palazzo di Vetro. E tu Alessandro, non dici nulla? Non ti sembra che gli Umani, anziché sprecare i soldi per comperare le armi, ammazzarsi e finire ammazzati, potrebbero muoversi un po’ più intelligentemente?”

Alessandro: “Ma cosa vuoi che vi dica. Purtroppo il Genere Umano continua a non voler imparare, o trova molto interessante “giocare” alla guerra. Forse ci sono altre risposte, ma il discorso diventa terribilmente lungo e, sicuramente senza una conclusione certa.”

Ingenua: “Mi sembri saggio caro Amico. Vai già via… dalle vibrazioni delle tue chiappe ipotizzo che stai per alzarti.”

Alessandro: “Sì, proprio così. Ti saluto cara Amica e saluto anche voi… alla prossima.”

Ingenua: “Sì, alla prossima… dovrai anche parlarci un po’ del tuo libro… perché non l’hai mai fatto?”

Alessandro: “Ok, ok… ne riparleremo.”

L’Albero e Petulante: “Va bene, ciao.”

 

 

 

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